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2019

 

2.2019

– Elezioni del Parlamento Europeo: Al voto! Al voto!

di Giovanni Maduli

12 maggio 2019

 

Come è noto il voto rappresenta la massima espressione della volontà popolare.  Attraverso di esso i Popoli esprimono le loro preferenze, quindi le tendenze politiche, ma anche sociali ed umane di una Comunità. E, soprattutto, attraverso il voto i Popoli  riaffermano la loro sovranità sancita dalle Costituzioni democratiche. Oltre che un diritto il voto è quindi anche un dovere del cittadino, che attraverso di esso non solo decide del proprio futuro in senso “pratico”, cioè economico e contrattuale, ma definisce e disegna le sue legittime aspettative, le sue visioni future, le sue aspirazioni.

Ne consegue che l’astensione dal partecipare ad una competizione elettorale rappresenta per il cittadino non solamente un colpevole disinteresse nei confronti della comunità e dei suoi problemi ma, sopratutto, una gravissima abdicazione dai propri diritti: la rinuncia alla propria sovranità. Tutto ciò, ovviamente, vale per qualsiasi competizione, da quelle locali a quelle regionali e nazionali.

Non posso quindi che condannare con forza tutti coloro che in occasione delle varie competizioni rinunciano all’affermazione di questo vitale e fondamentale diritto/dovere e, ancor più, “condanno” e considero “criminali” tutti  coloro che inneggiano addirittura all’astensionismo.

Ma questo “bel discorso” vale ovviamente e solamente quando ci si ritrovi a vivere in una vera Democrazia; una Democrazia limpida, pura,  matura, profonda e che rispecchi davvero la volontà popolare; una volontà popolare per altro non condizionata e manipolata come purtroppo invece è ormai  da parecchi decenni. In vero c’è chi afferma che la vera Democrazia non sia mai esistita essendo essa in realtà una forma camuffata di dittatura di determinate oligarchie (sempre quelle…); il che può essere vero, ma questo è discorso altro che implicherebbe una profonda disamina dei comportamenti di singoli, delle loro responsabilità, del loro colpevole mancato approfondimento di determinate tematiche storiche, umane e sociali; colpevole disinteresse che, comunque, non può mettere in discussione un principio che non può avere alternative se veramente si ha a cuore il progresso umano e sociale dell’uomo.

Questo “bel discorso” dicevo, crolla invece inesorabilmente, come un castello di carte, quando si è costretti a prendere atto del fatto che quella Democrazia è stata vilmente e vigliaccamente svenduta; quando ci si rende conto che è stata ridotta ad una pantomima, ad una pagliacciata e, peggio, si risolve in un inganno e una truffa. Almeno così sembrerebbe.

Questo, infatti, senza tenere conto delle vicende storiche che hanno interessato la nostra vera Patria, quella Patria che ormai centocinquantotto anni fa venne vilmente aggredita e annessa: le Due Sicilie.

Se invece, come credo sia corretto, se ne vuole tenere conto, non si può non constatare come il “trapasso” dal nostro stato “quo ante” ad oggi attraverso la cosiddetta “unità”, abbia comportato un netto arretramento sia da un punto di vista sociale, che economico, che umano. E questo per un motivo molto “semplice”: come è noto a chi conosce la Storia, questa Italia, non è nata da un naturale afflato dei Popoli italici; non è nata dal desidero di unità di Popoli che spontaneamente hanno deciso di unire i loro destini; è nata dalla confluenza di sporchi interessi e intrighi di carattere economico e politico che nulla avevano e hanno a che vedere con l’interesse e il progresso dei suoi Popoli né, tanto meno, con la Democrazia. Se a questo si aggiunge che dall’ “unità” ad oggi l’Italia è stata “gestita” da corporazioni, sette, gruppi di potere finanziari e non, Stati stranieri e quant’altro, non può non comprendersi come in una tale realtà la sua Democrazia sia in vero fittizia: solamente una “utile” facciata di comodo.

Ha senso, in queste circostanze, l’esercizio del diritto/dovere di voto? No, non credo.

Quanto appena evidenziato è ancor più vero nei confronti delle competizioni relative alle cosiddette “Istituzioni Europee”. A prescindere dal fatto che tali “istituzioni” non sono state “istituite” da nessuno, almeno non dai Popoli, chi ha “approfondito”, chi ha cercato di “capire”, chi si è informato, sa bene che tali “istituzioni” sono solo organismi di facciata, di stampo totalitario, che mirano essenzialmente alla distruzione dei Popoli, delle loro economie, delle loro culture e delle loro identità, così come centocinquantotto anni fa si tentò di distruggere le economie, le culture e le identità del Popolo Duosiciliano. Non spenderò altre parole sull’argomento.

Il cosiddetto “Parlamento Europeo”, in particolare, rappresenta la massima espressione di quella finta democrazia cui facevo prima riferimento: esso non ha alcun potere legislativo e decisionale, se non attraverso meccanismi così farraginosi da renderne di fatto impossibile ogni iniziativa. Serve solamente a far credere agli sprovveduti che le “Istituzioni Europee” siano democratiche. La sua composizione potrà variare, a piacimento, in un senso o in un altro ma mai nulla potrà effettivamente e concretamente cambiare per i Popoli. E va precisato che l’attuale UE non ha fallito a causa di errate valutazioni, di errate programmazioni o di incompetenze politiche ed economiche: essa è nata così come è esattamente per portare a termine i suoi scellerati piani di distruzione e sottomissione. E’ una “istituzione” di stampo altamente totalitario che non ammette variazioni, non ammette modifiche, pena il fallimento dei suoi veri, subdoli obiettivi. Di conseguenza è solo un illuso chi ritiene che si debba tentare di “cambiarla dall’interno”. Essa va solamente ed inesorabilmente demolita e, per quanto possibile, ignorata.

C’è chi ritiene che un successo delle forze che dichiarano di voler “cambiare” le regole europee dall’interno sarebbe comunque un forte “segnale” utile alla riaffermazione della sovranità dei Popoli.

 Al riguardo mi limito ad evidenziare che le oligarchie che hanno progettato e messo in atto questo progetto criminale non saranno minimamente scalfite dall’eventuale successo di quelle forze: al massimo, proseguendo nell’inganno, fingeranno di “ascoltare” le indicazioni dei Popoli concedendo “graziosamente” un qualche contentino di facciata che mai e poi mai potrà scalfire minimamente l’impalcatura del loro progetto che, come abbiamo visto, ha obiettivi non solo incompatibili, ma diametralmente opposti a quelli dei Popoli.

In quest’ottica assume un carattere particolarmente patetico l’invito dei Presidenti delle varie Nazioni aderenti che di recente hanno promulgato un appello ai Popoli finalizzato ad una massiccia partecipazione al voto (1) – segno evidente della paura che serpeggia fra le oligarchie europeiste… – tanto più ove si tengano presenti le “graziose” minacce rivolte ai Popoli dal Sig. Junker, il quale avrebbe avuto l’ardire, ma bisogna riconoscerglielo, anche la sincerità, di avvisare i “sovranisti” (errata definizione quest’ultima…) che “Con i voti non cambierete nulla” (2).

Da quanto sopra se ne deduce, se ancora non fosse ben chiaro, che questa Europa è nostra nemica e non si vota per il Parlamento del nemico. Sarebbe come invitare gli Ebrei a votare per il Parlamento di Hitler. Sforziamoci invece, tutti insieme, di ricostruire, mutatis mutandis, il nostro mondo. Quel mondo che ha visto per secoli un ininterrotto percorso verso traguardi di solidarietà, uguaglianza e benessere sociale ed umano. Percorso che ha posto l’uomo, e non la finanza e  il potere, al vertice dei nostri interessi, delle nostre aspettative, dei nostri bisogni materiali e morali. I segnali non mancano, basta un po’ di buona volontà.

Per tali motivi non invito all’astensione dalle elezioni del Parlamento Europeo: di più, invito semplicemente ad ignorarle.

Poi, dopo, e solo dopo avere processato tutti gli artefici di questo scellerato piano che ha rubato a noi e alle giovani generazioni oltre trenta anni di vita, solo allora e se ci saranno le condizioni, potremo riparlare di una Europa dei Popoli. Personalmente ne sarei felice.

Per adesso abbiamo ben altro a cui pensare.

 

1)

http://www.agenziacomunica.net/2019/05/10/lappello-per-leuropa-firmato-da-mattarella-e-dai-capi-di-stato-di-21-paesi-dellue/

2)

https://www.laverita.info/juncker-minaccia-i-sovranisti-con-i-voti-non-cambierete-nulla-2636533279.htm

 

1.2019

– Palermo: Vespri 2019 e la necessità del partito unico meridionale.

di Giovanni Maduli

2.4.2019

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          Il 30 marzo 2019 si è svolta a Palermo, in ricordo della Rivolta del Vespro del 1282, una grande manifestazione alla quale hanno aderito e partecipato numerosi gruppi indipendentisti Siciliani; manifestazione alla quale ho partecipato. E’ stato un evento ben riuscito e ben organizzato nonostante il breve tempo che il Comitato Organizzatore ha avuto per poter mettere a punto tutte le necessità e incombenze che l’organizzazione di un tale evento richiede. Non posso quindi che plaudire all’iniziativa che spero possa ripetersi ininterrottamente anche negli anni a venire.

          A seguito di tale evento, subito dopo la fine dello stesso, sono iniziate su vari “social”, come era prevedibile, una serie di valutazioni, interventi, prese di posizione alcune volte non sempre pertinenti ma, molto più spesso, pienamente in linea con lo spirito dell’iniziativa, con i suoi fini e con il suo intrinseco atto di denuncia delle ormai insostenibili condizioni in cui versa la Sicilia sia da un punto di vista economico che sociale, culturale, demografico, etc.. Non da pochi, ad esempio, è stata evidenziata la dolorosa emorragia che vede espatriare di continuo i nostri giovani in cerca di una occupazione, spesso non in linea con il titolo di studio posseduto. Altri hanno insistito sull’evidente stato di colonia nel quale versa la nostra isola ormai da centocinquantotto anni. Ma uno degli argomenti che spesso, più o meno velatamente, ricorreva e ricorre negli interventi era ed è la necessità, ritenuta ormai inderogabile da molti, di giungere alla creazione di una indispensabile formazione politica in grado di far proprie queste istanze che ormai interessano e investono una sempre maggiore parte della (per non dire di tutta, ma poco ci manca…) popolazione Siciliana.

          Come è noto a chi conosce il mio pensiero sull’argomento, non posso non concordare con quest’ultima richiesta che ormai appare ed è, e da diversi anni, una ineludibile, vitale necessità.

          Sappiamo tutti dei vari tentativi che da più parti sono stati meritevolmente messi in atto in questi ultimi anni per tentare di superare la spinosa questione ma, vuoi per idee o programmi divergenti, vuoi per incapacità nel sapersi relazionare proficuamente con “gli altri”, vuoi, a volte, per carenze nell’ambito della dialettica politica e programmatica, vuoi per la “cecità” di alcuni, indisponibili a pensare progetti di ampio respiro in grado di superare divergenze e differenze e in grado di valutare opzioni e di aiutare il processo di nascita e sviluppo di un unico grande soggetto; quei tentativi, di fatto non sono approdati fino ad oggi e a mio parere, ad alcunché di utilmente ampio e quindi profondamente sostenibile.

          L’attuale panorama politico nazionale, d’altro canto, non mi sembra ci prospetti nulla di buono. Senza voler entrare in analisi e denunce su quanto l’attuale governo sta portando avanti, mi limito ad evidenziare solamente la “secessione di fatto” imposta dalla Lega, con la colpevole condiscendenza del Movimento 5 Stelle, con “l’autonomia” del Veneto, della Lombardia e dell’Emilia Romagna; secessione che di fatto consentirà un ulteriore arricchimento di quelle regioni a scapito di quelle del Sud. E mi limito ad evidenziare, ancora, la palese incongruenza in quel famigerato punto 25 del “Contratto di Governo” laddove si legge testualmente: “Con riferimento alle Regioni del Sud, si è deciso, contrariamente al passato, di non individuare specifiche misure con il marchio “Mezzo-giorno”, nella consapevolezza che tutte le scelte politiche previste dal presente contratto (con particolare riferimento a sostegno al reddito, pensioni, investimenti, ambiente e tutela dei livelli occupazionali) sono orientate dalla convinzione verso uno sviluppo economico omogeneo per il Paese, pur tenendo conto delle differenti esigenze territoriali con l'obiettivo di colmare il gap tra Nord e Sud.” Stendendo un velo pietoso sulla costruzione grammaticale e sintattica dell’intero articolo mi domando: Ma come è possibile contemperare uno “sviluppo economico omogeneo”, con le “differenti esigenze territoriali con l'obiettivo di colmare il gap tra Nord e Sud ? Delle due l’una: o si procede con uno sviluppo omogeneo dell’intero paese, il che vuol dire mantenere il “gap” iniziale, oppure si colma il “gap” evidenziato! Al più potranno affievolirsi le differenze in percentuale (e ci vorranno secoli…), ma le differenze, matematicamente, persisteranno ad libitum

Né un eventuale futuro e ipoteticamente nuovo panorama nazionale mi appare diverso quando personaggi di alto valore culturale quali ad esempio Enrico Maria Rinaldi o Nino Galloni ai quali, sia chiaro, va tutta la mia stima per il lavoro di informazione svolto in questi anni, si propongono all’interno di movimenti/associazioni che poco o nulla hanno a che vedere con le nostre istanze; movimenti/associazioni che non mi sembra abbiano mai affrontato apertamente, chiaramente e approfonditamente la cosiddetta “questione meridionale”. Né ancora appare credibile il recentissimo progetto (1) presentato da figure altrettanto autorevoli quali Diego Fusaro, Giulietto Chiesa, Pino Aprile, Alberto Bradanini posto che, al di là del “vero Risorgimento” proposto (che già lascia molto perplessi…), si fa ancora riferimento ad ideologie unitariste che non tengono minimamente conto delle insormontabili differenze culturali, quindi umane e sociali, che esistono fra i popoli meridionali e settentrionali italiani. Se da un canto infatti si propugna la riaffermazione dei valori tipici della cultura umanistica – si fa esplicito riferimento a Parmenide, ai Pitagorici, a Empedocle da Agrigento, cioè anche alla Magna Grecia – dall’altro si sottolinea la unitarietà nazionale del progetto, non considerando a fondo le radicali differenze sopra accennate. I popoli Meridionali e Siciliani, nella loro interezza, sono testimoni ed alfieri di un comune sentire basato su valori che discendono direttamente dalla Magna Grecia e dal Diritto Romano nonché, ovviamente, da una particolare sensibilità verso i valori cristiani; valori che quasi sempre sono contrapposti ed in antitesi con quelli assorbiti da una parte consistente delle popolazioni settentrionali e facenti in gran parte capo ad ideali derivati dalla (falsa) rivoluzione francese e dalla competitiva “cultura” anglosassone. I nostri valori, basati sulla unicità dell’essere umano, sulla solidarietà, sul senso di Communitas, sulla res publica, sul valore e sulla unicità della vita si trovano così, e non potrebbe essere diversamente, a fare da contraltare a pseudo valori glorificanti la competizione, l’arrivismo, il successo del singolo a discapito dell’altro o della società, l’interesse del singolo vincente sull’interesse del pubblico. Le differenze sono enormi e sottovalutare questa verità, pur esaltando al tempo stesso la cultura umanistica come culla della cultura moderna, significa procedere per una strada che, inevitabilmente, non troverà mai sbocchi credibili; mai sbocchi attendibili e quindi fruttuosi.

Da quanto sopra ne discende che solamente una unitaria libera compagine politica siciliana potrà avere, forse e se si saprà bene individuare percorsi, obiettivi, strategie comuni e quanto di altro necessario, una seria e credibile possibilità di restituire al Popolo Siciliano quella libertà, quella dignità e quella autorevolezza che gli sono state proprie per secoli. Da parte mia non potrò che supportare e sostenere, come del resto ho già fatto in passato, eventuali formazioni che si proponessero come identificative dell’indipendentismo Siciliano, però favorevole ed incline ad eventuali alleanze con altri soggetti che si proponessero lungo il difficile cammino che ci attende tutti.

Non è un percorso facile, ma è un percorso già felicemente avviato. Altre simili iniziative infatti stanno in questi tempi prendendo piede nella parte continentale di quello che una volta, ma per molti secoli, fu il Regno di Sicilia. E’ proprio di pochi giorni fa, ad esempio, la notizia della nascita della Confederazione dei Movimenti Identitari che vede riuniti numerosi gruppi della parte continentale dell’ex Regno di Sicilia e di diversa estrazione.

Ancora, l’otto settembre dello scorso anno, proprio a Palermo, è nata la Confederazione Siculo – Napolitana; Confederazione alla quale hanno aderito a titolo personale personaggi del calibro di Pippo Scianò, Roberto La Rosa, Giovanni Montedoro, Vincenzo Gulì (Napoli), Marina Lebro (Napoli), Edoardo Vitale (Napoli) e, molto più modestamente, lo scrivente.

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Personaggi alcuni dei quali hanno partecipato con affetto alla manifestazione del 30 marzo ultimo scorso; e perfino una Associazione, “Sud e Civiltà” che, nella persona del suo Presidente Dott. Edoardo Vitale, ha portato ai Siciliani la solidarietà dei Napolitani.

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Sono segnali importanti; segnali che non possiamo né dobbiamo sottovalutare. Si comprenderà tuttavia che, come detto, non è un percorso semplice o agevole; tanti sono gli ostacoli da superare e purtroppo occorre tempo, ma siamo fiduciosi nella riuscita di questi progetti anche perché non vediamo alternative.

Nello sviluppo di questi progetti siamo fortunatamente supportati da tanti, anche Siciliani, che proprio nel corso della manifestazione per i Vespri appena conclusa ci hanno testimoniato della simpatia e reciproca solidarietà (2).

Non mi dilungo sugli attuali scopi e obiettivi della Confederazione Siculo – Napolitana che possono desumersi, ancorché succintamente, dalla lettura del comunicato ufficiale a suo tempo emanato e riportato sulla foto allegata. Ma è chiaro che è un percorso che mira alla nascita, prima o poi, di un unico soggetto politico responsabile e qualificato; soggetto che vedrà coinvolte personalità della Puglia, della Calabria, della Basilicata, del Molise e dell’Abruzzo.

Sappiamo per contro che c’è chi, ancorchè in buona fede, punta ancora su divisionismi e separatismi; su differenze e distinguo. C’è chi ancora non ha compreso la necessità della solidarietà; chi non ha compreso l’importanza, quanto meno, di una alleanza; chi non ha compreso che solamente nella unità dell’intera Sicilia, insulare e continentale, potremo ritrovare la via per il nostro riscatto e la nostra rinascita.

Noi proseguiremo comunque il nostro percorso, certi della fondatezza delle nostre idee e del supporto di tanti uomini e donne, anche Siciliani che, come noi, credono nei valori dell’unità e della solidarietà.

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1)

VIDEO: https://www.byoblu.com/2019/03/24/il-nuovo-risorgimento-riparte-da-gioia-tauro-con-diego-fusaro-sindaco-e-francesco-toscano/

2)

In questo VIDEO, dal min. 6.30, grazie all’impegno di Caterina Carsidona, la testimonianza della solidarietà Napolitana.

https://www.facebook.com/caterina.carsidona/videos/10215858950320888/

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