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2019

 

6.2019

– M.E.S.: La mortale stretta finale

di Giovanni Maduli

16.11.2019

          Nell’assordante silenzio dei media, totalmente asserviti agli euroschiavisti dell’alta finanza globalista, sta per consumarsi la stretta finale del famigerato M.E.S. sulle libertà dei Popoli. Entro dicembre infatti il Parlamento del “nostro” Governo sarà chiamato ad esprimersi sulle modifiche al M.E.S. (meccanismo europeo di stabilità lo chiamano…) proposte dalla UE. Proposte che di fatto esautorano la gia’ abusiva commissione europea attraverso l’istituzione di un “organismo commissariale” ancora superiore che, arbitrariamente, stilerà direttamente le leggi di bilancio dei vari paesi europei e, come se ciò non  bastasse, stabilirà autonomamente l’aliquota di contributo di ogni Stato al M.E.S., e questo senza che i singoli Stati possano nulla obiettare (l’Italia, attualmente, è già impegnata nel versamento di ben 125 miliardi di euro in 5 anni).

          In “nostri” politici sanno di cosa si tratti? Ne dubito fortemente.

Così, probabilmente, fra un inciucio e un altro, fra inutili discussioni sulle recenti elezioni in Umbria, sulle prossime elezioni in Emilia, sul taglio dei parlamentari ed altre amenità del genere, ci stiamo “spensieratamente, serenamente e allegramente” avviando verso la totale schiavizzazione nei confronti di criminali privati che, solo in virtù del loro smodato potere economico, si ritengono in diritto di decidere della vita e della morte di interi Paesi. Vedi Grecia, ma poi toccherà agli altri…

Per quel che ci riguarda più direttamente, nel plaudire alla recente nascita di nuovi movimenti e partiti “meridionalisti”, segno comunque di un fervore impensabile fino a pochi anni addietro, si deve rilevare con estremo rammarico, amarezza e costernazione come nessuno di questi nascenti partiti si occupi dei problemi che sono alla base del disastro che stiamo vivendo da quel maledetto anno in cui fummo obbligati ad accettare l’euro e questa UE. Nessuno di questi partiti sembra volere occuparsi del problema dei problemi e cioè, oltre che dell’inevitabile indipendenza, della indispensabile sovranità monetaria che, sola, può garantire una vera e proficua sovranità politica. Va bene occuparsi di equità, va bene pretendere eguale spartizione delle risorse, va bene lottare per gli stessi servizi e gli stessi asili nido, ma se non si attacca frontalmente il vero nemico, il cancro che dall’interno distrugge tutto, queste nobili battaglie saranno solo pannicelli caldi che al più, come molto sagacemente preannunciava il mai abbastanza compianto Nicola Zitara, ci faranno vivere “momenti meno infelici”, ma non altro. Sarà come combattere un tumore con l’aspirina.

Qualcuno mi ha detto: va bene, ma intanto cominciamo…

Rispondo: Si, ma mentre noi “cominciamo” loro ci distruggono completamente.

Per comprendere meglio ciò che avverrà a breve, riporto qui di seguito due brevi stralci da articoli sull’argomento, tratti rispettivamente da contropiano.it  del 4 luglio 2019 e da vvox.it del 19 agosto 2019.

Ma le poche righe citate dal sito del MES possono essere lette in negativo, e rivelano il piano destabilizzante che è alla base di quel meccanismo: la mera indisponibilità delle linee di credito – che deriva dalla mancanza dei requisiti e dunque dalla indisciplina fiscale – sarà sufficiente a scatenare i mercati contro il debito pubblico di un Paese. Detto altrimenti: se ti comporti male, se devii dal percorso indicato da Bruxelles, perdi i requisiti necessari all’accesso alle linee di credito precauzionale: questo significa dare il via libera ai fondi speculativi per attaccare tutti i Paesi “indisciplinati”, nella certezza che le autorità monetarie europee non alzeranno un dito, almeno fino a quando il Paese in difficoltà non sottoscriverà un Memorandum.

Nella riforma del MES viene così scritto nero su bianco che i Paesi aderenti all’euro subiscono un ricatto fondato sulla rinuncia alla sovranità monetaria: la difesa del loro debito pubblico sui mercati finanziari viene esplicitamente subordinata al rispetto della linea politica dettata dalle istituzioni europee. E tale linea politica, come abbiamo già avuto modo di analizzare, è assolutamente immodificabile sia nella struttura portante che nelle sue concrete articolazioni.

Le istituzioni europee assomigliano terribilmente a Jep Gambardella: non vogliono solamente amministrare la stabilità finanziaria dell’Europa, come qualsiasi autorità monetaria dovrebbe fare, ma vogliono avere il potere di farla saltare, quella stabilità, tutte le volte che un Paese devia dal progetto politico da loro indicato.

Gli strumenti previsti dal disegno di riforma del MES rappresentano un ulteriore affinamento del dispositivo disciplinante basato sul ricatto del debito: la semplice assenza dei requisiti d’accesso ad una linea di credito precauzionale farà scattare il semaforo verde per la speculazione finanziaria, mandando alle stelle lo spread e costringendo così qualsiasi Paese, anche il più riottoso, a ristabilire la disciplina.

La capillarità del meccanismo di controllo delle economie nazionali, che sarà basata sulla varietà di strumenti a disposizione del MES, dal PCCL all’ECCL fino ai classici prestiti, consente un vero e proprio salto di qualità nel dominio del progetto politico dell’austerità. Nel resistere ogni giorno agli attacchi contro il posto di lavoro, il salario, le condizioni di vita, lo stato sociale, dobbiamo tenere a mente che quelle politiche sono solo l’ultimo anello di una lunga catena di comando che parte da Bruxelles e sfrutta tutte le leve dell’autorità monetaria europea per armare la lotta di classe contro i lavoratori.

Qui il link all’articolo completo:

http://contropiano.org/news/news-economia/2019/07/04/la-riforma-del-meccanismo-europeo-di-stabilita-come-si-perfeziona-lausterita-0117009

IL MES o fondo salva-Stati ha assorbito l’ESFS (European Financial StabilityFacility), in funzione dal 2010 al 2013. Giuridicamente è soggetto alle leggi internazionali, dal punto di vista del bilancio ha un capitale di 700 miliardi, e l’Italia detiene una quota di 14,33 miliardi già versati, più 125,39 da versare in caso di richiesta. Il trattato che lo istituisce contiene anche una clausola chiamata CACs (clausola di azione collettiva) che si applica ai titoli di Stato (BTP, CCT etc). Questo tipo di clausole é micidiale perché prevede che i termini e le condizioni dei titoli di debito pubblico possono essere modificati attraverso un accordo tra lo Stato e una percentuale dei possessori dei titoli. Qualche esempio chiarirà la pericolosità delle CACs. Il Btp scadeva al 2025? La scadenza posso spostarla al 2030. Il titolo valeva 1000 euro? Ne possono essere rimborsati 500 o anche meno. Il titolo dava un rendimento connesso all’inflazione? Può non essere corrisposto affatto oppure solo una frazione dell’inflazione. Tutti i titoli di Stato con durata superiore a un anno emessi a partire dal 2013 possono essere modificati a piacere al fine di rispondere alle necessità dello Stato che emette il titolo. Per aver accesso al MES gli Stati europei devono sottoscrivere un Memorandum d’Intesa (Memorandum of Understanding), che tradotto vuol dire fare riforme del welfare e taglio della spesa pubblica su indicazione della Commissione europea, della Banca Europea degli Investimenti e del Fondo Monetario Internazionale che ne sorvegliano l’attuazione come “commissari”, limitando la sovranità del Paese che richiede l’assistenza. Le decisioni sono prese a maggioranza dai ministri delle finanze della zona euro, da un direttore generale e un consiglio di amministrazione nominato dai suddetti ministri.

Qui il link all’articolo completo:

https://www.vvox.it/2019/08/19/mes-fondo-salva-stati-europa-ue-commissione-giuseppe-conte/

Qui un recente VIDEO di byoblu sull’argomento:

https://www.youtube.com/watch?time_continue=8&v=nWcst7VujUA&feature=emb_logo

Ma mi raccomando, continuiamo a parlare d’altro…

 

5.2019

– Riforma del MES: Giuseppe Conte ci ha venduti?

di Matteo Brandi, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=ZfRF-QZ6_4E&feature=share&fbclid=IwAR0opI2TYoxchYuXVQRqNW16VXEKLJQUvcX7FHOwMUUJDAzzihI3LkVKPJA

 

4.2019

– Sull’intervento di Marcello Gombos in “La Questione Meridionale” –

 

Gli interventi che possono leggersi su “La Questione Meridionale”, recentissima pubblicazione edita da Magenes Edizioni alla quale ho avuto il piacere di contribuire, sono tutti interessanti e spesso di alto profilo; ma fra questi ultimi uno di quelli che più ha attirato la mia attenzione è certamente quello di Marcello Gombos intitolato “Uno sguardo al futuro”.

          Nell’articolo infatti l’Autore, oltre a dimostrare una chiarezza di idee non comune nella quale è agevole ritrovare caratteristiche di limpida linearità, delinea quelle che potremmo definire le linee guida di quello che nel testo è definito come “Il Neomeridionalismo 3.0”. Dopo avere analizzato il recente percorso di autodeterminazione maturato nel Popolo delle Due Sicilie, il Gombos individua in una adeguata azione politica chiaramente indipendentista il necessario proseguo del cammino intrapreso da quello stesso Popolo ormai da alcuni decenni. E lo fa non solamente nello spronare all’unione delle forze in campo – concetto questo che condivido assolutamente – ma sopratutto indicando in una auspicabile confederazione lo strumento idoneo all’ottenimento degli obiettivi laddove, ad esempio, indica nella Sicilia insulare l’entità che potrebbe – e giustamente, essendo quest’ultima già titolare di una ancorchè inattuata Autonomia – la forza motrice che potrebbe avviare un serio percorso indipendentista. Ma, forse ancor più laddove, dopo avere individuato nel termine “Duo Siciliani” il corretto appellativo del Nostro Popolo, scrive testualmente: “Il nome che storicamente indica le nostre terre è Sicilia, meglio ancora Sicilie, da cui Due Sicilie a indicare i regni (al di qua e al di la del Faro) in cui fu diviso l’antico stato dal 1302 al 1815. In epoca moderna però, Sicilia ha finito per indicare la sola Trinacria, e si è parlato comunemente di Napolitani per la Sicilia Continentale e Siciliani per la Sicilia Insulare, uno dei compiti dei meridionalisti 3.0 sarà perciò restituire il nome al territorio e ai suoi abitanti: Duo (o Bi) Siciliani e i nomi storici di Siciliani (per tutti o per la sola isola) e Napolitani. Perché la pluralità di identità è parte dell’identità stessa”.

          Come dicevo idee chiare, limpide, inappuntabili.

          Se i giovani che si avvicinano al mondo indipendentista faranno proprie queste idee, avremo di che ben sperare.

 

3.2019

– Quando una parola dice (quasi) tutto.

di Giovanni Maduli

17.11.'19

Volendo verificare quanto suggerito da Valerio Malvezzi, il noto economista propugnatore della “Economia Umanistica”, in un video di “radio radio TV” reperibile in rete e pubblicato di recente in questo sito, ho provato a tradurre in lingua italiana il termine latino otium ricorrendo al “traduttore” di Google. Il risultato lascia decisamente a bocca aperta ma, prima di spiegarne il perché è necessario ricordare che, notoriamente, almeno per chi conosce il Latino, otium era nell’antica Roma termine contrapposto a negotium che, a sua volta, stava ad indicare l’attività svolta da un cittadino; attività che, indifferentemente, poteva essere di tipo commerciale,  lavorativa in genere o  anche politica. Otium invece era termine che rimandava alla contemplazione, all’analisi del proprio operato attraverso intime riflessioni ed alla ricerca delle risposte ai più svariati disequilibri che inevitabilmente caratterizzano la nostra esistenza; in ultima analisi, era un “momento” dedicato alla ricerca dell’equilibrio e della saggezza. Non pochi filosofi hanno individuato proprio nell’otium l’elemento generatore della Filosofia.

            E veniamo alla “traduzione” di Google ricordando però che tale programma è di origini anglosassoni quindi, inevitabilmente, non può non risentire di impostazioni linguistiche, ma soprattutto direi filosofiche, parecchio diverse e, per certi versi, assolutamente disarmanti.

            Impostando la parola otium in lingua latina e chiedendo la traduzione in lingua italiana il risultato è quanto meno stucchevole: “disoccupazione”!!!. In poche parole, ciò che nell’antica Roma era un termine che indicava un momento dedicato alla ricerca di risposte, spiegazioni, equilibri, motivazioni, giustificazioni, analisi, critiche e quant’altro, secondo Google diviene, oggi, “disoccupazione”!!! E la prova di una tale incredibile aberrazione culturale la si può avere chiedendo, allo stesso “traduttore” di tradurre otium dal Latino all’Inglese; il risultato sarà “unemployment”, cioè disoccupazione.

            Non c’è che dire; un esempio evidente della "lontananza" di certe culture che però ci si sta cercando di imporre da anni e non solo in ambito linguistico.

            Certo, quello riportato è solamente un semplice esempio di una certa cultura altra, che tuttavia svela, a mio avviso, l’abisso verso il quale il sodalizio anche ideologico e filosofico con tale cultura può portare.

 

2.2019

– Elezioni del Parlamento Europeo: Al voto! Al voto!

di Giovanni Maduli

12 maggio 2019

 

Come è noto il voto rappresenta la massima espressione della volontà popolare.  Attraverso di esso i Popoli esprimono le loro preferenze, quindi le tendenze politiche, ma anche sociali ed umane di una Comunità. E, soprattutto, attraverso il voto i Popoli  riaffermano la loro sovranità sancita dalle Costituzioni democratiche. Oltre che un diritto il voto è quindi anche un dovere del cittadino, che attraverso di esso non solo decide del proprio futuro in senso “pratico”, cioè economico e contrattuale, ma definisce e disegna le sue legittime aspettative, le sue visioni future, le sue aspirazioni.

Ne consegue che l’astensione dal partecipare ad una competizione elettorale rappresenta per il cittadino non solamente un colpevole disinteresse nei confronti della comunità e dei suoi problemi ma, sopratutto, una gravissima abdicazione dai propri diritti: la rinuncia alla propria sovranità. Tutto ciò, ovviamente, vale per qualsiasi competizione, da quelle locali a quelle regionali e nazionali.

Non posso quindi che condannare con forza tutti coloro che in occasione delle varie competizioni rinunciano all’affermazione di questo vitale e fondamentale diritto/dovere e, ancor più, “condanno” e considero “criminali” tutti  coloro che inneggiano addirittura all’astensionismo.

Ma questo “bel discorso” vale ovviamente e solamente quando ci si ritrovi a vivere in una vera Democrazia; una Democrazia limpida, pura,  matura, profonda e che rispecchi davvero la volontà popolare; una volontà popolare per altro non condizionata e manipolata come purtroppo invece è ormai  da parecchi decenni. In vero c’è chi afferma che la vera Democrazia non sia mai esistita essendo essa in realtà una forma camuffata di dittatura di determinate oligarchie (sempre quelle…); il che può essere vero, ma questo è discorso altro che implicherebbe una profonda disamina dei comportamenti di singoli, delle loro responsabilità, del loro colpevole mancato approfondimento di determinate tematiche storiche, umane e sociali; colpevole disinteresse che, comunque, non può mettere in discussione un principio che non può avere alternative se veramente si ha a cuore il progresso umano e sociale dell’uomo.

Questo “bel discorso” dicevo, crolla invece inesorabilmente, come un castello di carte, quando si è costretti a prendere atto del fatto che quella Democrazia è stata vilmente e vigliaccamente svenduta; quando ci si rende conto che è stata ridotta ad una pantomima, ad una pagliacciata e, peggio, si risolve in un inganno e una truffa. Almeno così sembrerebbe.

Questo, infatti, senza tenere conto delle vicende storiche che hanno interessato la nostra vera Patria, quella Patria che ormai centocinquantotto anni fa venne vilmente aggredita e annessa: le Due Sicilie.

Se invece, come credo sia corretto, se ne vuole tenere conto, non si può non constatare come il “trapasso” dal nostro stato “quo ante” ad oggi attraverso la cosiddetta “unità”, abbia comportato un netto arretramento sia da un punto di vista sociale, che economico, che umano. E questo per un motivo molto “semplice”: come è noto a chi conosce la Storia, questa Italia, non è nata da un naturale afflato dei Popoli italici; non è nata dal desidero di unità di Popoli che spontaneamente hanno deciso di unire i loro destini; è nata dalla confluenza di sporchi interessi e intrighi di carattere economico e politico che nulla avevano e hanno a che vedere con l’interesse e il progresso dei suoi Popoli né, tanto meno, con la Democrazia. Se a questo si aggiunge che dall’ “unità” ad oggi l’Italia è stata “gestita” da corporazioni, sette, gruppi di potere finanziari e non, Stati stranieri e quant’altro, non può non comprendersi come in una tale realtà la sua Democrazia sia in vero fittizia: solamente una “utile” facciata di comodo.

Ha senso, in queste circostanze, l’esercizio del diritto/dovere di voto? No, non credo.

Quanto appena evidenziato è ancor più vero nei confronti delle competizioni relative alle cosiddette “Istituzioni Europee”. A prescindere dal fatto che tali “istituzioni” non sono state “istituite” da nessuno, almeno non dai Popoli, chi ha “approfondito”, chi ha cercato di “capire”, chi si è informato, sa bene che tali “istituzioni” sono solo organismi di facciata, di stampo totalitario, che mirano essenzialmente alla distruzione dei Popoli, delle loro economie, delle loro culture e delle loro identità, così come centocinquantotto anni fa si tentò di distruggere le economie, le culture e le identità del Popolo Duosiciliano. Non spenderò altre parole sull’argomento.

Il cosiddetto “Parlamento Europeo”, in particolare, rappresenta la massima espressione di quella finta democrazia cui facevo prima riferimento: esso non ha alcun potere legislativo e decisionale, se non attraverso meccanismi così farraginosi da renderne di fatto impossibile ogni iniziativa. Serve solamente a far credere agli sprovveduti che le “Istituzioni Europee” siano democratiche. La sua composizione potrà variare, a piacimento, in un senso o in un altro ma mai nulla potrà effettivamente e concretamente cambiare per i Popoli. E va precisato che l’attuale UE non ha fallito a causa di errate valutazioni, di errate programmazioni o di incompetenze politiche ed economiche: essa è nata così come è esattamente per portare a termine i suoi scellerati piani di distruzione e sottomissione. E’ una “istituzione” di stampo altamente totalitario che non ammette variazioni, non ammette modifiche, pena il fallimento dei suoi veri, subdoli obiettivi. Di conseguenza è solo un illuso chi ritiene che si debba tentare di “cambiarla dall’interno”. Essa va solamente ed inesorabilmente demolita e, per quanto possibile, ignorata.

C’è chi ritiene che un successo delle forze che dichiarano di voler “cambiare” le regole europee dall’interno sarebbe comunque un forte “segnale” utile alla riaffermazione della sovranità dei Popoli.

 Al riguardo mi limito ad evidenziare che le oligarchie che hanno progettato e messo in atto questo progetto criminale non saranno minimamente scalfite dall’eventuale successo di quelle forze: al massimo, proseguendo nell’inganno, fingeranno di “ascoltare” le indicazioni dei Popoli concedendo “graziosamente” un qualche contentino di facciata che mai e poi mai potrà scalfire minimamente l’impalcatura del loro progetto che, come abbiamo visto, ha obiettivi non solo incompatibili, ma diametralmente opposti a quelli dei Popoli.

In quest’ottica assume un carattere particolarmente patetico l’invito dei Presidenti delle varie Nazioni aderenti che di recente hanno promulgato un appello ai Popoli finalizzato ad una massiccia partecipazione al voto (1) – segno evidente della paura che serpeggia fra le oligarchie europeiste… – tanto più ove si tengano presenti le “graziose” minacce rivolte ai Popoli dal Sig. Junker, il quale avrebbe avuto l’ardire, ma bisogna riconoscerglielo, anche la sincerità, di avvisare i “sovranisti” (errata definizione quest’ultima…) che “Con i voti non cambierete nulla” (2).

Da quanto sopra se ne deduce, se ancora non fosse ben chiaro, che questa Europa è nostra nemica e non si vota per il Parlamento del nemico. Sarebbe come invitare gli Ebrei a votare per il Parlamento di Hitler. Sforziamoci invece, tutti insieme, di ricostruire, mutatis mutandis, il nostro mondo. Quel mondo che ha visto per secoli un ininterrotto percorso verso traguardi di solidarietà, uguaglianza e benessere sociale ed umano. Percorso che ha posto l’uomo, e non la finanza e  il potere, al vertice dei nostri interessi, delle nostre aspettative, dei nostri bisogni materiali e morali. I segnali non mancano, basta un po’ di buona volontà.

Per tali motivi non invito all’astensione dalle elezioni del Parlamento Europeo: di più, invito semplicemente ad ignorarle.

Poi, dopo, e solo dopo avere processato tutti gli artefici di questo scellerato piano che ha rubato a noi e alle giovani generazioni oltre trenta anni di vita, solo allora e se ci saranno le condizioni, potremo riparlare di una Europa dei Popoli. Personalmente ne sarei felice.

Per adesso abbiamo ben altro a cui pensare.

 

1)

http://www.agenziacomunica.net/2019/05/10/lappello-per-leuropa-firmato-da-mattarella-e-dai-capi-di-stato-di-21-paesi-dellue/

2)

https://www.laverita.info/juncker-minaccia-i-sovranisti-con-i-voti-non-cambierete-nulla-2636533279.htm

 

1.2019

– Palermo: Vespri 2019 e la necessità del partito unico meridionale.

di Giovanni Maduli

2.4.2019

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          Il 30 marzo 2019 si è svolta a Palermo, in ricordo della Rivolta del Vespro del 1282, una grande manifestazione alla quale hanno aderito e partecipato numerosi gruppi indipendentisti Siciliani; manifestazione alla quale ho partecipato. E’ stato un evento ben riuscito e ben organizzato nonostante il breve tempo che il Comitato Organizzatore ha avuto per poter mettere a punto tutte le necessità e incombenze che l’organizzazione di un tale evento richiede. Non posso quindi che plaudire all’iniziativa che spero possa ripetersi ininterrottamente anche negli anni a venire.

          A seguito di tale evento, subito dopo la fine dello stesso, sono iniziate su vari “social”, come era prevedibile, una serie di valutazioni, interventi, prese di posizione alcune volte non sempre pertinenti ma, molto più spesso, pienamente in linea con lo spirito dell’iniziativa, con i suoi fini e con il suo intrinseco atto di denuncia delle ormai insostenibili condizioni in cui versa la Sicilia sia da un punto di vista economico che sociale, culturale, demografico, etc.. Non da pochi, ad esempio, è stata evidenziata la dolorosa emorragia che vede espatriare di continuo i nostri giovani in cerca di una occupazione, spesso non in linea con il titolo di studio posseduto. Altri hanno insistito sull’evidente stato di colonia nel quale versa la nostra isola ormai da centocinquantotto anni. Ma uno degli argomenti che spesso, più o meno velatamente, ricorreva e ricorre negli interventi era ed è la necessità, ritenuta ormai inderogabile da molti, di giungere alla creazione di una indispensabile formazione politica in grado di far proprie queste istanze che ormai interessano e investono una sempre maggiore parte della (per non dire di tutta, ma poco ci manca…) popolazione Siciliana.

          Come è noto a chi conosce il mio pensiero sull’argomento, non posso non concordare con quest’ultima richiesta che ormai appare ed è, e da diversi anni, una ineludibile, vitale necessità.

          Sappiamo tutti dei vari tentativi che da più parti sono stati meritevolmente messi in atto in questi ultimi anni per tentare di superare la spinosa questione ma, vuoi per idee o programmi divergenti, vuoi per incapacità nel sapersi relazionare proficuamente con “gli altri”, vuoi, a volte, per carenze nell’ambito della dialettica politica e programmatica, vuoi per la “cecità” di alcuni, indisponibili a pensare progetti di ampio respiro in grado di superare divergenze e differenze e in grado di valutare opzioni e di aiutare il processo di nascita e sviluppo di un unico grande soggetto; quei tentativi, di fatto non sono approdati fino ad oggi e a mio parere, ad alcunché di utilmente ampio e quindi profondamente sostenibile.

          L’attuale panorama politico nazionale, d’altro canto, non mi sembra ci prospetti nulla di buono. Senza voler entrare in analisi e denunce su quanto l’attuale governo sta portando avanti, mi limito ad evidenziare solamente la “secessione di fatto” imposta dalla Lega, con la colpevole condiscendenza del Movimento 5 Stelle, con “l’autonomia” del Veneto, della Lombardia e dell’Emilia Romagna; secessione che di fatto consentirà un ulteriore arricchimento di quelle regioni a scapito di quelle del Sud. E mi limito ad evidenziare, ancora, la palese incongruenza in quel famigerato punto 25 del “Contratto di Governo” laddove si legge testualmente: “Con riferimento alle Regioni del Sud, si è deciso, contrariamente al passato, di non individuare specifiche misure con il marchio “Mezzo-giorno”, nella consapevolezza che tutte le scelte politiche previste dal presente contratto (con particolare riferimento a sostegno al reddito, pensioni, investimenti, ambiente e tutela dei livelli occupazionali) sono orientate dalla convinzione verso uno sviluppo economico omogeneo per il Paese, pur tenendo conto delle differenti esigenze territoriali con l'obiettivo di colmare il gap tra Nord e Sud.” Stendendo un velo pietoso sulla costruzione grammaticale e sintattica dell’intero articolo mi domando: Ma come è possibile contemperare uno “sviluppo economico omogeneo”, con le “differenti esigenze territoriali con l'obiettivo di colmare il gap tra Nord e Sud ? Delle due l’una: o si procede con uno sviluppo omogeneo dell’intero paese, il che vuol dire mantenere il “gap” iniziale, oppure si colma il “gap” evidenziato! Al più potranno affievolirsi le differenze in percentuale (e ci vorranno secoli…), ma le differenze, matematicamente, persisteranno ad libitum

Né un eventuale futuro e ipoteticamente nuovo panorama nazionale mi appare diverso quando personaggi di alto valore culturale quali ad esempio Enrico Maria Rinaldi o Nino Galloni ai quali, sia chiaro, va tutta la mia stima per il lavoro di informazione svolto in questi anni, si propongono all’interno di movimenti/associazioni che poco o nulla hanno a che vedere con le nostre istanze; movimenti/associazioni che non mi sembra abbiano mai affrontato apertamente, chiaramente e approfonditamente la cosiddetta “questione meridionale”. Né ancora appare credibile il recentissimo progetto (1) presentato da figure altrettanto autorevoli quali Diego Fusaro, Giulietto Chiesa, Pino Aprile, Alberto Bradanini posto che, al di là del “vero Risorgimento” proposto (che già lascia molto perplessi…), si fa ancora riferimento ad ideologie unitariste che non tengono minimamente conto delle insormontabili differenze culturali, quindi umane e sociali, che esistono fra i popoli meridionali e settentrionali italiani. Se da un canto infatti si propugna la riaffermazione dei valori tipici della cultura umanistica – si fa esplicito riferimento a Parmenide, ai Pitagorici, a Empedocle da Agrigento, cioè anche alla Magna Grecia – dall’altro si sottolinea la unitarietà nazionale del progetto, non considerando a fondo le radicali differenze sopra accennate. I popoli Meridionali e Siciliani, nella loro interezza, sono testimoni ed alfieri di un comune sentire basato su valori che discendono direttamente dalla Magna Grecia e dal Diritto Romano nonché, ovviamente, da una particolare sensibilità verso i valori cristiani; valori che quasi sempre sono contrapposti ed in antitesi con quelli assorbiti da una parte consistente delle popolazioni settentrionali e facenti in gran parte capo ad ideali derivati dalla (falsa) rivoluzione francese e dalla competitiva “cultura” anglosassone. I nostri valori, basati sulla unicità dell’essere umano, sulla solidarietà, sul senso di Communitas, sulla res publica, sul valore e sulla unicità della vita si trovano così, e non potrebbe essere diversamente, a fare da contraltare a pseudo valori glorificanti la competizione, l’arrivismo, il successo del singolo a discapito dell’altro o della società, l’interesse del singolo vincente sull’interesse del pubblico. Le differenze sono enormi e sottovalutare questa verità, pur esaltando al tempo stesso la cultura umanistica come culla della cultura moderna, significa procedere per una strada che, inevitabilmente, non troverà mai sbocchi credibili; mai sbocchi attendibili e quindi fruttuosi.

Da quanto sopra ne discende che solamente una unitaria libera compagine politica siciliana potrà avere, forse e se si saprà bene individuare percorsi, obiettivi, strategie comuni e quanto di altro necessario, una seria e credibile possibilità di restituire al Popolo Siciliano quella libertà, quella dignità e quella autorevolezza che gli sono state proprie per secoli. Da parte mia non potrò che supportare e sostenere, come del resto ho già fatto in passato, eventuali formazioni che si proponessero come identificative dell’indipendentismo Siciliano, però favorevole ed incline ad eventuali alleanze con altri soggetti che si proponessero lungo il difficile cammino che ci attende tutti.

Non è un percorso facile, ma è un percorso già felicemente avviato. Altre simili iniziative infatti stanno in questi tempi prendendo piede nella parte continentale di quello che una volta, ma per molti secoli, fu il Regno di Sicilia. E’ proprio di pochi giorni fa, ad esempio, la notizia della nascita della Confederazione dei Movimenti Identitari che vede riuniti numerosi gruppi della parte continentale dell’ex Regno di Sicilia e di diversa estrazione.

Ancora, l’otto settembre dello scorso anno, proprio a Palermo, è nata la Confederazione Siculo – Napolitana; Confederazione alla quale hanno aderito a titolo personale personaggi del calibro di Pippo Scianò, Roberto La Rosa, Giovanni Montedoro, Vincenzo Gulì (Napoli), Marina Lebro (Napoli), Edoardo Vitale (Napoli) e, molto più modestamente, lo scrivente.

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Personaggi alcuni dei quali hanno partecipato con affetto alla manifestazione del 30 marzo ultimo scorso; e perfino una Associazione, “Sud e Civiltà” che, nella persona del suo Presidente Dott. Edoardo Vitale, ha portato ai Siciliani la solidarietà dei Napolitani.

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Sono segnali importanti; segnali che non possiamo né dobbiamo sottovalutare. Si comprenderà tuttavia che, come detto, non è un percorso semplice o agevole; tanti sono gli ostacoli da superare e purtroppo occorre tempo, ma siamo fiduciosi nella riuscita di questi progetti anche perché non vediamo alternative.

Nello sviluppo di questi progetti siamo fortunatamente supportati da tanti, anche Siciliani, che proprio nel corso della manifestazione per i Vespri appena conclusa ci hanno testimoniato della simpatia e reciproca solidarietà (2).

Non mi dilungo sugli attuali scopi e obiettivi della Confederazione Siculo – Napolitana che possono desumersi, ancorché succintamente, dalla lettura del comunicato ufficiale a suo tempo emanato e riportato sulla foto allegata. Ma è chiaro che è un percorso che mira alla nascita, prima o poi, di un unico soggetto politico responsabile e qualificato; soggetto che vedrà coinvolte personalità della Puglia, della Calabria, della Basilicata, del Molise e dell’Abruzzo.

Sappiamo per contro che c’è chi, ancorchè in buona fede, punta ancora su divisionismi e separatismi; su differenze e distinguo. C’è chi ancora non ha compreso la necessità della solidarietà; chi non ha compreso l’importanza, quanto meno, di una alleanza; chi non ha compreso che solamente nella unità dell’intera Sicilia, insulare e continentale, potremo ritrovare la via per il nostro riscatto e la nostra rinascita.

Noi proseguiremo comunque il nostro percorso, certi della fondatezza delle nostre idee e del supporto di tanti uomini e donne, anche Siciliani che, come noi, credono nei valori dell’unità e della solidarietà.

——-

1)

VIDEO: https://www.byoblu.com/2019/03/24/il-nuovo-risorgimento-riparte-da-gioia-tauro-con-diego-fusaro-sindaco-e-francesco-toscano/

2)

In questo VIDEO, dal min. 6.30, grazie all’impegno di Caterina Carsidona, la testimonianza della solidarietà Napolitana.

https://www.facebook.com/caterina.carsidona/videos/10215858950320888/

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