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2016

19.16

– Il nostro commento all’articolo di Mssimo Costa:

“8 dicembre 1816 – 8 dicembre 2016: Lo Stato Siciliano tra passato, presente e futuro”

http://www.sicilianiliberi.org/it/223-8-dicembre-1816-8-dicembre-2016-lo-stato-siciliano-tra-passato-presente-e-futuro.html

 

Più volte ho scritto che la storia della Sicilia è talmente complessa e complicata da riuscire invero molto difficile a chiunque giungere a decifrare più o meno correttamente le varie vicende che la delineano. E questo a prescindere dai condizionamenti che inevitabilmente ognuno subisce in funzione delle fonti prime alle quali si ritiene di dover dare maggior credito. Per tale motivo non entrerò nel merito dei vari incondivisibili pareri storici riportati nell’articolo – a cominciare da quello secondo il quale la Sicilia avrebbe perso la propria indipendenza “sciogliendosi” all’interno del Regno delle Due Sicilie; quando la nascita di tale Regno, invece, sanciva ed ufficializzava ciò che era la realtà storica e culturale delle vicende storiche siciliane a cominciare non già dalla Magna Grecia, ma da ben prima – né mi sforzerò di dimostrare che la Sicilia, quella vera, è ben più ampia ed estesa di quello che molti oggi, purtroppo, ritengono; oppure di confutare la palesata e infondata “strisciante guerra permanente tra Napoli e Sicilia”. Testi e documenti di diverse posizioni sono a disposizione di chi, a mente serena e senza pregiudizi, voglia consultarli.

Ciò che mi preme evidenziare invece è una concezione della politica che traspare dall’articolo e che non credo sia del tutto opportuna: né per la Sicilia intesa in senso geografico attuale, né per quella più ampia storica e culturale.

A prescindere dalle superiori considerazioni storiche, è indubbio che Siciliani Liberi abbia intrapreso un percorso politico indispensabile e ormai improcrastinabile per i siciliani tutti. Ma, se per politica si può, e a mio parere si deve, intendere una serie di attività volte al riscatto di un popolo, alla sua emancipazione, al suo vero libero sviluppo, non può sottacersi che tali attività devono tener conto di imprescindibili strategie di fondo che non possono trascurare la considerazione che una qualunque attività politica non può che svilupparsi all’interno di un contesto sociale e culturale globale che presenta sfaccettature assai diversificate, con interessi diversi e con diverse finalità. E qui mi riferisco non già alle diversità di vedute presenti all’interno degli stessi Siciliani, bensì a quelle che caratterizzano ed individuano popoli altri: Italiani del nord, Tedeschi, Francesi, Spagnoli, Americani, Russi, etc.. E’ all’interno di tale reale contesto che una qualunque azione politica si sviluppa e non tenerne conto può essere un grave errore. Ora, anche dall’articolo di cui sopra ma non solo, mi sembra di percepire che vi sia invece una sorta di desiderio di esasperato isolazionismo, di “voglia di fare da soli”, ignorando e sottovalutando altre realtà culturali e politiche – indipendentemente dal fatto che queste ultime siano avverse o amiche e con ideali sul futuro estremamente simili quando non addirittura eguali a quelle propugnate dal Movimento – che mal si coniuga con un concetto di una politica ampia; di una politica ad ampio raggio, dai larghi respiri. Se da un canto un concetto forte di una politica che guardi essenzialmente al proprio interno, facendo leva sul giusto e legittimo orgoglio di un popolo è senz’altro positivo e può porsi anzi come elemento indispensabile per la rinascita della consapevolezza di un popolo, dall’altro il chiudersi in se stessi, il non “vedere” cosa c’è intorno, il rifiutare ogni e qualsivoglia possibilità di allargare le proprie vedute, perché no, anche in senso prettamente pragmatico ed utilitaristico, può diventare il “tallone d’Achille” di quel Movimento e, di conseguenza, delle sue idee e di tutto il suo operato. Leggo spesso di Siciliani che scrivono che “la Sicilia può fare da sola”, che la Sicilia non ha bisogno di nessuno”, che “la Sicilia è grande quanto altri stati europei” e via dicendo.  Tutto vero, ma fino ad un certo punto. In un mondo ormai delineato, piaccia o meno, da grandi polarizzazioni è indubbio che non solo è necessario, ma è fondamentale cercare di attuare politiche volte alla socializzazione, alla ricerca di consensi, di alleanze, di complicità. Ma davvero c’è chi pensa che in questo mondo un piccolo Stato, per quanto orgoglioso, ricco di storia, di cultura, di tradizioni ed anche di buone risorse economiche, possa da solo vincere o, quanto meno, ribattere, alle sfide che si delineano all’orizzonte? Ma davvero si pensa che in un mondo dove poche potenze decidono i destini di interi popoli si possa procedere “da soli”? Può essere bello e forse anche nobile pensarlo, ma così non è. La storia insegna. Ecco che allora cercare convergenze anziché divisioni, cercare identità di vedute anziché rivalità, cercare unioni senza rinunciare alla propria identità; individuare interessi comuni al di là delle diverse interpretazioni storiche, può essere, e sono convinto che sia, l’unica chiave di volta che, forse, può darci maggiori possibilità di successo.

E’ una questione prettamente politica.

Occorre solo buona volontà.

G.M.

 

 

 

18.16

– Ha vinto la Democrazia

di Giovanni Maduli

5.12.2016

 

          Il risultato del quesito referendario di ieri, 4 dicembre 2016, segna la vittoria del popolo sull’arroganza; la vittoria di coloro che credono nei valori e nei principi della democrazia e della libertà su coloro che avrebbero voluto imporre scelte di stampo patentemente dittatoriale; la vittoria dei semplici e degli umili sui poteri forti, sulle banche, sulle lobbies, sulle multinazionali. E’ un voto importante, significativo; un voto che dichiara la supremazia dell’interesse comune dei molti su quello dei pochi. E non è cosa da poco. Ma è un voto anche politico che boccia senza pietà le scellerate scelte dei governi, anche illegittimi, che si sono succeduti in questi ultimi anni.

          E’ significativo notare come tutte le regioni della nostra vera patria, quella ignominiosamente ed arbitrariamente occupata da oltre 155 anni, oltre alla Sardegna, non solo abbiano votato compatte per il rifiuto della riforma costituzionale, ma si siano piazzate in assoluto ai primi otto posti nella graduatoria per il No. Segno di un malessere profondo che denuncia il rifiuto di una condizione oramai divenuta comunque assolutamente insostenibile. Il fatto che proprio la Sardegna si sia piazzata al primo posto in assoluto contro il vergognoso tentativo di affossare ancor più le già tragiche condizioni in cui versa il popolo meridionale tutto, evidenzia ancor più il malessere di una regione che è stata trattata dallo Stato Italiano, forse più delle altre, come pattumiera d’Italia, come campo di addestramento per la sperimentazione di armi con residui tossici, con spregio e disinteresse, inoltre, per le conseguenze, anche sanitarie, che tali sperimentazioni hanno avuto e hanno per quelle popolazioni. Conseguenze gravi che interessano però anche altre regioni e non è certo un caso che, subito dopo la Sardegna, in opposizione a quanto proposto dal referendum si trovino nell’ordine Sicilia e Campania. Una graduatoria quindi che la dice lunga sullo scontento profondo delle regioni meridionali tutte.

          Il voto di questo 4 dicembre 2015 è certo un voto importante, importantissimo, ma non deve tuttavia distoglierci dalla realtà dei fatti: l’Italia ha già comunque perso la sua sovranità a seguito della sottoscrizione di tanti scellerati patti europei. Il voto di ieri sancisce “solamente” che il popolo italiano e meridionale in particolare, non intende avallare quei trattati; significa che li rifiuta, li respinge; ma essi sono tuttavia in vigore e sono quei trattati che determinano le condizioni del nostro popolo. Una vittoria della quale gioire certamente quindi, ma una vittoria che non deve però distoglierci dalla nostra meta finale: l’indipendenza.

 

SARDEGNA:                              Sì 27,78%         No 72,22%

SICILIA:                                      Sì 28,42%         No 71,58%

CAMPANIA:                              Sì 31,48%        No 68,52%

PUGLIA:                                     Sì 32,88%        No 67,12%

CALABRIA:                                Sì 32,98%        No 67,02%

BASILICATA:                              Sì 34,11%        No 65,89%

ABRUZZO:                                 Sì 35,68%         No 64,32%

MOLISE:                                     Sì 39,22%        No 60,72%

 

 

17.16

– 8 dicembre 1816 – 8 dicembre 2016

BICENTENARIO DELLE DUE SICILIE

di Vincenzo Gulì, da parlamentoduesicilie.eu

Dicembre 2016

200 - 1(immagine da wikipedia)

Re Ferdinando IV l’8 dicembre del 1816 emanò una legge fondamentale per lo Stato, con la quale riuniva i domini al di qua e al di là del Faro, costituendo il Regno delle Due Sicilie. E’ suggestivo che quell’importantissimo evento accadde proprio nel giorno che sarebbe diventato festa nazionale dopo il dogma dell’Immacolata. La novella nazione cambiò anche il numero ordinale del sovrano che divenne Ferdinando I Re delle Due Sicilie.

L’antico regno di Sicilia che si estendeva nel Medio Evo sino al Tronto e che con il passare dei secoli si era connotato in due distinti reami, pur se quasi sempre uniti sotto lo stesso monarca, alla fine si era orientato più verso Napoli in un momento cruciale della sua storia. I Napolitani e i Siciliani stavano per inaugurare un’epoca doro in cui, dalla loro unione sarebbe maturata, alla metà dell’Ottocento, una delle nazioni più grandi del mondo. La sinergia che le Due Sicilie sapranno sprigionare sotto Ferdinando II sarà proprio effetto dell’abbraccio anche giuridico tra la Sicilia Citrafaro e quella Ultrafaro. Infatti mai in precedenza (né purtroppo in seguito per i noti avvenimenti) le due componenti sono state mai in grado di dominare mercati e accrescere il benessere degli abitanti come durante la nazione duosiciliana.  Questo dato deve far riflettere gli scettici perché ogni altra considerazione è stata alimentata da chi ci odia da ben più di 155 anni.

Il P2S proclama una giornata di festa nazionale per l’8 dicembre 2016 in occasione del bicentenario della nascita delle Due Sicilie. Tanti anniversari sono stati commemorati ma questo è sicuramente uno dei più importanti e deve far esporre ad ogni amante della propria Terra la bandiera.

Fonte:

http://www.parlamentoduesicilie.eu/wordpress/?page_id=7620

 

16.16

– Magna Grecia, Sicilia, Due Sicilie… per me pari sono.

di Giovanni Maduli

26.10.16

 

Senza nulla togliere ai grandi contributi portati alla cultura meridionale dalle altre regioni meridionali, Calabria, Puglia, Campania etc., credo sia corretto affermare che la Sicilia possa intendersi, per certi versi, come “Madre” di tutto il Sud e che, di conseguenza, tutto il Sud possa definirsi in un certo senso “Sicilia”. Anche perché, come è noto, il Regno di Sicilia si è esteso, per secoli e prescindendo dall’estensione fino alla Tunisia, da Lampedusa all’Abruzzo. Ed è proprio questo che mi sforzo continuamente di far comprendere agli amici Sicilianisti Puri, intendendo per questi ultimi coloro che invece riconoscono nella sola isola la loro Madre Patria.

E tuttavia credo che all’interno di questa Terra, tralasciando solo per brevità l’importante contributo storico culturale di altre importanti città come Bari, Catania, Messina, Crotone, Melfi, etc., Napoli e Palermo abbiano occupato dei ruoli preponderanti decretando, di fatto, una dualità che, lungi dall’essere rivale, come alcuni opportunisticamente affermano, costituisce invece una delle caratteristiche salienti della Nostra Patria. Caratteristica che invece di essere vista e vissuta come una insanabile controversia, ne costituisce l’essenza e l’humus. Basti ricordare che, ad esempio, sul prospetto del Palazzo Reale di Napoli campeggiano ancora, fra le altre, le statue di Ruggero il Normanno e di Federico II di Svevia. Se infatti sotto i Normanni Palermo, ma anche altre città insulari, hanno vissuto il loro periodo di massimo splendore, giungendo ad essere una delle maggiori capitali culturali e artistiche mondiali, Napoli lo è stata, sotto i Borbone, nel ‘700 e nell’800. Questi due secoli hanno infatti rappresentato per Napoli il suo risveglio e il suo riscatto. Se fra il 1100 ed il 1300 Palermo ha visto giungere sui suoi lidi grandi cartografi, artisti, letterati, maestranze qualificte, etc., Napoli ha visto giungere fra il ‘700 e l’800 architetti, ingegneri, medici, musicisti di fama mondiale e da tutta Europa. E questa dualità storica e culturale è stata sottoscritta e valorizzata dai Borbone che riconoscevano ad entrambe le città il rango di capitali. Una dualità quindi non rivale ma semmai complementare.

D’altro canto è innegabile che la distanza non indifferente fra le due Capitali (nell’800 prima dell’avvento delle navi a vapore occorrevano circa 36 ore per collegare le due città via mare), abbia determinato nel corso dei secoli una certa diversità riscontrabile nelle rispettive lingue, usi e costumi. Attenzione, lingue e costumi diversi ma molto simili. E tuttavia quelle lievi diversità hanno dato e danno origine a modi di vedere, anche culturali, simili eppure diversi. Hanno dato origine a due identità simili, sorelle, ma distinte. Ora, se si fanno proprie le superiori considerazioni e se si tiene conto dello sviluppo altro e diverso che Napoli ha avuto nel corso del ‘700 e dell’800 rispetto a Palermo, non può non convenirsi che quelle differenze, seppure lievi e sorelle, abbiano dato origine ad una identità distinta da quella palermitana e quindi Siciliana in senso geografico. Per questi motivi, seppure, come detto, storicamente tutto il Sud può intendersi come “Sicilia”, non può chiedersi ad un Napolitano (come pure ad un Pugliese o ad un Abruzzese) di doversi sentire Siciliano; non corrisponderebbe al vero: le identità sono simili è vero, ma al tempo stesso diverse. Palermo e la Sicilia insulare ha la sua storia e la sua cultura; Napoli ha le sue, ancorché simili a quelle siciliane. Riconoscere questo dualismo in chiave positiva e complementare è la via per superare inutili dualismi e contrapposizioni che certamente non giovano al riscatto dei rispettivi popoli. Per contro, insistere su una rivalità, per altro sconfessata da autorevoli storici di livello mondiale anche stranieri, favorisce solamente quel “Divide et impera” utile solamente a coloro che, oggi come ieri, hanno tutto l’interesse a tenerci divisi. Il Nostro obiettivo deve essere quello di unirci, nel rispetto delle reciproche identità, per combattere quel nemico comune che da oltre 150 anni, profittando anche di questo falso dualismo artatamente costruito, ci tiene ai margini del progresso sociale ed umano.

Quindi chiamare la Nostra Terra Sicilia, Due Sicilie, Magna Grecia o altro, ma che importanza ha?

Poi, sul ruolo che i Borbone ebbero o non ebbero nello sviluppo del Sud, di Palermo e della Sicilia insulare, ognuno può ritenere ciò che crede: i documenti restano testimonianza certa di ciò che avvenne. Chi vuole conoscerli non ha che da cercarli e consultarli. Anche se, va detto, quest’ultimo aspetto non cambia di una virgola le comuni prospettive future che Noi tutti, oggi, siamo chiamati ad esaminare.

 

 

15.16

– Il nostro commento all'articolo "Il Giure Siculo" di Massimo Costa

Caccamo

In relazione al bell’articolo a firma dell’amico Massimo Costa, “Il Giure Siculo”, che si può leggere al seguente link,

http://www.sicilianiliberi.org/…/a…/187-il-giure-siculo.html
mi corre l’obbligo di fare alcune precisazioni.

Va premesso che, per come è stato autorevolmente e giustamente sostenuto da altro commentatore ad altro articolo storico di Massimo Costa, la storia siciliana (ultra e citra faro) è estremamente complessa e molti possono essere i fatti e gli argomenti che possono essere letti ed interpretati in maniere diverse eppure corrette e legittime. In sostanza non è difficile trovare argomentazioni che possano far propendere per una tesi o per l’altra e cioè per l’unità del popolo siciliano nel suo complesso, ultra e citra faro, ovvero per una divisione fra i popoli siciliani continentali e quelli insulari.
Detto questo, nell’evidenziare che nessuno mette in discussione l’alto livello raggiunto dalla giurisprudenza isolana, livello che come giustamente rilevato nell’articolo affonda le sue radici nel periodo federiciano, vorrei soffermarmi su alcuni punti del superiore articolo.

Nell’articolo si afferma che “Il codice ferdinandeo era ricalcato su quello francese, di diretta derivazione napoleonica, e quindi rivoluzionaria e illuminista, andando a sostituire il “Code Civil” che Murat attuava direttamente durante la sua monarchia con analoga rivoluzione giuridica nel regno continentale.”. Una tale affermazione non corrisponde ai dati di fatto. Infatti, a prescindere dall’avversione dichiarata del Regno Duosiciliano alle idee “rivoluzionarie” francesi e poi murattiane, è appena il caso di ricordare che il popolo napolitano nel 1799, proprio contro quelle idee, diede vita alla famosa “Rivoluzione dei Lazzari”.

Si afferma poi: “Il codice ferdinandeo era ricalcato su quello francese, di diretta derivazione napoleonica, e quindi rivoluzionaria e illuminista. …La Sicilia… fu conquistata così dal razionalismo illuminista, dai Francesi e da Napoleone”. Anche questa affermazione non corrisponde ai dati di fatto. Niente era infatti più lontano dalla Corte Borbonica delle idee illuministe e napoleoniche. Come poteva essere possibile che i sovrani siciliani appoggiassero le idee che erano professate da coloro che li avevano illegalmente spodestati?

Come si vede quindi, non si tratta di “…realtà inoppugnabili…”; semmai di fatti che si leggono a seconda di quale sia il proprio legittimo punto di vista.

Infine un’ultima non secondaria precisazione.

Non mi vanterei del fatto che “…la legislazione sicula, per molti versi analoga a quella britannica…” per i seguenti motivi:

1) Se è vero che la legislazione Siciliana (ultra faro) era di stampo anglo sassone e da questa aveva preso spunto (come di stampo anglosassone fu anche la tanto decantata e subdola Costituzione Siciliana del 1812), è anche vero che la Sicilia (isola) era considerata dall’Inghilterra una vera e propria colonia e che inoltre la stessa Inghilterra in diverse occasioni ed in diversi modi fece di tutto per inglobarla nella sua giurisdizione. Quanti, ad esempio, sono a conoscenza del fatto che la flotta militare siciliana, istituita a seguito della costituzione del 1812, aveva per comandante un ammiraglio inglese?

2) E’ da far notare che la tanto decantata “democrazia inglese” ebbe i suoi natali a seguito della Prima Rivoluzione Inglese del 1642; rivoluzione attraverso la quale si instaurò un regime apparentemente democratico ma che in realtà (come fece più tardi la rivoluzione francese) non faceva altro che trasferire i poteri dalla classe dominante all’aristocrazia finanziaria e mercantile; proprio in quelle circostanze il potere di emettere moneta passò dallo Stato alle banche. I risultati di quella rivoluzione sono, oggi, sotto gli occhi di tutti.

Per contro, infine, la unitarietà del popolo siciliano nella sua interezza (citra e ultra faro), è testimoniata da origini linguaggi, musica, cultura e tanto altro che affondano le loro comuni radici nella notte dei tempi: tutti i popoli meridionali d’Italia, per come è anche stato di recente comprovato da un autorevole studio biogenetico (1) infatti, derivano da un unico popolo (e dalle successive commistioni con latri popoli) e più precisamente dai Sikle, antica popolazione di origine mesopotamica che intorno al 4000 a.C. si insediò nella penisola italica.

La “cesura drastica” e la “definitiva soluzione di continuità di un ordinamento che affondava in secoli di statualità le proprie origini” richiamata nell’articolo, cozza quindi con la realtà dei fatti che vede nei popoli meridionali un unicum inscindibile, e da un punto di vista storico e da un punto di vista culturale e da un punto di vista genetico.

1) http://genealogiagenetica.it/storia-genetica-degli-italiani/

Giovanni Maduli

 

 

14.16

La politica del disastro.

di Vincenzo Gulì, da parlamentoduesicilie.eu

Agosto 2016

Chi s’intende un po’ di finanza pubblica è portato a fare alcune considerazioni sul alcuni fenomeni attuali che sembrano altrimenti inspiegabili. Quello che andiamo dicendo riguarda l’intero pianeta poiché crisi e annessi sono effetti di quella élite che lo tiene celatamente in pugno. E’ risaputo che nei periodi di crisi c’è un’automatica stretta alle spese pubbliche (spending review) con più rigoroso e demagogico controllo delle stesse, minore circolazione di denaro e conseguente più bassa possibilità di lucrare su appalti e business plan. E’ risaputo pure che l’avidità dei politicanti non conosce freni ed escogita, proprio nei momenti più difficili, espedienti per rimpinzarsi maggiormente. L’unico problema risiede nel non allertare l’opinione pubblica che già è sotto alta tensione per la congiuntura sfavorevole. Da tempo la fondamentale attività di ricerca è stata orientata in un settore che nemmeno i più pessimisti avrebbero immaginato. Con una serie di pretesti idonei a tenere buona la massa, come la crisi energetica o i miglioramenti agricoli, si è stati purtroppo capaci di modificare il clima, creare sismi sulla terra ferma e nei mari, avvelenare in varie maniere intere popolazioni, come per la Terra dei Fuochi. Apparentemente i danni conseguenti dovrebbero essere una perdita secca per le amministrazioni pubbliche costrette ad intervenire. Ma non è così. Già l’assenza di seria prevenzione dovrebbe far riflettere gli scettici; non proteggere equivale ad elevare il rischio. Tornando a quanto detto sopra per la riduzione delle risorse e della maggiore severità nell’utilizzarle, tutto viene magicamente a cadere quando si verifica una calamità sociale. Per l’urgenza, i fondi sono immediatamente sbloccati e reperiti se insufficienti, magari con prestiti esteri; le ispezioni legislative e contabili sono posposte e quindi incapaci di intervenire tempestivamente; tangenti e pizzi si susseguono a meraviglia rimpinguando le tasche dei piccoli e grandi sciacalli.

La prima volta che la Scienza delle Finanze annovera qualcosa di simile è nei bilanci pubblici post-rivoluzionari, come quelli della Repubblica Partenopea di Napoli del 1799. Mentre prima si realizzavano le opere pubbliche essenziali praticamente solo con gli apporti dei sovrani e dell’aristocrazia e si mirava al pareggio del bilancio, in seguito si inventò il cronico disavanzo dello stesso da ripianare con l’aumento esponenziale dei tributi colpendo le altre classi sociali con balzelli crescenti soprattutto sui beni di consumo. Naturalmente la demagogia riempì i mass media della favola che più spese significavano più servizi e quindi più benessere sociale. Gli indici economici pre e post rivoluzionari forniscono l’adeguata e incontrovertibile risposta a queste utopie.

Allora la politica del disavanzo, contrabbandata per welfare, adesso la politica del disastro spacciato per evento naturale. Essa è adottata da tutti i paesi egemoni, USA in testa, e Italia in particolare. Le trivellazioni per fonti energetiche, l’irrorazione quotidiana di scie chimiche micidiali, l’esiziale traffico di rifiuti tossici sono dei mezzi tramite i quali si inferiscono alle popolazioni catastrofici danni. Quando i settentrionalisti lanciano lo slogan “Vesuvio lavali col fuoco” non proferiscono una mera espressione razzista bensì soprattutto un auspicio rivolto ai tiranni globalizzati o al caso di concedere loro uno dei più grossi business del secolo!

Per l’opinione pubblica ci sono tanti opinion maker che dai punti di informazione più autorevoli, (come televisione, giornali e università) deviano abilmente l’attenzione su falsi problemi e obiettivi (come lo sport o la politica di destra e sinistra) sminuendo ogni perplessità e facilitando in tal modo la marcia vittoriosa della Signora con la Falce. Agli stessi autori di questi orrendi crimini si rivolgono questi ingenui con il cervello modificato dall’informazione per chiedere aiuto (vedi marce per la pace e raccolta di firme). L’esito delle loro istanze è scontato perché in questa lurida politica del disastro è compresa l’attività formale di bonifica e ricostruzione, ramo fondamentale per eludere la compressione delle spese e quant’altro già detto.

Ribadendo che questa politica è una piaga mondiale e che la sovranità di quasi tutti gli stati, come quello italiano, è assolutamente limitata (basti pensare alla sudditanza monetaria) non esiste soluzione legale all’interno del sistema. Esiste però la legittima difesa dei Popoli. Solo nelle zone in cui ancora c’è un Popolo si intravede la luce in fondo al tunnel…

 

13.16

 

Nel nostro interesse

di Giovanni Maduli

 

Dagli ultimi sondaggi (luglio 2016) relativi al referendum costituzionale (sempre se veritieri), e per come riportato da diverse testate giornalistiche (1), sembrerebbe che si profili un testa a testa fra i sostenitori del “Si” e i sostenitori del “NO”.

          E’ gravissimo che gli italiani, la maggior parte dei quali, per come testimoniato dagli stessi articoli, sconoscendo i contenuti del referendum e soprattutto le sue nefaste conseguenze, si lascino irretire dalle chiacchiere che il governo continuamente ci propina attraverso vari programmi televisivi che, seppure apparentemente equidistanti, appoggiano più o meno velatamente le scelte governative. Il governo ha tanti mezzi per propugnare le sue idee: giornali, telegiornali, spettacoli televisivi, interviste, etc.. A tal proposito non è secondario ricordare, ad esempio, la sostituzione di Bianca Berlinguer, in parte contraria ai contenuti del referendum, alla direzione del TG3; come pure è stato sostituito il direttore del TG2 (2). Noi cittadini comuni non abbiamo i mezzi del potere costituito: disponiamo solamente della possibilità di divulgare le nostre ragioni e di null’altro. Per questo, indipendentemente da qualsivoglia ideologia o schieramento, invitiamo tutti i convinti sostenitori di questa democrazia a divulgare quanto più possibile il seguente video e ciò indipendentemente dalla simpatia o antipatia che si possa provare per il relatore. Ne va della tenuta dei cardini democratici; ne va delle nostre libertà.

          E nel caso della vittoria del “Si” le conseguenze sarebbero ancor più gravi per i Siciliani i quali si vedrebbero di fatto abolire il loro decennale Statuto, ottenuto anche con il sangue dei suoi valorosi sostenitori. Ma non invitiamo solamente a divulgare questo articolo o, se si preferisce, solamente il video, ma a divulgarlo di continuo con ogni mezzo e con cadenza almeno bisettimanale.

      Facciamolo, è nell’interesse di tutti.

     Grazie a quanti vorranno collaborare.

VIDEO:

Marco Travaglio: la dittatura che la casta instaura con le modifiche alla Costituzione

di Luca Castaldi, da youtube.com

https://www.youtube.com/watch?v=hl1FskkJLxQ

 

  1. –    27.6.16, ilfattoquotidiano, sondaggio IXE:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/07/29/referendum-costituzionale-sondaggio-ixe-il-44-degli-italiani-per-il-si-38-no-quasi-il-60-non-sa-di-che-si-tratta/2942050/

– 30.7.16, ilfattoquotidiano, sondaggio Winpoll per Huffington post:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/07/30/sondaggi-referendum-no-al-525-e-in-vantaggio-sul-si-al-477-e-al-ballottaggio-vincerebbe-il-m5s/2945210/

– 4.7.’16, ilgiornale, sondaggio Euromedia:

http://www.ilgiornale.it/news/politica/referendum-nei-sondaggi-no-avanti-541-1279082.html

     2.       http://www.noidiciamono.it/nomine_una_rai_pronta_per_l_autunno

 

 

12.16

– Napoli si sta svegliando e la Sicilia… pure.

di Giovanni Maduli

10.7.2016

 

Napoli, finalmente, si sta svegliando.

          Il lungo processo di acquisizione di consapevolezza iniziato ormai tanti anni fa con la pubblicazione de “La conquista del Sud” di Carlo Alianello, proseguito poi con i sapienti ed insostituibili lavori di Nicola Zitara e via via di tanti Altri, sta finalmente dando i suoi frutti. Napoli ed i Napolitani stanno riscoprendo le loro nobili radici, il loro nobile passato, le loro invidiabili ed invidiate tradizioni fatte di solidarietà, partecipazione, profondo, ancorché spesso tormentato, senso della vita. Ed è un processo importante; quindi fondante, perché si tratta innanzi tutto di un processo culturale che, come noto, deve sottintendere e precedere – e non potrebbe essere diversamente – ogni qualsivoglia processo di riscatto. Il mondo oggi parla di Napoli; ma stavolta non solo delle sue bellezze, delle sue caratteristiche storiche, paesaggistiche e monumentali, ma anche e sopratutto delle sue peculiarità e varietà culturali, della sua apertura mentale, del suo sapere guardare ben oltre i vecchi e stantii paradigmi della manipolata pseudocultura storica che gli è stata imposta, ormai, oltre 155 anni fa. Napoli, e con essa tutto il Sud, guarda avanti; guarda lontano.

          Il pieno turistico di queste settimane e di questi mesi; le tante manifestazioni culturali, non ultime le celebrazioni per il tricentenario della nascita di Carlo di Borbone, portate avanti con fiducia ed entusiasmo; il recentissimo conferimento della cittadinanza onoraria a Sofia Loren; la recentissima sfilata di Dolce&Gabbana e l’ambientazione per le vie di Napoli delle ultime creazioni di Givenchy; lo stanziarsi a Napoli di filiali di grosse realtà imprenditoriali come quella della “Apple”; l’indicazione di Napoli sulla Guida Michelin come città più “stellata” d’Italia, ne sono gli evidenti ed incontestabili testimoni. E il fenomeno è in continua e costante crescita. Perfino la “vita politica” della città, sebbene ancora legata a vecchi, superati e ormai inaccettabili schemi di stampo unitarista, sembra dare segni di risveglio.

          E’ vero, per chi è indipendentista questi ultimi sono segnali ancora ambigui e certamente insufficienti; e tuttavia prodromi di un cambiamento che è innegabilmente in itinere; che è “nell’aria”.

          Alcuni lamentano che di tutto ciò giornali e televisioni nazionali non parlino; si indispettiscono perché tutto questo viene ignorato e taciuto dalla “politica ufficiale” e dai media, il che è comprensibile. Tuttavia penso che di questo disinteresse, di questo snobbarci, dobbiamo invece essere felici ed orgogliosi; dobbiamo esserne fieri: significa, semplicemente, che hanno paura. E non in senso metaforico, ma realmente e materialmente. Si teme questo risveglio consapevole e, ancor più, si teme il prossimo imminente riscatto che da quei fatti non può non discendere. Non rabbuiamoci quindi, non intristiamoci; questo silenzio mostra, oltre che la paura, anche l’invidia e la gelosia di coloro che per ben oltre un secolo hanno tenuto perfidamente Napoli e tutte le Due Sicilie sotto il tallone di una deliberata ignoranza, di una calcolata inconsapevolezza, di squallide bugie. Il risveglio è in atto e niente e nessuno potrà ormai arrestarlo.

          La Sicilia, dal canto suo, sta procedendo per altra via, ma non meno importante ed efficace; anzi.

          Consapevole da sempre della sua specifica identità e delle sue forti e particolari connotazioni che hanno contribuito non poco alla storia ed alla formazione culturale del Sud Italia, sta mettendo in campo iniziative di stampo prettamente politico che, auspico, daranno presto i suoi frutti. Sono infatti in itinere e in forte crescita attività politiche volte al disimpegno politico della Sicilia Ultra Faro dalle mortali spire italiche e anche da quelle europee e mondialiste. E noi Duosiciliani non possiamo che felicitarci di queste iniziative, nella consapevolezza che un successo politico in senso indipendentista della Sicilia Ultra Faro si porrebbe certamente come “apri pista” per tutti i territori delle Due Sicilie.

          D’altro canto i segnali per una comune unità d’intenti ci sono tutti; a titolo di esempio basti considerare, fra i tanti, i quattro articoli a dir poco esemplari, che possono leggersi al seguente link,

http://briganti.info/napoli-e-sicilia-dominazioni-straniere-o-cittadinanza-allargata/ ,

e qui , qui e qui , dai quali si evince che una forte unità o, quanto meno, una forte alleanza fra tutte le aree Duosiciliane, sarà non solo possibile e utile, ma necessaria ed indispensabile per una più forte ed una più autorevole presenza della nostra Comunità nel consesso internazionale. Nell’ultimo fra quelli indicati in particolare, (che in realtà è una mozione presentata ad un congresso di una formazione politica), si auspica perfino l’indizione di un referendum per l’annessione alla Sicilia Ultra Faro di tutte le regioni del Sud peninsulare.

          Certo, so bene che in entrambe le coalizioni, specie quella insulare, esistono resistenze e diffidenze ma, a prescindere dalla considerazione che prima o poi tutti si giungerà a convenire che da tale unità si potrà averne solo vantaggi, è da evidenziare – e ne sono testimone – che molti Siciliani (intendendo per questi i residenti nella Sicilia Ultra Faro), seppure aderenti ad Associazioni, Movimenti o Partiti Siciliani isolani, vedrebbero con favore questa vicinanza e/o questa unione. Ci vorrà tempo, ma prima o poi si non si potrà non convenire che una scelta diversa non potrebbe che nuocere o, comunque, limitare ed indebolire i successi dell’una o dell’altra coalizione, se separate.

          Ci vorrà pazienza, impegno, perseveranza e costanza, nella certezza che prima o poi tutte le Componenti di quello che fu il Regno di Sicilia, forti della loro comune cultura, delle loro comuni radici, delle loro comuni disavventure e delle loro comuni aspirazioni, riacquisiranno quel ruolo e quella autorevolezza che sono loro proprie e che certamente meritano.

Siamo appena all’inizio ed è un buon inizio.

 

 

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11.16

– Il senso di opportunità dello Stato Italiano. Un concetto fondante o un inutile orpello?

di Giovanni Maduli

8.7.2016

 

Come e perché sia nata la Repubblica Italiana e ancor prima il Regno d’Italia ormai è a conoscenza di molti, ancorché non di tutti. Molti infatti sono a conoscenza delle truffe e degli inganni perpetrati dal Regno d’Italia prima e dalla Repubblica Italiana poi nei confronti della Sicilia e di tutto il Sud. Basti, fra gli innumerevoli altri, ricordare come una volta fatta l’unità d’Italia abbiamo dovuto subire il vertiginoso aumento delle tasse (compresa la tassa di guerra, cioè la tassa per essere stati invasi!), la chiusura dei maggiori opifici con trasferimento al nord dei relativi macchinari, la drastica riduzione dei telai tessili, la leva militare obbligatoria per finire, si fa per dire, con la “cessione” alle banche del nord del Banco di Sicilia pochi anni addietro, (evento quest’ultimo che fa il paio con lo “strangolamento” del Banco di Napoli, con gravissime ripercussioni su tutta l’economia meridionale, espropriata di fatto della sua liquidità, avvenuto già subito dopo la cosiddetta unità.)

Ma non è su questi aspetti che desidero soffermarmi con questo articolo, piuttosto su altri che hanno caratterizzato, in maniera forse anche peggiore, la perdita della nostra indipendenza e cioè, in primis, la totale perdita di moralità della classe politica italiana a far data da quel nefasto 1860. Perdita di moralità che iniziata con la corruzione di moltissimi esponenti delle classi elevate militari e nobiliari, è proseguita poi attraverso intrallazzi, compromessi, imbrogli, maneggi, quando non addirittura con vere e proprie compromissioni con la malavita locale che, da allora, ha ampliato e non di poco la sua influenza sulla vita politica e sociale del regno italico prima e della successiva Repubblica poi, come molte recenti sentenze purtroppo dimostrano. So bene che sul termine “moralità”, e cioè su cosa sia morale o immorale potrebbe aprirsi una discussione pressochè infinita, ma la moralità alla quale qui faccio riferimento è, mi sia consentito, la moralità del senso “comune”, quella, se si vuole, popolare e proletaria, financo “spicciola” e forse anche un po’ bacchettona; moralità che però, credo, pur con tutti i suoi limiti e contraddizioni,  era e forse sarebbe ancora in grado di porsi quale margine invalicabile nei confronti di quegli arbitrii, di quei “piacimenti” e di quelle “libertà” ai limiti del legale, quando non platealmente illegali, che ormai costellano quotidianamente la vita dello stato a suo tempo impostoci. Gli esempi potrebbero essere infiniti, piccoli, si fa per dire, e grandi: dalla perdita dell’uso della propria casa in caso di occupazione fulminea e abusiva da parte di chicchessia, alla “nomina d’ufficio” di ministri, presidenti e governi; dalla giusta solidarietà verso chi ha bisogno, al vedersi scavalcare da chi, pur nel bisogno, può accampare pretese e ottenere diritti ormai negati ai residenti; dalla perdita dei più elementari diritti in ambito lavorativo, alla recente “teoria” secondo la quale “non è bene” che il popolo sia chiamato ad esprimersi su certi argomenti perché ignorante e incompetente. E potrei continuare…

Va da sé che una tale perdita di moralità porta, inscindibilmente, non solo alla perdita di determinati valori sociali ed umani, ma addirittura alla perdita di opportunità, nel senso che non si bada più – e come sarebbe possibile, sarebbe quasi un controsenso – a cosa è opportuno o inopportuno proporre; a cosa è opportuno o inopportuno fare. D'altronde, scusate, abbiamo rinunciato alla morale e dobbiamo stare a preoccuparci di cosa sia o non sia opportuno? Ridicolo no? Ecco allora che l’impensabile diventa non solo fattibile, ma pianificabile e proponibile; non solo possibile, ma reale.

E’ nelle cose che alcuni possano cedere a certe lusinghe e a certe chimere ovvero, possano incorrere in errori involontari. La legge provvede, quando ci riesce, a punire chi si è lasciato irretire e financo chi ha sbagliato, ahimè, in buona fede; ed è giusto, credo, che sia così. Comprendo anche, e condivido, il principio secondo il quale con lo scontarsi della pena comminata, il reo sia da considerare libero da qualsivoglia addebito regresso e considerato pronto a reinserirsi a pieno titolo nella società avendo pagato il pegno che gli si è imposto. E tuttavia, alla luce di quanto avviene in questi anni sembrerebbe invece che tanto più si sbagli – non importa se in buona o in cattiva fede – tanto più si faccia carriera, tanto più si “salga” nella cosiddetta scala sociale; e questo scavalcando chi, a parità di competenze, non ha mai ceduto ad alcuna lusinga né ha mai commesso errori nello svolgimento delle proprie mansioni.

Non entrando nel merito degli specifici avvenimenti, essendo in corso il relativo procedimento giudiziario, osserviamo però in questi giorni, ad esempio, che Michele Mario Elia, attualmente imputato nel processo per la strage ferroviaria di Viareggio del 2009 dove si ebbero 32 vittime, viene nominato amministratore delegato di Ferrovie dello Stato (1). Non discuto le capacità professionali di questo signore ma mi chiedo: era opportuna una nomina del genere? Non sarebbe stato il caso di attendere l’esito del processo? Non c’erano in tutta Italia altre figure in grado di occupare quel posto e quel ruolo?

Ancora, è di poche settimane fa la notizia che Francesco de Lorenzo,presidente della Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO), è stato confermato Presidente della European Cancer Patient Coalition (ECPC ), cui afferiscono oltre 400 associazioni di malati di cancro in tutta Europa.” (2). Come si ricorderà, è lo stesso Francesco de Lorenzo ex ministro della Sanità condannato, insieme a Duilio Poggiolini, al pagamento di 5 milioni di euro ciascuno allo Stato nell’ambito dell’inchiesta sullo scandalo della sanità del 1982-1992. Anche in questo caso, preso atto che l’ex imputato ha pagato il suo debito alla società, era opportuna questa conferma? E ancora prima, era opportuna questa nomina? Di nuovo: Non c’erano in tutta Italia altre figure in grado di occupare quel posto e quel ruolo?

Come è noto, potrei continuare con altri numerosissimi esempi di tal guisa, ma sono certo che chi legge saprebbe contribuire con molteplici altri suggerimenti.

Per contro, non di rado, si assiste a circostanze per le quali chi in buona fede, forse anche adottando procedure burocraticamente e tecnicamente non impeccabili – non ho le competenze per dare giudizi al riguardo – interviene in difesa dei diritti della comunità, venga emarginato, isolato, condannato. E’, ad esempio, il caso del tenente della Polizia Provinciale Giuseppe Di Bello, condannato anche in appello per aver violato il segreto d’ufficio divulgando i dati sull’inquinamento delle dighe del lago Pertusillo in Basilicata (3). Le leggi vanno certamente osservate ed anche le procedure ed i regolamenti ma, visto che si era in presenza di un comportamento volto comunque alla tutela della pubblica incolumità ed alla salvaguardia dei diritti della Comunità, mi chiedo: possibile che il giusto principio della necessità dell’osservanza dei regolamenti, delle procedure e delle leggi non preveda al suo interno anche il principio della prevalenza della difesa del bene comune? Intuisco che l’armonizzazione di princìpi giuridici diversi non è cosa semplice né facile e non essendo un esperto di materie giuridiche non posso dare una risposta, ma da cittadino comune la questione mi lascia molto, molto perplesso. Anche qui comunque la domanda è d’obbligo: Era opportuna questa condanna? (Opportuna mi chiedo, non giuridicamente corretta).

Ma è anche il caso del Capitano Gregorio De Falco, l’ufficiale della Capitaneria di Porto di Livorno che ordinò perentoriamente il ritorno a bordo del Capitano Schettino in occasione della tragedia della nave Concordia; quello del “…torni a bordo, cazzo!!!”. Da quanto si apprende da notizie attinte dal web, è stato trasferito d’ufficio ad altro incarico e, secondo quanto riportato nell’articolo di riferimento indicato in calce (4), sembra senza alcuna motivazione.

Anche in quest’ambito gli esempi potrebbero essere innumerevoli. Ma indipendentemente dai casi specifici e più in generale, si ha la percezione, per non dire la certezza, di uno Stato che fa quel che vuole e che applica le leggi a suo esclusivo uso, consumo e interesse; uno Stato che ha poco o per nulla a cuore gli interessi dei cittadini e della comunità; uno Stato non più in grado (ma lo è stato mai?) di distinguere cosa sia opportuno da cosa non lo sia.

Uno Stato che ormai, anche per questo, è opportuno abbandonare al suo destino.

 

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Riferimenti:

1)

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/30/strage-di-viareggio-protesta-per-la-nomina-di-elia-un-altro-imputato-a-capo-di-fs/1007087/

2)

http://www.quotidianosanita.it/cronache/articolo.php?articolo_id=40495

3)

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/basilicata/508628/denuncio-inquinamento-nuova-condanna-per-tenente.html

4)

http://www.repubblica.it/cronaca/2014/09/25/news/de_falco_schettino_in_cattedra_e_io_spedito_in_ufficio_questo_paese_storto_punisce_i_suoi_servitori-96605175/

 

 

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10.16

– Napoli e Sicilia. Dominazioni straniere o cittadinanza allargata

di Nicola Donadio, da briganti.info

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Nel primo articolo che ho scritto per Briganti, hocercato di dare una prospettiva più ampia alle possibili cause della caduta del Regno delle Due Sicilie, questa volta cercherò di fare lo stesso ma riguardo a un altro perno fondamentale per la comprensione della nostra storia: il senso di appartenenza.

Molto si è fatto in Italia e in Europa per svilupparlo, problema che fu centrale nel periodo fascista.

Senza volerci dilungare su analisi del ventennio quello che possiamo sicuramente dire è che lo scopo non è stato raggiunto. La tanto agognata italianizzazione non è avvenuta. Molti dicono che il problema sia stato il forte campanilismo che vige in Italia, altri ancora affermano sia colpa delle dominazioni straniere passate, in generale ragioni non troppo onorevoli che gettano nello sconforto le nuove generazioni, le quali si trovano a competere ad esempio con tedeschi e francesi, con un forte senso di appartenenza.

Ero in Sicilia qualche mese fa e le persone, anche le più colte, nell’illustrarmi le bellezze della loro terra non mancavano di precisare quale fosse il “dominatore” che le avesse costruite. A Napoli, un ragionamento analogo lo si fa parlando prima dei coloni greci, angioini e aragonesi poi e per finire i Borbone che, tutto sommato, erano napoletani, mi verrebbe da aggiungere ironicamente.

In Sicilia, si parla dei conquistatori arabi, normanni, aragonesi, ricordandoci che prima c’erano greci e fenici, che poi sono diventati cartaginesi. Insomma, un crogiuolo di popoli che polverizzano teoricamente la nostra identità o meglio la nostra presunta identità moderna fondata su forti connotazioni razziali. Ma è sempre stato così?

Andando a ricercare in fonti antecedenti ai nazionalismi, è possibile trovare una diversa chiave di lettura. Ad esempio:

“Rammenti adunque di esser nato con noi; e che questo cielo e questa bellissima parte d’Italia ti ha nel mondo prodotto per uno scudo e per un porto, alle percosse ed a’ naufragi suoi. Vinca nel cuor tuo la pietà delle miserie nostre; abbraccia gli innocenti fanciulli; solleva le spaventate madri; ferma quel sangue, di cui il tuo natio terreno, le domestiche case e li divini altari vedrai sozzi e bruttati; e finalmente, non sofferire che, cacciati dalla necessità, vivente te, corriamo per salute nel grembo di gente barbara, aliena di lingua e varia di costumi; come senza fallo avverrà, non accettandoci tu per servi tuoi”. (Camillo Porzio, La congiura dei Baroni, Edizioni Osanna Venosa 1989 – p.108)

A parlare secondo la testimonianza del Porzio è Antonello Sanseverino, Principe di Salerno, che si rivolge a Federico I d’Aragona nel contesto della congiura dei Baroni e precisamente nel 1485. Risulta evidente che appartenere alla casata d’Aragona non implica essere straniero, così era per il Principe di Salerno e sicuramente così sarà stato per gli abitanti del Regno all’epoca. Cosa minacci poi il Principe qualora Federico non accettasse di diventare Re è un argomento più ampio che al momento esula dal nostro contesto.

 

Sin dai tempi dell’Impero romano, il concetto di cittadinanza non aveva una connotazione razziale, ma giuridica. Le popolazioni del mediterraneo, fortemente mischiate tra loro, concepivano il senso di appartenenza in base alla loro tradizione. Ed è questa forse la parola magica: “tradizione”. Il connotato di similarità, l’elemento di empatia con il vicino, colui che condivide le stesse pratiche. Questo amore per la tradizione è ancora fortissimo in Italia e in special modo nelle regioni meridionali. Il mondo moderno, dai nazionalismi in avanti è riuscito a sostituire la parola “antico” con la parola “vecchio”, facendo passare di colpo la tradizione da qualcosa di cui aver cura a qualcosa di cui sbarazzarsi. Si è confusa la modernità con la mancanza di tradizione, come se ci fosse bisogno di un uomo nuovo che ripudi il passato perché giudicato rozzo, ignorante e in fin dei conti poco “cool”. Tuttavia, la voglia di tradizione sembrerebbe essere ancora dominante nell’ex Regno. A un giapponese in gita a Napoli basterebbe girare un giorno con la maglia di Maradona e incitare gli azzurri allo stadio per essere visto dal popolo un napoletano. Non sto esagerando, sono pienamente convinto che l’esperimento riuscirebbe, il popolo napoletano è curioso e ragiona per integrazione, non per esclusione. L’importante è avere fede: in Maradona, in San Gennaro e sicuramente nell’Altissimo.

Dignità accademica

Ma l’elemento più importante per tenere in piedi un senso di appartenenza è la dignità. La lettura della storia secondo cui siamo stati sempre dominati dagli stranieri lede il nostro orgoglio ed è una zavorra inaccettabile per un popolo che necessita di una rinascita di spirito dalle proprie ceneri. C’è bisogno, quindi, di recuperare dignità e per farlo bisogna innanzitutto riscoprire le basi del nostro pensiero fortemente radicato con la nostra tradizione. Nel XVIII secolo, quando l’illuminismo e i nuovi filosofi francesi iniziavano ad avere un peso nel panorama culturale italiano, Gian Battista Vico, faro della cultura napoletana, rimaneva fermo nella convinzione che la propria tradizione fosse più profonda e alta; non a caso a Napoli era considerato un patriarca. Nel suo viaggio in Italia, Goethe parla del suo incontro con un grande legislatore napoletano, Gaetano Filangieri, queste le sue parole in merito:

“Egli non tardò a intrattenermi su uno scrittore d’altri tempi, nella cui insondabile profondità questi moderni italiani amici delle leggi trovano edificazione e conforto; il suo nome è Giovan Battista Vico, e lo tengono per superiore a Montesquieu. Da una rapida scorsa al suo libro, che mi fu consegnato come una reliquia, ho avuto l’impressione che vi siano esposti sibillini presagi del bene e del giusto, il cui avvento è previsto, o prevedibile, sulla base di severe meditazioni intorno a ciò che ci è stato tramandato e a ciò che vive. È molto bello per un popolo possedere un tal patriarca; un giorno i tedeschi avranno in Hamann un breviario non dissimile”. (J. Wolfgang Goethe, Viaggio in Italia,  BUR Classici Moderni 1991,  p. 197)

Mi soffermerei sulla frase “È molto bello per un popolo possedere un tal patriarca“, Goethe alla fine del XVIII secolo sente la mancanza per la sua patria di un riferimento culturale come Vico, mentre i napoletani in modo orgoglioso possono vantarlo superiore a Montesquieu. Ovviamente oggi Vico viene studiato poco e molti non sanno nemmeno chi sia. Ma ancora alla fine del XIX secolo Francesco De Sanctis, anche lui delle province napoletane, spiega in modo esemplare il ruolo di Vico nei confronti della nuova cultura europea:

“Predicavano la ragione individuale, ed egli le opponeva la tradizione, la voce del genere umano. Gli uomini popolari, i progressisti di quel tempo, erano Lionardo di Capua, Cornelio, Doria, Calopreso, che stavano con le idee nuove, con lo spirito del secolo. Lui era un retrivo, con tanto di coda, come si direbbe oggi. La coltura europea e la coltura italiana s’incontravano per la prima volta, l’una maestra, l’altra ancella. Vico resisteva. Era vanità di pedante? Era fierezza di grande uomo? Resisteva a Cartesio, a Malebranche, a Pascal, i cui Pensieri erano «lumi sparsi», a Grozio, a Puffendorfio, a Locke, il cui Saggio era la «metafisica del senso». Resisteva, ma li studiava più che facessero i novatori. Resisteva come chi sente la sua forza e non si lascia sopraffare. Accettava i problemi, combattea le soluzioni, e le cercava per le vie sue, co’ suoi metodi e coi suoi studi. Era la resistenza della coltura italiana, che non si lasciava assorbire, e stava chiusa nel suo passato, ma resistenza del genio, che cercando nel passato trovava il mondo moderno. Era il retrivo che guardando indietro e andando per la sua via, si trova da ultimo in prima fila, innanzi a tutti quelli che lo precedevano. Questa era la resistenza del Vico. Era un moderno e si sentiva e si credeva antico, e resistendo allo spirito nuovo, riceveva quello entro di sé”. (Francesco De Sanctis, Storia della letteratura italiana [1870], Morano, Napoli 1890, p. 314)

Dignità territoriale

Esistono molti altri esempi di dignità accademica ma veniamo ad un altro punto altrettanto fondamentale per sfatare il mito della dominazione straniera: la dignità territoriale. Per farlo partiamo da una provocazione:

Federico II, detto di Svevia, era siciliano?

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La storiografia moderna tende a rispondere negativamente, cerca di spostare l‘attenzione guardando da una prospettiva scorretta. Innanzitutto Federico sicuramente parlava arabo, la lingua della scienza e della cultura al suo tempo. Sicuramente Federico si sentiva siciliano in quanto è lì che è cresciuto è quel popolo che ha amato e a quel popolo ha donato la prima vera grande costituzione europea: le costituzioni di Menfi. Quello che dobbiamo assolutamente assimilare è che essere siciliano all‘epoca non voleva dire essere di colore olivastro con occhi neri e capelli magari ricci. I tratti somatici non erano contemplati, si diventava siciliani vivendo la Sicilia e per la Sicilia. L‘intera concezione di cittadinanza nel mediterraneo era legata all’idea di condivisione della tradizione. Nessuno dei siciliani avrebbe utilizzato l’appellativo “straniero” per indicare Federico. È questo il grande inganno della nostra storia, chiamiamo stranieri quelli che non lo erano. Ci chiediamo per quale vigliaccheria abbiamo lasciato questi stranieri al comando per secoli e l‘unica risposta possibile che ci viene in mente è che forse eravamo semplicemente inetti. Se invece cambiamo prospettiva e li pensiamo come cittadini allargati tutto appare più semplice. Si capisce anche in modo più chiaro la vicenda dei Vespri siciliani dove Pietro d‘Aragona è considerato un siciliano allargato e quindi legittimo erede al trono. Agli inizi del XVI secolo, ci fu la concreta possibilità per Napoli di non far parte più di un vasto impero mediterraneo quale quello aragonese e la classe dirigente si interrogò molto sull’eventuale isolamento. Molto convincente a tal riguardo è la tesi esposta da Porzio Camillo che riporto: 

“…non fia per avventura indarno (è importante ndr) il ricordare che lo stato regio, di tutti gli altri il più eccellente, ne’ secoli ov’egli ha avuto luogo, di rado fu senza quelli uomini che oggidì son chiamati Baroni i quali, benché secondo la diversità de’ tempi e delle regioni abbiano anche variato di nome e di potenza, di effetto nondimeno sono stati sempre gli stessi; e parvero a’ romani sì naturali e sì congiunti ai regni, che perciò Regoli gli denominarono… questa sorte di persone a molti regni è stata di nocumento, ed a molti di giovamento: hanno giovato i Baroni a’ regni grandi e potenti; ma a piccioli e deboli hanno nociuto sempre: il che dall’umana ambizione è avvenuto; la quale, per essere senza termine e misura, né contenta di parte alcuna di autorità, insino al supremo grado, ch’è il reale, gli ha fatti aspirare. Pur, dov’egli per l’altezza sua si è lor dimostro inaccessibile, non tentarono con l’opere di salirvi giammai, ma col desiderio solamente… stupefatti da quell’altezza, e diventati umili, si sono sforzati di venerarlo e, come si è detto, di giovargli. Il contrario è accaduto qualora è stato sì depresso che gli abbia invitati ad ascendervi; perché del contìnovo o l’hanno occupato o travagliato”. (Camillo Porzio, La congiura dei Baroni, Edizioni Osanna Venosa 1989 – p.47-48)

Un’analisi lucida e precisa della condizione di Barone, i famosi Regoli per i romani, che possono essere di giovamento per i Regni solo se inquadrati in una dimensione ampia, altrimenti, a causa dell’innata e irrefrenabile ambizione umana, possono gettare nella confusione e nel disordine lo stato regio generando povertà e non ricchezza. L’equilibrio di un paese necessita che la figura del Re sia avvertita come inaccessibile dall’aristocrazia in modo che essa non possa reputare di poterla rimpiazzare. L’impero Aragonese garantiva tale condizione al Regno di Napoli legittimando la posizione del Re nei confronti delle Baronie del Sud Italia.

Per lo stesso periodo nei libri di storia viene presentata la “dominazione” aragonese come un momento di forte sottomissione dei Regni di Napoli e Sicilia, perché così non viene detto per Alessandria d’Egitto?

Quando durante la fase cristiana dell’Impero romano, seppur subordinata alla giurisdizione dei Cesari, manteneva uno statuto speciale e la propria lingua (il greco)?

Per un cittadino di Alessandria far parte dell’Impero romano non era certamente poco dignitoso, non sentiva la sua autorità minacciata rimanendo lui un alessandrino. La Metropoli continuava ad essere uno dei maggiori poli economici, culturali e politici del mediterraneo. Sicuramente ci saranno stati gli scontenti, come ovunque e come su ogni argomento, ma certamente la sua appartenenza a Roma era accettata e vantaggiosa in quel periodo. Quei romani erano inclusivi non esclusivi.

Allo stesso modo, la Napoli aragonese manteneva la propria lingua e le proprie leggi, perché mai situazioni simili in contesti non diversi vengono interpretate in modo opposto?

Com’è possibile che sotto una dominazione descritta come opprimente si possa vivere un periodo fiorente come lo ebbe Napoli nel XVII secolo?

Purtroppo quando si parla della Napoli aragonese ci si sofferma solo sui problemi di dettaglio ed eventuali scaramucce tra potentati locali e mai sulla visione di insieme ovvero dal punto di vista imperiale. Per produrre ricchezza e benessere bisogna commerciare e per farlo durante i secoli che vanno dal XV al XVIII bisogna necessariamente appartenere ad uno dei due massimi schieramenti mediterranei ovvero l’impero ottomano e l’impero aragonese. Di conseguenza la volontà di Napoli di far parte dell’Impero aragonese è una scelta ovvia dal punto di vista degli interessi ma che non lede per nulla la propria dignità. In pratica la situazione non era molto dissimile da quella prospettata per Alessandria. Si era Regno all’interno di un impero: non c’era assenza di dignità anzi quest’appartenenza dava valore alla posizione sempre mediterranea del Regno.

Spero vivamente quindi che un giorno la guida turistica di Sicilia non parli delle splendide opere dell’isola come costruzioni di lontani e presunti dominatori ma ne parli come pienamente siciliane e che si senta in cuor suo un po’ fenicio, un po’ greco, un po’ romano, un po’ bizantino, un po’ arabo, un po’ normanno, un po’ spagnolo, un po’ tedesco e perché no: Siciliano.

 

Fonte:

http://briganti.info/napoli-e-sicilia-dominazioni-straniere-o-cittadinanza-allargata/

 

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9.16

RINGRAZIAMENTI:

indeBrigabti

 

Desidero ringraziare pubblicamente l’Associazione “Briganti” che ha voluto farmi omaggio del libro “L’altra storia – Analisi critica del risorgimento – L’unità d’Italia vista dalla parte dei “Briganti”, di Monica Lippolis, Valerio Rizzo e Giuseppe Bartiromo; libro che a semplice richiesta è inviato gratuitamente a tutti gli insegnanti che ne fanno richiesta.

Non posso che compiacermi per questa più che lodevole iniziativa che sottende un non indifferente, gravoso impegno; iniziativa che contribuisce non poco alla diffusione verso le giovani generazioni della Nostra verità storica sottaciuta ed occultata da ormai 155 anni.

Questo sito continuerà pertanto a diffondere questa lodevole iniziativa anche per vie informali, nella convinzione e nella consapevolezza che proprio verso le nuove generazioni devono essere indirizzati i maggiori sforzi per la riaffermazione ed il riscatto del popolo Duosiciliano.

Gli insegnanti interessati possono richiedere il testo tramite mail a:

gruppobriganti@gmail.com

 

Giovanni Maduli, 16.6.2016

 

 

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8.16

– Palermo, 17.5.2016, h. 10,30 ca.

Vedo un vecchio fra i settanta e gli ottanta anni, malfermo sulle gambe, rovistare fra i rifiuti di un cassonetto.

Incontenibile una rabbia mi assale.

Mi avvicino e chiedo perché non si rivolga a Biagio Conte o alla Caritas.

Fra le lacrime mi racconta che ha tre figli maggiorenni, tutti disoccupati, che pure devono mangiare.

Gli allungo qualche euro che mi ritrovo.

Poi penso di fargli un po’ di “spesa” al vicino supermercato, ma al ritorno non c’è più.

Lo cerco in giro ma non lo trovo.

E penso agli inconcludenti “mi piace” che quotidianamente posto su Facebook…

Penso all’inconcludenza delle mie azioni…

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7.16

– Pino Aprile e il "progetto kalergi".

di Giovanni Maduli – 11.5.2016

L'ultimo libro di Pino Aprile, Cernefici, è certamente interessantissimo ed aggiunge molto alla disamina di quanto avvenne. E' evidente un lavoro di ricerca impressionante al quale va reso molto, molto merito. Posso solo vagamente immaginare le fatiche che un tale lavoro ha richiesto. Tuttavia, a seguito di una rilettura più attenta e meditata, non posso condividere certe affermazioni che, qua e là, si leggono. A prescindere dall'essere contento che in questa Europa ("fatta malissimo", lo scrive lui), – …"le mie figlie e mio nipote si muovono con una moneta unica (con tutti i suoi difetti), senza passaporti"-, senza considerare che proprio "grazie" a questa Europa e questa scellerata moneta unica le fabbriche chiudono, molti avendo perso la casa vivono in macchina, molti si suicidano etc., si rimane quanto meno interdetti quando, neanche tanto velatamente, se non ho mal compreso, si avalla, o comunque si sminuisce l'importanza e la gravità del "progetto kalergi" al quale pure accenna (v. pag. 52). E' vero, per altro, che poi a pag. 53 e 54 scrive che la (attuale) fine degli Stati potrebbe preludere alla nascita "…delle nazioni, dei popoli forti delle proprie differenze, all'interno di uno Stato unico e continentale" – che sa tanto di “contentino” – ma dimentica di chiarire che la fine degli Stati attuali e la nascita di piccole Nazioni è anch'esso un passo previsto dalle èlite mondialiste lungo il percorso dell'annullamento dei popoli proprio attraverso la cancellazione pure delle piccole nazioni a seguito della pianificata invasione in atto. Mi spiace per l'amico Pino Aprile, che stimo ed al quale devo molto; ognuno è libero di professare le idee nelle quali crede (in questo caso l'unità d'Italia e dell'Europa), ma certe affermazioni che, a mio parere, possono apparire come "forzature" finalizzate forse alla riaffermazione di ideologie precostituite, (ormai morte, uccise dai fatti), non posso proprio condividerle.

Gli va però riconosciuta una grande onestà intellettuale laddove, a pag. 455, afferma: “Mi riesce sempre più difficile difendere la mia opinione che lottare per un Paese equo è meglio che lottare per un Paese che torni nei confini in cui era”. Se però lo avesse scritto anche con l’intento di “intimidire” i “poteri forti”, non credo sortirà alcun effetto.

 

 

6.16

 

– NELL’INFORMAZIONE E’ TEMPO DI BABELE

 di Vincenzo Gulì, da parlamentoduesicilie.eu

 

Chi ha una certa età da una vita è stato abituato a leggere giornali, vedere TV e cinema con le informazioni più disparate, comprese ovviamente quelle che incidono direttamente sulla politica sociale. I più sono stati passivamente collegati con questo mondo martellante e suadente che gode di una autorevolezza assiomatica. Quelli che hanno cavalcato il sistema, maligno perché emanazione fondamentale della Rivoluzione, hanno pure comandato in piccolo o in grande determinando la vita di ognuno. Nell’ultimo quarto di secolo un autentico sconvolgimento è avvenuto nel campo della comunicazione di massa. Il mondo virtuale del web è progressivamente cresciuto collegando gli uomini di ogni latitudine e fornendo loro contemporaneamente gli strumenti per interpretare sia i ruoli passivi che attivi. In altre parole se, per esempio, fino ad ieri pubblicare un pezzo con tanto di foto era privilegio di pochi giornalisti (addirittura pochissimi sulle testate che contano), oggi  sono sufficienti mezzi alla portata generale per farlo on line in una maniera che evoca fortissimamente il vissuto che tanto ci ha plasmati. Ci sentiamo Indro Montanelli se scriviamo un articolo o Enzo Biagi se facciamo un filmato perché ad essi inconsciamente ci correliamo quando il nostro pensiero gira libero in Internet. Questa nuova moda è talmente dilagante che sta causando l’agonia dell’editoria e una forte crisi nel cinema, prove lampanti di una competizione profonda ed impari. Da qui nasce la presunzione velleitaria dei nuovi opinion maker che si sentono come quei giornalisti del passato in fatto di autorevolezza e indice d’ascolto.

Ma assolutamente non è così. La comunicazione virtuale è stata facilitata dai padroni di quella tradizionale della nostra generazione e non potrà mai ritorcersi contro di essi che sanno da secoli programmare dettagliatamente. Ecco spiegate le delusioni di pagine con migliaia di fan o l’adesione oceanica ad eventi che si rivelano dei flop. Nel momento stesso in cui è stato concesso a chiunque di diventare Montanelli o Biagi, il potere ha abbandonato la divulgazione da questi attuata. Oggi è tempo di Babele, cioè di massima confusione e proliferazione mediatica con apparente forma di democratizzazione e di potere non reale. Dando qualsiasi notizia non si dà in effetti alcuna notizia che conti. Prima un film di rottura o un giornalista d’assalto poteva mettere in crisi i signori dei mass media, adesso costoro non temono più nulla. La gente è talmente distratta dalle idee che provengono da ogni direzione che sempre più spesso invece di vagliarle e scegliere attentamente, agisce autonomamente con i semplici strumenti a disposizione e ne pubblica altre, ed altre ancora insieme ad altri ancora ecc…, sino al caos generale e allo svilimento di ogni campagna informativa. Se prima salire sull’ambone era prerogativa di una élite e la massa era assiepata sotto di esso ad ascoltare, l’aver regalato quasi ad ognuno il suo ‘ambone’ ha disperso quella massa e quasi nessuno è disposto a sottostare e prestare attenzione. Ma l’omelia dall’ambone era il modo di catechizzare i fedeli, la moderna ‘omelia’ è soltanto uno sfogo egocentrico e vacuo. In tal modo i ‘fedeli’ non sono catechizzati, non estendono la propria cultura, non crescono migliorando la società e allevano posteri peggiori di loro. Questo è il piano dei padroni dell’informazione che vogliono un’umanità a una dimensione, prona e agevole per ubbidire a qualsiasi ordine.

Purtroppo la passione del web non scemerà in nessuno dopo queste considerazioni perché lo studio minuzioso che ha preceduto questa rivoluzione informatica è quasi infallibile. L’avverbio di dubbio discende dal famoso aforisma del diavolo, le pentole e i coperchi. Ma questo è un altro (pur fondamentale…) discorso che esula da questa analisi che vuole solamente porre l’attenzione sulla correlazione inversa, ma ineluttabile, tra forza della comunicazione e quantità di agenti. Pochi prima muovevano i popoli, molti ora li tengono ancora più inerti. Chi ha inteso agisca di conseguenza, anche passo dopo passo, per il bene di tutti.

 Fonte:

http://www.parlamentoduesicilie.eu/wordpress/?page_id=6951

 

 

5.16

– Salviamo il salvabile: risorgano le Due Sicilie

da parlamentoduesicilie.eu

 

 

Ormai il mondo è comandato dalla setta che operò il Risorgimento affossando la sacra patria delle Due Sicilie. La globalizzazione selvaggia recentemente imposta sta dando tutte le opportunità necessarie per l’assalto finale alla natura e all’umanità mediante gli orrori che solo in pochi si accorgono di vivere: dall’inquinamento di cielo, terra e mare alle guerre programmate; dal mescolamento delle razze (per fiaccare quelle più recalcitranti) alle politiche del disastro per poter meglio speculare. Il tutto con i mass media a disposizione completa per confondere i famosi benpensanti, cioè quelli che credono nell’autorevolezza dell’informazione ufficiale. Dopo quello che abbiamo subito 150 anni fa qui ancora ci sono quelli che sono scettici sulla cattiveria estrema che ci opprime e sulle moderne forme di tormento che ci sta infliggendo?   Ormai è strasicuro che l’Italia ci accompagna nel vortice mortale massonico. Non siamo in grado di fare una lotta completa, allora cominciamo dalle nostre parti per diventare un punto di riferimento per tutti, come lo eravamo nel 1860. La rinascita delle Due Sicilie va anteposta a ogni obiettivo e perseguita con qualsiasi mezzo. Solo così noi duosiciliani potremo salvare quello che ci resta in termini di territorio, risorse, tradizioni che è ancora moltissimo. Per volere sovrannaturale non tutti i popoli e tutti gli stati sono allineati in questa opera satanica di distruzione. Ecco la direzione in cui muoverci, sotto l’egida del legittimo P2S, perché mai come in questo frangente siamo tutti nelle stessa barca che affonda inesorabilmente.

 

 

 

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4.16

– NAPOLI: DA DE MAGISTRIS VOGLIA DI RIVOLUZIONE?

Di Vincenzo Gulì, da parlamentoduesicilie.eu

 

Il sindaco di Napoli sta sempre di più caratterizzandosi quale paladino contro tutti i mali che affliggono la città, specialmente contro quelli che provengono dalle istituzioni centrali. Attorno a lui sembra che aleggi un’aria di rivoluzione per cambiare radicalmente il modo di gestire le risorse locali e renderlo libero dai deleteri legacci esterni che normalmente lo intralciano. Qualche volta ha parlato dell’autonomismo di Barcellona e Catalogna, qualche altra dei rivoltosi messicani di un secolo fa, ultimamente è sempre più affascinato dalla Rivoluzione Partenopea del 1799.

Pur comprendendo il processo ferreo con cui la cultura giacobina ha permeato tutti quelli che passano per la scuola italiana, bisogna comunque constatare che il XXI secolo sta facendo finalmente piazza pulita della falsa storia. Conseguentemente, la voce di Napoli è da più parti considerata rappresentativa di un’intera nazione che sta rivivendo in un numero crescente di cosiddetti meridionali che si sentono invece orgogliosamente duosiciliani. Ecco perché è necessario precisare le menzogne storiche e ammonire coloro che in buona fede ancora le brandiscono.

Se partiamo dal paradigma ‘Due Sicilie-Borbone-Popolo-Benessere’ e lo confrontiamo con ‘Repubblica Partenopea-Elite-Sfruttamento e massacro popolare’ il paragone non regge per nessuna persona dotata di buon senso e di amore per la propria terra e i propri fratelli di sangue. Quello stato fantoccio ideato dagli invasori francesi del 1799 fu, come esplicitamente conclamato, una tragica anteprima del Risorgimento che tutti ormai sanno quali danni abbia provocato agli ex territori delle Due Sicilie, da 155 anni sprofondati in una crisi alloctona e senza fine. Quelli che guardano a quella Repubblica in buona fede (come vogliamo pensare del sindaco sino a prova contraria) ignorano semplicemente che il popolo la rifiutò, la combatté, la subì con decine di migliaia di vittime e un vero salasso fiscale; quelli che s’inteneriscono per i cosiddetti ‘Martiri del 99′ ignorano pervicacemente che essi erano rei di stato, condannati per imposizione degli alleati inglesi (Ruffo tentò invano di farli fuggire all’estero), assassini dei ‘lazzari’ che difesero la capitale (a gennaio con i cannoni di Sant’Elmo) , un gruppetto di intellettuali (cento) che odiavano il popolino protetto dal Re che sono stati spacciati quali non rinnovabile ‘classe dirigente di un regno civilissimo di 9 milioni di abitanti’!

La rivoluzione del ’99 (passiva come confessò Cuoco) fu l’espediente per schiavizzare il popolo, come purtroppo avvenne nel 1861. Come riferirsi ad essa quando si dice di amare Napoli e i Napolitani(con la ‘i’!!!)? Come commuoversi assistendo ad un lautamente finanziato spettacolo sulla Fonseca, voltabandiera e mediocre personaggio, strumentalizzata dalla perfida propaganda antiborbonica? Come non ridere in faccia agli autori che sembra abbiano proposto addirittura di intestarle la piazza più bella del mondo? Come pensare al benessere dei cittadini mostrando l’esempio di quando essi furono bistrattati in ogni maniera? Noi tutti auspichiamo un vero cambiamento radicale ma non tanto verso Roma o Bruxelles quanto nei confronti dei principi che muovono i colonizzatori di Napoli e del Sud, cioè quelli neogiacobini agognati invece da questi recenti difensori del meridionalismo. Senza il rigetto completo di quell’ideologia, generatrice di atroci misfatti,  può mutare formalmente ogni cosa ma tutto continuerà a martoriare Napoli, Napolitani e Siciliani.

Finché si rimane nell’ambito delle opinioni, in questo periodo di campagna elettorale, ognuno esprime le sue e se ne prende le conseguenze nell’urna; ma quando si osa progettare qualcosa di osceno a nome di tutti bisogna prendere atto che non siamo sotto la dittatura sabauda che impose la piazza del Falso Plebiscito e che i Lazzari (e persino i Sanfedisti) sono pronti a tornare per evitare in qualsiasi modo una nuova Rivoluzione Contro il Popolo!

Vincenzo Gulì

Fonte:

http://www.parlamentoduesicilie.eu/wordpress/?page_id=6615

 

 

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3.16

Perché non si possa dire “Io non lo sapevo…” e la conseguente scelta indipendentista.

Di Giovanni Maduli, 19.2.2016.

Prima parte

 

Ma che sta succedendo?

Si resta smarriti e disorientati di fronte all’accavallarsi di eventi che spesso non comprendiamo, o peggio, crediamo di comprendere condizionati e manipolati come siamo dai mass media e dalle informazioni di regime.

Stiamo vivendo un periodo di stravolgimenti epocali che investono tutti i settori della comunità umana: dall’economia alla società, dalla religione alla scuola, dai diritti sempre più negati – nonostante le apparenze – agli ideali e, perfino, alla nostra stessa filosofia. Quasi una seconda “rivoluzione francese” forse con ancora molte più vittime di quante allora se ne contarono.

Come è stato giustamente osservato: “A volte non è affatto facile orientarsi nel mondo d'oggi, frastornati (come spesso si è) dal fracasso di fondo attuato anche di proposito dal monopolio mediatico del regime locale e globale attuale.

C'è bisogno di un momento di confronto, riflessione e verifica dei propri dati e della propria visione generale delle cose, tenendo conto anche di un altro punto di vista comunque interessante e stimolante proprio ed anche quando può non essere perfettamente coincidente con il nostro punto di vista o con i punti di vista "Ufficiali" del regime” (tratto da una conferenza dell’Ing. Ferdinando Mallamaci del 14.10.2015 dal titolo “La mia visione del mondo, alternativa alla vulgata corrente”).

Con questo mio testo offrirò un quadro di quello che sta avvenendo, precisando che esso, per quanto non breve, è comunque estremamente sintetico e necessiterà da parte del lettore di ulteriori approfondimenti e verifiche.

Ci si potrebbe chiedere: “Ma cosa c’entrano questi argomenti con la storia e le vicende di quella che fu una Nazione aggredita ed annessa? Con il riscatto del suo Popolo? Con le nostre istanze indipendentiste?”

C’entrano e c’entrano tanto.

Chi conosce a fondo la storia, quella vera, sa che già con la rivoluzione francese si iniziò un percorso di spoliazione dei popoli, delle loro sovranità e delle loro libertà; spoliazione ovviamente e sapientemente camuffata proprio da quelle libertà e quelle sovranità che venivano falsamente e subdolamente invocate. Spoliazione continuata poi con l’invenzione di ideologie, anche di campo avverso, volte unicamente ad illudere quegli uomini che, in buona fede – ed erano tanti – cercavano giustamente il riscatto dalle proprie disumane condizioni sociali ed umane. Percorso che portò gradatamente ma con costanza, dalla fine del ‘700 e fino ai primi del ‘900, alla cancellazione di interi assetti politico istituzionali: dalla Francia all’Impero Austro Ungarico, alla Russia. Percorso che, per quanto ci riguarda, culminò nella cosiddetta unità d’Italia con la fine del Regno delle Due Sicilie e con le conseguenze che tutti conosciamo. Percorso, ancora, che oggi sta portando alla cancellazione non solo di stati una volta sovrani, ma anche e soprattutto allo stravolgimento delle basi culturali, ideali, economiche e sociali di interi popoli attraverso proprio quei fatti, quei fenomeni e quelle circostanze che oggi ci possono apparire incomprensibili ma certamente e comunque destabilizzanti e fuorvianti. Fatti e circostanze che, se considerati isolatamente, possono apparire slegati, assolutamente incomprensibili, fuori da ogni logica e non di rado classificabili solamente come pure follie ma che, ahimè, per taluni, follie non sono.

Ecco allora la necessità di cercare, per quanto possibile, di analizzare quei fatti ricollegandoli gli uni agli altri nel tentativo, a volte non facilissimo, di trovare quel denominatore comune, quel filo conduttore che ci faccia comprendere cosa stia davvero succedendo e verso dove si stia andando.

Propongo quindi uno schema (molto ridotto) su determinati argomenti che, ancorché apparentemente slegati fra loro, hanno tutti invece un denominatore comune.

          Si tenga presente che la maggior parte degli argomenti di cui indicherò i link, possono apparire, molto giustamente, assolutamente assurdi, incredibili e classificabili più come farneticazioni che fatti reali e collegati fra loro: starà eventualmente al lettore, attraverso sue ricerche personali su internet, oppure attraverso la lettura di libri sui vari argomenti (ce ne sono moltissimi), decidere se quelle cose siano credibili o meno.

Ancora, si tenga presente che quanto esporrò rappresenta appena “la punta dell’iceberg” di quanto oggi accade poiché ogni singolo argomento può essere ampliato ed approfondito.

Anche se in prima istanza la metodologia alla quale ricorrerò per esporre quanto segue può apparire quanto meno inusuale e caratterizzata da fatti che possono apparire certamente esagerati e/o catastrofisti, essa permette però di seguire un filo logico che altrimenti sarebbe difficilmente individuabile lungo il percorso che mi accingo a suggerire. Inizierò infatti dalla fine e, a ritroso, giungerò attraverso vari argomenti alla “chiusura del cerchio” che, alla fine, apparirà in tutta la sua nitidezza.

– SCOPI

Quali gli scopi di chi sta dietro a quanto andremo ad analizzare?

– Creazione di un unico governo mondiale;

– creazione di un unico esercito mondiale;

– creazione di un’unica economia mondiale;

– creazione di un unico mercato mondiale;

– creazione di un’unica religione mondiale;

– creazione di uniformati e uniformanti “valori universali”.

Tutto quanto sopra va sotto il nome di “nuovo ordine mondiale” o NWO (new world order):

– Bush, Clinton, Cameron, Napolitano, etc.

http://www.youtube.com/watch?v=hpefBg9Pvng

– Giovanni Paolo II

https://www.youtube.com/watch?v=IImmqIluf5U

– Benedetto XVI

http://www.youtube.com/watch?v=5avbziJzVPc

Ovviamente di video simili si possono trovarne un’infinità, anche se continuamente vengono censurati: questo, ad esempio, è quello che avrei voluto segnalare su Giovanni Paolo II; video fino a poco tempo addietro attivo:

 http://www.youtube.com/watch?v=rsiRLn3mf2c

http://antimassoneria.altervista.org/massoni-e-illuminati-una-mano-in-un-guanto-esistono-logge-moderate-o-deviate/

Chi si oppone viene osteggiato anche con metodi estremi:

http://www.sapereeundovere.it/trovato-morto-il-regista-del-film-che-denuncia-il-nuovo-ordine-mondiale-video/

 

http://francescoamodeo.net/2014/07/29/non-posso-andare-avanti/

 

La cosa “comica”, se non fosse drammatica, è che addirittura questi progetti sono stati resi pubblici e pubblicati nel 1911: si tratta dei “Protocolli dei Savi di Sion”, nei quali è spiegato non solo il piano, ma perfino le modalità attraverso le quali il progetto dovrebbe essere portato a termine, comprese le 3 (tre) guerre mondiali lì previste, nonché le innumerevoli altre modalità poi tutte puntualmente verificatesi. Spaventata dal successo che tale pubblicazione ebbe, la massoneria, per tramite di innumerevoli suoi esponenti, si affrettò a dire che si trattava di un clamoroso falso, di una “bufala”. Ma, a prescindere dalla correlazione che sembrerebbe sussistere fra i "Protocolli" ed un'opera antecedente di Maurice Joly, "Dialogo agli inferi tra Machiavelli e Montesquieu", opera fantastica dalla quale sembra si sia preso molto per la redazione dei "Protocolli", il problema vero/falso è superato semplicemente dal fatto che, come detto, molto di quanto previsto nei "Protocolli" si è puntualmente verificato con una precisione dei dettagli impressionante per cui che siano veri o falsi, a quel punto, diventa ininfluente. 

Si possono leggere qui:

http://www.radioislam.org/protocols/protocolli.pdf

– AUTORI E FAUTORI 

Chi sono gli autori di questo progetto? E da quanto tempo esso va avanti?

C’è chi fa risalire il progetto agli egiziani del 3000 a.c.; altri addirittura al periodo mesopotamico. L’ipotesi degli studiosi più accreditata ritiene che il progetto per la nascita di una cerchia ristretta di detentori del potere, in quanto depositari di conoscenze sconosciute ai più, sia da attribuire ai “maestri muratori” (in senso lato, quindi anche architetti, costruttori, etc.) costruttori delle piramidi egizie (ecco perché i massoni si definiscono anche “fratelli muratori”). Costoro, consapevoli delle raffinate conoscenze matematiche e geometriche, ma anche astronomiche etc.; conoscenze che certamente li ponevano su di un piano diverso e altro rispetto alle masse, convennero di creare appunto una cerchia ristretta di detentori di quelle conoscenze e sfruttarle come volano per ottenere maggiore potere politico e contrattuale. Con il passare dei secoli, (intorno al 1700), quella cerchia ristretta è divenuta, in Europa, “terreno (quasi) privato” di antiche grandi, ricche e potenti famiglie (circa una trentina) che oggi operano attraverso la massoneria (comprese varie associazioni ad essa collegate) e varie lobby di potere bancario, industriale, chimico, farmaceutico, alimentare, scientifico, culturale, religioso etc..

http://www.quieuropa.it/rapporti-tra-massoneria-e-rotary-punto-di-vista-di-un-rotariano-2-origini-massonico-protestanti-del-rotary/

Nata fra la Germania e l’Inghilterra durante il periodo Illuminista, la massoneria moderna si è espansa in tutto il mondo occidentale sulla base di due elementi che, certamente, fanno gola a molti: potere e denaro; (si tenga presente, giusto per fare un esempio, che la pianta della città di Washington è “un inno” alla simbologia massonica, come pure la simbologia della banconota da un dollaro – Si invita a fare proprie ricerche sul web al riguardo). Da allora le principali famiglie che gestiscono tale potere sono: Rothschild, Rockefeller, Dupont, Morgan, Warburg, Kuhn-Loeb etc.. (sul web si può trovare l’elenco completo, basta digitare: “le trenta famiglie più potenti del mondo”). Oggi queste famiglie, insieme alle varie lobby di cui sopra, detengono di fatto il potere mondiale; sicuramente di tutto quello occidentale, ma anche buona parte di quello del resto del mondo. Sono loro e non i politici, e tanto meno i cittadini, a decidere le sorti di interi popoli, di intere economie e, in definitiva, della vita e della morte di milioni di persone. Tali famiglie e gruppi di potere si avvalgono poi di “associazioni” quali ad esempio il Gruppo Bilderberg, la Commissione Trilaterale, etc., spesso fondate da quelle stesse famiglie.

– MOTIVAZIONI

Semplice individuare le motivazioni; squallide: potere e ricchezza.

– MEZZI

Con quali mezzi si pensa di perseguire il risultato voluto?

Sarebbe molto facile: tutti. Ma qui entra in gioco la nostra analisi. Vedremo infatti quali sono le strategie principali che si mettono in atto per perseguire tali scopi.

Preliminarmente, da un punto di vista storico, accenno al fatto che già con l’Antropocentrismo rinascimentale, poi evolutosi nell’Illuminismo, le idee massoniche ebbero un forte impulso che sfociarono in vari fatti storici di enorme importanza, spacciati per “spontanei” o “politico-militari”, ma in realtà manipolati e voluti dalla massoneria: mi riferisco alla Rivoluzione francese, alla Rivoluzione americana (guerra di secessione),  ai moti carbonari europei ed italiani del 1812, 1821  e del 1848, all’annessione del Regno delle Due Sicilie, alla Rivoluzione Bolscevica del 1917, al Nazismo etc.. Sulla Rivoluzione francese, in particolare, mi permetto di suggerire la lettura di: Pierre Gaxotte, La Rivoluzione francese – Ed. Mondadori; Francois Furet e Denis Richet, La Rivoluzione francese, I^ e II tomo – Ed. Laterza; entrambi i testi sono facilmente reperibili. Su cosa era davvero il Regno delle Due Sicilie e sulla sua annessione suggerisco, fra i moltissimi: Denis Mack Smith, Storia della Sicilia medievale e moderna, (giunto alla XVI^ edizione), Ed. Laterza. Sul Regno delle Due Sicilie segnalo questi due video, ma sul sito ( www.regnodelleduesicilie.eu ), alla sezione VIDEO CONSIGLIATI,  se ne trovano molti altri:

https://www.youtube.com/watch?t=264&v=6kEH7KhpzCA

 

https://www.youtube.com/watch?v=Pm-M2hDjFDM&feature=youtu.be

 

Sul collegamento fra Nazismo e massoneria e Comunismo e massoneria, suggerisco i seguenti articoli:

http://www.informarexresistere.fr/2015/06/02/le-origini-occulte-ed-esoteriche-del-nazismo/

 

http://www.informarexresistere.fr/2015/06/03/le-origini-esoteriche-del-nazionalbolscevismo/

 

Per come riportato su molti testi, fra i quali quello che segnalo d’appresso, anche il Socialismo non fu altro che una ideologia nata dalla massoneria per contrastare il Cattolicesimo con una ideologia molto simile ad esso e tuttavia diverso in funzione dell’aspetto non trascendentale che esso contempla.

Infine, se si vuole approfondire la storia del processo massonico e le sue implicazioni nella vita politica e sociale dei popoli, dalle sue origini fino ai giorni nostri, suggerisco vivamente: Massoneria e sette segrete, di Ephinanius, Controcorrente Edizioni; si trova interamente on-line al seguente link; è un’opera ciclopica di oltre 900 pagine ma val la pena leggerlo; in ogni caso, per farsi un’idea, si dia un’occhiata all’indice alla fine del libro:

https://app.box.com/s/5zob5rgfkj5ia9teki2a

 

Qui un breve riassunto storico:

http://fractionsofreality.blogspot.it/2013/10/massoni-e-illuminati-uniti-per-un-nuovo.html

Qui un documentario abbastanza esaustivo de La7:

https://www.youtube.com/watch?v=SYrOEtu2buQ

 

Per verificare il nesso fra massoneria e moti carbonari, si può fare una semplice ricerca su “Google” digitando “massoneria moti carbonari”; o anche, ad esempio, “Mazzini Albert Pike”, e parole simili.

 

Seconda parte

Ma torniamo ai mezzi attraverso i quali si pensa di raggiungere gli scopi prefissati.

– Economia

Se si studia la storia nei secoli dell’economia, si scopre che nel periodo medievale, ma anche prima, gli usurai venivano banalmente… impiccati (basta digitare su “Google”: “medioevo usurai impiccagioni” o qualcosa del genere); pena, l’impiccagione, peraltro già prevista molto tempo prima secondo quanto riportato in alcuni Vangeli, come ad esempio quello di Giovanni (vedi a tal proposito il seguente documento, redatto dall’ ISTITUTO SUPERIORE DI STUDI MEDIEVALI “CECCO D'ASCOLI” a pag. 108):

http://gesta.scuoladottorato.it/joomla/images/ALLEGATI/archivio/2013/Todeschini_famaeinfamia.pdf ).

Oggi gli usurai (leggi le banche) dominano non solo le economie ma perfino le politiche mondiali.

In America, durante la notte di Natale del 1913, mentre molti politici erano a casa a festeggiare con le loro famiglie, venne approvata una legge per la quale la sovranità monetaria passò dal Governo alle banche private: nacque così la FED che, al pari ad esempio della Banca d’Italia, non è una banca statale, ma privata. Ben due presidenti USA tentarono di opporsi al monopolio privato della stampa della moneta, Lincoln, e Kennedy: furono entrambi assassinati. Un terzo Presidente, A. Jackson, probabilmente per gli stessi motivi, subì un attentato, per fortuna fallito. Qui il famosissimo discorso di Kennedy che, probabilmente, gli costò la vita:

https://www.youtube.com/watch?v=Jfd5n0Fpm60

 

In Europa dal 2002, con l’Euro, le banche (BCE) hanno scippato gli stati del diritto ad emettere moneta. Da allora abbiamo perso la sovranità monetaria e, conseguentemente, quella politica. L’Euro è una moneta privata (in ogni banconota si trova il logo relativo al copy-right che è questo: ©); è una moneta emessa a debito, cioè con interesse, per cui un debito emesso con questa moneta, matematicamente non sarà mai estinguibile ma è destinato a crescere all’infinito (la matematica non è un’opinione). E nonostante ben sei premi Nobel per l’economia, (ma ovviamente giornali e telegiornali si guardano bene dal dirlo), Christopher Pissarides, James Mirrlees, Paul Krugman, Milton Firedman, Joseph E. Stiglitz e Amartya Sen, abbiano consigliato all’Italia l’immediata uscita dall’euro (si prega di verificare), i nostri amabili politici continuano invece nel loro perverso percorso fatto di tagli alla spesa pubblica, alla sanità, alla scuola, alle pensioni, ai diritti dei lavoratori, etc..

Sull’argomento “la truffa dell’euro” nel web si trovano davvero una miriade di video ed articoli, anche estremamente qualificati.

Ancora, si è proseguito con l’introduzione di “trattati” europei volti essenzialmente alla eliminazione delle sovranità politiche ed economiche delle nazioni: MES, Fiscal compact, Trattato di Lisbona, di Velsen, Two pack, ERF, istituzione di una gendarmeria europea al di sopra di qualunque giurisdizione politica e giudiziaria, Eurogendfor, etc. (si invita ad approfondire).

      Ecco perché è ininfluente che al governo italiano, (ma anche degli altri stati europei), vi sia la “destra”, la “sinistra”, o il “centro” o il Movimento 5 Stelle. Quest’ultimo in particolare, ancorché formato per la maggior parte da ragazzi di assoluta onestà, sincerità, lealtà e buona fede è, all’insaputa di quei ragazzi, manovrato dalla massoneria; si guardi questo video, che è della Casaleggio Associati, video mai smentito, modificato o rimosso, al minuto 4,52: si troverà il simbolo massonico:

https://www.youtube.com/watch?v=HsJLRX-nK4w

Oppure quest’altro video nel quale lo stesso Beppe Grillo ammette di essere stato minacciato:

https://www.youtube.com/watch?v=PX1UNTjrvFE

 

Ovviamente è più facile gestire una sola economia anziché tante: ecco l’esigenza di una moneta unica, almeno per l’Europa; ma sono già in cantiere l’Ameron (si prega di verificare), moneta unica per tutte le Americhe ed il Canada e una moneta unica mondiale. Si dia un’occhiata a questi due video: si avrà una “bella sorpresa”:

 

– TG2 moneta unica mondiale (video)

https://www.youtube.com/watch?v=0LcGeHbyOQk

 

– TG1 moneta unica mondiale (video)

https://www.youtube.com/watch?v=1o2F4h-X9I4

 

Cultura: distruzione della cultura umanistica europea e sostituzione con altra di stampo anglosassone e sostituzione dell’economia del reddito con quella del profitto; (mi limito solamente a qualche esempio):

http://www.gianlucamarletta.it/wordpress/2014/07/cia-artecontemporane/

 

http://www.informarexresistere.fr/2012/10/17/linsegnamento-dellignoranza/

 

http://fractionsofreality.com/2013/09/04/il-grande-inganno-del-68-il-sogno-mondialista-sovvenzionato-dai-sionisti/

 

– Cultura letteraria; solo per fare un esempio:

https://www.youtube.com/watch?v=0hvKIZk2opQ

 

Da notare ancora:

– l’uccisione del cinema europeo, francese e italiano in particolare, in favore di quello statunitense;

– l’invasione di certa “musica” d’oltre oceano a scapito, ad esempio, di quella italiana, francese o napoletana;

– la trasformazione di scuole e università in istituzioni di stampo anglosassone, con l’ampliamento dell’offerta privatistica, l’introduzione di finanziamenti privati, etc.;

– la privatizzazione in corso della sanità e dell’istituto pensionistico;

– la privatizzazione di tutti i servizi sociali (vedi TIP e TTIP);

– l’eliminazione di ogni ostacolo al libero commercio a scapito della salvaguardia e della sicurezza alimentare dei popoli (vedi TIP e TTIP);

– la sostituzione dell’economia della rendita con quella del profitto, di stampo anglosassone;

– la deculturazione delle TV;

– l’introduzione di “feste” che non hanno nulla a che vedere con le nostre tradizioni (halloween e simili);

– la voluta caduta di stile nell’abbigliamento, imposta dagli USA.

– Umanità

Altrettanto ovviamente, sarebbe molto più facile “gestire” una umanità appiattita su valori culturali uniformi, omogenei e, soprattutto, caratterizzati da un basso livello culturale medio. Ecco allora, per adesso limitato all’Europa, il Progetto Kalergi, redatto e pubblicato intorno al 1922:

http://identità.com/blog/2012/12/11/il-piano-kalergi-il-genocidio-dei-popoli-europei/

http://www.byoblu.com/post/2016/09/16/uniti-gusti-ci-vogliono-sminuzzare.aspx

http://www.ennaonline.com/principale/visualizza_testo.aspx?id=1357

Sul web di articoli simili se ne possono trovare un’infinità.

Ecco così spiegata questa immigrazione di massa, pianificata e voluta dalle oligarchie mondialiste; sull’argomento, questi i pareri di alcuni politici italiani:

– Boldrini:

https://www.youtube.com/watch?v=E7QePDmPHfk

– D’Alema:

https://www.youtube.com/watch?v=rmA4u4lTPyw

– Renzi:

https://www.youtube.com/watch?v=YrzlDFs2vmY

– Pietro Grasso:

https://www.youtube.com/watch?v=NsbPkZ-fXqc

– Sergio Mattarella:

https://www.youtube.com/watch?v=tFcHQOV6E1s

Operazione pianificata dicevo, ma come? Dapprima si è operata la distruzione delle politiche e dei paesi nord africani, vedi la cosiddetta “primavera araba”, Libia, Egitto, Marocco, etc.; poi si facilita in tutti i modi l’afflusso di masse di persone che vengono “instradate” in Italia e in Europa; il fine è semplice e già descritto nel citato “progetto”: creare una massa indistinta, senza valori culturali, identitari, storici e quant’altro, certamente molto più facilmente manipolabile e dominabile e che certamente accamperà meno diritti. A tal proposito segnalo:

http://www.quieuropa.it/la-terza-fase-del-piano-kalergi-comprare-lassenso-alla-paneuropeizzazione-programmata/

 

Perfino il tanto decantato “Femminismo” pare sia opera subdola delle élite mondialiste:

https://www.youtube.com/watch?v=xTf0Q8z8GkQ

 

Terza parte

– Religioni

Relativamente all’articolo che segue, avrei voluto segnalare unicamente un link; purtroppo l’articolo è stato inspiegabilmente tolto, per cui posso citare solo l’inizio dello stesso, così per come ancora adesso è pubblicato in una sezione diquesto sito. L’articolo completo è, purtroppo, ormai illeggibile.

– Bahai, la religione delle Nazioni Unite

da timmylove.altervista.org

La fede Baha’i è la più giovane tra le religioni indipendenti monoteistiche del mondo.

Fondata in Iran nel 1844, oggi conta più di 5 milioni di aderenti in 236 diversi paesi.

I bahaisti provengono da quasi ogni contesto nazionale, etnico e religioso, il che fa della religione Baha’i quella tra le più seguite in termini di diffusione.

I bahaisti concepiscono le maggiori religioni mondiali come parti di un unico, progressivo processo attraverso cui Dio rivela la sua volontà all’umanità. Bahá’u’lláh (1871-1892), il fondatore della fede Baha’i, è riconosciuto come il più recente in una linea di Messaggeri Divini che include Abramo, Mosè, Buddha, Zoroastro, Cristo e Maometto.

Il tema centrale del messaggio di Bahá’u’lláh è che l’umanità è una singola razza e che è giunto il giorno della sua unificazione in una sola società globale. Mentre riafferma i principi etici centrali comuni a tutte le religioni, Bahá’u’lláh rivela anche nuove leggi e insegnamenti per gettare le fondamenta di una civilizzazione globale.

I bahaisti credono in:

1) l’unità dell’umanità

2) la comune origine e scopo di tutte le religioni del mondo

2) l’armonia tra scienza e religione

3) l’uguaglianza di uomini e donne

4) l’eliminazione di ogni forma di pregiudizio

5) una soluzione spirituale ai problemi economici

6) l’insediamento di un unico governo mondiale per tutte le nazioni

 

http://www.liberopensare.com/articoli/item/700-la-new-age-cosa-pensarne

 

http://www.losai.eu/burning-man-neoreligione-silicon-valley/

 

Ma oltre a quanto sopra e, soprattutto, oltre ai messaggi sul nuovo ordine mondiale che si sono potuti ascoltare da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI sui video di cui al paragrafo intitolato “SCOPI”, altre allarmanti considerazioni sovvengono allorquando si riconsideri, al di là delle semplici apparenze, la “riunione” dei rappresentanti di tutte le maggiori religioni tenutasi ad Assisi nel 1986.

Qui il link ad un articolo nel quale è ricordato quell’evento:

http://www.sanpiox.it/public/index.php?option=com_content&view=article&id=404:riunione-ecumenica-ad-assisi-e-interpretazione-del-concilio&catid=41:priorato-di-rimini

 

Allo stesso tempo si cerca di ridicolizzare il Cattolicesimo attraverso l’esibizione, ad esempio, delle cosiddette “femen”; gruppo di ragazze finanziate notoriamente da George Soros, multimilionario speculatore finanziario, nonché da altre associazioni mondialiste; qui di seguito un articolo al riguardo, ma sul web si possono trovarne numerosissimi altri:

http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2014/11/tutta-la-verita-sulle-femen.html

 

Qui un video, piuttosto forte, girato di recente in Vaticano:

https://www.youtube.com/watch?v=xcqXEr2qDKc

 

– Valori

Ovviamente anche i “vecchi” valori della cultura occidentale devono essere sacrificati sull’altare di nuovi valori “mondiali”, unificanti e unificati.

Innanzi tutto la famiglia. Perché? Perché, per come già teorizzava Aristotele nel IV sec. a.C., la famiglia è il nucleo fondante della nostra società. In essa trovano forma e sostegno le basilari forme di solidarietà che poi, allargatisi a scala sociale prima nel villaggio e successivamente nella città e nello stato, hanno dato origine a quella che fino a pochi decenni addietro era la nostra società; pur con tutti i suoi difetti e contraddizioni. Ma anche perché “sarebbe meglio” che l’individuo “nuovo” sia isolato e solo, senza quegli appoggi morali e materiali che la famiglia certamente può offrire.

http://giulianoguzzo.com/2015/05/18/perche-ce-lhanno-con-la-famiglia/

 

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=8189

 

Da queste “considerazioni” non può che discendere la “necessità” di promuovere tutte quelle forme di “nuove e diverse famiglie” utili all’eliminazione, o quanto meno, ad una forte riduzione della famiglia naturale:

http://www.cobraf.com/forum/coolpost.php?topic_id=3246&reply_id=123528147&topicGroupID=1

 

http://www.oltrelacoltre.com/?p=16830

 

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=48666

 

http://nuovavenezia.gelocal.it/cronaca/2013/08/30/news/via-padre-e-madre-dai-documenti-arriva-genitore-1-e-genitore-2-1.7657681

 

http://www.noreporter.org/index.php?option=com_content&view=article&id=21136:o-uno-mia&catid=5:tempi-moderni&Itemid=20

 

Da qui lo spopolare, negli ultimi anni, di tutto ciò che gravita intorno all’omosessualità. E’ appena il caso di rilevare che “molto stranamente”, nella primavera del 2013, quasi qualcuno avesse “dato il La”, nonostante i gravissimi problemi economici, finanziari, occupazionali e quant’altro affliggessero praticamente tutta l’Europa e l’intero mondo occidentale, tutti i governi europei, all’unisono, hanno cominciato a parlare di questi argomenti. Non lo si trova quanto meno strano?

Ed infatti da allora in tutte le città europee hanno preso il via le manifestazioni denominate gay-pride:

Palermo:

http://palermo.repubblica.it/images/2013/03/16/183934649-66d0df9d-85c2-4ef9-9a53-2f90bf35631e.jpg

Roma:

http://www.informarexresistere.fr/wp-content/uploads/2015/06/gaypride-roma-680×365.jpg

– Milano:

http://tg24.sky.it/static/contentimages/original/sezioni/tg24/cronaca/2013/06/29/milano_gay_pride2.jpg

– Catania:

https://anpicatania.files.wordpress.com/2013/07/1045003_706694982693495_1353568970_n.jpg

– Parigi:

http://thumbs.dreamstime.com/t/il-gay-pride-parigi-francia-31936933.jpg

– Londra:

http://static.guim.co.uk/sys-images/Guardian/Pix/pictures/2013/6/29/1372518173583/A-participant-waves-a-Uni-001.jpg

– Berlino:

http://www.tellemstories.com/wp-content/uploads/2013/07/berlin-pride-2013-cover1.jpg

 

E tutto questo, in Italia, con l’appoggio di tutte le formazioni politiche sia di destra che di sinistra e non è che il Movimento 5 Stelle sia da meno…:

http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/roma/2015/06/il-m5s-aderisce-al-gay-pride.html

 

Contemporaneamente si è dato il via alla diffusione dell’ideologia “gender” della quale probabilmente si sarà già sentito parlare. Ideologia che, è bene evidenziare, è già arrivata tacitamente dentro le nostre scuole; e non solo a quelle superiori ma anche alle medie, elementari e perfino materne e asili nido; ideologia nascosta dietro una “innocente” lotta al bullismo.

http://www.oltrelacoltre.com/?p=16171

 

Partiamo da lontano, l’ONU:

https://www.youtube.com/watch?v=a5N8Qaw_QGE&index=9&list=UULbE1XU4WSkRn_7wBL3q5bA

 

http://www.informarexresistere.fr/2014/02/11/onu-e-ue-rieducazione-forzata-dei-bambini-sul-modello-gay/

 

L’ OMS: Corsi di masturbazione per bambini

http://www.sapereeundovere.it/corsi-di-masturbazione-per-bambini-fino-ai-4-anni-e-loms-a-ordinarlo/

 

http://www.notizieprovita.it/economia-e-vita/ideologia-gender-e-globalizzazione/

 

– Scuole materne e asili nido:

https://www.youtube.com/watch?v=R5aN1Bbj8vk#t=11

 

http://www.notizieprovita.it/legislazione/gender-e-sessualizzazione-precoce-dei-bambini-2/

 

http://www.lavocedivenezia.it/2014/fiabe-gay-negli-asili-di-venezia-attreverso-i-ibri-distribuiti-dal-comune-di-venezia/

 

http://www.notizieprovita.it/notizie-dallitalia/in-un-nido-di-roma-gaystapo-in-gonnella/

 

– Scuole elementari:

http://www.informarexresistere.fr/2014/03/16/ecco-cosa-succede-alle-elementari-la-lettera-di-una-mamma/

 

– Scuole superiori:

https://www.youtube.com/watch?v=UPZ6g_FZXd8

 

http://www.liberoquotidiano.it/news/11596916/Reggio-Emilia–lezioni-di-sesso.html

 

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-educazione-porno-gay-a-scuola-vietato-protestare-11562.htm

 

http://www.losai.eu/modena-luxuria-un-liceo-per-insegnare-la-transessualita-agli-studenti/

 

E qui il progetto di legge che “legalizza il tutto”:

http://www.notizieprovita.it/notizie-dallitalia/gender-nelle-scuole-il-disegno-di-legge-fedeli/

 

Ma cosa succede all’estero? Diamo un’occhiata:

– Per i bambini norvegesi:

http://www.losai.eu/norvegia-festival-per-lomosessualita-infantile/

 

– Per quelli francesi:

http://www.losai.eu/scandalo-in-francia-finanziata-dallo-video/

https://www.youtube.com/watch?v=3k6H5diB4uc

 

E cosa succede, in generale, nelle scuole inglesi?

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-ultimatum-del-governo-inglese-alle-scuole-religioseinsegnate-il-pensiero-gender-o-vi-chiudiamo-10819.htm

 

E in quelle tedesche?

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/germania-lezione-gender-bimbi-svengono-scuola-e-chi-protesta-1067842.html

 

http://www.tempi.it/germania-scandalo-genitori-incarcerati-figli-corsi-gender-scuola#.VGZg6meTL8k

 

Ma anche i giocattoli possono essere utili allo scopo:

http://informare.over-blog.it/article-la-mattel-lancia-la-barbie-transgender-ussignur-119998418.html

 

Purtroppo non è finita.

Anche la pedofilia può essere utile a rimuovere “vecchi stereotipi culturali”:

http://www.tempi.it/pedofilia-50-anni-fa-era-una-malattia-da-questo-anno-per-gli-psicologi-americani-e-un-orientamento-sessuale#.Uwk7iM7jKO8

 

http://www.disinformazione.it/deriva_pedofila.htm

 

http://www.disinformazione.it/mobilitazione_contro_la_perdofilia.htm

 

Almeno di positivo c’è che sono nate parecchie associazioni contro il gender nelle scuole e contro la deriva pedofila. Si possono trovare agevolmente sul web.

 

Quarta parte

Ma anche la moda può essere utile allo scopo:

https://www.youtube.com/watch?v=bN1fgesMvZg

 

http://www.curiositaeperche.it/notizie-curiose/arriva-l-intimo-per-uomo-in-pizzo-e-merletto-10567.html

 

– Scuola

Anche la scuola può e deve essere utile allo scopo; cioè a formare il “pensiero unico” oggi corrente. Così il Progetto Comenius ha preso piede in tutte gli ordini di scuole europee. Ma chi era Comenius (nome corretto Komensky)? Era un filosofo pedagogista ceco vissuto fra il 1592 e il 1670. Fu lui a porre le basi del progetto di “unificazione” culturale europea.

http://www.treccani.it/enciclopedia/jan-amos-komensky/

 

http://www.freemasons-freemasonry.com/massoneria-repubblica-ceca.html

 

http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&view=article&id=320118:comenius-saint-yves-e-kalergi-i-padri-del-nuovo-dis-ordine-europeo&catid=83:free&Itemid=100021

 

Ma l’abbrutimento e la sorveglianza costante della popolazione mondiale va e andrà avanti anche attraverso l’imposizione, (ma dapprima volontariamente), di microchip sottocutanei che prima di quanto pensiamo saranno introdotti sin dalla nascita. Cosa sono?

https://www.youtube.com/watch?v=ceHj8L9h97A

Con questo sistema il Vero Potere sarà in grado di monitorare costantemente dove andiamo, cosa facciamo, cosa compriamo e, soprattutto, sarà il vero proprietario delle nostre disponibilità economiche riservandosi, fra l’altro, la possibilità di bloccarle o manipolarle in qualunque momento; dall’uso imposto a tutti dei conti correnti bancari e dall’invogliare i cittadini all’uso delle carte di credito, le nostre disponibilità economiche passeranno al microchip sottocutaneo: la fine della nostra libertà economica (Orwell 1984…). E il controllo delle masse, oltre che attraverso il controllo dei nostri singoli computer, cosa che già avviene oggi a nostra insaputa, continua attraverso gli apparecchi televisivi di ultima generazione:

http://terra2000.altervista.org/confessione-shock-di-samsung-la-tv-ti-spia-guarda-il-video/

 

https://www.youtube.com/watch?v=qpV0RwnU1K8

 

– Scienza, scie chimiche e cambiamenti climatici

Dicevo prima che i cambiamenti climatici e riscaldamento globale sono una bufala; ma se sono una bufala, perché vengono messi in campo?

Vediamo prima di stabilire se cambiamenti climatici e riscaldamento globale siano effettivamente in corso:

Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica nel 1984, Presidente dell’ENEA, opera al CERN di Ginevra:

https://www.youtube.com/watch?v=2G-7xykTO14

 

Inoltre, alcune fra le più quotate agenzie metereologiche, ovviamente non allineate, sono di parere opposto e, sulla base di inoppugnabili dati scientifici (nascosti però dalla ideologia imperante), dicono addirittura che, al contrario, si sta andando probabilmente verso una nuova mini glaciazione; addirittura l’Antardite si sta al momento espandendo e proprio in questo periodo ha raggiunto la sua massima estensione (da quando sono iniziati questo tipo di rilevamenti):

http://www.enzopennetta.it/2014/06/global-warming-lantartide-e-negazionista/

 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2014/05/menzogne-onu-come-surriscaldare-la_19.html

 

http://www.enzopennetta.it/2015/06/global-warming-1-come-si-adattano-i-fatti-alla-teoria/

 

http://www.informarexresistere.fr/2015/05/12/il-riscaldamento-climatico-e%E2%80%B2-una-bufala-dell%E2%80%B2onu-per-creare-il-nuovo-ordine-mondiale/

 

http://www.stampalibera.com/index.php?a=29761

 

 http://www.enzopennetta.it/2015/04/clima-una-breve-storia-delleuforia-catstrofista/

 

http://www.disinformazione.it/global_warming2.htm

 

http://www.enzopennetta.it/2014/10/global-warming-dalla-febbre-al-delirio/

 

http://www.enzopennetta.it/2015/01/il-reality-del-global-warming-un-sucesso-da-emmy-award/

 

http://www.enzopennetta.it/2014/06/falsati-i-dati-sul-clima/

 

http://luniversovibra.altervista.org/ingegnere-aerospaziale-rivela-ho-installato-dispositivi-chemtrail-sugli-aerei/

 

http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2014/04/la-geoingegneria-e-la-manipolazione.html

 

http://sapereeundovere.com/il-watergate-climatico-la-farsa-del-riscaldamento/

 

Ma allora, quale è il fine ultimo di questa truffa colossale e perché è posta in essere?

Perché un eventuale problema di riscaldamento globale, se effettivamente in essere, non sarebbe ovviamente gestibile ed affrontabile dalle singole nazioni e richiederebbe, gioco forza, interventi globali in virtù e in forza di una “indispensabile” legislazione globale. Questo inganno quindi non è altro che un “mezzo” per accelerare la corsa verso il nuovo ordine mondiale. Infatti, a fronte di una ormai globalizzata diffusione del supposto riscaldamento globale, riscaldamento ormai accettato come certo dalle masse tanto che se ne scrive perfino sui libri scolastici,

http://www.sapereeundovere.it/scie-chimiche-agli-adulti-dicono-che-sono-bufale-ai-bambini-le-insegnano-a-scuola/

 

secondo alcuni, al contrario, si sta cercando in tutti i modi di surriscaldare artificiosamente il pianeta per “dimostrare” la veridicità della teoria del riscaldamento globale anche attraverso il ricorso ad un sistema subdolo quanto criminale: quello delle scie chimiche. Ovviamente il Vero Potere si affretta a smentirne perfino l’esistenza quando invece, cercando sul web, si trovano perfino i documenti sottoscritti a suo tempo fra Berlusconi e Bush per consentire dette irrorazioni.

http://laviadiuscita.net/scie-chimiche-laccordo-segreto-dei-criminali-bush-berlusconi-svelati-tutti-misteri-e-le-menzogne-tra-stati-alleati/

 

http://www.nocensura.com/2014/02/renzi-propone-il-tso-per-chi-parla-di.html

 

Tuttavia sul motivo per cui queste irrorazioni vengano effettuate ci sono diversi pareri: c’è chi dice che servano per alterare il clima,

http://terrarealtime.blogspot.it/2015/02/la-geoingegneria-la-cia-e-il-controllo.html

chi per far piovere, chi per condizionare (attraverso indotti e tempestosi eventi atmosferici) le scelte politiche di alcuni paesi, etc.. Ma una cosa è certa: esse esistono inconfutabilmente. A prescindere dal fatto che sul web, cercando ad esempio su youtube, si possono trovare migliaia di video che lo dimostrano, allego qui di seguito, a dimostrazione definitiva, la dichiarazione resa di recente dalla senatrice californiana Rosalinde Peterson all’ONU:

https://www.youtube.com/watch?v=-edWhhTS3_Y

 

Ci potrebbero essere conseguenze dirette per la nostra salute?

Un solo esempio, poi eventualmente si può approfondire:

http://www.dionidream.com/neurologo-avverte-lalluminio-presente-nelle-scie-chimiche-sta-causando-laumento-esplosivo-delle-malattie-neuro-degenerative-2/

 

“Tecnologia”

Anche la tecnologia, usata in un certo modo, può essere utile…

 

– Massoneria e alieni

http://www.filosofiaelogos.it/News/Massoneria-e-Alieni.html

 

 

Quinta e ultima parte

Ma le scie chimiche, secondo alcuni, potrebbero servire anche ad altro…

 

– La popolazione mondiale

 

Secondo gli artefici del nuovo ordine mondiale, c’è ancora un importante problema da affrontare, il sovra popolamento della terra: bisogna “sfoltire” (incredibile vero?) :

Questo il programma della massoneria mondiale:

Il “monumento” al programma massonico mondiale (Georgia, USA):

http://it.wikipedia.org/wiki/Georgia_Guidestones

 

Un “interessante” particolare del “monumento” di cui sopra:

https://encrypted-tbn3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQjhDKq9SYc9-wc4s4UXfwy67Z3i-cqC1Wysf5d8DaNdV8U_89r

 

Ma sentiamo la viva voce di alcuni promotori:

-Bill Gates (proprietario della Microsoft):

https://www.youtube.com/watch?v=loxSZ9u1rt0

– David Rockfeller all’ONU

https://www.youtube.com/watch?v=MmcQg8HwVX0

– Jacque Cousteau, Henry Kissinger, Zbigniew Brzezinski (componente della Commissione Trilaterale), Robert McNamara, etc.:

https://www.youtube.com/watch?v=usay3MiA3kw

Qui un ottimo resoconto della sempre ben documentata Monia Benini:

https://www.youtube.com/watch?v=9F44NS5o8RY

 

http://terrarealtime.blogspot.it/2014/11/eliminare-4-miliardi-di-esseri-umani.html

 

http://italian.ruvr.ru/2014_04_13/Affari-loschi-degli-USA-sterilizzazione-per-ridurre-la-popolazione-4348/

 

http://www.ingannati.it/2013/09/22/ridurre-la-popolazione-perche-non-ce-abbastanza-cibo/

 

http://www.sapereeundovere.it/un-sito-militare-usa-promuove-lo-spopolamento-della-terra/

 

E anche il cibo, se opportunamente manipolato, può essere un’ottima arma:

http://terrarealtime.blogspot.it/2014/02/la-guerra-segreta-del-cibo-avvelenato.html

 

https://www.youtube.com/watch?v=IPXt6uGXwag

 

E perché no, anche i vaccini:

http://www.informasalus.it/it/articoli/esiste-cupola-vaccini.php

 

http://www.mednat.org/guerra_contro_donne.htm

 

http://zapping.altervista.org/ve-la-ricordate-lepidemia-aviaria-fu-inventata-tavolino-40-indagati-e-la-responsabile-del-contagio-sta-parlamento-18-mila-euro-al-mese-nostre-spese/

 

http://www.informarexresistere.fr/2015/01/03/monsanto-e-autismo-ricerche-scientifiche-trovano-probabile-nesso-nel-2025-1-bambino-su-3-autistico/

 

http://www.disinformazione.it/ebola.htm

 

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=14247

 

http://www.enzopennetta.it/2014/11/scandalo-omsunicef-il-caso-del-vaccino-abortivo/

 

Ecco, credo che a questo punto si possa dire che il cerchio sia chiuso. Si è trovato quel denominatore comune, quel filo conduttore che accomuna quei fenomeni e quelle circostanze dapprima incomprensibili se non valutate nel loro insieme. Il “puzzle” è quasi completo e mostra nitidamente, a chi vuol vederlo, tutta la sua spietata scelleratezza; il suo squallido, perfido, infimo e miserrimo scopo.

Ad ognuno le proprie valutazioni e cioè se quanto segnalato, (solo in parte), è da rigettare, accogliere o accogliere in parte.

Mi rendo conto che quanto esposto possa suscitare un certo sconforto; ma proprio da quello sconforto iniziale bisogna trovare la forza per reagire diffondendo, innanzi tutto, quanto di cui siamo venuti a conoscenza.

Ed è da queste conoscenze e considerazioni che non può che discendere, soprattutto per noi abitanti di quella che una volta fu la Magna Grecia, l’inevitabile scelta indipendentista; a prescindere dalle ormai ben note vicende storiche ed economiche che ci hanno riguardato dal 1860 in poi.

Infatti è pensabile un riscatto del popolo all’interno del quadro più che fosco che si è delineato? Certamente no. Troppo grande la disparità fra le forze in campo; troppo grandi e diverse le divergenze di interessi: sociali ed umane da una parte, speculative e finanziarie dall’altra.

D’altro canto, la semplice scelta indipendentista può essere da sola garanzia del successo del riscatto

di un popolo? Certamente no, anche in questo caso. Ma, a prescindere dalla constatazione che la scelta indipendentista, considerata l’inespugnabilità degli interessati potentati economici, politici ed affaristici dell’attuale regime partitocratico, non è più solamente una “scelta” ma una scelta  obbligata, una irrinunciabile necessità, quasi una costrizione; è da considerare che solamente una profonda presa di coscienza del popolo e il conseguente necessario progetto di totale rifondazione politica, sociale, morale, economica e quant’altro, può forse porre le basi per una vera rivincita del popolo e della sua sovranità. Altre vie, o vie politiche che non contemplino una tale radicale rifondazione del tessuto sociale, umano, valoriale, produttivo ed economico delle nostre Genti, rimarranno solamente banali e inutili esperimenti dei quali il Vero Potere potrà solamente sorridere, rimanendo fiducioso nel perpetrarsi dei suoi successi.

E tanto maggiore sarà la realtà politico – territoriale che si riuscirà a porre in essere, tanto maggiori saranno le possibilità di successo. Infatti solo una tale consistente realtà potrà forse riuscire ad abbattere lo strapotere dei potentati ai quali si è sopra accennato; potentati che dispongono di risorse incommensurabilmente maggiori delle nostre e in tutti i campi; da quello economico a quello mediatico, da quello “politico” a quello strumentale.  In caso contrario, forse quello strapotere potrà essere in parte arginato o mitigato, ma solamente nella misura in cui ci si consentirà di farlo; non di più.

Se si fanno proprie le superiori considerazioni, ecco che allora non sarebbe prematuro cominciare a pensare a forme di collaborazione e solidarietà con altre realtà simili; con altri popoli che come noi soffrono, ormai da secoli, le stesse angherie, gli stessi soprusi, le stesse vessazioni. Non è prematuro, anzi direi che è indispensabile, cercare alleanze ed unioni non solo con chi storicamente fa già parte della nostra compagine storica, culturale, sociale ed umana, ma anche con chi non è direttamente a noi collegabile: penso ai nostri fratelli Sardi, alla Grecia, alla Catalogna, al Portogallo, all’Islanda, alla Scozia.

L’importante è cominciare.

Per non finire.

 

 

——————————-

2.16

L’INDIPENDENTISMO SICILIANO E QUELLO DUOSICILIANO.

PERCHE’ NON VI SIANO FALSI EQUIVOCI.


 

Di recente, ma anche in tante altre occasioni, mi son trovato a dibattere amichevolmente con Indipendentisti insulari sulle divergenze fra l’Indipendentismo Siciliano e quello Duosiciliano. Si tratta a mio avviso di un falso problema; vediamo perché.

Al di là delle ovvie ed evidenti convergenze sul futuro di quella che fino al 1860 fu un’unica Nazione; futuro che aspira indifferentemente, seppure in diverse ottiche, alla stessa autodeterminazione, allo stesso riscatto dei popoli e, in definitiva, alla stessa ormai improcrastinabile richiesta di Libertà,  mi sembra di potere affermare che le divergenze di fondo possano individuarsi in due punti salienti: nelle differenti valutazioni storiche su quello che fu il Nostro (recente) passato e nella presunta differenza fra le popolazioni insulari e continentali.

Sul primo punto preferisco non addentrarmi in questa sede, rinviando la questione ad un auspicabile, sereno e pubblico confronto che, sulla base di inconfutabili prove storiche e documentali, possa finalmente diradare quelle ombre e quegli equivoci che, volutamente si badi bene, sono stati messi in campo da oltre centocinquant’anni, ma già anche da ben prima, al solo scopo di creare (false) contrapposizioni, campanilismi, rivalità, ostilità e quant’altro; ombre ed equivoci che, fino ad ora, hanno dato risultati più che positivi solamente per i Nostri comuni affamatori. Ancora, ombre ed equivoci che, rimanendo nel periodo compreso fra i primi del XIX secolo ed oggi, hanno dato tuttavia origine a due attuali differenti modi di intendere l’Indipendentismo: quello prettamente Sicilianista, che basandosi su certe informazioni storiche si può individuare anche in una visione fortemente identitaria e a volte isolazionista di un qualunque progetto politico, e quello Duo Siciliano che invece, basandosi su altre informazioni storiche, predilige una visione unitaria e complementare. Il primo, forse proprio in virtù di una più accentuata autoidentificazione, ha dato nel tempo origine a fenomeni anche di forte impatto, come la rivolta di Castellammare del Golfo del 1862 o tante altre di quel periodo o le successive vicende dell’EVIS dimostrano. Il secondo si riconosce invece in una tradizione storico – culturale che affonda le sue radici principalmente nella decennale guerra di resistenza all’invasore piemontese che tante efferate stragi pose in essere in tutto il Sud Italia, Sicilia compresa.

Al di là di quanto sopra, comunque, credo di potere intravedere nell’Indipendentismo Siciliano una maggiore attenzione alla specificità ed individualità del popolo Siciliano; alla sua cultura ed alle sue tradizioni. Cultura e tradizioni che, per contro, i Duo Siciliani individuano in tutto il Sud Italia Sicilia compresa.

Sul secondo punto, e cioè sulla presunta differenza fra le popolazioni insulari e continentali della Sicilia storica (intendendo per quest’ultima i territori che vanno dall’Abbruzzo alla Sicilia), mi limito a sottolineare che la cultura, le tradizioni, la storia, le lingue, i concetti sociali e filosofici che sottendono alle due componenti sono talmente simili da riuscire invero difficile, seppure certamente esistenti, riuscire ad individuarle con nitida chiarezza. Non dovremmo dimenticare infatti che sia gli abitanti della Sicilia insulare che quelli della Sicilia continentale sono eredi di quella che fu la Magna Grecia e principalmente da essa, insieme ovviamente alle altre culture che si sono succedute nel tempo, discendono il Nostro modo di essere, di pensare, di concepire la società, la famiglia, la Nostra stessa filosofia di vita.

Se quanto sopra è condiviso, come spero, almeno da Noi Duo Siciliani, non possiamo che guardare con simpatia a qualsivoglia fermento indipendentista da qualunque parte esso provenga. Certo sarebbe auspicabile un indipendentismo unitario che coinvolgesse tutte le ex Provincie, ma non mi sembra che al momento, purtroppo, una tale opportunità sia in essere o in divenire; è vero, esistono moltissimi gruppi e movimenti di varie “regioni” che si dichiarano apertamente indipendentisti e che “lottano” per la riaffermazione della Nostra Libertà ma, al momento, non mi sembra di intravedere nulla di concreto e, soprattutto, di unitario.

Se a questo si aggiunge che l’Indipendentismo insulare è al momento uno dei più attivi e concreti, se non addirittura il più attivo e concreto, non possiamo che fare Nostre le sue battaglie come anche quelle di qualunque formazione indipendentista che è nata o dovesse in futuro nascere in qualunque parte di quel territorio che costituiva, nell’insieme, la Nostra Patria. La battaglia di un gruppo indipendentista, sia esso insulare o continentale, non può che essere da Noi vista come prodromica alla “battaglia” finale che, comunque, non potrà che vederci uniti per la riconquista dei Nostri diritti e delle Nostre libertà.

Ecco quindi che, almeno da parte di Noi Duo Siciliani, è necessario che si evitino e si superino inutili e fuorvianti contrapposizioni e divergenze, nella certezza che prima o poi le speranze, le aspirazioni, i desideri, i diritti che ci sono stati negati, indifferentemente ad insulari e continentali, siano compresi e visti da Tutti quali denominatori comuni di un futuro che non può ormai essere troppo lontano.

Giovanni Maduli.

 

 

1.16

QUALCOSA SI MUOVE NELLA SICILIA ULTRAFARO

di Giovanni Maduli

 

E’ nato di recente nella Sicilia Ultrafaro, con partecipata manifestazione a Pergusa (En), il movimento Siciliani Liberi che, da quanto può leggersi nel suo Manifesto per lo Stato di Sicilia dell’8 gennaio 2016, professa apertamente il perseguimento della “piena indipendenza e sovranità” (http://www.sicilianiliberi.org/chi-siamo/il-manifesto.html). Noi Duosiciliani, specialmente se nativi di quella terra che vide l’inizio della Nostra fine, non possiamo non salutare questo evento con la simpatia e la solidarietà di coloro che, come noi, aspirano egualmente a quella indipendenza ed a quella sovranità ormai negata da oltre centocinquanta anni a tutta la Nostra patria, al di qua e al di là del Faro. Simpatia e solidarietà che parimenti abbiamo nei confronti di tutte quelle formazioni, insulari e/o continentali, che pure lottano numerose per gli stessi obiettivi, con le stesse aspirazioni e le stesse prospettive. Chiaramente e certamente si tratta di una formazione “sicilianista”, votata quindi, dichiaratamente e apertamente, agli interessi dell’Isola; ma Essa è per Noi parte integrante e non secondaria della Nostra Terra, delle Nostre tradizioni e della Nostra cultura e non si può ignorare o sottovalutare che se una parte della Nostra Terra sta dando segni di risveglio, tale risveglio non possa essere prodromo di un risveglio fattivo e concreto che, finalmente, interessi tutte le altre Nostre Contrade, dall’Abruzzo alle Calabrie. Già in altre storiche occasioni la Sicilia Ultrafaro è stata foriera di riscosse che, ancorché nate nell’Isola, sono state la “scintilla” che hanno poi infiammato e contagiato anche gli altri territori peninsulari. Abbiamo speranza che anche questa volta anzi, soprattutto, questa volta, si profili la possibilità di un riscatto che partendo dall’Isola Siciliana sia di esempio e si propaghi irresistibilmente verso tutti coloro che hanno a cuore le sorti del Nostro comune divenire.

Sappiamo bene che differenti pareri e convinzioni ci distinguono soprattutto in relazione a passati eventi storici, ma è giunto il momento di mettere da parte, per una volta, quelle diversità di vedute e concentrarci Tutti su quanto può renderci invece compartecipi di quel riscatto, di quella riscossa, di quel futuro ormai non più procrastinabili, soprattutto alla luce di quanto sta avvenendo ormai da troppo tempo in ambito nazionale, europeo e mondiale.

Siamo anche consapevoli che nell’ambito di una competizione politico/elettorale nella Regione Siciliana il contributo dei Duosiciliani Citra Faro sarebbe di fatto nullo ove si consideri che questi ultimi non avrebbero titolo e voce da far valere; ma siamo consapevoli che, oltre il contributo fattivo e concreto dei Duosiciliani UltraFaro, la solidarietà, la simpatia, il sostegno – anche solamente morale ed ideologico – di Tutti i Duosiciliani non potrebbe che giovare alla causa dell’Isola e, di riflesso, alla causa di tutta la Nostra Nazione.

Per tali motivi appoggiamo concretamente, insieme agli storici movimenti del M.I.S. (Movimento per l’Indipendenza della Sicilia) e del F.N.S. (Fronte Nazionale Siciliano), che hanno aderito alle iniziative di Siciliani Liberi, le lotte che tale Associazione si accinge ad intraprendere, ad iniziare dalla campagna per il NO alla riforma della Costituzione voluta dall’attuale Governo.

Infine una considerazione. Alcuni “Sicilianisti” e alcuni “Napolitanisti” probabilmente

non condivideranno questa nostra posizione ed è legittimo che si possa pensarla diversamente. Dal canto nostro, a prescindere dal fatto che un Duosiciliano, specie se nativo dell’Isola, non può non definirsi anche “Sicilianista” (come pure Napolitanista, Calabrese, Pugliese, Abruzzese, Molisano o della Basilicata), non possiamo che ribadire, per l’ennesima volta, che è giunto il momento di superare, pur nelle legittime diversità e libertà, tutte quelle contrapposizioni, sapientemente indotte, che di fatto ci hanno tenuti lontani da ogni possibile riscatto e lasciamo volentieri ad altri la “soddisfazione” di crogiolarsi nella mortale “filosofia” del “Divide et impera”.

 

 

 

 

 

LA RIFORMA "RENZI-BOSCHI" DELLA COSTITUZIONE E LA NOTTE DELLA DEMOCRAZIA

SICILIANI LIBERI FARA' VINCERE IL NO IN SICILIA

 

"Siciliani liberi" denunzia la disinformazione in atto sulla gravità della riforma della Costituzione voluta da questo Governo, il terzo non eletto da nessuno, se non dal Presidente della Repubblica e, indirettamente, dall'Europa.

D'ora in poi, per la combinazione tra questa riforma e la legge elettorale, l'Italia avrà un ordinamento meno democratico di quello turco.

Senatori non eletti (se non per finta) e Deputati eletti da liste bloccate di nominati dalle segreterie dei partiti. Premio stellare di maggioranza al ballottaggio, anche a un partito che ha solo il 29 % dei votanti, e quindi magari il 13 % dei voti veri. Sbarramento al 3 % per far fuori persino il diritto di tribuna o la possibilità di qualunque ricambio.

Ci toccherà invidiare la legge elettorale e la costituzione di paesi oggi ritenuti autoritari.

Ma l'importante è che tutto ciò sia "venduto" come un efficientamento della politica. Vuoi mettere? Ancora la "Prima Repubblica"?

Ma "Siciliani Liberi", per oggetto sociale, non può tacere gli effetti che questa legge costituzionale avrà sulla Sicilia.

Ebbene, ai Siciliani con questa costituzione nuova, è semplicemente tolto il diritto di voto, e non solo l'Autonomia.
Il Senato, che è l'unico eletto su base regionale, non voterà più nulla, se non le leggi costituzionali. Per il resto è una camera consultiva. Persino sulle leggi che riguardano le regioni e le autonomie locali, la Camera, con una maggioranza compatta, lo potrà schiacciare impunemente. Il Senato non voterà né le manovre finanziarie, né la fiducia al Governo: Altro che "Senato delle Regioni" sul modello del Bundesrat tedesco! La sola Camera sarà depositaria di tutto il potere. Una camera di nominati eleggerà, con la partecipazione ininfluente di un Senato castrato, il Presidente della Repubblica, che a sua volta nominerà il Presidente del Consiglio, e gran parte dei giudici costituzionali. Poi il Presidente del Consiglio nominerà i futuri deputati, per mezzo della legge elettorale "Italicum". Insomma una autoreferenzialità da fare impallidire l'Unione Sovietica per impossibilità di ricambio democratico.

Quindi se la Sicilia vorrà far valere le proprie ragioni non potrà mai farlo con il Senato, che sarà del tutto inutile. Lo Stato, per mezzo della Camera, di questa Camera, potrà schiacchiare i "soci di minoranza" della Repubblica italiana, e quindi le Regioni meridionali, e le Isole, senza alcuna possibilità che queste facciano valere la propria voce.

Se anche tentassero, ci pensa lo sbarramento nazionale al 3 % a impedire persino il diritto di tribuna.

Per superarlo un partito siciliano dovrebbe raggiungere una percentuale pari al 35 %!

E, anche in quel caso, per i deputati eletti, grazie al premio di maggioranza garantito sempre dall'Italicum, la loro presenza sarebbe del tutto ininfluente. Una maggioranza bulgara schiaccerebbe sempre e comunque la Sicilia, in ogni scelta politica, economica, sociale,…

Per essere eletti alla Camera ai Siciliani non resterebbe che la via di essere "prescelti" dalle segreterie romane nei collegi della loro isola. Ma, naturalmente, questo "privilegio" sarà riservato agli yesmen, a quelli che diranno sempre di sì, a qualunque richiesta italiana.

Si parla spesso di Scozia e Catalogna, o Baviera. Orbene, in quelle regioni/nazioni i cittadini hanno ancora il diritto di mandare al Parlamento centrale deputati che non fanno parte dei partiti "nazionali". Con questa riforma a tutti i Siciliani che avessero queste idee (o Sardi, o Meridionali), è tolto in pratica il diritto di voto e di rappresentanza. Il loro voto, il loro parere non conta più nulla, sono sudditi e basta.

Altra "perla" della riforma è la fine del regionalismo, sapientemente preparata nell'opinione pubblica da un giornalismo di regime che ha puntato i riflettori contro scandali e scandaletti locali, ignorando che lo Stato si è rivelato, quando ha potuto, ben più inefficiente, corrotto e talvolta anche criminale, rispetto alle amministrazioni regionali e comunali.

Come in ogni dittatura che si rispetti, c'è un giro di vite su ogni forma di partecipazione dal basso, e quindi di autonomia, anche ordinaria. Mussolini, fra le prime cose, revocò le elezioni libere in province e comuni, e con Hitler furono sciolti i Laender, affidati a governatori nominati dal centro.

Funzioni vitali, come l'energia, la protezione civile, le infrastrutture, sono passate a competenze esclusive dello Stato. Come già fatto nel 2001 non si dice nel conflitto tra queste previsioni di competenze statali e quelle degli statuti speciali chi debba prevalere. Invero, allora, si disse che le norme degli statuti speciali sarebbero prevalse se di maggior favore, ma la giurisprudenza costituzionale non ha tenuto in gran conto questa previsione, interpretando l'elenco delle funzioni riservate allo Stato dall'art. 117, come "tassativo". Ora è anche peggio. Gli statuti speciali sono completamente ignorati, anche se non formalmente aboliti. Le competenze costituzionali dello Stato, nei settori dove sono in gioco gli interessi (e gli appalti) di maggior interesse, saranno tutti decisi dai comitati d'affari romani.

Saranno abolite (per finta) le Province. Cioè, continueranno a esistere, come nel Fascismo, come Prefetture, nominate dal Governo, ma senza più alcun ente locale o elezione locale a gestire funzioni decentrate.
Come pensate che ne usciranno tutelati gli interessi della Sicilia da tutto ciò?

Ma poi c'è il colpo di grazia: la "clausola di supremazia", un vero mostro giuridico.

Su proposta del Governo, il Parlamento (ma ormai i due organi in pratica coincidono) può avocare allo Stato QUALUNQUE MATERIA RITENUTA D'INTERESSE NAZIONALE! Questo significa che tutte le autonomie sono semplicemente alla mercé, all'arbitrio dello Stato centrale. Diciamo che è un mostro giuridico perché, in tal caso, è sovvertita la gerarchia delle fonti del diritto in quanto, per la prima volta dopo il Fascismo, una legge ordinaria può scavalcare e violare una legge di rango costituzionale. Come nel Fascismo appunto, quando lo Statuto albertino fu smontato pezzo a pezzo da leggi e decreti ordinari.

Di questa mostruosità, che intacca un principio fondamentale, quello della "rigidità" della Costituzione, "stranamente" non si accorgono né la Corte Costituzionale, né il siciliano (all'anagrafe) Primo Cittadino.
A quanto pare il regime si consolida e, pur di rafforzare i legami del colonialismo interno, non c'è costituzione che tenga.

In pratica, se a ottobre vincerà il SI' alla riforma, lo Statuto siciliano, già carta straccia, cesserà di esistere del tutto. O, meglio, a nostra vergogna, di esso resterà in vita "ciò che piacerà" a Roma: ad esempio il fatto che ci accolliamo spesa pubblica e dipendenti pubblici, così facciamo la fame e, al contempo, siamo additati a esempio nazionale di sperpero. Ma, per tutto il resto, saremo governati da Roma in maniera proconsolare.

Se l'opinione pubblica siciliana fosse pronta a superare il problema con una generalizzata presa di distanza dall'Italia, sarebbe facile opporsi. Basterebbe eleggere in tutta la Sicilia Sindaci che strappino la fascia tricolore e si proclamino sindaci di un paese occupato. Poi, quando questi fossero maggioranza, potrebbero riunirsi in adunanza a proclamare l'Indipendenza della Sicilia. Ma, per ottenere questo, ci vorrà qualche anno.

Nel frattempo abbiamo il dovere morale di spiegare a tutti i Siciliani che la nostra Terra morirà, e morirà persino la speranza, se questo regime avrà la sanzione di un plebiscito popolare.

Per questa ragione noi dobbiamo impegnarci con tutte le nostre forze per fermare, pacificamente e democraticamente, questa ulteriore violenza organizzata contro la Sicilia.

Per questo dobbiamo votare NO, e fare vincere il NO, almeno in Sicilia.

Sarà la nostra prima battaglia, e la nostra prima vittoria. Dopo la quale la Sicilia, che ha toccato il fondo, comincerà a lottare per recuperare la propria libertà e la propria indipendenza.

Se malauguratamente dovesse vincere il SI', non saranno più possibili vie costituzionali e democratiche per far vincere le nostre ragioni. Ci dovremo prendere l'indipendenza con mezzi non convenzionali, con forme organizzate di disobbedienza civile e pacifica… Si alzerà il livello dello scontro tra Sicilia e Italia.

La Sicilia non sarà mai doma; questo è sicuro. Che questo arrivi alle orecchie del regime.

 

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2015

 

6.15

– Gioele Magaldi – La massoneria cattiva che minaccia il mondo

di ByoBlu.com, da youtube.com

 

In relazione al video che segue, dopo averlo visto ed ascoltato, sono stato preso da un irrefrenabile desiderio di commentarlo, sia sul sito sul quale è stato pubblicato che su youtube. Al di là delle (poche) parziali verità espresse nel video – come ad esempio laddove si afferma che la massoneria “…va a fare rivoluzioni ovunque ci sia una tirannide (???)” (v. min. 0,50), (tirannide come quella “terribile” che affliggeva le Due Sicilie?), oppure che la massoneria è stata artefice della contemporaneità negli ultimi settanta anni (v. min. 1,25), (quando invece è risaputo che la stessa è stata ed è artefice delle politiche di molti paesi da ben più tempo…) – avrei infatti voluto confutare le tesi espresse (meglio sarebbe definirle castronerie) dal Magaldi laddove definisce (v. min. 1,14) Garibaldi, gli Ungheresi e tanti altri dei “patrioti”, quando invece è ormai notorio come costoro fossero solamente degli sporchi mercenari; affermazioni queste che meritavano e meriterebbero certamente una accesa (e documentata) smentita ma, ad un certo punto, mi son sovvenuti altri pensieri, altre domande, due in particolare. La prima: Perché quel titolo? Perché parlare di una massoneria “cattiva” lasciando intendere, di conseguenza, che esiste una massoneria buona? Cosa si vuole, o si vorrebbe, sdoganare? La seconda domanda: Perché ByoBlu pubblica questa intervista? Per aumentare “l’audience” del suo pubblico? Non credo ne abbia bisogno; pur non avendo dati certi, sono certo che ByoBlu sia un sito parecchio seguito e che non necessiti certo di simili “espedienti” per aumentare gli ascolti. Allora forse per sondare, attraverso i successivi commenti, il parere della “massa” dei suoi ascoltatori sull’argomento? E a che fine? Perché? Non lo sapremo mai. Però, all’improvviso mi son sovvenute alcune considerazioni. Claudio Messora non era, e forse è ancora, non saprei, un “portavoce” del “5Stelle”? E poco più di un mese fa, (ne abbiamo informato i nostri lettori), l’Assessore alla Cultura di Livorno (a guida “grillina”) Serafino Fasulo non ha forse partecipato al convegno “La religione dei moderni, la Massoneria del 700”, organizzato dal Grande Oriente d’Italia?

          Queste mie sono considerazioni che possono anche lasciare il tempo che trovano, tuttavia voglio girarle ai Lettori di questo sito, affinché ognuno possa trarre le proprie libere e diverse conclusioni.

Qui il link al video:

https://www.youtube.com/watch?v=hp2xO7tHVps

Qui il link all’evento al quale ha partecipato l’Assessore alla Cultura del Comune di Livorno:

http://www.radiospada.org/2015/11/il-movimento-5-stelle-apre-alla-massoneria/

G.M.

 

 

 

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5.15

LA SICILIA: UNA E PLURIMA, DAL TRONTO A LAMPEDUSA, UNA NAZIONE, INFINITI POPOLI .

di Gabriele La Cava
 

Con questo impeccabile intervento l’autore fa “un po’ di chiarezza alla confusione "identitaria" nella quale, spesso, ci si può impelagare, figlia dei vizi inoculati dalle menzogne di chi volle la fine del nostro Regno e della nostra indipendenza… la cui riappropriazione passa, inevitabilmente, prima di tutto attraverso la disamina storica, poi semantica, poi filosofica, ed infine politica, degli eventi che ne posero la fine.”

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L'anno 1130 è il perno della storia della nostra terra e dei popoli ivi abitanti: esso vede la fondazione del Regnum Siciliae ad opera di Ruggero II che, incoronato nella cattedrale di Palermo, con molta fatica, unisce la Contea di Sicilia, i Ducati di Napoli, Puglia e Calabria, il Principato di Capua e parte del Ducato di Spoleto, sotto un unico regno (in un arco di tempo che va dal 1130 al 1140,cfr foto 2).

(foto 2)

Con questa manovra, il padre fondatore di quella "antica monarchia" alla quale anche Francesco II fa riferimento nel "Proclama di Gaeta", unì tutti i popoli aventi in comune la radice della Magna Grecia e indissolubilmente legati ormai già da 2000 anni di vissuto simile (foto 1).

(foto 1)

Dopo circa un secolo e mezzo di governo Normanno e Svevo, nel sanguinoso novantennio che va dal 1282 al 1372,periodo che vede lo scoppio dei Vespri Siciliani (ricordando che tutto lo stato era Siciliano e che, quindi, la ribellione prese piede in tutto il territorio e non solo nell'isola, così come erroneamente si crede), i quali sono erroneamente descritti come presunta volontà indipendentista-nazionalista isolana nei confronti del continente (assurda menzogna, se si pensa che è impossibile descrivere un evento del tardo medioevo con terminologie moderne), ma fu, bensì, una rivoluzione contro gli Angioini e per la tutela dell'antica integrità del Regno di Sicilia. A seguito di questo importante evento, nel quale la Corona del Regno fu assegnata a Pietro III d'Aragona, consorte di Costanza II legittima erede, in contrapposizione al volere papale che investì Carlo I d'Angiò della corona siciliana, col primo che riuscì a conquistare solo la parte insulare del Regno, la Sicilia VERA (che va dagli Abruzzi a Lampedusa) viene "divisa" in due stati a seguito della pace di Caltabellotta del 1302 (foto 3) :

 (foto 3)

– La Sicilia Citrafaro (al di qua del faro di Messina), con l'omonimo Regno, noto anche per un periodo di tempo come Regno di "Sicilia" e ufficialmente nominato "Regno di Sicilia Citrafaro", indicato convenzionalmente nella storiografia moderna come "Regno di <<Napoli>>" ;

– La Sicilia Ultrafaro (al di là del faro di Messina), con l'omonimo Regno, noto anche in un periodo di tempo come Regno di "Trinacria" ed indicato convenzionalmente nella storiografia moderna come "Regno di Sicilia".

Ora appare evidente come i due stati nati dallo scisma angioino altro non erano che due pezzi complementari, e della stessa matrice, di uno stesso stato precedentemente unito. Questo strappo tra, appunto, le due Sicilie, fu ricucito in una sana opera riedificatoria nel 1816 con la fondazione del Regno delle due Sicilie ad opera di Ferdinando IV di Sicilia Citeriore e III di Sicilia Ulteriore, divenuto poi I delle due Sicilie (foto 4).

(foto 4)

Alla luce di tutto ciò, la domanda è lampante : DOV'E' LA NAZIONE NAPOLETANA? L'analisi cronologica degli eventi mostra chiaramente che, ufficialmente, non è mai esistito uno stato "napoletano" ufficialmente nominato tale (eccettuato il decennio di usurpazione Murattiano) e che non è possibile concepire la genesi di due nazioni, tra i due pezzi derivanti dalla scissione del Regnum Siciliae, da pochi secoli di divisioni a fronte di millenni di unità pregressa (come invece alcuni, ingenuamente o in malafede, vogliono far credere….) . Gli aggettivi "napolitano" o "napoletano", in relazione al nostro regno, possono dunque indicare uno status di cittadinanza relativa alla città partenopea oppure essere usati a mo’ di sineddoche (una parte per il tutto) un po’ come indicare uno stato facendo riferimento alla sua capitale (es. Londra, governo di Londra etc.).
Ed è su questo binario che si innesta la più grande eredità che le due Sicilie hanno lasciato a noi e all'umanità. Il grande insegnamento della storia delle due Sicilie è proprio quello di essere l'antidoto allo stato nazione di giacobina memoria. Sin dai tempi della Magna Grecia i nostri territori erano abitati da una moltitudine di popoli aventi in comune appunto la radice magno greca ed armonicamente cooperanti tra loro. Nel 1130 Ruggero non fece altro che unirli sotto il profilo politico in un unico stato che, comunque, può essere considerato una "nazione" in quanto forte delle comuni radici di cui sopra. Ma il bello sta qui: unione nelle diversità, nell'infinita peculiarità che caratterizza le Due Sicilie, formate da una moltitudine di popoli che, come in un mosaico perfetto, compongono un puzzle che vede cambiare quasi ogni 10 km lingua, usi tradizioni e gastronomia. Questo è l'insegnamento che le due Sicilie hanno dato all'umanità intera nella storia: diversità=uguaglianza=cultura=pace. L'usurpazione angioina del XIII secolo fu il primo tentativo di rovinare questo splendido disegno di nazione "umana". Quell'usurpazione divise ciò che fu unito nel 1130 e portò alla nascita di DUE STATI separati giuridicamente ma che, nella sostanza, ETNICAMENTE E CULTURALMENTE, erano sono e saranno sempre la stesa cosa. IL 1816 vede la riunione, la naturale riconciliazione di ciò che fu scisso, come due metà di un cuore che si riuniscono. Ma le invenzioni di uno STATO NAZIONE NAPOLITANO in citrafaro, uno STATO NAZIONE MONOINSULARSICILIANO in ultrafaro e la conseguente contrapposizione di una FALSA QUESTIONE NAPOLITANO-SICULA manovrata e propagata dalle MASSONERIE INTERNAZIONALI posero fine a questo disegno divino. La nostra unica salvezza è ESSERE DUE SICILIE e riconoscerci nella nostra bellissima nazione dagli Abruzzi a Lampedusa: la nostra nazione SICILIANA\DUOSICILIANA. Se non lo saremo e non lo faremo, finiremo in pasto ai nostri nemici per sempre. Concludendo con una meravigliosa frase del nostro Sommo Padre Ruggero che guardava con occhi amorevoli alla sua VERA Sicilia, una e plurima, indicandola come: "La tera che va dall'Alpe imbiancata d'Abruzzi fino all'ultimo scoglio lambito dal mare dell'isola di Lampedusa" .

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Nota a margine: foto tratte da Google Immagini.

Per approfondire la questione dei Popoli delle Due Sicilie:

– I meravigliosi popoli delle due Sicilie elencati nel Dizionario statistico de' paesi del Regno delle due Sicilie (G. De Sanctis, 1840), pag. 11 e 12.

http://books.google.it/books…

 

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4.15

LA BANDIERA DELLA RISCOSSA

PREMESSA

        Dalla storia antica a quella moderna nasce quella di Napoli e della Sicilia con i rispettivi popoli che si sono gradualmente formati dall’unione dei nativi con i tanti immigrati per amore o per forza nel corso dei secoli. Più nitida quella siciliana a causa della conformazione geografica, più “napolicentrica” l’altra a partire dal XIII secolo.

        Ragioni politiche, conseguenti all’unificazione del regno sotto i Normanni, hanno spostato decisamente verso la Sicilia il maggior interesse statale dando l’aggettivo relativo all’isola a tutto il territorio con capitale Palermo, giustamente prima sedes  corona regis et regni caput. Naturalmente i popoli sudditi (in senso positivo!) hanno mantenuto le loro caratteristiche come in tutti i grandi paesi dell’epoca di natura non continentale. Infatti quello che comunemente viene inteso in Sicilia come “continente” significa soltanto non isola ed è un termine generico che può creare confusione. Recentissimi studi stanno dimostrando che nelle penisole e negli istmi c’è sempre una varietà di popoli che solo manu militari è possibile unificare a meno che non si instauri una convivenza libera e pacifica a causa di forti interessi comuni, capace di rispettare le diversità a cominciare dalle tradizioni.

        L’unione tra territori prettamente continentali, come la Russia e la Germania, è pertanto abbastanza semplice e duraturo mentre quello tra territori non continentali (peninsulari ed isolani) è sempre assai delicato e precario. In quest’ultimo caso basti pensare alla penisola balcanica, violentemente unita sotto la Jugoslavia, o all’arcipelago britannico con i problemi irrisolti tra irlandesi, scozzesi, gallesi e inglesi.

        I più grossi e insanabili guai accadono quando uno stato continentale decide di “unirsi” con uno non continentale. L’unione non sarà mai possibile anche dopo secoli di dittatura perché i popoli sono naturalmente diversi e non integrabili. Solo la scomparsa di un popolo può placare l’immedicabile ferita e fornire l’illusione dell’unità. I genocidi dei popoli pellerossa in America danno un’idea di come si costruisce una nazione artificialmente.

        Da noi c’è purtroppo il terribile esempio della malaunità realizzata dal continentale Piemonte mandato ad incorporare con la massima violenza il regno delle Due Sicilie, peninsulare e insulare. Dopo 154 anni l’unità è solo una chimera e la soluzione perseguita con accanimento e perfidia è quella adottata in America e che non è qui il caso di approfondire.

        Tornando alla difficile unione tra territori non continentali bisogna considerare che essa può costruirsi in maniera ottimale quando si verificano una serie di circostanze. Innanzitutto la presenza di molti più punti in comune rispetto a quelli di divergenza perché è già presente la cosiddetta nazione culturale. Ciò si realizza quando l’etnia dei vari autoctoni è così forte da trasformare gli estranei immigrati attestandoli su livelli di civiltà simili che gradualmente riducono il divario tra le popolazioni peninsulari o insulari. Poi è indispensabile una forma di governo assai oculata che costantemente attenui i contrasti ed esalti le mete comuni. Infine bisogna suscitare nei diversi popoli il fascino per l’unità anche politica, facendo prospettare loro i reciproci vantaggi economici, sociali, internazionali.

        Un’unità di questo tipo assomiglia a quella spacciata per “democratica” (e mai realizzata) dai colonialisti di ogni epoca perché scaturisce dal cuore di ogni popolo. La stabilità e il benessere della società che si forma è la logica conseguenza di questo felice connubio.

DA SICILIANI A NAPOLITANI

        Nella prima parte di questo meraviglioso regno fondato a Palermo il nome di Sicilia copre anche la penisola (impropriamente detta continente) sino agli Abruzzi e a Gaeta e, di conseguenza, anche i suoi abitanti sono detti ufficialmente siciliani. Con la rottura tra Angioini e Aragonesi e la pace di Caltabellotta (1302) c’è continuità, anche frutto di rivendicazione, con il Regno di Sicilia che viene definito Citeriore nella penisola con capitale Napoli e Ulteriore nell’isola con capitale Palermo. Man mano l’attrazione irresistibile di Napoli fa svanire la parola Regno di Sicilia Citeriore sostituendola con Regno di Napoli e gli abitanti diventano Napolitani (rigorosamente con la “i “centrale). Naturalmente convivono entrambe le definizioni anche nelle comunicazioni formali. Mentre nell’isola, si ribadisce, l’omogeneità è marcata nei siciliani, nella penisola con maggior impegno nasce il popolo dei napolitani, rendendo evanescenti altri nomi come i pugliesi (in qualche periodo addirittura costituenti un regno) o i calabresi (dal cui territorio era per la prima volta sorto il nome Italia). Con Alfonso d’Aragona c’è la ricongiunzione ufficiale della Sicilia Ultra e di quella Citra, ormai più nota come Regno di Napoli. Costui è rex utriusque Siciliae rimanendo fedele alla originaria denominazione e sancendo che la sua corona valeva per entrambe le Sicilie, cioè quelle che conosciamo come le Due Sicilie. Dagli attributi citra e ultra per ogni Sicilia antecedente, nasce così la parola Due Sicilie. Palermo rimase capitale dell’isola abbastanza autonoma mentre Napoli era capitale della penisola ma anche la sede del sovrano e quindi il centro di questo duplice trono. Indubbiamente la Sicilia Ultra era abitata dai Siciliani, quella Citra, detta sempre più regno di Napoli, ospitava i Napolitani. Da porre in rilievo che quasi mai si parlava di nazione ma sempre di regno (non reame come l’hanno definito spregiativamente i traditori) perché è soprattutto nell’ideologia rivoluzionaria che si esalta questo concetto opponendolo proprio al regime monarchico e travisando un’ altra idea allettante (belle parole e brutti fatti come insegnano i giacobini) quale democrazia. Per distruggere le monarchie antirivoluzionarie, perché legate al popolo e a fatica sopportate dall’aristocrazia e dalla borghesia spregiudicate , si illudono gli abitanti (già astutamente definiti cittadini e non più sudditi ma con uno status obiettivamente degradato) di detenere il potere democraticamente quando già un’élite lo ha preso fermamente in mano con il monopolio dell’informazione. Attenti quindi a non cadere nelle trappole neo giacobine quando si comincia una battaglia campale proprio contro i loro creatori! Solo en passant si rammenta che le varie bandiere al posto di quelle tradizionali sono un effetto della modifica intellettuale operata dagli aguzzini di Napoli e Sicilia.

LE DUE SICILIE

        La storia contemporanea nei suoi annali talvolta parla ancora di siciliani citra per gli abitanti della penisola ma l’accezione prevalente è quella di napolitani per tutti i regnicoli dal Tronto al Salento, da Gaeta a Reggio. Due popoli ormai per due regni sotto un unico sovrano come addirittura sognano i Francesi invasori del decennio che si proclamano Re di Napoli e Sicilia, dove si era invece arroccato il legittimo re Borbone. Al Congresso di Vienna (1815) Ferdinando di Borbone è riconosciuto Re del Regno delle Due Sicilie come stato unitario. Egli perde il titolo di Ferdinando III a Palermo e quello di Ferdinando IV a Napoli per divenire Ferdinando I sul neonato trono duosiciliano di Napoli per governare i popoli siciliano e napolitano. Nessuno sintetizzò il concetto parlando di popolo duosiciliano, qualcuno continuò a usare il termine siciliano anche sul territorio peninsulare, esiste anche qualche caso in cui si adopera addirittura napolitano per un residente nell’isola. La larga autonomia che conservò la Sicilia protesse fortemente le peculiarità del popolo siciliano unito da Ferdinando I a quello napolitano.

        La catastrofe risorgimentale (apparente aporia!) fa scomparire il Regno delle Due Sicilie massacrando ed affamando i napolitani e i siciliani e costringendoli ad un esodo mai nemmeno abbozzato nei millenni precedenti. Indi la matrigna Italia prosegue la sua nefasta opera distruttiva verso i due popoli senza mai fermarsi fino alla quasi totale perdita della memoria collettiva. Un effetto sconvolgente di questa spaventosa disgregazione è la sparizione del popolo napolitano. Si comincia con l’imporre l’aggettivo napoletano, pure sporadicamente usato nelle Due Sicilie, al posto di napolitano in maniera da rompere quell’armonia faticosamente conseguita con i Borbone tra gli abitanti peninsulari. Napoletano diventa l’abitante della spodestata capitale mentre spuntano i Campani, gli Abruzzesi, i Lucani, i Calabresi, i Pugliesi, i Molisani e molti diventano perfino Laziali. Si fomenta un campanilismo di tipo sportivo anche tra costoro per un’ulteriore frammentazione che non risparmia nemmeno la Sicilia. La poca simpatia tra Bari e Lecce, tra Salerno e Napoli, tra Catania e Palermo ne sono esempi probanti.

I MERIDIONALI

        Dopo 154 anni di malaunità gli abitanti al di sotto del Tronto e del Garigliano sono appellati meridionali. Ovviamente è una parola che evidenzia la sottomissione ai tosco-padani e che troppi che si illudevano di difendere la propria terra hanno recepito coniando il comodo e pertanto inefficace termine di meridionalismo. E’ necessario partire dal rigetto totale delle accezioni connesse al Meridione per trovare la via d’uscita dal lercio labirinto tricolorato.

        I Siciliani oggi sono persone solo formalmente appartenenti a un popolo, avendo negato parte fondamentale delle loro radici, come dimostrano quelli che sono fieri di essere italiani del sud, i tanti che inseguono per vicoli ciechi la chimera dell’indipendenza facendo un’acerrima concorrenza tra i numerosissimi gruppi e quella frangia che accomuna tra i poco affidabili sia continentali” meridionali sia gli altri italiani, senza neppure un fremito di reminiscenza storica nei confronti di quelli che erano i fratelli napolitani.

        I Napolitani d’un tempo, ripetiamo, non esistono più nemmeno formalmente. Molti abruzzesi e dell’ex Terra di Lavoro si sentono centro-italiani e sono più quelli che ostentano le differenze con i Napoletani che quelli che li vedono con la simpatia che dovrebbe trasudare dall’archetipo di quasi otto secoli di stretta fratellanza.

        Negli ultimi tempi la revisione storica sta facendo riemergere un passato identitario bandito più che dimenticato. Riallacciare i legami di sangue e di civiltà tra gli ex popoli delle Due Sicilie è assai arduo. In Sicilia bisogna superare la divisione, che molte forze occulte alimentano perennemente, tra quelli che rivendicano l’orgoglio popolare. Nella penisola occorre ridestare i Napolitani cominciando da capo e quindi con difficoltà enormi. Precedentemente asserimmo che solo ridiventando napolitani gli odierni abitanti della penisola detti meridionali possono compiere il passo decisivo per riscattarsi. Aggiungemmo altresì che ciò potrebbe operare il prodigio anche in Sicilia risvegliando l’antica fierezza con la riscoperta delle Due Sicilie, non necessariamente come stato unitario. Il sogno era di arrivare alla presa di coscienza dei Duosiciliani in pieno XXI secolo.

        E’ un dato storico che il popolo napolitano e quello siciliano hanno toccato i vertici in campo socio-economico proprio dopo la loro unione con Ferdinando I, poi con Francesco I e con Ferdinando II, ossia sotto la denominazione Regno delle Due Sicilie. Le risorse citrafaro e ultrafaro, una volta integrate, hanno sprigionato una potenza soprattutto economica di spessore internazionale, tale da atterrire l’invidiosa e ambiziosa Inghilterra che conduceva la colonizzazione economica mondiale per conto della Massoneria. Troppi esempi suffragano tale assunto, dal benessere che si andava diffondendo in tutte le 22 province del paese ai primati che fioccavano su ambo i lati dello stretto, dai siciliani che rinunciavano all’esonero dalla leva al superamento dell’astio per la perdita della sede reale ogni volta che il sovrano si recava nell’isola. Siciliani e Napolitani stavano per compiere il grande passo per divenire nazione culturale e sfidare chiunque in tutti i settori. Questo lo avevano intuito perfettamente i perfidi e scaltri futuri dominatori del mondo. Già nel 1821 e nel 1848 avevano pesantemente scosso l’isola per separarla da Napoli fallendo nel risultato immediato ma seminando veleni che avrebbero prodotto successivamente sfaceli letali. Riaprendo ad una ad una le rimarginate ferite naturalmente inferte prima per far diventare gli abitanti della Sicilia un popolo e poi per accoppiarli ai Napolitani, la cricca tosco-padana, autoproclamatasi Italia rubando alla sua colonia più a sud anche il nome, affonda senza tregua gli strumenti per riconvertire i suoi “meridionali dell’isola”. In tal modo alimenta lo spirito autonomista /indipendentista con false promesse (come per il mai applicato Statuto Speciale) o con controllate insurrezioni (come la rivolta dei Fasci di fine Ottocento). Ed ancora allontana in tutti i modi possibili l’isola dal “continente” come la politica dei trasporti, i travisamenti della storia preunitaria nei confronti di Napoli, la costituzione di vere e proprie città nelle città abitate da siciliani oltre il Garigliano, come Roma, Milano e Torino. D’altro canto colpisce senza pietà tutto ciò che può far uscire l’isola dalla questione meridionale in cui l’ha abilmente incastrata nel 1861. Mafia, politicanti proni al potere nordista, direttive europee sono costantemente utilizzati a tale scellerato fine.

LA BANDIERA DEL RISCATTO

         L’ineludibile e urgente riscatto abbisogna di un vero e proprio prodigio per ridestare gli odierni meridionali dal coma profondo in cui li ha indotti l’Italia per la loro eliminazione finale. I veleni culturali iniettati dal mass media in oltre un secolo e mezzo cospargono la strada della rinascita di ostacoli tanto più insormontabili quanto più inavvertiti. Inoltre, il potere si difende con gli strumenti subdoli già adoperati nell’Ottocento. Una schiera di traditori, filo massoni o prezzolati, è affiancata con la massima ipocrisia a quelli che rivendicano. Oggi ti appoggiano e ti fanno progredire, domani frenano e ti fanno arenare; prima alimentano la tua voglia di libertà e poi cercano di istradarla in un vicolo cieco. Con Hannibal ad portas si corre il rischio fortissimo di perdersi in chiacchiere e polemiche utili solo ai colonizzatori. Ciò si verifica con una puntualità angosciante ma, per chi ha chiaro il quadro, più si moltiplicano queste difese tricolori più si deve sentire il profumo della libertà. In altre parole, le difficoltà che ci astringono sono sintomo dell’efficienza e della pericolosità della causa.

        La ricetta per uscire da ogni impasse è + AZIONE – DISCUSSIONE. Cominciamo con “il dare un colore a questa guerra” come dice una canzone brigantesca. La bandiera del Regno delle Due Sicilie, ultima ad essere ammainata in queste terre indipendenti il 20 marzo 1861 a Civitella del Tronto, e ostentata per anni dal popolo durante la sua insurrezione detta brigantaggio, è ormai universalmente riconosciuta come l’unica idonea a rappresentarlo ancor oggi. Ciò da oltre vent’anni e con grandissima preoccupazione degli amanti del tricolore. Chi nutre ancora qualche perplessità vuol dire che sta inciampando su uno degli ostacoli predisposti dai colonizzatori e sta recitando integralmente le istruzioni del bugiardino allegato…

        Quando i popoli siciliani e napolitani si resero conto che avevano perso uno stato, visti morire i fratelli, saccheggiare e devastare il territorio più bello del mondo, si scatenarono come briganti per l’ultima battaglia, quella più romantica e sanguinosa, quella da cui si sarebbe usciti vittoriosi o orgogliosi per aver osato ogni cosa.

        Oggi quel che resta di quei popoli non è molto consistente, come spiegato innanzi, e quindi appare giustificato utilizzare un termine anch’esso abbastanza inconsistente come duosiciliani. Le strategie politiche connoterebbero una lotta di liberazione in nome dei siciliani come un deja vu e quindi svuotata delle cariche più micidiali; parimenti in nome dei napolitani sembrerebbe una arrogante supremazia dell’ex capitale sui territori ex citrafaro; discutere invece di duosiciliani sarebbe ben differente. Innanzitutto la novità del nome, capace di evocare una curiosità infinita. Poi l’ammissione esplicita che è maturo il tempo per marciare assieme contro il più grande nemico che queste terre hanno mai patito. Come detto altrove, 154 anni di colonizzazione selvaggia hanno prodotto quella saldatura conclusiva tra i popoli intorno allo Stretto. Oggi sono immensamente più numerose le affinità che le diseguaglianze tra di noi. Né Napoli deve imporre la sua egemonia sulla Sicilia, né la Sicilia deve continuare ad illudersi di poter fare a meno di Napoli. Contro l’ultimo massacro delle Due Sicilie devono tornare i briganti non con le modalità ma con lo spirito di allora!

        La strada è tracciata e caratterizzata anche se è indubbiamente assai ardua. La colpa sta in quegli ostacoli posti a tempo debito dagli invasori di ieri e di oggi. Sono intralci culturali non etnici, storici, politici. Quindi dalla rinnovata cultura deve venire l’aiuto decisivo. La nostra cultura comune è fatta soprattutto dalla storia occultata dal 1861 ad oggi perché è quella componente di cui siamo particolarmente carenti. E’ lì che bisogna rafforzarsi senza remore né velleità divergenti.

        Nella reggia di Caserta sono raffigurati in bella mostra gli emblemi di Napoli e Sicilia a rappresentare i due popoli che i Borbone tanto sapientemente governavano. La bandiera era unica, li riproduceva entrambi perché le Due Sicilie potevano essere una realtà politica allora ma attualmente devono diventare il punto di riferimento di tutti quelli che per comodità e sguardo al futuro si possono definire Duosiciliani. Dire napolitano a un siciliano vuol dire sentirlo estraneo e inimicarselo; dire napolitano al di fuori di Napoli a un meridionale cosiddetto continentale vuol dire proporgli l’inaccettabile egemonia di una città spesso invisa. Ma dire duosiciliano a un siciliano significa scuoterlo sull’esigenza che con i fratelli oltre lo Stretto si può vincere; dire duosiciliano a un meridionale cosiddetto continentale significa spostare l’attenzione da Napoli verso un passato da scoprire ma foriero di successo. Ciò naturalmente nella stragrande maggioranza dei casi e quindi non fanno peso le eccezioni. Le strategie non devono essere confuse con la storia (passata o rivisitata) né con la politica (con o senza risorse) e tanto meno con la propaganda (più o meno interessata). Più ci si libererà di queste pastoie è più nitido si avrà il panorama per agire. Chi ha capito seguirà questa lotta titanica, gli altri andranno per altre vie, ritenute stolidamente parallele o alternative, ma la cui scelta dipende unicamente dalla riconversione culturale non completata.

        Quanto affermato prima non vuol dire la riproposizione di uno stato monarchico ma il rigetto degli stati post-rivoluzionari. La repubblica anticamente era qualcosa di nobile come la monarchia. Era il tempo in cui le parole avevano il loro significato autentico e non quello rovesciato e tendenzioso voluto dagli illuminati del Settecento. Chi sta pensando che i famosi diritti dell’uomo siano un’evoluzione sociale deve ancora riflettere ed imparare molto. Pertanto qualsiasi tipo di stato si agogni, bisogna rifarsi ai suoi valori pre-rivoluzionari altrimenti non avverrà alcun progresso.

SINTESI FINALE

        Dopo questa lunga ma necessaria analisi è opportuno sintetizzare conclusioni e definizioni fondamentali per evitare equivoci dovuti a parziale o precipitosa lettura, probabili per la difficoltà di seguire il filo del ragionamento.

  • Il nostro regno nacque come regno di Sicilia (capitale Palermo)
  • Si differenziò poi in Sicilia citra (capitale Napoli) ed ultra (capitale Palermo)
  • La Sicilia citra divenne regno di Napoli
  • In seguito sempre due regni con due capitali (compresenza delle varie denominazioni per abitudine e per rivendicazione)
  • Con Ferdinando I di Borbone il regno è giuridicamente unificato con Napoli capitale e la Sicilia con larga autonomia
  • Dal 1861 province di uno stato straniero ed estraneo (continentale)
  • Sotto l’Italia fusione nei patimenti dei popoli meridionali
  • Nel XXI sec. minaccia italiana ed europea di estinzione dei popoli meridionali e obbligo alla legittima difesa
  • L’ultima bandiera di uno stato indipendente è sventolata dai briganti
  • La prima bandiera della riscossa sarà la stessa con i nuovi briganti
  • Ogni individualismo va sacrificato per questa Causa
  • Ogni comportamento gradito a coloro che vogliono imporre il nuovo ordine al mondo (neo giacobini, massoni, finanzieri) deve essere scoperto e ripudiato
  • Le differenza tra i meridionali (se in buona fede) risiedono nel diverso grado di tolleranza all’allergia tricolorata (cultura intesa come approfondimento delle lacune non come livello di istruzione!)

Napoli, 1˚agosto 2015 A.D. CLIV A.O.

S.Alfonso Maria de’Liguori

santo napolitano contro-rivoluzionario

Vincenzo Gulì

 

Fonte:

http://www.parlamentoduesicilie.eu/ wordpress/?page_id=5595

 

 

3.15

– 24 maggio retorica tricolore: no da Bolzano a Napoli

di Vincenzo Gulì, da parlamentoduesicilie.eu


Tricolore e retorica sono la stessa cosa da quando hanno artificiosamente inventato la nazione italiana. Oggi vogliono ricordare il centenario dell’entrata in guerra dell’Italia contro l’Austria, logica prosecuzione dell’attacco massonico agli stati che difendevano la Chiesa Cattolica. Mezzo secolo innanzi guerra mondiale contro il Regno delle Due Sicilie, nel 1915 guerra mondiale contro l’Impero Asburgico. Sempre con la maledetta dinastia dei Savoia. Sempre a scapito delle finanze e del sangue delle popolazioni meridionali. Sempre con lo strascico della damnatio memoriae per indorare la pillola delle atrocità commesse per gli interessi d’oltralpe.

A Bolzano i discendenti di quelli che sono molto più prossimi ai duosiciliani ,e distanti dai tosco-padani, contestano l’enfasi delle istituzioni italiane, uniche al mondo a commemorare l’inizio di un sanguinosissimo conflitto.

(http://www.ilgiornale.it/news/cronache/grande-guerra-no-tricolore-24-maggio-bolzano-1131899.html).

Nella colonia duosiciliana l’indifferenza è ancora più provocatoria. Persiste qualche romantico sentimento verso l’antenato che si è inconsapevolmente sacrificato per questa patria altamente matrigna. Ma la verità storica che si allarga sta estinguendo anche tali atteggiamenti patetici. Questo P2S da Napoli si associa ai sud-tirolesi e dice NO a quest’altra operazione di vana propaganda patriottica.

Quando il potere pubblico impone una manifestazione rievocativa significa che essa non è avvertita perché si sa che se l’Italia è stata fatta (malissimo e illegalmente), gli Italiani ancora non esistono e non nasceranno mai più. Ne prendano atto anche le istituzioni e temano adesso il micidiale contatto tra mancanza di patriottismo tricolore e riscoperta delle radici storiche…[V.G.]

Fonte:

http://www.parlamentoduesicilie.eu/wordpress/?page_id=5351

 

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2.15

FERMIAMOLI!

Non facciamo la fine degli indiani d’America

 

di Vincenzo Gulì, da parlamentoduesicilie.eu


 

C’era una volta una civiltà antica ed equilibrata che si fondava sulle leggi naturali, consentendo a milioni di persone di vivere decentemente ed in pace. Ne arrivò un’altra in perenne disequilibrio,basata sul potere delle armi, che decise di soppiantarla usando un’ ignobile violenza. Per eliminare i nativi cominciarono a sterminarli sistematicamente, supportati da bugie mediatiche che li tacciavano di ogni nefandezza per giustificarne la strage, mentre le loro uniche reazioni riguardavano la difesa del proprio villaggio, delle donne e dei bambini uccisi senza alcuna pietà. Ai massacri si accompagnò ben presto una marea di emigranti che, con colonne di carri sfidavano grossi pericoli nel lungo tragitto e si privavano di ogni loro avere pur di partire verso la “terra promessa”. Con l’aiuto determinante del governo costoro si stabilirono nei territori in cui i nativi vivevano felici, che il fuoco e il sangue avevano liberato per ospitarli. Anche stavolta le menzogne dell’informazione tutelavano questo ulteriore crimine inducendo al pietismo verso questi pionieri che miseria, guerra, opposizione politica inducevano al lungo viaggio senza ritorno. In tal modo le loro ragioni erano spiegate con tutti i (falsi) dettagli mentre nulla praticamente valevano quelle degli sloggiati che da sempre popolavano quelle zone. Nacquero così i moderni stati dell’America in cui oggi i “pellirosse” costituiscono una sorta di razza protetta e rarissima che praticamente non ha nessun peso in società.

Qualcosa di analogo sta succedendo da un secolo e mezzo a questa parte al centro del Mediterraneo. L’inizio si ebbe nel cosiddetto (loro) risorgimento: conquista militare sabauda e repressione del “brigantaggio” (con un vero genocidio per guerre, rappresaglie e lager) accompagnata da un’emigrazione completamente sconosciuta ai nativi, costretti a fuggire a milioni per scampare ad una morte certa per stenti o violenze militari. La differenza con l’America è che lì mandarono i coloni a sostituire gli indigeni in via di eliminazione fisica; da noi costrinsero i nativi a togliersi dai piedi con minaccia serissima di impossibilità di vivere.

Poiché la regia è la medesima, questa varietà comportamentale si interpreta con difficoltà contingenti connesse al grado di civiltà mediterranea e alla sua rinomanza mondiale. Non era stato quindi possibile (mal)trattare gli abitanti delle Due Sicilie come gli “indiani” americani ma ciò lasciava qualche problema irrisolto. Come l’Araba Fenice i popoli napolitani e siciliani avevano resistito alle angherie di ogni genere dei colonizzatori, persino a quelle culturali. L’ultimo quarto del sec. XX ne aveva fornito prove preoccupanti. I padroni del mondo sanno cosa fare in ogni situazione perché sono stati preparati scientificamente e senza posa. Si dice che la pace è la pausa tra due guerre; per essi è sempre guerra. La storia insegna che mentre nella pace i loro nemici invitti si riposano, costoro continuano a combattere con armi diverse che quasi sempre sorprendono gli avversari.

Da quando l’ultimo bersagliere ha terminato di insanguinare la sua baionetta sui cosiddetti “meridionali” la persecuzione per loro non ha avuto mai fine. La loro prodigiosa persistenza deve essere quindi affrontata con altre armi non convenzionali per la vittoria completa.

La prima è quella che prosegue idealmente il massacro indiscriminato delle truppe sabaude nell’Ottocento: l’avvelenamento del territorio con esplosione esponenziale della mortalità. La Terra dei Fuochi è l’esempio più famoso ma dovunque ciò sta dilagando nel cosiddetto Mezzogiorno d’Italia. L’informazione di regime invece di additare i colossi industriali che generano i rifiuti tossici e le istituzioni complici, blaterano sulla malavita locale (funzionale agli autori dello scempio) ottenendo un effetto secondario strepitoso per la correlazione diretta tra divulgazione di queste notizie e crollo della produzione agricola territoriale, pilastro della tartassata economia locale.

La seconda è quella dei pionieri d’America che non si muovono sui carri nella prateria ma con barconi sul mar Mediterraneo. Proprio mentre la recessione economica assottiglia giorno dopo giorno le giovani generazioni del sud Italia (che sono obbligate a partire a qualsiasi prezzo per non soccombere), egualmente giorno dopo giorno un numero ben maggiore di migranti subentra nella società di cui i primi legittimamente facevano parte. Naturalmente i mass media sono pronti a giustificare quest’altro crimine verso l’umanità. tutte le ragioni di questi extracomunitari sono sviscerate quotidianamente per entrare nella testa dei “benpensanti” dando chiaramente del razzista a chi cerca invece di usare il proprio cervello. Anche qui nessun accenno alle motivazioni e ai diritti dei nativi a cui si rende apposta la vita impossibile per far spazio agli altri. Le istituzioni sono addirittura giunte a dare sussidi ai nuovi arrivati e a negarli agli indigeni.

Dobbiamo assolutamente fermarli. Evitiamo che tra un paio di generazioni anche i napolitani e i siciliani siano oggetto di protette e rare riserve naturali. Facendo tesoro delle differenze tra noi e le vittime americane e delle conseguenti ansie di quelli che vorrebbero un nuovo ordine mondiale, resistiamo ora più che mai attorno a quei valori che sono loro indigesti da secoli. Cominciamo a diffondere la verità sull’oggi e quella delle lezioni dimenticate della storia sul passato. Soprattutto difendiamo ogni casa, ogni albero, ogni borgo di questa terra che è stata la culla della civiltà dell’intero pianeta e sulle cui rive si “spiaggerà” il mostro infame che ci perseguita. Fermiamoli per noi ma con beneficio di tutta l’umanità che, con effetto domino, sarebbe in grado di risvegliarsi di colpo.

Vincenzo Gulì

Fonte:

http://www.parlamentoduesicilie.eu/wordpress/?page_id=5260

 


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1.15

UN ALTRO PRIMATO DEL REGNO DELLE DUE SICILIE :

 

La Certosa di Villa Butera a Bagheria (Pa), il Museo del Giocattolo e delle Cere di Pietro Piraino Papoff

Il primo museo delle cere al mondo.

di Giovanni Maduli

13.4.’15

Il seguente breve articolo è realizzato sulla base di testimonianza scritta fornita dal curatore del Museo del Giocattolo e delle Cere, Prof. Pietro Piraino Papoff, che ringraziamo.


 

Contrariamente a quanto da molti ritenuto, il Museo delle cere di Londra, Madame Taussauds, non è il primo del genere istituito al mondo; Marie Taussaud infatti aprì per la prima volta al pubblico la sua collezione a Londra, in Baker Street, soltanto nel 1835. Né, tanto meno, fu il primo il museo Grèvin di Parigi, che vide i natali soltanto il 5 giugno del 1882, grazie agli sforzi di Alfred Grèvin.

Dalla testimonianza del Prof. Pietro Piraino Papoff, titolare e amorevole curatore dell’attuale Museo del Giocattolo e delle Cere ospitato presso i locali della Certosa di Villa Butera a Bagheria, nobile cittadina del palermitano, abbiamo appreso che già nel 1797, al primo piano della Certosa, “realizzata dal principe Ercole Michele  Branciforti Pignatelli a chiusura del grande parco, con tracciati di vialetti convergenti verso la fontana dell'Abbondanza dello scultore Marabitti (oggi a Villa Trabia)”, destinata a foresteria per ospiti eccellenti, fu realizzato dal “principe una sorta di “wunderkammer” per il divertimento e lo stupore degli ospiti. Trattavasi di un bizzarro museo del costume con figure in cera di monaci certosini, eseguite dal Ferretti”, a grandezza naturale, “alle quali dettero anche volto noti personaggi dell'epoca quali Luigi XVI, Ferdinando di Borbone, Orazio Nelson e Maria Carolina, Ruggero il Normanno, e lo stesso Ercole Michele Branciforti”; figure, purtroppo, andate perdute a causa della colpevole incuria e abbandono che la Certosa ha subito per svariati decenni. Ma il Museo delle Cere ha continuato comunque ad esistere attraverso la raccolta, la custodia e l’esposizione anche di altre opere provenienti da diverse località, venendo a costituire così, di fatto, il primo museo al mondo delle cere.

Un altro primato dimenticato che però riaffiora oggi dai meandri della memoria grazie all’indefesso, amorevole ed instancabile lavoro del prof. Pietro Piraino che, accanto al museo delle cere, ha allestito ed aperto al pubblico un pregevole museo del giocattolo con annesso laboratorio per il restauro di giocattoli antichi, aule per la didattica, laboratori di ceroplastica, biblioteca. Un primato che, insieme agli ormai innumerevoli altri, contribuisce non poco alla esatta e veritiera ricollocazione storica e culturale della Nostra Terra.

 

I testi in corsivo sono di pugno del prof. Pietro Piraino.

 


 

(foto tratte da www.museodelgiocattolo.org )

 

 

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