– Incontro con Pino Aprile per una leaderschip del Suddi Pompeo De Chiara, da parlamentoduesicilie.eu

Abbiamo aspettato qualche giorno per esprimere il nostro parere sull’incontro dell’8 settembre scorso tenutosi a Bari che ha coinvolto non più di 200 meridionalisti. Lo abbiamo fatto per un motivo preciso che si riconduce alla possibilità di sintetizzare le varie posizioni che si sono manifestate subito dopo e per non lasciarci condizionare da uno stato d’animo ancora in fermentazione….abbiamo cercato di leggere il raduno con maggiore serenità. Diciamo subito che ci attendevamo un numero ben maggiore di quello presente perché l’incontro meritava un’attenzione particolare data la sua importanza storica in quanto per la prima volta un giornalista di spessore era riuscito a coinvolgere una miriade di movimenti o gruppi meridionalistici aventi in comune lo stesso obiettivo (il riscatto autonomo del Sud Italia) ma con strategie operative e visioni progettuali diverse tra ognuno di loro. Avevamo fatto un po’ i conti della massaia e dalle centinaia di migliaia di copie del libro Terroni e dalle 5.000 virtuali adesioni su FB eravamo convinti che almeno un migliaio di persone avrebbe partecipato dando un valore positivo dal punto di vista POLITICO, all’evento, Così non è stato. Nella nostra esperienza ventennale i tentativi, compresi quello del grande Zitara, erano tutti falliti di fronte a questioni addirittura “formali” che tanto formali non erano e cioè quella della scelta del nome e del simbolo. Le diverse anime del mondo neo-meridionalista si accapigliavano per imporre la propria strategia e soprattutto i loro simboli. Antonio Ciano, compagno di battaglie identitarie fin dai primi degli anni ’90, con la creazione del Partito del Sud tenta quella che poteva apparire la conseguenza “naturale” di affiancare ad un percorso di consapevolezza identitaria quello di un’azione più propriamente “politica” , Il primo, spianato egregiamente dal Movimento Neoborbonico si scontrava puntualmente contro le richieste di “azioni concrete” da parte dei sempre più numerosi ed attenti cittadini meridionali in ogni parte d’Italia. Nell’ambito del citato Movimento Neoborbonico, la strategia maggioritaria dell’azione culturale, frenava fortemente iniziative “politiche” e, soprattutto, ipotesi di percorsi politici da affiancare a quello culturale perché ( a torto o a ragione) convinti della ”immaturità culturale” dei tempi associata ad una oggettiva e cronica mancanza di risorse finanziarie che il mondo imprenditoriale del Sud Italia non voleva profondere per quella distorsione mentale di “attesa” di come si sviluppasse il Movimento e che possibilità concrete avesse di “impossessarsi del potere” sul territorio. Si arrivava così al paradosso del cane che si morde la coda in quanto senza quel minimo di risorse finanziarie nessun organizzazione culturale può realizzare un percorso politico serio. Il prof. Gulì, tra i fondatori del MNB, e lo scrivente, tra i primi soci dello stesso, rappresentavano, seppur in minoranza, l’anima maggiormente “d’azione” del Movimento proponendo in ogni occasione la creazione di un Laboratorio-Partito-Movimento POLITICO che si ispirasse ai principi ed ai valori delle Due Sicilie. Le due visioni hanno avuto, purtroppo, una rottura che ha generato la nascita ufficiale dei Neo Borbonici Attivisti sotto la saggia e qualificatissima guida del prof. Gulì aderendo, coerentemente, al raduno di Bari. I non esaltanti risultati elettorali dei pochi movimenti identitari “politici” tra cui INSORGENZA ed il PARTITO DEL SUD, erano precisi messaggi che letti ermeneuticamente lasciavano spazio, apparentemente, a riconoscere le ragioni di quell’ala dirigente neoborbonica tesa ad aspettare momenti di maggiore diffusione e consapevolezza, ignorando erroneamente, a nostro avviso, l’ipotesi di far nascere, comunque, un soggetto “politico” e tenerlo come “Laboratorio” per essere pronto al momento opportuno. Il Partito del Sud ha commesso un grave errore formale per l’ organizzazione del raduno nazionale in quanto si era capito fin dall’inizio il maldestro tentativo di “strumentalizzazione” dell’evento (vedasi il numero dei componenti gli amministratori della pagina su FB e quello presente nell’aula consiliare comunale di Bari appositamente sistemati sugli scranni dietro Pino Aprile….) che ha indotto molti a non partecipare proprio per l’imbarazzante massiccia presenza dei suoi dirigenti che ambiva, probabilmente, a recuperare un’immagine che negli ultimi tempi era fortemente incrinata per varie ragioni. Per Insorgenza non possiamo valutare il significato della sua assenza perché non ne conosciamo i motivi pur sapendo che Nando Dicé è sicuramente tra quelli che preferiscono (e fanno) attivismo su problematiche concrete. Ce ne scusiamo per i tanti altri movimenti ma per quelli extra-regionali non abbiamo notizie corpose per formulare analisi e per quelli inter-regionali, pur riconoscendo loro grande volontà e passione non hanno ancora “maturato” significative “esperienze” nella dimensione temporale e culturale come quelli che abbiamo citato. Ritornando al raduno barese devo registrare, personalmente, di non aver ricevuto “EMOZIONI” significative ma tutto si è svolto lungo un percorso di analisi fredde e razionali tali da suscitare nel partitocratico Emiliano parole di apprezzamento per la pacatezza con cui sono stati trattai gli argomenti. La scarsa e fortunosa presenza dei NOSTRI simboli identitari quali la BANDIERA STORICA NAZIONALE la mancata programmazione di momenti emotivamente accomunabili e fortemente identitari come poteva essere l’ascolto del NOSTRO INNO NAZIONALE o quello di chiusura del canto di BRIGANTE SE MORE, la totale assenza in tutti gli interventi (tranne quello di Gulì) di riferimenti ai BRIGANTI che invece di riunirsi in sale istituzionali si riunirono con le armi nei boschi per difendere la LORO e la NOSTRA TERRA, la totale assenza di termini che richiamassero i concetti di ORGOGLIO, di DIGNITA’ di un Popolo colonizzato e massacrato da 150 anni, hanno generato un’atmosfera di ordinaria conferenza del bravissimo giornalista Pino Aprile che nella sua oggettiva onestà intellettuale (meno male!) ha declinato un ruolo politico non consone alla sua persona pur impegnandosi a dar “voce” alle istanze meridionalistiche attraverso quello che meglio ed egregiamente sa fare: un giornale nazionale. Con ciò non ha chiuso la possibilità di formare un soggetto politico in itinere. Ho avuto la sensazione netta di stare ad ascoltare l’ennesima razionale, analisi psico-sociale di una delle tante conferenze di Pino Aprile. Sia chiaro che nessuno nega l’importanza “Politica” di fare un giornale popolare nazionale a forte connotazione meridionalista e ci assoceremo a farlo decollare con tutte le nostre energie. Registro semplicemente che non si è avvertito quel PATHOS che in alcuni momenti di grande importanza storica aleggia ed impregna l’atmosfera del luogo, le attese per l’8 settembre erano tutte orientate in tal senso. Noi, come NEO-BORBONICI ATTIVISTI ci poniamo come una delle tante anime del futuro SOGGETTO POLITICO che ha come riferimento alcuni indiscutibili VALORI come quello dell’AZIONE (e quindi della realizzazione della PROGETTUALITA’), della TRADIZIONE (e quindi della IDENTITA’), del LEGITTIMISMO (e quindi nella buona ragione anche giuridica delle nostre aspirazioni). “Le persone ordinarie fanno cose straordinarie”…..Non sono completamente convinto, caro Pino……Le persone ordinarie, di solito, NON FANNO COSE STRAORDINARIE…Sono voyer dell’azione sociale intorno a loro, sono quelli che aspettano dalla finestra e che alla prima grande occasione per “seminare” il futuro certo riscatto del Sud Italia hanno preferito “ordinariamente” di scegliere di andare a fare le compere per la famiglia o mangiare una pizza con gli amici in una giornata di festa. La persone “straordinarie” stavano a Bari. Le persone “straordinarie sono quelle che avranno l’obbligo morale di sedersi attorno ad un tavolo ed elaborare un PROGETTO POLITICO condiviso, colmando quel vuoto di RIFERIMENTO che purtroppo, solo parzialmente, è stato fatto a Bari. In conclusione, caro Pino, solo tu potevi riunire incredibilmente tanti soggetti così poco diversi tra loro. Nella oggettiva considerazione che tu solo possa essere il collante tra noi ti chiediamo quanto prima di promuovere sotto il tuo coordinamento tale necessario incontro per INIZIARE, e quindi FORMARE un Laboratorio Politico che elabori un CHIARO PROGETTO di sintesi condivisibile da tutti. La formalizzazione del NUOVO SOGGETTO POLITICO avverrà nei modi e nei tempi opportuni accompagnando la nascita e la crescita del GIORNALE che sarà il suo naturale ORGANO DI STAMPA UFFICIALE nella sola dimensione di orientamento politico-culturale. Il legittimo PARLAMENTO DELLE DUE SICILIE si offre a candidarsi per essere il naturale contenitore popolare (chiunque può accedervi liberamente con il solo impegno di rispettare il principio di DEMOCRAZIA PARTECIPATA ED ATTIVA) di tale Laboratorio invitando chiunque alla prossima riunione che si terrà il giorno 27 ottobre presso l’Hotel Ferdinando II presso l’Albergo dei Poveri e l’Orto Botanico, glorie della grande Napoli borbonica. Fonte: www.parlamentoduesicilie.eu ——————– – Bari, 8 settembre 2012 Pino Aprile: Saluto introduttivo da youtube.com e dellederapress – L’intervento de Prof. V.Gulì, Presidente del Parlamento delle Due Sicilie da you tube.com – L’intervento di Marco Esposito su Monti da youtube.com e dellederapress ——————– – Il Prof. Gulì, Presidente del Parlamento delle Due Sicilie, interviene nel corso della commemorazione per l’eccidio degli operai di Pietrarsa, 6 agosto 1863 ——————– – Sul Manifesto di Di Giacomo di Angelo D’Ambra, da eleaml.org Dividiamo il tempo di vita del capitalismo in almeno due momenti a noi noti. Il primo è quello della lunga preparazione: scoperta delle Americhe, grande affluenza di oro, ampliamento dei mercati. Una parentesi mercantilista che con la spoliazione delle periferie segna la nascita dell’accumulazione capitalistica e lancia lo sviluppo tecnologico e la rivoluzione industriale. La seconda fase, compressa tra Ottocento e inizio nuovo secolo, è quella del successo del capitalismo (tra numerosi tentativi di ribellione nelle periferie, probabile presagio della terza fase di declino) con l’affermazione del polo imperialista anglo-americano. La vicenda delle Due Sicilie si scandisce in questo quadro generale, a cavallo tra la prima e la seconda fase: le Due Sicilie conquistate diventano periferia, la loro spoliazione permette il salto economico del “centro”, in questo caso l’area tosco-padana, ed esse vivono gli effetti deleteri dell’accumulazione: sfruttamento e diniego socio-culturale. La conquista piemontese avviene nel secolo in cui inglesi e statunitensi si dividono il Mediterraneo e segue per importanza la vittoria su Napoleone e le guerre barbaresche nei piani dell’imperialismo anglo-americano. Continua a leggere su: http://www.eleaml.org/nicola/politica/ada_Manifesto_Di_Giacomo_2012.html ——————– – Sud, una civiltà ridotta in maceriedi Matteo Collura, da oltrelostretto.blogssicillia.it

Il Mezzogiorno d’Italia è una realtà sociale ormai assimilabile ai paesi del Terzo mondo. Ci si può girare attorno per quanto si vuole, la dura verità è questa. I politici, gli intellettuali, i preti, noi giornalisti non facciamo altro che illuderci e illudere che ancora vi sia spazio per correttivi e terapie in grado di allontanare dal baratro le regioni del Sud, mentre chi ha occhi per vedere e meningi per ragionare si rende conto che il limite è stato già superato e quella che appare come vita non è altro che la fermentazione di un cadavere. Continua a leggere su: http://oltrelostretto.blogsicilia.it/sud-una-civilta-ridotta-in-macerie/99736/ ——————– – La Sicilia in un’Europa sempre meno libera (e sempre più massonica)da linksicilia.it

Il 10 settembre di 67 anni fa (10 Settembre del 1945), il leader degli Indipendentisti siciliani, Andrea Finocchiaro Aprile, e gli altri componenti del Comitato Nazionale del Movimento per l’Indipendenza della Sicilia rivolsero un appello alla Conferenza dei Ministri degli Esteri delle Cinque grandi potenze, allora in corso di svolgimento a Londra. Gli indipendentisti siciliani illustrarono alle cinqie grandi potenze il progetto “del popolo siciliano che, a stragrande maggioranza, voleva l’Indipendenza della Sicilia e per questa combatteva anche con le armi in pugno”. Dopo quell’appello, com’è noto, Finocchiaro Aprile, Antonino Varvaro e Francesco Resticcia vennero arrestati e poi deportati e imprigionati nell’isola di Ponza. Con l’arresto dei leader dell’Indipendentismo siciliano e con la successiva strage di Portella delle Ginestre nasceva la ‘Democrazia’ italiana. Riteniamo importante ricordare questa data e quest’appello nel momento in cui siamo finiti a far parte di un’Unione Europea sempre meno democratica (non ci sono elezioni democratiche per eleggere l’esecutivo e i trattati vengono imposti al nostro Paese senza che i cittadini abbiano la possibilità di pronunciarsi: fatti, questi, tipici di regimi fascisti e non democratici, nella logica del ‘Nuovo ordine mondiale’ dove a comandare sono i pochi) e sempre più legata a massonerie finanziarie che nulla hanno a che vedere con gli interessi della gente comune. Continua a leggere su: http://www.linksicilia.it/2012/09/la-sicilia-in-uneuropa-sempre-meno-libera-e-sempre-piu-massonica/ ——————- – L’ intervista di Insorgenza Civile a mariano Ferro del Movimento dei Forconi da insorgenza.it La difficoltà di fare breccia nei media, le critiche al governo e alla partitocrazia, la difesa delle classi più deboli, la ribellione, la strada democratica attraverso le elezioni. Tra Insorgenza Civile e il Movimento dei Forconi di Ferro-Scarlata-Crupi, che scende in campo per le regionali di ottobre in Sicilia, sono molti i punti di convergenza. Un rapporto, quello tra i due movimenti, che nasce a gennaio 2012, quando i Forconi bloccarono il Paese e Insorgenza civile, a Napoli, organizzò una manifestazione di solidarietà. “Viviamo in un regime, non solo finanziario ed economico, ma anche mediatico – spiega il candidato alla presidenza della Sicilia Mariano Ferro in un’intervista concessa a Insorgenza Civile – che ci censura. Presto però ci andremo a guadagnare i nostri spazi mediatici, con un’azione eclatante come sanno fare i Forconi. La nostra rivoluzione vuole partire dalle Istituzioni, ma mai e poi mai con i partiti nazionali che hanno dimenticato la Sicilia e il Sud”. Regionali del 2012 ma non solo. In futuro la coalizione di movimenti che difendono il Sud potrebbe puntare più in alto: “Non è un progetto che puoi definire adesso – conclude Ferro – ma se i forconi riusciranno ad avere un risultato dalle urne in Sicilia, io credo che l’anno prossimo, insieme ad altri movimenti, in Italia succederà qualcosa”. Fonte: www.insorgenza.it da youtube.com

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