– Messaggio di Pino Aprile sull’incontro dell’8 settembre a Baridi Pino Aprile, dalla sua pagina Fb

Sono appena tornato dalla prima riunione operativa per la nascita del nostro giornale. “Nostro”, vuol dire che non sarà di nessuno, nemmeno mio, ma di chiunque parteciperà all’avventura del suo varo, in qualsiasi modo. L’incontro di Bari è stato decisivo: ci pensavo da tempo, ma ogni volta che mi avvicinavo al pulsante di avvio, trovavo una ragione per tornare a pensarci bene. Per farlo meglio, si capisce! Sono nel giornalismo da più di 42 anni e so cosa vuol dire imbarcarsi per un viaggio del genere. L’appello lanciato dai gruppi meridionalisti mi ha creato dei problemi. Ho più volte detto ai promotori che, se fossi stato al loro posto, molto probabilmente avrei agito come loro; il guaio, per me, è che ero al mio posto… Capivo che accettare la proposta di far direttamente politica (più partito che politica…) sarebbe stato un segnale; ma mi frenava l’idea che fosse anche un limite: se divieni rappresentante di molti, non potrai esserlo di tutti. Qualcuno rimane escluso. E io sono convinto che le buone idee, le buone ragioni possano essere ovunque (anche un orologio rotto dice la verità due volte al giorno). C’è pure un altro limite: le persone vanno e vengono, gli strumenti (partiti, associazioni, giornali, leggi) restano. Ma la quantità di adesioni, gli appelli personali, alcuni molto forti, toccanti, ogni tanto mi facevano dubitare delle mie scelte; poi, però, mi sembrava che fra “diventare una voce” e “dare la voce” al poliedrico mondo del meridionalismo rinascente, la seconda opzione meritasse di prevalere. Così, ho preferito aspettare l’ultimo momento, ascoltare tutti fino all’ultimo, prima di decidere da solo, come sempre. E le cose che ho udito mi hanno confermato, quasi con prepotenza, che in sala c’erano già molti potenziali leader che hanno non il diritto, ma il dovere di emergere in conflitto fra loro (che vuol dire confronto palese, forte, dichiarato). Quello che mancava era lo strumento per far sapere al Sud e agli altri, cosa sta succedendo e perché sta succedendo (e, in qualche caso, perché non deve succedere più) Io sono convinto che le idee preconcette, penalizzanti, ai danni del Sud, siano figlie di informazioni sbagliate: dai quelle giuste agli onesti e le loro idee cambieranno. Non mi interessa, come ho più volte detto, “sconfiggere un nemico”, ma convincerlo delle mie buone ragioni, averlo al mio fianco, a sostenerle insieme a me. Se andate a riascoltare gl’interventi di quel giorno a Bari, non avrete dubbi: comunque la pensassero i vari oratori, tutti esprimevano l’impotenza di chi non riesce a farsi sentire oltre la platea (pur crescente) dei diretti interessati. E quando credi di avercela fatta, magari (e senza magari) ti censurano. Così, quella che era una idea da tempo coltivata, mutata in quasi decisione (a cui mancava sempre l’ultimo passo) è diventata un impegno. Non erano questi i miei tempi, ma non mi è stato lasciato altro tempo. L’incontro di Bari, la presenza e le parole di tanti, mi ha spinto oltre quell’ultimo passo: voi eravate lì per portare a casa un fatto, non un annuncio. Credo che ci sarei arrivato lo stesso; ma anche se il cosa era molto probabile, il quando è frutto di quell’incontro. E, a pensarci a posteriori e a volersi montare la testa: dopo l’8 settembre (quello vero) fu a Bari che, dalla prima riunione dei membri del Comitato di liberazione nazionale, nacque l’Italia repubblicana. Non faccio le cose per compiacere qualcuno, ma perché sono convinto (a volte sbagliando) che sia giusto farle e fare quelle. In questo, mi ritrovo dei compagni di strada, consenzienti o critici: ognuno è padrone del suo giudizio sui fatti, finché resta ai fatti. Se paiono troppo semplici, lineari, non è colpa mia. E comunque, non sono affatto semplici per me. Perché ora molti potranno discutere di questa faccenda, del giornale. Ma io devo farlo! E solo uno sciocco può prendere alla leggera un compito del genere: in fondo, è un modo per ripagare quanti mi hanno dato e mi danno stima, attenzione. Ringrazio tutti e vi terrò informati. La giornata di Bari è stata un punto di non ritorno. Ditemi in bocca al lupo. Fonte: https://www.facebook.com/pages/Pino-Aprile/181402778573628 ——————– – Ancora sull’incontro di Bari di Vincenzo Gulì, da parlamentoduesicilie.eu Non tutti hanno colto un segno nell’incontro di Bari dell’8 settembre capace di dare una vera svolta al meridionalismo, al sudismo e al nazionalismo duosiciliano. Ribadisco quanto già detto allora. Due fattori devono farci sentire ottimisti per il nostro futuro. Da un lato la crescita di una generazione all’ombra della revisione storica che ha inculcato sin dalla più recettiva età molte verità sul nostro grande passato. Dall’altro la completa maturazione di un gruppo di intellettuali che da molti anni studia, divulga, elabora progetti per l’attuale Mezzogiorno d’Italia. La concomitanza di questi due elementi non era mai accaduta prima e probabilmente non accadrà mai più; perché se è prevedibile l’avvento di altri giovani fieri della loro storia, quando mai potremo riunire quel gruppo di eroi che ha rotto la cortina di menzogne difesa ostinatamente dall’establishment? La forza di costoro è stata temprata da battaglie epiche ed è quindi in grado di dare il colpo di grazia al sistema italiano anti-sud che da 151 anni ci angoscia. E’ allora il momento propizio e migliore per cercare accanitamente quel che ci unisce a partire dai presenti a Bari e superare anche l’impasse del “ni” proferito da Pino Aprile. Collaboriamo pariteticamente e senza secondi fini perché in troppi ci stanno osservando per tramutare la loro rabbia quotidiana e le proprie paure di cambiamento nel riscatto del Sud. Gli scarsi risultati elettorali di alcuni non devono scorarci perché vanno visti come coraggiose azioni concrete foriere di esiti più favorevoli. Comunque essi appartengono al passato: questo, invece, è il tempo del perfetto allineamento tra giovani e anziani. Ripeto che non ve ne sarà un altro migliore e che bisogna bandire personalismi, vecchie questioni e chiacchiere da bar preferiti dai passivisti di ogni bandiera che non si muovono per “non sbagliare” , quando solo muovendosi e superando i propri errori si arriverà al completo successo. Fonte: www.parlamentoduesicilie.eu ——————– Da Ignazio Coppola, giornalista e scrittore, riceviamo e volentieri pubblichiamo la sua appagante risposta all’incredibile intervista rilasciata dal prof. S. Lupo al sito linkiesta in data 8 agosto 2012. Buona lettura! – LA DISINFORMAZIA DEL PROFESSORE SALAVATORE LUPO SUL RISORGIMENTO Di recente il Prof. Salvatore Lupo emerito docente di storia contemporanea All’Università di Palermo in una intervista rilasciata ad Edoardo Petti su Linkiesta affermava che contro il Risorgimento è oggi in atto un revisionismo spicciolo e così prendendo di petto di conseguenza quegli storici o, a suo dire, pseudo-tali ed improvvisati che osano mettere in discussione quelle verità della vulgata risorgimentale di cui lui è portatore e che per 151 anni ci è stata ammannita dalla storiografia ufficiale e cattedratica. Il professore Lupo, andando a ruota libera, afferma che costoro afflitti da frustrazioni strumentali,superficiali e romanzesche, con in testa Pino Aprile, non fanno altro che mescolare alla rinfusa fatti accertati con eventi immaginari e liquidandoli alla fine come affetti da neo o filo borbonismo. Qualcuno dovrebbe spiegare al Professore Lupo che il revisionismo storico è una cosa seria è va affrontato, così come hanno fatto coloro che lui definisce revisionisti spiccioli, con rigore scientifico e capacità documentale e soprattutto con serenità di giudizio che a lui manca sentendosi in assoluto il depositario della verità. Questi revisionisti spiccioli piaccia o no al professore Lupo sono i continuatori e gli eredi di quei revisionisti storici ed economisti della storia risorgimentale italiani e stranieri, di cui avrà sentito parlare e che rispondono ai nomi di Carlo Alianello, Michele Topa, Nicola Zitara, Gigi Di Fiore, Denis Mack Smith, Cristofer Duggan, Martin Clark, Lucy Riall, Tommaso Pedio, Gaetano Salvemini, Antonio Gramsci, Giustino Fortunato,Napoleone Colajanni, Indro Montanelli, Paolo Mieli e molti altri che sicuramente, salvo che il professore Lupo non è in grado di dimostrare il contrario filo borboni sicuramente non erano. Tutti costoro con sfumature più o meno marcate nelle loro opere e nei loro scritti storici ed economici hanno inteso dimostrare che le vicende che portarono all’Unità d’Italia si realizzarono essenzialmente con spoliazioni, predazioni e con un progressivo impoverimento sulla pelle delle genti del sud. Popolazioni meridionali, , non propriamente liberate, ma bensì conquistate, colonizzate e “civilizzate” e ancor più disprezzate come razza inferiore dagli stessi conquistatori prima e dalla teorizzazione razzista della scuola positivista del Lombroso e dei suoi discepoli poi. Ripercorrere la storia, da parte di questi revisionisti spiccioli così come li definisce con iattanza Lupo e ribadire con documenti inconfutabili e ce ne sono ad iosa e per niente marginali attingendo alle fonti e agli scritti dei succitati e autorevoli studiosi revisionisti del risorgimento, che Garibaldi non fosse un eroe più di quanto lo si è dipinto sinora, che la spedizione dei mille, favorita dalle corruzioni, dalla mafia , dalla camorra e dalla massoneria, fu una grande mistificazione storica, che Vittorio Emanuele II( e con lui tutta la stirpe dei Savoia) non fu affatto il re galantuomo, tanto enfaticamente riportato sui libri di scuola e che i piemontesi non furono affatto i liberatori, ma senza pietà con i vari Bixio, Cialdini, Covone, Pallavicini, La Marmora e Cadorna e tanti altri conquistatori e protagonisti di eccidi e di sopraffazioni nei confronti delle genti e delle popolazioni del sud, è atto meritorio e di giustizia ed un omaggio a quelle verità storiche scomode che per troppi anni gli storici di regime e di questi il prof Lupo è un autorevole rappresentante ci hanno secretato. E’ ora di finirla con la disinformazia, per usare un appropriato termine mutuato dal russo, con la sistematica manipolazione della storia perpetrata da questi storici e che ha portato ad un annichilimento storico- culturale, da 151 anni a questa parte, di intere generazioni di italiani . Ben vengano, a questo punto, con buona pace del prof. Lupo, questi deprecati revisionisti spiccioli che in questi ultimi tempi hanno contribuito a squarciare il velo su verità scomode per troppo tempo ipocritamente nascoste. Ed infine per amore di verità è doveroso fare delle opportune precisazioni sulle generiche considerazioni contenute nell’intervista rilasciata dal prof Lupo a proposito della lotta al brigantaggio e sulle condizioni di arretratezza della Sicilia prima dell’Unità d’Italia. Lupo sostiene che parlare di genocidio e di sterminio è inesatto, perché fornire cifre fantasiose e abnormi non corrisponde alla ricerca storica. Lupo sa benissimo, perché questo si è riportato esattamente sui libri di scuola, che per reprimere il brigantaggio meridionale furono impiegate nel sud truppe per un totale di 120mila uomini a fronte di più di 80mila insorgenti e che questa guerra civile costò in termini di repressione tante più vittime di tutte le guerre del risorgimento messe assieme.Per non parlare poi della sanguinosa repressione operata dal generale Raffaele Cadorna della rivolta palermitana nel settembre del 1866 detta del “sette e mezzo”( durò infatti sette giorni e mezzo) in cui si scontrarono 40mila soldati regi contro 35mila rivoltosi palermitani e dove le migliaia di morti, per le strade di Palermo, non si riuscirono più a contare Se non sono massacri e genocidi questi giudichi lui E poi l’ostinazione, in cui nell’intervista continua a infamare ed a marchiare con il termine “briganti” coloro che, ed in primo luogo i contadini, combatterono per la libertà della loro terra, è ancor più degna di miglior causa. A tal proposito val bene ricordare quanto scrisse il “revisionista filo borbonico” Antonio Gramsci a proposito del brigantaggio:”Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e a fuoco l’Italia meridionale,squartando, fucilando e seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare con il marchio di briganti” E ancora più avanti ancora a proposito del brigantaggio post-unitario Carlo Levi,altro impenitente neo-borbonico, nel suo libro Cristo si è fermato ad Eboli così scriveva:” Il brigantaggio non fu altro che un eccesso di eroica follia, un desiderio di morte e di distruzione, senza speranza di vittoria in cui la civiltà contadina meridionale difese la propria natura e la propria identità contro quell’altra civiltà che le stava contro e che, senza comprenderla, eternamente l’assoggettava” In buona sostanza un fenomeno composito di lotta di classe e conflitto di civiltà diverse, altroché brigantaggio legittimista tanto sbandierato nell’intervista dal prof. Lupo. E per ultimo le condizioni di arretratezza della Sicilia prima dell’Unità d’Italia e dei benefici che alla stessa ne vennero ad unificazione avvenuta fa parte della disinformazia portata avanti con scientifica perseveranza nel corso della stessa intervista dell’illustre cattedratico È ormai ricorrente, da parte di una prevalente pubblicistica che ha avviato da tempo una attenta e illuminata revisione storica, l’opinione che, prima dello sbarco dei Mille, nel Regno delle due Sicilie nel suo complesso ed anche in Sicilia era in atto un vero e proprio miracolo economico. La Sicilia, alla condizione di regione depressa, al contrario da quanto sostiene Lupo, venne condannata non prima ma dopo l’arrivo di Garibaldi. La favola di una Sicilia e del Sud irrimediabilmente negati a ogni forma di sviluppo industriale, faceva parte di un alibi tendente, successivamente a giustificare una politica di asservimento del Mezzo-giorno all’esclusivo ruolo di mercato e sbocco dei consumi dei prodotti agricoli e industriali del Nord. Ancora prima dell’Unità, fioriva nelle due maggiori città dell’Isola, Palermo e Catania, l’industria della seta esportata con successo, per la qualità dei suoi prodotti, nei mercati europei e mediterranei. L’industria del tabacco produceva migliaia di tonnellate di manufatti all’anno, occupando tra operai e indotto, diverse migliaia di unità lavorative. Fiorenti, a quei tempi, erano anche le attività cantieristiche, navali, metalmeccaniche, chimiche, della lavorazione del cotone e del lino, l’industria conserviera, la produzione e la commercializzazione dei vini e l’estrazione e la lavorazione dello zolfo( il petrolio di quei tempi), quest’ultima la più importante e ricca d’Europa. Vero fiore all’occhiello, poi, dell’economia isolana era la flotta mercantile con la compagnia Florio che gareggiava con le principali marinerie del Mediterraneo. Nel decennio che va dal 1850 al 1860, era stato varato, dal punto di vista amministrativo, un notevole numero di provvedimenti, a salvaguardia dell’economia isolana, di innegabile portata. Fu costituito un debito pubblico con un immediato risveglio nel movimento dei capitali. Fu creato il Banco Autonomo di Sicilia, due casse di sconto e numerose casse di risparmio. Costituita la redimibilità dei censi degli enti morali, ripristinato il libero cabotaggio tra l’Isola e il continente e istituito il fido doganale. Istituito il portofranco di Messina, riorganizzato e aggiornato il catasto fondiario e creato ex novo il genio civile. Con l’Unità d’Italia di tutto questo non rimase più nulla, il nascente sistema industriale e le risorse del Sud furono progressivamente smantellate e trasferite al Nord. E fu appunto allora che con l’Unità d’Italia sorse “La questione meridionale” E impossibile che di tutto questo il prof. Lupo non sia mai stato informato. E al proposito per maggiori informazioni provi a leggere di Edmondo Capocelatro e Antonio Carlo due insigni scrittori d’economia che nel loro libro “ La questione meridionale –Studio sulle origini dello sviluppo capitalistico in Italia” edizioni la Nuova Sinistra del 1972 , testualmente sostengono tra l’altro : “ Anche dal punto di vista sociologico politico l’arretratezza e l’ottusità della borghesia meridionale è una colossale invenzione e mistificazione storica. Resta perciò da chiarire perché pur non essendo questa borghesia inferiore a quella del Nord per forza economica e lungimiranza politica, essa venisse praticamente distrutta o quanto meno soggiogata. Le cause del sottosviluppo del Sud e della Sicilia che, al momento dell’Unità, non era inferiore al Nord, a detta dei due scrittori e a differenza di quanto sostiene Lupo, sono da individuare nell’azione dello stato unitario dominato dalla borghesia settentrionale, attraverso il soffocamento della nascente industria meridionale, la legge sul corso forzoso e il protezionismo che si concluse con la definitiva subordinazione e la integrazione dell’economia meridionale nello sviluppo capitalistico del triangolo industriale del nuovo stato unitario”. E per concludere a proposito val bene ricordare quello che scrisse, in dissonanza con quanto sostiene Lupo, l’illustre economista meridionale Giustino Fortunato: “ L’unità d’Italia è stata la nostra rovina economica. Noi eravamo, nel 1860, in floridissime condizioni per un risveglio economico sano e profittevole. L’Unità ci ha perduti. E come se questo non bastasse, è provato, contrariamente alla opinione di tutti, che lo stato italiano profonde i suoi benefici finanziari nelle province settentrionali in misura ben maggiore che in quelle meridionali”. C’è d’augurarsi che di tutto questo alla fine il prof Lupo ne prenda atto e se ne faccia una ragione e che nelle prossime interviste sia quantomeno più attento e rispettoso nei confronti dei revisionisti spiccioli. Diceva Milan Kundera: “ Per liquidare un popolo si comincia con il privarlo della memoria. Si distruggono i suoi libri, la sua cultura e la sua storia. E qualcun altro scrive altri libri, lo fornisce di un’altra cultura e inventa un’altra storia. E questo se non si corre ai ripari è il danno irreparabile che può produrre la disinformazia del professore Lupo. —- Qui il link per leggere l’intervista:http://www.linkiesta.it/risorgimento-revisionismo-terroni-salvatore-lupo#ixzz24rGpfYd8 ——————– Dal Comitato No Lombroso riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente comunicato:

(foto tratta da: reteduesicilie.blogspot.com) Siamo lieti di comunicare che il Vescovo d’Irlanda Mons. Diarmuid Martin ha dato al Comitato No Lombroso e a Padre Antonio Loffredo, nostro membro testimonial,tramite comunicazione scritta, il più ampio appoggio per la nostra iniziativa legata al rimpatrio, per una cris…tiana sepoltura, dei resti del Soldato Andrew Leonard, oggi orribilmente esposti in una gabbia di ferro presso il museo criminologico di Roma, e deceduto poco dopo la vittoriosa battaglia di Maida (in Calabria) del 4/07/1806,da parte dell’esercito anglo-napoletano contro quello invasore francese. Simile e pregiato appoggio abbiamo ricevuto da parte del museo del reggimento Inniskillings, di cui il soldato Andrew Leonard fece parte, nella persona del suo direttore e curatore, il Maggiore JM Dunlop. Siamo certi che questo fatto renderà i dirigenti del museo Lombroso più consapevoli delle ragioni etiche per cui il nostro Comitato si sta battendo. Aiutateci a divulgare la petizione online sul sito www.nolombroso.org Grazie e cordiali saluti, Domenico Iannantuoni (Comitato No Lombroso) ——————– – C’è tutta la storia del Sud nelle vicende di Tarantodi Gianluca Coviello (TarantoOggi 9 agosto 2012), da gruppo briganti.blogspot.it

La storia sembra ripetersi senza risparmiarne gli errori. E’ la storia del sud, quella che non si trova nei libri di scuola ma nelle ricostruzioni di attenti cronisti. La guerra di unificazione conclusa nel 1862, fu in realtà un’azione di invasione del settentrione; una ‘piemontizzazione’ selvaggia ed aggressiva della penisola. “Il sud fu unito a forza, svuotato dei suoi beni e soggiogato per consentire lo sviluppo del nord”, riporta puntualmente lo scrittore Pino Aprile nel suo libro ‘Terroni’. Come dargli torto visto che ai tempi dell’unità il divario tra le due metà del paese non era ampio come lo è oggi. “Una parte dell’Italia, in pieno sviluppo, fu condannata a regredire e depredata dall’altra, che con il bottino finanziò la propria crescita e prese un vantaggio, poi difeso con ogni mezzo, incluse le leggi”, ancora Pino Aprile, ancora ‘Terroni’. Sprazzi di storia che riaccendono l’attenzione sul peccato originale che oggi, anche a Taranto, i meridionali pagano caro. Lì ha origine quella colonizzazione che molti anni dopo ebbe seguito anche nelle politiche di industrializzazione. Le discariche e le industrie più pericolose, più inquinanti, hanno trovato posto in un sud che non ha mai strutturato una classe politica in grado di riequilibrare la sudditanza di partenza (o forse il gap di potere e rappresentatività era davvero troppo ampio). La necessità di dare una risposta alle esigenze occupazionali, poi, fu, come è tutt’oggi, il miglior viatico all’affermazione degli interessi ufficialmente definiti ‘nazionali’. Continua a leggere su: http://gruppobriganti.blogspot.it/2012/09/ce-tutta-la-storia-del-sud-nelle.html ——————- – La denuncia dell’ANCE: Le imprese del Nord soffocano quelle del Suddi Antonella Sferrazza, da linksicilia.it

A chi vanno gli appalti per le grandi opere pubbliche del Sud Italia? Lo sappiamo, alle imprese delle Nord. Nel Meridione d’Italia, infatti, da circa 160 anni a questa parte non esistono quasi più gruppi imprenditoriali di dimensioni rilevanti, nè nell’edilizia, né in altri settori. Tutto qui? Certo che no. Già questo, in verità, potrebbe essere sufficiente per parlare di un drenaggio di risorse finanziarie da un area del Paese ad un ‘altra. Ma tant’è. Quello che è, forse, ancora più grave e paradossale, è che, questi gruppi, concorrono a piene mani a soffocare il già flebile tessuto produttivo del Mezzogiorno. Gli esperti di economia e questione meridionale, lo denunciano da tempo. Basti pensare alle ricerche degli analisti della Svimez, l’Associazione per lo sviluppo industriale del Mezzogiorno fondata da Pasquale Saraceno, come questa: Tutte le bugie sul Sud Italia , ad esempio, o quest’altra: I meridionali pagano più tasse. Oggi, complice la crisi congiunturale, la misura appare colma. A denunciare senza giri di parole questo assurdo stato di cose scende in campo l’Ance, l’Associazione dei costruttori edili. Dalla Calabria e dalla Sicilia si punta il dito contro i General Contractor, ovvero qui gruppi che si pappano la titolarità dei mega appalti per le opere infrastrutturali. Continua a leggere su: http://www.linksicilia.it/2012/09/ance-le-imprese-del-nord-soffocano-quelle-del-sud/ ——————– – Guerre stellari a Niscemi da youtube.com ——————– Dall’Istituto di ricerca storica delle Due Sicilie riceviamo e volentieri pubblichiamo:

– “Quando l’Italia era fatta”

Abbiamo ricevuto dal compatriota Elvio Imonti, concittadino della grande Michelina Di Cesare, eroina della lotta contro l’invasore, il volume “Quando l’Italia era fatta”. Il nostro presidente, comm. dr. Giovanni Salemi, nel ringraziare l’autore per il gentile pensiero, ne dà una brevissima recensione sufficiente a suscitare la curiosità di molti compatrioti e, quindi, volentieri, pubblichiamo la lettera del nostro presidente: Gentile Signor Imonti, ho ricevuto ieri il Suo lavoro “Quando l’Italia era fatta”, che con tanta gentile cortesia Lei ha inviato per l’Istituto per la Ricerca Storica delle Due Sicilie, che io ho il privilegio di presiedere. Ho dato un rapido sguardo al libro tutto ed ho letto con attenzione la introduzione . Lei rivolgendosi al “cortese lettore”, spiega molto chiaramente ed ottimamente le ragioni per cui ha preparato questo volume e centra il tutto su quel personaggio, mai sufficientemente ricordato, che fu Michelina Di Cesare, coraggiosa guerrigliera, nata in Caspoli di Mignano e poi finita, a seguito di un agguato, sotto i colpi dei fucili di soldati dell’esercito regio sabaudo . Il Suo lavoro, sig. Imonti, è in effetti un excursus veloce e molto ben compendiato di tutti gli avvenimenti di quegli anni terribili che, per quel che ci riguarda, videro la fine di un Regno, le Due Sicilie, antico di sette secoli e nell’ultimo periodo, quello borbonico, veramente indipendente ed autonomo. Si evince chiaramente come la creazione di quel nuovo stato chiamato Regno d’Italia sia stata un’opera concepita con l’inganno, nata con la violenza associata a corruzione e fellonia, allevata con la menzogna . Le invio quindi un grande grazie e Le allego la brochure della cerimonia che svolgeremo in Capua il prossimo 6 ottobre,con un filo di speranza di vederLa presente. Un saluto cordialissimo e una stretta di mano. Giovanni Salemi ————— il volume è fuori commercio e le persone interessate possono contattare l’autore per avere maggiori informazioni: sig. Elvio IMONTI, Via Leonardo Da Vinci 11/D/PAL/C – 21047 Saronno (VA) ——————- – Eugenio Bennato: Che il Mediterraneo sia da youtube.com

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