sez. 3.3.12 (3) – Da Dunia Due Sicilie riceviamo e pubblichiamo:VENEZIA – Vive al Nord da sei anni, da due vi è residente e ha un regolare contratto di lavoro. Ma le sue origini campane non gli hanno permesso di stipulare in Veneto un contratto di assicurazione per la sua auto. «Ci spiace – si è sentito rispondere un giovane di 26 anni dall’impiegata della filiale di Mirano di una assicurazione – lei è meridionale. Non la possiamo assicurare». A denunciare l’episodio ai Carabinieri, come riporta il Gazzettino, è stato lo stesso ragazzo, ben deciso a non lasciar passare quella che ritiene «una grande umiliazione». L’assicurazione ha motivato il rifiuto a fornire un preventivo con le troppe truffe subite da parte di persone che avrebbero agito da prestanome per automobilisti del Sud che volevano risparmiare sul costo della polizza. «È un senso di protezione che l’azienda ha deciso di adottare – ha spiegato l’impiegata al giovane – verso le persone che non conosce». Poco convinto della spiegazione, il ragazzo si è recato dai militari per denunciare la discriminazione. «Al momento ho creduto a uno scherzo – ha commentato – quando mi sono reso conto che non era così sono rimasto letteralmente di sasso».

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La legge in materia assicurativa non prevede per le compagnie la possibilità di sottrarsi “dall’obbligo legale di contrarre” una polizza di RCA qualunque sia il cittadino italiano che ne faccia richiesta abbinando la tariffa alla residenza dell’assicurato. Il napoletano di turno meglio avrebbe fatto a chiamare direttamente i carabinieri in agenzia al momento del rifiuto. Il fenonemo di truffa, lamentato dall’agenzia esiste ma, e’ di scarso rielievo e numericamente irrilevante. Il problema vero e’ che le compagnie assicurative operano forti pressioni presso le agenzie ai fini del contenimento della sinistrosità; pressioni che spesso si concretizzano con veri e propri aut aut se non con minacce di revoca del mandato o, caso piu’ raro con incentivi economici legati alla riduzione della sinistrosità. Le agenzie , pertanto, per sopravvire, tentano di effettuare una cernita della clientela tentando di assicurare soprattutto automobilisti con attestati di rischio nelle classi piu’ basse. Poiche’ al nord i napoletani, ma anche i pugliesi, siciliani e calabresi sono considerati, per antonomasia, truffatori oltre che sporchi e mafiosi, le agenzie, sfidando la legge, rifiutano di assicurarli o comunque ci provano. Per onestà professione occorre dire che la sinistrosità nel napoletano e’ di gran lunga superiore alla media nazionale facendo schizzare il rapporto sinistri a premi a livelli tali da determinare vere perdite per le compagnie. Tale sinistrosità non e’ certamente dovuta alla cattiva guida dei napoletani, tutt’altro, la verità e’ che l’assicurazione, in mancanza di lavoro ed in condizioni di difficile sopravvivenza, ha finito per rappresentare un ammortizzatore sociale e se vogliamo un mezzo coatto ( dal basso) di redistribuzione della ricchezza. (molti ci campano) Molte compagnie hanno risolto in modo drastico il problema attraverso la chiusura totale dei loro sportelli, in quelle zone, creando di fatto, un palese paradosso tra l’obbligo di assicurarsi e la mancanza di sportelli assicurativi per farlo. Quelle rimaste hanno alzato a dismisura i premi creando una specie di “cartello” al rialzo: ed il napoletano, tra questi paradossi, non ha avuto alcuna difficoltà a organizzarsi. Ne l’uno ( la chiusara delle agenzie) ne l’altro ( sinistri artefatti) possono costituire la soluzione del problema e tanto meno il negare a contrarre. I mezzi per ridurre la sinistrosità ci sarebbero ma sono sconosciuti a chi ha in mano le leve decisionali delle compagnie assicurative. Un direttore, un amministratore delegato, un responsabile sinitri, dalle poltrone dei loro uffici, risultano lontani dai problemi veri che sono all’origine di questo male. Le loro decisioni sono prese in totale assenza di una conoscenza del territorio, della condizione sociale, della mentalità del posto, e soprattutto delle fonti di produzione della sinistrosità irregolare. Basti pensare che la prima città sede di una compagnia assicurativa e’ Roma, mentre, la maggior parte sono al nord anzi al profondo Nord. Le decisioni vengono prese su dati molto spesso errati e disomogenei se non volutamente artefatti per ragioni di bilanci. Un mezzo per tentare di affrontare e risolvere il problema poteva essere “la scatola nera” se ed in quanto resa obbligatoria, essendo il suo utilizzo facoltativo sarà un nulla di fatto e gli sconti risulteranno irrilevanti. Occorre intervenire presso il pronto soccorso degli ospedali dove molto spesso si rilasciano con irresponsabile generosità certificati di guarigione propedeuci per un proseguimento ed un ingrossamento delle lesioni. Occorre trovare un sistema che preveda l’intervento obbligatorio delle autorità in caso di sinistro con lesioni e/o con danni che superino una determinata somma risarcitoria. Occorre selezionare con cura la rete di vendita e il personale tecnico (agenzie, subagenzie, periti, collaboratori, informatori, carrozzieri convenzionati, medici fiduciari) onde evitare che risulti essa stessa la fonte principale di produzione dei sinistri cosi come piu’ volte emerso da fatti di cronaca). Occorre studiare un sistema di franchigie , anche pesanti, per coloro che vengono convolti in gravi sinistri in presenza di forte nebbia e/o neve.(quando le condizioni atmomosferiche risultano eccezionali occorre usare i mezzi pubblici) Occorre studiare una franchigia di legge che rimanga a carico dell’assicurato per sinistri lievi che, come esempio, valuto in mille euro. E’ assolutamente necessario che il pagamento risarcitorio avvenga in presenza del danneggiato proprietario del mezzo e/o del lesionato se guarito anche se assistito legalmente Necessita introdurre al piu’ presto la concertazione anche per le pratiche RCA. E per finire, un controllo ISVAP sull’operato delle compagnie piu’ serrato e stringente soprattutto in ordine alla riserve molto spesso oggetto di restailing ingrassanti. Ce ne sarebbero altri, ma mi fermo. Tutto quanto sopra solo a condizione che le tariffe diminuiscano drasticamente in quanto l’esperienza mi ha insegnato che i sinistri artefatti sono ben oltre il 50% del totale. Il timore e’ che avvenga come per la benzina che aumenta quando aumenta il costo del petrolio ma non diminuisce quando questo scende. Un cordiale saluto. Dott. Roberto Perrone (duosiciliano) ———————— – Il Regno delle Due Sicilie e la sua Via Crucis. da Il Portaledelsud, su segnalazione di Paolo Enrico Guidobaldi

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