13/4/2012 Dall’Associazione Daunia Due Sicilie riceviamo e volentieri pubblichiamo: Eugenio Di Rienzo Il Regno delle Due Sicilie e le potenze europee – 1830 – 1861 Rubbettino Edizioni Si fa strada anche tra gli storici accademici, quelli “ufficiali”, la verità sulla fine del Regno delle Due Sicilie. Ne è un esempio il recente saggio di Eugenio Di Rienzo, docente di Storia moderna alla Sapienza e direttore di “Nuova rivista storica”, “Il Regno delle Due Sicilie e le potenze europee. 1830-1861 (Rubbettino, Soveria Mannelli 2012). Si tratta di uno studio condotto su fonti diplomatiche francesi, inglesi, austriache, russe e spagnole che ricostruisce il ruolo decisivo di Francia ed Inghilterra, ma soprattutto di quest’ultima, nella caduta del Regno. Per la verità – come documenta Di Rienzo, anche in Inghilterra, ci fu chi tentò di opporsi alle trame contro il governo napoletano. All’inizio del 1858 il governo Whig (liberale) guidato da Henry John Temple, visconte di Palmerston, “il più implacabile nemico della dinastia napoletana”, cadde e fu sostituito dal governo conservatore di Lord Derby. Il ministro degli esteri nominato da quest’ultimo, Lord Malmesbury – scrive Di Rienzo – «restava convinto (….) che la sistematica ostilità dei Gladstone, dei Palmerston, dei Clarendon verso Ferdinando II non fosse altro che “una ben combinata miscela di opportunismo e di pirateria politica, ammantata di alibi e pretesti umanitari”». Lord Malmesbury definì un’invenzione propagandistica le presunte torture subite in carcere da Carlo Poerio, che i liberali inglesi progettavano di liberare con un’azione armata guidata da Garibaldi. «Quando mi fu presentato alla Camera dei Lord – scrisse nelle sue Memorie – venne da me scambiato per un giovane Pari reduce da una salubre villeggiatura». Ma il 12 giugno 1859 al governo di Lord Derby subentrò quello Whig guidato da Palmerston. Il ministro dello Scacchiere (ministro delle Finanze) era il liberale William Evart Gladstone, autore nel 1851 delle due mistificatorie lettere a Lord Aberdeen nelle quali, partendo dalla descrizione delle carceri del Regno, in realtà mai visitate, come egli stesso riconobbe successivamente, definiva il governo borbonico “la negazione di Dio eretta a sistema di governo”. «Il supporto economico e la protezione diplomatica e militare accordati dal governo Palmerston alla cosiddetta “liberazione del Mezzogiorno” fino dello sbarco di Marsala – afferma Di Rienzo – costituirono il fattore decisivo e insostituibile per determinare la caduta della dinastia di Carlo di Borbone. (….) Nei dispacci provenienti dai gabinetti europei le Due Sicilie furono indicate frequentemente con la metafora di “nuovo Belgio”, di “nuovo Portogallo”, di “nuova Grecia”, a testimoniare la pretesa di Londra di ridurle a un semplice tassello geopolitico del suo sistema di egemonia continentale. (…) In un qualsiasi momento un’azione di forza decisa nell’aula di Westminster o nella City di Londra poteva obbligare Napoli alle ferree leggi dell’ “imperialismo del libero commercio”. Così come accade grazie alla gunboat diplomacy (politica della cannoniere, ndr) utilizzata dal Regno Unito nelle Guerre dell’Oppio contro la Cina (1839-1842; 1856-1860)». Certo, nel libro non mancano delle contraddizioni, come la concessione alla nota tesi di matrice risorgimentale di una “implosione” del Regno delle Due Sicilie “per la mancata modernizzazione delle sue strutture politiche” (se la fine fu determinata da un’aggressione militare e diplomatica sostenuta dall’estero, come lo studioso documenta, che cosa c’entra l’implosione?), ma vi si trovano delle ammissioni importanti ed un riconoscimento alla nuova storiografia non accademica, che sta ribaltando i giudizi sul passato borbonico, e che Di Rienzo mostra di avere in parte letto. «Che la longa manus del ministero whig abbia potentemente contribuito (soprattutto ma non soltanto con un supporto economico) al successo della “liberazione del Mezzogiorno” è un’ipotesi che la storiografia ufficiale ha sempre accantonato – scrive – e che ha trovato credito soltanto in una letteratura non accademica accusata ingiustamente, a volte, di dilettantismo e di preconcetta faziosità filoborbonica». In un’intervista alla rubrica del TG2 “Mizar” (25.2.2012) Di Rienzo è andato anche oltre esprimendo alcuni giudizi anticonformisti sulle celebrazioni per i 150 anni dell’unificazione, ed ha accennato al ruolo della Massoneria nella caduta del Regno, un’altro cavallo di battaglia della storiografia non accademica e degli scrittori borbonici. Ad un passo dalla tesi del complotto del grande Giacinto de Sivo nella “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, che Di Rienzo cita una sola volta nel suo studio. (da: Lettera Napoletana – editoriale il giglio)

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