– Elezioni, la sconfitta del Governo Monti di Giulio Ambrosetti, da linksicilia.it Davanti lo straordinario successo di Leoluca Orlando a Palermo viene voglia – da siciliani – di pensare solo a lui, mettendo da parte la politica-politicante italiana. Invece è interessante dare uno sguardo complessivo ai risultati di questa tornata elettorale. Per capire quello che succederà da qui a un anno, quando gli italiani saranno chiamati alle urne alle elezioni politiche (in realtà si potrebbe tornare a votare prima). Ebbene, dando uno sguardo ai risultati di queste elezioni amministrative un dato emerge con sufficiente chiarezza: perdono i partiti che appoggiano il Governo di Mario Monti e la sua dissennata politica economica e sociale. Va giù pesantemente il Pdl. Penalizzato il Pd. Non sfonda l’Udc di Pierferdinando Casini. Regge la lega di Bossi. Mentre ad ottenere un grandissimo risultato è il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Per capire che il governo delle banche e della massoneria finanziaria ha il fiato corto basta scorrere titoli e sommari dei giornali della grande borghesia italiana. I fautori delle tasse, i signori dell’ Imu e i protettori dell’ euro non si aspettavano che gli italiani premiassero in modo così plateale chi, in questa campagna elettorale, ha messo radicalmente in discussione i valori massonico-finanziari dell’Unione Europea. E cioè Beppe Grillo. …… E il Sud? Non è esistito nei tre anni in cui ha governato Berlusconi. E continua a non esistere con il Governo Monti. Sotto la linea Gotica il Movimento di Grillo non sfonda. Anche se comincia a mettere radici. Il segno che c’è spazio per movimenti politici, magari locali, in grado di rilanciare la questione meridionale e la lotta alla criminalità organizzata che, complice questa crisi, rischia di essere nuova protagonista. Se non altro perché, nel Sud, i mafiosi sono gli unici che hanno liquidità sufficiente per sostituirsi alle banche. Continua a leggere su: http://www.linksicilia.it/2012/05/elezioni-la-sconfitta-del-governo-monti/ ———————

– Gli interventi di Antonio dell’Omo e Michele Ladisa a confronto

da Ondadelsud.com ———————- Antonio Dell’Omo L’anno trascorso ha visto un fermento di attività meridionaliste, tanto culturali che politiche. Il merito è stato di imporre alla coscienza nazionale il sacrificio, per non dire il martirio, a cui furono sottoposte le genti del Regno Duosiciliano. Le menzogne di 150 anni sono state fugate e nessuno più potrà tornare a tentare di riproporle. La cultura meridionalista ha espletato sino in fondo il proprio compito, imponendo quella nazionale a prenderne atto e, in qualche caso, a recitare il “mea culpa”. Di questo possiamo esserne fieri, e non può essere sottovalutato il ruolo dei vari movimenti meridionalisti che ne hanno rappresentato un significativo supporto. Mentre, sul piano culturale, l’obiettivo è stato raggiunto, su quello politico le cose sono andate diversamente. Giova sottolineare che la cultura da una profondità di giudizio sulla Storia, mentre la politica ne sostiene le ragioni nell’attualità. Si era detto che l’anno magico trascorso, poteva e doveva essere l’occasione dell’indispensabile compattamento dei movimenti, superato il quale anno, tutto sarebbe stato più difficile. L’incalzare degli eventi di una crisi senza precedenti ha spostato, di fatto, l’interesse generale altrove, anche al Sud. Un interesse che, peraltro, si limita alla registrazione di una sofferenza crescente, a cui non si riesce a dare reattività e contenuti attivi. Individualismo e scetticismo sono stati gli agenti negativi a cui si è saputo contrapporre soltanto rivendicazioni storiche e sentimentalismo. Si sono riaffacciate le ataviche remore. Non che siano mancati tentativi e realizzazioni, sia politiche che socio-economiche. L’aggregazione della Confederazione Duosiciliana e l’iniziativa di un sindaco calabrese, nonché generose attività di gruppi, lo testimoniano. Purtroppo non sono state sufficienti a risvegliare una volontà collettiva alla partecipazione, se non pure alla legittima rivolta. La stessa realizzazione di una candidatura a sindaco e una lista duo siciliana a Bitonto, fermo restando il merito di chi la partecipa e di chi l’ha organizzata, appare come la fatidica mosca bianca. Se si aggiunge la misera fine della Lega Nord, che rappresentava pur sempre una sorta di vivacità polemica, il quadro si completa e non è per niente esaltante. Così come si è sviluppato il meridionalismo sul piano politico, bisogna avere il coraggio di dire che, nel suo complesso, non ha sortito gli effetti che si era proposto. A questo punto va adottata una diversa strategia e obiettivi concreti, capaci di aprire nuove prospettive. La proliferazione di gruppi e gruppetti in ogni parte d’Italia, fa temere una parcellizzazione a tutto vantaggio del sistema politico imperante. In assenza di forze politico-elettorali significative ed ad esso alternative, saranno costoro, con larvali operazioni di belletto, ad ingannare ancora una volta questi italiani. Quindi, che fare? Uno dei due presupposti necessari, risulta più volte conclamato, ovvero, l’abbandono delle contrapposizioni ideologiche del secolo scorso. Esse sono state e restano un ottimo strumento della partitocrazia. Chi continuasse a indugiare e ad indulgere in queste follie, si renderebbe di fatto, corresponsabile della loro permanenza. Ma a questa necessaria condizione, si deve aggiungere e sovrapporre la positiva volontà creativa di un nuovo tipo di cittadino, le cui caratteristiche ci sono e basta risvegliarle. Per economia di esposizione, sarà bene trattarne in altra sede. Il secondo presupposto attiene all’accettazione, all’approfondimento e allo sviluppo teso ad una architettura federale dello Stato italiano. In esso può avere spazio la macro-regione meridionale, alla quale abbiamo sempre puntato. Per di più, la Lega, a seguito degli ultimi eventi, sgombra il campo da un federalismo becero, bottegaio e antimeridionale, facendo spazio ad un federalismo equilibrato e rispettoso di ogni territorio. In termini concreti, atteso che le prossime elezioni politiche è ben difficile che vadano oltre l’ottobre prossimo, si rende indispensabile l’intesa massima possibile con formazioni politiche di livello nazionale, che accettino l’assetto federale dello Stato. Il progetto deve esprimersi in una Confederazione nazionale, in cui ciascun movimento o confederazione macro-regionale, conservi la propria identità. Dai sondaggi sino a questo momento esperiti, questo tipo di intesa risulta possibile e sulla scorta di tre punti programmatici: assetto federale dello Stato italiano; uscita dall’Euro e dall’Europa; riaffermazione della Sovranità politica, economica, monetaria e civile. Se si riuscirà a concludere significative intese, entro e non oltre i prossimi due mesi, potremmo tentare di dare un diverso volto a questo Paese e, soprattutto, tutta la dignità e il rispetto che l’ex Regno Duosiciliano merita. Altrimenti avremmo sancito per altri anni una condizione di precarietà e di sudditanza in ogni nostro ambito. La legge elettorale, quale che sarà, farà di tutto per tener fuori i veri e fieri antagonisti e sarà ben felice di annoverare tra loro guitti e ballerine per assorbire una protesta senza sbocco e senza prospettive. * * * Michele Ladisa Il neomeridionalismo dei tempi correnti, per intenderci quello politico e non più salottiero e di enunciazione di principi, appare una barca in navigazione in un mare burrascoso, con a bordo solo timonieri tutti detentori della rotta salvatrice. Perennemente con l’acqua alla gola e l’incombente pericolo di morte, questo neomeridionalismo spesso è approdato su vari lidi, mai sulla sponda giusta. Sono ormai decenni che ci dimeniamo in questa paradossale situazione che ci ha sbarcati ovunque, ai Lombardo, alla Poli Bortone, ad alleanze ibride coi partiti. Insomma ne abbiamo combinate di tutti i colori. D’accordo, in buona fede, ma tutti inconfutabilmente errori. Ora si sostiene che il 150° è alle spalle e non si è colta l’occasione per far esplodere la “questione”. Fuori dall’attenzione dei mass media nessuno ne parla più e perciò il meridionalismo va messo sott’aceto, in conserva. Per questo, si afferma, è giusto fare l’ennesimo salto, d’inventarne un’altra delle nostre, rimescolando le carte, riconsiderandone le posizioni, rivalutandone l’insieme delle cose estese al piano italnazionale. Interpretazione sbagliata ? Forse. Ma nei fatti si chiede di accantonare se non proprio rinunciare a quanto di positivo costruito in pochi mesi. E in questi pochi mesi “abbiamo” dovuto resistere al canto delle sirene degli “indignati nazionali ed esteri”, poi all’abbaglio dei siculi forconi, e perché no, alle urla FERT dei generali Pappalardo di turno, fino alle fantatentazioni del Grillo parlante. Appena neonata , in molti chiedono che la Confederazione vada a fare il servizio di leva perché già maggiorenne. La Confederazione è riuscita a presentare la lista elettorale a Bitonto. Fatto importante ma contestualmente inutile quisquilia. Chi ve l’ha fatto fare ? S’intende dire. Si perde inutile e prezioso tempo e quello che invece serve è presentarsi alle imminenti politiche. Ma per amor di Dio non certamente per il soccombente ideale meridionalista, ma per altro e con altri che con il meridionalismo non hanno nulla a che fare. Insomma, l’ennesima tentazione del diavolo che questa volta si chiama aggregazione “orgogliosa & coraggiosa” di chissà chi e di chissà perché. La Confederazione di Italia Prima, di Insorgenza Civile, dei Comitati Due Sicilie e del Movimento Meridionale ha tracciato una linea ben precisa e abbastanza chiara. O si ha la forza di presentarsi alle elezioni con tanto di simbolo e con tanto di propri candidati o non se ne fa nulla. E questo aldilà di ogni possibile risultato, consci, finalmente consci che la battaglia per la nostra Terra Duosiciliana è appena cominciata e che di questa Nazione così com’è, ce ne sbatte ben poco. Su questa strategia non vi saranno santi in paradiso in grado di cambiarla ma se malauguratamente dovesse accadere, si commetterebbe l’ultimo inglorioso errore. E allora sì che sarebbe finita. Per quanto ci riguarda abbiamo fatto una scelta con pochissime o inesistenti possibilità di ripensamento: stenderemo i piedi da Confederati, da Insorgenti, da Neomeridionalisti e soprattutto da Duosiciliani. http://www.ondadelsud.it/?p=7775 DESIDERIAMO CONTRIBUIRE A QUESTA INTERESSANTE DISCUSSIONE CON IL NOSTRO INTERVENTO “OCCORRE UN PROGETTO COMUNE”, A FIRMA DI GIOVANNI MADULI E VINCENZO GULI’, DEL QUALE E’ POSSIBILE PRENDERE VISIONE NELLA SEZIONE “EDITORIALI”. ———————- – 152 anni fa i piemontesi “conquistavano” la Sicilia di Pippo Scianò, da linksicilia.it Gli Indipendentisti di lu Frunti Nazziunali Sicilianu ricordano che nella notte fra il 5 ed il 6 maggio del 1860 partì da Quarto (Genova) la cosiddetta “spedizione dei Mille” guidata da Giuseppe GARIBALDI. I “Garibaldini” usarono due grossi piroscafi, il “LOMBARDO” ed il “PIEMONTE”, acquistati dalla Compagnia Rubattino e profumatamente pagati dal Governo di Torino (Capo del Governo: Camillo BENSO Conte di CAVOUR). Patrocinatore dell’operazione il Re Vittorio Emanuele II. “Mandante” e tutore dell’iniziativa superpatriottica fu il Governo BRITANNICO. Per l’occasione fu messa in moto una patetica messinscena, secondo la quale Nino Bixio ed il capitano Castiglia con un “COMMANDO” di coraggiosi “garibaldini” avrebbero “catturato” (e non – come avvenne – “PRELEVATO”, seppure in modo goffo e con grandi difficoltà, per avviare i motori) nel porto di Genova le due navi con i rispettivi equipaggi all’insaputa di tutti. Affinché la messinscena riuscisse al meglio, la polizia portuale ed ogni possibile testimone erano stati allontanati dal porto fin dal giorno precedente. Era, questo soltanto l’inizio di una tragicommedia, spacciata per buona, ancora oggi, dalla cultura ufficiale, italiana e secondo la quale il tutto sarebbe avvenuto segretamente – e, addirittura!, all’insaputa del CAVOUR e del Re Vittorio Emanuele II. Inutile dire che il Cavour, ufficialmente, fece finta di indignarsi contro questa azione piratesca, ma sottobanco e per iscritto ordinava alla Flotta Militare “piemontese”, comandata dall’Ammiraglio PERSANO, di scortare con discrezione i due piroscafi per difenderli da eventuali attacchi di navi del Regno delle Due Sicilie. Alle spalle di tutta l’allegra comitiva, vigilavano e sovrintendevano le navi da guerra della Mediterranean Fleet britannica. Non a caso era il Governo di Londra che tirava le fila dell’operazione “UNITÀ d’ITALIA” con annessa operazione DISTRUZIONE del REGNO del SUD e dell’ECONOMIA MERIDIONALE e di QUELLA SICILIANA. Precisiamo che i Siciliani partecipanti alla spedizione, formata da 1078 uomini (in stragrande maggioranza PADANI), furono in tutto una trentina. Ancora in minor numero furono i “NAPOLETANI”. Insomma: l’F.N.S. Sicilia Indipendente” – in occasione della ricorrenza del 152° Anniversario di quella che fu la “SPEDIZIONE dei MILLE” si propone, ancora una volta di SEGUIRE, passo dopo passo, quegli avvenimenti per riaffermare concretamente il diritto, imprescrittibile ed irrinunciabile, del Popolo Siciliano, della Nazione Siciliana, alla MEMORIA STORICA. E, soprattutto, il diritto alla VERITÀ. Una “VERITÀ” (quella sul RISORGIMENTO ITALIANO in SICILIA) “SCOMODA” per tutti ed AMARA, molto AMARA, per il Popolo Siciliano. Ma si sa: NELL’AMAREZZA DELLA MEDICINA SI TROVA, SPESSO, LA SALUTE. Antudu! http://www.linksicilia.it/2012/05/152-anni-fa-i-piemontesi-conquistavano-la-sicilia/ ————————— – Il Banco delle Due Sicilie di Zenone di Elea, da Eleaml.org Sfidiamo chiunque a trovare nella storia dei banchi meridionali (se si esclude il fallimento del Banco dell’Annunziata dei primi del Settecento) tracce di quel carnevale bancario che ha caratterizzato la finanza sabauda fino ad oggi. I banchi napolitani inventarono la carta fiduciaria ben prima della Banca di Scozia e al momento della unificazione del paese il Banco delle Due Sicilie che ne aveva ereditato gli strumenti finanziari godeva di un prestigio assoluto. Le sue fedi di credito passavano di mano in mano come se fossero moneta sonante, perché tutti erano sicuri che esse sarebbero state convertite in numerario non appena il detentore si fosse presentato agli sportelli del banco. L’unità d’Italia passò su tutto questo come un rullo compressore, il Banco delle Due Sicilie aveva gli strumenti, i capitali, il prestigio economico e sociale per divenire la banca di stato ma il potere sabaudo favorì la banca nazionale, asservendo ad interessi particolari di una banda di predoni e di speculatori un patrimonio plurisecolare. Oggi siamo la più grande area territoriale europea senza banca, di questo dobbiamo ringraziare i fratelli padani. Continua a leggere su: http://www.eleaml.org/sud/banchi/banchi_2012_zde_meridionali_leggi_decreti_stampa.html ————————— – MUOS di Niscemi; verso la guerra globale permanente di Antonio Mazzeo, da cogitoergo.it A Niscemi, in provincia di Caltanissetta, nel cuore di un’importante riserva naturale, sta per essere installato uno dei quattro terminali terrestri del MUOS (Mobile User Objective System), il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari per i conflitti del XXI secolo, quelle con i missili all’uranio impoverito, gli aerei senza pilota e le armi nucleari in miniatura, conflitti sempre più “virtuali”, computerizzati, disumanizzati. Disumanizzanti. Il sistema MUOS, ad uso esclusivo delle forze armate statunitensi, consentirà di propagare universalmente gli ordini di guerra, convenzionale e/o chimica, batteriologica e nucleare. E finanche quelli per scatenare la guerra al clima e all’ambiente. Collegherà tra loro i centri di comando e controllo delle forze armate, i centri logistici e gli oltre 18.000 terminali militari radio esistenti, i gruppi operativi in combattimento e gli arsenali di morte sparsi in tutto il pianeta. La nuova rete di satelliti e terminali terrestri consentirà di moltiplicare di dieci volte il numero delle informazioni che saranno trasmesse nell’unità di tempo, accrescendo in modo esponenziale i rischi che venga scatenato l’olocausto per un mero errore tecnico. Il MUOS incarna le mille contraddizioni della globalizzazione neoliberista. Elemento chiave delle future guerre stellari, avrà effetti devastanti sull’ambiente, il territorio e la salute delle popolazioni. Le tre mega-antenne emetteranno micidiali microonde che si aggiungeranno all’inquinamento elettromagnetico generato dalla stazione di telecomunicazione della marina militare USA presente da vent’anni in contrada Ulmo. In un recente studio sui rischi del nuovo sistema di telecomunicazioni a firma dei professori Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu del Politecnico di Torino, si riporta che nel periodo compreso tra il dicembre 2008 e l’aprile 2010 «l’Arpa Sicilia ha effettuato una serie di rilievi sulle emissioni generate dalla stazione di radiotrasmissione di Niscemi che hanno consentito di rilevare valori di campo elettrico prossimi al valore di attenzione di 6 V/m». Le misurazioni hanno evidenziato in particolare «la presenza di un campo elettrico intenso e costante in prossimità delle abitazioni, mostrando un sicuro raggiungimento dei limiti di sicurezza per la popolazione e, anzi, un loro probabile superamento. In un caso il valore rilevato è risultato prossimo al limite di attenzione stabilito dalla normativa». Continua a leggere su: http://cogitoergo.it/?p=14156

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