– Un piano del governo italiano per annientare l’industria messinese da zancleweb.wordpress.com

La crisi in cui si è precipitata l’economia del XXI secolo, e quella siciliana in modo particolare, oggi può dirsi che fu figlia dei tempi. L’economia di un territorio può svilupparsi, se ci stanno le condizioni economiche che la rendono possibile. Molte condizioni devono concorrere perché ciò accada; non solo il fattore monetario concorre alla ricchezza, ma anche quello politico, diventa importante affinché sia possibile raggiungere i traguardi sperati. Raccontare di Messina come città industrializzata è una utopia. Un tempo però, quando in queste terre il governo apparteneva ai Borbone, non solo questo si manifestò, ma il sovrapporsi di tante congiunture favorevoli, crearono le basi per imporre, il modello messinese nel territorio isolano e alla nazione. Messina nella prima metà del XIX secolo, attraverso il suo porto commerciale, seppe costruire dal nulla, un grande e variegato tessuto industriale: fatto di credito, di commercio, di iniziativa pubblica e privata, fatto di studio, lavoro ed ingegno. Era divenuta una città aperta alle novità commerciali, accogliendo stabilimenti manifatturieri, tessili, siderurgici, chimici, meccanici, botanici, cementifici e finanziari. In questo territorio non esisteva disoccupazione femminile e neppure maschile. I suoi imprenditori, giunsero sul punto, di ampliare il loro orizzonte finanziario e commerciale: impiantando in altre parti in Sicilia e in Calabria, nuove realtà industriali. Essi possedevano in città, 6 istituti di credito, compagnie assicurative, di mutuo soccorso, uffici finanziari, di cambio valuta, agenzie per il controllo dei pacchetti azionari e una camera di commercio, prima fra le prime nel regno di Napoli. Non solo il suo porto era una fonte invincibile di guadagni, ma anche un nuovo territorio a sfruttamento industriale, aveva accresciuto ancora in modo considerevole i suoi flussi economici. Eppure accadde che con l’avvento dell’unità italiana, per volontà del governo di Firenze prima e di Roma in seguito, che Messina abbia perduto, quello che seppe costruirsi, spazzato via per volontà parlamentare. Continua a leggere su: http://zancleweb.wordpress.com/2011/02/09/un-piano-del-governo-italiano-per-annientare-l%E2%80%99industria-messinese/ ——————- La storia nascosta di Nicola Romeo, fondatore dell’ Alfadi Angelo Picariello, da gruppobriganti.blogspot.it

Vi siete mai chiesti perchè l’Alfa si chiama Romeo? Il perchè sta nel fatto che un imprenditore napoletano, precisamente di Sant’Antimo, l’ing. Nicola Romeo, acquistò l’Alfa, che era un’azienda automobilistica fallimentare, fecendola diventare quella che è adesso.Ancora risuonano le storiche parole di Henry Ford che disse, agli inizi del ’900: “quando passa un’ Alfa Romeo mi tolgo il cappello”. Ma nessuno invece è a conoscenza di un’altra storia! Una storia che include in se tutta la “tragedia” che il Sud vive dal giorno in cui fummo annessi al regno d’italia (scritto volutamente in minuscolo). E questa storia si inserisce anche e prepotentemente nella famosa frase del primo governatore della banca d’italia, Carlo Brombini, che nel 1862 affermò: “il Mezzogiorno non dovrà più essere in grado di intraprendere”. Grazie ad uno studioso, Carmine De Marco, autore del libro “La conquista e la colonizzazione del Meridione d’Italia“, è emerso il motivo per cui un imprenditore napoletano decise di acquistare un’azienda fallita. Più che per libera scelta, infatti, fu costretto… Continua a leggere su: http://gruppobriganti.blogspot.it/2012/06/la-storia-nascosta-di-nicola-romeo.html ——————— – Dott. Massimo Coraddu – MUOS NISCEMI analisi dei rischi (aspetti tecnici) da youtube.com ——————— – Nell’inferno di Melilli mancava solo il radar israeliano anti-migranti… di Daniela Giuffrida, da linksicilia.it Può capitare che per tanti anni tu sia costretta, per motivi di lavoro, a percorrere la stessa autostrada, due, tre, quattro volte, ogni settimana. Può capitare che quel nastro d’asfalto diventi talmente familiare che neanche ti accorgi più di percorrerlo. E, così, presa dai tuoi pensieri, lasci che l’auto ti porti e ti conduca lei a destinazione. Poi, un giorno, capita che tu decida di fermarti in un autogrill a mangiare un boccone e, magari, di far lavare la macchina. E, allora, ti soffermi un po’ di più a guardare il paesaggio: tutto ti aspetteresti tranne di vedere ciò che vedi…

Eppure, eri sicura che quelle antenne te le fossi lasciate alle spalle qualche settimana fa a Niscemi, in provincia di Caltanissetta. Le 47 antenne del M.U.O.S. contro le quali hai manifestato per tre giorni, con la tua bandiera siciliana e la maglietta “NO MUOS”, spinta soltanto dal desiderio di giustizia per una popolazione e per un’isola intera costretta a subire gli influssi malefici di quelle radiazioni. Manifestazioni, raccolta di firme, proteste per chiedere a viva voce che queste antenne vengano tolte da quella meravigliosa area protetta della sughereta di Niscemi…. E ora? Che diavolo ci fanno quelle antenne, su quel monte, proprio alle spalle di una Melilli, già martoriata dai vapori venefici delle raffinerie di Priolo?

Provi a chiedere al lavagista ma lui non ne sa niente. Chiedi ad altri avventori del distributore di benzina, ma nessuno ne sa nulla. Sei una donna e la curiosità è insita nel tuo DNA, devi sapere! Riprendi la macchina, imbocchi lo svincolo per Melilli e sali verso il paese. Non conosci la strada, devi orientarti a naso e come un cane da caccia, punti la preda e vai…davanti a te un bivio, dritto vai per Melilli, a destra Palombara…..si, devi andare a destra. Continua a leggere su: http://www.linksicilia.it/2012/06/a-melilli-mancava-solo-il-radar-israeliano-anti-migranti/ ——————– – L’invasione degli ultra-droni; aerei da guerra nei cieli sicilianidi Giulio Giallombardo, da siciliainformazioni.com

Un rombo potentissimo da far tremare la terra, poi gli occhi al cielo e niente, tutto tranquillo, come se nulla fosse. Quante volte ci è capitato di sentire il boato di un aereo e non vedere nessun velivolo sopra le nostre teste. Probabilmente un drone si stava facendo un giro a qualche chilometro da noi. Si tratta di sofisticatissimi aerei militari senza pilota, che sfrecciano a 400 all’ora, comandati a distanza da stazioni fisse o mobili. Pare che in Sicilia, in questi giorni, ci sia un gran via vai di queste macchine da guerra, soprattutto nelle zone di Birgi e Sigonella, due fra gli aeroporti militari strategicamente più importanti dell’Isola. Continua a leggere su: http://www.siciliainformazioni.com/sicilia-informazioni/14719/linvasione-degli-ultra-droni-aerei-da-guerra-nei-cieli-siciliani ——————– – La rivolta di Chlihat di Angelo D’Ambra, da eleaml.org Temevamo che il Marocco non avrebbe vissuto nessuna rivolta popolare contro il famigerato accordo con l’UE risultato di un più ampio lavoro di land gabbing iniziato negli anni Novanta. Ed invece il 17 giugno a Larache la popolazione di Chlihat è insorta contro la cessione senza indennizzo di migliaia di ettari demaniali ad una multinazionale spagnola per la realizzazione di uno stabilimento destinato alla raccolta del riso. L’accordo tra le parti prevedeva l’assunzione di 400 lavoratori del posto, ma solo 17 ne sono stati ingaggiati. Al termine del tumulto si sono contati un numero indefinito di arresti e feriti e la polizia ha inteso occupare l’intero abitato per proteggere l’azienda spagnola. Si hanno poche notizie al riguardo, il governo ovviamente tende a tacere simili episodi. Qualche giorno prima della rivolta l’europarlamentare Cristina Muscardini di FLI aveva affermato che il Marocco non ha vissuto la “primavera araba” perché il sovrano è stato capace di attuare “riforme migliorative” e che “in Italia c’è stata un’interpretazione errata dell’accordo” perché il “Marocco importerà in Europa in quei periodi dell’anno nei quali da noi non si coltivano e producono determinati ortaggi”. In realtà alcuna precisazione di questo tipo è presente nell’accordo ed appare pretestuosa perché le colture mediterranee conoscono grossomodo gli stessi cicli stagionali, per non parlare poi della pesca. Continua a leggere su: http://www.eleaml.org/nicola/economia/ada_La_rivolta_di_Chlihat_2012.html ———————- – 2012, si parte dai tagli. Le sedi scolastiche che scompariranno, regione per regioneda orizzontescuola.it

elaborazione grafica di Vincenzo Buonomo http://www.orizzontescuola.it/node/21805 ——————– – Davanti all’ ILVA di Taranto: come un giacimento di petrolio. Inquietante. da youtube.com ———————- – Successo dei prodotti alimentari meridionali; un caso emblematico: la Erreduesse

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