– Banche locali: Torna l’Albo. Campania apripista (con il testo della legge all’esame del Consiglio Regionale Campano) da denaro.it Tornano le banche a carattere regionale. Dopo un primo tentativo campano andato a vuoto sotto la gestione di Antonio Bassolino, a riproporre la figura degli “istituti che investono prevalentemente in Campania i risparmi raccolti sul territorio” (con la relativa costituzione di un albo regionale) è un giovane tributarista napoletano, nonché consulente del lavoro, Luigi Peluso, che ha redatto un disegno di legge regionale attualmente all’esame del Consiglio regionale. La novità rispetto al passato è che il testo di Peluso avrebbe già ricevuto un primo via libera da parte dell’Abi regionale e sarebbe nel mirino dei Consigli regionali di Abruzzo, Calabria, Sicilia, e Molise per una rapida adozione. Ai sensi del nuovo articolo 117 della Costituzione, la materia delle “banche a carattere regionale” (casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale ed enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale) è devoluta alla potestà legislativa concorrente delle regioni. I principi fondamentali sono fissati nel decreto legislativo 171/2006. Il punto cardine del disegno di legge regionale, sottolinea Peluso, non è la sede legale degli istituti, perché è necessario “investire la ricchezza economica di una regione nel territorio della stessa regione: è lapalissiano che i grandi gruppi bancari possano continuare a operare così come fatto finora. Continua a leggere su: http://denaro.it/blog/2012/07/11/banche-locali-torna-l%E2%80%99albo-campania-apripista/ ———————- – Perchè il Sud è povero e arretrato? Ecco le cause e le colpe! di Romano Bracalini, da lindipendenza.com Non si è poveri per volontà divina, non c’entra il clima o la cattiva sorte. Un paese non è mai “naturalmente” povero. Sono gli uomini che cambiano la natura delle cose. Ma solo se lo vogliono. La Svizzera nell’Ottocento era un paese povero e gli svizzeri erano costretti a emigrare; la Lombardia fino al XV secolo era un acquitrino. Oggi è la regione più dinamica e ricca d’Europa. Il Mezzogiorno d’Italia non è sempre stato misero. Era uno stato floridissimo al tempo della monarchia sveva che aveva abolito il feudalesimo, che poi è ricomparso con le successive dominazioni. La cultura vi fioriva con lo Studio napoletano e la scuola medica di Palermo. Erano state abolite le dogane interne, tre secoli prima che in Europa. C’erano grandi porti e potenti arsenali a Napoli, Brindisi, Salerno, Amalfi e Messina. Vi prosperava l’industria del cotone e dello zucchero. Lo Stato cedeva quasi gratuitamente le terre perché vi si piantassero le viti. Continua a leggere su: http://www.lindipendenza.com/sud-povero-bracalini/ …e la risposta di Franco Signorelli, da lindipendenza.com – Replica a Bracalini, la questione meridionale è tutta colpa dei savoia

Dopo aver letto l’editoriale di Romano Bracalini “Perché il Sud è povero ed arretrato? Ecco le cause e le colpe” ed aver fatto sbollire la comprensibile prima reazione di dispetto alle evidenti inesattezze sulle quali la tesi di Bracalini si fonda, ho deciso di scrivere una concisa replica. Non per polemica, ma per amore del lettore. Non per puntare il dito contro Bracalini e contro la redazione de “l’Indipendenza”, che dà adito a tali macroscopiche inesattezze, ma per far capire che, Carlo Levi docet, le parole sono pietre. Esse hanno conseguenze e per questo bisogna misurarle attentamente. La storia del meridione d’Italia (bisogna sempre ricordare infatti che si tratta di una parte della nostra Italia, non di un posto sottosviluppato da denigrare) è talmente complessa che nessun editoriale potrà mai delucidarla. Ciò che mi preme è unicamente dare qualche spunto perché chi legge abbia voglia di documentarsi a fondo. La dominazione normanna e soprattutto la sveva fecero raggiungere al Sud d’Italia uno splendore mai più eguagliato, pur dominando anche su gran parte del settentrione, su parte dell’odierna Val d’Aosta, Svizzera e Germania meridionale. E ciò smentisce in maniera evidente l’affermazione di Bracalini, secondo il quale “L’abbandono del Mezzogiorno era tale che dalla caduta dell’impero romano all’avvento della dinastia borbonica, non si aprì una sola strada rotabile che mettesse in comunicazione le province fra loro e queste con la capitale”. Basta leggere l’enciclopedia Treccani per rendersi conto che le reti di comunicazione all’interno del regno del Sud e fra questo e gli altri stati erano ben sviluppate per gli standard del tempo. Esse ricalcavano in parte la rete viaria romana, com’è logico, formando in più un nuovo tessuto viario a forma stellare composto di strade brevi, ramificate, che da tutti i centri attivi si irradiavano in ogni direzione con una complessa articolazione collinare, che contrastava con la regolarità e la linearità del sistema viario romano basato su uno schema centralistico e comprendendo inoltre altre vie di comunicazione, non solo terrestri ma anche fluviali e marittime. Continua a leggere su: http://www.lindipendenza.com/replica-a-bracalini-la-questione-meridionale-e-colpa-dei-savoia/ ——————– -Il Sud scopre sei colonne anti-crisi di Francesco Benucci, da ilsole24ore.com C’è un Meridione che pare non aver accusato le sferzate della crisi dell’ultimo quadriennio. Un Mezzogiorno laborioso e di alta specializzazione che si afferma sui mercati internazionali e che macina fatturati “insospettabili”. È più o meno questa la conclusione a cui giunge un’inedita indagine promossa da Invitalia su impulso del ministero della Coesione territoriale finalizzata a verificare e misurare le trasformazioni strutturali e congiunturali intervenute nei sistemi produttivi del Mezzogiorno a seguito della crisi economica degli anni 2009-2010. L’obiettivo? Comprendere e individuare la domanda di politiche industriali e di sviluppo che emergono dal mutato scenario economico in cui si trovano a operare le imprese, rafforzando e meglio indirizzando gli strumenti di incentivazione alla competitività. L’indagine – condotta da un pool di economisti coordinati da Gianfranco Viesti e Domenico Cersosimo – aggiorna un precedente monitoraggio sui sistemi produttivi meridionali realizzato nel 2007 sempre da Invitalia. Gli analisti hanno scandagliato sei sistemi produttivi del Sud specializzati nella produzione di beni e servizi ad alta tecnologia: il sistema dell’Ict dell’Aquila, l’aerospaziale della Campania, quello della meccatronica pugliese, il sistema dell’aeronautica pugliese, quello dell’Ict di Cagliari e il distretto produttivo dell’elettronica di Catania. Continua a leggere su: http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2012-07-05/scopre-colonne-anticrisi-064331.shtml?uuid=AbuZew2F ——————– – Forconi, continua la protesta Lo Stretto va in tiltdi Loredana Ales, da messina.blogsicilia.it

9 luglio 2012 – Secondo giorno di protesta oggi del movimento dei Forconi. Dopo il presidio cominciato ieri pomerggio a Villa San Giovanni i Forconi continuano la protesta e non intendono mollare. Forti i disagi al traffico marittimo e dei tir: “Siamo stanchi – dichiara a BlogSicilia Mariano Ferro leader del movimento – ma non intendiamo abbandonare il presidio. Non intendiamo bloccare del tutto il traffico. Si tratta di un rallentamento. Ovviamente la file dei tir che scendono dai traghetti si allunga sempre di più”. In pratica, almeno per il momento, i mezzi vengono bloccati per circa un’ora, ma è facile immaginare i disagi al traffico che si stanno creando e che nel corso della giornata diventeranno sempre maggiori. “Se entro oggi non riceveremo la chiamata di nessun esponete del governo alzeremo il tiro. Già nella giornata di ieri molte delegazioni calabresi si sono fatte avanti e sono pronte a scendere in campo con noi. Anche in Sicilia molti si stanno muovendo e non si esclude l’inizio dei blocchi anche sull’Isola”. Continua a leggere su: http://messina.blogsicilia.it/forconi-continua-la-protesta-lo-stretto-va-in-tilt/93104/ ———————- – Forconi, scontri ieri a Villa San Givanni. Intanto Ferro lancia un appello a Grillodi Antonella Sferrazza, da linksicilia.it

Qualche piccolo incidente c’è stato. Ma, Mariano Ferro, leader dei Forconi, getta acqua sul fuoco. Ieri sera, a Villa San Giovanni, vicino agli imbarcaderi, dove il Movimento ha organizzato un presidio che va avanti da lunedì, un camionista si è innervosito per i rallentamenti del traffico e si è scagliato contro i manifestanti. A quanto pare con una spranga. Tre esponenti dei Forconi sono stati portati in ospedale, dove sono stati medicati e poi dimessi. Il camionista è stato portato in caserma dalla Digos. ”Ci sono stati momenti di tensione, ma sono stati superati. Alcuni camionisti che erano in fila per traghettare verso la Sicilia si sono scagliati contro alcuni dei manifestanti. Ne e’ nato uno scontro e tre dei nostri sono stati portati, con ambulanze, in ospedale, ma adesso è tutto a posto” dice Ferro. Che aggiunge: “Non capisco le proteste dei camionisti visto che stiamo manifestando anche per loro, tanto che la manifestazione e’ cominciata l’8 luglio scorso assieme a loro’. ‘La verita’ – osserva il leader dei Forconi – e’ che molte sigle di categoria si sono accordate col governo invece di difendere i loro iscritti’. Per il resto non manca la solidarietà. I dipendenti della Caronte hanno fornito pasti e acqua fresca ai manifestanti, il sindaco di Reggio Calabria, Rocco La Valle, ha messo a disposizione i bagni chimici, mentre i Forconi di Brindisi annunciano che si uniranno al presidio. Insomma, al di là dei disagi alla viabilità, non è difficile comprendere i motivi della protesta: si tratta, per lo più, di agricoltori che vedono il loro settore in agonia, nell’indifferenza della politica. Ma quali sono i piani del Movimento? Si organizzerà in un vero e proprio partito in vista delle regionali? “Intanto staremo qui fino a venerdì- dice Ferro- come d’accordo con la questura. Vorrei precisare inoltre, che durante il giorno, per evitare alla gente di stare in macchina sotto il sole, ci limitiamo a rallentare un po’ il traffico. Quindi, nonostante le nostre sacrosante ragioni, cerchiamo di creare meno disagi possibili”. Sul futuro aggiunge: “Non possiamo certo accostarci ai partiti tradizionali, responsabili dello sfascio in cui viviamo. L’unica alternativa per noi è il movimento di Beppe Grillo, perché è contro il sistema. Vedremo di metterci in contatto con lui”. Intanto, proprio mentre scriviamo, i Forconi stanno incontrando la stampa calabrese per spiegare la loro protesta, mentre i media nazionali (a parte qualche eccezione come il Fatto Quotidiano) continuano a tacere. Fonte: http://www.linksicilia.it/2012/07/forconi-scontri-ieri-a-villa-san-giovanni-e-ferro-chiama-beppe-grillo/

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