Da Ignazio Coppola, Giornalista e scrittore, riceviamo e volentieri pubblichiamo: LE RAGIONI DI UNA REGIONE PER IL RILANCIO DELL’ISTITUTO AUTONOMISTICO REGIONALE di Ignazio Coppola “ La Sicilia lasciata a se troverebbe il rimedio: Stanno a dimostrarlo molti fatti particolari e ce ne assicurano l’intelligenza, l’energia dei siciliani e l’immensa ricchezza delle loro risorse. Una rivoluzione sociale accadrebbe necessariamente,sia con il prudente concorso della classe agiata, sia per effetto di una violenta rivoluzione. Ma noi italiani delle altre province impediamo che ciò avvenga. Abbiamo legalizzato la oppressione esistente e assicuriamo l’impunità all’oppressore” Questa era la lucida conclusione,ed ancora oggi attuale, dell’inchiesta che i toscani Sidney Sonnino e Leopoldo Franchetti nel lontano 1876, fecero sulle condizioni della Sicilia appena 15 anni dopo la proclamazione dell’Unità d’Italia. Una condanna più esplicita non si sarebbe potuta avere nei confronti dello stato italiano, che, con metodi repressivi ed autoritari, aveva frenato il processo di crescita e di autodeterminazione del popolo siciliano. Ebbene a distanza di 150 anni , e quello che sta accadendo in questi giorni di richiesta da più parti al governo Monti di un anticostituzionale commissariamento della Sicilia, va esattamente in questa direzione con la ineluttabile conseguenza che da sempre nulla è cambiato nel travagliato rapporto Sicilia-Italia. E per questo faccio anche mio il recente e accorato appello, di quegli uomini di cultura di intellettuali e di economisti di vari schieramenti ed appartenenze, di chiamata a raccolta di tutte le forze autenticamente sicilianiste ed autonomiste a salvaguardia di quelle prerogative sancite nello Statuto della Regione Siciliana e per troppo tempo disattese Prerogative di un Istituto Autonomistico che addirittura da molti e tra gli altri purtroppo da alcuni siciliani(leggi la recente intervista sul Corriere della Sera di Ivan Lo Bello) si intende definitivamente cancellare . Un appello, rivolto a quelle forze e quegli uomini autenticamente meridionalisti e sicilianisti che trasversalmente al di fuori di appartenenze e di schieramenti dell’essere di destra o di sinistra hanno a cuore il bene comune della nostra isola e la salvaguardia dell’identità del popolo siciliano , e che opportunamente, in questo senso, pone l’esigenza di un rilancio dell’Istituto Autonomistico Regionale. Un appello fondato sui valori della solidarietà, della tolleranza, della democrazia economica e dello sviluppo della Sicilia in termini produttivi e di valorizzazione delle enormi risorse e potenzialità che la nostra regione possiede. Le ricchezze di questa terra sono enormi, rimaste per troppo tempo inespresse e mortificate da una classe politica ascara e servile funzionale agli interessi economici del nord e del potere centrale che ha condannato, assegnando loro un ruolo marginale sul piano dell’economia, il Sud e la Sicilia al più deprimente ed umiliante assistenzialismo e clientelismo. Lo sviluppo del turismo e la valorizzazione dei beni culturali, un patrimonio immenso che tutto il mondo ci invidia, la razionalizzazione e la trasformazione dell’agricoltura, lo sfruttamento delle risorse del sottosuolo, la valorizzazione delle nostre tradizioni del mondo delle professioni e della cultura, lo sviluppo della piccola e media impresa produttiva, da sempre struttura portante dell’economia isolana, la razionalizzazione e la modernizzazione dell’attuale apparato industriale,la valorizzazione e la salvaguardia del nostro patrimonio ittico e il sostegno e la tutela delle marinerie siciliane tra le più significative del nostro paese,una puntuale politica del trasporto, essendo la Sicilia , a seconda dei casi il punto terminale o di partenza dei bacini di traffico del territorio nazionale e della stessa Europa ., una sana politica del credito funzionale allo sviluppo della economia siciliana e una seria e concreta, nei fatti e non a parole, lotta alla criminalità mafiosa credo siano i temi su cui le forze sicilianiste ( autonomiste,indipendentiste,tradizionaliste e meridionaliste) sensibili agli appelli all’unità che oggi da più parti vengono fatti debbono ritrovarsi ed aggregarsi mettendo in campo, prendendo spunto da una questione meridionale mai risolta, un progetto comune . “ Il progetto Sicilia” E nella insita coscienza, come sostennero nel lontano 1876 Sonnino e Franchetti, di essere protagonisti del proprio futuro e nella riscoperta della loro identità che i siciliani potranno ritrovare in tale progetto una forza rigeneratrice e di riscatto delle loro condizioni di vita rispetto ad una più sviluppata economia del resto del paese e liberandosi e affrancandosi finalmente da una classe politica servile ed ascara ai voleri e agli interessi centralisti e ancor più della finanza e dell’economia settentrionale. Solo una crescita economica e sociale fondata sulla presa di coscienza delle proprie forze e sulla valorizzazione delle proprie autonome risorse potrà consentire alla Sicilia di accorciare il profondo divario e la atavica marginalizzazione economica in cui da sempre è stata volutamente relegata, con l’auspicato passaggio da economia assistita ad economia produttiva e in un contesto di visione geografica e strategica di isola al centro del Mediterraneo. Isola di pace e di solidale accoglienza dei flussi migratori, ma soprattutto punto di riferimento e centro di politica di scambi commerciali con i paesi rivieraschi del Mediterraneo e con gli stessi popoli recentemente protagonisti della primavera araba. Ed è sul passaggio fondamentale da economia assistita ad economia produttiva, ed il come si realizza, che deve fortemente caratterizzarsi questo “Progetto Sicilia” che, può e deve essere messo strategicamente in campo da quelle forze e da quei movimenti, e oggi sono tanti, nella loro accezione più unitaria che vogliono essere, senza infingimenti, protagonisti impegnati per il rilancio e per l’affermazione di un solidale autonomismo fondato su valori certi, includibili ed ineludibili per dare ai siciliani,affrancandoli dal bisogno e dai ricatti elettorali, certezze sul piano della crescita,della stabilità del lavoro, della legalità, della libertà d’impresa e della democrazia economica. E per dare voce e consequenzialità a tutto questo ,come sostengono alcuni, senza porre tempo in mezzo, è necessario un patto federativo tra tutte le forze sicilianiste, autonomiste, meridionaliste e tradizionaliste che dia vita ad un asse di emergenza convocando gli stati generali di queste forze che, nel primario interesse delle Sicilia, conservando le loro identità e le loro peculiarità, siano in condizione di mettere in campo un soggetto in grado di redigere e sottoscrivere un “manifesto dei siciliani” che possa avere un autorevole voce in capitolo nel dibattito politico regionale e nazionale e più specificatamente in occasione delle prossime scadenze elettorali. ——————— – Appello ai Siciliani liberi: “Basta con i partiti nazionali, scendiamo in campo per la nostra terra”di Massimo Costa, da linksicilia.it

A tutti coloro che hanno sinora votato o militato nei partiti politici tradizionali, vedendo sistematicamente mortificate le loro istanze per il bene della Sicilia, A tutti coloro che credono nella Costituzione della Repubblica Italiana, compresa quella parte di essa mai attuata che è lo Statuto della Regione Siciliana, A tutti coloro che pensano che i “mercati” siano fatti per l’uomo e non l’uomo per i “mercati”, e che pensano che i lavoratori, gli imprenditori, i cittadini tutti siano soprattutto i destinatari dei frutti del lavoro e non solo oggetto o fattore della produzione ridotto a merce, A tutti coloro che ancora sognano per la nostra Terra un futuro normale, in cui ogni persona possa realizzare se stessa, costruire la propria vita, senza sentire più mortificanti litanie sul sottosviluppo, la colonizzazione, la disoccupazione, l’emigrazione, il degrado, la corruzione, il malaffare, in una parola il lento annientamento di una delle terre più belle e ricche che ci siano al mondo, A tutti coloro che vogliono tornare ad essere orgogliosi di essere e dirsi Siciliani, in Italia, in Europa e nel Mondo.

Ci sono momenti storici in cui non si può restare a guardare gli “altri” che fanno politica. Gli “altri” siamo noi. Mai, come adesso, i Siciliani hanno l’opportunità e anche il potere di prendere di nuovo in mano il loro destino. Ma, per fare questo, dobbiamo uscire dalla visione di “cortile” che ci ammorba: sei di destra? di sinistra? mi devo alleare con quello? Ma c’è anche quell’altro e allora non ci sto! e chi “c’è dietro”? Basta! Sono tutte divisioni ipocrite. L’unica discriminante sulla quale bisognerebbe confrontarsi è quella della difesa della Sicilia e dei suoi interessi vitali. Da un lato c’è chi intende perpetuare, dietro le contese politiche di maniera, l’eterno colonialismo che affoga la Sicilia, e con esso il feudalesimo dei grandi e piccoli potenti, con le loro immonde clientele. Dall’altro c’è chi ha finalmente capito che quell’epoca è finita e non resta altro che una vera e propria rivoluzione di popolo, in cui i Siciliani si riprendono il loro paese, e cominciano ad essere “autonomi dentro”, prima ancora che esserlo solo da un punto di vista formale, dipendendo poi in tutto e per tutto da fuori. Non è solo una questione identitaria, anche se l’identità del Popolo Siciliano, la sua storia, i suoi peculiari interessi, giustificano di per sé questa presa di coscienza e questa ripresa in mano della propria storia dopo tanto sonno o semiveglia. Non è però solo questo; è anche una questione di semplice sopravvivenza. La Sicilia non ce la fa più, schiacciata da duecento anni circa di subalternità politica alla Penisola, da centocinquant’anni di colonialismo interno, e ora soggetta pure allo strozzinaggio dei poteri forti della globalizzazione e di un’Europa che, se non rifondata dalla base, ci appare fallita e senza più alcun futuro. Non è il tempo delle mediazioni, del politichese. Qui, se continuiamo ad essere troppo “educati”, ci tolgono il pane, ci tolgono tutto, il presente come il futuro. E in più il sistema politico “ufficiale” è a un passo dal collasso. Basta uno strattone e viene giù tutto. Ma saremo capaci di raccogliere questa eredità con una classe dirigente completamente rinnovata? Secondo me sì, ma dobbiamo anche con intelligenza mutuare una parte, la meno peggiore, di quella attuale. Il settarismo purista e la pura testimonianza non servono nei momenti rivoluzionari quale quello che stiamo vivendo. Noi oggi POSSIAMO incidere e DOBBIAMO incidere. E per questo che mi risolvo ad uscire dal mio isolamento di studioso e a rivolgere un appello che, se adeguatamente raccolto, può stroncare sul nascere tanto i desideri di continuare come se nulla fosse il ménage attuale, quanto quelli di progettare una vera e propria “restaurazione” dei partiti italiani in Sicilia, proprio gli stessi che ci hanno condotto al collasso e alla disperazione. Dobbiamo scardinare questo progetto e lo possiamo fare soltanto unendo le forze, creando un grande blocco sociale e politico che sia unito su poche cose importanti e che decida democraticamente sulle altre. Ebbene sì, alla fine ci vuole una macchina politica. Chiamatela “partito”, chiamatela “movimento”, chiamatela come vi pare, ma ci vuole. Se non si costituirà, magari per ora come “costituente”, ma meglio sarebbe ancora se saprà poi organizzarsi in maniera democratica ma unitaria, allora non ci sarà alcuno spazio per la riscossa e saremo sconfitti ad uno ad uno, nella nostra debolezza e nella nostra solitudine. Per questo lancio un appello, che è anche una sfida, a tutte le formazioni politiche non subalterne agli interessi dei partiti nazionali, a tutti i circoli, a tutti i movimenti, ma soprattutto ai Siciliani. Se siete d’accordo su un programma, perché andate divisi? Ambizioni? Personalismi? La Sicilia vi giudicherà per questo. Timore di contare poco nella nuova formazione? Conterà chi avrà più consenso. Si chiama democrazia! Chi si tirerà fuori resterà isolato, e non conterà nulla.

Credo che il discrimine, tra chi vorrebbe dirsi di nuovo orgoglioso di essere Siciliano e tagliare completamente i ponti con decenni di pratiche impresentabili e chi è servo dentro, dovrebbe essere almeno il seguente: 1- Applicazione integrale e radicale dello Statuto della Regione Siciliana: a) Completa autonomia finanziaria e tributaria della Regione che potrà creare un proprio ordinamento tributario e una propria fiscalità di vantaggio e si vedrà attribuire la totalità delle entrate pubbliche maturate nel territorio della Regione, acque territoriali incluse, salve le poche transazioni tra Sicilia e Italia espressamente previste dallo Statuto, b) Passaggio totale di funzioni dallo Stato alla Regione, con la sola eccezione degli esteri e della difesa e costituzione dell’amministrazione statale nell’isola, per le sole materie soggette a legislazione esclusiva statale, in Ministero della Repubblica posto alle dipendenze del Presidente della Regione, c) Integrazione dei Trattati europei con un protocollo in cui siano garantiti i diritti costituzionali della Sicilia; 2- Moneta complementare regionale, emessa da Banca Centrale Regionale pubblica, la quale svolga nell’Isola anche le funzioni di Banca Centrale e come tale partecipi all’emissione di euro; richiesta di ridefinire le condizioni di partecipazione dell’Italia all’Euro (superamento delle logiche neo-liberiste del pareggio di bilancio e creazione di trasferimenti fiscali intracomunitari perequativi) come condizione per restare nell’Unione Monetaria; 3- Fissazione di diritti minimi del contribuente, fra i quali una aliquota massima di reddito oltre la quale non è possibile tassare, un reddito minimo intassabile, revisione dei criteri di riscossione per renderli più sopportabili, impignorabilità della casa di prima abitazione che non sia di lusso, aliquota massima da porre anche su IVA e accise petrolifere; 4- Pubblica amministrazione: cura dimagrante con l’abolizione di tutti gli enti e commissioni pubbliche inutili e di tutti i livelli intermedi di sottogoverno parassitari; ridefinizione razionale degli organici ma anche riqualificazione delle risorse pubbliche con adeguamento dei livelli retributivi generali a soglie dignitose e premi di produttività basati su criteri oggettivi; superamento progressivo del dramma del precariato con inquadramento di tutti gli esuberi in un ruolo unico e, se necessario, accordo finanziario a termine con lo Stato per rientrare, a tappe forzate, nell’arco di un decennio da tutti gli esuberi: chi sarà regolarizzato, chi accompagnato alla pensione, chi sostenuto da interventi assistenziali, differenziando le posizioni ma senza alcuna “macelleria sociale”; 5- Politica industriale a sostegno del settore agricolo, della pesca e dell’agro-alimentare: controlli sulla qualità dei prodotti importati, realizzazione di infrastrutture e favore per la formazione di consorzi di settore che aumentino il potere contrattuale delle imprese, favore per la filiera corta e per le esportazioni di beni qualitativamente eccellenti; revisione delle politiche comunitarie improntate alla globalizzazione; 6- Energia da fonti rinnovabili diffusa nella produzione e nella distribuzione; controllo pubblico regionale sulle grandi fonti di energia e sulla trasmissione; politiche selettive di esportazione di energia finalizzate al mantenimento di un basso costo di approvvigionamento locale e di redditi e tributi per la comunità siciliana nel suo complesso; 7- Proprietà pubblica inalienabile sui beni indisponibili (con eventuale gestione lucrativa privata sotto controllo pubblico) e mantenimento di centralità del ruolo pubblico nei campi dell’istruzione, della sanità, della previdenza e dei servizi a rete (raccolta e smaltimento rifiuti, acqua, energia, …); 8- Difesa del credito e del risparmio siciliano con una presenza attiva della Regione e incentivo alle banche che mantengono in Sicilia i loro centri decisionali e le loro sedi legali; 9- Difesa “militare” del patrimonio ecologico, naturale, ambientale e culturale della Sicilia da ogni tipo di svendita o speculazione; 10- Investimento privilegiato delle risorse pubbliche in cultura, istruzione, ricerca e infrastrutture produttive, in particolare per il trasporto interno all’isola ed esterno/internazionale; 11- Politica culturale identitaria a difesa della Sicilianità: costituzione di un servizio pubblico di informazione siciliano e introduzione OBBLIGATORIA della storia, lingua e cultura siciliana nelle scuole, con riconoscimento del Siciliano quale lingua regionale tutelata ai sensi della Carta Europea delle lingue regionali e minoritarie; 12- Requisiti minimi di onorabilità e preparazione fissati per i candidati a tutte le consultazioni. Questo il programma di massima. Chiunque lo voglia realizzare, senza compromessi e nella misura in cui avrà il sostegno dei Siciliani, sarà considerato amico dei siciliani stessi. Da alcuni contatti avuti in questi giorni il sostegno e l’entusiasmo sono diffusi e generali. Altri contatti seguiranno nei prossimi giorni. Se non si dovesse raggiungere la massa critica, pazienza. Lasceremo che la politica siciliana vada verso il proprio destino. Potremo dire di averci provato. Ma se – come sembra – la scelta venisse raccolta da più parti, senza veti e senza condizioni, allora organizzeremo una grande Assemblea dei Siciliani, possibilmente in un luogo simbolicamente importante, per lanciare in grande stile la costituente per un nuovo soggetto politico Siciliano che potrà cambiare il destino della nostra Terra. È il nostro momento, il momento di un nuovo Vespro. Forse, alla fine di tutto ciò, consegneremo a noi e ai nostri figli una Sicilia libera, ricca e finalmente rispettata nel mondo. W la Sicilia! Massimo Costa* Docente di Economia Aziendale all’Università di Palermo Fonte: http://www.linksicilia.it/2012/07/appello-del-prof-costa-ai-siciliani-liberi-scendiamo-in-campo-per-riprenderci-la-nostra-terra/#.UAE6-1L9eSo ——————— – I misteri di Carditello: dalla tenuta reale il primo ascensore italianodi Nando Cimino, da interno18.it

Lo chiamavano tavola meccanica, era alimentato con motori a vapore e meccanismi idraulici: altro regalo di quella storia maledetta della damnatio memoriae San Tammaro – La Real tenuta di Carditello, non smette di regalare emozioni. Che questo luogo avesse qualcosa di magico, lo scoprirono per primi gli Abati Benedettini che intorno all’anno 1000, vi edificarono una chiesa, dedicata al Sacro Cuore di Gesù Bambino. Molti storici, fanno infatti risalire il nome con cui si identificava l’intera zona, Carditello appunto (Carditiello, in dialetto), alla parola greca ‘kardiá’, che tradotta significa, ‘cuore’. Essendo il luogo di culto, dedicato al ‘Cuore di Gesù Bambino’, nella lingua dialettale quel Kardiá divenne ‘Carditiello’, volendo così i popolani indicare il piccolo cuore consacrato. Secondo alcune fonti federiciane, il monastero del Sacro Cuore, ospitò la Sacra Sindone e le reliquie del Golgota che i Templari Teutonici di Gerusalemme, al servizio dello ‘Stupor Mundi’, vi nascosero per un breve periodo. La masseria originaria, nota col nome di “La Foresta”, di proprietà del Conte della Cerra, è stata infatti edificata sull’inesplorato monastero Benedettino. Nel corso dell’ultimo anno, grazie al lavoro di pulizia del volontario della protezione civile di San Tammaro, Tommaso Cestrone, la fattoria borbonica ha restituito frammenti di storia che hanno contribuito a rafforzare le pagine già vergate dalla storiografia ufficiale. E’ il caso del ritrovamento della stele dedicata ad Arnaldo Mussolini, fratello del Duce e di quella dedicata al ministro Luigi Razza, scolpite entrambe nel 1935 e tenute nascoste dai rovi, ripuliti dall’infaticabile volontario. I ritrovamenti degli affreschi ‘americani’ poi, hanno confermato la presenza delle truppe alleate all’interno del Real Sito. Un luogo saturo di storia e di misteri dato in pasto al miglior offerente, al pari del più infamato degli immobili. Oggi, un altro primato si aggiunge ai tanti già in suo possesso. Si scopre infatti, leggendo tra le pagine di quella storia maledetta dalla ‘damnatio memoriae’ che, il primo ascensore, fu costruito e istallato proprio nella Real Tenuta di Carditello. Fu il primo modello in Italia che venne battezzato col nome di ‘tavola meccanica’. I primi tentativi furono effettuati intorno al 1850, con motori a vapore e meccanismi idraulici ma, solo nel 1889, l’americano Elischa Graves Otis, elaborò e rese funzionante, il primo ascensore elettrico. Nel Regno delle Due Sicilie invece, era il 1844 quando, Re Ferdinando, chiese la costruzione della “sedia volante” per la Reggia di Caserta; l’anno precedente, la stessa richiesta, era stata inoltrata dal sovrano per il Palazzo Reale partenopeo. Il primo vero ascensore però, fu elaborato proprio a Carditello. I progetti originali della Real Tenuta, rivelano la presenza di una ‘tavola meccanica’ che, in origine, altro non era che un montacarichi portavivande. Lo storico Ettore Martucci, nel saggio del 1928, ‘La città reale. Caserta ed i suoi fasti.’, così riporta: “ne la stanza da pranzo si poteva ammirare la rinomata macchina matematica (ascensore), la prima costruita in Italia.” Nel 1845, in concomitanza con la messa in opera della ‘sedia volante’ della Reggia di Caserta, entrò in funzione la ‘tavola meccanica’ della Real Delizia di Carditello, riveduta allo scopo di accogliere persone. Il meccanismo che partiva dalle cucine e saliva fino al Belvedere, è completamente scomparso. Un altro primato, un’altra testimonianza storica della illuminata visione dei Borbone, perso per sempre. Intanto, in queste ore, si tiene l’ennesima battuta d’asta, per la tentata vendita del gioiello barocco. Fonte: http://interno18.it/attualita/25883/i-misteri-di-carditello-dalla-tenuta-reale-il-primo-ascensore-italiano ——————- – Colonialismo e modernitàda ilnapolitano.it

La modernità si costituisce e si riproduce attraverso il colonialismo, Andrè Gorz affermava: «Il colonialismo non è soltanto una pratica esterna del capitalismo monopolistico. Esso è, infatti, innanzitutto una sua pratica interna. Le sue prime vittime non sono le nazioni sfruttate, oppresse, smembrate, ma proprio le popolazioni, o una parte delle popolazioni dei paesi dominanti. La concezione in base alla quale il mondo appare semplicisticamente diviso in nazioni imperialistiche e in nazioni sfruttate presenta, tra gli altri inconvenienti, quello di proporre una visione del mondo per la quale i cosiddetti popoli ricchi si troverebbero interamente da una parte della barricata e tutti gli altri dall’altra parte». La colonizzazione è un fenomeno violento, è il prezzo che l’umanità e la natura paga al capitalismo. Per questo immaginare una modernità senza colonialismo è un’illusione.Questi due elementi vanno insieme, formano una parte di un solo sistema, sono inseparabili, anche se una delle due, il colonialismo, è resa invisibile in molti casi, resa opaca dall’apparente risplendere moderno dei prodotti sempre più sofisticati che alienano le persone. Si può dire quindi che la modernità si costituisce e si riproduce attraverso il colonialismo. Si tratta di un sistema perverso. Il sistema-mondo moderno-coloniale è un mondo di diseguaglianze, disumanizzazione, dove la riproduzione e il dominio, lo sfruttamento e l’alienazione sono ormai resi elementi naturali. Il processo di colonizzazione si è imposto con la violenza, e ha preso diverse forme. In un primo momento si è tradotto in una colonizzazione politico-militare accompagnata dal dominio economico. L’occupazione con la forza delle armi di un territorio si è anche espressa nella dominazione politica sui proprietari di quel territorio imponendo loro un sistema economico di sfruttamento irrazionale, molte volte nei rapporti lavorativi. Ma fino a qui, la soggettività del colonizzato non è stata trasformata. Per garantire la tenuta nel tempo della colonizzazione, e quindi della modernità, si è imposta la trasformazione della soggettività del colonizzato. Il colonizzato aveva fino a quel momento una soggettività libera, anche se era dominato attraverso l’uso della forza. Si è lavorato quindi perché assimilasse un’identità di schiavo, di inferiorità, la cosi detta educazione alla minorita’. La colonizzazione della soggettività si è manifestata attraverso il controllo della storia, dell’educazione, il trattamento servile, attraverso una dialettica coloniale che deumanizza il colonizzato, ed è quindi anche una colonizzazione dell’essere e del sapere, fisica ed intellettuale. La violenza coloniale ha “bestializzato” il colonizzato attraverso il maltrattamento fisico e psicologico. Attraverso l’ educazione si convince il colonizzato che l’unica cultura, la civilizzazione e la scienza sono solo quelle “moderne”, portate dal colonizzatore, mentre la sua cultura originaria non è altro che folklore e superstizione. In questo modo si cerca di cancellare totalmente la cultura originaria del colonizzato. Una volta che il colonizzato ha perso la sua identità, il colonizzatore puo’ giustificare la sua posizione-occupazione. Il colonizzatore è arrivato ad affermare in quel momento, come spiega Frantz Fanon, che non solo il colonizzato non ha mai posseduto valori, ma che è impermeabile all’etica, e non è capace di acquisirla. In questo modo, si è giustificato e si giustifica il suo sfruttamento. La colonizzazione dell’identità ha garantito il persistere della modernità-“colonialità” anche al di là della presenza fisica del colonizzatore nel territorio della colonia. Fonte: www.ilnapolitano.it ——————- – In difesa dell’autonomia siciliana Di Giulio Ambrosetti, da linksicilia.it In un lungo articolo pubblicato da Affaritaliani.it il Presidente del Consiglio, Mario Monti, insisterebbe per il commissariamento della Sicilia. E’ evidente che Monti, che sarà di certo un grande economista, ha una conoscenza del Diritto Costituzionale che è pari, se non inferiore, a quella del coordinatore dell’Udc siciliana, Senatore Giampiero D’Alia. Una conoscenza piuttosto approssimativa, a quanto sembra. Forse Monti non sa che c’è solo una norma, introdotta nel 2001, che prevede la possibilità di rimuovere il presidente della Regione siciliana. Per potere rimuovere il presidente della Regione siciliana, quest’ultimo dovrebbe avere compiuto atti contrari alla Costituzione o reiterate e gravi violazioni di legge. Ci dispiace per Monti e per il suo sodale Senatore D’Alia: ma non si è verificata nessuna delle due condizioni. Forse Monti e D’Alia pensano di sciogliere il Parlamento siciliano? Se lo pensano, stanno prendendo un’altra cantonata. Perché l’Assemblea regionale siciliana si può sciogliere solo per “persistente violazione dello Statuto”: e questa persistente violazione dello Statuto non c’è. Leggiamo, sempre su Affaritaliani.iti, che per il ruolo di commissario si farebbero i nomi di Massimo Capuano e di Ivan Lo Bello. Sappia, il signor Monti, che questi due signori metteranno piede a Palazzo d’Orleans, la sede del Governo siciliano, solo se eletti dal popolo siciliano, non certo perché ce li spedisce lei. Noi, sia chiaro, non stiamo difendendo il Governo Lombardo: stiamo difendendo le istituzioni autonomistiche della nostra Isola. Piuttosto che venire a calpestare l’Autonomia siciliana, Monti e il suo Governo da macelleria sociale si dovrebbero occupare, se ne hanno le capacità, della sovranità nazionale che il nostro Paese sta cedendo a quella banda di massoni che governa l’Unione Europea dell”euro. Se Monti, frustrato dallo spread che si sta prendendo gioco di lui e del suo Governo che sa solo tassare gli italiani, pensa che in Sicilia troverà il ‘muro basso’, beh, si sbaglia di grosso. Già, in Sicilia, abbiamo le scatole piene di una classe politica rapace e inetta che, in oltre sessant’anni, non ha fatto altro che svendere gli interessi della Sicilia a Roma. Prova ne sono i titolari delle raffinerie di petrolio presenti nella nostra Regione, che pagano le imposte al Nord Italia, si portano gli utili nello stesso Nord Italia e lasciano nella nostra Isola solo l’inquinamento. Presidente Monti, è bene che lei lo sappia: ci siamo rotti le scatole. Ne abbiamo abbastanza della classe politica siciliana e del suo pessimo Governo delle banche. Leggiamo su Livesicilia che il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, in queste ore, starebbe meditando di dimettersi. Presidente Monti: le ricordiamo, Statuto alla mano, che dopo le dimissioni di Lombardo ci sono solo le elezioni. Il commissariamento sarebbe un atto incostituzionale. Presidente Monti, l’Autonomia siciliana ha una storia antica. Il fatto che a governare la Sicilia sia l’attuale politica significa poco. Peraltro, sappia che da qualche anno a questa parte, proprio perché nauseati dall’attuale classe politica, in Sicilia sono sorti tanti movimenti autonomisti. Per ora sono tante “monadi senza finestre” (o quasi). Il suo Governo, con l’arroganza che lo contraddistingue, sta soltanto riunificando le tante anime di questo popolo siciliano incazzato nero. La punta dell’iceberg – ed era solo la punta, ci creda – l’avete vista tra gennaio e febbraio con il Movimento dei Forconi. Dia retta a noi, presidente Monti: si attenga allo Statuto siciliano, che fa parte della Costituzione. Eviti di imboccare altre strade, peraltro pericolose. Sa come diciamo noi qui in Sicilia? Megghiu diri chi sacciu chi diri chi sapia… (se ha problemi di traduzione può chiede ‘lumi’ al Senatore D’Alia, che almeno questo adagio dovrebbe conoscerlo…). Fonte: http://www.linksicilia.it/2012/07/in-difesa-delautonomia-siciliana/#.UAfpD5GfHGg —————— – Pdl e Lega cancellano il Sud: “Non è priorità per innovazione”da lunità.it

Il Mezzogiorno viene cancellato dalle priorità del nuovo Fondo per l’innovazione tecnologica, istituito dal dl Sviluppo. Le commissioni Attività produttive e Finanze della Camera hanno infatti approvato un emendamento della Lega Nord che va in tal senso. Stop anche a un emendamento Pd per il credito d’imposta per le assunzioni al Sud. Al momento di discutere l’articolo del decreto (il 23) che trasforma il Fondo speciale rotativo per l’innovazione tecnologica (FIT) nel Fondo per la crescita sostenibile, il relatore Raffaele Vignali (Pdl) e il governo hanno espresso parere positivo su due identici emendamenti di alcuni deputati della Lega Nord che eliminano la dicitura «in particolare del Mezzogiorno» dal comma che spiega che uno degli obiettivi del Fondo è quello del «rafforzamento della struttura produttiva». In più Vignali e il sottosegretario Guido Improta hanno dato parere negativo ad un emendamento di segno opposto, presentato da Sergio D’Antoni (Pd), che prevedeva la ripartizione dei Fondi a metà tra credito di imposta per la ricerca scientifica e credito di imposta per le assunzioni a tempo indeterminato nelle regioni meridionali. Continua a leggere su: http://www.unita.it/economia/pdl-e-lega-cancellano-il-sud-br-non-e-priorita-in-fondo-innovazione-1.430115

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