La mattina del 29 luglio 1983, in via Via Pipitone Federico a Palermo, la mafia stroncava il Giudice Rocco Chinnici, il maresciallo Mario Trapassi, l’appuntato Salvatore Bartolotta e il sig. Stefano Li Sacchi. A costoro va il nostro ricordo, la nostra gratitudine, il nostro rispetto.

(Foto tratta da adncronos.com) ———————

– Come fece Garibaldi, con mille mercenari, a scardinare le difese del Regno delle Due Sicilie? Semplice, usò la “chiave inglese”!!!!!

da gruppobriganti.blogspot.it

Il brigante Alessandro Pasteu Arena ha iniziato un’interessante ricerca negli archivi del parlamento britannico e in particolare nei dibattiti della House of Commons, a partire dal 1832 fino al 1865. Incrociando il nome di Lord Palmerston con i termini Due Sicilie, Napoli o Sardegna, ha scoperte notizie veramente interessanti contenute in atti pubblici a tutti accessibili. Ve ne proponiamo qualcuna, anzi, facciamo raccontare tutto ad Alessandro “Ero scettico sui rapporti Savoia-Palmerston per vari motivi, ma quando ho letto sul Corriere del mezzogiorno del 1° gennaio 1888 (dalla biblioteca nazionale napoletana interattiva) che l’“amato” senatore Pica frequentò Lord Palmerston durante l’esilio, allora sono andato più a fondo. Sono andato sul sito del parlamento britannico (http://www.parliament.uk/) per poi spostarmi nella House of Commons (http://www.parliament.uk/business/commons/) e nei suoi archivi (http://hansard.millbanksystems.com/lords). Digitando il nome di Palmerston è possibile visionare tutti i dibattiti cui egli prese parte dal 1850 (http://hansard.millbanksystems.com/people/viscount-palmerston). Ho salvato tutti i documenti fino al 1865 nel cui titolo appariva un qualsiasi collegamento con le Sicilie, Napoli e il Regno di Sardegna. Segnalo i documenti più importanti · Le prime tensioni con l’Inghilterra nascono nel 1840 House of commons, Disputa con Napoli – 01 maggio 1840 (http://hansard.millbanksystems.com/commons/1840/may/01/dispute-with-naples#S3V0053P0_18400501_HOC_6): “Il visconte Palmerston ha ricevuto una lettera, datata 17 aprile, in cui c’è scritto che la rappresaglia è cominciata e che l’Hydra (Nave inglese, ndr) è approdata nel porto di Napoli” · La questione delle miniere di zolfo 04 maggio 1840, Napoli (http://hansard.millbanksystems.com/commons/1840/may/04/naples#S3V0053P0_18400504_HOC_7) “Il visconte Palmerston dice:[…]Allo stesso tempo un’offerta simile è stata avanzata dal governo francese a quello napoletano. […]Questa offerta è stata accettata dal governo di Napoli. […]Gli ordini di rappresaglia non sono stati sospesi” · I moti siciliani del 48-49 furono finanziati dall’Inghilterra 18 marzo 1849, Affari di Sicilia (http://hansard.millbanksystems.com/commons/1849/may/18/affairs-of-sicily#S3V0105P0_18490518_HOC_8) “Mr. Bankes dice: […] il permesso dato da lui (Palmerston, ndr) per il trasporto di materiali militare dai magazzini di Sua Maestà per l’ovvio uso dei siciliani insorti e per l’incoraggiamento dato a questi partiti che hanno formato il governo degli insorti” Continua a leggere su: http://gruppobriganti.blogspot.it/2012/07/come-fece-garibaldi-con-mille-mercenari.html ———————- – La guerra degli zolfi siciliani,ovvero un atto di indipendenza finito male

di Zenone di Elea, da eleaml.org

Quello che veramente colpisce nella vicenda degli zolfi siciliani non è tanto l’aspetto economico, pur importante, quanto l’aspetto politico, che prelude a quella che sarà l’Italiella fino ai nostri giorni, in cui la nostra sovranità è stata messa sotto i piedi dell’euro. Da un punto di vista economico il contratto con i francesi stava creando dei problemi e probabilmente non aveva futuro, ma l’atteggiamento degli inglesi nei confronti del Regno delle Due Sicilie fu di una arroganza unica. Dalla stampa dell’epoca (Almanach de Gotha pour l’année 1841) leggiamo una breve cronologia degli avvenimenti: 1. AVRIL – Le gouvernement du roi des Deux – Siciles, sur la demande de l’ambassadeur anglais de supprimer le monopole du commerce du soufre, se réfute de consentir à cette proposition, s’offre néanmoins de soumettre la question aux décisions de la France ou de l’Autriche ou de la Russie. […] 10. AVRIL – L’amiral anglais Robert Stopford communique à Sir Henri Bouverie, gouverneur de Malte, qu’il se dirige sur Naples, pour capturer tous les vaisseaux napolitains et siciliens qu’il rencontrerait dans ces parages et qu’il les retiendrait jusqu’à ce que le gouvernement des Deux-Siciles aura satisfait aux réclamations du gouvernement anglais relatives au monopole du soufre. 20. AVRIL -Le gouvernement français s’étant offert d’intervenir comme arbitre dans la question du soufre le Gouvernement britannique adopte cette proposition,—[…] 26. AVRIL -Le Roi des Deux-Siciles accepte la médiation de la France (v. 20 de ce mois) et l’ordre émis le 24 est retiré; l’ambassadeur anglais Sir Temple mande à l’amiral Stopford a Malte qu’il fallait mettre lin aux hostilités et relâcher les vaisseaux saisis. Ovviamente Ferdinando II non tollerava attentati alla indipendenza del regno e nel frattempo fece le sue contromosse, come riporta la Gazzetta dell’Italia centrale del 21 aprile 1840: «Non sì tosto ricevuti gli ordini del governo, l’ammiraglio inglese fece sortire dal porto della Valletta i legni da guerra che vi stanziayano, spedì un battello a vapore a Vurla, vicino alle Smirne, per chiamare a se le forze navali che sono in que’ paraggi e spiccò un secondo battello a vapore per venire a prendere le istruzioni definitive del sig. Temple. Continua a leggere su: http://www.eleaml.org/sud/zolfi/zde_sulphur_war_guerra_degli_zolfi_2012.html ——————— – Dall’Istituto Ricerche Storiche Due Sicilie riceviamo e volentieri pubblichiamo: – I Borbone, La Madonna della Civita e la Perdonanza

ITRI – Grande è stata la commozione per il ristabilirsi di un antichissimo rito, e nello scambio ideale di guardia tra i Cavalieri Costantiniani del Lazio e quelli della Sicilia, durante la Festa della Madonna della Civita di quest’anno La storia di questa miracolosa Madonna, così come il suo culto, affonda in tempi assai remoti le sue radici. La leggenda narra che nel VII sec. sotto il regno dell’Imperatore Isaurico a Costantinopoli, due monaci basiliani furono trovati in possesso dell’immagine della SS. Vergine della Civita e furono per questo motivo gettati in mare chiusi in una cassa assieme al quadro della Madonna. I monaci, dopo un lungo naufragio, furono ritrovati a Messina sani e salvi assieme al quadro, il quale tuttavia rimase poco tempo in Sicilia poichè da lì scomparve per venire ritrovato prima a Gaeta e successivamente a Itri. Testimonianze ci raccontano di impervi pellegrinaggi, a bordo di imbarcazioni a remi, da Ponza, prima della costruzione sull’Isola di una Chiesa dedicata a Maria Vergine. Forse la testimonianza di fede più remota viene dal racconto, confermato dal noto scrittore e storico Sir Harold Acton nel suo “I Borboni di Napoli” del 1984, riporta di pellegrini provenienti da Messina. Questi, dice la leggenda, affrontavano il lunghissimo viaggio nel Rito della Perdonanza. Per scontare, cioè, le colpe dei loro peccati che avevano provocato l’allontanamento della Vergine dalla loro Isola. Il rito nel tempo è andato perso ma la Madonna di Costantinopoli o d’Itri, divenne così celebre in tutto il Sud Italia. Non mancarono infatti, negli anni, neanche Papi e Re all’altare della Miracolosa Madonna. Ricordiamo la visita, il 10 febbraio 1849, di papa Pio IX che, esule a Gaeta, si recò al Santuario. Con Lui, Re Ferdinando II di Borbone e tutta la Famiglia Reale al gran completo. Questa testimonianza è ricordata nello splendido dipinto che orna il soffitto della Chiesa nel Santuario. Per quell’occasione il Re si adoperò a far costruire la Via Civita Farnese, importantissima per il futuro sviluppo del Santuario e per gli scambi con gli Abruzzi.

La Corte borbonica si occupò del Santuario in altre occasioni. Ricordiamo i Real Decreti per l’assegnazione dello stesso a due diverse istituzioni religiose. Con il Decreto n.5464 del 25 Luglio 1839, Re Ferdinando II, affida il Santuario ai Padri Passionisti. Ed ancora con Decreto n.4719 del 19 Gennaio 1858 si revoca tale concessioni in favore della Congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e Maria. Anche il beato Papa Pio IX si occupò di nuovo della Vergine d’Itri nel 1877 sottoscrivendo il decreto per la seconda incoronazione della Civita, coniando per l’occasione anche una medaglia ricordo. Il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio unitamente alla Real Casa Borbone delle due Sicilie ha inteso ristabilire il rapporto speciale di devozione da sempre dimostrato rispetto alla Madonna della Civita, attraverso il ripristino del Pellegrinaggio della Perdonanza. Grazie alla sensibilità ed all’operato del Prof. Avv. Franco Ciufo, Delegato Vicario per il Lazio del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, una delegazione Siciliana dell’Ordine, guidata dal Comm. di grazia, nob. dott. Antonio di Janni. si è racata in pellegrinaggio ad Itri, creando un gemellaggio speciale fatto di comunanza di Fede. Tutto questo accade quest’anno, nel 1700° anniversario della nascita del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, ordine equestre dinastico di collazione della Real Casa Borbone delle due Sicilie. ——————– – L’importanza dell’esempio – Giuseppe Di Vittorio e Napolitano di Guglielmo Di Grezia, da duesicilie.org In questi giorni si sta giocando il futuro del meridionalismo. Se malauguratamente Pino Aprile non dovesse accettare la proposta di scendere in campo, formalizzata da Marco Esposito, credo che non ci sarà altra cosa da fare che darsi a qualche hobby, anche se, probabilmente, per alcuni soggetti il meridionalismo è già un hobby… hobby che di tanto in tanto fa pure guadagnare qualcosa… anche se forse non in credibilità (vi immaginate di vestirvi in modo bizzarro e stravagante, per poi gridare “viva ’o re” in piena piazza del paese… quanto meno sareste etichettati come lo scemo del paese… e se fate quello non è detto che non lo siate per davvero). Ma torniamo a noi. Il dilemma – per chi è chiamato alle armi – è di non fare una magra figura… non credo il problema sia la paura di eventuali ritorsioni… per quello già si è procurato – con i suoi libri – abbastanza inimicizie. Che poi sia un uomo di coraggio lo dimostra il fatto che a dispetto della brillante carriera che aveva davanti, ha preferito la denuncia sociale e la lotta d’opinione, infischiandosene delle conseguenze e, conoscendo l’ambiente italiano, non saranno state poche le minacce velate ed esplicite e soprattutto le ritorsioni ventilate e poi effettuate. Ma da un uomo come lui ci si aspetta un esempio forte, deciso e di ammonimento per tutti. A proposito di esempi, nell’ottobre del 1956, precisamente il 23, inizia la rivolta d’Ungheria. Il 27 dello stesso mese l’Unione Sovietica, invade Budapest con i suoi carri armati, sparando sulle folle inermi e fucilando i capi della rivolta (si trattava in realtà di un governo democraticamente eletto). L’allora delegato del partito comunista di Caserta, il trentunenne Giorgio Napoletano, nell’esprimere tutta la sua soddisfazione per l’appoggio del PCI all’invasione in Ungheria dell’Armata Rossa, per il bene del proletariato internazionale, cosí come aveva voluto l’allora segretario del partito, Togliatti (detto il migliore… figuriamoci gli altri), colse l’occasione per polemizzare aspramente sia con Giolitti – che poco dopo uscí dal partito – che con Di Vittorio, arrivando ad affermare che l’azione armata era servita a mantenere la pace nel mondo… non mi dilungo oltre per non cadere nel vilipendio. Giuseppe Di Vittorio – allora segretario della Cgil – si oppose aspramente all’invasione dell’Ungheria aprendo uno scontro all’interno dello stesso PCI e nel parlamento. Di Vittorio sapeva bene a cosa andava incontro, ma anche lui non ci pensò due volte, perché sapeva da che parte stava la giustizia e la verità. Giuseppe venne isolato, vilipeso e schernito dai compagni (Napolitano compreso), tanto che di lí a poco, il 3 ottobre del 1957, morí in quel di Lecco, allora provincia di Como. Qualcuno obietterà che Napolitano però è ancora vivo e vegeto e non se la passa poi cosí male, ma io gli rispondo che non sarà mai ricordato dalle generazioni future come lo è Giuseppe Di Vittorio e – se mai si parlerà di lui in futuro – sarà per ricordarlo come colui che ha affossato il futuro degli italiani e che ha contribuito alla rovina dei giovani per favorire gli interessi della finanza e delle banche. Davanti a Peppino Di Vittorio, i piú si tolgono il cappello, chi lo farà con Napolitano? Peppino è stato un esempio per tutti noi e per le generazioni future… e guarda caso, anche questa storia non la si studia a scuola… sarà un caso? Non credo. Ora c’è da passare dalle parole ai fatti… speriamo che vada tutto per il verso giusto. Fonte: http://www.duesicilie.org/spip.php?article457 ——————- – La Sicilia, i Forconi e l’Islanda. Strani legami contro il default di Marcos Francia, da il cambiamento.it Cosa accadrebbe se la Sicilia dimostrasse che è legalmente possibile un percorso diverso da quello imposto dalla finanza europea e la democrazia dei cittadini vincesse come in Islanda? Se lo chiede Marcos Francia, in questo esercizio di immaginazione.

Da tanto tempo si legge molto su come vanno le cose in Sicilia. Sono generalmente riflessioni su argomenti specifici che spesso sono de-contestualizzati. Le grandi testate da mesi sembrano rispondere tutte ad una logica ben precisa e danno la sensazione di ‘coro unanime’ di disapprovazione. Ricorre più o meno spesso la parola ‘fallimento’ o ‘default’. Continua a leggere su: http://www.ilcambiamento.it/crisi/sicilia_forconi_islanda_legami_contro_default.html ——————- – Così il governo italiano difende i suioi territori, la sua gente e le sue industrie (Ex) Prodotti tipici siciliani: su segnalazione di Lorenzo Liga e da un messaggio di Gaspare Errante (clicca sull’immagine per ingrandirla)

Fonte: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=474124065934208&set=a.266225286724088.77764.240152065998077&type=1&theater ——————- – Energia pulita dai Campi Flegrei? No a trivellazioni da scienziati e associazioni da adnkronos.com

Napoli, 23 lug. – (Adnkronos) – Raggiungere i quattro chilometri di profondità ed entrare nelle profondità del vulcano dei Campi Flegrei partendo dall’ex area industriale dell’Italsider di Bagnoli, zona occidentale di Napoli. In questo consiste il ‘Campi Flegrei deep drillig project‘, programma internazionale coordinato dall’Istituto di geofisica e vulcanologia – Osservatorio vesuviano, approvato e finanziato dall”International continental drilling program’, consesso scientifico mondiale che opera nel campo delle perforazioni profonde. Il progetto era pronto a partire già nel 2010 quando però fu bloccato dall’allora sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino a causa del fattore di rischio che tale operazione comportava. “Senza la certezza che non ci sono pericoli non si trivella da nessuna parte. Quando si va a ‘sfruculiare’ un terreno vulcanico bisogna assicurarsi che non succeda nulla”, dichiarò Iervolino. E anche oggi c’è chi si dichiara contrario al progetto e promette di fare di tutto per impedire che le trivelle inizino a scendere giù nelle viscere della terra. Il ‘Campi Flegrei deep drilling project’ consisterà nella realizzazione di un pozzo pilota a 500 metri di profondità, cui seguirà quello che raggiungerà in seguito i 4 chilometri se ci sarà la possibilità di raggiungere liquidi geotermici ad alta temperatura utilizzabili per studiare il sottosuolo e per produrre energia pulita e rinnovabile. Questo nelle intenzioni manifestate dall’Ingv, contro le quali si alza la voce di parte della comunità scientifica e del mondo delle associazioni e dei movimenti napoletani.

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http://www.adnkronos.com/IGN/Sostenibilita/World_in_Progress/Energia-pulita-dai-Campi-Flegrei-No-a-trivellazioni-da-scienziati-e-associazioni_313531490549.html

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