– 6 agosto 1863. Pietrarsa: l’eccidio

Nel Sud esistevano circa 100 industrie metalmeccaniche di cui 15 avevano più di 100 addetti e 6 più di 500; a Pietrarsa, era attiva la più grande industria metalmeccanica d’Italia estesa su una superficie di 34mila metri quadri, l’unica in grado di costruire motrici navali338 e le Due Sicilie erano l’unico Stato della penisola a non doversi avvalere di macchinisti inglesi per la loro conduzione poiché, dalla sua fondazione, fu istituita la “Scuola degli Alunni Macchinisti”. Erano costruiti, oltre agli oggetti dell’industria metalmeccanica (torni, fucine, cesoie, gru, apparecchiature telegrafiche, pompe, laminati e trafilati, caldaie, cuscinetti, spinatrici, foratrici, affusti di cannone, granate, bombe) anche locomotive e vagoni, inoltre solo Pietrarsa, in Italia, possedeva la tecnologia avanzata per realizzare i binari ferroviari. Questa officina meccanica, nata nel 1840, tra Portici e S.Giovanni a Peduccio, precedeva di 44 anni la costruzione della Breda e di 57 quella della Fiat ed era molto rinomata in tutta Europa. I Savoia, ben quindici anni più tardi, a metà dell’800, chiesero e ottennero di poterla riprodurre in scala, senza pagare i diritti, nel primo stabilimento metalmeccanico del regno di Sardegna, la futura Ansaldo di Genova; anche lo Zar Nicola I, dopo averla visitata, la prese come esempio per la costruzione del complesso di Kronstadt. Alla vigilia dell’unità, al Nord solo l’Ansaldo di Genova è a livello di grande industria, tuttavia essa aveva 480 operai contro i 1.050 di Pietrarsa di cui 820 “artefici paesani” (disegnatori, modellatori, cesellatori, tornieri, limatori, montatori) e 230 “operai militari” che alloggiavano in una caserma all’interno dello stabilimento. La tragica giornata Le maestranze avevano eretto, nel 1852, con il materiale di costruzione delle locomotive, una statua all’amatissimo Re Ferdinando II, dopo l’unità si cominciò a respirare un’aria diversa; scrive “ Il Popolo d’Italia “ del 7 agosto 1863: “ Il fatto dolorosissimo avvenuto nell’officina di Pietrarsa, nelle vicinanze di Portici, ha prodotto su tutti indistintamente la più funesta e penosa impressione. Col’animo affranto e commossi profondamente ne diamo qui appresso i particolari, che possiamo ritenere esatti. Un tal Jacopo Bozza, uomo di dubbia fama, ex impiegato del Borbone, già proprietario e direttore del giornale “ La Patria”, vendutosi anima e corpo all’attuale governo, aveva avuto in compenso da questo governo moralizzatore la concessione di Pietrarsa. Costui, divenuto direttore di questo ricco opificio, che è il più bello e il più grande d’Italia, avea per lurido spirito d’avarizia accresciuto agli operai un’ora di lavoro al giorno, cioè undici ore da dieci che erano prima; ad altri licenziamento, comunque nel contratto d’appalto c’era l’obbligo di conservare tutti …Gli operai cos’detta battimazza, che avevan prima 32 grana di paga al giorno eran stati ridotti a 30 grana; e questi, dopo aver invano reclamato su tale torto, ieri annunziarono al Bozza ahìessi erano decisi piuttosto ad andar via anzichè tollerare la ingiustizia, però domandarongli il certificato di ben servito. Pare che il Bozza non solo abbia negato il certificato, ma abbia risposto con un certo Ordine del giorno ingiurioso à poveri operai. Allora ci fu che uno di questi suonò una campana dell’opificio, verso le 3 p. m., ed a tale segnale tutti gli operai, in numero di seicento e più, lasciarono di lavorare ammutinandosi, e raccoltisi insieme gridarono abbasso Bozza ed altre simili parole di sdegno. Il Bozza, impaurito a tale scoppio si die alla fuga; fuggendo precipitosamente, cadde tre volte di seguito per terra; indi si recò personalmente, o mandò un suo fido, com’altri dice, a chiamare i bersaglieri che erano di guarnigione in Portici, perché accorressero a ristabilire l’ordine in Pietrarsa, non sappiamo in che modo narrando l’avvenimento al comandante. E così accorse un maggiore con una compagnia di bersaglieri. Nel frattempo un capitano piemontese, addetto a dirigere i lavori dell’opificio, uomo onesto e amato dagli operai, mantenne questi in quiete, aspettando che arrivasse qualche autorità di Pubblica Sicurezza o la Guardia Nazionale per esporre le loro ragioni. Ma ecco che invece giunsero i bersaglieri con le baionette in canna: gli operai stessi che erano tutti inermi aprirono il cancello, ed i soldati con impeto inqualificabile si slanciarono su di essi sparando i fucili e tirando colpi di baionetta alla cieca, trattandoli da briganti e non da cittadini italiani, qual erano quegli infelici! Il capitano che dirigeva i lavori, e del quale abbiamo accennato più sopra, si fece innanzi con kepi in-mano, e gridando a nome del Re fece cessare l’ira della soldatesca. Tralasciamo i commenti su questo orribile fatto. Fu una scena di sangue, che amareggerà l’anima di ogni italiano, che farà meravigliare gli stranieri e gioire i nemici interni. Cinque operai rimasero morti sul terreno, per quanto si asserisce: altri che gettaronsi a mare, cercando di salvarsi a nuoto, ebbero delle fucilate nell’acqua, e due restarono cadaveri. I feriti sono in tutto circa venti: sette feriti gravemente furono trasportati all’Ospedale dè Pellegrini, altri andarono nelle proprie case.” (*) Fra i deceduti ricordiamo: Domenico Del Grosso Luigi Fabbricini Aniello Marino Aniello Oliveri (*) Fonte: Giuseppe Ressa- Il Sud e l’unità d’Italia http://www.ilportaledelsud.org/rec-ressa.htm ——————- – Garibaldi e la Legione Ungherese di Francesca Di Pascale, da gruppo briganti.blogspot.it Con il decreto n° 100 del 16 luglio 1860, Giuseppe Garibaldi, comandante in capo delle Forze Nazionali in Sicilia, autorizza sè stesso a costituire una Legione Ungherese composta di fanteria e cavalleria affinchè partecipasse attivamente alla “conquista” del Regno delle Due Sicilie. Il brigante Alessandro Arena ci fornisce copia del decreto n° 100 del 16 luglio 1860 che potete visionare in allegato.

Riportiamo, inoltre, i riferimenti di alcuni tra i soldati che combatterono in questa legione.

La legione Ungherese fu coinvolta nelle peggiori atrocità commesse durante l’invasione del Regno delle Due Sicilie; ebbe parte attiva nelle stragi di Auletta, di Montemiletto e Montefalcione e fu utilizzata per incendiare paesi e fucilare all’istante chi veniva trovato con le armi in pugno.

I soldati della Legione Ungherese, per le atrocità commesse nella risalita del Regno, possono essere paragonati ai contingenti marocchini durante la seconda guerra mondiale.

Questo passo è scritto ad uso e consumo di chi crede ancora che l’Unità d’Italia sia stata fatta grazie all’avanzata pacifica ed indisturbata di 1000 valorosi in camicia rossa guidati dal generale alto biondo e dal bianco destriero. Fonte: http://gruppobriganti.blogspot.it/2012/08/garibaldi-vittorio-e-la-legione.html ——————— – Ragionando sulla storia della Sicilia e sul possibile rilancio dell’Autonomiadi Francesco Busalacchi, da linksicilia.it

La parola utopia deriva dal greco, ed è composta da un prefisso “ou”, che è una negazione: niente, nessuno e topos che significa luogo. Quindi nessun luogo, un posto che non c’è. Nel tempo la parola assume il significato di luogo immaginario, di posto ideale e per ulteriore traslato, di ideale tout court. Un mondo senza guerre, ad esempio Sul modello di utopia è stato costruita la parola ucronia, anch’essa di origine greca, composta ancora dal prefisso “ ou” e dalla parola cronos, che significa tempo. Quindi nessun tempo, un tempo che non c’è, che non c’è stato. Anche la parola ucronia evolve fino a diventare una storia che non c’è, non c’è stata. Dunque utopia, un luogo immaginario, ucronia, una storia immaginaria. Per esempio, una storia costruita sulla vittoria di Napoleone a Waterloo. Gli esempi sono ovviamente infiniti e gli effetti delle simulazioni possono essere alternativamente devastanti o divertenti. Esempio del primo caso è il seguente. La Germania nazista vince la II guerra mondiale. Siccome l’assioma è che è il vincitore a scrivere la storia, noi oggi, nella migliore delle ipotesi, nulla sapremmo dell’Olocausto; nella peggiore il dottor Goebbels e i suoi discendenti ci avrebbero convinto che l’Olocausto era stato necessario e dovuto. Continua a leggere su: http://www.linksicilia.it/2012/08/ragionando-sulla-storia-della-sicilia-e-sul-possibile-rilancio-delllautonomia/ ——————— – Riunioni bilaterali e danni collateralidi Eugenio Preta, da osservatorio-sicilia.it

Abbiamo ricevuto un comunicato stampa, firmato da un certo Dipasquale che riportava l’accordo raggiunto da questo signore a nome del suo gruppo “NES” (?) con Massimo Costa – il professore di economia, già nostro candidato come sindaco di Palermo nel 2007, e che oggi si e’ reso protagonista con il suo manifesto che abbiamo controfirmato immediatamente come L’ALTRA SICILIA – nel corso di una riunione cui avrebbero partecipato il sig Verdi e il sig. Calderone, tutti del ” Movimento per la gente – Sicilia e Territorio” . Ne siamo felici e ci congratuliamo con questi titolati autonomisti. Per la cronaca, abbiamo chiesto numi al nostro segretario regionale, Michele Santoro chiedendogli chi fossero questi nuovi carneadi dell’autonomia e la risposta ci ha lasciato, usando le parole di Michele, ” tanticchia perplessi”. Queste riunioni principalmente bilaterali, mostrano chiaramente un rincorrersi di aspiranti politicanti, come si fece un tempo con Berlusconi, poi con Lombardo, oggi con Beppe Grillo, verso il nuovo che avanza. All’appello del Prof. Costa, a cui hanno già aderito, guarda caso, gli autonomisti del MPA, sentiamo che si è unito anche il movimento del re dei centri commerciali Zamparini, con Di pasquale, appunto, Verdi e Calderone, un movimento per la gente, a questo punto non tanto nuovo, ci pare di capire, ma, costituito da riciclati d’ogni partito, compreso il pdl, nelle cui fila ha militato il sig. Dipasquale. Continua a leggere su: http://www.osservatorio-sicilia.it/2012/08/01/elezioni-regionali-il-progetto-massimo-costa-cambiamento-o-solito-inganno-politico/#more-20549 ——————- – Il Prof. Costa: “I siciliani restino uniti, il nemico viene da fuori”da linksicilia.it

“Non pretendo di entrare più di tanto nel merito di questa “scissione” nel MIS (anche se in sé mi dispiace, come tutte le scissioni), che considero una vicenda tutta interna di partito. Purtroppo il mondo del sicilianismo, in assenza di leadership e strategie consolidate, è stato sempre caratterizzato da un alto tasso di litigiosità. Si tratta di posizioni reciprocamente legittime ma che non devono, o non dovrebbero, spezzare quel fronte di forze siciliane che si è creato in queste settimane e che certamente è l’unico che può bloccare il tentativo di “reconquista” da parte dei partiti nazionali italiani. Legittimo, da parte dell’amico Santo, pretendere una maggiore autonomia del MIS dal fratello maggiore MPA con il quale pure si è stipulato, non so se di fatto o di diritto, una sorta di patto federativo. Altrettanto legittimo, da parte di Musumeci e di Cuschera, di ritenere la linea politica del partito quella giusta e di proseguire su questa strada. Almeno dal punto di vista delle opinioni. Sulla legittimità rispetto alle norme interne del MIS non ci voglio neanche entrare. Ma ricordiamo che entrambi i “tronconi” hanno aderito all’appello che ho lanciato qualche tempo fa e non mi pare si siano divisi su questo. Esistono altre forze, apertamente indipendentiste, che hanno aderito senza aver avuto mai rapporti di sorta con l’MPA; penso a Sicilia Libera di Rosa Cassata ed altre ancora. Intervengo piuttosto perché sono stato “citato”. Voglio precisare che non posso “dissociarmi” da una realtà politica alla quale non sono mai stato organico, e quindi “associato”. Forse, con enfasi giornalistica, l’amica Antonella si riferisce alla mia puntualizzazione, qualche giorno fa, del fatto che la manifestazione al Commissariato di Stato era solo in parte organizzata dall’MPA. E va bene, in questo senso ci può anche stare. Ma la sostanza politica di ciò che è avvenuto in queste settimane va in una direzione diversa, sulla quale mi sforzo ora di essere chiaro. Archiviata l’esperienza governativa di Lombardo, l’MPA di Pistorio ha ufficialmente aderito all’appello che io ho lanciato su Sicilia Informazioni. Sarebbe ingiusto non rispettare il processo reale che è in atto, all’interno dell’MPA, di trasformazione da “generico” partito autonomista, non si sapeva bene neanche da che cosa, tutto interno alle vecchie logiche partitocratiche, verso un partito realmente dell’Autonomia speciale siciliana, con un programma nuovo, senza ambizioni dirette sulla Presidenza e nemmeno sulla leadership di un nuovo soggetto federativo. La svolta, da valutare con tutte le cautele e la prudenza di questo mondo, appare reale e credo che lasciare così tanti militanti ed elettori che hanno creduto nell’autonomismo allo sbando o rifiutarne sdegnosamente il consenso sia solo uno snobismo autolesionista che fa solo gli interessi dello Stato italiano e del perenne sfruttamento della Sicilia. La “svolta” sicilianista è intanto premiata dall’elettorato. C’era un sondaggio nazionale, già alla fine di giugno, che dava quella formazione in leggera risalita. Ora, se sono veri i sondaggi di Demopolis, “sarebbe” addirittura il primo partito nell’Isola. Credo che questo non sia merito della “vecchia guardia”, con tutto il rispetto, ma proprio del nuovo corso. Merito nostro? Credo proprio di sì. Credo che tra i siciliani interpellati telefonicamente da Demopolis, in mancanza del partito dei siciliani che stiamo costruendo, molti abbiano risposto MPA non tanto per quel partito quanto per dare un segnale; il segnale che si vuole il partito “regionale”. Se vogliamo cambiare le cose in Sicilia dobbiamo essere intelligenti, e non credo dobbiamo fare la guerra ad un MPA che non c’è più, mentre il nemico ci assedia. Non dobbiamo fare come quei cortigiani che a Costantinopoli congiuravano contro gli ultimi imperatori mentre i Turchi erano alle porte. Qui i nemici vengono da fuori: guarite dai vostri vecchi e nuovi rancori! Fate pace, rispettando le vostre reciproche diversità, e vinceremo. Fatevi la guerra e perderemo, non c’è alcun dubbio! Interrompiamo di colpo i “cortili”. Il silenzio sarà apprezzato da tutte le sorelle e fratelli siciliani. Se devo dirla tutta non mi piace affatto il modo in cui Pistorio ha gestito la rappresentanza parlamentare in Senato. Non è tutta colpa sua: doveva rispettare quelle linee di partito che prevedevano la maggioranza col PDL e con la Lega. Io non avrei mai saputo farlo ma devo riconoscere che la politica funziona così. Ricordo i suoi sofferti discorsi, di fronte a molti provvedimenti espressamente antimeridionali e antisiciliani, in cui – dopo molte critiche al governo in cui affiorava ciò che pensava veramente – doveva poi a denti stretti pronunciarsi per un sì. Oggi però mi pare un uomo molto più libero. E anche l’elettorato MPA è più libero. Io sono per raccogliere l’eredità di questa militanza, altrimenti è la fine. Resta il fatto che i vecchi metodi per me sono improponibili. Al primo sentore di quelle logiche (alleanze con PD o PDL o UDC, tanto per non fare nomi) non esiterei a rompere i ponti, un giorno prima o un giorno dopo le elezioni. Ma non mi pare che “oggi” ci siano queste condizioni. Altra cosa è la “autonomia dagli autonomisti” che i piccoli gruppi vogliono e devono esercitare, in particolar modo gli indipendentisti. La nostra intelligenza e la nostra forza deve stare nell’unirli e nel non farli essere più tanto piccoli. Solo così non avremo più paura del “grande fratello”. Nel frattempo bisogna essere chiari se si sta dalla parte della Sicilia o delle sue catene. Non ci sono terze vie. E’ come una guerra mondiale in cui ci si deve schierare da una parte o dall’altra. E io oggi difendo la Sicilia. Dall’altra parte sono già pronti per farci la pelle e riempirci di infamia e di immondizia in cambio di qualche carriera nei partiti nazionali. Dall’altra parte c’è solo l’ammucchiata pro-Monti e pro-Europa. Dichiarata oggi (ieri, ndr) da Cascio. Chi vuole intendere intenda”. ——————– – Intervista ai Forconi da youtube.com

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