– Salviamo la memoria di Pontelandolfo di Vincenzo Gulì, da www.parlamentoduesicilie.eu Nel 151^anniversario dell’eccidio di Pontelandolfo e Casalduni i Neo Borbonici Attivisti non hanno fatto mancare la loro presenza sui luoghi del più orrendo dei crimini compiuti dai Savoia. Le foto di Pontelandolfo documentano l’insulsa lapide posta dall’amministrazione comunale che tace sui mandanti della strage perpetrando l’equivoco storico; documentano ancora due fatti penosi : la distruzione crescente per incuria dei 3 murales nella piazza del municipio che raffigurano rispettivamente il paese lieto e prosperoso prima del 1860, la furia omicida e devastatrice dei bersaglieri e il degrado successivo con l’esodo biblico dei meridionali; la persistenza di abitazioni dell’epoca con gli evidenti segni del rogo generale del 1861. Il legittimo Parlamento delle Due Sicilie – Parlamento del Sud si occuperà al più presto di quest’ultimo problema, ovviamente non in modo virtuale e demagogico ma pubblicando la richiesta alle autorità competenti di vincolare l’area residua perchè d’interesse storico. Foto di Vincenzo Gulì

———————– – 20 agosto 1860: la strage di Alcara Li FusiFurono fucilati senza neanche il conforto religioso 12 cittadini.

Col passare del tempo le rivolte siciliane, non essendo facilmente controllabili, divennero seri ostacoli per Garibaldi e poi per Francesco Crispi, suo stratega un Sicilia. Si decise, quindi, di stroncarle, con un decreto del 9 giugno ove venivano pure istituite le Commissioni d’inchiesta nei 24 distretti dell’isola per istruire i processi per i reati di strage, devastazioni e saccheggi, a cui seguì una circolare del 24 luglio con cui si ordinava la condanna a morte per i rivoltosi. Anche ad Alcara, scrive Antonino Teramo: “Il governatore di Patti notò che tale disposizione incoraggiava la speranza di impunità dei malvagi, favorendo l’anarchia; chiedeva al contrario una punizione decisa, cioè la condanna a morte per tutti coloro che si erano macchiati di tali misfatti. Il governatore di patti però aggiungeva una nota molto interessante: “Il popolo vuole la divisione delle terre già decretate e, non avendola attuata, crede che l’unico colpevole sia il ceto civile, con funestissime conseguenze”. Autorizzato o no il presidente della commissione Cristoforo gatto, fece eseguire nel piano S. Antonio a Patti la fucilazione di 12 imutati di Alcara il 20 agosto 1860, si dice senza neppure il conforto religioso. In quel momento l’illusione rivoluzionaria era già finita da tempo, Garibaldi ormai lontano, il giorno 19 varcò lo Stretto lasciando la Sicilia. Si consumò quindi tutta la tragedia ma la storia dei fatti di Alcara non si concluse qui, proseguì nelle aule dei tribunali. Il 24 novembre seguente la Gran Corte Criminale di Messina annullò la sentenza degli imputati suddetti a norma del decreto del 21 agosto che imponeva di non procedere ad azione penale per reati politici, ed i fatti di Alcara erano considerati tali perché si trattava di una ribellione ancora sotto il governo borbonico. Il 14 febbraio 1861 si concluse l’ultimo atto con la sentenza della Corte Suprema che annullò per i vizi di forma quanto deliberato dalla Gran Corte Criminale di Messina, dichiarando però, di fatto, la sentenza sostanzialmente valida”. Fonte: Tommaso Romano, Sicilia 1860 – 1870, una storia da riscrivere, pag. 24. ——————— – 14 agosto 1861: le stragi di Pontelandolfo e CasalduniQuella notte furono massacrati senza pietà uomini, donne, vecchi e bambini.

Il 14 agosto 1861 alle quattro di mattina arrivarono due colonne dei bersaglieri, partite da Benevento, al comando del colonnello Pier Eleonoro Negri e del maggiore Carlo Magno Melegari, con l’ordine di Cialdini che delle due cittadine “non rimanesse pietra su pietra”; esse circondarono i paesi per impedire ogni via di fuga e li dettero alle fiamme, cominciarono allora: il tiro al bersaglio sui civili inermi che scappavano per non essere arsi vivi, gli stupri, il saccheggio delle abitazioni, la profanazione delle chiese, mentre i responsabili della rivolta erano già al sicuro sulle montagne; solo tre case rimasero in piedi, al suolo centinaia di civili uccisi [una stima parla di circa 1000]; il colonnello Negri comunicò per telegrafo che “Ieri, all’alba, giustizia fu fatta, contro Pontelandolfo e Casalduni” e terminò la sua carriera 26 anni dopo con la Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia. Fonte: Giuseppe Ressa, Il Sud e l’unità d’Italia – Solo sul web http://www.ilportaledelsud.org/rec-ressa.htm — – Stupri e stragi nel Sud in nome dell’unità d’Italiadi Ignazio Coppola

Il 14 agosto del 1861, esattamente 151 anni all’alba dell’Unità d’Italia, veniva perpetrato a danno degli abitanti di due paesi in provincia di Benevento, Pontelandolfo e Casalduni, ad opera dei “liberatori” italo-piemontesi una strage che mai mente criminale avrebbe potuto concepire. Alle prime ore del giorno di quel 14 agosto viene, infatti, scritta una delle pagine più nere del risorgimento puntualmente ignorata dalla storiografia ufficiale e dai testi scolastici, quando su ordine del generale Enrico Cialdini viene inviata per un’operazione di rappresaglia (poiché erano stati uccisi dai briganti alcuni soldati del regio esercito) al comando del colonnello Pier Eleonoro Negri una colonna di 500 bersaglieri con la disposizione di massacrare tutti gli abitanti, ritenuti complici dei briganti, e per vendetta radere al suolo i due paesi. Enrico Cialdini fu il mandante del massacro di Pontelandolfo e Caslduni, che vide il massacro di intere famiglie, la messa a ferro e a fuoco interi paesi e villaggi del Meridione e l’arresto e la deportazione di tutti coloro che davano solidarietà e un minimo di sussistenza ai cosiddetti briganti. Negli ordini scritti ai suoi sottoposti era solito raccomandare di: “non usare misericordia ad alcuno, uccidere senza fare prigionieri, tutti quanti se ne avessero tra le mani”. Ed è esattamente quello che avvenne ad opera di questo criminale a Pontelandolfo e Casalduni. E dire che a questo esecrabile personaggio nel nostro Paese – di fatto un volgare criminale – sono dedicate numerose vie e piazze e sarebbe ora di cancellarle. Antonio Gramsci, nel 1920, su Ordine Nuovo, a proposito di questi genocidi e di queste vere e proprie pulizie etniche perpetrate dei “civilizzatori e liberatori” italo-piemontesi a danno delle popolazioni meridionali, così ebbe a scrivere: “Lo stato italiano si è caratterizzato come una dittatura feroce che ha messo a ferro e a fuoco l’Italia meridionale, squartando, fucilando e seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare con il marchio di briganti”. Ma per restare nello specifico degli eccidi di Pontelandolfo e Casalduni, ecco quanto riportò dettagliatamente e testualmente nel suo diario Carlo Margolfo, uno dei 500 Bersaglieri entrati, all’alba di quel maledetto 14 agosto in paese a compiere la strage: “Al mattino del mercoledì, giorno 14, riceviamo l’ordine superiore di entrare nel comune di Pontelandolfo, fucilare gli abitanti ed incendiarlo. Entrammo nel paese, subito abbiamo incominciato a fucilare i preti e gli uomini, quanti capitava, indi il soldato saccheggiava ed infine abbiamo dato l’incendio al paese, di circa 4500 abitanti. Quale desolazione non si poteva stare d’intorno per il gran calore e quale rumore facevano quei poveri diavoli che la sorte era di morire abbrustoliti e chi sotto le rovine delle case”. Questa la raccapricciante testimonianza del bersagliere Margolfo che fu attivo protagonista di quell’eccidio. L’ordine era stato perentorio: radere al suolo i due paesi, non farne rimanere in piedi una sola pietra. Vennero assaltate le chiese, le case, al grido di “piastra- piastra”, saccheggiate prima di appiccarvi il fuoco. Il “diritto di rappresaglia” consentiva a queste belve di uccidere, in un’orgia di sangue, anche vecchi e bambini e stuprare le donne senza prima avere loro strappato gli orecchini. Concettina Biondi una ragazzina appena sedicenne venne violentata malgrado l’ordine fosse quello di risparmiare almeno i bambini. Ecco i genocidi e le pulizie etniche che venivano perpetrate agli albori dell’Unità d’Italia dai ‘liberatoriì piemontesi nei confronti delle popolazioni meridionali. Si può senz’altro dire che la ferocia dimostrata in quel maledetto 14 agosto del 1861 dagli italo piemontesi nei confronti degli abitanti di Pontelandolfo e Casalduni fu, senza dubbio, superiore a quella dimostrata, sempre per diritto di rappresaglia”, dai nazisti esattamente 83 anni dopo nell’agosto del 1944 a Marzabotto e a Sant’Anna di Stazzema, dove gli abitanti furono anch’essi fucilati senza saccheggi e stupri e le case dei due paesi non furono bruciate al contrario di quelle di Pontelandolfo e Casalduni di cui i piemontesi ne lasciarono intatte solamente tre. Eppure i nostri libri di storia e le inceclopedie non fanno altro che ricordare opportunamente perché non se ne perda la memoria le vittime dei nazisti dell’agosto del 1944. Ma è anche giusto ritrovare la memoria di quegli eccidi e di quelle pulizie etniche di cui furono vittime le popolazioni meridionali ad opera di altri italiani che si spacciarono per “liberatori e civilizzatori” e puntualmente ignorati dalla storiografia ufficiale e scolastica. Le celebrazioni del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia sarebbero state una buona occasione per ricordare e ritrovare una memoria condivisa. Ma così non è stato, a cominciare dal nostro presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che preso dalla retorica e dall’enfatizzazione dei festeggiamenti ha preferito non affrontare queste verità scomode. Diceva Leonardo Sciascia: “Questo è un paese senza memoria e io non voglio dimenticare”. E per non dimenticare crediamo sia giusto e doveroso ricordare e celebrare oggi, a distanza di 151 anni, quelle vittime innocenti dell’eccidio di quel lontano 14 agosto del 1861 a Pontelandolfo e Casalduni in cui più di mille italiani furono massacrati da altri italiani e che la coscienza sporca di altri italiani ha cercato, per tutto questo tempo, di far passare sotto silenzio. ——————— – 10 agosto 1860: l’eccidio di Bronte Il 10 agosto del 1860 si consumava uno dei più esecrabili eccidii fra i tanti che caratterizzarono la così detta unità: come poi si dimostrerà, furono fucilati cinque innocenti.

…(Garibaldi) promise, con degli editti, le terre a chi lo avesse aiutato nella lotta contro i Borbone, poi, una volta ottenuto l’appoggio dei contadini, egli stesso ordinò la repressione di focolai di rivolte popolari, l’episodio più grave fu quello del paese di Bronte, in Sicilia. Qui ci fu la resa dei conti circa le promesse fatte: il 1° agosto 1860 i contadini, insorti contro i proprietari terrieri; uccisero una decina di “galantuomini”; il Nizzardo, sollecitato dal console inglese che gli intimava di far rispettare le proprietà britanniche lì presenti, e spinto anche dal verificarsi di rivolte contadine simili a Linguaglossa, Randazzo, Centuripe e Castiglione, inviò il 6 Agosto sei compagnie di soldati piemontesi e due battaglioni di cacciatori al comando di Nino Bixio, “una forza atta asopprimere li disordini che vi sono in Bronte che minacciano le proprietà inglesi”85 . Bixio, arrivato a Bronte, uccise subito a freddo un rivoltoso ed emise un decreto con cui intimava la consegna delle armi, l’esautorazione dell’amministrazione comunale e la condanna a morte dei responsabili più una tassa di guerra per ogni ora trascorsa fino alla “pacificazione” della cittadina; nei giorni successivi incriminò cinque persone, tra cui un insano di mente, le quali dopo un processo farsa furono condannate a morte; gli accusati, che erano innocenti (i responsabili erano scappati prima dell’arrivo di Bixio), furono fucilati il 10 agosto e i loro cadaveri esposti al pubblico insepolti. “Dopo Bronte, Randazzo, Castiglione, Regalbuto, Centorbi, ed altri villaggi lo [Bixio] videro, sentirono la stretta della sua mano possente, gli gridarono dietro: Belva! Ma niuno osò più muoversi….se no ecco quello che ha scritto:“Con noi poche parole; o voi restate tranquilli, o noi, in nome della giustizia e della patria nostra, vi struggiamo [distruggiamo] come nemici dell’umanità “. I “galantuomini” avevano vinto su tutti i fronti e Garibaldi si dimostrò, quindi, come dice Denis Mack Smith, “il più religioso sostegno della proprietà“; lo aveva capito, già all’inizio della spedizione dei Mille, un frate siciliano, padre Carmelo, che declinò l’invito del garibaldino Giuseppe Cesare Abba di unirsi alle camicie rosse dicendogli:”Verrei, se sapessi che farete qualche cosa di grande davvero; ma ho parlato con molti dei vostri, e non mi hanno saputo dir altro che volete unire l’Italia…così è troppo poco.Fonte: Giuseppe Ressa, Il Sud e l’unità d’Italia – Solo sul web: http://www.ilportaledelsud.org/rec-ressa.htm ——————– (Sicilia) Elezioni regionali, scende in campo il Comitato dei Movimenti Regionalidi Antonella Sferrazza, da linksicilia

Autonomisti, indipendentisti e federalisti, insieme, pronti alla sfida delle prossime elezioni regionali. L’obiettivo è chiaro: eleggere propri rappresentanti all’Assemblea regionale siciliana per tentare di riportare la questione siciliana in primo piano nell’agenda politica. Liberi dal guado dei partiti nazionali e anche da quelli che cavalcano l’onda del malessere siciliano, ma che in fondo, sono interessati solo al potere e non disdegnano accordi con le segreterie romane. Sono queste, in estrema sintesi, le linee guida tracciata dai rappresentanti di numerosi movimenti siciliani, che ieri a Palermo, si sono riuniti in conclave per decidere da che parte stare alle prossime regionali. Le opzioni sul tavolo erano due: individuare un partito che meglio degli altri potesse rappresentare le istanze legate al tema dell’applicazione dello Statuto, o costituire un Comitato indipendente e puntare su propri candidati. La scelta è stata facile: nessun partito sembra genuinamente interessato alla questione siciliana. Quindi i gruppi siciliani si sono fusi in un Comitato, il cui programma prende le mosse dall’Appello ai siciliani liberi’ del professor Massimo Costa. Il Comitato ha quindi deliberato la presentazione di liste in tutte le 9 provincie siciliane, liste che vedranno protagonisti uomini e donne in pari percentuale. “Il Comitato- si legge in una nota diffusa al termine della riunione di ieri- è aperto alla condivisione del progetto a tutti i movimenti, forze politiche e alla società civile siciliana, che si prefiggono le stesse finalità. Sono esclusi i partiti a respiro nazionale. Il Comitato, nell’ottica di una vera svolta politica, decisa e innovativa, non esclude la possibilità di presentare un candidato donna alla presidenza della Regione”. Fonte: http://www.linksicilia.it/2012/08/elezioni-in-campo-il-comitato-dei-movimenti-siciliani/ ——————— – Elezioni siciliane: Musumeci getta la maschera…”Il mio progetto non è utonomista” e smentisce Lombardo, Miccichè e Pistorioda ossrvatorio-sicilia.it

Che Musumeci, un politico di natura nazionalistica, abbia potuto, almeno così fino ad oggi sembra, mettere d’accordo una galassia scomposta di partiti che niente hanno a che fare tra di loro è la dimostrazione che ormai la casta della monarchia dei partiti non ha altro da dire e che il declino appare irreversibile. Che sia Musumeci il candidato, dati per tutti certo è ancora tutto da vedere anche se lui già parla come “il candidato” e si scopre da subito che quanto da noi scritto, ma non è neanche la prima volta, che Nello Musumeci, per qualcuno il meno peggio di tutti, altri non è che il classico imperturbabile politico siciliano di chiaro stampo nazionalista che ha flirtato con l’autonomia per meri interessi elettorali. A Repubblica Musumeci getta la maschera e si presenta agli elettori con piglio nazionalista e dichiara Il progetto che rappresento non è autonomista, perché’ oggi la gente è stanca di sentir parlare di autonomia, ma è legata all’identità e al territorio”. Tutto l’esatto contrario alle aspirazioni dei siciliani che da decenni pensano sempre più all’autodeterminazione come soluzione agli ultra centenari guasti provocati dall’unione. Continua a leggere su: http://www.osservatorio-sicilia.it/2012/08/25/elezioni-siciliane-musumeci-getta-la-maschera-%E2%80%A6-%E2%80%9Cil-mio-progetto-non-e-autonomista%E2%80%9D-e-smentisce-lombardo-micciche-e-pistorio-%E2%80%A6/ ——————— – Lassù al Sud; intervista a Pino Aprile da beppegrillo.it e youtube.com —————– – L’attacco alle Autonomie locali e le bugie sui dipendenti regionali: la regia è unicadi Carlo Mangano, da linksicilia.it

Da qualche tempo noi siciliani attenti assistiamo ad un attacco frontale all’Autonomia da parte di giornali e istituzioni con relative minacce e considerazioni (anche interne ed ascare) circa l’inutilità delle prerogative Statutarie siciliane (i sistemi mi ricordano da vicino la stessa tattica utilizzata tanti anni fa nei confronti del Banco di Sicilia spacciato fallito ad arte, salvo poi ad assistere ancor oggi a distanza di oltre 25 anni a vendite di verghiana roba …… come può accadere per un’azienda fallita ?). All’inizio di tali attacchi, in contemporanea, lessi un articolo che sostanzialmente riportava simili giudizi sulla Catalogna (immediatamente stoppati…… anche perché li l’autonomia è molto sentita dal popolo e chi la volesse toccare “semplicemente morirebbe” ….). In effetti l’attacco alle autonomie, soprattutto quella siciliana costituzionalmente protetta, è parte di quel disegno marxfascista vigente che costringe popoli a stare dentro quel porcilaio solamente economico/globalizzato, chiamato Europa che nessuno vuole e che è e sarà impossibile traghettare politicamente in quanto, diversamente dagli Stati Uniti d’America, le storie, le culture e le tradizioni sono tante e tali che lo impediranno sempre. Per i capi di questa follia, obiettivo primario è il superamento di ostacoli istituzionali o regole costituzionali, soprattutto per certi Paesi più deboli, come l’Italia, al solo scopo di poter cedere sovranità nazionali per l’interesse di pochi e mefistofelici personaggi, laddove in Italia è consentita, ex Art 11 della Costituzione, sostanzialmente e solamente per particolari condizioni volte ad assicurare pace e giustizia fra i popoli e certamente non a scopi economici… A tal proposito leggete qui uno dei tanti articoli http://www.byoblu.com/post/2012/08/08/Per-entrare-in-Europa-abbiamo-VIOLATO-LA-COSTITUZIONE-Ecco-perche-la-Corte-Costituzionale-tace.aspx . Continua a leggere su: http://www.linksicilia.it/2012/08/lattacco-alle-autonomie-e-le-bugie-sui-dipendenti-regionali-la-regia-e-unica/

Pages: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71