– Quando Mongiana, insieme a Pietrarsa, rappresentava l’eccellenza della siderurgia italiana ed europea (RAI 1) da youtube.com ——————— – Il brigante che si fece generale di Rocco Biondi, da roccobiondi.blogspot.it

Raffaele Nigro, ultimo cantastorie contemporaneo (come viene definito da Valentino Romano nella prefazione), con questo suo libro ci introduce e immerge nel mondo dei cantastorie, che colmavano l’assenza di spettacoli nei piccoli centri, nei borghi sperduti, nei cortili delle masserie. Nel tempo la televisione li ha soppiantati e fatti sparire. Arrivavano durante le feste popolari e dei santi patroni, si fermavano nei piazzali, davanti ai santuari, nei luoghi destinati alle fiere e ai mercati, issavano il telone con le raffigurazioni della storia, mettevano mano a uno strumento musicale (liuto, ribeca, chitarrone, ghironda) o si affidavano alla melodiosità della solo loro voce, e raccontavano le loro storie. Alla fine il cantastorie passava con la mano o col berretto teso, ad accogliere qualche obolo, e cercava di vendere un libretto o un foglietto a stampa dei suoi versi. I temi trattati erano vari, generalmente si ispiravano alla cronaca o all’agiografia, e andavano dai canti religioso-narrativi ai componimenti epico-cavallereschi, alle novelle d’amore tragico e infelice, alla mitologia, alle composizioni satiriche e burlesche. Nigro in questo libro ha raccolte e commentate cinque ballate che sono imperniate sulla vita di briganti meridionali. Continua a leggere su: http://roccobiondi.blogspot.it/2012/08/il-brigante-che-si-fece-generale-auto-e.html Carmine Crocco – Basilide Del Zio, Il brigante che si fece generale, Auto e controbiografia di Carmine Crocco, a cura di Valentino Romano, Capone Editore, Cavallino (Lecce) 2011, pp. 144, € 13,00 —————— – Macroregione e province di Rocco Biondi, da roccobiondi.blogspot.it

La tanto strombazzata e contrastata richiesta di soppressione delle Province, che comunque muove ormai un primo passo con l’accorpamento delle più piccole, fa riflettere e discutere sulla struttura degli enti locali. Al Sud prende sempre più corpo la proposta della costituzione di una macroregione che dovrebbe abbracciare l’intero territorio dello storico ex Regno delle Due Sicilie e comprendere quindi Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, più parte dell’odierno Lazio meridionale ed orientale. La nascita di un’unica grande Regione meridionale servirebbe a riparare i danni che tutto il Sud ha subito dal 1860 ad oggi. Durante i 151 anni dell’Unità d’Italia al Sud è stato tolto quello che aveva anziché essere dato il dovuto. Le casse delle Banche meridionali sono state svuotate, con l’emigrazione sono state tolte braccia e intelligenze, il Sud è diventato consumatore di prodotti del nord con relativo trasferimento di risorse finanziarie. La Macroregione sarebbe una risposta all’abbandono del Sud, operato della nordica Italia unita. Una regione di circa 20milioni di abitanti farebbe sentire il suo peso. E’ scontato che tante sarebbero le resistenze alla nascita di questa unica macroregione. Scomparendo le attuali esistenti regioni, si perderebbero poteri, clientele, assessorati, consiglieri, apparati. Ma tantissimi sarebbero i vantaggi di una gestione unitaria di tutto il Sud. Diminuirebbero drasticamente le spese amministrative e gestionali. Automaticamente i cittadini usufruirebbero di una considerevole riduzione delle tasse. Le attuali Regioni potrebbero diventare le Province di questa Macroregione. Così da 35 province si passerebbe a 8. E comunque i servizi fondamentali verrebbero distribuiti su tutto il territorio. I Comuni in base alla vicinanza territoriale e alle affinità storiche e sociali potrebbero scegliere la provincia cui appartenere. Fonte: http://roccobiondi.blogspot.it/2012/07/macroregione-e-province.html ——————— – Quando una vera riunione (unione …) dei movimenti sicilianisti ? da osservatorio-sicilia.it

C’eravamo anche noi tra i movimenti (?) che hanno incontrato Massimo Costa sabato 25 agosto a Palermo. Fiduciosi ci siamo installati in una scomoda sedia ed abbiamo atteso che la presidenza della riunione desse avvio al confronto. L’attesa è stata lunga, come se non si riuscisse effettivamente a trovare il coraggio di iniziare, perduti dietro presentazioni e rituali che almeno servivano a lasciare sbollire le fibrillazioni, anche se sembravano tutti convinti e partecipi del momento. Il nostro entusiasmo pero’ andava affievolendosi mano a mano che gli interventi si snocciolavano verso la fine della mattinata e che capivamo che invece dei movimenti c’erano tante brave persone accomunate dal denominatore Sicilia e dalle necessità di dover fare qualcosa ma, alla fine, e lo hanno confessato in tanti, venivano a parlare a nome personale e rappresentavano solo se stessi. Difficile dare avvio ad un progetto di unità se effettivamente nessuno sembrava avere legittimità a rappresentare qualcosa di organico e strutturato. Continua a leggere su: http://www.osservatorio-sicilia.it/2012/08/26/quando-una-vera-riunione-unione-dei-movimenti-sicilianisti/

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