– Napoli: l’Eden del Sud Gli Svizzeri a Napoli: storia di una presenza di oltre due secolidi Tindaro Gatani, da ticinomanagment.ch

Negli ultimi decenni del XVIII secolo, furono per primi i mercenari svizzeri, di ritorno dal servizio sotto i Borbone, a far conoscere ai loro compatrioti le bellezze naturali dell’Italia meridionale e della Sicilia. Nei loro diari, nelle loro lettere, spesso anche nei loro disegni e nei loro dipinti, vengono fuori scene pittoresche, quadri di campagne ubertose, visioni di spiagge romantiche, panorami ridenti, ma anche la povertà della popolazione, l’arretratezza delle vie di comunicazione, la mancanza di organizzazioni commerciali e di industrie. A capo delle truppe mercenarie c’erano personaggi della borghesia che, oltre alla pratica delle armi, conoscevano anche quella del commercio. Si trattava spesso di gente che aveva frequentato le migliori scuole del paese. Alcuni di loro, una volta terminato il servizio, decidevano di stabilirsi per sempre a Napoli o in altre città del regno, per godersi la pensione o dedicarsi a qualche commercio con la madrepatria. I mercenari furono seguiti da schiere di viaggiatori, artisti, intellettuali, negozianti, banchieri. Il Regno delle due Sicilie, divenuto nella fantasia popolare l’eden del Sud, attirò dunque anche alcuni emigrati elvetici in cerca di fortuna. Non furono casi isolati, ma un rivolo continuo, che portò operai ed artigiani, ma anche imprenditori – soprattutto dai Cantoni di lingua tedesca – a stabilirsi nel regno dei Borbone. Continua a leggere su: http://www.ticinomanagement.ch/Docs/introduzione_as_0606.pdf ——————– – Squillace non è Faenzadi Francesca Di Pascale – Briganti, da gruppo briganti.blogspot.it

Squillace è un piccolo comune in provincia di Catanzaro, poco più grande di 30 Kmq e con appena 3500 abitanti. Ha un borgo antico che si sviluppa attorno ai ruderi di un castello veramente notevole e, ben poco altro. Il mare della Marina, invece, è bellissimo, limpido e calmo. …… Passando dinanzi ad una delle botteghe, leggi in una teca alcuni documenti storici e scopri che nel 1756 al foglio n° 6431 del Catasto Onciario* di Napoli, per il distretto di Squillace, erano iscritti ben 31 ceramisti, di cui 10 fajenzari e 21 maestri pignatari. …… Spulciando notizie sull’argomento, scopri che la tecnica utilizzata dai ceramisti di Squillace è di origine bizantina e che nel 1489, il Re di Napoli Alfonso d’Aragona visitò il Castello di Squillace e ordinò un’artistica anfora che riproduceva il ritratto di Alfonso, duca di Calabria e l’aquila reale degli aragonesi che sarebbe stata battuta a Firenze nell’asta Sotheby’s del 12 maggio 1982. …… A questo punto ti chiedi: come mai le promesse di grandezza di questo paesino e del suo comprensorio sono state disattese? Perché non è divenuto un polo di eccellenza? Come mai le 15 fornaci operanti nel 1756 non sono più alimentate, sono spente, sempre che ancora esistono? Perché questo paese che nel 1489 si meritò la visita di Alfonso D’Aragona e che era attivo e produttivo, oggi è abitato da fantasmi e da vecchi? Cosa è accaduto? Continua a leggere su: http://gruppobriganti.blogspot.it/2012/08/squillace-non-e-faenza.html ——————– – Statuto Siciliano, rapporti fra Regioni e Stato, Alta Corte, perdita di sovranità monetaria e politica degli stati.Sulla questione di cui al titolo, consigliamo vivamente l’ascolto della trasmissione radiofonica andata in onda il 31/7/2012 su Radio In 102; (magari mentre si continua a navigare…)

Ospiti: Prof. Massimo Costa, docente di Economia Aziendale all’Università di Palermo; Dott. Lidia Undiemi, Economista e Dott. Gianni Lo Piccolo. Da Radio In 102 http://www.mixcloud.com/tobiac/italia-confederata-puntata-del-31-07-2012/ ——————– – La Sicilia? Militarizzata e sotto attaccodi Daniela Giuffrida, da linksicilia.it

C’era una volta un’isola dorata, al centro di un mare tranquillo, con campi traboccanti di grano e cereali di ogni tipo. Era un’ isola felice, in cui tutte le popolazioni vicine si incontravano e scambiavano idee e culture… commerciavano fra loro e crescevano insieme… Certo, ogni tanto qualche scaramuccia e qualche lancio di catapulta e di cannoni. Subì delle conquiste e dei conquistatori, ma lo scudo di una profonda umanità e cultura la faceva comunque resistere, e fu così che divenne una terra ricca di sole e di pittori e poeti e la sua lingua si espanse per il mondo conosciuto dando origini a nuovi idiomi e a nuova cultura… Poi un giorno, un mago cattivo, con una polverina magica, la trasformò in una bruttissima portaerei, imbottita di testate nucleari. Pronta a seminare morte…. ovunque. Era il 10 febbraio del 1947, quando venne firmato a Parigi il trattato di pace fra l’Italia e le Potenze Alleate ed Associate. Il Che venne ratificato nel 1952 ed il suo contenuto come è ovvio, non è mai stato modificato. L’art 50 al comma 2 recita: “In Sicilia e Sardegna tutte le installazioni permanenti e il materiale per la manutenzione e il magazzinaggio delle torpedini, delle mine marine e delle bombe saranno demolite o trasferite nell’Italia continentale entro un anno dall’entrata in vigore del presente trattato”. Ed era solo il 1947! Al comma 3 invece recita: “Non sarà permesso alcun miglioramento o estensione delle installazioni esistenti o delle fortificazioni permanenti della Sicilia e della Sardegna”. Quindi in teoria in Sicilia non dovrebbe esservi traccia di giocattolini bellici di alcun tipo ma non è così! Continua a leggere su: http://www.linksicilia.it/2012/09/la-sicilia-militarizzata-e-sotto-scacco/ —————— – Taranto, L’ILVA e l’industrializzazione del Mezzogiornodi Massimiliano, da agoravox.it

I recenti tragici avvenimenti giudiziari che ci riportano le cronache di Taranto in merito alla questione Ilva imperniata su di una scelta tragicamente paradossale tra una morte lenta dentro o fuori la fabbrica non meravigliano chi, nato e cresciuto nel Mezzogiorno d’Italia, ha avuto modo di vivere personalmente le tragediedi quello che viene considerato da sempre – ma se riflettiamo “appena ” (nell’arco di 2000 anni di civiltà “meridionale”) da 151 anni – un peso morto che il Paese “civile e produttivo” si porta addosso appunto da sempre quale sarebbe il Sud Italia

(foto tratta da insorgenzacivile.it)

A ben vedere la tragedia di Taranto è veramente lo specchio ed il sunto di tante elaborazioni storiche, sociali, politiche, economiche e financo antropologiche che da un secolo e mezzo politici, sindacalisti, professori universitari, fondazioni, commissioni, agenzie speciali, ecc.ecc. sviluppano invano circa la c.d. “questione meridionale”. Continua a leggere su: http://www.agoravox.it/Taranto-l-Ilva-e-l.html

Pages: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71