– Il Marxismo e la questione meridionale (I) (Con alcuni giudizi di Marx ed Engels su garibaldi) di Demetrio De Stefano, da Eleaml.org, su segnalazione di Angelo D’Ambra Gli scritti in lingua italiana che maggiormente definiscono il pensiero di Marx e di Engels sul Risorgimento, e precisamente sugli avvenimenti di Sicilia e di Napoli del 18606, sono indubbiamente alcuni brani del «Carteggio». Oltre questi sei volumi di lettere (l) sono stati pubblicati: gli «Scritti di Carlo Marx e di Federico Engels sulla rivoluzione italiana del 1848» (2), che trattano dell’indipendenza dallo straniero e di riforme in senso liberale, nonché di una unione democratica di tutti gli italiani; i volumetti di Engels «Po e Reno», «Nizza, Savoia e Reno» (3), scritti tra l’inizio del 1859 e il febbraio del 1860, concernenti questioni prevalentemente militari; gli «Scritti italiani» (4), che sono nella quasi totalità posteriori al 1871, e che riguardano la formazione del movimento operaio italiano. Gli articoli di Marx e di Engels sul giornale degli emigrati tedeschi a Londra «Das Volk», sulla viennese «Die Presse» e sulla «New York Tribune» che, secondo Giuseppe Garritano (5), «completano e definiscono la posizione di Marx e di Engels nei confronti della guerra italiana del ’59, dei suoi principali protagonisti e in generale del movimento italiano di unificazione», rimangono ancora sconosciuti ai lettori italiani, nonostante lo stesso Garritano abbia annunciato, già nel 1952, che le Edizioni Rinascita si preparavano a pubblicarne la traduzione in un unico volume (6). Il 1860 fu indubbiamente l’anno in cui è nata la questione meridionale; fu allora che Il Regno delle Due Sicilie, dove ebbero inizio i movimenti che costituirono «il prologo della sollevazione europea del 1848» (7) e dove Ferdinando II di Borbone, «primo fra tutti i principi italiani» (8); fu costretto a concedere una Costituzione ancora più avanzata del successivo Statuto albertino (9), fu proprio in quell’anno che il Regno delle Due Sicilie cessò la propria esistenza come nazione indipendente e sovrana. Intervenuto in aiuto dei siciliani insorti, cui fecero seguito i calabresi insorti anch’essi, Garibaldi trasformò l’insurrezione in annessione, e, in opposizione alla volontà della popolazione pure se un plebiscito ebbe luogo, al quale non può attribuirsi alcun valore per il modo e le condizioni in cui venne tenuto, rimise il più vasto e il più antico degli Stati italiani incondizionatamente al piccolo Piemonte, che gl’impose i propri ordinamenti politici, militari e amministrativi, al posto di quelli nazionali spezzati, soffocò ogni forma di sviluppo economico, distrusse la classe dirigente, disperse il patrimonio culturale, instaurò un regime poliziesco. Pur di estendere la propria egemonia, la borghesia piemontese non rifuggì neppure dalla rappresentazione di un Mezzogiorno barbaro. Qui, intanto, uniche forze nazionali rimasero i Borboni e il popolo, entrambi avversi alla conquista piemontese, mentre gli esuli moderati e la borghesia pavida inaugurarono una politica di tradimenti nazionali, gli uni per soddisfare ambizioni personali, l’altra per la conservazione dei propri privilegi. Continua a leggere su: http://www.eleaml.org/nicola/storia/01_procellaria_1959_marxismo_questione_meridionale_Demetrio_de_Stefano_2012.html ——————– – Il Leninismo e la Questione meridionale (II) di Demetrio De Stefano, da eleaml.org, su segnalazione di Angelo D’Ambra È definizione generalmente accettata dai comunisti che il leninismo è il marxismo nelle condizioni del capitalismo, del quale costituisce, anzi l’ulteriore sviluppo (29). Dinanzi alle conseguenze gravi che son derivate al Mezzogiorno della sua annessione al Piemonte, ed ai giudizi espressi da Marx e da Engels sui protagonisti e sugli avvenimenti del 186061 i primi strumento della monarchia piemontese, i secondi provocati da essa (30) quale linea politica imponeva il marxismo leninismo al Partito Comunista Italiano per la soluzione della questione meridionale? Poiché è evidente che la causa dell’interrotto sviluppo dell’Italia meridionale è derivata dall’unità, dopo cui il Mezzogiorno ha presentato le più importanti caratteristiche di una questione nazionale aperta 1) per la divisione reale che esiste tra Nord e Sud, principalmente sotto l’aspetto economico (31); 2) perché tanto Napoli quanto la Sicilia non desideravano l’annessione al Piemonte, ma questa venne loro imposta; 3) per l’innegabile fallimento del principio unitario, come dimostra la stessa concessione di uno Statuto speciale alla Sicilia (32): 4) perché l’Italia meridionale era costituita in Stato indipendente da circa 8 secoli (33) ed era separata dalle regioni settentrionali ad incominciare dalla fine del VI secolo; 5) per il perpetuarsi dei contrasti tra Nord e Sud, tra gli ultimi la polemica «antisudista» svolta principalmente a Genova e a Torino dove il Movimento Autonomista Regionale Piemontese ha chiesto di aggravare la legge fascista sull’urbanesimo (34): 6) perché i poteri dello Stato si inframettono anche nell’attività delle Regioni a Statuto speciale (35); ecc.; per queste ed altre ragioni storiche, economiche e politiche, la concezione leninista della questione nazionale fa obbligo al proletariato della nazione che opprime, cioè delle regioni settentrionali, di riconoscere alla nazione oppressa, vale a dire al Mezzogiorno e alle Isole, il diritto di autodecisione; e ciò anche perché «la paura del separatismo in Italia è vecchia quanto l’unificazione nazionale» (36). Che nel Mezzogiorno si ponga una questione nazionale insoluta è fuori dubbio. Continua a leggere su: http://www.eleaml.org/nicola/storia/02_procellaria_1959_leninismo_questione_meridionale_Demetrio_de_Stefano_2012.html ——————- – 6 settembre 1860: nasce la camorra tricoloredi Vincenzo Gulì, da parlamentoduesicilie.eu

Molti ricordano l’8 settembre (1943 per le vergogne finali dei Savoia), alcuni il 7 settembre (1860 conquista garibaldina di Napoli) ma nessuno ha mai sottolineato l’importanza del 6 settembre 1860. In quell’infausto giorno a Salerno si verificò un evento che avrebbe condizionato il Mezzogiorno d’Italia negli anni a venire. Appena il legittimo Re di Napoli Francesco II di Borbone lascia la capitale, frastornato dalla letale diplomazia europea, due personaggi assai loschi Liborio Romano e Salvatore De Crescenzo accompagnano l’ultimo sindaco di Napoli, Giuseppe Pignone del Carretto (Principe d’Alessandria e Marchese di Oriolo), a Salerno dove è in attesa Garibaldi, giunto lì senza colpo ferire dalla Sicilia. Liborio Romano, imposto a Francesco II nell’ultimo governo borbonico, era un avvocato pugliese difensore dei malviventi napoletani; Salvatore De Crescenzo, detto Tore ‘e Criscienzo, era un aderente alla camorra, ridotta ai minimi termini dai Borbone. Entrambi scortano il sindaco, assieme a una teppaglia di napoletani (come la sorella di Tore Marianna ‘a sangiuvannara – tenutaria di bordelli – o l’altro guappo Totonne ‘e Porta ‘ e massa – grassatore di quartiere- ) con uno scopo ben preciso. Il timore reverenziale che Garibaldi aveva della metropoli che stava per prendere lo aveva spinto a contattare la feccia della capitale, com’era abitudine dei rivoluzionari per fare massa, per garantirsi il tranquillo ingresso in città. Ma i camorristi locali (si ripete che, analogamente alla mafia, con i Borbone non esisteva alcuna criminalità organizzata ma solo un naturale e minimo indice di criminalità) erano più scaltri del previsto e, come già accaduto prima di Marsala, vogliono fare un patto speciale con il nuovo padrone. E’ un vero patto criminale, stipulato sotto la bandiera tricolore, che non si accontenta di vantaggi immediati, bensì pretende ed ottiene una collaborazione più o meno occulta ma sempre stabile con il potere costituito (la prima grossa applicazione si avrà con il falso plebiscito del 21 ottobre). Nasce così la malavita organizzata, funzionale a chi vuol mantenere il governo e che sopravvive fino ai nostri giorni…(V.G.) Fonte: www.parlamentoduesicilie.eu ——————– – Percorsi dell’unità d’Italia: confronto e conflitto – Prof. Paolo Savona da youtube.com, su segnalazione di Giovanni Martino ——————— – 8 settembre: Il Sud con Pino Aprile si mette in movimentoda partitodelsud.blogspot.it

Sarà una data importante per il Sud, il prossimo Sabato 8 settembre a Bari, L’8 settembre, in effetti, è una data che evoca la caduta morale dell’Italia e allo stesso tempo la necessità di una svolta profonda, che faccia uscire il Mezzogiorno dal torpore e della marginalità degli ultimi anni. Pino Aprile, giornalista e scrittore, incontrerà a Bari i sottoscrittori dell’appello rivoltogli il 14 luglio scorso a Monte Sant’Angelo (FG) da quattro movimenti meridionalisti e firmato da oltre 1000 tra intellettuali e cittadini. All’autore di “Terroni” è stato chiesto di mettersi in gioco in prima persona e rappresentare le Terre del Sud insieme a tutti coloro, firmatari, cittadini, movimenti e associazioni che lo vorranno. Nella lettera aperta consegnata a luglio a Pino Aprile, al termine della prima dello spettacolo con Eugenio BennatoProfondo Sud”, da Marco Esposito, assessore del Comune di Napoli, e dai rappresentanti del Partito del Sud, Partito per il Sud, l’Altro Sud e Insieme per la Rinascita, si afferma che “è il momento di osare. Va promosso un Movimento che abbia a cuore gli interessi delle Terre del Sud. Libero e democratico, certo, ma soprattutto schietto, orgoglioso, allegro, mediterraneo. Un Movimento aperto, ma che tenga fuori chi ha governato a braccetto con partiti nordisti e oggi magari cerca di riverniciarsi. Un Movimento che punti nelle elezioni del 2013 a una rappresentanza diretta in Parlamento e che subito dopo apra città per città una fase costituente sulla strada da intraprendere perché i giovani del Sud possano contare in Europa senza esser costretti a lasciare le proprie Terre.” L’incontro si svolgerà a Bari nella Sala Consiliare di Corso Vittorio Emanuele II, n. 84, dalle 16.30 fino alle 19.30, grazie alla ospitalità del Sindaco Michele Emiliano che sarà presente all’incontro e firmerà l’appello ad Aprile. Informazioni sull’evento, testo dell’appello e primi firmatari sono disponibili al sito http://partitodelsud.blogspot.com e sul gruppo Facebook “Con Pino Aprile sotto un’unica bandiera”. Sarà possibile seguire la diretta Twitter utilizzando l’hashtag #appelloaprile Fonte: http://partitodelsud.blogspot.it/2012/09/8-settembre-il-sud-con-pino-aprile-si.html ——————- – L’Italia si cerca e non si trovadi Enzo Di Brango, da umbria.left.it

L’Italia si cerca e non si trova. Unità, federalismo, democrazia di fronte alla colonizzazione del Sud. Cronaca di 150 anni, di Enzo Di Brango (Qualecultura edizioni) Tutto quello che è stato, dal 1861 ad oggi, nella storia politica dell’Italia, è stato condizionato non solo dal peccato originale di una unità a dir poco imperfetta, ma anche dal raccontarla diversa da quel che realmente è stata: sui libri, sui media e su ogni altro mezzo in grado di condizionare la pubblica opinione. …L’analisi del processo unitario e della formazione dello Stato, tenterà di dimostrare come le grandi contraddizioni sociali, economiche e politiche di oggi scaturiscano da un processo imperfetto che, tra omissioni, censure, prevaricazioni e sopraffazioni ci restituisce, oggi, più italie divise e, spesso, le une contro le altre armate. Qualecultura Edizioni, E 12,00. Fonte: http://www.umbrialeft.it/approfondimenti/libri-litalia-si-cerca-e-non-si-trova-enzo-brango

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