– Tutti al No Monti day

di Giulietto Chiesa, da youtube.com

 

 

 

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– Il 18 brumaio di Napolitano I° e il M5S

di Paolo Becchi, Professore ordinario di Filosofia del Diritto presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Genova, da beppegrillo.it

“Ci avviciniamo al termine: scadenza del mandato presidenziale di Napolitano, e fine della sedicesima legislatura dell’Italia repubblicana, spezzata dal passaggio da Berlusconi a Monti. Eppure si lavora per continuare a “bloccare” il sistema, nonostante – e forse proprio attraverso – le imminenti scadenze, le imminenti elezioni. Napolitano dichiara che continuerà a “vigilare” sul rispetto degli impegni presi nei confronti dell’UE. Re Giorgio non sarà più Presidente, ma lascia un’eredità al suo successore (e chi potrebbe essere, se non Monti? Ciampi fece un cursus honorum del genere: da Presidente del Consiglio a Capo dello Stato).

Le elezioni che si terranno – sembra dire il Presidente della Repubblica – non contano: tutti i partiti dovranno comunque accettare la continuità del programma del governo Monti. Le elezioni dovranno servire (paradossalmente) ad assicurare la continuità di un governo che continua a presentarsi come esperienza “a tempo”. Monti insiste nel dire che il “governo tecnico” è stata una “parentesi”: “L’esperienza del governo tecnico è limitata nel tempo […]. Superata l’esperienza del governo tecnico resterà l’eredità dell’importanza delle competenze nell’attività politica“. Potrà anche non esserci, forse, un “Monti-bis”, ad una condizione: che ciò possa favorire il mantenimento di quel “blocco” costituzionale fondato sull’intervento diretto del Presidente della Repubblica e sull’allineamento dell’Italia all’asse europeo – a cui non possiamo che dare il nome di Terza Repubblica -.

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http://www.beppegrillo.it/2012/09/il_18_brumaio_d.html#commenti

 

 

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– Napolitano e l’ipotesi di golpe bianco. Cronache delle mutazioni istituzionali.

di nique la police, da megachip.info

Quando Giorgio Napolitano fu eletto presidente della repubblica nella primavera 2006 nell’elettorato di centrosinistra, e là dove si fabbrica opinione pubblica, prevalsero due convizioni. La prima, all’epoca prevalente, che era stato eletto un vero guardiano della costituzione.

La seconda è che l’indirizzo della presidenza, dopo Ciampi e Cossiga, sarebbe stato meno monetario e più politico (dopo il periodo Ciampi, ex presidente della Banca d’Italia) più legato alla continuità delle forme istituzionali e meno ai momenti di rottura (visto il periodo Cossiga, quello del “picconatore”).

Nonostante sia stato votato quasi esclusivamente dal centrosinistra Napolitano era un candidato presidente apprezzato anche dal centrodestra. Riporta il Corriere della Sera dell’epoca: “Dal centrodestra sono venute molte esplicite dichiarazioni di apprezzamento per Giorgio Napolitano, tali da far pensare che la divisione degli schieramenti sul suo nome sia molto più formale che sostanziale”. Va considerato che a suo tempo, fine anni ’80 la corrente milanese di Napolitano nel Pci riceveva pubblicamente, per la propria rivista, finanziamenti da Publitalia ricambiando con articoli sulla “modernizzazione” (testuale) del modello di impresa berlusconiano.

Ma è storia vecchia, solo per far capire che l’apprezzamento del centrodestra per Napolitano (l’unico che difese nel Pci, anche qui pubblicamente, Craxi contro la linea berlingueriana delle mani pulite) aveva comunque radici lontane. E anche per far comprendere che Napolitano è un soggetto politico apparentemente statico. Nella continuità, della indigeribile retorica istituzionale che lo contraddistingue, metabolizza continuamente le trasformazioni.

I tempi infatti cambiano, anche velocemente, vista la dura situazione nazionale e internazionale. Nel burrascoso triennio dell’ultimo governo Berlusconi, Napolitano ha seguito di fatto la seguente linea: gioco di interdizione formale, ma senza rompere clamorosamente (anche se ci è andato vicino a causa di qualche pittoresca pretesa di decreto da parte di Berlusconi), verso le leggi aziendali del presidente del consiglio (comprese le leggi personali); gioco di difesa delle prerogative istituzionali nel momento in cui il governo di centrodestra arrivava vicino al piano rottura con l’ordinamento della repubblica (sempre a causa delle leggi personali). La defestrazione di Berlusconi, su cui Napolitano ha lavorato alacremente non prima di aver stoppato un Monti già pronto nell’agosto 2011, chiude poi non solo una fase del settennato ma anche della vita della repubblica. Pensare Napolitano con gli occhi rivolti al periodo precedente alla caduta di Berlusconi è qualcosa che può solo disorientare rispetto a quanto accade oggi.

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http://www.megachip.info/tematiche/beni-comuni/8896-napolitano-e-lipotesi-di-golpe-bianco-cronache-delle-mutazioni-istituzionali.html

 

 

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– Jules Assange, l’incubo dei potenti della terra

di Giovanna Livreri, da linksicilia.it

Tutti ormai conosciamo quel biondino pallido e slavato , apparentemente paranoico che, da qualche anno, fa tremare i poteri forti planetari, considerato il generatore di scandali internazionali e che risponde al nome di Julian Assange. Dopo anni di battaglie, che vanno avanti dal 2008, tra mordi e fuggi e tira e molla giudiziari infarciti da accuse di stupro multiplo in Svezia, lo sorso 15 giugno del 2012 Assange capisce che per lui è finita. Mentre ciò avveniva, all’oscuro di noi italiani, troppo ipnotizzati dallo spred, il Brasile diveniva l’ottava potenza mondiale defenestrando l’Italia che non verrà così più convocata al G8. Ma questa è un’altra storia.

Assange quindi si trovava a Londra. Gli agenti inglesi l’avrebbero dovuto arrestare. L’evento era già stato organizzato. Lo avrebbero portato a Stoccolma dove, all’aeroporto, non sarebbe stato prelevato dalle forze di polizia di Sua Maestà la regina di Svezia, bensì prelevato, come spiattellato dai giornali inglesi, da due ufficiali della Cia e da un diplomatico statunitense. I quali, avvalendosi di specifici accordi formali sanciti tra le due nazioni, avrebbero fatto prevalere il “diritto di opzione militare in caso di conflitto bellico dichiarato”, sostenendo che Jules Assange era “intervenuto attivamente” all’interno del conflitto Nato-Iraq mentre la guerra era in corso. Lo avrebbero portato direttamente in Usa, nello Stato del Texas, dove sarebbe stato sottoposto a processo penale per attività terroristiche, chiedendo per lui l’applicazione della pena di morte sulla base dell’applicazione del Patriot Act Law. Dimostrando cosi che la storia dello stupro è una montatura per i creduloni.

Sembra una spy story: ebbene, lo è. Assange, a questo punto, si consulta con il suo legale, l’ex magistrato Garzon, e fa la scelta, dopo tre giorni di vorticosi scambi di informazioni in tutto il pianeta, di passare sotto la protezione dell’ambasciatore dell’Equador a Londra. “Vai all’ambasciata dell’Ecuador, a piedi, con la metropolitana, e rimani lì”: così gli avrebbe detto il suo avvocato.

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– La Borsa vola, i soldi fioccano. Siamo dentro la vera “tempesta perfetta”. E così vendono SNAM e ENI

di Cori Modigliani, da come donchisciotte.org

Un post noiosetto, lo premetto. Ma utile. Quantomeno me lo auguro. Per dedicargli dei pensieri nell’arco del week end. Qui si spiega che cosa stanno combinando Monti e Passera. Mentre la cupola mediatica, ben orchestrata, gestiva la grancassa dello scilinguagnolo teledipendente in questo finale estivo -facendoci credere che il destino dei popoli europei e delle nazioni mediterranee dipendesse da ciò che fa il mattino Gianroberto Casaleggio- Mario Monti & co. mettevano a segno l’operazione di schiavismo annunciato, gestendo a meraviglia “la tempesta perfetta”, peraltro da loro annunciata con enfasi su tutta la stampa cartacea. Bravi, non c’è che dire. Gli sta andando di lusso.

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http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=10814

 

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– “L’attacco al consolato USA a Bengasi non è mai avvenuto”. Le dichiarazioni shock del freelance Jim Stone

di David Pascucci, da ibtimes.com

Secondo il giornalista freelance Jim Stone, l’attacco al consolato di Benghazi è inventato e spiega le ragioni di questa dichiarazione nel suo blog. Innanzitutto, il giornalista premette la non esistenza di un consolato Usa a Benghazi in quanto, secondo il sito ufficiale del Dipartimento di Stato Usa, l’unica ambasciata in Libia risulta essere quella di Tripoli (lista ambasciate e consolati Usa nel mondo). In sostanza, il consolato di Benghazi non esisterebbe. Anche su Google Maps non risultano ambasciate/consolati Usa a Benghazi, inoltre dalla lista delle ambasciate Usa pubblicata su wikipedia, viene confermata la presenza dell’unica ambasciata Usa in Libia situata a Tripoli.
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http://it.ibtimes.com/articles/35942/20120916/attacco-benghazi-usa-invenzione.htm

 

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