– Uscire dall’euro? Non sarà la fine del mondo. Anzi…

di Roberto Salerno, da linksicilia.it

Fra le tante leggende che corrono sull’euro, una è particolarmente divertente ed è diffusa da grandi esperti di economia che però, schivi e riservati per natura, invece che scrivere articoli di economia o insegnare, preferiscono diffondere il verbo dalle prime pagine dei giornali. Uno di essi è il famosissimo Massimo Gramellini (nella foto sotto a destra tratta da libriblog.com), uno che va forte nei social network, pieno di “mi piace” quasi come il suo omologo, Michele Serra, e che ci ritroviamo da quell’altro bel tomo di Fazio il sabato sera a spiegarci come si fa ad essere moderni.

A Gramellini chi chiede il ritorno alla lira mette tenerezza. Mutui raddoppiati, cittadini spaventati dal futuro, un pizzico di Weimar che fa tanto uomo di cultura e ci sta sempre bene e poi il dato tecnico, implacabile, con tanto di numeri: si va al supermercato con la carriola, inflazione a due cifre e perdita di valore del 30% in un solo giorno.

Beh, se lo dice Gramellini ci sarà del vero. Se poi lo conferma anche il grande segretario del grande partito della grande sinistra italiana allora il Paese è tranquillo: fuori dall’euro ci sono solo tenebre, anzi, la guerra come dice la Merkel; meno male che Monti c’è.

Ma questo Paese, ahilui, ha anche prodotto, oltre a segretari scamiciati e corsivisti illuminati, oscuri ricercatori che – lungi dal mettere in dubbio parole così solenni provenienti da scranni così autorevoli – si sono accorti di un paio di cose. Vediamo quali.

È ovvio che l’uscita dall’euro provocherà una svalutazione. Si esce dall’euro perché il cambio fisso con la Germania (ma anche Olanda, Finlandia, Austria) sta facendo “minnitta” dei Paesi periferici dell’Europa.

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http://www.linksicilia.it/2012/10/uscire-alleuro-non-sara-la-fine-del-mondo-anzi/

 

 

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– Un fiore sulla mia tomba

di Claudio Messora, da byoblu.com

A sinistra potete vedere i costi dei partiti, del Senato, della Camera, delle Regioni, dei Comuni e delle Province. Le ultime due colonne a destra, invece, rappresentano quello che dovremo sborsare a causa del Fiscal Compact (ogni anno) e del MES, Il fondo salva-stati (solo come anticipo).

Ma sul MES e sul Fiscal Compact, e solo all’indomani della loro approvazione, c’erano cinque righe e mezza a pagina 7 del Corriere della Sera. Per Fiorito, Belsito, per gli stipendi dei parlamentari, per le auto blu e per le altre gravi ed imprescindibili questioni di natura comparabile, invece, non bastano tutte le cartiere riunite, e i telegiornali martellano a ciclo continuo. Intanto, oltre la cortina fumogena, portano avanti i loro piani, completamente indisturbati e senza nessuna opposizione politica.

Lo capite, adesso, come si declina il termine propaganda e come veniamo tenuti in apnea, nel ventunesimo secolo? Guardate che quello che leggete qui oggi, lo leggeranno i vostri pronipoti sui libri di storia, così come oggi, sui nostri libri di storia, leggiamo delle tecniche di propaganda usate dalla prima guerra mondiale in poi per addomesticare l’opinione pubblica. Se ai soldati asserragliati nelle trincee dal 1915 in poi qualcuno avesse detto che i dispacci letti dai generali e le prediche dei preti alle truppe erano tutte balle congegnate nei circoli degli intellettuali viennesi per suscitare una reazione forte e ottenere gli obiettivi delle élite, ci avrebbero creduto o lo avrebbero guardato come un povero scemo?

Faccio un appello agli storici del 2100: venite a mettere un fiore sulla mia tomba. Anche telematico va bene (se nel frattempo avranno finalmente realizzato la banda larga).

Fonte:

http://www.byoblu.com/post/2012/10/18/Un-fiore-sulla-mia-tomba.aspx#continue

 

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– Paesi Baschi, Bitonci: la via dell’indipendenza è l’unica possibile

da lindipendenza.com

Massimo Bitonci, parlamentare padovano della Lega, capogruppo in Commissione bilancio alla Camera, accoglie con grande favore il risultato delle regionali spagnole: “I partiti indipendentisti baschi hanno raggiunto, insieme, il 60% dei consensi. Questo risultato è storico non solo per la Spagna, ma per tutta l’Europa, dove, sempre più forte, si impongono i venti indipendentisti”.

“Il 25 novembre per il governo centrale ci sarà da affrontare la grana della Catalogna – insiste Bitonci – Il secessionismo catalano è molto simile a quello veneto. Si alimenta con la crisi economica e, soprattutto, con le disparità di trattamento fra la periferia e Madrid. A scandalizzare i catalani c’è la questione relativa al residuo fiscale: ogni anno 2000 euro per ciascuno cittadino finiscono nelle tasche di Rajoy, fuori dalla disponibilità di Barcellona. La cifra, se paragonata al residuo fiscale Veneto, è comunque ridicola: ogni nostro concittadino paga a Roma tre volte tanto”.

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http://www.lindipendenza.com/paesi-baschi-bitonci-la-via-dellindipendenza-e-lunica-possibile/

 

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– Cina: Recessione nel 2015, rivolte già iniziate

da altra informazione.it

La Cina non cresce più esponenzialmente, fatica a tenere la crescita lineare. Pare sia una tragedia da quelle parti passare da un aumento del PIL a due cifre percentuali a solo una. Nelle campagne la fame cresce, come la disoccupazione nelle città: pure le antiche tensioni territoriali col Giappone fanno capolino. Spesso l’esercito arriva a “pacificare” quartieri e città in rivolta (nella foto a lato: truppe all’opera nello Xinjiang, dove da due anni gli scontri etnici e religiosi non possono più essere sedati dalle sole forze di polizia). I grandi progetti speculativi frenano, pure il consumo energetico non cresce più esponenzialmente: se l’andazzo si conferma, sempre più analisti prevedono* già per il 2015 l’anno del PIL addirittura negativo cinese (negli ultimi trent’anni il minimo storico è un misero +4% nel 1990, il prodotto interno lordo cinese cresce ininterrottamente dal 1975**).
Entro questo decennio, non tra duecento anni, anche la Cina entrerà nel gotha… dei paesi industriali falliti e suonerà la campana a morto dell’era industriale.

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http://www.altrainformazione.it/wp/2012/10/19/cina-recessione-nel-2015-rivolte-gia-iniziate/

 

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