– Saviano è molto peggio della camorra

di Paolo Barnard, da poalobarnard.info

(foto tratta da comedonchisciotte.org)

Potrei fare a pezzi l’ultima uscita di Roberto Saviano sul New York Times con una pesante e uggiosissima sfilza di critiche tecniche a molte delle sue parti. Ma non è necessario. Che questo sciagurato falsario morale – un servile apologista dei colossali crimini d’Israele mai mosso da un grammo di pietà per il genocidio dei palestinesi, ma ostentatamente dilaniato dal ‘genocidio’ dei campani per mano della Camorra (che ha ammazzato in 30 anni quello che Israele ha ucciso in un singolo bombardamento sui contadini del Libano in pochi mesi, solo uno dei tanti crimini contro l’umanità di Tel Aviv) – sia una vergogna nazionale l’avevo già scritto, un pupazzo editoriale autore di un libro sulla Camorra che ha rivelato di quell’organizzazione cose che hanno fatto sbadigliare mezza Campania. Oggi Saviano piazza sul massimo quotidiano USA uno scritto dove, fra immense svirgolate di finanza bancaria da bar, ci dice questo: in Grecia, ma anche in Spagna e Italia, la povera gente è ridotta alla schiavitù degli usurai per colpa delle commistioni fra criminalità organizzata e politici locali marci. Ah, davvero?

Ma dove si informa Saviano? No, Saviano non s’informa, balbetta ciò che gli dettano, ed è così da troppo tempo, troppo. Era scarsamente tollerabile che costui, col pretesto di denunciare la Camorra, facesse il burattino nel ruolo del Vate disceso dal cielo di De Benedetti-Editoriale La Repubblica a predicare la brodaglia di Silvioèilmalechepiùmalenoncen’èneppurecolcandeggio. E ci turavamo il naso, noi italiani ancora liberi di pensare.

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– Usciamo dal letargo

di Claudio Messora, da byoblu.com

Dunque siamo al punto in cui di democratico, in questa nostra democrazia, non resta quasi niente. Oggi cominciano a dirlo anche sul Corriere, nell’editoriale a firma di Giovanni Belardelli. Voglio puntualizzare meglio.

Quando Mario Monti ricevette l’investitura, una delle mie principali obiezioni (a parte la sua storia personale che avevo delineato in “tutto tranne democrazia“) fu la seguente: una democrazia si basa sul fatto che il popolo, dopo avere valutato con opportuno dibattito e stimolato la formazione di un’opinione pubblica, sceglie i propri rappresentanti e un programma di Governo. I tecnici, viceversa, erano stati collocati nella loro posizione senza dibattito, dalle élite, accettando come se fosse acqua fresca il pesantissimo principio che in certi casi una democrazia può trasformarsi in oligarchia illuminata, se le condizioni di urgenza lo richiedono. Il problema di questa impostazione è che prevede che ci sia qualcuno che decide, e che questo qualcuno non sia il popolo. Una sorta di controllore occulto, cioè, dormiente, che tiene sotto controllo il Paese e valuta se le sue scelte siano appropriate o meno, per poi intervenire quando ravvisa segnali di una deriva indesiderata. Ma un tale controllore non può essere dato, formalmente, perchè presupporrebbe nei fatti l’esistenza di una élite che si trova al di fuori di qualsiasi controllo democratico, che segue le regole di una costituzione non scritta, decisa solo verbalmente in un qualche consesso segreto.

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– Perché “TORNEREMO ITALIA” e senza perdono.

di Paolo Barnard, da paolobarnard.info

Non esiste perdono per chi viola il tempio della fiducia degli innocenti. Un uomo chiamato Gesù ce lo ha insegnato per l’eternità. I ladri e i truffatori violarono il suo ‘tempio’, ed egli li cacciò con spietata violenza. Nessun perdono dal Dio dell’amore.

Io ero un bambino alle scuole Carducci di Bologna quando le figurine del sussidiario mi parlavano del futuro di pace e di prosperità della CECA, la Comunità dell’Acciaio e del Carbone, incubatrice dei Trattati CEE, la Comunità Economica Europea. Era il 1966, io guardavo i ritratti di questi uomini della politica importante che mi apparivano dei papà supremi e giusti, genitori sapienti dei un avvenire sapiente. Quel bimbetto non immaginava, e non lo sapevate neppure voi, che già in calce a quei Trattati stavano i nomi di due biechi lobbysti degli interessi Neomercantili franco-tedeschi, Jean Monnet e Robert Schuman. Un diplomatico e banchiere ultra cattolico il primo, e un fanatico cattolico amico di Salazar e di Mussolini il secondo, entrambi odiavano la democrazia e predicavano il diritto assoluto delle elite di governare le “masse ignoranti”, passando per la distruzione delle sovranità degli Stati. Già allora l’inganno era totale, scientemente costruito, foraggiato dalle ideologie pre e post nazi-fasciste con le mefitiche iniezioni dell’integralismo vaticano e di Julius Evola, dei deliri sociopatici della scuola austriaca di Friedrich Hayek, del pensiero sadico dei mostruosi Leon Walras e Jaques Rueff. Un verminaio al curaro che è rimasto celato a tutti noi per altri cinquant’anni, fino all’apparizione di quella bandiera blu a stelle gialle in cerchio, così moderna, ohh!, così futuro, così giusta! Vero?

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– Falliti e servi allo sbaraglio

di Eugenio Orso, da comedonchisciotte.org

Non sono affatto sicuro che Beppe Grillo dice bene, cogliendo la sostanza delle cose, quando si rivolge alla mignatta neoliberale Bersani – apostata del comunismo e capofila politico dei servitori delle Aristocrazie finanziarie nella penisola – in questi esatti termini: «Si rassicuri, lei non è un fascista. E’ solo un fallito. Lo è lei insieme a tutti i politici incompetenti e talvolta ladri che hanno fatto carne da porco dell’Italia e che ora pretendono di darci anche lezioni di democrazia. Per rimanere a galla farete qualunque cosa. A Reggio Emilia si celebra Pio La Torre mentre si tratta con l’Udc di Cuffaro. Amen.» Non credo che Bersani, con molte altre marionette al servizio del neocapitalismo finanziario, nell’agone politico nazionale, sia da considerarsi soltanto un fallito, e quindi un incapace e un incompetente, frutto di una “selezione inversa” e del depotenziamento della politica in uno stato sempre meno sovrano, perché i padroni globali della classe dominante, che lo tengono saldamente al guinzaglio, non sono disposti a tollerare troppo a lungo, oltre un certo limite, l’incompetenza, l’incapacità, il fallimento, che potrebbero improvvisamente ritorcersi contro di loro e i loro interessi.Un fallito incapace non è certo il miglior servo, tenendo conto che per le sue “caratteristiche” potrebbe fare dei danni rilevanti anche al padrone, e per giunta, come ben sappiamo, la classe dominate globale è in grado di sostituire i suoi servitori, e fra questi i politici nazionali liberaldemocratici nei paesi sottomessi, senza eccessive difficoltà, quando arriva il momento buono, come è accaduto nel novembre dello scorso anno con Silvio Berlusconi, alla guida del governo. Senza dubbio il capoccia pidiino Bersani, assieme a molti altri esponenti della sua camarilla politica (e delle camarille apparentemente avverse), ha contribuito a fare “carne di porco” del paese e degli italiani, come afferma Grillo, ma non per mera incapacità, per sconcertante approssimazione, per pressappochismo innato, per pura necessità di sopravvivenza della burocrazia politica (e della sinistra degenerata) che il suddetto rappresenta. Venendo al dunque, per quanto mi riguarda Bersani potrà essere tutto – un apostata, un imbroglione, un mentitore, un servo dei grandi poteri, addirittura un “ommemmerda”, in compagnia di tanti altri capi e capetti della sinistra neoliberista postcomunista – ma non proprio e non esattamente un fallito incapace, come sembra sostenere con forza l’arrabbiato Beppe Grillo, il quale probabilmente si illude di “sparare sulla Croce Rossa”, o sugli zombie caracollanti, come nei noti filmetti americani del genere.
Considerando che il destino dell’Italia è interamente nelle mani delle Aristocrazie finanziarie occidentali, e che la politica minore liberaldemocratica non ha più alcun potere decisionale effettivo sulle materie che contano (dalla moneta all’istruzione pubblica e alla sanità), Bersani, da bravo e fedele lacchè, sta soltanto eseguendo gli ordini esterni che gli piovono dall’altrove e dall’alto, assumendo comportamenti politici conformi al ruolo che d’autorità è stato assegnato ai leader di partito, a lui e naturalmente agli altri compari nella sua stessa condizione “servile”, senza distinzione alcuna di schieramento parlamentare: dagli Alfano in Berlusconi ai Casini in Caltagirone.

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– Una moneta “lombarda” contro il fallimento dell’euro

di Giovanna Passali – ilsussidiario.net, da comedonchisciotte.org

abbiamo avuto una interessante conferma del fatto che la Regione Lombardia si sta preparando all’introduzione di una moneta complementare sul proprio territorio. In quell’articolo, sicuramente per esigenze di sintesi, si accenna solo alle peculiarità della moneta complementare. Cerchiamo quindi di essere qui un attimo più precisi. Il concetto fondamentale è stato espresso con chiarezza dallo stesso Gibelli: mentre gli euro costano, le monete complementari non costano quasi nulla. Per essere precisi, gli euro costano euro, ma chi riceve euro, per legge, non ha il potere di creare nuovi euro, quindi non è in grado di restituirli. Può recuperare più euro dalla sua attività economica, ma sempre da soggetti che per legge non possono creare euro. Questo vuol dire che il debito finanziario di tutto il sistema economico nei confronti del sistema bancario è impagabile per mancanza di euro. L’unico modo per poter far andare avanti un sistema così mal concepito è la continua crescita del debito. Il risultato di tutto questo lo abbiamo sotto gli occhi, con l’attuale crisi.

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– Attacco alla libertà

di John Pilger, da come donchisciotte.org

La minaccia del governo britannico di irrompere nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra e trascinare via Julian Assange assume un significato storico. David Cameron, già uomo di pubbliche relazioni per un truffatore dell’industria televisiva e venditore di armi ad emirati, è sul punto di disonorare le convenzioni internazionali che hanno protetto i cittadini britannici nelle zone calde del pianeta. Proprio come l’invasione dell’Iraq da parte di Tony Blair ha portato direttamente agli atti di terrorismo registrati a Londra il 7 luglio 2005, così Cameron e il Ministro degli Esteri William Hague hanno compromesso la sicurezza dei cittadini britannici in tutto il mondo.

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