– LA Porta Reale  Ferdinandea di Noto (Sr)

di Giovanni Maduli

11/5/2012

 

Noto, la splendida cittadina in provincia di Siracusa, può definirsi a buon diritto, insieme a Scicli e Vittoria, una delle tre capitali del Barocco Siciliano.

Interamente ricostruita dopo il terribile terremoto del 9-11 gennaio 1693, definito come il più forte mai registrato in Italia con magnitudo 7.3, essa rappresenta un raro esempio di rinnovamento urbanistico ed architettonico impostato sui dettami culturali ed artistici dell’epoca. Non vogliamo però qui ricordare i suoi superbi palazzi, le sue splendide chiese, il suo maestoso e minuscolo al tempo stesso teatro; o la Chiesa del SS. Salvatore che fu classificata da Cesare Brandi come l’edificio che segnò in Italia il passaggio dal Barocco al nascente Neoclassicismo; né le sue quaranta chiese che, in segno di penitenza, fanno riferimento ai quaranta giorni trascorsi dal Cristo nel deserto ed ai quaranta giorni di Quaresima. Vogliamo invece interessarci, seppur brevemente, della sua Porta Reale o Ferdinandea realizzata nel 1838.

Fu edificata dall’ architetto napoletano Orazio Angelini, allievo del Canova, in occasione di una delle tre visite di Re Ferdinando alla città. Si presenta come un arco di trionfo in chiaro stile neoclassico, sormontato da tre figure: al centro, più alta, spicca la figura di un pellicano che simboleggia il Re nell’atto di strapparsi pezzi di carne per alimentare i suoi pulcini. Tale era infatti all’epoca la credenza popolare quando si osservava l’uccello che si beccava il petto; (oggi sappiamo che tale abitudine deriva dal fatto che proprio sul petto gli uccelli hanno una ghiandola che secerne un grasso che, spalmato sul piumaggio, lo rende impermeabile). Il Re quindi, era visto come il padre che si privava di parti del suo corpo per allevare i suoi figli: il popolo.

Sulla destra un cane, probabilmente un cirneco, tipica e fedele razza siciliana, volto verso il pellicano, in segno di fedeltà della città di Noto verso la corona.

Sulla sinistra una torre che simboleggia la forza che deriva dalla fede nella Madre di Cristo.

Già da quanto sopra è facile rendersi conto non solo dei legami emotivi che esistevano fra la Sicilia e Napoli, ma anche di quelli culturali, economici e commerciali; non si spiegherebbe altrimenti il ricorso ad un artista napoletano quando la Sicilia annoverava fra i suoi architetti nomi di tutto rispetto.

A ulteriore testimonianza degli stretti rapporti che legavano la Sicilia a Napoli, è facile imbattersi a Noto in splendidi palazzi rifiniti con materiali provenienti da Napoli, come ad esempio la splendida pavimentazione in ceramica napoletana presente nel famoso Palazzo Nicolaci.

Per quanto sopra quindi Noto si può riguardare oltre che come indiscussa capitale del Barocco Siciliano, anche come esempio di fusione fra le culture siciliana e napoletana; culture che ,indissolubilmente, hanno segnato la storia del Regno delle Due Sicilie ed il modo di essere e di sentire di tutto il popolo meridionale.

L’ Infiorata di Noto – terza domenica di maggio

(ultima foto tratta da tourismsicilia.com)

 

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