Le Reali Cantine Borboniche di Partinico (Pa)

di Giovanni Maduli
3/1/2011

La Reale Cantina Borbonica di Partinico (Pa), di recente restituita alla pubblica fruizione può inquadrarsi, da un punto di vista socio – economico, in quell’ampio scenario che vede molte realizzazioni dei Borbone volte alla riqualificazione appunto sociale ed economica dei territori sui quali insistono. Come S. Leucio, Carditello e molte altre realizzazioni, questo manufatto identifica e definisce il concetto di socialità che era insito in molti degli interventi di quella Casa Regnante. La Cantina infatti non era destinata, come potrebbe ritenersi, alla produzione vinicola dei suoi realizzatori o, per lo meno, non era destinata solo a quello; era destinata principalmente ai produttori locali che, a causa di un processo di vinificazione piuttosto scadente, vedevano vanificato il lavoro di produzione dei loro vini a fronte di una qualità delle uve, all’origine, piuttosto elevata. La realizzazione della Cantina pose quindi le basi per una produzione vinicola locale che crebbe nel tempo in quantità ma sopratutto in qualità e quindi in prestigio. Dalla sua entrata in funzione la fama dei vini locali crebbe costantemente fino a raggiungere livelli qualitativi di eccellenza riconosciuti un tutto il Regno.
Fu realizzata da Ferdinando I di Borbone fra il 1800 ed il 1802 su progetto dell’Arch. Don Carlo Chenchè con cui collaborò l’Arch. Giuseppe Patti di Partinico, non prima di avere affidato al Cav. Felice Lioj, Intendente della Commenda, l’incarico di valutare le potenzialità agricole ed economiche dei territori interessati. Questi si estendevano per circa 78 salme e fra le sue coltivazioni si trovavano dall’uva al grano, dalle lenticchie all’avena, all’olio, alle fave, alla frutta e molto altro ancora. Insomma un’azienda agricola moderna, variegata ed efficiente che offriva una gran quantità di prodotti e, ovviamente, di lavoro.
Il complesso fu realizzato intorno a quella che sembrerebbe essere una costruzione a torre preesistente di circa 180 mq., probabilmente risalente al periodo di Federico II, riconoscibile dalla diversa struttura muraria e da una caditoia destinata presumibilmente ad azioni difensive. Intorno ad essa si sviluppa la tipica struttura a baglio contadino, costituita da un ampio cortile di circa 1300 mq, dalle cantine, da magazzini per attrezzi, dalle case dei contadini e dall’immancabile cappella. All’interno di quest’ultima è possibile ammirare un dipinto su sfondo di ardesia dedicato a Maria SS.ma del Ponte. Le cantine vere e proprie che si estendono per quasi 1000 mq., sono suddivise in tre ambienti da due ordini di pilastri raccordati elegantemente da archi a tutto sesto. Il piano cantinato è invece scandito da cinque archi ed in esso trovano ubicazione i palmenti sui quali fanno bella mostra le bocche dalle quali usciva l’uva appena pigiata e, in alto, le aperture per l’aereazione dette a bocca di lupo.
Oggi il complesso, mirabilmente restaurato, è destinato a mostre, convegni ed attività di interesse pubblico in genere. Nell’antica torre centrale trovano invece ubicazione gli uffici direttivi ed un centro multimediale per la consultazione dei dati sulla viti-vinicoltura.

 

Pages: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54