– I Bagni termali di Cefalà Diana (Pa).

di Giovanni Maduli, 28 dicembre 2014.

Nei pressi di Cefalà Diana, antico borgo a pochi chilometri da Palermo che prende il nome, molto probabilmente, dal greco Kephalè (testa) in virtù della forma della rupe alla quale è addossata, sorgono i Bagni termali che, insieme a quelli di Còrdoba in Spagna, rappresentano l’unica testimonianza rimastaci di tale tipo di struttura relativamente al periodo arabo. E tuttavia da recenti scavi, studi e lavori, sembrerebbe emergere la possibilità che l’attuale struttura araba sia sorta successivamente su di una preesistenza romana. Le acque che provengono dalla vicina sorgente sgorgano a circa 40° di temperatura ed essendo alcaline risultavano particolarmente utili nella cura delle artriti. Nel periodo arabo in Sicilia (827 – 1061), alle caratteristiche prettamente medicali dell’acqua è da associare anche l’importanza che i bagni assumono, in generale nella cultura araba, quale momento e rito di purificazione. E’ per questi motivi che le terme, durante il periodo arabo, vengono ripristinate, ristrutturate e riportate ad un uso pubblico quotidiano tanto da divenire, nel corso degli anni, punto di sosta e di ristoro per i viandanti in cammino verso i centri dell’entroterra siciliano. Sorsero poi intorno al locale termale altri edifici adibiti a ricovero e ristoro. Le prime fonti storiche sui Bagni risalgono a Claudio Maria Arezzo (1) che, nel suo De situ insulae siciliae del 1537 così descrive i luoghi: “A Panormo haud longe fundus, hodie feudum a fide dictum, cui Cifala nomen, ostenditur, acque ubi calidae aegrotis admodum salubres” (Non lontano da Palermo sorge un fondo di nome Cifala, oggi feudo, dove vi sono calde acque particolarmente salubri per gli infermi). Nel 1558 il Fazello (2), nel suo “Storia di Sicilia”, scrive: “Fortezza Cifala che fu già dei saracini ed è posta in una alta rupe alle cui pendici, nel profondo della valle, sono alcuni bagni del medesimo nome, che producono l’allume”; e più avanti: “…questo fiume (il San Michele) nasce dai bagni di Cefalà dove sono tre fontane poco lungi l’una dall’altra ma molto differenti di natura perché una è fredda, l’altra calda e l’altra è tiepida e queste fonti, raccogliendosi tutte insieme in una stanza fatta a volta, fanno il bagno di allume”. Il piccolo corpo della fabbrica (m. 11,00 per 6,50 ca.), ha pianta rettangolare ed è diviso internamente in due ambienti da un tribolon , struttura costituita da due colonne sormontate da due archi laterali a tutto sesto e da uno centrale leggermente ogivale. Nel primo ambiente, il più piccolo, è una vasca un tempo riservata all’uso dell’Emiro; l’ambiente successivo, un tempo caratterizzato da un’unica grande vasca, è stato successivamente suddiviso i tre vasche minori. Le piccole colonne costituenti parte integrante del tribolon poggiano su di un basso plinto e sono delimitate in sommità da due piccoli capitelli in terracotta. Lungo le pareti longitudinali del locale sono presenti alcune nicchie sulla cui utilità vi sono diversi pareri: alcuni studiosi ritengono possa trattarsi di nicchie nelle quali riporre gli abiti durante le abluzioni, cosa per altro comune in altre strutture simili in Africa; altri ritengono invece possa trattarsi di nicchie utilizzate dai bagnanti per ritirarsi in esse usufruendo così dei maggiori vantaggi derivanti da una maggiore sudorazione. La copertura del locale è a volta a botte in conci di pietra ed in essa sono ubicati gli sfiatatoi per la dispersione dei vapori. Esternamente, lungo la parte alta delle pareti nord, est ed ovest, è possibile ammirare quel che resta di un’elegante arabesco che, fra due piccoli fregi, presenta una piccola iscrizione (basmala) che recita: “ Bism Allah al-Rahman al Rahim” (In nome di Dio Clemente e Misericordioso).

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1) M. Aretii, De situ insulae siciliae in Carusii. Panormus 1723, Tomus primus, pag. 8.

2) Fazello, Della storia di Sicilia, Palermo 1817, Vol. I, Libro X, pag. 615.

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