OPERE PUBBLICHE DI ETÀ BORBONICA IN NUOVI DISEGNI DELL’ARCHIVIO DI STATO DI PALERMO

di Maurizio Vesco, da academia.edu

Il ritrovamento presso l’Archivio di Stato di Palermodi una serie di disegni offre l’opportunità per nuoviapprofondimenti su un momento centrale della sto-ria dell’architettura siciliana quale la prima metàdell’Ottocento. Si tratta di un corpus di elaboratiriconducibili al periodoluogotenenzialedel governodi Sicilia (1818-1848) relativi a progetti di lavori pub-blici, attuati o rimasti solo sulla carta, intrapresi dalgoverno borbonico per il potenziamento delle attrez-zature amministrative e socio-assistenziali urbane(uffici pubblici, ospedali, ospizi, carceri) e delle infra-strutture territoriali isolane (strade, ponti, porti). Sitrattò di iniziative ispirate, a Palermo come nel restodel Regno, a quella cultura urbanistica di matriceilluminista fatta propria dai sovrani borbonici.I disegni confermano la centralità degli anni compre-si tra il 1820 e il 1848, anni in cui la speranza nel rin-novamento e nella rinascita dell’isola sotto l’egidapaternalistico-riformista borbonica permise -forseanche per la presenza assidua dei sovrani e dellacorte in città– l’instaurarsi a Palermo di un ambienteculturale vivace e di livello internazionale, animatoda protagonisti quali gli architetti AlessandroEmmanuele Marvuglia e Domenico Lo FasoPietrasanta, duca di Serradifalco, autori peraltro dialcuni di questi disegni.Ben pochi dei tanti progetti formulati in quel perio-do per Palermo trovarono, però, attuazione, comedel resto avvenne per le altre città dell’isola: ciò cherimane è, dunque, un’immagine virtuale di quellaprima città borghese ispirata all’utopia e all’ideadella magnificenza civile, una città comunque centrodel dibattito architettonico in Sicilia e luogo di speri-mentazione di tipi e linguaggi.Tra i disegni rinvenuti di particolare interesse è quel-lo che illustra un’ipotesi di ampliamento del porto diPalermo ottenuto con la realizzazione di un nuovobacino di forma mistilinea da aprirsi al di là del fron-te edificato dello stradone del Molo, tra l’antica for-tezza dalla Garitta e il lazzaretto. Si tratta di una pianta di piccolo formato disegnata a penna e adacquarello, con una policromia che sembra rievocareancora modi settecenteschi e nella quale la monu-mentalità e il rigore geometrico della nuova darsenacontrastano con le modalità di rappresentazionedegli elementi naturali del territorio e di alcunearchitetture restituite, contro ogni regola, anche inalzato [fig. 1].

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