– IL REAL ALBERGO DELLE POVERE DI PALERMO

di Giovanni Maduli, aprile 2013

Il problema del ricovero e del soccorso dei poveri e degli sbandati nella città di Palermo fu un problema che si pose in tutta la sua drammaticità già dai primi anni del 1500.  Numerosi erano infatti i derelitti che vagavano elemosinando e chiedendo aiuti di ogni genere; problema questo che non poteva non incidere fra l’altro sul numero di furti, rapine ed atti delinquenziali che affliggevano la città. Allo scopo di far fronte a quella reale emergenza nacquero così nel corso degli anni diversi conservatori destinati ad accogliere donne, uomini, orfani, etc. Sorsero quindi il “Conservatorio di Santa Lucia al Papireto” (1531), il “Conservatorio delle male maritate di Santa Maria Maggiore” ubicato inizialmente presso il monastero di Montevergine e successivamente trasferito nei pressi dello Spasimo (1592), “La Casa dei pezzenti” pure nei pressi dello Spasimo (1605),  il “Rifugio dei Poveri dietro Santa Cita” (1616), il “Conservatorio di donne Santa Rosalia” ubicato approssimativamente fra le odierne vie Divisi e Torino (1624), la “Casa delle donne riparate della Santissima Concezione”  in una parte del Palazzo Ajutamicristo (1624), la “Confraternita del Rifugio dei Poveri” presso la chiesa della Madonna dell’Itra a Palazzo Reale (1632), il “Conservatorio di donne tolte dal peccato” presso San Francesco Saverio all’Albergheria (1700), e tante altre istituzioni ancora. E tuttavia la piaga del vagabondaggio e dell’accattonaggio non pareva potersi risolvere.

Ancora, nel corso del 1728, sotto Carlo VI d’Austria, si cominciò a pensare alla individuazione di in grande edificio in grado di ospitare tutti i poveri e le derelitte della città. Fu quindi incaricata una deputazione di otto notabili di procedere alla scelta del luogo da destinare a tale incombenza, alla individuazione delle necessarie risorse economiche per i lavori di riattamento ed a tutto quanto l’intendimento richiedesse. Furono così individuati dei locali nei pressi di Porta di Termini adibiti, a quel momento, a depositi e laboratori di polvere da sparo. Si procedette quindi ad un censimento dei poveri nonché ai necessari lavori per rendere i locali reperiti atti allo scopo e l’edificio entrò in funzione, dopo una solenne cerimonia, il 28 febbraio 1733.

Ma nonostante lo sforzo si comprese subito che quei locali non erano sufficienti a soddisfare i bisogni del gran numero di indigenti e derelitti e fu allora che si cominciò a pensare ad un grande edificio, da costruirsi ex novo, in grado di assolvere le funzioni cui era destinato.

Frattanto, il 30 luglio 1734, viene incoronato a Palermo Carlo di Borbone. Sin da subito il nuovo sovrano prese a cuore le vicende della costruzione di un edificio adatto ad ospitare i poveri e derelitti, tanto che rinunciò  ai proventi dell’azienda dell’Arcivescovado di Monreale destinando la relativa somma di 8000 scudi proprio alla realizzazione di un tale edificio e la stessa somma fu devoluta alla Deputazione  dell’Albergo dei Poveri di Palermo. Per la realizzazione dell’edificio furono predisposti due progetti, uno da Orazio Furetto ed un altro da Giovan Battista Vaccarini; prescelto fu quello del Furetto. I lavori, dopo solenne cerimonia, iniziarono il 24 aprile 1746 e terminarono nel 1772 e nel suo massimo periodo di attività giunse ad ospitare circa mille degenti, uomini e donne. Tale promiscuità tuttavia generò ben presto situazioni a volte incresciose per cui Don Francesco Paolo Gravina, Principe di Palagonia, Presidente della Deputazione  dal 1839, decise di ospitare gli uomini presso la sua villa di contrada Valguarnera rimanendo l’edificio di C.so Calatafimi destinato alle sole donne. I due istituti confluirono nel 1906 in una unica istituzione che prese il nome di Reale Albergo delle Povere.

L’enorme edificio, a due elevazioni fuori terra, ha pianta rettangolare ed è articolato su tre cortili interni porticati e a pianta quadrata. Il suo aspetto è sobrio e asciutto scandito sulle facciate solamente dal susseguirsi delle aperture. Al centro del complesso trova ubicazione la chiesa di S.Maria della Purificazione (1773 – 1779) dalla bella facciata ancora barocca; l’interno invece, inizialmente previsto a pianta ottagonale, è a pianta rettangolare il che denuncia il cedimento alle nuove correnti neoclassiche. Sul portale di ingresso fa bella mostra lo Stemma con Armi Reali di Ignazio Marabitti.

Oggi l’edificio è in parte di proprietà della Regione Siciliana ed in parte dell’Università degli Studi di Palermo ed è adibito a convegni e mostre.

 

Bibliografia:

Mons. Luigi del Pozzo, Cronaca civile e militare delle Due Sicilie sotto la dinastia Borbonica, Ripostes Edizioni.

– Michele Campisi, Giovanni Biagio Amico e le vicende architettoniche dell’Albergo dei Poveri a Palermo, in Giovanni Biagio Amico (1684-1734), Teologo Architetto Trattatista, Multigrafica Editrice, Roma 1985.

– Maurizio Vitella, Il Real Albergo dei Poveri di Palermo, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1999.

– Maria Rosaria Marrone, Monica Toscano, Il Real Albergo dei Poveri di Palermo, Medina Editore, Palermo 1995.

 

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