IL REAL TEATRO BORBONICO DI VASTO

di Giovanni Maduli, 1.9.2012

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Il Real Teatro Borbonico di Vasto (ch) può senza tema di smentite essere annoverato certamente fra gli edifici di massimo pregio artistico del Regno delle Due Sicilie, specie ove si consideri che lo stesso è nato non ex-novo bensì dalla trasformazione, ancorchè radicale, di una preesistente chiesa. Sorge infatti su di un lotto di terreno precedentemente occupato dal Monastero dei padri Celestini di S. Spirito e dal relativo chiostro; convento che durante l’occupazione francese del 1799 venne confiscato e chiostro che venne adibito a carcere. Con il ritorno dei Borbone sul trono Duosiciliano l’area viene destinata alla costruzione del teatro che sarà inaugurato, seppure incompleto, il 30 maggio 1819. Tuttavia l’inaugurazione ufficiale, a lavori ultimati ed alla presenza di Ferdinando II, avviene il 15 settembre 1832. Il progetto dell’edificio venne affidato all’ing. Taddeo Salvini di Orsogna mentre la progettazione delle parti in legno venne affidata all’arch. Nicola Maria Pietrocola il quale si avvalse, per la materiale realizzazione delle decorazioni lignee, della collaborazione dell’ebanista vastese Pasquale Monacelli.

La visita dell’edificio lascia quanto meno stupiti; l’anonimato della facciata infatti – anonimato derivante appunto dall’adattamento di un edificio preesistente alle nuove esigenze – non lascia nemmeno lontanamente immaginare quale eleganza, splendore e raffinatezza possa celarsi dietro di essa. Dopo un piccolo ingresso, nel quale fra l’altro fa bella mostra un grande stemma della casata dei Borbone, il visitatore è indirizzato subito nella piccola ma al tempo stesso spettacolare sala del teatro. Si resta letteralmente abbagliati dalla “minuscola grandiosità” di ciò che appare alla vista. La platea, capace di appena 64 posti – aumentabili se necessario fino a 100 con l’aggiunta di alcune sedie – è circondata da tre ordini di palchi il primo dei quali ospita appena 28 spettatori; il secondo ed il terzo 32; palchi deliziosamente ornati con figure allegoriche di vario genere ove in particolare spiccano le colonne lignee corintie e le dorature a stucco con oro di 23 carati. La volta della sala è ricoperta non da un affresco come si sarebbe indotti a ritenere, ma da una splendida tela del Ballester (poi storpiato in Ballestera), pittore di origini spagnole, perfettamente aderente al solaio soprastante.

L’edificio ha subito nel corso degli anni, oltre a innumerevoli vicissitudini, anche numerosi restauri e rimaneggiamenti ma grazie all’amore ed alla abnegazione di coloro che ne hanno assunto le cure, oggi è tornato al suo antico splendore tanto da potersi definire una vera e propria “bomboniera”  ed è opportunamente adoperato per la presentazione di concerti prevalentemente da camera o jazzistici. Ottima l’acustica.

Per il consenso alla esclusiva visita dell’edificio si ringrazia per la fattiva collaborazione l’attuale Direttore Artistico Maestro Raffaele Bellafronte, nonché il Sig. Randazzo per le informazioni ricevute.  

(Foto di Giovanni Maduli)

 

 

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