La verità è per chiunque la voglia cercare…

Questo sito non è monarchico

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N.B.: Si partecipa ai Sig.ri fruitori di questo sito che alcuni articoli riportati sulla pagina iniziale possono rimanere in visione per molto tempo, mentre altri vengono aggiornati con maggiore frequenza e senza alcuna periodicità. Si invita pertanto a prendere sempre visione  dell’intera pagina.

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APPELLO

 

…alla luce di quanto sta avvenendo non è più pensabile continuare a dividersi in sicilianisti, napolitanisti, duosiciliani, borbonici, antiborbonici, meridionalisti, federalisti, autonomisti e via dicendo: ciò non farà altro che favorire il gioco di quelle oligarchie mondialiste che hanno causato ciò che stiamo subendo; la posta in gioco è troppo alta per non comprendere che solo una identità di intenti può porsi come elemento determinante per la riuscita di un qualunque progetto di riscatto. E’ indispensabile, anzi vitale, il superamento di quelle pur legittime diversità di vedute e propugnare, tutti insieme e nel rispetto delle specifiche idee, quanto meno un forte riavvicinamento delle varie componenti identitarie, nella convinzione e nella consapevolezza che se ciascuno farà un piccolo passo indietro, tutti insieme si farà un enorme passo avanti.

(Tratto da “Rinascita di una Nazione”, pag. 127)

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Si invitano i sig.ri lettori a dare attenta lettura dell’articolo seguente. Anche dalla sua lettura è possibile comprendere la deriva verso la quale, indipendentemente dai vari “credo” politici, siamo tutti volutamente trascinati.

– Perchè non si possa dire "Io non lo sapevo…" e la conseguente scelta indipendentista.

di Giovanni Maduli, 19.2.2016.

https://www.regnodelleduesicilie.eu/wordpress/page/2/

 

 

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Il Comitato Promotore della Confederazione

Siculo – Napolitana, riunitosi a Palermo l’8 settembre 2018, è pervenuto alla necessità di intraprendere una comune battaglia volta alla difesa dei valori e dei diritti dei due Popoli, vergognosamente negati da politiche volte sistematicamente alla distruzione delle tradizioni storiche, culturali ed economiche della nostra Terra e allo sfruttamento coloniale delle nostre risorse.

La lotta che la Confederazione intende intraprendere sarà inizialmente indirizzata a porre fine al vergognoso fenomeno della disoccupazione, dell’emigrazione dei nostri figli e della conseguente emorragia di risorse intellettuali e produttive; alla tutela delle produzioni agricole locali, dei beni culturali, dell’artigianato nonché al ripristino dei nostri storici Banchi.

          Per la prima volta dopo il 1860 Napolitani e Siciliani, nel rispetto delle specifiche tradizioni, anche istituzionali, pervengono alla ferma determinazione di affrontare insieme i gravissimi problemi che rischiano di estinguere i nostri Popoli e con essi la nostra plurimillenaria Civiltà.

Il tutto nello spirito di una piena e fraterna collaborazione consolidata dalla Storia.

Prof. Vincenzo Gulì

Avv. Roberto La Rosa

Prof. Marina Lebro

Arch. Giovanni Maduli

Dott. Giovanni Montedoro

Dott. Pippo Scianò

Dott. Edoardo Vitale

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PENSIERI…

 

Dal Movimento Duosiciliano riceviamo e volentieri pubblichiamo:

 

– NON PAGHEREMO I FALLIMENTI DEL NORD

Non siamo adottabili da chicchessia

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Ogni tanto qualche valligiano prealpino viene preso da conati antimeridionalisti. L’oggetto? Certo non sottili disquisizioni filosofiche ma, manco a dirlo, soldi, che loro ritengono vengano dilapidati al sud. Si tratta di un fenomeno di sottocultura collettiva che unisce ai detti valligiani talune categorie di meridionali e segnatamente i notabili del sud che da sempre sono al soldo del grande capitale nordico e della burocrazia romana.

A dispetto di costoro però leggiamo che grandi nomi di imprese settentrionali passano nel portafogli di stranieri non perché produttrici di grandi profitti ma solo per il loro brand! La struttura produttiva non viene ritenuta produttiva di nulla se non di perdite e quindi viene mollata al più presto ad ulteriore dimostrazione che quelle imprese in una economia mondializzata e non assistita non possono sopravvivere e non interessano a nessuno.

Leggiamo anche che la tecnologia e la grande industria che la utilizza produce esclusi, (non semplici disoccupati, ma esclusi cioè dei disadatti alle nuove condizioni e quindi privi di speranza) che vanno a popolare i portici e le stazioni di tutto il nord. Un fallimento umano e economico del sistema grandi industriale totale e privo di appello.

Leggiamo ancora che molte banche del nord gestite da gente del nord hanno prodotto faraoniche distruzioni di ricchezza mentre proprio governanti settentrionali ne hanno decretato la fine. Così assistiamo a veementi e legittime proteste di piazza contro una governance (è un eufemismo) del settore del credito e delle singole banche; proteste tendenti a chiedere alla politica che ripiani le perdite di borsa subite dai finanzieri settentrionali addebitandole al mite e docile contribuente: pretendere che lo stato paghi per le perdite di borsa è agghiacciante.

Leggiamo che per dare un senso alto e forte ad un Expo lo si è cercato nel cibo e cioè nel prodotto più identitario che il sud abbia potuto creare e che viene rappresentato come caratteristica del nord o dell’Italia intera. Caratteristica identitaria –il nostro cibo – talmente vincente da non temere uguali ma solo le imitazioni.

Leggiamo che il progresso industriale ha portato al nord un inquinamento ormai generalizzato che impone un massiccio blocco di parte della mobilità privata in tutta la pianura padana. Inquinamento che non solo significa un semplice arresto fisico di molti automezzi in orari differenti da comune a comune, ma, quello che più conta, un fallimento totale e inappellabile del modello economico energivoro e cioè grandindustriale.

Così, per non parlare dei problemi sistemici semplicemente perché non sanno cosa dire e tanto meno sanno cosa fare, alcuni giornalisti del nord preferiscono parlare di temi irreali o luoghi comuni come quello dei terroni piagnoni e assistiti o camorristi. Immagini poi sostenute vivamente da alcuni meridionali che lucrano nel rappresentare al cinema o in tv i nostri – pochi – panni sporchi proprio per enfatizzarne l’aspetto spettacolistico.

Così:

– mentre il mezzogiorno dà fisicamente da mangiare a varie decine di milioni di persone raccogliendo – per esempio – le olive o l’uva per 20 centesimi al chilo (contributi inclusi);…

– mentre il mezzogiorno fornisce all’intera Italia quasi tutta l’energia verde che consuma;…

– mentre le nostre banche e i nostri risparmiatori del sud stanno difendendosi a denti stretti dai pescecani che vorrebbero mettere le mani sui risparmi dei meridionali;…

ancora esiste qualche ignorante che volutamente non vuole riconoscere che l’Italia si fonda sulla piccola impresa, unica creatrice di ricchezza, la quale non solo eroicamente resiste alle politiche mondialiste, ragionieristiche e rigoriste ma sostiene banche, previdenza e grandi imprese mal gestite e assistite dalla politica. Piccola impresa presente dappertutto ma segnatamente al sud.

Noi rispondiamo a tante barbarica protervia che non siamo adottabili da chicchessia, nemmeno dai cosiddetti fratelli d’italia, la cui parentela non è mai stata richiesta  e riconosciuta.

Il Comitato politico del Movimento Duosiciliano

Il Segretario generale Michele Ladisa

 

 

 

 

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– Il Sud per il Sud

dalla pagina Fb. di Tifosi del Sud Uniti

 

Il Sud per Il Sud.
La Sicilia per la Sicilia.
Catania per Palermo.

È questa l'essenza del tifo. È questa la nostra vera vittoria, far riscoprire la fratellanza tra le tifoserie del Sud.
Siamo vicini cari fratelli Siciliani.
Come siamo vicini ai fratelli Calabresi e a tutti i Meridionali che sono, per questa Italia, dei Morti di serie B.

 

 

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NOTIZIE DAL REGNO – STORIA                                        

 

– L'aquila bicipite all'ombra  del Vesuvio

di Diego B. Panetta, da lintellettualedissidente.it

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Quando si parla di Napoli non si parla semplicemente di un luogo geografico, nè di un distillato culturale di passate dominazioni. La fecondità propria della città partenopea è dovuta in gran parte al suo essere "del mare", al suo essere un'altra Bisanzio, con un occhio verso Mosca.

Continua su:

https://www.lintellettualedissidente.it/storia/napoli-russia-mosca-zar-chiesa-ortodossa/

 

 

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– LA STIRPE DEI RE DI SICILIA

di Alessandro S. Marsala, da pag. Fb.

(stralcio)

Quello che state per leggere non è certo un segreto ma è un fatto poco noto o ben poco tenuto in considerazione. Io però lo ritengo di un’importanza a dir poco titanica, a livello ideologico, morale, storico, spirituale…

Il Regno di Sicilia venne fondato dalla dinastia degli Altavilla.

La creazione delle realtà che forgiarono il regno si deve a Roberto il Guiscardo e a suo fratello Ruggero I, però il primo Re a portare tale titolo, il fondatore ufficiale, fu Ruggero II.

Ruggero II, figlio di Ruggero I, divenne Gran Conte di Sicilia nel 1105 dopo la morte di suo fratello maggiore Simone e nel 1127, dopo la morte del cugino Guglielmo II di Puglia (nipote di Roberto il Guiscardo), divenne Duca di Puglia e Calabria. Nel 1130, a Palermo, fu incoronato primo Re di Sicilia.
L’ultima Altavilla a regnare fu la famosa Costanza d’Altavilla, figlia dello stesso Ruggero II. Il suo successore fu suo figlio Federico II che presse ovviamente il cognome paterno, Hohenstaufen. Il cognome era cambiato ma la linea di sangue continuava. Federico ebbe molti figli, di cui il più famoso è sicuramente Manfredi morto nella Battaglia di Benevento al seguito della quale gli Angioini rubarono il trono della sua famiglia.

Pochi però sanno che Manfredi ebbe da Beatrice di Savoia una figlia, Costanza di Hohenstaufen, data in sposa a Pietro III Re di Aragona. I loro figli originarono il ramo aragonese e il ramo siciliano della dinastia degli Aragona. Nel corso degli anni, gradualmente o con notevoli colpi di mano, gli Aragona cacciarono gli usurpatori Angioini dalla Sicilia e da quello che era diventano il Regno di Napoli (ne parlerò più sotto), il ramo aragonese riassorbì il ramo siciliano,diede origine a quello napoletano e quest’ultimo si estinse rapidamente ripassando il testimone al ramo aragonese. Alla fine gli Aragona, nel 1504, con Ferdinando II avevano riunito i regni di Aragona, Napoli e Sicilia.

Ferdinando sposò Isabella di Castiglia. Un’unione epocale che diede origine, legalmente dopo la morte di entrambi, al Regno di Spagna, a cui Sicilia e Napoli erano legati.

L’ultima Aragona a regnare fu la loro figlia, Giovanna detta (ingiustamente) la Pazza. Dico regnare ma in realtà Giovanna non regnò mai, suo padre le impedì di prendere possesso dei possedimenti materni e alla morte dello stesso Ferdinando tutti i domini delle case di Aragona e Castiglia passarono direttamente al figlio di Giovanna: Carlo V d’Asburgo (per la Spagna Carlo I).

Con Carlo V inizia il predominio degli Asburgo sull’Europa, inclusi i regni di Sicilia e Napoli, entrambi parte dell’eredità che lasciò al figlio Filippo II nel 1556.

Filippo II fu il fondatore del ramo spagnolo degli Asburgo, una dinastia che terminò con Carlo II di Spagna, la cui morte avrebbe avuto ripercussioni enormi.

La sorella di Carlo II, infatti, Maria Teresa di Spagna, era la moglie di Luigi XIV di Borbone, il Re Sole. Dalla loro unione nacque Luigi, il Gran Delfino, morto prima di poter ereditare qualunque regno ma che però aveva lasciato una discendenza.

I nemici della Francia non potevano accettare un simile aumento di potere da parte dei Borbone. In particolare si fecero avanti gli Asburgo d’Austria, discendenti di Ferdinando I (fratello di Carlo V) e imparentati “a più riprese” con gli Asburgo spagnoli.

Prima di morire Carlo II tentò di scongiurare la guerra imminente. Nominò suo erede il futuro Filippo V, il secondogenito del Gran Delfino e quindi nipote del Re Sole, sperando che i nemici della Francia si quietassero sapendo che il primogenito avrebbe ereditando la corona francese. In altre parole i regni sarebbero rimasti divisi giacché al fratello maggiore (un altro Luigi, padre di Luigi XV) sarebbe toccata la Francia e al fratello minore la Spagna.

Filippo V era destinato quindi ad avere la corona spagnola e con essa tutti i domini collegati, tra i quali i regni di Napoli e Sicilia, a patto che giurasse di rinunciare a tutti i diritti sulla Francia a nome suo e dei suoi discendenti. Se anche i Borbone accettarono tale accordo altrettanto non fecero gli Asburgo d’Austria, per loro vedere Sicilia, Napoli e gli altri domini italici ceduti ai Borbone significava esporre l’Austria stessa a possibili minacce. Gli inglesi poi fecero di tutto per inasprire le tensioni.
Carlo II morì nel 1700 e con lui gli Asburgo di Spagna. Un anno dopo iniziò la Guerra di Successione Spagnola.

Tralasciano la guerra e i cambiamenti che portò su scala Europea, alla sua conclusione il Regno di Napoli passò agli Asburgo d’Austria (assieme a quello di Sardegna) e quello di Sicilia ai Savoia (a condizione che in caso di estinzione del ramo maschile dei Savoia tornasse alla corona spagnola).

Filippo V di Borbone però, che avevano mantenuto il trono di Spagna, non intendeva rinunciare a parte della sua eredità che gli era stata estorta con la forza. Inoltre anche in Sicilia, nonostante gli alti e bassi del governo spagnolo, erano in molti a rimanere fedeli al loro vero Re (a Napoli la situazione era diversa, giacché gli Asburgo d’Austria si erano presentati come eredi degli Asburgo di Spagna, non avendo tutti i torti). Nel 1717 scoppiò un'altra guerra, terminata nel 1720 e che cambiò ancora gli equilibri. La Sicilia passò agli Asburgo d’Austria, ai Savoia andò la Sardegna (cessione sulla cui legalità si può ampiamente discutere), mentre a uno dei figli di Filippo V andarono Parma, Piacenza e la Toscana. E questo figlio è noto ai più come Carlo III di Borbone.

Essendo quello il periodo delle Guerre di Successione ci furono altri conflitti e alleanze, ma a noi interessa arrivare dritti alla Guerra di Successione Polacca (1733-1738). Durante questo conflitto sarà proprio Carlo a riconquistare i regni di Napoli e Sicilia perduti dalla sua famiglia nelle guerre precedenti. Essi però non tornarono a essere due reami satelliti della corona spagnola, in quanto proprio il padre (parlo sempre di Filippo V) ne decreterà l’indipendenza dopo secoli.

Tutto ciò tra il 1734 e il 1735.

Carlo III, ormai Re di Napoli e Sicilia, era comunque un erede al trono di Spagna, se i suoi fratelli maggiori fossero morti senza eredi (come poi accade) lui avrebbe potuto riunire queste corone, come avevano fatto i suoi antenati Aragona.

el 1758 Ferdinando VI morì lasciando il fratello Carlo come suo erede. Le altre potenze europee però difficilmente avrebbero accettato un ritorno spagnolo sulla penisola e per evitare un’altra guerra di successione, Carlo confermò la divisione dei possedimenti. Accettò la corona spagnola per sé e il suo secondogenito, il futuro Carlo IV di Spagna da cui discendono gli attuali Borbone di Spagna. E nominò il suo terzogenito Re di Napoli come Ferdinando IV e Re di Sicilia come Ferdinando III. Il primogenito, per chi se lo stava chiedendo, Filippo di Borbone, duca di Calabria, venne escluso dalla successione in quanto affetto da malattie mentali, rimase nel Regno di Napoli fino alla morte all’età di 30 anni.

Ferdinando (III o IV) dopo le Guerre Napoleoniche, nel 1816, unificò ufficialmente i regni di Napoli e Sicilia nel Regno delle Due Sicilie, prendendo il nome di Ferdinando I. Da lui discendono i Borbone delle Due Sicilie.

Mi fermo qui perché qui volevo arrivare.

In questo post ho tracciato, cercando di essere sintetico, 800 anni di storia. La storia di una dinastia che ha regnato sulla nostra terra per quasi un millennio, da Roberto e Ruggero d’Altavilla a Francesco II di Borbone, attraverso grandezze e miserie. Il cognome è cambiato, ma la linea di sangue è perdurata. Il sangue di una stirpe legato indissolubilmente alla nostra terra (parlo da duo-siciliano).

Al di là del puro piacere storico, ho voluto farlo perché in molti, in troppi, credono che i Borbone abbiano conquistato Napoli e Sicilia nel 700, di punto in bianco, come se il loro regno fosse iniziato così. Ma non è vero! I Borbone hanno usato la forza per far valere i loro diritti, perché erano e sono i discendenti degli Altavilla. Erano e sono i Re delle Due Sicilie, erede ed evoluzione dei regni di Napoli e Sicilia.

L’unica questione spinosa rimasta è l’origine del Regno di Napoli. Come ho detto gli Angioini rubarono il regno agli Hohenstaufen nel 1266 (Battaglia di Benevento) definendosi “Re di Sicilia”. Perfino quando gli Aragona si ripresero l’isola di Sicilia, gli Angioini continuarono a chiamarsi in tale maniera. Spostarono la capitale a Napoli, chiamando il loro dominio Regno di Napoli, solo quando capirono che non sarebbero mai riusciti a togliere l’isola agli Aragona.

Fu una bieca scelta politica. Per cercare di mantenere il titolo regio. Il LORO Regno di Napoli, istituito su un furto, non ha alcun valore.

Sia chiaro che con questo discorso non voglio assolutamente sminuire Napoli. Una volta scacciati gli Angioini, gli Aragona confermarono il regno, rendendolo legale a tutti gli effetti.

Fonte:

https://www.facebook.com/groups/351714309468/permalink/10156776758294469/https://www.facebook.com/groups/351714309468/permalink/10156776758294469/

 

 

 

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Ode a Carlo di Borbone, il re liberale che fermò l’Equitalia dell’epoca

di Riccardo Gallo, da ilfoglio.it

A Carlo di Borbone, re di Napoli dal 1735 al 1759, quando poi divenne re Carlo III di Spagna, furono riconosciuti nell’Ottocento molti meriti sia dai borbonici sia dai liberali, quindi diciamo bipartisan. Gli riuscirono bene tante cose, per bravura e per fortuna. All’epoca, al posto dei vincoli dell’Unione europea c’erano quelli (non meno pressanti) di parentela tra le famiglie regnanti. Carlo era figlio di Elisabetta Farnese e di Filippo V di Spagna, a sua volta nipote di Luigi XIV di Francia e di Maria Teresa d’Austria. Anche per la sua giovane età, fu vigilato dalla Corte di Spagna. Eppure, dopo un po’ se ne affrancò, senza strappi, e assicurò l’indipendenza al Regno di Napoli mediante l’emanazione, alla sua partenza per la Spagna, della Prammatica Sanzione che vietava a un principe reale spagnolo di cingere in futuro la corona napoletana. Ne potenziò la difesa, con successi militari, rifiutò l’influenza britannica contro l’Austria. Mise ordine nelle finanze pubbliche togliendo spazio agli arrendatori, l’Equitalia dell’epoca, fece enormi investimenti pubblici in opere architettoniche che eguagliarono le migliori in Europa (Regge di Portici, Capodimonte, Caserta; Teatro San Carlo; Orto Botanico; Fabbrica di porcellane a Capodimonte) e promossero lo sviluppo delle rispettive arti (musicali, decorative), iniziò gli scavi archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia, attenuò i privilegi del clero, affrontò i bisogni sociali (Albergo dei Poveri di Napoli e Palermo), aprì i mercati alla concorrenza, realizzò con un approccio liberale la miglior politica industriale, lasciò spazio a economisti, storici e filosofi illuministi e soprattutto se ne avvalse.

Continua su:

https://www.ilfoglio.it/cultura/2016/11/04/news/ode-a-carlo-di-borbone-il-re-liberale-che-fermo-lequitalia-dellepoca-106192/

 

 

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– 1 ottobre 1860: La battaglia del Volturno

di Moto Brigante, da youtube.com

Con il contributo del Prof. Vincenzo Gulì

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=XeudMqLufMk

 

 

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– REGNO delle DUE SICILIE STRAGI impunite dei piemontesi al soldo della massoneria

da altaterradilavoro.com

Quando nel 1961 si andò a costruire una scuola a Gaeta in occasione delle celebrazioni per l’anniversario di quella AGGRESSIONE ARMATA che i vincitorì chiamano “unità”, ci si imbattè in una “sorpresa” a dir poco, AGGHIACCIANTE.

Nello scavare, infatti, i lavori dovettero essere sospesi…

A bloccare tutto non fu un cadavere ma dieci, cento, mille e mille cadaveri.

Accatastati uno sull’altro.

Portavano addosso ancora le divise borboniche a cui, puntualmente mancavano i bottoni di argento con i tre GIGLI…

Ma non è tutto.

iù di scavava e più ci si rendeva conto che la FARSA della scuoletta (da dedicare a qualche loro carnefice di quella unità) diventava impossibile perchè la Terra di Gaeta, la Nostra Terra continuava a far emergere cadaveri anche di civili;

Uomini, donne, bambini che indossavano abiti semplici da pastori, da contadini, con le ciocie ai piedi, a centinaia e centinaia emergevano da sotto Terra.

Quando si giunse a tirare su l’ultimo cadavere, ci si accorse che la Terra per quasi un metro, ancora, era impregnata, in un abbraccio eterno, del loro sangue.

Uno spettacolo surreale quasi SIMBOLICO come a dire : se non fate prima i conti con la VERITÀ nessuna FINZIONE celebrativa è possibile.

È come se quei Nostri AVI continuassero a combattere.

È come se quei Nostri morti AMMAZZATI non fossero morti mai .

È come se quei Nostri militari EROICI del REAL ESERCITO di SUA MAESTÀ DUOSICILIANA continuassero a combattere fino ai giorni Nostri.

È come se le loro anime URLASSERO ancora oggi è per la loro ETERNITÀ, la loro esigenza di VERITÀ.

Mentre le “autorità” di tutto il mondo vanno a genuflettersi ad ogni sacrario, qui mai nessuno è venuto ad inginocchiarsi.

Continua su:

http://www.altaterradilavoro.com/regno-delle-due-sicilie-stragi-impunite-dei-piemontesi-al-soldo-della-massoneria/

 

 

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– La genesi dello Stato e della Nazione italiana alla base della nascita del Brigantaggio post unitario

di Cristiano Vignali, da agenziastampaitalia.it

Tagliacozzo (Aq) – Nel pomeriggio di Sabato 22 settembre 2018, dalle ore 15 alle 19, si è svolto presso il “Teatro Talia” della città ducale di Tagliacozzo nella Marsica, l'evento “Briganti in Cammino” sulla storia del brigantaggio post unitario rivisitata con una visione scevra dai condizionamenti ideologici risorgimentalisti che hanno dipinto i briganti solo come dei bandini e non come patrioti duosiciliani, combattenti per la libertà del Popolo.

L'evento, realizzato con la collaborazione dell'Ordine dei Giornalisti d'Abruzzo, il Club Alpino Italiano, l'Istituto Onnicomprensivo Statale “Argoli” e il Comune di Tagliacozzo, è stato moderato dal Presidente dell'Ordine dei Giornalisti Stefano Pallotta.

Dopo i saluti istituzionali del Sindaco di Tagliacozzo Vincenzo Giovagnorio, del Responsabile del CAI Abruzzo Gaetano Falcone, di Salvatore Perinetti del CS Abruzzo e del vice presidente del CAI Nazionale, Erminio Quartiani,ci sono stati gli interventi del Prof. Walter Cavalieri sui “Fenomeni di insorgenza post – unitario”, della Dott.ssa Michelina De Angelis che ha trattato il “Brigantaggio tra Marsica e Cicolano”, del Dott. Roberto Tupone sulle “Bande di briganti sul territorio”, del Dott. Alessandro Liberati sui viaggiatori, intellettuali e artisti stranieri che venivano fino all'Ottocento in Abruzzo e in Italia in genere per completare le loro formazione. A seguito c'è stato a cura del Dott. Fabrizio Pietrosanti un toccante ricordo di Gigi Panei, grande alpinista abruzzese e italiano, anche imprenditore del turismo. Infine, prima dei saluti finali, ci sono stati dei brevi interventi del Dott. Marcello Mari, della Dott.ssa Cesara Silvi e di Alberto Liberati.

Durante l'evento sono stati premiati anche gli studenti dell'Istituto Onnicomprensivo Statale “Argoli” che hanno fatto un lavoro di ricerca sul bigantaggio post unitario in Abruzzo: Bertolini Emanuela Bianchi Carlo Bifolchi Rita Di Palma Clarissa Ippoliti Maria Rosaria Giorgi Alessia Mariani Beatrice Rosati Giorgia Sanzi Giorgia Venditti Emilio Tiberi Luca e Giada Bussi.

Personalmente, sono venuto a conoscenza del convegno tramite l'Ordine dei Giornalisti d'Abruzzo, e ho deciso di partecipare, considerato anche che da oltre un decennio studio e approfondisco la tematica, su cui ho scritto una tesi di laurea storica sperimentale quando mi sono laureato nel 2007 in Scienze Politiche, ho pubblicato un saggio quattro anni fa sull' “Origine dello Stato e della Nazione Italiana” e proprio in questi giorni ho scritto una frase commemorativa sul Generale Legittimista Borbonico José Borjes, catturato proprio vicino Tagliacozzo, nella Cascina Mastroddi nell'inghiottitoio della Luppa di Sante Marie l'8 dicembre 1861 e poi fucilato nella città ducale nell'attuale Piazza “Duca degli Abruzzi” nel pomeriggio di quella lontana “Immacolata Concezione” di 157 anni fa.

In ricordo del Generale Borbonico, fucilato alla schiena come un fuorilegge comune, è stata posto un monumento commemorativo nella piazza di Tagliacozzo ed un nuovo cippo ha sostituito davanti la Cascina Mastroddi quello che era stato posto negli anni sessanta, ricostruendo la verità storica, ridando onore e dignità e giustizia alla memoria di questo personaggio storico che era tutto fuorché un bandito o un vile mercenario. La frase da me scritta che alla fine dell'articolo pubblicherò, è stata inserita in una mia raccolta organizzata come un diario su tutti i luoghi d'Abruzzo che ho visitato.

Gli interventi storici che si sono susseguiti, hanno tentato di ricostruire anche la genesi dello Stato Italiano, alla base dello sviluppo del fenomeno del bringantaggio post unitario. Sull'argomento volevo anche fare un intervento alla fine del convegno, condividendo alcune considerazioni personali, ma non ho potuto farlo a causa della mancanza di tempo.

Continua su:

http://www.agenziastampaitalia.it/speciali-asi/speciale/41901-la-genesi-dello-stato-e-della-nazione-italiana-alla-base-della-nascita-del-brigantaggio-post-unitario

 

 

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– 1845: i massoni prendono il potere negli Stati di Savoia

da gioventurapiemonteisa.net

Il vero obiettivo non troppo dichiarato dei propugnatori dell’unità d’Italia è in realtà l’annientamento della religione cattolica. Essi sono convinti che la Chiesa scomparirebbe in breve tempo qualora dovesse perdere il potere temporale. Roma e lo Stato Pontificio sono pertanto la preda più ambita, l’unità d’Italia e la “cacciata dello straniero” non sono che pretesti per agitare gli animi.

Questa ipotetica situazione politica stabilirebbe a Roma la capitale del nuovo Stato italiano – laicista sul modello francese, intriso di suggestioni pagane e “imperiali” – in sostituzione della capitale della Cristianità. 

Falliti miseramente i tentativi insurrezionali dei carbonari, la massoneria cambia strategia. Per ottenere gli obiettivi che non sono stati raggiunti con la violenza [1] i “fratelli” decidono di sovrapporsi ai moderati cercando di camuffare la rivoluzione da riformismo. L’azione dei rivoluzionari si è infatti dimostrata incapace di coinvolgere le popolazioni in un progetto che, d’altronde, cozza contro i loro valori e i loro stessi interessi. I colpi di mano (i cosiddetti moti) possono destabilizzare la politica, ma per un’invasione dello Stato Pontificio è necessario disporre di un esercito vero.

Pertanto, se non si riesce a sovvertire la situazione “dal basso” bisogna imporre il nuovo stato di cose “dall’alto”, coinvolgendo personaggi autorevoli (istituzioni, Stati, eserciti…) che possano realizzare il programma delle logge.

Chi potrà in futuro invadere gli Stati del Papa? Soltanto un altro Stato. È quindi necessario coinvolgere, rendere “complici” – magari anche controllare – le istituzioni di uno Stato.

Il Lombardo-Veneto è una provincia imperiale, il Regno delle Due Sicilie ha dimostrato di non volere sposare le tesi rivoluzionarie, gli altri Stati non dispongono di un vero esercito.

Invece, sotto l’aspetto militare, gli Stati di Savoia sono paragonabili alla Prussia. D’altronde, chi trarrebbe vantaggio da un simile bizzarro progetto? Chi possiede i mezzi economici, diplomatici, organizzativi e militari per impadronirsi, con un’invasione armata, degli Stati della penisola fino a raggiungere Roma?

Il soggetto individuato è pertanto – anche solo per esclusione – Casa Savoia; i mezzi sono i soldati dell’esercito degli Stati Sardi – volenti o nolenti – e l’organizzazione sabauda; i mezzi economici sono rappresentati dal denaro raccolto dai massoni inglesi e americani, Rotschild in testa: cifre praticamente illimitate.

Continua su:

https://www.gioventurapiemonteisa.net/1845-i-massoni-prendono-il-potere-in-piemonte-savoia/

 

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PER NON DIMENTICARE…

(immagine tratta da madreluna.altervista.com)

 

– 7 novembre 1860: la strage di Roseto Valfortore

Il 7 novembre 1860 cinque inermi cittadini, tra cui 3 ragazzi ventunenni ed un ex soldato borbonico padre di famiglia, vengono trucidati dai garibaldini solo perché rei di essere simpatizzanti borbonici.

Tratto da:

http://www.ilfrizzo.it/Storia0993.htm#.U1JDEyTbpd0.facebook

 

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SCHEGGE DI STORIA                                                        

 

SCHEGGE DI STORIA 11/2018

 

          Per gli ex militari duosiciliani, inoltre, c’era un’aggravante in più: la coscrizione obbligatoria, infatti, li costringeva a giurare fedeltà ad un sovrano, Vittorio Emanuele II, contro il quale essi avevano già convintamente combattuto al servizio del loro re Francesco II. Si davano, perciò, alla macchia anche per questa ragione di onore e di lealtà e, quando venivano acciuffati, il trattamento loro riservato era ancora più duro.

          Lo storico meridionale Fabio Carcani (1824 – 1889) scrive in proposito: “Spaventati dai gravi pericoli percorsi, strappati alla soavità degli affetti familiari, distaccati dalle loro imprese, questi poveri infelici non ebbero più pace. Un baratro terribile si schiudeva innanzi ai loro piedi – essi non seppero superarlo, credettero utile rifugiarsi nelle campagne per sottrarsi alla pubblica forza… Vi sono nelle nostre province de’ villaggi, in cui posso asserire, senza esagerare la verità, che il decreto emanato da Torino ha fatto l’istessa sensazione che fa in Polonia quello che si emana da Pietroburgo”.

          E lo storico garibaldino Giacomo Oddo, nella sua opera sul brigantaggio, annota: “Era una rappresaglia continua contro coloro che avevano rivestito carchi sotto il Borbone, o si credevano a questo affezionati. Ogni angheria, ogni sopruso, ogni dispetto che fosse fattibile, senza scrupoli, senza pudore, anzi con non celata compiacenza si faceva. S’imprigionava, si taglieggiava, si batteva, come se fosse stata la cosa più naturale del mondo”.

Michele Antonio Crociata, Sicilia nella storia, Tomo II, Dario Flaccovio Editore, pag. 127.

 

 

          Nel luglio 1863, tra Venosa e Melfi, Crocco e altri capi affrontarono con i loro uomini un’altra colonna di cavalleggeri di Saluzzo, stavolta al comando del tenente Enrico Borromeo. Ci fu ancora una soffiata sul plotone in perlustrazione. Crocco, Tortora, Caruso, Teodoro decisero l’assalto. I briganti, nascosti, attesero e , quando i soldati furono a tiro, partì l’inferno delle fucilate. Ancora una volta, i feriti vennero finiti a coltellate e revolverate. Morirono in ventuno. I corpi furono mutilati e spogliati di ogni cosa. Un prete di Trevico, che faceva parte della banda Crocco, li benedisse tutti, il tenete Borromeo si salvò, dopo una affannosa corsa a cavallo verso Venosa. Qualche anno dopo, Giuseppe Caruso raccontò durante il suo processo: “Avrei potuto benissimo uccidere il tenente Borromeo, inseguendolo, perché i miei colpi non falliscono. Non lo feci, perché ne ebbi pietà”. Tre anni di controllo assoluto del territorio, tra Basilicata, Puglia, Campania.

Gigi Di Fiore, Briganti, Utet Edizioni, pag. 111.

 

 

          Nel Commentario del De Cosmi un rilievo particolare assumeva quindi la Digressione su la publica Educazione nella quale si metteva in risalto la connessione tra la mancanza di istruzione e la disperata povertà delle classi lavoratrici e si proponeva un programma di istruzione pubblica gratuita, che emancipasse il popolo dalla superstizione e dall’abiezione spirituale e morale, rendendolo più idoneo ad attività più produttive. De Cosmi osserva però che l’educazione a cui egli si riferiva si sviluppava con un processo lento, trattandosi di una “formazione interiore dello spirito e del costume che si acquista poco a poco”, ma che può conseguirsi solamente quando un minimo grado di benessere economico consenta agli uomini di coltivare la mente e lo spirito: “La condizione estremamente povera è d’un ostacolo invincibile alla formazione sociale della mente e de’ sentimenti; toglie il coraggio dalle radici impicciolisce lo spirito, e lo rende pressocchè insensibile al dolce senso de’ doveri di uomo, Padre, e di Cittadino, e più tosto lo porta ad esser violento, rapace, invidioso, senza verun provvedimento dell’avvenire, solo intento a liberarsi o per la strada del delitto o per quella della mendicità da’ bisogni della giornata; e del momento”. Nessuna possibilità di sviluppo economico poteva sperarsi se non ci si rendeva conto che un miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini e la diffusione della cultura rappresentavano le condizioni di partenza per renderli più operosi, più consapevoli del proprio ruolo e più capaci di concorrere al benessere proprio e della società.

Alfredo Li Vecchi, Economia politica nella Sicilia borbonica, Sigma Edizioni, pag. 20.

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Per prendere visione delle altre “Schegge di Storia”, si veda la sezione omonima del menù verticale, in alto, alla sinistra del video.

 

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EVENTI

 

– Caserta, 4 novembre 2018 ed ogni prima domenica del mese

di Giuseppe Cesareo, da vesuviolive.it

La Reggia di Caserta ospiterà un evento culturale storico rievocativo: il cambio della guardia della Fanteria Borbonica. L’appuntamento è per domenica 4 novembre 2018, ma gli organizzatori fanno sapere che sarà riproposto ogni prima domenica del mese. Protagoniste saranno le guardie della Fanteria Borbonica, “Associazione Culturale 1° Reggimento di Linea Re”, che dopo oltre un secolo e mezzo rievocheranno una tra le cerimonie più antiche e tutt’oggi ricche di fascino. Il cambio della guardia alla Reggia di Caserta sarà ripetuto più volte durante la mattinata, accompagnato anche da altre manovre militari come la marcia e il presenta armi.

All’interno dell’articolo il programma

Continua su:

http://www.vesuviolive.it/ultime-notizie/267950-reggia-di-caserta-rievocazione-storica-con-il-cambio-della-guardia-borbonica/?fbclid=IwAR3dMN1XWrWRfP8gZhm2vNtaMMm3-ItHF3mpeNJ1J1XRaz0a50W877UNzLg

 

 

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Dall’Istituto di ricerca storica Due Sicilie riceviamo e volentieri pubblichiamo

– Napoli, domenica 11 novembre 2018, ore 11,30

Convegno dal titolo

“Quell’uom di fiero aspetto…”

(in ricordo di Fra’ Diavolo, Michele Pezza)

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Parteciperanno: Erminio de Biase, Michele Pezza, Fernando Riccardi e Alfredo Saccoccio. 

Museo delle Arti Sanitarie, ospitato nella struttura dell'Ospedale degli Incurabili di Napoli, in via Maria Longo 50, il prossimo 11 novembre a partire dalle ore 11.30. 

 

 

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– Gaeta, domenica 18 novembre 2018, ore 11,00

 

 bandiera

XXVI Raduno Tradizionalista della Fedelissima Città di Gaeta

Solenne commemorazione dei Caduti delle Due Sicilie

nel 158^ anniversario dell’inizio dell’eroica difesa

 

 

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– Palermo, sabato 2 dicembre, ore 16,00

Il Movimento Gran Sicilia

incontra la cittadinanza

gran-sicilia-fileminimizerVia del Vespro 148, Palermo

 

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– Bari, 8 dicembre 2018

La Bandiera, il suo Popolo

 

 

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NOTIZIE DAL REGNO – ATTUALITA’                                   

 

– Calabria: l’ennesima strage da usura, dietro l’alibi del dissesto idrogeologico

di Sergio Basile, da quieuropa.it

Lamezia Terme, Catanzaro di Sergio Basile – Nelle ultime ore la tragedia "per il maltempo" a Lamezia Terme ha suscitato una grandissima reazione ed un cordoglio partecipato e generalizzato da parte di tutta la popolazione italiana. Stefania Signore è la giovane vittima travolta e uccisa dalla piena nel lametino, assieme ai suoi due piccoli figli. Il più grande dei figli, il cui cadavere è stato recuperato dai vigili del fuoco poco lontano da quello della giovane madre, aveva compiuto 7 anni il 25 settembre scorso, mentre il piccolo – di soli 2 anni – è ancora disperso.

Molti hanno dato sommariamente la colpa alla "piena", ma nel 2018 è inconcepibile morire per valanghe d'acqua, in centri abitati, specie in un territorio come quello calabrese, caraterizzato dalla presenza abbondante di fiumare ed esposto ad un imbarazzante ed annoso dissesto idrogeologico. Inutile nascondersi dietro a un dito!

Letti di fiumi invasi dai detriti, tombini a rischio, argini incapaci di contenere la furia improvvisa dei flutti. Tutti lo sanno ma ci si stringe in un assordante ed omertoso silenzio. La verità e che i comuni non hanno i fondi per far fronte alle normali esigienze della cittadinanza, anche in quei casi – come quello in esame – dove in gioco è la pelle degli esseri umani. Allora è legittimo parlare dell'ennesima gravissima strage dell'usura legalizzata, a poco più di un mese dalla strage del Ponte Morandi di Genova. Secondo l'Istat,  l'Italia fa registrare anno dopo anno record negativi di nascite. Sempre altissimo, per contro, il numero degli aborti, più o meno indotti, in "tempo di crisi"! Ciò vuol dire che le politiche europee e nazionali votate alla rarefazione monetaria, sono di fatto protese all'estinzione della popolazione italiana e, di conseguenza, alla distruzione del suo bagaglio culturale e religioso. Ma il degrado ci dice un'altra cosa:

gli usurai, rarefattori di moneta-convenzionale, attentano alla vita umana e quindi sono rei di omicidi seriali.

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http://www.quieuropa.it/calabria-lennesima-strage-da-usura-dietro-lalibi-del-dissesto-idrogeologico/

 

 

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– «Zero al Sud», l'incredibile risultato del federalismo

di Lino Patruno, da lagazzettadelmezzogiorno.it

Meridionale, ascolta. Se i tuoi malati hanno meno cure. Se i tuoi bambini hanno meno asili nido. Se i tuoi ragazzi hanno meno mense scolastiche. Se i tuoi universitari hanno meno borse di studio. Se i tuoi disabili hanno meno assistenza. Se hai meno servizi sociali. Se da te circolano meno autobus. Se hai meno treni. Se hai meno aerei. Se le tue strade hanno più buche. Se paghi più tasse locali. Meridionale, ascolta: ti diranno che avviene (come avviene) <perché sei del Sud>. Aggiungeranno che è logico che sia così. Per l’incapacità delle tue classi dirigenti. Per la corruzione. Per la criminalità organizzata. Una narrazione che ti fa sentire colpevole della tua condizione. E dunque meritevole di subirla.
Insomma, basta stare a Bari, a Napoli, a Cosenza perché avere meno diritti sia una logica conseguenza del proprio essere.

Anzi, non solo meno diritti. Zero diritti. Appunto <Zero al Sud>, titolo che più esplicito non si può di un libro (Rubbettino editore) di Marco Esposito, responsabile economia del quotidiano <Il Mattino>. E titolo che potrebbe far pensare al solito piagnone meridionale se non ci soccorresse il sottotitolo: <La storia incredibile (e vera) dell’attuazione perversa del federalismo fiscale>.
Diciamo la verità: questo federalismo fiscale ce lo eravamo un po’ dimenticato. Sì, fatta qualcosa, ma poi lasciato a metà. E invece, mentre ci cullavamo in questa certezza, zitto zitto il federalismo è andato avanti. Ci era stato presentato come la soluzione di tutti i mali, ci avrebbe guarito anche dal raffreddore. E soprattutto avrebbe rilanciato il Sud. Il fatto è che per quindici decenni si è discusso di Questione meridionale, senza soluzione. La svolta invece c’è stata proprio col federalismo. Una svolta al contrario rispetto alle aspettative. Come Esposito ci dimostra non con la propaganda, ma con la brutalità dei numeri.

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https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/analisi/1078763/zero-al-sud-l-incredibile-risultato-del-federalismo.html?fbclid=IwAR1X2jfX6vo4CMIiPP5a91p-ZH6liowBwnHr1uelV3EmcGr3xQFyciYI0Rs

 

 

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– Caro Sud, all’erta: ti vogliono dissanguare

di Lino Patruno, da lagazzettadelmezzogiorno.it

Alta la guardia. Rischia di essere un cavallo di Troia, inganno più che vittoria, il congelamento della <secessione> di Veneto, Lombardia ed Emilia. La pretesa delle tre regioni, come si sa, di trattenere sul proprio territorio il 90 per cento delle tasse da loro pagate allo Stato. E di avere per sé un livello di servizi non commisurato ai bisogni ma alla ricchezza. A danno del resto d’Italia, Sud in testa, cui sarebbero sottratti fondi statali per avere a sua volta servizi almeno decenti. Progetto non portato in Consiglio dei ministri. Anche perché, se lo sono detto zitti zitti, a maggio si vota per l’Europa e non vorremmo giocarci il voto del Sud. Se ne riparlerà, contateci. Nel frattempo, mentre il Sud respira di pericolo scampato, la sua disattenzione potrà fargli passare di tutto. Potrà passare che gli sgravi per chi assume al Sud se ne vadano in carrozza. Una decontribuzione attuale del 100 per cento per i contratti a tempo indeterminato (lascito del governo Gentiloni) che la ministra Lezzi vuole riconfermata, anzi estesa fino ai 45 anni. Ma sulla quale il Tesoro ha alzato sbarramenti che neanche per lo sbarco in Normandia. Concedendo solo il 50 per cento. E, soprattutto, che sia estesa anche al Nord. Ma come, è una riparazione verso il Sud che ha tutto meno, che riparazione sarebbe se è concessa anche a chi ha tutto più? Che riparazione sarebbe verso chi ha il doppio della disoccupazione e il triplo di quella giovanile?

Ah, saperlo. Così <Resto al Sud>, incentivi ai giovani che non partono, gli intra-prenditori che si mettono in gioco a casa loro. Misura sulla cui conferma c’è una nebbia più fitta di quella della Val Padana. Per non parlare del mitico 34 per cento, del quale non si dovrebbe nemmeno discutere visto che è più logico di un ombrello sotto la pioggia. Il 34 per cento minimo cui portare la spesa pubblica al Sud, cioè la stessa percentuale della popolazione meridionale. Sud in cui questa spesa pubblica per ogni cittadino è inferiore di 4500 euro rispetto a uno del Nord, insomma cittadini che valgono meno. Ma 34 per cento finito in <Chi l’ha visto?>.

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https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/analisi/1073630/caro-sud-allerta-ti-vogliono-dissanguare.html?fbclid=IwAR3cMGimALL-tnWcoNwigH_KTRGokNo97zmzmemGKDM6cmzKFCSeQYyfBxI#.W9SFu2eDb7w.facebook

 

 

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Salvini sta ‘incaprettando’ il Sud: proviamo a far ragionare i meridionali che gli vanno dietro
di Giulio Ambrosetti, da inuovivespri.it

Mentre il clamore mediatico distrae le masse con ‘sconfinamenti’ dei francesi, Decreto fiscale e liti tra Di Maio e Salvini, la Lega si accinge a scippare 35 miliardi di euro all’anno al Sud. La Ministra Stefani e il Veneto di Luca Zaia (entrambi leghisti) firmeranno l’accordo sulla ‘Secessione dei ricchi’. Ennesima truffa ai danni del Sud che i ‘Padri costituenti’ dell’Autonomia siciliana avevano previsto e bloccato con l’articolo 37 dello Statuto mai applicato. Che oggi, però, potrebbe essere di esempio per tutto il Mezzogiorno.

Della settimana politica italiana che si è conclusa un dato sembra certo: il Ministro-‘sceriffo’ degli Interni, Matteo Salvini, oltre ad essere un razzista, oltre a prendere per i fondelli un bel po’ di meridionali (è veramente incredibile che, nel Sud, ci sono persone che vanno dietro alla Lega!), nel ‘Contratto di Governo’ con i grillini si sta portando dietro anche Berlusconi. Perché dietro il salvacondotto penale per il mini condono del nero e lo scudo fiscale per i capitali all’estero, è ovvio, c’è lo zampino dell’ex Cavaliere. 

Con molta probabilità, sia per incassare il sì di Forza Italia sulla presidenza della RAI per Marcello Foa, sia perché sta provando a ‘svuotare’ gli azzurri, Salvini ha inserito nel Decreto fiscale argomenti che, storicamente, sono stati ‘battaglie’ di Berlusconi.

Non è da escludere che la ‘lite’ tra Luigi Di Maio da una parte e Matteo Salvini dall’altra parte sia stata una sceneggiata indispensabile che è servita al ‘capo’ della Lega per dire a Berlusconi:

“Caro Silvio, io ci ho provato. Ma, come vedi, i grillini stavano facendo saltare il tavolo del Governo…”.

Insomma, una recita per fare finta di inserire salvacondotti per il nero e scudo fiscale per i capitali all’estero che poi sono rimasti fuori. Se le cose stanno così – e non può essere escluso a priori – Berlusconi avrebbe fatto la parte del ‘pollo’: ha mollato sulla RAI, dando il via libera alla Lega, per non ottenere nulla.

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http://www.inuovivespri.it/2018/10/21/salvini-sta-incaprettando-il-sud-proviamo-a-far-ragionare-i-meridionali-che-gli-vanno-dietro-mattinale-168/

 

 

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– I Meridionali barano ai test INVALSI: ecco perché votano 5 Stelle, parola del Sole 24 Ore.

da roars.it

 

Noi diamo un’altra chiave di lettura: Il Sud, indipendentemente dal partito in questione (M5S), ha dimostrato, intelligentemente (…"sopra la media"… lo scrive il Sole 24 h…), di non sopportare più lo status quo.

Il "Sole 24 ore" dovrà farsene una ragione.

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«Questa visualizzazione mostra un rilevante parallelo tra le zone dove hanno prevalso il Movimento 5 Stelle e quelle dove si è registrato un coefficiente di Cheating INVALSI sopra la media». Ce lo fa notare il Sole 24 Ore in un un articolo intitolato “Il voto alle politiche di marzo e chi bara ai test Invalsi. Il caso degli elettori del Sud”, che, sottotraccia, ma neanche tanto, sta per: I terroni barano ai test invalsi e votano 5 stelle. L’elaborazione alla base della “notizia” «nasce dalla collaborazione tra gli studenti di Data Science  dell’Università di Milano-Bicocca e noi di Info Data [Il Data Blog del Sole 24 Ore] con l’obiettivo di formare gli studenti di data science sull’applicazione dell’analisi dei dati al giornalismo». Quanto l’obiettivo formativo sia stato raggiunto lo si può giudicare dalla domanda da cui sono partiti gli autori del pezzo: “nessuno [chissà perché, ndr] finora ha provato a capire se esista una relazione tra la propensione a barare sulle proprie competenze e quindi la disonestà nei confronti dei sistemi di valutazione e il voto alle politiche.”  Inutile dire che quello di cheating è un indicatore statistico determinato a priori dall’INVALSI, e non la misura di un’osservazione diretta. Sarà bene farsi qualche domanda. Cosa dobbiamo aspettarci, in futuro, se all’enorme banca dati INVALSI del cheating, dei valori aggiunti, delle “competenze” degli studenti, aggiungiamo anche i loro profili psicologici, come denunciato pochi giorni fa? Il “bambino sveglio” e “capace di pensare in fretta” sarà più propenso a barare? E quindi voterà 5 Stelle? E chi prevede di “riuscire a comprare tutte le cose che desidera” e di “guadagnare abbastanza soldi” sarà o non sarà futuro leghista? Quali e quante infinite correlazioni i Data Scientist di Milano Bicocca potranno scovare e pubblicare sul blog del Sole 24 Ore? Ecco in poche righe solo uno degli (infiniti) esempi limpidissimi di cosa si possa fare coi dati INVALSI. 

Fonte:

https://www.roars.it/online/i-meridionali-barano-ai-test-invalsi-ecco-perche-votano-5-stelle-parola-del-sole-24-ore/?fbclid=IwAR35ttl9mfnuMBrdVDant79S8fMEB_pywvcsQd46Ao8bWIdx_nhiroWjkSA

 

 

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ARCHITETTURE DEL REGNO                                               

 

– La via Consolare borbonica da Cassino a Sora

di Ferdinando Corradini, da cdsconlus.it e da altaterradilavoro.com

A scuola ci hanno insegnato che l’attività prediletta dai Borboni di Napoli era di perseguitare i giacobini e i liberali. Nessuno ci ha mai detto, però, che l’ orditura stradale del Lazio meridionale – precedente alle odierne autostrada del Sole e “superstrade” – l’hanno realizzata loro. E ciò nonostante che di tali loro iniziative siano ancora ben presenti in situ le testimonianze.

La costruzione della strada

La prima di tali strade a essere realizzata fu quella che andava (e va) da Napoli a Sora. Il suo tracciato, nel tratto da Capua al cimitero di Arce, coincide – meno che nella zona di Teano – con la via Casilina e, dal detto cimitero, fino a Sora – a eccezione di una piccola variante nel territorio di Fontana Liri che vedremo meglio in seguito – con la Valle del Liri. Tale strada rotabile veniva indicata con il nome di “Consolare” probabilmente perché, a imitazione delle vie realizzate nel periodo romano, seguiva un tracciato di fondovalle, mentre le precedenti vie, che erano poco più che mulattiere, erano poste per lo più sulle colline.

Da sottolineare l’iter che portò alla decisione di realizzare tale strada: sul finire del Settecento il canonico Giacinto Pistilli di Isola del Liri presentò alla Regia Corte di Napoli alcuni suoi progetti industriali da attuare sfruttando le acque dei fiumi Liri e Fibreno; nell’ambito di tali iniziative si ravvisò l’opportunità di realizzare una via rotabile che collegasse le erigende fabbriche con la capitale del Regno1. Vi è da dire che, indipendentemente dalle iniziative prese dal canonico Pistilli, nella regione solcata dai fiumi Liri e Fibreno erano già presenti da tempo numerosi insediamenti industriali relativi alla produzione dei panni di lana e della carta: anche questa circostanza, con ogni probabilità, avrà indotto le autorità dell’epoca a costruire la strada di cui ci stiamo occupando, al fine di creare un agevole collegamento fra le dette fabbriche e il porto di Napoli2. In favore della realizzazione della strada avranno, probabilmente, svolto un ruolo importante anche delle considerazioni di carattere militare: la stessa, infatti, nel tratto che sarebbe andato da Arce a Sora, sarebbe venuta a trovarsi quasi a ridosso del confine con lo Stato pontificio.

I progetti per la realizzazione della Consolare furono redatti dall’ingegner Bartolomeo Grasso. I lavori ebbero inizio nel 1794 e furono diretti dal colonnello Giuseppe Parisi. La spesa preventivata era di trecentomila ducati, posti a carico dei Comuni e dei Feudatari, che si trovavano a dieci miglia dalla erigenda strada. La detta somma fu posta per un terzo a carico dei Feudatari e per i restanti due terzi a carico dei Comuni, che ripartirono la quota a loro carico fra i possidenti, in ragione del valore della proprietà di ciascuno e della distanza della proprietà dalla strada3.

L’apertura della stessa ebbe delle immediate conseguenze politiche. Quasi contemporaneamente all’inizio dei lavori, infatti, per la precisione nel 1796, la Corte di Napoli aggregò al Regio Demanio gli Stati appartenenti al duca Boncompagni-Ludovisi. Tali stati erano quelli di Sora (che comprendeva anche Isola, Castelliri, Broccostella e Pescosolido), Arpino (con Casalvieri, Fontechiari e Casalattico), Arce (con Rocca d’Arce, Fontana e Santopadre) e Aquino (con Roccasecca, Castrocielo, Colle San Magno e Terelle); i detti Stati erano tutti attraversati dalla Consolare4. Si prevedeva, come in effetti poi avvenne, che la costruzione della strada avrebbe favorito lo sviluppo industriale della media valle del Liri. Ad evitare che tale sviluppo potesse essere ostacolato dalle pretese del Feudatario, fu adottato il provvedimento con il quale gli stessi furono sottratti alla sua giurisdizione. Possiamo ben ritenere, quindi, che nella media valle del Liri – grazie alla strada di cui ci stiamo occupando – il feudalesimo fu abolito con dieci anni di anticipo sul resto del regno di Napoli, dove, com’è noto, tale abolizione avvenne nel 1806 in modo generalizzato.

Continua su:

https://www.cdsconlus.it/index.php/2016/09/29/la-via-consolare-borbonica-da-cassino-a-sora/

Per prendere visione delle altre “Architetture del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video.

 

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LUOGHI DEL REGNO                                                         

 

– Molise: La cripta di Trivento ricca di affreschi

di TLT Molise, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=-3WypkDC4HM

Per prendere visione degli altri “Luoghi del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video, pag 2.

 

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CULTURE DEL REGNO                                                         

 

– E Nuvole – Spakka Neapolis 55

di Spakkaneapolis, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=IgtGvnBKPFA&fbclid=IwAR2Z6_ELfwCQYLMQBv_l7KVexW_0k9otFryNO77WNVPZQbaWuP3tEKiMxLg&app=desktop

Per prendere visione delle altre “Culture del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video, pag 3.

 

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TESTI CONSIGLIATI                                                            

 

– SUCCESSE IL '48

di Vincenzo Gulì

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Per il 170º anniversario della rivoluzione del 1848 è stato tempestivamente stampato questo saggio che va presentato con la prefazione dell’autore.

Nel frasario comune degli odierni meridionali d’Italia esiste la locuzione “successe il 48” che vuole esprimere l’idea di un pandemonio, uno sconvolgimento, un avvenimento violento che lascia il segno ma che non era del tutto imprevisto. Anche altrove si usa questo modo di dire che ha avuto la sua origine in un preciso anno citato nei numeri finali pronunziati, 1848. Allora in buona parte d’Europa la Rivoluzione (con la lettera maiuscola perché derivata pedissequamente dalla matrice del 1789) fece tremare troni e popolazioni per più di un anno seminando lutti e danni profondissimi. Ma fu un evento annunciato perché ovunque se ne parlava da quando la generazione precedente era stata costretta a viverne uno simile.

Si sa che la Rivoluzione è perenne fino a quando non avrà tutto il mondo tra le sue catene. Avendo mezzi illimitati a disposizione, può adoperare la guerra, gli strumenti di persuasione di massa, dei veri cavalli di Troia per i suoi resistenti secondo le situazioni di convenienza e del grado di titubanza rilevata. Essa non sta mai in quiete perché è costantemente alimentata per egemonizzare ogni cosa.

Il 1848 fu l’anno della lotta armata. Con l’iterata filosofia giacobina delle belle parole e dei brutti fatti, in nome della libertà e del progresso dei popoli si cercò in ogni modo di accelerare il loro avviamento alla schiavitù e alla barbarie.

In questo lavoro l’attenzione è ricaduta sul Regno delle Due Sicilie sotto il re Ferdinando II di Borbone perché ebbe parte fondamentale in quei tristi avvenimenti.

I nipoti dei briganti e dei lazzari del 1799 seppero rispondere alla grande alle seduzioni e ai tormenti rivoluzionari, pur nel formidabile potenziamento che essi dispiegarono allora. L’esercito duosiciliano li salvò dal giogo massonico che li ispirava e finanziava. I Borbone erano stati bravi a espungere la rivoluzione con le armi quando essa le usava. Furono assai meno valenti quando essa adoperò gli altri strumenti sopra citati. La loro indulgenza lasciò il campo libero alla lotta non armata che sempre prepara una successiva lotta armata.  Il 1799 portò al 1821, al 1828 e al 1848. Il 1848 condusse direttamente al 1860 in cui avvenne l’annientamento delle Due Sicilie e dei suoi amatissimi sovrani.

Se la storia è un insegnamento per i posteri sulle vicende del passato, questa è la lezione che noi dobbiamo assimilare. Chi subisce una rapina non deve pensare solo al momento in cui è stato derubato. Deve ripercorrere il tragitto che l’ha condotto a quella sventura. Da quando ha deciso di tenere la futura preda a quando imprudentemente è transitato per luoghi pericolosi, da quando non ha ascoltato i buoni consigli ricevuti a proposito a quando ha sottovalutato il rischio di essere vittima di furto non premunendosi di adeguate tutele.

Il regno delle Due Sicilie fu vittima di una rapina nel 1799 e si sentì tranquillo quando fu arrestato il colpevole, ne subì un’altra nel 1848 e si rilassò quando i manigoldi furono resi inoffensivi.  Non imparò mai la lezione che sono le occasioni a creare il ladrocinio perché il mondo civile è molto più popolato di malviventi di quanto non lo siano le carceri.

Dalla Rivoluzione ci si difende con una resistenza continua, com’è continua la sua azione criminale. Dalla Rivoluzione ci si protegge rintuzzando a uno a uno tutti i mezzi che essa ha a disposizione. Dalla Rivoluzione ci si salva se avviene una sinergia tra tutte le sue vittime nel tempo senza alcuna remora di razza, di risentimenti, di religione. Se i popoli del XXI secolo riusciranno a coalizzarsi in tal modo, la Rivoluzione comincerà ad arretrare proprio quando sembra che tutto il mondo le appartenga. Altrimenti questi sono gli anni dell’ultima spiaggia che potrebbero aprire a un futuro oscuro per un’umanità tale solo per definizione.

Ma, per fortuna, il corso della storia non dipende solamente dalla volontà degli uomini…

Vincenzo Gulì

N.B. Per presentazioni ed acquisizioni rivolgersi a questa redazione: info@parlamentoduesicilie.eu

Qui il VIDEO di presentazione a Portici:

https://www.youtube.com/watch?v=gr4RweT1cr4&feature=youtu.be

 

 

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– Messina, la capitale dimenticata

di Alessandro Fumia, Magenes Edizioni

UN LIBRO CHE TUTTI I DUOSICILIANI DOVREBBERO LEGGERE.

IN PARTICOLARE I SICILIANI.

In questo corposo volume di 339 pagine Alessandro Fumia rende partecipe il lettore di “cosa divenne” Messina subito dopo l’investitura di Carlo III della corona di “Utriusque Siciliae”. Ci ricorda che questa gloriosa città fu un tempo crogiuolo di iniziative industriali, economiche, finanziarie, commerciali, culturali e scientifiche di primissimo piano, tanto che tutte le maggiori potenze europee vollero colà i propri Consolati. Un fermento di iniziative e di progetti che la portarono presto ad essere fra le più importanti città del Regno seconda, forse, solo a Napoli. Una città che, da sola, forniva allo Stato una rendita fiscale superiore a quello di tutta la restante Sicilia nel suo insieme. Una città più volte capitale dell’Isola e che in più occasioni fu aspra rivale di Palermo. Una rivalità che sfocerà infine nella strenua e tenace difesa dei diritti del legittimo Governo contro la ribellione della capitale dell’isola, fomentata ad arte da liberali, massoni e profittatori guidati dalla nobiltà capitolina che vedeva ogni giorno diminuire i suoi illegittimi profitti a causa dei continui interventi dei Borbone in favore del popolo Siciliano. Ci guida infine nella disamina, quasi ora per ora, di ciò che esattamente avvenne nel corso della rivolta del ’48; chi ne furono i veri artefici, quali ne furono le vere cause, come e dove si svolsero esattamente i combattimenti ma, soprattutto, come ad essere i veri artefici del cosiddetto bombardamento di Messina, non furono le milizie Duo Siciliane, bensì gli “indipendentisti Siciliani”. E lo fa non attraverso sottili disquisizioni di ordine filologico o ideologico, bensì attraverso la pubblicazione di documenti, spesso inediti, quasi sempre di sponda “indipendentista”. E’ così smentita inequivocabilmente e ancora una volta la vigliacca invenzione per la quale, secondo alcuni sprovveduti, ma anche secondo quanto ancora si legge in certi libri scolastici, che sarebbe stato il “Re Bomba” (nomignolo vilmente affibbiato successivamente a Ferdinando II), ad operare quel bombardamento. Per la verità già altre fonti avevano avanzato questa versione, ma il merito del Fumia sta nel fatto di avere dimostrato che quanto raccontato nel testo non è, appunto, una “versione”, ma quanto realmente avvenne sulla base di prove documentali inappellabili.

Un testo quello del Fumia che contribuisce in modo determinante al disvelarsi di verità volutamente e vigliaccamente occultate, travisate e manipolate che però, ormai, risplendono in tutto il loro abbagliante fulgore.

G.M.

 

 

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– La Divina Tragedia

di Fabiuccio Maggiore

Dopo “L’uomo e il denaro”, Fabiuccio Maggiore con questo nuovo lavoro ci guida lungo un percorso fra i meandri infernali dell’alta finanza occulta facendoci comprendere, ancorchè in chiave apparentemente satirica e certamente ironica, gli oscuri meccanismi che stanno distruggendo le nostre economie e le nostre vite.

luomo-e-il-denaro

divina-tragedia-fileminimizerDall’Introduzione:

Un po’ prima del mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura chè la diritta via era smarrita. Passando per lavanderie lussemburghesi dove il denaro veniva ripulito e ritrovandomi tra uomini più simili a delle bestie che mangiavano panini olandesi in salsa irlandese in quel dei paradisi fiscali, capii quanto profonda e oscura fosse la vasca contenente quei dannati valori elettronici che uomini sprovveduti ed ignari del pericolo solevano chiamare moneta. Ed ecco allora la follia umana, l’avarizia e l’ingordigia prendere il sopravvento giovando della pigrizia e della ignavia popolare di omuncoli distratti dalla carne dal ludico piacere dell’eterno fanciullo. Uomini che le bestie solevano chiamare “i dormienti”. Un inferno dantesco reale, all’interno del quale risiedono diavoli banchieri capaci di prestare ciò che non hanno, botteghini finanziari dalle scommesse truccate, mercati di debito aperti da strutture in ombra, paradisi fiscali nel bel mezzo di inferni terrestri, traffici illeciti e zone franche dove potere riciclare il denaro grazie all’uso – abuso delle nuove autostrade non asfaltate che hanno permesso il controllo planetario attraverso uno schermo, rendendo tragicamente reale il dispotico mondo orwelliano. Ogni dannato giorno, azioni lontane ai nostri occhi generano reazioni ed effetti a noi vicine capaci di intaccare la nostra stabilità ed armonia. Per queste ragioni, questo viaggio all’interno della Divina Tragedia deve servire a sensibilizzare colui che dorme nel reagire intellettualmente e attivamente per fermare quegli uomini resi bestia che han venduto l’anima al diavolo. Attraverso la nostra intellighenzia abbiamo ideato dei mezzi per agevolarci la vita, mezzi che hanno finito per distruggercela, e il denaro, il tragico potere divino ne è il principale esempio. Dopo il primo libro L’Uomo e il Denaro: Alla ricerca della Verità, in questo secondo lavoro La Divina Tragedia, ci addentreremo dentro il mondo della finanza occulta, alimentata dall’uso del digitale e dagli escamotage che la moderna tecnologia ha concesso alle bestie dei nostri giorni. Ogni descrizione “dantesca” legata ad una fantasia ironizzata per alleggerire la narrazione è affidata alle capacità di lettura e interpretazione del lettore al quale auguro un buon viaggio.

Gli occhi aperti non potranno più richiudersi.

Per acquistare il libro ci si può rivolgere direttamente all’Autore via Facebook.

 

 

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– …e nel mese di maggio 1860 la Siclia diventò "Colonia"

di Pippo (Giuseppe) Scianò

Pitti Edizioni, pag. 415

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Così si esprime Pippo (Giuseppe) Scianò a pagina 376 della sua ciclopica opera presentata oggi (7.4.’18) a Palermo intitolata “…e nel mese di maggio 1860 la Sicilia diventò <<Colonia>> – ciclopica non tanto per il numero delle pagine, che comunque sono ben 415, quanto per contenuti densi di documenti, testimonianze e circostanze, spesso inedite, e relativi “solamente” al periodo maggio/ottobre 1860 – riferendosi alle opere di Gustavo Rinaldi, storico e studioso, ed in particolare a quella intitolata “Il Regno delle Due Sicilie. Tutta la verità”:

          “A questo punto del nostro lavoro, sentiamo quindi il dovere di esprimere la nostra sincera gratitudine per l’opera meritoria che – non senza sacrifici – sta portando avanti  con successo e che contribuisce  in modo determinante a riaffermare il diritto dei Popoli dell’ex Regno delle Due Sicilie alla rispettiva memoria storica, all’identità nazionale, che dal 1860 sono state calpestate, prima dall’occupazione militare di stampo imperialista voluta dalla gran Bretagna e successivamente dai partiti unitari dominanti e dagli ascari locali e dai regimi e dalle istituzioni da questi dipendenti.

          Tutto e tutti al servizio dell’imperialismo interno delle regioni del nord e del loro Stato. E il diritto alla propria memoria storica – tanto per parlare di uno solo dei diritti negati – è, per ogni Popolo, la condizione essenziale per acquisire la consapevolezza di sé.

          Anche per uscire da quella alienazione culturale in forza della quale i popoli oppressi si identificano con i loro oppressori. E tanto più avviene questa identificazione quanto più gli oppressori sono stati spietati, assassini, feroci e canaglie.

          Come è accaduto, appunto dal 1860 in poi in Sicilia, in Calabria, in Basilicata, in Puglia, in Abruzzo, nel Molise, in Campania ed, in una parola, in tutto quanto il territorio del soppresso Regno delle Due Sicilie.

Qui il VIDEO della presentazione

https://www.youtube.com/watch?v=Mq-kCl_xgMs&feature=youtu.be

 

 

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– Quaderni Borbonici – 1

di Alessandro Fumia e Franz Riccobono

EDAS sas Edizioni

Dedicato a Carlo III di Borbone ed ai suoi interventi su Messina

 

 

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– Rinascita di una Nazione

di Giovanni Maduli

Presentazione di Vincenzo Gulì

Introduzione di Ignazio Coppola

Pitti Edizioni

 

 

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NOVITA' EDITORIALI                                                          

 

– Storie di garibaldini scomparsi

di Massimo Novelli

storie-garib-fileminimizerEditoriale Il Giglio

Fonte:

http://www.editorialeilgiglio.it/due-sicilie-i-mille-storie-di-avventurieri-e-delinquenti-comuni/

 

 

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– 1860 -La verità dimezzata – Cronistoria della spedizione dei mille e sue conseguenze

di Vincenzo Giannone

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– Verità e menzogne sul brigantaggio

La sconosciuta replica della Corte Borbonica alla relazione Massari (1863)

di Gaetano Marabello

libro-fileminimizerPagine 246, E 20,00

 

 

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NOTIZIE DAL MONDO – ECONOMIA, POLITICA              

 

– SORPRESA: ABBIAMO ANCORA LA SOVRANITÀ MONETARIA!

Fabio Conditi e Francesco Carraro

di byoblu, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=Uq3dc4do048&fbclid=IwAR1qm4VCpLgnbkWLd8ZC09h85nJkWzGIIPclwunjyrXuq5W4OgfT7O9uL9k

 

 

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– Mohamed Konarè: COME LA FRANCIA PIEGA L'AFRICA CON IL FRANCO CFA

di byoblu, da youtube.com

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https://www.youtube.com/watch?v=0y06KllnJ0g

 

 

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– Mastercard prepagate e anonime agli immigrati, l'ombra di George Soros: ma con quali soldi?

di Ilaria Prediali, da liberoquotidiano.it

Carte di credito prepagate e senza nome date in regalo ai migranti, in modo che possano circolare liberamente per l' Europa. A distribuire tali carte sarebbero l' UNHCR e l'UE, in collaborazione con MasterCard e il magnate ungherese George Soros, che avrebbe stanziato qualcosa come 500 milioni di dollari. Lo afferma un sito d' informazione sloveno, Nova24, che cita fonti della polizia croata.

Tutto parte dalle segnalazioni di molti utenti dei social network, che hanno denunciato il fatto che mentre gli immigrati clandestini aspettano in Bosnia-Erzegovina di continuare il loro viaggio verso l' Europa, possono prelevare dagli sportelli automatici i soldi da mettere da parte per recarsi negli altri Paesi. Un ufficiale della polizia croata ha dichiarato: «I migranti illegali che rispediamo a casa, nel giro di pochi giorni si ripresentano per provare e rientrare in Croazia. Alcuni sono molto poveri, ma la maggior parte di loro sono ben equipaggiati, con scarpe e vestiti nuovi, smartphone sofisticati e di ultima generazione, persino armi. E tutti hanno in dotazione una Mastercard senza nome ma con la dicitura UNHCR e un numero stampigliato. Quello che non ci spieghiamo è da quale conto ritirino i soldi dagli sportelli automatici».

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https://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/13396663/george-soros-carte-di-credito-mastercard-prepagate-anonime-immigrati-onu-con-quali-soldi.html?fbclid=IwAR3ARRRKqSUYd3jyDa88xn1jTClo9fjwNKLF1wvxxE_eL5MGDdV7kZkjVh4

 

 

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– La Elite finanziaria ed il dominio mondiale

di Luciano Lago, da controinformazione.info

Il grande capitale finanziario, da cui dipendono sempre più le sorti del mondo moderno, può essere definito un fattore perverso del sistema attuale, considerando che questo piomba sempre dove esiste la possibilità di procurarsi profitti indipendentemente dallo sfruttamento delle risorse e dal rispetto dei diritti sociali delle popolazioni, oltre alla compatibilità con l’ambiente.
Questo pertanto può essere una delle cause della perdita di rotta che soffriamo in Europa e non sarebbe azzardato paragonare il Grande Capitale Finanziario (GCF) ad una bestia feroce ed insaziabile che mai è appagata del sangue delle sue vittime.

Come allegoria potrebbe essere calzante quella della “Lupa famelica” descritta ed immaginata dal sommo poeta, Dante Alighieri, all’ingresso dell’Inferno, “una lupa che sembrava gonfia di tutti i desideri e che aveva fatto vivere tanta gente nella miseria”. (“Maladetta sie tu, antica lupa, / che più di tutte l’altre bestie hai preda / per la tua fame sanza fine cupa”).

Si sa che la lupa viene univocamente interpretata da Dante come allegoria dell’avarizia-cupidigia, la più grave delle tre disposizioni peccaminose che impediscono a Dante la salita del colle (la lonza è la lussuria, il leone è la superbia); già san Paolo definiva l’avarizia “radix omnium malorum” (radice di tutti i mali, I Tim., VI, 10) ed è chiaro che l’avarizia rappresenta per Dante la causa prima del disordine morale e politico in cui versava l’Italia del primo Trecento, simboleggiato anche dalla selva oscura.

Altrettanto si potrebbe affermare ai tempi di oggi che la cupidigia e l’avarizia dei detentori del grande capitale finanziario (la Lupa) hanno ridotto i popoli nella miseria e nello sfruttamento. Dante già allora aveva saputo prevedere tutta l’involuzione dei sistemi sociali del suo tempo.

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https://www.controinformazione.info/la-elite-finanziaria-ed-il-dominio-mondiale/

 

 

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– L’ideologia dietro l’economia: uno zombie si aggira per l’Europa, il malthusianesimo

di Enzo Pennetta, da enzopennetta.it

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Superata l’emergenza ci si accorgerà che l’economia potrà veramente cambiare se si cambierà la sovrastruttura culturale che la legittima, ed è una sovrastruttura malthusiana.

I discorsi sull’economia sono onnipresenti e monopolizzano gran parte degli spazi su televisioni e quotidiani, o si è economisti o si è comunque chiamati a parlare di economia, termini come spread e debito pubblico sono entrati nell’immaginario collettivo come mai era accaduto in presenza. Che questo sia accaduto è un bene perché segna la rottura del monopolio monolitico di una narrazione distorta che aveva tenuto i discorsi sull’economia lontano dalle persone comuni con la scusa che si trattasse di argomenti per pochi iniziati e che fosse inoltre materia determinata in modo irreversibile e senza alternative, concetto riassunto nel tatcheriano TINA (There Is Not Alternative).

Adesso che si sta affermando la consapevolezza che l’economia può essere compresa e soprattutto che il modello economico è una questione di scelte e non si tratta di una legge naturale alla quale bisogna inevitabilmente piegarsi, un intero sistema di credenze sta entrando in crisi. La narrazione funzionale al consolidamento di una società subordinata agli interessi di minoranze elitarie è in difficoltà e difficilmente sopravviverà a questa fase.  Ma si è destinati a restare a metà del guado se non si farà avanti una nuova fase determinata dalla consapevolezza che è necessario attaccare la fonte ispiratrice del pensiero neoliberista e che prima ancora questa fonte vada individuata e capita.

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http://www.enzopennetta.it/2018/11/lideologia-oltre-leconomia-uno-zombie-si-aggira-per-leuropa-il-malthusianesimo/

 

 

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– Deutsche Bank: nessuno è stato massacrato quanto l’Italia

da libreidee.org

Nessuno si è fatto massacrare, in questi anni, come l’Italia. E nessun altro paese europeo, men che meno la Germania, ha “fatto i compiti a casa” così bene, cioè stroncando la spesa pubblica a danno del popolo, in ossequio al diktat dell’austerity. Che poi tutto ciò si possa trasformare in un comportamento “virtuoso”, è questione di punti di vista: per esempio quello di David Folkerts-Landau, capo economista di Deutsche Bank, il cui recente intervento su “Bloomberg Tv” è stato pubblicato col massimo risalto sul blog di Beppe Grillo, come se l’oligarca della maxi-banca speculativa tedesca ci avesse fatto un complimento di quelli che meritano un applauso. Proprio l’enorme «sforzo fiscale» che il nostro paese sta mettendo in atto, da anni, motiva le parole di Folkerts-Landau, secondo Grillo pronunciate «in sostegno all’Italia». Queste: «L’Italia avrebbe un avanzo di bilancio, se non fosse per il pagamento degli interessi. La cosa più straordinaria è che lo sforzo fiscale dell’Italia è oltre ciò che chiunque altro ha fatto in Europa, ed ha accumulato avanzi primari (al netto degli interessi) per il 13% del Pil, mentre la Germania solo per il 5%. L’Italia, in questo senso, è il paese più virtuoso in Europa».

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http://www.libreidee.org/2018/11/deutsche-bank-nessuno-e-stato-massacrato-quanto-litalia/

 

 

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– Stefania Limiti: Poteri Occulti

di PandoraTv, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=sV4UFxw4BxU

 

 

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– Spread, Ue, mercati. L'economista Bifarini: "Lasciare l'Euro si può e si deve"

di Marco Zopnetti, da affaritaliani.it

In questo periodo storico in cui si susseguono allarmanti notizie riguardanti spread, mercati in subbuglio, bocciature da parte dell'Unione Europea, alle quali replicano con risposte perentorie e minacciose, o in alternativa ottimistiche e serafiche i rappresentanti del Governo Lega-m5s, torna di grande attualità il saggio Neoliberismo e manipolazione di massa. Storia di una bocconiana redenta, scritto e pubblicato nel 2017 dall'economista Ilaria Bifarini.

Laureata per l'appunto all'Università Luigi Bocconi di Milano in Economia delle Pubbliche amministrazioni e delle Organizzazioni Internazionali e titolare di un master in Studi Diplomatici, incontriamo la dottoressa Bifarini a margine di un partecipatissimo convegno organizzato dal centro CCC, Cultura, Civismo e Comunità, nel quale la giovane economista ha calamitato l'attenzione del pubblico con il suo approccio "politicamente scorretto" alle vessate questioni economico-finanziarie. Diatribe che fanno il bello e il cattivo tempo nei talk show televisivi, nei quali la dottoressa Bifarini è ormai ospite praticamente fissa. In questo marasma di voci via via più catastrofiche su eventuali disastri incombenti, Affaritaliani.it ha chiesto all'economista delucidazioni sulla situazione presente e futura dell'Italia. 

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http://www.affaritaliani.it/economia/spread-ue-mercati-l-economista-bifarini-lasciare-l-euro-si-puo-e-si-deve-565244.html?refresh_ce

 

 

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CULTURA – COSTUME – SOCIETA'                                  

 

– Il neoliberismo alla fine vincerà (se non si affronta la questione antropologica).

L’esito di un confronto ideologico è in realtà già implicito nelle premesse, quelle basate sull’antropologia riduzionista socialdarwiniana sono fatte per far vincere il neoliberismo.

Se non si affronterà subito la questione antropologica la reazione “populista” si esaurirà lasciando nuovamente il campo al neoliberismo.

Su Voci dall’estero è comparso un articolo intitolato “Perché una società neoliberista non può sopravvivere“, si tratta di un’analisi impietosa che mostra come il neoliberismo sia l’ideologia più criminale che sia apparsa nella storia dell’umanità, il numero di vittime delle politiche di austerità imposte con il pretesto dei “conti” e del “debito” è elevatissimo e probabilmente supera quello di qualsiasi guerra tradizionale o di qualsiasi repressione di regime. Ma il tutto passa inavvertitamente perché le vittime non identificano i colpevoli in chi ha costituito questa realtà socioeconomica, si colpevolizzano da sé avendo assimilato la mentalità darwinista della sopravvivenza del più adatto.

Le conseguenze sociali del neoliberismo sono ancora più gravi. La classe media americana si è ristretta dagli anni ’70, poiché i singoli individui sono diventati o molto poveri o molto ricchi. Uno studio del Harvard Business Review ha rilevato che all’inizio degli anni ’80 almeno il 49% degli americani pensava che la qualità dei loro prodotti e servizi fosse diminuita negli ultimi anni. I tassi di suicidio maschile e femminile hanno continuato a salire a partire dalla metà degli anni ’90. Uno studio recente suggerisce che l’aspettativa di vita è scesa ovunque tra i paesi ad alto reddito.

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http://www.enzopennetta.it/2018/11/il-neoliberismo-alla-fine-vincera-se-non-si-affronta-la-questione-antropologica/

 

 

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– Il populismo italiano tra Bannon e Dugin

di Diego B. Panetta, da lintellettualedissidente.it

 

Il momento storico nel quale ci troviamo a vivere gode di opportunità mai viste nella storia repubblicana. L'importanza della scelta assume contorni decisivi, prospettive entusiasmanti che rischiano di lasciare l'amaro in bocca se valutate poco o maldestramente.

«Oggi l’Italia è il centro della politica mondiale. Salvini e Giorgia Meloni sono sovvertitori». Con queste parole Steve Bannon, ex stratega della Casa Bianca e principale artefice della vittoria di Donald Trump, ha esordito alla kermesse di Fratelli d’Italia andata in scena a fine settembre. Dal palco di Atreju, la voce più nota dell’alt-right a stelle e strisce non manca di ritornare su ciò che è accaduto in Italia negli ultimi mesi, sul compito fondamentale che spetta al nuovo governo, cioè quello di essere il nuovo “asse del male” dell’Europa di Davos.

La ricetta di Bannon è molto semplice, anche banale se vogliamo, però non convince del tutto. Contrasto all’immigrazione, rivolta contro le élite, sostegno dei movimenti populisti sparsi per l’Europa, temi che se hanno il pregio di ristabilire un quarto d’ora di buon senso, rischiano di venire soffocati dallo stantio di una stanza chiusa, che guarda e riguarda se stessa, senza più alcuna vera novità, e allora da rivolta contro le élite forse ci si accorge che zitti, zitti gli yankee stanno piazzando un altro cavallo di Troia, quelli a cui sono tanto affezionati e che hanno sparso per il mondo, in casa tua.

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https://www.lintellettualedissidente.it/esteri-3/populismo-italiano-bannon-dugin/

 

 

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– La “CHIESA” E’ SOTTO OCCUPAZIONE DEL GOLPE SODOMITA. TUTTO QUI.

di Maurizio Blondet, da maurizioblondet.it

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“Occidente incontra Oriente – Angelo custode bacia Sfinge” è il titolo dell’opera Esposta in questi giorni nel presbiterio della cattedrale di Vienna. Prima premiata dall’arcivescovo di Gratz ed esposta per un mese davanti alla basilica locale.

Questa invece, esposta senza la pecetta, è “Pietà, la prima luce nella tomba di pietra: un essere umano!“, sempre esposta nel presbiterio della cattedrale di Vienna proprio in questi giorni (4).

Sento il Buonismo del cazzo che prorompe forte da queste foto, purtroppo i valori europei, espressi da un ragazzino quattordicenne sodomizzato da un cardinale progressista, non possono essere ancora rappresentati nelle chiese. Sento che manca poco”

Fin qui Nuke.  Al  quale  posso fornire ulteriori informazioni che a lui, non particolarmente attento  alle “novità” vaticane, possono essere sfuggite.

Questa è del 2017 :

“La corte d’appello di Palermo ha confermato la condanna a 9 anni di reclusione per il direttore della Caritas di Trapani, don Sergio Librizzi, accusato di concussione e violenza sessuale.

Librizzi, arrestato nel giugno 2014, nella qualità di membro del comitato per il riconoscimento dello status di rifugiato politico, aveva preteso prestazioni sessuali in cambio del permessino di soggiorno umanitario. Dalle indagini sono emersi almeno 8 casi. Emersi. Almeno….

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https://www.maurizioblondet.it/la-chiesa-e-sotto-occupazione-del-golpe-sodomita-tutto-qui/

 

 

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– Bosé si separa dal compagno: 2 figli a testa e problema risolto con Skype

da informarexresistere.fr

(foto da Corriere della Sera)

Ecco a voi il magico mondo delle adozioni alle coppie gay, auspicate come un insindacabile segnale di progresso dai raffinati progressisti delle modern family.

Il noto cantante Miguel Bosé si separa dal suo compagno, lo scultore valenciano Nacho Palau.

Semplice fine di una storia d’amore omosessuale di un qualunque ovattato ambiente chic? Tipica notizia da gossip per l’aperitivo serale tra sbadiglianti sessantottine? Essenziale pettegolezzo da illuminati ambienti gay friendly?

Non solo, le conseguenze della love story in frantumi tra i due vip pongono, sempre che ce ne fosse sul serio bisogno, più di qualche dubbio sull’opportunità di affidare dei bambini a chi semplicemente si può permettere di mantenerli senza però avere gli altri basilari requisiti che natura richiede.

A dividersi non saranno semplicemente Bosé e il compagno scultore, identica sorte (in questo caso non voluta) toccherà ai quattro figli, nati da madre surrogata, della coppia: due verranno assegnati al cantante, gli altri due a Palau.

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https://www.informarexresistere.fr/miguel-bose-figli-adottivi-separa/

 

 

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– «Festa dei morti» contro Halloween, arriva la "risposta" siciliana agli Usa

da lasicilia.it

CATANIA – In Sicilia i morti non solo si ricordano ma si festeggiano. È questo lo spirito di "Notte di Zucchero", iniziativa che punta a restituire la "Festa dei morti" mantenendo in vita una tradizione dall'eco tutta siciliana che, con l’avvento del «dolcetto o scherzetto» oltreoceano, si stava perdendo. Il 2 novembre l’iniziativa si "duplica" con una manifestazione a Catania, in strada e in teatro, e a Palermo, prima volta assoluta, in un cimitero.

Il "giorno dei morti" la manifestazione arriva a Catania con laboratori, attività, reading, artisti di strada e video contributi dedicati ai bambini. Per tutta la mattina del 2 novembre, dalle 10 alle 13, tra piazza dell’Università e il Teatro Machiavelli si snoderanno tante attività dedicate ai più piccoli nel segno della tradizione. Ma anche sull'AutoBooks, una biblioteca itinerante su quattro ruote posteggiata in piazza. Una manifestazione che ha come obiettivo non solo la riscoperta della tradizione, ma anche la memoria e il ricordo dei morti.

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https://www.lasicilia.it/news/cronaca/196024/festa-dei-morti-contro-halloween-arriva-la-risposta-siciliana-agli-usa.html?fbclid=IwAR1O7JQn2AyULiM0mcnOpRDbc8qrYEWOomLNQfpqo9oWZAwZZnGdroR05UA

 

 

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– Non esiste il “diritto” al suicidio

Note a margine del giudizio di costituzionalità sull’art. 580 cod. pen.

di Mauro Ronco, Professore Ordinario di Diritto penale nell’Università di Padova e
Presidente del Centro Studi Rosario Livatino, da l-jus.it

 

Raramente capita di leggere dissertazioni di così alto livello giuridico, morale e umano.

G.M.

  1. Premessa. – Le ragioni invocate a fondamento dell’eutanasia e del suicidio assistito[1] si possono ricondurre, alla luce di un’analisi approfondita, a due grandi correnti di pensiero, rispettivamente ispirate al primato dell’interesse sociale e al primato dell’autonomia dell’individuo[2]. Le due correnti, che presentano al loro interno numerose varianti, spesso interagiscono tra loro, ma vanno concettualmente distinte con accuratezza in quanto conducono a risultati molto diversi; la prima apre la strada alla eutanasia delle persone non consenzienti, mentre la seconda ha per obiettivo la legalizzazione dell’omicidio e del suicidio delle sole persone adulte e mentalmente competenti[3].

La prima corrente, molto più risalente nel tempo,  si fa eco della tradizione utilitaristica e delle moderne tendenze eugeniche[4], ponendosi il  quesito in ordine alle regole legali idonee ad assicurare il maggior benessere collettivo ai costi minori per la società. I suoi esponenti, attivi negli Stati Uniti a partire dagli inizi del secolo scorso e, soprattutto, nel ventennio ’20 – ’40[5], incentrarono il loro interesse sul “merciful method”, considerando l’eutanasia uno strumento per rimuovere dalla società soggetti viventi “[…] so monstrous, so deficient, so hopelessly insane that continued existence has for them no satisfactions and entails a heavy burden on society”[6].

Gli esponenti di tale corrente, presa consapevolezza delle atrocità commesse in nome dell’eutanasia nella Germania nazionalsocialista[7], in particolare nel periodo 1939-1941 durante la seconda guerra mondiale[8], abbandonarono nel dopoguerra i riferimenti alle teorie di impronta eugenistica che avevano caratterizzato l’incontro del darwinismo con lo scientismo a base razziale[9], ripiegando progressivamente sulla più sfumata teoria della “qualità della vita”[10]. Vi sarebbero, invero, vite non meritevoli di essere vissute, per essere venute meno, o per non essere mai divenute attuali, tutte o talune funzioni proprie dell’essere umano: coscienza, sensazioni, immaginazione, memoria, sensibilità e sessualità, capacità di relazionarsi e di comunicare con gli altri, capacità di deliberare, di decidere e di agire.

“Qualità della vita” è una frase straordinariamente elastica, che, in quanto rinvia a concezioni antropologiche implicite, offre la possibilità di deduzioni assai diverse, soprattutto quando si tratta di valutarla in neonati o bambini, nonché in persone prive della capacità di intendere e di pazienti in stato comatoso. Un indice dell’estrema variabilità delle opinioni sta nella diversità delle opinioni degli eticisti che ricorrono al criterio della «qualità di vita»[11]. Per Singer, ad esempio, gli esseri umani incapaci di relazioni sociali «significative» hanno un diritto alla vita minore delle scimmie antropoidi[12]. Per J. Rachels, invece, occorrerebbe appoggiarsi alla distinzione fra avere la vita (la vita biologica) ed essere vivi (avere una biografia)[13].Tali definizioni, indubbiamente suggestive sul piano emotivo, non hanno la precisione giuridica necessaria per fornire un orientamento sicuro all’interprete, tale da consentire soluzioni ragionevolmente uguali tra i diversi soggetti.

Il secondo filone di pensiero, che è divenuto via via sempre più incisivo nel mondo occidentale[14], valorizza il principio dell’autodeterminazione del soggetto e, più specificamente, il diritto di ciascun individuo di scegliere autonomamente i riferimenti valoriali e i modelli di vita a sé consentanei e, ultimamente, il diritto a porre termine alla propria vita con il suicidio.

Alla luce dello spostamento del focus della questione sul concetto di autodeterminazione, il suicidio assistito ha assunto un rilievo sempre maggiore rispetto all’eutanasia. Per quanto, infatti, le due fattispecie presentino una cifra valoriale analoga, il suicidio assistito evidenzia in modo più pregnante dell’eutanasia la centralità del soggetto cui è tolta la vita. Nel suicidio assistito, infatti, è decisiva non soltanto la volontarietà della decisione di morte, e, quindi, l’autodeterminazione mentale, che ricorre pure nell’eutanasia[15], ma anche l’autofabbricazione del proprio annientamento, con l’attivazione e il controllo  diretto del decorso causale verso l’esito mortale[16].

Per quanto, dunque, il tema in ordine alla “qualità della vita” sia sempre presente nel dibattito etico e giuridico relativo alla illiceità o liceità giuridica delle condotte che provocano, direttamente o indirettamente, la morte di una persona, è evidente l’opportunità di dirigere in modo particolare l’attenzione sul fatto del suicidio e sul concetto di autodeterminazione per chiarirne la natura e la rispettiva cifra valoriale nell’ordinamento[17].

L’approfondimento sul tema appare particolarmente opportuno oggi alla luce del dibattito apertosi a seguito della vicenda Cappato, che il prossimo 23 ottobre 2018 sarà oggetto del giudizio di costituzionalità della Corte Costituzionale italiana[18].

 

  1. Il suicidio: la definizione e …. – Prima di verificarne il significato assiologico, è indispensabile focalizzare con precisione in cosa consista il fatto del suicidio al fine di distinguerlo dalle situazioni che, pur presentando qualche connotato simile, non corrispondono affatto al suicidio, neppure in una prospettiva analogica.

Continua su:

https://l-jus.it/non-esiste-il-diritto-al-suicidio/

 

 

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 MEDICINA                                                                        

GLI ARTICOLI DI SEGUITO RIPORTATI NON RAPPRESENTANO IN ALCUN MODO SUGGERIMENTI O INDICAZIONI TERAPEUTICHE IN QUANTO GLI AMMINISTRATORI DI QUESTO SITO NON SONO MEDICI; ESSI RAPPRESENTANO SOLAMENTE UN PANORAMA DI OPINIONI REPERITE SUL WEB. SI INVITA PERTANTO AD AVVALERI COMUNQUE DEL PROPRIO MEDICO CURANTE.

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– Human Vaccine Project

 

di Marcello Pamio, da disinformazione.it

Lo «Human Vaccine Project» sta prendendo forma, ma la Legge 119 non basta.
La Legge Lorenzin è stata l’inizio, la pietra miliare del Progetto ma ora è arrivato il momento di andare oltre…

Human Vaccine Project & Global Health Security Agenda
Rivediamo alcuni passaggi epocali che sono sfuggiti alla maggior parte delle persone.
Nel febbraio 2014 a Jolla in California, 35 scienziati di tutto il mondo, del settore pubblico e privato si sono riuniti per discutere della creazione del Human Vaccine Project e dei principali ostacoli scientifici che impediscono lo sviluppo di nuovi vaccini. Vaccini per tutti ovviamente!
I partecipanti hanno approvato all’unanimità la visione e missione di Human Vaccine Project, come potenzialmente trasformativo per la salute umana globale, e hanno chiesto uno sforzo decennale da 1 miliardo di dollari per decodificare il sistema immunitario umano.
Inizialmente tale progetto era incubato dall’«International Vaccines Initiative» (IAVI) con il finanziamento della Robert Wood Johnson Foundation, poi grazie al numero sempre crescente di collaborazioni, l’HVP è diventata un’organizzazione globale no-profit indipendente, con la missione di favorire lo sviluppo di vaccini e immunoterapie contro le principali malattie infettive globali e tumori.
Collaborano al Progetto le Fondazioni «Robert Wood Johnson Foundation» e «John D. e Catherine T. MacArthur»; università e centri accademici come «Centro medico universitario Vanderbilt», «J. Craig Venter Institute», «Istituto La Jolla», «The Scripps Research Institute», «UC San Diego». Organizzazioni e aziende del calibro di: «Telethon Kids Institute», Aeras, GSK, J & J, MedImmune, Pfizer, Regeneron, Sanofi Pasteur, Boehringer Ingelheim, Janssen, MedImmune, Moderna.[1]
Insomma la crème della ricerca e produzione vaccinale mondiale.

Casualmente, nello stesso mese di febbraio 2014 nasce anche il GHSA (Global Health Security Agenda), l’Agenda globale con lo scopo ufficiale di «far avanzare un mondo sicuro e protetto dalle minacce delle malattie infettive». A giugno il G7 lo approva e lo riconosce ufficialmente!
Il GHSA vorrebbe inglobare entro il 2024 oltre 100 paesi, tra cui l’Italia, che saranno «sottoposti a pianificazione e mobilitazione delle risorse per colmare le lacune» sulla sicurezza sanitaria.

 

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https://disinformazione.it/2018/11/16/human-vaccine-project/

 

 

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– Morbillo trasmesso dai vaccinati, i ricercatori del governo confermano

da quival.it

La ricerca rivela che un individuo vaccinato non solo può essere infettato dal morbillo, ma può anche diffonderlo ad altri che sono anch’essi vaccinati contro di questo – ma cercando di usare ciò per confutare che la somministrazione di due dosi di vaccino anti-MPR sia “efficace al 97%”, come ampiamente affermano.

Uno degli errori fondamentali nel considerare l’efficacia del vaccino contro il morbillo sta nel pensare che il ricevere il vaccino anti-morbillo-parotite-rosolia (MPR) equivalga all’immunità contro tali virus. Infatti, è comunemente richiesto dalle organizzazioni sanitarie, come i CDC, di inoculare due dosi del vaccino anti-MPR poiché solo così “efficace nel prevenire il morbillo nel 97% dei casi”, nonostante un corpo voluminoso di prove contraddittorie da epidemiologia ed esperienza clinica.

Questo pensiero erroneo ha indotto l’opinione pubblica, i media e il governo ad attribuire l’origine dei focolai di morbillo, come quello riportato a Disney nel 2015 (e che ha portato alla SB277 quello stesso anno, spogliando lo Stato della California del diritto alle esenzioni vaccinali, tranne quelle ‘mediche’), ai non vaccinati, anche se il 18% dei casi di morbillo si è verificato in coloro che erano stati vaccinati contro di esso e difficilmente la doppia dose del vaccino ha confermato questa “efficacia del 97%”. L’ovvia fallibilità del vaccino è anche indicata dal fatto che ora il CDC richiede due dosi.

Ma i problemi relativi al fallito vaccino MPR sono molto più profondi.

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https://www.quival.it/foods-and-drugs/morbillo-trasmesso-vaccinati-confermato.html?fbclid=IwAR1Bnw17UaIOL_kZ_tMROqAgU6zmcg79VoXUlJf8zfQ6lQy4GYAE5W6ljSw

 

 

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– Congresso Glaxo nella biblioteca del Senato

di Marcello Pamio, da disinformazione.it

Pensavo ad una fake.

Non trovavo nessuna fonte, per così dire ufficiale (oltre al sito formiche.net, nome tutto un programma) che lo confermasse. Proprio per fugare ogni dubbio ho scritto più volte, ovviamente inutilmente, alla segreteria della Biblioteca del Senato, ma forse i parassiti pagati da noi avevano cose più importanti che rispondere, come andare a fare la spesa al mercato.

Ma purtroppo è accaduto: il 9 ottobre si è tenuto alla Biblioteca del Senato, «Sala degli Atti Parlamentari» a Roma, la conferenza internazionale dal titolo: «Global Health: l’Italia driver di best practice» («Salute globale: l’Italia è la migliore guida nella pratica»).

L’iniziativa è organizzata da «Formiche» in collaborazione con GSK, la tristemente nota GlaxoSmithKline.
Scopo dell’incontro: sottolineare il ruolo strategico che ha l’Italia sui temi di salute globale, scontato dire in ambito vaccinale!

Ospiti prestigiosi

Tra gli ospiti il professor David Salisbury, Associate Fellow Global Health Security presso nientepopodimeno che la famosa «Chatham House» del RIIA (Royal Institute of International Affairs) di Londra.

Pochissimi avranno mai sentito nominare Chatam House e ancor meno il RIIA, ma si tratta del nucleo centrale del controllo globale. Esattamente come il CFR (Coucil on Foreign Relations) è il governo ombra statunitense, così il RIIA è il governo ombra di Sua Maestà.

Se sono arrivati a scomodare simili pezzi da novanta, il significato è uno solo: l’affaire “vaccini” è per loro importantissimo. Non a caso, per dare il massimo dell’autorevolezza sono andati a farlo all’interno delle Istituzioni pubbliche: il Senato.

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https://disinformazione.it/2018/10/11/congresso-glaxo-nella-biblioteca-del-senato/

 

 

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– La rivista “Nature” pubblica un nuovo studio di efficacia dell’omeopatia

di Roberto Gava, da robertogava.it

Il 10 settembre 2018, l’autorevole rivista scientifica Nature ha pubblicato un interessante articolo (1) a nome di Magar et al. del Dipartimento di Farmacologia di Shirpur (Maharashtra, India). É uno studio condotto insieme ad altri quattro Dipartimenti e Istituti scientifici che aveva l’obiettivo di verificare l’efficacia degli effetti antinfiammatori e antidolorifici di diluizioni estremamente diluite (da 1×10^-6 a 1×10^-30) di Rhus tox, un comunissimo rimedio omeopatico utilizzato secondo la legge di similitudine in molte patologie acute e croniche (febbri, infiammazioni delle mucose, artriti e altri dolori articolari migliorati dal movimento) (2, 3), anche a diluizioni impossibili da concepire (4).

Il dolore neuropatico è in continuo aumento nella popolazione (5), soprattutto in quella anziana, ma anche in pazienti affetti da tumori (stadi avanzati), malattie del sistema immunitario (autoimmunitarie come le collagenopatie), del sistema vascolare (arteriti), metaboliche (neuropatie diabetiche), traumatiche, ecc. Per alleviare i sintomi sono stati sintetizzati molti farmaci (antinfiammatori non steroidei o FANS, cortisonici e analgesici centrali), che però forniscono i loro benefici al prezzo di molti effetti indesiderati, alcuni anche molto pericolosi (6). Pertanto, allo stato attuale, il problema del dolore neuropatico con farmaci sicuri ed efficaci non è assolutamente risolto (7, 8).

La medicina omeopatica utilizza da 200 anni numerosi rimedi e tra questi uno dei più comuni è Rhus tox, ma nonostante l’esistenza di numerosi studi scientifici raccolti in grosse banche dati che ne dimostrano l’efficacia e nonostante siano milioni le persone che nel mondo si curano in quel modo seguendo le prescrizioni di centinaia di migliaia di medici omeopati, i rimedi omeopatici vengono troppo spesso e a priori considerati poco più di un placebo.

Lo studio di Magar et al. conferma che le diluizioni omeopatiche sono efficaci e anzi aumentano la loro efficacia quando superano la soglia fisica del numero di Avogadro (0,6×10^-24). Infatti, questi ricercatori hanno dimostrato pure che esiste una correlazione positiva tra l’effetto antidolorifico e antinfiammatorio di Rhus tox e l’aumento delle sue diluizioni.

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http://www.robertogava.it/nature-studio-efficacia-omeopatia

 

 

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– Gran Bretagna, approvata la modificazione della linea germinale degli esseri umani

da renovatio21.com

Il principale istituto di bioetica del Regno Unito ha dato il via libera alla modificazione intergenerazionale del genoma umano. In un importante studio sui problemi etici e pratici (PDF) coinvolti nell’editing del genoma e nella riproduzione umana, il Nuffield Council on Bioethics ha concluso che esso è «moralmente ammissibile».

«Riteniamo che la modifica del genoma umano non sia moralmente inaccettabile di per sé», ha affermato la professoressa Karen Yeung , presidente del gruppo di lavoro che ha prodotto la relazione. «Non c’è motivo di escluderlo in linea di principio».

La professoressa Jackie Leach Scully, della Newcastle University, una co-autrice, ha dichiarato al Guardian che l’editing ereditario del genoma potrebbe diventare un’opzione per i genitori «per cercare di garantire quello che pensano sia il miglior inizio di vita» per i loro futuri figli.

Ancora una volta, il Regno Unito sta aprendo nuove strade nell’universo dell’etica. Mentre il rapporto Nuffield è puramente consultivo, la maggior parte delle sue raccomandazioni su argomenti simili sono diventate legge nel Regno Unito. Per questo motivo, il suo consiglio al governo britannico è di importanza globale.

Ma le conclusioni del rapporto sono state immediatamente criticate – e in effetti nessun governo ha ancora autorizzato la modifica ereditabile del genoma. Il Dr David King, direttore di Human Genetics Alert, ha dichiarato alla BBC : «Questa è una vergogna assoluta: abbiamo avuto divieti internazionali sull’ingegneria genetica eugenetica da 30 anni, ma questo gruppo di scienziati pensa di saperla lunga. Il  Nuffield Council non si preoccupa nemmeno di dire di no ai designer baby: la gente della Gran Bretagna ha deciso 15 anni fa di non volere cibi geneticamente modificati. Supponete che vogliano dei bambini OGM?».

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http://www.renovatio21.com/gran-bretagna-approvata-la-modificazione-della-linea-germinale-degli-esseri-umani/

 

 

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 SCIENZA E TECNICA                                                           

 

– Generazione 5G: controllo globale e cancro serviti caldi

di Marcello Pamio, da disinformazione.it

Sarà una delle rivoluzioni tecnologiche più imponenti del nostro tempo e avrà effetti e ripercussioni sulla vita e sulla salute di miliardi di persone.
Mi riferisco al “5G”: la nuovissima generazione di trasmissioni dati, che permetterà di connettere ad altissima velocità miliardi di dispositivi che oggi sono semplici elettrodomestici “passivi”.
A breve gli oggetti dentro e fuori casa si trasformeranno in “esseri attivi”: frigoriferi, tivù, radio, forni, perfino abiti e qualsiasi oggetto elettronico o meno.
Secondo le previsioni, oltre 20 miliardi di dispositivi saranno interconnessi con la Rete entro il 2020.
Attualmente sarebbero “solo” più o meno 6 miliardi.

La connessione di quinta generazione renderà possibile lo sviluppo della telemedicina, dell’auto a guida autonoma e delle cosiddette città intelligenti, dove tutto è costantemente tenuto sotto controllo elettronico.
La “G” sta per “Generation” e infatti è la quinta generazione del cosiddetto standard per la trasmissione dati attraverso una rete di telefonia mobile. I precursori sono stato l’1G (il famoso e obsoleto «TACS») in cui i segnali radio erano “analogici”, il 2G (il GSM), il 3G (UMTS) e l’ultimo 4G (LTE, long term evolution, “evoluzione a lungo termine”).
Attenzione che a differenza delle altre generazioni, il 5G non è solo una nuova “interfaccia radio” perché qui la rete da “fisica” diventa “virtuale”, qui si vuole inglobare tutto…

Rischi elettromagnetici
Qualsiasi tecnologia presenta dei rischi, e quando si è nell’ambito delle onde elettromagnetiche tali rischi sono estremamente pericolosi perché riguardano la salute.

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https://disinformazione.it/2018/11/06/generazione-5g-controllo-globale-e-cancro-serviti-caldi/#_ftn1

 

 

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– INCREDIBILE A PORTA A PORTA – Siamo al centro di un esperimento planetario

di Thatha DeDanaan, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=lYEG6YFTYP4&feature=share

 

 

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– Michel Chossudovsky e le scie chimiche

da Facebook.com

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https://www.facebook.com/rosario.marciano.tankerenemy/videos/2195457377367701/

 

 

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– Fukushima, il Telegraph: “Giappone pronto a sversare in mare un milione di tonnellate di liquido radioattivo”

di Luisiana Gaita, da ilfattoquotidiano.it

Un'inchiesta del quotidiano britannico cita documenti ufficiali e può contare su una fonte interna al governo di Tokyo. Violenta reazione da parte di residenti locali e organizzazioni ambientaliste, ma anche da Corea del Sud e Taiwan che temono che l’acqua contaminata arrivi sulle loro coste.

L’acqua che salvò il Giappone da una catastrofe nucleare dopo il terremoto e lo tsunami che nel 2011 danneggiarono la centrale di Fukushima, oggi è una bomba a orologeria. Secondo un’inchiesta del quotidiano britannico The Telegraph, a sette anni dall’incidente Tokyo è pronta per sversare nell’Oceano Pacifico più di un milione di tonnellate di liquido altamente radioattivo, attualmente immagazzinato in 900 serbatoi. Solo di recente l’operatore della centrale, la Tokyo electric power company, ha dovuto ammettere i livelli di contaminazione dell’acqua e alcune falle nel sistema di depurazione utilizzato ma, secondo il quotidiano, si tratta di una verità che anche il governo giapponese conosceva da tempo. A svelare alcuni retroscena è stata una fonte del governo giapponese. Ora, però, c’è il fattore tempo a remare contro. Perché il Giappone sta esaurendo lo spazio per immagazzinare l’acqua venuta a contatto con il combustibile sfuggito a tre reattori nucleari danneggiati all’interno della centrale.

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https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/10/20/fukushima-il-telegraph-giappone-pronto-a-sversare-in-mare-un-milione-di-tonnellate-di-liquido-radioattivo/4702809/?fbclid=IwAR3VHoOT6_JBTU5TvNEGK2AzgevobXRTpBezTmJPy9hyh5ZxCWSZmhc_8vs

 

 

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– Piovono stormi di uccelli morti a l'Aquila. Uno scenario a dir poco apocalittico, senza spiegazione

da corrierequotidiano.it

Episodio curioso, e anche piuttosto inquietante per chi ha assistito nei giorni scorsi sulla statale 17, tra Bazzano e la stazione di Paganica. Una giovane donna, di rientro da Pescara, stava percorrendo la statale in direzione L’Aquila, quando ha notato l’auto davanti – una Golf grigia – fare strane manovre a zig zag. Una frazione di secondo e la giovane ha capito il motivo delle strane manovre: l’auto che precedeva stava cercando di evitare quella che è stata definita come una vera e propria “pioggia” di storni che cadevano letteralmente dal cielo. A rendere la scena ancora più inquietante, la quantità di uccelli che cadevano, come se i componenti di uno stesso stormo fossero tutti morti all’istante. Dopo l’iniziale spavento, la donna ha proseguito il viaggio verso L’Aquila, senza però segnalare l’episodio all’autorità competente.

Dal comando dei Carabinieri del Corpo Forestale spiegano infatti che non sono giunte segnalazioni a riguardo, nemmeno dalla prima auto capitata sotto l’inquietante episodio, considerato piuttosto strano. Nessuna segnalazione neppure all’apposito servizio Asl, comunque l’episodio segnalato a #dilloalcapoluogo non sembra essere unico, per quanto raro.

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https://corrierequotidiano.it/animali-cronaca-misteri/29-10-2018/piovono-stormi-di-uccelli-morti-laquila-uno-scenario-dir-poco?fbclid=IwAR2FOVUtUSbKVMNQHSVwmbF7_1U9BQI-npJ8CqwD-HtQH-NHo8geNrrIw8I

 

 

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FUORI TESTO

 

Le lacrime che dai nostri occhi vedrete sgorgare

non crediatele mai segni di disperazione

promessa sono solamente

promessa di lotta.

Alexandros Panagulis
 

 

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– Fioravanti: il Regno dei Borbone, scuola di eccellenza

di CentroStudi Civitanovesi, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=lOZ_Bog8qpY

 

 

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CNT – Message à toute l'humanité

di Demo Sophie, da youtube.com

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https://www.youtube.com/watch?v=j1GCeJe7T74&feature=share

 

 

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Cos'è lo Spread – Nando Ioppolo

di Il Manto, da youtube.com

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https://www.youtube.com/watch?v=hyZgv4BlgCI

 

 

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– "Inganno Globale", di Massimo Mazzucco

di Il Portico Dipinto, da youtube.com

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https://www.youtube.com/watch?v=jNiZD1FQevk&t=662s

 

 

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– Cancro le Cure Proibite di Massimo Mazzucco

di Carlo Anibaldi, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=qPZPGeLag9c

 

 

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– Ex Magistrato Paolo Ferraro Decide Di Parlare!

di InfoClub, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=QGHNSkmbH0E&t=11s

 

 

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