La verità è per chiunque la voglia cercare…

Questo sito non è monarchico

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N.B.: Si partecipa ai Sig.ri fruitori di questo sito che alcuni articoli riportati sulla pagina iniziale possono rimanere in visione per molto tempo, mentre altri vengono aggiornati con maggiore frequenza e senza alcuna periodicità. Si invita pertanto a prendere sempre visione  dell’intera pagina.

– Alla sez. TESTI CONSIGLIATI (v. sul menù alla sinistra della presente pagina), grazie alla cortesia dell'Autore Tommaso Romano, è pubblicato integralmente  il testo Sicilia 1860 – 1870 – Una storia da riscrivere

– Alla stessa sezione di cui sopra, alla pag. 35, grazie alla cortesia dell’Autore Gian Pio Mattogno e dell’Editore Claudio Mutti (Edizioni all’insegna del Veltro),  sono pubblicate alcune parti (Introduzione, Cap. V^ e Cap. VI^) di un raro testo che molto bene delinea gli scenari sociali, politici ed economici dai quali scaturirono le “rivolte” pre-unitarie: La rivolta borghese in Italia – Dalla restaurazione ai moti del 1831.

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APPELLO

 

…alla luce di quanto sta avvenendo non è più pensabile continuare a dividersi in sicilianisti, napolitanisti, duosiciliani, borbonici, antiborbonici, meridionalisti, federalisti, autonomisti e via dicendo: ciò non farà altro che favorire il gioco di quelle oligarchie mondialiste che hanno causato ciò che stiamo subendo; la posta in gioco è troppo alta per non comprendere che solo una identità di intenti può porsi come elemento determinante per la riuscita di un qualunque progetto di riscatto. E’ indispensabile, anzi vitale, il superamento di quelle pur legittime diversità di vedute e propugnare, tutti insieme e nel rispetto delle specifiche idee, quanto meno un forte riavvicinamento delle varie componenti identitarie, nella convinzione e nella consapevolezza che se ciascuno farà un piccolo passo indietro, tutti insieme si farà un enorme passo avanti.

(Tratto da “Rinascita di una Nazione”, pag. 127)

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Si invitano i sig.ri lettori a dare attenta lettura dell’articolo seguente. Anche dalla sua lettura è possibile comprendere la deriva verso la quale, indipendentemente dai vari “credo” politici, siamo tutti volutamente trascinati.

– Perchè non si possa dire "Io non lo sapevo…" e la conseguente scelta indipendentista.

di Giovanni Maduli, 19.2.2016.

https://www.regnodelleduesicilie.eu/wordpress/page/2/

 

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NOTIZIE DAL REGNO – STORIA                                        

 

Ri – nascita di un regno l'8 dicembre 1816

di Alessandro Fumia, da messinaweb.eu

La favola si è abbattuta sulla storia rendendo la trama avvincente. L'argomento più gettonato dai movimenti indipendentisti siciliani in chiave storica, non vi è dubbio alcuno è il presunto oltraggio patito dalla Sicilia, quando Ferdinando I di Borbone secondo queste frange, istituirà per la prima volta il regno delle due Sicilie. Mai, si afferma da quella parte, il glorioso regno di Sicilia fu politicamente "sporcato" da quando l'anno 1130 Ruggero II il normanno l'ebbe istituito. Non esiste menzogna più grande di chi la costruisce dovendosi confrontare con la storia. La politica che manipola la memoria rappresenta il punto più basso raggiunto dalla civiltà contemporanea. Il famoso regno delle due Sicilie ne è l'esempio più grande. Dopo la crisi politica scaturita dalla dominazione napoleonica, in Europa si fa strada la pace. Per raggiungere questa condizione di fratellanza fra i popoli, i vincitori di allora, pensarono di restaurare quel mondo perduto, sconvolto dalle idee di quella generazione che aveva disseminato fra i popoli europei la zizzania. Attraverso il congresso di Vienna 1812, si farà avanti il diritto della restaurazione. Si scelse la via più corta uniformando le monarchie al tempo storico antecedente la comparsa di Napoleone Bonaparte, per accontentare tutte le teste coronate. Cosa era accaduto di così grave nell'antico regno fondato da Carlo di Borbone? Una iattura politica. A Napoli si insedierà il cognato di Napoleone Gioacchino Murat, introducendo fra le varie novità, la restaurazione dell'antico regno delle due Sicilie perpetrata la prima volta dal sovrano d'Aragona Alfonso il Magnanimo, il quale impossessatosi del regno di Napoli nel 1443 cacciando gli Angiò, unirà in un solo regno i vecchi feudi di Napoli e di Sicilia con il motto "utriusque Siciliae"

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https://www.messinaweb.eu/features-2/k2/categories/item/5771-rinascita-di-un-regno-l-8-dicembre-1816.html?fbclid=IwAR0g4IiHUUbrQnAoKULyX-9s_rP9NMjYf8hpDPh-EFVXXXb8h7bm6r61WbY

 

 

 

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– La vera storia dell’impresa dei Mille 32/ La pagliacciata di Palermo: 24 mila militari borbonici si ‘arrendono’ a 3 mila garibaldini…

di Pippo Scianò, da inuovivespri.it


 

«L’armata Duosiciliana dovrà lasciare Palermo!». L’ordine estorto con l’inganno a Francesco II.

Le buone novelle a Garibaldi le porta sempre il Generale Letizia.

Torniamo a Palermo, dove purtroppo si prendono le più dolorose ma importanti decisioni. È passato appena qualche giorno ed al quartier Generale di Garibaldi, al Palazzo Pretorio, ritroviamo il Buonopane ed il Letizia, contenti e soddisfatti, accompagnati da altri due ufficiali di Stato Maggiore dell’Esercito Duosiciliano. I quali, appena giunti da Napoli, si sono recati a trovare il Dittatore.

Così ci descrive la scena il solito Bandi:

“Introdotti che furono alla presenza di Garibaldi, il Generale Letizia disse subito: ‘Vengo con buone novelle. E Garibaldi a lui: ‘Capisco, venite a mettere termine ad una lotta fratricida, penosa a me più che a tutti. Siate il benvenuto’”.

L’incontro è cordialissimo, come si conviene fra vecchi amici. Anzi fra vecchi compari. Si procede velocemente ed allegramente alla lettura dei capitoli del testo dell’accordo. Questa volta è un accordo definitivo, di resa, in base al quale da Napoli sarebbero arrivate le navi – peraltro già in viaggio – sulle quali si sarebbero imbarcate le truppe Duosiciliane.

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https://www.inuovivespri.it/2019/07/30/la-vera-storia-dellimpresa-dei-mille-32-la-pagliacciata-di-palermo-24-mila-militari-borbonici-si-arrendono-a-3-mila-garibaldini/

 

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– Auletta, quando i mercenari ungheresi al servizio dei piemontesi scannarono i meridionali!

da inuovivespri.it


Il 30 luglio del 1861, a Auletta, piccolo centro della provincia di Salerno, in tanti, uomini e donne, si ribellarono ai piemontesi. Chiedevano di tornare a far parte del Regno delle Due Sicilie. La reazione dei conquistatori – perché tali erano i piemontesi, altro che unità d’Italia!, fu durissima. In pratica, un massacro. A distanza di tanti anni noi torniamo a ricordare quella orribile strage dimenticata dalla storia ufficiale.

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https://www.inuovivespri.it/2019/07/30/auletta-quando-i-mercenari-ungheresi-al-servizio-dei-piemontesi-scannarono-i-meridionali/

 

 

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– La vera storia dell’impresa dei Mille 31/ Il tradimento dei generali borbonici a Catania (sulla pelle dei catanesi)
di Pippo (Giuseppe) Scianò, da inuovivespri.it

I «liberatori» con il denaro dei Siciliani faranno di tutto… Anche i loro comodi!

Con la data del 1° giugno 1860 George Rodney Mundy annota con la

massima naturalezza che grazie ad una clausola dell’accordo stipulato fra

il Generale Lanza, Luogotenente del Re Francesco II delle Due Sicilie ed

il Signor Crispi, Segretario di Stato del Governo Garibaldino, furono consegnate ai «liberatori» Garibaldini ben un milione e duecentomila sterline in moneta, prelevate dal Palazzo delle Finanze.

Una somma enorme per quei tempi, per la maggior parte proveniente

da depositi dei cittadini Siciliani. Ventimila Garibaldini, volontari e non, picciotti di mafia e idealisti, possono così essere pagati e percepire pure gli arretrati. Si tratta di un fiume di denaro, sottratto all’economia siciliana, che sarà speso allegramente e senza obbligo di darne seriamente conto. E, come sottolinea il Mundy, a Garibaldi rimane pure un margine per acquistare altre armi in Europa.

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https://www.inuovivespri.it/2019/07/22/la-vera-storia-dellimpresa-dei-mille-31-il-tradimento-dei-generali-borbonici-a-catania-sulla-pelle-dei-catanesi/

 

 

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– I nuovivespri: Schegge di storia 15/ L’inquietante figura di Albert Pike, il ‘Papa della massoneria’ che nel 1871 scriveva di tre guerre mondiali…
di Giovanni Maduli, da inuovivespri.it

Sembra incredibile, ma in una lettera che Alber Pike scrisse a Giuseppe Mazzini nel 1871, non solo prevede la Prima e la Seconda Guerra mondiale (spiegando anche le ragioni di tali Guerre!), ma prevede anche la Terza Guerra mondiale che “dovrà essere fomentata approfittando delle divergenze suscitate dagli agenti degli Illuminati fra sionismo politico e dirigenti del mondo islamico”. Chi era questo inquietante personaggio? Non c’è un legame con quello che succede oggi nel mondo e, in particolare, in Europa?

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https://www.inuovivespri.it/2019/07/20/schegge-di-storia-15-linquietante-figura-di-albert-pike-il-papa-della-massoneria-che-nel-1871-scriveva-di-tre-guerre-mondiali/

 

 

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PER NON DIMENTICARE…

(immagine tratta da madreluna.altervista.com)

 

– 6 agosto 1863 – Pietrarsa – L’eccidio degli operai

Fonti ufficiali: 4 morti e circa 20 feriti

Ma, alla riapertura della fabbrica, risultarono assenti ben 216 operai. Tutti assenteisti? oppure molti più morti e feriti di quanto le autorità dichiararono?

Una delle conseguenze negative immediate della forzata unificazione italiana del 1861, portate dai conquistatori settentrionali, era stata l’inizio del sistematico smantellamento dei centri produttivi meridionali. La più grande industria metal-meccanica esistente in Italia, il Real Opificio di Pietrarsa voluto da Ferdinando II nel 1840, divenne subito l’obiettivo principale della speculazione finanziaria e della politica economica di Torino al fine di fiaccarla progressivamente in concomitanza dello sviluppo assistito dell’Ansaldo di Genova, nemmeno un quinto, in quantità e qualità, della fabbrica napoletana.  I 1050 dipendenti del 1861, ben pagati in grana (centesimo del Ducato) e con sole 8 ore lavorative (traguardo raggiunto dall’ottima politica salariale borbonica all’avanguardia nel mondo) videro man mano scendere il loro numero e la loro retribuzione e salire il loro impegno lavorativo. Si cominciò con i capireparto mandati, con alcuni macchinari modernissimi, a nord a insegnare il mestiere agli arretrati operai liguri; si proseguì con le maestranze assottigliate continuamente per supposta esuberanza, con il pretesto di rendimenti insoddisfacenti o atti di indisciplina. A tal proposito i vigilanti (gli unici ben pagati) divennero lo strumento per gli affaristi che si succedettero nella direzione dell’azienda per sfoltire l’organico. Per la dichiarata maggior efficienza del servizio, oltre a imporre l’estaglio (cottimo), si elevarono pian piano le ore di lavoro. Parallelamente si applicarono delle vere gabbie salariali, relegando gli operai di Pietrarsa in quelle più misere per mera scelta geo-politica.

Nonostante il regime di rigoroso controllo e repressione interna, in quell’agosto del 1863 la pazienza dei lavoratori tracimò. Il nuovo padrone, il losco affarista milanese Jacopo Bozza, aveva a luglio abbassato le paghe a soli 30 grana (buoni per comprare appena due pezzi di pane…) e portato l’orario a ben 11 ore lavorative. Le maestranze per lo meno volevano fare un passetto indietro (35 gr. e 10 h come prima di luglio) per non sprofondare nella miseria; decisero allora di protestare tutti insieme.

 Forse addirittura istigato dai sorveglianti (per stroncare per sempre ogni possibile solidarietà e unità nella resistenza operaia), il capo Mazza  Giuseppe Aglione,  nella mattinata del 6 agosto 1863  suonò a martello la campana dello stabilimento, segnale convenuto per far scoppiare il primo sciopero della neonata Italia. I documenti aziendali parlano di 668 presenti nella “Situazione della forza prima dell’ammutinamento”. Tutti si ammassarono nel grande piazzale d’ingresso per discutere il da farsi a tutela della dignità del proprio lavoro.

Seguendo probabilmente un perfido piano, Bozza e il segretario Zimmermann attraversarono il cortile senza essere molestati dagli operai e si diressero nella vicina Portici per far intervenire le autorità di polizia. Ingigantendo ad arte il problema, Bozza riferì di violenze e sedizione all’interno della fabbrica. Il questore Nicola Amore e il magg. Martinelli del 33° btg di bersaglieri di stanza a Portici  concertarono  l’intervento immediato, armato e in forze a Pietrarsa.

Con la logica coniugata con i documenti possiamo così ricostruire quella tragica giornata. A Pietrarsa c’erano oltre seicento operai minacciosi (che teoricamente avrebbero potuto reperire agevolmente armi per lo meno improprie, di una certa importanza nelle officine) e quindi non si può credere alle cronache di parte che parlano di una mezza compagnia che parte per la repressione. Le medesime fonti affiancano poi carabinieri reali e guardie nazionali della delegazione di polizia. Sono sempre mezza compagnia?  E con quale coraggio forze dieci volte inferiori si sarebbero dirette baldanzosamente per l’operazione annunciata assai pericolosa?  Se poi si considera che il 33° era stato per parecchio tempo a Candela in Lucania si deduce che lì era stato a combattere contro i “briganti” che allora imperversavano in tutto l’ex stato duosiciliano. Erano quindi bersaglieri esperti e cauti e con provata dimestichezza nell’uso spietato delle armi, valutando debitamente le infinite risorse degli indomiti abitanti della Bassa Italia, come dicevano tra loro.

Il quadro è abbastanza chiaro: da un lato la massa operaia fiera ma pacifica che voleva trovare solo il modo di intavolare una trattativa con Bozza non presagendo minimamente il rischio che stava correndo, salda nell’imponenza del numero e nella tradizione civilissima del mondo in cui erano entrati; dall’altro quasi altrettanti uomini armati fino ai denti, in maggioranza veterani di stragi e carneficine anche verso innocenti. La predisposizione dei primi viene ribadita all’arrivo della truppa: è aperto senza alcuna esitazione o timore il grande cancello d’ingresso per consentirne l’accesso. La premeditazione dei secondi parimenti si conferma perché, senza essere stati attaccati, senza aver scorto atti di violenza, senza alcuna minaccia reale, i militi sabaudi formarono due file, la prima in ginocchio,  e presero la mira sparando senza alcuna remora sul mucchio inerme di lavoratori. Morti e feriti già si contavano nel fuggi fuggi generale. Sarebbe bastato questo per coprire d’ignominia gli italo-piemontesi. Ma ci fu ben di più e di peggio. Con le baionette innestate i bersaglieri, le spade sguainate gli ufficiali e le daghe tese carabinieri e sbirri, tutti andarono alla carica inseguendo i poveri operai in ripiegamento. Alcuni malcapitati si nascosero nei recessi della grande fabbrica, altri si gettarono a nuoto nel vicino mare sotto le fucilate degli assalitori. Furono sufficienti pochi, terribili minuti per coprire di sangue l’opificio di Pietrarsa.

Poi  i soccorsi ai feriti (nemmeno un milite lo fu!), trasportati con i tram a cavalli verso Napoli anche mediante l’ausilio dei familiari accorsi dal terribile allarme che era subito circolato tra Portici, San Giorgio a Cremano, Barra, San Giovanni a Teduccio. Andarono presso dispensari di chirurghi a Montecalvario o al Pendino e poi, i più gravi all’Ospedale dei Pellegrini. I più però tornarono alle loro case per un’assistenza più amorevole e discreta vista la completa sfiducia della popolazione nelle istituzioni comandate dai conquistatori settentrionali.

Gli inquirenti giunsero di sera sul posto e dichiararono di non aver trovato alcun oggetto (nemmeno una pietra) che potesse essere usato come arma contro i militari. Dietro la Chiesa solo delle scritte anonime, tracciate con il carbone, contro gli invasori Savoia e a favore del precedente governo borbonico. Tanto che tutti gli operai illesi, trattenuti con la forza dai bersaglieri, furono rilasciati a piede libero.

Le fonti ufficiali, che minimizzeranno ovviamente il fattaccio, parlarono di 4 morti e una ventina di feriti. Fatto è che il 13, quando riaprì lo stabilimento, mancavano all’appello (su comunicazione dell’azienda) ben 216 operai. Tutti spaventati e disposti e perdere il posto di lavoro in quella profonda crisi economica che li affliggeva?  O tanti più feriti e tanti più morti, accuratamente omessi negli elenchi per alleviare le responsabilità colpose e dolose di direzione e autorità?

La difficile ricerca negli archivi sta già allargando consistentemente il numero delle vittime di quel 6 agosto, ma non si potrà mai arrivare alla completa verità. Assodato invece, è la carriera, da ministro a sindaco, che fece il capo del massacro, Nicola Amore ; l’assoluzione per gli ufficiali che guidarono l’eccidio pur denunciati per evidenti eccessi. Quello che è inconfutabile è che a Pietrarsa, in quell’afoso giovedì d’estate del 1863, le autorità sabaude, i collaborazionisti locali e il corpo dei bersaglieri si macchiarono di un’altra infamia diventando criminali dinanzi al tribunale della storia che noi, posteri di quei martiri , stiamo erigendo per loro.

Vincenzo Gulì

 

 

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– 10 agosto 1860 – La strage di Bronte (Ct)

 

Fucilati:

– Nunzio Ciraldo Fraiunco, incapace di intendere e volere

– Nunzio Longi Longhitano

– Nunzio Nunno Spitaleri

– Nunzio Samperi

– avv. Nicolò Lombardo

 

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12 agosto Alcara Li Fusi, 12 fucilati per sommossa

– Tommaso Romano, Sicilia 1860 – 1870, Una storia da riscrivere, ISPEES Edizioni, pag. 24)

 

 

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– 16 agosto 1905 – Grammichele: Strage di San Rocco

 

 Morirono sul colpo 7 persone fra di loro un bambino di 10 anni, altre 6 morirono in seguito alle ferite; 41 persone nei giorni seguenti furono incarcerate.

Protestavano chiedendo pane, lavoro e condizioni più dignitose.

 

– Malizia Salvatore, anni 10

– Digeronimo Salvatore, anni 30

– Di Pietro Angela, anni 31

– Morello Francesco, anni 33

– Pinnisi Francesco, anni 36

– Sileci Michele, anni 50

– Campisi Michele, anni 54

– Morello Salvatore, anni 54

– Cucuzza Michele, anni 55

– D’Ambrogio Giuseppe, anni 57

– Corobene Giuseppe, anni 61

– Pinnuto Giuseppa, anni 63

– Mancuso Francesco, anni 67

 

(foto da grammichele.eu)

Per approfondire:

http://www.grammichele.eu/16-agosto-1905-strage-san-rocco/

 

 

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– 20 agosto 1860 – Alcara Li Fusi, fucilati 12 imputati di atti sovversivi, a Piano S. Antonio a Patti (Me)

– Tommaso Romano, Sicilia 1860 – 1870, Una storia da riscrivere, ISPEES Edizioni, pag. 24

 

 

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– 14 agosto 1861 – Le stragi di Pontelandolfo, Casalduni e Campolattaro.

Secondo le stime ufficiali le vittime, solo a Casalduni, furono un centinaio; secondo altre, molto più credibili ed attendibili, da 400 a 900. Pontelandolfo venne letteralmente raso al suolo. Casalduni e Campolattaro subirono la ferocia dei piemontesi subendo, oltre ai morti, anche danni gravissimi alle abitazioni.

 

"Una ragazza di sedici anni, legata a un palo in una stanza, fu oltraggiata da dieci bersaglieri, davanti agli occhi del padre, e poi uccisa. Due giovani, i fratelli Rinaldi, che durante un soggiorno napoletano si erano imbevuti di idee liberali, increduli di quella mattanza, ebbero il coraggio di presentarsi al cospetto di Negri chiedendo spiegazioni. Per tutta risposta, furono portati nella chiesa di San Donato, derubati di ciò che avevano indosso, bendati e fucilati".

Giordano Bruno Guerri, “Il sangue del Sud

 

 

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SCHEGGE DI STORIA                                                        

 

SCHEGGE DI STORIA 8/19

 

“Quattro erano gli ostacoli principali che intralciavano le aspirazioni capitalistiche dell’emergente borghesia italiana: il frazionamento politico della penisola; l’assolutismo monarchico; la presenza dell’Austria; il cattolicesimo tradizionale.

Dopo il Congresso di Vienna l’Italia, che durante il periodo napoleonico era stata suddivisa in tre grandi unità politiche, tornò ad essere articolata in più Stati. Questo frazionamento politico ed economico rischiava di soffocare l’emergente capitalismo italiano, che si vide restringere gli spazi di mercato e comprimerli in aree locali e controllate.

La struttura assolutistica degli Stati italiani impediva inoltre la piena egemonia della borghesia e dei suoi alleati…

Lo strumento più idoneo per estrinsecare questa volontà politica di una classe che tendeva a ergersi a rappresentante di tutto un popolo, escluso completamente e in ogni forma dalla gestione del potere, era la Costituzione, il documento, cioè, che, redatto per iscritto, sembrava per alcuni rinnovare, per altri invece stabilire, i contenuti e i limiti di un patto sociale tra governanti e governati…

Perciò era illusorio “ritenere che quella borghesia chiamata dopo il 1815 alla collaborazione con le dinastie in una funzione subalterna della volontà sovrana potesse accettare di essere esclusa dalle scelte fondamentali compiute dal potere, dopo che nel periodo francese era stata partecipe diretta della sua gestione”.

E ciò spiega, ad esempio, le scelte costituzionali della borghesia rivoluzionaria durante i moti del 1820-21. Tra la Costituzione di Cadice del 1812, che garantiva il maggior potere della borghesia, la Charte octroyèe francese del 1814, che sanzionava il compromesso tra la monarchia, l’aristocrazia e la borghesia agraria, e la Costituzione siciliana del 1812, che favoriva le oligarchie feudali isolane, era fatale che “in queste circostanze il modello rappresentato dalla Costituzione di Cadice del 1812, mitizzata dalla pubblicistica come nessun altro testo per il contenuto nazionale e popolare a un tempo della rivoluzione spagnola che l’aveva ispirata, finisse con l’imporsi ai gruppi rivoluzionari dei Regni di Sardegna e delle Due Sicilie.

Essi ne esaltarono le norme liberali e sembrarono ravvisarvi lo strumento più idoneo per garantire alla borghesia il recupero di quella egemonia sociale che la Restaurazione, almeno in parte, le aveva tolto…

La presenza dell’Austria garantiva lo status quo, sanzionava il frazionamento politico ed economico della penisola e quindi costituiva il principale ostacolo all’unità (o federazione) politico-economica dell’Italia e all’ampliamento del mercato…

La politica austriaca – incarnata dal Metternich – era ispirata ai concetti di autorità, stabilità ed equilibrio. Ma occorre aggiungere che tali concetti nascondevano un pericoloso germe sovvertitore. Se Metternich non fu il “tremendo tiranno” di cui ha favoleggiato la pubblicistica liberale, non fu neppure “l’ultimo grande europeo” (E. Malynski). Egli colpì la rivoluzione nei suoi effetti più appariscenti, ma non nelle sue cause più profonde. Individuò acutamente nelle sette e nella borghesia le forze motrici della rivoluzione, ma represse le prime lasciando intatta la seconda, che ne era la linfa vitale…

Eppure aveva compreso lucidamente che ”les classes agitèes sont celles des hommes d’argent, veritablès cosmopolites, assurant leurs profits aux dèpenses de totu ordre de choses quelconque”.

Quando però si trattò di passare alle misure pratiche, tutte queste enunciazioni anti borghesi vennero meno. La forza del capitale non fu per nulla intaccata…

E’ emblematico il caso di Napoli, dove Metternich impose l’allontanamento del principe di Canosa e incoraggiò la “Politica dell’amalgama” (1), vero cavallo di Troia della rivoluzione.

Non di meno, per le forze rivoluzionarie Metternich e l’Austria restavano i nemici mortali da combattere e annientare…

Il Cattolicesimo tradizionale era l’alleato naturale dei sovrani, esercitava una notevole influenza sulle masse popolari, si dichiarava apertamente ostile al liberalismo borghese e si ergeva a difesa dell’antica società. Esso pertanto era il nemico naturale delle forze rivoluzionarie ebraico-massoniche e borghesi. L’odio contro Roma papale costituì il filo conduttore di tutte le trame risorgimentali. La Chiesa inoltre possedeva vaste proprietà, beni di manomorta (2) sottratti al mercato e all’avidità della borghesia e dei suoi alleati. Tutto ciò spiega a sufficienza le vere motivazioni della lotta borghese contro la “Teocrazia papale”…

Su queste quattro direttrici si articolò l’assalto delle forze rivoluzionarie. Le parole d’ordine, in relazione alle contingenze storiche e alle esigenze delle varie frazioni della borghesia, furono dunque: costituzionalismo, liberismo economico, lotta all’Austria, repubblica, liberalismo e democrazia, unità, federalismo, cattolicesimo liberale: obiettivi che rientravano tutti nel quadro delle aspirazioni dei ceti borghesi.

Le rivoluzioni che hanno costellato la storia d’Italia dalla Restaurazione all’Unità furono altrettante tappe all’assalto ebraico-massonico e borghese alla società tradizionale italiana. Di tali rivoluzioni la borghesia fu l’asse portante…

Un contributo non trascurabile all’assalto borghese fu dato dalla massoneria grazie all’attività delle logge, ma soprattutto dei singoli massoni che operarono tramite le società segrete affini…

Con l’Unità d’Italia anche la massoneria conquistò la sua “libertà”, che seppe mettere a frutto per piazzare i suoi adepti nei posti chiave del nuovo Stato borghese. Quest’opera di infiltrazione fu lenta e graduale, poiché la stragrande maggioranza degli italiani – del tutto estranea al “Risorgimento” – era ancora devota alla Chiesa.

– Gian Pio Mattogno La Rivoluzione Borghese in Italia – Dalla Restaurazione ai moti del 1831, Edizioni All’insegna del Veltro, pag. 8, 9, 10, 13, 14.

 

 

(1) La politica detta “dell’amalgama”, imposta ai Borbone dal Metternich nel corso del Congresso di Vienna, prevedeva l’inclusione di funzionari e graduati militari che avevano precedentemente aderito alla Repubblica Napoletana di Murat, fra le gerarchie istituzionali dei restaurati governi. Tale espediente, nelle intenzioni del suo promotore (il Metternich), aveva lo scopo di “limare” le divergenze fra i sostenitori della precedente repubblica napoletana e i fedeli servitori della corona. Di fatto però, come molto giustamente sostiene il Mattogno, si trattò di un vero e proprio “Cavallo di Troia”, che già dall’indomani del Congresso di Vienna cominciò a minare le basi di quella monarchia che aveva riammesso fra i suoi ranghi, perdonandoli, i vecchi traditori.

(2) L’uso del termine “manomorta”’, risale al periodo feudale. Era usanza in quel tempo inviare al regnante la mano recisa del vassallo per comunicarne e certificarne l’avvenuto decesso. Successivamente con tale termine si indicarono principalmente i diritti di esenzione da tassazioni dei beni di proprietà di enti perpetui, nonché la loro inalienabilità.


 

 

          Turbolenze gravissime segnano il 1^ giorno di gennajo in Castellammare del golfo (Sicilia) a causa del nuovo peso della coscrizione militare. Il popolo in armi insorge, gira il paese a colpi di fucile, gridando ABBASSO LA LEVA, morte a piemontesi, viva la repubblica, afferra, e minaccia di massacrare il Delegato di Pubblica Sicurezza, il costui figlio e il Sindaco: i carabinieri sardi, e il guidice mandamentale nella fuga ricevono dietro una scarica di fucilate, è aggredito, ed ucciso con la figlia, il Borusco comandante della guardia nazionale; è incendiata la casa, e gli abitanti della famiglia Asaro; quella del medico Calandra, ed ucciso un Antonino di tal cognome; bruciate tutte le officine delle  pubbliche amministrazioni. Accorso ad Alcamo (capo distretto) il comandante Varvaro de’ militi a cavallo, è ucciso con sette de’ suoi. Di quest’agitazione cominciano a risentire gli altri apesi convicini. I piemontesi si risolvono ad un colpo disperato: da Palermo, e da tutti i punti di Sicilia concentrano per mare e per terra le loro forze contro il paese insorto, il quale si difende con ardore, ed uccide nell’assalto il capitano Mazzetti, piemontese, un sergente de’ bersaglieri, e varii altri militari restano feriti. Accorrono nuove truppe, e fanno uno sbarco numerosissimo. Ecco come si esprime il Diritto a Torino de’ 5 gennaio: “oltre di tante truppe corse in Castellammare in Sicilia, vi sono spedite nella notte stessa de’ 2 sul onzambano due compagnie di bersaglieri; e questa fregata non può accostarsi alla spiaggia, ove son collocati due obici degl’insorti, che per due ore la fanno stare lontana: bisogna far venire da Trapani la bombardiera l’Ardita, che fa tacere i due obici della spiaggia, e così si accinge allo sbarco; ma appena approda il primo battello, una scaric adegl’insorti fa cadere il capitano della compagnia, e vari soldati; allora la fregata comincia a lanciare granate a giusto tiro, e costringe gl’insorti a cambiare posizione; la truppa riesce a sbarcare; esegue vari arresti, fucila sette individui sul momento (di tre de’ quali non si cura nnè anche, di liquidare nome e cognome); ne manda 27 legati, a Palermo; il nucleo degli insorti si getta su’ monti… Da ciò si vede, che la massa del popolo in Sicilia è malcontenta; sia per non aver guadagnato nulla dopo la rivoluzione, sia per odio verso la leva; sia per timore di nuovi dazii”.

– Francesco Durelli, Colpo d’occhio su le condizioni del reame delle Due Sicilie nel corso dell’anno 1862, Ripostes Edizioni, pag. 30.

 

Per prendere visione delle altre “Schegge di Storia”, si veda la sezione omonima del menù verticale, in alto, alla sinistra del video.

 

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EVENTI

 

– Petoro (Ch), 23- 24 agosto 2019

CONGRESSO STRAORDINARIO

MOVIMENTO DUOSICILIANO

pretoro

 

 

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NOTIZIE DAL REGNO – ATTUALITA’                                   

 

– Il Cilento fra tradizione e rivoluzione

Convegno a Torraca – Domenica 11 agosto 2019

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Relatori, fra gli altri, il Prof. Vicenzo Gulì, il Dott. Edoardo Vitale, l’Avv. Ennio Apuzo, il Dr.VincenzoOliva

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=JA1MyGNl3Ug

 

 

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– Solo il Sud potrà arginare il dilagare della Lega di Salvini
da inuovivespri.it

Se si andrà al voto anticipato il centrodestra a ‘trazione’ leghista dilagherà. Stravincerà al Nord, vincerà al Centro, ma nel Sud… Nel Sud, se vedrà la luce una forza meridionalista, lontana dai partiti tradizionali e legata ai reali interessi del Sud, le cose potrebbero andare diversamente, anche avendo contro le varie mafie che salteranno sul carro del vincitore. Da qui l’esigenza, ormai sempre più pressante, di una forza politica del Sud in grado di presentarsi alle elezioni 
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https://www.inuovivespri.it/2019/08/10/solo-il-sud-potra-arginare-il-dilagare-della-lega-di-salvini-mattinale-364/

 

 

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– Viesti: “L’autonomia differenziata porterà alla distruzione dell’Italia”

di Ernesto Auci, da firstonline.info

Quella di cui si sta discutendo non è una riforma federalista, ma è l’avvio di un processo che porterebbe alla dissoluzione dell’Italia: e non si tratta tanto e solo di una frattura Nord – Sud, perché è dubbio che il processo di autonomia differenziata di cui si parla possa portare effettivi benefici nel breve e soprattutto nel medio termine, a tutti i cittadini, compresi quelli delle regioni ricche.”

Gianfranco Viesti, noto economista che insegna all’Università di Bari, da tempo si è fatto promotore insieme ad alcuni colleghi di una vera e propria campagna per spiegare ai cittadini, ed agli stessi politici, il vero significato e le implicazioni del progetto di autonomia differenziata di cui si sta discutendo da diversi mesi e che per ora sembra arenato sulle secche delle divergenze tra i due soci di governo. 

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https://www.firstonline.info/viesti-lautonomia-differenziata-portera-alla-distruzione-dellitalia/?fbclid=IwAR19yY3TvHMRqjQ3y_9FWziB2Xfr1l–vacRrO1B2uD-t2lk0ZGm2mdVl2c

 

 

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– «La Basilicata rischia di sparire»: parla il direttore della Svimez

di Edmondo Soave, da lagazzettadelmezzogiorno.it

«Questo governo è abbastanza in continuità con gli ultimi precedenti: c’è una sostanziale disattenzione per il Mezzogiorno. Non c’è consapevolezza del ruolo del Sud per la crescita del Paese». Luca Bianchi Direttore della Svimez si definisce un inguaribile ottimista ma dopo l’anticipazione del rapporto 2019 qualche segno di delusione glielo si legge sul volto.
«Si parla di Sud o per gli effetti nefasti dell’autonomia differenziata oppure per proposte…. strambe».

Magari un Sud come un enorme gerontocomio, la patria dei pensionati europei .
«Il rilancio del Mezzogiorno è legato allo sviluppo produttivo cioè alle imprese. Che vuol dire anche industria culturale, agricoltura . E poi… sfiderei chiunque a leggere i dati di oggi, di un’area in cui abbiamo livelli di servizi sanitari molto inferiori a quelli del centro nord, non abbiamo un’assistenza socio-residenziale proprio per gli anziani che vivono in questo territorio.

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https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/1163352/la-basilicata-rischia-di-sparire-parla-il-direttore-della-svimez.html?fbclid=IwAR1k0ORxJ3yWbbDEccw70NNE1ATtWryEko-1o4OCKRkn17jG9xQP1Y4NLy4

 

 

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– Con un movimento del Sud, in un colpo solo, liberiamo il Sud da grillini, leghisti e PD
da inuovivespri.it

L’Alta velocità ferroviaria, argomento che in queste ore tiene banco nella politica italiana, non è solo uno scempio ambientale e un incredibile spreco di denaro pubblico: è anche un’opera pubblica contro il Sud. Il perché lo hanno spiegato benissimo Raffaele Vescera ed Erasmo Venosi:

“Il Tunnel in Val di Susa, compreso di linea di accesso a Torino, costerà 9 miliardi di euro. I soli 12 km di tunnel del tratto italiano ne costeranno 3,5. L’iperbolica cifra di 300 milioni di euro a km. E’ giustificata questa folle spesa, considerando che basterebbe per rifare l’intero sistema ferroviario del Sud”. 

Pensate un po’: con i soldi che l’Italia andrà a spendere per bucare una montagna si potrebbero sistemare tutte le ferrovie abbandonate del Sud! Non solo: l’Italia non trova 4 miliardi di euro “per per mettere in sicurezza idrogeologica l’intera penisola, ovvero il territorio più franoso al mondo, causa reiterata di alluvioni, devastazioni e stragi”, scrivono sempre Raffaele Vescera ed Erasmo Venosti, e trova invece i soldi per la TAV! Per realizzare un’opera che, per l’80% del tracciato, insiste nel territorio francese e solo per il 20% sul territorio italiano!

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https://www.inuovivespri.it/2019/07/31/con-il-partito-del-sud-in-un-colpo-solo-liberiamo-il-sud-da-grillini-leghisti-e-pd-mattinale-354/

 

 

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– Ulivi secolari di Puglia dati alle fiamme…atto criminale

da popolodegliulivi.it

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E per le associazioni di categoria “la colpa è della burocrazia” e non dei criminali!

 

In questi giorni nel Salento stanno bruciando gli olivi (e hanno continuato a farlo anche sotto la pioggia): centinaia di giganti secolari divorati dalle fiamme!

Non è una casualità, sembra ci sia una intenzionalità precisa dietro questi roghi.

L’autocombustione di piante di olivo secolari non esiste; forse potrebbe trattarsi di un gesto inconsulto di qualche piromane, se non fosse che, nel giro di pochi giorni, gli incendi sono divampati in numerosi comuni, fra cui Torchiarolo, S. Pietro Vernotico, Presicce e lungo la statale Lecce-Maglie.

Lo sviluppo puntiforme e, al contempo, esteso degli incendi è la prova di una mano umana dietro gli inneschi.

Tutto ciò non può non riportarci alla mente quanto successo, solo poche settimane fa, all’oliveto di Francesco Mastroleo: sconosciuti si sono introdotti nella sua azienda ed hanno bruciato diversi olivi secolari. Un atto mafioso e intimidatorio, un segnale violento contro chi si batte per la difesa del territorio, dell’economia locale, della cultura, della storia della nostra Terra.

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http://www.popolodegliulivi.it/ulivi-secolari-di-puglia-dati-alle-fiamme-atto-criminale?fbclid=IwAR0nXQYkNN6aq6-_TKzkursotK8O6SDR9iBQJczgrsrhxbHX-nHN9KhcDlI

 

 

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– Alto Jonio: continua la mattanza dei tumori

di Pino La Rocca, da sibarinet.it

Continua inesorabile la mattanza di vite umane da parte de “la bestia”: nei nostri paesi la gente è preoccupata soprattutto per la morte di persone giovani, ma l’escalation dei decessi per tumore non sembrano preoccupare più di tanto nè il Parlamento Italiano né le istituzioni sovra-comunali. «Negli ultimi mesi nei nostri piccoli e tranquilli paesini stanno continuando a morire persone giovani e meno giovani a causa della terribile "bestia". 

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https://sibarinet.it/index.php/notizie/18-attualita/21162-alto-jonio-continua-la-mattanza-dei-tumori?fbclid=IwAR1ggaProy7H2fi7Si2c3qgZdFyp0oHlC_VeAjMUAp0I1pj8uOqxIiLqDkE

 

 

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ARCHITETTURE DEL REGNO                                               

 

– Palermo:

C’era una volta il "Real Teatro Ferdinando II".

di Giovanni Maduli

12.4.2019

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      Dal bel libro del compianto Nino Aquila e di Lino Piscopo, “Il teatro di prosa a Palermo. Luoghi, spettacoli, persone e memorie dal XVII secolo“, edito nel 2001 da Guida Edizioni, sappiamo che a Palermo, in pieno centro storico, in via Merlo 8, a pochi passi dall’attuale Piazza Marina, esisteva il Teatro San Ferdinando.

          Secondo quanto riportato nel testo, la storia dell’edificio ebbe origine verso la fine del XVIII secolo, quando un certo Antonio Carini, con il patrocinio della Regina Maria Carolina, ottenne di trasformare, su terreni del Principe Resuttano, alcuni antichi casotti in teatro stabile.

          Redattore del progetto fu l’architetto Antonio Cariglini e nel 1801 l’edificio venne solennemente inaugurato. Dopo appena pochi mesi dalla sua inaugurazione, Re Ferdinando concesse che allo stesso fosse attribuito il proprio nome che, da allora, fu denominato Teatro San Ferdinando.

          Il sipario del teatro fu dipinto da Vincenzo Riolo e rappresentava il “Trionfo della virtù sul vizio”. Abbate e Migliore, nella “Nuova Guida di Palermo” edita nel 1844, informa che in questo teatro venivano rappresentati drammi buffi e commedie in dialetto siciliano e pare potesse ospitare fino a quattrocento spettatori. Dalla Guida di Palermo di Gaspare Palermo del 1859, sappiamo che “ha quattro ordini di palchi, leggiadramente dipinto, e nella chiave dell'arco del palcoscenico è un orologio per comodo.”

          Nel 1859 Don Giovanni Carini chiese al Re di potere modificare il nome del teatro aggiungendovi il numero ordinale II e la qualifica di “Reale”. Il Re acconsentì e Palermo ebbe quindi il Real Teatro Ferdinando II.

          Per altro, da altre fonti, sappiamo che pochi anni prima del 1860, nonostante Palermo fosse ben fornita di teatri, era intenzione dell’amministrazione cittadina indire un concorso internazionale per la realizzazione di un nuovo grande teatro da intitolare a Ferdinando II; teatro che sarebbe sorto nell’attuale Piazza Marina.  

          Purtroppo, a seguito dei tristi eventi del 1860, non solo non fu più realizzato il nuovo teatro ma il Real Teatro Ferdinando II venne intitolato al principe Umberto. Con successivo decreto del 1882 il teatro assunse il nome di Real Teatro Umberto I; intitolazione che, come si evince dalla foto, campeggia ancora sulla facciata dell’edificio, nascondendo così agli ignari cittadini quale era il suo nome originario.

          Il successivo decadimento politico e culturale che investì tutto il Sud dal 1860 in poi portò ad un progressivo degrado dell’edificio fin quando esso, non più usato per rappresentazioni teatrali, fra il 1920 e 1930 venne rilevato dal Dopolavoro Postelegrafonico che a seguito di lavori di ristrutturazione e restauro rivalutò l’edificio destinandolo nuovamente a rappresentazioni teatrali, in particolare della Filodrammatica Stabile Postelegrafonica.

          Purtroppo i bombardamenti della seconda guerra mondiale hanno cancellato completamente e definitivamente quelle che erano le nobili strutture murarie della fabbrica, oggi sostituita da un normale edificio in condominio.

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Oggi di quelle strutture non rimane che un indizio sul portone di accesso. Indizio non del tutto veritiero ma che testimonia, a chi ha voglia si “sapere”, cosa si celi dietro la storia di quella iscrizione.

Per prendere visione delle altre “Architetture del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video.

 

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LUOGHI DEL REGNO                                                         

 

 

– Luzzi, Cs.: Abbazia si Santa maria della Sambucina

di Franco Dima e SpazioArt, da youtube.com


VIDEO
https://www.youtube.com/watch?v=6lesUaeQdMY

 

Per prendere visione degli altri “Luoghi del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video, pag 2.

 

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CULTURE DEL REGNO                                                         

 

– Villanella ch'all'acqua vaje – Vesuvius Ensemble –

di Vesuvius Ensemble

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=K7st81XymUo&list=PL7FwKaoe0zPVcq8Y5zEXlSH7AzYcc0n0y&index=1

 

Per prendere visione delle altre “Culture del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video, pag 3.

 

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TESTI CONSIGLIATI                                                            

 

CRISTIANI E MUSULMANI NEI SECOLI…

di Michele Antonio Crociata

Dario Flaccovio Editore – Palermo

Siamo lieti di segnalare questo importante testo che affronta “l’incontro / scontro” fra Cristiani e Musulmani, senza tralasciare importantissime riflessioni sulla “laicità” dello Stato.

In relazione allo stesso, pubblichiamo qui di seguito due stralci particolarmente significativi di una recente intervista rilasciata dall’Autore, Padre Antonio Michele Crociata.

 

Esiste una persecuzione verso i cristiani e dove maggiormente?

“Il sec. XX e questo scorcio iniziale del sec. XXI sono stati e continuano a essere tuttora gli anni di maggiore persecuzione contro i battezzati. Oggi, infatti, l’80% di tutti coloro che nel mondo subiscono persecuzioni per motivi religiosi è costituito da cristiani. Si tratta di una persecuzione prevalentemente cruenta in Asia e in Africa e prevalentemente incruenta nel resto del mondo, soprattutto in Europa occidentale. In nessuna parte del mondo, invece, risulta che ci siano cristiani che prendano iniziative persecutorie contro i non cristiani. Queste persecuzioni anticristiane arrivano oggi da vari soggetti: i comunisti, soprattutto, in Cina e in Corea del Nord; gli induisti in India; i musulmani quasi ovunque essi sono numericamente dominanti. Dico “quasi ovunque”, in quanto ci sono al riguardo anche alcune eccezioni, anche se poche. In Europa, in particolare, è oggi crescente la “cristianofobia”, che si manifesta in mille modi, soprattutto, tramite devastazioni di chiese e di cimiteri, distruzioni di croci ecc. In alcuni Stati europei, solo per addurre qualche esempio, in questi ultimi anni ci sono stati cristiani che hanno perduto il posto di lavoro solo per essersi decisamente manifestati tali. Ci sono stati studenti cattolici espulsi dalla loro scuola per avere rigettato l’ideologia LGBT, che è non solo anti-umana, ma anche palesemente anti-cristiana. Recentemente in Norvegia i cosiddetti “servizi sociali” hanno tolto i figli minori a una coppia di sposi perché – questo è stato il “reato” – insistevano nel volerli educare “troppo cristianamente”.

 

Perché nelle nazioni dell’est Europa resiste bene la fede cristiana?

“Nelle nazioni dell’Europa orientale, ove nel secolo scorso i cristiani sono stati ampiamente e crudelmente perseguitati dalla dittatura comunista, dopo la fine di quei regimi anti-cristiani le varie comunità religiose hanno rivalutato ampiamente la loro identità, che in questi ultimi decenni si è ulteriormente consolidata. In alcuni di quei Paesi, fra l’altro, le radici cristiane vengono oggi garantite anche da sistemi politici che sembrano tenere in grande considerazione il carattere cristiano di quei popoli e la loro antica storia. Il seme dei martiri – ci ha insegnato Tertulliano, vissuto fra il II e il III secolo – è seme di  nuovi cristiani. Ciò, a dire il vero, non è stato storicamente sempre così ovunque, ma in  molti casi è stato proprio così. Uno di questi casi è oggi vissuto in Europa orientale, dove, anche se in modo differenziato, le comunità ecclesiali si consolidano e rifioriscono. Certo, la massoneria e la plutocrazia, che in Occidente spadroneggiano, nell’Europa orientale hanno finora avuto possibilità molto minori e, soprattutto, non sono riuscite a impadronirsi del potere. Alla massoneria e alla plutocrazia vanno aggiunti anche gli eredi dell’ideologia comunista nelle sue varie articolazioni, che sotto mentite spoglie fanno di tutto per estirpare ogni residuale elemento che sia proprio della civiltà cristiana.

Leggi tutto su:

http://www.lafedequotidiana.it/monsignor-crociata-sullislam-e-lislamizzazione-allah-non-e-dio/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

 

 

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– Quello stretto (ignorato) legame tra massoneria e fascismo

di Angela Pellicciari, da altaterradilavoro.com

 

I libri di storia ben scritti hanno fascino. E quello scritto da Gerardo Padulo ne ha. E molto. Innanzitutto per il tipo di scrittura che, documentata alla virgola, non è né pedante né noiosa. Poi per la novità e l’autorevolezza con cui disegna del fascismo e del suo rapporto con la massoneria un quadro tanto diverso da quello conosciuto da farlo risultare inedito e insieme ovvio. Sto parlando di L’ingrata progenie. Grande Guerra, Massoneria e origini del Fascismo (1914-1923), edito da Nuova Immagine (208 pagine, 30 euro).

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http://www.altaterradilavoro.com/quello-stretto-ignorato-legame-tra-massoneria-e-fascismo-2/?fbclid=IwAR2sswkPia5cb4zDR3muGCR2sQaKM5xKBECFlOnRotiGQkDNtMEIMEOrdZY

 

 

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– Messina, la capitale dimenticata

di Alessandro Fumia, Magenes Edizioni

UN LIBRO CHE TUTTI I DUOSICILIANI DOVREBBERO LEGGERE.

IN PARTICOLARE I SICILIANI.

In questo corposo volume di 339 pagine Alessandro Fumia rende partecipe il lettore di “cosa divenne” Messina subito dopo l’investitura di Carlo III della corona di “Utriusque Siciliae”. Ci ricorda che questa gloriosa città fu un tempo crogiuolo di iniziative industriali, economiche, finanziarie, commerciali, culturali e scientifiche di primissimo piano, tanto che tutte le maggiori potenze europee vollero colà i propri Consolati. Un fermento di iniziative e di progetti che la portarono presto ad essere fra le più importanti città del Regno seconda, forse, solo a Napoli. Una città che, da sola, forniva allo Stato una rendita fiscale superiore a quello di tutta la restante Sicilia nel suo insieme. Una città più volte capitale dell’Isola e che in più occasioni fu aspra rivale di Palermo. Una rivalità che sfocerà infine nella strenua e tenace difesa dei diritti del legittimo Governo contro la ribellione della capitale dell’isola, fomentata ad arte da liberali, massoni e profittatori guidati dalla nobiltà capitolina che vedeva ogni giorno diminuire i suoi illegittimi profitti a causa dei continui interventi dei Borbone in favore del popolo Siciliano. Ci guida infine nella disamina, quasi ora per ora, di ciò che esattamente avvenne nel corso della rivolta del ’48; chi ne furono i veri artefici, quali ne furono le vere cause, come e dove si svolsero esattamente i combattimenti ma, soprattutto, come ad essere i veri artefici del cosiddetto bombardamento di Messina, non furono le milizie Duo Siciliane, bensì gli “indipendentisti Siciliani”. E lo fa non attraverso sottili disquisizioni di ordine filologico o ideologico, bensì attraverso la pubblicazione di documenti, spesso inediti, quasi sempre di sponda “indipendentista”. E’ così smentita inequivocabilmente e ancora una volta la vigliacca invenzione per la quale, secondo alcuni sprovveduti, ma anche secondo quanto ancora si legge in certi libri scolastici, che sarebbe stato il “Re Bomba” (nomignolo vilmente affibbiato successivamente a Ferdinando II), ad operare quel bombardamento. Per la verità già altre fonti avevano avanzato questa versione, ma il merito del Fumia sta nel fatto di avere dimostrato che quanto raccontato nel testo non è, appunto, una “versione”, ma quanto realmente avvenne sulla base di prove documentali inappellabili.

Un testo quello del Fumia che contribuisce in modo determinante al disvelarsi di verità volutamente e vigliaccamente occultate, travisate e manipolate che però, ormai, risplendono in tutto il loro abbagliante fulgore.

G.M.

 

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– …e nel mese di maggio 1860 la Siclia diventò "Colonia"

di Pippo (Giuseppe) Scianò

Pitti Edizioni, pag. 415

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Così si esprime Pippo (Giuseppe) Scianò a pagina 376 della sua ciclopica opera presentata oggi (7.4.’18) a Palermo intitolata “…e nel mese di maggio 1860 la Sicilia diventò <<Colonia>> – ciclopica non tanto per il numero delle pagine, che comunque sono ben 415, quanto per contenuti densi di documenti, testimonianze e circostanze, spesso inedite, e relativi “solamente” al periodo maggio/ottobre 1860 – riferendosi alle opere di Gustavo Rinaldi, storico e studioso, ed in particolare a quella intitolata “Il Regno delle Due Sicilie. Tutta la verità”:

          “A questo punto del nostro lavoro, sentiamo quindi il dovere di esprimere la nostra sincera gratitudine per l’opera meritoria che – non senza sacrifici – sta portando avanti  con successo e che contribuisce  in modo determinante a riaffermare il diritto dei Popoli dell’ex Regno delle Due Sicilie alla rispettiva memoria storica, all’identità nazionale, che dal 1860 sono state calpestate, prima dall’occupazione militare di stampo imperialista voluta dalla gran Bretagna e successivamente dai partiti unitari dominanti e dagli ascari locali e dai regimi e dalle istituzioni da questi dipendenti.

          Tutto e tutti al servizio dell’imperialismo interno delle regioni del nord e del loro Stato. E il diritto alla propria memoria storica – tanto per parlare di uno solo dei diritti negati – è, per ogni Popolo, la condizione essenziale per acquisire la consapevolezza di sé.

          Anche per uscire da quella alienazione culturale in forza della quale i popoli oppressi si identificano con i loro oppressori. E tanto più avviene questa identificazione quanto più gli oppressori sono stati spietati, assassini, feroci e canaglie.

          Come è accaduto, appunto dal 1860 in poi in Sicilia, in Calabria, in Basilicata, in Puglia, in Abruzzo, nel Molise, in Campania ed, in una parola, in tutto quanto il territorio del soppresso Regno delle Due Sicilie.

Qui il VIDEO della presentazione

https://www.youtube.com/watch?v=Mq-kCl_xgMs&feature=youtu.be

 

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– Rinascita di una Nazione

di Giovanni Maduli

Presentazione di Vincenzo Gulì

Introduzione di Ignazio Coppola

Pitti Edizioni

 

 

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NOVITA' EDITORIALI                                                          

 

Da Contrtocorrente Edizioni riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Napoli Spagnola 6

di Francisco Elías de Tejada

Con scritti di Miguel Ayuso, Maurizio Di Giovine

Gianandrea de Antonellis e Giovanni Turco
 

 

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– VIAGGIO TRA LE MERAVIGLIE DELLE DUE SICILIE 1735-1860

di Salvatore Carreca

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Una cronaca anno per anno, da Carlo di Borbone a Francesco II, dal 1735 al 1860, un elenco cronologico e dettagliato  degli atti di governo di cinque Re borbonici, desunto da fonti ufficiali, da bibliografia e da documenti raccolti dall’autore, ricostruisce lo sviluppo, sul continente ed in Sicilia, del più importante Stato italiano durato 126 anni, fino al momento in cui la sua storia fu spezzata dall’invasione piemontese che aprì l’epoca dello sottosviluppo e della subalternità del Sud.

Corredano il libro numerose immagini d’epoca, foto, disegni, tratti da collezioni private e dal “Poliorama Pittoresco”, il prestigioso periodico edito a Napoli in quegli anni.

Continua su:

http://www.editorialeilgiglio.it/viaggio-tra-le-meraviglie-delle-due-sicilie-1735-1860/

 

 

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– Fiorire nel vento

di Antonio Lombardi

Dal profilo Fb. di A.L.

"Fiorire nel vento" propone l’educazione alla identità come pratica liberatrice in grado di affrontare il trauma identitario, prospettando interrogativi ed obiettivi per costruire piani educativi strutturati, ma molto utili anche nelle relazioni quotidiane: per andare verso una comunità consapevole della propria storia e del proprio valore, pronta a lottare per la dignità e l’equità, rifiutando di collaborare con la pesante emarginazione che la opprime a partire dalla conquista del 1860.

Fonte:

https://www.facebook.com/antonio.lombardi.92372446/posts/675945819501854

 

 

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NOTIZIE DAL MONDO – ECONOMIA, POLITICA              

 

– Riscattare la sovranità per tornare alla politica

di Lorenzo Ettorre, da lintellettualedissidente.it

Leggi su:

https://www.lintellettualedissidente.it/societa/riscattare-la-sovranita-per-tornare-alla-politica/

 

 

 

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– Grecia: la caccia ai giovani ribelli è aperta

di Yannis Youlontas

Il nuovo governo sta per mettere in pista un offensiva senza precedenti contro il movimento libertario ed autogestito, che è diventato fastidioso e popolare nel corso degli anni.

Il primo ministro di fresca nomina e capo della destra, Kyriakos Mitsotakis, ha promesso di “pulire Exarcheia (1)” nel corso dell’estate e di “farla finita con Rouvikonas (2)”. Aldilà del celebre quartiere libertario e dell’imprendibile gruppo anarchico, è tutta la nebulosa rivoluzionaria e la rete squat che sono presi di mira con sistemi e procedimenti repressivi di vario tipo.

Una volta in più ciò che succede in Grecia fa riflettere su ciò che si prepara ugualmente altrove in Europa, in quanto l’esempio Greco nel recente passato ha chiaramente indicato la direzione del nuovo irrigidimento del capitalismo sul continente e di una società sempre più autoritaria.

Il governo comincerà col ripristinare le leggi scellerate già messe in atto durante gli anni venti che prendevano di mira allora tanto il Partito Comunista greco come gli antiautoritari.

Continua su:

https://comedonchisciotte.org/grecia-la-caccia-ai-giovani-ribelli-e-aperta/

 

 

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– Sì alla Torino-Lione: il M5S firma la sua condanna a morte

da libreidee.org

«Non c’erano e non ci sono governi amici, l’abbiamo sempre saputo». Così il movimento NoTav reagisce al “tradimento” gialloverde sulla Torino-Lione, anticipato da Conte: «Non fare il Tav costerebbe più che farlo». Alberto Airola, parlamentare 5 Stelle, si sente raggirato da Di Maio: «Il suo – dice – è un atteggiamento pilatesco: sa benissimo che in aula saremo gli unici a votare “no”». In una video-intervista al “Fatto Quotidiano”, Airola condanna la decisione di rinunciare al potere dell’esecutivo per bloccare l’opera, ricorrendo alla farsa del voto parlamentare (più che scontato) sul destino del progetto, costosissimo e inutile. «L’ho detto più volte, a Conte: l’opera – che è appena ai preliminari – si può fermare senza danni per l’Italia». Conte però ha finto di non sentire: «E’ stato mal consigliato?», si domanda Airola. Certo, in linea con Conte appare Di Maio, che sposa in pieno la tattica dell’ipocrisia: i 5 Stelle ribadiranno la loro pletorica contrarietà alla super-ferrovia, già sapendo che Lega, Pd, Forza Italia e Fratelli d’Italia voteranno a favore. Un mezzuccio un po’ meschino, per tentare di salvarsi la coscienza. «Credo che il Movimento 5 Stelle abbia deciso di scrivere il proprio testamento politico», sentenzia Nilo Durbiano, sindaco di Venaus, uomo-simbolo dell’opposizione della valle di Susa alla grande opera. Addio 5 Stelle: «La loro avventura è conclusa», dice Durbiano, nel cui Comune i 5 Stelle erano il primo partito.

Continua su:

https://www.libreidee.org/2019/07/si-alla-torino-lione-il-m5s-firma-la-sua-condanna-a-morte/

 

 

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– La Russia interrompe o annulla i sistemi di navigazione degli aerei statunitensi che volano vicino all’Iran
da controinformazione.info

Il quotidiano The Nazional Interest, con sede negli Stati Uniti, ha pubblicato lunedì 22 luglio un articolo di David Axe, autore e giornalista specializzato in questioni militari, in cui si afferma che la Russia sta interrompendo o annullando i sistemi di navigazione aerea degli aerei da caccia. Americani 22 e F-35 che sorvolano aree vicine allo spazio aereo dell’Iran.

Alla fine di giugno 2019, la Federazione internazionale delle associazioni dei piloti di linea aerea e le autorità aeroportuali israeliane hanno annunciato che molti voli avevano perso i segnali satellitari del Global Positioning System (GPS) quando sono entrati nell’aeroporto internazionale Ben Gurion o quando hanno lasciato l’aeroporto stesso. “Le forze russe stanno bloccando i sistemi GPS in Medio Oriente. Questa campagna di guerra elettronica potrebbe influenzare la raccolta di informazioni delle forze statunitensi nella regione prima di ogni possibile attacco all’Iran “.

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https://www.controinformazione.info/la-russia-interrompe-o-annulla-i-sistemi-di-navigazione-degli-aerei-statunitensi-che-volano-vicino-alliran/

 

 

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– LA TEOLOGIA DEI MERCATI – Mauro Scardovelli e Paolo Maddalena

di byoblu, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=_Eh_IgG1CEE

 

 

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– Ursula von der Leyen e Christine Lagarde vanno a braccetto con il Gruppo di Bilderberg
da inuovivespri.it

Ma guarda un po’ che cosa va a ‘sgamare’ il filosofo e commentatore marxista, Diego Fusaro: la neo presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, è un’assidua frequentatrice del gruppo di Bilderberg. Ma Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e lo stesso Beppe Grillo erano stati informati? Gente seria… Ah, anche Christine Lagarde ‘Bilderberghegia’… 
Qualche dubbio l’avevamo. Ma adesso il filosofo e commentatore marxista, Diego Fusaro, in un post su Facebook, ha fugato i nostri dubbi sulla neo presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e sulla presidente della Banca Centrale Europea (BCE) Christine Lagarde: entrambe vanno a braccetto con il gruppo di Bilderberg!

Scrive Diego Fusaro:

“Sapevate che Ursula von der Leyen e Christine Lagarde erano al consesso del gruppo Bilderberg? Von der Leyen nel 2015, 2016, 2018, 2019. Il gruppo Bilderberg, ovviamente, ha scelto di collocarle ai vertici delle istituzioni europee per tutelare il bene dei popoli e delle classi lavoratrici”.

Continua su:

https://www.inuovivespri.it/2019/07/18/ursula-von-der-leyen-e-christine-lagarde-vanno-a-braccetto-con-il-gruppo-di-bilderberg/

 

 

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– EUROLAGER: DOV’E’ L’USCITA?

di Marco Della Luna, da marcodellaluna.info

 

Il Governo Conte fa bene a piegarsi alle richieste di Bruxelles e ad evitare la procedura di infrazione (che comporterebbe un esproprio delle funzioni politico-economiche in favore degli eurocrati). E’ il male minore. Oggi.

L’Euro ha un effetto tecnico inevitabile: deindustrializzare l’Italia trasferendone le risorse e gli assets migliori a paesi più efficienti e dominanti entro la UE; lo scopo fondativo dell’UE è esattamente questo (non solo nei confronti dell’Italia).

Se l’Italia resta nell’Euro e nell’UE è destinata a una fine certa e miseranda, ma non a un tracollo immediato, perché, mentre è in corso il suo svuotamento, viene mantenuta in vita finanziariamente. La gente non si ribella perché la gente ha paura dei tracolli e dei sacrifici immediati e non pensa al lungo termine (ed è per questo che la si può portare dove si vuole, quindi le si concede la “democrazia”).

Rompere la gabbia dell’Euro e dell’UE sarebbe pertanto un obiettivo da perseguire anche a costo di sacrifici, ma può farlo soltanto un governo unito, guidato da grandi economisti, sostenuto dal consenso popolare. Un governo capace di resistere alle pressioni, ai ricatti e alle ritorsioni dell’UE e al contempo di rimpiazzare l’Euro e di ricollegare l’economia nazionale ai fornitori e clienti esteri di cui necessita, essendo la nostra un’economia di trasformazione molto dipendente dagli scambi internazionali.

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http://marcodellaluna.info/sito/2019/06/28/eurolager-dove-luscita/

 

 

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CULTURA – COSTUME – SOCIETA'                                  

 

– Il Centro studi Livatino contro l’eutanasia e l’aiuto al suicidio

da centrostudilivatino.it

Nella giornata di ieri, 18 luglio, nella Sala stampa della Camera dei Deputati si è tenuto, su iniziativa dell’Osservatorio Vera Lex coordinato dall’on. Domenico Menorello, una conferenza stampa dal titolo Avviare il countdown, contro l’eutanasia per sentenza, cui hanno preso parte un gruppo di parlamentari di differenti formazioni partitiche e le associazioni che una settimana prima avevano partecipato, sempre a Roma, a un convegno sulla risposta che il Parlamento è chiamato a dare all’ordinanza n. 207/2018 della Corte costituzionale. 

Pubblichiamo la relazione svolta nell’incontro di ieri dal dott. Domenico Airoma, vicepresidente del Centro studi Livatino.

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https://www.centrostudilivatino.it/il-centro-studi-livatino-contro-leutanasia-e-laiuto-al-suicidio/

 

 

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– SALUS  TELLURIS  SUPREMA  LEX

di Marco Della Luna, da marcodellaluna.info

Primo: a chi li governa, i popoli servono per produrre ricchezza e di forza politico-militare, sicché l’unificazione globale delle classi dominanti e altri processi che ora passerò a indicare hanno reso i popoli superflui.  I popoli come moltitudine di lavoratori e consumatori sono stati resi superflui dalla finanziarizzazione dell’economia, dall’intelligenza artificiale, dall’automazione. I popoli come moltitudine di combattenti sono stati resi superflui dalla unificazione globale del potere capitalista finanziario ed alla sostituzione delle guerre di conquista tradizionali con guerre finanziarie. I popoli come colonizzatori sono stati resi superflui dal completamento della occupazione delle terre di questo pianeta e dalla mancanza di tecnologie per colonizzare altri pianeti. Sono ancora utili i popoli affamati e minacciati come masse di penetrazione migratoria per frantumare i popoli storicamente consolidati e renderli più passivi e meno capaci di resistere.

Secondo: l’esaurimento delle risorse planetarie e l’insostenibilità dell’attuale processo di inquinamento esigono, per la salvezza della biosfera, la radicale riduzione dei consumi e delle emissioni, cioè della popolazione.

Terzo: esistono le tecnologie per realizzare tale riduzione senza che la popolazione se ne accorga.

La somma di questi tre fattori punta in una direzione chiarissima.

Dal fatto che la popolazione terrestre è divenuta il contempo superflua e insostenibile e che è praticamente possibile ridimensionarla, consegue che con tutta verosimiglianza già si sta lavorando a questo fine e che, invece di proporre metodi per un impossibile rilancio della produzione, possiamo guardarci intorno per individuare come -con che mezzi fisici, chimici, legislativi si realizza quel ridimensionamento. Le analisi che non tengono conto di quanto sopra, hanno poco senso e ancor meno utilità.

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http://marcodellaluna.info/sito/2019/07/05/salus-telluris-suprema-lex/

 

 

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– Il fallimento della complementarietà: dal multiculturalismo al culto del diavolo

di DMITRY ORLOV, da come donchisciotte.org

Nelle scorse settimane c’è stato un picco di rinnovato interesse per un saggio che avevo scritto un anno fa, I barbari si scatenano nel Cimitero Europa, in cui avevo descritto come il costante degrado dei paesi occidentali venga accelerato dall’arrivo di migranti appartenenti a gruppi etnici incompatibili. Ciò che ha provocato questo rinnovato interesse è stato un post di Paul Craig Roberts, dove l’autore parlava del mio saggio come del “necrologio dell’Europa e dell’America.”

Ovviamente confermo tuto quello che avevo scritto (indipendentemente da quanti possano averlo interpretato nel modo sbagliato) ma, nell’anno appena trascorso, ho fatto alcune ricerche che mi hanno aiutato a capire le motivazioni del fallimento del progetto occidentale e, a quanto pare, sembra che io abbia qualcos’altro da dire sull’argomento.

C’è una tendenza popolare nel denigrare quello che viene definito “determinismo biologico.” Fattori come il nostro sesso biologico (non il genere, intendiamoci), le nostre modalità riproduttive (il risultato delle pressioni ambientali a cui sono stati sottoposti i nostri progenitori), il nostro istinto, le reazioni e le pulsioni organiche (che le nostre menti coscienti cercano di giustificare creando storie fittizie ed inventando logiche a fatto compiuto) vengono screditati.

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https://comedonchisciotte.org/il-fallimento-della-complementarieta-dal-multiculturalismo-al-culto-del-diavolo/

 

 

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– C’è qualcuno dietro la promozione dell’ideologia gender ?

da itresentieri.it

 

Su un tema che -ahinoi!- non passa mai di moda, e di cui abbiamo fatto cenno anche in una sosta recente, riproponiamo un interessante articolo pubblicato nel maggio 2016 dal sito europaoggi.it.

Oggi assistiamo tutti con stupore – che rischia però di cedere il posto all’assuefazione e alla rassegnazione – ad un fenomeno che dovrebbe rammentare angosciosi precedenti storici: l’imposizione forzata di un’ideologia.

L’ideologia di cui parliamo, ovviamente, è quella del “genere” (gender), inteso come percezione psico-culturale della sessualità distinta dal sesso biologico: l’essere uomo/donna sarebbe cioè slegato dal sesso biologico e determinato unicamente da condizionamenti culturali.

L’ideologia gender si prefigge lo stesso obiettivo delle campagne per l’introduzione del matrimonio gay: scardinare gli assetti sociali basati sulla famiglia e sulla complementarietà di sessi che ne è premessa.

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http://itresentieri.it/ce-qualcuno-dietro-la-ppromozione-dellideologia-gender-abbiamo-selezionato-alcune-riflessioni-interessanti/

 

 

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– Una puttana si aggira per l’Europa …

da alcesteilblog.blogspot.com

La puttana della Bontà.

Tutte le forze della vecchia Europa si sono unite per compiacere la Nuova Prostituta, la Donna Scarlatta: papi e governanti democratici, eretici, laici e radicali atei, preti e suore, ebrei e musulmani, malvagi e altruisti, banchieri e pauperisti, Bono Vox e Lady Gaga. Da ciò scaturiscono due indubbie conclusioni:

1. la Bontà Universale è il legante del Nuovo Mondo

2. è tempo per gli avversari, i mostri, di rinunziare definitivamente e lasciar correre il nuovo anelito epocale

Occorre preterire i raptus interpretativi, la cronaca minuta, i cambi di campo, le vociferazioni, la geopolitica.

Al lavoro è la Grande Opera.

Non esiste il prima o il dopo, il reazionario o il rivoluzionario, la destra o la sinistra o qualsiasi decrepita concrezione; del pari, non esistono i corpi dei messicani o degli africani annegati; né chi si compiace di quelle morti; nemmeno chi le rivendica con il volto rigato dal rimmel da agape del terzo millennio.

La Grande Opera, solo quella esiste.

 I tormenti, gli scontri, le truculenze, le comparsate televisive a nulla valgono; sono teatro, sciocchezzuole: al dunque, ovvero al Dunque, son tutti d’accordo.

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http://alcesteilblog.blogspot.com/2019/07/una-puttana-si-aggira-per-leuropa.html#more

 

 

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– Bibbiano E’ ancora più grave di quel che sembra

di Francesco Lamendola, da controinformazione.info

Ciò che rivela l’inchiesta denominata Angeli e demoni in Val d’Enza e nel comune di Bibbiano, 10.000 abitanti, in quel di Reggio Emilia, è semplicemente orrendo; ma tutto lascia pensare che la realtà sia ancor più orribile di quel che finora è apparso, o si è intravisto. Non è solo un giro di favori illeciti, di conflitti d’interesse, di corruzione, di bustarelle, di quattrini. E non è solo una storia di convergenza e oscure complicità fra il mondo della politica, e cioè il Partito Democratico che, da quelle parti, è quasi un feudo, ed elementi deviati della pubblica amministrazione, oltretutto in un ambito così delicato come quello dei bambini in difficoltà.

https://www.controinformazione.info/bibbiano-e-ancora-piu-grave-di-quel-che-sembra/

 

 

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– Magari muori: la banalizzazione della morte come inizio di una rivoluzione dirompente

di Enzo Pennetta, da enzopennetta.it

Da qualche tempo una insolita campagna di marketing sta cambiando il modo di proporre i servizi funebri, sta ribaltando l’approccio verso il tema della morte che da sempre e in tutte le culture è stato affrontato nel modo più profondo e serio.

Dalle piramidi egizie ai mausolei, dai dolmen megalitici alle sepolture etrusche, dal Carme 101 di Catullo ai sepolcri di Foscolo, dalla solennità cupa e sublime della Morte di Sigfrido di Wagner a quella struggente del Requiem K 626 Lacrimosa di Mozart, da sempre la morte ha rappresentato un momento di fronte al quale tutti hanno chinato il capo in un estremo segno di rispetto che riassume in sé il rispetto stesso per il dramma dell’esistenza umana e al tempo stesso della sua grandezza.

Il senso della morte con la sua drammaticità ha unito in una fratellanza senza tempo tutte le popolazioni che si sono succedute in ogni luogo della Terra dalla preistoria ad oggi, mai la fine della vita è stata rappresentata in modo meno che rispettoso. Solo in un libro distopico si suggeriva che in un Mondo nuovo questo sarebbe stato diverso, si sarebbe dovuta cambiare la sensibilità verso la morte, si sarebbe dovuto ridicolizzare il momento estremo per far accettare la riduzione dell’esperienza umana a ciclo operativo come quello di un qualsiasi utensile.

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https://www.enzopennetta.it/2019/06/la-banalizzazione-della-morte-inizio-di-una-rivoluzione-dirompente/

 

 

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– Vogliono instaurare la cultura della morte

di Marcello Pamio, da disinformazione.it

 

Lunedì scorso quasi 200 amministratori delegati di aziende e multinazionali hanno comprato una pagina del New York Times per pubblicare una pubblicità progresso del pensiero unico: «Don’t ban equality», della serie «Non mettere al bando l’eguaglianza»!

Detta così, sembra sottolineare i diritti sacrosanti di libertà, il problema è che la parola “eguaglianza” in questo caso si riferisce all’aborto…

«L’uguaglianza sul posto di lavoro è uno dei problemi aziendali più importanti dei nostri tempi», si legge sempre nel testo della pubblicità. «Limitare l’accesso a cure riproduttive complete, incluso l’aborto, mette in pericolo la salute, l’indipendenza e la stabilità economica dei nostri dipendenti e clienti: in poche parole, va contro i nostri valori e fa male agli affari».

Chiaro? Non uccidere una vita, fa male agli affari, i loro affari!

https://disinformazione.it/2019/06/13/vogliono-instaurare-la-cultura-della-morte/

 

 

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 MEDICINA                                                                        

GLI ARTICOLI DI SEGUITO RIPORTATI NON RAPPRESENTANO IN ALCUN MODO SUGGERIMENTI O INDICAZIONI TERAPEUTICHE IN QUANTO GLI AMMINISTRATORI DI QUESTO SITO NON SONO MEDICI; ESSI RAPPRESENTANO SOLAMENTE UN PANORAMA DI OPINIONI REPERITE SUL WEB. SI INVITA PERTANTO AD AVVALERI COMUNQUE DEL PROPRIO MEDICO CURANTE.

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– Dr. Franchi : “Ma dove sono finiti i medici?”

di Fabio Franchi, da medicinapiccoledosi.it

 

l trattamento dedicato al dott Roberto Petrella e quello riservato ai falsari in camice bianco.

La sua radiazione era ampiamente prevista, tanto che egli lo aveva annunciato: subito dopo essere stato audito dalla commissione del suo ordine il 4 giugno scorso, già si sapeva. Ieri gli è pervenuta la vergognosa comunicazione (non ancora la motivazione!).

È colpevole di aver commesso il più grave reato che possa essere imputato ad un medico. Un reato che non è codificato da nessuna parte (visto che non lo permetterebbe la Costituzione, che ancora prevede la libertà di parola e di scienza, nell’art 21 e 33).

Tale reato è stato inaugurato e varato in un “documento” di tre paginette, pubblicato dalla fnomceo (federazione nazionale degli ordini dei medici) il 8 luglio 2016, approvato all’unanimità dal consiglio nazionale ed il cui fulcro è la menzogna cristallizzata (“i vaccini sono sicuri ed approvati con studi in doppio cieco controllati con placebo”).

Per fortuna della Ministra Grillo non si sono accorti di quel che scriveva nel 2015, altrimenti anche lei sarebbe sotto processo ora.

Quel documento è stato scritto e varato dalla dottoressa Roberta Chersevani, mentre era Ministro la Lorenzin, e non è mai stato ritirato. Le menzogne ivi contenute sono state adottate anche dall’attuale Ministro, che si è ben guardato dal sospendere gli attuali processi e tantomeno revocare LE precedenti risoluzioni contro i dottori Miedico, Lesmo, Gava, Rossaro. Anzi, sembra sia stato dato impulso per accelerare la formazione della commissione d’appello che dovrà giudicarli (tutti loro hanno ricorso, perciò sono formalmente in attesa di giudizio). Questo al fine di radiarli definitivamente.

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http://www.medicinapiccoledosi.it/medicina-convenzionale/dr-franchi-dove-sono-medici/?fbclid=IwAR1WwXnWArdZEE1LiMnTlH6eiMcGr7ONp2uqaSPffEuvtCZO5FI8FpZu_Nw

 

 

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– Cancro alla prostata. Giovane napoletano premiato negli USA per il suo studio

davesuviolive.it

Pasquale Rescigno, 35enne di Ponticelli, è il vincitore del prestigioso premio ASCO 2018, conferito dall’American Society of ClinicalOncology, e consegnato lo scorso autunno, per le sue ricerche sul cancro alla prostata. E’ stato il policlinico della Federico II a comunicarlo.

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https://www.vesuviolive.it/ultime-notizie/299331-pasquale-rescigno-cancro-prostata/

 

 

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– Cellule fetali umane nei vaccini: parla Stefano Montanari

di Renovatio21, da facebook.com

VIDEO

https://www.facebook.com/Renovatio21/videos/2353780091508427/

 

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– Otto rischi per la salute legati al 5G…

di Marcello Pamio, da disinformazione.it

Il Prof. Martin L. Pall, Professore emerito di Biochimica e di Scienze Mediche di Base della Washington State University, ha inviato alle istituzioni europee e statunitensi una revisione di studi che dimostrano la pericolosità della tecnologia 5G.

Secondo la sua analisi della letteratura scientifica pubblicata ci sono almeno otto pericoli dimostrati correlati alle esposizioni alle radiazioni del 5G.

Quello allegato in fondo a questo articolo è una versione breve di un documento originale scritto in risposta a due documenti scritti rispettivamente dal sig. Ryan e dal dott. Vinci in risposta all’appello di un gruppo di associazioni e di esperti sulla sicurezza del 5G. Il Sig. Ryan ha dichiarato che «Ci sono prove consistenti presentati da enti nazionali e internazionali (International Commission on Non Ionising Radiation Protection ICNIRP, Scientific Committee on Emerging and Newly Identified Health Risks (SCENIHR) che l’esposizione a campi elettromagnetici non rappresentano alcun rischio per la salute al di sotto dei limiti stabiliti dalla Raccaomandazione del Consiglio 1999/519/EC1.

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https://disinformazione.it/2019/04/17/otto-rischi-per-la-salute-legati-al-5g/

 

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– Parla Roberto Petrella, ennesimo medico radiato 22-06-2019

di Border Nights, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=DK7IlAvy9Yw

 

 

 

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– La verità raccontata da Andrew Wakefield – Diretta Byoblu da Padova

di byoblu, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=R9hKAX6C4yc

 

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 SCIENZA E TECNICA                                                           

 

– 5G-MoNArch: preludio al Nuovo Ordine Mentale?

di Marcello Pamio, da disinformazione.it

Il termine 5G è l’acronimo di «5th (Fifth) Generation» e sta ad indicare tutte le tecnologie e gli standard di quinta generazione (dopo 1G, 2G, 3G e 4G) delle trasmissioni di dati nelle reti di telecomunicazione.
La fascia in cui andrà ad operare il 5G è lo spettro di banda corrispondente alle microonde: da 3 GHz a 300 GHz, la frequenza dei radar militari…

Fin qui le cose che conosciamo, perché gli effetti che tali radiazioni avranno sull’organismo umano sono sconosciuti e non vengono minimamente presi in considerazione.

Il 5G deve assolutamente entrare in funzione, perché è uno dei passaggi cruciali per il Nuovo Ordine Mentale.

Proprio in questo terreno nasce il «5G-MoNArch»: un progetto europeo sulla quinta generazione, testato per la prima volta ad Amburgo e Torino.

Nel capoluogo piemontese, l’evento del 22-23 maggio scorso ha offerto una panoramica sulle diverse opportunità delle reti 5G sia per gli operatori di settore sia per i progetti relativi alle «smart cities», le città “intelligenti”.

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https://disinformazione.it/2019/07/30/5g-monarch-preludio-al-nuovo-ordine-mentale/

 

 

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– AMERICAN MOON – Vers. integrale (ITA)

di Massimo Mazzucco e luogocomune2, da youtube.com

Dura oltre tre ore, ma vale la pena.

https://www.youtube.com/watch?v=IOVK1gAvo8A

 

 

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– Mazzucco: povero Enrico Mentana, come sei caduto in basso

da libreidee.org

Una volta facevi il giornalista. Una volta sapevi affrontare qualunque argomento, anche il più controverso, con equidistanza e con obiettività, stando ben attento a non far entrare le tue opinioni personali nel dibattito in corso. Oggi invece hai completamente rinunciato al sacro principio su cui è basato il tuo mestiere, che è quello dell’obiettività, e ti sei apertamente schierato, su tutte le questioni più controverse, come una comare da cortile. Urli e ti agiti per imporre le tue opinioni, aprofitti del tuo palcoscenico televisivo per fare dei piccoli comizi travestiti da editoriale, e arrivi persino ad insultare le persone che non la pensano come te. L’ultimo caso, in ordine di tempo, è stato l’infelice post di ieri, nel quale davi dei “fessi” a tutti coloro che non credono che siamo stati sulla luna. Per la precisione, hai scritto: «Un saluto ai fessi che non credono che l’uomo sia andato sulla luna. Senza quell’impresa non esisterebbe gran parte delle conquiste tecnologiche che vi permettono di non confinare al tavolo del bar le vostre ‘opinioni’».

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https://www.libreidee.org/2019/07/mazzucco-povero-enrico-mentana-come-sei-caduto-in-basso/

 

 

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– Gli sbarchi sulla Luna: una gigantesca truffa per l’umanità?

da veteranstoday.com e da comedonchisciotte.org

I credenti sono a rischio di estinzione?

Ecco, quest’anno ricorre il 50° anniversario dello sbarco sulla Luna dell’Apollo 11. Nel 2016, un sondaggio aveva mostrato che il 52% del pubblico britannico era del parere che le missioni Apollo fossero false. Lo scetticismo era maggiore tra quelli che erano troppo giovani per averlo visto dal vivo in TV: il 73% di quelli con 25-34 anni di età riteneva che non siamo mai andati sulla Luna, in confronto al 38% delle persone di 55 anni o più. Queste percentuali sembrano aumentare ogni anno che passa.

I miscredenti britannici, dieci anni fa, erano solo il 25%. Non si sa quanti possano essere oggi, ma un sondaggio del 2018, condotto dal Centro Russo di Ricerca sull’Opinione Pubblica aveva rivelato che il 57% dei Russi ritiene che non ci sia mai stato uno sbarco lunare con equipaggio. La percentuale sale al 69% tra le persone con istruzione superiore: in altre parole, più le persone sono istruite e più sono capaci di ragionamento razionale, meno credono agli sbarchi sulla Luna.

Per quanto riguarda gli Americani, un sondaggio Gallup del 1999 aveva dato solo un 6% di scettici, e un sondaggio del Pew Research del 2013 aveva mostrato che la percentuale era salita solo al 7%. Questi dati sono sospettosamente bassi. Un sondaggio del 2005-2006ha rilevato che oltre un quarto degli Americani tra i 18 ei 25 anni ha espresso dubbi sul fatto che degli esseri umani abbiano mai messo piede sulla Luna” e questo è molto più vicino ai dati britannici e anche più credibile. È interessante notare che in un sondaggio realizzato da Knight Newspapers, un anno dopo il primo sbarco sulla Luna, oltre il 30% degli intervistati aveva dei dubbi sui viaggi lunari compiuti dalla NASA. Molti di quei primi scettici potrebbero essersi convertiti nel corso degli anni o, semplicemente, aver perso la forza di dissentire.

Ma la teoria dei falsi allunaggi ha acquisito nuovo slancio con la diffusione di Internet e lo sviluppo di YouTube, che ha permesso analisi approfondite dei filmati delle missioni Apollo a chiunque ne fosse interessato. Prima di questo, le persone che avevano seri dubbi avevano pochi mezzi per condividerli e rendere convincenti le loro argomentazioni. Uno dei pionieri era stato Bill Kaysing, che aveva rotto il ghiaccio nel 1976, con il suo libro auto-pubblicato We Never Went to the Moon: America’s Thirty Billion Dollar Swindle [Non siamo mai andati sulla Luna: la truffa americana da 30 miliardi di dollari]. Potrebbe essere chiamato un informatore, dal momento che aveva lavorato per Rocketdyne, la compagnia che aveva progettato e costruito i missili Apollo. Poi era arrivato il fisico Ralph René con NASA Mooned America: How We Never Went to the Moon and Why, [La NASA ha turlupinato l’America: come non siamo mai andati sulla luna e perché], che aveva introdotto il problema delle fasce di radiazioni di Van Allen.

La ricerca si era fatta più ampia e profonda, e l’incredulità era diventata epidemica intorno al 30° anniversario dell’Apollo 11, grazie sopratutto al cineasta britannico David Percy, co-autore con Mary Bennett del libro Dark Moon, e regista del documentario di 3 ore What Happened on the Moon? An Investigation in Apollo [Che cosa è successo sulla Luna? Un indagine sull’Apollo] (2000), presentato da Ronnie Stronge. Resta fino ad oggi un inestimabile contributo per chiunque voglia farsi un’opinione basata sui fatti.

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https://comedonchisciotte.org/gli-sbarchi-sulla-luna-una-gigantesca-truffa-per-lumanita/

 

 

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FUORI TESTO

 

Le lacrime che dai nostri occhi vedrete sgorgare

non crediatele mai segni di disperazione

promessa sono solamente

promessa di lotta.

Alexandros Panagulis
 

 

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– Fioravanti: il Regno dei Borbone, scuola di eccellenza

di CentroStudi Civitanovesi, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=lOZ_Bog8qpY

 

 

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CNT – Message à toute l'humanité

di Demo Sophie, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=j1GCeJe7T74&feature=share

 

 

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Cos'è lo Spread – Nando Ioppolo

di Il Manto, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=hyZgv4BlgCI

 

 

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– "Inganno Globale", di Massimo Mazzucco

di Il Portico Dipinto, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=jNiZD1FQevk&t=662s

 

 

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– Cancro le Cure Proibite di Massimo Mazzucco

di Carlo Anibaldi, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=qPZPGeLag9c

 

 

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– Ex Magistrato Paolo Ferraro Decide Di Parlare!

di InfoClub, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=QGHNSkmbH0E&t=11s

 

 

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