La verità è per chiunque la voglia cercare…

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N.B.: Si partecipa ai Sig.ri fruitori di questo sito che alcuni articoli riportati sulla pagina iniziale possono rimanere in visione per molto tempo, mentre altri vengono aggiornati con maggiore frequenza e senza alcuna periodicità. Si invita pertanto a prendere sempre visione  dell’intera pagina.

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APPELLO

 

…alla luce di quanto sta avvenendo non è più pensabile continuare a dividersi in sicilianisti, napolitanisti, duosiciliani, borbonici, antiborbonici, meridionalisti, federalisti, autonomisti e via dicendo: ciò non farà altro che favorire il gioco di quelle oligarchie mondialiste che hanno causato ciò che stiamo subendo; la posta in gioco è troppo alta per non comprendere che solo una identità di intenti può porsi come elemento determinante per la riuscita di un qualunque progetto di riscatto. E’ indispensabile, anzi vitale, il superamento di quelle pur legittime diversità di vedute e propugnare, tutti insieme e nel rispetto delle specifiche idee, quanto meno un forte riavvicinamento delle varie componenti identitarie, nella convinzione e nella consapevolezza che se ciascuno farà un piccolo passo indietro, tutti insieme si farà un enorme passo avanti.

(Tratto da “Rinascita di una Nazione”, pag. 127)

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Si invitano i sig.ri lettori a dare attenta lettura dell’articolo seguente. Anche dalla sua lettura è possibile comprendere la deriva verso la quale, indipendentemente dai vari “credo” politici, siamo tutti volutamente trascinati.

– Perchè non si possa dire "Io non lo sapevo…" e la conseguente scelta indipendentista.

di Giovanni Maduli, 19.2.2016.

https://www.regnodelleduesicilie.eu/wordpress/page/2/

 

 

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Oggi, 202° anniversario del Regno delle Due Sicilie, è pubblicizzata la Confederazione Siculo-Napolitana (CSN). E’ la prima volta che le due parti attorno allo Stretto  decidono di unire le proprie azioni per il riscatto ormai improrogabile dell’attuale Mezzogiorno d’Italia.  Il patto stipulato a Palermo in settembre tra i rappresentanti dei territori siciliani e quelli napolitani è ormai entrato nella sua fase pubblica e a breve seguiranno dettagli e comuni azioni per la difesa della nostra trimillenaria Patria. Il P2S è naturalmente a centro di tale progetto con i suoi massimi esponenti del NBA. Oggi è festa nazionale per le Due Sicilie per la sua Patrona che è l’Immacolata Concezione. A Lei affidiamo la Patria e le nostre attività per la salvezza dei suoi popoli devoti.

Vincenzo Gulì

 

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PENSIERI…

 

Dal Movimento Duosiciliano riceviamo e volentieri pubblichiamo

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BANCO DI NAPOLI

IL GOVERNO FACCIA RESTITUIRE IL MALTOLTO

Domani, 26 novembre, anche il nome “Banco Napoli” scompare. Di autorità i clienti si troveranno a divenire clienti di una banca di Torino. In realtà la cosa è vecchia di alcuni lustri ma diviene ancora più evidente domani. Molti meridionali mal digeriscono questa novità perché ha in se un che di autoritario, di sottrazione di ricchezza, di inganno,.. che si percepisce ma non si individua in modo chiaro e netto.

La questione viene da lontano, dagli anni ’90, cioè da quando certo Ventriglia -storico capo del Banco Napoli- andava rimosso per ragioni “politiche” mai chiarite e quando la Lega (allora era Nord) appena premiata dalle urne riuscì a uccidere la Cassa per il Mezzogiorno. Come andò nei dettagli non si è ben saputo certo è che si dichiarò il Banco illiquido e quindi gli azionisti persero tutto. Fu creata una banca dove vennero convogliati tutti i crediti deteriorati (cioè quelli che avevano provocato il dissesto) mentre la parte buona dei crediti ebbe una piccola odissea (che non mancò di produrre profitti faraonici a favore di qualcuno) finita tra le amorevoli braccia dei banchieri di Torino. Poi quei crediti deteriorati si scoprì che non lo erano affatto e quindi da un lato si è creato un tesoretto che il governo Renzi ha pensato bene di scippare e utilizzare per tappare buchi di banche del Nord mentre dall’altro sorge il dubbio che l’intero esproprio non andava fatto.

La questione è troppo grande in tutti i sensi per non meritare una Commissione Parlamentare di inchiesta (come peraltro richiesto nella passata legislatura da uno dei partiti oggi al governo) ma ad oggi sorgono irrefrenabili alcune domande: il governo vuole fare chiarezza sulla questione? Vuole che si rispettino i diritti anche dei meridionali? ha intenzione di restituire al Sud la sua maggiore e più gloriosa banca, o vuole limitarsi a prendersela con i neri? La domanda di onestà che è affiorata dalla base in modo così impetuoso si esaurisce al pur encomiabile taglio di pensioni d’oro et similia? Come si pensa che il mercato del risparmio torni ad avere fiducia delle banche se non si rispettano (magari anche in modo esemplare come questo) i diritti dei risparmiatori?

Domande che se rimarranno senza risposte, lascerebbero il sistema zoppo e poco credibile mentre potrebbero dare la stura ad un malcontento generale che già induce i migliori ad andare all’estero e gli altri ad attendere che qualcosa accada…

Senza contare che le reiterate spogliazioni delle risorse del Sud sono da sempre una costante e che questo sistema non sembra voler mai mollare le prede. Tutto sta diventando sempre più inaccettabile e la pazienza dei cosiddetti meridionali è in esaurimento con tutte le conseguenze che potranno verificarsi. 

Bari, 25 novembre 2018.

Per il Comitato Politico del Movimento Duosiciliano

Il segretario generale Michele Ladisa

 

 

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– Testo integrale della RELAZIONE del Movimento Duosiciliano alle

GIORNATE INTERNAZIONALI DELLA DETERMINAZIONE DEI POPOLI.

di Michele Ladisa, Segretario Generale del Movimento Duosiciliano

Verona, 26-27-28 ottobre 2018

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“Sono qui, orgogliosamente, per parlarvi della mia Terra, delle Due Sicilie che, solo apparentemente, ebbero fine il 17 marzo 1861 con una cruenta annessione certificata dall’ignobile, farsesco plebiscito del 21 ottobre 1860.

La mia Terra, dopo il 1861 è conosciuta come meridione, sud o mezzogiorno d’Italia.

Non sono qui per rappresentare il cosiddetto meridione piagnone, né il sud malato necessitante di assistenza e men che meno quel mezzogiorno d’Italia e d’Europa troppo spesso tavola apparecchiata per appetiti più famelici.

La storiografia ufficiale italiana, dopo 157 anni da quei fatti, continua meschinamente ad affermare false ragioni e falsi eroi, tenendo il popolo discendente dall’ex-Stato sovrano delle Due Sicilie, letteralmente ignaro del proprio passato, non certo gramo, che nelle realtà di quei tempi poteva vantare primati nel mondo. Ragion per cui molte furono le motivazioni internazionali – in primis – le condizioni bancarottiere del Regno di Piemonte e Sardegna e la costruzione del canale di Suez. L’importanza strategica della posizione geografica e le politiche delle Due Sicilie nel Mediterraneo, erano elementi di forte preoccupazione per l’egemonia dell’Inghilterra e della Francia, sia ai fini commerciali e che militari.

L’azione militare condotta per l’annessione, se in un primo momento assunse connotati da passeggiata turistica per innumerevoli ragioni che volutamente tralascio (preferendo dare spazio ad argomentazioni attuali), quasi contestualmente divenne guerriglia, una vera resistenza armata opposta, senza quartiere e per oltre 10 anni, dal popolo delle Due Sicilie. Anche qui nessun riconoscimento dello Stato italiano a quei legittimi combattenti, passati invece per delinquenti, lestofanti, criminali, in una sola parola BRIGANTI. Numerosi cattedratici, per lo più ignoranti e arroganti, arroccati alla storiografia ufficiale, parlano tuttora spudoratamente di “guerra civile” tra italiani, negando l’esistenza di inconfutabili sovranità sia nazionali che dei popoli.

La cancellazione della memoria fu un’operazione chirurgica di asportazione totale anche dell’anima dei popoli napoletani e siculi. Con il lungo periodo buio dell’annessione, fatto di massacri, stupri e deportazioni (mai riconosciuti), il terrore riuscì a insidiarsi anche nelle vene, annullando ogni sentimento e amor di patria del nostro popolo.

Il documento pubblicato in questa occasione da Stato Veneto che, unitamente alle affermazioni di Antonio Gramsci su come avvenne e cosa produsse l’unità italiana, elenca in modo riduttivo, abbastanza riduttivo, i numeri dei massacri, dei fucilati, delle chiese saccheggiate, dei prigionieri. Il documento non fa giustizia nel numero e non fa accenno agli stupri e soprattutto, soprattutto ai primi lager di recente memoria, come quello di Fenestrelle in Piemonte, del quale lo Stato Italiano è negazionista.

In quanto ospite e nel rispetto di questo contesto e di questa Città, volutamente non accennerò all’operato di Marco Ezechia Lombroso detto Cesare, ai danni delle popolazioni delle Due Sicilie, rinviando l’eventuale dibattito, qualora s’intendesse farlo, in momenti più appropriati.

L’obbligo era sentirsi italiani del Regno d’Italia e basta. Vietato fu parlare d’altro e questo fu trasferito ai posteri anche perché non ci fu più tempo per ricordare, pensare, se non alla sopravvivenza: le guerre, nefasto bagaglio culturale trasferito dal Piemonte all’Italia, ne hanno completato la rimozione.

Si sa, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Gli archivi lasciano tracce indelebili e anche le pietre parlano, raccontano, attestano. Attraverso le pagine impolverate e le stele, le targhe, gli edifici, le opere, oggi quel popolo si riappropria della verità, riassume orgoglio e dignità. Raddrizza la schiena, alza la testa.

Il nuovo popolo delle Due Sicilie è in cammino, di questo dovranno prendere atto tutti, Nazioni e popoli del mondo.

L’Italia. L’Italia, questa strano disomogeneo monoblocco, composto da un groviglio di popoli uniti troppo spesso dalla forza militare e dalle lobby internazionali e poco dalla forza delle volontà dello stare insieme, oggi sta implodendo per tutte le sue contraddizioni. Sempre più spazio e peso assumono le istanze, o meglio le rivendicazioni regionali o macro-regionali, mentre nel quadro europeo, del quale non sono disinteressate le potenze mondiali, altre istanze si fanno largo a gomitate, nelle pance del potere e dei comodi assetti internazionali.

In Italia, ad un anno di distanza, i referendum consultivi per la maggior autonomia amministrativa tenutisi in Veneto e Lombardia stanno producendo frutti inattesi, si pensavano acerbi e invece stanno dimostrando una rapida maturazione se è vero, com’è vero, che è stato sottoscritto un patto Stato Italiano-Regione Lombardia, esteso anche al Veneto e all’Emilia-Romagna. Il patto è rientrato in un’opinabile contratto di governo e che se venisse definitivamente approvato, costituirebbe una rivoluzione sostanziale degli italici assetti amministrativi, sociali e politici.

In Europa, gli straordinari passi in avanti della Catalogna, fanno questa sempre più padrona del proprio futuro e del proprio destino. La maglia elettrificata imbastita dalle sovranità nazionali europee contro i popoli, prima o poi andrà in cortocircuito e sarà impossibile fermare il processo d’indipendenza catalano, apripista di ogni altra legittima aspirazione dei popoli in quest’Europa delle nazioni destinata al dissolvimento.

Le Due Sicilie, invece, sono in enorme ritardo, stanno purtroppo ancora scontando anni di colonizzazione non solo territoriale ma anche dei cervelli del proprio popolo. Qui si è italiani dalla nascita come si è cattolici per acqua battesimale ricevuta, inconsapevolmente, nei primi giorni di vita. Ciò non significa che enormi passi in avanti non siano stati fatti in questi ultimi anni. Se da una parte il Veneto decide di donare ai nascituri la propria bandiera, il sacro vessillo delle Due Sicilie, non solo è poco conosciuto ma la sua sola esposizione pubblica è spesso avversata dallo Stato Italiano. Nonostante ciò, alcuni gruppi definiti molto genericamente “meridionalisti”, la esibiscono, ad ogni piè sospinto, con orgoglio e spiegandone storia e origini.

La storia di questa bandiera, illustri Signori, è la storia d’Europa. Qui trovate rappresentate: Castiglia, Aragona, Asburgo, Borgogna, Portogallo, Tirolo, Fiandra, Brabante e le Due Sicilie col suo casato dei Borbone.

Vi pare poco? Anzi è tutto dire del sacrosanto diritto del popolo Duo Siciliano d’essere popolo e di pretendere d’essere Stato.

E si sta lavorando alacremente in questa direzione. Cerchiamo con tenacia e grande convinzione di recuperare questi decenni di ritardo rispetto a tutti, dai Veneti ai Catalani. E non deve suonare a offesa, ad ostilità se la nostra azione politica possa a volte apparire divergente e ostativa rispetto a quanti legittimamente avanzano e rivendicano l’autodeterminazione, come, appunto, nel caso delle Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. E’ evidente che ognuno di noi fa la propria parte, reclama i propri diritti, pone i propri interessi davanti agli altri. Questo deve essere immediatamente compreso da tutti noi e tollerato, consapevoli che la lotta che conduciamo è comune: l’autodeterminazione dei popoli, di tutti i popoli europei e del mondo.

Del resto stare nella stessa famiglia non significa omologarsi, ogni componente ha infatti un proprio carattere, un proprio modo di pensare ed agire per i propri interessi. Ma si sta insieme, anche in posizione critica, a difesa e per il bene di sé stessi e della propria famiglia.

Rivisitare l’intero assetto costituzionale e istituzionale italiano è il primo irrinunciabile ostacolo da superare. Il secondo, che comunque viaggia in parallelo con il primo, è l’Europa che, come dimostrato dalla condizione Catalana, non è solo una questione interna alla Spagna ma una pastoia europea.

A 60 anni dall’entrata in vigore della Costituzione Italiana, possiamo ben affermare che se da una parte questa è frutto, conseguenza della catastrofe dittatoriale e bellica, dall’altra diventa incomprensibile nell’anomalo frazionamento microregionale inteso dai padri costituzionalisti, che surclassarono a piè pari secoli di tradizioni, storia, cultura, vita sociale dei popoli dei vari territori, che in questi si riconoscevano e non nell’Italia.

Le Due Sicilie, riunite in un unico Stato sovrano, nacquero nel 1816 con il Congresso di Vienna, ma erano comunque state un sol blocco, già da 800 anni prima.

Certamente non fu la condizione unitaria delle Due Sicilie ad originare un regime dittatoriale né una guerra mondiale, ragion per cui era necessario smembrare amministrativamente e anche politicamente il suo territorio. Si può giustificare solo nel proseguo della incessante e mai tramontata volontà risorgimentale di spogliazione delle altrui ricchezze, ripagata dall’idolatria, dalla venerazione, incondizionata e insana, del dio Italia. Di quel dio che aveva trovato il massimo trionfo della sua affermazione nel Ventennio della rinnovata Roma imperiale e che chiudeva definitivamente ogni ragione d’esistere o semplicemente di ricordare, le Due Sicilie.

Le Due Sicilie che nessuno o pochi ricordano, o se ricordate sono considerate una “negazione di dio”, ovviamente del dio Italia, sono oggi: Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia. Territori impoveriti, sfruttati e spogliati ma che nonostante tutto possono contare inesauribili risorse. Esse sono spesso in contrasto tra loro proprio per gli inopportuni confini regionali che creano divisioni, antagonismi, dualismi. Dicono che la colpa è dei meridionali, come dicono tutti, compreso, molti meridionali colpiti dalla sindrome di Stoccolma. Si può o non si può essere d’accordo su questa tesi, fatto sta che l’enorme e incessata emigrazione della popolazione dai tempi della cosiddetta unità ad oggi, ha diminuito come tutt’ora sempre più diminuisce, il potere politico contrattuale di queste aree, determinato dal minor numero di rappresentanti parlamentari e soprattutto, soprattutto dai partiti nazionali che hanno da sempre testa e potere nelle aree settentrionali d’Italia.

Come può la piccola Basilicata opporsi alle trivellazioni petrolifere a tutto campo quando esprime al massimo una dozzina di parlamentari?…Che tornaconto ha la Basilicata dalle trivellazioni, dallo sfruttamento e dall’inquinamento ambientale?

Praticamente nessuno, né per sé stessa né per le regioni confinanti che subiscono anch’esse passivamente gli effetti deleteri dell’inquinamento lucano, a partire da quello delle acque che dissetano Puglia e una zona a Nord della Calabria.

Lo Stato italiano tutto vuole per sé e per le lobby finanziarie internazionali. Anche l’Europa ha le sue pretese, di giorno in giorno sempre più incalzanti e soffocanti. E’ tempo di cambiare rotta, è tempo di autodeterminazione dei popoli. E il popolo delle Due Sicilie è popolo. Di questo valore supremo ne sta prendendo coscienza con ritardo ma saprà far valere rapidamente.

Un popolo rivendica il suo Territorio nel suo insieme, non può essere mortificato da barriere, limiti, impropri confini. Il primo passo delle Due Sicilie è la riaggregazione territoriale con l’abbattimento delle attuali regioni. Questo è anche un benefico vantaggio per le malnate risorse economiche e finanziarie dello Stato Italiano. Il passaggio obbligato di una vera spending review transita attraverso poderose riforme costituzionali come la suddivisione in macroaree regionali, ossequiose delle economie, della cultura e delle tradizioni in cui si riconoscono popolazioni e popoli.

La macroregione Duosiciliana, se da un canto è una inconfutabile esigenza del popolo del sud, dall’altra non trova convenienza dai gestori del potere colonizzatore, in quanto laddove si realizzano grosse economie nella spesa pubblica dall’altra si perde la gestione di finanze ben più ampie per fare i propri comodi, spessissimo scellerati comodi.

Ciò non esime dal combattere, anzi tutt’altro. Le nuove Due Sicilie stanno lavorando in questo senso e un referendum consultivo per la formazione della macroregione delle Due Sicilie è in corso di evoluzione.

Una macroregione delle Due Sicilie è però da considerarsi solo il primo, indispensabile passo verso l’autodeterminazione.

Il Movimento Duosiciliano che mi onoro di rappresentare, ha fissato nei propri principi statutari 4 obiettivi mirati alla ricostituzione integrale delle Due Sicilie:

Dal passaggio obbligato del superamento dell'attuale suddivisione amministrativa regionale e la ricostituzione del territorio in un'unica macroarea, alla piena autonomia gestionale amministrativa. Sarà poi inevitabile l’autodeterminazione e la conseguente forma di Stato che possa confederarsi con altri Stati del territorio italiano.

Si potrà eccepire che una confederazione interna all’Italia possa essere limitativa ma i conti, come sappiamo tutti, si fanno con l’oste. E se l’oste mette veleno nel vino, non si va da nessuna parte. L’europa di oggi è quell’oste, la Spagna il veleno. La Catalogna la vittima.

Ciò non significa mancare di coraggio, anzi di ardimento. Significa riflettere su un problema e superarlo da soli o se insieme, meglio!

In ogni caso il cammino delle Due Sicilie dovrà proseguire senza incertezze e con sicurezza. Se nonostante il raggiungimento di una confederazione di Stati o di Stati nazioni continuassero le prevaricazioni, le disuguaglianze e le penalizzazioni, l’indipendenza delle Due Sicilie sarebbe l’unica via d’uscita.

Moltissimi anni or sono ebbi l’onore personale di conoscere una grande federalista lombardo: il compianto Dacirio Ghizzi Ghidorzi di Mantova. Da Lui appresi l’alto valore umano e morale del federalismo. Ebbi un trascorso come responsabile per il Sud dell’allora Partito Federalista. Compresi la grande occasione mancata dell’800 di fare una vera Italia dei popoli federata o confederata e non una coi cannoni.

Ghizzi Ghidorzi credeva moltissimo nel federalismo europeo e per questo si è battuto sino alla fine dei suoi giorni.

Il problema delle Due Sicilie e di noi tutti, non è solo l’Italia. Dobbiamo fare i conti con quest’Europa dell’euro, dell’alta finanza, delle nazioni così come costituite dalle guerre e non dai popoli.

L’Europa di oggi è un matrimonio d’interesse, non di affinità e condivisione tra i popoli. Esso ricorda i matrimoni fra casati reali di un tempo, giustificati non dall’amore ma dagli interesse politico nazionale e per ragioni internazionali. E i matrimoni d’interesse, sin dalla notte dei tempi, non fanno fortuna, non hanno futuro. In quest’Europa il vil danaro è il collante, i bilanci delle nazioni sono le catene.

Quest’Europa è nata con molte, troppe similitudini alla formazione di quest’Italia.

L’Italia s’è fatta militarmente, quest’Europa è conseguenza della 2° Guerra Mondiale.

L’Italia è una con-fusione di popoli, quest’Europa anche.

In Italia, conseguenza delle guerre, troviamo ibridi assetti sociali con territori e popoli strappati o aggiunti da una Nazione all’altra. In quest’Europa anche.

Ci sta bene quest’Italia? No. Ci sta bene quest’Europa? Nemmeno.

Dunque, mettiamo mani al futuro…prossimo.

Dov’è il sacrosanto processo federalista, unico adesivo in grado di rendere l’Europa un’entità politica, amministrativa e sociale? L’Europa di oggi è solo una mega struttura bancaria, dove un’oligarchia s’arricchisce a dismisura, ha agenzie che si chiamano nazioni con sportelli bancomat sparsi ovunque. Siamo europei in quanto utili correntisti sino a quando i nostri conti correnti sono attivi. Diventiamo clienti sgraditi, cioè sgraditi europei, quando i nostri conti sono deficitari. Grecia docet.

In questo quadro sia italiano che europeo, l’uomo non esiste. La centralità dell’essere umano, non esiste. L’uomo è un codice fiscale, un numero, una statistica. E’ un soldatino che deve battere i tacchi sempre e comunque e che deve comprendere, giustificare e subire le crisi bancarie, i fallimenti della mega industria, i crac delle amministrazioni comunali, le inconcepibili esigenze ed arroganze dei gruppi finanziari nazionali e internazionali, mentre corruzione e infiltrazioni malavitose devono essere accettate come rientranti nella normalità, nella quotidianità.

Qui la democrazia è andata a farsi friggere, questo è puro autoritarismo.

C’è l’inconfutabile bisogno di ridisegnare il modo di vivere, ridare consistenza alla stessa esistenza dell’essere umano, rimettere al centro l’uomo in quanto tale, non avanti a questo gli interessi dello Stato, degli Enti, dei gruppi finanziari e industriali.

Il nostro economista di riferimento, Canio Trione di Bari, afferma: il rapporto tra il cittadino, il fisco, le banche, la previdenza, le grandi imprese, la burocrazia va riletto in chiave esclusivamente riabilitatrice della persona riconoscendone l’umanità. Siamo perfettamente d’accordo.

Nella programmazione delle nuove Due Sicilie l’uomo troverà il legittimo spazio, uscirà dal soffocamento burocratico e tecnocratico. Vivrà, lavorerà, produrrà in piena libertà.

La libertà. La libertà questo straordinario concetto che viene tutt’ora spacciato come qualcosa di naturale, logico, assunto e che si vive tutti i giorni normalmente. Niente di più falso.

La libertà fu quella che intesero dare i piemontesi ai duo siciliani soggiogati, dissero bleffando, dal casato regnante dei Borbone.

La libertà è quella che invece le Due Sicilie persero con il Regno d’Italia prima e la Repubblica poi. E siccome la libertà persa non era del tutto esaurita, hanno rifilato l’Europa.

La libertà è un sacrosanto principio dell’essere umano. E se questi è parte di popolo, la libertà è del popolo, dei popoli.

Sono numerosissimi oggi, decine di migliaia e forse milioni, i cosiddetti meridionali che hanno appreso la vera origine. C’è il risveglio della dignità e la voglia di riscatto.

Da anni esiste infatti un fermento che se da una parte è da considerarsi estremamente positivo e coinvolgente, dall’altra subisce il negativo condizionamento ideologico del ‘900 dell’appartenenza a destra o a sinistra. Sullo sfondo l’ulteriore condizionamento dell’italica divinità e il campanilismo regionale. Questo non fa bene agli interessi delle Due Sicilie in quanto l’azione politica per la sua affermazione risulta spezzettata, divergente, conflittuale.

Il Movimento Duosiciliano abiura decisamente le ideologie, ha fatto una scelta di campo netta e decisa: siamo per l’autodeterminazione della nostra Terra delle Due Sicilie e ci battiamo senza sosta e senza risparmio, privilegiando esclusivamente l’azione politica, motivo per cui siamo qui oggi tra voi.

C’è voglia di dimostrare, qualora ce ne fosse bisogno, al mondo intero di cosa siamo capaci. E soprattutto c’è voglia di libertà, di slegarci da lacci e laccioli, spesso dei nodi scorsoi al collo degli interessi delle Due Sicilie.

Costruiamo insieme il futuro dei popoli, in pace e piena sintonia con voi e con tutti i popoli del mondo”.

Fonte:

https://www.facebook.com/notes/movimento-duosiciliano/testo-integrale-della-relazione-del-movimento-duosiciliano-alle-giornate-interna/2286173774939642/

 

 

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– Il Sud per il Sud

dalla pagina Fb. di Tifosi del Sud Uniti

 

Il Sud per Il Sud.
La Sicilia per la Sicilia.
Catania per Palermo.

È questa l'essenza del tifo. È questa la nostra vera vittoria, far riscoprire la fratellanza tra le tifoserie del Sud.
Siamo vicini cari fratelli Siciliani.
Come siamo vicini ai fratelli Calabresi e a tutti i Meridionali che sono, per questa Italia, dei Morti di serie B.

 

 

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NOTIZIE DAL REGNO – STORIA                                        

 

– Alla vigilia delle riforme i moti di piazza sconvolgono il regno

di Roberto  Maria Selvaggi, da altaterradilavoro.com

 

L’anno che precede il fatidico 1848 fu denso di avvenimenti per il Regno delle Due Sicilie e, a chi è disposto ad osservare la storia con obbiettività e serenità di giudizio, appare come un anno di preparazione al disegno di riforma istituzionale dello stato che Ferdinando II, a dispetto degli storici di parte, portò avanti fin dalla sua ascesa al trono. Dal 1830 questo Sovrano salito al trono appena diciottenne, ad un’età che divide appena l’adolescenza dalla gioventù, aveva iniziato la modernizzazione ed il cammino riformistico dello stato napoletano. Fra alterne vicende, e contro la sorda ed opprimente opposizione fomentata dalla risorta carboneria internazionale incarnata dall’Inghilterra di Palmerston, il giovane Re seppe traghettare la nazione verso una forma di stato sempre più rappresentativa. Ogni mezzo fu messo in atto dai detrattori dominati da quell’Inghilterra che, toccata nei propri interessi dal nazionalismo del Re, dimenticava troppo facilmente di essere la nazione campione nella repressione dei popoli da Lei sottomessi. Il 1847 si era aperto con grande ottimismo e con ragionevole speranza in un futuro sempre migliore per il Regno. L’economia “tirava”, ed i provvedimenti di quasi un ventennio davano finalmente i loro frutti. Si erano aperte industrie metalmeccaniche e manifatturiere, le ferrovie erano in pieno sviluppo, il commercio prosperava, a Palermo si inaugura una nuova cassa di sconto del Banco delle Due Sicilie con 500000 ducati di capitale. Numerosi Principi e Sovrani visitano Napoli: dal Principe ereditario di Monaco a quello del Baden, da quello di Baviera, che ottiene di erigere una statua alla memoria di Corradino di Svevia nella chiesa del Carmine, al Principe Oscar di Svezia, che rimase sbalordito dall’opificio di Pietrarsa. A lungo rimasero nella memoria collettiva i viaggi trionfali che i Reali effettuarono nel Regno, ricevendo dappertutto accoglienze incredibili, con interi paesi che si stringevano attorno la carrozza reale.

Continua su:

http://www.altaterradilavoro.com/alla-vigilia-delle-riforme-i-moti-di-piazza-sconvolgono-il-regno/?fbclid=IwAR0ZEeVvxmw0oAaZZxVSMg7-kwDgQ-BlNJMZl5q2OCroCHoPIlBkWNlglLo&doing_wp_cron=1544438449.9507629871368408203125

 

 

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– La vera storia dell’impresa dei Mille 4/ Da Talamone con vento in poppa alla volta di Marsala

di Pippo  (Giuseppe) Scianò, da inuovivespri.it

Una originale parata militare… – Non mancherà, al centro della piazza di Talamone, una bella parata militare (o quasi), alla quale tutti i Garibaldini partecipano. Molti sono in camicia rossa. Non tutti. Nel corso della manifestazione ha luogo la lettura dell’ordine del giorno «Italia e Vittorio Emanuele» del quale abbiamo parlato.

Il momento più solenne è quello del sermone di Garibaldi, ricco di retorica patriottarda, sulla cui sincerità gli abitanti di Talamone cominciano a nutrire qualche dubbio. Finita la cerimonia, i Garibaldini si scatenano fra le vie del paese.

A questo punto non possiamo che constatare come se ne sia andato allegramente a quel paese il piano accuratamente preparato a monte, di far credere all’opinione pubblica internazionale che i comandanti della guarnigione di Talamone abbiano fornito le armi a Garibaldi soltanto perché ingannati dal Duce dei Mille travestito da ufficiale piemontese. Per il seguito più immediato della vicenda, ci affidiamo ancora una volta ad un pezzo di Giancarlo Fusco:

«Scende la sera. Traluce, dalle finestre, il giallore dei lumi a petrolio e dei candelotti a sego. Una tromba, da chissà dove, modula le note malinconiche della ritirata. Il Generale è già tornato a bordo. Ma il trombettiere, stasera, spreca il suo fiato. Le stradette di Talamone, i cortili, gli orti dietro le case, la piazza centrale e gli spalti affacciati al mare sono in piena battaglia. I futuri eroi di Calatafimi e di Ponte dell’Ammiraglio ribolliscono, su e giù, come fagioli in pentola. Si pestano fra monarchici e mazziniani, fra repubblicani unitari e con federalisti, fra monarchici intransigenti e monarchici provvisori. Già che ci sono, se le danno anche per motivi campanilistici; bergamaschi con bresciani, pavesi con milanesi, veronesi con padovani, i romagnoli un po’ con tutti. Ma tutti, a tratti, fanno fronte comune contro gli uomini di Talamone. Ai quali non va assolutamente giù che le ragazze e le sposine debbano difendersi con le unghie e con la fuga, già mezze discinte, dagli assalti e dagli aggiramenti delle assatanate ‘’camice rosse’’.

‘Annate al paese vostro, a fa’ le porcate, pelandroni!’.

‘Ma indove v’ha raccattato Garibaldi? In galera?’.

‘Altro che l’Italia volete fa’! Ve volete fa’ le donne nostre!’ .

‘Con la manfrina della patria, annate in giro a rovina’ le zite!’.

Un inferno. Inutili le trombe. Inutili il correre a destra e a sinistra degli ufficiali. Vane le minacce di arresti, di espulsione dal corpo e di ferri. Finché, avvertito, scende a terra Garibaldi. I suoi occhi chiari sembrano di ghiaccio.

Continua su:

http://www.inuovivespri.it/2018/12/06/la-vera-storia-dellimpresa-dei-mille-4-da-talamone-con-vento-in-poppa-alla-volta-di-marsala/

 

 

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– Il 13 febbraio 1861 a Gaeta finivano tragicamente la libertà e l’indipendenza dell’antico e prospero Regno del Sud

di Roberto Maria Selvaggi, da Altaterrdilavoro.com e da ilsudquotidiano

Con la caduta della piazza dove per tre mesi 10000 napoletani con alla testa i loro giovani sovrani si erano eroicamente battuti di fronte all’intero esercito piemontese, iniziava una tragica parabola che in breve avrebbe trasformato una Nazione in una Colonia.

Alle tre del mattino del 2 novembre 1860 l’esercito napoletano, o almeno quel che ne rimaneva di quell’armata che dai primi di settembre combatteva una guerra estenuante, dovette abbandonare le posizioni lungo il fiume Garigliano.

La flotta francese, che aveva impedito a quella piemontese di cannoneggiare la costa, dovette all’improvviso ritirarsi: Cavour aveva un’altra volta convinto Napoleone III a desistere dal proteggere i napoletani.

Amm. Le Barbier de Tinan

L’ammiraglio francese Le Barbier de Tinan, che nutriva un profondo disprezzo per i piemontesi e per la loro barbara aggressione, dovette suo malgrado obbedire, ed ottenere soltanto di presidiare l’area antistante Gaeta.

Non mancò però di togliersi la soddisfazione di tirare qualche bordata contro le navi piemontesi che sconfinavano.

La flotta piemontese fu rafforzata da unità napoletane i cui ufficiali erano passati al nemico, equipaggiate da personale piemontese raccogliticcio, a causa della fedeltà assoluta dimostrata dai marinai napoletani che si recarono in massa a Gaeta.

Una batteria di artiglieria fu messa in campo in tutta fretta sulla vecchia torre di Formia al comando di un ufficiale svizzero, il capitano Enrico Fevot e del suo sottoposto tenente Casimiro Brunner: morirono tutti, ufficiali e soldati, ma prima di soccombere riuscirono a danneggiare gravemente alcune navi piemontesi.

A Mola si svolse una prima battaglia, nella quale i napoletani difesero palmo a palmo il passaggio, consentendo a buona parte dell’esercito di prendere la strada per Itri e Fondi.

In quella furiosa battaglia fu ferito gravemente l’anziano capitano del 10° cacciatori, Ferdinando De Filippis, che morirà in ospedale il 21 novembre dopo una straziante agonia.

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http://www.altaterradilavoro.com/il-13-febbraio-1861-a-gaeta-finivano-tragicamente-la-liberta-e-lindipendenza-dellantico-e-prospero-regno-del-sud/

 

 

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– La vera storia dell’impresa dei Mille 2/ La farsa di Quarto e i Repubblicani sul libro paga dei britannici
di Giuseppe Scianò, da inuovivespri.it

piemonte-e-lombardo-fileminimizerPREFAZIONE

Pino Aprile, noto giornalista e scrittore pugliese (nato nel 1950), già vicedirettore di Oggi e direttore di Gente, che aveva lavorato con Sergio Zavoli nell’inchiesta a puntate «Viaggio nel Sud» e a Tv7, settimanale del Tg1, nel 2010 ha pubblicato il libro Terroni, incentrato sulla conquista del Sud-Italia, o, per meglio dire, dei territori del Regno delle Due Sicilie, da parte del Regno Sabaudo di Vittorio Emanuele II, il quale, a sua volta, agiva sotto la protezione e per mandato del Governo Britannico.

Il libro ebbe un successo immediato ed eclatante e non costituì soltanto un «caso letterario», ma divenne un evento storico, culturale e politico, i cui effetti sono ancora in piena evoluzione. Vi si comprende, infatti, come e perché il Sud divenne una colonia interna del neonato Regno d’Italia.
Anche se altri avevano affrontato lo «scottante» argomento, fra cui l’indimenticabile Carlo Alianello (e tanti altri Meridionalisti e Sicilianisti, molti dei quali viventi e con i quali ci scusiamo per non poterli citare tutti), considerato il capostipite del revisionismo «moderno» del Risorgimento, Pino Aprile ha avuto il grande merito di «prendere di petto» le tante, scottanti, «verità», che erano state occultate e spesso sostituite dalle favolette e dalle leggende della cultura ufficiale italiana.

TRA MASSACRI E GENOCIDI – Sono stati portati alla luce massacri, genocidi, persecuzioni, saccheggi, deportazioni ed, in una parola, le gravissime violazioni dei diritti dell’Uomo, soprattutto per l’uso spregiudicato di truppe mercenarie provenienti sia dall’Europa (da ricordare la «feroce» Legione Ungherese…) che dall’India e dall’Africa, che attuarono espoliazioni e rapine di ogni tipo. Delitti, questi, che si sarebbero protratti anche nel periodo successivo al fatale 1860…

Sono tornati così alla luce quei fenomeni di alienazione culturale e di lavaggio collettivo dei cervelli, di cui tanto aveva parlato Frantz Fanon per i Paesi del cosiddetto «Terzo Mondo» negli anni Cinquanta del secolo scorso. Finalmente viene messo sotto accusa il Regno d’Italia per i crimini commessi nel 1860! Ed anche successivamente…

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– Grandi esploratori e mercanti messinesi

di Alessandro Fumia, da agorametropolitana.it

Messina, la città siciliana che più d’ogni altra ha legato il suo nome al mare e all’avventura, grazie al contributo di tanti suoi figli che hanno saputo contribuire alle sue glorie. Tanti sono coloro i quali hanno inciso a caratteri d’oro, il proprio nome nel “Grande Libro” della storia Messinese.

Di cui le nuove generazioni si dovrebbero pascere. Fin dai primi mesi successivi alla trionfale campagna bellica dei vespri siciliani, Messina assume per volontà di Pietro D’Aragona, una posizione preminente in campo marittimo. Si può affermare senza essere smentiti, che sul mare in Sicilia, dal 1282, i messinesi accentrano un potere riconosciuto loro da tutti i siciliani. La flotta mercantile di Messina, bellamente operativa durante il governo di Carlo I d’Angiò, si era distinta numerose volte. E durante la guerra condotta dai siciliani contro gli angioini, la stessa flotta di Messina al fianco di quella aragonese, fu impegnata sulle coste della Calabria e di Napoli uscendone molte volte trionfatrice.

Da alcuni documenti trapelati dall’archivio aragonese, saltano fuori delle segnalazioni su uno sconosciuto navigatore messinese, operativo in Medio Oriente, impegnato in diversi traffici sui porti di Ascalona e San Giovanni d’Acri (1283-1285). Giuseppe di Viagio cittadino di Messina, acquistò il 27 gennaio 1283 una terida regia, munita delle insegne aragonesi, e con quella intraprese la sua opera di pioniere marittimo, e per tale motivo ricordato in quei tempi, come uno dei mercanti più intrepidi fra gli equipaggi siciliani. Figlio di una città che sempre ha dato grandi uomini al mare, e ai viaggi, rientra perfettamente in quella scuola di esploratori, che impose il nome di Messina al mondo. I suoi marinai, i suoi mercanti e viaggiatori, annoverati fra i più intrepidi viaggiatori, si spinsero all’avventura praticando attraverso la via marittima, nuove scoperte e trovate di navigazione. Fra gli illustri navigatori, Messina può a diritto gareggiare con le grandi figure della scuola marinara italiana.

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https://www.agorametropolitana.it/grandi-esploratori-e-mercanti-messinesi/?fbclid=IwAR21dx9lTOPoaZD_QUuhuGkbpbyi5sFn8vl9gOxRS5juGGaRIwquaraaa1c

 

 

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– L'aquila bicipite all'ombra  del Vesuvio

di Diego B. Panetta, da lintellettualedissidente.it

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Quando si parla di Napoli non si parla semplicemente di un luogo geografico, nè di un distillato culturale di passate dominazioni. La fecondità propria della città partenopea è dovuta in gran parte al suo essere "del mare", al suo essere un'altra Bisanzio, con un occhio verso Mosca.

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– LA STIRPE DEI RE DI SICILIA

di Alessandro S. Marsala, da pag. Fb.

(stralcio)

Quello che state per leggere non è certo un segreto ma è un fatto poco noto o ben poco tenuto in considerazione. Io però lo ritengo di un’importanza a dir poco titanica, a livello ideologico, morale, storico, spirituale…

Il Regno di Sicilia venne fondato dalla dinastia degli Altavilla.

La creazione delle realtà che forgiarono il regno si deve a Roberto il Guiscardo e a suo fratello Ruggero I, però il primo Re a portare tale titolo, il fondatore ufficiale, fu Ruggero II.

Ruggero II, figlio di Ruggero I, divenne Gran Conte di Sicilia nel 1105 dopo la morte di suo fratello maggiore Simone e nel 1127, dopo la morte del cugino Guglielmo II di Puglia (nipote di Roberto il Guiscardo), divenne Duca di Puglia e Calabria. Nel 1130, a Palermo, fu incoronato primo Re di Sicilia.
L’ultima Altavilla a regnare fu la famosa Costanza d’Altavilla, figlia dello stesso Ruggero II. Il suo successore fu suo figlio Federico II che presse ovviamente il cognome paterno, Hohenstaufen. Il cognome era cambiato ma la linea di sangue continuava. Federico ebbe molti figli, di cui il più famoso è sicuramente Manfredi morto nella Battaglia di Benevento al seguito della quale gli Angioini rubarono il trono della sua famiglia.

Pochi però sanno che Manfredi ebbe da Beatrice di Savoia una figlia, Costanza di Hohenstaufen, data in sposa a Pietro III Re di Aragona. I loro figli originarono il ramo aragonese e il ramo siciliano della dinastia degli Aragona. Nel corso degli anni, gradualmente o con notevoli colpi di mano, gli Aragona cacciarono gli usurpatori Angioini dalla Sicilia e da quello che era diventano il Regno di Napoli (ne parlerò più sotto), il ramo aragonese riassorbì il ramo siciliano,diede origine a quello napoletano e quest’ultimo si estinse rapidamente ripassando il testimone al ramo aragonese. Alla fine gli Aragona, nel 1504, con Ferdinando II avevano riunito i regni di Aragona, Napoli e Sicilia.

Ferdinando sposò Isabella di Castiglia. Un’unione epocale che diede origine, legalmente dopo la morte di entrambi, al Regno di Spagna, a cui Sicilia e Napoli erano legati.

L’ultima Aragona a regnare fu la loro figlia, Giovanna detta (ingiustamente) la Pazza. Dico regnare ma in realtà Giovanna non regnò mai, suo padre le impedì di prendere possesso dei possedimenti materni e alla morte dello stesso Ferdinando tutti i domini delle case di Aragona e Castiglia passarono direttamente al figlio di Giovanna: Carlo V d’Asburgo (per la Spagna Carlo I).

Con Carlo V inizia il predominio degli Asburgo sull’Europa, inclusi i regni di Sicilia e Napoli, entrambi parte dell’eredità che lasciò al figlio Filippo II nel 1556.

Filippo II fu il fondatore del ramo spagnolo degli Asburgo, una dinastia che terminò con Carlo II di Spagna, la cui morte avrebbe avuto ripercussioni enormi.

La sorella di Carlo II, infatti, Maria Teresa di Spagna, era la moglie di Luigi XIV di Borbone, il Re Sole. Dalla loro unione nacque Luigi, il Gran Delfino, morto prima di poter ereditare qualunque regno ma che però aveva lasciato una discendenza.

I nemici della Francia non potevano accettare un simile aumento di potere da parte dei Borbone. In particolare si fecero avanti gli Asburgo d’Austria, discendenti di Ferdinando I (fratello di Carlo V) e imparentati “a più riprese” con gli Asburgo spagnoli.

Prima di morire Carlo II tentò di scongiurare la guerra imminente. Nominò suo erede il futuro Filippo V, il secondogenito del Gran Delfino e quindi nipote del Re Sole, sperando che i nemici della Francia si quietassero sapendo che il primogenito avrebbe ereditando la corona francese. In altre parole i regni sarebbero rimasti divisi giacché al fratello maggiore (un altro Luigi, padre di Luigi XV) sarebbe toccata la Francia e al fratello minore la Spagna.

Filippo V era destinato quindi ad avere la corona spagnola e con essa tutti i domini collegati, tra i quali i regni di Napoli e Sicilia, a patto che giurasse di rinunciare a tutti i diritti sulla Francia a nome suo e dei suoi discendenti. Se anche i Borbone accettarono tale accordo altrettanto non fecero gli Asburgo d’Austria, per loro vedere Sicilia, Napoli e gli altri domini italici ceduti ai Borbone significava esporre l’Austria stessa a possibili minacce. Gli inglesi poi fecero di tutto per inasprire le tensioni.
Carlo II morì nel 1700 e con lui gli Asburgo di Spagna. Un anno dopo iniziò la Guerra di Successione Spagnola.

Tralasciano la guerra e i cambiamenti che portò su scala Europea, alla sua conclusione il Regno di Napoli passò agli Asburgo d’Austria (assieme a quello di Sardegna) e quello di Sicilia ai Savoia (a condizione che in caso di estinzione del ramo maschile dei Savoia tornasse alla corona spagnola).

Filippo V di Borbone però, che avevano mantenuto il trono di Spagna, non intendeva rinunciare a parte della sua eredità che gli era stata estorta con la forza. Inoltre anche in Sicilia, nonostante gli alti e bassi del governo spagnolo, erano in molti a rimanere fedeli al loro vero Re (a Napoli la situazione era diversa, giacché gli Asburgo d’Austria si erano presentati come eredi degli Asburgo di Spagna, non avendo tutti i torti). Nel 1717 scoppiò un'altra guerra, terminata nel 1720 e che cambiò ancora gli equilibri. La Sicilia passò agli Asburgo d’Austria, ai Savoia andò la Sardegna (cessione sulla cui legalità si può ampiamente discutere), mentre a uno dei figli di Filippo V andarono Parma, Piacenza e la Toscana. E questo figlio è noto ai più come Carlo III di Borbone.

Essendo quello il periodo delle Guerre di Successione ci furono altri conflitti e alleanze, ma a noi interessa arrivare dritti alla Guerra di Successione Polacca (1733-1738). Durante questo conflitto sarà proprio Carlo a riconquistare i regni di Napoli e Sicilia perduti dalla sua famiglia nelle guerre precedenti. Essi però non tornarono a essere due reami satelliti della corona spagnola, in quanto proprio il padre (parlo sempre di Filippo V) ne decreterà l’indipendenza dopo secoli.

Tutto ciò tra il 1734 e il 1735.

Carlo III, ormai Re di Napoli e Sicilia, era comunque un erede al trono di Spagna, se i suoi fratelli maggiori fossero morti senza eredi (come poi accade) lui avrebbe potuto riunire queste corone, come avevano fatto i suoi antenati Aragona.

el 1758 Ferdinando VI morì lasciando il fratello Carlo come suo erede. Le altre potenze europee però difficilmente avrebbero accettato un ritorno spagnolo sulla penisola e per evitare un’altra guerra di successione, Carlo confermò la divisione dei possedimenti. Accettò la corona spagnola per sé e il suo secondogenito, il futuro Carlo IV di Spagna da cui discendono gli attuali Borbone di Spagna. E nominò il suo terzogenito Re di Napoli come Ferdinando IV e Re di Sicilia come Ferdinando III. Il primogenito, per chi se lo stava chiedendo, Filippo di Borbone, duca di Calabria, venne escluso dalla successione in quanto affetto da malattie mentali, rimase nel Regno di Napoli fino alla morte all’età di 30 anni.

Ferdinando (III o IV) dopo le Guerre Napoleoniche, nel 1816, unificò ufficialmente i regni di Napoli e Sicilia nel Regno delle Due Sicilie, prendendo il nome di Ferdinando I. Da lui discendono i Borbone delle Due Sicilie.

Mi fermo qui perché qui volevo arrivare.

In questo post ho tracciato, cercando di essere sintetico, 800 anni di storia. La storia di una dinastia che ha regnato sulla nostra terra per quasi un millennio, da Roberto e Ruggero d’Altavilla a Francesco II di Borbone, attraverso grandezze e miserie. Il cognome è cambiato, ma la linea di sangue è perdurata. Il sangue di una stirpe legato indissolubilmente alla nostra terra (parlo da duo-siciliano).

Al di là del puro piacere storico, ho voluto farlo perché in molti, in troppi, credono che i Borbone abbiano conquistato Napoli e Sicilia nel 700, di punto in bianco, come se il loro regno fosse iniziato così. Ma non è vero! I Borbone hanno usato la forza per far valere i loro diritti, perché erano e sono i discendenti degli Altavilla. Erano e sono i Re delle Due Sicilie, erede ed evoluzione dei regni di Napoli e Sicilia.

L’unica questione spinosa rimasta è l’origine del Regno di Napoli. Come ho detto gli Angioini rubarono il regno agli Hohenstaufen nel 1266 (Battaglia di Benevento) definendosi “Re di Sicilia”. Perfino quando gli Aragona si ripresero l’isola di Sicilia, gli Angioini continuarono a chiamarsi in tale maniera. Spostarono la capitale a Napoli, chiamando il loro dominio Regno di Napoli, solo quando capirono che non sarebbero mai riusciti a togliere l’isola agli Aragona.

Fu una bieca scelta politica. Per cercare di mantenere il titolo regio. Il LORO Regno di Napoli, istituito su un furto, non ha alcun valore.

Sia chiaro che con questo discorso non voglio assolutamente sminuire Napoli. Una volta scacciati gli Angioini, gli Aragona confermarono il regno, rendendolo legale a tutti gli effetti.

Fonte:

https://www.facebook.com/groups/351714309468/permalink/10156776758294469/https://www.facebook.com/groups/351714309468/permalink/10156776758294469/

 

 

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PER NON DIMENTICARE…

(immagine tratta da madreluna.altervista.com)

 

– 29 dicembre 1945, Monte San Mauro: l’ultima battaglia dell’Evis

da frontenazionalesiciliano.altervista.org

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La Battaglia di Monte San Mauro nei ricordi del combattente EVIS Totò Salerno

Totò Salerno, nato a Niscemi, una piccola cittadina agricola in provincia di Caltanissetta, il 3 gennaio 1925, trascorse la sua infanzia vedendo la Sicilia al cospetto della mafia che aveva già assunto i contorni di uno Stato nello Stato e dei gerarchi in camicia nera che propagandavano al paese, unità, patriottismo e compattezza. Proprio in questo clima, durante la sua adolescenza germoglia in lui un grande desiderio di libertà e di giustizia per il Popolo Siciliano portandolo verso l’ideologia del separatismo. La Sicilia Stato assoluto.

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http://frontenazionalesiciliano.altervista.org/la-battaglia-monte-san-mauro-nei-ricordi-del-combattente-evis-toto-salerno/

 

 

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SCHEGGE DI STORIA                                                        

 

SCHEGGE DI STORIA 12/2018

 

          Un documento poco noto, scritto in terza persona dallo stesso Re Francesco II durante l’esilio romano, spiega le scelte fatte, facendoci capire che tutto doveva essere provvisorio. Il documento storico, conservato nell’Archivio Borbone, è costituito da un fascio di lettere che il Re, firmandosi con lo pseudonimo di Notus, scrisse a Nicola Nisco per confutare il saggio storico scritto dal barone liberale. In una lettera Notus (alias Francesco II) scrive a Nicola Nisco: “Voi asserite, egregio competitore, che in quella convulsa situazione di Napoli, Francesco II non ottenne neanche l’appoggio diplomatico richiesto ai ministri residenti in Russia, di Prussia e di Austria. Siete in una perfetta ignoranza! Ed io vi smentisco in nome di quelle stesse potenze, che voi mettete in ballo. Sapete voi il perché ultra vero della causale, che persuase il sovrano con dignità e decoro ad abbandonare la capitale del regno? Ve lo dico io senza paura di vedermi smentito. Quelle tre potenze, giunte all’apice dell’onta nella quale vedevano collocato il diritto pubblico europeo, non tanto per Garibaldi e per Cavour, quanto temendo fortemente  che Napoleone, dopo la guerra portata in Italia volesse con un programma occulto aprire il varco, di qua, di là, e verso la Polonia, e verso l’Ungheria, per giungere al completo laceramento della situazione europea creata al Congresso di Vienna, di già si apparecchiavano per una reciproca e comune intelligenza sul da farsi, per un rimedio reciso ed assoluto. E fu in quel prologo di lavorio diplomatico fra quelle tre potenze, che una delle tre scrisse lettera intima e familiare al nostro martire sovrano con queste precise espressioni: “Nel caso che non poteste reggervi oltre in Napoli, cercate di unire un corpo d’armata, campeggiando tra il Volturno ed il Garigliano, in attesa di risoluzioni”.

          E se le ragioni per cui Francesco II lasciò Napoli non sono esplicite, ma si intuiscono, Notus, in una lettera successiva, scrive: “Voi asseverate, nel vostro libro, che Francesco II da Capua voleva piombare su Napoli con un corpo di trentamila combattenti. La vostra assertiva fu creduta in tutto il settembre da non pochi, e fino il De’ Sivo l’annunzia come verità storica. No, mio caro Nisco, Francesco non poteva sbilanciare l’alta confidenza fattagli dai sovrani nordici, di riunirsi in Varsavia il giorno 10 ottobre, onde forzare la mano di Napoleone per l’adempimento dei Trattati di Zurigo, per cui si offendeva dal Piemonte, con o senza Garibaldi, la ferina istessa della Francia, dichiaratasi base primaria della pace dopo la tregua di Villafranca. Francesco II – ripeto – , abbandonò Napoli dopo il consiglio giuntogli dalle potenze nordiche, cioè che ogni qualvolta stimasse non potersi oltre nella metropoli, con un copro di armata se la passasse tra il Volturno e il Garigliano. Sarebbe stato più nobile il concetto di lasciarsi sorprender in Napoli da Garibaldi, se ciò avesse azzardato, che quello di abbandonarla per riprenderla dopo pochi giorni a mano armata. In quest’ultimo caso, Re Francesco senza una ragione al mondo si sarebbe offeso da se stesso, volendo riprendere, mercé l’orribile guerra delle strade, una città che non l’aveva offeso, e ch’egli, con libera spontaneità, aveva lasciata onde liberarla dalla possibile guerra civile”.

Francesco Maurizo di Giovine, in “L’Alfiere”, dicembre 2010.

 

          Nel 1859, appena fu salito al trono, Francesco II volse la sua attenzione verso la costruzione d’una vasta rete ferroviaria, e la commissione della casa Lahante che ne richiese la concessione, dopo avere presentato il suo progetto al re stesso, scrisse a Lahante il seguente rapporto: “E’ completamente falso che il re Francesco II sia contrario alla costruzione della ferrovia, visto che egli ci ha prevenuto dicendo che le ferrovie debbano essere considerate come delle molle e come la ragione prima d’eccitare e di promuovere un gran numero d’opere ausiliarie e di fondazioni e costruzioni nuove che sono conseguenze necessarie delle ferrovie,  a vantaggio della società civile, ed aggiunse, molto giustamente, che l’utilità sostanziale e il principale vantaggio delle ferrovie consistono in quel che la vita industriale e commerciale d’un popolo che ha costruito una linea ferroviaria marcia progressivamente, in ragione diretta verso questa linea ed in proporzione con essa. Ne consegue dunque che la maggior o minor lunghezza della linea, la formazione d’una rete più o meno stesa, seguendo le convenienze esteriori d’uno Stato, aumenterebbe il valore delle proprietà limitrofe e donerebbe una nuova vita a tutti i movimenti industriali e commerciali nella direzione di detta linea e di detta rete ferroviaria: e non solamente le condizioni locali, ma anche la vita civile degli uomini migliorerebbero progressivamente, perché potrebbero, a volontà, soddisfare facilmente tutti i bisogni e tutte le convenienze ed esigenze sociali. Tutte queste considerazioni del principe ci hanno persuaso che egli s’è fatto uno studio speciale sovra la ferrovia e che ne patrocina la costruzione. E’ dunque permesso sperare da lui ogni appoggio. Le difficoltà si frappongono da parte dei burocrati, ma il re ha l’intenzione di appianarle tutte con il presidente della commissione, principe di Comitini.

          Ecco i progetti che il re Francesco II si preparava a realizzare se la conquista piemontese non li avesse rovesciati. E questi progetti e queste idee liberali sulle ferrovie il re Francesco II li sviluppò a viva voce e per iscritto quando, ancora duca di Calabria, era stato chiamato da suo padre, il re Ferdinando, a far parte di una commissione creata a tal fine.

Gaetano Marabello, Verità e menzogne sul Brigantaggio, Controcorrente Edizioni, pag. 97, 98.

 

          Il governo subalpino, che sa di aver nemico il mazzinismo, ma lo tollera per paura, ha inventato perciò nel suo linguaggio officiale, ed ha fatto adottare il vocabolo di BRIGANTI, per indicare il sentimento a lui ostile delle popolazioni che si sollevano per riacquistare la loro indipendenza; siccome dal 1849 al 1860 aveva inventato, ed avea fatto adottare, anche nel Congresso del 1856, a suo esclusivo profitto, che i principi italiani erano invisi perché tiranni, e che i loro governi erano condannabili sotto ogni aspetto; mentre macchinava per detronizzarli, ed usurpare i dominii. Inventa ora così, e vorrebbe far credere, che sia divenuto infelice il reame delle due Sicilie da lui rigenerato con l’annessione; per dar luogo ad interpretazioni diverse su le resistenze popolari che sperimenta.

          Ma in un paese ridotto a tali condizioni, non vi è bisogno di molto esame per conoscere la vera causa delle reazioni. Quando tutti i sentimenti di giustizia sono offesi da chi dovrebbe difenderli; tutti i più gravi interessi abbandonati al latrocinio de’ potenti; quando le promesse guarentigie di legge rimangono una lettera morta; la libertà individuale non più rispettata; l’arbitrio, il volere d’un uffiziale, ed anche di un caporale divenire il regolatore del borgo, del villaggio, della città; ed intorno alla sciabola dell’uffiziale, ed alla baionetta del caporale stringersi spesso i più malvagi del paese per soddisfare le loro private passioni, allora il popolo ridotto agli estremi si ricorda che fu incitato dal 1848 al 1860, pel segreto lavorio delle sette, a ribellarsi contro i governi paterni che lo reggevano con moderazione, e non saprebbe rassegnarsi a padroni illegittimi, che lo trattano da schiavo: si ricorda, che non sono abbrutiti e corrotti, (come vorrebbero dargli a credere taluni) i discendenti de’ Siculi e degl’Itali, forti razze primitive, d’onde ebbe nome tutta la nazione; i discendenti di que’ Sanniti, di que’ Marsi di quegli Appuli, che seppero resistere, e talvolta vincere le invitte aquile romane; i discendenti de’ più perdurati fra i longobardi, de’ più arditi fra i normanni; il popolo si ricorda che anche le sue moderne generazioni han saputo risplendere accanto a’ lombardi d a’ piemontesi negli eserciti napoleonici; e che non ha perduta la vigoria con la quale seppe protestare col sangue contro la decennale occupazione di straniero dominatore, il popolo infine col suo contegno smentisce le calunnie di coloro che vorrebbero attribuire alla corruzione del governo antico, o a subdole influenze lontane, lo stato presente del reame; e dimostra col fatto che un governo corruttore non avrebbe potuto lasciare tanto affetto e desiderio di sé; che un popolo corrotto non versa il suo sangue per un principio; che se il fuoco non fosse stato per se stesso acceso, sarebbe riuscito inutile il soffiarvi dentro; è che da ultimo la cessazione della reazione non è possibile, se prima non cessa la invasione straniera da cui si ripete l’attuale desolazione. Il movimento popolare adunque, che la fazione al potere chiama per dispregio brigantaggio, è nella pubblica opinione il movimento rigeneratore d’Italia.

Francesco Durelli, Colpo d’occhio sul Le condizioni del Reame delle Due Sicilie nel corso dell’anno 1862, Ripostes Edizioni, pag. 93, 94.

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Per prendere visione delle altre “Schegge di Storia”, si veda la sezione omonima del menù verticale, in alto, alla sinistra del video.

 

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EVENTI

 

– Acquappesa (Cs), sabato 15 dicembre 2018

 

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Sabato 15 dicembre 2018 si riunirà nella  provincia di Calabria Citra, in località Acquappesa di Cosenza presso la Terme Luigiane  (così dette da Luigi  Carlo di Borbone fratello di Re Ferdinando II) , via Pantana 299 Real Asturias Hotel , alle ore 11.00 la XIII assise del

LEGITTIMO PARLAMENTO DELLE DUE SICILIE

PARLAMENTO DEL SUD ®

secondo il seguente o.d.g.

  1. lettura e approvazione verbale precedente
  2. relazione sovrintendenti sulle attività svolte
  3. integrazioni sovrintendenze
  4. strategie di azione e prossime attività
  5. varie ed eventuali.

Al termine della seduta vi sarà un pranzo conviviale in un ristorante tipico.

Viva ‘O Rre! Viva ‘O Popolo sovrano!

Napoli, 19 novembre 2018, CLVII A.O. (anno di occupazione)

Il coordinatore nazionale

Prof. Vincenzo Gulì

 

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NOTIZIE DAL REGNO – ATTUALITA’                                   

 

– Ancora un altro batterio fuori controllo dell’America sta dilagando in Europa

di Jean Perier, da comedonchisciotte.org

Nei miei articoli precedenti ho trattato le micidiali armi del futuro, quelle che puzzano di morte e distruzione per l’umanità, sviluppate nei laboratori top secret statunitensi. In precedenza, ho esaminato il batterio mutato, il cui nome in codice è Cynthia, che originariamente era stato progettato per consumare ammassi di idrocarburi, ma invece ha iniziato a consumare carne umana. Anche se c’è stato un numero di casi letali lungo il Golfo del Messico, le autorità americane hanno scelto di mantenere segreta l’intera faccenda.

Tuttavia, i loro esperimenti segreti non si sono fermati qui, ma ora vengono condotti lontano dalle sponde americane, ovvero in Europa, in quanto lo stesso Donald Trump ha elencato questo continente come uno dei principali rivali degli Stati Uniti nella guerra mondiale per il dominio globale.

Un numero piuttosto preoccupante di report è stato recentemente presentato da fonti di informazione indipendenti, le quali parlano tutte del batterio Xylella fastidiosa che minaccia di annientare l’Italia e un certo numero di altri Paesi mediterranei con la rimozione degli ulivi secolari. Questo microbo, che normalmente si manifesta in America, ha già contagiato 800mila ulivi in un limitato comune del Salento, situato in Puglia, in Italia.

Questa regione italiana produce oltre un terzo della fornitura mondiale di olio d’oliva, che ammonta a circa 11 milioni di tonnellate all’anno. Gli standard dei produttori di olio d’oliva in Puglia sono ampiamente considerati come standard di settore, che la maggior parte degli altri produttori possono solo cercare di ottenere. La rapida diffusione dei batteri ha già portato i produttori di olio a subire perdite per 250 milioni di euro, e non sembra che vi sia qualcuno che sappia come fermarla. Come è stato sottolineato da Angelo Corsetti, rappresentante del gruppo agricolo italiano Coldiretti, i produttori italiani di olio sono stati costretti a creare un cordone sanitario, tagliando completamente [gli olivi] nelle loro terre per un’area di 8.000 ettari. L’area contaminata verrà epurata dagli ulivi sopravvissuti, nel tentativo di salvare quelli ancora non colpiti dai batteri. I produttori di olio d’oliva hanno recentemente espresso preoccupazione per la possibile diffusione di Xylella fastidiosa negli Stati mediterranei, in particolare Grecia, Spagna e Francia, con le regioni dell’Africa settentrionale e del Medio Oriente a rischio di contaminazione.

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https://comedonchisciotte.org/ancora-un-altro-batterio-fuori-controllo-dellamerica-sta-dilagando-in-europa/

 

 

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A Enna e dintorni centinaia di famiglie senz’acqua perché non hanno i soldi per le bollette

da inuovivespri.it

Sicilia sempre più povera. Mentre in Assemblea regionale siciliana, per l’ennesima volta, si tagliano i fondi alla sanità per pagare spese che con la sanità non hanno nulla a che spartire, mentre viene decretato, di fatto, il fallimento delle ex Province e delle Opere Pie (o IPAB), mentre si consuma la beffa per i cittadini dei Comuni siciliani che hanno raggiunto i 65% di raccolta differenziata dei rifiuti (niente più agevolazioni), giunge notizia che, da ieri, nella provincia siciliana dove l’acqua costa un occhio della testa, cioè a Enna, centinaia di famiglie che non hanno pagato le ‘bollette’ si ritrovano a secco.

“Dalla mattinata di oggi (ieri per chi legge ndr), la società di gestione del servizio idrico AcquaEnna sta procedendo a un lungo elenco di distacchi di contatori per gli utenti morosi, nei Comuni della provincia ennese. Un intervento massiccio che riguarda centinaia di utenti, tra cui attività imprenditoriali e condomini, che possiamo ipotizzare, coinvolgerà migliaia di persone, visto che i condomini sono considerati unico utente”.

Continua su:

http://www.inuovivespri.it/2018/12/06/a-enna-e-dintorni-centinaia-di-famiglie-senzacqua-perche-non-hanno-i-soldi-per-le-bollette-mattinale-213/?fbclid=IwAR0caEAS_iapz8xD1KWM7sy23HmUO6SBex5sE7JmrMPHZoA3CgGKnEPs3pw#_

 

 

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– "Oltre un sardo su 3 è a rischio povertà", l'Istat lancia l'allarme

da unionesarda.it

(immagine simbolo Ansa)

Leggi su:

https://www.unionesarda.it/articolo/economia/2018/12/06/oltre-un-sardo-su-3-e-a-rischio-poverta-l-istat-lancia-l-allarme-2-806128.html?fbclid=IwAR3gcgrqwXkr-AXdTC-0s38Kmk0IMDPhJO0cciYcCiadSdjHVzej3-iJsCw

 

 

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– Agricoltura siciliana in ginocchio, case all’asta, navi di grano a tempesta: e il Governo siciliano che fa?
di Cosimo Gioia, da inuovivespri.it

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L’agricoltura siciliana è al collasso totale. Agli atavici motivi di dissesto si aggiungono ora i danni causati dal maltempo che ha ridotto i terreni pronti per la semina ad un ammasso di fanghiglia che, nella migliore delle ipotesi, vanno rilavorati, con spese di gasolio e manodopera raddoppiati rispetto al

normale. Chi, malauguratamente, aveva seminato, dovrà rifarlo con tutti gli annessi e connessi…

In ogni caso, anche a seminare ora dopo le piogge, ammesso che si possa, bisognerà farlo con mezzi alternativi alle seminatrici

come, ad esempio, gli spandi concime che non daranno il risultati della semina ordinaria.

Questa è la situazione come si evince dalle foto.

In tutto questo, col prezzo del grano duro bloccato da qualche anno a 18 euro al quintale. Morale: ci si può preparare all’ennesima annata in perdita. Sì, perché tutto il resto avanza nella, si fa per dire, normalità: concimi che aumentano di prezzo, idem gasolio, cartelle INPS da pagare, operai a paghe sindacali mediamente di 7 euro ora (più visite mediche e spese accessorie etc.), banche inviperite che mettono i beni dei debitori all’asta a prezzi irrisori, basta che recuperino il credito, magari d’accordo con i soliti sciacalli che aspettano pur di fare l’affare.

E, ancora, ISMEA che non sente ragioni e minaccia i giovani agricoltori in ritardo con i pagamenti di risolvere il contratto, eccetera eccetera.

Continua su:

http://www.inuovivespri.it/2018/12/01/agricoltura-siciliana-in-ginocchio-case-allasta-navi-di-grano-a-tempesta-e-il-governo-siciliano-che-fa/?fbclid=IwAR3CrNzbLiH-kjnz8XeVvjCkdn-6LR_RcAgppcXJSjNxSD-VnZnKsROQwg0#AiZiXhftDTu6oy9u.01

 

 

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ARCHITETTURE DEL REGNO                                               

 

– La via Consolare borbonica da Cassino a Sora

di Ferdinando Corradini, da cdsconlus.it e da altaterradilavoro.com

A scuola ci hanno insegnato che l’attività prediletta dai Borboni di Napoli era di perseguitare i giacobini e i liberali. Nessuno ci ha mai detto, però, che l’ orditura stradale del Lazio meridionale – precedente alle odierne autostrada del Sole e “superstrade” – l’hanno realizzata loro. E ciò nonostante che di tali loro iniziative siano ancora ben presenti in situ le testimonianze.

La costruzione della strada

La prima di tali strade a essere realizzata fu quella che andava (e va) da Napoli a Sora. Il suo tracciato, nel tratto da Capua al cimitero di Arce, coincide – meno che nella zona di Teano – con la via Casilina e, dal detto cimitero, fino a Sora – a eccezione di una piccola variante nel territorio di Fontana Liri che vedremo meglio in seguito – con la Valle del Liri. Tale strada rotabile veniva indicata con il nome di “Consolare” probabilmente perché, a imitazione delle vie realizzate nel periodo romano, seguiva un tracciato di fondovalle, mentre le precedenti vie, che erano poco più che mulattiere, erano poste per lo più sulle colline.

Da sottolineare l’iter che portò alla decisione di realizzare tale strada: sul finire del Settecento il canonico Giacinto Pistilli di Isola del Liri presentò alla Regia Corte di Napoli alcuni suoi progetti industriali da attuare sfruttando le acque dei fiumi Liri e Fibreno; nell’ambito di tali iniziative si ravvisò l’opportunità di realizzare una via rotabile che collegasse le erigende fabbriche con la capitale del Regno1. Vi è da dire che, indipendentemente dalle iniziative prese dal canonico Pistilli, nella regione solcata dai fiumi Liri e Fibreno erano già presenti da tempo numerosi insediamenti industriali relativi alla produzione dei panni di lana e della carta: anche questa circostanza, con ogni probabilità, avrà indotto le autorità dell’epoca a costruire la strada di cui ci stiamo occupando, al fine di creare un agevole collegamento fra le dette fabbriche e il porto di Napoli2. In favore della realizzazione della strada avranno, probabilmente, svolto un ruolo importante anche delle considerazioni di carattere militare: la stessa, infatti, nel tratto che sarebbe andato da Arce a Sora, sarebbe venuta a trovarsi quasi a ridosso del confine con lo Stato pontificio.

I progetti per la realizzazione della Consolare furono redatti dall’ingegner Bartolomeo Grasso. I lavori ebbero inizio nel 1794 e furono diretti dal colonnello Giuseppe Parisi. La spesa preventivata era di trecentomila ducati, posti a carico dei Comuni e dei Feudatari, che si trovavano a dieci miglia dalla erigenda strada. La detta somma fu posta per un terzo a carico dei Feudatari e per i restanti due terzi a carico dei Comuni, che ripartirono la quota a loro carico fra i possidenti, in ragione del valore della proprietà di ciascuno e della distanza della proprietà dalla strada3.

L’apertura della stessa ebbe delle immediate conseguenze politiche. Quasi contemporaneamente all’inizio dei lavori, infatti, per la precisione nel 1796, la Corte di Napoli aggregò al Regio Demanio gli Stati appartenenti al duca Boncompagni-Ludovisi. Tali stati erano quelli di Sora (che comprendeva anche Isola, Castelliri, Broccostella e Pescosolido), Arpino (con Casalvieri, Fontechiari e Casalattico), Arce (con Rocca d’Arce, Fontana e Santopadre) e Aquino (con Roccasecca, Castrocielo, Colle San Magno e Terelle); i detti Stati erano tutti attraversati dalla Consolare4. Si prevedeva, come in effetti poi avvenne, che la costruzione della strada avrebbe favorito lo sviluppo industriale della media valle del Liri. Ad evitare che tale sviluppo potesse essere ostacolato dalle pretese del Feudatario, fu adottato il provvedimento con il quale gli stessi furono sottratti alla sua giurisdizione. Possiamo ben ritenere, quindi, che nella media valle del Liri – grazie alla strada di cui ci stiamo occupando – il feudalesimo fu abolito con dieci anni di anticipo sul resto del regno di Napoli, dove, com’è noto, tale abolizione avvenne nel 1806 in modo generalizzato.

Continua su:

https://www.cdsconlus.it/index.php/2016/09/29/la-via-consolare-borbonica-da-cassino-a-sora/

Per prendere visione delle altre “Architetture del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video.

 

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LUOGHI DEL REGNO                                                         

 

– La Chiesa di Sant'Andrea di Buccheri (Siracusa)

di Bella Sicilia, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=0HtME1qB5Q8

Per prendere visione degli altri “Luoghi del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video, pag 2.

 

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CULTURE DEL REGNO                                                         

 

– SCAMPIA – Spakka Neapolis 55

di SpakkaNeapolis55, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=HBJI1KPq5Zc

 

Per prendere visione delle altre “Culture del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video, pag 3.

 

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TESTI CONSIGLIATI                                                            

 

– SUCCESSE IL '48

di Vincenzo Gulì

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Per il 170º anniversario della rivoluzione del 1848 è stato tempestivamente stampato questo saggio che va presentato con la prefazione dell’autore.

Nel frasario comune degli odierni meridionali d’Italia esiste la locuzione “successe il 48” che vuole esprimere l’idea di un pandemonio, uno sconvolgimento, un avvenimento violento che lascia il segno ma che non era del tutto imprevisto. Anche altrove si usa questo modo di dire che ha avuto la sua origine in un preciso anno citato nei numeri finali pronunziati, 1848. Allora in buona parte d’Europa la Rivoluzione (con la lettera maiuscola perché derivata pedissequamente dalla matrice del 1789) fece tremare troni e popolazioni per più di un anno seminando lutti e danni profondissimi. Ma fu un evento annunciato perché ovunque se ne parlava da quando la generazione precedente era stata costretta a viverne uno simile.

Si sa che la Rivoluzione è perenne fino a quando non avrà tutto il mondo tra le sue catene. Avendo mezzi illimitati a disposizione, può adoperare la guerra, gli strumenti di persuasione di massa, dei veri cavalli di Troia per i suoi resistenti secondo le situazioni di convenienza e del grado di titubanza rilevata. Essa non sta mai in quiete perché è costantemente alimentata per egemonizzare ogni cosa.

Il 1848 fu l’anno della lotta armata. Con l’iterata filosofia giacobina delle belle parole e dei brutti fatti, in nome della libertà e del progresso dei popoli si cercò in ogni modo di accelerare il loro avviamento alla schiavitù e alla barbarie.

In questo lavoro l’attenzione è ricaduta sul Regno delle Due Sicilie sotto il re Ferdinando II di Borbone perché ebbe parte fondamentale in quei tristi avvenimenti.

I nipoti dei briganti e dei lazzari del 1799 seppero rispondere alla grande alle seduzioni e ai tormenti rivoluzionari, pur nel formidabile potenziamento che essi dispiegarono allora. L’esercito duosiciliano li salvò dal giogo massonico che li ispirava e finanziava. I Borbone erano stati bravi a espungere la rivoluzione con le armi quando essa le usava. Furono assai meno valenti quando essa adoperò gli altri strumenti sopra citati. La loro indulgenza lasciò il campo libero alla lotta non armata che sempre prepara una successiva lotta armata.  Il 1799 portò al 1821, al 1828 e al 1848. Il 1848 condusse direttamente al 1860 in cui avvenne l’annientamento delle Due Sicilie e dei suoi amatissimi sovrani.

Se la storia è un insegnamento per i posteri sulle vicende del passato, questa è la lezione che noi dobbiamo assimilare. Chi subisce una rapina non deve pensare solo al momento in cui è stato derubato. Deve ripercorrere il tragitto che l’ha condotto a quella sventura. Da quando ha deciso di tenere la futura preda a quando imprudentemente è transitato per luoghi pericolosi, da quando non ha ascoltato i buoni consigli ricevuti a proposito a quando ha sottovalutato il rischio di essere vittima di furto non premunendosi di adeguate tutele.

Il regno delle Due Sicilie fu vittima di una rapina nel 1799 e si sentì tranquillo quando fu arrestato il colpevole, ne subì un’altra nel 1848 e si rilassò quando i manigoldi furono resi inoffensivi.  Non imparò mai la lezione che sono le occasioni a creare il ladrocinio perché il mondo civile è molto più popolato di malviventi di quanto non lo siano le carceri.

Dalla Rivoluzione ci si difende con una resistenza continua, com’è continua la sua azione criminale. Dalla Rivoluzione ci si protegge rintuzzando a uno a uno tutti i mezzi che essa ha a disposizione. Dalla Rivoluzione ci si salva se avviene una sinergia tra tutte le sue vittime nel tempo senza alcuna remora di razza, di risentimenti, di religione. Se i popoli del XXI secolo riusciranno a coalizzarsi in tal modo, la Rivoluzione comincerà ad arretrare proprio quando sembra che tutto il mondo le appartenga. Altrimenti questi sono gli anni dell’ultima spiaggia che potrebbero aprire a un futuro oscuro per un’umanità tale solo per definizione.

Ma, per fortuna, il corso della storia non dipende solamente dalla volontà degli uomini…

Vincenzo Gulì

N.B. Per presentazioni ed acquisizioni rivolgersi a questa redazione: info@parlamentoduesicilie.eu

Qui il VIDEO di presentazione a Portici:

https://www.youtube.com/watch?v=gr4RweT1cr4&feature=youtu.be

 

 

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– Messina, la capitale dimenticata

di Alessandro Fumia, Magenes Edizioni

UN LIBRO CHE TUTTI I DUOSICILIANI DOVREBBERO LEGGERE.

IN PARTICOLARE I SICILIANI.

In questo corposo volume di 339 pagine Alessandro Fumia rende partecipe il lettore di “cosa divenne” Messina subito dopo l’investitura di Carlo III della corona di “Utriusque Siciliae”. Ci ricorda che questa gloriosa città fu un tempo crogiuolo di iniziative industriali, economiche, finanziarie, commerciali, culturali e scientifiche di primissimo piano, tanto che tutte le maggiori potenze europee vollero colà i propri Consolati. Un fermento di iniziative e di progetti che la portarono presto ad essere fra le più importanti città del Regno seconda, forse, solo a Napoli. Una città che, da sola, forniva allo Stato una rendita fiscale superiore a quello di tutta la restante Sicilia nel suo insieme. Una città più volte capitale dell’Isola e che in più occasioni fu aspra rivale di Palermo. Una rivalità che sfocerà infine nella strenua e tenace difesa dei diritti del legittimo Governo contro la ribellione della capitale dell’isola, fomentata ad arte da liberali, massoni e profittatori guidati dalla nobiltà capitolina che vedeva ogni giorno diminuire i suoi illegittimi profitti a causa dei continui interventi dei Borbone in favore del popolo Siciliano. Ci guida infine nella disamina, quasi ora per ora, di ciò che esattamente avvenne nel corso della rivolta del ’48; chi ne furono i veri artefici, quali ne furono le vere cause, come e dove si svolsero esattamente i combattimenti ma, soprattutto, come ad essere i veri artefici del cosiddetto bombardamento di Messina, non furono le milizie Duo Siciliane, bensì gli “indipendentisti Siciliani”. E lo fa non attraverso sottili disquisizioni di ordine filologico o ideologico, bensì attraverso la pubblicazione di documenti, spesso inediti, quasi sempre di sponda “indipendentista”. E’ così smentita inequivocabilmente e ancora una volta la vigliacca invenzione per la quale, secondo alcuni sprovveduti, ma anche secondo quanto ancora si legge in certi libri scolastici, che sarebbe stato il “Re Bomba” (nomignolo vilmente affibbiato successivamente a Ferdinando II), ad operare quel bombardamento. Per la verità già altre fonti avevano avanzato questa versione, ma il merito del Fumia sta nel fatto di avere dimostrato che quanto raccontato nel testo non è, appunto, una “versione”, ma quanto realmente avvenne sulla base di prove documentali inappellabili.

Un testo quello del Fumia che contribuisce in modo determinante al disvelarsi di verità volutamente e vigliaccamente occultate, travisate e manipolate che però, ormai, risplendono in tutto il loro abbagliante fulgore.

G.M.

 

 

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– La Divina Tragedia

di Fabiuccio Maggiore

Dopo “L’uomo e il denaro”, Fabiuccio Maggiore con questo nuovo lavoro ci guida lungo un percorso fra i meandri infernali dell’alta finanza occulta facendoci comprendere, ancorchè in chiave apparentemente satirica e certamente ironica, gli oscuri meccanismi che stanno distruggendo le nostre economie e le nostre vite.

luomo-e-il-denaro

divina-tragedia-fileminimizerDall’Introduzione:

Un po’ prima del mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura chè la diritta via era smarrita. Passando per lavanderie lussemburghesi dove il denaro veniva ripulito e ritrovandomi tra uomini più simili a delle bestie che mangiavano panini olandesi in salsa irlandese in quel dei paradisi fiscali, capii quanto profonda e oscura fosse la vasca contenente quei dannati valori elettronici che uomini sprovveduti ed ignari del pericolo solevano chiamare moneta. Ed ecco allora la follia umana, l’avarizia e l’ingordigia prendere il sopravvento giovando della pigrizia e della ignavia popolare di omuncoli distratti dalla carne dal ludico piacere dell’eterno fanciullo. Uomini che le bestie solevano chiamare “i dormienti”. Un inferno dantesco reale, all’interno del quale risiedono diavoli banchieri capaci di prestare ciò che non hanno, botteghini finanziari dalle scommesse truccate, mercati di debito aperti da strutture in ombra, paradisi fiscali nel bel mezzo di inferni terrestri, traffici illeciti e zone franche dove potere riciclare il denaro grazie all’uso – abuso delle nuove autostrade non asfaltate che hanno permesso il controllo planetario attraverso uno schermo, rendendo tragicamente reale il dispotico mondo orwelliano. Ogni dannato giorno, azioni lontane ai nostri occhi generano reazioni ed effetti a noi vicine capaci di intaccare la nostra stabilità ed armonia. Per queste ragioni, questo viaggio all’interno della Divina Tragedia deve servire a sensibilizzare colui che dorme nel reagire intellettualmente e attivamente per fermare quegli uomini resi bestia che han venduto l’anima al diavolo. Attraverso la nostra intellighenzia abbiamo ideato dei mezzi per agevolarci la vita, mezzi che hanno finito per distruggercela, e il denaro, il tragico potere divino ne è il principale esempio. Dopo il primo libro L’Uomo e il Denaro: Alla ricerca della Verità, in questo secondo lavoro La Divina Tragedia, ci addentreremo dentro il mondo della finanza occulta, alimentata dall’uso del digitale e dagli escamotage che la moderna tecnologia ha concesso alle bestie dei nostri giorni. Ogni descrizione “dantesca” legata ad una fantasia ironizzata per alleggerire la narrazione è affidata alle capacità di lettura e interpretazione del lettore al quale auguro un buon viaggio.

Gli occhi aperti non potranno più richiudersi.

Per acquistare il libro ci si può rivolgere direttamente all’Autore via Facebook.

 

 

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– …e nel mese di maggio 1860 la Siclia diventò "Colonia"

di Pippo (Giuseppe) Scianò

Pitti Edizioni, pag. 415

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Così si esprime Pippo (Giuseppe) Scianò a pagina 376 della sua ciclopica opera presentata oggi (7.4.’18) a Palermo intitolata “…e nel mese di maggio 1860 la Sicilia diventò <<Colonia>> – ciclopica non tanto per il numero delle pagine, che comunque sono ben 415, quanto per contenuti densi di documenti, testimonianze e circostanze, spesso inedite, e relativi “solamente” al periodo maggio/ottobre 1860 – riferendosi alle opere di Gustavo Rinaldi, storico e studioso, ed in particolare a quella intitolata “Il Regno delle Due Sicilie. Tutta la verità”:

          “A questo punto del nostro lavoro, sentiamo quindi il dovere di esprimere la nostra sincera gratitudine per l’opera meritoria che – non senza sacrifici – sta portando avanti  con successo e che contribuisce  in modo determinante a riaffermare il diritto dei Popoli dell’ex Regno delle Due Sicilie alla rispettiva memoria storica, all’identità nazionale, che dal 1860 sono state calpestate, prima dall’occupazione militare di stampo imperialista voluta dalla gran Bretagna e successivamente dai partiti unitari dominanti e dagli ascari locali e dai regimi e dalle istituzioni da questi dipendenti.

          Tutto e tutti al servizio dell’imperialismo interno delle regioni del nord e del loro Stato. E il diritto alla propria memoria storica – tanto per parlare di uno solo dei diritti negati – è, per ogni Popolo, la condizione essenziale per acquisire la consapevolezza di sé.

          Anche per uscire da quella alienazione culturale in forza della quale i popoli oppressi si identificano con i loro oppressori. E tanto più avviene questa identificazione quanto più gli oppressori sono stati spietati, assassini, feroci e canaglie.

          Come è accaduto, appunto dal 1860 in poi in Sicilia, in Calabria, in Basilicata, in Puglia, in Abruzzo, nel Molise, in Campania ed, in una parola, in tutto quanto il territorio del soppresso Regno delle Due Sicilie.

Qui il VIDEO della presentazione

https://www.youtube.com/watch?v=Mq-kCl_xgMs&feature=youtu.be

 

 

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– Quaderni Borbonici – 1

di Alessandro Fumia e Franz Riccobono

EDAS sas Edizioni

Dedicato a Carlo III di Borbone ed ai suoi interventi su Messina

 

 

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– Rinascita di una Nazione

di Giovanni Maduli

Presentazione di Vincenzo Gulì

Introduzione di Ignazio Coppola

Pitti Edizioni

 

 

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NOVITA' EDITORIALI                                                          

 

– Storie di garibaldini scomparsi

di Massimo Novelli

storie-garib-fileminimizerEditoriale Il Giglio

Fonte:

http://www.editorialeilgiglio.it/due-sicilie-i-mille-storie-di-avventurieri-e-delinquenti-comuni/

 

 

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– 1860 -La verità dimezzata – Cronistoria della spedizione dei mille e sue conseguenze

di Vincenzo Giannone

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– Verità e menzogne sul brigantaggio

La sconosciuta replica della Corte Borbonica alla relazione Massari (1863)

di Gaetano Marabello

libro-fileminimizerPagine 246, E 20,00

 

 

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NOTIZIE DAL MONDO – ECONOMIA, POLITICA              

 

– Intervista a Marco Mori: "La morte della Repubblica".

di Marco Mori, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=TiImqu5jCUs

 

 

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– Galloni: folle tagliare il deficit, se è in arrivo la recessione

da libreidee.org

Fino a qualche settimana fa il governo italiano aveva annunciato il grande cambiamento: obiettivo strategico la crescita del Pil. Ma la trappola è scattata subito: obiettivo, sì, il Pil, ma vincolo – e come non potrebbe essere così? – i conti di bilancio. La Commissione sembra accanirsi sui decimali del deficit dopo il 2… quindi si passa dalle tragedie antiche dello 0 virgola e dell’1 virgola a quelle del 2 virgola. Salvini e Di Maio annunciano che il 2,4 di rapporto deficit/Pil è la linea del Piave. Tutti alzano la voce per consumare la tempesta perfetta nel bicchiere d’acqua. Intanto, fuori dal bicchiere d’acqua avvengono altre cose evidenti: i cosiddetti mercati si rallegrano se l’Italia crescerà un pochino; ma nessuno osserva che l’Italia sta registrando avanzi primari (lo Stato incamera sistematicamente imposte superiori alla spesa senza interessi, e poi si va in deficit con questi ultimi) e, che quindi l’effetto della manovra sul Pil non potrà essere significativo. Dopo qualche settimana di braccio di ferro Ue-Italia, la doccia fredda per tutti: Germania ed altri paesi, tra cui la stessa Italia, cominciano ad intravvedere il chiaro inizio di una recessione.

Continua su:

http://www.libreidee.org/2018/12/galloni-folle-tagliare-il-deficit-se-e-in-arrivo-la-recessione/

 

 

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– L'ALBA DI UNA NUOVA MONETA PER L'ITALIA

di Byoblu, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?time_continue=2&v=24rCmiZvKXc

 

 

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– L'INGANNO E LA SFIDA: SUPERARE LA MONETA – Nino Galloni e Antonio Rinaldi

di byoblu, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=8l7XxRSYOFQ

 

 

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– ALLE PORTE DELLA FOLLIA

Mauro Scardovelli e Alberto Micalizzi (banche, economia e spiritualità)

di byoblu.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?time_continue=23&v=ZwQLXEveeJw

 

 

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– SORPRESA: ABBIAMO ANCORA LA SOVRANITÀ MONETARIA!

Fabio Conditi e Francesco Carraro

di byoblu, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=Uq3dc4do048&fbclid=IwAR1qm4VCpLgnbkWLd8ZC09h85nJkWzGIIPclwunjyrXuq5W4OgfT7O9uL9k

 

 

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– Mohamed Konarè: COME LA FRANCIA PIEGA L'AFRICA CON IL FRANCO CFA

di byoblu, da youtube.com

maxresdefault-fileminimizerVIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=0y06KllnJ0g

 
 

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CULTURA – COSTUME – SOCIETA'                                  

 

– La nuova oggettività scientifica… e la democrazia controllata dalla “fallacia epistemologica”

di Francesco Maimone, da orizzonte48.blogspot.com

Nella scienza possono dire la loro solo quelli che per anni hanno sudato sui libri, hanno sottoposto le loro ipotesi a una rigorosa procedura di esperimenti e controlli, possiedono un metodo che consente di distinguere la verità dalla bugia …”. E di seguito, “… il nostro intuito non è sufficiente a stabilire un rapporto di causa-effetto. Per stabilirlo ci vuole la scienza, con i suoi numeri, il suo metodo, il suo rigore e soprattutto la sua statistica” [pagg. 2 e 26]. Esplicitata la questione in tal modo a dir poco riduzionostico, per il popolo dei “somari” sembra all’apparenza non esservi davvero alcuno scampo. Ma è proprio così? Il Blog si è già occupato del problema della scienza con riferimento specifico ai vaccini obbligatori; il presente lavoro deve intendersi un approfondimento anche di quel post nel tentativo di dare, a beneficio dei lettori, una compiuta coerentizzazione sia dal punto di vista storico che filologico.

1.1 In generale, bisogna avvertire che il pensiero testualmente sopra riportato non è che un cascame di quella più generale tendenza del pensiero filosofico degli ultimi secoli di affrancarsi da ogni discorso ontologico sull’essere, sulla sua specificità e sulle sue determinazioni categoriali (nel nostro caso, sull’uomo “lavoratore sociale” con i suoi reali bisogni e che con il lavoro produce e si riproduce):

… gli ultimi secoli di pensiero filosofico sono stati dominati da gnoseologia, logica e metodologia e il loro dominio è ben lontano dall’essere sorpassato. La preponderanza della prima di queste discipline è divenuta talmente forte da far dimenticare all’opinione pubblica che la missione storica della gnoseologia…consisteva…nel fondare e garantire il diritto alla egemonia scientifica della scienza naturale sviluppatasi a partire dal Rinascimento, ma di farlo in termini tali che restasse salvo… lo spazio ideologico che l’ontologia religiosa si era storicamente conquistato. In questo senso storico si può considerare padre della moderna gnoseologia il Cardinal BellarminoIl moderno positivismo al suo apogeo ha dichiarato ANACRONISTICA ASSURDITÀ NON SCIENTIFICA OGNI DOMANDA INTORNO ALL’ESSERE, addirittura ogni presa di posizione circa il problema se qualcosa sia o non sia …” [G. LUKÁCS, Prolegomeni all’ontologia dell’essere sociale, Napoli, 1990, 1]. Domanda che perciò, in nome dell’oggettività, è stata relegata semplicemente nel campo della “metafisica”.

Sappiamo, tuttavia, che qualunque pensiero non nasce come Minerva dalla testa di Zeus, ma ha carattere storico-sociale, ha le proprie radici “nei rapporti materiali dell'esistenza… e che l'anatomia della società civile è da cercare nell'economia politica”, come il pensiero liberista ha ben compreso (qui, p.4). In tal senso:

… Soltanto la produzione capitalistica ebbe profonde motivazioni economiche e attitudini sociali per elaborare ai propri scopi in maniera consapevole la scienza particolare nel senso odierno. Nelle crisi spirituali del periodo di transizione, comunque, fu ancora molto forte il legame delle scienze con le questioni generale della concezione del mondo. Se non avesse liquidato quei conflitti, la scienza non sarebbe mai pervenuta all’autonomia necessaria all’industria. Una volta però ottenuta questa autonomia, quell’iniziale legame con le questioni della concezione del mondo poté sempre più attenuarsi…

Questa situazione si accentua per l’indissolubile vincolo con alcune tendenze ideologiche che emergono nel dispiegarsi della società e dell’economia capitalistiche…Non va mai dimenticato…che la prima grande avanzata, non più reversibile, della scientificità moderna si situa nel momento in cui la produzione capitalistica comincia a diventar dominante. La sua classe dirigente, dunque, e per conseguenza gli ideologi di quest’ultima non potevano essere ancora in grado di imporre un dominio integrale di una ideologia che corrispondesse al loro essere sociale. Una tale ideologia si dispiega solamente nel secolo XVIISi trattava perciò di trovare per intanto forme, infrastruttura, fondazione ecc. per la prassi che, da un lato si adeguassero agli interessi del capitalismo nascente (scientificità inclusa) e, dall’altro lato, non suscitassero conflitti irrisolvibili con la monarchia assoluta, con i residui feudali in essa molto potenti e con l’ideologia cristiana” [G. LUKÁCS, Prolegomeni, cit., 28-30].

Continua su:

http://orizzonte48.blogspot.com/2018/11/post-di-francesco-maimone-ii-parte.html

 

 

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– Il neoliberismo alla fine vincerà (se non si affronta la questione antropologica).

L’esito di un confronto ideologico è in realtà già implicito nelle premesse, quelle basate sull’antropologia riduzionista socialdarwiniana sono fatte per far vincere il neoliberismo.

Se non si affronterà subito la questione antropologica la reazione “populista” si esaurirà lasciando nuovamente il campo al neoliberismo.

Su Voci dall’estero è comparso un articolo intitolato “Perché una società neoliberista non può sopravvivere“, si tratta di un’analisi impietosa che mostra come il neoliberismo sia l’ideologia più criminale che sia apparsa nella storia dell’umanità, il numero di vittime delle politiche di austerità imposte con il pretesto dei “conti” e del “debito” è elevatissimo e probabilmente supera quello di qualsiasi guerra tradizionale o di qualsiasi repressione di regime. Ma il tutto passa inavvertitamente perché le vittime non identificano i colpevoli in chi ha costituito questa realtà socioeconomica, si colpevolizzano da sé avendo assimilato la mentalità darwinista della sopravvivenza del più adatto.

Le conseguenze sociali del neoliberismo sono ancora più gravi. La classe media americana si è ristretta dagli anni ’70, poiché i singoli individui sono diventati o molto poveri o molto ricchi. Uno studio del Harvard Business Review ha rilevato che all’inizio degli anni ’80 almeno il 49% degli americani pensava che la qualità dei loro prodotti e servizi fosse diminuita negli ultimi anni. I tassi di suicidio maschile e femminile hanno continuato a salire a partire dalla metà degli anni ’90. Uno studio recente suggerisce che l’aspettativa di vita è scesa ovunque tra i paesi ad alto reddito.

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http://www.enzopennetta.it/2018/11/il-neoliberismo-alla-fine-vincera-se-non-si-affronta-la-questione-antropologica/

 

 

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– Il populismo italiano tra Bannon e Dugin

di Diego B. Panetta, da lintellettualedissidente.it

 

Il momento storico nel quale ci troviamo a vivere gode di opportunità mai viste nella storia repubblicana. L'importanza della scelta assume contorni decisivi, prospettive entusiasmanti che rischiano di lasciare l'amaro in bocca se valutate poco o maldestramente.

«Oggi l’Italia è il centro della politica mondiale. Salvini e Giorgia Meloni sono sovvertitori». Con queste parole Steve Bannon, ex stratega della Casa Bianca e principale artefice della vittoria di Donald Trump, ha esordito alla kermesse di Fratelli d’Italia andata in scena a fine settembre. Dal palco di Atreju, la voce più nota dell’alt-right a stelle e strisce non manca di ritornare su ciò che è accaduto in Italia negli ultimi mesi, sul compito fondamentale che spetta al nuovo governo, cioè quello di essere il nuovo “asse del male” dell’Europa di Davos.

La ricetta di Bannon è molto semplice, anche banale se vogliamo, però non convince del tutto. Contrasto all’immigrazione, rivolta contro le élite, sostegno dei movimenti populisti sparsi per l’Europa, temi che se hanno il pregio di ristabilire un quarto d’ora di buon senso, rischiano di venire soffocati dallo stantio di una stanza chiusa, che guarda e riguarda se stessa, senza più alcuna vera novità, e allora da rivolta contro le élite forse ci si accorge che zitti, zitti gli yankee stanno piazzando un altro cavallo di Troia, quelli a cui sono tanto affezionati e che hanno sparso per il mondo, in casa tua.

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https://www.lintellettualedissidente.it/esteri-3/populismo-italiano-bannon-dugin/

 

 

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– La “CHIESA” E’ SOTTO OCCUPAZIONE DEL GOLPE SODOMITA. TUTTO QUI.

di Maurizio Blondet, da maurizioblondet.it

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“Occidente incontra Oriente – Angelo custode bacia Sfinge” è il titolo dell’opera Esposta in questi giorni nel presbiterio della cattedrale di Vienna. Prima premiata dall’arcivescovo di Gratz ed esposta per un mese davanti alla basilica locale.

Questa invece, esposta senza la pecetta, è “Pietà, la prima luce nella tomba di pietra: un essere umano!“, sempre esposta nel presbiterio della cattedrale di Vienna proprio in questi giorni (4).

Sento il Buonismo del cazzo che prorompe forte da queste foto, purtroppo i valori europei, espressi da un ragazzino quattordicenne sodomizzato da un cardinale progressista, non possono essere ancora rappresentati nelle chiese. Sento che manca poco”

Fin qui Nuke.  Al  quale  posso fornire ulteriori informazioni che a lui, non particolarmente attento  alle “novità” vaticane, possono essere sfuggite.

Questa è del 2017 :

“La corte d’appello di Palermo ha confermato la condanna a 9 anni di reclusione per il direttore della Caritas di Trapani, don Sergio Librizzi, accusato di concussione e violenza sessuale.

Librizzi, arrestato nel giugno 2014, nella qualità di membro del comitato per il riconoscimento dello status di rifugiato politico, aveva preteso prestazioni sessuali in cambio del permessino di soggiorno umanitario. Dalle indagini sono emersi almeno 8 casi. Emersi. Almeno….

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https://www.maurizioblondet.it/la-chiesa-e-sotto-occupazione-del-golpe-sodomita-tutto-qui/

 

 

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– Bosé si separa dal compagno: 2 figli a testa e problema risolto con Skype

da informarexresistere.fr

(foto da Corriere della Sera)

Ecco a voi il magico mondo delle adozioni alle coppie gay, auspicate come un insindacabile segnale di progresso dai raffinati progressisti delle modern family.

Il noto cantante Miguel Bosé si separa dal suo compagno, lo scultore valenciano Nacho Palau.

Semplice fine di una storia d’amore omosessuale di un qualunque ovattato ambiente chic? Tipica notizia da gossip per l’aperitivo serale tra sbadiglianti sessantottine? Essenziale pettegolezzo da illuminati ambienti gay friendly?

Non solo, le conseguenze della love story in frantumi tra i due vip pongono, sempre che ce ne fosse sul serio bisogno, più di qualche dubbio sull’opportunità di affidare dei bambini a chi semplicemente si può permettere di mantenerli senza però avere gli altri basilari requisiti che natura richiede.

A dividersi non saranno semplicemente Bosé e il compagno scultore, identica sorte (in questo caso non voluta) toccherà ai quattro figli, nati da madre surrogata, della coppia: due verranno assegnati al cantante, gli altri due a Palau.

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https://www.informarexresistere.fr/miguel-bose-figli-adottivi-separa/

 

 

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– «Festa dei morti» contro Halloween, arriva la "risposta" siciliana agli Usa

da lasicilia.it

CATANIA – In Sicilia i morti non solo si ricordano ma si festeggiano. È questo lo spirito di "Notte di Zucchero", iniziativa che punta a restituire la "Festa dei morti" mantenendo in vita una tradizione dall'eco tutta siciliana che, con l’avvento del «dolcetto o scherzetto» oltreoceano, si stava perdendo. Il 2 novembre l’iniziativa si "duplica" con una manifestazione a Catania, in strada e in teatro, e a Palermo, prima volta assoluta, in un cimitero.

Il "giorno dei morti" la manifestazione arriva a Catania con laboratori, attività, reading, artisti di strada e video contributi dedicati ai bambini. Per tutta la mattina del 2 novembre, dalle 10 alle 13, tra piazza dell’Università e il Teatro Machiavelli si snoderanno tante attività dedicate ai più piccoli nel segno della tradizione. Ma anche sull'AutoBooks, una biblioteca itinerante su quattro ruote posteggiata in piazza. Una manifestazione che ha come obiettivo non solo la riscoperta della tradizione, ma anche la memoria e il ricordo dei morti.

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https://www.lasicilia.it/news/cronaca/196024/festa-dei-morti-contro-halloween-arriva-la-risposta-siciliana-agli-usa.html?fbclid=IwAR1O7JQn2AyULiM0mcnOpRDbc8qrYEWOomLNQfpqo9oWZAwZZnGdroR05UA

 

 

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– Non esiste il “diritto” al suicidio

Note a margine del giudizio di costituzionalità sull’art. 580 cod. pen.

di Mauro Ronco, Professore Ordinario di Diritto penale nell’Università di Padova e
Presidente del Centro Studi Rosario Livatino, da l-jus.it

 

Raramente capita di leggere dissertazioni di così alto livello giuridico, morale e umano.

G.M.

  1. Premessa. – Le ragioni invocate a fondamento dell’eutanasia e del suicidio assistito[1] si possono ricondurre, alla luce di un’analisi approfondita, a due grandi correnti di pensiero, rispettivamente ispirate al primato dell’interesse sociale e al primato dell’autonomia dell’individuo[2]. Le due correnti, che presentano al loro interno numerose varianti, spesso interagiscono tra loro, ma vanno concettualmente distinte con accuratezza in quanto conducono a risultati molto diversi; la prima apre la strada alla eutanasia delle persone non consenzienti, mentre la seconda ha per obiettivo la legalizzazione dell’omicidio e del suicidio delle sole persone adulte e mentalmente competenti[3].

La prima corrente, molto più risalente nel tempo,  si fa eco della tradizione utilitaristica e delle moderne tendenze eugeniche[4], ponendosi il  quesito in ordine alle regole legali idonee ad assicurare il maggior benessere collettivo ai costi minori per la società. I suoi esponenti, attivi negli Stati Uniti a partire dagli inizi del secolo scorso e, soprattutto, nel ventennio ’20 – ’40[5], incentrarono il loro interesse sul “merciful method”, considerando l’eutanasia uno strumento per rimuovere dalla società soggetti viventi “[…] so monstrous, so deficient, so hopelessly insane that continued existence has for them no satisfactions and entails a heavy burden on society”[6].

Gli esponenti di tale corrente, presa consapevolezza delle atrocità commesse in nome dell’eutanasia nella Germania nazionalsocialista[7], in particolare nel periodo 1939-1941 durante la seconda guerra mondiale[8], abbandonarono nel dopoguerra i riferimenti alle teorie di impronta eugenistica che avevano caratterizzato l’incontro del darwinismo con lo scientismo a base razziale[9], ripiegando progressivamente sulla più sfumata teoria della “qualità della vita”[10]. Vi sarebbero, invero, vite non meritevoli di essere vissute, per essere venute meno, o per non essere mai divenute attuali, tutte o talune funzioni proprie dell’essere umano: coscienza, sensazioni, immaginazione, memoria, sensibilità e sessualità, capacità di relazionarsi e di comunicare con gli altri, capacità di deliberare, di decidere e di agire.

“Qualità della vita” è una frase straordinariamente elastica, che, in quanto rinvia a concezioni antropologiche implicite, offre la possibilità di deduzioni assai diverse, soprattutto quando si tratta di valutarla in neonati o bambini, nonché in persone prive della capacità di intendere e di pazienti in stato comatoso. Un indice dell’estrema variabilità delle opinioni sta nella diversità delle opinioni degli eticisti che ricorrono al criterio della «qualità di vita»[11]. Per Singer, ad esempio, gli esseri umani incapaci di relazioni sociali «significative» hanno un diritto alla vita minore delle scimmie antropoidi[12]. Per J. Rachels, invece, occorrerebbe appoggiarsi alla distinzione fra avere la vita (la vita biologica) ed essere vivi (avere una biografia)[13].Tali definizioni, indubbiamente suggestive sul piano emotivo, non hanno la precisione giuridica necessaria per fornire un orientamento sicuro all’interprete, tale da consentire soluzioni ragionevolmente uguali tra i diversi soggetti.

Il secondo filone di pensiero, che è divenuto via via sempre più incisivo nel mondo occidentale[14], valorizza il principio dell’autodeterminazione del soggetto e, più specificamente, il diritto di ciascun individuo di scegliere autonomamente i riferimenti valoriali e i modelli di vita a sé consentanei e, ultimamente, il diritto a porre termine alla propria vita con il suicidio.

Alla luce dello spostamento del focus della questione sul concetto di autodeterminazione, il suicidio assistito ha assunto un rilievo sempre maggiore rispetto all’eutanasia. Per quanto, infatti, le due fattispecie presentino una cifra valoriale analoga, il suicidio assistito evidenzia in modo più pregnante dell’eutanasia la centralità del soggetto cui è tolta la vita. Nel suicidio assistito, infatti, è decisiva non soltanto la volontarietà della decisione di morte, e, quindi, l’autodeterminazione mentale, che ricorre pure nell’eutanasia[15], ma anche l’autofabbricazione del proprio annientamento, con l’attivazione e il controllo  diretto del decorso causale verso l’esito mortale[16].

Per quanto, dunque, il tema in ordine alla “qualità della vita” sia sempre presente nel dibattito etico e giuridico relativo alla illiceità o liceità giuridica delle condotte che provocano, direttamente o indirettamente, la morte di una persona, è evidente l’opportunità di dirigere in modo particolare l’attenzione sul fatto del suicidio e sul concetto di autodeterminazione per chiarirne la natura e la rispettiva cifra valoriale nell’ordinamento[17].

L’approfondimento sul tema appare particolarmente opportuno oggi alla luce del dibattito apertosi a seguito della vicenda Cappato, che il prossimo 23 ottobre 2018 sarà oggetto del giudizio di costituzionalità della Corte Costituzionale italiana[18].

 

  1. Il suicidio: la definizione e …. – Prima di verificarne il significato assiologico, è indispensabile focalizzare con precisione in cosa consista il fatto del suicidio al fine di distinguerlo dalle situazioni che, pur presentando qualche connotato simile, non corrispondono affatto al suicidio, neppure in una prospettiva analogica.

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https://l-jus.it/non-esiste-il-diritto-al-suicidio/

 

 

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 MEDICINA                                                                        

GLI ARTICOLI DI SEGUITO RIPORTATI NON RAPPRESENTANO IN ALCUN MODO SUGGERIMENTI O INDICAZIONI TERAPEUTICHE IN QUANTO GLI AMMINISTRATORI DI QUESTO SITO NON SONO MEDICI; ESSI RAPPRESENTANO SOLAMENTE UN PANORAMA DI OPINIONI REPERITE SUL WEB. SI INVITA PERTANTO AD AVVALERI COMUNQUE DEL PROPRIO MEDICO CURANTE.

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– Medicalfacts-News

di Enzo pennetta, da enzopennetta.it

Il bulldog dell’ortodossia ‘medicalmente’ corretta nell’ambito dei social, Roberto Burioni compie un salto di livello con un’iniziativa editoriale che proporrà contenuti. 

E così CS, nato molto prima, come bulldog delle affermazioni sulla scienza non può mancare al proprio ruolo. 

Non può che essere una buona notizia quella della nascita del nuovo sito di divulgazione scientifica sulla medicina curato da Roberto Burioni che è stato presentato con un video ed è andato subito online con una serie di articoli di informazione.

Tra i già numerosi articoli andiamo ad analizzare quello che più affronta uno dei motivi di base dell’azione del curatore, quello intitolato “La scienza non è democratica. Non può esserlo“.

Nell’apertura troviamo già materiale su cui riflettere:

La democrazia dei social network fa male alla scienza e all’opinione pubblica. Non si possono esprimere opinioni scientifiche senza basi, senza aver studiato, influenzando migliaia di persone su temi complessi.

L’affermazione “La democrazia dei social network fa male alla scienza e all’opinione pubblica.” è un incipit quantomeno infelice, affermare che la democrazia di social, cioè la libertà di espressione sancita dall’articolo 21 della Costituzione faccia male addirittura all’opinione pubblica è un atto sovversivo. Ricordiamo ai lettori di Medical Facts l’articolo 21:

«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.»

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http://www.enzopennetta.it/2018/12/medicalfacts-news/

 

 

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– Il gender non esiste, ma il farmaco “blocca pubertà” è disponibile…

di Marcello Pamio, da disinformazione.it

Il «gender non esiste», «è tutta una bufala», «sono teorie inventate»
Ecco alcune delle frasi che venivano prontamente tirate in ballo non appena qualcuno aveva l’ardire di scrivere qualcosa sulla “ideologia gender”. Se poi si accennava al fatto che dietro a questa teoria si nasconde un’operazione di modifica antropologica dell’uomo stesso, il TSO era automatico.

Oggi purtroppo è un dato di fatto e la realtà, come spesso accade, supera la più fervida immaginazione, anche grazie alla “Finestra di Overton” che si è spalancata sull’argomento, e non a caso oggi è diventato normalissimo sentire parlare in tv e nei media mainstream di cambiamento di genere, di genere fluido, disforia di genere, genderless, ecc. il tutto ammantato e condito ovviamente dalle solite parole passepartout: libertà, uguaglianza e diritti.

Nascondendosi dietro simili termini stanno invece attaccando la natura intrinseca dell’uomo, anche se molti si preoccupano solo del Black-Friday e di come anestetizzarsi l’encefalo davanti alla tv, comodamente fagocitati dal divano di pelle.

Per meglio plasmare le menti e le coscienze di per sé anestetizzate, hanno scomodato perfino il Dizionario Inglese di Oxford, storica e prestigiosa pubblicazione della Oxford University Press. Il dizionario infatti è stato aggiornato con l’aggiunta della definizione “Cisgender”: «un individuo il cui senso di identità personale corrisponde al sesso e al genere attribuitogli/le alla nascita».

Per cui, se il senso di identità di un bambino corrisponde al sesso che il Padreterno e la biologia gli hanno messo a disposizione, è un cisgender, altrimenti è un transgender. Chiaro? Alla fine della fiera ce la giochiamo con i prefissi latini “cis” e “trans”, dove cis indica “al di qua” e transal di là”.

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https://disinformazione.it/2018/12/06/il-gender-non-esiste-ma-il-farmaco-blocca-puberta-e-disponibile/

 

 

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– Eugenetica: creati i primi esseri umani GM

di Marcello Pamio, da disinformazione.it

Era solo questione di tempo…

Il «dio in terra», quello col camice bianco e l’ego malato, da molti decenni sta mettendo le mani e i nanobisturi nel DNA, nella catena della Vita, nel «libro segreto» e delicatissimo.

Ovviamente se lo fanno è perché stanno lavorando per noi, d’altronde il fine ultimo è sempre il miglioramento, la diagnosi precoce, la prevenzione e la guarigione. Cosa c’è di più nobile?

Però questo tipo di manipolazione disastrosa ha un preciso nome: «eugenetica». Termine coniato nel 1883 dall’antropologo britannico Francis Galton (1822-1911), nipote di Charles Darwin (1809-1882), per indicare quella disciplina che avrebbe lo scopo di favorire e migliorare le qualità di una razza.
Le teorie malate di Galton, sostenute e amplificate dalle correnti darwiniste e malthusiane, vennero assorbite e diffuse prima nei paesi anglosassoni (Inghilterra e Stati Uniti in primis) e infine nella Germania nazista. Avete letto bene, Hitler venne in contatto con le teorie razziali durante la sua prigionia nel carcere di Landsberg leggendo proprio i trattati razziali dei ricercatori inglesi e americani. Ma anche se il führer ha avuto un leggero ritardo, i suoi medici non hanno mai smesso di ricercare…

L’esempio di Candido Godoi è illuminante. Si tratta di una cittadina, in uno sperduto angolo del Brasile, che ha un primato assai strano: il 20% dei parti è gemellare, quindi 1 su 5, quando la media mondiale è di 1 ogni 100. Ma non è finisce qua, perché oltre alle centinaia di parti gemellari, i bambini sono tutti biondi e con gli occhi azzurri!

Sarebbero i «figli» (vedi foto sotto) del tristemente noto Angelo della Morte, il dottor Josef Mengele.

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https://disinformazione.it/2018/11/27/eugenetica-ecco-i-primi-esseri-umani-gm/

 

 

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– Attacco terminale all’omeopatia

di Marcello Pamio, da disinformazione.it

Continua – nel silenzio tombale dei medici omeopati – l’attacco alla medicina codificata da Samuel Hahnemann a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo.

Il medico tedesco, laureatosi con il massimo dei voti, si era accorto che prendendo del chinino, una persona sana manifestava gli stessi sintomi – attenuati, però – della malaria, cioè del disturbo per cui viene usato l’alcaloide.

Tale esperienza fu per lui l’ispirazione che lo portò al famosissimo «simile cura simile» («similia similibus curantur»). Questo principio, dopo oltre due secoli, rimane il fulcro centrale dell’omeopatia.

L’intento profondo di Hahnemann, e quindi della medicina omeopatica, non era quello di garantire la guarigione dalla malattia, ma la guarigione della persona nella sua totalità!

Sembra banale, ma non lo è. Il medico non deve guarire la malattia, cioè non deve fare esattamente quello che stanno facendo oggi i camici bianchi allopati: far sparire e distruggere il sintomo con ogni mezzo (chimico, radioattivo o nucleare).

Il medico dovrebbe puntare alla guarigione dell’Essere umano, invece ahinoi siamo agli antipodi, e il nome «allopatia» è chiarissimo: si fonda sul «contraria contrariis curantur», cioè i contrari si curano con i contrari!

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https://disinformazione.it/2018/11/20/attacco-terminale-allomeopatia/

 

 

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 SCIENZA E TECNICA                                                           

 

– La scienza tiranna minaccia la democrazia

di Claudio Risè, da controinformazione.info

L’élite dei «tecnici» sta prendendo il potere e fa pressione sugli Stati. Ma è formata da sapienti che si autonominano infallibili anchese commettono errori dagli effetti tragici. Il vizio d’origine è cercare di rinchiudere la realtà nella gabbia della matematica.

La Scienza chiede rispetto. Ce lo intimano in tanti: presidenti della Repubblica di vecchio tipo, Presidenti di Accademie, membri autorevoli di Chiese che fino a pochi secoli fa bruciavano alcuni di quelli che parlavano di scienza. Però su cosa la scienza sia c’è una certa confusione; a parte riconoscere, con Karl Popper, che è tale quella che accetta di essere messa in discussione e verificata, altrimenti non è più scienza ma ciarlataneria.

Oggi però, se la discuti, sei subito un somaro (come si esprimono scienziati molto televisivi, ignari della grandezza del simbolo della fatica raccontato in: Asino caro o della denigrazione della fatica di Roberto Finzi, Bompiani).

A chiedere rispetto, anzi intimidire chi critica, più che la scienza sono però quelli che parlano in suo nome, e si definiscono “scienziati”. Un gruppo di pressione studiato con attenzione fin dagli anni 60 da alcuni studiosi di scienza politica, a cominciare dal francese Jean Meynaud, che nei suoi librisulla Tecnocrazia presentò con conoscenza di causa questa nuova elite del potere, rappresentata appunto dagli scienziati dei saperi tecnoscientifici. Non è sorprendente: nelle società militariste vogliono comandare i generali, in quelle teocratiche i vescovi, e in quelle scientifiche gli scienziati e i tecnici. E la nostra è una società industriale, fondata su un modello di produzione tecnoscientifico, dove tecnici e “scienziati” vogliono comandare.

Ciò non significa però che vadano lasciati fare.

Anzi, vanno assolutamente fermati

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https://www.controinformazione.info/la-scienza-tiranna-minaccia-la-democrazia/

 

 

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– Nasce la “post scienza”: non c’è più bisogno di prove

di Enzo pennetta, da enzopennetta.it

 

La vera “post verità” è quella scientifica, la data di nascita ufficiale potrebbe essere il 19 novembre 2018, quella della pubblicazione di un articolo del Nobel Steven Chu.

Il sequestro della scienza come instrumentum regni è ormai apertamente dichiarato: bisogna credere agli scienziati, le prove sono un optional.

L’articolo è stato pubblicato su Avvenire con il titolo “Il Nobel Chu: non ce la faremo mai a limitare il riscaldamento globale, nel pezzo le dichiarazioni più importanti dell’ex ministro di Obama non sono però quelle sull’ennesimo allarme riguardo la teoria del riscaldamento globale antropogenico bensì quelle che riguardano il supporto scientifico sul quale una teoria debba fondarsi, la prima affermazione degna di interesse è la seguente:

Se gli effetti del cambiamento climatico sono così evidenti, come mai il presidente Usa non ci crede?
Ci sono delle evidenze cui lui incredibilmente non crede e ci sono cose assolutamente improbabili cui Trump invece crede ciecamente; come quando sostiene che Putin non è immischiato nel Russiagate, malgrado quanto abbiano appurato i nostri servizi di intelligence.

E’ sorprendente innanzitutto il fatto che Chu leghi la teoria dell’AGW alla questione Russiagate. Afferma che i servizi di intelligente USA avrebbero appurato che Putin  è “immischiato”, termine che non vuol dire assolutamente nulla se non lo si legge in un’ottica di propaganda, infatti di appurato non esiste niente.  La mancanza di prove sul Russigate che Chu invece afferma essere un dato certo serve a preparare il terreno ad un’accusa analoga e di segno opposto riguardo la causa umana del riscaldamento globale:

Oggi, non si vede ancora la correlazione stretta che esiste – ma negli ambienti scientifici ed economici si sa che esiste (come dire che antisocraticamente sanno di sapere ndr) – tra il cambiamento climatico e le fonti energetiche fossili. È un po’ come se andassi dal dottore e mi spiegasse che fumare fa male a me e ai miei figli, ma senza una prova concreta non smettessi di fumare… tutto ciò è molto umano, no?

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http://www.enzopennetta.it/2018/11/nasce-la-post-scienza-non-ce-piu-bisogno-di-prove/

 

 

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– Cbs News: uno studio presenta le scie chimiche “buone”

da libreidee.org

Come probabilmente ricorderete, nell’aprile dell’anno scorso era stata la prestigiosa università di Harvard a proporre la ricetta di spargere in cielo una nube di particelle di ossido di alluminio per bloccare i raggi solari e raffreddare il pianeta. L’azione e il metodo si rendevano necessari, dicevano i ricercatori, per combattere l’odioso global warming, e la giustificazione esplicita era che sarebbe impensabile che il capitalismo e l’industrializzazione possano rallentare la loro corsa a produrre co2 e altri tipi d’inquinamento. Quindi, la soluzione: inquiniamo un po’ di più, volontariamente, ma fin di bene! Quest’anno invece si sono esposti due ricercatori, Wake Smith e Gernot Wagner, che hanno pubblicato uno studio peer-reviewed per studiare le strategie di iniezione di aereosol nella stratosfera, e il loro costo. La ricerca è stata raccontata al grande pubblico in un articolo dello scorso 23 novembre di “Cbs News”, che ci informa dei principali risultati, sempre con la consueta ricetta: “Una flotta di 100 aerei che facesse 4000 missioni all’anno nel mondo potrebbe aiutare a salvare il mondo dal cambiamento climatico. E sarebbe relativamente economico”.

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http://www.libreidee.org/2018/12/cbs-news-uno-studio-presenta-le-scie-chimiche-buone/

 

 

 

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– Generazione 5G: controllo globale e cancro serviti caldi

di Marcello Pamio, da disinformazione.it

Sarà una delle rivoluzioni tecnologiche più imponenti del nostro tempo e avrà effetti e ripercussioni sulla vita e sulla salute di miliardi di persone.
Mi riferisco al “5G”: la nuovissima generazione di trasmissioni dati, che permetterà di connettere ad altissima velocità miliardi di dispositivi che oggi sono semplici elettrodomestici “passivi”.
A breve gli oggetti dentro e fuori casa si trasformeranno in “esseri attivi”: frigoriferi, tivù, radio, forni, perfino abiti e qualsiasi oggetto elettronico o meno.
Secondo le previsioni, oltre 20 miliardi di dispositivi saranno interconnessi con la Rete entro il 2020.
Attualmente sarebbero “solo” più o meno 6 miliardi.

La connessione di quinta generazione renderà possibile lo sviluppo della telemedicina, dell’auto a guida autonoma e delle cosiddette città intelligenti, dove tutto è costantemente tenuto sotto controllo elettronico.
La “G” sta per “Generation” e infatti è la quinta generazione del cosiddetto standard per la trasmissione dati attraverso una rete di telefonia mobile. I precursori sono stato l’1G (il famoso e obsoleto «TACS») in cui i segnali radio erano “analogici”, il 2G (il GSM), il 3G (UMTS) e l’ultimo 4G (LTE, long term evolution, “evoluzione a lungo termine”).
Attenzione che a differenza delle altre generazioni, il 5G non è solo una nuova “interfaccia radio” perché qui la rete da “fisica” diventa “virtuale”, qui si vuole inglobare tutto…

Rischi elettromagnetici
Qualsiasi tecnologia presenta dei rischi, e quando si è nell’ambito delle onde elettromagnetiche tali rischi sono estremamente pericolosi perché riguardano la salute.

Continua su:

https://disinformazione.it/2018/11/06/generazione-5g-controllo-globale-e-cancro-serviti-caldi/#_ftn1

 

 

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– INCREDIBILE A PORTA A PORTA – Siamo al centro di un esperimento planetario

di Thatha DeDanaan, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=lYEG6YFTYP4&feature=share

 

 

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FUORI TESTO

 

Le lacrime che dai nostri occhi vedrete sgorgare

non crediatele mai segni di disperazione

promessa sono solamente

promessa di lotta.

Alexandros Panagulis
 

 

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– Fioravanti: il Regno dei Borbone, scuola di eccellenza

di CentroStudi Civitanovesi, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=lOZ_Bog8qpY

 

 

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CNT – Message à toute l'humanité

di Demo Sophie, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=j1GCeJe7T74&feature=share

 

 

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Cos'è lo Spread – Nando Ioppolo

di Il Manto, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=hyZgv4BlgCI

 

 

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– "Inganno Globale", di Massimo Mazzucco

di Il Portico Dipinto, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=jNiZD1FQevk&t=662s

 

 

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– Cancro le Cure Proibite di Massimo Mazzucco

di Carlo Anibaldi, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=qPZPGeLag9c

 

 

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– Ex Magistrato Paolo Ferraro Decide Di Parlare!

di InfoClub, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=QGHNSkmbH0E&t=11s

 

 

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