La verità è per chiunque la voglia cercare…

Questo sito non è monarchico

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N.B.: Si partecipa ai Sig.ri fruitori di questo sito che alcuni articoli riportati sulla pagina iniziale possono rimanere in visione per molto tempo, mentre altri vengono aggiornati con maggiore frequenza e senza alcuna periodicità. Si invita pertanto a prendere sempre visione  dell’intera pagina.

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APPELLO

 

…alla luce di quanto sta avvenendo non è più pensabile continuare a dividersi in sicilianisti, napolitanisti, duosiciliani, borbonici, antiborbonici, meridionalisti, federalisti, autonomisti e via dicendo: ciò non farà altro che favorire il gioco di quelle oligarchie mondialiste che hanno causato ciò che stiamo subendo; la posta in gioco è troppo alta per non comprendere che solo una identità di intenti può porsi come elemento determinante per la riuscita di un qualunque progetto di riscatto. E’ indispensabile, anzi vitale, il superamento di quelle pur legittime diversità di vedute e propugnare, tutti insieme e nel rispetto delle specifiche idee, quanto meno un forte riavvicinamento delle varie componenti identitarie, nella convinzione e nella consapevolezza che se ciascuno farà un piccolo passo indietro, tutti insieme si farà un enorme passo avanti.

(Tratto da “Rinascita di una Nazione”, pag. 127)

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Si invitano i sig.ri lettori a dare attenta lettura dell’articolo seguente. Anche dalla sua lettura è possibile comprendere la deriva verso la quale, indipendentemente dai vari “credo” politici, siamo tutti volutamente trascinati.

– Perchè non si possa dire "Io non lo sapevo…" e la conseguente scelta indipendentista.

di Giovanni Maduli, 19.2.2016.

https://www.regnodelleduesicilie.eu/wordpress/page/2/

 

 

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Il Comitato Promotore della Confederazione

Siculo – Napolitana, riunitosi a Palermo l’8 settembre 2018, è pervenuto alla necessità di intraprendere una comune battaglia volta alla difesa dei valori e dei diritti dei due Popoli, vergognosamente negati da politiche volte sistematicamente alla distruzione delle tradizioni storiche, culturali ed economiche della nostra Terra e allo sfruttamento coloniale delle nostre risorse.

La lotta che la Confederazione intende intraprendere sarà inizialmente indirizzata a porre fine al vergognoso fenomeno della disoccupazione, dell’emigrazione dei nostri figli e della conseguente emorragia di risorse intellettuali e produttive; alla tutela delle produzioni agricole locali, dei beni culturali, dell’artigianato nonché al ripristino dei nostri storici Banchi.

          Per la prima volta dopo il 1860 Napolitani e Siciliani, nel rispetto delle specifiche tradizioni, anche istituzionali, pervengono alla ferma determinazione di affrontare insieme i gravissimi problemi che rischiano di estinguere i nostri Popoli e con essi la nostra plurimillenaria Civiltà.

Il tutto nello spirito di una piena e fraterna collaborazione consolidata dalla Storia.

Prof. Vincenzo Gulì

Avv. Roberto La Rosa

Prof. Marina Lebro

Arch. Giovanni Maduli

Dott. Giovanni Montedoro

Dott. Pippo Scianò

Dott. Edoardo Vitale

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PENSIERI…

 

– PRECISAZIONI (FORSE) DOVUTE
"Perchè siamo contro l'autonomia Lombardo Veneta"

di Michele Ladisa, da Fb.com

Qualcuno solleva la scarsa chiarezza, se non proprio l’incomprensibilità, della posizione assunta dal sottoscritto e dal Comitato “No alla Secessione alle loro condizioni” in ordine all’Autonomia del Lombardo –Veneto alla quale si è aggiunta quella dell’Emilia Romagna .

Le parole, come si sa, se li porta il vento oppure, aggiungo io, il sibilo del vento a volte è così forte da impedirne la comprensione.

Provo dunque a riassumere per iscritto i motivi che hanno determinato la posizione del Comitato.

Il documento sottoscritto dallo Stato con la regione Lombardia dovrebbe essere approvato dal Consiglio dei Ministri il 22 ottobre 2018. Quindi tra pochi giorni.

L’accordo è stato fatto rientrare nel famoso contratto di Governo sottoscritto dalla Lega e dal M5S. Qualora una delle parti, e in questo caso il M5S, non dovesse approvarlo, è facilmente intuibile che il Governo cadrebbe per il mancato rispetto di uno dei punti del contratto. Si può dedurre che il Governo non dovrebbe cadere se è vero, come è vero, che i penta stellati sono persone di parola e che irrinunziabili sono i magnifici delle poltrone parlamentari.

Dando per scontato che i punti del contratto di governo andranno mantenuti, anche il patto Stato-Regione Lombardia sarà approvato con conseguenze non certo benefiche per le regioni del sud ma tutt’altro.

Il tentativo di osteggiare coi modesti mezzi che abbiamo l’attuazione dell’accordo è il minimo che possiamo fare non avendo, attualmente, una NOSTRA forza politica in grado di battere i pugni sul tavolo o anche “solo” di sedersi per avviare una trattativa, seria e determinata, tra i territori.

Non dimentichiamo che il referendum (solo) consultivo in Lombardia e in Veneto fu sostenuto da tutti i partiti, proprio tutti, M5S compreso.

Qualcuno asserisce che invece proprio noi dovremmo essere concordi con l’ipotesi dell’Autonomia (secessionista) amministrativa lombardo-veneto-emiliana perché, in fondo (dicono) “se vanno via loro ci fanno un piacere “.

Altri sostengono che l’Autonomia Lombardo Veneta nel momento in cui avvenisse porterebbe benefici al Sud perché tutto il resto del Paese raggiungerebbe (forse automaticamente?) la propria autonomia alle stesse condizioni di quelle Lombardo Venete.

E ancora, si sostiene che il provvedimento per l’autonomia delle predette regioni cos’ì com’è, è anticostituzionale e che la loro attuazione non avverrà mai in seguito a innumerevoli ricorsi e conseguenti bocciature, in ogni sede, fra le quali quella della Corte Costituzionale.
Quindi, in conclusione, quello che si dovrebbe o che dovremmo fare è “niente”.

Ovviamente non siamo di questo parere, anzi siamo arciconvinti della giustezza della nostra azione pur se la nostra forza è cosa piuttosto modesta ma che sommata ad altre piccole , medie e grandi forze, anche con posizioni e punti di vista differenti ma tutti con lo stesso obiettivo, possono costituire una movimentazione molto seria.

Il motivo base che determina la nostra azione è che non è possibile consentire ad alcune regioni di autodeterminarsi, pur se solo amministrativamente, negando la redistribuzione delle entrate fiscali. Questo non è piagnucolare è salvaguardare i propri interessi, i nostri interessi.

Se quelle regioni desiderano auto amministrarsi può andar bene purchè tutte le altre regioni possano contestualmente farlo.

Dice il nostro amico Canio Trione, se il nord può giustamente determinare il prezzo del parmigiano o comunque dei suoi prodotti, anche noi legittimamente dovremmo determinare il prezzo dei nostri a partire da quello dell’energia.

In soldoni, con il provvedimento che intendono adottare, i Lombardo Veneti Emiliani continueranno a determinare il prezzo dei loro merci, trattenendosi i benefici fiscali sino al midollo, mentre usufruiranno dell’energia dai noi prodotta (petrolio, eolico e fotovoltaico in primis) alle stesse condizioni attuali cioè in modo molto agevolato, conseguenza dell’italia unita e solidale…unilateralmente. La Puglia e tutte le regioni del sud continueranno, invece, a non trattenere i benefici fiscali anche perché le aziende di produzione e di distribuzione energetiche non hanno certo sede legale a sud.

Ulteriormente non è accettabile a causa del dannoso frazionamento amministrativo regionale del sud che, così com’è, parcellizza le nostre risorse con particolare riferimento a quelle energetiche. Quindi alle condizioni attuali, nessuna delle regioni del sud, tutte in grande svantaggio, troverebbe un concreto beneficio se non unite o meglio “riunificate”, solo così in grado di avere peso e potere contrattuale vero.

Ce n’è abbastanza dunque per non essere d’accordo e di lavorare con quanti intendono ostacolare gli intendimenti e i proponimenti della “padania in corso di formazione”, con l’italico benestare.

Si è obbligati a lavorare anche con talune autorevoli personalità di casa nostra che dai loro scritti e dalle interviste rilasciate, emerge non un vero interesse per la nostra terra del sud ma l’animo spezzato vedendo l’italia sciogliersi come un dio di cera.

Non siamo d’accordo e avversiamo coi nostri infinitesimali mezzi questa scellerata opzione autonomista, anteprima di una secessione se anche da noi auspicata, a queste condizioni, alle loro condizioni, è però inaccettabile.

Fonte:

https://www.facebook.com/groups/1371824342948405/permalink/1389121944551978/

 

 

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– “Ma quali aiuti al Sud, tutto oggi va a vantaggio della Padania!”

di Pippo Scianò da comunicato Fb. e da inuovivespri.it

<< GLI INDIPENDENTISTI DEL CENTRO STUDI “ANDREA FINOCCHIARO APRILE” RESPINGONO SDEGNOSAMENTE AL MITTENTE LE MALEVOLI INSINUAZIONI, SECONDO LE QUALI…<<LE PENSIONI DI CITTADINANZA, VOLUTE DAL MOVIMENTO CINQUE STELLE, GIA’ DA GENNAIO, SAREBBERO UN ALTRO REGALO AL SUD >>. TUTTO CIO’ IN QUANTO…<<ALMENO LA META’ DEI POTENZIALI BENEFICIARI DEL SUSSIDIO, VIVE NEL MEZZOGIORNO, CONTRO IL 33% CHE RISIEDE AL NORD>>. <<E C’E’ PURE LA GRANA DEGLI ASSEGNI DI INVALIDITA’…ECCETERA, ECCETERA…>>.

Ogni occasione è buona, insomma, per alimentare il mito, falso e bugiardo, secondo il quale il MEZZOGIORNO sarebbe il grande “beneficiato” dalla politica economico-sociale del Governo Italiano. Niente di nuovo!

Che le misure assistenziali e la Cultura del parassitismo siano dominanti in Italia non vi sono dubbi.

Ignorare, però, la esistenza della “QUESTIONE SICILIANA”-(ed a maggior ragione l’esistenza di tutta la “Questione Meridionale”)- è a, dir poco, scandaloso. Si finge cioè di ignorare che la Questione Siciliana e la Questione Meridionale sono “questioni” che bruciano sulla pelle dei Popoli e dei Territori del soppresso Regno delle Due

Sicilie. Popoli, i nostri, che dal 1860 in poi sono stati “spogliati” – (con massacri ed inaudite violenze) – delle loro ricchezze, delle loro industrie, nonché dei loro “primati” in ogni settore della scienza, della cultura, della produttività, del rispettivo ruolo internazionale. Sono stati cioè privati dei loro Diritti fondamentali, della loro memoria storica, del Diritto all’avvenire e soprattutto della loro dignità.

Popoli e territori che sono stati – lo ripetiamo – ridotti a COLONIE di SFRUTTAMENTO “interne” del Regno d’Italia e persino della Repubblica.

A tutto vantaggio delle Regioni del Nord Italia (…della Padania, cioè). Non ignoriamo il fatto che, – ieri come oggi, – il tutto è stato agevolato dall’ASCARISMO e dalla complicità dei peggiori e più corrotti “politici” del SUD… Ai quali si aggiungono le collusioni con i fenomeni della Mafia, della Camorra, della Ndrangheta e tante “associazioni a delinquere” similari.

Ma i Popoli del SUD non si sono mai arresi.

E dalle provocazioni odierne trovano nuovi motivi per reagire, per rialzare la testa e riprendere la lotta democratica e non violenta per la rinascita e per il riscatto.

Evitando, ovviamente, gli errori e le ingenuità del passato.

Sia chiaro che non possiamo e non dobbiamo tornare più indietro. Marceremo verso il FUTURO. Riabbracceremo gli altri Popoli del Mondo e faremo tesoro delle esperienze fatte in Europa e nel Mondo dalle altre numerose NAZIONALITA’ ABROGATE, che, come abbiamo accennato, -(talvolta dopo secoli e millenni) sembravano rassegnate a scomparire per sempre e che invece si sono “risvegliate”. E spesso sono risorte più forti di prima. E ciò sia in Europa, sia in altri Continenti. Precisiamo, -( senza voler fare paragoni e “distinguo” specifici)- che le “ragioni” della NAZIONE DUOSICILIANA sono

IMBATTIBILI e “motivate” al massimo. E sono pure documentabili in ogni particolare.

Non aggiungiamo altro, convinti come siamo che al buon intenditore bastino poche parole.

<<<< SI ALLA SICILIA SI ALLA RINASCITA DEL SUD!

NO ALLA MAFIA!

NO ALL’ASCARISMO! >>>>

A N T U D U !

Palermu, 2 Ottobre 2018

Il Coordinatore del Centro studi A.F.A.

(Giuseppe Scianò)

L’Addetto alla Comunicazione

(Giacomo Gibellina)

Fonte:

https://www.facebook.com/scianogiuseppe/posts/10210333955944365

 

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– Macroregione: “manna” che piove dal nord…

di Vincenzo Gulì, da Parlamentoduesicilie.eu

Sono quasi sei anni che su questo sito si dibattono problemi scottanti per l’attuale Sud che gravitano attorno ad una parola magica riscoperta e divulgata ad arte nel nuovo secolo: federalismo.

Già i titoli degli articoli pubblicati in calce danno un’idea della posizione del P2S. Ma l’indolenza dei lettori sprona a riassumere il tutto mentre si accende l’ennesimo dibattito in materia che il potere ha deciso si battezzare “autonomia delle macroregioni”. Ciò servirà a togliere immeritate primazie a sciacalli dell’ultima ora e maschere di meridionalismo demagogico a chi finge (?) di non avvertire le mire specifiche del potere.

Operiamo schematicamente dato che i dettagli si possono trovare nelle pagine indicate:

  • L’Italia nasce accentratrice e antifederalista per consentire il drenaggio della superiore ricchezza dei popoli conquistati nelle Due Sicilie

  • In altri termini: il Sud paga per risolvere la questione settentrionale e si infetta della sua questione (infinita) meridionale

  • Il calvario del Mezzogiorno è lungo perché assai consistente la sua capacità produttiva e finanziaria nonostante quanto costantemente fatto dai sabaudi per assottigliarla

  • E’ necessario aspettare il periodo successivo al centenario della conquista tosco-padana per accertare globalmente l’inversione reddituale tra Nord e Sud

  • Nasce la Lega per criticare l’unità dello stato con il dichiarato, però surrettizio, intento di dividerlo

  • Man mano si chiarisce che la crescita leghista è stata consentita per rendere accettabile la disunità economica italiana (con lo spauracchio di essere abbandonati dalla parte “migliore” del paese) e nascono governi sfacciatamente nord-centrici con le ovvie conseguenze letali per il Mezzogiorno

  • Dopo oltre un trentennio di tali misfatti verso le colonie meridionali è necessario il colpo di grazia approfittando della crisi mondiale scatenata dalle lobby bancarie egemoni

  • I mass media sono indotti a martellare sulla forma federalistica più evoluta: l’autonomia regionale per annientare praticamente gli ultimi trasferimenti di ricchezza tra aree ricche e aree povere

  • A 157 anni dal funesto 1861 si può parlare di Macroregione Meridionale (con quasi tutti i territori un tempo napolitani) e, addirittura, di Macroregione delle Due Sicilie.

Questa escalation è senza dubbi predisposta dal potere coloniale che ci opprime. Ogni step è stato effettuato dopo aver opportunamente vagliato costi e benefici, con profitto finale indefettibilmente a favore dei padroni. Ogni livello è congruo al tempo in cui si fa manifestare. Immaginate un’autonomia macroregionale concessa alla fine dell’Ottocento. Le popolazioni nate duosiciliane avrebbero ripreso la leadership anche in Italia… O immaginate oggi un governo di massimo accentramento della ricchezza che la distribuisca ai più bisognosi (come avveniva tra XIX e XX secolo) e quindi che riduca fortemente il gap Nord-Sud… Il primo esempio sarebbe stato un suicidio per i conquistatori sabaudi 150 anni fa, ma adesso per i loro eredi è la più grande convenienza. Il secondo esempio sarebbe il suicidio dell’attuale esecutivo coloniale, ma rappresentò lo strumento per invertire le sorti di quanti coattivamente divennero italiani nell’Ottocento.

Ogni cosa a suo tempo per distruggere l’attuale Mezzogiorno dal 1861 ad al momento attuale. E’ inutile spulciare per credere di trovare aspetti positivi nei vari livelli perché nella loro completezza essi sono perfettamente funzionanti per attuare quella distruzione. Pretesti, puerili e speciosi, si trovarono nei tempi passati e si possono trovare tutt’ora. Ma tutti dipendono dall’ignoranza della storia economica o dalla mala fede di chi ha interesse a divulgarli. Così si disse ai meridionali dell’Ottocento che la “tassa di guerra” che dovevano tributare allo stato centrale era la giusta riparazione per gli sforzi necessari per la loro “liberazione”. E i gonzi che potevano contare (parlamentari o intellettuali del sud) se la bevvero e la fecero bere a quelli che si fidavano di loro. Così si dice ai meridionali di oggi che con l’autonomia impareranno a camminare con le proprie gambe evitando sprechi e riscoprendo la “legalità”. I gonzi odierni se la bevono e costruiscono castelli di sabbia meravigliosi prospettando attività nuove e impensabili per quelli che si fidano di loro. Ma le gambe ce l’hanno spezzate da un pezzo! Come camminare da popolo? E dove andare se a monte e a valle ogni autonoma scelta deve fare i conti con il sistema bancario e distributivo totalmente nelle mani altrui?

Riprendiamo il titolo di un articolo del 2012: FEDERALISMO, ULTIMO SPECCHIETTO PER LE ALLODOLE DEL SUD e sostituiamo la prima parola con AUTONOMIA REGIONALE. Chi berrà quest’ultima pozione venefica dell’Italia potrebbe riaversi troppo tardi. Il colpo che stanno per infliggere a Sanità, Trasporti, Scuola, Ambiente, Turismo ecc. ecc. sarà indubbiamente letale per le nostre estreme risorse. I caporioni che l’hanno consentito non parlando in questi crudi ma veritieri termini saranno solo i notai che certificheranno la morte degli eredi dei duosiciliani. Poi apriranno ancor più le porte ad altra gente senza storia e senza identità che chinerà la testa e non sarà mai in grado di arrecare seri fastidi ai plutocrati che hanno la regia di tutto ciò.

A ben vedere, questi ascari travestiti da meridionalisti che spingono per questa estrema fregatura per il sud sono quelli che pensano che il padrone s’intenerisca con gli schiavi (il borbonismo tricolore), che i Borbone erano tiranni distanti dalle delizie repubblicane, che è bello sentirsi italiani dalle Alpi al Capo Lilibeo (anche nello sport…), che i briganti furono gli antesignani delle lotte popolari codificate nel veniente comunismo…

Non sanno che la sovranità da noi era del Re solo quando ce n’era uno degno di guidare la nazione…

Con questa gente non andremo da nessuna parte e bisogna isolarli.

In conclusione, non è per forza questo il “lieto” fine dei predatori del 1861. I duosiciliani ci sono ancora. Scrivono, leggono, s’inalberano e possono reagire. I tosco-padani potrebbero rivedere i loro peggiori incubi ancestrali che li vedono scendere al di sotto del Garigliano pieni di superbia tosto trasformata in terrore appena scende l’oscurità. Perché questa terra è abitata ancora da un numero, fortunatamente ancora sottostimato, di BRIGANTI!

Vincenzo Gulì

Fonte:

http://www.parlamentoduesicilie.eu/wordpress/?page_id=9479

Leggi anche:

– Una macroregione per il Sud. Parliamone…

di Giovanni Maduli, da inuovivespri.it

http://www.inuovivespri.it/2018/04/16/una-macroregione-per-il-sud-parliamone/#_

 

 

 

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Pippo Scianò, Presidente del Centro Studi Andrea Finocchiaro Aprile

Giovanni Maduli, V. Presidente del Parlamento delle Due Sicilie – Parlamento del Sud (R)

 

Cittadini della Sicilia e del Napolitano, coraggiosi ed onesti !

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          I fatti politici, le statistiche e le analisi a carattere economico e sociale ci confermano che le parole ed i buoni propositi servono a ben poco. Dimostrano altresì che la “politica politicata” dei partiti italiani dominanti, a prescindere dalle ideologie per altro ormai morte, e dalle promesse elettoralistiche e dagli impegni, sempre inevasi ma dichiarati a gran voce (spesso anche in modo goffamente teatrale), serve solamente a perpetrare la condizione coloniale e la servile subordinazione ad interessi estranei, e spesso anche contrastanti, a quelli delle nostre popolazioni, dei nostri giovani, delle nostre famiglie, dei nostri interessi; ancora, servono per farci perdere la consapevolezza  di noi stessi, del nostro passato e delle nostre radici per fossilizzarci in quella alienazione culturale, denunziata nel secolo scorso da Frantz Fanon, messa in atto nei confronti dei popoli “sconfitti e conquistati con i metodi più spietati del colonialismo dei secoli XIX e XX”; alienazione ancora operante ai nostri giorni anche per le diverse complicità dell’ascarismo di coloro che avrebbero avuto il dovere di rappresentare nelle Istituzioni gli interessi e le esigenze dei nostri popoli: Vergogna!

          Ne sono ennesima dimostrazione le poche righe, (meno di otto!!!), con le quali la Lega e i 5Stelle “affrontavano” il problema del Sud nel loro “Programma per il cambiamento”! Nulla si diceva in quel Programma in relazione a quali misure, con quali mezzi e con quali strategie si pensava di avviare un serio programma di sviluppo del Sud e della Sicilia. Righe nelle le quali, per altro, si affermava, grottescamente, di voler risolvere la cosiddetta “questione meridionale” attraverso scelte “…orientate dalla convinzione verso uno sviluppo economico omogeneo per il Paese, pur tenendo conto delle differenti esigenze territoriali con l'obiettivo di colmare il gap tra Nord e Sud.”. E la domanda sorge spontanea: Come sarebbe stato possibile uno sviluppo omogeneo per il Paese (tutto) e contemporaneamente colmare il gap tra Nord e Sud? Delle due l’una: o si sarebbe dovuto procedere ad uno sviluppo omogeneo, quindi mantenendo costante il gap; oppure si sarebbero dovute destinare per lunghi anni maggiori risorse al Sud a scapito del Nord. Quindi in maniera certamente non omogenea! E’, questo, solo l’ultimo esempio.

          Ed è a dir poco scandaloso che non si sia ritenuto di pianificare e portare avanti una adeguata, consapevole, seria e concreta iniziativa di lotta alla mafia, alla camorra, alla ‘ndrangheta ed a tutte quelle altre grandi organizzazioni criminali, più o meno mascherate e/o occulte, ed a tutte le altre espressioni di criminalità organizzata che dal 1860 ammorbano ed appestano l’aria che respiriamo, e contro le quali hanno eroicamente lottato, immolandosi, tanti EROI SICILIANI che, come Falcone e Borsellino e tanti altri, meritano in ogni momento di essere ricordati affinchè il loro sacrificio non sia vanificato.

          Questi territori, i nostri territori, evidentemente considerati ancora “figli di un dio minore”, rimangono ancora relegati ad un marginale ruolo secondario e coloniale succubi di interessi altri, di pianificazioni altre. Territori per i quali, nonostante versino in condizioni economiche e sociali a dir poco drammatiche, non si è ritenuto nemmeno di richiamare una programmazione di interventi appena adeguata. Non si è ritenuto di avanzare una seppur minima metodologia di intervento in quello che era stato il territorio del grande e glorioso Regno delle Due Sicilie, soppresso illegittimamente nel 1860, come ben ricordiamo!

          Persino in relazione agli eventi che hanno caratterizzato le recenti vicende politiche relative alle ultime elezioni regionali e politiche, e ad ogni altro livello, si è assistito al colpevole silenzio sui drammatici problemi che assillano i nostri territori e le nostre popolazioni. E ciò nonostante il crescente ed altissimo tasso di disoccupazione e l’arretramento dei settori economici e produttivi, nonché il progressivo degrado ambientale. Tutto ciò nonostante la nostra centralità nel Mediterraneo ed il ruolo naturale di punto di incontro dei tre Continenti che qui gravitano. Condizioni, queste, che avrebbero dovuto essere valorizzate e sostenute dai partiti e dai rappresentanti politici qui eletti, tanto più che costoro, spesso, ostentano “panni” Sicilianisti e/o Meridionalisti.

La “Questione Siciliana” e la “Questione Meridionale”, che si finge di sconoscere e che sono state volutamente e proditoriamente accantonate, non possono più protrarsi a lungo! Pertanto riteniamo di rivendicare con forza il diritto ad una nostra specifica strategia per la rinascita ed il progresso della Sicilia e del territorio Napolitano, cioè della parte continentale dell’ex Stato delle Due Sicilie. Dobbiamo pertanto uscire, una volta per tutte e per sempre, dalla inaccettabile condizione coloniale nella quale siamo costretti dal 1860! In conseguenza, occorre allora ragionare su una strategia comune che cominci a “pensare” ed a pianificare uno specifico futuro politico, economico, sociale, culturale e quant’altro, libero e diverso da quei condizionamenti esterni e da quegli sfruttamenti che, ormai da ben 157 anni, impediscono un sano e corretto sviluppo della Sicilia e della parte continentale del soppresso Stato delle Due Sicilie. Condizionamenti che soprattutto “uccidono” de facto qualsiasi speranza di riscatto; qualsiasi speranza di rinascita.

E’ giunto quindi il momento di dar vita ad una mobilitazione culturale di ampio respiro, di grande partecipazione e di ampi orizzonti. Una mobilitazione ad ampia partecipazione popolare che non sia asservita ai partiti ed alle dinastie politiche oggi dominanti.

E’, questo, un gravoso impegno che assorbirà tutte le nostre energie; impegno per il quale , anche accogliendo l’appello che Edoardo Vitale, Presidente del Movimento Sud e Civiltà, ha indirizzato ai Siciliani in occasione dell’incontro avutosi a Palermo il 12 maggio 2018 – appello che facciamo nostro – chiediamo il coinvolgimento dell’opinione pubblica e, sin da ora, la collaborazione dei migliori intellettuali di sicura fede e con competenze specifiche quali, filosofi, sociologi, giuristi, economisti, pianificatori, tecnici, medici etc., degni delle ultra millenarie tradizioni di quella Magna Grecia della quale siamo orgogliosi di essere figli ed eredi.

 

 

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NOTIZIE DAL REGNO – STORIA                                        

 

– 1 ottobre 1860: La battaglia del Volturno

di Moto Brigante, da youtube.com

Con il contributo del Prof. Vincenzo Gulì

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=XeudMqLufMk

 

 

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– REGNO delle DUE SICILIE STRAGI impunite dei piemontesi al soldo della massoneria

da altaterradilavoro.com

Quando nel 1961 si andò a costruire una scuola a Gaeta in occasione delle celebrazioni per l’anniversario di quella AGGRESSIONE ARMATA che i vincitorì chiamano “unità”, ci si imbattè in una “sorpresa” a dir poco, AGGHIACCIANTE.

Nello scavare, infatti, i lavori dovettero essere sospesi…

A bloccare tutto non fu un cadavere ma dieci, cento, mille e mille cadaveri.

Accatastati uno sull’altro.

Portavano addosso ancora le divise borboniche a cui, puntualmente mancavano i bottoni di argento con i tre GIGLI…

Ma non è tutto.

iù di scavava e più ci si rendeva conto che la FARSA della scuoletta (da dedicare a qualche loro carnefice di quella unità) diventava impossibile perchè la Terra di Gaeta, la Nostra Terra continuava a far emergere cadaveri anche di civili;

Uomini, donne, bambini che indossavano abiti semplici da pastori, da contadini, con le ciocie ai piedi, a centinaia e centinaia emergevano da sotto Terra.

Quando si giunse a tirare su l’ultimo cadavere, ci si accorse che la Terra per quasi un metro, ancora, era impregnata, in un abbraccio eterno, del loro sangue.

Uno spettacolo surreale quasi SIMBOLICO come a dire : se non fate prima i conti con la VERITÀ nessuna FINZIONE celebrativa è possibile.

È come se quei Nostri AVI continuassero a combattere.

È come se quei Nostri morti AMMAZZATI non fossero morti mai .

È come se quei Nostri militari EROICI del REAL ESERCITO di SUA MAESTÀ DUOSICILIANA continuassero a combattere fino ai giorni Nostri.

È come se le loro anime URLASSERO ancora oggi è per la loro ETERNITÀ, la loro esigenza di VERITÀ.

Mentre le “autorità” di tutto il mondo vanno a genuflettersi ad ogni sacrario, qui mai nessuno è venuto ad inginocchiarsi.

Continua su:

http://www.altaterradilavoro.com/regno-delle-due-sicilie-stragi-impunite-dei-piemontesi-al-soldo-della-massoneria/

 

 

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– La genesi dello Stato e della Nazione italiana alla base della nascita del Brigantaggio post unitario

di Cristiano Vignali, da agenziastampaitalia.it

Tagliacozzo (Aq) – Nel pomeriggio di Sabato 22 settembre 2018, dalle ore 15 alle 19, si è svolto presso il “Teatro Talia” della città ducale di Tagliacozzo nella Marsica, l'evento “Briganti in Cammino” sulla storia del brigantaggio post unitario rivisitata con una visione scevra dai condizionamenti ideologici risorgimentalisti che hanno dipinto i briganti solo come dei bandini e non come patrioti duosiciliani, combattenti per la libertà del Popolo.

L'evento, realizzato con la collaborazione dell'Ordine dei Giornalisti d'Abruzzo, il Club Alpino Italiano, l'Istituto Onnicomprensivo Statale “Argoli” e il Comune di Tagliacozzo, è stato moderato dal Presidente dell'Ordine dei Giornalisti Stefano Pallotta.

Dopo i saluti istituzionali del Sindaco di Tagliacozzo Vincenzo Giovagnorio, del Responsabile del CAI Abruzzo Gaetano Falcone, di Salvatore Perinetti del CS Abruzzo e del vice presidente del CAI Nazionale, Erminio Quartiani,ci sono stati gli interventi del Prof. Walter Cavalieri sui “Fenomeni di insorgenza post – unitario”, della Dott.ssa Michelina De Angelis che ha trattato il “Brigantaggio tra Marsica e Cicolano”, del Dott. Roberto Tupone sulle “Bande di briganti sul territorio”, del Dott. Alessandro Liberati sui viaggiatori, intellettuali e artisti stranieri che venivano fino all'Ottocento in Abruzzo e in Italia in genere per completare le loro formazione. A seguito c'è stato a cura del Dott. Fabrizio Pietrosanti un toccante ricordo di Gigi Panei, grande alpinista abruzzese e italiano, anche imprenditore del turismo. Infine, prima dei saluti finali, ci sono stati dei brevi interventi del Dott. Marcello Mari, della Dott.ssa Cesara Silvi e di Alberto Liberati.

Durante l'evento sono stati premiati anche gli studenti dell'Istituto Onnicomprensivo Statale “Argoli” che hanno fatto un lavoro di ricerca sul bigantaggio post unitario in Abruzzo: Bertolini Emanuela Bianchi Carlo Bifolchi Rita Di Palma Clarissa Ippoliti Maria Rosaria Giorgi Alessia Mariani Beatrice Rosati Giorgia Sanzi Giorgia Venditti Emilio Tiberi Luca e Giada Bussi.

Personalmente, sono venuto a conoscenza del convegno tramite l'Ordine dei Giornalisti d'Abruzzo, e ho deciso di partecipare, considerato anche che da oltre un decennio studio e approfondisco la tematica, su cui ho scritto una tesi di laurea storica sperimentale quando mi sono laureato nel 2007 in Scienze Politiche, ho pubblicato un saggio quattro anni fa sull' “Origine dello Stato e della Nazione Italiana” e proprio in questi giorni ho scritto una frase commemorativa sul Generale Legittimista Borbonico José Borjes, catturato proprio vicino Tagliacozzo, nella Cascina Mastroddi nell'inghiottitoio della Luppa di Sante Marie l'8 dicembre 1861 e poi fucilato nella città ducale nell'attuale Piazza “Duca degli Abruzzi” nel pomeriggio di quella lontana “Immacolata Concezione” di 157 anni fa.

In ricordo del Generale Borbonico, fucilato alla schiena come un fuorilegge comune, è stata posto un monumento commemorativo nella piazza di Tagliacozzo ed un nuovo cippo ha sostituito davanti la Cascina Mastroddi quello che era stato posto negli anni sessanta, ricostruendo la verità storica, ridando onore e dignità e giustizia alla memoria di questo personaggio storico che era tutto fuorché un bandito o un vile mercenario. La frase da me scritta che alla fine dell'articolo pubblicherò, è stata inserita in una mia raccolta organizzata come un diario su tutti i luoghi d'Abruzzo che ho visitato.

Gli interventi storici che si sono susseguiti, hanno tentato di ricostruire anche la genesi dello Stato Italiano, alla base dello sviluppo del fenomeno del bringantaggio post unitario. Sull'argomento volevo anche fare un intervento alla fine del convegno, condividendo alcune considerazioni personali, ma non ho potuto farlo a causa della mancanza di tempo.

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http://www.agenziastampaitalia.it/speciali-asi/speciale/41901-la-genesi-dello-stato-e-della-nazione-italiana-alla-base-della-nascita-del-brigantaggio-post-unitario

 

 

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– 1845: i massoni prendono il potere negli Stati di Savoia

da gioventurapiemonteisa.net

Il vero obiettivo non troppo dichiarato dei propugnatori dell’unità d’Italia è in realtà l’annientamento della religione cattolica. Essi sono convinti che la Chiesa scomparirebbe in breve tempo qualora dovesse perdere il potere temporale. Roma e lo Stato Pontificio sono pertanto la preda più ambita, l’unità d’Italia e la “cacciata dello straniero” non sono che pretesti per agitare gli animi.

Questa ipotetica situazione politica stabilirebbe a Roma la capitale del nuovo Stato italiano – laicista sul modello francese, intriso di suggestioni pagane e “imperiali” – in sostituzione della capitale della Cristianità. 

Falliti miseramente i tentativi insurrezionali dei carbonari, la massoneria cambia strategia. Per ottenere gli obiettivi che non sono stati raggiunti con la violenza [1] i “fratelli” decidono di sovrapporsi ai moderati cercando di camuffare la rivoluzione da riformismo. L’azione dei rivoluzionari si è infatti dimostrata incapace di coinvolgere le popolazioni in un progetto che, d’altronde, cozza contro i loro valori e i loro stessi interessi. I colpi di mano (i cosiddetti moti) possono destabilizzare la politica, ma per un’invasione dello Stato Pontificio è necessario disporre di un esercito vero.

Pertanto, se non si riesce a sovvertire la situazione “dal basso” bisogna imporre il nuovo stato di cose “dall’alto”, coinvolgendo personaggi autorevoli (istituzioni, Stati, eserciti…) che possano realizzare il programma delle logge.

Chi potrà in futuro invadere gli Stati del Papa? Soltanto un altro Stato. È quindi necessario coinvolgere, rendere “complici” – magari anche controllare – le istituzioni di uno Stato.

Il Lombardo-Veneto è una provincia imperiale, il Regno delle Due Sicilie ha dimostrato di non volere sposare le tesi rivoluzionarie, gli altri Stati non dispongono di un vero esercito.

Invece, sotto l’aspetto militare, gli Stati di Savoia sono paragonabili alla Prussia. D’altronde, chi trarrebbe vantaggio da un simile bizzarro progetto? Chi possiede i mezzi economici, diplomatici, organizzativi e militari per impadronirsi, con un’invasione armata, degli Stati della penisola fino a raggiungere Roma?

Il soggetto individuato è pertanto – anche solo per esclusione – Casa Savoia; i mezzi sono i soldati dell’esercito degli Stati Sardi – volenti o nolenti – e l’organizzazione sabauda; i mezzi economici sono rappresentati dal denaro raccolto dai massoni inglesi e americani, Rotschild in testa: cifre praticamente illimitate.

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https://www.gioventurapiemonteisa.net/1845-i-massoni-prendono-il-potere-in-piemonte-savoia/

 

 

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– In Austria riscritta la storia del’unità d’Italia: “Fu guerra di aggressione”

di Giuseppe Cesareo, da vesuviolive.it

Con il sostantivo “Risorgimento” si tende a riassumere quel periodo della storia d’Italia che portò all’Unità. Un’unità che è costata diverse vite e che ha avuto tra i suoi protagonisti personaggi come Cavour, Garibaldi, Mazzini. Quanto appena scritto vale se si apre un libro di storia in Italia. Ma all’estero come considerano il periodo storico? Una parziale risposta, in questi giorni, è arrivata dall’Austria, una delle protagoniste (poi uscite sconfitte) proprio dalla tanto attesa unità.

Andando a spulciare tra i libri di scuola del paese del Cancelliere Sebastian Kunz, si può leggere ad esempio, come riporta indignata La Stampa, che il Risorgimento è stata “una guerra di aggressione” o che Cavour voleva dividere l’Austria, senza tralasciare il particolare che Mazzini e Garibaldi sono “nazionalisti di estrema destra“. Per gli austriaci, “nel XIX secolo, ambiziosi uomini di Stato capirono che l’idea nazionale si adattava in modo eccellente al raggiungimento dei loro personali obiettivi politici. Volevano espandere i loro Stati a costo degli altri, e allo scopo utilizzarono come giustificazione l’idea nazionale. In molte parti del mondo ancora oggi si fa politica in modo simile“.

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http://www.vesuviolive.it/ultime-notizie/264146-in-austria-riscritta-la-storia-dellunita-ditalia-fu-guerra-di-aggressione/

 

 

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Vincenzo Di Bartolo, il navigatore di Ustica che sfidò inglesi e olandesi sui mari del mondo
di Domenico Iannantuoni, da inuovivespri.it


La storia di un grande siciliano nativo dell’Isola di Ustica. Navigatore eccellente, Vincenzo Di Bartolo raggiunse con il suo brigantino l’Indonesia e Sumatra, aprendo la ‘Via del pepe’. Da allora lo Stato delle Due Sicilie non fu più obbligato a subire i prezzi imposti dalle Compagnie Indiane Orientali inglesi, olandesi, danesi e svedesi.

Mia madre mi accompagnò a scuola, anche se ormai spesse volte questa la raggiungevo da solo, perché quella mattina aveva degli impegni presso la sartoria che stava lì vicino e forse mi avrebbe aspettato fino all’orario di uscita. Mentre camminavamo non parlai mai perché i miei pensieri andavano continuamente alla bella lettera di mio padre.

Giunto a scuola baciai mia madre e distrattamente entrai. Ma quel giorno sarebbe stato per me e per tutti i miei compagni un giorno veramente speciale.

Il mio maestro sbrigò in fretta le rituali formalità, attese un paio di minuti per veder entrare Antonio Loffredo (sempre in ritardo canonico) poi, si avvicinò alla porta e si rassicurò che fosse veramente chiusa. Con fare coinvolgente della sua mimica si avvicinò a noi camminando in punta di piedi e pose il dito indice sulle sue labbra in posizione verticale emettendo un sibilante – Sssssssssh – segno di richiesta di silenzio totale.

Poi a bassa voce ci disse:

“Oggi ragazzi, è una giornata speciale… la giornata del racconto mensile!”.

Rimanemmo tutti di stucco e silenti. Il maestro proseguì:

“Oggi vi parlerò, anzi vi leggerò di un grande uomo delle Due Sicilie che risponde al nome di Vincenzo di Bartolo…ma mi raccomando, massimo silenzio per avere la vostra massima attenzione”.

Poi aprì un libro di una certa dimensione e iniziò a leggere:

“Vincenzo Di Bartolo nacque ad Ustica (PA) nel 1802 e vi morì nel 1849. Egli fu un grande navigatore ancora oggi orgoglio della nostra marina Duo-siciliana.

Il padre Ignazio e sua madre Caterina Pirera, fecero non pochi sacrifici per fargli frequentare il pregiatissimo Istituto Nautico di Palermo. Poi Vincenzo, finita la scuola nautica, iniziò a navigare con impegni sempre nuovi e con armatori diversi. Egli però era anche un vero navigatore internazionale ed osservava come le grandi potenze del Nord Europa avessero formato un monopolio su alcuni prodotti delle terre lontane e principalmente quelle asiatiche.

Gran Bretagna, Olanda, Francia, Danimarca e Svezia avevano fondato tutte una propria Compagnia delle Indie orientali e stabilito così una specie di ‘cartello’ monopolistico per la vendita di tutte le spezie. Tra queste vi era una spezia molto importante per noi: il pepe nero! Esso era venduto a cifre elevatissime dalle Compagnie delle Indie delle nazioni sopra richiamate costringendo gli Stati a loro vassalli ad un vero e proprio salasso economico.

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http://www.inuovivespri.it/2018/09/19/vincenzo-di-bartolo-il-navigatore-di-ustica-che-sfido-inglesi-e-olandesi-sui-mari-del-mondo/#_

 

 

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– Le “Reali Ferriere ed Officine di Mongiana”: il più grande Polo Siderurgico d’Italia

di Francesco Saverio Minardi, da magazine.polis-sa.it

 

In provincia di Vibo Valentia, nel cuore delle Serre Calabresi tra l’altopiano Silano e l’Aspromonte, sorge un piccolo comune, di poco più di 700 abitanti, Mongiana.

Ai più non dice nulla la comunità di Mongiana, perché ci sono storie che pochi conoscono e ancora in meno raccontano.

Parafrasando Orwell possiamo affermare che un popolo privato della storia e della memoria è più docile e influenzabile, dipendente dal padrone che può decidere quanta e quale cultura utilizzare nell’educazione delle masse … e allora? Noi racconteremo questa storia, voi avete il dovere di leggerla e ricordare da dove siamo partiti e perché si è interrotta!

Partiamo! A bordo di una ipotetica macchina del tempo riscopriremo il più grande Polo Siderurgico Italiano del XIX secolo.

Andiamo indietro di quasi 300 anni, quando Carlo III fu affascinato da un architetto, pioniere nell’urbanistica complessa: Mario Gioffredo, profondo conoscitore di Vitruvio e di Palladio. I grandi successi urbanistici di Gioffredo indussero il Rè ad affidargli un compito che, in piena rivoluzione industriale, risultava essere strategico per le politiche economiche del Regno negli anni a venire: modernizzare un vecchio polo siderurgico a Stilo, in Calabria.

Siamo nel 1768 e l’intuizione di Gioffredo risulterà essere vincente e geniale. Gioffredo non decise di adeguare il Polo di Stilo, ma di realizzarne uno nuovo. Ma dove? Cosa sarebbe accaduto alle maestranze? All’economia locale?

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http://magazine.polis-sa.it/le-reali-ferriere-ed-officine-di-mongiana-il-piu-grande-polo-siderurgico-ditalia/

 

 

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La gente del Sud che imita la gente del Nord? Alienazione culturale. Come guarire? Con la verità!
di Franco Busalacchi, da inuovivespri.it

Cosa s’intende per “alienazione culturale”? Nel caso degli abitanti del Sud Italia, il cuore dell’alienazione culturale sta in quel “sentirsi inferiori” rispetto agli abitanti del Nord Italia. Un meccanismo mentale studiato negli anni ’60 da Franz Fanon. Come si guarisce? Con dosi massicce di verità. Raccontando come il Nord, nel Risorgimento, ha conquistato e depredato il Sud!

La pubblicazione del post sul Partito del Sud ha provocato reazioni veementi e contrastanti (QUI IL NOSTRO ARTICOLO). Mi soffermerò ovviamente su quelle contrarie.

Ce ne sono di più tipi. Ci sono quelli che ironizzano anche pesantemente sulla costituzione di un ennesimo partito, come se la cosa togliesse qualcosa di prezioso alla loro vita e coprono di pesanti insulti gli ideatori, bollati inspiegabilmente come comunisti, sinistrorsi, piddini e riciclati.

Ci sono quelli che demonizzano l’iniziativa che vedono come una presa di posizione ingiustificata contro l’attuale governo che sta facendo bene e al quale bisogna dare fiducia.

Ci sono quelli che identificano la costituzione di un partito del Sud come espressione della bieca volontà di dividere un Paese, l’Italia, che è una e indivisibile e che è meglio che stia unito. Tra questi ultimi, inopinatamente, ci sono molti meridionali e molti siciliani, ovvero i figli e i discendenti di tutti coloro che, fin dai tempi dell’Unità di Italia, hanno subito, proprio a causa di questa Unità, una spoliazione sistematica e un impoverimento programmato da parte del Nord delle loro risorse economiche, civili e sociali.

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http://www.inuovivespri.it/2018/09/12/la-gente-del-sud-che-imita-la-gente-del-nord-alienazione-culturale-come-guarire-con-la-verita-mattinale-129/

 

 

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– LA GUERRA CIVILE NEL REGNO DELLE DUE SICILIE (II)

di P. Arlo Maria Curci, da altaterradilavoro.com

Quelle due contrade, nei tempi della meravigliosa ed unica grandezza spagnuola, portarono con non piccola impazienza la suggezione politica ai Re cattolici, la quale pure era condizione di mezzo mondo, e veniva lenita dal sentimento della giustizia, in cui quella suggezione si fondava, dalla qualificazione abbastanza splendida di Vicereami e dal mantenimento delle istituzioni napolitane e sicule, cui i due popoli vollero ed ottennero comunemente mantenute.

Nondimeno quella non parve condizione che potesse durare lungamente; e Carlo III dovette venire alla ristorazione del trono di Roberto e di Ruggiero, fondando o piuttosto rinnovando la Monarchia delle Due Sicilie in uno dei due minori suoi figliuoli.
Or si consideri, se popoli, ai quali non parea tollerabile la condizione di Vicereami a rispetto della Spagna nell’auge della sua grandezza, abbiamo potuto volere, a vero studio e ad occhi veggenti, diventare lontane province del piccolo Piemonte!

E chi vide mai farsi da senno società del ricco col povero, del grande col piccolo, e quasi vorremmo aggiungere del savio col farnetico, per modo che il grande, il ricco ed il savio si voglia mettere anima e corpo alla mercé del piccolo, del povero e del farnetico?

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http://www.altaterradilavoro.com/la-guerra-civile-nel-regno-delle-due-sicilie-ii/

 

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– 3 giugno 1799: Afragola in rivolta

da altaterradilavoro.com


Il 1799 fu un anno cruciale per l’Italia e per il Regno borbonico in particolare, fondato appena 65 anni prima da Carlo di Spagna. Il vento della Rivoluzione che da 10 anni spirava dalla Francia aveva causato il crollo graduale di tutte le istituzioni politiche principali della penisola, con la fondazione prima della Repubblica Cisalpina (1797) poi della Repubblica Romana (1798).

I regni di Napoli e Sicilia non erano stati toccati che marginalmente dal caos provocato dai giacobini francesi e dai loro successori: eccetto la sconfitta dell’esercito napolitano per mano di Napoleone Bonaparte nel 1796, avvenuta oltretutto lontano dal territorio regnicolo, Ferdinando IV di Borbone era rimasto in una situazione di osservazione passiva, ancorché rabbiosa, di quanto avveniva oltre i confini del suo Stato. La situazione precipitò per l’attacco del sovrano alla Repubblica Romana nel tardo autunno 1798: non solo i francesi del generale Etienne Championnet sbaragliarono le truppe napolitane, ma lo stesso Ferdinando dovette nottetempo lasciare Napoli con la famiglia e il Tesoro della corona e imbarcarsi per Palermo con l’aiuto inglese. Il 17 gennaio i francesi entrarono in una Napoli ormai lasciata a se stessa e il 23 gennaio 1799 venne proclamata la Repubblica napolitana.

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http://www.altaterradilavoro.com/3-giugno-1799-afragola-in-rivolta/

 

 

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PER NON DIMENTICARE…

(immagine tratta da madreluna.altervista.com)

 

– Palermo, 1 ottobre 1862: 13 vittime

Il 1° ottobre a Palermo furono accoltellati simultaneamente, in luoghi diversi, tredici persone. Uno degli accoltellatori, in seguito e arrestato, confessò che gli era stato ordinato da un “guardapiazza” (quello che oggi viene chiamato mafioso) di colpire alla cieca e che erano stati pagati con danaro proveniente dal principe Raimondo Trigona di Sant’Elia, senatore del regno, delegato da Vittorio Emanuele II. Da successivi controlli fatti dal piemontese sostituto procuratore del re Guido Giacosa, evidentemente all’oscuro delle criminali intenzioni del governo piemontese, venne accertato che i moltissimi omicidi, avvenuti anche prima e molti altri dopo, avevano il solo scopo di “sconvolgere l’ordine” per poter permettere e giustificare la feroce repressione così da eliminare impunemente la resistenza siciliana antipiemontese. L’indagine, che portò a riconoscere la responsabilità di quei sanguinosi crimini al reggente della questura palermitana, il bergamasco (ma messinese di nascita) Giovanni Bolis, antico affiliato carbonaro con La Farina, fu, comunque, subito chiusa.

Fonte:

http://cronologia.leonardo.it/storia/a1862f.htm

 

– 8 ottobre 1860: Poggio Imperiale dice “no” al plebiscito 

di Giovanni Saitta, da francobampi.it

L'8 ottobre 1860 su proposizione del Ministro dell'Interno, Raffaele Conforti, il Consiglio dei Ministri stabiliva il plebiscito, decretando:

Art. 1
Il Popolo delle Province continentali dell'Italia Meridionale sarà convocato pel dì 21 del corrente mese di Ottobre in Comizi per accettare o rigettare il seguente plebiscito: «Il Popolo vuole l'Italia una e indivisibile con Vittorio Emanuele Re Costituzionale e suoi legittimi discendenti.» Il voto sarà espresso per «SI» o per «NO», col mezzo di un bollettino stampato.

Art. 2
Sono chiamati a dare il voto tutti i Cittadini che abbiano compiuto gli anni 21 e si trovino nel pieno godimento dei loro diritti civile e politici. Sono esclusi dal dare il voto tutti coloro i quali sono colpiti di condanne siano criminali siano correzionali, per imputazione di frode, di furto, di bancarotta e di falsità. Sono esclusi parimenti coloro i quali per scadenza sono dichiarati falliti.

Art. 3
Dal Sindaco di ciascun Comune saranno formate le liste dei votanti ai termini dell'articolo precedente le quali verranno pubblicate ed affisse nei luoghi soliti pel giorno 17 Ottobre. Reclami avverso le dette liste saranno prodotti tra le 24 ore seguenti innanzi al Giudice di Circondario che deciderà inappellabilmente per tutto il dì 19 detto mese.

Continua su:

http://www.francobampi.it/liguria/plebisciti/plebiscito_poggio.htm

 

 

– La strage del pane a Palermo del 19 ottobre 1944

(foto da ora-siciliana.eu)

Si ebbero 24 morti e 158 feriti

Giuseppe Balistreri (16 anni), Vincenzo Cacciatore (38), Domenico Cordone(16), Rosario Corsaro(30), Michele Damiano(12), Natale D’Atria(28), Andrea Di Gregorio (16), Giuseppe Ferrante (12), Vincenzo Galatà (19), Carmelo Gandolfo ( 25), Francesco Gannotta ( 22), Salvatore Grifati ( 9 ), Eugenio Lanzarone ( 20), Gioacchino La Spia ( 17), Rosario Lo Verde (17), Giuseppe Maligno (22), Erasmo Midolo (19), Andrea Oliveri (16), Salvatore Orlando (17), Cristina Parrinello (61), Anna Pecoraro ( 37), Vincenzo Puccio (22 ), Giacomo Venturelli (60) e Aldo Volpes ( 23 ).

 VIDEO

di paesemio 1958, da youtube.com

https://www.youtube.com/watch?v=nYwC36TCZ0I

 

– 20 ottobre 1861Disordini a Marsala con lanci di pietre verso i Carabinieri –

– 26 ottobre 1861 – Disordini a Paceco

Tommaso Romano, Sicilia 1860 – 1870, una storia da riscrivere, pag. 59

 

– 29 ottobre 1949La strage di Melissa

Nell'ottobre del 1949 i contadini calabresi marciarono sui latifondi per chiedere con forza il rispetto dei provvedimenti emanati nel dopoguerra dal ministro dell'Agricoltura Fausto Gullo e la concessione di parte delle terre lasciate incolte dalla maggioranza dei proprietari terrieri. Interi paesi parteciparono a questa mobilitazione che vide circa 14 mila contadini dei comuni orientali delle province di Cosenza e Catanzaro scendere in pianura. Chi a piedi, chi a cavallo, con donne e bambini e gli attrezzi da lavoro, quando giunsero sui latifondi segnarono i confini della terra e la divisero, iniziando i lavori di preparazione della semina. Irritati per questa ondata di occupazioni alcuni parlamentari calabresi della Democrazia Cristiana si recarono a Roma per chiedere un intervento della polizia al Ministro dell'Interno Mario Scelba. I reparti della Celere si recarono quindi in Calabria e uno di loro si stabilì a Melissa (oggi provincia di Crotone) presso la proprietà del possidente del luogo, barone Berlingeri, del quale i contadini avevano occupato il fondo detto Fragalà. Questo fondo era stato assegnato dalla legislazione napoleonica del 1811 per metà al Comune, ma la famiglia Berlingeri, nel tempo, lo aveva occupato abusivamente per intero. La mattina del 29 ottobre 1949 la polizia entrò della tenuta e cercò di scacciare i contadini occupanti con la forza.

Vista la resistenza dei manifestanti la polizia aprì il fuoco; tre persone furono uccise:

Giovanni Zito di 15 anni

Francesco Nigro di 29 anni

Angelina Mauro di 23 anni, che morirà più tardi per le ferite riportate, oltre a 15 feriti.

Fonte:

https://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Melissa

 

 

 

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SCHEGGE DI STORIA                                                        

 

SCHEGGE DI STORIA 10/2018

 

          Non può trasandarsi il giudizio emesso dalla Stampa di Torino (29 dicembre) a carico del governo pel libero arbitrio rimasto all’autorità militare nel reggere le sorti delle Province Napolitane: “Il militare non intende altro codice che il suo, e non gli entra in capo, che fuori di questo vi sieno altri codici dei pari sacri, e di maggior rilievo per gli interessi sociali.

          Se gli si dice che Tizio è un birbante; perché starci tanto a pensar sopra ci vi risponde? Fucilatelo su, e l’avrete levato di mezzo. Noi sappiamo troppo bene tutti gli sconci, che dalla prevalenza soverchia del militare dovevano accadere nelle province napoletane. Noi li abbiamo enunciati, i nostri amici non vi hanno detto nel parlamento; parte per carità di patri; parte perché è vana cosa il dirlo. Di fatti, non ne va censurato nessuno, e molto ne vanno censurati i capi. Il Torto è solo del governo che lasciandosi cadere le redini di mano, mette il paese in condizioni, nelle quali è finanche risibile il lagnarsi che siffatti sconci accadano, mentre è naturale ed indispensabile che debbano accadere”.

          E nella corrispondenza epistolare di un militare piemontese distaccato nelle province napoletane (pubblicate ne’ giornali) è detto “che essi trovansi nel reame, delle Due Sicilie come gli austriaci nel Novarese in maggio 1859, tanto sono invisi agli abitanti, che li denunciano all’autorità per ogni piccola cosa! Così dal ministero è stato destituito un eccellente capitano. In un solo battaglione del ’47, reggimento fanteria nell’Abruzzo citra, quindici reclami furono sporti in odio degli ufficiali, che così arrischiano non solo la vita, ma anche la loro posizione sociale. In somma, questi barbari, non vogliono essere italiani, e non han vergogna di ripetere a tutti, e noi stessi, CHE VORREBBERO ESSERE ANCORA NAPOLETANI COME PRIMA”.

          Non dee quindi sorprendere se il giornalismo napoletano quello soprattutto che si mostra più emancipato dalle influenze governative, siasi così pronunziato: “ Il militare piemontese nel napoletano per la durezza sistematica, per la burbanza, e per l’aria di conquista, ha attirato contro di sé le generali antipatie: se ne schiva l’incontro, e lo si lascia nello isolamento; e per evitarne le relazioni il ceto civile non ama riceverlo nelle conversazioni; e si son vedute donzelle, benchè in misero stato di fortuna, ricusare uffiziali per marito, aborrendo di congiungere la loro sorte co’ distruttori della grandezza della loro patria. Ed a codesta avversione deve attribuirsi, se le diserzioni (…) da tutte le Province annesse diano argomento a credere, che il dominio sardo è ritenuto come lo straniero, e gli si preferisce l’austriaco: in fatti, ne’ pochi mesi tra la fine del 1861, ed il cominci9are del 1862 sono passati a militare nel Veneto 4633 uomini, laddove in egual tempo dal Veneto nelle province annesse ne passarono 121.

Francesco Durelli, Le condizioni del Reame delle Due Sicilie nel corso dell’anno 1862, Ripostes Edizioni, pag. 28, 29.

 

 

Mentre prosegue spietata, ma senza decisivi successi, la repressione sabauda contro gli insorti di tutto il Mezzogiorno, un’altra repressione più crudele, perchè quasi nascosta e all’apparenza scarsamente valutata, continua nelle strutture sociali dell’ex regno.  La madornale bugia escogitata dal Re “galantuomo” sull’ignoranza dei Napoletani, rei di averlo accolto e trattato secondo i giusti meriti, arriva ai logici provvedimenti desiderati dal nuovo governo. Così inizia una vera rivoluzione formale  dell’istruzione pubblica che senza  di fatto allargare la base scolastica,  o rinnovare le materie insegnate,  cambia la gran parte dei docenti, soprattutto all’università, per collocare persone gradite  al regime in grado con le parole di operare nei meridionali quella trasformazione necessaria alla loro integrale schiavizzazione, come meglio si vedrà in seguito, con l’ausilio fondamentale dei sostituiti libri di testo totalmente scritti secondo tali nefande direttive piemontesi.

          Ben si pensa di costruire qualche opera pubblica, dopo aver vituperato per anni i Borbone per la loro supposta carenza in tal senso, ma è casualmente significativo che il primo appalto riguardi 220 servizi igienici stradali in cui si rispecchia concretamente lo stato sabaudo, sia per l’opera realizzata che per il suo costo, esorbitante, che arricchisce oltre ogni decenza la ditta appaltatrice e parecchi funzionari corrotti.

          “Tutto fu Piemonte; Piemontesi a ogni sedia; anche a operai della darsena, a’ tabacchi, agli ospedali, alle ferrovie, a’ telegrafi; sino le nudrici de’ trovatelli venivano da Genova, forse perché reazionario il latte napoletano”. Magnificamente de’ Sivo dipinge i mutamenti in atto nell’amministrazione pubblica e privata del meridione.

Vincenzo Gulì, Il saccheggio del Sud, Edizioni Campania Bella, pag. 231.

 

 

(Sulla costituzione Siciliana del 1812)

"Ne derivò che i feudi posseduti "jure feudali" divennero proprietà privata a pieno titolo, libera da vincoli e servitù di natura feudale, come erano gli usi civici. Poichè in una visione privatistica della transizione non si poteva negare il carattere patrimoniale degli usi civici, considerati a tutti gli effetti beni collettivi delle popolazioni ex vassalle, si stabilì che sarebbero stati aboliti senza indennizzo qualora fossero stati di pertinenza signorile, con indennizzo qualora la loro origine fosse dovuta ad un contratto fra il signore e la popolazione interessata. I feudi, quindi, divennero subito, in base alla norma costituzionale, proprietà privata degli ex feudatari. Gli usi civici furono, invece, solo in parte riconosciuti in linea di principio, ma confiscati in via di fatto, a meno che non fosse intervenuta una sentenza del magistrato… Nel complesso, quindi, la transizione dal feudalesimo veniva attuata ad esclusivo vantaggio degli ex feudatari, ed a danno delle popolazioni contadine, spogliate dei loro diritti sugli ex feudi… Nel momento in cui si passava dal vecchio al nuovo, la nobiltà riaffermava e faceva valere il fatto di essere stata la principale forza che aveva egemonizzato lo sviluppo economico e sociale dell'isola. Prevaleva quindi il suo proposito di continuare ad essere la sola e vera classe dominante dell'isola con l'effettivo esercizio del monopolio economico oltre che del dominio politico".

Francesco Renda, già Professore Emerito di Storia Contemporanea dell'Università di Palermo, Storia della Sicilia, Edizioni del Sole S. p. A., Vol. VI°, pag. 278, 279.

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Per prendere visione delle altre “Schegge di Storia”, si veda la sezione omonima del menù verticale, in alto, alla sinistra del video.

 

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EVENTI

 

Dall’Istituto di Ricerca storica Due Sicilie riceviamo e volentieri pubblichiamo:

 

– Capua, sabato 6 ottobre alle ore 17,00

Presso la Chiesa dei S.S. Rufo e Carponio, in corso Gran Priorato di Malta 40,  si terrà la Santa Messa in suffragio dei soldati napolitani caduti nella battaglia del Volturno del 1 e 2 ottobre 1860. 

 

 

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– Baia (Ce), domenica 7 ottobre 2018, ore 10,30

A Baia si parla di Luigi Giura, ingegnere del ponte borbonico sul Garigliano

Sala Conferenze del Castello Aragonese di Baia, all’interno del complesso “Museale dei Campi Flegrei”.

Fonte:

https://ilbrigantesite.files.wordpress.com/2018/10/luigi_giura.png

 

 

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– Napoli, 13 ottobre 2018, ore 10,00

II^ Convegno di Sud e Civiltà

 Il Sud rialza la testa

Villa Domi, Salita Scudillo 16/a, Napoli

Sabato 13 ottobre p.v. a Napoli, Napolitani e Siciliani, per la prima volta insieme, discuteranno sulle condizioni di coloni nelle quali entrambi i Popoli sono costretti da oltre 157 anni e sulle ormai improcratsinabili iniziative da intraprendere per il loro riscatto. Fra i prestigiosi relatori figureranno anche Pippo Scianò, Presidente del Centro Studi Andrea Finocchiaro Aprile, accompagnato dall'avv. Roberto La Rosa cofondatore del Movimento "Gran Sicilia" e dallo scrivente. Fra i relatori "continentali", oltre al Dott. Edoardo Vitale, Presidente di "Sud e Civiltà" nonchè direttore della storica e prestigiosa rivista "L'Alfiere", organizzatore dell'evento, anche il Prof. Vincenzo Gulì, Presidente del "Parlamento delle Due Sicilie – Parlamento del Sud".
Dalla pagina Fb. di "Sud e Civiltà":


"La politica italiana, da decenni, ha abbandonato il Sud, incurante delle sue sofferenze. In tanti si trovano senza lavoro, anche da un giorno all’altro; i giovani sono costretti a lasciare la nostra meravigliosa terra, spesso per andare a ingrossare l’esercito degli schiavi della globalizzazione; gruppi di affaristi estranei al nostro territorio allungano le mani sulle nostre eccellenze, come l’agricoltura e il turismo; le attività produttive vengono ostacolate in base a normative e scelte che ci penalizzano a vantaggio del Nord, delle banche e delle multinazionali. Anche la nostra cultura e la nostra Tradizione sono continuamente offese e derise dal circo mediatico.
Se non si inverte drasticamente la rotta, tra pochi anni la nostra Patria, colonizzata da 157 anni, sarà un deserto inquinato, senz’anima, abitato da vecchi e dominato da ogni sorta di speculatori.
L’unica strada per ridare un futuro ai popoli fratelli Napolitano e Siciliano è nella riscoperta e difesa della nostra grande tradizione e nella formazione di una nuova classe dirigente, capace di battersi senza compromessi per affermare il diritto della nostra gente a vivere secondo la propria mentalità e le proprie vocazioni produttive.
Non c’è più tempo da perdere.
Per avviare la grande riscossa c’è bisogno di tutti quelli che amano veramente la nostra terra. Occorre che tutte le persone di buona volontà stringano un patto per la salvezza del Sud. Senza mai più cadere negli errori del passato, senza chiedere niente a nessuno, con le nostre forze.
Nessuno si può chiamare fuori da un impegno da cui dipende la vita di ciò che più amiamo.
Per questo, il 13 ottobre 2018, nella splendida cornice della settecentesca Villa Domi, si svolgerà il secondo Convegno Tradizionalista di Napoli Capitale. Dalle 10 del mattino alle 20 di sera ci confronteremo su tutti gli argomenti utili a comprendere la nostra realtà e a individuare le iniziative concrete da intraprendere per ridare alla nostra Patria l’antica grandezza e ai nostri giovani un futuro di dignità nella loro terra.
Hanno già dato la loro adesione, fra gli altri prestigiosi protagonisti, il Vicepresidente Emerito della Corte Costituzionale Paolo Maddalena, il professore universitario Roberto Martucci, il cantautore Eugenio Bennato, la cantante e attrice napoletana Marianna Mercurio. L’Associazione Grano Salus illustrerà la sua battaglia a difesa dei grani del Sud e della sicurezza alimentare. Interventi musicali nel segno della tradizione scandiranno vari momenti dell’incontro. Alle 13,30 ci sarà il pranzo comunitario nel ristorante di Villa Domi con prodotti delle Due Sicilie.
Venite tutti a vivere un’esperienza indimenticabile nel segno della fratellanza per la difesa della nostra terra.
Mai più rassegnazione, mai più vittimismo! Nella Tradizione la rinascita del Sud!

 

 

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– Valle di Maddaloni, 14 ottobre 2018, ore 15,30

a cura di:

– Associazione “Terra di lavoro”

– “Parlamento delle Due Sicilie – Parlamento del Sud ®”

La storia negata – Il Regno delle Due Sicilie

Gli eventi preunitari e la battaglia del Volturno

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Intervengono:

Pompeo De Chiara

Vincenzo Gulì

 

 

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NOTIZIE DAL REGNO – ATTUALITA’                                   

 

– Francesco II si riprende Macerata Campania in Terra di Lavoro

di Fiore Marro, da belvederenews.net

inaugurazione-piazza-francesco-ii-3-fileminimizerCaserta 4 ottobre 2018

Il sogno di don Massimo Cuofano si materializza ogni giorno che passa, sempre più concreto, sempre più reale. Certo l’idea del nostro caro diacono, salito al cielo da poco, era di rendere Beato lo sfortunato principe, lanciando il progetto con la sua Fondazione Francesco II, creatura da lui voluta fortemente, assieme a Don Luciano Rotolo, quindi non potrà certo che godere di tutti questi riconoscimenti che ultimamente piovono scroscianti, in giro per il regno, il fatto che un poco dappertutto la figura dell’ultimo Re delle Due Sicilie si stia velocemente trasformando, da reietto, quale è stato spacciato dalla storiografia prezzolata di regime, a figura emblematica di una certa resistenza pacifica, fatta di dignità e sofferenza, di onorabilità e cavalleria, sta facendo in modo di rimettere nel giusto solco, una figura leale e nobilissima, qual era il nostro amato principe.

Attraverso il riconoscimento di queste figure emblematiche possiamo riprendere quel cammino identitario interrotto manu militare nel 1861, una sorta di “attacco di meningite” per i popoli delle Due Sicilie, che ha causato desolazione, emigrazione e sottomissione, che ancora grida vendetta, altro che “ Grido di dolore” bellamente inventato da Vittorio Emanuele II, già conosciuto come figlio del macellaio fiorentino tale Tanaca.

Il riconoscimento di cui si tratta oggi è quello del Comune di Macerata Campania nel casertano, che ha intitolato un Largo a Francesco II di Borbone delle Due Sicilie. Tutto nasce dall’impegno profuso in questi anni, da un Compatriota innamoratissimo del periodo borbonico delle Due Sicilie, il bravo Ettore Panico, figura storica del credo borbonico in quel di Macerata, a lui va il nostro encomio, per avere raggiunto uno scopo che si era prefissato da anni. Il Comune di Macerata Campania quindi accoglie la richiesta di Panico. “In effetti si è trattato di una lunga procedura giunta finalmente al termine grazie all’impegno di Ettore Panico”- ha commentato il consigliere comunale di Macerata Antonietta Nacca.

Continua su:

http://www.belvederenews.net/francesco-ii-si-riprende-macerata-campania-in-terra-di-lavoro/

 

 

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– IL DOPPIO GIOCO DI SALVINI AL SERVIZIO DELLA FINANZA DEL NORD, E IL M5S IN UN CUL DE SAC

di Raffaele Vescera, da alganews.it

Flat tax, Irpef al 15% per redditi alti, in gran parte concentrati al Nord, per svariati miliardi di Euro sottratti allo Stato; condono fino a un milione di euro, mascherato da “pace fiscale”;

legge “ad regionam” per dare l’autonomia fiscale al Lombardoveneto che sottrarrà altri 35 miliardi di Euro alle casse statali;

blocco della legge per le periferie, tranne che per le città in pareggio di conti, ovvero per quelle del Nord, dove il Pil pro capite doppio con introiti doppi di tasse comunali rispetto al Sud, permette l’agio finanziario;

servizio militare obbligatorio e legge per la libertà di armarsi, mascherata da “legittima difesa” per fare un favore all’industria delle armi concentrate in Lombardia;

pensioni a “quota 100”, a 62 anni, costo 8 miliardi annui, di cui godranno i lavoratori dipendenti concentrati in gran parte al Nord, mentre precari, disoccupati e persone occupate in lavori pesanti potranno morire fino a 67 anni sui cantieri;

Tav inutile e devastante in Val di Susa per 12 miliardi, con i lavori affidati alla grande finanza del Nord e stessa cosa da 6 miliardi per il “Terzo valico” Milano-Genova.

Continua su:

https://www.alganews.it/2018/09/22/il-doppio-gioco-di-salvini-al-servizio-della-finanza-del-nord-e-il-m5s-in-un-cul-de-sac/

 

 

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– "Bixio non fu un eroe", strada di Rometta diventa via delle Vittime della strage di Bronte

di Emilio Pintaldi, da messina.gds.it

A Rometta il sindaco Nicola Merlino e la sua amministrazione dichiarano guerra ai garibaldini. La "Via Nino Bixio" diventa "Via delle vittime della strage di Bronte. " Bixio – dicono- non fu un eroe. Tutt'altro. Uccise cittadini inermi'.

A rischiare adesso c'è anche Piazza Garibaldi. Il processo di degaribaldizzazione non si sarebbe concluso. Al termine della scopertura della nuova tabella si è tenuto un convegno in cui sono stati raccontati alcuni episodi oscuri del periodo garibaldino.

Fonte:

http://messina.gds.it/2018/09/16/bixio-non-fu-un-eroe-strada-di-rometta-diventa-via-delle-vittime-della-strade-di-bronte_916661/#.W57BcWUEaDM.facebook

 

 

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– Il ministro Lezzi e il tabù sul petrolio lucano

da basilicata24.it

Per la seconda volta in visita in Basilicata anche il ministro del Sud Barbara Lezzi dopo Di Maio non dice una parola sulla questione petrolio in Basilicata e sul Mar Jonio. Il petrolio e le sue questioni economiche, sociali ed ambientali sono è diventati un tabù per i ministri del movimento 5 stelle? Lo avevamo già ricordato a Di Maio nella sua campagna elettorale durante le politiche proprio in Basilicata. 

https://www.basilicata24.it/2018/02/maio-potenza-perde-loccasione-parlare-delle-questioni-aperte-materia-energia-petrolio-52842/

Argomento invece molto utilizzato molto prima delle campagne elettorali e sopratutto contro le trivellazioni in mare dal M5S durante il referendum del 2016, dove i tanti esponenti locali legati a questo gruppo politico erano soliti avallare le lotte dei comitati locali per farsi propaganda e parlare delle energie rinnovabili. E ora non diciamo nemmeno una parola per difendere i nostri mari o l’acqua lucana che disseta e crea economia per ben tre regioni?

La Basilicata e di riflesso le regioni confinanti perché mai dovrebbero diventare un hub energetico e dei rifiuti  al servizio dell’Italia e dell’ Europa? L’economia della Basilicata mica dipende solo dai lavori che dovrà fare il sindaco di Matera per il 2019? Sicuramente è importante spendere bene i fondi comunitari ma se non tuteliamo i nostri mari e le nostre acque dalla petrolizzazione e dai rifiuti petroliferi a ben poco servirà finanziare un un pedalò o un prodotto bio con i fondi Ue. 

Fonte:

http://www.basilicata24.it/2018/09/ministro-lezzi-tabu-sul-petrolio-lucano-58103/

 

 

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Alienazione culturale del Sud atto IV/ “Se siete venuti a salvarmi, perché mi uccidete?”

di Franco Busalacchi, da inuovivespri.it

In questo grido disperato di una donna abbruzzese sul punto di essere infilzata da una baionetta piemontese è sintetizzato tutto il dramma del SUD. Da allora ad oggi, fatta eccezione per il sussulto di dignità della Costituzione del 1948, è cambiato poco o nulla.


Historia magistra vitae. La Storia, quella vera, è maestra di vita. Tutto quello che abbiamo scritto e riportato nei post precedenti è pura e documentata verità e tanto basti. Sfidiamo tutti i pennivendoli e gli alienati culturali in un pubblico dibattito, meglio se in uno dei tanti istituti simbolo dell’orrore, quali l’Istituto Lombroso di Torino o il Museo di Storia Patria (sic!) a Palermo.

Veniamo dunque alle conclusioni.

Se siamo quello che siamo la colpa risale una scelta scellerata che ha posto le nostre vite nelle mani di chi non aveva interesse a fare di una vecchia espressione geografica una nazione. Ne è venuto fuori solo uno staterello fondato sulla menzogna, sull’inganno e sulla mistificazione. Inattendibile e inaffidabile.

Dopo le pagliacciate savoiarde, costruite sulla mamma e sulla patria e la tragica farsa fascista, il Paese ha vissuto il suo unico sussulto di dignità con la Resistenza e la costruzione della Repubblica costituzionale. Non seppe, forse non poté, certamente non volle però fare i conti col fascismo, né tantomeno con il passato coloniale interno, rimanendo in un limbo da cui, cessata la deriva nobile della rifondazione, siamo piano piano scesi nell’inferno berlusconiano e ora nel girone dei cazzari gialloverdi.

Continua su:

http://www.inuovivespri.it/2018/09/15/alienazione-culturale-del-sud-atto-iv-se-siete-venuti-a-salvarmi-perche-mi-uccidete-mattinale-132/#jF68u0GClYGSAhxQ.01

 

 

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Il percorso della nostra Bandiera

Continua il percorso della nostra Bandiera lungo le contrade del nostro antico Stato.

Il 15 settembre 2018 la Bandiera, nel corso di una cerimonia officiata da Don Luciano Rotolo che ha visto la benedizione della stessa, è stata consegnata a Nick Patrol che la porterà in Calabria da dove, dopo altre tappe, proseguirà il suo percorso fino a Gaeta.

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– ITALIA A TUTTO GAS!

di Gianni Lannes. da sulatestagiannilannes.blogspot.com

Ecco la mafia del gas: una rapina neocoloniale legalizzata. Trivelle e tutto spiano e terremoti indotti dalle multinazionali dell’oro nero. Mentre la regione Emilia Romagna solo ora dice no, a nuove trivellazioni per l’estrazione di idrocarburi, dopo il sisma del 2012, in Puglia, nella sola provincia di Foggia (area a rischio sismico e pericolo idrogeologico) insistono ben 125 pozzi operativi di metano. Proprio in loco, ovvero nell’antica Daunia, dove l’Eni ha provocato numerosi disastri e praticato il fracking a Tertiveri e dove sono attive due centrali turbogas, sono precipitate altre 7 richieste per trivellare ancora il sottosuolo e pompare gas.

I giacimenti minerari sono beni demaniali del patrimonio indisponibile dello Stato. La loro ricerca e lo sfruttamento sono considerati di interesse pubblico ed effettuati da imprese private in un regime giuridico di concessione (titolo minerario). Le funzioni amministrative di conferimento dei titoli minerari (prospezione, ricerca ed estrazione degli idrocarburi liquidi e gassosi) sono svolte dal Mise d’intesa con le Regioni. In sintesi, spetta al Mise fornire l’autorizzazione, al ministero dell’Ambiente formulare la Via (Valutazione di impatto ambientale) o lo screening, mentre alle Regioni compete sia il parere sulla Via, sia la sigla del documento di Intesa per procedere allo sfruttamento senza scrupoli.

Ricerca e coltivazione di idrocarburi si inquadrano nel contesto del cosiddetto diritto minerario ma rientrano anche nel settore energetico (materia di legislazione  concorrente Stato/regioni secondo la Costituzione. Come purtroppo comune per molte materie, per ottenere un quadro completo delle norme che regolano queste attività occorre sovrapporre la lettura di un buon  numero di leggi che si sono succedute nel tempo (dal Regio Decreto 29 luglio 1927, n. 1443 alla Legge 23 luglio 2009, n. 99).

Fonte:

http://sulatestagiannilannes.blogspot.com/2018/09/italia-tutto-gas.html#more

 

 

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– Governo, tagli alla Calabria: azzerati 110 milioni di euro

da likenewscalabria.com

La storia si ripete. Cambiano i governi ma i “modus operandi” sono sempre gli stessi. Si taglia al sud per foraggiare il nord e questo governo conferma il blocco del Bando Periferie che ai calabresi costa “solo” 110milioni di euro. A nulla sono valse le presenze del Sindaco di Cosenza Mario Occhiuto e del sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà col suo vice Riccardo Mauro. A nulla è servito l’intervento, seppur lodevole, dell’onorevole Roberto Occhiuto, la fumata nera è arrivata alla fine delle audizioni dei sindaci a Montecitorio nell’ambito dei lavori della Commissione Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni, riunita congiuntamente alla Commissione Bilancio della Camera dei Deputati. Il deputato calabrese dei Cinque Stelle Francesco Forciniti ha sostenuto le ragioni dell’esecutivo: «Essere governo del cambiamento vuol dire anche prendere questo tipo di decisione». Il cambiamento i calabresi non lo vedono affatto. È sempre la stessa storia. A rimetterci è sempre il sud, a rimetterci è sempre la Calabria che ha portato tantissimi voti a questo governo. La nostra regione ha sempre determinato la vittoria di qualsiasi governo nella storia della repubblica, ma i nostri rappresentanti non sono mai stati incisivi, anzi, ad onor del vero, tranne qualche rarissimo esempio, come Giacomo Mancini senior, tutti i nostri rappresentanti sono stati capaci di ridurre la Calabria in “cenere” posizionandola tra le regioni più povere d’Europa. Il “trend” non sembra essere cambiato.

Fonte:

https://likenewscalabria.com/politica/governo-tagli-alla-calabria-azzerati-110-milioni-di-euro/

 

 

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ARCHITETTURE DEL REGNO                                               

 

– La via Consolare borbonica da Cassino a Sora

di Ferdinando Corradini, da cdsconlus.it e da altaterradilavoro.com

A scuola ci hanno insegnato che l’attività prediletta dai Borboni di Napoli era di perseguitare i giacobini e i liberali. Nessuno ci ha mai detto, però, che l’ orditura stradale del Lazio meridionale – precedente alle odierne autostrada del Sole e “superstrade” – l’hanno realizzata loro. E ciò nonostante che di tali loro iniziative siano ancora ben presenti in situ le testimonianze.

La costruzione della strada

La prima di tali strade a essere realizzata fu quella che andava (e va) da Napoli a Sora. Il suo tracciato, nel tratto da Capua al cimitero di Arce, coincide – meno che nella zona di Teano – con la via Casilina e, dal detto cimitero, fino a Sora – a eccezione di una piccola variante nel territorio di Fontana Liri che vedremo meglio in seguito – con la Valle del Liri. Tale strada rotabile veniva indicata con il nome di “Consolare” probabilmente perché, a imitazione delle vie realizzate nel periodo romano, seguiva un tracciato di fondovalle, mentre le precedenti vie, che erano poco più che mulattiere, erano poste per lo più sulle colline.

Da sottolineare l’iter che portò alla decisione di realizzare tale strada: sul finire del Settecento il canonico Giacinto Pistilli di Isola del Liri presentò alla Regia Corte di Napoli alcuni suoi progetti industriali da attuare sfruttando le acque dei fiumi Liri e Fibreno; nell’ambito di tali iniziative si ravvisò l’opportunità di realizzare una via rotabile che collegasse le erigende fabbriche con la capitale del Regno1. Vi è da dire che, indipendentemente dalle iniziative prese dal canonico Pistilli, nella regione solcata dai fiumi Liri e Fibreno erano già presenti da tempo numerosi insediamenti industriali relativi alla produzione dei panni di lana e della carta: anche questa circostanza, con ogni probabilità, avrà indotto le autorità dell’epoca a costruire la strada di cui ci stiamo occupando, al fine di creare un agevole collegamento fra le dette fabbriche e il porto di Napoli2. In favore della realizzazione della strada avranno, probabilmente, svolto un ruolo importante anche delle considerazioni di carattere militare: la stessa, infatti, nel tratto che sarebbe andato da Arce a Sora, sarebbe venuta a trovarsi quasi a ridosso del confine con lo Stato pontificio.

I progetti per la realizzazione della Consolare furono redatti dall’ingegner Bartolomeo Grasso. I lavori ebbero inizio nel 1794 e furono diretti dal colonnello Giuseppe Parisi. La spesa preventivata era di trecentomila ducati, posti a carico dei Comuni e dei Feudatari, che si trovavano a dieci miglia dalla erigenda strada. La detta somma fu posta per un terzo a carico dei Feudatari e per i restanti due terzi a carico dei Comuni, che ripartirono la quota a loro carico fra i possidenti, in ragione del valore della proprietà di ciascuno e della distanza della proprietà dalla strada3.

L’apertura della stessa ebbe delle immediate conseguenze politiche. Quasi contemporaneamente all’inizio dei lavori, infatti, per la precisione nel 1796, la Corte di Napoli aggregò al Regio Demanio gli Stati appartenenti al duca Boncompagni-Ludovisi. Tali stati erano quelli di Sora (che comprendeva anche Isola, Castelliri, Broccostella e Pescosolido), Arpino (con Casalvieri, Fontechiari e Casalattico), Arce (con Rocca d’Arce, Fontana e Santopadre) e Aquino (con Roccasecca, Castrocielo, Colle San Magno e Terelle); i detti Stati erano tutti attraversati dalla Consolare4. Si prevedeva, come in effetti poi avvenne, che la costruzione della strada avrebbe favorito lo sviluppo industriale della media valle del Liri. Ad evitare che tale sviluppo potesse essere ostacolato dalle pretese del Feudatario, fu adottato il provvedimento con il quale gli stessi furono sottratti alla sua giurisdizione. Possiamo ben ritenere, quindi, che nella media valle del Liri – grazie alla strada di cui ci stiamo occupando – il feudalesimo fu abolito con dieci anni di anticipo sul resto del regno di Napoli, dove, com’è noto, tale abolizione avvenne nel 1806 in modo generalizzato.

Continua su:

https://www.cdsconlus.it/index.php/2016/09/29/la-via-consolare-borbonica-da-cassino-a-sora/

Per prendere visione delle altre “Architetture del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video.

 

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LUOGHI DEL REGNO                                                         

 

 

– Metaponto antica

di Lupo Lucano, da youtube.com

 

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=NZ2NneG7vPk

 

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https://www.youtube.com/results?search_query=regnodelledue+sicilieeu

Per prendere visione degli altri “Luoghi del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video, pag 2.

 

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CULTURE DEL REGNO                                                         

 

– Officine Popolari Lucane di Pietro Cirillo – Fatima e Rachid

di  CNI Unite, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=psPmvCyXEa0&index=2&list=RDX1ydB0RE6mA

Per prendere visione delle altre “Culture del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video, pag 3.

 

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TESTI CONSIGLIATI                                                            

 

– SUCCESSE IL '48

di Vincenzo Gulì

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Per il 170º anniversario della rivoluzione del 1848 è stato tempestivamente stampato questo saggio che va presentato con la prefazione dell’autore.

Nel frasario comune degli odierni meridionali d’Italia esiste la locuzione “successe il 48” che vuole esprimere l’idea di un pandemonio, uno sconvolgimento, un avvenimento violento che lascia il segno ma che non era del tutto imprevisto. Anche altrove si usa questo modo di dire che ha avuto la sua origine in un preciso anno citato nei numeri finali pronunziati, 1848. Allora in buona parte d’Europa la Rivoluzione (con la lettera maiuscola perché derivata pedissequamente dalla matrice del 1789) fece tremare troni e popolazioni per più di un anno seminando lutti e danni profondissimi. Ma fu un evento annunciato perché ovunque se ne parlava da quando la generazione precedente era stata costretta a viverne uno simile.

Si sa che la Rivoluzione è perenne fino a quando non avrà tutto il mondo tra le sue catene. Avendo mezzi illimitati a disposizione, può adoperare la guerra, gli strumenti di persuasione di massa, dei veri cavalli di Troia per i suoi resistenti secondo le situazioni di convenienza e del grado di titubanza rilevata. Essa non sta mai in quiete perché è costantemente alimentata per egemonizzare ogni cosa.

Il 1848 fu l’anno della lotta armata. Con l’iterata filosofia giacobina delle belle parole e dei brutti fatti, in nome della libertà e del progresso dei popoli si cercò in ogni modo di accelerare il loro avviamento alla schiavitù e alla barbarie.

In questo lavoro l’attenzione è ricaduta sul Regno delle Due Sicilie sotto il re Ferdinando II di Borbone perché ebbe parte fondamentale in quei tristi avvenimenti.

I nipoti dei briganti e dei lazzari del 1799 seppero rispondere alla grande alle seduzioni e ai tormenti rivoluzionari, pur nel formidabile potenziamento che essi dispiegarono allora. L’esercito duosiciliano li salvò dal giogo massonico che li ispirava e finanziava. I Borbone erano stati bravi a espungere la rivoluzione con le armi quando essa le usava. Furono assai meno valenti quando essa adoperò gli altri strumenti sopra citati. La loro indulgenza lasciò il campo libero alla lotta non armata che sempre prepara una successiva lotta armata.  Il 1799 portò al 1821, al 1828 e al 1848. Il 1848 condusse direttamente al 1860 in cui avvenne l’annientamento delle Due Sicilie e dei suoi amatissimi sovrani.

Se la storia è un insegnamento per i posteri sulle vicende del passato, questa è la lezione che noi dobbiamo assimilare. Chi subisce una rapina non deve pensare solo al momento in cui è stato derubato. Deve ripercorrere il tragitto che l’ha condotto a quella sventura. Da quando ha deciso di tenere la futura preda a quando imprudentemente è transitato per luoghi pericolosi, da quando non ha ascoltato i buoni consigli ricevuti a proposito a quando ha sottovalutato il rischio di essere vittima di furto non premunendosi di adeguate tutele.

Il regno delle Due Sicilie fu vittima di una rapina nel 1799 e si sentì tranquillo quando fu arrestato il colpevole, ne subì un’altra nel 1848 e si rilassò quando i manigoldi furono resi inoffensivi.  Non imparò mai la lezione che sono le occasioni a creare il ladrocinio perché il mondo civile è molto più popolato di malviventi di quanto non lo siano le carceri.

Dalla Rivoluzione ci si difende con una resistenza continua, com’è continua la sua azione criminale. Dalla Rivoluzione ci si protegge rintuzzando a uno a uno tutti i mezzi che essa ha a disposizione. Dalla Rivoluzione ci si salva se avviene una sinergia tra tutte le sue vittime nel tempo senza alcuna remora di razza, di risentimenti, di religione. Se i popoli del XXI secolo riusciranno a coalizzarsi in tal modo, la Rivoluzione comincerà ad arretrare proprio quando sembra che tutto il mondo le appartenga. Altrimenti questi sono gli anni dell’ultima spiaggia che potrebbero aprire a un futuro oscuro per un’umanità tale solo per definizione.

Ma, per fortuna, il corso della storia non dipende solamente dalla volontà degli uomini…

Vincenzo Gulì

N.B. Per presentazioni ed acquisizioni rivolgersi a questa redazione: info@parlamentoduesicilie.eu

Qui il VIDEO di presentazione a Portici:

https://www.youtube.com/watch?v=gr4RweT1cr4&feature=youtu.be

 

 

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– Messina, la capitale dimenticata

di Alessandro Fumia, Magenes Edizioni

UN LIBRO CHE TUTTI I DUOSICILIANI DOVREBBERO LEGGERE.

IN PARTICOLARE I SICILIANI.

In questo corposo volume di 339 pagine Alessandro Fumia rende partecipe il lettore di “cosa divenne” Messina subito dopo l’investitura di Carlo III della corona di “Utriusque Siciliae”. Ci ricorda che questa gloriosa città fu un tempo crogiuolo di iniziative industriali, economiche, finanziarie, commerciali, culturali e scientifiche di primissimo piano, tanto che tutte le maggiori potenze europee vollero colà i propri Consolati. Un fermento di iniziative e di progetti che la portarono presto ad essere fra le più importanti città del Regno seconda, forse, solo a Napoli. Una città che, da sola, forniva allo Stato una rendita fiscale superiore a quello di tutta la restante Sicilia nel suo insieme. Una città più volte capitale dell’Isola e che in più occasioni fu aspra rivale di Palermo. Una rivalità che sfocerà infine nella strenua e tenace difesa dei diritti del legittimo Governo contro la ribellione della capitale dell’isola, fomentata ad arte da liberali, massoni e profittatori guidati dalla nobiltà capitolina che vedeva ogni giorno diminuire i suoi illegittimi profitti a causa dei continui interventi dei Borbone in favore del popolo Siciliano. Ci guida infine nella disamina, quasi ora per ora, di ciò che esattamente avvenne nel corso della rivolta del ’48; chi ne furono i veri artefici, quali ne furono le vere cause, come e dove si svolsero esattamente i combattimenti ma, soprattutto, come ad essere i veri artefici del cosiddetto bombardamento di Messina, non furono le milizie Duo Siciliane, bensì gli “indipendentisti Siciliani”. E lo fa non attraverso sottili disquisizioni di ordine filologico o ideologico, bensì attraverso la pubblicazione di documenti, spesso inediti, quasi sempre di sponda “indipendentista”. E’ così smentita inequivocabilmente e ancora una volta la vigliacca invenzione per la quale, secondo alcuni sprovveduti, ma anche secondo quanto ancora si legge in certi libri scolastici, che sarebbe stato il “Re Bomba” (nomignolo vilmente affibbiato successivamente a Ferdinando II), ad operare quel bombardamento. Per la verità già altre fonti avevano avanzato questa versione, ma il merito del Fumia sta nel fatto di avere dimostrato che quanto raccontato nel testo non è, appunto, una “versione”, ma quanto realmente avvenne sulla base di prove documentali inappellabili.

Un testo quello del Fumia che contribuisce in modo determinante al disvelarsi di verità volutamente e vigliaccamente occultate, travisate e manipolate che però, ormai, risplendono in tutto il loro abbagliante fulgore.

G.M.

 

 

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– La Divina Tragedia

di Fabiuccio Maggiore

Dopo “L’uomo e il denaro”, Fabiuccio Maggiore con questo nuovo lavoro ci guida lungo un percorso fra i meandri infernali dell’alta finanza occulta facendoci comprendere, ancorchè in chiave apparentemente satirica e certamente ironica, gli oscuri meccanismi che stanno distruggendo le nostre economie e le nostre vite.

luomo-e-il-denaro

divina-tragedia-fileminimizerDall’Introduzione:

Un po’ prima del mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura chè la diritta via era smarrita. Passando per lavanderie lussemburghesi dove il denaro veniva ripulito e ritrovandomi tra uomini più simili a delle bestie che mangiavano panini olandesi in salsa irlandese in quel dei paradisi fiscali, capii quanto profonda e oscura fosse la vasca contenente quei dannati valori elettronici che uomini sprovveduti ed ignari del pericolo solevano chiamare moneta. Ed ecco allora la follia umana, l’avarizia e l’ingordigia prendere il sopravvento giovando della pigrizia e della ignavia popolare di omuncoli distratti dalla carne dal ludico piacere dell’eterno fanciullo. Uomini che le bestie solevano chiamare “i dormienti”. Un inferno dantesco reale, all’interno del quale risiedono diavoli banchieri capaci di prestare ciò che non hanno, botteghini finanziari dalle scommesse truccate, mercati di debito aperti da strutture in ombra, paradisi fiscali nel bel mezzo di inferni terrestri, traffici illeciti e zone franche dove potere riciclare il denaro grazie all’uso – abuso delle nuove autostrade non asfaltate che hanno permesso il controllo planetario attraverso uno schermo, rendendo tragicamente reale il dispotico mondo orwelliano. Ogni dannato giorno, azioni lontane ai nostri occhi generano reazioni ed effetti a noi vicine capaci di intaccare la nostra stabilità ed armonia. Per queste ragioni, questo viaggio all’interno della Divina Tragedia deve servire a sensibilizzare colui che dorme nel reagire intellettualmente e attivamente per fermare quegli uomini resi bestia che han venduto l’anima al diavolo. Attraverso la nostra intellighenzia abbiamo ideato dei mezzi per agevolarci la vita, mezzi che hanno finito per distruggercela, e il denaro, il tragico potere divino ne è il principale esempio. Dopo il primo libro L’Uomo e il Denaro: Alla ricerca della Verità, in questo secondo lavoro La Divina Tragedia, ci addentreremo dentro il mondo della finanza occulta, alimentata dall’uso del digitale e dagli escamotage che la moderna tecnologia ha concesso alle bestie dei nostri giorni. Ogni descrizione “dantesca” legata ad una fantasia ironizzata per alleggerire la narrazione è affidata alle capacità di lettura e interpretazione del lettore al quale auguro un buon viaggio.

Gli occhi aperti non potranno più richiudersi.

Per acquistare il libro ci si può rivolgere direttamente all’Autore via Facebook.

 

 

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– …e nel mese di maggio 1860 la Siclia diventò "Colonia"

di Pippo (Giuseppe) Scianò

Pitti Edizioni, pag. 415

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Così si esprime Pippo (Giuseppe) Scianò a pagina 376 della sua ciclopica opera presentata oggi (7.4.’18) a Palermo intitolata “…e nel mese di maggio 1860 la Sicilia diventò <<Colonia>> – ciclopica non tanto per il numero delle pagine, che comunque sono ben 415, quanto per contenuti densi di documenti, testimonianze e circostanze, spesso inedite, e relativi “solamente” al periodo maggio/ottobre 1860 – riferendosi alle opere di Gustavo Rinaldi, storico e studioso, ed in particolare a quella intitolata “Il Regno delle Due Sicilie. Tutta la verità”:

          “A questo punto del nostro lavoro, sentiamo quindi il dovere di esprimere la nostra sincera gratitudine per l’opera meritoria che – non senza sacrifici – sta portando avanti  con successo e che contribuisce  in modo determinante a riaffermare il diritto dei Popoli dell’ex Regno delle Due Sicilie alla rispettiva memoria storica, all’identità nazionale, che dal 1860 sono state calpestate, prima dall’occupazione militare di stampo imperialista voluta dalla gran Bretagna e successivamente dai partiti unitari dominanti e dagli ascari locali e dai regimi e dalle istituzioni da questi dipendenti.

          Tutto e tutti al servizio dell’imperialismo interno delle regioni del nord e del loro Stato. E il diritto alla propria memoria storica – tanto per parlare di uno solo dei diritti negati – è, per ogni Popolo, la condizione essenziale per acquisire la consapevolezza di sé.

          Anche per uscire da quella alienazione culturale in forza della quale i popoli oppressi si identificano con i loro oppressori. E tanto più avviene questa identificazione quanto più gli oppressori sono stati spietati, assassini, feroci e canaglie.

          Come è accaduto, appunto dal 1860 in poi in Sicilia, in Calabria, in Basilicata, in Puglia, in Abruzzo, nel Molise, in Campania ed, in una parola, in tutto quanto il territorio del soppresso Regno delle Due Sicilie.

Qui il VIDEO della presentazione

https://www.youtube.com/watch?v=Mq-kCl_xgMs&feature=youtu.be

 

 

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– Quaderni Borbonici – 1

di Alessandro Fumia e Franz Riccobono

EDAS sas Edizioni

Dedicato a Carlo III di Borbone ed ai suoi interventi su Messina

 

 

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– Rinascita di una Nazione

di Giovanni Maduli

Presentazione di Vincenzo Gulì

Introduzione di Ignazio Coppola

Pitti Edizioni

 

 

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NOVITA' EDITORIALI                                                          

 

– Storie di garibaldini scomparsi

di Massimo Novelli

storie-garib-fileminimizerEditoriale Il Giglio

Fonte:

http://www.editorialeilgiglio.it/due-sicilie-i-mille-storie-di-avventurieri-e-delinquenti-comuni/

 

 

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– 1860 -La verità dimezzata – Cronistoria della spedizione dei mille e sue conseguenze

di Vincenzo Giannone

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– Verità e menzogne sul brigantaggio

La sconosciuta replica della Corte Borbonica alla relazione Massari (1863)

di Gaetano Marabello

libro-fileminimizerPagine 246, E 20,00

 

 

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NOTIZIE DAL MONDO – ECONOMIA, POLITICA              

 

– IL PIANO CONTRO IL GOVERNO – Valerio Malvezzi

di byoblu, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=aGRI6KN7KQE&feature=share

 

 

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– Come si ferma lo Spread ?

di Fabio Conditi, da comedonchisciotte.org

 

Come si ferma lo Spread ? È bastato un “provocatorio” 2,4% di deficit, che lo Spread ha ricominciato a crescere.

Prevedibile come il sole che sorge all’alba.

A conferma che l’art.1 della Costituzione andrebbe cambiato, come abbiamo scritto durante la crisi istituzionale su Paolo Savona >>>QUI: “L’Italia è una Repubblica non democratica, fondata sulla schiavitù. La sovranità appartiene alla Finanza, che la esercita nelle forme e nei limiti dei mercati finanziari”.

I mercati finanziari hanno i carri armati capaci di sparare miliardi di moneta elettronica creata dal nulla dalle loro banche, non si possono affrontare senza sovranità monetaria e con i piedi incatenati all’enorme palla di ferro del debito pubblico.

Prima bisogna mettere in sicurezza il paese e le ricette le sanno anche i muri, ma non è di questo che vi vogliamo parlare: analizziamo nel dettaglio come si ferma lo Spread anche senza utilizzare la nostra sovranità monetaria e fiscale.

Facciamo finta, una volta tanto, che lo Stato sia come una famiglia e che quindi sia necessario ripagare il debito pubblico, altrimenti l’Italia va in default (ovviamente non è vero!).

Il ricatto del debito pubblico

Giornali, tv, siti web, blog; non c’è forse argomento più dibattuto che non sia il debito pubblico italiano, la sua origine, il suo costo ed i problemi ad esso correlati.

Problemi perché è proprio attraverso il tema del debito che le istituzioni sovranazionali, come l’UE, BCE, FMI, Agenzie di Rating tendono ad influenzare le politiche economiche dell’Italia, che fino  a prova contraria è e resta uno stato sovrano. Con la complicità di un sistema dell’informazione, ahimè assai poco affidabile, si prefigurano scenari apocalittici in caso di non rispetto dei parametri UE, di deficit eccessivi o di politiche economiche espansive ed anticicliche.

Questi organismi sovranazionali, non elettivi è come se dicessero agli italiani attraverso i media: “Va bene , avete votato chi vi pare, ma le politiche economiche dell’Italia le decidiamo noi, ponendovi dei vincoli esterni che siete obbligati a rispettare. Mettetevi l’anima in pace!”

Tutto ciò è offensivo e francamente inaccettabile, perche lo Stato non è come una famiglia. Infatti, come ha ammesso anche il senatore Alberto Bagnai pochi giorni fa, “lo Stato potrebbe tranquillamente emettere moneta per finanziarsi”. Non siamo ancora arrivati a tradurre questa possibilità in azione di Governo, ma è già un grande risultato che lo si ritiene possibile.

Continua su:

https://comedonchisciotte.org/come-si-ferma-lo-spread/

 

 

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– “L’ITALIA DEVE USCIRE DALL’EURO PER POTER CRESCERE”; L’INTERVENTO ESPLOSIVO DI STIGLITZ ALLA NORMALE DI PISA

da stopeuro.news

(immagine da Ticino Notizie)

Se l’Italia non fosse nell’euro “potrebbe implementare politiche per la crescita”. A dirlo, non è il solito euroscettico nazionalista ovviamente xenofobo di destra e a tratti se non del tutto razzista, ma a margine della lectio magistralis per il conferimento di un dottorato dal Sant’Anna di Pisa, il premio Nobel per l’economia, Joseph Stiglitz.

“Un grosso problema dell’Italia – prosegue Stiglitz – e’ un sotto investimento nell’istruzione in particolare nel sistema di istruzione di livello universitario”.

Ad avviso di Stiglitz si crea cosi’ “una situazione nella quale i ricercatori vanno all’estero e negli Stati Uniti e non tornano, ma il costo dell’istruzione e’ stato pagato dall’Italia”.

Il premio Nobel mette nel mirino anche gli anni di governo della coalizione guidata da Berlusconi: “Il Paese ha perso molti anni sotto il governo Berlusconi”.

A chi gli chiede, invece, un giudizio sulle politiche economiche del governo Renzi, Stiglitz schiva dicendo: “Non conosco ogni dettaglio per intervenire nella discussione politica”.

E il valente economista attacca anche Mps: “Quando siamo in una situazione di crisi, come con Mps o come negli Usa nel 2008, penso che banche e depositi debbano essere salvati, ma anche che debba valere un principio di ‘accountability’, che implica che manager e banchieri siano responsabili dei disastri che hanno fatto.

Nel caso di Mps questo vale pure per i politici”.

Tradotto in parole povere, dovrebbero essere processati anche i capi a vari livelli del Pd, partito che da sempre è il dominus di Mps, additittura da 40 anni.

E Stiglitz continua così: “Nel caso degli azionisti e degli obbligazionisti e’ naturale che soffrano una perdita anche se siamo consapevoli che in Italia c’e’ stato un problema specifico, ovvero gli istituti di credito hanno fatto sottoscrivere obbligazioni senza informare di cosa si trattava”. Pertanto, evidenzia, Stiglitz “sono favorevole a salvare il sistema finanziario italiano, ma deve valere l’accountability per manager e azionisti”.

E Stiglitz attacca anche il ministro delle Finanze tedesco, Schaeuble:  “L’Unione monetaria, come ogni unione o accordo monetario puo’ finire, niente e’ per sempre. Fa parte del lavoro dei ministri delle Finanze e dei politici dire che l’euro non finira’ mai, perche’ potrebbero creare delle situazioni di panico e questo potrebbe portare a dei processi irreversibili”.

Continua su:

http://www.stopeuro.news/litalia-deve-uscire-dalleuro-per-poter-crescere-lintervento-esplosivo-di-stiglitz-alla-normale-di-pisa/

 

 

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– IL COLPO DI STATO DELLA UE – Tiziana Alterio, Franco Fracassi

da byoblu.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?time_continue=135&v=E5gZdnPLO1A

 

 

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– Separatisti catalani bloccano strade, autostrade e treni alta velocità

da rainews.it

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?time_continue=6&v=wO0aJMB_678

da GranCanariaTv.com

Catalogna un anno dopo. Attivisti per l'indipendenza hanno bloccato strade e autostrade di e intorno Barcellona e una linea ad alta velocità in occasione del primo anniversario del referendum sull'indipendenza della regione spagnola, segnato da violenze. "La linea ferroviaria ad alta velocità è stata bloccata a Girona a 100 chilometri a Nord-Est di Barcellona, i binari sono stati occupati", ha annunciato la società ferroviaria Renfe. Le televisioni hanno trasmesso le immagini dei militanti dei Comitati di difesa della Repubblica, che rivendicano la rottura con Madrid, che occupano i binari e bloccano le strade. La rete stradale ha confermato interruzioni lungo l'autostrada A7, tra Barcellona e Valencia, e la A2, che collega la città catalana a Madrid.

Continua su:

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Spagna-separatisti-catalogna-in-piazza-bloccano-strade-autostrade-e-treni-alta-velocita-cortei-Barcellona-d4516e06-0514-41c9-8e77-8f9b03cc4f3f.html

 

 

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– REFERENDUM IN DANIMARCA: VINCONO CON IL 53% I ”NO” AI DIKTAT DELL’UNIONE EUROPEA. DA OGGI LA DANIMARCA E’ LIBERA!

di Ninco89, da laveritadininconaco.altervista.org

COPENAGHEN – La Danimarca ha rifiutato un’integrazione ulteriore nell’Unione Europea con un referendum che sara’ accolto con soddisfazione da tutti gli euroscettici, perchè è uan sonora bocciatura della Ue, con tutto ciò che comporta

Oltre il 53 per cento degli elettori – ieri – si e’ espresso contro una piu’ stretta cooperazione nella giustizia e negli affari interni (ad esempio, con l’uscita del paese dall’Europol), materie sulle quali il paese gode dell’opzione di rinuncia (opt-out) fin dal suo ingresso nell’Unione europea.

Il risultato referendario e’ una netta sconfitta per i partiti di governo, che avevano appoggiato la campagna referendaria per il “si'”, mentre da’ impulso al movimento anti-immigrazione Partito del popolo danese, il partito di destra radicale noto per le sue posizioni molto dure sull’immigrazione e sull’Unione Europea, che alle elezioni politiche di giugno è diventato il secondo partito del paese, ma che ora forte del risultato si candida a guidare il governo della Danimarca in chiave anti-Ue.

Continua su:

http://laveritadininconaco.altervista.org/referendum-in-danimarca-vincono-con-il-53-i-no-ai-diktat-dellunione-europea-da-oggi-la-danimarca-e-libera/

 

 

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– IL FURTO DEL DEBITO PUBBLICO, SPIEGATO BENE – Guido Grossi

di byoblu, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=r5fQKEPYD7A

 

 

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CULTURA – COSTUME – SOCIETA'                                  

 

– Non esiste il “diritto” al suicidio

Note a margine del giudizio di costituzionalità sull’art. 580 cod. pen.

di Mauro Ronco, Professore Ordinario di Diritto penale nell’Università di Padova e
Presidente del Centro Studi Rosario Livatino, da l-jus.it

 

Raramente capita di leggere dissertazioni di così alto livello giuridico, morale e umano.

G.M.

  1. Premessa. – Le ragioni invocate a fondamento dell’eutanasia e del suicidio assistito[1] si possono ricondurre, alla luce di un’analisi approfondita, a due grandi correnti di pensiero, rispettivamente ispirate al primato dell’interesse sociale e al primato dell’autonomia dell’individuo[2]. Le due correnti, che presentano al loro interno numerose varianti, spesso interagiscono tra loro, ma vanno concettualmente distinte con accuratezza in quanto conducono a risultati molto diversi; la prima apre la strada alla eutanasia delle persone non consenzienti, mentre la seconda ha per obiettivo la legalizzazione dell’omicidio e del suicidio delle sole persone adulte e mentalmente competenti[3].

La prima corrente, molto più risalente nel tempo,  si fa eco della tradizione utilitaristica e delle moderne tendenze eugeniche[4], ponendosi il  quesito in ordine alle regole legali idonee ad assicurare il maggior benessere collettivo ai costi minori per la società. I suoi esponenti, attivi negli Stati Uniti a partire dagli inizi del secolo scorso e, soprattutto, nel ventennio ’20 – ’40[5], incentrarono il loro interesse sul “merciful method”, considerando l’eutanasia uno strumento per rimuovere dalla società soggetti viventi “[…] so monstrous, so deficient, so hopelessly insane that continued existence has for them no satisfactions and entails a heavy burden on society”[6].

Gli esponenti di tale corrente, presa consapevolezza delle atrocità commesse in nome dell’eutanasia nella Germania nazionalsocialista[7], in particolare nel periodo 1939-1941 durante la seconda guerra mondiale[8], abbandonarono nel dopoguerra i riferimenti alle teorie di impronta eugenistica che avevano caratterizzato l’incontro del darwinismo con lo scientismo a base razziale[9], ripiegando progressivamente sulla più sfumata teoria della “qualità della vita”[10]. Vi sarebbero, invero, vite non meritevoli di essere vissute, per essere venute meno, o per non essere mai divenute attuali, tutte o talune funzioni proprie dell’essere umano: coscienza, sensazioni, immaginazione, memoria, sensibilità e sessualità, capacità di relazionarsi e di comunicare con gli altri, capacità di deliberare, di decidere e di agire.

“Qualità della vita” è una frase straordinariamente elastica, che, in quanto rinvia a concezioni antropologiche implicite, offre la possibilità di deduzioni assai diverse, soprattutto quando si tratta di valutarla in neonati o bambini, nonché in persone prive della capacità di intendere e di pazienti in stato comatoso. Un indice dell’estrema variabilità delle opinioni sta nella diversità delle opinioni degli eticisti che ricorrono al criterio della «qualità di vita»[11]. Per Singer, ad esempio, gli esseri umani incapaci di relazioni sociali «significative» hanno un diritto alla vita minore delle scimmie antropoidi[12]. Per J. Rachels, invece, occorrerebbe appoggiarsi alla distinzione fra avere la vita (la vita biologica) ed essere vivi (avere una biografia)[13].Tali definizioni, indubbiamente suggestive sul piano emotivo, non hanno la precisione giuridica necessaria per fornire un orientamento sicuro all’interprete, tale da consentire soluzioni ragionevolmente uguali tra i diversi soggetti.

Il secondo filone di pensiero, che è divenuto via via sempre più incisivo nel mondo occidentale[14], valorizza il principio dell’autodeterminazione del soggetto e, più specificamente, il diritto di ciascun individuo di scegliere autonomamente i riferimenti valoriali e i modelli di vita a sé consentanei e, ultimamente, il diritto a porre termine alla propria vita con il suicidio.

Alla luce dello spostamento del focus della questione sul concetto di autodeterminazione, il suicidio assistito ha assunto un rilievo sempre maggiore rispetto all’eutanasia. Per quanto, infatti, le due fattispecie presentino una cifra valoriale analoga, il suicidio assistito evidenzia in modo più pregnante dell’eutanasia la centralità del soggetto cui è tolta la vita. Nel suicidio assistito, infatti, è decisiva non soltanto la volontarietà della decisione di morte, e, quindi, l’autodeterminazione mentale, che ricorre pure nell’eutanasia[15], ma anche l’autofabbricazione del proprio annientamento, con l’attivazione e il controllo  diretto del decorso causale verso l’esito mortale[16].

Per quanto, dunque, il tema in ordine alla “qualità della vita” sia sempre presente nel dibattito etico e giuridico relativo alla illiceità o liceità giuridica delle condotte che provocano, direttamente o indirettamente, la morte di una persona, è evidente l’opportunità di dirigere in modo particolare l’attenzione sul fatto del suicidio e sul concetto di autodeterminazione per chiarirne la natura e la rispettiva cifra valoriale nell’ordinamento[17].

L’approfondimento sul tema appare particolarmente opportuno oggi alla luce del dibattito apertosi a seguito della vicenda Cappato, che il prossimo 23 ottobre 2018 sarà oggetto del giudizio di costituzionalità della Corte Costituzionale italiana[18].

 

  1. Il suicidio: la definizione e …. – Prima di verificarne il significato assiologico, è indispensabile focalizzare con precisione in cosa consista il fatto del suicidio al fine di distinguerlo dalle situazioni che, pur presentando qualche connotato simile, non corrispondono affatto al suicidio, neppure in una prospettiva analogica.

Continua su:

https://l-jus.it/non-esiste-il-diritto-al-suicidio/

 

 

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– CHI HA PRIVATIZZATO LA SCUOLA PUBBLICA (SENZA DIRLO)? Pietro Ratto

di byoblu, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=7gLi8J8fsp8

 

 

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– Volete acquistare un bambino? A Bruxelles c’è la fiera dell’utero in affitto

di Leone Grotti, da tempi.it

Con quale coraggio l’Europa parla di diritti? Con che faccia si riunisce per discutere di accoglienza, migranti, trasparenza, integrità, uguaglianza? Dal 22 al 23 settembre si svolge per il quarto anno consecutivo a Bruxelles, nel cuore dell’Unione Europea, la fiera “Men Having Babies“, dedicata alle coppie gay che vogliono comprarsi un bambino con l’utero in affitto.

I CATALOGHI. All’interno delle sale del lussuoso hotel Hilton, frotte di uomini distinti e facoltosi maneggiano cataloghi stampati su carta lucida e patinata. Scorrono le foto delle donne che partoriranno i “loro” figli, le surrogate, e che firmeranno appositi contratti che le obbligheranno a rinunciare a quei neonati portati in grembo per nove mesi.

SODDISFATTI O RIMBORSATI. Le coppie omosessuali che si recano alla fiera sfogliano le offerte “soddisfatti o rimborsati” per procurarsi bambini su misura a prezzi variabili, a seconda della “qualità”. Si va da un minimo di 95 mila dollari a un massimo di 160 mila. Consultano pacchetti completi con tutti i servizi: accompagnamento psicologico, assistenza legale, fornitura di ovuli e anche sperma (alla bisogna), fornitura di madre surrogata, voli e hotel nei paesi individuati dove farla partorire, eccetera.

https://www.tempi.it/utero-in-affitto-men-having-babies-bruxelles-unione-europea/

 

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– La necessità di una nuova filosofia sociale: la rivoluzione antropocentrica

di Enzo Pennetta, da enzopennetta.it

Non c’è un’ideologia vera e propria che si opponga a quella neoliberista, ci sono però inizi di movimenti in senso opposto. 

Il neoliberismo è ‘mercatocentrico’ e un’ideologia contraria dovrà essere ‘antropocentrica’.

Il prima possibile sarà necessario elaborare una nuova visione del mondo che si opponga a quella neoliberista, i vari movimenti di contrasto che sono stati complessivamente e riduttivamente definiti “populismi” hanno avuto la capacità di individuare dei chiari “No” che andavano detti, ma poiché non si è ancora sviluppata la consapevolezza che il neoliberismo è un’ideologia, questi “No” si configurano come delle scelte prese in ordine sparso e nel migliore dei casi in attesa di essere inquadrate in una visione generale.

La dottrina thatcheriana del TINA (There Is Not Alternative), strettamente legata alla visione tecnocratica e scientista della realtà che finisce con l’affermare come slogan universale “la scienza non è democratica”, ha imposto l’idea che l’attuale modello neolibersita, che va visto come il naturale sviluppo del darwinismo sociale, sia una realtà naturale e immodificabile alla quale ci si può solo rassegnare e adattare nel modo migliore possibile. Se il frame nel quale la reazione si muove resterà invariato alla lunga questa potrà apparire solo come una battaglia nella quale si potrà riportare la massimo qualche vittoria parziale.

Continua su:

https://www.enzopennetta.it/2018/09/la-necessita-di-una-nuova-filosofia-sociale-la-rivoluzione-antropocentrica/

 

 

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– L’uomo in rivolta nell’era digitale

di Piero Cipriano, da carmillaonline.com

Vivremo in una democrazia in cui “la libertà sarà stata un episodio”, così inizia Psicopolitica, il libro dell’apocalittico filosofo tedesco-sud coreano Byung-Chul Han. Una democrazia neoliberale sotto il segno del like. O del dislike. Una comunicazione contrappuntata, quando tutto va per il bene, dagli stucchevoli love, o dagli sganasciati haha, o dagli stupefatti wow, quando va per il male dai melanconici sigh o dai livorosi grr. Lo so, sembro ridicolo, eppure anche sotto i post che accompagneranno questo scritto riceverò qualche decina di commenti in neolingua. Una specie di idiot savant si è inventato questo social network, e di anno in anno come un dio bambino inventa nuovi codici nuovi lemmi, nuove semplificazioni per narrare le relazioni. E ci siamo incamminati verso una semplificazione lessicale ed emotiva che somiglia alla neolingua immaginata da George Orwell in 1984, la semplificata neolingua incaricata di sostituire l’archilingua perché l’archilingua è articolata, la neolingua è funzionale a semplificare il pensiero. Se hai sempre meno parole per dire le cose, immagina Orwell, ovvero “chi parla male pensa male”, per dirla con Nanni Moretti, vedi che la coscienza si restringe.

Continua su:

https://www.carmillaonline.com/2018/08/28/llera-digitale/

 

 

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– Canada: burattino trans insegna l’identità sessuale ai bambini

dI Marcello pamio, da disinformazione.it

Arriva dal Canada l’ultima provocazione, o sarebbe meglio dire, l’ultima degenerazione in ambito gender. Precisamente dalla «Fondazione Jasmin Roy Sophie Desmarais» con sede a Montreal.

Il progetto ha un titolo complesso: «Apprendimento sociale ed emotivo per aiutare i bambini nel processo di affermazione dell’identità» («social and emotional learning to help children with the process of identity affirmation».

Ad aiutare nella scelta del proprio sesso tutti quei bambini che hanno dubbi nella propria identità ci penserà un burattino in età scolare (per meglio impattare sui coetanei).

Il professore in questo caso è un trans-pupazzo di nome Julia, che però non riconoscendosi nel proprio corpo, vuole diventare Julien, un ragazzo.

Il messaggio per i bambini è semplice quanto inquietante: «il tuo genere non è dettato dalla biologia e il tuo corpo è irrilevante per quello che sei realmente, e può essere cambiato!».

Continua su:

https://disinformazione.it/2018/09/10/canada-burattino-trans-insegna-lidentita-sessuale-ai-bambini/

 

 

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– La Bellezza come argomento

di Alceste, da alcesteilblog.blogspot.com

Un profluvio di interpretazioni ha allagato il meschino mondo dell’informazione italiana a proposito del crollo del ponte Morandi.

Tecniche. Economiche. Complottistiche.

Retroscena, fatti, invenzioni, dati di ogni risma, spesso incongrui.

Il Poliscriba ne ha parlato in un post agostano, con una sensatezza a cui va la mia riconoscenza di lettore.

Non ambisco a portare al dibattito, ormai permanente, l'ennesima interpretazione, incapace come sono di elevarmi a certe altezze, ingegnosamente ingegneristiche, fra stralli, piloni e trazioni; né di tuffarmi nel pelago delle supposizioni geopolitiche, che amo scansare come la peste; né, al contempo, di schierarmi politicamente come se il cemento precompresso fosse occasione di sfida tra fazioni (per tacere dei ciangottamenti su "Gronda sì e no").

il Simurg – tutto questo universo, irrealizzato e mutilo, costituisce la forza di uno sguardo “inconsueto”.sono Ciò che penso ha, quasi sempre, la debole forza di un’indicazione – non altro! – e il pregio, spero, di una prospettiva inconsueta; inconsueta, infatti, rara, erratica, perfino bislacca fu la mia formazione: gli andirivieni, a volte vani, presso alcuni sentieri della conoscenza; gli arretramenti da alcuni vicoli ciechi; i colpi di roncola a macchie e foreste, lussureggianti, ma sterili, inferti per ritrovare il giusto passo verso strade più battute e vive; la contemplazione di paesaggi abbaglianti e sterminati, troppo vasti per l’esplorazione di una vita, e, perciò, solo intuiti nelle loro abbacinanti estensioni; la scoperta di radure amene, conchiuse e godute nella loro interezza; l’inaspettata scoperta di mirabili vestigia, che si è lungamente sfiorate, senza riconoscerle, perché disattenti, o ingannati dal fogliame prezioso che le ricopriva o solo perché il nostro animo doveva subire rovesci, umiliazioni e repentini innalzamenti prima di comprendere a pieno quel miracolo, spesso un miracolo di ovvietà; gli itinerari spirituali che si credeva ascendenti e invece eran solo dilavamenti progressivi dell’eccesso, come nella celeberrima leggenda persiana ove stormi di uccelli vanno in cerca del Simurg, vengono falcidiati, e i superstiti, appena trenta,

Ciò che rileva nella tragedia di Genova, pur a un occhio disattento, è la bruttezza.

Tutto lì è brutto: le case, i magazzini, il fiumiciattolo, la vegetazione; tutto è disarmonico, raffazzonato, dozzinale, sciatto, malato; forse è proprio il ponte a vantare una certa eleganza strutturale, pur nella presunta fragilità della concezione.

E il brutto – l’ho imparato a conoscere – è sempre, inequivocabilmente, il transeunte, il deprimente, il malfunzionante, lo straniante, ciò che mai rasserena e induce, perciò, alla malattia dello spirito.

Ci si illude, quasi sempre, sulla potenza dell’arte pittorica quale forma. In parte è così. Solo in parte, tuttavia. È, invece, la nobiltà dei materiali, la cui lavorazione è distillata dalla tradizione di antiche botteghe, a innervare quella potenza.

Continua su:

http://alcesteilblog.blogspot.com/2018/08/la-bellezza-come-argomento.html#more

 

 

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 MEDICINA                                                                        

GLI ARTICOLI DI SEGUITO RIPORTATI NON RAPPRESENTANO IN ALCUN MODO SUGGERIMENTI O INDICAZIONI TERAPEUTICHE IN QUANTO GLI AMMINISTRATORI DI QUESTO SITO NON SONO MEDICI; ESSI RAPPRESENTANO SOLAMENTE UN PANORAMA DI OPINIONI REPERITE SUL WEB. SI INVITA PERTANTO AD AVVALERI COMUNQUE DEL PROPRIO MEDICO CURANTE.

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– La rivista “Nature” pubblica un nuovo studio di efficacia dell’omeopatia

di Roberto Gava, da robertogava.it

Il 10 settembre 2018, l’autorevole rivista scientifica Nature ha pubblicato un interessante articolo (1) a nome di Magar et al. del Dipartimento di Farmacologia di Shirpur (Maharashtra, India). É uno studio condotto insieme ad altri quattro Dipartimenti e Istituti scientifici che aveva l’obiettivo di verificare l’efficacia degli effetti antinfiammatori e antidolorifici di diluizioni estremamente diluite (da 1×10^-6 a 1×10^-30) di Rhus tox, un comunissimo rimedio omeopatico utilizzato secondo la legge di similitudine in molte patologie acute e croniche (febbri, infiammazioni delle mucose, artriti e altri dolori articolari migliorati dal movimento) (2, 3), anche a diluizioni impossibili da concepire (4).

Il dolore neuropatico è in continuo aumento nella popolazione (5), soprattutto in quella anziana, ma anche in pazienti affetti da tumori (stadi avanzati), malattie del sistema immunitario (autoimmunitarie come le collagenopatie), del sistema vascolare (arteriti), metaboliche (neuropatie diabetiche), traumatiche, ecc. Per alleviare i sintomi sono stati sintetizzati molti farmaci (antinfiammatori non steroidei o FANS, cortisonici e analgesici centrali), che però forniscono i loro benefici al prezzo di molti effetti indesiderati, alcuni anche molto pericolosi (6). Pertanto, allo stato attuale, il problema del dolore neuropatico con farmaci sicuri ed efficaci non è assolutamente risolto (7, 8).

La medicina omeopatica utilizza da 200 anni numerosi rimedi e tra questi uno dei più comuni è Rhus tox, ma nonostante l’esistenza di numerosi studi scientifici raccolti in grosse banche dati che ne dimostrano l’efficacia e nonostante siano milioni le persone che nel mondo si curano in quel modo seguendo le prescrizioni di centinaia di migliaia di medici omeopati, i rimedi omeopatici vengono troppo spesso e a priori considerati poco più di un placebo.

Lo studio di Magar et al. conferma che le diluizioni omeopatiche sono efficaci e anzi aumentano la loro efficacia quando superano la soglia fisica del numero di Avogadro (0,6×10^-24). Infatti, questi ricercatori hanno dimostrato pure che esiste una correlazione positiva tra l’effetto antidolorifico e antinfiammatorio di Rhus tox e l’aumento delle sue diluizioni.

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http://www.robertogava.it/nature-studio-efficacia-omeopatia

 

 

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– Gran Bretagna, approvata la modificazione della linea germinale degli esseri umani

da renovatio21.com

Il principale istituto di bioetica del Regno Unito ha dato il via libera alla modificazione intergenerazionale del genoma umano. In un importante studio sui problemi etici e pratici (PDF) coinvolti nell’editing del genoma e nella riproduzione umana, il Nuffield Council on Bioethics ha concluso che esso è «moralmente ammissibile».

«Riteniamo che la modifica del genoma umano non sia moralmente inaccettabile di per sé», ha affermato la professoressa Karen Yeung , presidente del gruppo di lavoro che ha prodotto la relazione. «Non c’è motivo di escluderlo in linea di principio».

La professoressa Jackie Leach Scully, della Newcastle University, una co-autrice, ha dichiarato al Guardian che l’editing ereditario del genoma potrebbe diventare un’opzione per i genitori «per cercare di garantire quello che pensano sia il miglior inizio di vita» per i loro futuri figli.

Ancora una volta, il Regno Unito sta aprendo nuove strade nell’universo dell’etica. Mentre il rapporto Nuffield è puramente consultivo, la maggior parte delle sue raccomandazioni su argomenti simili sono diventate legge nel Regno Unito. Per questo motivo, il suo consiglio al governo britannico è di importanza globale.

Ma le conclusioni del rapporto sono state immediatamente criticate – e in effetti nessun governo ha ancora autorizzato la modifica ereditabile del genoma. Il Dr David King, direttore di Human Genetics Alert, ha dichiarato alla BBC : «Questa è una vergogna assoluta: abbiamo avuto divieti internazionali sull’ingegneria genetica eugenetica da 30 anni, ma questo gruppo di scienziati pensa di saperla lunga. Il  Nuffield Council non si preoccupa nemmeno di dire di no ai designer baby: la gente della Gran Bretagna ha deciso 15 anni fa di non volere cibi geneticamente modificati. Supponete che vogliano dei bambini OGM?».

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http://www.renovatio21.com/gran-bretagna-approvata-la-modificazione-della-linea-germinale-degli-esseri-umani/

 

 

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– Bologna: oltre 10000 alla manifestazione per la libertà di scelta vaccinale

da pressenza.com

L’Emilia-Romagna è stata la prima regione a imporre l’obbligo vaccinale: per questo è stata scelta per la prima manifestazione nazionale del composito movimento che si oppone alla cosiddetta “Legge Lorenzin” sull’obbligo vaccinale, legge al centro delle polemiche e delle decisioni contraddittorie del nuovo governo.

Il popolo dei cosiddetti “No-Vax” (come assolutamente non vogliono essere chiamati) ha raccolto 75.000 firme in un mese per una legge di iniziativa popolare che regolamenta il tema vaccinale da un punto di vista completamente diverso da quello della Lorenzin; oggi si è radunata una folla di famiglie, zie e nonni, molto colore, striscioni e palloncini, nessuna violenza; c’era Ivan Catalano, ex-deputato ed ex membro di una commissione d’inchiesta su uranio impoverito ed effetti dei vaccini sui militari; ha aderito Paolo Maddalena, giudice emerito della Corte Costituzionale.

Le richieste: revisione dell’esclusione dei bambini dalle scuole, no all’obbligo vaccinale, campagne informative sulla reale situazione epidemiologica, libertà di cura. Denuncia sul silenzio calato dopo l’approvazione della Legge Lorenzin e dell’impossibilità di un dibattito sereno e costruttivo nonché denuncia dell’ingerenza dell’industria farmaceutica nelle decisioni della politica.

La manifestazione, dicono gli organizzatori, è stata organizzata dal basso, col passaparola, con un sostanziale black-out mediatico sull’iniziativa e una campagna di banalizzazione delle posizioni in campo e di terrore nei confronti di coloro che protestano per le numerose incongruenze della legge, presentata come unica soluzione al problema di garantire la salute di tutti.

Fonte:

https://www.pressenza.com/it/2018/09/bologna-oltre-10000-alla-manifestazione-per-la-liberta-di-scelta-vaccinale/

 

 

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– Salute S.p.A. – La privatizzazione della sanità – Francesco Carraro

da byoblu.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?time_continue=33&v=HsbCIpxNoXA

 

 

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– VACCINI OBBLIGATORI: FENOMENOLOGIA DEL POSITIVISMO SCIENTISTA A SOSTEGNO DELLE POLITICHE TECNOCRATICHE

da orizzonte48.blogspot.com

 

Il dibattito sui vaccini obbligatori, e sulle misure da prendere per chi non rispetta la profilassi, infiamma da tempo.

Graziano Delrio esulta a causa dell’approvazione del decreto Lorenzin in un modo piuttosto singolare: « Ha vinto la ragione, ha vinto la scienza ».

https://twitter.com/graziano_delrio/status/1037353981994065921

Insomma, un decreto legislativo che dovrebbe essere frutto della dialettica politica intorno ai dati empirici offerti dalla dialettica scientifica, si trasforma in uno scontro politico in cui una parte – la parte finanziariamente e mediaticamente egemone – professa di promuovere prometeicamente un sapere obiettivamente vero, definito “scientifico”. Questa parte politica esprime biasimo verso la controparte, che trova perlopiù consenso in chi si informa al di fuori dal circuito mediatico mainstream, e che viene tacciata di essere “insipiente”, “ignorante” del metodo scientifico, “credulona” e affetta da “pregiudizi”: che soffre di un patologico “analfabetismo funzionale”.

Secondo Repubblica il Capo dello Stato avrebbe dichiarato che: «Nei confronti della scienza non possiamo esprimere indifferenza o diffidenza verso le sue affermazioni e i suoi risultati » e che «Non sempre l'uomo interpreta bene la parte di Ulisse alla ricerca della conoscenza e nel saper distinguere il vero dal falso ».

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http://orizzonte48.blogspot.com/2018/09/vaccini-obbligatori-fenomenologia-del.html

 

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– MODIFICHE AL GENOMA UMANO UTILIZZANDO I VACCINI.

di Radio Autismo, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=_Xl-dblgD7g

 

 

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 SCIENZA E TECNICA                                                           

 

– Lo scienziato “Padre del riscaldamento globale” alla fine ammette che la teoria è sbagliata.

di Baxter Dmitry da attivitasolare.com

Lo scienziato ampiamente conosciuto come “padre del riscaldamento globale” ha ammesso per la prima volta che i dati utilizzati per promuovere la sua teoria sui cambiamenti climatici erano falsi e manipolati falsamente da Al Gore per adattarli all’ordine del giorno.

Nel 1986 l’ex scienziato della NASA, James Hansen, ha testimoniato al Congresso durante un’audizione sul riscaldamento globale, organizzata dall’allora deputato Al Gore, per produrre modelli scientifici basati su una serie di scenari diversi che avrebbero potuto avere un impatto sul pianeta.

Secondo Hansen, Al Gore ha preso i dati forniti dello “scenario peggiore” e lo ha intenzionalmente distorto, facendo rebranding come “Global Warming”, guadagnando decine di milioni di dollari nel corso del processo.

Il modello aveva il titolo di “Scenario B” ed era uno dei tanti forniti al Congresso da Hansen, tuttavia non ha tenuto conto di fattori significativi, il che significa che non poteva riflettere le condizioni del mondo reale. Questo non ha impedito ad Al Gore e agli allarmisti del clima di utilizzare i dati per ingannare milioni di persone in tutto il mondo.

Tuttavia un nuovo studio che mette a confronto i dati del mondo reale con il modello dello Scenario B originale – non trovando correlazione – ha ricevuto il sostegno di Hansen, il “Padre del riscaldamento globale” che ammette di essere “devastato” dal modo in cui i suoi dati sono stati utilizzati dagli allarmisti del clima.

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https://www.attivitasolare.com/lo-scienziato-padre-del-riscaldamento-globale-alla-fine-ammette-che-la-teoria-e-sbagliata/

 

 

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– Agrumi: la Sicilia ha tra le mani un affare miliardario. Si chiama limonene e si trova nelle bucce delle arance. Ma…

di Giulio Ambrosetti, da inuovivespri.it

(foto da Acicastello informa)

Chi lo doveva dire che con le bucce di arance si possono fare un sacco di soldi? Lo sanno bene gli spagnoli che, zitti zitti, con il limonene – una sostanza contenuta nelle bucce di arance – producono pesticidi biologici che eliminano insetti e funghi dannosi per l’agricoltura senza inquinare l’ambiente. Un grande affare a nove zeri. E la Sicilia? Affrontiamo l’argomento con il chimico del CNR, Mario Pagliaro.

 

Quando lo abbiamo appreso, siamo rimasti perplessi. L’olio estratto dalla buccia delle arance, lo stesso che quando le sbucciamo emette quel gradevole profumo, sarebbe un potente pesticida naturale usato in tutto il mondo per la difesa delle colture. Abbiamo dunque fatto qualche ricerca in rete, e la cosa sarebbe confermata.

La notizia vera è che questo prodotto – il limonene, contenuto nella buccia degli agrumi e, in particolare, nelle bucce delle arance bionde – sta diventando più importante dell’arancia e del succo di arancia. Perché, come già accennato, viene usato al posto dei pesticidi per combattere gli insetti e i funghi dannosi per l’agricoltura, ed ha anche trovato molti altri usi.

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http://www.inuovivespri.it/2018/06/18/agrumi-la-sicilia-ha-tra-le-mani-un-affare-miliardario-si-chiama-limonene-e-si-trova-nelle-bucce-delle-arance-ma/

 

 

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– L’evoluzione non è darwiniana: studio della Rockefeller University smentisce il gradualismo

di Enzo Pennetta, da enzopennetta.it

La teoria di Darwin sarebbe nata già morta se lui non avesse aggirato il problema dell’assenza di gradualismo.

Adesso è definitivo: l’evoluzione non è graduale.

La teoria darwiniana implica cambiamenti graduali, è lo stesso Darwin ad affermarlo:

Come mai la natura non avrebbe fatto un salto da una struttura all’altra? Secondo la nostra dottrina d’elezine naturale possiamo capire chiaramente perchè essa nol possa fare; perchè l’elezione naturale non può agire che approfittando delle piccole variazioni successive; essa non può mai fare un salto, ma deve procedere per gradi corti e lenti.

C. Darwin, Sull’origine delle specie – Zanichelli 1864, pag. 153

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https://www.enzopennetta.it/2018/06/levoluzione-non-e-darwiniana-studio-della-rockefeller-university-smentisce-il-gradualismo/

 

 

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– È stata l’attività di fracking a causare l’eruzione vulcanica sull’isola di Hawaii?

di Jon Rappoport, da comedonchisciotte.org

A Puna, sull’isola di Hawaii, la più grande dell’arcipelago, dove il vulcano Kilauea ha eruttato violentemente, si trova la centrale geotermica Puna Geothermal Venture (PVG).

Esiste un annoso dibattito intorno alla presunta attività di fracking della centrale PGV, che potrebbe esser ridotto a una mera questione terminologica considerando che, nel processo geotermico, come informa il sito hawaiifracking.com,

“…la perforazione e l’iniezione di acqua fredda, attività tipiche delle centrali geotermiche, fratturano le rocce. Ciò può indurre terremoti e, attraverso la contaminazione dell’atmosfera e delle falde acquifere, può incidere sulla nostra salute e sicurezza”.

Sia che l’iniezione profonda di un fluido abbia lo scopo di estrarre petrolio, gas o calore geotermico, la fase iniziale del processo è la stessa.

I terremoti indotti attraverso queste iniezioni d’acqua potrebbero certamente provocare un’eruzione vulcanica.

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https://comedonchisciotte.org/e-stata-lattivita-di-fracking-a-causare-leruzione-vulcanica-sullisola-di-hawaii/

 

 

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– L’origine della vita sempre più oscura (e anche l’origine delle specie)

di Enzo Pennetta, da enzopennetta.it

 

Più la vista si acuisce più ci accorgiamo che la soluzione si allontana: l’origine della vita è ancora del tutto un mistero. E di conseguenza la comprensione della vita stessa deve essere messa in dubbio.

Qual è la complessità minima per costruire il più semplice essere vivente e di conseguenza come era fatta la prima cellula? La possibilità che si sia partiti da qualcosa di molto più semplice e quindi più facilmente spiegabile rispetto alle cellule attuali sembra essersi arenata di fronte ad uno studio pubblicato su Science nel quale è emerso che il numero minimo di geni necessari per far funzionare una cellula è molto superiore a quanto sinora ipotizzato e, fatto forse ancor più rilevante, che le interazioni tra geni rendono più difficile anche immaginare un’evoluzione con i meccanismi neodarwiniani di caso e necessità.

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https://www.enzopennetta.it/2018/05/lorigine-della-vita-sempre-piu-oscura-e-anche-lorigine-delle-specie/

 

 

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– Fusione nucleare, a Frascati la DTT

di Antonella Ardito, da ingegneri.info

 

Una macchina sperimentale per la fusione nucleare nascerà a Frascati: è la Divertor Tokamak Test facility (DTT) e renderà il sito dell’ENEA centro di eccellenza internazionale per la ricerca sulla fusione nucleare. I lavori di costruzione dovrebbero iniziare a novembre 2018 e costare 500 milioni di euro. Il DTT è nei fatti l’anello di congiunzione con l’ITER, il reattore sperimentale in costruzione in Francia. L’obiettivo è verificare fattivamente la possibilità scientifica di produrre energia nucleare pulita attraverso la fusione e non la fissione nucleare.

Continua su:

http://www.ingegneri.info/news/ambiente-e-territorio/fusione-nucleare-a-frascati-la-dtt/

 

 

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FUORI TESTO

 

Le lacrime che dai nostri occhi vedrete sgorgare

non crediatele mai segni di disperazione

promessa sono solamente

promessa di lotta.

Alexandros Panagulis
 

 

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– Fioravanti: il Regno dei Borbone, scuola di eccellenza

di CentroStudi Civitanovesi, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=lOZ_Bog8qpY

 

 

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CNT – Message à toute l'humanité

di Demo Sophie, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=j1GCeJe7T74&feature=share

 

 

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Cos'è lo Spread – Nando Ioppolo

di Il Manto, da youtube.com

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https://www.youtube.com/watch?v=hyZgv4BlgCI

 

 

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– "Inganno Globale", di Massimo Mazzucco

di Il Portico Dipinto, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=jNiZD1FQevk&t=662s

 

 

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– Cancro le Cure Proibite di Massimo Mazzucco

di Carlo Anibaldi, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=qPZPGeLag9c

 

 

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– Ex Magistrato Paolo Ferraro Decide Di Parlare!

di InfoClub, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=QGHNSkmbH0E&t=11s

 

 

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