La verità è per chiunque la voglia cercare…

Questo sito non è monarchico

———————————————————————————–

N.B.: Si partecipa ai Sig.ri fruitori di questo sito che alcuni articoli riportati sulla pagina iniziale possono rimanere in visione per molto tempo, mentre altri vengono aggiornati con maggiore frequenza e senza alcuna periodicità. Si invita pertanto a prendere sempre visione  dell’intera pagina.

———————————————————————————–

Totale accessi gennaio 2019:  7.034

Media accessi al giorno        : 226,90

————————————————————————————-

APPELLO

 

…alla luce di quanto sta avvenendo non è più pensabile continuare a dividersi in sicilianisti, napolitanisti, duosiciliani, borbonici, antiborbonici, meridionalisti, federalisti, autonomisti e via dicendo: ciò non farà altro che favorire il gioco di quelle oligarchie mondialiste che hanno causato ciò che stiamo subendo; la posta in gioco è troppo alta per non comprendere che solo una identità di intenti può porsi come elemento determinante per la riuscita di un qualunque progetto di riscatto. E’ indispensabile, anzi vitale, il superamento di quelle pur legittime diversità di vedute e propugnare, tutti insieme e nel rispetto delle specifiche idee, quanto meno un forte riavvicinamento delle varie componenti identitarie, nella convinzione e nella consapevolezza che se ciascuno farà un piccolo passo indietro, tutti insieme si farà un enorme passo avanti.

(Tratto da “Rinascita di una Nazione”, pag. 127)

———————————————————————————-

Si invitano i sig.ri lettori a dare attenta lettura dell’articolo seguente. Anche dalla sua lettura è possibile comprendere la deriva verso la quale, indipendentemente dai vari “credo” politici, siamo tutti volutamente trascinati.

– Perchè non si possa dire "Io non lo sapevo…" e la conseguente scelta indipendentista.

di Giovanni Maduli, 19.2.2016.

https://www.regnodelleduesicilie.eu/wordpress/page/2/

 

 

———————————————————————————-

PENSIERI…

 

– La Sicilia e il Sud

di Roberto La Rosa

10.2.2019

Al di là di qualche dettaglio che non condividiamo del tutto (ma è legittimo che all'interno di una confederazione possano esserci lievi divergenze di vedute), non possiamo comunque non plaudire allo spirito che anima il seguente pensiero.

Il Sud e la Sicilia non possono più affidarsi agli ascari di turno.
Soltanto una Confederazione che nasce nel Sud e in Sicilia, e formata da persone che hanno dato nella vita politica e culturale prova di attaccamento alla propria Terra, può segnare la riscossa.
Siciliani e Napoletani, per tale motivo, hanno costituito una Confederazione.
Se l'Unità d'Italia ci ha "riservato" un destino comune (fatto di emigrazione, disoccupazione, discriminazione), contro questo destino comune bisogna combattere, insieme e democraticamente.
In democrazia, però, il consenso è dato dai numeri.
Per questo motivo i 5 milioni di Siciliani e i 15 milioni di Meridionali ed i nostri emigrati al Nord e all'estero devono stare insieme.
Alleati ed uniti in forma confederale, Siciliani e Napoletani hanno avuto tanta storia comune, e l'errore della dinastia borbonica, che abrogò nel 1816 lo storico Parlamento Siciliano, non può, e non deve, impedire tale alleanza fra due popoli sempre amici e spesso uniti dalla storia e dalla tradizione.
I Siciliani da sempre aspirano all'Indipendenza. Ma il sogno di una Repubblica Indipendente di Sicilia non potrà mai diventare realtà senza l'aiuto dei fratelli napoletani, e viceversa.
Con il dottore Edoardo Vitale, giurista e "storico" tradizionalista, presidente dell'associazione "Sud e civilità", con gli indipendentisti Siciliani Pippo Scianò, il sottoscritto ed il duosiciliano Gianni Maduli, stiamo lanciando un progetto che parte dal basso, al servizio esclusivo dei nostri due popoli, Siciliano e Napoletano, non più divisi ma alleati.

AN.TU.DO.

 

 

 

 

———————–

Dal Movimento Duosiciliano riceviamo e volentieri pubblichiamo

mov-duosic-fileminimizer

BANCO DI NAPOLI

IL GOVERNO FACCIA RESTITUIRE IL MALTOLTO

Domani, 26 novembre, anche il nome “Banco Napoli” scompare. Di autorità i clienti si troveranno a divenire clienti di una banca di Torino. In realtà la cosa è vecchia di alcuni lustri ma diviene ancora più evidente domani. Molti meridionali mal digeriscono questa novità perché ha in se un che di autoritario, di sottrazione di ricchezza, di inganno,.. che si percepisce ma non si individua in modo chiaro e netto.

La questione viene da lontano, dagli anni ’90, cioè da quando certo Ventriglia -storico capo del Banco Napoli- andava rimosso per ragioni “politiche” mai chiarite e quando la Lega (allora era Nord) appena premiata dalle urne riuscì a uccidere la Cassa per il Mezzogiorno. Come andò nei dettagli non si è ben saputo certo è che si dichiarò il Banco illiquido e quindi gli azionisti persero tutto. Fu creata una banca dove vennero convogliati tutti i crediti deteriorati (cioè quelli che avevano provocato il dissesto) mentre la parte buona dei crediti ebbe una piccola odissea (che non mancò di produrre profitti faraonici a favore di qualcuno) finita tra le amorevoli braccia dei banchieri di Torino. Poi quei crediti deteriorati si scoprì che non lo erano affatto e quindi da un lato si è creato un tesoretto che il governo Renzi ha pensato bene di scippare e utilizzare per tappare buchi di banche del Nord mentre dall’altro sorge il dubbio che l’intero esproprio non andava fatto.

La questione è troppo grande in tutti i sensi per non meritare una Commissione Parlamentare di inchiesta (come peraltro richiesto nella passata legislatura da uno dei partiti oggi al governo) ma ad oggi sorgono irrefrenabili alcune domande: il governo vuole fare chiarezza sulla questione? Vuole che si rispettino i diritti anche dei meridionali? ha intenzione di restituire al Sud la sua maggiore e più gloriosa banca, o vuole limitarsi a prendersela con i neri? La domanda di onestà che è affiorata dalla base in modo così impetuoso si esaurisce al pur encomiabile taglio di pensioni d’oro et similia? Come si pensa che il mercato del risparmio torni ad avere fiducia delle banche se non si rispettano (magari anche in modo esemplare come questo) i diritti dei risparmiatori?

Domande che se rimarranno senza risposte, lascerebbero il sistema zoppo e poco credibile mentre potrebbero dare la stura ad un malcontento generale che già induce i migliori ad andare all’estero e gli altri ad attendere che qualcosa accada…

Senza contare che le reiterate spogliazioni delle risorse del Sud sono da sempre una costante e che questo sistema non sembra voler mai mollare le prede. Tutto sta diventando sempre più inaccettabile e la pazienza dei cosiddetti meridionali è in esaurimento con tutte le conseguenze che potranno verificarsi. 

Bari, 25 novembre 2018.

Per il Comitato Politico del Movimento Duosiciliano

Il segretario generale Michele Ladisa

 

 

————————-

– Testo integrale della RELAZIONE del Movimento Duosiciliano alle

GIORNATE INTERNAZIONALI DELLA DETERMINAZIONE DEI POPOLI.

di Michele Ladisa, Segretario Generale del Movimento Duosiciliano

Verona, 26-27-28 ottobre 2018

mov-duosic-fileminimizer

“Sono qui, orgogliosamente, per parlarvi della mia Terra, delle Due Sicilie che, solo apparentemente, ebbero fine il 17 marzo 1861 con una cruenta annessione certificata dall’ignobile, farsesco plebiscito del 21 ottobre 1860.

La mia Terra, dopo il 1861 è conosciuta come meridione, sud o mezzogiorno d’Italia.

Non sono qui per rappresentare il cosiddetto meridione piagnone, né il sud malato necessitante di assistenza e men che meno quel mezzogiorno d’Italia e d’Europa troppo spesso tavola apparecchiata per appetiti più famelici.

La storiografia ufficiale italiana, dopo 157 anni da quei fatti, continua meschinamente ad affermare false ragioni e falsi eroi, tenendo il popolo discendente dall’ex-Stato sovrano delle Due Sicilie, letteralmente ignaro del proprio passato, non certo gramo, che nelle realtà di quei tempi poteva vantare primati nel mondo. Ragion per cui molte furono le motivazioni internazionali – in primis – le condizioni bancarottiere del Regno di Piemonte e Sardegna e la costruzione del canale di Suez. L’importanza strategica della posizione geografica e le politiche delle Due Sicilie nel Mediterraneo, erano elementi di forte preoccupazione per l’egemonia dell’Inghilterra e della Francia, sia ai fini commerciali e che militari.

L’azione militare condotta per l’annessione, se in un primo momento assunse connotati da passeggiata turistica per innumerevoli ragioni che volutamente tralascio (preferendo dare spazio ad argomentazioni attuali), quasi contestualmente divenne guerriglia, una vera resistenza armata opposta, senza quartiere e per oltre 10 anni, dal popolo delle Due Sicilie. Anche qui nessun riconoscimento dello Stato italiano a quei legittimi combattenti, passati invece per delinquenti, lestofanti, criminali, in una sola parola BRIGANTI. Numerosi cattedratici, per lo più ignoranti e arroganti, arroccati alla storiografia ufficiale, parlano tuttora spudoratamente di “guerra civile” tra italiani, negando l’esistenza di inconfutabili sovranità sia nazionali che dei popoli.

La cancellazione della memoria fu un’operazione chirurgica di asportazione totale anche dell’anima dei popoli napoletani e siculi. Con il lungo periodo buio dell’annessione, fatto di massacri, stupri e deportazioni (mai riconosciuti), il terrore riuscì a insidiarsi anche nelle vene, annullando ogni sentimento e amor di patria del nostro popolo.

Il documento pubblicato in questa occasione da Stato Veneto che, unitamente alle affermazioni di Antonio Gramsci su come avvenne e cosa produsse l’unità italiana, elenca in modo riduttivo, abbastanza riduttivo, i numeri dei massacri, dei fucilati, delle chiese saccheggiate, dei prigionieri. Il documento non fa giustizia nel numero e non fa accenno agli stupri e soprattutto, soprattutto ai primi lager di recente memoria, come quello di Fenestrelle in Piemonte, del quale lo Stato Italiano è negazionista.

In quanto ospite e nel rispetto di questo contesto e di questa Città, volutamente non accennerò all’operato di Marco Ezechia Lombroso detto Cesare, ai danni delle popolazioni delle Due Sicilie, rinviando l’eventuale dibattito, qualora s’intendesse farlo, in momenti più appropriati.

L’obbligo era sentirsi italiani del Regno d’Italia e basta. Vietato fu parlare d’altro e questo fu trasferito ai posteri anche perché non ci fu più tempo per ricordare, pensare, se non alla sopravvivenza: le guerre, nefasto bagaglio culturale trasferito dal Piemonte all’Italia, ne hanno completato la rimozione.

Si sa, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Gli archivi lasciano tracce indelebili e anche le pietre parlano, raccontano, attestano. Attraverso le pagine impolverate e le stele, le targhe, gli edifici, le opere, oggi quel popolo si riappropria della verità, riassume orgoglio e dignità. Raddrizza la schiena, alza la testa.

Il nuovo popolo delle Due Sicilie è in cammino, di questo dovranno prendere atto tutti, Nazioni e popoli del mondo.

L’Italia. L’Italia, questa strano disomogeneo monoblocco, composto da un groviglio di popoli uniti troppo spesso dalla forza militare e dalle lobby internazionali e poco dalla forza delle volontà dello stare insieme, oggi sta implodendo per tutte le sue contraddizioni. Sempre più spazio e peso assumono le istanze, o meglio le rivendicazioni regionali o macro-regionali, mentre nel quadro europeo, del quale non sono disinteressate le potenze mondiali, altre istanze si fanno largo a gomitate, nelle pance del potere e dei comodi assetti internazionali.

In Italia, ad un anno di distanza, i referendum consultivi per la maggior autonomia amministrativa tenutisi in Veneto e Lombardia stanno producendo frutti inattesi, si pensavano acerbi e invece stanno dimostrando una rapida maturazione se è vero, com’è vero, che è stato sottoscritto un patto Stato Italiano-Regione Lombardia, esteso anche al Veneto e all’Emilia-Romagna. Il patto è rientrato in un’opinabile contratto di governo e che se venisse definitivamente approvato, costituirebbe una rivoluzione sostanziale degli italici assetti amministrativi, sociali e politici.

In Europa, gli straordinari passi in avanti della Catalogna, fanno questa sempre più padrona del proprio futuro e del proprio destino. La maglia elettrificata imbastita dalle sovranità nazionali europee contro i popoli, prima o poi andrà in cortocircuito e sarà impossibile fermare il processo d’indipendenza catalano, apripista di ogni altra legittima aspirazione dei popoli in quest’Europa delle nazioni destinata al dissolvimento.

Le Due Sicilie, invece, sono in enorme ritardo, stanno purtroppo ancora scontando anni di colonizzazione non solo territoriale ma anche dei cervelli del proprio popolo. Qui si è italiani dalla nascita come si è cattolici per acqua battesimale ricevuta, inconsapevolmente, nei primi giorni di vita. Ciò non significa che enormi passi in avanti non siano stati fatti in questi ultimi anni. Se da una parte il Veneto decide di donare ai nascituri la propria bandiera, il sacro vessillo delle Due Sicilie, non solo è poco conosciuto ma la sua sola esposizione pubblica è spesso avversata dallo Stato Italiano. Nonostante ciò, alcuni gruppi definiti molto genericamente “meridionalisti”, la esibiscono, ad ogni piè sospinto, con orgoglio e spiegandone storia e origini.

La storia di questa bandiera, illustri Signori, è la storia d’Europa. Qui trovate rappresentate: Castiglia, Aragona, Asburgo, Borgogna, Portogallo, Tirolo, Fiandra, Brabante e le Due Sicilie col suo casato dei Borbone.

Vi pare poco? Anzi è tutto dire del sacrosanto diritto del popolo Duo Siciliano d’essere popolo e di pretendere d’essere Stato.

E si sta lavorando alacremente in questa direzione. Cerchiamo con tenacia e grande convinzione di recuperare questi decenni di ritardo rispetto a tutti, dai Veneti ai Catalani. E non deve suonare a offesa, ad ostilità se la nostra azione politica possa a volte apparire divergente e ostativa rispetto a quanti legittimamente avanzano e rivendicano l’autodeterminazione, come, appunto, nel caso delle Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. E’ evidente che ognuno di noi fa la propria parte, reclama i propri diritti, pone i propri interessi davanti agli altri. Questo deve essere immediatamente compreso da tutti noi e tollerato, consapevoli che la lotta che conduciamo è comune: l’autodeterminazione dei popoli, di tutti i popoli europei e del mondo.

Del resto stare nella stessa famiglia non significa omologarsi, ogni componente ha infatti un proprio carattere, un proprio modo di pensare ed agire per i propri interessi. Ma si sta insieme, anche in posizione critica, a difesa e per il bene di sé stessi e della propria famiglia.

Rivisitare l’intero assetto costituzionale e istituzionale italiano è il primo irrinunciabile ostacolo da superare. Il secondo, che comunque viaggia in parallelo con il primo, è l’Europa che, come dimostrato dalla condizione Catalana, non è solo una questione interna alla Spagna ma una pastoia europea.

A 60 anni dall’entrata in vigore della Costituzione Italiana, possiamo ben affermare che se da una parte questa è frutto, conseguenza della catastrofe dittatoriale e bellica, dall’altra diventa incomprensibile nell’anomalo frazionamento microregionale inteso dai padri costituzionalisti, che surclassarono a piè pari secoli di tradizioni, storia, cultura, vita sociale dei popoli dei vari territori, che in questi si riconoscevano e non nell’Italia.

Le Due Sicilie, riunite in un unico Stato sovrano, nacquero nel 1816 con il Congresso di Vienna, ma erano comunque state un sol blocco, già da 800 anni prima.

Certamente non fu la condizione unitaria delle Due Sicilie ad originare un regime dittatoriale né una guerra mondiale, ragion per cui era necessario smembrare amministrativamente e anche politicamente il suo territorio. Si può giustificare solo nel proseguo della incessante e mai tramontata volontà risorgimentale di spogliazione delle altrui ricchezze, ripagata dall’idolatria, dalla venerazione, incondizionata e insana, del dio Italia. Di quel dio che aveva trovato il massimo trionfo della sua affermazione nel Ventennio della rinnovata Roma imperiale e che chiudeva definitivamente ogni ragione d’esistere o semplicemente di ricordare, le Due Sicilie.

Le Due Sicilie che nessuno o pochi ricordano, o se ricordate sono considerate una “negazione di dio”, ovviamente del dio Italia, sono oggi: Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia. Territori impoveriti, sfruttati e spogliati ma che nonostante tutto possono contare inesauribili risorse. Esse sono spesso in contrasto tra loro proprio per gli inopportuni confini regionali che creano divisioni, antagonismi, dualismi. Dicono che la colpa è dei meridionali, come dicono tutti, compreso, molti meridionali colpiti dalla sindrome di Stoccolma. Si può o non si può essere d’accordo su questa tesi, fatto sta che l’enorme e incessata emigrazione della popolazione dai tempi della cosiddetta unità ad oggi, ha diminuito come tutt’ora sempre più diminuisce, il potere politico contrattuale di queste aree, determinato dal minor numero di rappresentanti parlamentari e soprattutto, soprattutto dai partiti nazionali che hanno da sempre testa e potere nelle aree settentrionali d’Italia.

Come può la piccola Basilicata opporsi alle trivellazioni petrolifere a tutto campo quando esprime al massimo una dozzina di parlamentari?…Che tornaconto ha la Basilicata dalle trivellazioni, dallo sfruttamento e dall’inquinamento ambientale?

Praticamente nessuno, né per sé stessa né per le regioni confinanti che subiscono anch’esse passivamente gli effetti deleteri dell’inquinamento lucano, a partire da quello delle acque che dissetano Puglia e una zona a Nord della Calabria.

Lo Stato italiano tutto vuole per sé e per le lobby finanziarie internazionali. Anche l’Europa ha le sue pretese, di giorno in giorno sempre più incalzanti e soffocanti. E’ tempo di cambiare rotta, è tempo di autodeterminazione dei popoli. E il popolo delle Due Sicilie è popolo. Di questo valore supremo ne sta prendendo coscienza con ritardo ma saprà far valere rapidamente.

Un popolo rivendica il suo Territorio nel suo insieme, non può essere mortificato da barriere, limiti, impropri confini. Il primo passo delle Due Sicilie è la riaggregazione territoriale con l’abbattimento delle attuali regioni. Questo è anche un benefico vantaggio per le malnate risorse economiche e finanziarie dello Stato Italiano. Il passaggio obbligato di una vera spending review transita attraverso poderose riforme costituzionali come la suddivisione in macroaree regionali, ossequiose delle economie, della cultura e delle tradizioni in cui si riconoscono popolazioni e popoli.

La macroregione Duosiciliana, se da un canto è una inconfutabile esigenza del popolo del sud, dall’altra non trova convenienza dai gestori del potere colonizzatore, in quanto laddove si realizzano grosse economie nella spesa pubblica dall’altra si perde la gestione di finanze ben più ampie per fare i propri comodi, spessissimo scellerati comodi.

Ciò non esime dal combattere, anzi tutt’altro. Le nuove Due Sicilie stanno lavorando in questo senso e un referendum consultivo per la formazione della macroregione delle Due Sicilie è in corso di evoluzione.

Una macroregione delle Due Sicilie è però da considerarsi solo il primo, indispensabile passo verso l’autodeterminazione.

Il Movimento Duosiciliano che mi onoro di rappresentare, ha fissato nei propri principi statutari 4 obiettivi mirati alla ricostituzione integrale delle Due Sicilie:

Dal passaggio obbligato del superamento dell'attuale suddivisione amministrativa regionale e la ricostituzione del territorio in un'unica macroarea, alla piena autonomia gestionale amministrativa. Sarà poi inevitabile l’autodeterminazione e la conseguente forma di Stato che possa confederarsi con altri Stati del territorio italiano.

Si potrà eccepire che una confederazione interna all’Italia possa essere limitativa ma i conti, come sappiamo tutti, si fanno con l’oste. E se l’oste mette veleno nel vino, non si va da nessuna parte. L’europa di oggi è quell’oste, la Spagna il veleno. La Catalogna la vittima.

Ciò non significa mancare di coraggio, anzi di ardimento. Significa riflettere su un problema e superarlo da soli o se insieme, meglio!

In ogni caso il cammino delle Due Sicilie dovrà proseguire senza incertezze e con sicurezza. Se nonostante il raggiungimento di una confederazione di Stati o di Stati nazioni continuassero le prevaricazioni, le disuguaglianze e le penalizzazioni, l’indipendenza delle Due Sicilie sarebbe l’unica via d’uscita.

Moltissimi anni or sono ebbi l’onore personale di conoscere una grande federalista lombardo: il compianto Dacirio Ghizzi Ghidorzi di Mantova. Da Lui appresi l’alto valore umano e morale del federalismo. Ebbi un trascorso come responsabile per il Sud dell’allora Partito Federalista. Compresi la grande occasione mancata dell’800 di fare una vera Italia dei popoli federata o confederata e non una coi cannoni.

Ghizzi Ghidorzi credeva moltissimo nel federalismo europeo e per questo si è battuto sino alla fine dei suoi giorni.

Il problema delle Due Sicilie e di noi tutti, non è solo l’Italia. Dobbiamo fare i conti con quest’Europa dell’euro, dell’alta finanza, delle nazioni così come costituite dalle guerre e non dai popoli.

L’Europa di oggi è un matrimonio d’interesse, non di affinità e condivisione tra i popoli. Esso ricorda i matrimoni fra casati reali di un tempo, giustificati non dall’amore ma dagli interesse politico nazionale e per ragioni internazionali. E i matrimoni d’interesse, sin dalla notte dei tempi, non fanno fortuna, non hanno futuro. In quest’Europa il vil danaro è il collante, i bilanci delle nazioni sono le catene.

Quest’Europa è nata con molte, troppe similitudini alla formazione di quest’Italia.

L’Italia s’è fatta militarmente, quest’Europa è conseguenza della 2° Guerra Mondiale.

L’Italia è una con-fusione di popoli, quest’Europa anche.

In Italia, conseguenza delle guerre, troviamo ibridi assetti sociali con territori e popoli strappati o aggiunti da una Nazione all’altra. In quest’Europa anche.

Ci sta bene quest’Italia? No. Ci sta bene quest’Europa? Nemmeno.

Dunque, mettiamo mani al futuro…prossimo.

Dov’è il sacrosanto processo federalista, unico adesivo in grado di rendere l’Europa un’entità politica, amministrativa e sociale? L’Europa di oggi è solo una mega struttura bancaria, dove un’oligarchia s’arricchisce a dismisura, ha agenzie che si chiamano nazioni con sportelli bancomat sparsi ovunque. Siamo europei in quanto utili correntisti sino a quando i nostri conti correnti sono attivi. Diventiamo clienti sgraditi, cioè sgraditi europei, quando i nostri conti sono deficitari. Grecia docet.

In questo quadro sia italiano che europeo, l’uomo non esiste. La centralità dell’essere umano, non esiste. L’uomo è un codice fiscale, un numero, una statistica. E’ un soldatino che deve battere i tacchi sempre e comunque e che deve comprendere, giustificare e subire le crisi bancarie, i fallimenti della mega industria, i crac delle amministrazioni comunali, le inconcepibili esigenze ed arroganze dei gruppi finanziari nazionali e internazionali, mentre corruzione e infiltrazioni malavitose devono essere accettate come rientranti nella normalità, nella quotidianità.

Qui la democrazia è andata a farsi friggere, questo è puro autoritarismo.

C’è l’inconfutabile bisogno di ridisegnare il modo di vivere, ridare consistenza alla stessa esistenza dell’essere umano, rimettere al centro l’uomo in quanto tale, non avanti a questo gli interessi dello Stato, degli Enti, dei gruppi finanziari e industriali.

Il nostro economista di riferimento, Canio Trione di Bari, afferma: il rapporto tra il cittadino, il fisco, le banche, la previdenza, le grandi imprese, la burocrazia va riletto in chiave esclusivamente riabilitatrice della persona riconoscendone l’umanità. Siamo perfettamente d’accordo.

Nella programmazione delle nuove Due Sicilie l’uomo troverà il legittimo spazio, uscirà dal soffocamento burocratico e tecnocratico. Vivrà, lavorerà, produrrà in piena libertà.

La libertà. La libertà questo straordinario concetto che viene tutt’ora spacciato come qualcosa di naturale, logico, assunto e che si vive tutti i giorni normalmente. Niente di più falso.

La libertà fu quella che intesero dare i piemontesi ai duo siciliani soggiogati, dissero bleffando, dal casato regnante dei Borbone.

La libertà è quella che invece le Due Sicilie persero con il Regno d’Italia prima e la Repubblica poi. E siccome la libertà persa non era del tutto esaurita, hanno rifilato l’Europa.

La libertà è un sacrosanto principio dell’essere umano. E se questi è parte di popolo, la libertà è del popolo, dei popoli.

Sono numerosissimi oggi, decine di migliaia e forse milioni, i cosiddetti meridionali che hanno appreso la vera origine. C’è il risveglio della dignità e la voglia di riscatto.

Da anni esiste infatti un fermento che se da una parte è da considerarsi estremamente positivo e coinvolgente, dall’altra subisce il negativo condizionamento ideologico del ‘900 dell’appartenenza a destra o a sinistra. Sullo sfondo l’ulteriore condizionamento dell’italica divinità e il campanilismo regionale. Questo non fa bene agli interessi delle Due Sicilie in quanto l’azione politica per la sua affermazione risulta spezzettata, divergente, conflittuale.

Il Movimento Duosiciliano abiura decisamente le ideologie, ha fatto una scelta di campo netta e decisa: siamo per l’autodeterminazione della nostra Terra delle Due Sicilie e ci battiamo senza sosta e senza risparmio, privilegiando esclusivamente l’azione politica, motivo per cui siamo qui oggi tra voi.

C’è voglia di dimostrare, qualora ce ne fosse bisogno, al mondo intero di cosa siamo capaci. E soprattutto c’è voglia di libertà, di slegarci da lacci e laccioli, spesso dei nodi scorsoi al collo degli interessi delle Due Sicilie.

Costruiamo insieme il futuro dei popoli, in pace e piena sintonia con voi e con tutti i popoli del mondo”.

Fonte:

https://www.facebook.com/notes/movimento-duosiciliano/testo-integrale-della-relazione-del-movimento-duosiciliano-alle-giornate-interna/2286173774939642/

 

 

—————————

– Il Sud per il Sud

dalla pagina Fb. di Tifosi del Sud Uniti

 

Il Sud per Il Sud.
La Sicilia per la Sicilia.
Catania per Palermo.

È questa l'essenza del tifo. È questa la nostra vera vittoria, far riscoprire la fratellanza tra le tifoserie del Sud.
Siamo vicini cari fratelli Siciliani.
Come siamo vicini ai fratelli Calabresi e a tutti i Meridionali che sono, per questa Italia, dei Morti di serie B.

 

 

——————————————————————————-

NOTIZIE DAL REGNO – STORIA                                        

 

Grazie alla cortesia dell’Autore Gian Pio Mattogno e dell’Editore Claudio Mutti (Edizioni all’insegna del Veltro), iniziamo da oggi la pubblicazione a puntate di uno stralcio di un raro testo che molto bene delinea gli scenari sociali ed economici dai quali scaturirono le “rivolte” pre-unitarie.

Le varie parti saranno via via raccolte in un unico documento che sarà possibile consultare alla sezione “Testi consigliati”.

 

LA RIVOLUZIONE

BORGHESE IN ITALIA

(Dalla Restaurazione ai moti del 1831)

di Gian Pio Mattogno

Edizioni all’insegna del Veltro

(1993)

la-rivoluzione-borghese-in-italia-dalla-restaurazione-ai-moti-del-1831

INTRODUZIONE

 

Borghesia, massoneria, ebraismo e l’equivoco della restaurazione.

 

PRIMA PARTE

 

          La borghesia italiana, specie quella agrario – mercantile, era uscita dall’esperienza napoleonica notevolmente rafforzata, sia sul piano politico che su quello economico. Per la prima volta era divenuta classe di governo e forza sociale egemone, pur nell’ambito dell’asservimento ai disegni imperialistici della borghesia francese e di Napoleone.

          “Già durante la dominazione napoleonica erano sensibilmente migliorate le condizioni economiche degli stati italiani: l’espropriazione di manomorte ecclesiastiche, l’abolizione dei diritti di natura feudale e altri tributi ostacolanti il naturale sviluppo dell’attività produttiva avevano provocato, a danno della nobiltà e della Chiesa, una decisiva modificazione della vecchia “struttura” agraria. La conseguente redistribuzione delle terre e la successiva privatizzazione dei demani appartenenti alla comunità favorirono il rapido affermarsi nel campo economico della borghesia terriera. Il tradizionale equilibrio della vita sociale nelle campagne viene sconvolto all’improvviso. Si assiste ad un peggiorarsi del tenore del ceto contadino e ad uno sviluppo del bracciantato agricolo. Il mutarsi dei rapporti di produzione crea in fatti una minore stabilità nei legami con la terra da parte degli stesi contadini, dovuto in parte alla pressione esercitata dalla nuova borghesia terriera sui coltivatori, in parte allo stesso aumento della popolazione ed alla specializzazione delle colture. Mentre nei secoli precedenti l’applicazione della piccola coltura permetteva al contadino di provvedere al consumo della propria famiglia, ora, la maggiore soggezione al proprietario e la tendenza alla specializzazione lo legano più ancora che nel passato al mercato, che comincia lentamente a svilupparsi nelle campagne, in dipendenza alla introduzione di sistemi capitalistici nell’agricoltura” (1).

          La massoneria, protetta e incoraggiata da Napoleone, aveva conosciuto una larghissima diffusione. Aveva fornito i quadri del regime napoleonico e influenzato la vita politica del paese.

          L’ebraismo, finalmente “emancipato”, non aveva tardato a mettere a frutto la tanto sospirata “libertà” per accrescere le sue ricchezze e il suo peso politico in seno alla società cristiana (2).

          Con il crollo del regime napoleonico e la restaurazione dei governi assoluti, le aspirazioni delle forze ebraico – massoniche e borghesi subirono un brusco arresto. La massoneria fu messa fuori legge; gli ebrei vennero di nuovo sottoposti alla legislazione restrittiva pre – rivoluzionaria; la borghesia perse la sua egemonia politica e venne ricacciata in una posizione sociale subordinata.

          Le classi aristocratiche riconquistarono in parte i vecchi privilegi, mentre “si ripresero i vincoli, i dazi, i pedaggi che nel Settecento avevano impedito l’espansione delle forze produttive e che già allora erano stati combattuti vivacemente dalla borghesia”. Inoltre, “il ritorno al frazionamento della penisola in tanti Stati separati da barriere doganali rappresentava un colpo troppo grave alle aspirazioni de4i ceti più evoluti che avrebbero desiderato unire anziché dividere le varie parti della penisola, perché essi tendevano a un mercato più ampio” (3).

          Tuttavia la politica antiborghese dei governi restaurati non fu priva di incertezze, cedimenti e contraddizioni. Furono legittimati i trapassi di proprietà avvenuti nell’età rivoluzionaria grazie alle vendite dei beni nazionali; restarono in vigore diverse leggi napoleoniche; rimase in servizio una parte del personale amministrativo, diplomatico e militare del passato regime; la legislazione antiborghese fu temperata, soprattutto i moti del 1820 – 1821, da una serie di provvedimenti che incoraggiarono il progresso economico della borghesia.

          All’indomani del 1815 la situazione economica dei vari Stati italiani ricalcava sostanzialmente quella di fine Settecento e inizio Ottocento. L’agricoltura continuava ad essere l’attività produttiva principale. Furono perciò soprattutto i settori agrario – mercantili della borghesia i più diretti interessati al sovvertimento della struttura sociale tradizionale.

          I sovrani restaurati adottarono nei confronti della borghesia una politica fatta al tempo stesso di repressioni e concessioni, di freni e di incoraggiamenti. Si colpirono le forze borghesi sul piano politico, escludendole dai quadri dirigenti, ma si conservò praticamente intatta la loro forza economica, che anzi, seppur tra numerosi intralci, fu in parte addirittura favorita.

          “L’azione politica dei governi della Restaurazione procedeva così oscillante tra i due estremi di una intransigenza legittimista di principio e di un accomodantismo e di una transigenza di fatto, tra il tentativo velleitario di governare contro le nuove classi e gruppi sociali emersi dalla crisi e dalla rottura degli Anciens Règimes e il tentativo, altrettanto velleitario, di guadagnarsi la fiducia  l’appoggio di essi. Nell’un caso e nell’altro, reprimendo o blandendo, essi riuscirono soltanto a dar prova della propria debolezza e a incoraggiare la nutrita opposizione covata nelle conventicole e nei rèseaux dell’organizzazione settaria (4).

          In altre parole, fu riproposta una nuova edizione del compromesso borghese  – legittimistico settecentesco, che consisteva nel sostegno dei ceti borghesi alla politica governativa in cambio di una legislazione che favorisse il loro sviluppo economico. Ma la borghesia della Restaurazione – della quale ora faceva parte a pieno titolo anche la nobiltà imborghesita – non era più quella timida e impacciata dell’età delle riforme. L’esperienza napoleonica non l’aveva solo fatta diventare forza sociale egemone, ma l’aveva soprattutto resa consapevole della propria forza rivoluzionaria politica ed economica. Dopo aver assaporato per circa un ventennio i vantaggi della “libertà”, cioè della libertà di profitto, i nuovi ostacoli posti ora alla piena espansione del capitale dovevano apparire quanto mai intollerabili e opprimenti.

          L’accresciuto peso sociale della borghesia non poteva quindi che far pendere decisamente dalla sua parte i vantaggi del nuovo compromesso con i governi assoluti. Ma ben altri erano ora il vigore e la volontà di lotta del capitale contro i vincoli della società tradizionale. E con ben altra energia il capitale seppe mobilitare i suoi intellettuali e la sua manovalanza rivoluzionaria contro i sovrani assoluti.

          Quattro erano gli ostacoli principali che intralciavano le aspirazioni capitalistiche dell’emergente borghesia italiana: il frazionamento politico della penisola; l’assolutismo monarchico; la presenza dell’Austria; il cattolicesimo tradizionale.

 

———————–

(1) R. Moscati, Dal 1831 alla restaurazione del 1849, in F. Catalano R. Moscati F. Valsecchi, L’iItalia nel Risorgimento. Milano 1964, pp. 395 – 396.

(2) Sull’assalto ebraioc – masssonico e borghese alla società tradizionale italiana nel 1700 e nell’età napoleonica Cfr. Gian Pio Mattogno, La rivoluzione borghese in Italia (1700 – 1815), Parma, 1989.

(3) F. Catalano, La pressione delle nuove forze: La restaurazione e i moti liberali (1815 – 1831), in L’Italia nel Risorgimento cit., pp 227, 234.

(4) G. Procacci,  Storia degli italiani, Bari, 1983, pp. 328 – 329.

 

 

—————————

– La vera storia dell’impresa dei mille 10/ Ma quali eroi! Garibaldi e i garibaldini andavano a braccetto con i baroni e con i picciotti armati di lupara

di Pippo Scianò, da inuovivespri.it

 

3.1. Garibaldi a Salemi: di bene in meglio... – A Salemi il primo applauso, ma non certamente spontaneo. Il Barone Sant’Anna ed i suoi amici avevano fatto un buon lavoro. Una delegazione di cittadini di Salemi va infatti incontro festosamente a Garibaldi e gli mostra il tricolore che sventola sul castello, fatto costruire nel XIII secolo da Federico II, imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Sicilia. È la prima volta che il tricolore precede l’arrivo dei Garibaldini. Soltanto di qualche ora, presumiamo.
Maggiori i festeggiamenti in città dove la gente grida: «Morte al barbone!» (e non «al Borbone», come sottolinea il Bandi che non perdona ai Siciliani la scarsa conoscenza e la pessima pronunzia della lingua italiana in quelle pochissime occasioni in cui la usano). Mentre Garibaldi con i baroni Mistretta, Torralta e soprattutto Sant’Anna fa alta politica (e di ciò parleremo ampiamente).

Il Bandi intanto ci spiega ciò che fanno gli altri Garibaldini:

«Tutto quel primo giorno di fermata a Salemi fu speso nel fare apparecchi, si tolsero due cannoni dai vecchi ed inutili affusti, per farne loro dei nuovi, ai quali si adattarono ruote da carrozze, si dié mano a fabbricar delle lance; si requisirono i cavalli, e si aprirono gli arruolamenti pei villani, che in buon numero erano accorsi in città».(8)

Continua su:

http://www.inuovivespri.it/2019/02/09/la-vera-storia-dellimpresa-dei-mille-10-ma-quali-eroi-garibaldi-e-i-garibaldini-andavano-a-braccetto-con-i-baroni-e-con-i-picciotti-armati-di-lupara/

 

 

—————————–

– La vera storia dell’impresa dei mille 9/ E da Marsala a Salemi Garibaldi comincia ad arruolare i picciotti di mafia…

di Pippo Scianò, da inuovivespri.it

 

GARIBALDINI IN MARCIA DA MARSALA A SALEMI – 12 maggio 1860: sulla strada per Salemi. «Dove sono gli insorti?»

Torniamo alla cronaca dei fatti. Garibaldi ed i suoi Mille, «conquistata» Marsala, si spostano verso Salemi. Questa, sì, dovrebbe essere una città amica perché è sotto l’influenza del Barone Sant’Anna. Uomo di primo piano, anzi pezzo da novanta, secondo Montanelli e secondo non pochi autori. Certamente, il Barone è agganciato ai servizi segreti britannici ed esponente egli stesso della Massoneria filoinglese. L’unica che conti veramente in Europa e nel mondo.

Continua su:

http://www.inuovivespri.it/2019/02/02/la-vera-storia-dellimpresa-dei-mille-9-e-da-marsala-a-salemi-garibaldi-comincia-ad-arruolare-i-picciotti-di-mafia/

 

 

 

——————————

– La vera storia dell’impresa dei mille 8/ Anche Indro Montanelli ammette il ruolo della mafia. La misteriosa morte di Ippolito Nievo

di Pippo Scianò, da inuovivespri.it

 

Commenti e testimonianze sullo Sbarco dei garibaldini avvenuto a Marsala l’11 maggio 1860 – Sulle vicende di Marsala si è scritto parecchio e si è detto tutto ed il contrario di tutto. La verità che si sia trattato di un colpo di mano inglese, non occasionale, ma inserito in un piano ben preciso, tuttavia, emerge a poco a poco e in modo inoppugnabile dalle tante dichiarazioni sincere e, paradossalmente, anche dalle tante bugie. Si tratta di testimonianze tirate in ballo, le une e le altre, da coloro che, da diversi punti di vista e talvolta con interessi contrapposti, si sono occupati, volontariamente o involontariamente, delle vicende risorgimentali siciliane.

Non potendole citare tutte, abbiamo riportato le testimonianze più significative, citandone di volta in volta le fonti.

Continua su:

http://www.inuovivespri.it/2019/01/24/la-vera-storia-dellimpresa-dei-mille-8-anche-indro-montanelli-ammette-il-ruolo-della-mafia-la-misteriosa-morte-di-ippolito-nievo/

 

 

 

————————

– 220° DELLA CONTRORIVOLUZIONE NAPOLITANA

di Vincenzo Gulì, da parlamentoduesicilie.eu

 

Cade quest’anno il 220°anniversario della controrivoluzione napolitana, autentica svolta nella storia dell’umanità perché rappresenta la sconfitta più scottante della Rivoluzione partita dalla Francia, su ispirazione massonica, con il fine di sottomettere il mondo. La sua memoria è più viva nei perdenti che, purtroppo, nei vincitori in maniera che ancor oggi quel popolo fiero e indomito è reputato assai pernicioso, reo di opporsi al progressismo e al modernismo rivoluzionari ed oggetto di rappresaglie di qualsiasi tipo per annichilirlo definitivamente.

Ripercorriamo alcuni tratti delle vicende storiche di quel 1799 nel Regno di Napoli per tenerne vivo il ricordo nei tanti posteri che sono costretti ad ignorarli a causa della dittatura culturale che ci attanaglia.

Dopo il 1789 la Francia continua il suo mandato settario volto a destabilizzare l’ancient régime in cui vive l’Europa per renderla permeabile alle nefandezze del giacobinismo. Grazie all’iniziativa inglese, che teme di lasciarsi sfuggire la leadership rivoluzionaria, i paesi del vecchio continente si alleano per combattere il comune nemico. Nel 1798 si parla di II Coalizione antifrancese tra Gran Bretagna, Austria, Portogallo, Svezia, Russia, Turchia e Napoli. Oltre all’endemico doppiogiochismo inglese, non deve meravigliare la partecipazione dell’Impero zarista e di quello Ottomano recentemente combattutisi per gli annosi problemi dei territori confinanti come la Crimea. Lo spirito del giacobinismo ateo e nemico di ogni tradizione aveva giustamente atterrito gli stati che, talvolta sotto forme diverse, erano conformati al monoteismo e agli insegnamenti del passato.

Rivolgiamo l’attenzione al legame tra Napoli e San Pietroburgo, che sin dal 1777 era stato attivato (come prima apertura verso l’occidente) per volere di Caterina II e di Ferdinando IV, e che proseguiva tra il figlio succeduto alla zarina Paolo I e il sovrano borbonico.

Nel regno sebezio i rovesci militari terrestri avevano indotto l’Inghilterra, che con la sua impareggiata flotta guidava di fatto la coalizione, a convincere re Ferdinando ad abbandonare a fine ’98 il suo possedimento citrafaro per arroccarsi nella più difendibile Sicilia. Nel gennaio 1799 gli abitanti della capitale saranno capaci di scrivere nel sangue una delle pagine più gloriose del popolo napolitano quando, legittimato dall’assenza del re quale novello sovrano, deciderà di resistere al più forte e invitto esercito dell’epoca ormai alle porte. Lo strapotere francese stroncherà con ferocia l’opposizione dei lazzari ma nulla saprà escogitare per la pronta risposta degli altri regnicoli spregiativamente definiti briganti. L’insorgenza antigiacobina, contro francesi e traditori indigeni della proclama repubblica, non si fermerà nei sei mesi dell’occupazione.

Commemoreremo le fasi più salienti ed eroiche di questa contro-rivoluzione a partire dall’8 febbraio quando il cardinale laico Fabrizio Ruffo sbarca a Catona, a nord di Reggio, provenienti dalla Sicilia con soli quattro uomini e altrettanti domestici. Questo è l’incredibile quantità del nucleo che rovescerà i giacobini dal regno di Napoli.

Dopo una sola settimana di appelli in tutto il circondario si intravede già una vera armata al comando del card. Ruffo. Sono alcune migliaia quelli che il 13 febbraio si incamminano verso Scilla dove altre migliaia sono pronte per unirsi a loro sotto la bandiera della Croce e la legittimazione di Ferdinando IV.

Fonte:

http://www.parlamentoduesicilie.eu/wordpress/?page_id=9940&fbclid=IwAR1DPurPf_fCR4znluteBPBqB1lSBnZPyDWbcjV5osIw0heoc9UR-M_QgvM

 

 

——–

PER NON DIMENTICARE…

(immagine tratta da madreluna.altervista.com)

 

– 2, 3 febbario 1799 – L’eccidio di Ripa Teatina (Ch)

Furono massacrati otto frati del Convento

 

—————————

– 13 febbraio 1861; capitolazione di Gaeta.

Gaeta ed i gaetani diedero ben vasto contributo di sangue e di eroismi al Risorgimento d’Italia: pagarono lo scotto più amaro e sanguinoso. Sull’antica Gaeta le artiglierie di Cialdini lanciarono quasi 160.000 bombe; sul Borgo ne caddero più di 35.000; una pioggia di 115.000 proiettili investì tutta la città. Case e palazzi furono colpiti, sventrati, abbattuti; al momento della resa c’erano ovunque cadaveri, rovine, ammalati e feriti.

– Antonio Ciano, Le stragi e gli eccidi dei Savoia, Graficart, Formia 2006, pag. 95.

Il bilancio delle vittime ufficiali dell’assedio, registrate al momento della firma della capitolazione.

Morti:      826

Feriti:      569

Dispersi: 200

Nelle stime sono esclusi i civili (in città se ne contavano tremila nel dicembre 1860) rimasti sepolti e uccisi dalle bombe piemontesi, ma naturalmente anche i militari morti negli ospedali per le ferite e il tifo nei mesi successivi.

Gigi Di Fiore, Gli ultimi giorni di Gaeta, Rizzoli Editore, pag. 293.

 

—————————————————————————–

SCHEGGE DI STORIA                                                        

 

SCHEGGE DI STORIA 2/2019

 

          Ed è proprio questa “continuità d’azione” che l’autore vuol mettere in evidenza, per dimostrare non solo che il progetto occulto del Governo Mondiale è stato elaborato più di tre secoli fa, perseguito nel tempo con accanita pervicacia ed in via di compimento ai nostri giorni; ma che esso nasce dalla contraffazione dell’idea cristiana e, soprattutto, dall’odio inestinguibile nei confronti del cattolicesimo e del Papato.

          …

          In sintesi si è programmato e si sta realizzando lo svuotamento della dottrina cattolica e, di conseguenza, l’eliminazione del collante capace di tenere uniti quanto meno i popoli europei ed americani.

          E il primo colpo a questa unità fu inferto dalla Riforma luterana, altri ne sono seguiti nei tempi successivi con impressionante continuità ed astuta gradualità, come indican0 gli avvenimenti che si sono susseguiti a partire dal 1789, in cui la realizzazione del malefico progetto ha iniziato a correre più velocemente. Le guerre napoleoniche sono state le successive tappe della corsa, perché esse sono servite non solo a diffondere nel mondo civile i germi della nuova religione, ma anche a sollecitare l’insorgere dei nazionalismi, che soprattutto dovevano servire ad abbattere l’impero cristiano, che costituiva ancora quanto residuava del Sacro Romano Impero, ed il potere temporale del Papa, nela convinzione che, venuto meno quello, ne risentisse anche l’autorità spirituale. Dopo la caduta di Napoleone I, tradito certamente dalla propria vanità e dalla propria ambizione, che non potevano non collidere con i progetti coltivati dalle Alte Società Segrete (delle quali anche egli era stato un accolito), e dopo la breve Restaurazione sancita dal Congresso di Vienna nel 1815 e vanamente difesa dalla Santa Alleanza (…), la corsa riprese più violenta di prima con le rivoluzioni del 1848 e del 1849 che interessarono soprattutto la penisola italiana e l’Ungheria (sempre più in odio al cattolicesimo ed all’Austria), e che portarono alle guerre di indipendenza dell’Italia (1848, 1849, 1860, 1866 e 1870). Né può essere tralasciata la tappa del 1917, una delle più importanti e decisive della corsa al Governo Mondiale, vale a dire quella rivoluzione russa, voluta, finanziata e sempre sostenuta dalle centrali finanziarie occidentali allo scopo di abbattere lo zarismo e colpire duramente il cristianesimo ortodosso.

Pierre Virion, Il Governo Mondiale e la Contro Chiesa, Controcorrente Edizioni, pag. 58 e 59.

 

         

          “Per cinque anni i piemontesi o sardo – garibaldini, come li definivano sprezzantemente gli insorti, agirono al Sud con mentalità precoloniale. Prese corpo una specie di guerra civile tra italiani, che si protrasse fino al 1866. I metodi repressivi adottati dall’esercito al Sud suscitarono nel Parlamento italiano e all’estero critiche e condanne fino a far emergere poi precise accuse di aver compiuto, ante litteram, i primi crimini di guerra o crimini contro l’umanità”. Non si facevano molti prigionieri. Il numero dei fucilati divenne eccessivo e, per evitare proteste politiche, i Comandi militari disposero che si dovessero fucilare solo i capi e chi sfuggiva all’arresto. Inutile dire che da allora i rapporti abbondarono di descrizioni di uccisioni di briganti in fuga. Ammise, nelle sue memorie, il generale torinese Enrico Morozzo della Rocca, aiutante del Re Vittorio Emanuele II ed in quel periodo comandante in capo dell’esercito a Napoli: “Feci fucilare alcuni capi e pubblicai che la medesima sorte sarebbe toccata a coloro che si fossero opposti, armata mano, agli arresti. Erano tanti i ribelli, che numerose furono anche le fucilazioni e da Torino mi scrissero di moderare queste esecuzioni, riducendole ai soli capi”. Manfredo Fanti, ministro della Guerra, ritenne “straordinario” il numero dei capibrigante uccisi e fu costretto a invitare il Comando di Napoli a “sospendere le fucilazioni per trattenere prigionieri tutti gli arrestati”. Le prigioni e le caserme “rigurgitarono”, si legge nelle memorie di Della Rocca.

Gigi Di Fiore, Briganti Utet Edizioni, pag. 22.

 

 

          Al netto dei fatti, i primi a perorare la rivalsa contro il governo reale furono l’aristocrazia terriera e i liberali palermitani, che avvertivano il peso delle strategie del casato reale volte a equilibrare in Sicilia le forze presenti. Da questo ragionamento è palese trovare le motivazioni di fondo nella costruzione di un partito popolare contrapposto alla volontà del re. Viceversa, valutando attentamente quelle motivazioni si trova un bandolo della matassa perfettamente mimetizzato dietro tanti omissis. Non tutta la Sicilia era contro il governo di Napoli, questa verità si può elaborare, individuando quel corpo estraneo nel partito controrivoluzionario. Le forze liberali fomentate dall’aristocrazia siciliana ostile al casato dei Borbone, per le ragioni più svariate, fin dal tempo in cui re Ferdinando ebbe a risanare il debito pubblico delle due Sicilie, intaccando i privilegi e azzerando i monopoli, trovarono la predisposizione mentale di alcuni possidenti di Palermo, ad aprirsi alle richieste dei liberali siciliani, assecondati dalla corona britannica per sovvertire il governo legittimo. Messina da tutto ciò ne subiva il danno maggiore perché la discesa in campo di queste forze, sarebbero saltate quelle leggi che le avevano permesso di aumentare notevolmente i suoi traffici e le sue finanze.

          …

          Dalle carte che ho studiato, salta fuori una costante. La rivolta checchè se ne pensi non fu movimento di popolo, ma la discesa in campo di un partito siciliano espressione di una minoranza, legatosi con una burocrazia italiana ai tempi sconosciuta, rimandando il tempo dell’invasione posto in essere dagli ideologi siciliani. (colorazione in rosso della redazione. N.d.r.). La verità non è legittimata con la discesa in campo dei militari napoletani vittoriosi della campagna militare del 1848 – 1849. Non furono i soldati ad annientare Messina, se nonché gli stessi siciliani che si dichiararono suoi liberatori. Non fu Ferdinando a comandare d’incendiare quella capitale ma Ruggero Settimo, e i suoi accoliti; non furono le truppe mercenarie del Filangeri a distruggere la ricca città, ma i suoi figli più pavidi a sentenziarne la fine. (colorazione in rosso della redazione. N.d.r.). Il furioso Giuseppe La Farina, orgoglioso delirando affermerà ai suoi astanti, che era necessario l’estremo sacrificio per una buona causa: bruciando la pubblica biblioteca, i ricchissimi depositi del suo Porto Franco, rovinando con le proprie mani tutti quegli edifici che potessero servire ai borbonici. Con pochi colpi di pennello, Giuseppe La Farina stava raffigurando ai rivoluzionari veneti la strategia messa in opera su Messina dalle forze fraterne. Altro che livore napoletano, altro che stragi invereconde commesse dai Borboni, i veri assassini di Messina furono le bande armate siciliane e una parte avvelenata dei suoi stessi figli (colorazione in rosso della redazione. N.d.r.). Così accadde che i liberali siciliani incendiarono le case, sventrando i palazzi, profanando le chiese se questo faceva comodo ai loro progetti; egli lo afferma con la sua bocca e lo pone a paragone, in rapporto alle azione commesse dai suoi amici, presso il campo di battaglia trovato presso le strade di Messina. Per una causa giusta, tutto era sacrificabile persino la vita di quelli con cui condivideva i natali. La tattica fu esplicitata da questi concetti tirati su in uno scritto fresco di esperienza. Bisognava costringere il nemico a farsi bombardare (sue parole) sacrificando gli impianti delle città, provocando la sua reazione militare. La Farina, dimostra una volta per tutte, dove si nascondeva la verità e dove si accalcavano le menzogne. La sua esperienza rivoluzionaria si arrestava al 4 luglio del 1848, perché subito dopo con la reazione dei napoletani, queste teorie ritornarono in soffitta, lasciando il campo a una propaganda programmata all’annientamento pubblico del nemico; costruendo a bocce ferme una visione fantastica dei fatti, accrescendo in maldicenze i misfatti commessi dagli accoltellatori liberali messinesi, ma addossandone la colpa alla polizia napoletana. Un esempio memorabile di avvenimenti sottaciuti da una certa stampa, qui messi a nudo, dalle rivelazioni di un principe della menzogna fatta strategia politica. (1).

(1) Vedasi, a tal proposito, il testo integrale della lettera politica riportata nelle note della stessa pag. 229;

– Alessandro Fumia, Messina, la Capitale dimenticata, Magenes Edizioni, pag. 228, 229.

 —-

Per prendere visione delle altre “Schegge di Storia”, si veda la sezione omonima del menù verticale, in alto, alla sinistra del video.

 

—————————————————————————-

NOTIZIE DAL REGNO – ATTUALITA’                                   

 

– Sicilia: in quattro anni espatriati in novantamila

leggi su:

https://www.lasicilia.it/news/italia/221281/fuga-dalla-sicilia-via-90-mila-in-4-anni-lavoro-e-qualita-della-vita-si-cercano-altrove.html

 

 

—————————–

– Un nuovo Umanesimo, base della controrivoluzione del Sud

(Intervento di Michele Ladisa al IV convegno del Movimento Duosiciliano tenutosi a Bari il 20.1.19)

VIDEO

https://www.facebook.com/movimentoduosiciliano/videos/1217708198378879/

 

 

 ————————

– Capitanata cenerentola d’Italia

di Geppe Inserra, da letteremeridiane.org

La provincia più grande d’Italia, Foggia, ridotta a cenerentola. Le città metropolitane di Bari e Napoli, nonché molte province pugliesi e campane che, pur governando territori complessi, non hanno risorse finanziarie sufficienti neanche per svolgere le poche, residue funzioni istituzionali.

Il ciclone istituzionale che si è abbattuto sulle Province, con il riordino e la quasi soppressione voluta dal Governo Renzi (e poco conta che gli italiani abbiano bocciato la riforma nel referendum costituzionale, in Italia funziona così…) è stato un autentico tsunami che ha prodotto danni devastanti, soprattutto in Puglia e in Campania. A dirlo non sono le più o meno discutibili indagini dei quotidiani specializzati, ma i dati ufficiali di Opencivitas, il portale istituito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze al fine di tracciare e rendere trasparenti i bilanci degli enti locali. Il grafico più sotto mostra la situazione della spesa storica delle Province, raggruppate per Regioni.

Dopo la cura dimagrante imposta a quelli che erano una volta enti intermedi, con funzioni di governo di area vasta, la spesa storica delle province pugliesi e campane è crollata, attestandosi a 34,32 € all’anno in Puglia e a 36,22€ in Campania, dati che collocano le due province meridionale rispettivamente all’ultimo e al penultimo posto nazionale.

Va detto che la situazione non è omogenea nell’intero Mezzogiorno. La spesa storica disegna la classica pelle di leopardo raggiungendo punte ragguardevoli in Molise (66,86€, che fanno balzare la regione guidata da Campobasso al primo posto in Italia) e in Basilicata (62,41€, secondo posto).

Continua su:

http://www.letteremeridiane.org/2019/01/province-pugliesi-e-campane-le-piu-tartassate-ditalia/?fbclid=IwAR3E0AgSv–fdQ0qLPtByCgjxtL6RWqBmr5P7nS-Ge6jtf_3ziujb2xMy2I

 

 

—————————

– Le cavie di Matera

di Lorenzo Fraioli, da comedonchisciotte.org

L’appello di Burioni, prontamente sottoscritto dal signor Beppe Grillo, potrebbe essere una mossa preventiva per rivendicare alla scienza ufficiale, e solo a questa, il diritto di esprimere pareri sul tema dei danni da esposizione ai campi elettromagnetici.

Luigi Di Maio: “Un nuovo boom economico potrebbe rinascere: negli anni ’60 avemmo le autostrade, ora dobbiamo lavorare alla creazione delle autostrade digitali… quello che vogliamo realizzare per l’Italia passa da una visione dei prossimi 10 anni… il lavoro è la più grande sfida del nostro tempo… L’Italia deve essere in prima linea in questa fase di trasformazione, facendo del nostro Paese una smart nation“.

Le autostrade digitali di cui parla Di Maio sono la rete 5G.

Oggi le società delle tlc hanno ancora il problema di come coprire l’ultimo miglio che divide le abitazioni o le aziende dagli armadietti grigi, che sono in strada. Quando questo ultimo miglio viene coperto con un cavo del vecchio rame, la speditezza della connessione peggiora. Grazie a queste frequenze da 2,7 giga, a breve sarà possibile coprire l’ultimo miglio via etere, senza più cavi, con una soluzione wi-fi.” (Repubblica 2-10-2018)

Le aste per l’assegnazione delle frequenze si sono svolte ad ottobre 2018 con un incasso per lo Stato, nei prossimi quattro anni, di 6,55 mld. E’ una cifra enorme, quasi una finanziaria, il che fa capire che la diffusione del 5G avverrà a qualunque costo e con grande velocità, così da permettere alle società di tlc di cominciare a rientrare dall’investimento il più presto possibile. Ciò a dispetto dei timori sui pericoli delle onde elettromagnetiche ad alta frequenza che, a breve, inonderanno il territorio. Tra i siti già oggetto di sperimentazione, nei quali vi sarà un’ulteriore accelerazione, figurano Bari e Matera, quest’ultima designata capitale europea della cultura 2019. Ma forse sarebbe più vicino alla realtà dire capitale europea della sperimentazione 5G 2019.

Continua su:

https://comedonchisciotte.org/le-cavie-di-matera/?fbclid=IwAR0RTTm0YIgCBkQg-2j6MrB0dUfopT3HL1Rxl32i9yvwAR8WE039CEOHvj4

 

 

——————————

– Palermo. Massoneria, l’inno nazionale all’ARS (Assemblea Regionale Siciliana)

da livesicilia.it

VIDEO

https://livesicilia.it/2019/01/09/massoneria-linno-nazionale-allars-video_1025865/?fbclid=IwAR01AoM5yJdGXvNwjUQAsswEwXcjOZu4OURdTN8ZmpX6Dw1Vv0kQdYFQjlM

 

 

—————————-

– Mediterraneo No Triv: “Mise autorizza ricerca idrocarburi nello Jonio”

da basilicata24.it

Con decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 7 dicembre 2018 e pubblicato sul BUIR- Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi in data 31.12.2018

(fontehttps://unmig.mise.gov.it/images/buig/62-12.pdf http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/buig/62-12/62-12.pdf?fbclid=IwAR06YzJWhjlgW_oHC7RYqCyalPsWHRczTX6SHAKZgMAX5YyjAplcqOKya40) sono stati conferiti 3 permessi di ricerca alla società petroliera Global Med.

Si tratta dei procedimenti F.R43.GM, F.R44.GM e F.R45.GM e relativi alle istanze di ricerca 87 F.R. GM, 89 F.R. GM e 90 F.R. GM .

In sostanza il Ministero dello Sviluppo Economico ha ritenuto di poter autorizzare la compagnia petrolifera Global Med di cercare idrocarburi con la tecnica dei rilievi in 2d e in un area complessiva di 2.2200 mq .

Nella mappa allegata e estrapolata proprio dallo studio di impatto ambientale presentato dalla società petrolifera, emerge chiaramente sia l’ubicazione delle aree ma anche la modalità di ricerca che purtroppo, e come da tempo abbiamo segnalato, presenterà potenziali rischi e impatti per l’ambiente.

Continua su:

https://www.basilicata24.it/2019/01/mediterraneo-no-triv-mise-autorizza-ricerca-idrocarburi-nello-jonio-61616/?fbclid=IwAR3SoNsxjzuCuTPDMx8-fjjhkpdyAiktJWwuMz4n-XbKfBgOEhyjuXo-Yzs

 

 

 ———————–

– Punti Organico 2018: il Nord si prende 280 ricercatori dal Centro-Sud

da roars.it

È come se, da un anno all’altro, l’equivalente di 280 ricercatori dovessero abbandonare gli atenei meridionali per essere trasferiti nelle più ricche università settentrionali. Com’è possibile? Fu il Governo Monti a stabilire che i pensionamenti avvenuti in un ateneo A possono essere rimpiazzati da assunzioni in un ateneo B, se B ha un bilancio più solido del (pur virtuoso) ateneo A. Ed ecco che la città Milano con i suoi atenei incamera ben 84 Punti Organico (l’equivalente di 168 ricercatori) in aggiunta al rimpiazzo dei propri pensionamenti. Un organico sottratto agli atenei del Centro-Sud, in particolare  Napoli Federico II, Palermo e Roma Sapienza. Insomma, prosegue il travaso che negli ultimi sei anni ha già spostato oltre 500 P.O. dal Centro-Sud al Nord. Qualcuno obietterà che è giusto così. Per averne conferma, confrontiamo Napoli Federico II con Udine. Entrambi gli atenei sono “virtuosi” (Indicatore Spese Personale < 80% e ISEF > 1). Ma la Federico II è più virtuosa sia per lndicatore di Sostenibilità Economico-Dinanziaria (1,19 vs 1,15) sia per Indicatore Spese Personale (67,7% vs 70,9%). Ebbene, i “criteri Bussetti” premiano l’ateneo “peggiore”: a Udine spetta un turn over del 113%, mentre a Napoli  solo un misero 83%. La spiegazione? Sembra che l’algoritmo di ripartizione del turn over non tenga conto del numero dei pensionamenti, che possono variare, anche di molto, da un ateneo all’altro. Che deve fare un ateneo per migliorare i propri indicatori? La riposta è semplice: aumentare le tasse universitarie, senza curarsi del tetto massimo (sulla cui violazione nessuno vigila). Infatti, a chi spreme gli studenti spetta un “premio” a spese degli atenei che rispettano la legge. Si tratta  di aspetti più volte rimarcati da CUN e CNSU e fatti propri dal Movimento 5 Stelle in un Ordine del Giorno presentato nel 2013 e accolto dal Governo. Concetti ribaditi nel loro “Programma Università e Ricerca”. Dove sono finiti questi buoni propositi?

Continua su:

https://www.roars.it/online/punti-organico-2018-il-nord-si-prende-280-ricercatori-dal-centro-sud/?fbclid=IwAR1W7Bw5Qv2g1s2mkXcp_sBkddx0kTManyQh0vtXLPjlTzXE4Klqr6YcWHs

 

 

—————————————————————————-

ARCHITETTURE DEL REGNO                                               

 

– La via Consolare borbonica da Cassino a Sora

di Ferdinando Corradini, da cdsconlus.it e da altaterradilavoro.com

A scuola ci hanno insegnato che l’attività prediletta dai Borboni di Napoli era di perseguitare i giacobini e i liberali. Nessuno ci ha mai detto, però, che l’ orditura stradale del Lazio meridionale – precedente alle odierne autostrada del Sole e “superstrade” – l’hanno realizzata loro. E ciò nonostante che di tali loro iniziative siano ancora ben presenti in situ le testimonianze.

La costruzione della strada

La prima di tali strade a essere realizzata fu quella che andava (e va) da Napoli a Sora. Il suo tracciato, nel tratto da Capua al cimitero di Arce, coincide – meno che nella zona di Teano – con la via Casilina e, dal detto cimitero, fino a Sora – a eccezione di una piccola variante nel territorio di Fontana Liri che vedremo meglio in seguito – con la Valle del Liri. Tale strada rotabile veniva indicata con il nome di “Consolare” probabilmente perché, a imitazione delle vie realizzate nel periodo romano, seguiva un tracciato di fondovalle, mentre le precedenti vie, che erano poco più che mulattiere, erano poste per lo più sulle colline.

Da sottolineare l’iter che portò alla decisione di realizzare tale strada: sul finire del Settecento il canonico Giacinto Pistilli di Isola del Liri presentò alla Regia Corte di Napoli alcuni suoi progetti industriali da attuare sfruttando le acque dei fiumi Liri e Fibreno; nell’ambito di tali iniziative si ravvisò l’opportunità di realizzare una via rotabile che collegasse le erigende fabbriche con la capitale del Regno1. Vi è da dire che, indipendentemente dalle iniziative prese dal canonico Pistilli, nella regione solcata dai fiumi Liri e Fibreno erano già presenti da tempo numerosi insediamenti industriali relativi alla produzione dei panni di lana e della carta: anche questa circostanza, con ogni probabilità, avrà indotto le autorità dell’epoca a costruire la strada di cui ci stiamo occupando, al fine di creare un agevole collegamento fra le dette fabbriche e il porto di Napoli2. In favore della realizzazione della strada avranno, probabilmente, svolto un ruolo importante anche delle considerazioni di carattere militare: la stessa, infatti, nel tratto che sarebbe andato da Arce a Sora, sarebbe venuta a trovarsi quasi a ridosso del confine con lo Stato pontificio.

I progetti per la realizzazione della Consolare furono redatti dall’ingegner Bartolomeo Grasso. I lavori ebbero inizio nel 1794 e furono diretti dal colonnello Giuseppe Parisi. La spesa preventivata era di trecentomila ducati, posti a carico dei Comuni e dei Feudatari, che si trovavano a dieci miglia dalla erigenda strada. La detta somma fu posta per un terzo a carico dei Feudatari e per i restanti due terzi a carico dei Comuni, che ripartirono la quota a loro carico fra i possidenti, in ragione del valore della proprietà di ciascuno e della distanza della proprietà dalla strada3.

L’apertura della stessa ebbe delle immediate conseguenze politiche. Quasi contemporaneamente all’inizio dei lavori, infatti, per la precisione nel 1796, la Corte di Napoli aggregò al Regio Demanio gli Stati appartenenti al duca Boncompagni-Ludovisi. Tali stati erano quelli di Sora (che comprendeva anche Isola, Castelliri, Broccostella e Pescosolido), Arpino (con Casalvieri, Fontechiari e Casalattico), Arce (con Rocca d’Arce, Fontana e Santopadre) e Aquino (con Roccasecca, Castrocielo, Colle San Magno e Terelle); i detti Stati erano tutti attraversati dalla Consolare4. Si prevedeva, come in effetti poi avvenne, che la costruzione della strada avrebbe favorito lo sviluppo industriale della media valle del Liri. Ad evitare che tale sviluppo potesse essere ostacolato dalle pretese del Feudatario, fu adottato il provvedimento con il quale gli stessi furono sottratti alla sua giurisdizione. Possiamo ben ritenere, quindi, che nella media valle del Liri – grazie alla strada di cui ci stiamo occupando – il feudalesimo fu abolito con dieci anni di anticipo sul resto del regno di Napoli, dove, com’è noto, tale abolizione avvenne nel 1806 in modo generalizzato.

Continua su:

https://www.cdsconlus.it/index.php/2016/09/29/la-via-consolare-borbonica-da-cassino-a-sora/

Per prendere visione delle altre “Architetture del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video.

 

—————————————————————————–

LUOGHI DEL REGNO                                                         

 

 

Bivongi (RC) il Monastero Ortodosso di San Giovanni Theristis

di amazing kalabria, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=EGdmZJgNlXo

 

 

 

Per prendere visione degli altri “Luoghi del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video, pag 2.

 

—————————————————————————–

CULTURE DEL REGNO                                                         

 

Marianna Mercurio – Frenesia

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=atXjPXo6mXs&index=5&list=PLKU9GVLrx_bhONlH8I4dGrkhRnJgHh_64

 

Per prendere visione delle altre “Culture del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video, pag 3.

 

———————————————————————————–

TESTI CONSIGLIATI                                                            

 

– SUCCESSE IL '48

di Vincenzo Gulì

48-fileminimizer

Per il 170º anniversario della rivoluzione del 1848 è stato tempestivamente stampato questo saggio che va presentato con la prefazione dell’autore.

Nel frasario comune degli odierni meridionali d’Italia esiste la locuzione “successe il 48” che vuole esprimere l’idea di un pandemonio, uno sconvolgimento, un avvenimento violento che lascia il segno ma che non era del tutto imprevisto. Anche altrove si usa questo modo di dire che ha avuto la sua origine in un preciso anno citato nei numeri finali pronunziati, 1848. Allora in buona parte d’Europa la Rivoluzione (con la lettera maiuscola perché derivata pedissequamente dalla matrice del 1789) fece tremare troni e popolazioni per più di un anno seminando lutti e danni profondissimi. Ma fu un evento annunciato perché ovunque se ne parlava da quando la generazione precedente era stata costretta a viverne uno simile.

Si sa che la Rivoluzione è perenne fino a quando non avrà tutto il mondo tra le sue catene. Avendo mezzi illimitati a disposizione, può adoperare la guerra, gli strumenti di persuasione di massa, dei veri cavalli di Troia per i suoi resistenti secondo le situazioni di convenienza e del grado di titubanza rilevata. Essa non sta mai in quiete perché è costantemente alimentata per egemonizzare ogni cosa.

Il 1848 fu l’anno della lotta armata. Con l’iterata filosofia giacobina delle belle parole e dei brutti fatti, in nome della libertà e del progresso dei popoli si cercò in ogni modo di accelerare il loro avviamento alla schiavitù e alla barbarie.

In questo lavoro l’attenzione è ricaduta sul Regno delle Due Sicilie sotto il re Ferdinando II di Borbone perché ebbe parte fondamentale in quei tristi avvenimenti.

I nipoti dei briganti e dei lazzari del 1799 seppero rispondere alla grande alle seduzioni e ai tormenti rivoluzionari, pur nel formidabile potenziamento che essi dispiegarono allora. L’esercito duosiciliano li salvò dal giogo massonico che li ispirava e finanziava. I Borbone erano stati bravi a espungere la rivoluzione con le armi quando essa le usava. Furono assai meno valenti quando essa adoperò gli altri strumenti sopra citati. La loro indulgenza lasciò il campo libero alla lotta non armata che sempre prepara una successiva lotta armata.  Il 1799 portò al 1821, al 1828 e al 1848. Il 1848 condusse direttamente al 1860 in cui avvenne l’annientamento delle Due Sicilie e dei suoi amatissimi sovrani.

Se la storia è un insegnamento per i posteri sulle vicende del passato, questa è la lezione che noi dobbiamo assimilare. Chi subisce una rapina non deve pensare solo al momento in cui è stato derubato. Deve ripercorrere il tragitto che l’ha condotto a quella sventura. Da quando ha deciso di tenere la futura preda a quando imprudentemente è transitato per luoghi pericolosi, da quando non ha ascoltato i buoni consigli ricevuti a proposito a quando ha sottovalutato il rischio di essere vittima di furto non premunendosi di adeguate tutele.

Il regno delle Due Sicilie fu vittima di una rapina nel 1799 e si sentì tranquillo quando fu arrestato il colpevole, ne subì un’altra nel 1848 e si rilassò quando i manigoldi furono resi inoffensivi.  Non imparò mai la lezione che sono le occasioni a creare il ladrocinio perché il mondo civile è molto più popolato di malviventi di quanto non lo siano le carceri.

Dalla Rivoluzione ci si difende con una resistenza continua, com’è continua la sua azione criminale. Dalla Rivoluzione ci si protegge rintuzzando a uno a uno tutti i mezzi che essa ha a disposizione. Dalla Rivoluzione ci si salva se avviene una sinergia tra tutte le sue vittime nel tempo senza alcuna remora di razza, di risentimenti, di religione. Se i popoli del XXI secolo riusciranno a coalizzarsi in tal modo, la Rivoluzione comincerà ad arretrare proprio quando sembra che tutto il mondo le appartenga. Altrimenti questi sono gli anni dell’ultima spiaggia che potrebbero aprire a un futuro oscuro per un’umanità tale solo per definizione.

Ma, per fortuna, il corso della storia non dipende solamente dalla volontà degli uomini…

Vincenzo Gulì

N.B. Per presentazioni ed acquisizioni rivolgersi a questa redazione: info@parlamentoduesicilie.eu

Qui il VIDEO di presentazione a Portici:

https://www.youtube.com/watch?v=gr4RweT1cr4&feature=youtu.be

 

 

—————————–

– Messina, la capitale dimenticata

di Alessandro Fumia, Magenes Edizioni

UN LIBRO CHE TUTTI I DUOSICILIANI DOVREBBERO LEGGERE.

IN PARTICOLARE I SICILIANI.

In questo corposo volume di 339 pagine Alessandro Fumia rende partecipe il lettore di “cosa divenne” Messina subito dopo l’investitura di Carlo III della corona di “Utriusque Siciliae”. Ci ricorda che questa gloriosa città fu un tempo crogiuolo di iniziative industriali, economiche, finanziarie, commerciali, culturali e scientifiche di primissimo piano, tanto che tutte le maggiori potenze europee vollero colà i propri Consolati. Un fermento di iniziative e di progetti che la portarono presto ad essere fra le più importanti città del Regno seconda, forse, solo a Napoli. Una città che, da sola, forniva allo Stato una rendita fiscale superiore a quello di tutta la restante Sicilia nel suo insieme. Una città più volte capitale dell’Isola e che in più occasioni fu aspra rivale di Palermo. Una rivalità che sfocerà infine nella strenua e tenace difesa dei diritti del legittimo Governo contro la ribellione della capitale dell’isola, fomentata ad arte da liberali, massoni e profittatori guidati dalla nobiltà capitolina che vedeva ogni giorno diminuire i suoi illegittimi profitti a causa dei continui interventi dei Borbone in favore del popolo Siciliano. Ci guida infine nella disamina, quasi ora per ora, di ciò che esattamente avvenne nel corso della rivolta del ’48; chi ne furono i veri artefici, quali ne furono le vere cause, come e dove si svolsero esattamente i combattimenti ma, soprattutto, come ad essere i veri artefici del cosiddetto bombardamento di Messina, non furono le milizie Duo Siciliane, bensì gli “indipendentisti Siciliani”. E lo fa non attraverso sottili disquisizioni di ordine filologico o ideologico, bensì attraverso la pubblicazione di documenti, spesso inediti, quasi sempre di sponda “indipendentista”. E’ così smentita inequivocabilmente e ancora una volta la vigliacca invenzione per la quale, secondo alcuni sprovveduti, ma anche secondo quanto ancora si legge in certi libri scolastici, che sarebbe stato il “Re Bomba” (nomignolo vilmente affibbiato successivamente a Ferdinando II), ad operare quel bombardamento. Per la verità già altre fonti avevano avanzato questa versione, ma il merito del Fumia sta nel fatto di avere dimostrato che quanto raccontato nel testo non è, appunto, una “versione”, ma quanto realmente avvenne sulla base di prove documentali inappellabili.

Un testo quello del Fumia che contribuisce in modo determinante al disvelarsi di verità volutamente e vigliaccamente occultate, travisate e manipolate che però, ormai, risplendono in tutto il loro abbagliante fulgore.

G.M.

 

 

——————————-

– La Divina Tragedia

di Fabiuccio Maggiore

Dopo “L’uomo e il denaro”, Fabiuccio Maggiore con questo nuovo lavoro ci guida lungo un percorso fra i meandri infernali dell’alta finanza occulta facendoci comprendere, ancorchè in chiave apparentemente satirica e certamente ironica, gli oscuri meccanismi che stanno distruggendo le nostre economie e le nostre vite.

luomo-e-il-denaro

divina-tragedia-fileminimizerDall’Introduzione:

Un po’ prima del mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura chè la diritta via era smarrita. Passando per lavanderie lussemburghesi dove il denaro veniva ripulito e ritrovandomi tra uomini più simili a delle bestie che mangiavano panini olandesi in salsa irlandese in quel dei paradisi fiscali, capii quanto profonda e oscura fosse la vasca contenente quei dannati valori elettronici che uomini sprovveduti ed ignari del pericolo solevano chiamare moneta. Ed ecco allora la follia umana, l’avarizia e l’ingordigia prendere il sopravvento giovando della pigrizia e della ignavia popolare di omuncoli distratti dalla carne dal ludico piacere dell’eterno fanciullo. Uomini che le bestie solevano chiamare “i dormienti”. Un inferno dantesco reale, all’interno del quale risiedono diavoli banchieri capaci di prestare ciò che non hanno, botteghini finanziari dalle scommesse truccate, mercati di debito aperti da strutture in ombra, paradisi fiscali nel bel mezzo di inferni terrestri, traffici illeciti e zone franche dove potere riciclare il denaro grazie all’uso – abuso delle nuove autostrade non asfaltate che hanno permesso il controllo planetario attraverso uno schermo, rendendo tragicamente reale il dispotico mondo orwelliano. Ogni dannato giorno, azioni lontane ai nostri occhi generano reazioni ed effetti a noi vicine capaci di intaccare la nostra stabilità ed armonia. Per queste ragioni, questo viaggio all’interno della Divina Tragedia deve servire a sensibilizzare colui che dorme nel reagire intellettualmente e attivamente per fermare quegli uomini resi bestia che han venduto l’anima al diavolo. Attraverso la nostra intellighenzia abbiamo ideato dei mezzi per agevolarci la vita, mezzi che hanno finito per distruggercela, e il denaro, il tragico potere divino ne è il principale esempio. Dopo il primo libro L’Uomo e il Denaro: Alla ricerca della Verità, in questo secondo lavoro La Divina Tragedia, ci addentreremo dentro il mondo della finanza occulta, alimentata dall’uso del digitale e dagli escamotage che la moderna tecnologia ha concesso alle bestie dei nostri giorni. Ogni descrizione “dantesca” legata ad una fantasia ironizzata per alleggerire la narrazione è affidata alle capacità di lettura e interpretazione del lettore al quale auguro un buon viaggio.

Gli occhi aperti non potranno più richiudersi.

Per acquistare il libro ci si può rivolgere direttamente all’Autore via Facebook.

 

 

—————————-

– …e nel mese di maggio 1860 la Siclia diventò "Colonia"

di Pippo (Giuseppe) Scianò

Pitti Edizioni, pag. 415

sciano-2

Così si esprime Pippo (Giuseppe) Scianò a pagina 376 della sua ciclopica opera presentata oggi (7.4.’18) a Palermo intitolata “…e nel mese di maggio 1860 la Sicilia diventò <<Colonia>> – ciclopica non tanto per il numero delle pagine, che comunque sono ben 415, quanto per contenuti densi di documenti, testimonianze e circostanze, spesso inedite, e relativi “solamente” al periodo maggio/ottobre 1860 – riferendosi alle opere di Gustavo Rinaldi, storico e studioso, ed in particolare a quella intitolata “Il Regno delle Due Sicilie. Tutta la verità”:

          “A questo punto del nostro lavoro, sentiamo quindi il dovere di esprimere la nostra sincera gratitudine per l’opera meritoria che – non senza sacrifici – sta portando avanti  con successo e che contribuisce  in modo determinante a riaffermare il diritto dei Popoli dell’ex Regno delle Due Sicilie alla rispettiva memoria storica, all’identità nazionale, che dal 1860 sono state calpestate, prima dall’occupazione militare di stampo imperialista voluta dalla gran Bretagna e successivamente dai partiti unitari dominanti e dagli ascari locali e dai regimi e dalle istituzioni da questi dipendenti.

          Tutto e tutti al servizio dell’imperialismo interno delle regioni del nord e del loro Stato. E il diritto alla propria memoria storica – tanto per parlare di uno solo dei diritti negati – è, per ogni Popolo, la condizione essenziale per acquisire la consapevolezza di sé.

          Anche per uscire da quella alienazione culturale in forza della quale i popoli oppressi si identificano con i loro oppressori. E tanto più avviene questa identificazione quanto più gli oppressori sono stati spietati, assassini, feroci e canaglie.

          Come è accaduto, appunto dal 1860 in poi in Sicilia, in Calabria, in Basilicata, in Puglia, in Abruzzo, nel Molise, in Campania ed, in una parola, in tutto quanto il territorio del soppresso Regno delle Due Sicilie.

Qui il VIDEO della presentazione

https://www.youtube.com/watch?v=Mq-kCl_xgMs&feature=youtu.be

 

 

—————————

– Quaderni Borbonici – 1

di Alessandro Fumia e Franz Riccobono

EDAS sas Edizioni

Dedicato a Carlo III di Borbone ed ai suoi interventi su Messina

 

 

—————————–

– Rinascita di una Nazione

di Giovanni Maduli

Presentazione di Vincenzo Gulì

Introduzione di Ignazio Coppola

Pitti Edizioni

 

 

———————————————————————————–

NOVITA' EDITORIALI                                                          

 

– Storie di garibaldini scomparsi

di Massimo Novelli

storie-garib-fileminimizerEditoriale Il Giglio

Fonte:

http://www.editorialeilgiglio.it/due-sicilie-i-mille-storie-di-avventurieri-e-delinquenti-comuni/

 

 

————————–

– 1860 -La verità dimezzata – Cronistoria della spedizione dei mille e sue conseguenze

di Vincenzo Giannone

la-verita-fileminimizer

 

—————————-

– Verità e menzogne sul brigantaggio

La sconosciuta replica della Corte Borbonica alla relazione Massari (1863)

di Gaetano Marabello

libro-fileminimizerPagine 246, E 20,00

 

 

—————————————————————————–

NOTIZIE DAL MONDO – ECONOMIA, POLITICA              

 

– HACKERARE L'UNIONE EUROPEA

di byo blu, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=PzM9feiiNHo

 

 

————————-

– Quando l’élite inventa “il popolo contro l’élite”

di Federico Dezzani, da federicodezzani.altervista.org

 

Dalla Brexit alla nascita dei gilets jaunes in Francia, passando per l’elezione di Trump e la nascita del governo pentaleghista, il dibattito pubblico è dominato dal tema “il popolo contro l’élite”: gli stessi media avvalorano la tesi di una ribellione “nazional-popolare” contro le élite trans-nazionali ed il loro sistema socio-economico, ormai insostenibile per l’elettore medio Assodato che la storia è scritta delle élite, i leader populisti rappresentano una “nuova élite” contro la precedente? Sono “il meglio” del popolo che sfida il vecchio ordine? No, semplicemente l’élite angloamericana ha “inventato” una ribellione del popolo contro se stessa e ne ha scelto persino i capi: la funzione dei “populisti” è quella di demolire un sistema internazionale che non fa più gli interessi di chi l’ha costruito.

E crearono i populisti a loro immagine

Correva l’ottobre 2016: la Brexit era già cosa fatta e, di lì a poco, Donald Trump avrebbe conquistato la Casa Bianca. Uscimmo allora con un articolo dal sintomatico titolo “Populismo: quando l’oligarchia perde il controllo della democrazia”, dove anticipavamo di circa uno o due anni un tema che avrebbe poi dominato il tema politico successivo : “la rivolta del popolo contro l’élite”. Allora eravamo giovani ed inesperti e commentavamo le ombre sul muro della caverna: ricorrevamo a valide argomentazioni e brillanti spunti, ma commentavamo pur sempre ombre. A distanza di due anni, è tempo di tornare sull’argomento e correggere gli errori, tanto più che il dibattito “popolo contro élite” domina ancora la scena e sembra ingannare la maggior parte dell’opinione pubblica.

Continua su:

http://federicodezzani.altervista.org/quando-lelite-inventa-il-popolo-contro-lelite/

 

 

————————–

– AUTONOMIA DELLE REGIONI DEL NORD (e Stati Uniti d’Europa) – di Guido Grossi

di Guido Grasso, da scenarieconomici.it

Lo sai? Te lo raccontano i telegiornali che il ministro degli Affari Regionali e delle Autonomie sta elaborando in un testo “top secret” una profonda Riforma delle autonomie regionali, ma pensata solo per tre regioni del nord: Emilia, Veneto e Lombardia?
Così leggo sul Fatto Quotidiano.
Facciamo mente locale: guarda che già Trentino, Valle d’Aosta e Friuli hanno i loro statuti speciali. Si profila dunque un Nord Italia “diverso”, tentato dal rinchiudersi in sé stesso, meno solidale che mai.
Certo, se “leggi” il mondo attraverso lo squallore della contabilità, e ti capita di confondere il fine ultimo della vita con l’accumulazione di ricchezze materiali, la tentazione si spiega.

Forse, però, sull’altare del dio denaro si finisce per sacrificare qualcosa di più prezioso, come le origini antiche, la cultura, la storia, la lingua, le tradizioni, la solidarietà ed un sentire comune che ha avuto nella Costituzione della Repubblica italiana il punto più alto di condivisione, ed ora rischia di dissolversi, per sempre, prima ancora di essere portato a compimento.

Continua su:

https://scenarieconomici.it/autonomia-delle-regioni-del-nord-e-stati-uniti-deuropa-di-guido-grossi/

 

 

——————————

– LA POLVERIZZAZIONE DEGLI STATI NAZIONALI – Marco Mori

di byoblu, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=oEXm5x47ogU

 

 

———————–

– Aquisgrana: cosa c'è dietro?

di Enrico Carotenuto, da /coscienzeinrete.net

 

Il trattato firmato da Francia e Germania ha creato scompiglio tra gli analisti, ortodossi e non. Molti sostengono che sia la fine della UE. Ma è proprio così? O si tratta semplicemente di un ulteriore accorciamento delle linee di potere che serve a portare avanti il progetto di super-stato?

E perchè c'è stato bisogno di questo trattato, visto che alla prova dei fatti i due paesi sono anni e anni che si comportano esattamente così come hanno formalizzato?

Ma soprattutto: è giusto analizzare la questione dal punto di vista delle politiche nazionali? Ovvero: è corretto vedere ancora la politica internazionale (e anche quella nazionale), soprattutto in ambito europeo, come competizione tra stati nazionali? O si tratta, più profondamente, di scontro sempre più aperto tra centri di potere e popolazione, a prescindere dalle entità politiche nominali, e dai confini?

Continua su:

http://coscienzeinrete.net/politica/item/3408-aquisgrana-cosa-c-e-dietro

 

 

 

——————————————————————————–

CULTURA – COSTUME – SOCIETA'                                  

 

– La chiusura domenicale e la religione dello shopping

di Enzo Pennetta, da enzopennetta.it

L’apertura domenicale dei negozi non serve ad aumentare i guadagni, non sono le occasioni di acquisto a mancare ma i soldi. E anche in quei casi in cui è il tempo per fare acquisti a mancare, il problema è sempre quello di un’organizzazione economica nella quale chi lavora è sfruttato con il tempo libero ridotto al minimo e gli altri sono disoccupati. Ma il governo Monti pensò che per aumentare il PIL il problema fosse che non c’era abbastanza offerta e così varò il “Decreto salva Italia”, un nome illusorio figlio di un pensiero magico che così viene ricordato su Repubblica:

Correva l’anno 2012, quando il decreto “Salva Italia” del governo Monti – approvato per riequilibrare la struttura dei conti pubblici – entrava in vigore introducendo le liberalizzazioni di molte attività tra cui taxi, farmacie e negozi. Questi ultimi avrebbero potuto effettuare orari diversi dal resto della concorrenza, aperture straordinarie e sconti fuori dal periodo stagionale dei saldi. Ora, a quasi sette anni di distanza da quel decreto, tutto ritorna in discussione.

Lo shopping domenicale ha molto poco a vedere con l’economia che prosperava benissimo quando la gente la domenica poteva fare quello che voleva nell’immenso mondo che esiste al di fuori dello shopping, ma perché si sentisse la pulsione a fare acquisti la domenica è stata necessaria una trasformazione umana che somiglia molto ad una visione religiosa.

Continua su:

https://www.enzopennetta.it/2019/02/la-chiusura-domenicale-e-la-religione-dello-shopping/

 

 

—————————–

– La filosofia deve morire: Boncinelli propone un manifesto del totalitarismo scientifico.

di Enzo Pennetta, da enzopennetta.it

Ormai siamo al confronto aperto, non si fa neanche più finta di dialogare sui rapporti tra scienza e società, la prima è dichiarata come unica fonte di verità e quindi sarà obbligatorio uniformarsi ai suoi dettami.

“La farfalla e la crisalide” si intitola l’ultimo libro del genetista Edoardo Boncinelli, la farfalla che nasce dopo un lungo periodo di preparazione sarebbe la scienza che ormai sarebbe matura per prender il volo abbandonando alle spalle una inutile e superata filosofia.

Curiosamente Boncinelli ignora che la farfalla è destinata a morire presto, la sua similitudine non sembra quindi molto beneaugurante. Da quello che scrive Daniela Mengazin e riportato su Pikaia, per Boncinelli la filosofia sarebbe ormai solo una “inutile zavorra”:

l’avvento del metodo sperimentale ha segnato l’irreversibile rivoluzione che avrebbe liberato la farfalla della scienza dalla sua storica incubatrice, rendendola pienamente autonoma. La farfalla, non più gravata da un’inutile zavorra, può ora librarsi nei cieli della razionalità, perseguendo il progresso scientifico e tecnologico. Ma i funerali della filosofia, da tempo annunciati per l’anacronismo e l’inefficacia dei suoi metodi, non sono ancora stati celebrati. È il sintomo più eloquente di uno storico equivoco

La filosofia sarebbe inefficace, un’affermazione che si scontra con il fatto che la scienza non può legittimare sé stessa con i propri metodi, l’epistemologia studia i fondamenti della scienza osservandola dall’esterno.

Continua su:

https://www.enzopennetta.it/2019/01/la-filosofia-deve-morire-boncinelli-propone-un-manifesto-del-totalitarismo-scientifico/

 

 

————————

– DALL'IDEOLOGIA DI GENERE AL TRANSUMANO E POSTUMANO

di Enzo Pennetta, da enzopennetta.it

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=LmhYAI8R88E

 

 

———————-

– Perché mutilare un corpo sano? (con video)

di Frank Gordon, da ontologismi.wordpress.com

 

“Che le organizzazioni LGBT+ siano le paladine di una ideologia aberrante e perversa è oramai chiaro a tutti coloro che conservano un briciolo di buon senso e capacità critiche. Anche quelle apparentemente più moderate finiscono con lo sposare le tendenze più radicali (e pericolose).
Ad esempio recentemente l’AGEDO (associazione dei genitori di omosessuali) ha lanciato una campagna a favore dell’adeguamento dell’identità di genere anche nei minori. Se gli fai notare che su un tema come questo occorrerebbe come minimo essere prudenti, visto anche il recente studio (Litmann 2018) che mette in luce come alcune forme di disforia siano frutto di suggestioni di tipo ambientale (amicizie scolastiche, siti web, social media, ecc.) ti rispondono piccati che si tratta di uno studio infondato il cui scopo è diffondere panico sociale (sic !).
Ma come, invece di tirare un sospiro di sollievo, visto che ameno per alcuni bambini la cosa si può risolvere in modo relativamente semplice senza il bisogno di terapie ormonali e chirurgiche, tirano in ballo complotti e stupidaggini varie. Sembra che per loro sia inaccettabile qualunque notizia o ipotesi che contraddica la propria visione del mondo (in psicologia questo tipo di atteggiamento si chiama formazione reattiva).

Si arriva a preferire la mutilazione dei propri figli piuttosto di ammettere (anche solo in modo ipotetico) che la disforia di genere possa derivare da una percezione sbagliata del proprio corpo dovuta a cause esterne”.

Continua su:

https://ontologismi.wordpress.com/2019/01/20/perche-mutilare-un-corpo-sano/

 

 

——————–

– Contro la mediocrità dell’oggi

di Adriano Tilgher, da ilpensieroforte.it

È impressionante l’ignoranza della società di oggi. Una mediocrità diffusa che alimenta il convincimento di essere tutti belli, forti, capaci di capire tutto, di sapere tutto, di poter mettere lingua su tutto.

Ignoranza che è frutto della mediocrità e dell’asservimento al profitto degli accademici, dei sedicenti uomini di cultura e della classe politica di questo nuovo millennio.

Un tempo eravamo solo selezionatori della nazionale di calcio, oggi ci sentiamo primi ministri, scienziati, grandi avvocati, grandi letterati, … e a buon diritto vista l’estrema mediocrità di quelli che oggi occupano quei ruoli.

Tutto ci è permesso, possiamo discettare di storia, di filosofia, di scienza, di arte, senza aver letto un libro, un documento, un trattato, senza aver visto un museo, perché chi dovrebbe avere l’autorità scientifica per parlare di queste cose, essendosi venduto, spesso dimostra di saperne meno di noi. Poi ci mettiamo su una tastiera e tranciamo giudizi su tutto e su tutti. Così ci convincono di essere liberi e non capiamo invece quanto tutto ciò documenti il degrado e la bassezza cui stiamo arrivando.

Lo specchio della bassezza del mondo in cui viviamo sono le nostre città.

Continua su:

http://www.ilpensieroforte.it/cultura/1770-contro-la-mediocrit%C3%A0-dell-oggi 

 

 

—————————–

– Se anche la Chiesa diventa positivista

di Renato Cristin, da corrispondenzaromana.it

Il tema dell’immigrazione è il campo decisivo, non l’unico ma certamente quello più denso di implicazioni, per la difesa dell’identità europea e delle sue singole identità nazionali. Se da un lato, nell’attuale prospettiva immigrazionista, si vede all’opera una linea anti-identitaria, anti-tradizionalista, anti-occidentale ovvero terzomondista, tendenzialmente totalitaria di ispirazione marxista, anti-cristiana eppure paradossalmente oggi sostenuta anche da larghi settori della Chiesa, dall’altro lato si assiste a una convergenza fra linee di pensiero storicamente differenti che, per una esigenza storica del presente, si trovano affiancate nella critica delle teorie immigrazioniste. Queste tendenze, ciascuna delle quali conserva intatta la peculiarità e l’autonomia che le deriva dalla propria tradizione, trovano in una concezione identitaria il punto di raccordo. Fra queste spiccano la linea del liberal-conservatorismo e quella del tradizionalismo cattolico, impegnate in uno sforzo comune.
Ma sul tema dell’immigrazione si gioca anche una partita meno immediatamente visibile, che riguarda la religione in senso proprio o, in altri termini, il futuro del Cristianesimo in Europa. Detto in estrema sintesi: la Chiesa si trova oggi dinanzi a un dilemma dietro al quale si cela una possibile conseguenza drammatica.

Continua su:

https://www.corrispondenzaromana.it/se-anche-la-chiesa-diventa-positivista/

 

 

———————–

– Savi di Sion e Terra Piatta: se il “fake” aiuta i negazionisti

da libreidee.org

“YouTube contro le teorie stravaganti”, titola “Repubblica”: “La Terra non sarà più piatta”. La video-piattaforma web annuncia che implementerà i filtri, a partire dagli Stati Uniti, per evitare suggerimenti di video «che reclamizzano cure miracolose o asseriscono notizie palesemente false su eventi storici, come l’11 Settembre». Tombola, commenta Massimo Mazzucco: visto a cosa “serve”, un’idiozia come la teoria della Terra Piatta? E’ perfetta, per fare di tutta l’erba un fascio: la barzelletta della Terra Piatta, stranamente strombazzatissima (e mai stroncata con decisione dai solerti “debunker”, normalmente prontissimi a demolire i “complottisti”) ora viene utilizzata per liquidare anche una storia, purtroppo serissima, come quella dell’11 Settembre, cui Mazzucco – regista e video-reporter – ha dedicato anni di studio, realizzando documentari come “Inganno globale” e “La nuova Pearl Harbor”, che smontano da cima a fondo la versione ufficiale, secondo cui le Twin Towers sarebbero crollate esclusivamente per via dell’impatto degli aerei. Manipolazioni infinite e verità a doppio fondo, come la madre di tutte le “fake news” – i Protocolli dei Savi di Sion – nel quale è appena “inciampato” Elio Lannutti, ora senatore 5 Stelle, sommerso dalle polemiche per aver preso per buona quella vecchissima teoria del complotto sionista. Però attenzione, avverte Mazzucco: i Protocolli sono un falso storico, ma il loro contenuto?

Siamo così sicuri che sia peregrina, l’idea del “golpe” pianificato dai grandi banchieri per dominare il mondo? Mazzucco lo chiama “il falso del falso”. E spiega: a volte, se un gruppo di potere sa di essere al centro di pesanti sospetti fa produrre del gossip contro se stesso. Estrema sottigliezza: fabbrichi un documento palesemente farlocco, sapendo già che la frode verrà scoperta. Risultato: liquidato come “fake” il documento, verrà archiviato come “fake” anche il suo contenuto di denuncia. Com’è noto, i Protocolli – presentati come antichi e profetici – vennero invece redatti solo all’inizio del ‘900 dall’Ochrana, la polizia segreta zarista, per poi essere “smascherati” già nel 1921 come un falso, costruito a tavolino. Da quel momento, “bruciati” i Protocolli di Sion, fu ridotto a puro “complottismo” qualsiasi retroscena inerente la scalata al potere da parte della finanza ebraica internazionale, incarnata ad esempio dalla dinastia Rothschild. Siamo certi – si domanda Mazzucco – che dietro a quella cartaccia ci fossero solo gli 007 dello zar, e non anche qualche acutissimo stratega del futuro Nuovo Ordine Mondiale in salsa sionista?

Continua su:

http://www.libreidee.org/2019/01/savi-di-sion-e-terra-piatta-se-il-fake-aiuta-i-negazionisti/

 

 

———————–

– MAZZUCCO live – Puntata 33 (Franco Cfa-Protoccoli Sion-Censura Youtube 26-01-2019) BN TV

di Border Nights, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=TdMyO9mi1y8

 

 

———————

– Se alle elementari si spiega cos'è il sesso orale

di Ermes Dovico, da lanuovabq.it

 

In una scuola primaria dell'Istituto Comprensivo "Alda Merini" di Scanzorosciate, in provincia di Bergamo, si sono tenuti dei corsi di "educazione affettiva" rivolti alle quarte e alle quinte, in cui si è parlato di masturbazione, uso del preservativo, omosessualità, identità di genere e sesso orale. In particolare le spiegazioni su quest'ultimo "contenuto" hanno suscitato malessere e disagi tra alcuni bambini. I corsi sono stati tenuti da un'esperta di educazione sessuale del consultorio diocesano "Scarpellini", la quale proprio ieri ha presentato un suo progetto in un'altra scuola di Bergamo.

Tutto è venuto a galla dalla reazione di alcuni bambini di 9 e 10 anni, che dopo quella che doveva essere un’ordinaria mattinata tra i banchi sono usciti da scuola agitati, imbarazzati, a disagio, e ripetendo di continuo “che schifo, che schifo”.

Siamo a Scanzorosciate, in provincia di Bergamo, per la precisione all’Istituto Comprensivo “Alda Merini” e quella mattina, nella primavera del 2018, le classi di quarta elementare hanno affrontato un corso di educazione affettiva. Il corso era stato preventivamente presentato ai genitori della scuola dalla stessa persona che avrebbe poi educato i bambini, Francesca Barcella, un’esperta in educazione sessuale del consultorio familiare diocesano “Costante Scarpellini” (Fondazione Angelo Custode Onlus), che fa capo alla Curia di Bergamo.

Continua su:

http://www.lanuovabq.it/it/se-alle-elementari-si-spiega-cose-il-sesso-orale?fbclid=IwAR3mgOQ61RrzX7wDg-3DHF44n7sGjnPCJjQ0fuP3UysgwUlvwkimoMKsEAw

 

 

———————————————————————————

 MEDICINA                                                                        

GLI ARTICOLI DI SEGUITO RIPORTATI NON RAPPRESENTANO IN ALCUN MODO SUGGERIMENTI O INDICAZIONI TERAPEUTICHE IN QUANTO GLI AMMINISTRATORI DI QUESTO SITO NON SONO MEDICI; ESSI RAPPRESENTANO SOLAMENTE UN PANORAMA DI OPINIONI REPERITE SUL WEB. SI INVITA PERTANTO AD AVVALERI COMUNQUE DEL PROPRIO MEDICO CURANTE.

——————————————————————————–

– Vaccini: Partecipa all’Azione Civile Nazionale -Luca Scantamburlo

di byoblu, da youtube.com

VIDEO

https://www.byoblu.com/2019/02/13/vaccini-arriva-lazione-civile-nazionale-luca-scantamburlo/

 

——————————–

– "I PROFITTI DEI VACCINI SONO BASSI" (di Massimo Mazzucco)

di L’anticonformista, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=ph0n6wNCybQ

 

 

————————

– LA FALSIFICAZIONE DEI DATI NEI DECESSI DA VACCINI – Jacob Puliyel

di byoblu, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=YDvKZIQmD_0

 

 

———————–

– Non so voi ma io sono MOLTO PREOCCUPATO. DIFFONDETE!

di SocialTv Network, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=Qq3VGILHUSg

 

 

——————————–

– Lettera aperta ai Parlamentari italiani

da corvelva.it

 

Con questa lettera aperta ci rivolgiamo oggi a tutti i parlamentari italiani che abbiano interesse a dare ascolto ai cittadini.

Il senso di queste parole è condiviso da molte associazioni e comitati di tutto il territorio italiano, in rappresentanza di centinaia di migliaia di cittadini, che sono stanchi di rimanere inascoltati e di vedere la politica avanzare cieca e sorda a qualsiasi richiesta arrivi dal basso, da quell’elettorato In rappresentanza del quale siete stati votati.

Siamo qui in attesa di un segnale di democrazia da parte vostra, di coerenza verso le promesse fatte in campagna elettorale, di rispetto verso i cittadini che hanno riposto in voi le proprie speranze “per il cambiamento”.

Siamo tutti genitori, coinvolti da un tema spinoso e controverso, e pretendiamo ascolto e risposte.

Nel caso potesse esservi sfuggito, fuori da qui si sta combattendo una battaglia che ha dell’inverosimile, per contenuti e toni: difendere il diritto più ovvio e fondamentale, quello all’autodeterminazione e all’inviolabilità del corpo, quello a tutela dell’articolo 32 della Costituzione italiana; sta diventando ormai (fatto ancor più grave) questione di dover difendere persino il diritto alla libertà di pensiero ed opinione.

Lo scontro tra due fazioni abilmente create ad hoc (pro-vax / no-vax), è stato fomentato in primis proprio dalla politica, poi dai media, poi da una certa parte – ben delineata ed istruita – della “comunità scientifica”, fino ad ottenere quel clima propedeutico all’imposizione ed alla coercitività, che ha permesso al “decreto Lorenzin” di vedere la luce.

Continua su:

https://www.corvelva.it/it/speciali-corvelva/comunicati/lettera-aperta-ai-parlamentari-italiani.html

 

 

———————————

– INPS: PREMIO AI MEDICI CHE NEGANO MALATTIA ED INVALIDITÀ. SCANDALOSO!

di L’occhio di Abbate di Luigi Abbate, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=W5HCpGjkFqc

 

 

———————————————————————————

 SCIENZA E TECNICA                                                           

 

– Test: manichini sulla Luna. Ma non ci eravamo già stati?

da libreidee.org

Due robot spediti in orbita verso la Luna per testare la nostra capacità di resistenza alle radiazioni cosmiche? Ma scusate, in teoria non dovremmo già sapere tutto? Non ci siamo già stati nel 1969, sulla Luna? Non fu allora che – per la prima volta – gli astronauti superarono (incolumi) le temute Fasce di Van Allen che separano la Terra dal suo satellite? «Secondo me si divertono come dei pazzi a prenderci per il culo», scrive Massimo Mazzucco. «Non ci può essere altra spiegazione, per una notizia come quella circolata in questi giorni sull’imminente viaggio spaziale di Helga e Zohar intorno alla Luna». Helga e Zohar? «Sono due manichini, il cui scopo sarà quello di misurare le radiazioni cosmiche ricevute dagli astronauti durante un viaggio circumlunare». Sul sito della Esa, l’agenzia spaziale europea, si legge: «Questi due manichini occuperanno il posto dei passeggeri durante la prima missione di Orion intorno alla Luna, andando più lontano di quanto un essere umano abbia mai viaggiato fino ad oggi». Ancora: «Dotata di 5.600 sensori, la coppia di manichini misurerà le quantità di radiazioni a cui gli astronauti potrebbero essere esposti nelle missioni future, con una precisione senza precedenti». “Potrebbero essere esposti”, dice l’Esa? «Ma allora, scusate, la misurazioni “fatte durante le missioni Apollo” sulla Luna che fine hanno fatto? Non servono più a nulla?».

Continua su:

http://www.libreidee.org/2019/02/test-manichini-sulla-luna-ma-non-ci-eravamo-gia-stati/

 

 

——————————-

– Monsanto-Bayer passa alla modificazione genica di frutta ed altro

di William Engdhall, da comedonchisciotte.org

Non a caso, la Monsanto, che oggi si nasconde dietro il logo Bayer, da leader mondiale delle sementi OGM brevettate e dell’erbicida a base di glifosato (probabilmente cancerogeno) Roundup, sta tentando di brevettare, senza dare nell’occhio, varietà geneticamente modificate (o OGM) di frutta utilizzando la controversa modalità della modificazione genica (gene editing). La “bellezza” della cosa per Monsanto-Bayer è che negli USA, secondo una recente sentenza del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, l’agricoltura geneticamente modificata non ha bisogno di test speciali e indipendenti. Questi sviluppi non sono certamente buoni per la salute o per la sicurezza umana, né faranno alcunchè per dare al mondo un modo migliore di nutrirsi.

Il colosso agrochimico e OGM Monsanto, che oggi cerca di mantenere un  basso profilo all’interno della Bayer, il gigante tedesco per prodotti chimici ad uso agricolo ed OGM, si sta orientando in direzione dell’assai controverso settore della modificazione genica di nuove varietà di colture. Nel 2018, mentre la società veniva inondata di cause legali contro l’uso del probabilmente cancerogeno Roundup, la Monsanto aveva investito 125 milioni di dollari in una piccola azienda specializzata in modificazioni geniche, denominata Pairwise. Il collegamento è tutt’altro che casuale.

Continua su:

https://comedonchisciotte.org/monsanto-bayer-passa-alla-modificazione-genica-di-frutta-ed-altro/

 

 

—————————–

– EMERGENZA RIFIUTI: LA TECNOLOGIA CHE NON DOVEVA NASCERE – Andrea Necchi

di byoblu, da youtube.com

rifiuti-fileminimizer

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=PGM0BI5WlqY

 

 

————————

– Perché il Pentagono utilizza gli insetti per scopi militari?

di William Engdahl, da comedonchisciotte.org

Esistono prove evidenti del fatto che il Pentagono, attraverso la sua agenzia di ricerca e sviluppo DARPA, sta sviluppando insetti geneticamente modificati che sarebbero in grado di distruggere le colture agricole di un potenziale nemico. Quanto sostenuto è stato negato dalla DARPA, ma i principali biologi hanno lanciato l’allarme su ciò che sta avvenendo con l’impiego della nuova tecnologia CRISPR per l’“editing genetico”, al fine di utilizzare, a tutti gli effetti, gli insetti per scopi militari. È come attualizzare la piaga biblica delle cavallette al 21° secolo, solo potenzialmente di gran lunga peggiore.

La Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) del Pentagono sta finanziando un programma dal nome bizzarro, “InsectAllies”. Il dott. Blake Bextine della DARPA descrive il programma come “sfruttamento di un sistema naturale ed efficiente di attuazione, in due fasi, per trasferire i geni modificati alle piante: gli insetti vettore e i virus delle piante che essi trasmettono”. DARPA sostiene che il programma è fornire “contromisure modulari, facilmente dispiegabili e generalizzabili contro potenziali minacce, naturali e progettate, all’approvvigionamento alimentare, con gli obiettivi di preservare il sistema colturale degli Stati Uniti”. Badate al linguaggio: modulari, facilmente dispiegabili …

Continua su:

https://comedonchisciotte.org/perche-il-pentagono-utilizza-gli-insetti-per-scopi-militari/

 

 

—————————

– La scienza tiranna minaccia la democrazia

di Claudio Risè, da controinformazione.info

L’élite dei «tecnici» sta prendendo il potere e fa pressione sugli Stati. Ma è formata da sapienti che si autonominano infallibili anchese commettono errori dagli effetti tragici. Il vizio d’origine è cercare di rinchiudere la realtà nella gabbia della matematica.

La Scienza chiede rispetto. Ce lo intimano in tanti: presidenti della Repubblica di vecchio tipo, Presidenti di Accademie, membri autorevoli di Chiese che fino a pochi secoli fa bruciavano alcuni di quelli che parlavano di scienza. Però su cosa la scienza sia c’è una certa confusione; a parte riconoscere, con Karl Popper, che è tale quella che accetta di essere messa in discussione e verificata, altrimenti non è più scienza ma ciarlataneria.

Oggi però, se la discuti, sei subito un somaro (come si esprimono scienziati molto televisivi, ignari della grandezza del simbolo della fatica raccontato in: Asino caro o della denigrazione della fatica di Roberto Finzi, Bompiani).

A chiedere rispetto, anzi intimidire chi critica, più che la scienza sono però quelli che parlano in suo nome, e si definiscono “scienziati”. Un gruppo di pressione studiato con attenzione fin dagli anni 60 da alcuni studiosi di scienza politica, a cominciare dal francese Jean Meynaud, che nei suoi librisulla Tecnocrazia presentò con conoscenza di causa questa nuova elite del potere, rappresentata appunto dagli scienziati dei saperi tecnoscientifici. Non è sorprendente: nelle società militariste vogliono comandare i generali, in quelle teocratiche i vescovi, e in quelle scientifiche gli scienziati e i tecnici. E la nostra è una società industriale, fondata su un modello di produzione tecnoscientifico, dove tecnici e “scienziati” vogliono comandare.

Ciò non significa però che vadano lasciati fare.

Anzi, vanno assolutamente fermati

Continua su:

https://www.controinformazione.info/la-scienza-tiranna-minaccia-la-democrazia/

 

 

—————————–

– Nasce la “post scienza”: non c’è più bisogno di prove

di Enzo pennetta, da enzopennetta.it

 

La vera “post verità” è quella scientifica, la data di nascita ufficiale potrebbe essere il 19 novembre 2018, quella della pubblicazione di un articolo del Nobel Steven Chu.

Il sequestro della scienza come instrumentum regni è ormai apertamente dichiarato: bisogna credere agli scienziati, le prove sono un optional.

L’articolo è stato pubblicato su Avvenire con il titolo “Il Nobel Chu: non ce la faremo mai a limitare il riscaldamento globale, nel pezzo le dichiarazioni più importanti dell’ex ministro di Obama non sono però quelle sull’ennesimo allarme riguardo la teoria del riscaldamento globale antropogenico bensì quelle che riguardano il supporto scientifico sul quale una teoria debba fondarsi, la prima affermazione degna di interesse è la seguente:

Se gli effetti del cambiamento climatico sono così evidenti, come mai il presidente Usa non ci crede?
Ci sono delle evidenze cui lui incredibilmente non crede e ci sono cose assolutamente improbabili cui Trump invece crede ciecamente; come quando sostiene che Putin non è immischiato nel Russiagate, malgrado quanto abbiano appurato i nostri servizi di intelligence.

E’ sorprendente innanzitutto il fatto che Chu leghi la teoria dell’AGW alla questione Russiagate. Afferma che i servizi di intelligente USA avrebbero appurato che Putin  è “immischiato”, termine che non vuol dire assolutamente nulla se non lo si legge in un’ottica di propaganda, infatti di appurato non esiste niente.  La mancanza di prove sul Russigate che Chu invece afferma essere un dato certo serve a preparare il terreno ad un’accusa analoga e di segno opposto riguardo la causa umana del riscaldamento globale:

Oggi, non si vede ancora la correlazione stretta che esiste – ma negli ambienti scientifici ed economici si sa che esiste (come dire che antisocraticamente sanno di sapere ndr) – tra il cambiamento climatico e le fonti energetiche fossili. È un po’ come se andassi dal dottore e mi spiegasse che fumare fa male a me e ai miei figli, ma senza una prova concreta non smettessi di fumare… tutto ciò è molto umano, no?

Continua su:

http://www.enzopennetta.it/2018/11/nasce-la-post-scienza-non-ce-piu-bisogno-di-prove/

 

 

————————————————————————————–

FUORI TESTO

 

Le lacrime che dai nostri occhi vedrete sgorgare

non crediatele mai segni di disperazione

promessa sono solamente

promessa di lotta.

Alexandros Panagulis
 

 

————————-

– Fioravanti: il Regno dei Borbone, scuola di eccellenza

di CentroStudi Civitanovesi, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=lOZ_Bog8qpY

 

 

————————-

CNT – Message à toute l'humanité

di Demo Sophie, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=j1GCeJe7T74&feature=share

 

 

————————-

Cos'è lo Spread – Nando Ioppolo

di Il Manto, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=hyZgv4BlgCI

 

 

————————-

– "Inganno Globale", di Massimo Mazzucco

di Il Portico Dipinto, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=jNiZD1FQevk&t=662s

 

 

————————

– Cancro le Cure Proibite di Massimo Mazzucco

di Carlo Anibaldi, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=qPZPGeLag9c

 

 

———————-

– Ex Magistrato Paolo Ferraro Decide Di Parlare!

di InfoClub, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=QGHNSkmbH0E&t=11s

 

 

———————————————————————-

QUESTO SITO NON  E' UNA TESTATA GIORNALISTICA IN QUANTO VIENE AGGIORNATO SENZA ALCUNA PERIODICITA', PERTANTO NON PUO' ESSERE CONSIDERATO UN PRODOTTO EDITORIALE AI SENSI DELLA L. N. 62 DEL 7.3.2001. L'AUTORE DEL BLOG NON E' RESPONSABILE DEL CONTENUTO DEGLI ARTICOLI LINKATI. ALCUNI TESTI E IMMAGINI SONO TRATTI DAL WEB E PERTANTO DI PUBBLICO DOMINIO. QUALORA LA PUBBLICAZIONE DI ALCUNI DI ESSI VIOLASSE EVENTUALI DIRITTI D'AUTORE, SU RICHIESTA VERRANNO RIMOSSI.

Pages: 1 2