La verità è per chiunque la voglia cercare…

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N.B.: Si partecipa ai Sig.ri fruitori di questo sito che alcuni articoli riportati sulla pagina iniziale possono rimanere in visione per molto tempo, mentre altri vengono aggiornati con maggiore frequenza e senza alcuna periodicità. Si invita pertanto a prendere sempre visione  dell’intera pagina.

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APPELLO

 

…alla luce di quanto sta avvenendo non è più pensabile continuare a dividersi in sicilianisti, napolitanisti, duosiciliani, borbonici, antiborbonici, meridionalisti, federalisti, autonomisti e via dicendo: ciò non farà altro che favorire il gioco di quelle oligarchie mondialiste che hanno causato ciò che stiamo subendo; la posta in gioco è troppo alta per non comprendere che solo una identità di intenti può porsi come elemento determinante per la riuscita di un qualunque progetto di riscatto. E’ indispensabile, anzi vitale, il superamento di quelle pur legittime diversità di vedute e propugnare, tutti insieme e nel rispetto delle specifiche idee, quanto meno un forte riavvicinamento delle varie componenti identitarie, nella convinzione e nella consapevolezza che se ciascuno farà un piccolo passo indietro, tutti insieme si farà un enorme passo avanti.

(Tratto da “Rinascita di una Nazione”, pag. 127)

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Si invitano i sig.ri lettori a dare attenta lettura dell’articolo seguente. Anche dalla sua lettura è possibile comprendere la deriva verso la quale, indipendentemente dai vari “credo” politici, siamo tutti volutamente trascinati.

– Perchè non si possa dire "Io non lo sapevo…" e la conseguente scelta indipendentista.

di Giovanni Maduli, 19.2.2016.

https://www.regnodelleduesicilie.eu/wordpress/page/2/

 

 

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PENSIERI…

 

Dal Movimento Duosiciliano riceviamo e volentieri pubblichiamo

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BANCO DI NAPOLI

IL GOVERNO FACCIA RESTITUIRE IL MALTOLTO

Domani, 26 novembre, anche il nome “Banco Napoli” scompare. Di autorità i clienti si troveranno a divenire clienti di una banca di Torino. In realtà la cosa è vecchia di alcuni lustri ma diviene ancora più evidente domani. Molti meridionali mal digeriscono questa novità perché ha in se un che di autoritario, di sottrazione di ricchezza, di inganno,.. che si percepisce ma non si individua in modo chiaro e netto.

La questione viene da lontano, dagli anni ’90, cioè da quando certo Ventriglia -storico capo del Banco Napoli- andava rimosso per ragioni “politiche” mai chiarite e quando la Lega (allora era Nord) appena premiata dalle urne riuscì a uccidere la Cassa per il Mezzogiorno. Come andò nei dettagli non si è ben saputo certo è che si dichiarò il Banco illiquido e quindi gli azionisti persero tutto. Fu creata una banca dove vennero convogliati tutti i crediti deteriorati (cioè quelli che avevano provocato il dissesto) mentre la parte buona dei crediti ebbe una piccola odissea (che non mancò di produrre profitti faraonici a favore di qualcuno) finita tra le amorevoli braccia dei banchieri di Torino. Poi quei crediti deteriorati si scoprì che non lo erano affatto e quindi da un lato si è creato un tesoretto che il governo Renzi ha pensato bene di scippare e utilizzare per tappare buchi di banche del Nord mentre dall’altro sorge il dubbio che l’intero esproprio non andava fatto.

La questione è troppo grande in tutti i sensi per non meritare una Commissione Parlamentare di inchiesta (come peraltro richiesto nella passata legislatura da uno dei partiti oggi al governo) ma ad oggi sorgono irrefrenabili alcune domande: il governo vuole fare chiarezza sulla questione? Vuole che si rispettino i diritti anche dei meridionali? ha intenzione di restituire al Sud la sua maggiore e più gloriosa banca, o vuole limitarsi a prendersela con i neri? La domanda di onestà che è affiorata dalla base in modo così impetuoso si esaurisce al pur encomiabile taglio di pensioni d’oro et similia? Come si pensa che il mercato del risparmio torni ad avere fiducia delle banche se non si rispettano (magari anche in modo esemplare come questo) i diritti dei risparmiatori?

Domande che se rimarranno senza risposte, lascerebbero il sistema zoppo e poco credibile mentre potrebbero dare la stura ad un malcontento generale che già induce i migliori ad andare all’estero e gli altri ad attendere che qualcosa accada…

Senza contare che le reiterate spogliazioni delle risorse del Sud sono da sempre una costante e che questo sistema non sembra voler mai mollare le prede. Tutto sta diventando sempre più inaccettabile e la pazienza dei cosiddetti meridionali è in esaurimento con tutte le conseguenze che potranno verificarsi. 

Bari, 25 novembre 2018.

Per il Comitato Politico del Movimento Duosiciliano

Il segretario generale Michele Ladisa

 

 

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– Testo integrale della RELAZIONE del Movimento Duosiciliano alle

GIORNATE INTERNAZIONALI DELLA DETERMINAZIONE DEI POPOLI.

di Michele Ladisa, Segretario Generale del Movimento Duosiciliano

Verona, 26-27-28 ottobre 2018

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“Sono qui, orgogliosamente, per parlarvi della mia Terra, delle Due Sicilie che, solo apparentemente, ebbero fine il 17 marzo 1861 con una cruenta annessione certificata dall’ignobile, farsesco plebiscito del 21 ottobre 1860.

La mia Terra, dopo il 1861 è conosciuta come meridione, sud o mezzogiorno d’Italia.

Non sono qui per rappresentare il cosiddetto meridione piagnone, né il sud malato necessitante di assistenza e men che meno quel mezzogiorno d’Italia e d’Europa troppo spesso tavola apparecchiata per appetiti più famelici.

La storiografia ufficiale italiana, dopo 157 anni da quei fatti, continua meschinamente ad affermare false ragioni e falsi eroi, tenendo il popolo discendente dall’ex-Stato sovrano delle Due Sicilie, letteralmente ignaro del proprio passato, non certo gramo, che nelle realtà di quei tempi poteva vantare primati nel mondo. Ragion per cui molte furono le motivazioni internazionali – in primis – le condizioni bancarottiere del Regno di Piemonte e Sardegna e la costruzione del canale di Suez. L’importanza strategica della posizione geografica e le politiche delle Due Sicilie nel Mediterraneo, erano elementi di forte preoccupazione per l’egemonia dell’Inghilterra e della Francia, sia ai fini commerciali e che militari.

L’azione militare condotta per l’annessione, se in un primo momento assunse connotati da passeggiata turistica per innumerevoli ragioni che volutamente tralascio (preferendo dare spazio ad argomentazioni attuali), quasi contestualmente divenne guerriglia, una vera resistenza armata opposta, senza quartiere e per oltre 10 anni, dal popolo delle Due Sicilie. Anche qui nessun riconoscimento dello Stato italiano a quei legittimi combattenti, passati invece per delinquenti, lestofanti, criminali, in una sola parola BRIGANTI. Numerosi cattedratici, per lo più ignoranti e arroganti, arroccati alla storiografia ufficiale, parlano tuttora spudoratamente di “guerra civile” tra italiani, negando l’esistenza di inconfutabili sovranità sia nazionali che dei popoli.

La cancellazione della memoria fu un’operazione chirurgica di asportazione totale anche dell’anima dei popoli napoletani e siculi. Con il lungo periodo buio dell’annessione, fatto di massacri, stupri e deportazioni (mai riconosciuti), il terrore riuscì a insidiarsi anche nelle vene, annullando ogni sentimento e amor di patria del nostro popolo.

Il documento pubblicato in questa occasione da Stato Veneto che, unitamente alle affermazioni di Antonio Gramsci su come avvenne e cosa produsse l’unità italiana, elenca in modo riduttivo, abbastanza riduttivo, i numeri dei massacri, dei fucilati, delle chiese saccheggiate, dei prigionieri. Il documento non fa giustizia nel numero e non fa accenno agli stupri e soprattutto, soprattutto ai primi lager di recente memoria, come quello di Fenestrelle in Piemonte, del quale lo Stato Italiano è negazionista.

In quanto ospite e nel rispetto di questo contesto e di questa Città, volutamente non accennerò all’operato di Marco Ezechia Lombroso detto Cesare, ai danni delle popolazioni delle Due Sicilie, rinviando l’eventuale dibattito, qualora s’intendesse farlo, in momenti più appropriati.

L’obbligo era sentirsi italiani del Regno d’Italia e basta. Vietato fu parlare d’altro e questo fu trasferito ai posteri anche perché non ci fu più tempo per ricordare, pensare, se non alla sopravvivenza: le guerre, nefasto bagaglio culturale trasferito dal Piemonte all’Italia, ne hanno completato la rimozione.

Si sa, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Gli archivi lasciano tracce indelebili e anche le pietre parlano, raccontano, attestano. Attraverso le pagine impolverate e le stele, le targhe, gli edifici, le opere, oggi quel popolo si riappropria della verità, riassume orgoglio e dignità. Raddrizza la schiena, alza la testa.

Il nuovo popolo delle Due Sicilie è in cammino, di questo dovranno prendere atto tutti, Nazioni e popoli del mondo.

L’Italia. L’Italia, questa strano disomogeneo monoblocco, composto da un groviglio di popoli uniti troppo spesso dalla forza militare e dalle lobby internazionali e poco dalla forza delle volontà dello stare insieme, oggi sta implodendo per tutte le sue contraddizioni. Sempre più spazio e peso assumono le istanze, o meglio le rivendicazioni regionali o macro-regionali, mentre nel quadro europeo, del quale non sono disinteressate le potenze mondiali, altre istanze si fanno largo a gomitate, nelle pance del potere e dei comodi assetti internazionali.

In Italia, ad un anno di distanza, i referendum consultivi per la maggior autonomia amministrativa tenutisi in Veneto e Lombardia stanno producendo frutti inattesi, si pensavano acerbi e invece stanno dimostrando una rapida maturazione se è vero, com’è vero, che è stato sottoscritto un patto Stato Italiano-Regione Lombardia, esteso anche al Veneto e all’Emilia-Romagna. Il patto è rientrato in un’opinabile contratto di governo e che se venisse definitivamente approvato, costituirebbe una rivoluzione sostanziale degli italici assetti amministrativi, sociali e politici.

In Europa, gli straordinari passi in avanti della Catalogna, fanno questa sempre più padrona del proprio futuro e del proprio destino. La maglia elettrificata imbastita dalle sovranità nazionali europee contro i popoli, prima o poi andrà in cortocircuito e sarà impossibile fermare il processo d’indipendenza catalano, apripista di ogni altra legittima aspirazione dei popoli in quest’Europa delle nazioni destinata al dissolvimento.

Le Due Sicilie, invece, sono in enorme ritardo, stanno purtroppo ancora scontando anni di colonizzazione non solo territoriale ma anche dei cervelli del proprio popolo. Qui si è italiani dalla nascita come si è cattolici per acqua battesimale ricevuta, inconsapevolmente, nei primi giorni di vita. Ciò non significa che enormi passi in avanti non siano stati fatti in questi ultimi anni. Se da una parte il Veneto decide di donare ai nascituri la propria bandiera, il sacro vessillo delle Due Sicilie, non solo è poco conosciuto ma la sua sola esposizione pubblica è spesso avversata dallo Stato Italiano. Nonostante ciò, alcuni gruppi definiti molto genericamente “meridionalisti”, la esibiscono, ad ogni piè sospinto, con orgoglio e spiegandone storia e origini.

La storia di questa bandiera, illustri Signori, è la storia d’Europa. Qui trovate rappresentate: Castiglia, Aragona, Asburgo, Borgogna, Portogallo, Tirolo, Fiandra, Brabante e le Due Sicilie col suo casato dei Borbone.

Vi pare poco? Anzi è tutto dire del sacrosanto diritto del popolo Duo Siciliano d’essere popolo e di pretendere d’essere Stato.

E si sta lavorando alacremente in questa direzione. Cerchiamo con tenacia e grande convinzione di recuperare questi decenni di ritardo rispetto a tutti, dai Veneti ai Catalani. E non deve suonare a offesa, ad ostilità se la nostra azione politica possa a volte apparire divergente e ostativa rispetto a quanti legittimamente avanzano e rivendicano l’autodeterminazione, come, appunto, nel caso delle Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. E’ evidente che ognuno di noi fa la propria parte, reclama i propri diritti, pone i propri interessi davanti agli altri. Questo deve essere immediatamente compreso da tutti noi e tollerato, consapevoli che la lotta che conduciamo è comune: l’autodeterminazione dei popoli, di tutti i popoli europei e del mondo.

Del resto stare nella stessa famiglia non significa omologarsi, ogni componente ha infatti un proprio carattere, un proprio modo di pensare ed agire per i propri interessi. Ma si sta insieme, anche in posizione critica, a difesa e per il bene di sé stessi e della propria famiglia.

Rivisitare l’intero assetto costituzionale e istituzionale italiano è il primo irrinunciabile ostacolo da superare. Il secondo, che comunque viaggia in parallelo con il primo, è l’Europa che, come dimostrato dalla condizione Catalana, non è solo una questione interna alla Spagna ma una pastoia europea.

A 60 anni dall’entrata in vigore della Costituzione Italiana, possiamo ben affermare che se da una parte questa è frutto, conseguenza della catastrofe dittatoriale e bellica, dall’altra diventa incomprensibile nell’anomalo frazionamento microregionale inteso dai padri costituzionalisti, che surclassarono a piè pari secoli di tradizioni, storia, cultura, vita sociale dei popoli dei vari territori, che in questi si riconoscevano e non nell’Italia.

Le Due Sicilie, riunite in un unico Stato sovrano, nacquero nel 1816 con il Congresso di Vienna, ma erano comunque state un sol blocco, già da 800 anni prima.

Certamente non fu la condizione unitaria delle Due Sicilie ad originare un regime dittatoriale né una guerra mondiale, ragion per cui era necessario smembrare amministrativamente e anche politicamente il suo territorio. Si può giustificare solo nel proseguo della incessante e mai tramontata volontà risorgimentale di spogliazione delle altrui ricchezze, ripagata dall’idolatria, dalla venerazione, incondizionata e insana, del dio Italia. Di quel dio che aveva trovato il massimo trionfo della sua affermazione nel Ventennio della rinnovata Roma imperiale e che chiudeva definitivamente ogni ragione d’esistere o semplicemente di ricordare, le Due Sicilie.

Le Due Sicilie che nessuno o pochi ricordano, o se ricordate sono considerate una “negazione di dio”, ovviamente del dio Italia, sono oggi: Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia. Territori impoveriti, sfruttati e spogliati ma che nonostante tutto possono contare inesauribili risorse. Esse sono spesso in contrasto tra loro proprio per gli inopportuni confini regionali che creano divisioni, antagonismi, dualismi. Dicono che la colpa è dei meridionali, come dicono tutti, compreso, molti meridionali colpiti dalla sindrome di Stoccolma. Si può o non si può essere d’accordo su questa tesi, fatto sta che l’enorme e incessata emigrazione della popolazione dai tempi della cosiddetta unità ad oggi, ha diminuito come tutt’ora sempre più diminuisce, il potere politico contrattuale di queste aree, determinato dal minor numero di rappresentanti parlamentari e soprattutto, soprattutto dai partiti nazionali che hanno da sempre testa e potere nelle aree settentrionali d’Italia.

Come può la piccola Basilicata opporsi alle trivellazioni petrolifere a tutto campo quando esprime al massimo una dozzina di parlamentari?…Che tornaconto ha la Basilicata dalle trivellazioni, dallo sfruttamento e dall’inquinamento ambientale?

Praticamente nessuno, né per sé stessa né per le regioni confinanti che subiscono anch’esse passivamente gli effetti deleteri dell’inquinamento lucano, a partire da quello delle acque che dissetano Puglia e una zona a Nord della Calabria.

Lo Stato italiano tutto vuole per sé e per le lobby finanziarie internazionali. Anche l’Europa ha le sue pretese, di giorno in giorno sempre più incalzanti e soffocanti. E’ tempo di cambiare rotta, è tempo di autodeterminazione dei popoli. E il popolo delle Due Sicilie è popolo. Di questo valore supremo ne sta prendendo coscienza con ritardo ma saprà far valere rapidamente.

Un popolo rivendica il suo Territorio nel suo insieme, non può essere mortificato da barriere, limiti, impropri confini. Il primo passo delle Due Sicilie è la riaggregazione territoriale con l’abbattimento delle attuali regioni. Questo è anche un benefico vantaggio per le malnate risorse economiche e finanziarie dello Stato Italiano. Il passaggio obbligato di una vera spending review transita attraverso poderose riforme costituzionali come la suddivisione in macroaree regionali, ossequiose delle economie, della cultura e delle tradizioni in cui si riconoscono popolazioni e popoli.

La macroregione Duosiciliana, se da un canto è una inconfutabile esigenza del popolo del sud, dall’altra non trova convenienza dai gestori del potere colonizzatore, in quanto laddove si realizzano grosse economie nella spesa pubblica dall’altra si perde la gestione di finanze ben più ampie per fare i propri comodi, spessissimo scellerati comodi.

Ciò non esime dal combattere, anzi tutt’altro. Le nuove Due Sicilie stanno lavorando in questo senso e un referendum consultivo per la formazione della macroregione delle Due Sicilie è in corso di evoluzione.

Una macroregione delle Due Sicilie è però da considerarsi solo il primo, indispensabile passo verso l’autodeterminazione.

Il Movimento Duosiciliano che mi onoro di rappresentare, ha fissato nei propri principi statutari 4 obiettivi mirati alla ricostituzione integrale delle Due Sicilie:

Dal passaggio obbligato del superamento dell'attuale suddivisione amministrativa regionale e la ricostituzione del territorio in un'unica macroarea, alla piena autonomia gestionale amministrativa. Sarà poi inevitabile l’autodeterminazione e la conseguente forma di Stato che possa confederarsi con altri Stati del territorio italiano.

Si potrà eccepire che una confederazione interna all’Italia possa essere limitativa ma i conti, come sappiamo tutti, si fanno con l’oste. E se l’oste mette veleno nel vino, non si va da nessuna parte. L’europa di oggi è quell’oste, la Spagna il veleno. La Catalogna la vittima.

Ciò non significa mancare di coraggio, anzi di ardimento. Significa riflettere su un problema e superarlo da soli o se insieme, meglio!

In ogni caso il cammino delle Due Sicilie dovrà proseguire senza incertezze e con sicurezza. Se nonostante il raggiungimento di una confederazione di Stati o di Stati nazioni continuassero le prevaricazioni, le disuguaglianze e le penalizzazioni, l’indipendenza delle Due Sicilie sarebbe l’unica via d’uscita.

Moltissimi anni or sono ebbi l’onore personale di conoscere una grande federalista lombardo: il compianto Dacirio Ghizzi Ghidorzi di Mantova. Da Lui appresi l’alto valore umano e morale del federalismo. Ebbi un trascorso come responsabile per il Sud dell’allora Partito Federalista. Compresi la grande occasione mancata dell’800 di fare una vera Italia dei popoli federata o confederata e non una coi cannoni.

Ghizzi Ghidorzi credeva moltissimo nel federalismo europeo e per questo si è battuto sino alla fine dei suoi giorni.

Il problema delle Due Sicilie e di noi tutti, non è solo l’Italia. Dobbiamo fare i conti con quest’Europa dell’euro, dell’alta finanza, delle nazioni così come costituite dalle guerre e non dai popoli.

L’Europa di oggi è un matrimonio d’interesse, non di affinità e condivisione tra i popoli. Esso ricorda i matrimoni fra casati reali di un tempo, giustificati non dall’amore ma dagli interesse politico nazionale e per ragioni internazionali. E i matrimoni d’interesse, sin dalla notte dei tempi, non fanno fortuna, non hanno futuro. In quest’Europa il vil danaro è il collante, i bilanci delle nazioni sono le catene.

Quest’Europa è nata con molte, troppe similitudini alla formazione di quest’Italia.

L’Italia s’è fatta militarmente, quest’Europa è conseguenza della 2° Guerra Mondiale.

L’Italia è una con-fusione di popoli, quest’Europa anche.

In Italia, conseguenza delle guerre, troviamo ibridi assetti sociali con territori e popoli strappati o aggiunti da una Nazione all’altra. In quest’Europa anche.

Ci sta bene quest’Italia? No. Ci sta bene quest’Europa? Nemmeno.

Dunque, mettiamo mani al futuro…prossimo.

Dov’è il sacrosanto processo federalista, unico adesivo in grado di rendere l’Europa un’entità politica, amministrativa e sociale? L’Europa di oggi è solo una mega struttura bancaria, dove un’oligarchia s’arricchisce a dismisura, ha agenzie che si chiamano nazioni con sportelli bancomat sparsi ovunque. Siamo europei in quanto utili correntisti sino a quando i nostri conti correnti sono attivi. Diventiamo clienti sgraditi, cioè sgraditi europei, quando i nostri conti sono deficitari. Grecia docet.

In questo quadro sia italiano che europeo, l’uomo non esiste. La centralità dell’essere umano, non esiste. L’uomo è un codice fiscale, un numero, una statistica. E’ un soldatino che deve battere i tacchi sempre e comunque e che deve comprendere, giustificare e subire le crisi bancarie, i fallimenti della mega industria, i crac delle amministrazioni comunali, le inconcepibili esigenze ed arroganze dei gruppi finanziari nazionali e internazionali, mentre corruzione e infiltrazioni malavitose devono essere accettate come rientranti nella normalità, nella quotidianità.

Qui la democrazia è andata a farsi friggere, questo è puro autoritarismo.

C’è l’inconfutabile bisogno di ridisegnare il modo di vivere, ridare consistenza alla stessa esistenza dell’essere umano, rimettere al centro l’uomo in quanto tale, non avanti a questo gli interessi dello Stato, degli Enti, dei gruppi finanziari e industriali.

Il nostro economista di riferimento, Canio Trione di Bari, afferma: il rapporto tra il cittadino, il fisco, le banche, la previdenza, le grandi imprese, la burocrazia va riletto in chiave esclusivamente riabilitatrice della persona riconoscendone l’umanità. Siamo perfettamente d’accordo.

Nella programmazione delle nuove Due Sicilie l’uomo troverà il legittimo spazio, uscirà dal soffocamento burocratico e tecnocratico. Vivrà, lavorerà, produrrà in piena libertà.

La libertà. La libertà questo straordinario concetto che viene tutt’ora spacciato come qualcosa di naturale, logico, assunto e che si vive tutti i giorni normalmente. Niente di più falso.

La libertà fu quella che intesero dare i piemontesi ai duo siciliani soggiogati, dissero bleffando, dal casato regnante dei Borbone.

La libertà è quella che invece le Due Sicilie persero con il Regno d’Italia prima e la Repubblica poi. E siccome la libertà persa non era del tutto esaurita, hanno rifilato l’Europa.

La libertà è un sacrosanto principio dell’essere umano. E se questi è parte di popolo, la libertà è del popolo, dei popoli.

Sono numerosissimi oggi, decine di migliaia e forse milioni, i cosiddetti meridionali che hanno appreso la vera origine. C’è il risveglio della dignità e la voglia di riscatto.

Da anni esiste infatti un fermento che se da una parte è da considerarsi estremamente positivo e coinvolgente, dall’altra subisce il negativo condizionamento ideologico del ‘900 dell’appartenenza a destra o a sinistra. Sullo sfondo l’ulteriore condizionamento dell’italica divinità e il campanilismo regionale. Questo non fa bene agli interessi delle Due Sicilie in quanto l’azione politica per la sua affermazione risulta spezzettata, divergente, conflittuale.

Il Movimento Duosiciliano abiura decisamente le ideologie, ha fatto una scelta di campo netta e decisa: siamo per l’autodeterminazione della nostra Terra delle Due Sicilie e ci battiamo senza sosta e senza risparmio, privilegiando esclusivamente l’azione politica, motivo per cui siamo qui oggi tra voi.

C’è voglia di dimostrare, qualora ce ne fosse bisogno, al mondo intero di cosa siamo capaci. E soprattutto c’è voglia di libertà, di slegarci da lacci e laccioli, spesso dei nodi scorsoi al collo degli interessi delle Due Sicilie.

Costruiamo insieme il futuro dei popoli, in pace e piena sintonia con voi e con tutti i popoli del mondo”.

Fonte:

https://www.facebook.com/notes/movimento-duosiciliano/testo-integrale-della-relazione-del-movimento-duosiciliano-alle-giornate-interna/2286173774939642/

 

 

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– Il Sud per il Sud

dalla pagina Fb. di Tifosi del Sud Uniti

 

Il Sud per Il Sud.
La Sicilia per la Sicilia.
Catania per Palermo.

È questa l'essenza del tifo. È questa la nostra vera vittoria, far riscoprire la fratellanza tra le tifoserie del Sud.
Siamo vicini cari fratelli Siciliani.
Come siamo vicini ai fratelli Calabresi e a tutti i Meridionali che sono, per questa Italia, dei Morti di serie B.

 

 

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NOTIZIE DAL REGNO – STORIA                                        

 

– I Marsi. La storia è più bella di tutte le leggende

di Maria Assunta Di Salvatore, da terremarsicane.it

Ho letto molti e interessanti testi che forniscono dati utili per riassumere la storia vera dei Marsi. Ho scoperto così che non è necessario inventare particolari fantastici per renderla più attraente. Dal periodo più remoto della storia umana infatti coloro che hanno trovato ricovero lungo le coste brecciose del lago Fucino, tra le rocce sugli aridi altopiani e lungo le rive dei fiumi, sono stati sempre coraggiosi e nobili d’animo e con delle caratteristiche uniche. Certo è un racconto con rari sovrani ma con molti uomini responsabili. Scelsero di diventare militari per la macchina da guerra romana, molti secoli dopo, per difendere e salvare, intelligentemente, se non i loro averi, parte del loro territorio e principalmente i loro diritti, caricandosi di non facili doveri.

Nella imprevedibile, lunghissima trama del tempo storico, compaiono anche donne che, a giudicare dalle sepolture, ebbero rispetto, ornamenti e privilegi, simili a quelli dei loro compagni. I nostri antenati tuttavia furono in primo luogo antichissimi pionieri dell’agricoltura e sopra ogni altra cosa, instancabili pastori. Venerarono misteriosi e potenti dei e si affidarono a magiche ed esperte sacerdotesse.

Negli ultimi anni sono state realizzate importantissime scoperte che riguardano i popoli italici e nello stesso tempo va diffondendosi e diventando molto popolare una immagine non completa della cultura marsa. Per questo motivo ho ritenuto utile associare ai resoconti della preistoria e della protostoria marsicana, che già conosciamo grazie a tanti appassionati e ricercatori, alcune novità che conosco, prendendo esempio da altri studiosi che si sono ingegnati a ricostruire l’origine di popoli, apparentemente lontani, senza trascurare, umilmente, tutte le fonti e senza campanilismi. Infatti qualche dubbio mi è venuto confrontando, per curiosità ma con scrupolosa attenzione, alcune date che riguardano la storia del Vicino Oriente con quelle che ho trovato sui libri riguardanti esclusivamente la storia locale, anche se si tratta di cronologia allungata.

Continua su:

https://www.terremarsicane.it/i-marsi-la-storia-e-piu-bella-di-tutte-le-leggende/?fbclid=IwAR1wx9uFgg5y0tA8I1Exm688tec9C5sHpmcQY2w6zUcCsXtvkM0jAiVAb4E

 

 

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La vera storia dell’impresa dei Mille 6/ A Marsala Garibaldi sbarca in una città deserta. Bixio: “Dove sono i rivoluzionari?”
di Pippo (Giuseppe) Scianò, da inuovivespri.it

I “rivoluzionari” non ci sono perché i Siciliani sapevano già che lo sbarco dei Mille a Marsala era una sceneggiata orchestrata dagli Inglesi. Anzi, per evitare rapine, violenze e stupri da parte dei garibaldini in cerca di ‘refurtiva’ ‘femmine’, in tantissime abitazioni di Marsala campeggia la scritta a caratteri cubitali: “ABITAZIONE INGLESE”. I garibaldini sapevano che non dovevano toccare le proprietà inglesi. E lo sapevano anche i marsalesi…

La prima giornata di Garibaldi a Marsala – Le porte sono sbarrate e le finestre sono chiuse. Parliamo un po’ più dettagliatamente della prima storica giornata di Garibaldi e dei suoi eroi a Marsala (11 maggio 1860), tenendo conto di ciò che realmente avvenne allora. E non di ciò che sarebbe stato inventato successivamente o che si continua ad immaginare ancora ai nostri giorni.

Dopo il fortunato sbarco, l’ungherese Türr, in avanscoperta con 50 volontari, esplora le adiacenze del porto. Così scrive il Fusco:

«La città sembra abbandonata. Non s’incontra un’anima. Finestre chiuse, porte sbarrate. Dove sono gli insorti di cui Crispi raccontava le prodezze? Marsala è un blocco di silenzio e di timore. Sulla banchina, schierati lungo il muraglione bigio della Ditta Ingham, gli uomini in camicia rossa sembrano zenzeri. Garibaldi li passa in rivista. Li elogia. Li accarezza con lo sguardo azzurro».(4)

Soltanto una bandiera italiana: quella di Giorgio Manin – A questo punto, Giorgio Manin, figlio dell’ultimo discusso doge di Venezia, Daniele (5) tira fuori dalla custodia di velluto nero il tricolore italiano e lo fa sventolare con un gesto teatrale. I volontari gridano in coro:

«Viva l’Italia».

Sono soltanto loro che si sgolano. L’importante è, però, che gli equipaggi Inglesi dell’Intrepid e dell’Argus li possano sentire. Cosa, questa, che avviene regolarmente.

Continua su:

http://www.inuovivespri.it/2018/12/27/la-vera-storia-dellimpresa-dei-mille-6-a-marsala-garibaldi-sbarca-in-una-citta-deserta-bixio-dove-sono-i-rivoluzionari/?fbclid=IwAR0reRlDUX_sA4IQPKtElmuL7fZvSKecZtRGYe-RR1QeiBeUv_KJVZ8QXzY#_

 

 

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– Alla vigilia delle riforme i moti di piazza sconvolgono il regno

di Roberto  Maria Selvaggi, da altaterradilavoro.com

 

L’anno che precede il fatidico 1848 fu denso di avvenimenti per il Regno delle Due Sicilie e, a chi è disposto ad osservare la storia con obbiettività e serenità di giudizio, appare come un anno di preparazione al disegno di riforma istituzionale dello stato che Ferdinando II, a dispetto degli storici di parte, portò avanti fin dalla sua ascesa al trono. Dal 1830 questo Sovrano salito al trono appena diciottenne, ad un’età che divide appena l’adolescenza dalla gioventù, aveva iniziato la modernizzazione ed il cammino riformistico dello stato napoletano. Fra alterne vicende, e contro la sorda ed opprimente opposizione fomentata dalla risorta carboneria internazionale incarnata dall’Inghilterra di Palmerston, il giovane Re seppe traghettare la nazione verso una forma di stato sempre più rappresentativa. Ogni mezzo fu messo in atto dai detrattori dominati da quell’Inghilterra che, toccata nei propri interessi dal nazionalismo del Re, dimenticava troppo facilmente di essere la nazione campione nella repressione dei popoli da Lei sottomessi. Il 1847 si era aperto con grande ottimismo e con ragionevole speranza in un futuro sempre migliore per il Regno. L’economia “tirava”, ed i provvedimenti di quasi un ventennio davano finalmente i loro frutti. Si erano aperte industrie metalmeccaniche e manifatturiere, le ferrovie erano in pieno sviluppo, il commercio prosperava, a Palermo si inaugura una nuova cassa di sconto del Banco delle Due Sicilie con 500000 ducati di capitale. Numerosi Principi e Sovrani visitano Napoli: dal Principe ereditario di Monaco a quello del Baden, da quello di Baviera, che ottiene di erigere una statua alla memoria di Corradino di Svevia nella chiesa del Carmine, al Principe Oscar di Svezia, che rimase sbalordito dall’opificio di Pietrarsa. A lungo rimasero nella memoria collettiva i viaggi trionfali che i Reali effettuarono nel Regno, ricevendo dappertutto accoglienze incredibili, con interi paesi che si stringevano attorno la carrozza reale.

Continua su:

http://www.altaterradilavoro.com/alla-vigilia-delle-riforme-i-moti-di-piazza-sconvolgono-il-regno/?fbclid=IwAR0ZEeVvxmw0oAaZZxVSMg7-kwDgQ-BlNJMZl5q2OCroCHoPIlBkWNlglLo&doing_wp_cron=1544438449.9507629871368408203125

 

 

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– La vera storia dell’impresa dei Mille 4/ Da Talamone con vento in poppa alla volta di Marsala

di Pippo  (Giuseppe) Scianò, da inuovivespri.it

Una originale parata militare… – Non mancherà, al centro della piazza di Talamone, una bella parata militare (o quasi), alla quale tutti i Garibaldini partecipano. Molti sono in camicia rossa. Non tutti. Nel corso della manifestazione ha luogo la lettura dell’ordine del giorno «Italia e Vittorio Emanuele» del quale abbiamo parlato.

Il momento più solenne è quello del sermone di Garibaldi, ricco di retorica patriottarda, sulla cui sincerità gli abitanti di Talamone cominciano a nutrire qualche dubbio. Finita la cerimonia, i Garibaldini si scatenano fra le vie del paese.

A questo punto non possiamo che constatare come se ne sia andato allegramente a quel paese il piano accuratamente preparato a monte, di far credere all’opinione pubblica internazionale che i comandanti della guarnigione di Talamone abbiano fornito le armi a Garibaldi soltanto perché ingannati dal Duce dei Mille travestito da ufficiale piemontese. Per il seguito più immediato della vicenda, ci affidiamo ancora una volta ad un pezzo di Giancarlo Fusco:

«Scende la sera. Traluce, dalle finestre, il giallore dei lumi a petrolio e dei candelotti a sego. Una tromba, da chissà dove, modula le note malinconiche della ritirata. Il Generale è già tornato a bordo. Ma il trombettiere, stasera, spreca il suo fiato. Le stradette di Talamone, i cortili, gli orti dietro le case, la piazza centrale e gli spalti affacciati al mare sono in piena battaglia. I futuri eroi di Calatafimi e di Ponte dell’Ammiraglio ribolliscono, su e giù, come fagioli in pentola. Si pestano fra monarchici e mazziniani, fra repubblicani unitari e con federalisti, fra monarchici intransigenti e monarchici provvisori. Già che ci sono, se le danno anche per motivi campanilistici; bergamaschi con bresciani, pavesi con milanesi, veronesi con padovani, i romagnoli un po’ con tutti. Ma tutti, a tratti, fanno fronte comune contro gli uomini di Talamone. Ai quali non va assolutamente giù che le ragazze e le sposine debbano difendersi con le unghie e con la fuga, già mezze discinte, dagli assalti e dagli aggiramenti delle assatanate ‘’camice rosse’’.

‘Annate al paese vostro, a fa’ le porcate, pelandroni!’.

‘Ma indove v’ha raccattato Garibaldi? In galera?’.

‘Altro che l’Italia volete fa’! Ve volete fa’ le donne nostre!’ .

‘Con la manfrina della patria, annate in giro a rovina’ le zite!’.

Un inferno. Inutili le trombe. Inutili il correre a destra e a sinistra degli ufficiali. Vane le minacce di arresti, di espulsione dal corpo e di ferri. Finché, avvertito, scende a terra Garibaldi. I suoi occhi chiari sembrano di ghiaccio.

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– Il 13 febbraio 1861 a Gaeta finivano tragicamente la libertà e l’indipendenza dell’antico e prospero Regno del Sud

di Roberto Maria Selvaggi, da Altaterrdilavoro.com e da ilsudquotidiano

Con la caduta della piazza dove per tre mesi 10000 napoletani con alla testa i loro giovani sovrani si erano eroicamente battuti di fronte all’intero esercito piemontese, iniziava una tragica parabola che in breve avrebbe trasformato una Nazione in una Colonia.

Alle tre del mattino del 2 novembre 1860 l’esercito napoletano, o almeno quel che ne rimaneva di quell’armata che dai primi di settembre combatteva una guerra estenuante, dovette abbandonare le posizioni lungo il fiume Garigliano.

La flotta francese, che aveva impedito a quella piemontese di cannoneggiare la costa, dovette all’improvviso ritirarsi: Cavour aveva un’altra volta convinto Napoleone III a desistere dal proteggere i napoletani.

Amm. Le Barbier de Tinan

L’ammiraglio francese Le Barbier de Tinan, che nutriva un profondo disprezzo per i piemontesi e per la loro barbara aggressione, dovette suo malgrado obbedire, ed ottenere soltanto di presidiare l’area antistante Gaeta.

Non mancò però di togliersi la soddisfazione di tirare qualche bordata contro le navi piemontesi che sconfinavano.

La flotta piemontese fu rafforzata da unità napoletane i cui ufficiali erano passati al nemico, equipaggiate da personale piemontese raccogliticcio, a causa della fedeltà assoluta dimostrata dai marinai napoletani che si recarono in massa a Gaeta.

Una batteria di artiglieria fu messa in campo in tutta fretta sulla vecchia torre di Formia al comando di un ufficiale svizzero, il capitano Enrico Fevot e del suo sottoposto tenente Casimiro Brunner: morirono tutti, ufficiali e soldati, ma prima di soccombere riuscirono a danneggiare gravemente alcune navi piemontesi.

A Mola si svolse una prima battaglia, nella quale i napoletani difesero palmo a palmo il passaggio, consentendo a buona parte dell’esercito di prendere la strada per Itri e Fondi.

In quella furiosa battaglia fu ferito gravemente l’anziano capitano del 10° cacciatori, Ferdinando De Filippis, che morirà in ospedale il 21 novembre dopo una straziante agonia.

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http://www.altaterradilavoro.com/il-13-febbraio-1861-a-gaeta-finivano-tragicamente-la-liberta-e-lindipendenza-dellantico-e-prospero-regno-del-sud/

 

 

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– La vera storia dell’impresa dei Mille 2/ La farsa di Quarto e i Repubblicani sul libro paga dei britannici
di Giuseppe Scianò, da inuovivespri.it

piemonte-e-lombardo-fileminimizerPREFAZIONE

Pino Aprile, noto giornalista e scrittore pugliese (nato nel 1950), già vicedirettore di Oggi e direttore di Gente, che aveva lavorato con Sergio Zavoli nell’inchiesta a puntate «Viaggio nel Sud» e a Tv7, settimanale del Tg1, nel 2010 ha pubblicato il libro Terroni, incentrato sulla conquista del Sud-Italia, o, per meglio dire, dei territori del Regno delle Due Sicilie, da parte del Regno Sabaudo di Vittorio Emanuele II, il quale, a sua volta, agiva sotto la protezione e per mandato del Governo Britannico.

Il libro ebbe un successo immediato ed eclatante e non costituì soltanto un «caso letterario», ma divenne un evento storico, culturale e politico, i cui effetti sono ancora in piena evoluzione. Vi si comprende, infatti, come e perché il Sud divenne una colonia interna del neonato Regno d’Italia.
Anche se altri avevano affrontato lo «scottante» argomento, fra cui l’indimenticabile Carlo Alianello (e tanti altri Meridionalisti e Sicilianisti, molti dei quali viventi e con i quali ci scusiamo per non poterli citare tutti), considerato il capostipite del revisionismo «moderno» del Risorgimento, Pino Aprile ha avuto il grande merito di «prendere di petto» le tante, scottanti, «verità», che erano state occultate e spesso sostituite dalle favolette e dalle leggende della cultura ufficiale italiana.

TRA MASSACRI E GENOCIDI – Sono stati portati alla luce massacri, genocidi, persecuzioni, saccheggi, deportazioni ed, in una parola, le gravissime violazioni dei diritti dell’Uomo, soprattutto per l’uso spregiudicato di truppe mercenarie provenienti sia dall’Europa (da ricordare la «feroce» Legione Ungherese…) che dall’India e dall’Africa, che attuarono espoliazioni e rapine di ogni tipo. Delitti, questi, che si sarebbero protratti anche nel periodo successivo al fatale 1860…

Sono tornati così alla luce quei fenomeni di alienazione culturale e di lavaggio collettivo dei cervelli, di cui tanto aveva parlato Frantz Fanon per i Paesi del cosiddetto «Terzo Mondo» negli anni Cinquanta del secolo scorso. Finalmente viene messo sotto accusa il Regno d’Italia per i crimini commessi nel 1860! Ed anche successivamente…

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– Grandi esploratori e mercanti messinesi

di Alessandro Fumia, da agorametropolitana.it

Messina, la città siciliana che più d’ogni altra ha legato il suo nome al mare e all’avventura, grazie al contributo di tanti suoi figli che hanno saputo contribuire alle sue glorie. Tanti sono coloro i quali hanno inciso a caratteri d’oro, il proprio nome nel “Grande Libro” della storia Messinese.

Di cui le nuove generazioni si dovrebbero pascere. Fin dai primi mesi successivi alla trionfale campagna bellica dei vespri siciliani, Messina assume per volontà di Pietro D’Aragona, una posizione preminente in campo marittimo. Si può affermare senza essere smentiti, che sul mare in Sicilia, dal 1282, i messinesi accentrano un potere riconosciuto loro da tutti i siciliani. La flotta mercantile di Messina, bellamente operativa durante il governo di Carlo I d’Angiò, si era distinta numerose volte. E durante la guerra condotta dai siciliani contro gli angioini, la stessa flotta di Messina al fianco di quella aragonese, fu impegnata sulle coste della Calabria e di Napoli uscendone molte volte trionfatrice.

Da alcuni documenti trapelati dall’archivio aragonese, saltano fuori delle segnalazioni su uno sconosciuto navigatore messinese, operativo in Medio Oriente, impegnato in diversi traffici sui porti di Ascalona e San Giovanni d’Acri (1283-1285). Giuseppe di Viagio cittadino di Messina, acquistò il 27 gennaio 1283 una terida regia, munita delle insegne aragonesi, e con quella intraprese la sua opera di pioniere marittimo, e per tale motivo ricordato in quei tempi, come uno dei mercanti più intrepidi fra gli equipaggi siciliani. Figlio di una città che sempre ha dato grandi uomini al mare, e ai viaggi, rientra perfettamente in quella scuola di esploratori, che impose il nome di Messina al mondo. I suoi marinai, i suoi mercanti e viaggiatori, annoverati fra i più intrepidi viaggiatori, si spinsero all’avventura praticando attraverso la via marittima, nuove scoperte e trovate di navigazione. Fra gli illustri navigatori, Messina può a diritto gareggiare con le grandi figure della scuola marinara italiana.

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https://www.agorametropolitana.it/grandi-esploratori-e-mercanti-messinesi/?fbclid=IwAR21dx9lTOPoaZD_QUuhuGkbpbyi5sFn8vl9gOxRS5juGGaRIwquaraaa1c

 

 

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– L'aquila bicipite all'ombra  del Vesuvio

di Diego B. Panetta, da lintellettualedissidente.it

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Quando si parla di Napoli non si parla semplicemente di un luogo geografico, nè di un distillato culturale di passate dominazioni. La fecondità propria della città partenopea è dovuta in gran parte al suo essere "del mare", al suo essere un'altra Bisanzio, con un occhio verso Mosca.

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https://www.lintellettualedissidente.it/storia/napoli-russia-mosca-zar-chiesa-ortodossa/

 

 

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– LA STIRPE DEI RE DI SICILIA

di Alessandro S. Marsala, da pag. Fb.

(stralcio)

Quello che state per leggere non è certo un segreto ma è un fatto poco noto o ben poco tenuto in considerazione. Io però lo ritengo di un’importanza a dir poco titanica, a livello ideologico, morale, storico, spirituale…

Il Regno di Sicilia venne fondato dalla dinastia degli Altavilla.

La creazione delle realtà che forgiarono il regno si deve a Roberto il Guiscardo e a suo fratello Ruggero I, però il primo Re a portare tale titolo, il fondatore ufficiale, fu Ruggero II.

Ruggero II, figlio di Ruggero I, divenne Gran Conte di Sicilia nel 1105 dopo la morte di suo fratello maggiore Simone e nel 1127, dopo la morte del cugino Guglielmo II di Puglia (nipote di Roberto il Guiscardo), divenne Duca di Puglia e Calabria. Nel 1130, a Palermo, fu incoronato primo Re di Sicilia.
L’ultima Altavilla a regnare fu la famosa Costanza d’Altavilla, figlia dello stesso Ruggero II. Il suo successore fu suo figlio Federico II che presse ovviamente il cognome paterno, Hohenstaufen. Il cognome era cambiato ma la linea di sangue continuava. Federico ebbe molti figli, di cui il più famoso è sicuramente Manfredi morto nella Battaglia di Benevento al seguito della quale gli Angioini rubarono il trono della sua famiglia.

Pochi però sanno che Manfredi ebbe da Beatrice di Savoia una figlia, Costanza di Hohenstaufen, data in sposa a Pietro III Re di Aragona. I loro figli originarono il ramo aragonese e il ramo siciliano della dinastia degli Aragona. Nel corso degli anni, gradualmente o con notevoli colpi di mano, gli Aragona cacciarono gli usurpatori Angioini dalla Sicilia e da quello che era diventano il Regno di Napoli (ne parlerò più sotto), il ramo aragonese riassorbì il ramo siciliano,diede origine a quello napoletano e quest’ultimo si estinse rapidamente ripassando il testimone al ramo aragonese. Alla fine gli Aragona, nel 1504, con Ferdinando II avevano riunito i regni di Aragona, Napoli e Sicilia.

Ferdinando sposò Isabella di Castiglia. Un’unione epocale che diede origine, legalmente dopo la morte di entrambi, al Regno di Spagna, a cui Sicilia e Napoli erano legati.

L’ultima Aragona a regnare fu la loro figlia, Giovanna detta (ingiustamente) la Pazza. Dico regnare ma in realtà Giovanna non regnò mai, suo padre le impedì di prendere possesso dei possedimenti materni e alla morte dello stesso Ferdinando tutti i domini delle case di Aragona e Castiglia passarono direttamente al figlio di Giovanna: Carlo V d’Asburgo (per la Spagna Carlo I).

Con Carlo V inizia il predominio degli Asburgo sull’Europa, inclusi i regni di Sicilia e Napoli, entrambi parte dell’eredità che lasciò al figlio Filippo II nel 1556.

Filippo II fu il fondatore del ramo spagnolo degli Asburgo, una dinastia che terminò con Carlo II di Spagna, la cui morte avrebbe avuto ripercussioni enormi.

La sorella di Carlo II, infatti, Maria Teresa di Spagna, era la moglie di Luigi XIV di Borbone, il Re Sole. Dalla loro unione nacque Luigi, il Gran Delfino, morto prima di poter ereditare qualunque regno ma che però aveva lasciato una discendenza.

I nemici della Francia non potevano accettare un simile aumento di potere da parte dei Borbone. In particolare si fecero avanti gli Asburgo d’Austria, discendenti di Ferdinando I (fratello di Carlo V) e imparentati “a più riprese” con gli Asburgo spagnoli.

Prima di morire Carlo II tentò di scongiurare la guerra imminente. Nominò suo erede il futuro Filippo V, il secondogenito del Gran Delfino e quindi nipote del Re Sole, sperando che i nemici della Francia si quietassero sapendo che il primogenito avrebbe ereditando la corona francese. In altre parole i regni sarebbero rimasti divisi giacché al fratello maggiore (un altro Luigi, padre di Luigi XV) sarebbe toccata la Francia e al fratello minore la Spagna.

Filippo V era destinato quindi ad avere la corona spagnola e con essa tutti i domini collegati, tra i quali i regni di Napoli e Sicilia, a patto che giurasse di rinunciare a tutti i diritti sulla Francia a nome suo e dei suoi discendenti. Se anche i Borbone accettarono tale accordo altrettanto non fecero gli Asburgo d’Austria, per loro vedere Sicilia, Napoli e gli altri domini italici ceduti ai Borbone significava esporre l’Austria stessa a possibili minacce. Gli inglesi poi fecero di tutto per inasprire le tensioni.
Carlo II morì nel 1700 e con lui gli Asburgo di Spagna. Un anno dopo iniziò la Guerra di Successione Spagnola.

Tralasciano la guerra e i cambiamenti che portò su scala Europea, alla sua conclusione il Regno di Napoli passò agli Asburgo d’Austria (assieme a quello di Sardegna) e quello di Sicilia ai Savoia (a condizione che in caso di estinzione del ramo maschile dei Savoia tornasse alla corona spagnola).

Filippo V di Borbone però, che avevano mantenuto il trono di Spagna, non intendeva rinunciare a parte della sua eredità che gli era stata estorta con la forza. Inoltre anche in Sicilia, nonostante gli alti e bassi del governo spagnolo, erano in molti a rimanere fedeli al loro vero Re (a Napoli la situazione era diversa, giacché gli Asburgo d’Austria si erano presentati come eredi degli Asburgo di Spagna, non avendo tutti i torti). Nel 1717 scoppiò un'altra guerra, terminata nel 1720 e che cambiò ancora gli equilibri. La Sicilia passò agli Asburgo d’Austria, ai Savoia andò la Sardegna (cessione sulla cui legalità si può ampiamente discutere), mentre a uno dei figli di Filippo V andarono Parma, Piacenza e la Toscana. E questo figlio è noto ai più come Carlo III di Borbone.

Essendo quello il periodo delle Guerre di Successione ci furono altri conflitti e alleanze, ma a noi interessa arrivare dritti alla Guerra di Successione Polacca (1733-1738). Durante questo conflitto sarà proprio Carlo a riconquistare i regni di Napoli e Sicilia perduti dalla sua famiglia nelle guerre precedenti. Essi però non tornarono a essere due reami satelliti della corona spagnola, in quanto proprio il padre (parlo sempre di Filippo V) ne decreterà l’indipendenza dopo secoli.

Tutto ciò tra il 1734 e il 1735.

Carlo III, ormai Re di Napoli e Sicilia, era comunque un erede al trono di Spagna, se i suoi fratelli maggiori fossero morti senza eredi (come poi accade) lui avrebbe potuto riunire queste corone, come avevano fatto i suoi antenati Aragona.

el 1758 Ferdinando VI morì lasciando il fratello Carlo come suo erede. Le altre potenze europee però difficilmente avrebbero accettato un ritorno spagnolo sulla penisola e per evitare un’altra guerra di successione, Carlo confermò la divisione dei possedimenti. Accettò la corona spagnola per sé e il suo secondogenito, il futuro Carlo IV di Spagna da cui discendono gli attuali Borbone di Spagna. E nominò il suo terzogenito Re di Napoli come Ferdinando IV e Re di Sicilia come Ferdinando III. Il primogenito, per chi se lo stava chiedendo, Filippo di Borbone, duca di Calabria, venne escluso dalla successione in quanto affetto da malattie mentali, rimase nel Regno di Napoli fino alla morte all’età di 30 anni.

Ferdinando (III o IV) dopo le Guerre Napoleoniche, nel 1816, unificò ufficialmente i regni di Napoli e Sicilia nel Regno delle Due Sicilie, prendendo il nome di Ferdinando I. Da lui discendono i Borbone delle Due Sicilie.

Mi fermo qui perché qui volevo arrivare.

In questo post ho tracciato, cercando di essere sintetico, 800 anni di storia. La storia di una dinastia che ha regnato sulla nostra terra per quasi un millennio, da Roberto e Ruggero d’Altavilla a Francesco II di Borbone, attraverso grandezze e miserie. Il cognome è cambiato, ma la linea di sangue è perdurata. Il sangue di una stirpe legato indissolubilmente alla nostra terra (parlo da duo-siciliano).

Al di là del puro piacere storico, ho voluto farlo perché in molti, in troppi, credono che i Borbone abbiano conquistato Napoli e Sicilia nel 700, di punto in bianco, come se il loro regno fosse iniziato così. Ma non è vero! I Borbone hanno usato la forza per far valere i loro diritti, perché erano e sono i discendenti degli Altavilla. Erano e sono i Re delle Due Sicilie, erede ed evoluzione dei regni di Napoli e Sicilia.

L’unica questione spinosa rimasta è l’origine del Regno di Napoli. Come ho detto gli Angioini rubarono il regno agli Hohenstaufen nel 1266 (Battaglia di Benevento) definendosi “Re di Sicilia”. Perfino quando gli Aragona si ripresero l’isola di Sicilia, gli Angioini continuarono a chiamarsi in tale maniera. Spostarono la capitale a Napoli, chiamando il loro dominio Regno di Napoli, solo quando capirono che non sarebbero mai riusciti a togliere l’isola agli Aragona.

Fu una bieca scelta politica. Per cercare di mantenere il titolo regio. Il LORO Regno di Napoli, istituito su un furto, non ha alcun valore.

Sia chiaro che con questo discorso non voglio assolutamente sminuire Napoli. Una volta scacciati gli Angioini, gli Aragona confermarono il regno, rendendolo legale a tutti gli effetti.

Fonte:

https://www.facebook.com/groups/351714309468/permalink/10156776758294469/https://www.facebook.com/groups/351714309468/permalink/10156776758294469/

 

 

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PER NON DIMENTICARE…

(immagine tratta da madreluna.altervista.com)

 

– Il 3 gennaio 1862, a Castellammare del Golfo (Tp), vengono fucilati per brigantaggio:

 

Angelina Romano, di appena otto anni e due mesi

Angela Calamia di 70 anni

Angela Catalano di 50

Antonio Corona di 70 anni

Mariana Crociata di 30 anni

Don Benedetto Palermo di 43 anni, parroco del paese

Marco Randisi di 45

 

ANGELINA, di Michele Carilli – Vincitore Assoluto Musica XXX Premio Mondiale di Poesia Nosside 2014

di PremioMondialMosside, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=e-ScaxohHro

 

 

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– 3 gennaio 1894 – La strage di Marineo (Pa)


(immagine tratta da ildialogo.org)

Il 3 gennaio, Giacomo Merli, comandante della

truppa, gridò ai suoi soldati: «Caricare! Puntare!

Fuoco!». E fu una carneficina. Pur di reprimere il

movimento dei Fasci, le truppe regie spararono

contro una folla inerme: 17 le vittime innocenti.

Fonte:

https://piazzamarineo.files.wordpress.com/2011/01/pa0201-pa03-29.pdf

 

 

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– Palermo,6 gennaio 1980 – Assassinio del presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella

Il 6 gennaio 1980 veniva assassinato a Palermo il Presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella. Nell’esemplare discorso indirizzato al Presidente Sandro Ppertini in visita ufficiale, Mattarella difende esemplarmente le ragioni della Sicilia ma anche quelle di tutto il Sud.

(foto da comunicalo.it)

– Il discorso del Presidente Piersanti Mattarella davanti al Presidente Pertini

di Nuovi Vespri, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=34NSMbPJZzY

 

 

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– 12/15 gennaio 1867, Palermo

Due gruppi di detenuti, senza alcun processo e senza alcuna sentenza, furono fucilati dalle truppe durante la loro traduzione a Palermo. Stesso destino per altri cinque prigionieri provenienti da Misilmeri, fucilati ad un paio di chilometri dal capoluogo.

Fonte: http://www.scomunicando.it/notizie/sette-e-mezzo-ed-a-palermo-fu-rivolta/

 

 

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– 20 gennaio 1893La strage di Caltavuturo (Pa)

(foto tratta da youtube.com)

Era mezzogiorno del 20 gennaio 1893, il giorno di San Sebastiano.Nel pomeriggio, una compagnia di fanteria arrivata da Palermo scatenò una caccia all’uomo sulle alture circostanti il paese, arrestando molti dei contadini scampati alla strage. I corpi degli assassinati furono lasciati per quasi due giorni sul selciato prima che ai familiari fosse consentito di dare loro sepoltura.

Fonte:

http://www.siciliafan.it/la-strage-caltavuturo-del-20-gennaio-del-1893-cruciano-giallombardo/

 

 

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– 21 gennaio 1799: rivolta dei Lazzari a Napoli

– Gennaio 1799: Rivoluzione e Contro-Rivoluzione nel Regno di Napoli

di Francesco Pappalardo, da storialibera.it

(immagine tratta da cronologia.leonardo.it)

La reazione armata delle popolazioni del Regno di Napoli – organizzate in gran parte nell'esercito della Santa Fede – contro la Repubblica Napoletana del 1799, va inserita nel più ampio contesto del così detto Triennio Giacobino (1796-1799) o, cambiando angolo di visuale, dell'Insorgenza (1796-1815), cioè dell'insieme delle sollevazioni contro-rivoluzionarie e antinapoleoniche in Italia. Nascono in quel periodo effimere repubbliche, sostenute soltanto da minoranze «illuminate», che ritennero giunta l'ora per concretizzare le loro utopie o, più prosaicamente, per impadronirsi dei beni ecclesiastici e delle terre comunali su cui gli abitanti esercitavano gli usi civici da tempo immemorabile. Le popolazioni, anziché lasciarsi incantare dalla Libertà astratta e letteraria dei riformatori, insorgono concordi in difesa delle loro tradizioni e delle residue libertà concrete, mostrando che il vero elemento unificatore della nazione italiana era rappresentato dalla comune identità religiosa e culturale. La Rivoluzione, infatti, è avversata dagli italiani perché percepita nella sua essenza reale: straniera nella lingua e nei modi, ma soprattutto straniera al costume, alle credenze e ai legittimi interessi di un popolo.

Continua a leggere su:

http://www.storialibera.it/epoca_contemporanea/rivoluzione_francese/repubblica_napoletana/articolo.php?id=412

 

 

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– 22 gennaio 1861 – Scurcola Marsicana: fucilati 89 soldati borbonici

(foto da foto.paesaggidabruzzo.com)

Il giorno 22 gennaio 1861, il colonnello Pietro Quintini, (Carlo Pietro Quintini, 1° colonnello del 40° fanteria, nacque a Roma nel 1814 e fu rapito da Satana a Terni nel 1865) obbedendo alle direttive ricevute, fece fucilare (sarebbe meglio dire massacrare, senza peccare di eccessivo livore) 89 soldati borbonici che erano stati rinchiusi nella Chiesa delle Anime Sante, dopo essere stati catturati il due giorni prima.

Continua su:

http://briganti.info/le-stragi-nascoste-scurcola-marsicana/

 

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– 28 gennaio 1861 : la battaglia di Bauco (odierna Boville Ernica)

(foto da I borghi più belli d’Italia)

Theodule Emile de Christen, al comando di circa 400 fedeli alla casa regnante, si barricò il 28 gennaio 1861 all’interno delle mura di Bauco (oggi Boville Ernica), al fine di distogliere forze al nemico impegnato nell’assedio di Gaeta. Dopo diversi e inutili assalti dell’esercito piemontese il Christen, vincitore, impose le sue condizioni allo sfidante.

 

 

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SCHEGGE DI STORIA                                                        

 

SCHEGGE DI STORIA 1/2019

 

          Noi troviamo, nel documento reso ufficiale, alcune linee in bianco, il che vuol dire che sono state soppresse alcune cose. E perché darsi tanta pena? I relatori credevano forse che sarebbe stato troppo quel che è stato soppresso della relazione originale?

          “L’argomento vittorioso a pro del nuovo ordine di cose, quello che più persuade le popolazioni è il potere ad essa dimostrare con l’evidenza dei fatti che in tutti i rami della cosa pubblica regna la giustizia”.

          Veramente? Questa giustizia regna in tutti i rami? E tuttavia il deputato Brofferio disse, parlando di questo soggetto: “Vengo alla giustizia. In questo dicastero v’ha una tale confusione di babilonia, che la simile non ho veduta né udita mai… A Palermo, a Napoli, come anche nella altre province novellamente annesse, vi sono avvocati che non vogliono più disputar le cause, giudici che non sanno più come giudicarle, abbiamo una corte di cassazione ormai esautorata, abbiamo terze istanze, che si dicono in via e non giungono mai”.

          Il deputato Ranieri assicurava che: “Le province napoletane hanno visto nella legislazione incomposta delle leggi piemontesi non un progresso su quel che avevano già, ma un passo indietro”. La storia registrerà come un aspetto celebre della dominazione piemontese il sistema di incarcerazione e quello dei sospetti, di cui s’occupò la Camera dei Comuni del Parlamento inglese nella memorabile tornata dell’otto maggio 1873. E un generale piemontese, Mazzè De la Roche, diceva in un ordine del giorno: “Giacciono nelle prigioni in gran numero carcerati sul di cui conto non si sa quali misure prendere, perché non si consce alcun dato della loro carcerazione, tranne la vaga imputazione di connivenza col brigantaggio.  Non di rado si trovano molte persone così arrestate che invece dimostrano con prove evidenti essere state esse stesse vittime dei briganti prima, e poi di denuncia per vendetta privata. Di là lo smacco che ricade sulle autorità col dover rimettere in libertà, a meno d ostinarsi in un diniego evidente di giustizia”.

          Oh! L’argomento vittorioso!

          Il deputato Ricciardi diceva in una lettera indirizzata al ministro Rattazzi (stampata nella Nuova Europa): “Vi dirò che le cose sono giunte a tal punto in questa parte d’Italia (il Regno delle Due Sicilie), che la maggioranza non ha più fede nella durata del nuovo governo, che, non temo d’affermarlo, è aborrito qui generalmente. Aggiungo che la giustizia e la legge sono parole prive di senso, non svolgendo la magistratura il suo dovere che molto imperfettamente e dipendo la vita dei cittadini, nei luoghi infestati dal brigantaggio, dal buon piacere delle autorità militari i cui abusi sono crudeli da far drizzare i capelli. Da un anno, migliaia di persone sono state passate per le armi, senza alcun giudizio e per ordine d’un semplice capitano o luogotenente; di modo che molti innocenti sono periti miseramente”.

          Oh! L’argomento vittorioso! Oh! Come la giustizia regna bene! Oh! I benefici dell’unità nazionale!

          “Le operazioni della leva porgono la prova palpabile di questa asserzione… Il risultamento ha sorpassato le migliori speranze… La leva ha avuto un esito che, senza tema d’esagerazione, può essere chiamato magnifico; basti dire che perfino nelle regioni garganiche il numero dei renitenti è stato scarsissimo…”.

          Dopo di che si dovrebbe credere che altrove non ci sono renitenti del tutto. Perché allora pubblicare una legge che fa punire i renitenti come disertori e giudicare i loro complici dai tribunali militar? Il deputato Polsinelli diceva: “I coscritti della leva d’appresso di noi dovevano essere tradotti con la forza… Quelli che sono stati costretti a partire dalle autorità ritornarono immediatamente… Ora sono in armi e bisogna combatterli”.

Gaetano Marabello, Verità e menzogne sul brigantaggio, Controcorrente Edizioni, pag. 103, 104.

 

 

          (Sulla “rivolta” siciliana del ‘1848 – Messina)

Da un contributo epistolare scritto dal comandante di Stato Maggiore dell’Esercito siciliano, il colonnello Antonio Pracanica pubblicato in stampa dal La Masa, si riesce a dimostrare la presenza di combattenti appartenuti al Comitato Controrivoluzionario, attivi durante lo sbarco delle forze napoletane a Mare Grosso. Se ciò non bastasse, sempre dallo stesso biglietto del colonnello Pracanica si aggiungeva altra carne al fuoco. Sicchè, dalle tracce messe in evidenza dal contributo di un alto ufficiale siciliano, si ebbe la conferma della presenza di una forza contrapposta alle truppe ribelli e in rivolta; questi fatti però non furono recuperati e registrati dalla cronistoria di quelle cinque giornate. La loro presenza si stima a Mistretta come sopra accennato, così pure a Patti, a Barcellona Pozzo di Gotto, a Milazzo come a Scaletta, e altri luoghi dove a quanto detto dal Pracanica, la contrapposizione non fu sterile. Le fucilate che di tanto in tanto sopraggiungevano sopra gli armati siciliani, furono più numerose del prevedibile. Se in agosto alcuni di loro, cioè, dei controrivoluzionari, subirono la persecuzione e la morte, altri come segnalati negli antefatti della presa del forte Sicilia, si trovarono coinvolti in prima linea ricevendo dentro le loro abitazioni parti di quei soldati sbandati nell’azione protrattasi su quel territorio alle Moselle. Essi, i cittadini fedeli alla corona dei Borbone, furono bruciati vivi nelle loro case e come i prigionieri in divisa, subirono la medesima sorte: decapitati, squartati, vilmente profanati i resti tagliuzzati a pezzi e in pubblico delirio, in un ultimo scempio portati fra le strade della città oltraggiati nella dignità di morti. La carneficina, perché di questo si tratta, di civili come dei soldati fatti prigionieri, è cosa risaputa. Il Pracanica rispetto agli altri cronisti, aggiunge ulteriormente altri particolari, veramente interessanti, quando segnala l’operato dei traditori: di quelli afforzati sul distretto meridionale in quelli dei sobborghi di Messina, come in quelli del distretto settentrionale, allargando il numero dei volontari della contro rivolta partecipante e contro operante sul campo. Una massa di gente niente affatto limitata, anzi piuttosto corposa che si congetturata arrivare a duemila uomini, permettendo di avere un’idea delle forze in campo. Nella costruzione della cronaca dell’assedio e poi dell’azione napoletana contro gli insorti, ogni tanto vengono fuori delle novità in rapporto a misteriosi agenti segreti attivi in quello scenario. Due personaggi già operativi fin dall’agosto 1848, avevano informato l’alto comando napoletano, fornendo una descrizione certosina della macchina bellica rivoluzionaria, in special modo: alle postazioni in cui si paravano le batterie di artiglieria, dei luoghi furono aperti i relativi fossati, della consistenza delle truppe, delle capacità delle armi, della consistenza delle munizioni e la capacità dei comandanti. Il Pracanica li individuerà troppo tardi. Dall’incredibile precisazione ne vengono altre aggiunte clamorose; non solo il distretto messinese era pronto in armi, a sbarrare il passo dei liberali siciliani sediziosi contro il legittimo sovrano, ma addirittura, mezza Sicilia era sul piede della controrivoluzione. Una massa enorme di fedelissimi al casato di Ferdinando II si stava organizzando. La lro presenza mistificata dalle fonti originali permette di leggere ben altre pagine, rispetto a quelle prospettateci dagli storici svenduti al potere.

Alessandro Fumia, Messina, la capitale dimenticata, Magenes Edizioni, pag. 279,280 ,281.

 

 

          Un documento poco noto, scritto in terza persona dallo stesso Re Francesco II durante l’esilio romano, spiega le scelte fatte, facendoci capire che tutto doveva essere provvisorio. Il documento storico, conservato nell’Archivio Borbone, è costituito da un fascio di lettere che il Re, firmandosi con lo pseudonimo di Notus, scrisse a Nicola Nisco per confutare il saggio storico scritto dal barone liberale. In una lettera Notus (alias Francesco II) scrive a Nicola Nisco: “Voi asserite, egregio competitore, che in quella convulsa situazione di Napoli, Francesco II non ottenne neanche l’appoggio diplomatico richiesto ai ministri residenti in Russia, di Prussia e di Austria. Siete in una perfetta ignoranza! Ed io vi smentisco in nome di quelle stesse potenze, che voi mettete in ballo. Sapete voi il perché ultra vero della causale, che persuase il sovrano con dignità e decoro ad abbandonare la capitale del regno? Ve lo dico io senza paura di vedermi smentito. Quelle tre potenze, giunte all’apice dell’onta nella quale vedevano collocato il diritto pubblico europeo, non tanto per Garibaldi e per Cavour, quanto temendo fortemente  che Napoleone, dopo la guerra portata in Italia volesse con un programma occulto aprire il varco, di qua, di là, e verso la Polonia, e verso l’Ungheria, per giungere al completo laceramento della situazione europea creata al Congresso di Vienna, di già si apparecchiavano per una reciproca e comune intelligenza sul da farsi, per un rimedio reciso ed assoluto. E fu in quel prologo di lavorio diplomatico fra quelle tre potenze, che una delle tre scrisse lettera intima e familiare al nostro martire sovrano con queste precise espressioni: “Nel caso che non poteste reggervi oltre in Napoli, cercate di unire un corpo d’armata, campeggiando tra il Volturno ed il Garigliano, in attesa di risoluzioni”.

          E se le ragioni per cui Francesco II lasciò Napoli non sono esplicite, ma si intuiscono, Notus, in una lettera successiva, scrive: “Voi asseverate, nel vostro libro, che Francesco II da Capua voleva piombare su Napoli con un corpo di trentamila combattenti. La vostra assertiva fu creduta in tutto il settembre da non pochi, e fino il De’ Sivo l’annunzia come verità storica. No, mio caro Nisco, Francesco non poteva sbilanciare l’alta confidenza fattagli dai sovrani nordici, di riunirsi in Varsavia il giorno 10 ottobre, onde forzare la mano di Napoleone per l’adempimento dei Trattati di Zurigo, per cui si offendeva dal Piemonte, con o senza Garibaldi, la ferina istessa della Francia, dichiaratasi base primaria della pace dopo la tregua di Villafranca. Francesco II – ripeto – , abbandonò Napoli dopo il consiglio giuntogli dalle potenze nordiche, cioè che ogni qualvolta stimasse non potersi oltre nella metropoli, con un copro di armata se la passasse tra il Volturno e il Garigliano. Sarebbe stato più nobile il concetto di lasciarsi sorprender in Napoli da Garibaldi, se ciò avesse azzardato, che quello di abbandonarla per riprenderla dopo pochi giorni a mano armata. In quest’ultimo caso, Re Francesco senza una ragione al mondo si sarebbe offeso da se stesso, volendo riprendere, mercé l’orribile guerra delle strade, una città che non l’aveva offeso, e ch’egli, con libera spontaneità, aveva lasciata onde liberarla dalla possibile guerra civile”.

Francesco Maurizo di Giovine, in “L’Alfiere”, dicembre 2010.

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Per prendere visione delle altre “Schegge di Storia”, si veda la sezione omonima del menù verticale, in alto, alla sinistra del video.

 

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– Portici (Na), 16 gennaio2019

PROCESSO ALL'UNITA' D'ITALIA

IO MI OPPONGO

processo

Cinema Roma, Portici, ore 17.00 e ore 20.00

A seguire dibattito con il regista Umberto Rey

 

 

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– Bari, 20 gennaio 2019, ore 10,00

IV^ Congresso

del

Movimento Duosiciliano

 

 

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  – Napoli, 8 febbraio 2019, ore 18,00

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FESTA D’INVERNO DELLE DUE SICILIE

E

DELL’AMICIZIA SICULO – NAPOLITANA

 

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Nella musica e nel ballo i popoli napolitani e siciliani rinforzano la loro amicizia e la loro volontà di riscatto.

Per la gente del Sud questi sono tempi di sofferenza e di cupa oppressione coloniale. Potrebbe perciò sembrare un momento poco propizio a fare festa. Però noi sappiamo che è nell'indole di napolitani e siciliani il saper ritrovare il sorriso anche nei passaggi difficili della loro vita.
Perciò crediamo che la gioia di vivere, la scanzonatezza e l'ironia non siano affatto in contrasto con la ferma determinazione di battersi per la difesa della dignità della nostra patria e per la sua rinascita.
Ce lo hanno insegnato i soldati di Gaeta, che anche durante i crudeli bombardamenti dei piemontesi di Cialdini non rinunciavano a ballare di fronte ai loro nemici ai ritmi della nostra musica tradizionale, per irriderli e al tempo stesso riaffermare la loro appartenenza alla comunità delle Due Sicilie.
Perciò vogliamo ritrovarci nell'allegria e nella fratellanza, nel segno della grande musica della nostra tradizione, per rafforzare i legami comunitari e affiatarci in vista delle iniziative che dovremo prendere per la salvezza dei nostri figli.
Come in un accampamento di briganti, napolitani e siciliani si ritroveranno nella gioia e nell'amicizia stringendo sempre più la rinnovata alleanza, che dovrà ridare alla nostra patria un futuro di giustizia e benessere.
La festa d'inverno sarà indimenticabile ed è aperta a tutti quelli che sognano e vogliono con tutto il cuore il riscatto del Sud.
Il grande giorno si avvicina. Chi mai potrà mancare?

Prenotatevi chiamando i numeri 3394312357 3497734919

Interventi musicali di:

Marianna Mercurio e Benedetto Vecchio e la MBL Orchestra

Club Imperial Dance, Via San Romualdo, 33 Napoli (zona Camaldoli)

 

 

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NOTIZIE DAL REGNO – ATTUALITA’                                   

 

– Palermo. Massoneria, l’inno nazionale all’ARS (Assemblea Regionale Siciliana)

da livesicilia.it

VIDEO

https://livesicilia.it/2019/01/09/massoneria-linno-nazionale-allars-video_1025865/?fbclid=IwAR01AoM5yJdGXvNwjUQAsswEwXcjOZu4OURdTN8ZmpX6Dw1Vv0kQdYFQjlM

 

 

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– Mediterraneo No Triv: “Mise autorizza ricerca idrocarburi nello Jonio”

da basilicata24.it

Con decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 7 dicembre 2018 e pubblicato sul BUIR- Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi in data 31.12.2018

(fontehttps://unmig.mise.gov.it/images/buig/62-12.pdf http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/buig/62-12/62-12.pdf?fbclid=IwAR06YzJWhjlgW_oHC7RYqCyalPsWHRczTX6SHAKZgMAX5YyjAplcqOKya40) sono stati conferiti 3 permessi di ricerca alla società petroliera Global Med.

Si tratta dei procedimenti F.R43.GM, F.R44.GM e F.R45.GM e relativi alle istanze di ricerca 87 F.R. GM, 89 F.R. GM e 90 F.R. GM .

In sostanza il Ministero dello Sviluppo Economico ha ritenuto di poter autorizzare la compagnia petrolifera Global Med di cercare idrocarburi con la tecnica dei rilievi in 2d e in un area complessiva di 2.2200 mq .

Nella mappa allegata e estrapolata proprio dallo studio di impatto ambientale presentato dalla società petrolifera, emerge chiaramente sia l’ubicazione delle aree ma anche la modalità di ricerca che purtroppo, e come da tempo abbiamo segnalato, presenterà potenziali rischi e impatti per l’ambiente.

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https://www.basilicata24.it/2019/01/mediterraneo-no-triv-mise-autorizza-ricerca-idrocarburi-nello-jonio-61616/?fbclid=IwAR3SoNsxjzuCuTPDMx8-fjjhkpdyAiktJWwuMz4n-XbKfBgOEhyjuXo-Yzs

 

 

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– Punti Organico 2018: il Nord si prende 280 ricercatori dal Centro-Sud

da roars.it

È come se, da un anno all’altro, l’equivalente di 280 ricercatori dovessero abbandonare gli atenei meridionali per essere trasferiti nelle più ricche università settentrionali. Com’è possibile? Fu il Governo Monti a stabilire che i pensionamenti avvenuti in un ateneo A possono essere rimpiazzati da assunzioni in un ateneo B, se B ha un bilancio più solido del (pur virtuoso) ateneo A. Ed ecco che la città Milano con i suoi atenei incamera ben 84 Punti Organico (l’equivalente di 168 ricercatori) in aggiunta al rimpiazzo dei propri pensionamenti. Un organico sottratto agli atenei del Centro-Sud, in particolare  Napoli Federico II, Palermo e Roma Sapienza. Insomma, prosegue il travaso che negli ultimi sei anni ha già spostato oltre 500 P.O. dal Centro-Sud al Nord. Qualcuno obietterà che è giusto così. Per averne conferma, confrontiamo Napoli Federico II con Udine. Entrambi gli atenei sono “virtuosi” (Indicatore Spese Personale < 80% e ISEF > 1). Ma la Federico II è più virtuosa sia per lndicatore di Sostenibilità Economico-Dinanziaria (1,19 vs 1,15) sia per Indicatore Spese Personale (67,7% vs 70,9%). Ebbene, i “criteri Bussetti” premiano l’ateneo “peggiore”: a Udine spetta un turn over del 113%, mentre a Napoli  solo un misero 83%. La spiegazione? Sembra che l’algoritmo di ripartizione del turn over non tenga conto del numero dei pensionamenti, che possono variare, anche di molto, da un ateneo all’altro. Che deve fare un ateneo per migliorare i propri indicatori? La riposta è semplice: aumentare le tasse universitarie, senza curarsi del tetto massimo (sulla cui violazione nessuno vigila). Infatti, a chi spreme gli studenti spetta un “premio” a spese degli atenei che rispettano la legge. Si tratta  di aspetti più volte rimarcati da CUN e CNSU e fatti propri dal Movimento 5 Stelle in un Ordine del Giorno presentato nel 2013 e accolto dal Governo. Concetti ribaditi nel loro “Programma Università e Ricerca”. Dove sono finiti questi buoni propositi?

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https://www.roars.it/online/punti-organico-2018-il-nord-si-prende-280-ricercatori-dal-centro-sud/?fbclid=IwAR1W7Bw5Qv2g1s2mkXcp_sBkddx0kTManyQh0vtXLPjlTzXE4Klqr6YcWHs

 

 

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– Riparte il futuro, il 30enne che salva il suo paese in Calabria: “Bloccata la discarica, ora orti e mulini antichi”

da ilfattoquotidiano.it

Nel 2014 a San Floro, un paese di 600 abitanti in provincia di Catanzaro, doveva nascere la più grande discarica d’Italia, la seconda d’Europa. Un ecomostro capace di accogliere 300 tonnellate al giorno di rifiuti solidi e speciali, a pochi metri dai terreni agricoli della zona, e che avrebbe compromesso la qualità della vita di migliaia di persone e di tanti piccoli paesi. Stefano Caccavari, all’epoca 27enne, si mette alla guida di un comitato di protesta che coinvolge amministrazioni comunali, movimenti, associazioni ambientaliste. Alla fine, come fosse la battaglia di un Davide collettivo contro Golia, Caccavari e i suoi compagni di protesta battono il gigante e la Regione decide di revocare l’autorizzazione alla discarica, il cui progetto non aveva tutte le carte in regola.

Proprio da questa vittoria ha origine una nuova idea, che unisce tradizione e innovazione: Caccavari fa nascere i primi “Orti di famiglia” che diventano il nucleo originario di quella che negli anni sarebbe diventata una vera e propria comunità con 220 soci. Qualche anno più tardi, si impegna per salvare l’ultimo mulino a pietra della zona. Nasce così “Mulinum”, con una campagna di crowdfunding su Facebook, grazie alla quale riesce a raccogliere 500mila euro soltanto in una settimana, stabilendo un record nel settore agroalimentare. Da lì inizia una nuova sfida fatta di pane lievitato lentamente e sementi recuperate  – e un nuovo indotto per il territorio – e parte per salvare altri terreni e altri mulini nel resto d’Italia e d’Europa (gli ultimi in Val D’Orcia e a Mesagne, in provincia di Brindisi).

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https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/12/29/riparte-il-futuro-il-30enne-che-salva-il-suo-paese-in-calabria-bloccata-la-discarica-ora-orti-e-mulini-antichi/4864262/?fbclid=IwAR3Qh6hcOYcD4E_CBVi761ximAIjP7ZnIxJMPxSIMHZXGyCfxXmsMPV2Ues

 

 

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– Sud Italia come la Romania. Svimez: “povertà assoluta al 12%”

di Stefano Bruni, da labparlamento.it

La povertà assoluta cresce nel Mezzogiorno d’Italia. Ad affermarlo è la Svimez che, intervenendo ad un incontro con la stampa estera, ha snocciolato una serie di dati preoccupanti.

La povertà assoluta nel Meridione d’Italia è oggi infatti agli stessi livelli di quella della Romania (12%) e già questo dato è degno di attenzione, ma a far suonare il campanello di allarme è soprattutto l’andamento di questo indicatore negli ultimi anni.

In Romania, infatti, nel 2008, la povertà assoluta era attorno all’11%, nel Sud della penisola italiana, invece, dieci anni fa era al 10%. Insomma, in dieci anni il tasso di povertà assoluta è cresciuto ad un ritmo più veloce nel sud Italia rispetto alla Romania.

Nel Mezzogiorno – ha spiegato il direttore della Svimez Luca Bianchi – si delinea una netta cesura tra dinamica economica che, seppur in rallentamento, ha ripreso a muoversi dopo la crisi, e dinamica sociale che tende ad escludere una quota crescente di cittadini dal mercato del lavoro, ampliando le sacche di povertà e di disagio a nuove fasce della popolazione”.

A destare maggiore preoccupazione in questa direzione è, secondo la Svimez, la crescita del fenomeno dei working poors derivante sia dell’aumento dei lavori a bassa retribuzione che dalla complessiva dequalificazione delle occupazioni e dall’esplosione del part time involontario.

Andando poi a leggere i dati su base nazionale relativi all’anno 2017, si registra una crescita dei poveri assoluti che porta l’asticella sino a toccare quasi quota 5 milioni. La metà di questi poveri assoluti (quasi 2,4 milioni) si trovano nel Mezzogiorno dove le famiglie in questa condizione di disagio economico (e non solo) sono aumentate di 145 mila unità tra il 2016 e il 2017 (da 700 mila a 845 mila).

Nell’area meridionale, inoltre, più di un quarto delle famiglie, coppie e mono-genitori, con figli adulti, si collocano nella più bassa fascia di reddito. E il dato peggiora se si considerano le famiglie con figli minori: in questo caso sono la metà a collocarsi nella più bassa fascia di reddito.

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https://www.labparlamento.it/thinknet/sud-italia-la-romania-svimez-poverta-assoluta-al-12/?fbclid=IwAR1udyQDkD2j9UCaNEiIo5Nj0XCSabWoBGOCwpzE18rGv39hKRe__rpM0X4

 

 

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– Così hanno cancellato il Sud e la Calabria

da corrieredellacalabria.it

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https://www.corrieredellacalabria.it/senza-categoria/item/170166-cosi-hanno-cancellato-il-sud-e-la-calabria/?fbclid=IwAR3gZPIwZVUVZBrpJ8suo_Qz1VEybMCrU6kzKOoQMUFbM0RhQvbDCA_ys3Y

 

 

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– Calabria in fuga, dal 2002 al 2017 oltre 300.000 calabresi sono andati altrove, l'85% verso altre regioni italiane ed il 15% all'estero

da lavocecosentina.it

Dei 300.000 calabresi che negli ultimi 15 anni hanno abbandonato la Calabria ben 180.000 sono under 35. Si tratta quindi, in prevalenza, di una forte emigrazione giovanile, scolarizzata, figlia di un ceto medio che non è più in grado di offrire in Calabria delle autentiche prospettive per i propri figli. Un preoccupante impoverimento sociale e collettivo con il capitale umano giovanile che è la base primaria per ogni società che vuole evolversi e vuole progredire. Un dato quello dello spopolamento che dura da anni che da solo condanna e dimostra come l'azione politica collettiva sia nazionale che regionale per la Calabria sia fortemente fallimentare.

Una Casta politica deleteria ed improduttiva che impegnata solo a tutelare i propri piccoli interessi personali non ha fatto nulla di concreto e di reale per invertire tale tendenza. Basti solo accennare a titolo di esempio a come siano stati spesi male i fondi comunitari che da anni non riescono a far uscire la Calabria dal novero delle regioni svantaggiate a livello europeo. L'Obiettivo 1 che delimita le regioni con maggiori deficit economici, sociali e culturali rispetto alle altre regioni e quindi destinatarie di importi considerevoli per promuovere azioni tendenti allo sviluppo non ha mai raggiunto, in realtà, nessun obiettivo.

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https://www.lavocecosentina.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=3892%3Acalabria-in-fuga-dal-2002-al-2017-oltre-300-000-calabresi-sono-andati-altrove-l-85-verso-altre-regioni-italiane-ed-il-15-all-estero&Itemid=282&fbclid=IwAR0wTF7aBv7QJP2zuqTbbQlyJknqstqC-tWdMlAQbSSnDzMk_4PdKBNCVAQ

 

 

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– Le saline di Margherita di Savoia finiscono nelle mani di una multinazionale francese

da politicamentescorretto.info

Margherita di Savoia – Le più grandi saline marine d’Europa di Margherita di Savoia in Puglia, con ben 500 ettari di vasche, sono passate in mano alla multinazionale francese Salins spa, leader europea e co-leader mondiale nella commercializzazione di sale industriale, sale stradale e sale alimentare.

Un bene collettivo dello Stato italiano, come il sale italiano marino, non dovrebbe essere ceduto a chi ha una leadership che potrebbe inficiare la “italianità”. Bisognerebbe valorizzare l’origine e la provenienza del sale marino tricolore.

Il recente DL del Sanato a tutela dell’agroalimentare italiano dovrebbe interessarsi anche del sale italiano non come prodotto industriale, come pure le norme di qualità e qualificazione del sale per consumo umano devono essere aggiornate rispetto a quando era un monopolio di Stato per poter operare sul mercato interno e mondiale ad armi pari con i concorrenti.

Non è possibile che nei supermercati italiani ed europei ci siano sali confezionati e commercializzati integrali-grezzi a disposizione di un consumatore spesso non informato provenienti da altri continenti, sia marini che di miniera, con il 93% di purezza tecnica quando le norme di produzione nazionale prevedono un minimo del 97%.

Il sale purissimo , bianco, grosso a fiocchi o a chicchi made in Italy ha un prezzo medio al consumo da 2-3 euro al chilo nei migliori casi, mentre tutti i sali di importazione partano da 5 euro e fino a 40 euro al chilo, forse c’è qualcosa che non va.

L’Italia, quindi, svende il suo sale. E dimostra di non saper neanche valorizzare il commercio di questo ingrediente primario al punto che un sale Himalayano, di successo per il caratteristico coloro rosato, arriva a valere 50 euro al kg, mentre il migliore sale italiano marino costa mediamente 3 euro al kg.

E’ quanto lamenta Giampietro Comolli, esperto di food&wine economy e ricercatore sul sale. Il sale italiano da tavola, spiega l’analista, ”ha caratteristiche particolari, sia esso marino o salgemma come quello di Volterra, ed è ingrediente indispensabile di stranote produzioni Dop come il Prosciutto di Parma, di Modena e di San Daniele’.

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http://www.politicamentescorretto.info/2018/12/11/le-saline-di-margherita-di-savoia-finiscono-nelle-mani-di-una-multinazionale-francese/

 

 

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– Cosenza: Comune, presentata la moneta “il Bruzio”

di Tele Cosenza, dayoutube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=xUdMO-RyD_4&fbclid=IwAR3vLnCXtlZAeebYjLLOSiGjmYBMjcTOw-VvBGdbUiEhjvI2hoPjUjwHR-8

 

 

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– Canapa: quel materiale scomodo per le lobby che in Puglia sta rinascendo “volevano farla sparire”

da complottisti.info

“Bene i controlli che stanno interessando il settore della canapa che in Puglia negli ultimi anni ha avuto uno sviluppo importante che va salvaguardato da frodi e speculazioni. Sono numerose le imprese agricole che stanno segnalando e denunciando dal 2017 fenomeni distorsivi e speculativi. La Legge italiana c’è, va rispettata e fatta rispettata, magari completandola, in modo da renderla ancora più efficace e rispondente alle esigenze produttive e di mercato reali degli imprenditori agricoli”, è il commento del Presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia, a quanto disposto dalla Procura di Taranto.

Il boom della canapa in Puglia è stato registrato anche grazie alla legge regionale entrata in vigore il 14 gennaio 2017 che ha favorito – dice Coldiretti Puglia – il moltiplicarsi di terreni e produzione, oltre ad idee innovative nella trasformazione della ‘pianta’ dai mille usi, dalla birra alla ricotta e agli eco-mattoni isolanti, dall’olio antinfiammatorioalle bioplastiche, fino a semi, fiori per tisane, pasta, taralli, biscotti e cosmetici e ancora vernici, saponi, cere, detersivi, carta o imballaggi, oltre al pellet di canapa per il riscaldamento che assicura una combustione pulita.

“La nuova frontiera è la cannabis light con la coltivazione e la vendita di piante, fiori e semi a basso contenuto di principio psicotropo (Thc) – aggiunge il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti– attività regolamentate dalla legge numero 242 del 2 dicembre 2016 recante “Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa” che ha disciplinato il settore. Con la nuova norma non è più necessaria, infatti, alcuna autorizzazione per la semina di varietà di canapa certificate con contenuto di Thc al massimo dello 0,2%, fatto salvo l’obbligo di conservare per almeno dodici mesi i cartellini delle sementi utilizzate. Resta il divieto  di utilizzo di foglie e fiori di canapa per scopo alimentare”.

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http://www.complottisti.info/canapa-quel-materiale-scomodo-per-le-lobby-che-in-puglia-sta-rinascendo-volevano-farla-sparire/

 

 

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ARCHITETTURE DEL REGNO                                               

 

– La via Consolare borbonica da Cassino a Sora

di Ferdinando Corradini, da cdsconlus.it e da altaterradilavoro.com

A scuola ci hanno insegnato che l’attività prediletta dai Borboni di Napoli era di perseguitare i giacobini e i liberali. Nessuno ci ha mai detto, però, che l’ orditura stradale del Lazio meridionale – precedente alle odierne autostrada del Sole e “superstrade” – l’hanno realizzata loro. E ciò nonostante che di tali loro iniziative siano ancora ben presenti in situ le testimonianze.

La costruzione della strada

La prima di tali strade a essere realizzata fu quella che andava (e va) da Napoli a Sora. Il suo tracciato, nel tratto da Capua al cimitero di Arce, coincide – meno che nella zona di Teano – con la via Casilina e, dal detto cimitero, fino a Sora – a eccezione di una piccola variante nel territorio di Fontana Liri che vedremo meglio in seguito – con la Valle del Liri. Tale strada rotabile veniva indicata con il nome di “Consolare” probabilmente perché, a imitazione delle vie realizzate nel periodo romano, seguiva un tracciato di fondovalle, mentre le precedenti vie, che erano poco più che mulattiere, erano poste per lo più sulle colline.

Da sottolineare l’iter che portò alla decisione di realizzare tale strada: sul finire del Settecento il canonico Giacinto Pistilli di Isola del Liri presentò alla Regia Corte di Napoli alcuni suoi progetti industriali da attuare sfruttando le acque dei fiumi Liri e Fibreno; nell’ambito di tali iniziative si ravvisò l’opportunità di realizzare una via rotabile che collegasse le erigende fabbriche con la capitale del Regno1. Vi è da dire che, indipendentemente dalle iniziative prese dal canonico Pistilli, nella regione solcata dai fiumi Liri e Fibreno erano già presenti da tempo numerosi insediamenti industriali relativi alla produzione dei panni di lana e della carta: anche questa circostanza, con ogni probabilità, avrà indotto le autorità dell’epoca a costruire la strada di cui ci stiamo occupando, al fine di creare un agevole collegamento fra le dette fabbriche e il porto di Napoli2. In favore della realizzazione della strada avranno, probabilmente, svolto un ruolo importante anche delle considerazioni di carattere militare: la stessa, infatti, nel tratto che sarebbe andato da Arce a Sora, sarebbe venuta a trovarsi quasi a ridosso del confine con lo Stato pontificio.

I progetti per la realizzazione della Consolare furono redatti dall’ingegner Bartolomeo Grasso. I lavori ebbero inizio nel 1794 e furono diretti dal colonnello Giuseppe Parisi. La spesa preventivata era di trecentomila ducati, posti a carico dei Comuni e dei Feudatari, che si trovavano a dieci miglia dalla erigenda strada. La detta somma fu posta per un terzo a carico dei Feudatari e per i restanti due terzi a carico dei Comuni, che ripartirono la quota a loro carico fra i possidenti, in ragione del valore della proprietà di ciascuno e della distanza della proprietà dalla strada3.

L’apertura della stessa ebbe delle immediate conseguenze politiche. Quasi contemporaneamente all’inizio dei lavori, infatti, per la precisione nel 1796, la Corte di Napoli aggregò al Regio Demanio gli Stati appartenenti al duca Boncompagni-Ludovisi. Tali stati erano quelli di Sora (che comprendeva anche Isola, Castelliri, Broccostella e Pescosolido), Arpino (con Casalvieri, Fontechiari e Casalattico), Arce (con Rocca d’Arce, Fontana e Santopadre) e Aquino (con Roccasecca, Castrocielo, Colle San Magno e Terelle); i detti Stati erano tutti attraversati dalla Consolare4. Si prevedeva, come in effetti poi avvenne, che la costruzione della strada avrebbe favorito lo sviluppo industriale della media valle del Liri. Ad evitare che tale sviluppo potesse essere ostacolato dalle pretese del Feudatario, fu adottato il provvedimento con il quale gli stessi furono sottratti alla sua giurisdizione. Possiamo ben ritenere, quindi, che nella media valle del Liri – grazie alla strada di cui ci stiamo occupando – il feudalesimo fu abolito con dieci anni di anticipo sul resto del regno di Napoli, dove, com’è noto, tale abolizione avvenne nel 1806 in modo generalizzato.

Continua su:

https://www.cdsconlus.it/index.php/2016/09/29/la-via-consolare-borbonica-da-cassino-a-sora/

Per prendere visione delle altre “Architetture del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video.

 

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LUOGHI DEL REGNO                                                         

 

– Craco, la più bella città abbandonata

di Lovegrove Training, da youtube.com

 

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=k1A95T5ScGk

 

Per prendere visione degli altri “Luoghi del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video, pag 2.

 

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CULTURE DEL REGNO                                                         

 

– Valeria, la trevigiana innamorata di Napoli: "La difenderò sempre, è il mio amore e la mia città"

di Fanpage.it, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=aOuWWBbz7CU

Per prendere visione delle altre “Culture del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video, pag 3.

 

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TESTI CONSIGLIATI                                                            

 

– SUCCESSE IL '48

di Vincenzo Gulì

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Per il 170º anniversario della rivoluzione del 1848 è stato tempestivamente stampato questo saggio che va presentato con la prefazione dell’autore.

Nel frasario comune degli odierni meridionali d’Italia esiste la locuzione “successe il 48” che vuole esprimere l’idea di un pandemonio, uno sconvolgimento, un avvenimento violento che lascia il segno ma che non era del tutto imprevisto. Anche altrove si usa questo modo di dire che ha avuto la sua origine in un preciso anno citato nei numeri finali pronunziati, 1848. Allora in buona parte d’Europa la Rivoluzione (con la lettera maiuscola perché derivata pedissequamente dalla matrice del 1789) fece tremare troni e popolazioni per più di un anno seminando lutti e danni profondissimi. Ma fu un evento annunciato perché ovunque se ne parlava da quando la generazione precedente era stata costretta a viverne uno simile.

Si sa che la Rivoluzione è perenne fino a quando non avrà tutto il mondo tra le sue catene. Avendo mezzi illimitati a disposizione, può adoperare la guerra, gli strumenti di persuasione di massa, dei veri cavalli di Troia per i suoi resistenti secondo le situazioni di convenienza e del grado di titubanza rilevata. Essa non sta mai in quiete perché è costantemente alimentata per egemonizzare ogni cosa.

Il 1848 fu l’anno della lotta armata. Con l’iterata filosofia giacobina delle belle parole e dei brutti fatti, in nome della libertà e del progresso dei popoli si cercò in ogni modo di accelerare il loro avviamento alla schiavitù e alla barbarie.

In questo lavoro l’attenzione è ricaduta sul Regno delle Due Sicilie sotto il re Ferdinando II di Borbone perché ebbe parte fondamentale in quei tristi avvenimenti.

I nipoti dei briganti e dei lazzari del 1799 seppero rispondere alla grande alle seduzioni e ai tormenti rivoluzionari, pur nel formidabile potenziamento che essi dispiegarono allora. L’esercito duosiciliano li salvò dal giogo massonico che li ispirava e finanziava. I Borbone erano stati bravi a espungere la rivoluzione con le armi quando essa le usava. Furono assai meno valenti quando essa adoperò gli altri strumenti sopra citati. La loro indulgenza lasciò il campo libero alla lotta non armata che sempre prepara una successiva lotta armata.  Il 1799 portò al 1821, al 1828 e al 1848. Il 1848 condusse direttamente al 1860 in cui avvenne l’annientamento delle Due Sicilie e dei suoi amatissimi sovrani.

Se la storia è un insegnamento per i posteri sulle vicende del passato, questa è la lezione che noi dobbiamo assimilare. Chi subisce una rapina non deve pensare solo al momento in cui è stato derubato. Deve ripercorrere il tragitto che l’ha condotto a quella sventura. Da quando ha deciso di tenere la futura preda a quando imprudentemente è transitato per luoghi pericolosi, da quando non ha ascoltato i buoni consigli ricevuti a proposito a quando ha sottovalutato il rischio di essere vittima di furto non premunendosi di adeguate tutele.

Il regno delle Due Sicilie fu vittima di una rapina nel 1799 e si sentì tranquillo quando fu arrestato il colpevole, ne subì un’altra nel 1848 e si rilassò quando i manigoldi furono resi inoffensivi.  Non imparò mai la lezione che sono le occasioni a creare il ladrocinio perché il mondo civile è molto più popolato di malviventi di quanto non lo siano le carceri.

Dalla Rivoluzione ci si difende con una resistenza continua, com’è continua la sua azione criminale. Dalla Rivoluzione ci si protegge rintuzzando a uno a uno tutti i mezzi che essa ha a disposizione. Dalla Rivoluzione ci si salva se avviene una sinergia tra tutte le sue vittime nel tempo senza alcuna remora di razza, di risentimenti, di religione. Se i popoli del XXI secolo riusciranno a coalizzarsi in tal modo, la Rivoluzione comincerà ad arretrare proprio quando sembra che tutto il mondo le appartenga. Altrimenti questi sono gli anni dell’ultima spiaggia che potrebbero aprire a un futuro oscuro per un’umanità tale solo per definizione.

Ma, per fortuna, il corso della storia non dipende solamente dalla volontà degli uomini…

Vincenzo Gulì

N.B. Per presentazioni ed acquisizioni rivolgersi a questa redazione: info@parlamentoduesicilie.eu

Qui il VIDEO di presentazione a Portici:

https://www.youtube.com/watch?v=gr4RweT1cr4&feature=youtu.be

 

 

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– Messina, la capitale dimenticata

di Alessandro Fumia, Magenes Edizioni

UN LIBRO CHE TUTTI I DUOSICILIANI DOVREBBERO LEGGERE.

IN PARTICOLARE I SICILIANI.

In questo corposo volume di 339 pagine Alessandro Fumia rende partecipe il lettore di “cosa divenne” Messina subito dopo l’investitura di Carlo III della corona di “Utriusque Siciliae”. Ci ricorda che questa gloriosa città fu un tempo crogiuolo di iniziative industriali, economiche, finanziarie, commerciali, culturali e scientifiche di primissimo piano, tanto che tutte le maggiori potenze europee vollero colà i propri Consolati. Un fermento di iniziative e di progetti che la portarono presto ad essere fra le più importanti città del Regno seconda, forse, solo a Napoli. Una città che, da sola, forniva allo Stato una rendita fiscale superiore a quello di tutta la restante Sicilia nel suo insieme. Una città più volte capitale dell’Isola e che in più occasioni fu aspra rivale di Palermo. Una rivalità che sfocerà infine nella strenua e tenace difesa dei diritti del legittimo Governo contro la ribellione della capitale dell’isola, fomentata ad arte da liberali, massoni e profittatori guidati dalla nobiltà capitolina che vedeva ogni giorno diminuire i suoi illegittimi profitti a causa dei continui interventi dei Borbone in favore del popolo Siciliano. Ci guida infine nella disamina, quasi ora per ora, di ciò che esattamente avvenne nel corso della rivolta del ’48; chi ne furono i veri artefici, quali ne furono le vere cause, come e dove si svolsero esattamente i combattimenti ma, soprattutto, come ad essere i veri artefici del cosiddetto bombardamento di Messina, non furono le milizie Duo Siciliane, bensì gli “indipendentisti Siciliani”. E lo fa non attraverso sottili disquisizioni di ordine filologico o ideologico, bensì attraverso la pubblicazione di documenti, spesso inediti, quasi sempre di sponda “indipendentista”. E’ così smentita inequivocabilmente e ancora una volta la vigliacca invenzione per la quale, secondo alcuni sprovveduti, ma anche secondo quanto ancora si legge in certi libri scolastici, che sarebbe stato il “Re Bomba” (nomignolo vilmente affibbiato successivamente a Ferdinando II), ad operare quel bombardamento. Per la verità già altre fonti avevano avanzato questa versione, ma il merito del Fumia sta nel fatto di avere dimostrato che quanto raccontato nel testo non è, appunto, una “versione”, ma quanto realmente avvenne sulla base di prove documentali inappellabili.

Un testo quello del Fumia che contribuisce in modo determinante al disvelarsi di verità volutamente e vigliaccamente occultate, travisate e manipolate che però, ormai, risplendono in tutto il loro abbagliante fulgore.

G.M.

 

 

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– La Divina Tragedia

di Fabiuccio Maggiore

Dopo “L’uomo e il denaro”, Fabiuccio Maggiore con questo nuovo lavoro ci guida lungo un percorso fra i meandri infernali dell’alta finanza occulta facendoci comprendere, ancorchè in chiave apparentemente satirica e certamente ironica, gli oscuri meccanismi che stanno distruggendo le nostre economie e le nostre vite.

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divina-tragedia-fileminimizerDall’Introduzione:

Un po’ prima del mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura chè la diritta via era smarrita. Passando per lavanderie lussemburghesi dove il denaro veniva ripulito e ritrovandomi tra uomini più simili a delle bestie che mangiavano panini olandesi in salsa irlandese in quel dei paradisi fiscali, capii quanto profonda e oscura fosse la vasca contenente quei dannati valori elettronici che uomini sprovveduti ed ignari del pericolo solevano chiamare moneta. Ed ecco allora la follia umana, l’avarizia e l’ingordigia prendere il sopravvento giovando della pigrizia e della ignavia popolare di omuncoli distratti dalla carne dal ludico piacere dell’eterno fanciullo. Uomini che le bestie solevano chiamare “i dormienti”. Un inferno dantesco reale, all’interno del quale risiedono diavoli banchieri capaci di prestare ciò che non hanno, botteghini finanziari dalle scommesse truccate, mercati di debito aperti da strutture in ombra, paradisi fiscali nel bel mezzo di inferni terrestri, traffici illeciti e zone franche dove potere riciclare il denaro grazie all’uso – abuso delle nuove autostrade non asfaltate che hanno permesso il controllo planetario attraverso uno schermo, rendendo tragicamente reale il dispotico mondo orwelliano. Ogni dannato giorno, azioni lontane ai nostri occhi generano reazioni ed effetti a noi vicine capaci di intaccare la nostra stabilità ed armonia. Per queste ragioni, questo viaggio all’interno della Divina Tragedia deve servire a sensibilizzare colui che dorme nel reagire intellettualmente e attivamente per fermare quegli uomini resi bestia che han venduto l’anima al diavolo. Attraverso la nostra intellighenzia abbiamo ideato dei mezzi per agevolarci la vita, mezzi che hanno finito per distruggercela, e il denaro, il tragico potere divino ne è il principale esempio. Dopo il primo libro L’Uomo e il Denaro: Alla ricerca della Verità, in questo secondo lavoro La Divina Tragedia, ci addentreremo dentro il mondo della finanza occulta, alimentata dall’uso del digitale e dagli escamotage che la moderna tecnologia ha concesso alle bestie dei nostri giorni. Ogni descrizione “dantesca” legata ad una fantasia ironizzata per alleggerire la narrazione è affidata alle capacità di lettura e interpretazione del lettore al quale auguro un buon viaggio.

Gli occhi aperti non potranno più richiudersi.

Per acquistare il libro ci si può rivolgere direttamente all’Autore via Facebook.

 

 

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– …e nel mese di maggio 1860 la Siclia diventò "Colonia"

di Pippo (Giuseppe) Scianò

Pitti Edizioni, pag. 415

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Così si esprime Pippo (Giuseppe) Scianò a pagina 376 della sua ciclopica opera presentata oggi (7.4.’18) a Palermo intitolata “…e nel mese di maggio 1860 la Sicilia diventò <<Colonia>> – ciclopica non tanto per il numero delle pagine, che comunque sono ben 415, quanto per contenuti densi di documenti, testimonianze e circostanze, spesso inedite, e relativi “solamente” al periodo maggio/ottobre 1860 – riferendosi alle opere di Gustavo Rinaldi, storico e studioso, ed in particolare a quella intitolata “Il Regno delle Due Sicilie. Tutta la verità”:

          “A questo punto del nostro lavoro, sentiamo quindi il dovere di esprimere la nostra sincera gratitudine per l’opera meritoria che – non senza sacrifici – sta portando avanti  con successo e che contribuisce  in modo determinante a riaffermare il diritto dei Popoli dell’ex Regno delle Due Sicilie alla rispettiva memoria storica, all’identità nazionale, che dal 1860 sono state calpestate, prima dall’occupazione militare di stampo imperialista voluta dalla gran Bretagna e successivamente dai partiti unitari dominanti e dagli ascari locali e dai regimi e dalle istituzioni da questi dipendenti.

          Tutto e tutti al servizio dell’imperialismo interno delle regioni del nord e del loro Stato. E il diritto alla propria memoria storica – tanto per parlare di uno solo dei diritti negati – è, per ogni Popolo, la condizione essenziale per acquisire la consapevolezza di sé.

          Anche per uscire da quella alienazione culturale in forza della quale i popoli oppressi si identificano con i loro oppressori. E tanto più avviene questa identificazione quanto più gli oppressori sono stati spietati, assassini, feroci e canaglie.

          Come è accaduto, appunto dal 1860 in poi in Sicilia, in Calabria, in Basilicata, in Puglia, in Abruzzo, nel Molise, in Campania ed, in una parola, in tutto quanto il territorio del soppresso Regno delle Due Sicilie.

Qui il VIDEO della presentazione

https://www.youtube.com/watch?v=Mq-kCl_xgMs&feature=youtu.be

 

 

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– Quaderni Borbonici – 1

di Alessandro Fumia e Franz Riccobono

EDAS sas Edizioni

Dedicato a Carlo III di Borbone ed ai suoi interventi su Messina

 

 

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– Rinascita di una Nazione

di Giovanni Maduli

Presentazione di Vincenzo Gulì

Introduzione di Ignazio Coppola

Pitti Edizioni

 

 

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NOVITA' EDITORIALI                                                          

 

– Storie di garibaldini scomparsi

di Massimo Novelli

storie-garib-fileminimizerEditoriale Il Giglio

Fonte:

http://www.editorialeilgiglio.it/due-sicilie-i-mille-storie-di-avventurieri-e-delinquenti-comuni/

 

 

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– 1860 -La verità dimezzata – Cronistoria della spedizione dei mille e sue conseguenze

di Vincenzo Giannone

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– Verità e menzogne sul brigantaggio

La sconosciuta replica della Corte Borbonica alla relazione Massari (1863)

di Gaetano Marabello

libro-fileminimizerPagine 246, E 20,00

 

 

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NOTIZIE DAL MONDO – ECONOMIA, POLITICA              

 

– Malthusianesimo: la radice vitale del neoliberismo e del globalismo

di Enzo Pennetta, da enzopennetta.it

https://www.enzopennetta.it/wp-content/uploads/2019/01/cochet.jpg

Esiste un’ideologia di cui non si parla perché si è travestita da “realtà oggettiva”, si tratta del malthusianesimo. Ed è alla base del pensiero neoliberista e globalista.

Le dichiarazioni di Yves Cochet riportano la questione all’attenzione.

Ho cominciato a parlare di argomenti inerenti alla dottrina malthusiana (a sua volta strettamente legata alla concezione darwiniana) dalla nascita di questo blog, oggi più che mai il lavoro fatto è di estrema attualità.

che è stato subito ripreso in un tweet della giornalista Eugénie Bastié:Yves Cochet, Una conferma di questo è giunta proprio oggi 6 gennaio dalle dichiarazioni sulla riduzione della popolazione europea fatte dell’ecologista francese, ex deputato all’Assemblea nazionale ed ex europarlamentare 

Dunque Cochet dichiara che bisogna ridurre le nascite della popolazione dei paesi ricchi (ulteriormente ndr) per far posto ai migranti. Ma questo non sarebbe malthusianesimo aggiunge in un classico da “excusatio non petita accusatio manifesta”, una giustificazione che alimenta i sospetti.

Continua su:

https://www.enzopennetta.it/2019/01/malthusianesimo-la-radice-vitale-del-neoliberismo-e-del-globalismo/

 

 

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– Giulietto Chiesa: Un punto di vista essenziale sull'11 settembre

di PandoraTv, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=Xs9EJiGMfgs

 

 

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– INCUBO UE: la radice del male profondo – Francesco Amodeo

di byoblu, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=A3X3Xa17uVU

 

 

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– La guerra al contante

di Bull Willers, da comedonchisciotte.org

Nel momento in cui ogni battitura sulla tastiera diventa parte del registro permanente di ciascuno, quando dispositivi elettronici tracciano ogni mossa di chiunque, la possibilità di pagare in contanti per una transazione finanziaria potrebbe essere il solo atto non schedato possibile, a meno che, ovviamente, non sia stato registrato da una delle onnipresenti videocamere di sicurezza.  Ma ovunque ci sono segni che anche per quest’ultima libertà sia stato pianificato l’oblio. Da molte parti sembra che si converga verso un sistema monetario globale nel quale ogni compravendita, dal castello alle caramelle, sarà registrata all’interno del crescente archivio di ogni individuo. Il trucco è stato preparare il pubblico un passo alla volta, alla maniera delle rane bollite in acqua riscaldata gradualmente.

“Non c’è nulla, comunque, nelle teorie monetarie standard che richieda che le transazioni siano anonime per il fisco o le forze dell’ordine.” Kenneth Rogoff, 2014

Nel 2014, l’economista di Harvard Kenneth Rogoff (vincitore nel 2011 del Deutche Bank Prize ed ex economista in capo per l’FMI) ha scritto ‘Costs and Benefits to Phasing Out Paper Currency’ (Costi e Benefici dell’Eliminazione Progressiva del Denaro Cartaceo) nel quale scrive “La moneta cartacea facilita le transazioni anonime, aiuta a nascondere attività dal governo in una maniera che potrebbe aiutare agenti finanziari ad aggirare leggi, regole e tasse…. [E] il denaro elettronico, in teoria, può essere tracciato dal governo”. Il 78% della moneta circolante negli Stati Uniti è rappresentata da biglietti da $100, e percentuali simili di piccolo/grosso taglio si vedono in Giappone e UE. Che le banconote di grosso taglio siano la moneta preferita dal crimine – traffico di droga, riciclaggio, evasione fiscale – è diventato l’argomento principale per liberarsene in favore della moneta elettronica. Nel 2017, Rogoff pubblicò un libro sulle sue teorie, The Curse of Cash (La Maledizione del Contante). Altri economisti autorevoli, per esempio l’ex Segretario al Tesoro Lawrence Summers hanno similmente sostenuto l’abbandono del contante. Le discussioni si sono focalizzate generalmente solo sui biglietti di grosso taglio, $100, $50, forse $20. Eppure, Rogoff ha scritto chiaramente che “Il denaro fisico dovrebbe diventare tecnologicamente obsoleto”.

Continua su:

https://comedonchisciotte.org/la-guerra-al-contante/

 

 

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– Il Punto di Giulietto Chiesa: Risposte a domande cruciali per il 2019 e oltre

di PandoraTv, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=PuqCx9UoRRM

 

 

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– I SEGRETI DEI CONTI FRANCESI – Nicoletta Forcheri

di byoblu, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?time_continue=154&v=0NBij13O14E

 

 

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– Un laboratorio per capire la transizione. Prof. Enzo Pennetta

di PandoraTv, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?time_continue=1&v=vObOlMksTx4

 

 

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– SVIMEZ – Il grande bluff dell’autonomia differenziata: Residuo Fiscale gonfiato per Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna

di Antonio Corradini, da ilvaporetto.com

NAPOLI, 26 DICEMBRE – All’indomani della decisione del Governo dei giorni scorsi, la SVIMEZ rende nota un’analisi sul «federalismo differenziato», elaborata dal Presidente Adriano Giannola e dal Professor Gaetano Stornaiuolo della Federico II di Napoli, pubblicata sul numero 1-2 del 2018 della Rivista economica del Mezzogiorno. Secondo la SVIMEZ, la pretesa di alcune Regioni del Nord di controllo del proprio Residuo Fiscale sconta un macroscopico errore, in quanto nel saldo tra entrate e spese pubbliche si omette di includere proprio quella componente di spesa che nel corso degli ultimi venti anni è progressivamente divenuta la più rilevante: l’onere per gli interessi da corrispondere ai titolari del debito pubblico (famiglie e imprese; banche, intermediari, assicurazioni, residenti esteri). Questa posta contabile rappresenta una spesa per lo Stato ed un’entrata per i titolari. Per cui il saldo da considerare, non è quello del semplice residuo fiscale ma il residuo fiscale “aumentato” per gli interessi, cioè il Residuo Fiscale-Finanziario. Dalle tabelle contenute nello studio pubblicato dalla SVIMEZ (consultabile a questo link), emerge una prudenziale stima del Residuo Fiscale Finanziario, che per la Lombardia non raggiunge i 13 miliardi, decisamente più contenuto rispetto al Residuo Fiscale comunemente computato in oltre 40 miliardi. Per quel che riguarda il Veneto e l’Emilia Romagna, rispetto a Residui Fiscali rispettivamente di oltre 12 e di oltre 11 miliardi, il loro Residuo Fiscale Finanziario si riduce per entrambe a circa 2 miliardi.

Di fronte alle richieste di autonomia avanzate da queste regioni, cui faranno seguito a ruota altre del Nord, è possibile che, in assenza di riforme costituzionali, inizi un percorso verso un sistema confederale, nel quale alcune Regioni si fanno Stato, cristallizzando diritti di cittadinanza diversi in aree del Paese differenti. L’autonomia è da promuovere, sostiene lo studio, se è adeguatamente motivata e se aumenta l’efficacia e l’efficienza nell’uso delle risorse, senza compromettere il requisito di solidarietà nazionale.  Le tre Regioni del Nord, pur con differenziazioni, hanno stilato un lungo elenco di richieste su materie concorrenti, tra le quali la sanità e perfino alcune di legislazione  esclusiva dello Stato, quali le norme generali sull’istruzione, con l’obiettivo di trasformare beni pubblici “nazionali” in beni pubblici “locali”. Per tutte chiedono di assumere funzioni finora esercitate dallo Stato.

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https://www.ilvaporetto.com/svimez-il-grande-bluff-dellautonomia-differenziata-residuo-fiscale-gonfiato-per-lombardia-veneto-ed-emilia-romagna/?fbclid=IwAR2czrctZ7fYq2bfs9IguGtRetQGjDuU94V_lvmDb4PKMHnO7XSJ4JDho0A

 

 

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CULTURA – COSTUME – SOCIETA'                                  

 

– La virilità, adesso, è un "male" da curare

di Roberto Marchesini, da lanuovabq.it

Uno studio della American Psychological Association, la più importante associazione di psicologi al mondo, rivelerebbe l'impossibile: la virilità è un male da curare. Argomenti pretenziosi e tesi che possono essere facilmente smontate con semplici dati, a corredo di uno studio "gender neutral"

Così, l’American Psychological Association (APA) ha deciso che la virilità è un problema da curare. Un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista della più importante associazione professionale di psicologi al mondo asserisce che «Tredici anni di lavoro, attingono a oltre 40 anni di ricerca che dimostrano che la mascolinità tradizionale è psicologicamente dannosa». È così: in tredici anni di lavoro gli psicologi hanno scoperto che gli uomini virili non vanno volentieri dal medico e che indulgono in comportamenti pericolosi: fumare, bere e… «evitare le verdure» (testuale). Sembra di sentire la mamma: «Mangia la verdura! Ti fa bene, è per la salute! Se non mangi la verdura ti mando dallo psicologo!». Un momento… in effetti l’articolo sulla pericolosità della virilità tradizionale… è scritto da una donna. Incidentalmente impegnata nel sostenere i diritti dei gay, ma è sicuramente un caso. Non solo: hanno anche appreso che «gli uomini sono spesso riluttanti ad ammettere vulnerabilità». Se solo sapessero che la Bussola incoraggia questo comportamento…

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http://lanuovabq.it/it/la-virilita-adesso-e-un-male-da-curare?fbclid=IwAR0mVVfQo1BxAiW6B1MC8s1lELd0Li_qTQSSjsNyXg3NEopJL03pCSmK1sA#.XDcvwsAYm64.facebook

 

 

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– Miracolo a Parma: bambini nascono da genitori dello stesso sesso

da ontologismi.wordpress.com

Ormai senza troppo stupore, registriamo un nuovo miracolo della psicosi gender, questa volta a Parma.

Psicolandia estende così i suoi confini, ampliando il territorio fino alla ricca e (poco) ridente città emiliana:

 Pizzarotti, “su adozioni non temo Salvini, no a bacchettate ignoranti“.

Roma, 23 dic. (AdnKronos) (di Ileana Sciarra) – Quattro atti di nascita per altrettante coppie di genitori omosessuali freschi di firma, “io non l’ho fatto contro qualcuno o per protesta: la famiglia è dove ci sono persone che si vogliono bene, al di là del sesso“. Lo dice il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, presidente di Italia in Comune, in un’intervista all’Adnkronos. Alla domanda se non tema le ‘bacchettate’ del ministro dell’Interno Matteo Salvini, da sempre contrario alle adozioni ‘arcobaleno‘, “spero non siano così ignoranti da voler bacchettare – replica Pizzarotti – ma io non ho tolto nulla a nessuno. Per me è giusto che queste famiglie abbiano gli stessi diritti, senza toglierne agli altri. E’ questo del resto il bello dei diritti: puoi darne senza toglierne. (link

Il solito mantra: la famiglia è “dove c’è amore”; chi condanna utero in affitto e compravendita di bambini è “ignorante” (sic.!); i bambini non hanno alcun diritto ad avere padre e padre: i soli diritti sono quelli degli adulti.

Eccetera, eccetera, eccetera.

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https://ontologismi.wordpress.com/2018/12/27/miracolo-a-parma-i-bambini-nascono-da-genitori-dello-stesso-sesso/

 

 

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MAZZUCCO live – Puntata 29 (Terra Piatta-Microchip-Manovra economica 29-12-2018) BN TV

di Border Night, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=rVWkL8Ekp3o

 

 

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– Feliz Navidad

di Marco Giannini, da comedonchisciotte.org

In questi giorni mi sono accorto che in Italia il tormentone natalizio è “Feliz Navidad” e questo mi ha fatto un gran piacere.

Nel 2008 infatti ero in Canada proprio nel periodo di Natale e la sparavano 24 ore su 24: avendo un fantastico ricordo di quella esperienza, ad ogni Natale la ricercavo su YouTube essendo pressoché sconosciuta nello Stivale..

Speriamo serva per far SENTIRE il Santo Natale alle persone, per ritrovarne il SENSO.

Vigotskji affermava che il significato di una parola è solo un mattone nell’edificio del “senso”.

Se da qualche anno la festa più bella non viene più avvertita non è un caso, c’è una volontà:

Stanno devastando il concetto di LUOGO ANTROPOLOGICO (Cit. Augè).

Gli esseri umani si legano ai loro luoghi, alla loro terra, alle loro tradizioni, alla loro gente, è un istinto naturale che sfugge ad ogni tentativo di INDOTTRINAMENTO che ci riporta alla fondazione addirittura delle prime città e se tra social network, centri commerciali e separazioni (addio famiglia) vi sentite soli nonostante contatti continui e in mezzo a centinaia di persone ciò NON è CASUALE…ma dovuto all’omologazione a cui vi stanno sottoponendo con violenza, quella del subliminale, allontanandovi dal vostro “luogo antropologico” parte fondamentale del vostro “sè”.

Usano principi lodevoli, come l’uguaglianza, per arrivare a ben altro, per rinchiuderci tutti nella Caverna di Platone dell’omologazione, prima con le monete uniche, infine con la spada di Damocle del giudizio come strumento di un ordine imposto.

Continua su:

https://comedonchisciotte.org/feliz-navidad/

 

 

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– Dall'atonìa alla collera

di Philippe Grasset, da ilcovile.it

Leggi su:

https://www.ilcovile.it/scritti/COVILE_B_487_GJ.pdf?fbclid=IwAR3RLUECEaJJldZ7rCKGNKfWYQuDKDXx1y6_CpdWHeST69MabnjDoi5BSfQ

 

 

 

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– L’uomo dell’anno

di Roberto Pecchioli, da ilpensieroforte.it

Alleluia: l’anno 2018 finisce in gloria. Il Financial Times elegge uomo dell’anno nientemeno che George Soros, l’arcimiliardario finanziere di origine ungherese quasi novantenne. Il quotidiano londinese è la voce del potere finanziario internazionale apolide, di proprietà della Nikkei, la società giapponese che controlla la Borsa di Tokyo. E’ considerato universalmente “autorevole” e “prestigioso”.

La creatura più nota di Soros è Open Society, un’organizzazione non governativa (ONG) finanziata con somme a molti zeri, tanto è denaro sottratto agli attoniti cittadini comuni con le peggiori speculazioni, pardon le più abili operazioni finanziarie.  Il budget annuale è di un miliardo di dollari, dei quali alcuni milioni spesi in Italia per sostenere associazioni pro immigrazione.

La scelta, ammette il FT, è politica: “Di solito scegliamo la persona dell’anno solo in base agli obiettivi raggiunti, stavolta l’abbiamo scelta anche per i valori che rappresenta: Soros è l’alfiere riconosciuto della democrazia liberale e della società aperta, idee attaccate sistematicamente dai populisti”. Smascherati!

Continua su:

http://www.ilpensieroforte.it/dibattiti/1644-l-uomo-dell-anno

 

 

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– Sfere di Natale

di Enzo Pennetta, da enzopennetta.it

Il Natale svuotato di significato diventa solo un’anacronistica espressione dadaista in un contesto sociale che non aspetta più nulla.

Dalle sfere di vetro colorate appese all’albero a Sfera Ebbasta era tutto terribilmente prevedibile, sarebbe bastato ascoltare Pasolini.

Si festeggia qualcosa che banalmente non è più unificante, la festa religiosa vale per una minoranza, per il resto è un momento convenzionale come il capodanno, una pura invenzione al pari del Black Friday che in modo scontato ma vero è vista come una festa del consumismo. Eppure quella mente lucidissima di Pier Paolo Pasolini ce l’aveva detto nei suoi Scritti corsari, ci aveva detto che la minaccia peggiore veniva da Carosello, quei pochi minuti di rivoluzione pubblicitaria che tutti noi di una certa generazione abbiamo celebrato come un momento di innocente allegria e rimpianto come simbolo di tempi migliori.

E invece Carosello era una tossina che nel tempo avrebbe manifestato il proprio veleno, in quell’Italia del boom economico già del significato del Natale restava poco, la mia generazione del Natale ricorda distintamente solo l’attesa dei regali, certamente nella festa c’era il calore di famiglie più unite e piene di speranza nel futuro, i mitici anni ’60, ma pochi ricordano una Messa di mezzanotte o quella del 25. Da quel momento abbiamo cominciato a festeggiare il consumo, il primato del denaro e del benessere, il mito della carriera e dell’edonismo.

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http://www.enzopennetta.it/2018/12/sfere-di-natale/

 

 

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– Riflessioni di un tenero esserino del futuro (buona Festa del Gelo a tutti)

da alcesteilblog.blogspot.com                                                           

Ve lo confesso: cosa c’è di più bello di una poltrona? Tutto è facile. Una tastiera e hai il mondo a disposizione. Non c’è bisogno mica di farla difficile quando tutto è facile. Facile, ecco il verbo da diffondere. Se una cosa è difficile deve essere eliminata. I problemi non esistono, son solo il sintomo della nostra arretratezza, il progresso li eliminerà poiché il progresso serve a rendere la vita facile. Non c’è bisogno di scavare una buca, leggere un trattato, imparare una lingua, dipingere un quadro, corteggiare una donna quando c’è chi pensa a me, e mi porge i frutti dell’albero del bene e del male, liberamente ordinabili su amazon, badoo, sky. Ogni desiderio è sul visore, basta cliccarci sopra. Perché sottoporsi alle torture dell’apprendimento e dell’intelligenza quando, ormai, il  mondo viene liquefatto nella sua essenza primaria e imbottigliato per noi, ogni giorno, comodamente rateizzabile, a pacchi discreti, recapitati a domicilio, inodori, igienicamente compatibili?

A che pro l’intelligenza, dico io. A che serve l’intelligenza? A produrre bile, ve lo dico, non altro. E poi lo scontro, la disfida dialettica, le giugulari gonfie, la spada: quanta perdita di tempo, che spreco! Basterebbe accomodarsi: parva sed apta mihi. Cosa vogliamo, in fondo? Vivere? E non viviamo, forse? I giorni si susseguono, senza scosse, monotoni e sicuri. Non siamo mai stati così sicuri nella storia del mondo: reati e delitti calano, drasticamente; l’umanità ha compreso, finalmente, che proprio le distinzioni, le definizioni apodittiche, la morale, i sillogismi terribili, la logica stringente che tutto frantuma in iridescenze complesse e d’irriducibile diversità formano la costellazione dell’odio e della guerra. Ignorare chi ci ha preceduti: in questo risiede la felicità. Uccidere al grido inconsulto d'un istinto, o di un’idea raffinata dall'odio, di un’utopia, di un sogno evanescente; reclamare il proprio essere sé stessi in nome d'un cumulo di rovine o di trattati sprezzanti, di vaneggiamenti indimostrabili, cupi, duri, inespugnabili dalla gioviale ragionevolezza: questa la follia.

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– Il razzismo? Roba da liberali

di Emilio Bangalterra, da oltrelalinea.news

“Il razzismo nasce a metà dell’800 in paesi democratici come l’Inghilterra gli Stati Uniti e la Francia”. Così Emilio Gentile, storico del fascismo nonché allievo di Renzo De Felice precisò alcuni mesi fa nel corso del programma “Bersaglio Mobile” in cui si discuteva di fascismo.
Il razzismo appare come una minaccia spesso ricorrente ai giorni nostri. Esso si aggirerebbe nel mondo a seguito del successo elettorale conseguito da movimenti politici definiti come populisti o sovranisti.
Bisogna però innanzitutto distinguere il razzismo dalla xenofobia, la quale, come insegna la sociologia, risale alla formazione dell’identità mediante la distinzione “io-noi” “noi-altri”, sfociando appunto in atteggiamenti ostili. La paura e l’odio contro il diverso è un fenomeno presente dai tempi più lontani, probabilmente è un tratto connaturato nella stessa natura dell’uomo. 
Paradossalmente è invece in piena età dei lumi che comincia a formarsi un pensiero fondato sulla gerarchia delle razze: il determinismo razziale. La sua genesi e i suoi sviluppi non risalgono alle esperienze totalitarie del 900, ma attraversano la nascita dell’ideologia liberale viziata da questi fattori fin dall’inizio. È possibile fare una disamina comprovata dalla realtà storica prendendo ad esempio lo sterminio dei pellerossa, la segregazione razziale nei confronti degli africani operata negli Stati Uniti, il lascito tremendo dell’imperialismo britannico, oppure il persistente dominio coloniale della Francia nei confronti dei Paesi dell’Africa subsahariana, di cui l’ondata migratoria attuale non è che una triste conseguenza.

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http://www.oltrelalinea.news/2018/12/21/il-razzismo-roba-da-liberali/

 

 

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 MEDICINA                                                                        

GLI ARTICOLI DI SEGUITO RIPORTATI NON RAPPRESENTANO IN ALCUN MODO SUGGERIMENTI O INDICAZIONI TERAPEUTICHE IN QUANTO GLI AMMINISTRATORI DI QUESTO SITO NON SONO MEDICI; ESSI RAPPRESENTANO SOLAMENTE UN PANORAMA DI OPINIONI REPERITE SUL WEB. SI INVITA PERTANTO AD AVVALERI COMUNQUE DEL PROPRIO MEDICO CURANTE.

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– Vaccini a rischio, ultimo atto: "Sono contaminati"

La relazione finale di Corvelva sui due lotti della discordia

di Dott. Loretta Bolgan, da il tempo.it

 

 

Un profilo molecolare "complesso" e "in buona parte incognito". Contaminazioni proteiche. Antigeni non rilevati anche se dichiarati in bugiardino. Sono queste le conclusioni della relazione tecnica finale delle analisi sui due lotti di vaccini Priorix tetra ed Infanrix Hexa. I risultati clamorosi delle analisi (pubblicati da Il Tempo: qui l'articolo con l'intervista al presidente dei biologi Vincenzo D'Anna) avevano evidenziato in un caso la totale assenza degli antigeni del virus della rosolia; nell'altro era stata rilevata la presenza di dna umano e sostanze potenzialmente dannose per la salute dell'uomo.

Ecco il testo della relazione finale diffusa da Corvelva e firmata dalla dottoressa Loretta Bolgan.

Prefazione
Prima di tutto desideriamo ringraziare gli utilissimi commenti forniti da coloro che hanno visionato i risultati delle analisi, effettuate nell'ambito di attività di ricerca scientifica, relative ai prodotti Priorix tetra ed Infanrix Hexa. Le criticità esposte sono infatti state utilissime al fine di aggiungere integrazioni tecnico-scientifiche in grado di chiarire il lavoro svolto. Crediamo infatti che solo attraverso una sana comunione di visioni scientifiche si possa giungere a conclusioni sui dati ottenuti che possano essere utili per l'intera comunità scientifica e per le persone che si rivolgono a lei.

1. Stato dell'arte
Gli studi preliminari (screening non soggetti a conferma) di profilo biomolecolare, metabolomico e proteomico, eseguiti sui prodotti Priorix Tetra ed Infanrix Hexa hanno portato ad un quadro di composizione riassumibile nei seguenti punti:

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https://www.iltempo.it/salute/2019/01/12/news/vaccini-obbligatori-rischio-analisi-contaminazioni-antigeni-corvelva-studio-biologi-danna-burioni-novax-1103463/?fbclid=IwAR2vITtTeIcPLfT_O7KGfjzdPmz2B2q3RDfEZPFChQxfQW0aWmwkgSQEPxA

 

 

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– BEPPE, RITIRA LA TUA FIRMA

di Luogocomune2, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=w7RlIWtfhWI

 

 

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– La peste suina dilaga in Europa…

di Marcello Pamio, da disinformazione.it

«La peste suina africana dilaga in Europa, 9 nazioni colpite»

Così ha aperto il quotidiano «Il Messaggero» il 19 dicembre 2018.

È quanto sarebbe emerso dalla conferenza ministeriale tenutasi a Bruxelles e convocata con urgenza dal commissario alla salute Vytenis Andriukaitis.

Gli untori questa volta sono i cugini dei maiali, i cinghiali.

Il Commissario europeo spiega che «in diverse regioni d’Europa la popolazione di cinghiali si è sviluppata in modo incontrollato, questo ha un ruolo importante nella diffusione e persistenza della malattia».[1]
Suini e cinghialate a parte, il messaggio del Sistema è chiarissimo: occhio che è in arrivo la mortale influenza H1N1.

La strage suina…

Nel mondo sono centinaia di migliaia le morti per influenze varie, eppure bastano una manciata di casi isolati per innescare il pandemonio.

Quando infatti i media si focalizzano, accendendo i riflettori, bastano pochissimi casi mirati per scatenare il panico tra i sudditi-non-pensanti.

Tra la fine del 2018 e l’inizio del nuovo anno i media hanno – non a caso – iniziato a martellare ed amplificare casi di morte avvenuti presumibilmente a seguito dell’influenza suina.

A fine dicembre una giovane giornalista americana di 26 anni, Bre Payton è stata prima ricoverata per complicanze respiratorie e poi morta a causa, dicono, del virus H1N1 e della meningite.

Dal giorno di Natale è in coma Robert Brennan, un ragazzo di 14 anni ricoverato in condizioni disperate nel reparto di terapia intensiva all’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool. Rischia di morire, ma anche se sopravvivrà il suo cervello ha riportato danni irreversibili. Anche in questo caso si parla del virus H1N1.

Questo è l’inizio della fine…

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https://disinformazione.it/2019/01/07/la-peste-suina-dilaga-in-europa/

 

 

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– IL DNA umano nei vaccini causa l'autismo: lo afferma la dr.ssa Deisher

di Radio Autismo, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=s44ZqXVFFws

 

 

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– Vaccini e la valanga inarrestabile….

di Marcello pamio, da disinformazione.it

Lo sapevo con assoluta precisione matematica che le analisi chimiche e biologiche effettuate dall’associazione Corvelva, avrebbero scoperchiato il Vaso di Pandora e dato la spintina iniziale alla pallina di neve che si trovava in cima alla montagna innevata…

Una piccola pallina che sta diventando una valanga inarrestabile, e quando arriverà a valle si trascinerà dietro molte cose e molte persone.

Il vecchio farà posto al nuovo paradigma…

Un enorme plauso va al Presidente dell’ordine dei biologi, Vincenzo D’Anna, perché la sua presa di posizione ufficiale è a dir poco epocale e va contro ogni previsione.

L’establishment è stato spiazzato e per questo sta attaccando con ogni mezzo.

La cosa certa è che D’Anna non può essere additato con l’etichetta tanto amata e usata dal Sistema, quella di No-Vax, anche perché lui, da biologo crede eccome all’efficacia dei vaccini. Il presidente specifica nell’intervista del quotidiano Tempo di oggi 23 dicembre 2018, che «non è manco a tema l’utilità o meno dei vaccini, in queste analisi di laboratorio. L’indagine è stata sulla qualità della realizzazione dei prodotti messi in commercio».

Le analisi hanno «rilevato decine di impurità in più lotti. E al momento sono state individuate 43 sostanze improprie, nel senso che lì non si sarebbero dovute trovare». Sostanze come anticrittogamici, diserbanti, antibiotici, antimalarici…

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https://disinformazione.it/2018/12/23/vaccini-e-la-valanga-inarrestabile/

 

 

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– Vaccini: Corvelva presenta esposto in Procura

di Telecolor Green team, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=pntI3c_L8Jg

 

 

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– L’arroganza del Sistema è sempre più patologica: arriva la sorveglianza per le erbe!

di Marcello Pamio, da disinformazione.it

A partire dal 2002 è iniziata una seria e importante sorveglianza delle reazioni avverse da parte dell’Istituto Superiore di Sanità.

Detta così, sembra una grande cosa. Ma purtroppo è l’ennesima manifestazione dell’arroganza inarrestabile di un Sistema che ha raggiunto oggi livelli parossistici e proprio per questo sta collassando su sé stesso!

Tale sorveglianza riguarda i «potenziali rischi associati all’uso dei prodotti “naturali”».

Avete purtroppo letto bene: non farmaci, non vaccini o droghe, ma piante!

Sono questi infatti gli obiettivi del sistema di sorveglianza messo in atto, a partire dal 2002, dall’Iss in collaborazione con l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e il ministero della Salute.

Per l’establishment quindi «è fondamentale implementare le conoscenze sul profilo del rapporto beneficio-rischio per l’uso salutistico di una pianta».

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https://disinformazione.it/2018/12/10/larroganza-del-sistema-e-sempre-piu-patologica-arriva-la-sorveglianza-per-le-erbe/

 

 

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 SCIENZA E TECNICA                                                           

 

– EMERGENZA RIFIUTI: LA TECNOLOGIA CHE NON DOVEVA NASCERE – Andrea Necchi

di byoblu, da youtube.com

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VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=PGM0BI5WlqY

 

 

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– Perché il Pentagono utilizza gli insetti per scopi militari?

di William Engdahl, da comedonchisciotte.org

Esistono prove evidenti del fatto che il Pentagono, attraverso la sua agenzia di ricerca e sviluppo DARPA, sta sviluppando insetti geneticamente modificati che sarebbero in grado di distruggere le colture agricole di un potenziale nemico. Quanto sostenuto è stato negato dalla DARPA, ma i principali biologi hanno lanciato l’allarme su ciò che sta avvenendo con l’impiego della nuova tecnologia CRISPR per l’“editing genetico”, al fine di utilizzare, a tutti gli effetti, gli insetti per scopi militari. È come attualizzare la piaga biblica delle cavallette al 21° secolo, solo potenzialmente di gran lunga peggiore.

La Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) del Pentagono sta finanziando un programma dal nome bizzarro, “InsectAllies”. Il dott. Blake Bextine della DARPA descrive il programma come “sfruttamento di un sistema naturale ed efficiente di attuazione, in due fasi, per trasferire i geni modificati alle piante: gli insetti vettore e i virus delle piante che essi trasmettono”. DARPA sostiene che il programma è fornire “contromisure modulari, facilmente dispiegabili e generalizzabili contro potenziali minacce, naturali e progettate, all’approvvigionamento alimentare, con gli obiettivi di preservare il sistema colturale degli Stati Uniti”. Badate al linguaggio: modulari, facilmente dispiegabili …

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https://comedonchisciotte.org/perche-il-pentagono-utilizza-gli-insetti-per-scopi-militari/

 

 

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– La scienza tiranna minaccia la democrazia

di Claudio Risè, da controinformazione.info

L’élite dei «tecnici» sta prendendo il potere e fa pressione sugli Stati. Ma è formata da sapienti che si autonominano infallibili anchese commettono errori dagli effetti tragici. Il vizio d’origine è cercare di rinchiudere la realtà nella gabbia della matematica.

La Scienza chiede rispetto. Ce lo intimano in tanti: presidenti della Repubblica di vecchio tipo, Presidenti di Accademie, membri autorevoli di Chiese che fino a pochi secoli fa bruciavano alcuni di quelli che parlavano di scienza. Però su cosa la scienza sia c’è una certa confusione; a parte riconoscere, con Karl Popper, che è tale quella che accetta di essere messa in discussione e verificata, altrimenti non è più scienza ma ciarlataneria.

Oggi però, se la discuti, sei subito un somaro (come si esprimono scienziati molto televisivi, ignari della grandezza del simbolo della fatica raccontato in: Asino caro o della denigrazione della fatica di Roberto Finzi, Bompiani).

A chiedere rispetto, anzi intimidire chi critica, più che la scienza sono però quelli che parlano in suo nome, e si definiscono “scienziati”. Un gruppo di pressione studiato con attenzione fin dagli anni 60 da alcuni studiosi di scienza politica, a cominciare dal francese Jean Meynaud, che nei suoi librisulla Tecnocrazia presentò con conoscenza di causa questa nuova elite del potere, rappresentata appunto dagli scienziati dei saperi tecnoscientifici. Non è sorprendente: nelle società militariste vogliono comandare i generali, in quelle teocratiche i vescovi, e in quelle scientifiche gli scienziati e i tecnici. E la nostra è una società industriale, fondata su un modello di produzione tecnoscientifico, dove tecnici e “scienziati” vogliono comandare.

Ciò non significa però che vadano lasciati fare.

Anzi, vanno assolutamente fermati

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https://www.controinformazione.info/la-scienza-tiranna-minaccia-la-democrazia/

 

 

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– Nasce la “post scienza”: non c’è più bisogno di prove

di Enzo pennetta, da enzopennetta.it

 

La vera “post verità” è quella scientifica, la data di nascita ufficiale potrebbe essere il 19 novembre 2018, quella della pubblicazione di un articolo del Nobel Steven Chu.

Il sequestro della scienza come instrumentum regni è ormai apertamente dichiarato: bisogna credere agli scienziati, le prove sono un optional.

L’articolo è stato pubblicato su Avvenire con il titolo “Il Nobel Chu: non ce la faremo mai a limitare il riscaldamento globale, nel pezzo le dichiarazioni più importanti dell’ex ministro di Obama non sono però quelle sull’ennesimo allarme riguardo la teoria del riscaldamento globale antropogenico bensì quelle che riguardano il supporto scientifico sul quale una teoria debba fondarsi, la prima affermazione degna di interesse è la seguente:

Se gli effetti del cambiamento climatico sono così evidenti, come mai il presidente Usa non ci crede?
Ci sono delle evidenze cui lui incredibilmente non crede e ci sono cose assolutamente improbabili cui Trump invece crede ciecamente; come quando sostiene che Putin non è immischiato nel Russiagate, malgrado quanto abbiano appurato i nostri servizi di intelligence.

E’ sorprendente innanzitutto il fatto che Chu leghi la teoria dell’AGW alla questione Russiagate. Afferma che i servizi di intelligente USA avrebbero appurato che Putin  è “immischiato”, termine che non vuol dire assolutamente nulla se non lo si legge in un’ottica di propaganda, infatti di appurato non esiste niente.  La mancanza di prove sul Russigate che Chu invece afferma essere un dato certo serve a preparare il terreno ad un’accusa analoga e di segno opposto riguardo la causa umana del riscaldamento globale:

Oggi, non si vede ancora la correlazione stretta che esiste – ma negli ambienti scientifici ed economici si sa che esiste (come dire che antisocraticamente sanno di sapere ndr) – tra il cambiamento climatico e le fonti energetiche fossili. È un po’ come se andassi dal dottore e mi spiegasse che fumare fa male a me e ai miei figli, ma senza una prova concreta non smettessi di fumare… tutto ciò è molto umano, no?

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http://www.enzopennetta.it/2018/11/nasce-la-post-scienza-non-ce-piu-bisogno-di-prove/

 

 

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– Cbs News: uno studio presenta le scie chimiche “buone”

da libreidee.org

Come probabilmente ricorderete, nell’aprile dell’anno scorso era stata la prestigiosa università di Harvard a proporre la ricetta di spargere in cielo una nube di particelle di ossido di alluminio per bloccare i raggi solari e raffreddare il pianeta. L’azione e il metodo si rendevano necessari, dicevano i ricercatori, per combattere l’odioso global warming, e la giustificazione esplicita era che sarebbe impensabile che il capitalismo e l’industrializzazione possano rallentare la loro corsa a produrre co2 e altri tipi d’inquinamento. Quindi, la soluzione: inquiniamo un po’ di più, volontariamente, ma fin di bene! Quest’anno invece si sono esposti due ricercatori, Wake Smith e Gernot Wagner, che hanno pubblicato uno studio peer-reviewed per studiare le strategie di iniezione di aereosol nella stratosfera, e il loro costo. La ricerca è stata raccontata al grande pubblico in un articolo dello scorso 23 novembre di “Cbs News”, che ci informa dei principali risultati, sempre con la consueta ricetta: “Una flotta di 100 aerei che facesse 4000 missioni all’anno nel mondo potrebbe aiutare a salvare il mondo dal cambiamento climatico. E sarebbe relativamente economico”.

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http://www.libreidee.org/2018/12/cbs-news-uno-studio-presenta-le-scie-chimiche-buone/

 

 

 

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– Generazione 5G: controllo globale e cancro serviti caldi

di Marcello Pamio, da disinformazione.it

Sarà una delle rivoluzioni tecnologiche più imponenti del nostro tempo e avrà effetti e ripercussioni sulla vita e sulla salute di miliardi di persone.
Mi riferisco al “5G”: la nuovissima generazione di trasmissioni dati, che permetterà di connettere ad altissima velocità miliardi di dispositivi che oggi sono semplici elettrodomestici “passivi”.
A breve gli oggetti dentro e fuori casa si trasformeranno in “esseri attivi”: frigoriferi, tivù, radio, forni, perfino abiti e qualsiasi oggetto elettronico o meno.
Secondo le previsioni, oltre 20 miliardi di dispositivi saranno interconnessi con la Rete entro il 2020.
Attualmente sarebbero “solo” più o meno 6 miliardi.

La connessione di quinta generazione renderà possibile lo sviluppo della telemedicina, dell’auto a guida autonoma e delle cosiddette città intelligenti, dove tutto è costantemente tenuto sotto controllo elettronico.
La “G” sta per “Generation” e infatti è la quinta generazione del cosiddetto standard per la trasmissione dati attraverso una rete di telefonia mobile. I precursori sono stato l’1G (il famoso e obsoleto «TACS») in cui i segnali radio erano “analogici”, il 2G (il GSM), il 3G (UMTS) e l’ultimo 4G (LTE, long term evolution, “evoluzione a lungo termine”).
Attenzione che a differenza delle altre generazioni, il 5G non è solo una nuova “interfaccia radio” perché qui la rete da “fisica” diventa “virtuale”, qui si vuole inglobare tutto…

Rischi elettromagnetici
Qualsiasi tecnologia presenta dei rischi, e quando si è nell’ambito delle onde elettromagnetiche tali rischi sono estremamente pericolosi perché riguardano la salute.

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https://disinformazione.it/2018/11/06/generazione-5g-controllo-globale-e-cancro-serviti-caldi/#_ftn1

 

 

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FUORI TESTO

 

Le lacrime che dai nostri occhi vedrete sgorgare

non crediatele mai segni di disperazione

promessa sono solamente

promessa di lotta.

Alexandros Panagulis
 

 

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– Fioravanti: il Regno dei Borbone, scuola di eccellenza

di CentroStudi Civitanovesi, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=lOZ_Bog8qpY

 

 

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CNT – Message à toute l'humanité

di Demo Sophie, da youtube.com

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https://www.youtube.com/watch?v=j1GCeJe7T74&feature=share

 

 

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Cos'è lo Spread – Nando Ioppolo

di Il Manto, da youtube.com

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https://www.youtube.com/watch?v=hyZgv4BlgCI

 

 

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– "Inganno Globale", di Massimo Mazzucco

di Il Portico Dipinto, da youtube.com

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https://www.youtube.com/watch?v=jNiZD1FQevk&t=662s

 

 

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– Cancro le Cure Proibite di Massimo Mazzucco

di Carlo Anibaldi, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=qPZPGeLag9c

 

 

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– Ex Magistrato Paolo Ferraro Decide Di Parlare!

di InfoClub, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=QGHNSkmbH0E&t=11s

 

 

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