La verità è per chiunque la voglia cercare…

Questo sito non è monarchico

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N.B.: Si partecipa ai Sig.ri fruitori di questo sito che alcuni articoli riportati sulla pagina iniziale possono rimanere in visione per molto tempo, mentre altri vengono aggiornati con maggiore frequenza e senza alcuna periodicità. Si invita pertanto a prendere sempre visione  dell’intera pagina.

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Totale accessi agosto 2018: 12998

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APPELLO

 

…alla luce di quanto sta avvenendo non è più pensabile continuare a dividersi in sicilianisti, napolitanisti, duosiciliani, borbonici, antiborbonici, meridionalisti, federalisti, autonomisti e via dicendo: ciò non farà altro che favorire il gioco di quelle oligarchie mondialiste che hanno causato ciò che stiamo subendo; la posta in gioco è troppo alta per non comprendere che solo una identità di intenti può porsi come elemento determinante per la riuscita di un qualunque progetto di riscatto. E’ indispensabile, anzi vitale, il superamento di quelle pur legittime diversità di vedute e propugnare, tutti insieme e nel rispetto delle specifiche idee, quanto meno un forte riavvicinamento delle varie componenti identitarie, nella convinzione e nella consapevolezza che se ciascuno farà un piccolo passo indietro, tutti insieme si farà un enorme passo avanti.

(Tratto da “Rinascita di una Nazione”, pag. 127)

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Si invitano i sig.ri lettori a dare attenta lettura dell’articolo seguente. Anche dalla sua lettura è possibile comprendere la deriva verso la quale, indipendentemente dai vari “credo” politici, siamo tutti volutamente trascinati.

– Perchè non si possa dire "Io non lo sapevo…" e la conseguente scelta indipendentista.

di Giovanni Maduli, 19.2.2016.

https://www.regnodelleduesicilie.eu/wordpress/page/2/

 

 

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Il Comitato Promotore della Confederazione Siculo – Napolitana, riunitosi a Palermo l’8 settembre 2018, è pervenuto alla necessità di intraprendere una comune battaglia volta alla difesa dei valori e dei diritti dei due Popoli, vergognosamente negati da politiche volte sistematicamente alla distruzione delle tradizioni storiche, culturali ed economiche della nostra Terra e allo sfruttamento coloniale delle nostre risorse.

La lotta che la Confederazione intende intraprendere sarà inizialmente indirizzata a porre fine al vergognoso fenomeno della disoccupazione, dell’emigrazione dei nostri figli e della conseguente emorragia di risorse intellettuali e produttive; alla tutela delle produzioni agricole locali, dei beni culturali, dell’artigianato nonché al ripristino dei nostri storici Banchi.

          Per la prima volta dopo il 1860 Napolitani e Siciliani, nel rispetto delle specifiche tradizioni, anche istituzionali, pervengono alla ferma determinazione di affrontare insieme i gravissimi problemi che rischiano di estinguere i nostri Popoli e con essi la nostra plurimillenaria Civiltà.

Il tutto nello spirito di una piena e fraterna collaborazione consolidata dalla Storia.

Prof. Vincenzo Gulì

Avv. Roberto La Rosa

Prof. Marina Lebro

Arch. Giovanni Maduli

Dott. Giovanni Montedoro

Dott. Pippo Scianò

Dott. Edoardo Vitale

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PENSIERI…

– Macroregione: “manna” che piove dal nord…

di Vincenzo Gulì, da Parlamentoduesicilie.eu

Sono quasi sei anni che su questo sito si dibattono problemi scottanti per l’attuale Sud che gravitano attorno ad una parola magica riscoperta e divulgata ad arte nel nuovo secolo: federalismo.

Già i titoli degli articoli pubblicati in calce danno un’idea della posizione del P2S. Ma l’indolenza dei lettori sprona a riassumere il tutto mentre si accende l’ennesimo dibattito in materia che il potere ha deciso si battezzare “autonomia delle macroregioni”. Ciò servirà a togliere immeritate primazie a sciacalli dell’ultima ora e maschere di meridionalismo demagogico a chi finge (?) di non avvertire le mire specifiche del potere.

Operiamo schematicamente dato che i dettagli si possono trovare nelle pagine indicate:

  • L’Italia nasce accentratrice e antifederalista per consentire il drenaggio della superiore ricchezza dei popoli conquistati nelle Due Sicilie

  • In altri termini: il Sud paga per risolvere la questione settentrionale e si infetta della sua questione (infinita) meridionale

  • Il calvario del Mezzogiorno è lungo perché assai consistente la sua capacità produttiva e finanziaria nonostante quanto costantemente fatto dai sabaudi per assottigliarla

  • E’ necessario aspettare il periodo successivo al centenario della conquista tosco-padana per accertare globalmente l’inversione reddituale tra Nord e Sud

  • Nasce la Lega per criticare l’unità dello stato con il dichiarato, però surrettizio, intento di dividerlo

  • Man mano si chiarisce che la crescita leghista è stata consentita per rendere accettabile la disunità economica italiana (con lo spauracchio di essere abbandonati dalla parte “migliore” del paese) e nascono governi sfacciatamente nord-centrici con le ovvie conseguenze letali per il Mezzogiorno

  • Dopo oltre un trentennio di tali misfatti verso le colonie meridionali è necessario il colpo di grazia approfittando della crisi mondiale scatenata dalle lobby bancarie egemoni

  • I mass media sono indotti a martellare sulla forma federalistica più evoluta: l’autonomia regionale per annientare praticamente gli ultimi trasferimenti di ricchezza tra aree ricche e aree povere

  • A 157 anni dal funesto 1861 si può parlare di Macroregione Meridionale (con quasi tutti i territori un tempo napolitani) e, addirittura, di Macroregione delle Due Sicilie.

Questa escalation è senza dubbi predisposta dal potere coloniale che ci opprime. Ogni step è stato effettuato dopo aver opportunamente vagliato costi e benefici, con profitto finale indefettibilmente a favore dei padroni. Ogni livello è congruo al tempo in cui si fa manifestare. Immaginate un’autonomia macroregionale concessa alla fine dell’Ottocento. Le popolazioni nate duosiciliane avrebbero ripreso la leadership anche in Italia… O immaginate oggi un governo di massimo accentramento della ricchezza che la distribuisca ai più bisognosi (come avveniva tra XIX e XX secolo) e quindi che riduca fortemente il gap Nord-Sud… Il primo esempio sarebbe stato un suicidio per i conquistatori sabaudi 150 anni fa, ma adesso per i loro eredi è la più grande convenienza. Il secondo esempio sarebbe il suicidio dell’attuale esecutivo coloniale, ma rappresentò lo strumento per invertire le sorti di quanti coattivamente divennero italiani nell’Ottocento.

Ogni cosa a suo tempo per distruggere l’attuale Mezzogiorno dal 1861 ad al momento attuale. E’ inutile spulciare per credere di trovare aspetti positivi nei vari livelli perché nella loro completezza essi sono perfettamente funzionanti per attuare quella distruzione. Pretesti, puerili e speciosi, si trovarono nei tempi passati e si possono trovare tutt’ora. Ma tutti dipendono dall’ignoranza della storia economica o dalla mala fede di chi ha interesse a divulgarli. Così si disse ai meridionali dell’Ottocento che la “tassa di guerra” che dovevano tributare allo stato centrale era la giusta riparazione per gli sforzi necessari per la loro “liberazione”. E i gonzi che potevano contare (parlamentari o intellettuali del sud) se la bevvero e la fecero bere a quelli che si fidavano di loro. Così si dice ai meridionali di oggi che con l’autonomia impareranno a camminare con le proprie gambe evitando sprechi e riscoprendo la “legalità”. I gonzi odierni se la bevono e costruiscono castelli di sabbia meravigliosi prospettando attività nuove e impensabili per quelli che si fidano di loro. Ma le gambe ce l’hanno spezzate da un pezzo! Come camminare da popolo? E dove andare se a monte e a valle ogni autonoma scelta deve fare i conti con il sistema bancario e distributivo totalmente nelle mani altrui?

Riprendiamo il titolo di un articolo del 2012: FEDERALISMO, ULTIMO SPECCHIETTO PER LE ALLODOLE DEL SUD e sostituiamo la prima parola con AUTONOMIA REGIONALE. Chi berrà quest’ultima pozione venefica dell’Italia potrebbe riaversi troppo tardi. Il colpo che stanno per infliggere a Sanità, Trasporti, Scuola, Ambiente, Turismo ecc. ecc. sarà indubbiamente letale per le nostre estreme risorse. I caporioni che l’hanno consentito non parlando in questi crudi ma veritieri termini saranno solo i notai che certificheranno la morte degli eredi dei duosiciliani. Poi apriranno ancor più le porte ad altra gente senza storia e senza identità che chinerà la testa e non sarà mai in grado di arrecare seri fastidi ai plutocrati che hanno la regia di tutto ciò.

A ben vedere, questi ascari travestiti da meridionalisti che spingono per questa estrema fregatura per il sud sono quelli che pensano che il padrone s’intenerisca con gli schiavi (il borbonismo tricolore), che i Borbone erano tiranni distanti dalle delizie repubblicane, che è bello sentirsi italiani dalle Alpi al Capo Lilibeo (anche nello sport…), che i briganti furono gli antesignani delle lotte popolari codificate nel veniente comunismo…

Non sanno che la sovranità da noi era del Re solo quando ce n’era uno degno di guidare la nazione…

Con questa gente non andremo da nessuna parte e bisogna isolarli.

In conclusione, non è per forza questo il “lieto” fine dei predatori del 1861. I duosiciliani ci sono ancora. Scrivono, leggono, s’inalberano e possono reagire. I tosco-padani potrebbero rivedere i loro peggiori incubi ancestrali che li vedono scendere al di sotto del Garigliano pieni di superbia tosto trasformata in terrore appena scende l’oscurità. Perché questa terra è abitata ancora da un numero, fortunatamente ancora sottostimato, di BRIGANTI!

Vincenzo Gulì

Fonte:

http://www.parlamentoduesicilie.eu/wordpress/?page_id=9479

Leggi anche:

– Una macroregione per il Sud. Parliamone…

di Giovanni Maduli, da inuovivespri.it

http://www.inuovivespri.it/2018/04/16/una-macroregione-per-il-sud-parliamone/#_

 

 

 

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Pippo Scianò, Presidente del Centro Studi Andrea Finocchiaro Aprile

Giovanni Maduli, V. Presidente del Parlamento delle Due Sicilie – Parlamento del Sud (R)

 

Cittadini della Sicilia e del Napolitano, coraggiosi ed onesti !

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          I fatti politici, le statistiche e le analisi a carattere economico e sociale ci confermano che le parole ed i buoni propositi servono a ben poco. Dimostrano altresì che la “politica politicata” dei partiti italiani dominanti, a prescindere dalle ideologie per altro ormai morte, e dalle promesse elettoralistiche e dagli impegni, sempre inevasi ma dichiarati a gran voce (spesso anche in modo goffamente teatrale), serve solamente a perpetrare la condizione coloniale e la servile subordinazione ad interessi estranei, e spesso anche contrastanti, a quelli delle nostre popolazioni, dei nostri giovani, delle nostre famiglie, dei nostri interessi; ancora, servono per farci perdere la consapevolezza  di noi stessi, del nostro passato e delle nostre radici per fossilizzarci in quella alienazione culturale, denunziata nel secolo scorso da Frantz Fanon, messa in atto nei confronti dei popoli “sconfitti e conquistati con i metodi più spietati del colonialismo dei secoli XIX e XX”; alienazione ancora operante ai nostri giorni anche per le diverse complicità dell’ascarismo di coloro che avrebbero avuto il dovere di rappresentare nelle Istituzioni gli interessi e le esigenze dei nostri popoli: Vergogna!

          Ne sono ennesima dimostrazione le poche righe, (meno di otto!!!), con le quali la Lega e i 5Stelle “affrontavano” il problema del Sud nel loro “Programma per il cambiamento”! Nulla si diceva in quel Programma in relazione a quali misure, con quali mezzi e con quali strategie si pensava di avviare un serio programma di sviluppo del Sud e della Sicilia. Righe nelle le quali, per altro, si affermava, grottescamente, di voler risolvere la cosiddetta “questione meridionale” attraverso scelte “…orientate dalla convinzione verso uno sviluppo economico omogeneo per il Paese, pur tenendo conto delle differenti esigenze territoriali con l'obiettivo di colmare il gap tra Nord e Sud.”. E la domanda sorge spontanea: Come sarebbe stato possibile uno sviluppo omogeneo per il Paese (tutto) e contemporaneamente colmare il gap tra Nord e Sud? Delle due l’una: o si sarebbe dovuto procedere ad uno sviluppo omogeneo, quindi mantenendo costante il gap; oppure si sarebbero dovute destinare per lunghi anni maggiori risorse al Sud a scapito del Nord. Quindi in maniera certamente non omogenea! E’, questo, solo l’ultimo esempio.

          Ed è a dir poco scandaloso che non si sia ritenuto di pianificare e portare avanti una adeguata, consapevole, seria e concreta iniziativa di lotta alla mafia, alla camorra, alla ‘ndrangheta ed a tutte quelle altre grandi organizzazioni criminali, più o meno mascherate e/o occulte, ed a tutte le altre espressioni di criminalità organizzata che dal 1860 ammorbano ed appestano l’aria che respiriamo, e contro le quali hanno eroicamente lottato, immolandosi, tanti EROI SICILIANI che, come Falcone e Borsellino e tanti altri, meritano in ogni momento di essere ricordati affinchè il loro sacrificio non sia vanificato.

          Questi territori, i nostri territori, evidentemente considerati ancora “figli di un dio minore”, rimangono ancora relegati ad un marginale ruolo secondario e coloniale succubi di interessi altri, di pianificazioni altre. Territori per i quali, nonostante versino in condizioni economiche e sociali a dir poco drammatiche, non si è ritenuto nemmeno di richiamare una programmazione di interventi appena adeguata. Non si è ritenuto di avanzare una seppur minima metodologia di intervento in quello che era stato il territorio del grande e glorioso Regno delle Due Sicilie, soppresso illegittimamente nel 1860, come ben ricordiamo!

          Persino in relazione agli eventi che hanno caratterizzato le recenti vicende politiche relative alle ultime elezioni regionali e politiche, e ad ogni altro livello, si è assistito al colpevole silenzio sui drammatici problemi che assillano i nostri territori e le nostre popolazioni. E ciò nonostante il crescente ed altissimo tasso di disoccupazione e l’arretramento dei settori economici e produttivi, nonché il progressivo degrado ambientale. Tutto ciò nonostante la nostra centralità nel Mediterraneo ed il ruolo naturale di punto di incontro dei tre Continenti che qui gravitano. Condizioni, queste, che avrebbero dovuto essere valorizzate e sostenute dai partiti e dai rappresentanti politici qui eletti, tanto più che costoro, spesso, ostentano “panni” Sicilianisti e/o Meridionalisti.

La “Questione Siciliana” e la “Questione Meridionale”, che si finge di sconoscere e che sono state volutamente e proditoriamente accantonate, non possono più protrarsi a lungo! Pertanto riteniamo di rivendicare con forza il diritto ad una nostra specifica strategia per la rinascita ed il progresso della Sicilia e del territorio Napolitano, cioè della parte continentale dell’ex Stato delle Due Sicilie. Dobbiamo pertanto uscire, una volta per tutte e per sempre, dalla inaccettabile condizione coloniale nella quale siamo costretti dal 1860! In conseguenza, occorre allora ragionare su una strategia comune che cominci a “pensare” ed a pianificare uno specifico futuro politico, economico, sociale, culturale e quant’altro, libero e diverso da quei condizionamenti esterni e da quegli sfruttamenti che, ormai da ben 157 anni, impediscono un sano e corretto sviluppo della Sicilia e della parte continentale del soppresso Stato delle Due Sicilie. Condizionamenti che soprattutto “uccidono” de facto qualsiasi speranza di riscatto; qualsiasi speranza di rinascita.

E’ giunto quindi il momento di dar vita ad una mobilitazione culturale di ampio respiro, di grande partecipazione e di ampi orizzonti. Una mobilitazione ad ampia partecipazione popolare che non sia asservita ai partiti ed alle dinastie politiche oggi dominanti.

E’, questo, un gravoso impegno che assorbirà tutte le nostre energie; impegno per il quale , anche accogliendo l’appello che Edoardo Vitale, Presidente del Movimento Sud e Civiltà, ha indirizzato ai Siciliani in occasione dell’incontro avutosi a Palermo il 12 maggio 2018 – appello che facciamo nostro – chiediamo il coinvolgimento dell’opinione pubblica e, sin da ora, la collaborazione dei migliori intellettuali di sicura fede e con competenze specifiche quali, filosofi, sociologi, giuristi, economisti, pianificatori, tecnici, medici etc., degni delle ultra millenarie tradizioni di quella Magna Grecia della quale siamo orgogliosi di essere figli ed eredi.

 

 

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NOTIZIE DAL REGNO – STORIA                                        

 

La gente del Sud che imita la gente del Nord? Alienazione culturale. Come guarire? Con la verità!
di Franco Busalacchi, da inuovivespri.it

Cosa s’intende per “alienazione culturale”? Nel caso degli abitanti del Sud Italia, il cuore dell’alienazione culturale sta in quel “sentirsi inferiori” rispetto agli abitanti del Nord Italia. Un meccanismo mentale studiato negli anni ’60 da Franz Fanon. Come si guarisce? Con dosi massicce di verità. Raccontando come il Nord, nel Risorgimento, ha conquistato e depredato il Sud!

La pubblicazione del post sul Partito del Sud ha provocato reazioni veementi e contrastanti (QUI IL NOSTRO ARTICOLO). Mi soffermerò ovviamente su quelle contrarie.

Ce ne sono di più tipi. Ci sono quelli che ironizzano anche pesantemente sulla costituzione di un ennesimo partito, come se la cosa togliesse qualcosa di prezioso alla loro vita e coprono di pesanti insulti gli ideatori, bollati inspiegabilmente come comunisti, sinistrorsi, piddini e riciclati.

Ci sono quelli che demonizzano l’iniziativa che vedono come una presa di posizione ingiustificata contro l’attuale governo che sta facendo bene e al quale bisogna dare fiducia.

Ci sono quelli che identificano la costituzione di un partito del Sud come espressione della bieca volontà di dividere un Paese, l’Italia, che è una e indivisibile e che è meglio che stia unito. Tra questi ultimi, inopinatamente, ci sono molti meridionali e molti siciliani, ovvero i figli e i discendenti di tutti coloro che, fin dai tempi dell’Unità di Italia, hanno subito, proprio a causa di questa Unità, una spoliazione sistematica e un impoverimento programmato da parte del Nord delle loro risorse economiche, civili e sociali.

Continua su:

http://www.inuovivespri.it/2018/09/12/la-gente-del-sud-che-imita-la-gente-del-nord-alienazione-culturale-come-guarire-con-la-verita-mattinale-129/

 

 

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– LA GUERRA CIVILE NEL REGNO DELLE DUE SICILIE (II)

di P. Arlo Maria Curci, da altaterradilavoro.com

Quelle due contrade, nei tempi della meravigliosa ed unica grandezza spagnuola, portarono con non piccola impazienza la suggezione politica ai Re cattolici, la quale pure era condizione di mezzo mondo, e veniva lenita dal sentimento della giustizia, in cui quella suggezione si fondava, dalla qualificazione abbastanza splendida di Vicereami e dal mantenimento delle istituzioni napolitane e sicule, cui i due popoli vollero ed ottennero comunemente mantenute.

Nondimeno quella non parve condizione che potesse durare lungamente; e Carlo III dovette venire alla ristorazione del trono di Roberto e di Ruggiero, fondando o piuttosto rinnovando la Monarchia delle Due Sicilie in uno dei due minori suoi figliuoli.
Or si consideri, se popoli, ai quali non parea tollerabile la condizione di Vicereami a rispetto della Spagna nell’auge della sua grandezza, abbiamo potuto volere, a vero studio e ad occhi veggenti, diventare lontane province del piccolo Piemonte!

E chi vide mai farsi da senno società del ricco col povero, del grande col piccolo, e quasi vorremmo aggiungere del savio col farnetico, per modo che il grande, il ricco ed il savio si voglia mettere anima e corpo alla mercé del piccolo, del povero e del farnetico?

Continua su:

http://www.altaterradilavoro.com/la-guerra-civile-nel-regno-delle-due-sicilie-ii/

 

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– 3 giugno 1799: Afragola in rivolta

da altaterradilavoro.com


Il 1799 fu un anno cruciale per l’Italia e per il Regno borbonico in particolare, fondato appena 65 anni prima da Carlo di Spagna. Il vento della Rivoluzione che da 10 anni spirava dalla Francia aveva causato il crollo graduale di tutte le istituzioni politiche principali della penisola, con la fondazione prima della Repubblica Cisalpina (1797) poi della Repubblica Romana (1798).

I regni di Napoli e Sicilia non erano stati toccati che marginalmente dal caos provocato dai giacobini francesi e dai loro successori: eccetto la sconfitta dell’esercito napolitano per mano di Napoleone Bonaparte nel 1796, avvenuta oltretutto lontano dal territorio regnicolo, Ferdinando IV di Borbone era rimasto in una situazione di osservazione passiva, ancorché rabbiosa, di quanto avveniva oltre i confini del suo Stato. La situazione precipitò per l’attacco del sovrano alla Repubblica Romana nel tardo autunno 1798: non solo i francesi del generale Etienne Championnet sbaragliarono le truppe napolitane, ma lo stesso Ferdinando dovette nottetempo lasciare Napoli con la famiglia e il Tesoro della corona e imbarcarsi per Palermo con l’aiuto inglese. Il 17 gennaio i francesi entrarono in una Napoli ormai lasciata a se stessa e il 23 gennaio 1799 venne proclamata la Repubblica napolitana.

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http://www.altaterradilavoro.com/3-giugno-1799-afragola-in-rivolta/

 

 

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– La storica via Garibaldi oggetto di riqualificazione topografica

di Alessandro Fumia, da messinaweb.eu

 

Nell’attuale città di Messina si continuano a ricordare fra i personaggi illustri della sua toponomastica, dei veri assassini fatti passare per eroi nazionali. L’esempio potrebbe mettere in evidenza quello che provocò Nino Bixio presso la città di Bronte, recentemente fatto oggetto del recupero di materiale d’archivio, che inchioda alle sue responsabilità uno dei maggiori soldati garibaldini, scesi in Sicilia sotto le insegne di un’Italia che era ancora da divenire, sovvertendo l’ordine pubblico di una nazione, la Sicilia, allora attraversata da orde di predoni divenuti più tardi eroi da ricordare.

Fra questi campioni non sfugge neppure il generalissimo, Peppiniello il nizzardo, meglio conosciuto col suo nome di battesimo Giuseppe Garibaldi. L’eroe dei due mondi fu ricordato dalle cronache liberali del tempo, come un trionfatore nella campagna di Sicilia, giudicato eroe per sentimento condiviso e per tale motivo innalzato nell’olimpo dei grandi uomini nazionali o nazionalizzati. Chi penetra in quell’antro, assume sopra di se tutte le più ampie virtù morali e materiali. Pertanto Garibaldi diventerà il prototipo dell’eccellenza fatta sistema, trovando negli storici che ne recuperano le opere e le insegne, il modello comportamentale da ribadire alla simbologia italica di quei tempi.

Un modello non può assumere sopra di se, tutte le eccellenti qualità umane previste nel catalogo degli eroi di stato. Garibaldi col passare dei decenni e dei secoli, diventerà un prototipo positivo di personalità da ricordare e benedire nel suffragio nazionale. Eppure, Messina non ricorda, o non ha mai conosciuto, alcune marachelle commesse da questo campione fra i campioni, e noi messinesi ancora oggi, ne celebriamo le insegne ponendolo nel principale teatro viario cittadino. Sarebbe ora di recuperare queste nuove sul conto di uno spregevole stratega, e di un pseudo soldato. Basterebbe ricordare ad esempio, cos’era per Garibaldi l’onore militare, e quanto questo fosse ben presente nei suoi modi di soldato. A suggerirci la strada per raggiungere un episodio non certo eroico da lui commesso, bisogna risalire a uno scritto dell’ammiraglio piemontese Persano, uno dei suoi più cari estimatori e amici. In quell'occasione però, la stima di Persano vacillò, perché a mutare il suo giudizio furono le frasi sibilline pronunciate dall’eroe dei due mondi. Eccovene uno stralcio.

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http://www.messinaweb.eu/features-2/k2/categories/item/5003-la-storica-via-garibaldi-oggetto-di-riqualificazione-topografica.html

 

 

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– L’Inghilterra dietro le quinte sobillò la rivolta in Sicilia

da altaterradilavoro.com

La rivolta siciliana iniziò il 12 gennaio 1848: essa non fu casuale né spontanea, bensì organizzata in modo particolareggiato dalla classe dirigente isolana, composta dai grandi latifondisti che sapevano di poter contare sull’appoggio dell’Inghilterra, da sempre interessata a porre una sorta di protettorato sull’isola e sulla sua economia.

Gli interessi inglesi riguardavano specialmente il commercio del vino, nella zona occidentale, ed il lucroso sfruttamento dello zolfo nella zona orientale.

Nelle riforme via via realizzate dal governo napoletano a partire dal 1815, nulla era stato omesso per accontentare le istanze di autonomia della Sicilia. Non va dimenticato che la sua popolazione era esente da obblighi di leva, e che soltanto i volontari siciliani erano ammessi a far parte dell’esercito nazionale in due reggimenti, l’11° Palermo ed il 12° Messina. Una consulta di stato era stabilita per i domini continentali ed una per i domini insulari, quest’ultima composta da soli siciliani.

Dal 1837 al 1848 si tentò senza successo di amalgamare l’elemento napoletano con quello siciliano; per quanti funzionari napoletani si trasferivano in Sicilia, altrettanti siciliani giungevano nel continente, ovviamente tale tentativo fu trasformato dai nemici in una sorta di tirannia colonizzatrice, nonostante le attenzioni del governo particolarmente doviziose.

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http://www.altaterradilavoro.com/linghilterra-dietro-le-quinte-sobillo-la-rivolta-in-sicilia/?doing_wp_cron=1535350044.9775021076202392578125

 

 

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– Controstoria del Risorgimento (II)

di Fernando Riccardi, da altaterradilavoro.com

Il governo italiano alla disperata ricerca della “soluzione finale”

Si voleva realizzare uno stabilimento penale in un’isola dell’Oceano Atlantico, nel Borneo o in Patagonia dove deportare gli ex soldati dell’esercito napoletano

I tentativi hanno inizio nel 1862 quando il ministro degli Esteri Durando contatta il governo portoghese per chiedere l’autorizzazione ad allestire nell’isola di Timor Est, nell’Oceano Atlantico, una colonia penale, dove rinchiudere i soldati dell’ex esercito napoletano rinchiusi nelle prigioni del nord Italia e che avevano rifiutato di passare nelle fila dell’esercito sabaudo. Ma la richiesta viene respinta e il progetto si blocca per alcuni anni. Fino a quando, nel 1867, il Presidente del Consiglio e ministro degli Esteri Menabrea contatta il governo inglese per chiedere il permesso di realizzare un penitenziario in Eritrea. Ma ancora una volta deve registrarsi il netto diniego delle autorità britanniche. L’anno seguente Menabrea torna alla carica chiedendo all’Inghilterra di cedere all’Italia un suo possedimento sulle coste del Mar Rosso per realizzare una colonia penale, richiesta che viene di nuovo respinta. Sempre nel 1868 Menabrea, che voleva a tutti i costi la “soluzione finale”, contatta il governo argentino per farsi cedere una porzione di terreno in Patagonia allo scopo di costruirvi un penitenziario capace di contenere 10/15 mila prigionieri, in gran parte soldati dell’ex esercito delle Due Sicilie. Ma una volta di più incassa un netto rifiuto. E allora ci prova, con altrettanta scarsa fortuna, contattando il bey di Tunisi. Dopo aver collezionato tutta una serie di fallimenti (tutti i governi interpellati avevano rispedito al mittente la richiesta in quanto non si voleva concedere all’Italia la possibilità di intraprendere una politica di chiaro stampo coloniale), il cocciuto Menabrea decide di cambiare strategia. E così, nel 1868, l’anno in cui in Italia, grazie all’introduzione della famigerata tassa sul macinato, la rivolta brigantesca che pareva essersi assopita conosce un’improvvisa recrudescenza, dà incarico alla Marina di trovare un posto dove allestire il penitenziario.

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http://www.altaterradilavoro.com/controstoria-del-risorgimento-di-fernando-riccardi-ii/?doing_wp_cron=1532082810.9896569252014160156250

 

 

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PER NON DIMENTICARE…

(immagine tratta da madreluna.altervista.com)

 

– 2 settembre 1862 – Eccidio di Fantina (Me)

di Ignazio Coppola, da inuovivespri.it

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Fantina è un paesino del Messinese. Qui il 2 Settembre del 1862, le truppe piemontesi, al comando del maggiore Giuseppe De Villalta, si resero protagoniste di un eccidio di un gruppo di garibaldini in ritirata, dopo che il loro capo – Garibaldi – era stato bloccato sull’Aspromonte dal ‘presunto’ re galantuomo. Vi raccontiamo un atto di rara vigliaccheria che la dice tutta sullo schifo delle truppe sabaude, i cui metodi non erano molto diversi da quelli che, anni dopo, la Germania di Hitler utilizzerà per fare fuori gli ebrei   

Fra le tante verità negate dalla storiografia ufficiale del risorgimento in Sicilia, ossia gli eccidi, nell’Agosto del 1860, di Bronte, di Biancavilla e dei paesi del circondario etneo ad opera del generale garibaldino Nino Bixio – ed ancora la rivoluzione repressa nel sangue di Alcara Li Fusi, nel Maggio dello stesso anno, ad opera di un’altro generale garibaldino, Giovanni Interdonato, di cui troviamo traccia nel libro di Vincenzo Consolo Il sorriso dell’ignoto marinaio – e le successive rivolte anch’esse annegate nel sangue dal generale Pietro Quintino, a Castellammare del Golfo, il 3 gennaio del 1862 (che potete leggere qui) e poi ancora quella di Palermo del settembre del 1866 detta ‘La rivolta del sette e mezzo’ (durò infatti 7 giorni e mezzo) in cui, in una Sicilia tenuta, di volta in volta, in perenne stato d’assedio sino alla rivolta dei Fasci siciliani, furono massacrati migliaia e migliaia di palermitani dalle truppe piemontesi del generale Raffaele Cadorna, ve n’è una passata anch’essa nel dimenticatoio della storia del nostro risorgimento che va sotto il nome di eccidio di Fantina.

Continua su:

http://www.inuovivespri.it/2016/09/02/oggi-e-lanniversario-delleccidio-di-fantina-uno-degli-atti-vili-compiuti-da-piemontesi-in-sicilia/#_

 

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– 16 – 22 settembre 1866: Palermo, Rivolta del Sette e mezzo

7(immagine da palermo-meridionews.it)

 

Non si è mai saputo il numero effettivo dei caduti fra la popolazione, ma molti storici stimano quel numero in diverse migliaia.

Per avere un’idea di ciò che avvenne in quei giorni a Palermo, è “esemplare” la lettera che un ufficiale piemontese, Antonio Cattaneo, indirizzava ad alcuni suoi amici: “Vi posso assicurare che qualche vendetta la facemmo anche noi, fucilando quanti ci capitavano. Anzi il 23 settembre, condotti fuori porta circa 80 arrestati si posero in un fosso e ci si fece fuoco addosso, finché bastò per ucciderli tutti”.

Ma ancor più raccapricciante, quando lo stato d’assedio posto dal generale Cadorna era stato già revocato con il ritorno, si fa per dire alla legalità, fu quanto accadde tra il 12 ed il 15 gennaio del 1867. Due gruppi di detenuti, senza alcun processo e senza alcuna sentenza, furono fucilati dalle truppe durante l loro traduzione a Palermo. Stesso destino per altri cinque prigionieri provenienti da Misilmeri, fucilati ad un paio di chilometri dal capoluogo.

http://www.misilmerinews.it/articolo.asp?inseriscicommento=true&idnotizia=2192

 

VIDEO

di Pippo Scianò, da youtube.com

http://www.youtube.com/watch?v=sGCuvcTUoHw

 

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– 25 settembre 1861 – Disordini a Trapani

Tommaso Romano, Sicilia 1860 – 1870 Una storia da riscrivere, pag. 59

 

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– 20 settembre 1870: Porta Pia

 

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SCHEGGE DI STORIA                                                        

 

SCHEGGE DI STORIA 9/2018

 

          L’Abruzzo superiore, dopo le fucilazioni immediate proclamate ed eseguite dal Pienelli, non quietava.  I montanari alla spicciolata facevano fiere rappresaglie; e loro davano la mano quei dell’Ascolano, per odio alla leva e a’ nemici del papa. Tenevano da più giorni come assediata una compagnia di Sardi ad Acquasanta; però il Pinelli ricordevole delle petrate di Pizzoli, v’accorse con un esercito il s8 gennaio a liberarla. Poi postoti su’ monti ascolani accaneggiava i reazionarii, saccheggiava, ardeva chiese e cappelle, né a men di quattordici ville diè foco con sacrilegi e rapine, vendendo all’incanto arredi sacri, vesti sacerdotali e ogni bottino, a vil prezzo. Ce potevano quei paesani sparpagliati, senz’arme, con appresso robe e famiglie fuggenti? Presi, erano fucilati tra le braccia delle mogli e de’ figli. Cotesto Pinelli, non so se più ubbriaco di vino o d’iniquità, era stato in Piemonte messo in disponibilità per mala condotta, ora l’avean mandato a comandante una colonna mobile per redimere  l?italia.

Giacindo de’ Sivo, Storia delle Due Sicilie, Grimaldi & C Editori, pag. 386

 

 

          Pubblicata appena l’anzidetta ordinanza del Fantoni, e fattala affiggere nella città di Trani, il comandante piemontese colà, fa venire a se il capitano della guardia nazionale, e gli dice in aria minacciosa “mi bisognano tre briganti almeno, per farli fucilare, onde la proclamata ordinanza non sia presa per una vana minaccia”. Il capitano si ricusa; ma vi sono quivi altri, che per mettersi in grazia del comandante, gli presentano tre poveri contadini allora sorpresi col pane nella loro bisaccia pel proprio nutrimento, donde la presunzione di connivenza col brigantaggio; per cui sono fucilati all’istante. Bisognava un esempio di terrore su le popolazioni!

          In uno de’ giorni di marzo è fucilato il contadinello Antonio Colucci di Bajano, presso Nola (Terra di Lavoro), sol perché trovandosi sopra un castagno a reciderne i rami, preso dallo spavento al vedersi tra la truppa piemontese, che giunge, ed i briganti, che sono poco lungi da lui, fa segno a costoro di fuggire. Interrogato su questo fatto l’inesperto giovanetto risponde sempre: “Perché avevo paura di un conflitto in mezzo del quale mi sarei trovato in pericolo”. Ciò nonostante, è tradotto nella sua patria per esservi fucilato; ma temendosi che i militi nazionali i quali ben conoscevano la semplicità della vittima, si rifiutassero alla tragica esecuzione, si estraggono a sorte otto fucilatori, fra i quali esce un tale che è compare del fanciullo; ed obbligandosi i costui genitori ad esser presenti, si da’ il segno; partono gli otto colpi di fucile che riescono tutti alti dalla mira; la pietà fa tremare le braccia nella esplosione: allora per non prolungare la scena si ordina a 4 soldati della truppa di farsi innanzi, e fatto fuoco, Antonio Colucci rimane ucciso. A scherno ne vien preso il cappello, e calcato sul capo del costernato genitore, per soprassoma è condotto in carcere, dove i suoi dolori fanno tregua, perché divenuto folle, perduto l’intelletto, chiede con affettuosa ilarità alla moglie Rosa che viene a visitarlo, di aver cura della salute del diletto figliuolo, che nel delirio egli crede trovarsi a casa.

Francesco Durelli, Le condizioni del reame delle Due Sicilie, Ripostes Edizioni, pag. 88, 89.

 

 

          (Sicilia, 2 – 7 settembre 1848)

          La novella che voleva tutti i popoli siciliani fratelli in rivolta contro l’usurpatore, dà visione della natura dell’affratellamento concepito dalle bande palermitane gravitanti sul territorio di Messina. Il La Masa di ritorno a Palermo segnalava l’impresa dei regi contro i siciliani, come una completa vittoria delle armi rivoluzionarie. Era la mistificazione della verità per mantenere all’interno di quel governo, i privilegi piovuti dal cielo alla maggior parte dei ladruncoli riconvertitisi a miglior vita, e La Masa si dimostrò un vero furfante. Le sue brigate speciali, dimostrarono quanto fossero competitive quando dovevano far man bassa sulla proprietà privata. Le truppe del municipio di Messina affiancate dalla forza regia, per debellarle dalla provincia, nell’ottobre 1848 dovettero sudare le proverbiali sette camicie.

          Il problema del disordine sociale non si riduce che dopo alcuni anni dalla disfatta delle armi siciliane, sotto i colpi dell’esercito nazionale; perché a forza di costruire castelli in aria, non si riusciva più a distinguere le menzogne dalla verità. Furono talmente numerose le frottole mandate in stampa, che alla fine furono credute vere. I fatti li smentirono in modo inappellabile. La propaganda risorgimentale non si tacque, se non prima raggiunto il suo profitto. Le bande armate si diedero alla razzia, all’incendio e alla profanazione dei luoghi di culto, allo stupro di genere, ma i falli commessi da questi lestofanti furono addebitati a coloro che cercandoli, li snidarono come topi. Il riferimento qui segnalato, dà una precisa tempistica della presenza a Messina entro il 2 settembre, delle bande armate al seguito dei siciliani ergo, dalle truppe organizzate dai gerarchi di Palermo e fra esse, quelle del colonnello La Masa, l’artefice materiale della presenza di galeotti regolarizzati e inquadrati nelle truppe di milizia leggera dello stesso esercito.  Bande che entrarono in azione, dandosi al mestiere che meglio conoscevano, ben prima che le forze del Filangieri giungessero a Messina. Come dimostrano le maggiori fonti, il saccheggio avvenne per libero arbitrio, concesso fai siciliani ai banditi al loro seguito. Dagli incroci che ne sono venuti, l’azione vandalica inizialmente fu condotta contro alcune proprietà e case di quei messinesi ancora fedeli al sovrano, che pagarono un prezzo altissimo in quell’azione. Una volta innescata la razzia, i latrocini si estesero in altri luoghi della città, moltiplicando le rapine, i sequestri di persona e gli assassinii.

Alessandro Fumia, Messina la capitale dimenticata, Magenes Editore, pag. 277, 278.

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Per prendere visione delle altre “Schegge di Storia”, si veda la sezione omonima del menù verticale, in alto, alla sinistra del video.

 

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EVENTI

 

– Messina, 15 settembre 2018

 

Consegna e benedizione della bandiera delle Due Sicilie e presentazione del volume di Alessandro Fumia

Messina, la capitale dimenticata

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– ore 16,45: consegna della Bandiera presso il Sagrato della chiesa S. Caterina Vergine e Martire;

– ore 17,00: Messa e benedizione della Bandiera, officiata da Don Luciano Rotolo;

– ore 19,00: Presentazione del volume presso la Sala degli Specchi, Palazzo dei Leoni, C.so Cavour 86;

 

 

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– Caltagirone (Ct), sabato 29 settembre, ore 18,00

Alla presenza dell’Autore, Pippo Scianò, sarà presentato il volume

…e nel mese di maggio del 1860

la Sicilia diventò “Colonia”!

Sala Municipale, Piazza Municipio 1.

 

 

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– Napoli, 13 ottobre 2018, ore 10,00

II^ Convegno di Sud e Civiltà

 Il Sud rialza la testa

Villa Domi, Salita Scudillo 16/a, Napoli


"La politica italiana, da decenni, ha abbandonato il Sud, incurante delle sue sofferenze. In tanti si trovano senza lavoro, anche da un giorno all’altro; i giovani sono costretti a lasciare la nostra meravigliosa terra, spesso per andare a ingrossare l’esercito degli schiavi della globalizzazione; gruppi di affaristi estranei al nostro territorio allungano le mani sulle nostre eccellenze, come l’agricoltura e il turismo; le attività produttive vengono ostacolate in base a normative e scelte che ci penalizzano a vantaggio del Nord, delle banche e delle multinazionali. Anche la nostra cultura e la nostra Tradizione sono continuamente offese e derise dal circo mediatico.
Se non si inverte drasticamente la rotta, tra pochi anni la nostra Patria, colonizzata da 157 anni, sarà un deserto inquinato, senz’anima, abitato da vecchi e dominato da ogni sorta di speculatori.
L’unica strada per ridare un futuro ai popoli fratelli Napolitano e Siciliano è nella riscoperta e difesa della nostra grande tradizione e nella formazione di una nuova classe dirigente, capace di battersi senza compromessi per affermare il diritto della nostra gente a vivere secondo la propria mentalità e le proprie vocazioni produttive.
Non c’è più tempo da perdere.
Per avviare la grande riscossa c’è bisogno di tutti quelli che amano veramente la nostra terra. Occorre che tutte le persone di buona volontà stringano un patto per la salvezza del Sud. Senza mai più cadere negli errori del passato, senza chiedere niente a nessuno, con le nostre forze.
Nessuno si può chiamare fuori da un impegno da cui dipende la vita di ciò che più amiamo.
Per questo, il 13 ottobre 2018, nella splendida cornice della settecentesca Villa Domi, si svolgerà il secondo Convegno Tradizionalista di Napoli Capitale. Dalle 10 del mattino alle 20 di sera ci confronteremo su tutti gli argomenti utili a comprendere la nostra realtà e a individuare le iniziative concrete da intraprendere per ridare alla nostra Patria l’antica grandezza e ai nostri giovani un futuro di dignità nella loro terra.
Hanno già dato la loro adesione, fra gli altri prestigiosi protagonisti, il Vicepresidente Emerito della Corte Costituzionale Paolo Maddalena, il professore universitario Roberto Martucci, il cantautore Eugenio Bennato, la cantante e attrice napoletana Marianna Mercurio. L’Associazione Grano Salus illustrerà la sua battaglia a difesa dei grani del Sud e della sicurezza alimentare. Interventi musicali nel segno della tradizione scandiranno vari momenti dell’incontro. Alle 13,30 ci sarà il pranzo comunitario nel ristorante di Villa Domi con prodotti delle Due Sicilie.
Venite tutti a vivere un’esperienza indimenticabile nel segno della fratellanza per la difesa della nostra terra.
Mai più rassegnazione, mai più vittimismo! Nella Tradizione la rinascita del Sud!

 

 

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NOTIZIE DAL REGNO – ATTUALITA’                                   

 

– Luigi De Magistris: Cancelliamo il debito di Napoli

di Byoblu, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=DUA08bwgsI4

 

 

 

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Il percorso della nostra Bandiera

Continua il percorso della nostra Bandiera lungo le contrade del nostro antico Stato.

Il 15 settembre 2018 la Bandiera, nel corso di una cerimonia officiata da Don Luciano Rotolo che ha visto la benedizione della stessa, è stata consegnata a Nick Patrol che la porterà in Calabria da dove, dopo altre tappe, proseguirà il suo percorso fino a Gaeta.

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– ITALIA A TUTTO GAS!

di Gianni Lannes. da sulatestagiannilannes.blogspot.com

Ecco la mafia del gas: una rapina neocoloniale legalizzata. Trivelle e tutto spiano e terremoti indotti dalle multinazionali dell’oro nero. Mentre la regione Emilia Romagna solo ora dice no, a nuove trivellazioni per l’estrazione di idrocarburi, dopo il sisma del 2012, in Puglia, nella sola provincia di Foggia (area a rischio sismico e pericolo idrogeologico) insistono ben 125 pozzi operativi di metano. Proprio in loco, ovvero nell’antica Daunia, dove l’Eni ha provocato numerosi disastri e praticato il fracking a Tertiveri e dove sono attive due centrali turbogas, sono precipitate altre 7 richieste per trivellare ancora il sottosuolo e pompare gas.

I giacimenti minerari sono beni demaniali del patrimonio indisponibile dello Stato. La loro ricerca e lo sfruttamento sono considerati di interesse pubblico ed effettuati da imprese private in un regime giuridico di concessione (titolo minerario). Le funzioni amministrative di conferimento dei titoli minerari (prospezione, ricerca ed estrazione degli idrocarburi liquidi e gassosi) sono svolte dal Mise d’intesa con le Regioni. In sintesi, spetta al Mise fornire l’autorizzazione, al ministero dell’Ambiente formulare la Via (Valutazione di impatto ambientale) o lo screening, mentre alle Regioni compete sia il parere sulla Via, sia la sigla del documento di Intesa per procedere allo sfruttamento senza scrupoli.

Ricerca e coltivazione di idrocarburi si inquadrano nel contesto del cosiddetto diritto minerario ma rientrano anche nel settore energetico (materia di legislazione  concorrente Stato/regioni secondo la Costituzione. Come purtroppo comune per molte materie, per ottenere un quadro completo delle norme che regolano queste attività occorre sovrapporre la lettura di un buon  numero di leggi che si sono succedute nel tempo (dal Regio Decreto 29 luglio 1927, n. 1443 alla Legge 23 luglio 2009, n. 99).

Fonte:

http://sulatestagiannilannes.blogspot.com/2018/09/italia-tutto-gas.html#more

 

 

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– Governo, tagli alla Calabria: azzerati 110 milioni di euro

da likenewscalabria.com

La storia si ripete. Cambiano i governi ma i “modus operandi” sono sempre gli stessi. Si taglia al sud per foraggiare il nord e questo governo conferma il blocco del Bando Periferie che ai calabresi costa “solo” 110milioni di euro. A nulla sono valse le presenze del Sindaco di Cosenza Mario Occhiuto e del sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà col suo vice Riccardo Mauro. A nulla è servito l’intervento, seppur lodevole, dell’onorevole Roberto Occhiuto, la fumata nera è arrivata alla fine delle audizioni dei sindaci a Montecitorio nell’ambito dei lavori della Commissione Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni, riunita congiuntamente alla Commissione Bilancio della Camera dei Deputati. Il deputato calabrese dei Cinque Stelle Francesco Forciniti ha sostenuto le ragioni dell’esecutivo: «Essere governo del cambiamento vuol dire anche prendere questo tipo di decisione». Il cambiamento i calabresi non lo vedono affatto. È sempre la stessa storia. A rimetterci è sempre il sud, a rimetterci è sempre la Calabria che ha portato tantissimi voti a questo governo. La nostra regione ha sempre determinato la vittoria di qualsiasi governo nella storia della repubblica, ma i nostri rappresentanti non sono mai stati incisivi, anzi, ad onor del vero, tranne qualche rarissimo esempio, come Giacomo Mancini senior, tutti i nostri rappresentanti sono stati capaci di ridurre la Calabria in “cenere” posizionandola tra le regioni più povere d’Europa. Il “trend” non sembra essere cambiato.

Fonte:

https://likenewscalabria.com/politica/governo-tagli-alla-calabria-azzerati-110-milioni-di-euro/

 

 

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Spaghetti con grano canadese, salsa di pomodoro cinese e olio d’oliva tunisino: e vai!

da inuovivespri.it

Tutti a tavola! Per mangiare che cosa? La pubblicità delle tv ci racconta che tutta la pasta industriale è prodotta con il grano duro italiano. Ma noi scopriamo che le due Regioni che producono l’80% circa del grano duro italiano – Puglia e Sicilia – hanno il prodotto invenduto. Passata e pelati di pomodoro? In maggioranza cinesi o nord africani. Da condire con l’olio d’oliva tunisino spacciato per italiano al costo di 3-4 euro a bottiglia. E… buon appetito!
Non stiamo dicendo nulla di nuovo: proviamo soltanto a mettere insieme una serie di articoli che abbiamo scritto ad agosto e nei primi dieci giorni di settembre. Ne viene fuori un bel ‘quadretto’: la vera Sicilia a tavola e, perché no?, la stessa Italia a tavola, che, in verità, è un po’ diversa da quella che ci racconta ogni giorno la tv con la pubblicità.

Sono fatti. Ieri abbiamo pubblicato un articolo che riprende un video di Teledauna. E’ la Web Tv della ‘Capitanata’, l’area del grano duro per antonomasia della Puglia. Sì, della Puglia, la prima Regione italiana per la produzione di grano duro (QUI IL NOSTRO ARTICOLO).

Continua su:

http://www.inuovivespri.it/2018/09/11/spaghetti-con-grano-canadese-salsa-di-pomodoro-cinese-e-olio-doliva-tunisino-e-vai-mattinale-128/#_

 

 

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– Il percorso della nostra bandiera

Il 7 settembre 2018 a Palermo, in occasione della presentazione del libro del prof. V. Gulì “Successe il ’48”, si è tenuta la cerimonia della benedizione della bandiera del Regno che, provenendo da Napoli, sta seguendo il percorso di visita a tutte le Valli dell’ex Regno. Sabato 15 ottobre la bandiera sarà portata a Messina, da dove proseguirà il suo percorso.

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– Sullo scippo del grano Senatore Cappelli agli agricoltori del Sud si ‘rompono i telefoni’ tra grillini e Lega
da inuovivespri.it

Si fa sempre più dura la battaglia sulla ‘privatizzazione’ della varietà di grano duro Senatore Cappelli, gloria e vanto della cerealicoltura meridionale, che una società bolognese ha scippato agli agricoltori del Mezzogiorno. Il solito atto di ‘pirateria’ antimeridionale che, dal 1860, contraddistingue l’atteggiamento ‘colonialista’ del Nord rispetto al Meridione. Sulla vicenda la politica registra una dettagliata interrogazione di un gruppo di senatori del Movimento 5 Stelle.

Un atto politico importante. Perché l’interrogazione – primo firmatario il senatore grillino della Basilicata, Saverio De Bonis, tra i protagonisti di GranoSalus – si rivolge al Ministro delle Politiche agricole, il leghista Gian Marco Centinaio. 

Non sfugge, agli osservatori, il dato politico di questa interrogazione: Movimento 5 Stelle e Lega danno vita all’attuale Governo. Di solito, tra alleati di Governo si discute, per l’appunto, da alleati.

Se i grillini hanno presentato un’interrogazione al Ministro leghista Centinaio, beh, dobbiamo presupporre che, sulla vicenda grano duro Senatore Cappelli i telefoni debbono essersi rotti…

Proviamo, adesso, a entrare nel merito di questa storia. Abbiamo già raccontato ai nostri lettori come, con i soliti raggiri, il Centro Nord Italia, da decenni, si è impossessato, di fatto, del mercato dell’olio d’oliva extra vergine italiano. Tutto questo succede, ancora oggi, nonostante tre Regioni del Sud – Puglia, Calabria e Sicilia – producano il 90% circa dell’olio extra vergine d’oliva italiano (non a caso, insieme con gli amici pugliesi, calabresi e, in generale, con tutto il Sud, si sta cercando di rilanciare l’extra vergine di oliva del Meridione, COME POTETE LEGGERE QUI).

Molto più recente è, invece, il già ricordato scippo della cultivar (o varietà) di grano duro Senatore Cappelli, selezionata in Puglia nei primi del ‘900, messa da parte a partire dagli anni ’60 del secolo passato e tornata in auge negli ultimi anni grazie alla lungimiranza degli agricoltori meridionali e, in particolare, dalla famiglia di imprenditori agricoli Accalai, in Sardegna (COME POTETE LEGGERE QUI).

Precisiamo che, oggi, la varietà Senatore Cappelli, pur non raggiungendo grandi produzioni (in media si arriva a circa 20 quintali di grano per ettaro) è importantissima per almeno due fattori.

In primo luogo perché si presta in modo egregio alla coltivazione in biologico: l’altezza dello stelo rende questa pianta molto competitiva rispetto alle cosiddette malerbe.

In secondo luogo perché spunta prezzi molto concorrenziali: da 70 a 90 e oltre euro per ogni quintale di prodotto per il tradizionale, circa 20 euro in più se il grano è prodotto in biologico; una cifra ragguardevole, se si pensa che il grano duro tradizionale prodotto nel Sud, da due anni a questa parte, non va oltre i 18-20 euro per quintale!

Ci rendiamo conto di quale ricchezza si è appropriata una società bolognese ai danni degli agricoltori del Sud, con la copertura del Ministero delle Politiche agricole?

Continua su:

http://www.inuovivespri.it/2018/09/04/sullo-scippo-del-grano-senatore-cappelli-agli-agricoltori-del-sud-si-rompono-i-telefoni-tra-grillini-e-lega/#_

 

 

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– I costi della migrazione intellettuale

di Gaetano Vecchione, da opencalabria.com

 

Autonomia fiscale vs Autonomia intellettuale. Il Contratto di programma sottoscritto dalla Lega e dal Movimento 5 stelle impegna il Governo ad attuare i pre-accordi sull’autonomia fiscale di Emilia Romagna, Veneto e Lombardia. Ancora si sa poco su come saranno implementati i pre-accordi ma il presupposto è che da un lato abbiamo una parte del Paese (il Centro-Nord) che, in virtù della sua maggiore capacità contributiva, versa più di quello che riceve in termini di servizi e dall’altro un’altra parte (il Mezzogiorno) che riceve più servizi rispetto alle tasse effettivamente versate. Ammettiamo pure che l’ingiustizia sia vera e non solo presunta (e ci sono fondati motivi per ritenere che non lo sia), la “contabilità del dare e dell’avere” tra territori riguarda solo i flussi di finanza pubblica? No, vanno considerate almeno altre tre questioni che generano flussi di risorse in direzione opposta (dal Mezzogiorno al Centro-Nord): i) il Mezzogiorno è ancora un importante mercato di sbocco della manifattura settentrionale; ii) il risparmio raccolto al Sud (da gruppi bancari i cui headquarters sono localizzati quasi esclusivamente al Centro-Nord) finanzia prevalentemente investimenti produttivi al Nord; iii) la migrazione dei lavoratori ha assunto dimensioni drammatiche, soprattutto perché interessa sempre maggiormente laureati e studenti universitari. Con riferimento alla questione migratoria, questo breve saggio vuole fornire ulteriore evidenza su alcuni aspetti relativi ai costi della migrazione intellettuale (cosiddetta fuga dei cervelli) ed il relativo processo di desertificazione di capitale umano che, silenziosamente, è in atto nel Mezzogiorno d’Italia a partire dai primi anni 2000.

Continua su:

http://www.opencalabria.com/i-costi-della-migrazione-intellettuale/

 

 

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ARCHITETTURE DEL REGNO                                               

 

– La via Consolare borbonica da Cassino a Sora

di Ferdinando Corradini, da cdsconlus.it e da altaterradilavoro.com

A scuola ci hanno insegnato che l’attività prediletta dai Borboni di Napoli era di perseguitare i giacobini e i liberali. Nessuno ci ha mai detto, però, che l’ orditura stradale del Lazio meridionale – precedente alle odierne autostrada del Sole e “superstrade” – l’hanno realizzata loro. E ciò nonostante che di tali loro iniziative siano ancora ben presenti in situ le testimonianze.

La costruzione della strada

La prima di tali strade a essere realizzata fu quella che andava (e va) da Napoli a Sora. Il suo tracciato, nel tratto da Capua al cimitero di Arce, coincide – meno che nella zona di Teano – con la via Casilina e, dal detto cimitero, fino a Sora – a eccezione di una piccola variante nel territorio di Fontana Liri che vedremo meglio in seguito – con la Valle del Liri. Tale strada rotabile veniva indicata con il nome di “Consolare” probabilmente perché, a imitazione delle vie realizzate nel periodo romano, seguiva un tracciato di fondovalle, mentre le precedenti vie, che erano poco più che mulattiere, erano poste per lo più sulle colline.

Da sottolineare l’iter che portò alla decisione di realizzare tale strada: sul finire del Settecento il canonico Giacinto Pistilli di Isola del Liri presentò alla Regia Corte di Napoli alcuni suoi progetti industriali da attuare sfruttando le acque dei fiumi Liri e Fibreno; nell’ambito di tali iniziative si ravvisò l’opportunità di realizzare una via rotabile che collegasse le erigende fabbriche con la capitale del Regno1. Vi è da dire che, indipendentemente dalle iniziative prese dal canonico Pistilli, nella regione solcata dai fiumi Liri e Fibreno erano già presenti da tempo numerosi insediamenti industriali relativi alla produzione dei panni di lana e della carta: anche questa circostanza, con ogni probabilità, avrà indotto le autorità dell’epoca a costruire la strada di cui ci stiamo occupando, al fine di creare un agevole collegamento fra le dette fabbriche e il porto di Napoli2. In favore della realizzazione della strada avranno, probabilmente, svolto un ruolo importante anche delle considerazioni di carattere militare: la stessa, infatti, nel tratto che sarebbe andato da Arce a Sora, sarebbe venuta a trovarsi quasi a ridosso del confine con lo Stato pontificio.

I progetti per la realizzazione della Consolare furono redatti dall’ingegner Bartolomeo Grasso. I lavori ebbero inizio nel 1794 e furono diretti dal colonnello Giuseppe Parisi. La spesa preventivata era di trecentomila ducati, posti a carico dei Comuni e dei Feudatari, che si trovavano a dieci miglia dalla erigenda strada. La detta somma fu posta per un terzo a carico dei Feudatari e per i restanti due terzi a carico dei Comuni, che ripartirono la quota a loro carico fra i possidenti, in ragione del valore della proprietà di ciascuno e della distanza della proprietà dalla strada3.

L’apertura della stessa ebbe delle immediate conseguenze politiche. Quasi contemporaneamente all’inizio dei lavori, infatti, per la precisione nel 1796, la Corte di Napoli aggregò al Regio Demanio gli Stati appartenenti al duca Boncompagni-Ludovisi. Tali stati erano quelli di Sora (che comprendeva anche Isola, Castelliri, Broccostella e Pescosolido), Arpino (con Casalvieri, Fontechiari e Casalattico), Arce (con Rocca d’Arce, Fontana e Santopadre) e Aquino (con Roccasecca, Castrocielo, Colle San Magno e Terelle); i detti Stati erano tutti attraversati dalla Consolare4. Si prevedeva, come in effetti poi avvenne, che la costruzione della strada avrebbe favorito lo sviluppo industriale della media valle del Liri. Ad evitare che tale sviluppo potesse essere ostacolato dalle pretese del Feudatario, fu adottato il provvedimento con il quale gli stessi furono sottratti alla sua giurisdizione. Possiamo ben ritenere, quindi, che nella media valle del Liri – grazie alla strada di cui ci stiamo occupando – il feudalesimo fu abolito con dieci anni di anticipo sul resto del regno di Napoli, dove, com’è noto, tale abolizione avvenne nel 1806 in modo generalizzato.

Continua su:

https://www.cdsconlus.it/index.php/2016/09/29/la-via-consolare-borbonica-da-cassino-a-sora/

Per prendere visione delle altre “Architetture del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video.

 

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LUOGHI DEL REGNO                                                         

 

 

– Capestrano (Aq); Capodacqua: Immersione fra i mulini sommersi

di Iole Brugnolo, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=Vi0DfWkumNg

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VISITA IL NOSTRO CANALE YOUTUBE:

https://www.youtube.com/results?search_query=regnodelledue+sicilieeu

Per prendere visione degli altri “Luoghi del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video, pag 2.

 

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CULTURE DEL REGNO                                                         

 

– Officine Popolari Lucane di Pietro Cirillo – Tarantato comm' a me'

di CNI Unite, da youtube.com

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https://www.youtube.com/watch?v=X1ydB0RE6mA

Per prendere visione delle altre “Culture del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video, pag 3.

 

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TESTI CONSIGLIATI                                                            

 

– SUCCESSE IL '48

di Vincenzo Gulì

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Per il 170º anniversario della rivoluzione del 1848 è stato tempestivamente stampato questo saggio che va presentato con la prefazione dell’autore.

Nel frasario comune degli odierni meridionali d’Italia esiste la locuzione “successe il 48” che vuole esprimere l’idea di un pandemonio, uno sconvolgimento, un avvenimento violento che lascia il segno ma che non era del tutto imprevisto. Anche altrove si usa questo modo di dire che ha avuto la sua origine in un preciso anno citato nei numeri finali pronunziati, 1848. Allora in buona parte d’Europa la Rivoluzione (con la lettera maiuscola perché derivata pedissequamente dalla matrice del 1789) fece tremare troni e popolazioni per più di un anno seminando lutti e danni profondissimi. Ma fu un evento annunciato perché ovunque se ne parlava da quando la generazione precedente era stata costretta a viverne uno simile.

Si sa che la Rivoluzione è perenne fino a quando non avrà tutto il mondo tra le sue catene. Avendo mezzi illimitati a disposizione, può adoperare la guerra, gli strumenti di persuasione di massa, dei veri cavalli di Troia per i suoi resistenti secondo le situazioni di convenienza e del grado di titubanza rilevata. Essa non sta mai in quiete perché è costantemente alimentata per egemonizzare ogni cosa.

Il 1848 fu l’anno della lotta armata. Con l’iterata filosofia giacobina delle belle parole e dei brutti fatti, in nome della libertà e del progresso dei popoli si cercò in ogni modo di accelerare il loro avviamento alla schiavitù e alla barbarie.

In questo lavoro l’attenzione è ricaduta sul Regno delle Due Sicilie sotto il re Ferdinando II di Borbone perché ebbe parte fondamentale in quei tristi avvenimenti.

I nipoti dei briganti e dei lazzari del 1799 seppero rispondere alla grande alle seduzioni e ai tormenti rivoluzionari, pur nel formidabile potenziamento che essi dispiegarono allora. L’esercito duosiciliano li salvò dal giogo massonico che li ispirava e finanziava. I Borbone erano stati bravi a espungere la rivoluzione con le armi quando essa le usava. Furono assai meno valenti quando essa adoperò gli altri strumenti sopra citati. La loro indulgenza lasciò il campo libero alla lotta non armata che sempre prepara una successiva lotta armata.  Il 1799 portò al 1821, al 1828 e al 1848. Il 1848 condusse direttamente al 1860 in cui avvenne l’annientamento delle Due Sicilie e dei suoi amatissimi sovrani.

Se la storia è un insegnamento per i posteri sulle vicende del passato, questa è la lezione che noi dobbiamo assimilare. Chi subisce una rapina non deve pensare solo al momento in cui è stato derubato. Deve ripercorrere il tragitto che l’ha condotto a quella sventura. Da quando ha deciso di tenere la futura preda a quando imprudentemente è transitato per luoghi pericolosi, da quando non ha ascoltato i buoni consigli ricevuti a proposito a quando ha sottovalutato il rischio di essere vittima di furto non premunendosi di adeguate tutele.

Il regno delle Due Sicilie fu vittima di una rapina nel 1799 e si sentì tranquillo quando fu arrestato il colpevole, ne subì un’altra nel 1848 e si rilassò quando i manigoldi furono resi inoffensivi.  Non imparò mai la lezione che sono le occasioni a creare il ladrocinio perché il mondo civile è molto più popolato di malviventi di quanto non lo siano le carceri.

Dalla Rivoluzione ci si difende con una resistenza continua, com’è continua la sua azione criminale. Dalla Rivoluzione ci si protegge rintuzzando a uno a uno tutti i mezzi che essa ha a disposizione. Dalla Rivoluzione ci si salva se avviene una sinergia tra tutte le sue vittime nel tempo senza alcuna remora di razza, di risentimenti, di religione. Se i popoli del XXI secolo riusciranno a coalizzarsi in tal modo, la Rivoluzione comincerà ad arretrare proprio quando sembra che tutto il mondo le appartenga. Altrimenti questi sono gli anni dell’ultima spiaggia che potrebbero aprire a un futuro oscuro per un’umanità tale solo per definizione.

Ma, per fortuna, il corso della storia non dipende solamente dalla volontà degli uomini…

Vincenzo Gulì

N.B. Per presentazioni ed acquisizioni rivolgersi a questa redazione: info@parlamentoduesicilie.eu

Qui il VIDEO di presentazione a Portici:

https://www.youtube.com/watch?v=gr4RweT1cr4&feature=youtu.be

 

 

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– Messina, la capitale dimenticata

di Alessandro Fumia, Magenes Edizioni

UN LIBRO CHE TUTTI I DUOSICILIANI DOVREBBERO LEGGERE.

IN PARTICOLARE I SICILIANI.

In questo corposo volume di 339 pagine Alessandro Fumia rende partecipe il lettore di “cosa divenne” Messina subito dopo l’investitura di Carlo III della corona di “Utriusque Siciliae”. Ci ricorda che questa gloriosa città fu un tempo crogiuolo di iniziative industriali, economiche, finanziarie, commerciali, culturali e scientifiche di primissimo piano, tanto che tutte le maggiori potenze europee vollero colà i propri Consolati. Un fermento di iniziative e di progetti che la portarono presto ad essere fra le più importanti città del Regno seconda, forse, solo a Napoli. Una città che, da sola, forniva allo Stato una rendita fiscale superiore a quello di tutta la restante Sicilia nel suo insieme. Una città più volte capitale dell’Isola e che in più occasioni fu aspra rivale di Palermo. Una rivalità che sfocerà infine nella strenua e tenace difesa dei diritti del legittimo Governo contro la ribellione della capitale dell’isola, fomentata ad arte da liberali, massoni e profittatori guidati dalla nobiltà capitolina che vedeva ogni giorno diminuire i suoi illegittimi profitti a causa dei continui interventi dei Borbone in favore del popolo Siciliano. Ci guida infine nella disamina, quasi ora per ora, di ciò che esattamente avvenne nel corso della rivolta del ’48; chi ne furono i veri artefici, quali ne furono le vere cause, come e dove si svolsero esattamente i combattimenti ma, soprattutto, come ad essere i veri artefici del cosiddetto bombardamento di Messina, non furono le milizie Duo Siciliane, bensì gli “indipendentisti Siciliani”. E lo fa non attraverso sottili disquisizioni di ordine filologico o ideologico, bensì attraverso la pubblicazione di documenti, spesso inediti, quasi sempre di sponda “indipendentista”. E’ così smentita inequivocabilmente e ancora una volta la vigliacca invenzione per la quale, secondo alcuni sprovveduti, ma anche secondo quanto ancora si legge in certi libri scolastici, che sarebbe stato il “Re Bomba” (nomignolo vilmente affibbiato successivamente a Ferdinando II), ad operare quel bombardamento. Per la verità già altre fonti avevano avanzato questa versione, ma il merito del Fumia sta nel fatto di avere dimostrato che quanto raccontato nel testo non è, appunto, una “versione”, ma quanto realmente avvenne sulla base di prove documentali inappellabili.

Un testo quello del Fumia che contribuisce in modo determinante al disvelarsi di verità volutamente e vigliaccamente occultate, travisate e manipolate che però, ormai, risplendono in tutto il loro abbagliante fulgore.

G.M.

 

 

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– La Divina Tragedia

di Fabiuccio Maggiore

Dopo “L’uomo e il denaro”, Fabiuccio Maggiore con questo nuovo lavoro ci guida lungo un percorso fra i meandri infernali dell’alta finanza occulta facendoci comprendere, ancorchè in chiave apparentemente satirica e certamente ironica, gli oscuri meccanismi che stanno distruggendo le nostre economie e le nostre vite.

luomo-e-il-denaro

divina-tragedia-fileminimizerDall’Introduzione:

Un po’ prima del mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura chè la diritta via era smarrita. Passando per lavanderie lussemburghesi dove il denaro veniva ripulito e ritrovandomi tra uomini più simili a delle bestie che mangiavano panini olandesi in salsa irlandese in quel dei paradisi fiscali, capii quanto profonda e oscura fosse la vasca contenente quei dannati valori elettronici che uomini sprovveduti ed ignari del pericolo solevano chiamare moneta. Ed ecco allora la follia umana, l’avarizia e l’ingordigia prendere il sopravvento giovando della pigrizia e della ignavia popolare di omuncoli distratti dalla carne dal ludico piacere dell’eterno fanciullo. Uomini che le bestie solevano chiamare “i dormienti”. Un inferno dantesco reale, all’interno del quale risiedono diavoli banchieri capaci di prestare ciò che non hanno, botteghini finanziari dalle scommesse truccate, mercati di debito aperti da strutture in ombra, paradisi fiscali nel bel mezzo di inferni terrestri, traffici illeciti e zone franche dove potere riciclare il denaro grazie all’uso – abuso delle nuove autostrade non asfaltate che hanno permesso il controllo planetario attraverso uno schermo, rendendo tragicamente reale il dispotico mondo orwelliano. Ogni dannato giorno, azioni lontane ai nostri occhi generano reazioni ed effetti a noi vicine capaci di intaccare la nostra stabilità ed armonia. Per queste ragioni, questo viaggio all’interno della Divina Tragedia deve servire a sensibilizzare colui che dorme nel reagire intellettualmente e attivamente per fermare quegli uomini resi bestia che han venduto l’anima al diavolo. Attraverso la nostra intellighenzia abbiamo ideato dei mezzi per agevolarci la vita, mezzi che hanno finito per distruggercela, e il denaro, il tragico potere divino ne è il principale esempio. Dopo il primo libro L’Uomo e il Denaro: Alla ricerca della Verità, in questo secondo lavoro La Divina Tragedia, ci addentreremo dentro il mondo della finanza occulta, alimentata dall’uso del digitale e dagli escamotage che la moderna tecnologia ha concesso alle bestie dei nostri giorni. Ogni descrizione “dantesca” legata ad una fantasia ironizzata per alleggerire la narrazione è affidata alle capacità di lettura e interpretazione del lettore al quale auguro un buon viaggio.

Gli occhi aperti non potranno più richiudersi.

Per acquistare il libro ci si può rivolgere direttamente all’Autore via Facebook.

 

 

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– …e nel mese di maggio 1860 la Siclia diventò "Colonia"

di Pippo (Giuseppe) Scianò

Pitti Edizioni, pag. 415

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Così si esprime Pippo (Giuseppe) Scianò a pagina 376 della sua ciclopica opera presentata oggi (7.4.’18) a Palermo intitolata “…e nel mese di maggio 1860 la Sicilia diventò <<Colonia>> – ciclopica non tanto per il numero delle pagine, che comunque sono ben 415, quanto per contenuti densi di documenti, testimonianze e circostanze, spesso inedite, e relativi “solamente” al periodo maggio/ottobre 1860 – riferendosi alle opere di Gustavo Rinaldi, storico e studioso, ed in particolare a quella intitolata “Il Regno delle Due Sicilie. Tutta la verità”:

          “A questo punto del nostro lavoro, sentiamo quindi il dovere di esprimere la nostra sincera gratitudine per l’opera meritoria che – non senza sacrifici – sta portando avanti  con successo e che contribuisce  in modo determinante a riaffermare il diritto dei Popoli dell’ex Regno delle Due Sicilie alla rispettiva memoria storica, all’identità nazionale, che dal 1860 sono state calpestate, prima dall’occupazione militare di stampo imperialista voluta dalla gran Bretagna e successivamente dai partiti unitari dominanti e dagli ascari locali e dai regimi e dalle istituzioni da questi dipendenti.

          Tutto e tutti al servizio dell’imperialismo interno delle regioni del nord e del loro Stato. E il diritto alla propria memoria storica – tanto per parlare di uno solo dei diritti negati – è, per ogni Popolo, la condizione essenziale per acquisire la consapevolezza di sé.

          Anche per uscire da quella alienazione culturale in forza della quale i popoli oppressi si identificano con i loro oppressori. E tanto più avviene questa identificazione quanto più gli oppressori sono stati spietati, assassini, feroci e canaglie.

          Come è accaduto, appunto dal 1860 in poi in Sicilia, in Calabria, in Basilicata, in Puglia, in Abruzzo, nel Molise, in Campania ed, in una parola, in tutto quanto il territorio del soppresso Regno delle Due Sicilie.

Qui il VIDEO della presentazione

https://www.youtube.com/watch?v=Mq-kCl_xgMs&feature=youtu.be

 

 

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– Quaderni Borbonici – 1

di Alessandro Fumia e Franz Riccobono

EDAS sas Edizioni

Dedicato a Carlo III di Borbone ed ai suoi interventi su Messina

 

 

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– Rinascita di una Nazione

di Giovanni Maduli

Presentazione di Vincenzo Gulì

Introduzione di Ignazio Coppola

Pitti Edizioni

 

 

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NOVITA' EDITORIALI                                                          

 

– 1860 -La verità dimezzata – Cronistoria della spedizione dei mille e sue conseguenze

di Vincenzo Giannone

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– Verità e menzogne sul brigantaggio

La sconosciuta replica della Corte Borbonica alla relazione Massari (1863)

di Gaetano Marabello

libro-fileminimizerPagine 246, E 20,00

 

 

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NOTIZIE DAL MONDO – ECONOMIA, POLITICA              

 

Bagnai durissimo attacco alla Germania: è giunto il momento di piegare il sistema

di Roby Master, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=ao4OvhZzFUc

 

 

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– PTV News – 12.09.18 – È censura preventiva

di PandoraTv, da yotube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?time_continue=63&v=EIn-PveFjdc

 

 

 

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– Il bavaglio in Senato: vietate domande su Autorità, Ue, etc

di Ilaria Proietti, da ilfattoquotidiano.it

Sorpresa. A Palazzo Madama si cambia musica. La presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha imposto una stretta agli atti di sindacato ispettivo: non potranno essere più presentate interrogazioni e interpellanze al governo che riguardino organi costituzionali coperti da guarentigie, Autorità indipendenti, organi sovranazionali, partiti politici e molto altro. E se mai un senatore […]

Fonte:

https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/il-bavaglio-in-senato-vietate-domande-su-autorita-ue-etc/

 

 

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Malvezzi Europei – Il Governo Degli Schiavi

di Valerio Malvezzi – Win the bank

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=rFa2APUM7GM

 

 

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– Come si riconquista l’indipendenza e la sovranità: la precondizione è l’euroexit.

di Marco Mori, da studiolegalemarcomori.it

Esiste una precondizione indispensabile ed irrinunciabile per portare l’Italia fuori dalla situazione di apnea economica in cui versa, situazione che inevitabilmente ci porterà a cedere ulteriore sovranità ed accettare, nostro malgrado, la nascita degli Stati Uniti d’Europa. Tale evento rappresenterà il raggiungimento dell’obiettivo che gli ambienti deviati del potere economico si sono da tempo prefissati al fine di scongiurare ogni possibile rigurgito democratico in Europa, rigurgito che vedono come una minaccia in quanto potrebbe limitarne il potere.

Solo attuando la precondizione dell’euroexit sarà possibile tornare alla piena attuazione del modello socio economico fatto proprio dalla Costituzione Repubblicana del 1948, che poi significa, in parole povere, restituire dignità e consapevolezza a tutto il popolo italiano.

L’euro è uno strumento di coercizione che da ormai quasi vent’anni condiziona le nostre esistenze ed il solo modo per ripartire è liberarsene immediatamente. Parlo di precondizione infatti perché, va ribadito per l’ennesima volta, dentro l’euro è impossibile l’adozione di qualsivoglia provvedimento legislativo che possa invertire la rotta rispetto al pilota automatico che Bruxelles ha inserito a nome e per conto delle élite finanziarie internazionali che rappresenta. Le norme giuridiche hanno reso eterna l’austerità e non esistono scorciatoie per liberarsene, tantomeno è possibile o ipotizzabile aprire una trattativa con i nostri carcerieri.

Infatti come sappiamo in caso di mancato rispetto delle regole BCE è in grado di far saltare letteralmente il banco in pochi giorni chiudendo la liquidità a qualsivoglia paese dell’eurozona. Se la liquidità viene chiusa si ha una tremenda conseguenza diretta: diventa impossibile, da parte dello Stato, addirittura il pagamento di stipendi, pensioni e di quanto necessario per il funzionamento dei servizi pubblici essenziali. Senza ottenere liquidità dai mercati, attraverso lo strumento della vendita di titoli di Stato, l’Italia avrebbe un immediato problema di cassa e l’afflusso di tale liquidità dipende dalle politiche della Banca Centrale che decidendo di non comprare i titoli eventualmente rimasti invenduti può metterci in ginocchio in pochi giorni.

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http://www.studiolegalemarcomori.it/si-riconquista-lindipendenza-la-sovranita-la-precondizione-leuroexit/

 

 

 

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CULTURA – COSTUME – SOCIETA'                                  

 

– La necessità di una nuova filosofia sociale: la rivoluzione antropocentrica

di Enzo Pennetta, da enzopennetta.it

Non c’è un’ideologia vera e propria che si opponga a quella neoliberista, ci sono però inizi di movimenti in senso opposto. 

Il neoliberismo è ‘mercatocentrico’ e un’ideologia contraria dovrà essere ‘antropocentrica’.

Il prima possibile sarà necessario elaborare una nuova visione del mondo che si opponga a quella neoliberista, i vari movimenti di contrasto che sono stati complessivamente e riduttivamente definiti “populismi” hanno avuto la capacità di individuare dei chiari “No” che andavano detti, ma poiché non si è ancora sviluppata la consapevolezza che il neoliberismo è un’ideologia, questi “No” si configurano come delle scelte prese in ordine sparso e nel migliore dei casi in attesa di essere inquadrate in una visione generale.

La dottrina thatcheriana del TINA (There Is Not Alternative), strettamente legata alla visione tecnocratica e scientista della realtà che finisce con l’affermare come slogan universale “la scienza non è democratica”, ha imposto l’idea che l’attuale modello neolibersita, che va visto come il naturale sviluppo del darwinismo sociale, sia una realtà naturale e immodificabile alla quale ci si può solo rassegnare e adattare nel modo migliore possibile. Se il frame nel quale la reazione si muove resterà invariato alla lunga questa potrà apparire solo come una battaglia nella quale si potrà riportare la massimo qualche vittoria parziale.

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https://www.enzopennetta.it/2018/09/la-necessita-di-una-nuova-filosofia-sociale-la-rivoluzione-antropocentrica/

 

 

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– L’uomo in rivolta nell’era digitale

di Piero Cipriano, da carmillaonline.com

Vivremo in una democrazia in cui “la libertà sarà stata un episodio”, così inizia Psicopolitica, il libro dell’apocalittico filosofo tedesco-sud coreano Byung-Chul Han. Una democrazia neoliberale sotto il segno del like. O del dislike. Una comunicazione contrappuntata, quando tutto va per il bene, dagli stucchevoli love, o dagli sganasciati haha, o dagli stupefatti wow, quando va per il male dai melanconici sigh o dai livorosi grr. Lo so, sembro ridicolo, eppure anche sotto i post che accompagneranno questo scritto riceverò qualche decina di commenti in neolingua. Una specie di idiot savant si è inventato questo social network, e di anno in anno come un dio bambino inventa nuovi codici nuovi lemmi, nuove semplificazioni per narrare le relazioni. E ci siamo incamminati verso una semplificazione lessicale ed emotiva che somiglia alla neolingua immaginata da George Orwell in 1984, la semplificata neolingua incaricata di sostituire l’archilingua perché l’archilingua è articolata, la neolingua è funzionale a semplificare il pensiero. Se hai sempre meno parole per dire le cose, immagina Orwell, ovvero “chi parla male pensa male”, per dirla con Nanni Moretti, vedi che la coscienza si restringe.

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https://www.carmillaonline.com/2018/08/28/llera-digitale/

 

 

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– Canada: burattino trans insegna l’identità sessuale ai bambini

dI Marcello pamio, da disinformazione.it

Arriva dal Canada l’ultima provocazione, o sarebbe meglio dire, l’ultima degenerazione in ambito gender. Precisamente dalla «Fondazione Jasmin Roy Sophie Desmarais» con sede a Montreal.

Il progetto ha un titolo complesso: «Apprendimento sociale ed emotivo per aiutare i bambini nel processo di affermazione dell’identità» («social and emotional learning to help children with the process of identity affirmation».

Ad aiutare nella scelta del proprio sesso tutti quei bambini che hanno dubbi nella propria identità ci penserà un burattino in età scolare (per meglio impattare sui coetanei).

Il professore in questo caso è un trans-pupazzo di nome Julia, che però non riconoscendosi nel proprio corpo, vuole diventare Julien, un ragazzo.

Il messaggio per i bambini è semplice quanto inquietante: «il tuo genere non è dettato dalla biologia e il tuo corpo è irrilevante per quello che sei realmente, e può essere cambiato!».

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https://disinformazione.it/2018/09/10/canada-burattino-trans-insegna-lidentita-sessuale-ai-bambini/

 

 

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– La Bellezza come argomento

di Alceste, da alcesteilblog.blogspot.com

Un profluvio di interpretazioni ha allagato il meschino mondo dell’informazione italiana a proposito del crollo del ponte Morandi.

Tecniche. Economiche. Complottistiche.

Retroscena, fatti, invenzioni, dati di ogni risma, spesso incongrui.

Il Poliscriba ne ha parlato in un post agostano, con una sensatezza a cui va la mia riconoscenza di lettore.

Non ambisco a portare al dibattito, ormai permanente, l'ennesima interpretazione, incapace come sono di elevarmi a certe altezze, ingegnosamente ingegneristiche, fra stralli, piloni e trazioni; né di tuffarmi nel pelago delle supposizioni geopolitiche, che amo scansare come la peste; né, al contempo, di schierarmi politicamente come se il cemento precompresso fosse occasione di sfida tra fazioni (per tacere dei ciangottamenti su "Gronda sì e no").

il Simurg – tutto questo universo, irrealizzato e mutilo, costituisce la forza di uno sguardo “inconsueto”.sono Ciò che penso ha, quasi sempre, la debole forza di un’indicazione – non altro! – e il pregio, spero, di una prospettiva inconsueta; inconsueta, infatti, rara, erratica, perfino bislacca fu la mia formazione: gli andirivieni, a volte vani, presso alcuni sentieri della conoscenza; gli arretramenti da alcuni vicoli ciechi; i colpi di roncola a macchie e foreste, lussureggianti, ma sterili, inferti per ritrovare il giusto passo verso strade più battute e vive; la contemplazione di paesaggi abbaglianti e sterminati, troppo vasti per l’esplorazione di una vita, e, perciò, solo intuiti nelle loro abbacinanti estensioni; la scoperta di radure amene, conchiuse e godute nella loro interezza; l’inaspettata scoperta di mirabili vestigia, che si è lungamente sfiorate, senza riconoscerle, perché disattenti, o ingannati dal fogliame prezioso che le ricopriva o solo perché il nostro animo doveva subire rovesci, umiliazioni e repentini innalzamenti prima di comprendere a pieno quel miracolo, spesso un miracolo di ovvietà; gli itinerari spirituali che si credeva ascendenti e invece eran solo dilavamenti progressivi dell’eccesso, come nella celeberrima leggenda persiana ove stormi di uccelli vanno in cerca del Simurg, vengono falcidiati, e i superstiti, appena trenta,

Ciò che rileva nella tragedia di Genova, pur a un occhio disattento, è la bruttezza.

Tutto lì è brutto: le case, i magazzini, il fiumiciattolo, la vegetazione; tutto è disarmonico, raffazzonato, dozzinale, sciatto, malato; forse è proprio il ponte a vantare una certa eleganza strutturale, pur nella presunta fragilità della concezione.

E il brutto – l’ho imparato a conoscere – è sempre, inequivocabilmente, il transeunte, il deprimente, il malfunzionante, lo straniante, ciò che mai rasserena e induce, perciò, alla malattia dello spirito.

Ci si illude, quasi sempre, sulla potenza dell’arte pittorica quale forma. In parte è così. Solo in parte, tuttavia. È, invece, la nobiltà dei materiali, la cui lavorazione è distillata dalla tradizione di antiche botteghe, a innervare quella potenza.

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http://alcesteilblog.blogspot.com/2018/08/la-bellezza-come-argomento.html#more

 

 

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 MEDICINA                                                                        

GLI ARTICOLI DI SEGUITO RIPORTATI NON RAPPRESENTANO IN ALCUN MODO SUGGERIMENTI O INDICAZIONI TERAPEUTICHE IN QUANTO GLI AMMINISTRATORI DI QUESTO SITO NON SONO MEDICI; ESSI RAPPRESENTANO SOLAMENTE UN PANORAMA DI OPINIONI REPERITE SUL WEB. SI INVITA PERTANTO AD AVVALERI COMUNQUE DEL PROPRIO MEDICO CURANTE.

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– VACCINI OBBLIGATORI: FENOMENOLOGIA DEL POSITIVISMO SCIENTISTA A SOSTEGNO DELLE POLITICHE TECNOCRATICHE

da orizzonte48.blogspot.com

 

Il dibattito sui vaccini obbligatori, e sulle misure da prendere per chi non rispetta la profilassi, infiamma da tempo.

Graziano Delrio esulta a causa dell’approvazione del decreto Lorenzin in un modo piuttosto singolare: « Ha vinto la ragione, ha vinto la scienza ».

https://twitter.com/graziano_delrio/status/1037353981994065921

Insomma, un decreto legislativo che dovrebbe essere frutto della dialettica politica intorno ai dati empirici offerti dalla dialettica scientifica, si trasforma in uno scontro politico in cui una parte – la parte finanziariamente e mediaticamente egemone – professa di promuovere prometeicamente un sapere obiettivamente vero, definito “scientifico”. Questa parte politica esprime biasimo verso la controparte, che trova perlopiù consenso in chi si informa al di fuori dal circuito mediatico mainstream, e che viene tacciata di essere “insipiente”, “ignorante” del metodo scientifico, “credulona” e affetta da “pregiudizi”: che soffre di un patologico “analfabetismo funzionale”.

Secondo Repubblica il Capo dello Stato avrebbe dichiarato che: «Nei confronti della scienza non possiamo esprimere indifferenza o diffidenza verso le sue affermazioni e i suoi risultati » e che «Non sempre l'uomo interpreta bene la parte di Ulisse alla ricerca della conoscenza e nel saper distinguere il vero dal falso ».

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http://orizzonte48.blogspot.com/2018/09/vaccini-obbligatori-fenomenologia-del.html

 

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– Togliere la potestà genitoriale ai no-vax o curare la demenza senile?

di Marcello pamio, da disinformazione.it

Non perde un colpo il «diversamente-umile».

Da quando l’incancrenito camice bianco si è autoincensato portavoce di quel sistema medico metastatizzato (che lui stesso sta accompagnando in tutta fretta all’obitorio), non passa giorno che non apra bocca per vomitare al mondo le sue brutture e le sue frustrazioni interiori.

Forte del fatto che gli zerbini della carta stampata gli danno quella visibilità che rappresenta, dopo l’aspetto economico, il boccone principale per il suo ego.

Forte anche del fatto che i suoi seguaci nei social crescono proporzionalmente alle sue psicopatiche sparate. Nulla di nuovo, se teniamo conto che una qualsiasi ragazza, sposata con un cantante (dicono), tappezzato di tatuaggi, al giorno d’oggi guadagna milioni di euro solamente postando la sua vita sui social, il tutto grazie ai 20 milioni di followers (seguaci)…

Ma torniamo al juke(black)box che continua a suonare la stessa irritante musica.
Questa volta a mettere il gettone e riscaldare il liquido che scorre nelle vene del medico-anti-somaro, è stato il caso del bambino di otto anni che dopo la leucemia non torna a scuola per la presenza in classe di cinque bambini delinquenti non vaccinati.

La soluzione che il dotto consiglia al Direttore Generale dell’ASL è semplice: «questo bambino va a scuola e tutti i figli non vaccinati degli egoisti irresponsabili ignoranti che seguono superstizioni senza senso stanno a casa».

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https://disinformazione.it/2018/09/12/togliere-la-potesta-genitoriale-ai-no-vax-o-curare-la-demenza-senile/

 

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– La questione vaccini: somaro è chi il somaro fa

di Enzo Pennetta, da enzopennetta.it

Il dibattito intorno ai vaccini è confuso e aggiungerei, ‘volutamente’ confuso. E così invece di parlare dei reali problemi si finisce in sterili risse, eppure la questione nei suoi termini sarebbe semplice.

I vaccini funzionano in un modo molto semplice, si introducono nel corpo degli antigeni, cioè sostanze estranee all’organismo che potrebbero essere ad esempio virus o batteri “indeboliti”, in modo tale che questo contatto produca una risposta immunitaria al termine della quale resteranno in circolazione delle cellule dette B memoria che consentiranno una reazione più rapida nel caso di un successivo contatto con lo stesso antigene.

I cosiddetti no-vax nel caso di malattie come quelle dette esantematiche ad esempio il morbillo, la rosolia, la scarlattina ecc…  sono invece favorevoli ad un’immunizzazione naturale cioè ottenuta per contagio vero e proprio.

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https://www.enzopennetta.it/2018/09/la-questione-vaccini-spiegata-ai-veri-somari/

 

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– Impianti Chip per i malati di Alzheimer

da beppegrillo.it

Un’azienda del Wisconsin sta sperimentando un particolare chip, alimentato dal calore corporeo, che avrà una tecnologia GPS di prim’ordine e avrà addirittura il riconoscimento vocale.

Ultimamente c’è molto discutere sulla questione chip per i dipendenti. Qualche tempo fa i braccialetti di Amazon fecero scalpore. Capaci di tener traccia degli spostamenti, dei luoghi visitati, orari e molto altro, non lasciavano nessuna privacy agli impiegati.

Ispirata quindi dai chip impiantati per i dipendenti, la società ha deciso di sviluppare un chip più avanzato, che vada a risolvere un serio problema. Ovvero per le persone affette da Alzheimer e demenza.

Infatti oltre al GPS, all’attivazione vocale e altro, stanno lavorando al monitoraggio dei parametri vitali. Ci sono già tante istituzioni mediche che lo vogliono.

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http://www.beppegrillo.it/impianti-chip-per-i-malati-di-alzheimer/

 

 

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– MODIFICHE AL GENOMA UMANO UTILIZZANDO I VACCINI.

di Radio Autismo, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=_Xl-dblgD7g

 

 

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 SCIENZA E TECNICA                                                           

 

– Lo scienziato “Padre del riscaldamento globale” alla fine ammette che la teoria è sbagliata.

di Baxter Dmitry da attivitasolare.com

Lo scienziato ampiamente conosciuto come “padre del riscaldamento globale” ha ammesso per la prima volta che i dati utilizzati per promuovere la sua teoria sui cambiamenti climatici erano falsi e manipolati falsamente da Al Gore per adattarli all’ordine del giorno.

Nel 1986 l’ex scienziato della NASA, James Hansen, ha testimoniato al Congresso durante un’audizione sul riscaldamento globale, organizzata dall’allora deputato Al Gore, per produrre modelli scientifici basati su una serie di scenari diversi che avrebbero potuto avere un impatto sul pianeta.

Secondo Hansen, Al Gore ha preso i dati forniti dello “scenario peggiore” e lo ha intenzionalmente distorto, facendo rebranding come “Global Warming”, guadagnando decine di milioni di dollari nel corso del processo.

Il modello aveva il titolo di “Scenario B” ed era uno dei tanti forniti al Congresso da Hansen, tuttavia non ha tenuto conto di fattori significativi, il che significa che non poteva riflettere le condizioni del mondo reale. Questo non ha impedito ad Al Gore e agli allarmisti del clima di utilizzare i dati per ingannare milioni di persone in tutto il mondo.

Tuttavia un nuovo studio che mette a confronto i dati del mondo reale con il modello dello Scenario B originale – non trovando correlazione – ha ricevuto il sostegno di Hansen, il “Padre del riscaldamento globale” che ammette di essere “devastato” dal modo in cui i suoi dati sono stati utilizzati dagli allarmisti del clima.

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https://www.attivitasolare.com/lo-scienziato-padre-del-riscaldamento-globale-alla-fine-ammette-che-la-teoria-e-sbagliata/

 

 

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– Agrumi: la Sicilia ha tra le mani un affare miliardario. Si chiama limonene e si trova nelle bucce delle arance. Ma…

di Giulio Ambrosetti, da inuovivespri.it

(foto da Acicastello informa)

Chi lo doveva dire che con le bucce di arance si possono fare un sacco di soldi? Lo sanno bene gli spagnoli che, zitti zitti, con il limonene – una sostanza contenuta nelle bucce di arance – producono pesticidi biologici che eliminano insetti e funghi dannosi per l’agricoltura senza inquinare l’ambiente. Un grande affare a nove zeri. E la Sicilia? Affrontiamo l’argomento con il chimico del CNR, Mario Pagliaro.

 

Quando lo abbiamo appreso, siamo rimasti perplessi. L’olio estratto dalla buccia delle arance, lo stesso che quando le sbucciamo emette quel gradevole profumo, sarebbe un potente pesticida naturale usato in tutto il mondo per la difesa delle colture. Abbiamo dunque fatto qualche ricerca in rete, e la cosa sarebbe confermata.

La notizia vera è che questo prodotto – il limonene, contenuto nella buccia degli agrumi e, in particolare, nelle bucce delle arance bionde – sta diventando più importante dell’arancia e del succo di arancia. Perché, come già accennato, viene usato al posto dei pesticidi per combattere gli insetti e i funghi dannosi per l’agricoltura, ed ha anche trovato molti altri usi.

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http://www.inuovivespri.it/2018/06/18/agrumi-la-sicilia-ha-tra-le-mani-un-affare-miliardario-si-chiama-limonene-e-si-trova-nelle-bucce-delle-arance-ma/

 

 

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– L’evoluzione non è darwiniana: studio della Rockefeller University smentisce il gradualismo

di Enzo Pennetta, da enzopennetta.it

La teoria di Darwin sarebbe nata già morta se lui non avesse aggirato il problema dell’assenza di gradualismo.

Adesso è definitivo: l’evoluzione non è graduale.

La teoria darwiniana implica cambiamenti graduali, è lo stesso Darwin ad affermarlo:

Come mai la natura non avrebbe fatto un salto da una struttura all’altra? Secondo la nostra dottrina d’elezine naturale possiamo capire chiaramente perchè essa nol possa fare; perchè l’elezione naturale non può agire che approfittando delle piccole variazioni successive; essa non può mai fare un salto, ma deve procedere per gradi corti e lenti.

C. Darwin, Sull’origine delle specie – Zanichelli 1864, pag. 153

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https://www.enzopennetta.it/2018/06/levoluzione-non-e-darwiniana-studio-della-rockefeller-university-smentisce-il-gradualismo/

 

 

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– È stata l’attività di fracking a causare l’eruzione vulcanica sull’isola di Hawaii?

di Jon Rappoport, da comedonchisciotte.org

A Puna, sull’isola di Hawaii, la più grande dell’arcipelago, dove il vulcano Kilauea ha eruttato violentemente, si trova la centrale geotermica Puna Geothermal Venture (PVG).

Esiste un annoso dibattito intorno alla presunta attività di fracking della centrale PGV, che potrebbe esser ridotto a una mera questione terminologica considerando che, nel processo geotermico, come informa il sito hawaiifracking.com,

“…la perforazione e l’iniezione di acqua fredda, attività tipiche delle centrali geotermiche, fratturano le rocce. Ciò può indurre terremoti e, attraverso la contaminazione dell’atmosfera e delle falde acquifere, può incidere sulla nostra salute e sicurezza”.

Sia che l’iniezione profonda di un fluido abbia lo scopo di estrarre petrolio, gas o calore geotermico, la fase iniziale del processo è la stessa.

I terremoti indotti attraverso queste iniezioni d’acqua potrebbero certamente provocare un’eruzione vulcanica.

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https://comedonchisciotte.org/e-stata-lattivita-di-fracking-a-causare-leruzione-vulcanica-sullisola-di-hawaii/

 

 

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– L’origine della vita sempre più oscura (e anche l’origine delle specie)

di Enzo Pennetta, da enzopennetta.it

 

Più la vista si acuisce più ci accorgiamo che la soluzione si allontana: l’origine della vita è ancora del tutto un mistero. E di conseguenza la comprensione della vita stessa deve essere messa in dubbio.

Qual è la complessità minima per costruire il più semplice essere vivente e di conseguenza come era fatta la prima cellula? La possibilità che si sia partiti da qualcosa di molto più semplice e quindi più facilmente spiegabile rispetto alle cellule attuali sembra essersi arenata di fronte ad uno studio pubblicato su Science nel quale è emerso che il numero minimo di geni necessari per far funzionare una cellula è molto superiore a quanto sinora ipotizzato e, fatto forse ancor più rilevante, che le interazioni tra geni rendono più difficile anche immaginare un’evoluzione con i meccanismi neodarwiniani di caso e necessità.

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https://www.enzopennetta.it/2018/05/lorigine-della-vita-sempre-piu-oscura-e-anche-lorigine-delle-specie/

 

 

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– Fusione nucleare, a Frascati la DTT

di Antonella Ardito, da ingegneri.info

 

Una macchina sperimentale per la fusione nucleare nascerà a Frascati: è la Divertor Tokamak Test facility (DTT) e renderà il sito dell’ENEA centro di eccellenza internazionale per la ricerca sulla fusione nucleare. I lavori di costruzione dovrebbero iniziare a novembre 2018 e costare 500 milioni di euro. Il DTT è nei fatti l’anello di congiunzione con l’ITER, il reattore sperimentale in costruzione in Francia. L’obiettivo è verificare fattivamente la possibilità scientifica di produrre energia nucleare pulita attraverso la fusione e non la fissione nucleare.

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http://www.ingegneri.info/news/ambiente-e-territorio/fusione-nucleare-a-frascati-la-dtt/

 

 

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FUORI TESTO

 

Le lacrime che dai nostri occhi vedrete sgorgare

non crediatele mai segni di disperazione

promessa sono solamente

promessa di lotta.

Alexandros Panagulis
 

 

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– Fioravanti: il Regno dei Borbone, scuola di eccellenza

di CentroStudi Civitanovesi, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=lOZ_Bog8qpY

 

 

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CNT – Message à toute l'humanité

di Demo Sophie, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=j1GCeJe7T74&feature=share

 

 

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Cos'è lo Spread – Nando Ioppolo

di Il Manto, da youtube.com

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https://www.youtube.com/watch?v=hyZgv4BlgCI

 

 

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– "Inganno Globale", di Massimo Mazzucco

di Il Portico Dipinto, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=jNiZD1FQevk&t=662s

 

 

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– Cancro le Cure Proibite di Massimo Mazzucco

di Carlo Anibaldi, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=qPZPGeLag9c

 

 

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– Ex Magistrato Paolo Ferraro Decide Di Parlare!

di InfoClub, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=QGHNSkmbH0E&t=11s

 

 

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