La diga di bugie ed inganni eretta centocinquanta anni fa per occultare la Verità storica relativa alla fine del Regno delle Due Sicilie ha ormai ceduto.
Non solo storici e studiosi, ma anche tanti normali e semplici cittadini sanno che non si trattò di unità nè, come qualcuno sostiene, di guerra civile: si trattò di aggressione e annessione; nude e crude.
Grazie alla tenacia ed alla perseveranza di tanti appassionati e di attenti studiosi per anni, e in certi casi per decenni, sono stati scandagliati archivi , si sono fatti confronti e cercato prove documentali; e perchè non vi fossero dubbi, molto spesso si è cercato riscontro e conferma attraverso il confronto con documenti vergati dai "vincitori". La bibliografia è ormai copiosa e si stenta a star dietro alle innumerevoli pubblicazioni, molte delle quali estremamente pregevoli, che di continuo affollano ormai gli scaffali e le vetrine delle librerie. I dibattiti ed i convegni si susseguono a ritmo serrato; il web trabocca di video, siti e pagine di social network che trattano l'argomento. E a nulla valgono i patetici tentativi di chi in tutti i modi con fantasmagoriche quanto vuote celebrazioni, ma anche con improbabili spot pubblicitari, tenta di nascondere l'evidente, di negare l'innegabile: la diga ha comunque ceduto e la Verità irrompe con tutta la sua forza, la sua irruenza, il suo impeto. Sono nati innumerevoli movimenti, partiti e associazioni che negli anni hanno sposato appieno la Causa della Verità. Ognuno a suo modo, ma sempre con passione, affronta l'argomento con tenacia e con perseveranza. C'è chi si impegna nella divulgazione storica, chi produce video, chi organizza mostre, chi convegni e incontri, chi spettacoli teatrali o musicali. Stiamo ricostruendo la nostra coscienza identitaria, stiamo ritrovando le nostre radici e stiamo comprendendo che ciò a cui siamo ridotti oggi fu voluto e progettato a tavolino tentando di cancellare la nostra storia e la nostra millenaria cultura. E tutto ciò è positivo; conoscere la storia è utile e necessario; anche se a volte, come in questo caso, questa conoscenza porta in sè tanta amarezza e tanto disgusto. E a poco vale l’amara constatazione che quanto accadde al Sud centocinquanta anni fa sta accadendo oggi anche al Piemonte, oltre che a tutta l’Italia. A poco vale constatare come il furto economico, industriale e culturale che allora subimmo, oggi lo subisce anche il Piemonte e l’Italia tutta. Allora il Piemonte non sospettò che certe manovre internazionali messe in atto da potenze straniere e da certi poteri occulti in realtà lo sfruttarono per i suoi foschi e loschi scopi. E oggi il Piemonte e l’Italia pagano lo stesso prezzo che allora noi pagammo, anche se senza gli stupri, le violenze di massa, i massacri, le deportazioni che noi subimmo.
Eppure tutto il lavoro fatto per il riconoscimento della Verità ancora non basta. Non basta infatti conoscere la Verità se poi non si usano quelle conoscenze acquisite per capire il passato ed il presente e, sopratutto, non serve conoscere la storia se non si fa tesoro dei suoi insegnamenti per cercare di costruire un futuro migliore. Scrisse George Orwell: "Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato".
E questo è ciò che noi vogliamo fare: mettere in relazione la storia, la nostra storia, con il nostro presente e ancor più col nostro futuro.
Abbiamo "capito" la storia, ma non abbiamo compreso appieno come essa abbia condizionato e condizioni il nostro presente. Eppure un filo sottile lega quella storia di centocinquanta anni fà al nostro presente; lega quel che allora accadde e, sopratutto, perchè accadde, con ciò che oggi sta accadendo in Italia, in Europa e nel mondo. Un filo intrecciato che, una volta dipanato, mostra chiaramente il legame fra la fine del nostro Regno allora e la fine dell'Italia oggi; la fine della libertà di uno stato sovrano di allora, con la fine della libertà di tanti altri stati sovrani oggi. Quel che oggi accade è figlio di ciò che allora accadde. Diventa quindi imperativo non solo capire quel che allora accadde e perchè veramente accadde, ma anche cercare di comprendere quel che sta accadendo oggi e ciò che ancora potrebbe accadere. O, per lo meno, quel che qualcuno vorrebbe accadesse.
Ecco che allora accanto alla ancora necessaria e fondamentale divulgazione storica, è necessario che si dia l'avvio ad una sorta di analisi comparativa fra l'allora e l'oggi e, se possibile, fra l'oggi ed i possibili e diversi domani.
E' certamente un compito arduo ma con l'aiuto di tutti è possibile pervenire ad analisi puntuali e credibili e ad ipotesi di un futuro accettabile e possibile e non oscuro e tetro quale oggi si intravede.
Per questo confidiamo nell'aiuto di tutti. Tutti infatti, movimenti, partiti, associazioni, singoli individui, sono chiamati a collaborare a questo laboratorio che, non monarchico, lungi dal volersi costituire come l'ennesimo raggruppamento di individui che cercano visibilità o vanagloria, vuole invece porsi come elemento di coesione e comunione aperto a chiunque voglia aderirvi o semplicemente portare il suo contributo, anche episodico, pur mantenendo la sua autonomia ed individualità. Chiunque è bene accetto indipendentemente dalle sue connotazioni politiche e religiose; connotazioni politiche che, per quanto ci riguarda, hanno perso ogni significato ed ogni ragion d'essere specie ove si consideri che esse sono state create intenzionalmente per dividere e per innescare contrapposizioni spesso vacue e pretestuose. In realtà, a ben guardare, ci si rende conto che la lotta non è e forse non è mai stata fra destra e sinistra, fra credenti e laici, fra proletariato e borghesia, ma fra i popoli tutti, nella loro interezza ed indipendentemente dal ceto sociale di appartenenza, ed il potere; quel potere, palese od occulto, che ha sempre applicato subdolamente il cinico principio del "Divide et impera". Non è più il tempo delle ideologie preconfezionate: è il tempo dell'unione dei popoli contro chi è contro i popoli; è il tempo di chi vuole contrapporre al dio denaro, alla speculazione, all'arbitrio, allo sfruttamento del prossimo, i valori di solidarietà, di altruismo, di collaborazione, di crescita culturale ed umana che per secoli hanno contraddistinto la nostra plurimillenaria cultura mediterranea.