La verità è a disposizione di chiunque la voglia cercare…

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N.B.: Si partecipa ai Sig.ri fruitori di questo sito che alcuni articoli riportati sulla pagina iniziale possono rimanere in visione per molto tempo, mentre altri vengono aggiornati con maggiore frequenza e senza alcuna periodicità. Si invita pertanto a prendere sempre visione  dell’intera pagina.

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Totale accessi luglio 2017: 12575

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APPELLO

 

…alla luce di quanto sta avvenendo non è più pensabile continuare a dividersi in sicilianisti, napolitanisti, duosiciliani, borbonici, antiborbonici, meridionalisti, federalisti, autonomisti e via dicendo: ciò non farà altro che favorire il gioco di quelle oligarchie mondialiste che hanno causato ciò che stiamo subendo; la posta in gioco è troppo alta per non comprendere che solo una identità di intenti può porsi come elemento determinante per la riuscita di un qualunque progetto di riscatto. E’ indispensabile, anzi vitale, il superamento di quelle pur legittime diversità di vedute e propugnare, tutti insieme e nel rispetto delle specifiche idee, quanto meno un forte riavvicinamento delle varie componenti identitarie, nella convinzione e nella consapevolezza che se ciascuno farà un piccolo passo indietro, tutti insieme si farà un enorme passo avanti.

(Tratto da “Rinascita di una Nazione”, pag. 127)

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Si invitano i Sig.ri lettori a dare attenta e completa lettura del seguente articolo. Anche attraverso di esso è possibile avvicinarsi alla comprensione di una realtà che, indipendentemente dai differenti "credo" politici, ci sta coinvolgendo tutti portandoci verso un disastro sociale, economico, politico, culturale e filosofico senza precedenti.

Perché non si possa dire “Io non lo sapevo…” e la conseguente scelta indipendentista.

Di Giovanni Maduli.

IN AGGIORNAMENTO CONTINUO…

Per prendere visione dell'articolo cliccare qui:

http://www.regnodelleduesicilie.eu/wordpress/page/2/

 

 

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EDITORIALI

 

– Gli incendi sul Vesuvio

di Vincenzo Gulì, 14.7.’17

(foto da ilmessaggero)

 

Dopo 156 di colonizzazione gli odierni meridionali si offrono totalmente frastornati alle normali sevizie del potere. Da questo osservatorio vogliamo lanciare un grido di dolore, di rabbia e di allarme affinché chi ancora culla letali illusioni non possa poi dire “io non sapevo”. In questi giorni l’area attorno al Vesuvio sta bruciando per roghi dolosi appiccati da avventurieri estranei o insensibili alla propria terra. Uno stato che non contempla la prevenzione si trova apparentemente in difficoltà per intervenire a difesa dell’ambiente e della salute sociale. Chi conosce qualcosa di finanza pubblica intuisce che è molto più lucrativo per gli speculatori, a monte e a valle della spesa delle istituzioni, erogare risorse in stato di emergenza. Come è più economico assottigliare le forze preposte a questi eventi calamitosi. Di che parliamo allora quando chiediamo aiuti più solleciti e poderosi? E quando vorremmo una vera sorveglianza dei nostri boschi?  Sono tutte chimere attese da una patria imposta e matrigna che da sempre non ci considera figli suoi, come i tosco-padani. Avendo perso la nostra patria duosiciliana noi siamo dal 1861 effettivamente figli di nessuno, come recita lo striscione che il P2S ha predisposto per solidarietà con quelli che lottano con lo scopo di far loro aprire una buona volta gli occhi e rendersi conto dell’amarissima verità.

L’unica strada immediata che ci resta è riappropriarci del nostro territorio. Nel senso di diventare ognuno sentinella della zona in cui vive non per tutelarla da solo ma per poter almeno dare l’allarme in caso di oggettivo rischio soprattutto da malintenzionati.  Ogni zona deve avere un capo area a cui rivolgersi, collegato ad altri suoi simili incaricati volontariamente in maniera da mettere in atto un piccolo drappello, quelli che gli anglofili chiamano task-force, capace di pretendere l’invio dei soccorsi   disponibili o addirittura di sostituirli se mancanti o esigui.

Gli abitanti di Ercolano, Torre del Greco, Boscotrecase, Boscoreale ecc. non devono atterrirsi né illudersi nell’aiuto necessario delle istituzioni. Devono mobilitarsi per il futuro per controllare il proprio territorio e renderlo difficilmente violabile. Bisogna riaccendere l’amore per la terra che da un secolo e mezzo ci hanno sradicato violentemente. Inconsciamente avvertiamo che questa terra appartiene allo stato illegittimo e restiamo indifferenti al suo regolare scempio fino a che non ci tocca direttamente quando è troppo tardi reagire. Invece la terra che racchiude le ossa dei nostri fieri e felici avi appartiene visceralmente e indiscutibilmente solo a noi loro posteri. Abbiamo quindi il dovere di essere i suoi paladini non per un vacuo senso civico, che non ci spetta essendo figli di nessuno, a carattere nazionale ma per la passione che sgorga dalle nostre radici che si riscoprono e che ci unisce nuovamente dal Tronto al Lilibeo.

Fonte:

http://www.parlamentoduesicilie.eu/wordpress/?page_id=8215

 

 

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– Un movimento politico identitario per costruire da protagonisti il futuro del Sud

di Mimmo Della Corte, da ilsudsiamonoi

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C’è una “questione meridionale” anche in termini elettorali. Destra, sinistra e centro, sono categorie superate. Ora è il momento dell’identità

 “Basta permettere alla gente di votare, come in Italia non accade da troppo tempo e il quadro cambia”. Lo sottolinea nell’editoriale post-ballottaggi  de “Il Giornale” il direttore Alessandro Sallusti. E, se l’analisi si limita soltanto alla lettura del quadro politico che ne è scaturito, è davvero così. Ma c’è una riflessione che analisti, commentatori, politologi, ecc.  sembrano – forse, sarebbe meglio dire preferiscono – non fare: l’esistenza di “una questione meridionale” anche in termini elettorali. Una questione che si esprime – oltre che, come succede al Nord, con l’astensione anche qui a livelli altissimi, anzi, alla luce dei dati numerici, anche di più – con la strana, ed obiettivamente inspiegabile, continuità nell’espressione del voto: soprattutto in Campania e Puglia.  Del resto, a differenza di quanto si verifica, al di sopra del Garigliano, al di sotto, le possibilità di scelta offerte ai cittadini non sono molte. E non mi riferisco alla quantità, visto che liste e candidati, crescono – appuntamento dopo appuntamento – in quantità industriale, bensì alla reale consistenza delle liste e dei protagonisti impegnati nel gran premio elettorale. Un trionfo di liste civiche, con il compito di fare da portatrici di voti e specchietto per le allodole, al fine di distrarre l’attenzione degli elettori da problemi e questioni reali delle città, con programmi, predisposti alla bisogna e solo perché la legge ne impone la presenza fra i documenti necessari per la presentazione delle liste. Il che fa il gioco di mestieranti della politica, nonché di partiti e partitanti mascherati, che, quindi e nonostante tutto, continuano a farla da padroni. Sicché, a mio modestissimo avviso, è arrivato il momento di rompere con il passato, con le “ciniche” vuoto a pedere, e di dar vita finalmente ad un contenitore politico identitario che compatti: movimenti ed associazioni meridionaliste, che abbia come primo ed unico obiettivo quello della difesa a tutti i livelli: comuni, province, regioni e parlamento, degli interessi e delle ragioni del Sud e dei suoi abitanti; che faccia da argine alle velleità espansionistiche della Lega Nord al di qua del Garigliano; che riscoprendo i primati del passato, punti a  costruire il futuro del Mezzogiorno facendo leva sulle sue potenzialità endogene (che sono tante) ed i suoi immensi tesori d’arte, cultura, storia e tradizioni e ponga le premesse con la raccolta delle firme e la richiesta di referendum costituzionale, per la istituzione della macroregione autonoma dell’Italia del Sud.

Fonte:

http://www.ilsudsiamonoi.it/futuro-del-sud/

 

Il nostro commento:

 

Concordo in buona parte con l'articolo dell'amico (virtuale) Mimmo Della Corte, che saluto. Molto meno con l'articolo di Sallusti (1) che, ancora, attribuisce i disastri della cosiddetta "questione meridionale" alla "sinistra", come se la "destra" o altri schieramenti (che pure hanno governato in altre legislature) invece, potrebbero offrire o abbiano offerto migliori possibilità ai popoli del Sud. Tuttavia credo che la soluzione proposta, e cioè l'istituzione di una macroregione meridionale autonoma, per quanto in teoria "migliorativa", non risolverebbe il problema. Provo a dare la mia interpretazione dei fatti. E i fatti dimostrano che tutti, e sottolineo tutti, i principali partiti dell'arco costituzionale sono asserviti al "sistema". Non è questione quindi di "destra", "sinistra", M5S o altro; il problema è che questa partitocrazia NON è a servizio dei cittadini e del popolo. Quindi anche la creazione di una macroregione meridionale che rimanesse all'interno di un sistema finanziario-bancario usuraio (non solo monetariamente, ma anche da un punto di vista dei diritti e delle sovranità dei popoli), potrà, forse, alleviare di un po' le sofferenze, ma non potrà certamente superarle: il caso della Sicilia, che sulla carta dovrebbe godere di una ampia autonomia, è lì a testimoniarlo. E non è colpa dei Siciliani ma dei politici ascari asserviti ai partiti nazionali. E' il sistema che è falso e marcio e va eradicato alla radice. Quali le alternative? Credo profondamente che ormai solamente una totale indipendenza dei cosiddetti popoli "Meridionali" potrà avere una qualche speranza di riaffermare quei diritti che quotidianamente ci vengono sottratti; indipendenza che, sola, potrà affrancarci dalla distruzione materiale, economica, culturale e filosofica che stiamo subendo da oltre 156 anni. Sarà difficile? Certamente! Non solo, ma sarà una strada lunga, piena di insidie, ostacoli, impedimenti, sbarramenti e quant'altro, ma non vedo alternative. Il movimento politico identitario va certamente creato, e forse sta già nascendo, ma con obiettivo l'indipendenza.

Giovanni Maduli.

 

(1) Qui l’articolo di Sallusti al quale si fa riferimento:

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/centrodestra-boom-rottamato-renzi-1413229.html

 

 

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– L’Economia delle Due Sicilie tra capitalismo anglo-sassone e nascente socialismo

 

Conferenza tenutasi a Sorrento il 27 maggio 2017

Relatore: Prof. Vincenzo Gulì

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=WSExtcZdZR4

 

 

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NOTIZIE DAL REGNO – STORIA                                        

 

– 15 agosto 1863, la legge Pica: permise all’Italia lo sterminio delle genti del Sud

di Antonio Gaito, da vesuviolive.it

Nell’agosto del 1863 le armi avevano smesso di rimbombare da tempo anche a Gaeta e a Civitella del Tronto, ultimi baluardi borbonici. Il trono che era stato di Carlo d’Angiò, Alfonso il Magnanimo e Carlo III di Borbone fu assimilato da quello di Casa Savoia. Il Regno delle Sicilie non esisteva più già da un paio d’anni. Il presente era così diverso e lontano da quel passato, il quale aveva reso in maniera unica Napoli e il Mezzogiorno protagonisti della grande storia, che tutto appariva caduco, invivibile ed impensabile fino a qualche mese prima.

In questo mondo nuovo, sorto dalle ceneri di un’età irripetibile, c’era però chi voleva continuare ad ancorarsi ardentemente a quel tempo. C’era chi non aveva esitato a mettere in discussione tutto, anche la propria vita, affinché quel passato potesse esistere ancora. Uomini innamorati della propria terra, identità e libertà, per la storiografia dominante: briganti.

L’Unità d’Italia era divenuta realtà, ma nel Mezzogiorno d’Italia si continuava a combattere. Malgrado la disparità di risorse, mezzi ed uomini, erano proprio i briganti a creare numerosi grattacapi all’esercito italiano con azioni di guerriglia ed avventurose scorribande in molti paesi con l’intento di portare la popolazione locale alla ribellione. Col passare del tempo un numero sempre maggiore di persone si aggregò al movimento di resistenza postunitario e la cosa preoccupò le autorità competenti.

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http://www.vesuviolive.it/cultura-napoletana/storia/210743-legge-pica-brigantaggio/

 

 

 

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– Durante il Regno delle Due Sicilie Palermo era pulita e a Napoli c’era la raccolta differenziata del vetro

di Ignazio Coppola, da inuovivespri.it

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Oggi, pur pagando una salatissima tassa dei rifiuti, Palermo e Napoli sono sporche. Ma ci fu un tempo, durante il Regno delle Due Sicilie, in cui il servizio di pulizia delle due città funzionava benissimo. E erano previste pene severe per chi sporcava. E a Napoli, addirittura, c’era la raccolta differenziata del vetro  

Le vicissitudini della raccolta rifiuti che ormai da tempo affliggono drammaticamente e caratterizzano in negativo città come Palermo e Napoli, con le prospettive di dissesti finanziari per i Comuni delle due città inducono ad opportune riflessioni su quella che, nei tempi passati, fu allora, a differenza di oggi, un’oculata e responsabile gestione dei rifiuti da parte degli amministratori pubblici del passato.

Già nel lontano 1330 antichissime ordinanze della città di Palermo relative alla pulizia dei luoghi pubblici facevano obbligo ai bottegai di quel tempo di ripulire gli spazi antistanti ai loro locali da “li mundizi de li fogli et di li cannameli e che niuna persona digia gictari o farci gictari, quanto per fenestra quanto per porta, ne de jornu ne de nocte, ne mundiza, ne aqua lorda”. Per cui si faceva obbligo a tenere sempre tutto pulito e perfino le famose “balate della Vucciria”, che erano sempre lavate e splendenti, tanto da ingenerare il famoso detto per cui, per le cose impossibili da realizzare, si era usi dire “quannu siccanu i balati ra vucciria”.

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http://www.inuovivespri.it/2017/08/08/durante-il-regno-delle-due-sicilia-palermo-era-pulita-e-a-napoli-cera-la-raccolta-differenziata-del-vetro/

 

 

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– LE SCUOLE CHIUSE NELLE DUE SICILIE CONQUISTATE…

di Vincenzo Gulì, da parlamentoduesicilie.eu

Da molte parti mi chiedono prove sulla notizia sempre più diffusa della chiusura delle scuole nel Sud dopo la Malaunità. Dopo un secolo e mezzo di accettazione pedissequa a acritica di tutte le fandonie tricolori senza avere alcuna prova o con prove assolutamente fideistiche, appena la revisione storica sta demolendo queste falsità si cambia ingenuamente atteggiamento pretendendo documentazioni totalmente inattaccabili. Il duopesismo trionfa ancora, grazie alla buona fede di tanti che amano la propria terra meridionale. Ma tant’è, ne siamo ben abituati! Pertanto contrapponiamo pure alle favole le verità di archivio! Nello specifico, ci si aspetterebbe una legge sabauda che discrimini apertamente le zone colonizzate dalle altre. La perfidia dei governanti italiani è molto più sottile di quanto possiamo immaginare. Escludere le regioni della Bassa Italia dall’istruzione avrebbe causato  ritorsioni assai pericolose in quegli anni in cui divampava ancora il fuoco sacro del brigantaggio. Invece la legge che regolava l’educazione nazionale pose solo una condizione indifferente per i non interessati e letale per gli altri, senza mai nominarli. Si affidò l’istruzione primaria ai comuni che dovevano organizzarla a proprie spese. Nel periodo in cui un fiume di denaro saliva la penisola per sequestri bancari o  salassi tributari (sempre nel pieno rispetto del duopesismo) praticamente solo i comuni del centro-nord furono in grado di aprire bastanti scuole. Altrove, cioè da noi,  assai raramente ciò fu possibile. Le classi meridionali sempre meno abbienti dovettero tenere i figli senza studio fin quando le condizioni della finanza locale migliorarono progressivamente. Passò quasi una generazione!

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http://www.parlamentoduesicilie.eu/wordpress/?page_id=8317

 

 

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– Massacro di Ruvo del Monte:  l’Esercito dei Savoia trucidò i cittadini per vendetta

di Antonio Gaito, da vesuviolive.it

Quel 10 agosto del 1861 Carmine Crocco, esponente di spicco del brigantaggio a capo di 80 uomini, assaltò il comune di Ruvo del Monte, nella provincia di Potenza. La cittadina subiva l’ingombrante presenza della Guardia Nazionale.

L’intento della spedizione era quello di dare vita ad una sollevazione popolare contro il potere del neonato Stato Italiano. La cittadinanza, provata dall’influenza della Guardia Nazionale ed aizzata dai briganti, decise d’insorgere e di schierarsi al fianco di Crocco e dei suoi uomini che dopo aver avuto la meglio nello scontro armato, liberarono il paese.

In preda all’euforia del successo e desiderosi di ripagare con la stessa moneta l’esercito italiano, tutt’altro che accomodante con le popolazioni del nostro Mezzogiorno, i briganti si abbandonarono al saccheggio. Vennero uccise 13 persone, incediate le case dei signori e distrutti gli emblemi dei Savoia. Quando il sacco terminò, alla compagnia di Crocco si aggregarono 32 ruvesi.

Lasciato il paese i ribelli vennero subito tallonati da un reparto delle guardie nazionali guidato dal maggiore Davide Guardi. Giunto a Ruvo del Monte il Giunti ordinò il rastrellamento della popolazione, rea di aver collaborato coi briganti, che venne fucilata immediatamente senza processo.

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http://www.vesuviolive.it/cultura-napoletana/storia/210243-massacro-ruvo-del-monte-lesercito-dei-savoia-trucido-cittadini-vendetta/

 

 

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– CAVOUR (quinta parte)

da altaterradilavoro.com

La politica economica e finanziaria di Cavour

Il primo trattato di commercio, concluso da Cavour con la Francia nel novembre 1850 in sostituzione di un precedente trattato del 1843 ormai scaduto, fu caratterizzato dalla forzata accettazione da parte piemontese di condizione piuttosto pesanti imposte dal governo di Parigi, il quale non aveva ancora cominciato a modificare la sua politica protezionista.

Il regno sardo dovette ridurre la tariffe doganali per vari prodotti francesi e ottenne solo qualche lieve diminuzione delle tariffe francesi per alcuni suoi prodotti. Lo stesso Cavour, nella discussione per la ratifica del trattato avvenuta alla Camera nel gennaio ’51, affermò che esso non corrispondeva “né alle esigenze della scienza, né ai veri interessi dei due paesi” ma aggiunse che non solo il trattato assicurava qualche vantaggio alle esportazioni piemontesi ma permetteva di rafforzare le buone relazioni con la Francia [o con qualche francese?]. La svolta in senso liberistico della politica commerciale piemontese si ebbe invece con i due trattati con il Belgio e l’Inghilterra nei primi mesi del ’51. La difficile situazione del bilancio fu esposta nella relazione da Cavour alla Camera nella quale delineò anche i punti principali del suo programma. Il ricorso al credito interno per sanare il disavanzo fu attuato con la vendita di 18.000 obbligazioni di Stato mediante una sottoscrizione. Il ricorso al credito estero per far fronte alle spese del programma ferroviario avvenne con un prestito concluso con la banca Hambro di Londra che fruttò al netto quasi 80 milioni.

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http://www.altaterradilavoro.com/cavour-quinta-parte/

 

 

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– Pino Aprile: Hanno paura della memoria. L’autore di “Terroni” contro gli storici.

da altaterradilavoro.com

Un gruppo di docenti aveva promosso una petizione per fermare l’iniziativa della Regione che vuole istituire la giornata in ricordo delle vittime meridionali dell’Unità

Altro che Lea Durante, roba da dilettanti, siamo all’uso «proprietario» e politico della storia, teorizzato da Alessandro Barbero, sull’onda degli storici «sabaudisti»: scegliere cosa narrare e farne miti fondanti, per formare patrioti. Quindi è pedagogia, politica; nessuna meraviglia, che la storia «non scelta», la raccontino altri. Il popolo vota (bene, male, come gli pare: è il difetto della democrazia, pur così malmessa); i rappresentanti eletti votano (bene, male, eccetera); sul Giorno della Memoria delle vittime dimenticate (e diffamate: guai ai vinti!) dell’unificazione d’Italia con saccheggi, stupri e genocidio, gli eletti dicono sì, all’unanimità o quasi, in Basilicata, Puglia, una mezza dozzina di Comuni, e la Campania stanzia 1,5 milioni di euro in manifestazioni, studi, approfondimenti.

Al che, altri eletti (nessuno li ha votati, forse si ritengono tali) ordinano al presidente della Puglia di ignorare il voto a loro sgradito; non «finanziare alcun momento pubblico» (clandestino, invece sì?) dell’iniziativa voluta dal parlamento regionale; non consentire che di storia si parli nelle scuole (da «non coinvolgere in alcun modo»), se non come deliberato da lorsignori.

Scusate, le orecchiette con le cime di rape: l’alice sì o no? Metti che uno si sbagli e parta una petizione… «Diremo agli studenti che il Mezzogiorno è arretrato per colpa dell’unificazione italiana?», scrivono i firmatari della petizione. No, perché, scusate, voi ancora raccontate che il Regno delle Due Sicilie era arretrato e sono arrivati i civilizzatori a dirozzarli, distruggendo le fabbriche o mandandole in rovina dirottando gli appalti al Nord, rubando l’oro delle banche e sterminando centinaia di migliaia di «arretrati», quindi poco male…? Leggete cosa scrive il ministro Giovanni Manna al re, rapporto sul censimento 1861, sul fatto che mancano 458mila persone, per la «guerra», rispetto al totale atteso; leggete, archivio Istat, con tabelle, i padri della demografia unitaria, Pietro Maestri e Cesare Correnti, sul fatto che, appena arrivati i piemontesi, al Sud, la popolazione, che cresceva più che nel resto d’Italia, smette di farlo e diminuisce di 120mila unità in un anno; o Luigi Bodio, capo della statistica, archivio Istat, sui 110mila giovani, quasi tutti terroni, renitenti alla leva, tutti morti, o «clandestinamente» emigrati (peccato che non si trovino…); o dei 105mila terroni, tutti maschi, scomparsi («emigrati» pure loro?).

Leggete dei 600mila incarcerati nel ‘61, dei 400mila ancora nel ‘71, riferisce il di Rudinì, in Parlamento, della mortalità nelle carceri che arrivò al 20 per cento; dei deportati, almeno 100mila, di cui 20mila, denunciò il Maddaloni, nel solo 1861. E dopo aver tacciato quali «fantasiose ricostruzioni», «leggende», «fole» le ricostruzioni degli eccidi sabaudi al Sud, ora che non si riesce più a negarli, ci è offerta come «onestà intellettuale» l’ammissione che «gli storici devono fare di più per portare alla luce e spiegare e stigmatizzare i numerosi episodi di violenza a carico delle popolazioni meridionali».

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http://www.altaterradilavoro.com/pino-aprile-hanno-paura-della-memoria-lautore-di-terroni-contro-gli-storici/

 

 

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PER NON DIMENTICARE…

(immagine tratta da madreluna.altervista.com)

 

– 6 agosto 1863 – Pietrarsa – Eccidio degli operai

Da fonti ufficiali: 4 morti e circa 20 feriti

Ma, alla riapertura della fabbrica, risultarono assenti ben 216 operai. Tutti assenteisti? oppure molti più morti e feriti di quanto le autorità dichiararono?

Una delle conseguenze negative immediate della forzata unificazione italiana del 1861, portate dai conquistatori settentrionali, era stata l’inizio del sistematico smantellamento dei centri produttivi meridionali. La più grande industria metal-meccanica esistente in Italia, il Real Opificio di Pietrarsa voluto da Ferdinando II nel 1840, divenne subito l’obiettivo principale della speculazione finanziaria e della politica economica di Torino al fine di fiaccarla progressivamente in concomitanza dello sviluppo assistito dell’Ansaldo di Genova, nemmeno un quinto, in quantità e qualità, della fabbrica napoletana.  I 1050 dipendenti del 1861, ben pagati in grana (centesimo del Ducato) e con sole 8 ore lavorative (traguardo raggiunto dall’ottima politica salariale borbonica all’avanguardia nel mondo) videro man mano scendere il loro numero e la loro retribuzione e salire il loro impegno lavorativo. Si cominciò con i capireparto mandati, con alcuni macchinari modernissimi, a nord a insegnare il mestiere agli arretrati operai liguri; si proseguì con le maestranze assottigliate continuamente per supposta esuberanza, con il pretesto di rendimenti insoddisfacenti o atti di indisciplina. A tal proposito i vigilanti (gli unici ben pagati) divennero lo strumento per gli affaristi che si succedettero nella direzione dell’azienda per sfoltire l’organico. Per la dichiarata maggior efficienza del servizio, oltre a imporre l’estaglio (cottimo), si elevarono pian piano le ore di lavoro. Parallelamente si applicarono delle vere gabbie salariali, relegando gli operai di Pietrarsa in quelle più misere per mera scelta geo-politica.

Nonostante il regime di rigoroso controllo e repressione interna, in quell’agosto del 1863 la pazienza dei lavoratori tracimò. Il nuovo padrone, il losco affarista milanese Jacopo Bozza, aveva a luglio abbassato le paghe a soli 30 grana (buoni per comprare appena due pezzi di pane…) e portato l’orario a ben 11 ore lavorative. Le maestranze per lo meno volevano fare un passetto indietro (35 gr. e 10 h come prima di luglio) per non sprofondare nella miseria; decisero allora di protestare tutti insieme.

 Forse addirittura istigato dai sorveglianti (per stroncare per sempre ogni possibile solidarietà e unità nella resistenza operaia), il capo Mazza  Giuseppe Aglione,  nella mattinata del 6 agosto 1863  suonò a martello la campana dello stabilimento, segnale convenuto per far scoppiare il primo sciopero della neonata Italia. I documenti aziendali parlano di 668 presenti nella “Situazione della forza prima dell’ammutinamento”. Tutti si ammassarono nel grande piazzale d’ingresso per discutere il da farsi a tutela della dignità del proprio lavoro.

Seguendo probabilmente un perfido piano, Bozza e il segretario Zimmermann attraversarono il cortile senza essere molestati dagli operai e si diressero nella vicina Portici per far intervenire le autorità di polizia. Ingigantendo ad arte il problema, Bozza riferì di violenze e sedizione all’interno della fabbrica. Il questore Nicola Amore e il magg. Martinelli del 33° btg di bersaglieri di stanza a Portici  concertarono  l’intervento immediato, armato e in forze a Pietrarsa.

Con la logica coniugata con i documenti possiamo così ricostruire quella tragica giornata. A Pietrarsa c’erano oltre seicento operai minacciosi (che teoricamente avrebbero potuto reperire agevolmente armi per lo meno improprie, di una certa importanza nelle officine) e quindi non si può credere alle cronache di parte che parlano di una mezza compagnia che parte per la repressione. Le medesime fonti affiancano poi carabinieri reali e guardie nazionali della delegazione di polizia. Sono sempre mezza compagnia?  E con quale coraggio forze dieci volte inferiori si sarebbero dirette baldanzosamente per l’operazione annunciata assai pericolosa?  Se poi si considera che il 33° era stato per parecchio tempo a Candela in Lucania si deduce che lì era stato a combattere contro i “briganti” che allora imperversavano in tutto l’ex stato duosiciliano. Erano quindi bersaglieri esperti e cauti e con provata dimestichezza nell’uso spietato delle armi, valutando debitamente le infinite risorse degli indomiti abitanti della Bassa Italia, come dicevano tra loro.

Il quadro è abbastanza chiaro: da un lato la massa operaia fiera ma pacifica che voleva trovare solo il modo di intavolare una trattativa con Bozza non presagendo minimamente il rischio che stava correndo, salda nell’imponenza del numero e nella tradizione civilissima del mondo in cui erano entrati; dall’altro quasi altrettanti uomini armati fino ai denti, in maggioranza veterani di stragi e carneficine anche verso innocenti. La predisposizione dei primi viene ribadita all’arrivo della truppa: è aperto senza alcuna esitazione o timore il grande cancello d’ingresso per consentirne l’accesso. La premeditazione dei secondi parimenti si conferma perché, senza essere stati attaccati, senza aver scorto atti di violenza, senza alcuna minaccia reale, i militi sabaudi formarono due file, la prima in ginocchio,  e presero la mira sparando senza alcuna remora sul mucchio inerme di lavoratori. Morti e feriti già si contavano nel fuggi fuggi generale. Sarebbe bastato questo per coprire d’ignominia gli italo-piemontesi. Ma ci fu ben di più e di peggio. Con le baionette innestate i bersaglieri, le spade sguainate gli ufficiali e le daghe tese carabinieri e sbirri, tutti andarono alla carica inseguendo i poveri operai in ripiegamento. Alcuni malcapitati si nascosero nei recessi della grande fabbrica, altri si gettarono a nuoto nel vicino mare sotto le fucilate degli assalitori. Furono sufficienti pochi, terribili minuti per coprire di sangue l’opificio di Pietrarsa.

Poi  i soccorsi ai feriti (nemmeno un milite lo fu!), trasportati con i tram a cavalli verso Napoli anche mediante l’ausilio dei familiari accorsi dal terribile allarme che era subito circolato tra Portici, San Giorgio a Cremano, Barra, San Giovanni a Teduccio. Andarono presso dispensari di chirurghi a Montecalvario o al Pendino e poi, i più gravi all’Ospedale dei Pellegrini. I più però tornarono alle loro case per un’assistenza più amorevole e discreta vista la completa sfiducia della popolazione nelle istituzioni comandate dai conquistatori settentrionali.

Gli inquirenti giunsero di sera sul posto e dichiararono di non aver trovato alcun oggetto (nemmeno una pietra) che potesse essere usato come arma contro i militari. Dietro la Chiesa solo delle scritte anonime, tracciate con il carbone, contro gli invasori Savoia e a favore del precedente governo borbonico. Tanto che tutti gli operai illesi, trattenuti con la forza dai bersaglieri, furono rilasciati a piede libero.

Le fonti ufficiali, che minimizzeranno ovviamente il fattaccio, parlarono di 4 morti e una ventina di feriti. Fatto è che il 13, quando riaprì lo stabilimento, mancavano all’appello (su comunicazione dell’azienda) ben 216 operai. Tutti spaventati e disposti e perdere il posto di lavoro in quella profonda crisi economica che li affliggeva?  O tanti più feriti e tanti più morti, accuratamente omessi negli elenchi per alleviare le responsabilità colpose e dolose di direzione e autorità?

La difficile ricerca negli archivi sta già allargando consistentemente il numero delle vittime di quel 6 agosto, ma non si potrà mai arrivare alla completa verità. Assodato invece, è la carriera, da ministro a sindaco, che fece il capo del massacro, Nicola Amore ; l’assoluzione per gli ufficiali che guidarono l’eccidio pur denunciati per evidenti eccessi. Quello che è inconfutabile è che a Pietrarsa, in quell’afoso giovedì d’estate del 1863, le autorità sabaude, i collaborazionisti locali e il corpo dei bersaglieri si macchiarono di un’altra infamia diventando criminali dinanzi al tribunale della storia che noi, posteri di quei martiri , stiamo erigendo per loro.

Vincenzo Gulì

 

– 10 agosto 1860 – La strage di Bronte (Ct)

Fucilati:

– Nunzio Ciraldo Fraiunco, incapace di intendere e volere

– Nunzio Longi Longhitano

– Nunzio Nunno Spitaleri

– Nunzio Samperi

– avv. Nicolò Lombardo

 

12 agosto 1860 – Alcara Li Fusi (Me)

12 fucilati per sommossa

 

– 14 agosto 1861 – Le stragi di Pontelandolfo, Casalduni e Campolattaro.

Secondo le stime ufficiali le vittime, solo a Casalduni, furono un centinaio; secondo altre, molto più credibili ed attendibili, da 400 a 900. Pontelandolfo venne letteralmente raso al suolo. Casalduni e Campolattaro subirono la ferocia dei piemontesi subendo, oltre ai morti, anche danni gravissimi alle abitazioni.

"Una ragazza di sedici anni, legata a un palo in una stanza, fu oltraggiata da dieci bersaglieri, davanti agli occhi del padre, e poi uccisa. Due giovani, i fratelli Rinaldi, che durante un soggiorno napoletano si erano imbevuti di idee liberali, increduli di quella mattanza, ebbero il coraggio di presentarsi al cospetto di Negri chiedendo spiegazioni. Per tutta risposta, furono portati nella chiesa di San Donato, derubati di ciò che avevano indosso, bendati e fucilati".

(da “Il sangue del Sud” di Giordano Bruno Guerri)

 

– 16 agosto 1905 – Grammichele: Strage di San Rocco

 Morirono sul colpo 7 persone, fra di loro un bambino di 10 anni, altre 6 morirono in seguito alle ferite; 41 persone nei giorni seguenti furono incarcerate.

Protestavano chiedendo pane, lavoro e condizioni più dignitose.

– Malizia Salvatore, anni 10

– Digeronimo Salvatore, anni 30

– Di Pietro Angela, anni 31

– Morello Francesco, anni 33

– Pinnisi Francesco, anni 36

– Sileci Michele, anni 50

– Campisi Michele, anni 54

– Morello Salvatore, anni 54

– Cucuzza Michele, anni 55

– D’Ambrogio Giuseppe, anni 57

– Corobene Giuseppe, anni 61

– Pinnuto Giuseppa, anni 63

– Mancuso Francesco, anni 67

 

(foto da grammichele.eu)

Per approfondire:

http://www.grammichele.eu/16-agosto-1905-strage-san-rocco/

 

– 20 agosto 1860 – Alcara Li Fusi (Me)

Fucilati 12 imputati di atti sovversivi, a Piano S. Antonio a Patti (Me)

 

 

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SCHEGGE DI STORIA                                                        

 

SCHEGGE DI STORIA 8/2017

 

G. Ferraro (…), un garibaldino che, passato nell’esercito sabaudo, tornò in Calabria come bersagliere e doveva essere una persona perbene, scrisse un diario quindici anni dopo i fatti che narra, e che risalgono al 1868 – 69. Il professor Eugenio de Simone, autore di Atterrite queste popolazioni, lo ha trovato a fine 2015, a Novara, e lo pubblica nella riedizione arricchita del suo libro, per Magenes. Eccone un brano: “In quel paese (Rossano; N.D.A) vi erano carceri grandissime nelle quali rinchiudevano i manutengoli ed i conniventi dei briganti. Duo o tre volte al mese giungevano colonne di persone state arrestate dalla pattuglie volanti. Nei Paesi o nei casolari; eranvi anche donne scapigliate coi pargoli al petto, preti, frati, ragazzi, vecchi i quali tutti prima di passare nelle carceri, venivano ricoverati provvisoriamente nei locali vuoti del Quartiere su poca paglia, piantonati da sentinelle, per essere poi interrogati al mattino successivo dal pretore, dal maresciallo e dal mio Capitano.

Queste colonne di venti o trenta persone ciascuna, la maggior parte pezzenti e macilenti, facevano compassione a chi aveva un po’ di cuore; li vedevo sofferenti per la fame, per la sete, per la stanchezza di un viaggio a piedi di 40 e 50 chilometri”. Vecchi e lattanti… 40 – 50 chilometri! Era uno dei sistemi di tortura usati, copiato dai francesi e poi adottato dai turchi contro gli armeni (e la citazione non è casuale);…

Ma torniamo al racconto del bersagliere:” Venivano sferzati dai Carabinieri e dai soldati di scorta, se stentavano camminare per i dolori ai piedi, od anche se si fermavano per i bisogni”, pertanto, continuando ad andare, erano costretti a farsela addosso “e si insudiciavano per evitare bastonate, tutti questi incriminati, alcuni dei quali innocenti. E le donne specialmente”. Una volta in carcere, venivano slegati per conceder loro riposo, ma per compenso si torturavano coi ferri, detti pollici, che i Carabinieri e i Sergenti in specie stringevano fino a far uscire il sangue dalle unghie.

Pino Aprile, Carnefici, Piemme Edizioni, pag. 17 e 18.

 

Anche dopo l’Unità, la massoneria fu presente nel contesto politico – economico dell’Italia, specialmente attraverso il gran maestro del Grande Oriente Adriano Lemmi, che fu amico di diversi personaggi importanti dell’epoca, compreso Francesco Crispi.

Lo stesso Lemmi, in una tavola del 1886, scriveva:” E’ necessario che gli uomini messi al governo degli Stati o siano nostri Fratelli o perdano il potere… Le logge massoniche… debbono anzitutto scendere in campo e apertamente lavorare per il più rapido conseguimento dei nostri ideali. Il pretesto per avviare una potente campagna di delegittimazione delle persone non appartenenti alla massoneria era quello di contrastare il potere del Vaticano, nascondendo che si trattava di estromettere il popolo e di creare un sistema controllato da pochi.

Per fare in modo che la massoneria avesse più potere, si parlò, in alcuni casi, di “rigenerazione della massoneria”. Ne parlò il maestro massone Giovanni Bovio a proposito delle Logge del Mezzogiorno d’Italia. Egli, nel 1888, illustrò in un documento le otto commissioni da creare per il “rilancio della massoneria”. Fate dunque che il popolo senta l’influsso di una mano fraterna, che opera non veduta, e tanto più la senta benefica, quanto meno visibile”.

Lemmi fu coinvolto nello scandalo finanziario della Banca Romana (1892 – 1893), causato dalla Loggia propaganda. La Loggia Propaganda era stata istituita nel 1877 dal gran maestro Giuseppe Mazzoli e successivamente rafforzata dal banchiere Adriano Lemmi, che aveva attirato non pochi banchieri ed esponenti importanti del mondo politico ed economico dell’epoca. Dopo lo scandalo finanziario, che svelava come i massoni saccheggiassero in vari modi per arricchirsi e per organizzare atti loschi, la loggia sarà marginalizzata e ritornerà forte a partire dal secondo dopoguerra, col nome di loggia Propaganda Due.

Antonella Randazzo, Dissimulazioni massoniche, Espavo edizioni, pag. 106, 107.

 

Le linee generali di quel piano (di riforme) furono elaborate attentamente durante lo stato di guerra. Non mancarono in tal senso sollecitazioni e proposte da parte dei singoli cittadini. Ma a prevalere fu l’iniziativa degli organi di governo propriamente detti. Nel 1736, un gruppo di giuristi e di alti funzionari ebbe l’incarico di compiere uno studio sull’amministrazione della giustizia, e di avanzare proposte sul da fare. L’indagine conoscitiva riguardava in particolare il Regno di Napoli, e ad esserne investita fu la giurisdizione baronale. …Il lavoro fu compiuto nel giro di qualche mese, e il governo lo inviò alla Camera di S. Chiara per il parere di rito. Quasi contemporaneamente fu presentato al Re un altro insieme di proposte, “tendenti al miglior governo di questo regno e a beneficio del regio erario.”. Anticipando gli elementi essenziali del futuro programma governativo, si prevedeva di moderare il lusso, proibendo l’introduzione di drappi stranieri; di accordare vantaggi e privilegi ai commercianti e ai naviganti per favorire il traffico commerciale; di ridurre il numero dei chierici e dei religiosi; proibire agli ecclesiastici nuove compere di beni immobili; indire una nuova numerazione degli abitanti, per ripartire egualmente il peso fiscale fra i sudditi. Inoltre, si prospettava la necessità di togliere ai baroni la giurisdizione, “la quale dagli antecessori regnanti se li trova conceduta senza matura previdenza e quasi per niente”. Era, questa, senza dubbio, la misura più importante ma anche la più difficile da attuare. Gli ambienti realisti ne erano consapevoli. Poiché la giurisdizione baronale aveva anche aspetti patrimoniali (essa era una proprietà che il singolo barone aveva comprato versando un certo prezzo all’erario, ed era anche una fonte di ricchezza), fu affacciata l’ipotesi che si procedesse alla sua ricompra ricorrendo all’aiuto delle stesse popolazioni vassalle interessate. “Chi dubiterà mai che per un tale disborso, per la ricompera, più che volentieri non soggiacerebbero tutte le università baronali?”.

La Camera di S. Chiara, chiamata anche su queste proposte a dare il suo parere, espresse le più serie riserve. Sul punto della giurisdizione, in particolare, disse che il provvedimento ad altro non sarebbe servito “che a partorire una gran confusione e a sconsolare il ceto dei baroni, ch’è il più ragguardevole, di cui Sua Maestà può avvalersi in ogni occorrenza, senza ricavarsene all’incontro alcun profitto o vantaggio, perché non si avrebbe ad acquistarsi niente di più di quel che pacificamente e con tutta quiete oggi si pratica”. Ma il governo non fu convinto da tali argomentazioni. Fra le massime della sovranità egli “arcana imperii”, raccomandati dalla corte spagnola a Carlo III, e poi da questo trasmessi al figlio Ferdinando, vi era di tener testa al baronaggio, per non esserne sopraffatti. Il governo, perciò, non condivise pienamente le riserve del supremo organo consultivo.  Accogliendo l’indirizzo giurisprudenziale che interpretava l’antica legislazione  in senso regalista e antibaronale, gli diede anzi mandato che, nell’esaminare i rimedi contro “las dilaciones y calumnias delas causa”, si occupasse pure della “basa iurisdizion dela bagliva (aspetto fondamentale della giurisdizione baronale, ndr), que con despotica auchtoridad er intolerabile rigor  se exercita por los barones, para reducirla en su prime  origen, para el qua fue insituida,  a fine que los vassallos no hagan  de experimentar tantos agravios  como sufren”.  Fu enunciato in tal modo uno dei principi fondamentali del riformismo borbonico, cui si sarebbe ispirata l’azione di governo in tutti gli anni a venire, cioè di riformare la feudalità riconducendola al suo stato originario, come previsto dalle leggi normanno – sveve del Regnum siciliae.

Francesco Renda, già Professore Emerito di Storia Moderna presso l’Università di Palermo, Storia della Sicilia, Società Editrice Storia di Napoli e della Sicilia, Vol. VI, pag. 200, 201.

 

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Per prendere visione delle altre “Schegge di Storia”, si veda la sezione omonima del menù verticale, in alto, alla sinistra del video.

 

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EVENTI                                                                                 

 

– Paola, 13 agosto 2017, ore 21,00

Presentazione del volume:

Storia della spedizione del Cardinale Fabrizio Ruffo

(foto da wikipedia)

Parteciperanno:

– Angelo Ciampi

– Vincenzo Gulì

– Claudio Saltarelli

– Fernando Riccardi

 

Dopolavoro ferroviario, via Falcone e Borsellino, 1.

Fonte:

http://www.altaterradilavoro.com/event/il-cardinale-ruffo-torna-in-calabria-a-paola/

 

 

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  Montemiletto, 2, 3, 4 e 5 agosto 2017

Incontro su:

I briganti e le radici del Sud


Interverranno:

2 agosto:

Prof. Maria Scerrato

Prof. Antonio Petrillo

3 agosto:

Presentazione del volume “Brigantaggio postunitario. Una storia tutta da scrivere” di Fernando Riccardi. Interverranno: il Sindaco di Montemiletto Agostino Frongillo, Fernando Riccardi, autore del libro, Claudio Saltarelli Presidente dell’Ass.Id. Alta Terra di Lavoro e l’avv. Paolo Brogna.

5 agosto:

Pino Aprile

Sala Convegni del Castello della Leonessa, ore 18,00

Fonte:

http://www.irpinianews.it/chi-erano-briganti-montemiletto-si-discute-delle-radici-del-sud/

 

 

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– Montemiletto (Av), 2, 3, 4, 5 agosto 2017

LE 4 NOTTI DEI BRIGANTI

Storia, tradizione, musica, enogastronomia

In una cornice molto suggestiva e scenografica della Piazza IV Novembre e l'affascinante centro storico già bello di per sè, si assisterà ad uno spettacolo che rievoca la storia del brigantaggio (poco conosciuta) è catapulterà i visitatori in un viaggio all'interno di una Montemiletto in rivolta quella tra 1860 e il 1861. Una rievocazione storica per omaggiare una storia bandita , liquidata , rimossa, che però è stata un vero e proprio movimento di insurrezione di masse. L'insurrezione Montemilettese , pezzo di storia costato la vita di oltre 150 persone , delusi dalle promesse non mantenute dal nuovo Governo unitario.

Info sull'evento: Tel 3393440897 – mail : le4nottideibriganti@libero.it

Fonte:

https://www.facebook.com/le4nottideibriganti/

 

 

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NOTIZIE DAL REGNO – ATTUALITA’                                   

 

– Lampedusa e Amatrice sacrificate sull’altare degli Eurosquali

da inuovivespri.it

Se la ‘madre patria’ si è trasformata in matrigna anche nei confronti dei suoi cittadini più deboli, lo si deve agli squali dell’Ue e a tutti i partiti che hanno svenduto la democrazia...

Perché l’Italia è diventata cosi cattiva con i suoi cittadini, anche con quelli più fragili? Perché quella che una volta veniva inneggiata come la ‘madre patria’, oggi si è trasformata nella più classica delle matrigne?

Quello che sta succedendo ad Amatrice e Lampedusa, purtroppo,ci fornisce l’ennesima prova.

A quasi un anno dal sisma che ha scosso il Centro Italia il sindaco di Amatrice attacca il governo e parla di mancate promesse sull’esenzione dalle tasse:

“Sull’esenzione da tasse e contributi ci hanno preso in giro. Ho studiato il bando pubblicato dal ministero dello Sviluppo economico: non c’ è quello che era stato stabilito. Ci avevano promesso l’esenzione dai contributi e dalle tasse per le imprese per due anni. E invece c’è solo un credito d’imposta. E questo non va bene”.

Il caso di Lampedusa è, per certi versi, ancora più incredibile. Come vi abbiamo raccontato qua,   gli abitanti di Lampedusa dovranno restituire i tributi che erano stati sospesi come risarcimento per l’ emergenza migranti che l’isola si è trovata a fronteggiare, praticamente da sola, a partire dal 2011.

Continua su:

http://www.inuovivespri.it/2017/08/14/lampedusa-e-amatrice-sacrificate-sullaltare/

 

 

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– Al Nord si ribellano ai fondi per il Sud, ma dimenticano la Fiat

di Mimmo Della Corte, da ilsudsiamonoi

 

Da qualche tempo, le regioni del Nord hanno ricominciato a protestare contro le, a loro modo di vedere, troppe risorse destinate al Sud che non riesce a spendere. Incapacità, quella di spendere da parte del Sud, di cui, tempo addietro mi sono già preoccupato, di dimostrarne l’infondatezza. Qui, mi preme, piuttosto, confutare il fatto che il Meridione abbia effettivamente la palla al Piede del Paese, impedendone la crescita. Tutt’altro!. Certo, il Sud in 65 anni – come si legge nel rapporto annuale sui Conti pubblici territoriali è stato destinatario di 143 mld di fondi destinati allo sviluppo, ma con un trend in continuo calo. Dallo 0,68% del pil del decennio ‘60 si è passati allo 0,15% nel sessennio 2010/15. A conti fatti, quindi, ognuno degli attuali 20,610mln di cittadini residenti al Sud è stato destinatario di una spesa pubblica di 7mila euro.

E’ vero anche, però, che in questo Paese dal 1899 esiste ed operava un’azienda privata: la Fiat oggi Fca che in 75 anni ha pesato da sola  sul bilancio dello Stato ben più di quanto vi ha inciso l’intero Mezzogiorno per 65.  Tant’è che, conti ufficiali alla mano – dai contributi statali (legge Prodi per la rottamazione delle auto fuori uso)  ai cosiddetti ammortizzatori sociali  (cassa integrazione per i dipendenti; piuttosto che i prepensionamenti; le enormi agevolazioni fiscali e per la mobilità lunga); dagli stabilimenti realizzati con risorse pubbliche (Melfi)  a quelli acquisiti dallo Stato a costi simbolici vedi l’Alfa Romeo di Arese e  Alfa Sud di Pomigliano d’Arco (quest’ultimo acquistato, addirittura, per la stratosferica cifra di mille lire),  la Sata di Melfi e la Fma di Pratola Serra, alle quali fu anche concesso un decennio di esenzione dal pagamento delle imposte sul reddito per le Società  – sono quasi 114 i miliardi di euro  (220mila  miliardi di vecchie lire) quelli che l’Italia ha “investito” – senza riceverne in cambio alcunché – per la sopravvivenza e lo sviluppo della Fiat dal 1975 ad oggi. In pratica, il 5 per cento dell’intero debito pubblico italiano è servito a foraggiare il Lingotto.

Continua su:

 http://www.ilsudsiamonoi.it/al-nord-si-ribellano-ai-fondi-per-il-sud-ma-dimenticano-la-fiat/

 

 

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– IO C’ERO

di Liliana Isabella Stea, da altaterradilavoro.com

10 agosto 2017, ore 11, Regione Puglia, sala Guaccero. Un gruppo di cattedratici in conferenza stampa illustra le ragioni per cui si oppongono (hanno raccolto circa 1000 firme che oggi stanno consegnando) alla Giornata della Memoria dei martiri meridionali del ‘risorgimento’ che per la verità da vivi erano cittadini della Nazione Napolitana, non ancora ‘meridionali’ come ci siamo abituati ad essere definiti noi moderni.

Noi, eredi e discendenti di quelli, che furono talmente fieri ed orgogliosi della propria identità e appartenenza a quel Regno e a quella Nazione, da preferire la morte, per fucilazione, per freddo (a Fenestrelle) di fame, di stenti, sempre a Fenestrelle e in altre ‘patrie’ galere, la preferirono alla cosiddetta ‘libertà’ che ci portavano i ‘fratelli’ piemontesi nel 1860 e che già avevano provato a portare i francesi nel 1799. Anche loro i francesi, dicevano di portarci ‘libertà’, e da che? E ‘fraternità’, ma anche loro per liberarci e ‘affratellarci’ stupravano, fucilavano, radevano al suolo interi paesi e distruggevano raccolti per affamare i superstiti.

Continua su:

http://www.altaterradilavoro.com/io-cero-di-liliana-isabella-stea/?doing_wp_cron=1502917956.9408559799194335937500

 

 

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– QUELLO CHE I SICILIANI NON DEVONO SAPERE

da sicilianiliberi.org

Questa tornata elettorale regionale ha i riflettori puntati da tutta Italia. Ma quei riflettori coprono solo vergogne, come la vecchia politica. Chi guarda un TG, di qualunque canale, sente parlare del corteggiamento di Alfano, di quale rettore o ex rettore sarà scelto dal PD, se la destra va unita o divisa e tutti, ma proprio tutti, a dire che queste elezioni “sono importanti per l’Italia”, come una specie di anticipo di campionato.

Della Sicilia, naturalmente, non parla nessuno. Di come risolvere i suoi drammi.

E soprattutto il più importante dei candidati schiettamente siciliani, Roberto La Rosa, dei “Siciliani Liberi”, è il CANDIDATO INVISIBILE.

I Siciliani non sanno e non devono sapere che esiste un’alternativa, che l’indipendentismo oggi è praticabile, che il primo passo verso la libertà della Sicilia è la sua costituzione in Zona Economica Speciale. Nulla, silenzio, tabù.

Se potessero silenzierebbero anche i social.

I Siciliani non devono sapere.

E soprattutto non devono sapere che mentre tutti gli altri competitori non hanno ancora pubblicato alcun programma, l’unico programma che c’è è quello nostro.

E soprattutto non devono sapere quanto ci costa la “dominazione italiana”, soprattutto sotto il governatorato coloniale di Crocetta.

Proviamo a ricordare soltanto le peggiori malefatte.

Presenti e passate. Chi legge questo post, proprio per la censura che c’è, avrebbe il dovere morale di diffonderlo.

Lo Stato ruba da molti anni circa il 40 % dell’IRPEF dei Siciliani (circa 3,5 miliardi), violando lo Statuto e il decreto attuativo dello Statuto.

Crocetta, con l’accordo del 20 giugno scorso, ha rinunciato al 100 % dell’IRPEF, e alla finanza originaria, accontentandosi della promessa che “in futuro” (fra tre anni) il furto del 40 % sarà ridotto al 29 %, e in cambio ha modificato il decreto attuativo dello Statuto del 1965, regalando per sempre CONTRO LO STATUTO, quasi tre miliardi l’anno allo Stato, senza prendere nulla in cambio.

Crocetta ha rinunciato DUE VOLTE al gettito del contenzioso con lo Stato italiano giacente in Corte Costituzionale, di difficile quantificazione, ma pari comunque a svariati miliardi, in cambio, la prima volta (2014) di un piccolo rilassamento del patto di stabilità pari a 500 milioni, la seconda volta in cambio di nulla (2016). E, si badi, la prima volta, non è stato “in cambio di mezzo miliardo”, come ha detto una certa stampa, ma della possibilità accordata da Roma di “potere spendere” mezzo miliardo in più che era già nostro (questo è l’assurdo patto di stabilità europeo, non potere spendere nemmeno i nostri soldi).

Dal 2013 ad oggi lo Stato ha imposto un balzello nuovo sulla Sicilia e su tutti gli enti locali: il Contributo al risanamento della finanza pubblica erariale.

Alle altre regioni il balzello è stato fatto pagare trattenendo una parte dei trasferimenti dello Stato. Alla Sicilia, alla quale ormai non si trasferisce da Roma praticamente più nulla, si è fatto pagare con un prelievo diretto dell’IRPEF dei Siciliani. Questo prelievo ammonta ormai a 1,3 miliardi l’anno (forse 2 l’anno prossimo), il QUADRUPLO di quello che pagano tutte le altre regioni in rapporto pro capite, e il secondo in assoluto dopo la Lombardia, che però ha un PIL di circa tre volte superiore al nostro.

Crocetta ha acconsentito all’azzeramento di tutti i contributi dello Stato verso le ex province e al quasi azzeramento di quelli verso i Comuni.

Continua su:

http://www.sicilianiliberi.org/index.php/news/343-quello-che-i-siciliani-non-devono-sapere

 

 

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– Elezioni regionali, le Zone Economiche Speciali e la censura degli organi di stampa

di Michele D’Amico, da monrealenews.it

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PALERMO, 16 agosto Un articolo apparso ieri, 15 agosto, su Repubblica Palermo, dal titolo “E se il problema della Sicilia fossero i siciliani e non l’autonomismo?”, a firma di Francesco Palazzo, pone a tutti noi una domanda di non poco conto in vista delle elezioni regionali del prossimo 5 novembre. La domanda è la seguente: “ma possibile che da tutto il resto della società siciliana nulla arrivi in termini di analisi, strategie, proposte, programmi e nomi?”.

Perché questa, è una domanda di non poco conto? Perché travalica l’ambito naturale in cui le risposte possono trovare cittadinanza e pone a tutti noi una riflessione, anch'essa, di non poco conto e di natura democratica: i mezzi di informazione hanno maturato la cultura di pubblicare proposte e programmi politici provenienti da quella parte di società siciliana organizzata e non allineata con lo scacchiere politico formato dai partiti politici storici?.

Il Movimento dei Siciliani Liberi, da ben due anni, propone un programma politico che, se dovesse trovare il favore dei siciliani il prossimo 5 novembre, potrebbe modificare, in tempi ragionevolmente brevi, le modalità politiche/gestionali del territorio regionale e aprire dinanzi a noi la possibilità di un futuro che guardi oltre la palude nella quale la società politica siciliana si è impantanata.

Continua su:

https://www.monrealenews.it/opinione/18954-elezioni-regionali,-le-zone-economiche-speciali-e-la-censura-degli-organi-di-stampa.html

 

 

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– Avv. Roberto La Rosa, candidato alla Presidenza della Regione Siciliana di Siciliani Liberi

di TvmPalermo, da facebook.com

(immagine da l’Altra Sicilia)

VIDEO

https://www.facebook.com/tvmpalermo/videos/1530964110300165/?hc_ref=ARRMQU5oNU_9lM6NFcqSBuRKqYWo4WZXmjs0B8Ejnk7-4U3m-YC3gyoY4uPHXbK5Lgo

 

 

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– Messina: Quattromila ventenni sono andati via dalla città.

di Lucio D’Amico, da gazzettadelsud.it

Secondo una “classifica” riportata dall’articolo, la prima città per numero di giovani emigrati è Napoli con seimila giovani emigrati nell’arco di sei anni; seguono nell’ordine Taranto, Reggio Calabria, Palermo, Bari, Cagliari.

Leggi su:

http://www.gazzettadelsud.it/news/messina/255301/quattromila-20enni-sono-andati-via-dalla-citta.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

 

 

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ARCHITETTURE DEL REGNO                                               

 

– Napoli, la città dalle 9 porte: quali sono e dove si trovano?

di Andrea Chiara Grillo, da vesuviolive.it

A Napoli c’è stato un tempo in cui, per accedere ai luoghi della città, occorreva oltrepassare delle porte monumentali, dei veri e propri varchi che consentivano l’ingresso nella capitale partenopea, costruiti con lo scopo di difendere sé stessa e i suoi abitanti dagli attacchi di eventuali invasori.

Sfortunatamente non tutti i varchi d’accesso sono sopravvissuti all’implacabile e inesorabile scorrere del tempo, ma ciò non significa che non ne possiamo avere memoria o quantomeno crearci un vago ricordo di esse e della loro magnificenza. Attualmente una vivida testimonianza di quei secoli, dove Napoli stava per “città fortificata”, sono le poche ma imponenti mura sparse per la città.

Solo quattro porte su nove sono rimaste. Esploriamole tutte nel dettaglio, partendo da quelle ancora presenti:

Porta Capuana. Fu progettata nel 1484 dall’architetto Giuliano de Maiano come un vero e proprio arco di trionfo per volere del re Ferrante d’Aragona. Porta Capuana, definita anche Porta Campana, era il varco principale per accedere in città e fu chiamata in questo modo perché si rivolgeva in direzione della città di Capua.

Situata nel centro cittadino, a pochi passi da Piazza Garibaldi, fu denominata “quartiere latino” perché, proprio come quello omonimo di Parigi, riuniva intorno a sé i più illustri intellettuali ed artisti napoletani del tempo.

Porta Nolana. Ubicata nei pressi del Corso Garibaldi, allora conosciuta come la via dei fossi, fu costruita in stile rinascimentale sempre dall’architetto Giuliano de Maiano in sostituzione della porta di Forcella. Non è casuale il nome che le è stato attribuito, difatti fu così chiamata perché da questo varco si snodava una strada che portava verso il Comune di Nola.

Porta San Gennaro. Si trova lungo via Foria, di fronte Piazza Cavour, e rappresenta l’unico punto d’accesso per chi giungeva dalla parte settentrionale della città, oltre ad essere ricordata come la porta più antica di Napoli, tanto è vero che si ha prova della sua esistenza già dall’anno 928.

Fu denominata così perché da essa partiva l’unica strada per arrivare alle catacombe di San Gennaro.

Port’Alba. Famosa per essere da tutti conosciuta come la via delle librerie, si trova lungo la strada che congiunge piazza Dante con piazza Bellini. Il passaggio del centro storico di Napoli porta il nome di colui che l’ha fatta erigere nel 1625, il Duca d’Alba, Don Antonio Alvarez de Toledo. Fu costruita per agevolare la circolazione della popolazione da una zona all’altra.

Passando invece a quelle demolite nel corso della storia, ricordiamo:

Porta di Costantinopoli. Sempre nel cuore del centro di Napoli, nei pressi dell’attuale Conservatorio di San Pietro a Majella, fu innalzata nel X secolo. La sua maestosità rese la zona quartiere d’élite, tant’è che molte famiglie nobili lo scelsero come luogo in cui abitare. Il varco monumentale fu soprannominato Porta Donnorsa o Orsitana proprio dal nome di un gentiluomo che vi soggiornò, il Duca d’Orso.

Ai tempi di Carlo V fu riposizionata sull’attuale via della Sapienza, fino a quando non fu demolita definitivamente nel 1852.

Porta Carbonara. Ricordata anche come Porta di Santa Sofia, prende il suo nome dalla stretta vicinanza con via Carbonara, strada in cui vi era il carbonarius, luogo dove venivano versati e bruciati i rifiuti della città. Fu abbattuta nel 1537 per volere di Don Pedro di Toledo che promise, in cambio, l’allargamento delle mura della città.

Porta del Carmine. Costruita nel 1484 e battezzata come Portanova e Porta del Mercato.

Porta Medina. Questa sorgeva nei pressi di piazza Montesanto e fu creata nel 1597 in maniera del tutto abusiva semplicemente realizzando un “pertuso” nel muro, in modo da consentirne il passaggio agli abitanti delle zone collinari. Solo dopo cinquant’anni, nel 1640, durante il regno di Filippo IV, la porta fu messa in regola ma nonostante ciò, il popolo continuò a chiamarla porta Pertuso.

Fu demolita nel 1873 per trasformare la zona in un’area, come tutt’oggi possiamo notare, dedicata al mercato cittadino.

Porta dello Spirito Santo. Nel cuore del centro storico, in Piazza San Domenico Maggiore, era situata quest’apertura di epoca classica. A seguito dell’ampliamento delle mura della città, la porta fu spostata, con molta probabilità, tra via Cisterna dell’Olio e il Palazzo delle Congregazioni. La porta, denominata anche Porta Reale, fu demolita nel 1528.

Fonti:
– Santoro L., Le mura di Napoli (1984)
– Cavaliere M., Porte, rostali e roste di Napoli (1995)

Fonte:

http://www.vesuviolive.it/cultura-napoletana/201634-napoli-la-citta-dalle-9-porte-quali-si-trovano/

Per prendere visione delle altre “Architetture del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video.

 

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LUOGHI DEL REGNO                                                         

 

– Molise: San Vincenzo al Volturno

Il più importante sito archeologico alto medievale d'Europa

di Lorenzo Cav95, da youtube.com

Imm.

(foto da francovalente.it)

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=1dBAhscND4o


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https://www.youtube.com/results?search_query=regnodelledue+sicilieeu

Per prendere visione degli altri “Luoghi del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video, pag 2.

 

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CULTURE DEL REGNO                                                         

 

– Sempre nuova è l’alba

di Rocco Scotellaro

 

Non gridatemi più dentro

non soffiatemi in cuore

i vostri fiati caldi, contadini.

Beviamoci insieme una tazza colma di vino!

Che all’ilare tempo della sera

S’acquieti il vostro vento disperato.

Spuntano ai pali ancora

le teste dei briganti, e la caverna,

l’oasi verde della triste speranza,

lindo conserva un guanciale di pietra.

Ma nei sentieri non si torna indietro.

Altre ali fuggiranno

dalle paglie della cova,

perché lungo il perire dei tempi

l’alba è nuova, è nuova.

 

Per prendere visione delle altre “Culture del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video, pag 3.

 

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TESTI CONSIGLIATI                                                            

 

– Briganti

Controstoria della guerra contadina nel Sud dei Gattopardi

di Gigi Di Fiore

Edizioni UTET

 

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– Tracce per una storia delle arti duosiciliane
Lineamenti di contro-storiografia dell'arte italiana

di Gennaro Avano

L’ impegnativo studio di Gennaro Avano ha l’obiettivo di individuare le “tracce” della storia delle Arti Duosiciliane. Nel cercare queste “tracce” l’autore riesce a legare tra di loro i vari filoni culturali, lungo un percorso storico che va dal 1200 ai nostri giorni, sostanziando in tal modo una visione organica di tutto ciò che ha contraddistinto il Meridione. Il risultato è duplice : da un lato c’è la riscoperta dell’ immensa storia delle Arti Duosiciliane e dall’altro c’è la prospettiva di un vasto orizzontale culturale in cui potersi confrontare.

Giuseppe Vozza Editore, E 13,00

 

 

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– Storia delle Due Sicilie

2 tomi – Grimaldi & C. Edizioni

storia-grimaldi-fileminimizer

 

 

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– I protocolli dei savi anziani di Sion (pdf)

http://antimassoneria.altervista.org/wp-content/uploads/2016/02/I-Protocolli-dei-Savi-Anziani-di-Sion.pdf

 

 

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– Come si rubava nel Regno d’Italia

1848 – 1872

Come si rubava nel Regno d'ItaliaBorri Felice, Libraio – Editore

Torino, 1872

 

 

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– Rinascita di una Nazione

di Giovanni Maduli

Presentazione di Vincenzo Gulì

Introduzione di Ignazio Coppola

Pitti Edizioni

 

 

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NOVITA' EDITORIALI                                                          

 

Storia della spedizione dell’eminentissimo Cardinale D. Fabrizio Ruffo.

di D. Domenico Petromasi,

Ristampa anastatica a cura dell’Associazione Identitaria Alta Terra di lavoro

(foto da libreria universitaria)

 

 

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– Onore al soldato napoletano (vol. 1 e 2)

di Massimo Cardillo

I testi riportano, per quanto è stato possibile ricostruire, i nominativi e la provenienza dei soldati delle Due Sicilie ai tempi dell’aggressione sabauda.

 

 

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– 1860: il tricolore trucidava i bambini

di Franco Cafararo

Prefazione di Vincenzo Gulì

Luciano Editore

 

 

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– Brigantaggio e rivolta di classe

di Enzo Di Brango e Valentino Romano

brig-fileminimizer

Nova Delphi Edizioni

 

 

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ECONOMIA – POLITICA                                                   

 

– New humanism tour – Campobasso 01/06/2017 – Prof Antonino Galloni

di Coemm & Clemm Tv, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=6IEZ8UhDm1Y

 

 

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– E mentre gli italiani sono in ferie, il governo (Pd) tradisce tutti e combina un guaio che ci costerà caro, molto caro.

da attivotv.it

Leggi su:

https://www.attivotv.it/e-mentre-gli-italiani-sono-in-ferie-il-governo-pd-tradisce-tutti-e-combina-un-guaio-che-ci-costera-caro-molto-caro/

 

 

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– Via gli usurpatori dallo Stato!

di Giuseppe Palma, da lacostituzioneblog.com

 

Dopo che si son fatti beccare con le mani nel sacco sulla questione delle ONG, dove sta venendo fuori che non si tratta di salvare vite in mare di persone che scappano dalla guerra, bensì di una pianificata invasione di ciò che Marx chiamava “esercito industriale di riserva“, i partiti della maggioranza di governo – soprattutto il PD – insistono addirittura sullo Ius Soli, senza un minimo di buon senso né di contatto con la realtà.

I partiti di Renzi e Alfano, che mai hanno ottenuto una regolare legittimazione democratica né per governare né tanto meno per legiferare, nonostante la pronuncia di incostituzionalità della legge elettorale con la quale si sono formate entrambe le Camere, continuano imperterriti l’opera distruttiva del Paese e della sua Costituzione. E lo fanno senza alcun rispetto della sovranità popolare!

La sentenza n. 1/2014 della Corte costituzionale dichiarava l’incostituzionalità della legge elettorale con la quale si sono formate le Camere (il porcellum) sia nella parte in cui questa non consentiva all’elettore di esprimere le preferenze per i candidati, sia nella parte in cui attribuiva un premio di maggioranza senza che fosse prevista una soglia minima di voti oltre la quale il premio avrebbe potuto trovare applicazione.

Continua su:

http://lacostituzioneblog.com/2017/08/07/via-gli-usurpatori-dallo-stato-di-giuseppe-palma/

 

 

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– Massoni Nato, mafia, Gladio. E addio Falcone e Borsellino

da libreidee.org

Il vero motivo per cui sono stati uccisi Falcone e Borsellino? Le loro indagini sarebbero arrivate a stabilire gli elementi comuni, da un punto di vista finanziario, tra mafia americana e politica americana e tra mafia italiana e politica italiana. Nella consapevolezza che sarebbe stato ucciso, Falcone aveva affidato a Borsellino dei documenti. E non appena Borsellino ha dato dei segnali, facendo capire che li avrebbe utilizzati, è stato fatto fuori. I mandanti? Sono un complesso di attori e interessi, che io chiamo “sovragestione”. Mafia, massoneria, Gladio, Cia, Nato. La loggia Colosseum? Corrisponde a una logica, dell’immediato dopoguerra, di gestione dell’Italia da parte della Cia e della Nato. C’è stato un personaggio, che si chiamava Frank Gigliotti, entrato nella Cia prima della fine della guerra. Nella sua dimensione di italo-americano, venne mandato in Italia per fare in modo che il nostro paese avesse, nel dopoguerra, uno sviluppo politico e sociale massonico, del tipo previsto dalla “sovragestione”. Lui arriva e innanzitutto sovrintende allo sbarco degli americani in Sicilia facendo accorti con la mafia e con gli autonomisti siciliani, corrente Finocchiaro Aprile. Gigliotti nomina un plenipotenziario (Charles Fama, ndr), e lo munisce di un interprete particolare, un certo Vito Genovese, braccio destro di Lucky Luciano nella mafia italo-americana (una grande eccezione alla regola siciliana, perché Vito Genovese era napoletano).

Continua su:

http://www.libreidee.org/2017/07/massoni-nato-mafia-gladio-e-addio-falcone-e-borsellino/

 

 

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– Paolo Maddalena (giurista e giudice emerito della Corte Costituzionale) : "Ecco dove nasce il pensiero che ci ha portato alla rovina".

di Pandora TV da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=XPTMeanixzs

 

 

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– Vladimir Putin: "Seduti sulle nostre teste a masticare chewing-gum"

di Pandora TV, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=numxY7xIGoE

 

 

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COSTUME – SOCIETA'                                                        

 

VIVAMENTE CONSIGLIATO:

– Una lezione da imparare – Mauro Scardovelli

di Byoblu, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=Y_HOl9erF9Q

 

 

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– Contro il riscaldamento climatico, adottare la teoria del “gender”…?

di Maurizio Blondet, da maurizioblondet.it

 

In tutto il mondo,  in  questo momento, sono in costruzione o in progettazione avanzata 16 mila centrali elettriche a carbone . Sì, abbiamo letto bene: a carbone. Il nero combustibile altissimamente inquinante di cui i poteri transnazionali ci avevano imposto di rinunciare.

Quando queste 16 mila nuove centrali saranno in funzione, aumenterà l’attuale   capacità delle centrali a carbone oggi esistenti a 849.000  megawatt, pari a circa  il 43  per cento.  La notizia l’ha data  la Ong ambientalista  tedesca  Urgewald,  che sembra anche la sola ad allarmarsene.

“Se si costruiscono queste centrali, saltano gli obbiettivi di protezione sul clima”,  ha strillato  la  direttrice di Urgewald   Heffa Schuecking, “anche se se ne costruiscono solo una parte, il Trattato di Parigi perde valore”.

Già, il trattato di Parigi sul clima. Ricordiamo  la corale condanna di tutti i leader,  gli alti lai, gli stracciamenti di vesti, l’indignazione morale  altissima con cui  tutto il  mondo che conta in politica e nella globalizzazione (e nella neo-chiesa di BErgoglio)  accompagnò la decisione di Donald Trump di  uscire dal trattato di Parigi?

Continua su:

http://www.maurizioblondet.it/riscaldamento-climatico-adottare-la-teoria-del-gender/

 

 

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– VACCINI E ABORTI: RIFLESSIONI MORALI

di Marcello Pamio, da disinformazione.it

 

Eminentissimo Papa Francesco: a che gioco sta giocando?

Perché sui vaccini non fa sentire la Sua importantissima voce? Come mai non interviene, in fin dei conti di mezzo c'è la salute dei più indifesi: i bambini.

E voi associazioni religiose e cattolici praticanti che fine avete fatto?

Questa lettera è indirizzata idealmente a tutti voi, perché sinceramente non sto vedendo quel fermento e quella seria presa di posizione che invece dovreste avere.

Mi riferisco ovviamente ai vaccini, anche se non c’entra l’analisi medico-scientifica della necessità o meno dei vaccini, se sono utili oppure no. Qui si parla di etica e di morale.

La questione in esame riguarda la liceità della produzione, della diffusione e dell’uso di alcuni vaccini con virus vivi attenuati che sono stati preparati a partire da linee cellulari umane di origine fetale, usando tessuti di feti umani abortiti come fonte di tali cellule.

Ecco cosa dice un documento ufficiale dal titolo: «Riflessioni morali circa i vaccini preparati a partire da cellule provenienti da feti umani abortiti», redatto dalla Pontificia Academia Pro Vita.
«I vaccini, poiché sono preparati a partire da virus raccolti nei tessuti fetali infettati e volontariamente abortiti, e successivamente attenuati e coltivati mediante ceppi di cellule umane ugualmente provenienti da aborti volontari, non mancano di porre importanti problemi etici. L’esigenza di articolare una riflessione morale sulla questione in esame nasce dal prevalentemente dalla connessione esistente tra la preparazione dei vaccini summenzionati e gli aborti procurati dai quali sono stati ottenuti i materiali biologici necessari per tale preparazione.

Se una persona respinge ogni forma di aborto volontario di feti umani, tale persona non sarebbe in contraddizione con se stessa ammettendo l’uso di questi vaccini di virus vivi attenuati sulla persona dei propri figli? Non si tratterebbe in questo caso di una vera (ed illecita) cooperazione al male?».

Volete veramente cooperare con il male iniettando nei corpi dei vostri figli dei vaccini derivati da feti umani volontariamente abortiti?

Abbiamo bisogno del vostro aiuto, fateci sentire la vostra presenza. Uscite allo scoperto e manifestati, milioni di bambini vi ringrazieranno…

Fonte:

http://www.disinformazione.it/Vaccini_riflessioni_morali.htm

 

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– Utero in affitto. Nascono due gemelli, uno è down e la coppia lo lascia alla madre surrogata

da huffingtonpost.it

Una coppia australiana paga una ventunenne thailandese per diventare "mamma in affitto". La donna, Pattharamon Janbua, partorisce due gemelli, uno dei quali affetto dalla sindrome di Down. La coppia, che aveva pagato 12.000 euro per la gravidanza surrogata, ha deciso di riportare con sé in Australia solo la bambina sana, lasciando in Thailandia il gemello portatore di handicap, Gammy. Ora la giovane Janbua, che aveva accettato di diventare "mamma in affitto" per necessità economiche, è aiutata da una campagna online "Hope for Gammy" che ha già raccolto 67.000 euro in donazioni.

Continua su:

http://www.huffingtonpost.it/2014/08/02/utero-affitto-coppia-australiana-bambino-down_n_5643899.html

 

 

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– Disobbedienza civile

di Emanuela Lorenzi, da comedonchisciotte.org

La disobbedienza civile diviene un dovere sacro quando lo Stato diviene dispotico o, il che è la stessa cosa, corrotto. E un cittadino che scende a patti con un simile Stato è partecipe della sua corruzione e del suo dispotismo.

(Gandhi)

Deve forse il cittadino rinunciare per un momento, o anche in minima parte, alla sua coscienza a vantaggio del legislatore? Perché allora ogni uomo ha una coscienza? Io penso che dovremmo essere innanzitutto uomini e poi sudditi. […]

Mi costa meno, in tutti i sensi, incorrere nell’ammenda che si applica in caso di disobbedienza allo Stato di quanto non mi pesi obbedire. In quest’ultimo caso mi sentirei come se valessi di meno.

(Henry David Thoreau)

 

Carne da macello. Per legge.

Il decreto 73/17 è legge.

La camera approva l’affare criminale: i nostri bambini, il futuro di questo paese, saranno per legge carne da macello gentilmente e gratuitamente fornita per sperimentazione a cielo aperto alle Big Pharma e al Nuovo Ordine Mondiale, come promesso nel 2014[1]. La nostra democrazia era già morta ma oggi le hanno fatto il funerale in pompa magna. La guerra ai bambini è ora ufficiale e innegabile. La maschera gettata.

Chi lo dice ora queste madri che il danno subito diverrà obbligatorio perché loro lo hanno deciso?

Loro sono questi che ridono mentre spiegano come hanno aumentato i profitti brevettando veleni e inserendoli nei combinati, questi che hanno frodato le ricerche manipolando i dati che collegano i vaccini all’autismo, ma lo hanno già fatto con il Memo di Simpsonwood, questi che sperimentano sui bambini indiani sui bambini pachistani, sui bambini africani, sui bambini argentini, che sterilizzano usando il tossoide del tetano come veicolo nella Task force sui vaccini per la regolazione della fertilità.

I padri costituenti sono già morti ma oggi sussultano: questo scenario non lo avevano immaginato. O forse sì e allora ecco che un magistrato come Ferdinando Imposimato, Presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, sostiene le famiglie che protestano da mesi nel totale e vergognoso silenzio stampa capace di oscurare 65.000 persone a Pesaro e altre migliaia nei cortei, presidi e fiaccolate. Questi genitori sono eroi, sono loro, siamo noi, lo scudo da supereroi messo sopra i nostri bambini cara ministra, non certo la sua legge abominio!

Altro che “Fuori la mafia dallo stato” come si gridava fuori da un parlamento blindato e sordo alle istanze cui dovrebbe essere preposto. Falcone e Borsellino hanno dato la vita per uno stato che è stato dentro la mafia farmaceutica e all’interno delle sue braccia legifera urbi et orbi.

Le fetenzie (biologiche, fisiche[2], di derivazione animale, umana da feti abortiti[3] o sintetica) dentro ai vaccini non hanno neppure più bisogno di nascondersi nei cervelli e nei cuori degli impavidi mostri di ignoranza a arroganza che riempiono scranni di cui non sono degni. Molti di essi neppure sanno esprimersi in un italiano corretto, come potrebbero, anche vincendo una atavica inettitudine, addentrarsi in un testo scientifico o approfondire i principi di immunologia? Quello lo lasciano a madri e padri spesso laureati e informati, ricercatori della verità e instancabili studiosi, pur di comprendere cosa sia meglio per i propri figli nel rapporto costi/benefici senza calpestare quelli degli altri).

La libertà di cura al regime fa paura

Questo gridavano migliaia di bambini, profondamente consapevoli della lotta giusta che i loro genitori stanno facendo, in testa ai cortei e dietro ai cartelli che loro stessi hanno contribuito a ritagliare e decorare, alcuni con 15 anni di anticipo sull’emancipazione dell’adolescente “neonato sociale” (Montessori)

L’adolescente è, quindi, per Montessori, un neo-nato sociale, in quanto si tratta di un uomo sociale che non esiste ancora, ma che è già nato. Durante questo “periodo sensibile” “dovrebbero svilupparsi i sentimenti di giustizia e di dignità personale, ossia i caratteri più nobili, che devono preparare l’uomo a divenire un essere sociale”.

Grazie Lorenzin per averci permesso di dare questa lezione di giustizia attraverso l’ingiustizia e questa lezione di verità attraverso la menzogna.

Una cosa buona e giusta questa ministrella minuscola senza laurea ma con toga inquisitoria medievale ed oltremodo boriosa ha compiuto, nella sua confusione fra virus e batteri e morti inventati[4] : è stata capace di risvegliare da uno stato comatoso un POPOLO alla propria civiltà. Un risveglio che non si potrà più sopprimere e che sarà virale più virale dei suoi virus che saltellano perché si propaga su altri piani, oltre il numero di Avogadro che sembra essere l’ultimo totem degli ignoranti detrattori dell’omeopatia. Piani efficaci state sicuri. Piani che agiscono il presente per incidere sul futuro.

Un popolo risvegliato non si riaddormenta più.

In piedi, noi stiamo.

Rivoltosi sconosciuti.

Abbiamo i carri armati davanti a noi.

Nessun pilota sembra levarsi.

Non abbiamo paura,

armati come siamo

del nostro bene più grande.

Dietro di noi, fiduciosi e lieti, i nostri bambini.

 NO PASARÁN

Fonte:

https://comedonchisciotte.org/civil-disobedience/

 

 

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MEDICINA                                                                         

GLI ARTICOLI DI SEGUITO RIPORTATI NON RAPPRESENTANO IN ALCUN MODO SUGGERIMENTI TERAPEUTICI IN QUANTO GLI AMMINISTRATORI DI QUESTO SITO NON SONO MEDICI. GLI ARTICOLI SONO TRATTI DAL WEB E NON POSSONO IN ALCUN MODO ESSERE ASSUNTI O INTESI QUALI SUGGERIMENTI O PRESE DI POSIZIONE. SI INVITA PERTANTO A RIVOLGERSI SEMPRE AL PROPRIO MEDICO CURANTE.

                                                                                              

 

– UN SENATORE (E MEDICO) PREPARATO RISPONDE SCIENTIFICAMENTE ALLA LORENZIN !

di Vaccinazioni Pediatriche, da Facebook.com

(foto da Scie Chimiche)

VIDEO

https://www.facebook.com/vaccinipediatrici/videos/1623270971017153/?hc_ref=ARSNX_qXZ5VZML8WXIfpea6sFwJF0faSholyNPYjCdKMuUziYYuBz7ddN9Wr5_MlRtM

 

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– Gianni Lannes: VACCINI Dominio Assoluto

di Nexus Edizioni, da youtube.com

(foto da Rassegna stampa 2.0)

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=8t9U4YINWJQ

 

 

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– Il giudice Ferdinando Imposimato alla manifestazione sui vaccini obbligatori

da Facebook.com

(foto da europaquotidiano)

VIDEO

https://www.facebook.com/vaccinipediatrici/videos/1617852284892355/?hc_ref=NEWSFEED

 

 

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– Tumore al polmone, trovata la cura: il farmaco che demolisce le cellule maligne

di Melania Rizzoli, da liberoquotidiano.it

È un nuovo anticorpo monoclonale, un “farmaco intelligente” che si è rivelato in grado di colpire e demolire il tumore del polmone fino ad oggi incurabile.

Si chiama Keytruda (pembrolizumab), ed in Italia è stato approvato il mese scorso dall’Aifa come “farmaco di prima linea”, cioè da usare come prima terapia in alcune neoplasie del polmone, incluse quelle inoperabili, quelle cioè diffuse e metastatiche, per le quali fino ad ora esisteva solo la chemioterapia. Il suo effetto terapeutico è stato definito rivoluzionario, ed in effetti per la prima volta, dopo 40anni, un medicamento “biologico” si è rivelato un’arma micidiale, efficace e selettiva, in grado di aggredire solo ed esclusivamente le cellule neoplastiche, potenziando il sistema immunitario del paziente ammalato, inducendolo a riconoscere e distruggere tutte le sue cellule maligne.

Continua su:

http://www.liberoquotidiano.it/news/scienze—tech/12433297/tumore-polmone-keytruda-farmaco-cura.html

 

 

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– Obbligo vaccini, dal 2018 anche per i docenti? Presentato emendamento al decreto

da orizzontescuola.it

 

Durante l’iter di conversione sono previste delle modifiche, tra le quali quella relativa alla riduzione delle vaccinazioni obbligatorie (da 12 a 10) e delle multe da comminare ai genitori inadempienti.

Un altro emendamento presentato al decreto, come possiamo leggere sulla pagina FB della senatrice Mussini, riguarda il personale scolastico e sanitario.

Secondo il suddetto emendamento, anche il personale docente e non, così come quello sanitario, ha l’obbligo di presentare, a partire al 1° settembre 2018, la documentazione attestante l’effettuazione delle stesse vaccinazioni obbligatorie previste per gli studenti.

Seguiremo l’iter della conversione in legge del decreto e le modificate che saranno apportate.

Ecco l’emendamento:

Continua su:

http://m.orizzontescuola.it/obbligo-vaccini-dal-2018-anche-docenti-presentato-emendamento-al-decreto/

 

 

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– Vaccini e Germania: fiale analizzate e una verità scioccante

da vacciniinforma.it

(foto da malgradotutto)

Nel 2016, sono stati donati migliaia di euro ad una società no-profit di Herrenberg, nelle vicinanze di Stoccarda, denominata AGBUG e.V. per ricercare gli elementi contenuti nei vaccini attuali.

In origine, si intendeva indagare i vaccini per il loro contenuto di mercurio, ma andando avanti, l’associazione ha poi chiesto di estendere le indagini a tutti gli elementi ricercabili.

A questo scopo sono state inviate 16 differenti fiale di vaccini al laboratorio clinico ed ambientale Micro Trace Minerals, con sede in Germania, fondato nel 1975, che opera nel campo dell’analisi dei minerali e dei metalli tossici.

AGBUG ha ora pubblicato i risultati del primo lotto sul suo sito web

Continua su:

http://www.vacciniinforma.it/2017/02/15/vaccini-e-germania-fiale-analizzate-e-una-verita-scioccante/5037

 

 

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SCIENZA E TECNICA                                                         

 

– La scienza oggi è davvero "scientifica"? Non proprio… Ecco perchè.

di byoblu e da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=JJ-Ol_bY8Xg

 

 

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– Fukushima, Tepco pronta a riversare in mare 770mila tonnellate di acqua radioattiva

da quotidiano.net

Tokyo, 14 luglio 2017  – Ambientalisti e pescatori, ma anche gente comune, in ansia per la notizia che la centrale nucleare giapponese di Fukushima, a oltre 6 anni dal disastroso incidente (11 marzo 2011),  si appresta a riversare in mare 770.000 tonnellate di acqua usata per raffreddare i reattori contaminata con il trizio.

La centrale Tepco fu investita prima da un terremoto e da un susseguente tsunami che allagò i gruppi elettrogeni di emergenza causando il blocco dei sistemi di raffreddamento di 3 reattori e la conseguente fusione dei loro noccioli, dando vita al peggiore disastro dai tempi di Chernobil (1986) in Ucraina.

Ora si sbarazza in mare di 770.000 tonnellate di acqua usata per raffreddare i reattori. Acqua che è contaminata con il trizio, un isotopo radioattivo dell'idrogeno. Il presidente della Tepco, Takashi Kawamura, ha detto a Newsweek che l'oceano sarà in grado di assorbire il trizio senza causare danni. 

Ma i pescatori locali preoccupati delle ripercussioni sul loro lavoro. Anche se sulla pericolosità per l'uomo anche il presidente dell'agenzia nipponica per la regolamentazione dell'energia nuclearem, Shunichi Tanaka, sostiene che non c'è pericolo.

Fonte:

http://www.quotidiano.net/esteri/fukushima-acqua-radioattiva-1.3270985

 

 

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– “Le Scienze” e la ‘fine del sesso’: il mondo nuovo è già in mezzo a noi

di Enzo Pennetta, da enzopennetta.it

(foto da Bella24)

Dopo aver confermato che si può parlare di rapporti sessuali solo quando potenzialmente fecondi, il libro pubblicato da Le Scienze passa a mostrare come inevitabile lo sviluppo della riproduzione umana verso l’eugenetica, la fecondazione extracorporea e la gestazione artificiale.

Il Mondo nuovo è già in mezzo a noi, ma non ancora compiuto.

Dopo aver dato un dispiacere alle rivendicazioni LGBTQ ecc… affermando che si può parlare di sesso solamente se c’è possibilità di fecondazione, come visto nell’articolo precedente, il libro proposto da Le Scienze passa a mostrare il perché di tale presa di posizione.

Il motivo è sorprendente, infetti si definisce il sesso solo per poterlo subito dopo negare, per l’autore del libro, H.T. Greely, il futuro porterà a superare il modo tradizionale di riprodursi, a cominciare dal fatto che le tecniche di fecondazione assistita da pratiche per risolvere i problemi d’infertilità dovrebbero diventare la norma. Il motivo per cui la fecondazione assistita dovrebbe diventare la via normale per riprodursi viene individuata nella possibilità di effettuare diagnosi preimpianto economiche (PGD) e quindi nella possibilità di eliminare embrioni portatori di malattie.

Si tratta di eugenetica pura, un termine che secondo Greely è stato troppo caricato di valenze negative per colpa del nazismo che praticandola l’ha messa in cattiva luce. Una volta detto chiaramente che la diagnosi preimpianto dovrà al più presto essere praticata come normale procedura si passa ad analizzare quali possono essere gli ostacoli verso tale pratica e, a parte quelli culturali e religiosi, il principale viene individuato nella dolorosa e poco salutare pratica del prelievo dei gameti femminili dalle ovaie. Altra ammissione inaspettata: la ‘donazione’ degli ovuli non fa bene alla salute delle donatrici.

Continua su:

http://www.enzopennetta.it/2017/08/le-scienze-e-la-fine-del-sesso-il-mondo-nuovo-e-gia-in-mezzo-a-noi/

 

 

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– Venti di questi cargo inquinano più di tutte le auto del mondo.

di Maurizio Blondet, da maurizioblondet.it

Pieni di alta coscienza ambientale,   di sicuro siete già molto preoccupati di quanto inquinano   gli automezzi a combustione interna, specie Diesel.  Presto vi faranno allarmare sempre più, grazie ad appositi servizi mediatici.  Ma ecco la soluzione: come a segnale convenuto, Volvo annuncia che produrrà  solo auto elettriche  o ibride, BMW costruirà una Mini elettrica in Gran Bretagna , “Mercedes sfida Tesla: dieci modelli elettrici dal 2022”.  Elon Musk , il più geniale imprenditore secondo i media ,   ha già costruito  la Tesla  Gigafactory,  “la più grande fabbrica del mondo”, che (promette)  “dal 2018 potrà fornire celle al litio per 500.000 vetture all’anno”.

E se accadesse che la maggior parte dei consumatori, arretrati ed ecologicamente scorretti,  non fossero convinti della convenienza di acquistare  auto elettriche con batterie al litio,  decisamente più costose?  Niente paura: ecco i governi che, sempre solleciti del vostro bene,   già annunciano:   vieteremo l’entrata delle auto a Londra entro il 2040, a Berlino  entro il 2020, “Parigi ed Oslo dichiarano la guerra al Diesel”,  i sindaci di diverse capitali stanno seguendo:  solo  auto elettriche  nei centri cittadini. Il governo Usa elargirà a Elon Musk 1,3 miliardi di sussidi pubblici,  per la sua  geniale impresa (Musk è geniale anche nell’intercettare  sussidi  pubblici).  Vi toccherà comprare un’auto elettrica.  Ostinarsi a tenere un diesel sarà  segno di rozzezza e  insensibilità, come essere “omofobo” e populista.

Continua su:

http://www.maurizioblondet.it/venti-cargo-inquinano-piu-tutte-le-auto-del-mondo/

 

 

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– La vernice solare rivoluzionaria che crea energia infinita e gratuita dal vapore acqueo

da globochannel.com

I ricercatori della RMIT University di Melbourne hanno creato una nuova vernice rivoluzionaria in grado di produrre energia solare  che può essere utilizzata per produrre quantità infinite di energia pulita. La vernice innovativa trae l’umidità dall’aria e la divide in ossigeno e idrogeno. Di conseguenza, l’idrogeno può essere catturato come una fonte pulita di combustibile.

La vernice contiene un composto recentemente sviluppato dall’aspetto simile al gel di silice – comunemente usato in bustine per assorbire l’umidità e mantenere asciutti il cibo, i componenti elettronici elettronica e i medicinali – ma agisce come un semiconduttore. Inoltre, il materiale sintetico di molibdeno-solfuro catalizza la suddivisione degli atomi di acqua in idrogeno e ossigeno.

La scoperta dei ricercatori è stata recentemente  pubblicata sulla rivista Science Daily. Il ricercatore Dr. Torben Daeneke ha elaborato l’invenzione affermando: “Abbiamo scoperto che la mescolanza del composto con particelle di ossido di titanio porta ad una vernice che assorbe la luce del Sole che produce combustibile a idrogeno da energia solare e aria umida“.

Secondo il collega Kourosh Kalantar-zadeh, l’idrogeno è la fonte più pulita di energia sul pianeta e può essere utilizzata in celle a combustibile in aggiunta ai motori a combustione convenzionali in alternativa ai combustibili fossili. A causa di ciò, è esatto dire che lo sviluppo della vernice solare avrà grandi implicazioni.  

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http://www.globochannel.com/2017/07/08/la-vernice-solare-rivoluzionaria-che-crea-energia-infinita-e-gratuita-dal-vapore-acqueo/

 

 

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–  FUORI TESTO                                                                  

 

Le lacrime che dai nostri occhi vedrete sgorgare non crediatele mai segni di disperazione. Promesse sono solamente, promesse di lotta.

Alekos Panagulis

 

 

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– Fioravanti: il Regno dei Borbone scuola di eccellenza – 22 gennaio 2011

di Associazione Identitaria Alta Terra di lavoro, da youtube.com

Scuola d'eccellenza (FILEminimizer)

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=KDg1psxrEaM

 

 

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– Ex Magistrato Paolo Ferraro decide di parlare!

di InfoClub, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=QGHNSkmbH0E

 

 

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– "Inganno Globale", di Massimo Mazzucco

di il Portico Dipinto, da youtube.com

(immagine da shop.luogocomune.net)

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=jNiZD1FQevk

 

 

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– CANCRO LE CURE PROIBITE a cura di Massimo Mazzucco

di TheAntitanker, da youtube.com

(immagine da il sicomoro)

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=1RUrIO3Emws

 

 

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IL PRESENTE SITO NON E’ UNA TESTATA GIORNALISTICA IN QUANTO VIENE AGGIORNATO SENZA ALCUNA PERIODICITA’. PERTANTO NON PUO’ CONSIDERARSI UN PRODOTTO EDITORIALE AI SENSI DELLA L. N. 62 DEL 7.3.2001.

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