La verità è per chiunque la voglia cercare…

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N.B.: Si partecipa ai Sig.ri fruitori di questo sito che alcuni articoli riportati sulla pagina iniziale possono rimanere in visione per molto tempo, mentre altri vengono aggiornati con maggiore frequenza e senza alcuna periodicità. Si invita pertanto a prendere sempre visione  dell’intera pagina.

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Totale accessi marzo 2018: 11.101;

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APPELLO

 

…alla luce di quanto sta avvenendo non è più pensabile continuare a dividersi in sicilianisti, napolitanisti, duosiciliani, borbonici, antiborbonici, meridionalisti, federalisti, autonomisti e via dicendo: ciò non farà altro che favorire il gioco di quelle oligarchie mondialiste che hanno causato ciò che stiamo subendo; la posta in gioco è troppo alta per non comprendere che solo una identità di intenti può porsi come elemento determinante per la riuscita di un qualunque progetto di riscatto. E’ indispensabile, anzi vitale, il superamento di quelle pur legittime diversità di vedute e propugnare, tutti insieme e nel rispetto delle specifiche idee, quanto meno un forte riavvicinamento delle varie componenti identitarie, nella convinzione e nella consapevolezza che se ciascuno farà un piccolo passo indietro, tutti insieme si farà un enorme passo avanti.

(Tratto da “Rinascita di una Nazione”, pag. 127)

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Si invitano i sig.ri lettori a dare attenta lettura dell’articolo seguente. Anche dalla sua lettura è possibile comprendere la deriva verso la quale, indipendentemente dai vari “credo” politici, siamo tutti volutamente trascinati.

– Perchè non si possa dire "Io non lo sapevo…" e la conseguente scelta indipendentista.

di Giovanni Maduli, 19.2.2016.

http://www.regnodelleduesicilie.eu/wordpress/page/2/

 

 

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FUORI TESTO

 

CNT – Message à toute l'humanité

di Demo Sophie, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=j1GCeJe7T74&feature=share

 

 

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EDITORIALI

 

– “Per un Tradizionalismo Attivo”

di Edoardo Vitale, Magistrato, Direttore de "L'Alfiere" di Napoli, da culturelite.com

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Scrisse nel 1959 il filosofo del diritto Giuseppe Capograssi: “Il più grande costruttore dello Stato italiano fu un altro Stato, lo Stato piemontese e questo è il nostro peccato originale. Lo costruì come poté col cannone e la conquista, e, sotto la mano ferrea del soldato e del funzionario ignaro, adusati al comando breve e ad esperienze diverse, andarono in frantumi formazioni vibranti e delicate di organismi, di tradizioni e di solidarietà secolari e si fece presso a poco il deserto. E demmo al mondo lo spettacolo, forse unico, di uno Stato organizzato con forme perfettamente opposte a quelle che erano le indicazioni precise di una ricca storia millenaria”.

Negli ultimi decenni, grandi passi in avanti sono stati fatti sul piano della consapevolezza di quanto è accaduto alla nostra terra e ai nostri popoli a seguito dell’invasione perpetrata nel 1861 dal regno sabaudo e della conseguente tirannica occupazione, anche se, forse, non ancora si precepiscono appieno la vastità e la gravità dei guasti da allora arrecati.

Tuttavia alla graduale, e sempre più diffusa, presa di coscienza su quanto accaduto a partire dal 1860 ha fatto riscontro un incessante peggioramento delle condizioni di vita, personali e ambientali, di ciò che usualmente definiamo Mezzogiorno e che invece sarebbe più appropriato designare come Due Sicilie.

È, perciò, avvertita da tutti la necessità di incidere concretamente sulla realtà invertendo la rotta funesta che conduce all’impoverimento, all’invecchiamento, alla desertificazione del Sud, in altre parole alla distruzione di quel luogo meraviglioso che abbiamo la fortuna di avere come Patria.

Occorre peraltro rilevare che tutti i tentativi sin qui compiuti per dare una dimensione politica alla dilagante aspirazione al riscatto della nostra terra hanno registrato sostanziali fallimenti.

Quello che più di ogni altra cosa tarpa le ali alle speranze di rinascita del Mezzogiorno è la confusione mentale dovuta alla mancanza di cultura e alla presunzione di poter subito arrivare alla meta (non ben precisata) senza cercare di comprendere le cause profonde dell’attuale sfacelo. Molti, appagati da un assorbimento acritico e superficiale del revisionismo storico nella versione “bignami” che circola soprattutto sul web, non si accorgono di ricadere negli stessi errori concettuali, di metodo e operativi, che furono sfruttati dai nemici delle Due Sicilie per annientare la nostra libertà.

Accade, così, che uomini e donne desiderosi di risollevare le sorti del nostro Sud si trovino di fronte a due forme di meridionalismo, che ben poco hanno in comune e le cui strade divergono nettamente.

Da un lato, il meridionalismo “perequativo”, che sul presupposto delle aggressioni e delle spoliazioni subite dal Sud, rivendica una “parità di trattamento”, una maggiore equità distributiva, ritenendo che questa sia la chiave per risolvere la “questione meridionale”.

Dall’altro, il meridionalismo tradizionalista, che indica appunto nella Tradizione, dinamicamente intesa, la chiave per comprendere la nostra peculiare identità di popolo, la spiegazione della nostra grandezza passata e la bussola per orientare il nostro cammino nella difficile, ma entusiasmante strada per riorganizzare la nostra società e riprendere in mano il nostro destino. È il “tradizionalismo attivo” teorizzato da Silvio Vitale, che vedeva come un dovere di chi più sa la coerente applicazione delle sue conoscenze alla salvezza della comunità.

Noi ci riconosciamo pienamente in questa seconda via, che è più impervia, ma che è l’unica idonea a dare alla nostra gente, ai nostri figli, un futuro di libertà e di dignità, da veri napoletani e siciliani.

Per intraprendere questa sfida, occorre studiare la storia non solo dei 126 anni di monarchia borbonica, ma di tutta la storia del Sud, a partire dai lontanissimi albori della nostra ricchissima civiltà. E avere uno sguardo attento e partecipe alla storia del mondo, il che inevitabilmente ci porterà a solidarizzare con quanti, nel passato e nel presente, hanno combattuto e combattono per la difesa della Tradizione contro le forze antiumane che negli ultimi secoli hanno assunto una potenza e una protervia quasi illimitate.

Essere meridionalisti e non opporsi alla tirannia del Pensiero Unico e delle ideologie materialiste (a cominciare dal liberismo oggi dominante anche a causa dello strapotere dei gruppi usurai che lo sostengono e lo impongono) significa aprire le porte alle forze che già hanno cominciato a smembrare e divorare il nostro territorio, a distruggere ogni bellezza e ogni diversità, ad avvelenare e schiavizzare le nostre popolazioni, a disgregare la nostra società, a minare le stesse famiglie per creare una massa informe di servi narcotizzati manipolabili e sacrificabili agli interessi delle consorterie che coltivano il diabolico disegno di dominare il mondo.

Non è possibile subire passivamente, quasi fosse una calamità naturale e non il putrido frutto di un disegno predatorio, la vergognosa tragedia della disoccupazione giovanile, che priva la nostra patria delle forze migliori, quelle che dovrebbero servire alla sua rinascita. In un sistema che indica ai giovani la disponibilità allo sradicamento come la più alta delle virtù, in un mondo dove la condizione incoraggiata è quella di migranti, senza patria e senza affetti, per servire ovunque e in qualsiasi momento i padroni del mondo, il nostro Sud si svena per far sopravvivere i propri figli, fingendo di ignorare che questo tipo di sopravvivenza passa per l’abbandono spesso definitivo della terra dove sono vissuti, dove hanno i loro affetti, dove hanno formato la loro personalità.

C’è il rischio concreto che la nostra patria, definita da Giacinto De’ Sivo “il sorriso del Signore”, possa trasformarsi nel giro di pochi anni in un desolato ospizio per vecchi, venendosi così a completare il genocidio cominciato con la repressione della grande e sacrosanta insorgenza antisabauda, e che le sue residue bellezze siano accaparrate, sfruttate e snaturate da gruppi di speculatori senza scrupoli. E sappiamo bene che le nostre responsabilità al riguardo cominciano a diventare enormi.

Urge pertanto formare uomini e donne seri e determinati, incorruttibili, capaci di fare tesoro delle lezioni della storia e di esaminare con equilibrio e passione ogni aspetto della vita sociale, culturale, economica, politica. Di allacciare sinergie e solidarietà con quanti, nel mondo, combattono la stessa battaglia di libertà e di vita contro un meccanismo infernale mosso da individui e organizzazioni senza scrupoli.

In questa nobile e giusta battaglia, i popoli siciliano e napolitano devono tornare ad essere protagonisti. L'Italia vive la realtà, pressoché unica in Europa, di un divario spaventoso fra due parti del paese, con quella più sofferente che è sostanzialmente sparita dai programmi di governo. E noi, che uniti o affiancati, abbiamo percorso per millenni una strada comune ricca di cimenti e vittorie indimenticabili, noi che, pur orgogliosi dei nostri peculiari caratteri, abbiamo in comune una visione del mondo forgiata dalle grandi civiltà che hanno resa splendida e inimitabile la nostra tradizione, non possiamo non far sentire la nostra voce.

In questo mondo dominato dall’idolatria del denaro, irrispettoso delle diversità e della dignità dei popoli e delle persone, in cui alza la voce una visione del mondo manichea e superficiale, che affronta i problemi del pianeta con la stessa brutalità addebitata da Capograssi agli invasori piemontesi, i popoli napolitano e siciliano hanno gli strumenti culturali e morali non solo per riprendere in mano il proprio destino, ma per additare al mondo soluzioni eque e giuste, nel rispetto delle diversità.

Il convegno del dodici maggio nella capitale siciliana vuole essere un’occasione di studio e di riflessione nel segno di una fratellanza che vuole tradursi in un impegno comune.

 Mai più vittimismo, mai più rassegnazione. Nella luce della Tradizione, il riscatto del Sud!

 

 

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Oggi, 1 maggio 2018, festa dei lavoratori, ricordiamo l’eccidio di Pietrarsa avvenuto il 6 agosto 1863.

– 6 agosto 1863 – Pietrarsa – L’eccidio degli operai

Fonti ufficiali: 4 morti e circa 20 feriti

di Vincenzo Gulì

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…Ma, alla riapertura della fabbrica, risultarono assenti ben 216 operai. Tutti assenteisti? oppure molti più morti e feriti di quanto le autorità dichiararono?

Una delle conseguenze negative immediate della forzata unificazione italiana del 1861, portate dai conquistatori settentrionali, era stata l’inizio del sistematico smantellamento dei centri produttivi meridionali. La più grande industria metal-meccanica esistente in Italia, il Real Opificio di Pietrarsa voluto da Ferdinando II nel 1840, divenne subito l’obiettivo principale della speculazione finanziaria e della politica economica di Torino al fine di fiaccarla progressivamente in concomitanza dello sviluppo assistito dell’Ansaldo di Genova, nemmeno un quinto, in quantità e qualità, della fabbrica napoletana.  I 1050 dipendenti del 1861, ben pagati in grana (centesimo del Ducato) e con sole 8 ore lavorative (traguardo raggiunto dall’ottima politica salariale borbonica all’avanguardia nel mondo) videro man mano scendere il loro numero e la loro retribuzione e salire il loro impegno lavorativo. Si cominciò con i capireparto mandati, con alcuni macchinari modernissimi, a nord a insegnare il mestiere agli arretrati operai liguri; si proseguì con le maestranze assottigliate continuamente per supposta esuberanza, con il pretesto di rendimenti insoddisfacenti o atti di indisciplina. A tal proposito i vigilanti (gli unici ben pagati) divennero lo strumento per gli affaristi che si succedettero nella direzione dell’azienda per sfoltire l’organico. Per la dichiarata maggior efficienza del servizio, oltre a imporre l’estaglio (cottimo), si elevarono pian piano le ore di lavoro. Parallelamente si applicarono delle vere gabbie salariali, relegando gli operai di Pietrarsa in quelle più misere per mera scelta geo-politica.

Nonostante il regime di rigoroso controllo e repressione interna, in quell’agosto del 1863 la pazienza dei lavoratori tracimò. Il nuovo padrone, il losco affarista milanese Jacopo Bozza, aveva a luglio abbassato le paghe a soli 30 grana (buoni per comprare appena due pezzi di pane…) e portato l’orario a ben 11 ore lavorative. Le maestranze per lo meno volevano fare un passetto indietro (35 gr. e 10 h come prima di luglio) per non sprofondare nella miseria; decisero allora di protestare tutti insieme.

 Forse addirittura istigato dai sorveglianti (per stroncare per sempre ogni possibile solidarietà e unità nella resistenza operaia), il capo Mazza  Giuseppe Aglione,  nella mattinata del 6 agosto 1863  suonò a martello la campana dello stabilimento, segnale convenuto per far scoppiare il primo sciopero della neonata Italia. I documenti aziendali parlano di 668 presenti nella “Situazione della forza prima dell’ammutinamento”. Tutti si ammassarono nel grande piazzale d’ingresso per discutere il da farsi a tutela della dignità del proprio lavoro.

Seguendo probabilmente un perfido piano, Bozza e il segretario Zimmermann attraversarono il cortile senza essere molestati dagli operai e si diressero nella vicina Portici per far intervenire le autorità di polizia. Ingigantendo ad arte il problema, Bozza riferì di violenze e sedizione all’interno della fabbrica. Il questore Nicola Amore e il magg. Martinelli del 33° btg di bersaglieri di stanza a Portici  concertarono  l’intervento immediato, armato e in forze a Pietrarsa.

Con la logica coniugata con i documenti possiamo così ricostruire quella tragica giornata. A Pietrarsa c’erano oltre seicento operai minacciosi (che teoricamente avrebbero potuto reperire agevolmente armi per lo meno improprie, di una certa importanza nelle officine) e quindi non si può credere alle cronache di parte che parlano di una mezza compagnia che parte per la repressione. Le medesime fonti affiancano poi carabinieri reali e guardie nazionali della delegazione di polizia. Sono sempre mezza compagnia?  E con quale coraggio forze dieci volte inferiori si sarebbero dirette baldanzosamente per l’operazione annunciata assai pericolosa?  Se poi si considera che il 33° era stato per parecchio tempo a Candela in Lucania si deduce che lì era stato a combattere contro i “briganti” che allora imperversavano in tutto l’ex stato duosiciliano. Erano quindi bersaglieri esperti e cauti e con provata dimestichezza nell’uso spietato delle armi, valutando debitamente le infinite risorse degli indomiti abitanti della Bassa Italia, come dicevano tra loro.

Il quadro è abbastanza chiaro: da un lato la massa operaia fiera ma pacifica che voleva trovare solo il modo di intavolare una trattativa con Bozza non presagendo minimamente il rischio che stava correndo, salda nell’imponenza del numero e nella tradizione civilissima del mondo in cui erano entrati; dall’altro quasi altrettanti uomini armati fino ai denti, in maggioranza veterani di stragi e carneficine anche verso innocenti. La predisposizione dei primi viene ribadita all’arrivo della truppa: è aperto senza alcuna esitazione o timore il grande cancello d’ingresso per consentirne l’accesso. La premeditazione dei secondi parimenti si conferma perché, senza essere stati attaccati, senza aver scorto atti di violenza, senza alcuna minaccia reale, i militi sabaudi formarono due file, la prima in ginocchio,  e presero la mira sparando senza alcuna remora sul mucchio inerme di lavoratori. Morti e feriti già si contavano nel fuggi fuggi generale. Sarebbe bastato questo per coprire d’ignominia gli italo-piemontesi. Ma ci fu ben di più e di peggio. Con le baionette innestate i bersaglieri, le spade sguainate gli ufficiali e le daghe tese carabinieri e sbirri, tutti andarono alla carica inseguendo i poveri operai in ripiegamento. Alcuni malcapitati si nascosero nei recessi della grande fabbrica, altri si gettarono a nuoto nel vicino mare sotto le fucilate degli assalitori. Furono sufficienti pochi, terribili minuti per coprire di sangue l’opificio di Pietrarsa.

Poi  i soccorsi ai feriti (nemmeno un milite lo fu!), trasportati con i tram a cavalli verso Napoli anche mediante l’ausilio dei familiari accorsi dal terribile allarme che era subito circolato tra Portici, San Giorgio a Cremano, Barra, San Giovanni a Teduccio. Andarono presso dispensari di chirurghi a Montecalvario o al Pendino e poi, i più gravi all’Ospedale dei Pellegrini. I più però tornarono alle loro case per un’assistenza più amorevole e discreta vista la completa sfiducia della popolazione nelle istituzioni comandate dai conquistatori settentrionali.

Gli inquirenti giunsero di sera sul posto e dichiararono di non aver trovato alcun oggetto (nemmeno una pietra) che potesse essere usato come arma contro i militari. Dietro la Chiesa solo delle scritte anonime, tracciate con il carbone, contro gli invasori Savoia e a favore del precedente governo borbonico. Tanto che tutti gli operai illesi, trattenuti con la forza dai bersaglieri, furono rilasciati a piede libero.

Le fonti ufficiali, che minimizzeranno ovviamente il fattaccio, parlarono di 4 morti e una ventina di feriti. Fatto è che il 13, quando riaprì lo stabilimento, mancavano all’appello (su comunicazione dell’azienda) ben 216 operai. Tutti spaventati e disposti e perdere il posto di lavoro in quella profonda crisi economica che li affliggeva?  O tanti più feriti e tanti più morti, accuratamente omessi negli elenchi per alleviare le responsabilità colpose e dolose di direzione e autorità?

La difficile ricerca negli archivi sta già allargando consistentemente il numero delle vittime di quel 6 agosto, ma non si potrà mai arrivare alla completa verità. Assodato invece, è la carriera, da ministro a sindaco, che fece il capo del massacro, Nicola Amore ; l’assoluzione per gli ufficiali che guidarono l’eccidio pur denunciati per evidenti eccessi. Quello che è inconfutabile è che a Pietrarsa, in quell’afoso giovedì d’estate del 1863, le autorità sabaude, i collaborazionisti locali e il corpo dei bersaglieri si macchiarono di un’altra infamia diventando criminali dinanzi al tribunale della storia che noi, posteri di quei martiri , stiamo erigendo per loro.

 

 

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– Boicottiamo la perfida Albione. Colpiamoli dove fa più male.

di Giovanni Maduli

28.4.2018

 

(immagine da ru.depositphotos.com)

 

So bene che un intero popolo non può essere criminalizzato per le colpe della sua classe dirigente, ma penso che un popolo, se è tale, ha il dovere di combattere i crimini che quella classe dirigente, o almeno una parte di essa, porta avanti a danno dei cittadini, della società e, in certi casi, perfino della intera Umanità in senso lato. Già, crimini, e non errori, perché di crimini sto parlando.

          E’ notizia di queste ore che Alfie Evans è morto.

          Non sono un medico quindi non posso sapere se Alfie sarebbe egualmente deceduto anche se curato nei migliori modi possibili. Quello che so però è che i medici e la Medicina hanno (o dovrebbero avere) il dovere di tentare tutto il possibile per salvare la vita e questo non è stato fatto; non tanto perché in Inghilterra non ne siano stati capaci, quanto perché, con la maggior arroganza possibile, si è impedito che altri medici, altre strutture, potessero tentare altre vie, altre terapie. Ma soprattutto perché si è impedito ai genitori il sacrosanto diritto di provare altre possibili vie per salvare la vita del loro bambino. Ripeto, non posso sapere se quei tentativi avrebbero dato dei frutti, ma certamente non potevano e non dovevano essere impediti. E invece, con arroganza, con indifferenza nei confronti dei sentimenti altrui, con l’atteggiamento di chi crede di comandare su tutto e tutti, si è scelto di non dare alcuna speranza; si è scelto di espropriare i genitori del loro più importante diritto/dovere: quello di prendersi cura del proprio figlio. Lo Stato è diventato, o vorrebbe diventare, padrone della vita dei suoi sudditi. Sì “sudditi” e non cittadini, perché ormai la Democrazia è morta da un pezzo, specie in quegli stati che molti additano come esempio di democrazia e civiltà. Bella democrazia! Bella civiltà! Non c’è che dire. E meno male che il Regno delle Due Sicilie era …”la negazione di Dio!…”

          Purtroppo c’è di più e peggio.

          Secondo quanto riportato da alcuni organi di stampa, quell’ospedale presso il quale il povero Evans era malauguratamente finito, è stato oggetto in anni scorsi di gravissimi scandali a seguito dei quali si è scoperto che esso deteneva (e forse ancora detiene?) una consistente “scorta” di organi di bambini deceduti ai quali sono stati asportati gli organi all’insaputa dei genitori (1). Lo Stato, in senso lato, si sarebbe quindi appropriato di “pezzi” di bambini senza che ai genitori fosse chiesta l’autorizzazione.

          Si tratta di crimini? Penso di sì, ma non essendo un giurista non posso certificarlo.

          Quello che però posso registrare è l’evidente progresso del piano diabolico che l’èlite mondialista sta portando avanti; un piano che comprende l’affermazione del concetto secondo il quale avrebbe diritto di vivere solamente chi è “efficiente”, chi è “produttivo” e chi, con la sua esistenza, non procuri “troppi costi” alla società. E così vai con l’eutanasia, vai con l’allungamento dell’età pensionabile, vai con la soppressione (o la insufficiente cura) delle vite giudicate “improduttive” o troppo “costose”. Sarò esagerato, ma vedo un chiaro riaffiorare della “filosofia” nazista; di una “filosofia” che mira alla “razza perfetta”, senza zavorre, senza ostacoli. Una “filosofia” indirizzata verso una “società perfetta” dove per l’umile, per il povero, per lo sfortunato, per il gravemente ammalato non può esserci spazio.

          Se a quanto sopra si aggiungono considerazioni altre che, apparentemente, potrebbero sembrare estranee a quanto qui si sta trattando, come ad esempio la politica espansionista inglese (o meglio della sua èlite o di parte di essa) nei confronti di altre comunità statuali, o come l’interferenza anglosassone in eventi esterni anche a livello mondiale (vedi la cosiddetta rivoluzione francese o la fine del Regno delle Due Sicilie), o il tentativo indiretto di imporre in Italia l’uso della lingua inglese nelle nostre università, o il tentativo, per altro perfettamente riuscito, di distruggere l’economia italiana (vedi i fatti del “Britannia ‘92”), si può avere un quadro più chiaro e completo delle invasive mire politiche e “culturali” che la perfida Albione mette in atto da secoli. Oggi anche a livello umano e sociale.

          Credo sia giunto il momento di fare qualcosa di forte e concreto per rovesciare questa china, sia nel nostro interesse, sia per la riaffermazione di quei sacrosanti principi umani e morali che già da diversi anni sono sotto attacco. Dobbiamo mettere in campo tutti quegli strumenti, culturali, morali, ma anche pratici e …”pragmatici”, utili alla riaffermazione della nostra cultura e del nostro modo di concepire la vita, la sua sacralità e i rapporti umani; cultura, la nostra, che nulla ha o può avere a che vedere con la perfida “cultura” distruttiva e nichilista della “perfida Albione”.

          Già da molti anni, e cioè da quando sono venuto a conoscenza delle vere cause della fine della nostra Patria, non acquisto più prodotti inglesi di alcun tipo. Il caso del piccolo Alfie Evans costituisce il confine che non può essere superato; il confine che dobbiamo difendere a tutti i costi; il confine dal quale deve ripartire la nostra riscossa sociale, umana e morale. Boicottiamo tutti i prodotti inglesi; non acquistiamo più nulla che venga da quel luogo; né auto, né moto, né cosmetici, né “musica”, né servizi: nulla. Lo so, le ripercussioni ricadranno principalmente sui comuni cittadini inglesi, ma anche loro devono comprendere che non siamo disposti ad accettare silenziosamente i dictat umani, culturali e sociali che la loro èlite vorrebbe imporre al mondo. Quali misure dovranno poi loro eventualmente mettere in campo nei confronti delle loro èlite sono argomenti che non ci riguardano. A noi compete il dovere di difendere la nostra cultura, il nostro modo di concepire la società e ora, anche il diritto a difendere le nostre vite.

          Boicottiamo i loro prodotti, colpiamoli dove fa più male.

 

(1) https://www.informarexresistere.fr/ospedale-di-alfie-cosa-nascondono/

 

 

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– Una macroregione per il Sud. Parliamone.

di Giovanni Maduli

15.4.2018

rene-magritte-la-condizione-umana-1933(Renè Magritte – La condizione umana – 1933)

 

Con il referendum del dicembre 2016 sulle proposte riforme costituzionali e ancor di più con le consultazioni elettorali del marzo 2018 può ritenersi che, finalmente, una coscienza del popolo delle ex Due Sicilie stia risvegliandosi. Una coscienza che sopita per oltre cento cinquanta anni, ha potuto rinnovarsi e nutrirsi anche grazie al contributo di tanti storici, studiosi e semplici amatori della nostra storia che hanno contribuito a divulgare quella storia e il peso determinante che essa ha avuto sulle conseguenti, pessime condizioni, nelle quali i nostri territori versano; pessime condizioni non solamente in relazione agli aspetti occupazionali ed economici, ma anche in relazione a quelli sociali, culturali ed umani in genere. Per la verità già con Carlo Alianello nell’ormai lontano 1972 e con “L’unità d’Italia, nascita di una colonia” del 1971 di Nicola Zitara e con altre sue autorevoli pubblicazioni, il nostro popolo ha avuto la possibilità di riscoprire, seppure lentamente, quelle amare verità che furono e sono causa prima delle nostre condizioni. Ancora, non va dimenticato l’ancor più antico contributo di Antonio Gramsci sulla questione con i suoi “Quaderni dal carcere” pubblicati fra il 1948/1951. Successivamente numerosissimi altri studi e pubblicazioni hanno preso vita, fra i quali il celebre “Terroni” di Pino Aprile, ponendo le premesse per i risultati del referendum e delle consultazioni che ho richiamato all’inizio che, quindi, possono riguardarsi anche come lo specchio di un naturale epilogo di una evoluzione, una presa di coscienza ed una consapevolezza che hanno ormai raggiunto buona parte del Popolo del Sud.

          E’ evidente che a seguito dell’acquisizione di quelle conoscenze e di quella consapevolezza, al di là dei risultati di quelle consultazioni sopra richiamate e ancor prima, sia andato crescendo anche un naturale, specifico e legittimo desiderio di civile rivalsa; un desiderio che molti attendono di vedere realizzato attraverso la nascita di una compagine politica o di una risoluzione organizzativa e programmatica in grado di far valere le nostre ragioni, oltre che storiche, soprattutto occupazionali, economiche, culturali e di riscatto nel senso più ampio del termine. Ed infatti abbiamo assistito in questi anni alla nascita di numerosi gruppi e partiti che, in vario modo, hanno tentato di raccogliere e convogliare simpatie e consensi e questo, si badi bene, sia nei nostri territori insulari che peninsulari. Purtroppo i risultati, fino ad oggi, non appaiono lusinghieri e tutti i vari tentativi messi in campo non hanno ottenuto i risultati nei quali si sperava.

          Al contempo, da alcuni decenni, ed in particolare con i successi della Lega Nord, si è cominciato a sentir parlare di macroregioni o macro aree e di soluzioni che in qualche modo miravano a “suddividere” il territorio italico appunto in “settori” ben precisi ed identificabili, e segnatamente in una macro area settentrionale ed una meridionale. Il tutto sotto l’appellativo di federalismo. Non è il caso in questa sede di esaminare nei dettagli cosa quel federalismo propugnava ed ha poi, seppure in parte, messo in atto; mi limiterò a ricordare come e soprattutto in funzione di quali parametri, siano stati suddivisi ad esempio i finanziamenti degli asili nido fra il Nord, il Centro ed il Sud. Chi vuole approfondire potrà farlo autonomamente; ma gli esempi sarebbero moltissimi.

          Sulla scia di quei primi “vagiti” di federalismo, anche a seguito della sempre maggior consapevolezza acquisita dal popolo del Sud Italia ed infine sulla scorta delle evidenti risultanze di cui al referendum e votazioni di cui in apertura, si giunge in questi giorni a dover registrare la proposta della creazione di una macroregione per il Sud; proposta avanzata, secondo quanto riportato dagli organi di stampa, dal Coordinamento Movimento Meridionalisti con l’appoggio di Stefano Caldoro (Forza Italia). Potrebbe apparire, e per molti sembra esserlo, una buona soluzione per iniziare ad affrontare o quanto meno migliorare le spaventevoli condizioni economiche e sociali nelle quali versano i nostri territori da ormai ben 158 anni. E potrebbe anche esserlo se, però, si fissassero bene ed in anticipo alcuni punti sui quali credo valga la pena riflettere.

1) Il federalismo dal quale la proposta macroregione trae la sua ragion d’essere, fa riferimento ad un approccio leghista che, sin dal suo nascere, come l’esempio che ho sopra richiamato dimostra, mette in atto modalità esecutive che sinceramente mi sembrano estremamente lontane dai principi di equità, correttezza e giustizia che dovrebbero sottintendere un simile progetto. Credo non si possa negare che una macroregione che fondi le sue radici su quei principi (e su quelle esperienze) difficilmente potrà portare al Sud i risultati sperati. Ne discende che la creazione di una macroregione che effettivamente possa costituire almeno elemento propedeutico ad un effettivo riscatto del Sud, dovrebbe essere portata avanti non secondo le regole imposte da altri (vedi Lega) ed a loro esclusivo vantaggio, ma secondo regole da noi valutate e determinate; da noi indicate e suggerite. Affidarsi ad un sistema pseudo federalista ideato da altri e sulla scorta di interessi esclusivi di altri che già ha dimostrato in numerose circostanze la sua faziosità ed il suo falso equilibrio, non credo sia il miglior modo di affrontare il problema.

2) Il referendum proposto dovrebbe interessare solamente la parte continentale del Sud Italia con esclusione quindi della Sicilia. Non capisco da cosa possa essere determinata una simile scelta. La Sicilia non abbisogna forse di riscatto e di miglioramenti economici e sociali? Forse si pensa che poiché la Sicilia è dotata di “Statuto”, ancorchè solo sulla carta, Essa non necessiti di alcun provvedimento migliorativo? Ritornerò più avanti sull’argomento.

3) La creazione di una macroregione, qualunque siano le sue regole, resterebbe comunque soggiogata alla moneta truffa che è l’euro nonché agli scellerati trattati europei che limitano qualunque iniziativa finanziaria, monetaria e quindi politica di qualunque entità, sia esso Stato, Regione, macro area o macroregione che dir si voglia. Sarebbe opportuno tenere presente che se ben sei premi Nobel per l’economia, non schierati, Christopher Pissadires, James Mirrlees, Paul Krugman, Milton Fiuredman, Joseph E. Stiglitz e Amartya Sen, hanno consigliato all’Italia l’immediata uscita dall’euro, un motivo dovrà pur esserci. Se i pareri del Prof. Giacinto Auriti, di Alberto Bagnai, di Nando Ioppolo, di Nino Galloni hanno un qualche valore, e credo che ne abbiano tanto, non credo che la soluzione dei nostri problemi, e nemmeno un loro miglioramento, possa individuarsi semplicemente nella creazione di una macro regione. I problemi sono ben altri e di ben più vasta portata.

4) Un aspetto dell’intera questione, a mio avviso assolutamente ignorato, è quello relativo al recente referendum con il quale le Regioni di Lombardia e Veneto, vincendolo, hanno chiesto maggiore autonomia al Governo Italiano. Non è strano che, a fronte di uno Statuto di autonomia mai messo in atto in Sicilia, il Governo Gentiloni, teoricamente “di sinistra”, si sia affrettato a dichiarare la disponibilità del Governo a mettere in atto le risultanze derivanti da quel referendum? E non è ancor più strano che appena cinque mesi dopo quel referendum del “Lombardo-Veneto” “il Sud”, con l’appoggio di Caldoro, presenti una richiesta se non uguale, comunque molto simile con la proposizione di un referendum sull’istituzione di una macroregione? E qualcuno forse pensa che Caldoro possa avventurarsi in una proposta del genere senza aver prima aver avuto l’avallo dei vertici del suo partito?  E nessuno si chiede come mai una notizia del genere che fino a poco tempo fa sarebbe rimasta sottaciuta e nascosta, assurga improvvisamente all’onore delle cronache del TG1 (1)?    Sarà una coincidenza, ma la quasi contemporaneità dei due “eventi” c’è, ed è evidente a chi vuol vederla. E’ lecito allora chiedersi: E’ possibile che sia già in atto la suddivisione dell’Italia senza dare troppo nell’occhio? E se sì, quali regole sottintendono una tale scelta?

5) Indipendentemente da quanto evidenziato al punto precedente non credo poi che sarebbe da sottovalutare quanto si legge nell’intervista rilasciata il 14 ottobre 2017 a Roberto Galullo dal Gran Maestro del GOI (Grande Oriente d'Italia) (2). In tale intervista fra l’altro l’intervistatore domanda: “Veniamo all’indagine, che corre parallela a quella di Reggio Calabria, di Palermo, nella quale, nel processo sulla trattativa tra Stato e Cosa nostra i PM sono tornati a rievocare il ruolo della massoneria deviata, della stessa P2, in quel vero o presunto disegno che voleva portare a un nuovo ordine politico, compresa l’eventuale secessione o frammentazione dell’Italia in macroregioni: cosa sa di quanto avvenne in quel periodo ad opera della massoneria deviata in quel progetto folle e allo stesso tempo ambizioso?”.

Non so se e come si siano conclusi quei processi ma sappiamo per certo, quanto meno, che la Magistratura sospetta o ha sospettato l’interesse della massoneria, o di una parte di essa, nella suddivisione dell’Italia in macroregioni. Né conosco i motivi che avrebbero spinto la massoneria o parte di essa ad interessarsi alle macroregioni. Sarà o sarà stata la Magistratura a dipanare quegli eventuali sospetti.

Ancora, nel volume “L’Italia delle mafie e delle massonerie” di Antonio Giangrande, fra le pagine 77 e 78, che comunque può leggersi interamente in Pdf al link sotto riportato (3), fra l’altro si legge: “Dichiarazioni, rese nell’arco di un ventennio che mostrano ancora una volta la joint venture tra ‘ndrangheta e Cosa nostra, ma anche i collegamenti istituzionali e para istituzionali, soprattutto con il mondo della massoneria e dei servizi segreti. E, ancora, la piena adesione della ‘ndrangheta al progetto separatista dell’inizio anni ’90, che sappiamo, condivideva, con Cosa nostra siciliana e, con i Graviano direttamente incaricati di tirare le fila di tali movimenti in ambito palermitano; la finalità ultima del progetto leghista che consisteva nel creare delle macro – regioni, dove, in quella meridionale, le organizzazioni di tipo mafioso potevano controllare il quadro politico di governo e godere, quindi, di una sorta di immunità e salvacondotto permanenti. Il quadro dei rapporti fra ‘ndrangheta e massoneria, veniva, infine, da ultimo compitamente descritto…”. Non conosco nemmeno le motivazioni che avrebbero potuto portare o meno le organizzazioni criminali ad interessarsi della creazione di macroregioni ma, alla luce di quanto sopra, sappiamo quanto meno che la Magistratura ha indagato queste possibilità. Taccio sulle opinioni che la Lega avrebbe, secondo quanto riportato nel testo citato, sulle caratteristiche della macroregione meridionale.

Oltre ai sospetti di cui sopra vi è però la certezza che la creazione delle macroregioni è un progetto della UE; nell’articolo del quale si riporta in calce il link(4), intitolato: “Le Macroregioni decise dalle UE, ritorna una sorta di litorale austriaco se l'Europa guarda all'Impero caduto” infatti si legge: ”L'Italia verrà smembrata. Il Friuli Venezia Giulia seguirà il suo naturale destino, quello di essere regione multiculturale, un tempo mitteleuropea, ma dovrà decidere dove voler stare. Vi sono due immense zone delle Macroregioni che includono il FVG. Le Macroregioni di cui praticamente tutti ignorano l'esistenza, sono destinate a ribaltare la geografia politica e non solo politica dell'Europa e dell'Italia. Si tratta di progetti nati, così come nacque la CEE, poi Ce, ed ora UE, in primo luogo per coordinare l'intervento economico su determinate aree. Ma lo scopo finale sarà quello di fare in modo che, rafforzandosi in maniera importante e determinante il ruolo delle Regioni, queste possano negoziare, trattare, direttamente con Bruxelles senza coinvolgere i Paesi nazionali di cui fanno parte. Insomma le Regioni scavalcheranno lo Stato, si coordineranno con le Regioni della Macroregione di cui faranno parte per costituire inevitabilmente un nuovo corpus politico ed autonomo che minerà, ovviamente, il senso degli Stati così come oggi e ieri li abbiamo conosciuti”.

Voglio essere chiaro su di un punto: ho l’assoluta certezza e sincera convinzione che chi oggi domanda la creazione di una macroregione meridionale sia in assoluta buona fede, mosso da sinceri ideali e ovviamente lontanissimo e totalmente al di fuori da collusioni di qualsiasi natura che qui non si vogliono in alcun modo, neanche lontanamente sottintendere. Ma il problema è: E' possibile che chi oggi in buona fede vede nella creazione delle macroregioni una possibilità di riscatto del popolo meridionale sia o possa essere vittima inconsapevole di una strategia messa in moto da poteri ben più alti e complessi? E’ possibile che costoro, inconsapevolmente, stiano facendo il gioco di poteri ben più in alto? Il sospetto è quanto meno lecito ove si consideri che tutte le maggiori rivoluzioni della storia, da quella francese a quella bolscevica, alla nascita del nazismo, come la vera storia insegna, sono sempre state progettate e messe in atto da forze rimaste sempre nell’ombra ma ben più potenti e subdole di quanto noi, comuni cittadini, si possa lontanamente immaginare. E, si badi bene, non con imposizioni, violenze o atti intimidatori (semmai sono stati poi i popoli, dopo, a mettere in atto quelle violenze e quegli atti intimidatori), bensì attraverso il “consenso” e il “volere” dei popoli. E quale migliore dimostrazione di democrazia e “volere dei popoli” può essere più “democratico” e “legittimo” di una decisione che scaturisse da un referendum richiesto dal popolo?

Potrei sbagliarmi, ma ho l’impressione che ci potremmo trovare in presenza dell’ennesimo classico esempio di come il vero potere opera: a) Scelta dell’obiettivo da perseguire (obiettivo del vero potere); b) creazione del problema (gravi disagi della popolazione); c) Offerta della soluzione (ovviamente conforme ai desiderata del vero potere). Così, forse al fine di disgregare gli stati, creare un gran numero di macroregioni che inevitabilmente prima o poi avrebbero la necessità di un coordinamento politico ed economico superiore, ed infine pervenire ad una unica realtà statuale europea, si spinge la popolazione a chiedere, a gran voce e con metodi più che “democratici”, quella soluzione che il vero potere ha già pronta e in serbo da tempo. Soluzione che, fra l’altro, vedrebbe un inevitabile indebolimento del Sud laddove si preveda, come l’attuale progetto prevede, la separazione della Sicilia dal suo naturale consesso storico, geografico e culturale che è il Sud.

Ecco perché sono contrario alla creazione di macroregioni al di fuori dei Nostri desideri, delle Nostre aspirazioni, delle Nostre regole. Se e quando saremo capaci di unirci in un unico spontaneo sincero e leale progetto, al di fuori di una moneta a debito impostaci a soli fini speculativi; al di fuori di questa Europa voluta esclusivamente dai poteri finanziari e dalle lobbies industriali, economiche, alimentari, farmaceutiche etc., allora potremo affrontare tutti insieme e senza timori le difficoltà che comunque ci si porranno di fronte per creare quello Stato sovrano che tutti meritiamo e che ci è stato scippato 158 anni fa.

 (1)

https://www.facebook.com/sergio.angrisano.1/videos/10214374752356209/

(segnalazione Fb. di S.A.)

(2)

http://www.iacchite.com/ndrangheta-cosa-nostra…/

(3) https://books.google.it/books?id=B1mEj0GtktIC&pg=PA78&lpg=PA78&dq=massoneria+macroregioni&source=bl&ots=Grtw0EWNkz&sig=L71TQrhGsnXNYbJctT4JpnGzqHM&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiKgKSnt7zaAhXjdpoKHaScC54Q6AEINzAC#v=onepage&q=massoneria%20macroregioni&f=false

(4)

http://xcolpevolex.blogspot.it/2016/01/le-macroregioni-decise-dalle-ueritorna.html

 

 

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NOTIZIE DAL REGNO – STORIA                                        

 

– FRANCESCA LA GAMBA: fu la prima brigantessa calabrese

di ninco89, da laveritadininconaco.altervista.org

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Non è raro che nel linguaggio comune l’appellativo di brigante sia erroneamente ritenuto sinonimo di bandito ma, come afferma Francesco Saverio Nitti nei suoi Scritti sulla questione meridionale (Bari, 1958, pag. 44), “per le plebi meridionali il brigante fu assai spesso il vendicatore e il benefattore: qualche volta fu la giustizia stessa. Le rivolte dei briganti, coscienti o incoscienti, nel maggior numero dei casi ebbero il carattere di vere e selvagge rivolte proletarie” e si verificarono sempre in periodi storici caratterizzati da squilibrio sociale e politico. In Italia, con il termine brigantaggio si indica oggi la rivolta antisabauda e antiunitaria che interessò i territori meridionali immediatamente dopo l’unificazione della penisola italiana e che venne repressa, colpendo non solo i presunti e veri briganti, ma anche i sospettati di manutengolismo con i briganti, con l’applicazione della legge speciale 15 agosto 1863 n. 1409, detta Legge Pica, rimasta in vigore fino alla fine del 1865.

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http://laveritadininconaco.altervista.org/francesca-la-gamba-fu-la-prima-brigantessa-calabrese/

 

 

 

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– La lingua italiana e il concetto d’integrazione culturale nacquero a Palermo alla Corte di Federico II

da sicilianita.wordpress.com

Fu nella prima metà del XIII secolo, grazie a Federico II di Svevia, che a Palermo, attraverso la “Scuola Siciliana” da lui fondata, fecero i primi passi la lingua italiana e il concetto di integrazione culturale: la differenza tra allora e oggi è che adesso la lingua italiana si sta sempre più corrompendo e chi ci governa (non avendo gli strumenti mentali e culturali adeguati, né vero amore per la propria Patria) non è in grado di capire davvero come si pone in essere una reale integrazione tra culture diverse, mentre illo tempore Federico II, dotato di grande intelligenza, cultura, apertura mentale, lungimiranza ed empatia ci riuscì perfettamente.

Più che una vera e propria scuola si trattò di un vero e proprio movimento filosofico- culturale, figlio del momento storico d’oro per la Sicilia grazie all’operato illuminato di Federico II, che, tra il 1230 e il 1250 invitò tra le sue fila grandi poeti che cantavano l’amore, la bellezza femminile e le imprese coraggiose dei cavalieri: due dati anomali per l’epoca furono che le loro composizioni cantavano di un uomo sottomesso alla donna (come un vassallo al suo padrone) e che nessuno spazio era dedicato alla guerra, perché Federico II garantiva pace e serenità all’interno del suo regno.

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https://sicilianita.wordpress.com/2015/06/26/la-lingua-italiana-e-il-concetto-dintegrazione-culturale-nacquero-a-palermo-alla-corte-di-federico-ii/

 

 

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– 1848: un 170˚ da rivisitare e ricordare – II^ Parte

di Vincenzo Gulì, da parlamentoduesicilie.eu

Febbraio 11

Promulgazione della Costituzione delle Due Sicilie fatta dal primo regnante nella penisola italiaca. Infatti a Torino avverrà il 4 marzo , a Firenze il 10 e a Roma il 14. Essa solo apparentemente non toccava il Re perché lo stringeva con le sue norme sempre di più sino a condurlo all’impossibilità di esercitare il suo ruolo. L’effetto più deleterio per la massa era l’adozione del tricolore massonico, pur con le insegne nazionali.

Marzo 7

A Palermo l’ignavia dolosa dei capi fa ritirare le truppe borboniche. L’isola è in mano ai rivoluzionari guidati ufficialmente da Ruggero Settimo e ufficiosamente dall’Inghilterra. E’ rifiutata la costituzione data da Re Ferdinando II e le ultime concessioni dei delegati da Napoli su istigazione di Lord Minto che prepara l’indipendenza dal legittimo trono borbonico. Ovunque tricolori con il triscele.

Marzo 23

Scoppia la cosiddetta I Guerra d’Indipendenza tra l’Impero Austriaco e una irrituale lega italica guidata dal regno di Piemonte con l’aiuto di volontari dal Regno delle Due Sicilie, Stato Pontificio, Granducato di Toscana. Per mare e per terra l’armata duosiciliana parte al comando di Guglielmo Pepe. Ciò sguarnisce il regno sebezio di importanti truppe per volontà della rivoluzione internazionale che aveva rivoltato la Sicilia e stava per farlo a Napoli.

Aprile 13

Il burattino della setta massonica R. Settimo apre il Parlamento a Palermo dichiarando la decadenza della dinastia borbonica nella sala “Ercole” del palazzo dei Normanni. L’ennesimo sporco tentativo degli inglesi di separare per indebolire il regno è in piena esecuzione.

Aprile 18

Ferdinando II indice le elezioni pretese dalla setta destabilizzatrice per convocare anche a Napoli il suo Parlamento, “cavallo di troia” per minare le strutture pure della parte citrafaro del Regno e strumento capace di incastrare il Re e quindi portare progressivamente  alla rovina i suoi sudditi. Le candidature sono tutte decise dai rivoluzionari, stabilmente riuniti nell’ex convento di Montoliveto (uno dei tanti soppressi e saccheggiati dai francesi nel 1799) che oggi è caserma dei Carabinieri…

Aprile 30

Al comando del filo giacobino Guglielmo Pepe sale verso la pianura padana l’armata duosiciliana che la piazza settaria ha imposto al Re di inviare in soccorso dei Piemontesi nella cosiddetta I guerra d’indipendenza.

Fonte:

http://www.parlamentoduesicilie.eu/wordpress/?page_id=8872

 

 

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– Quel maestro di doppiezza che unì Napoli all’Italia

di Nico Perrone, da corriere.it; via altaterradilavoro.it

 

Il suo giorno di gloria don Liborio Romano, protagonista quasi sconosciuto dell’Unità d’Italia, lo ebbe il 7 settembre 1860, a Napoli, seduto in carrozza alla destra di Garibaldi che entrava trionfalmente nella capitale del Regno delle Due Sicilie. Egli stesso, nelle memorie, così ricorderà l’episodio: «E Garibaldi, spettacolo sublime ed indescrivibile, entrava in Napoli, solo inerme e senza alcun sospetto; tranquillo come se tornasse a casa sua, modesto come se nulla avesse fatto per giungervi! ». Eppure quel momento di gloria, sarebbe stata anche la sua dannazione. E lo avrebbe inchiodato, più o meno giustamente, all' immagine del voltagabbana.

Nato a Patù, un paesino che non contava neppure mille abitanti, nei pressi del capo di Santa Maria di Leuca, Romano era il frutto di una contraddizione clamorosa: dopo un apprendistato politico nelle sette anti- borboniche, era stato nominato poche settimane prima, da Francesco II, ministro degli Interni. Una nomina decisa il 14 luglio 1860, quando Garibaldi, sbarcato a Marsala l’11 maggio, occupava già una parte considerevole del regno delle Due Sicilie. E voluta dal re di Napoli, presumibilmente, per lanciare un segnale estremo di svolta riformatrice.

Era stata molto difficile la vita di Liborio Romano. Figlio di famiglia che vantava la discendenza da un ramo dei Romanov, nel Regno di Napoli egli si fece la reputazione di avvocato «principe». Aveva avuto perfino l’ardire di difendere interessi vicini alla corte britannica contro i Borbone, costringendo il sovrano napoletano a un compromesso oneroso. Per le sue idee liberali, Romano aveva patito molti anni di prigione, e poi di esilio in Francia. Rientrato in patria, venne tenuto sotto vigilanza. Ma riuscì ugualmente a portare avanti l’attività forense. A corte, di lui, si guardava sempre con preoccupazione al grande ascendente sul popolo.

Continua su:

http://www.altaterradilavoro.com/quel-maestro-di-doppiezza-che-uni-napoli-allitalia/

 

 

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– I FALSI MITI DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE

di  J. Dumont, da clerus.org, via altaterradilavoro.it

r-fr-fileminimizer(immagine da IlBlogdella2B)

«La morte del cristianesimo. Anche questa morte è cominciata con la Rivoluzione, di cui è l’obiettivo principale. Ma questa morte non comincia soltanto […] per le misure adottate contro la Chiesa, per la soppressione degli ordini monastici, per la spoliazione e per la laicizzazione, per i massacri e per la deportazione dei sacerdoti, per il genocidio del popolo cristiano, specialmente in Vandea. Le cause della morte del cristianesimo non vanno neppure cercate soltanto […] nel pesante silenzio di morte degli Anni II e III quando, dal novembre del 1793 marzo del 1795, il culto cristiano viene ovunque proibito, e tutte le chiese chiuse, a eccezione di quelle trasformate in templi della dea Ragione, di Bruto, di Marat e di tutti quanti. Questo avviene dopo che i libri e i vasi sacri, i paramenti del culto, gli oggetti preziosi e le opere d’arte delle chiese sono stati bruciati in autodafè [= falò] generalizzati nelle pubbliche piazze. Auto­dafè che fanno seguito a cortei in maschera in cui i libri e i vasi, i paramenti e gli oggetti d’arte sono stati esibiti lungo le strade, nel corso di sfilate grottesche e ignobili che hanno come tema: ‘Il culto muore sotto il ridicolo”- Questa morte dell’Anno II e dell’Anno III ter­minerà soltanto grazie al sublime combattimento dei vandeani: la Rivoluzione, non riuscendo a sconfiggerli, è costretta a trattare con loro e ad accettare la loro esigenza fondamentale, cioè il ristabilimento della libertà di culto, con il trattato di La Jaunaye, del 17 febbraio 1795. Non ne beneficiano soltanto i cattolici di tutta la Francia, ma anche i protestanti e gli ebrei, i cui culti, templi e sinagoghe erano stati pure soppressi. E i cui libri e paramenti sacri bruciati anch’essi negli autodafè, per esempio a Strasburgo, dove gli ebrei avevano dovuto consegnare al distretto “tutti i libri e i segni del culto di Mosé”. Infatti, i sanculotti, sono senza Dio, modelli dei bolscevichi dello stesso nome e, come loro, mortali nemici di ogni religione rivelata. Inol­tre, la morte del cristianesimo non è cominciata soltanto, da parte della Rivoluzione, con il soffocamento operato dal Direttorio che segue l’annientamento degli Anni II e III. Allora il culto privato viene sistematicamente perseguitato e accade, per esempio, che alcuni giardi­nieri della periferia di Nantes vengano condannati alla prigione e a un’ammenda “per aver rimesso alloro posto, fissati e attaccati davanti alla cappella di cui sono proprietari, i segni par­ticolari dì un culto”, il 7 vendemmiaio dell’Anno VII, 29 settembre 1798. Anche allora, es­sendo stata soppressa la domenica a vantaggio delle decadi del calendario rivoluzionario — che costituisce, da solo, una forma dì scristianizzazione —, i cristiani che santificano la domenica sono sistematicamente perseguitati. […] L’uccisione del cristianesimo da parte della Rivolu­zione Francese comincia, infatti, molto più che in tutto questo, nella corruzione della Chiesa Costituzionale, quella dei sacerdoti che accettarono la Costituzione Civile del Clero imposta dai rivoluzionari e rifiutata dal Papa e dalla grande maggioranza dell’episcopato.In due anni, dal 1791 al 1793, lo sbando di questi sacerdoti fu vertiginoso: ben presto la loro fede, imbevuta dalle trite ripetizioni rivoluzionarie e di attivismo vissuto, abbandonò il cristianesimo per aderire alla denuncia calunniosa che la Rivoluzione aveva ereditato dai Lumi e che aveva di­pinto il cristianesimo con i tratti del “fanatismo” oppressore e stupido».

Fonte:

http://www.altaterradilavoro.com/j-dumont-i-falsi-miti-della-rivoluzione-francese/

 

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PER NON DIMENTICARE…

(immagine tratta da madreluna.altervista.com)

 

– 1 maggio 1947 – La strage di Portella della Ginestra (Pa)

Caddero sotto i colpi del complotto:

Vincenza La Fata        di 8 anni

Giovanni Grifò            di 12 anni

Giuseppe Di Maggio    di 13 anni

Serafino Lascari          di 15 anni

Castrense Intravaia     di 18 anni

Giovanni Megna          di 18 anni

Vito allotta                   di 19 anni

Filippo Di Salvo

Margherita Clesceri

Giorgio Cusenza

Francesco Vicari

Numerosissimi i feriti

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=SsnOkd_7qiA

di walwwalw94, da youtube.com

 

– 3, 5 maggio 1861 – Tumulti ad Alcamo (Tp), con la partecipazione di cittadini di Balestrate e Castellammare –

Tommaso Romano, 1860 – 1870 Una storia da riscrivere ISSPE Edizioni, pag. 58

 

 

– 12 maggio 1799 – Massacro a Isola del Liri

Vennero trucidati dalle milizie francesi 553 cittadini. Non si ha un conto esatto dei feriti.

 

– Catania, 13 maggio 1861 – Disordini nel corso dei quali si appiccano incendi.   

Tommaso Romano, 1860 – 1870 Una storia da riscrivere ISSPE Edizioni, pag. 62.

 

– 25 maggio 1862 – Nissoria (En), cade Giovanni Giorgio, comandante degli insorti.

Tommaso Romano, 1860 – 1870 Una storia da riscrivere ISSPE Edizioni, pag. 25.

 

– Limatola (Bn), 26 maggio 1862 – Fucilati Giovanni Ferdinando Romano e Tommaso Gallo – 

Giulio Di Lorenzo, Note storiche documentate di brigantaggio post unitario – Fatti e personaggi di Morrone, pag. 38.

 

 

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SCHEGGE DI STORIA                                                        

 

SCHEGGE DI STORIA 5/2018

 

          Le grandi opere, indubbiamente scaturite dall’entusiasmo e dal vivace spirito di iniziativa del giovane sovrano, determinarono maggiori opportunità di lavoro, offrirono modelli di vita più efficienti, una crescita culturale e, soprattutto, un aumento della presenza straniera. A ciò contribuirono questi ed altri fattori, alcuni dei quali anche di ordine naturale. Non dobbiamo infatti dimenticare il ruolo che ebbe la mitezza del clima, le bellezze della natura, nonché l’ospitalità del popolo napoletano. Ma vi furono anche specifici fattori di ordine professionale quali l’aumento della domanda di competenze altamente qualificate in campo edilizio, scientifico e militare. Tutto ciò al tempo di Carlo di Borbone attirò nel regno ed a Napoli, in particolare, migliaia di stranieri che, in buona misura, finirono per napolitanizzare le proprie famiglie restandovi per tutta la vita. Le grandi opere volute da Carlo non debbono essere pensate come elementi ornamentali della nuova dinastia. L’elemento estetico che fu sempre presente nelle nuove opere non fu mai fine a se stesso perché l’oggetto principale dell’opera fu la sua funzionalità. Si pensi all’idea del Museo Romano nella Reggia di Portici. All’istituzione dell’Accademia Ercolanense a supporto culturale degli scavi di Ercolano e Pompei. Alle acque del Taburno canalizzate per i giochi d’acqua nella Reggia di Caserta, ma utilizzate anche e soprattutto per irrigare i campi del casertano e per dissetare buona parte di territorio. Oppure alla rete stradale inserita nel progetto delle grandi opere al fine di sviluppare la precedente rete che risaliva all’epoca romana.

Francesco Maurizio Di Giovine, La dinastia Borbonica, Ripostes Edizioni, pag. 19.

 

 

          Le epurazioni per sospetta nostalgia borbonica (vera o presunta, non c’era bisogno di fornire prove o spiegazioni) buttano in strada migliaia e migliaia di impiegati pubblici, giudici, professori e docenti universitari, militari, professionisti. Il Duca di Maddaloni ne fece un elenco impressionante in Parlamento, fra le proteste dei suoi colleghi (dovette dimettersi): persino il latte delle poppe terrone divenne inadatto, e si facevano arrivare dal Nord le balie per i neonati orfani di Napoli. Sulla moralità del pubblico impiego, in Piemonte, Luciano Salera riporta le parole di Angelo Brofferio, nella Storia del Piemonte: “Si vendevano i favori, si vendevano i titoli, si vendevano cariche e si vendevano le sentenze. Tutto si vendeva” (Al patriota romagnolo Curletti, che si offre come spia a Cavour, per far l’Italia, il generale Saint – Frond, al quale affidato, chiede se gli può rapire una certa ragazza, per la sera stessa. E non fu il solo servizietto del genere richiestogli). Ma tutto questo passerà alla storia e alle storielle, come “borbonico”.

          Senza lavoro si ritrovarono i dipendenti delle aziende ecclesiastiche meridionali, alcune molto estese e redditizie (ci campavano migliaia di persone), requisite e vendute da Torino, per fare cassa. Il che lascio senza aiuto anche decine di migliaia di assistiti dagli enti religiosi (cinquemila nella sola Palermo). Per costruire, finalmente, la ferrovia, gli operai li fecero venire dal Nord; c’erano pure dei napoletani: facevano lo stesso lavoro, ma erano pagati la metà ( dite all’imbecille leghista che applaude che sta rischiando qualcosa).

Pino Aprile, Terroni, Piemme Edizioni, pag. 77, 78

 

 

          Non mancherà, al centro della piazza di Talamone, una bella parata militare (o quasi), alla quale tutti i Garibaldini partecipano. Molti sono in camicia rossa. Non tutti. Nel corso della manifestazione ha luogo la lettura dell’ordine del giorno “Italia e Vittorio Emanuele” del quale abbiamo parlato. Il momento più solenne è quello del sermone di Garibaldi, ricco di retorica patriottarda, sulla cui sincerità gli abitanti di Talamone cominciano a nutrire qualche dubbio. Finita la cerimonia, i Garibaldini si scatenano fra le vie del paese.

          A questo punto non possiamo che constatare come se ne sia andato allegramente a quel paese il piano accuratamente preparato a monte, di far credere all’opinione pubblica internazionale che i comandanti della guarnigione di Talamone abbiano fornito le armi a Garibaldi soltanto perché ingannati dal Duce dei Mille travestito da ufficiale piemontese.

          Per il seguito più immediato della vicenda ci affidiamo ancora una volta ad un pezzo di Giancarlo Fusco.

          “Scende la sera. Traluce dalle finestre il giallore dei lumi a petrolio e dei candelotti a sego. Una tromba, da chissà dove, modula le note malinconiche della ritirata. Il Generale è già tornato a bordo. Ma il trombettiere, stasera, spreca il suo fiato. Le stradette di Talamone, i cortili, gli orti dietro le case, la piazza centrale e gli spalti affacciati al mare sono in piena battaglia. I futuri eroi di Calatafimi e di Ponte dell’Ammiraglio ribolliscono, su e giù, come fagioli in pentola. Si pestano fra monarchici e mazziniani, fra repubblicani unitari e confederalisti, fra monarchici intransigenti e monarchici provvisori. Già che ci sono, se le danno anche per motivi campanilistici; bergamaschi con bresciani, pavesi con milanesi, veronesi con padovani, i romagnoli un po’ con tutti. Ma tutti, a tratti, fanno fronte comune contro gli uomini di Talamone. Ai quali non va assolutamente giù che le ragazze e le sposine debbano difendersi con le unghie e con la fuga, già mezze discinte, dagli assalti e dagli aggiramenti delle assatanate “camicie  rosse”.

“Annate ar paese vostro, a fa’ le porcate, pelandroni!”.

“Ma in dove v’ha raccattato Garibaldi? In galera?”.

          “Altro che l’Italia volete fa’! Ve volete fa’ le donne nostre!”.

          “Con la manfrina della patria, annate in giro a rovina’ le zite!”.

          Un inferno. Inutili le trombe. Inutili il correre a destra e a sinistra degli ufficiali. Vane le minacce di arresti, di espulsione dal corpo e di ferri. Finché, avvertito, scende a terra Garibaldi. I suoi occhi chiari sembrano di ghiaccio. Brandisce la spada sguainata, rivolge agli ufficiali, pallidi e avviliti, rimproveri pesanti, quasi feroci:

          “Chi vi ha cucito i gradi sulle maniche, rammolliti! Avete le sciabole al fianco e non sapete tirarle fuori! Cominciamo bene! Credete che non sappia orinare una decimazione?”

          Poi, al centro della piazza principale, a gambe larghe, con la spada puntata al cielo già stellato, grida con tutto il suo fiato:

“A bordo!”.

          Avviene così – ci spiega il Fusco – che la gazzarre nel giro di pochi minuti si spenga. E che i valorosi Garibaldini si “ricompongano” nell’aspetto e nelle uniformi, e che, a poco a poco, risalgano sulle barche che li riporteranno a bordo dei due piroscafi. Un altro pezzo “della tragicommedia” è stato bene o male recitato (più male che bene per essere sinceri).

          Non è il caso di aggiungere altro. I fatti si commentano da sé.

– Giuseppe Scianò, …e nel mese di maggio del 1860 la Sicilia diventò “Colonia”!, Pitti Edizioni, Pag. 23, 24.

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Per prendere visione delle altre “Schegge di Storia”, si veda la sezione omonima del menù verticale, in alto, alla sinistra del video.

 

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EVENTI

 

– Palermo, 12 – 13 maggio 2018

– Sabato 12 maggio, ore 17,00:

convegno sul tema

"Il Sud fra identità e globalizzazione"

organizzato dal Prof. Tommaso Romano.

Il convegno, di taglio culturale e non politico, intende affrontare i temi relativi alle conseguenze della globalizzazione sul Sud Italia.

Partecipano il Dott. Ignazio E. Buttitta, il Prof. Tommaso Romano, il Dott. Edoardo Vitale, magistrato, direttore della rivista "L'Alfiere" e Presidente del Movimento "Sud e Civiltà" e il Dott. Antonino Sala.

Nel corso del convegno saranno assegnati i premi "Vincenzo Mortillaro".

Ore 17:00, Hotel Cristal di via Roma 477 – A, Palermo.

– Domenica 13 maggio

Incontro nel corso del quale i fratelli Napolitani del Movimento "Sud e civiltà" inviteranno alla comune battaglia per il riscatto del Sud.

Interverrà il Dott. Edoardo Vitale, magistrato, direttore della rivista "L'Alfiere" e Segretario del Movimento "Sud e Civiltà".

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Il luogo e l’ora dell'incontro domenicale saranno comunicati appena possibile.

QUI LA REGISTRAZIONE DEL CONVEGNO

https://www.facebook.com/RegnoDelleDueSicilie1861/videos/1931796420184211/?hc_ref=ARQRo-Csh9LKzFRiYRvlmi7Wn55qFSfp7n3vVfPKmXN8o_-nEa6veab7DfVIY2IJFFI&fref=gs&dti=209302822758466&hc_location=group

 

 

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– Palermo, sabato 19 maggio 2018

Incontro sul tema

Diritto alla memoria e identità Siciliana

villa-filippinaInterverranno:

Giuseppe Scianò, Ignazio Coppola, Rino Messina e Giovanni Maduli

Villa Filippina, Piazza San Francesco di Paola, Palermo, ore 11,00

 

 

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– Napoli, 16 giugno 2018

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Il Parlamento delle Due Sicilie – Parlamento del Sud ® ed esponenti del Consolato della federazione Russa in Napoli commemoreranno insieme, per la prima volta, i soldati russi del cap. Henry Baillie che contribuirono alla vittoria Sanfedista sui francesi invasori.

CON IL PATROCINIO DEL CONSOLATO DELLA FEDERAZIONE RUSSA DI NAPOLI

Caro compatriota,

il prossimo sabato 16 giugno vi sarà un grande evento (come nell’allegata locandina e nel link a fondo pagina) a Napoli in ricordo dell’epica impresa dei Sanfedisti che liberarono la capitale e il regno dai francesi invasori. Stavolta vi sarà la partecipazione di una grande nazione, sempre più vicina ai nostri ideali, in memoria dell’aiuto militare dato dai soldati dello zar Paolo I,  mai onorato finora. Questo è sufficiente per definire l’evento eccezionale e tra i più grossi organizzati sotto l’egida del nostro legittimo Parlamento.

Un vero cittadino delle Due Sicilie non deve mancare e quindi ti aspetto con piacere.

Un fraterno abbraccio Enzo Gulì.

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Il P2S, tramite la sua associazione di riferimento NBA,  organizza per il prossimo sabato 16 giugno 2018, alle ore 17.00,  un evento culturale che intende ricordare anche quest’anno la riconquista borbonica di Napoli del 1799. Per la prima volta quel fausto 13 giugno 1799 sarà commemorato con i rappresentanti degli alleati più importanti dell’Armata della Santa Fede, i soldati russi del cap. Henry Baillie. Infatti il Consolato della federazione Russa in Napoli ha concesso il suo patrocinio alla manifestazione e ha promesso la presenza di suoi esponenti al convegno di studi che si svolgerà nel complesso monumentale di San Lorenzo Maggiore di piazza San Gaetano a Napoli, all’interno della Congrega dedicata al Santo Antonio, eletto dal popolo condottiero della vittoria sanfedista sugli atei giacobini.

Fonte:

http://www.parlamentoduesicilie.eu/wordpress/?page_id=9248

 

 

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NOTIZIE DAL REGNO – ATTUALITA’                                   

 

– Prima ordinanza contro l’obbligo di pesticidi: Nardo’ apre la battaglia dei sindaci

da trnews.it

(foto da piazzasalento)

NARDÒ – La città di Nardò batte tutti sul tempo: senza indugio, il sindaco Pippi Mellone ha firmato la prima ordinanza contro l’obbligo di utilizzo di pesticidi imposto dal decreto Martina su Xylella. Prevista anche una “contromulta” da 500 euro a chi trasgredisce.

È il primo atto concreto di un’amministrazione dopo i pesanti documenti di Isde, Lilt Lecce e Ordine dei medici sui possibili rischi per la salute derivanti dall’uso massiccio dei fitofarmaci. Mentre si preparano i ricorsi al TAR e viaggia a gonfie vele la campagna di disobbedienza sposata da circa 150 associazioni e aziende, la prima ordinanza sindacale diventa possibile “scudo” sul territorio. E d’altronde, come anticipato da Telerama,  è uno degli strumenti nelle mani dei sindaci.

Continua su:

http://www.trnews.it/2018/05/12/prima-ordinanza-contro-lobbligo-di-pesticidi-nardo-apre-la-battaglia-dei-sindaci/216240

 

 

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– La Regione siciliana non è italiana, ma legata all’Italia da un Patto federativo

di Ignazio Coppola, da inuovivespri.it

Oggi, nel 72°anniversario dell’Autonomia siciliana e dello Statuto siciliano – a beneficio di quanti, compresi coloro che si affannano a voler rottamare l’Autonomia, non conoscendo bene la storia – credo valga la pena di ricordare come si ottennero l’Autonomia e lo Statuto siciliano.

Lo Statuto siciliano si ottenne con la conquista, il 15 maggio del 1946, della piena autonomia politica,legislativa, amministrativa e fiscale grazie alla strenua lotta di uomini integerrimi che facevano l’interesse e volevano il bene della loro terra e che rispondevano ai nomi di Giuseppe Alessi, Salvatore Aldisio, Gaspare Ambrosini, Antonio Canepa, Attilio Castrogiovanni, Ettore Cipolla, Pompeo Colajanni, Andrea Finocchiaro Aprile, Giovanni Guarino Amelia, Enrico La Loggia, Franco Restivo, Girolamo Li Causi, Mario Mineo, Vincenzo Purpura, Luigi Sturzo.

Continua su:

http://www.inuovivespri.it/2018/05/15/la-regione-siciliana-non-e-italiana-ma-legata-allitalia-da-un-patto-federativo/#more-36075

 

 

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– Il Governo Musumeci ha preso in giro i siciliani: addio ai controlli sul grano!

di Giulio Ambrosetti, da inuovivespri.it

I controlli sulle navi cariche di grano che arrivano in Sicilia, durante gli anni del Governo regionale di Raffaele Lombardo, durarono otto-nove mesi. I controlli sulle navi disposti dal Governo di Nello Musumeci sono durati lo spazio di un mattino: giusto il tempo di far controllare una nave proveniente dal Kazakistan piena di grano duro ammuffito arrivata nel porto di Pozzallo, a metà dello scorso marzo. Nave bloccata e, dopo un tira e molla durato quasi un mese e mezzo, rimandata al mittente.

Da allora in poi tutto si è fermato. Che è successo? Semplice. La nave trasportava 5 mila tonnellate di grano duro del Kazakistan destinato a un molino siciliano. Grano che, ai primi controlli, presentava ampie chiazze di muffe.

Continua su:

http://www.inuovivespri.it/2018/05/20/il-governo-musumeci-ha-preso-in-giro-i-siciliani-addio-ai-controlli-sul-grano/#_

 

 

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– Presentato il 15.5.2018 il logo del nuovo movimento indipendentista “Gran Sicilia”.

Ai fautori di questo nuovo soggetto i nostri migliori auguri per un successo pieno e duraturo.

 

 

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– Sempre più vecchio, povero e spopolato, il Sud Italia è destinato all’estinzione

di Lidia Baratta, da linkiesta.it

 

Secondo le previsioni demografiche pubblicate dall’Istat, da qui al 2065 nel Mezzogiorno ci saranno 1,1 milioni di individui in meno che si sposteranno verso il Nord. La popolazione sarà sempre più anziana e meno attiva.

Sempre meno popolato, sempre più vecchio. Secondo le previsioni demografiche dell’Istat, l’Italia invecchia irreversibilmente, ma il Sud ancora di più. E da qui al 2065 è destinato a svuotarsi. Gli italiani si sposteranno sempre più verso il Centro-nord: tra meno di cinquant’anni le regioni settentrionali accoglieranno il 71% dei residenti, mentre nel Mezzogiorno si scenderà al 29 per cento. Con 1,1 milioni di individui che faranno le valigie.

Continua su:

http://www.linkiesta.it/it/article/2018/05/04/sempre-piu-vecchio-povero-e-spopolato-il-sud-italia-e-destinato-allest/37972/

 

 

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– XYLELLA, GASDOTTI E PESTICIDI IN PUGLIA

di Gianni Lannes, da sulatestagiannilannes.blogspot.it

 

Tabula rasa del Levante d'Italia. Il macabro disegno è sempre più evidente. Mentre i politicanti italidioti – autentici parassiti infettivi – si azzuffano per le poltrone a Roma, il governicchio Gentiloni, mai passato dalle urne, con decreto fuorilegge vuole distruggere la Puglia. Tre gasdotti internazionali sono difficili da far digerire, soprattutto se non servono all’approvvigionamento dell’Italia, bensì della Svizzera e della Germania. Allora qualche addetto ai lavori, dai piani alti nell’ottobre dell’anno  2010, col pretesto di un convegno internazionale, l’ha fatta grossa. Infezioni, contaminazioni ed emergenze fabbricate a tavolino dalla stessa Unione europea, che ha finanziato con denaro pubblico le condotte di gas. Quando il secondo tracciato sbarcherà ad Otranto sarà anche peggio. Non a caso il governatore Michele Emiliano, in perfetto stile “Volta&Gabbana”, dopo essersi fatto eleggere raccattando voti nel Salento dal popolo dei “No Tap”, il 2 maggio (con una lettera) ha invocato dall’abusivo primo ministro Gentiloni, addirittura le ruspe per gli ulivi. «Subito il decreto per gli abbattimenti.

Continua su:

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2018/05/xylella-gasdotti-e-pesticidi-in-puglia.html

 

 

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ARCHITETTURE DEL REGNO                                               

 

– La Biblioteca Regionale della Regione Siciliana

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La Biblioteca centrale della Regione Siciliana è la più recente denominazione di un Istituto sorto il 15 novembre 1782. Infatti, nel complesso monumentale costituito dal Collegio Massimo dei Gesuiti e dall’attigua chiesa barocca di S. Maria della Grotta, veniva inaugurata la Reale Biblioteca, per ordine di Ferdinando I. Il merito della sua costituzione va al principe di Torremuzza, Gabriele Lancillotto Castelli, che chiamò il celebre architetto Venanzio Marvuglia per adattare la grande sala sul lato sud dell’edificio, odierna Sala di lettura generale.

A dirigere la nuova Biblioteca reale fu chiamato il teatino p. Giuseppe Sterzinger, mentre il primo fondo librario fu costituito coi resti della Biblioteca della Compagnia di Gesù, che ne era stata espulsa il 20 novembre 1767.

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Unificata l’Italia, essa prese il nome di Biblioteca nazionale e si arricchì progressivamente, oltre che del patrimonio librario delle disciolte corporazioni religiose e di alcune raccolte bibliografiche di cittadini illustri, anche degli esemplari depositati per legge.

Durante la II Guerra mondiale la Biblioteca fu pesantemente bombardata, e temporaneamente trasferita al palazzo Mazzarino in via Maqueda.

Conclusi i lavori di restauro del Collegio Massimo, nel 1948 la Biblioteca ritornò nella sua sede originaria, ed in quella occasione fu scoperta una lapide commemorativa. I lavori di adattamento continuarono anche dopo quella data, con la costruzione di una “Torre libraria”, alta ben 26 metri, nell’antica chiesa sconsacrata di S. Maria della Grotta, la costruzione della Sala di consultazione recentemente restituita a Sala di lettura, il rifacimento della Sala di lettura generale ideata dal Marvuglia, bombardata durante la guerra, ricostruita, ma privata della bellissima scaffalatura lignea che la adornava, distrutta dai bombardamenti. Fu anche costruito un nuovo scalone centrale, utilizzato oggi per accedere alle sale dall'ingresso della Biblioteca.

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Nel 1977, a seguito del trasferimento delle competenze in materia di beni culturali dallo Stato alla Regione siciliana, con la legge regionale 80/77, la Biblioteca ha assunto la denominazione di Biblioteca centrale della Regione siciliana, configurandosi come il massimo Istituto bibliotecario siciliano, cui sono assegnati compiti di rilevanza regionale.

Vi sono custoditi manoscritti, opere a stampa del XV e XVI secolo. La raccolta di periodici dell'emeroteca è una delle più importanti del meridione. È polo S.B.N. (servizio bibliotecario nazionale) per la Sicilia.

Fonti:

http://www.palermoweb.com/cittadelsole/monumenti/biblioteca_regionale.htm

https://it.wikipedia.org/wiki/Biblioteca_centrale_della_Regione_Siciliana

http://www.palermoweb.com/cittadelsole/monumenti/biblioteca_regionale.htm

Per prendere visione delle altre “Architetture del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video.

 

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LUOGHI DEL REGNO                                                         

 

– Molise: Campobasso, il Castello Monforte

di Abruzzo Channel Anxa, da youtube.com 

(foto da il colibrì)

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=fwgykLueoyU

 

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VISITA IL NOSTRO CANALE YOUTUBE:

https://www.youtube.com/results?search_query=regnodelledue+sicilieeu

Per prendere visione degli altri “Luoghi del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video, pag 2.

 

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CULTURE DEL REGNO                                                         

 

– Cu l'uocchie e nu brigante

Poesia di Umberto de Rosa

da piuessewebtv VIDEAS e da youtube.com

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(foto da its4kids)

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=dotz-1YpPmE

Per prendere visione delle altre “Culture del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video, pag 3.

 

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TESTI CONSIGLIATI                                                            

 

– …e nel mese di maggio 1860 la Siclia diventò "Colonia"

di Pippo (Giuseppe) Scianò

Pitti Edizioni, pag. 415

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Così si esprime Pippo (Giuseppe) Scianò a pagina 376 della sua ciclopica opera presentata oggi (7.4.’18) a Palermo intitolata “…e nel mese di maggio 1860 la Sicilia diventò <<Colonia>> – ciclopica non tanto per il numero delle pagine, che comunque sono ben 415, quanto per contenuti densi di documenti, testimonianze e circostanze, spesso inedite, e relativi “solamente” al periodo maggio/ottobre 1860 – riferendosi alle opere di Gustavo Rinaldi, storico e studioso, ed in particolare a quella intitolata “Il Regno delle Due Sicilie. Tutta la verità”:

          “A questo punto del nostro lavoro, sentiamo quindi il dovere di esprimere la nostra sincera gratitudine per l’opera meritoria che – non senza sacrifici – sta portando avanti  con successo e che contribuisce  in modo determinante a riaffermare il diritto dei Popoli dell’ex Regno delle Due Sicilie alla rispettiva memoria storica, all’identità nazionale, che dal 1860 sono state calpestate, prima dall’occupazione militare di stampo imperialista voluta dalla gran Bretagna e successivamente dai partiti unitari dominanti e dagli ascari locali e dai regimi e dalle istituzioni da questi dipendenti.

          Tutto e tutti al servizio dell’imperialismo interno delle regioni del nord e del loro Stato. E il diritto alla propria memoria storica – tanto per parlare di uno solo dei diritti negati – è, per ogni Popolo, la condizione essenziale per acquisire la consapevolezza di sé.

          Anche per uscire da quella alienazione culturale in forza della quale i popoli oppressi si identificano con i loro oppressori. E tanto più avviene questa identificazione quanto più gli oppressori sono stati spietati, assassini, feroci e canaglie.

          Come è accaduto, appunto dal 1860 in poi in Sicilia, in Calabria, in Basilicata, in Puglia, in Abruzzo, nel Molise, in Campania ed, in una parola, in tutto quanto il territorio del soppresso Regno delle Due Sicilie.

Qui il VIDEO della presentazione

https://www.youtube.com/watch?v=Mq-kCl_xgMs&feature=youtu.be

 

 

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– Quaderni Borbonici – 1

di Alessandro Fumia e Franz Riccobono

EDAS sas Edizioni

Dedicato a Carlo III di Borbone ed ai suoi interventi su Messina

 

 

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– Rinascita di una Nazione

di Giovanni Maduli

Presentazione di Vincenzo Gulì

Introduzione di Ignazio Coppola

Pitti Edizioni

 

 

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NOVITA' EDITORIALI                                                          

 

– Verità e menzogne sul brigantaggio

La sconosciuta replica della Corte Borbonica alla relazione Massari (1863)

di Gaetano Marabello

libro-fileminimizerPagine 246, E 20,00

 

 

 

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– Pagine di storia militare del Reno delle Due Sicilie

di Francesco Maurizio Di Giovine

Controcorrente Edizioni

 

 

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– L’Industria del Regno di Napoli, 1859 – 1860

di Angelo Mangone

(riedizione)

Grimaldi & C Editori, con il contributo della Fondazione “Il Giglio”

(Lettera Napoletana) Alla vigilia dell’unificazione il Regno delle Due Sicilie contava, solo nella parte continentale, esclusa la Sicilia, su quasi 5mila industrie. Il settore industriale occupava 195mila addetti (considerando solo le imprese con almeno 5 dipendenti ed escluse le imprese artigiane), circa il 6% della popolazione attiva.

La quota di addetti all’industria sul totale della popolazione (poco più di 7 milioni nella parte continentale del Regno) era vicina a quella del Piemonte (7,5-8%) e del Lombardo-Veneto, appartenente all’Impero Austro-Ungarico, e percentuali di quest’ordine di grandezza facevano registrare molti Paesi in via di sviluppo industriale dell’epoca.

Nel 1860 l’industria delle regioni continentali del Regno delle Due Sicilie impiegava il 27% del totale degli addetti di tutti gli Stati italiani.

Questa fotografia dello sviluppo industriale delle Due Sicilie è contenuta nel saggio di Angelo Mangone, “L’industria del Regno di Napoli 1859-1860”, uno studio fondamentale per la ricostruzione della storia meridionale, uscito nel 1976 ma esaurito da anni, che viene ora ripubblicato, con un’introduzione di Gennaro De Crescenzo, da Grimaldi Editori & C. con il contributo della Fondazione Il Giglio.

Continua su:

http://www.editorialeilgiglio.it/sud-cosi-erano-le-industrie-del-regno-un-libro-verita/

 

 

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NOTIZIE DAL MONDO – ECONOMIA, POLITICA              

 

– Fabio Conditi – Come si creano i soldi? – 4 maggio 2018 – Canale Italia 53

di Moneta Positiva, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?time_continue=623&v=ZuzVV_cPkXY

 

 

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– Volete cancellare, consolidare o sterilizzare il debito pubblico ? C’è solo l’imbarazzo della scelta !

di Fabio Conditi, da comedonchisciotte.org

(foto da uomo qualunque)

ANCHE VIDEO

Se vogliamo cancellare, consolidare o sterilizzare il debito pubblico, c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Lasciate perdere i complici del potere bancario e finanziario, o l’1% della popolazione più ricca che non vuole perdere i propri privilegi. Non ascoltate i cosiddetti esperti economici neoliberisti che poveretti, non ce la possono fare, sono anni che non vedono e non vogliono vedere un elefante nella stanza, figuriamoci se possono capire come si affronta il problema del debito pubblico. Per intenderci, l’elefante nella stanza è che le politiche di austerity non migliorano la situazione economica, ma possono solo peggiorarla, come è stato dimostrato negli ultimi 10 anni scellerati !

Tutta questa gente è la causa dell’attuale situazione economica e farà di tutto per non cambiarla.

Chiariamo subito un concetto fondamentale, lo Stato, che siamo tutti noi, è l’unico soggetto in grado di creare moneta, quindi il debito pubblico non è mai un problema se decide di utilizzare la propria sovranità monetaria e fiscale, che non sono mai state cedute e mai lo potranno essere finchè ci sarà la nostra Costituzione a proteggerci (approfondimenti nei miei articoli precedenti https://comedonchisciotte.org/?s=Fabio+Conditi).

Continua su:

https://comedonchisciotte.org/volete-cancellare-consolidare-o-sterilizzare-il-debito-pubblico-ce-solo-limbarazzo-della-scelta/

 

 

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– PANDORA TV un varco di libertà dai media asserviti al potere

di PandoraTv, da youtube.com

pandora

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?time_continue=450&v=_8SVQTuHMzQ

 

 

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– IL CONTRATTO:

25. SUD

Con riferimento alle Regioni del Sud, si è deciso, contrariamente al passato, di non individuare specifiche misure con il marchio “Mezzo – giorno”, nella consapevolezza che tutte le scelte politiche previste dal presente contratto (con particolare riferimento a sostegno al reddito, pensioni, investimenti, ambiente e tutela dei livelli occupazionali) sono orientate dalla convinzione verso uno sviluppo economico omogeneo per il Paese, pur tenendo conto delle differenti esigenze territoriali con l'obiettivo di colmare il gap tra Nord e Sud.

https://s3-eu-west-1.amazonaws.com/associazionerousseau/documenti/contratto_governo.pdf

 

 

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– PROF SINAGRA (1): LETTERA APERTA A MATTARELLA

da stopeuro.news

 

Signor Presidente,

ho seguito, mio malgrado, questa vicenda del nuovo Governo che ha toccato anche profili di farsa da parte dei Partiti politici, suscitando non poca ilarità.

Mi tengo alle dichiarazioni riportate dalla stampa e da altri mezzi di comunicazione. Siccome non da lei smentite, le ritengo veritiere.

Lei è stato Professore associato di diritto costituzionale e il suo primo studio, cioè la sua tesi di laurea pare riguardasse la funzione di indirizzo politico del Capo dello Stato.

Penso che lei sia ancora attratto dal suo primo studio giovanile, ma quel che rileva è la sua idea della funzione di indirizzo politico, come ora manifestatasi.

Non credo che le sue indicazioni, i requisiti da lei richiesti per i nuovi Ministri (oltre al prossimo Presidente del Consiglio dei Ministri) rientrino nella funzione di indirizzo politico che si estrinseca nella azione di governo in politica interna come in politica estera.

La democrazia parlamentare è cosa ben diversa dalla democrazia presidenziale. Dunque, centrale è il Parlamento che, richiesto della fiducia, valuterà le caratteristiche, le attitudini, gli orientamenti politici dei Ministri e il programma del nuovo Governo.

Il Capo dello Stato conferisce l’incarico alla persona ritenuta più adatta a formare il nuovo governo e in grado di ottenere la maggioranza parlamentare, e la persona incaricata predispone la cosiddetta “lista dei Ministri”.

Come si sa, ciò avviene prima ancora della fiducia o meno da parte del Parlamento. Il Capo dello Stato prende atto e firma i decreti di nomina. Se poi si voglia intendere la funzione di indirizzo politico del Capo dello Stato o, sotto diverso aspetto, pensare ammissibile un “non gradimento” nei confronti di uno o più Ministri da parte del Capo dello Stato, questi potrà pure rifiutare la firma del decreto di nomina in modo formale, ufficiale e motivato.

Il Capo dello Stato è garante della Costituzione, ma non detta l’indirizzo politico del Governo e dunque richiedere preventivamente che i nuovi Ministri, secondo le espressioni oggi correnti, non siano “sovranisti”, siano “europeisti”, siano filo “atlantici” o meno, valutino in un determinato modo l’aggressione militare alla Siria (tanto per fare un esempio), oppure si atteggino in un modo o in un altro nei confronti della cosiddetta moneta unica o nei confronti del presente fenomeno di invasione del territorio dello Stato da parte di genti africane o di altra provenienza, è cosa che appartiene al Parlamento in sede di fiducia, anche per quel che riguarda la politica economica o sociale del Governo della Repubblica.

Come vede, si tratta di problemi ben diversi da quelli relativi alla difficoltà del formarsi di una maggioranza parlamentare.

Ma mi consenta due riflessioni: la prima è che l’ingovernabilità dello Stato per effetto della nuova legge elettorale cosiddetta “Rosatellum”, era cosa prevista da tutti (e anche da molti costituzionalisti) e anche da lei per la sua esperienza politica e per essere lei stato docente di diritto costituzionale. Allora le domando: perché ha promulgato quella legge quando poteva essere rinviata alle Camere per un nuovo esame con suo motivato messaggio?

La seconda riflessione: per quale motivo in presenza della difficoltà di mettere insieme una maggioranza parlamentare, lei ha pensato ad un governo “del Presidente”, “di garanzia”, “tecnico” o secondo una nuova espressione da politichese, “neutrale” e a scadenza prefissata, quando in questo caso si sa bene che un siffatto governo non conseguirebbe il voto parlamentare di fiducia?

Per quale motivo, al contrario, lei non ha pensato essere più coerente affidare l’incarico ad un esponente della coalizione che ha conseguito il maggior numero percentuale del voto popolare? E lei mi insegna, Signor Presidente, che la sovranità è del popolo e non certo della Unione europea, come si vorrebbe attraverso una lettura abnorme dell’art. 11 della Costituzione, mentre una lettura pacata del Trattato di Lisbona del 2007 rende chiaro che si tratta di delega di “competenze di attribuzione” (riducibili o estensibili) e non certo di fantasiose “cessioni” di sovranità.

È noto che qualsiasi governo non voluto dalla volontà popolare, ancorché privo della fiducia parlamentare, si troverebbe a gestire la molto prevedibile fase successiva delle nuove elezioni politiche generali.

Queste mie riflessioni non le sono certamente necessarie nello svolgimento delle sue funzioni perché sono certo che lei saprà esercitarle in aderenza allo spirito e alla lettera della nostra Costituzione, sciogliendo i dubbi ora presenti nell’opinione pubblica.

Augusto Sinagra

 

Fonte:

http://www.stopeuro.news/prof-sinagra-lettera-aperta-a-mattarella/

 

  1. Il Prof. Augusto Sinagra è Professore ordinario di diritto delle Comunità europee presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza".

 

 

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– Bilancio UE, meno fondi per l’agricoltura in favore di migranti ed Erasmus. E per chi si oppone, zac!

di Mauro Bottarelli, da rischiocalcolato.it

 

Mentre noi ci masturbiamo con le frecciate velenose e le accuse crudeli tipiche degli amanti traditi fra Luigi Di Maio e Matteo Salvini, immagino con immenso divertimento di Silvio Berlusconi, giunto per l’ennesima volta a ottenere il risultato sperato alla faccia nostra e della legge Severino, in Europa si sta dibattendo di una quisquiglia come il Bilancio 2021-2027, una partita da 1.279 miliardi di euro che, formalmente, vede il nostro Paese fuori dai giochi. Chi sta trattando, infatti, a nome dell’Italia? Il governo Gentiloni, in carica per il disbrigo degli affari generali come fornire le basi ai raid USA? Sicuramente, vista la fase preliminare della discussione, saranno gli sherpa a tenere la scena ma la domanda si pone ugualmente: a parte sapere chi sono gli sherpa, interrogativo di cui fotte sega, gli stessi a chi fanno riferimento e in base a quale agenda politica?

https://www.rischiocalcolato.it/2018/05/bilancio-ue-meno-fondi-per-lagricoltura-in-favore-di-migranti-ed-erasmus-e-per-chi-si-oppone-zac.html

 

 

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– La nuova guerra civile europea

di Sandro Moito, da carmillaonline.com

Oggi, 3 maggio 2018, mentre i media nazionali rispettosi soltanto dei vuoti rituali della politica guardano a ciò che avverrà nella direzione del PD, cade il venticinquesimo giorno dell’occupazione militare della ZAD di Notre Dame des Landes da parte dei mercenari in divisa da gendarmi dello Stato francese.

2500 agenti che da venticinque giorni, con ogni mezzo non necessario se non a ferire gravemente i corpi o a violentare i territori percorsi da autoblindo, ruspe e gru e a distruggere campi coltivati, boschi e abitazioni, cercano di cancellare dalla faccia della Francia, dell’Europa e della Terra ogni traccia di una delle nuove forme di civiltà e comunità umana che si è andata delineando negli ultimi decenni sui territori che la società Da Vinci e gli interessi del capitale avrebbero voluto trasformare in un secondo ed inutile aeroporto della città di Nantes.

Continua su:

https://www.carmillaonline.com/2018/05/03/la-nuova-guerra-civile-europea/

 

 

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– Più di 70 mila americani firmano la petizione per dichiarare Soros terrorista

da sputniknews.com

Il testo della petizione è sul sito della Casa Bianca. Affinché la petizione venga presa in considerazione dalla Casa Bianca sono necessarie altre 29 mila firme entro il 19 settembre 2017. Nel testo della petizione si legge che "George Soros ha intenzionalmente e perennemente cercato di destabilizzare e compiere atti di violenza contro gli Stati Uniti e i suoi cittadini".

A questo proposito, come dicono i firmatari della petizione, "il governo federale degli USA e il Ministero della Giustizia devono immediatamente dichiarare George Soros e tutte le sue organizzazioni e i loro membri dei terroristi" e "confiscare tutti i suoi beni personali nel rispetto della legge sulla confisca civile delle proprietà".

Continua su:

https://it.sputniknews.com/mondo/201709014965362-70mila-americani-dichiarare-miliardario-soros-terrorista-presidente-donald-trump-sito-casa-bianca/

 

 

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– AFRICA, CULLA DEL NEOLIBERISMO – Ilaria Bifarini

di byoblu, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?time_continue=198&v=sf-qkmmWCD0

 

 

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CULTURA – COSTUME – SOCIETA'                                  

 

– Mauro Ronco: Si vuole arrivare al riconoscimento del diritto alla morte, quindi all’eutanasia legale e dell’aiuto al suicidio.

di Andrea Mariotto, da centrostudilivatino.it e da Osservatorio Cardinale Van Thuan

“In nome della legge. Quando il diritto va contro la vita” è il tema sul quale è intervenuto, lunedì 7 maggio 2018 a Bassano del Grappa, il prof. Mauro Ronco, insigne penalista e presidente del Centro Studi Rosario Livatino, invitato dalla Scuola di Cultura Cattolica.

Richiamandosi anzitutto al grande insegnamento di Giovanni Paolo II in Evangelium Vitae, il prof. Ronco ha spiegato che oggi il sentiero sul quale ci si è inoltrati, e ne è un chiaro esempio il processo in corso all’esponente radicale Marco Cappato per il quale si attende un pronunciamento della Corte Costituzionale, è quello dell’abolizione del divieto all’aiuto al suicidio e l’introduzione del diritto alla morte. Da qui allo sdoganamento dell’eutanasia, ha commentato Ronco, il passo è breve.

La cultura che ha condotto a questa situazione, ha spiegato, affonda le radici negli anni ’80, quando sono iniziate le prime “sperimentazioni” in Olanda e in Belgio, due Paesi nei quali si riscontravano minori resistenze all’introduzione dell’eutanasia, peraltro negando scientemente, da parte dei promotori di questa iniziativa, che vi fosse il rischio dello “slippery slope” (pendio scivoloso). Questa tendenza, ossia il pericolo che, una volta ammessa l’eutanasia, il valore della vita fosse via via sempre più misconosciuto, si è confermata nei fatti negli anni successivi: nella sola Olanda, dopo i primi 9 anni di vigenza della legge durante i quali il trend di crescita è stato relativamente moderato, si è assistito ad un’esplosione di casi di “morte legale”. “Dal 2010 al 2016 – ha illustrato Ronco – i casi di soggetti uccisi su richiesta o suicidatisi con l’aiuto di un terzo sono raddoppiati, passando dai 3136 casi del 2010 ai 6091 del 2016, fino a toccare la percentuale del 4 per cento sul totale dei morti”.

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http://www.centrostudilivatino.it/mauro-ronco-si-vuole-arrivare-al-riconoscimento-del-diritto-alla-morte-quindi-alleutanasia-legale-e-dellaiuto-al-suicidio/

 

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– “La democrazia non si decide a maggioranza”, questo il nuovo scenario della finestra di Overton

di Enzo Pennetta, da enzopennetta.it

(foto da gossip e Tv)

“La scienza non è democratica” dice Piero Angela parafrasando Burioni, mentre la LUISS pubblica un libro (una provocazione s’intende…) che ipotizza di togliere il diritto di voto a qualcuno.

Insomma, la scienza (non democratica s’intende), potrebbe prendere il posto della democrazia, è la tecnocrazia che avanza.

“La scienza non è democratica” è in realtà una frase errata che nasconde una trappola, infatti si confonde volutamente la “scienza” con la “verità”, è infatti la verità a non essere democratica, la scienza che si voglia o no è invece proprio democratica in quanto saranno gli scienziati nella loro maggioranza ad accogliere, non tanto i risultati sperimentali, ma le interpretazioni degli stessi.

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https://www.enzopennetta.it/2018/05/la-democrazia-non-si-decide-a-maggioranza-questo-il-nuovo-scenario-della-finestra-di-overton/

 

 

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VIVAMENTE CONSIGLIATO

– L'era della grande menzogna – Mauro Scardovelli, Marco Guzzi, Paolo Maddalena

di Byoblu, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?time_continue=4358&v=Vcjsxo0rR20

 

 

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– Eugenetica, figlia dell’evoluzionismo di Darwin

di Marco Respinti, da lanuovabq.it

 

L'eugenetica è figlia del darwinismo? Benché il suo primo teorizzatore, Francis Galton, abbia coniato il termine un anno dopo la morte di suo cugino Darwin, l'eugenetica deve tutto al darwinismo. E si presenta come la tecnica adatta a "correggere" gli errori dell'evoluzione della specie, eliminando fisicamente chi è fisicamente "indegno".

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http://www.lanuovabq.it/it/eugenetica-figlia-dellevoluzionismo-di-darwin

 

 

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 MEDICINA                                                                        

GLI ARTICOLI DI SEGUITO RIPORTATI NON RAPPRESENTANO IN ALCUN MODO SUGGERIMENTI O INDICAZIONI TERAPEUTICHE IN QUANTO GLI AMMINISTRATORI DI QUESTO SITO NON SONO MEDICI; ESSI RAPPRESENTANO SOLAMENTE UN PANORAMA DI OPINIONI REPERITE SUL WEB. SI INVITA PERTANTO AD AVVALERI COMUNQUE DEL PROPRIO MEDICO CURANTE.

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L’eugenetista Bill Gates compera Cochrane?

di Marcello Pamio, da disinformazione.it

Cochrane Collaboration è una iniziativa internazionale no-profit indipendente, nata con lo scopo di raccogliere, valutare criticamente e diffondere le informazioni relative all’efficacia e alla sicurezza degli interventi sanitari.

Ho sempre ammirato il gruppo Cochrane per via dell’oggettività e imparzialità nei loro rapporti.

Un lavoro certosino portato avanti da circa 280.000 tra operatori sanitari (medici, epidemiologi, ecc.), ricercatori e rappresentanti di associazioni di pazienti in oltre 100 paesi del mondo.

Non avendo fondi per fare ricerca laboratoristica producono e sviluppano documenti di sintesi, denominati “revisioni sistematiche” sulla efficacia e sicurezza degli interventi sanitari di tipo preventivo, terapeutico e riabilitativo. In pratica analizzano, facendo pelo e contropelo, tutti gli studi pubblicati su un determinato argomento. Alla fine i risultati di queste revisioni sistematiche vengono pubblicate in un database elettronico chiamato «Cochrane Library».

I lavori sono eccezionali per via dell’assoluta trasparenza e indipendenza dai capitali privati, come per esempio quelli delle industrie farmaceutiche. Questo almeno fino a ieri…

Il 22 settembre 2016 nel sito ufficiale il Cochrane si annuncia che hanno ricevuto «una sovvenzione di $1,15 milioni dalla Fondazione Bill & Melinda Gates»

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http://www.disinformazione.it/BillGates_compera_Cochrane.htm

 

 

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– Stefano Montanari: ecco perché mi hanno sequestrato tutto.

di byoblu, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?time_continue=2&v=2S79URkuhpA

 

 

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– L'importanza della vitamina D – Dott.ssa Debora Rasio

di Veggie Chiannel, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=Sf8_R_ScBhE

 

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– Incinta scopre di avere la leucemia: salvata col bimbo dalla terapia alternativa alla chemio

di Biagio Chiariello, da fanpage.it

La bella storia arriva dal Policlinico di Palermo. Emanuele e Marzia sono diventati genitori del piccolo Andrea lo scorso 23 aprile. Mamma e figlio stanno bene. Si tratta della prima volta in cui questa cura è stata tentata in Italia su una donna in così precoce stato di gravidanza.

Mancavano poche settimane a quello che sarebbe stato l’evento più bello della sua vita, quando le è stata comunicata la notizia più terrificante della sua esistenza: leucemia in stadio avanzato al sesto mese di gravidanza. I medici le hanno suggerito l’aborto, ma Marzia e Emanuele Mocera, 31enni siciliani, quel bimbo lo volevano a tutti i costi. A quel punto i sanitari hanno proposto ai futuri genitori di sospendere una parte della chemioterapia per i mesi necessari per completare la gravidanza, sostituita da una cura innovativa, per evitare malformazioni al feto. E la procedura è andata bene. Il piccolo Andrea è nato il 23 aprile scorso al Policlinico di Palermo. Lei e il bimbo stanno bene e presto la 31enne potrà proseguire con le terapie tradizionali. "È un miracolo – dice la neo-mamma a Repubblica stringendo al petto il suo neonato – nessuno può immaginare quello che ho provato quando mi hanno detto che avevo la leucemia".

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https://www.fanpage.it/incinta-scopre-di-avere-la-leucemia-salvata-col-bimbo-dalla-terapia-alternativa-alla-chemio/

 

 

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– «NON CONVIENE CURARE I PAZIENTI», PAROLA DI GOLDMAN SACHS

di Marcello Pamio, da disinformazione.it

 

Molti pensano alle lobbies del farmaco come a delle industrie che costantemente lavorano nei loro laboratori sotterranei per cercare il rimedio miracoloso in grado di debellare ogni malattia.
Visione tanto stupenda quanto assurda.
Sarebbe bellissimo avere a disposizione una cura per il diabete, così da aiutare oltre 415 milioni di persone nel mondo che diventeranno, secondo le previsioni, 642 milioni nel 2040. 
Sarebbe ancor più meraviglioso sconfiggere il cancro, che colpisce ogni anno circa 17 milioni di persone mietendo oltre 9 milioni di morti. 
Per non parlare delle malattie cardiovascolari.
Se ciò avvenisse sarebbe certamente per l’uomo un miracolo, ma una catastrofe economica inaudita per quelle stesse industrie. La cosa peggiore che possa accadere loro perché si vedrebbero ridimensionati i fatturati di miliardi di dollari ogni anno. Impensabile anche perché chiuderebbero la stragrande maggioranza delle aziende nel mondo.
La realtà è che le società che vendono farmaci e/o vaccini sono alla disperata ricerca di persone malate da drogare con i loro prodotti.

Parola di Goldman
Questa è l’amara realtà, che ci piaccia o meno, e la conferma arriva da una delle più potenti banche private d’investimento del mondo: la Goldman Sachs (GS).
Alla domanda se è conveniente curare i pazienti, l’onesta risposta della Goldman è stata un lapidario no! «Se guariscono non si guadagna più». 

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http://www.disinformazione.it/Non_conviene_guarire.htm

 

 

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 SCIENZA E TECNICA                                                           

 

– L’origine della vita sempre più oscura (e anche l’origine delle specie)

di Enzo Pennetta, da enzopennetta.it

 

Più la vista si acuisce più ci accorgiamo che la soluzione si allontana: l’origine della vita è ancora del tutto un mistero. E di conseguenza la comprensione della vita stessa deve essere messa in dubbio.

Qual è la complessità minima per costruire il più semplice essere vivente e di conseguenza come era fatta la prima cellula? La possibilità che si sia partiti da qualcosa di molto più semplice e quindi più facilmente spiegabile rispetto alle cellule attuali sembra essersi arenata di fronte ad uno studio pubblicato su Science nel quale è emerso che il numero minimo di geni necessari per far funzionare una cellula è molto superiore a quanto sinora ipotizzato e, fatto forse ancor più rilevante, che le interazioni tra geni rendono più difficile anche immaginare un’evoluzione con i meccanismi neodarwiniani di caso e necessità.

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https://www.enzopennetta.it/2018/05/lorigine-della-vita-sempre-piu-oscura-e-anche-lorigine-delle-specie/

 

 

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– Fusione nucleare, a Frascati la DTT

di Antonella Ardito, da ingegneri.info

 

Una macchina sperimentale per la fusione nucleare nascerà a Frascati: è la Divertor Tokamak Test facility (DTT) e renderà il sito dell’ENEA centro di eccellenza internazionale per la ricerca sulla fusione nucleare. I lavori di costruzione dovrebbero iniziare a novembre 2018 e costare 500 milioni di euro. Il DTT è nei fatti l’anello di congiunzione con l’ITER, il reattore sperimentale in costruzione in Francia. L’obiettivo è verificare fattivamente la possibilità scientifica di produrre energia nucleare pulita attraverso la fusione e non la fissione nucleare.

Continua su:

http://www.ingegneri.info/news/ambiente-e-territorio/fusione-nucleare-a-frascati-la-dtt/

 

 

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Video del 2016, ma sempre utile per rinfrescare la memoria…

Il capo della cia Brennan ammette geoingegneria, chemtrails

di Verità Nascoste, da yotube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=dvqZKxdHU5c

 

 

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– Il telefono è in ascolto: sa dove sei, chi incontri e cosa dici

di Paolo Franceschetti, da libreidee.org

Sono negli Usa. Compro un pacchetto di sigari e pago con carta di credito. Arrivo a casa, apro il pc per iniziare il lavoro quotidiano e mi compare una pubblicità di sigari. Pochi giorni fa vado nel bar di un mio amico che aveva messo in vendita su Internet una cucina da ristorante; mi racconta la sua avventura per vendere queste apparecchiature. Torno a casa, apro il cellulare, e mi compaiono annunci di vendita di cucine da ristorante. Quello che mi ha sorpreso è la rapidità con cui il dato che io avevo fornito col mio acquisto (sigari) è stato elaborato per mandarmi una pubblicità mirata. Il tempo trascorso dall’acquisto all’apertura del pc, infatti, era di circa trenta minuti. Un tempo poco superiore è trascorso nell’intervallo in cui ero a casa del mio amico e il momento in cui mi è comparsa la pubblicità delle cucine. Ora, premetto che pur essendo un complottista convinto, non sono affatto preoccupato che venga tracciato tutto ciò che faccio, vendo, compro, ecc. Quando certi strumenti saranno ancora più invasivi, sarà forse la volta buona che inizieremo a lasciare sempre più spesso a casa i cellulari e solleveremo sempre più lo sguardo dagli schermi dei nostri apparecchi elettronici, per volgerlo all’ambiente attorno a noi o al cielo. Le domande che mi faccio sono due, e di altro tipo.

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http://www.libreidee.org/2018/03/il-telefono-e-in-ascolto-sa-dove-sei-chi-incontri-e-cosa-dici/

 

 

 

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FUORI TESTO

 

Le lacrime che dai nostri occhi vedrete sgorgare

non crediatele mai segni di disperazione

promessa sono solamente

promessa di lotta.

Alexandros Panagulis
 

 

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– Fioravanti: il Regno dei Borbone, scuola di eccellenza

di CentroStudi Civitanovesi, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=lOZ_Bog8qpY

 

 

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– "Inganno Globale", di Massimo Mazzucco

di Il Portico Dipinto, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=jNiZD1FQevk&t=662s

 

 

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– Cancro le Cure Proibite di Massimo Mazzucco

di Carlo Anibaldi, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=qPZPGeLag9c

 

 

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– Ex Magistrato Paolo Ferraro Decide Di Parlare!

di InfoClub, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=QGHNSkmbH0E&t=11s

 

 

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QUESTO SITO NON  E' UNA TESTATA GIORNALISTICA IN QUANTO VIENE AGGIORNATO SENZA ALCUNA PERIODICITA', PERTANTO NON PUO' ESSERE CONSIDERATO UN PRODOTTO EDITORIALE AI SENSI DELLA L. N. 62 DEL 7.3.2001. L'AUTORE DEL BLOG NON E' RESPONSABILE DEL CONTENUTO DEGLI ARTICOLI LINKATI. ALCUNI TESTI E IMMAGINI SONO TRATTI DAL WEB E PERTANTO DI PUBBLICO DOMINIO. QUALORA LA PUBBLICAZIONE DI ALCUNI DI ESSI VIOLASSE EVENTUALI DIRITTI D'AUTORE, SU RICHIESTA VERRANNO RIMOSSI.

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