La verità è per chiunque la voglia cercare…

Questo sito non è monarchico

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N.B.: Si partecipa ai Sig.ri fruitori di questo sito che alcuni articoli riportati sulla pagina iniziale possono rimanere in visione per molto tempo, mentre altri vengono aggiornati con maggiore frequenza e senza alcuna periodicità. Si invita pertanto a prendere sempre visione  dell’intera pagina.

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Totale accessi maggio 2018: 14.993;

Media accessi giorno:            483,64;

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APPELLO

 

…alla luce di quanto sta avvenendo non è più pensabile continuare a dividersi in sicilianisti, napolitanisti, duosiciliani, borbonici, antiborbonici, meridionalisti, federalisti, autonomisti e via dicendo: ciò non farà altro che favorire il gioco di quelle oligarchie mondialiste che hanno causato ciò che stiamo subendo; la posta in gioco è troppo alta per non comprendere che solo una identità di intenti può porsi come elemento determinante per la riuscita di un qualunque progetto di riscatto. E’ indispensabile, anzi vitale, il superamento di quelle pur legittime diversità di vedute e propugnare, tutti insieme e nel rispetto delle specifiche idee, quanto meno un forte riavvicinamento delle varie componenti identitarie, nella convinzione e nella consapevolezza che se ciascuno farà un piccolo passo indietro, tutti insieme si farà un enorme passo avanti.

(Tratto da “Rinascita di una Nazione”, pag. 127)

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Si invitano i sig.ri lettori a dare attenta lettura dell’articolo seguente. Anche dalla sua lettura è possibile comprendere la deriva verso la quale, indipendentemente dai vari “credo” politici, siamo tutti volutamente trascinati.

– Perchè non si possa dire "Io non lo sapevo…" e la conseguente scelta indipendentista.

di Giovanni Maduli, 19.2.2016.

http://www.regnodelleduesicilie.eu/wordpress/page/2/

 

 

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– Mohamed Konare Dit Shata

(foto da forzearmate.eu)

VIDEO

https://www.facebook.com/mohamed.konareditshata/posts/1780542755325931

 

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PENSIERI…

 

– Gli italiani hanno votato e hanno scelto! (così almeno credono…)

di Giovanni Maduli

1.6.2018

            Gli italiani hanno votato e hanno “scelto”. Ed hanno scelto anche sulla base dell’”Accordo per il cambiamento” siglato da Lega e M5S; accordo che inizialmente prevedeva, fra l’altro, l’esclusione dalla vita politica di quelle figure che appartenessero alla massoneria; clausola questa poi sparita dalla versione finale. Si leggeva infatti al punto 1, pag. 5: “Non possono entrare a far parte del governo soggetti che… appartengano alla massoneria…”. (1)

          A tal proposito invitiamo i lettori a prendere visione video di cui al link riportato in calce; video particolarmente interessante dal min. 2,00. Nel video si afferma fra l’altro che Paolo Savona è membro dell’Aspen Institute. Abbiamo voluto verificare ed abbiamo accertato che nel sito ufficiale dell’Aspen Institute Italia può leggersi che Paolo Savona ne è Vice Presidente (Vicario) (2). Certo, l’Aspen Insitute non è una loggia massonica, tuttavia delle somiglianze fra questo “istituto” e la massoneria, secondo alcuni, sembrano sussistere ed infatti, nell’articolo di seguito indicato alla postilla (3), può leggersi: “In effetti, non è la massoneria, ma le somiglia molto: mancano cappucci e compassi, ma il livello di segretezza, al di là della formale apparenza, è da veri professionisti del potere”. (3).

Giovanni Tria, che secondo quanto riportato dal sito ilpost.it (4) sarebbe stato indicato da Paolo Savona, sempre secondo quanto riportato nell’articolo citato, sembrerebbe favorevole ad un aumento dell’IVA.

VIDEO

GUERRA ALLA GERMANIA – ControRassegna Blu #12 – 31/05/2018

di byoblu, da youtube.com

https://www.youtube.com/watch?v=cA80_aTJP_o

1

http://www.iltempo.it/userUpload/contrattom5s_lega.pdf

2

http://www.aspeninstitute.it/istituto/comunita-aspen/organi-direttivi

3

http://palermo.meridionews.it/articolo/18236/si-scrive-aspen-si-legge-bilderberg/

http://dauriagiancarloevaldo.altervista.org/gruppi-di-elite.html

http://www.altrainformazione.it/wp/gli-organi-visibili-del-governo-ombra/le-nazioni-unite/i-membri-dellaspen-institute/

4

https://www.ilpost.it/2018/06/01/giovanni-tria-ministro-economia/

Gli italiani hanno votato e hanno “scelto”: Auguri!

 

 

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Pippo Scianò, Presidente del Centro Studi Camillo Finocchiaro Aprile

Giovanni Maduli, V. Presidente del Parlamento delle Due Sicilie – Parlamento del Sud (R)

 

Cittadini della Sicilia e del Napolitano, coraggiosi ed onesti !

         3

          I fatti politici, le statistiche e le analisi a carattere economico e sociale ci confermano che le parole ed i buoni propositi servono a ben poco. Dimostrano altresì che la “politica politicata” dei partiti italiani dominanti, a prescindere dalle ideologie per altro ormai morte, e dalle promesse elettoralistiche e dagli impegni, sempre inevasi ma dichiarati a gran voce (spesso anche in modo goffamente teatrale), serve solamente a perpetrare la condizione coloniale e la servile subordinazione ad interessi estranei, e spesso anche contrastanti, a quelli delle nostre popolazioni, dei nostri giovani, delle nostre famiglie, dei nostri interessi; ancora, servono per farci perdere la consapevolezza  di noi stessi, del nostro passato e delle nostre radici per fossilizzarci in quella alienazione culturale, denunziata nel secolo scorso da Frantz Fanon, messa in atto nei confronti dei popoli “sconfitti e conquistati con i metodi più spietati del colonialismo dei secoli XIX e XX”; alienazione ancora operante ai nostri giorni anche per le diverse complicità dell’ascarismo di coloro che avrebbero avuto il dovere di rappresentare nelle Istituzioni gli interessi e le esigenze dei nostri popoli: Vergogna!

          Ne sono ennesima dimostrazione le poche righe, (meno di otto!!!), con le quali la Lega e i 5Stelle “affrontavano” il problema del Sud nel loro “Programma per il cambiamento”! Nulla si diceva in quel Programma in relazione a quali misure, con quali mezzi e con quali strategie si pensava di avviare un serio programma di sviluppo del Sud e della Sicilia. Righe nelle le quali, per altro, si affermava, grottescamente, di voler risolvere la cosiddetta “questione meridionale” attraverso scelte “…orientate dalla convinzione verso uno sviluppo economico omogeneo per il Paese, pur tenendo conto delle differenti esigenze territoriali con l'obiettivo di colmare il gap tra Nord e Sud.”. E la domanda sorge spontanea: Come sarebbe stato possibile uno sviluppo omogeneo per il Paese (tutto) e contemporaneamente colmare il gap tra Nord e Sud? Delle due l’una: o si sarebbe dovuto procedere ad uno sviluppo omogeneo, quindi mantenendo costante il gap; oppure si sarebbero dovute destinare per lunghi anni maggiori risorse al Sud a scapito del Nord. Quindi in maniera certamente non omogenea! E’, questo, solo l’ultimo esempio.

          Ed è a dir poco scandaloso che non si sia ritenuto di pianificare e portare avanti una adeguata, consapevole, seria e concreta iniziativa di lotta alla mafia, alla camorra, alla ‘ndrangheta ed a tutte quelle altre grandi organizzazioni criminali, più o meno mascherate e/o occulte, ed a tutte le altre espressioni di criminalità organizzata che dal 1860 ammorbano ed appestano l’aria che respiriamo, e contro le quali hanno eroicamente lottato, immolandosi, tanti EROI SICILIANI che, come Falcone e Borsellino e tanti altri, meritano in ogni momento di essere ricordati affinchè il loro sacrificio non sia vanificato.

          Questi territori, i nostri territori, evidentemente considerati ancora “figli di un dio minore”, rimangono ancora relegati ad un marginale ruolo secondario e coloniale succubi di interessi altri, di pianificazioni altre. Territori per i quali, nonostante versino in condizioni economiche e sociali a dir poco drammatiche, non si è ritenuto nemmeno di richiamare una programmazione di interventi appena adeguata. Non si è ritenuto di avanzare una seppur minima metodologia di intervento in quello che era stato il territorio del grande e glorioso Regno delle Due Sicilie, soppresso illegittimamente nel 1860, come ben ricordiamo!

          Persino in relazione agli eventi che hanno caratterizzato le recenti vicende politiche relative alle ultime elezioni regionali e politiche, e ad ogni altro livello, si è assistito al colpevole silenzio sui drammatici problemi che assillano i nostri territori e le nostre popolazioni. E ciò nonostante il crescente ed altissimo tasso di disoccupazione e l’arretramento dei settori economici e produttivi, nonché il progressivo degrado ambientale. Tutto ciò nonostante la nostra centralità nel Mediterraneo ed il ruolo naturale di punto di incontro dei tre Continenti che qui gravitano. Condizioni, queste, che avrebbero dovuto essere valorizzate e sostenute dai partiti e dai rappresentanti politici qui eletti, tanto più che costoro, spesso, ostentano “panni” Sicilianisti e/o Meridionalisti.

La “Questione Siciliana” e la “Questione Meridionale”, che si finge di sconoscere e che sono state volutamente e proditoriamente accantonate, non possono più protrarsi a lungo! Pertanto riteniamo di rivendicare con forza il diritto ad una nostra specifica strategia per la rinascita ed il progresso della Sicilia e del territorio Napolitano, cioè della parte continentale dell’ex Stato delle Due Sicilie. Dobbiamo pertanto uscire, una volta per tutte e per sempre, dalla inaccettabile condizione coloniale nella quale siamo costretti dal 1860! In conseguenza, occorre allora ragionare su una strategia comune che cominci a “pensare” ed a pianificare uno specifico futuro politico, economico, sociale, culturale e quant’altro, libero e diverso da quei condizionamenti esterni e da quegli sfruttamenti che, ormai da ben 157 anni, impediscono un sano e corretto sviluppo della Sicilia e della parte continentale del soppresso Stato delle Due Sicilie. Condizionamenti che soprattutto “uccidono” de facto qualsiasi speranza di riscatto; qualsiasi speranza di rinascita.

E’ giunto quindi il momento di dar vita ad una mobilitazione culturale di ampio respiro, di grande partecipazione e di ampi orizzonti. Una mobilitazione ad ampia partecipazione popolare che non sia asservita ai partiti ed alle dinastie politiche oggi dominanti.

E’, questo, un gravoso impegno che assorbirà tutte le nostre energie; impegno per il quale , anche accogliendo l’appello che Edoardo Vitale, Presidente del Movimento Sud e Civiltà, ha indirizzato ai Siciliani in occasione dell’incontro avutosi a Palermo il 12 maggio 2018 – appello che facciamo nostro – chiediamo il coinvolgimento dell’opinione pubblica e, sin da ora, la collaborazione dei migliori intellettuali di sicura fede e con competenze specifiche quali, filosofi, sociologi, giuristi, economisti, pianificatori, tecnici, medici etc., degni delle ultra millenarie tradizioni di quella Magna Grecia della quale siamo orgogliosi di essere figli ed eredi.

 

 

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– La politica dell'imbuto

di Vincenzo Gulì, da parlamentoduesicilie.eu

Questa nazione, nata dagli imbrogli e dai crimini risorgimentali, diventò repubblica nel 1946 con un governo centrale che gestiva a suo modo direttamente il paese. Ciò era la continuazione della precedente monarchia che, tra l’altro, aveva lasciato in eredità la ferrea legge della colonizzazione del cosiddetto Mezzogiorno. In quel secondo dopoguerra una ventata di democrazia scuoteva il potere dei vincitori dando l’illusione che un mondo migliore stesse per strutturarsi.  Poi circa 50 anni fa si cominciò a pensare al decentramento alle regioni quando già si parlava di accordi europei su risorse fondamentali, come il carbone e l’acciaio. Queste due direttive si irrobustirono sempre di più mentre la popolazione era ancora sferzata da quel vento e credeva di poter controllare la deriva della sua vita.

Sul fronte della deregulation centrale, per concedere alle istituzioni locali sempre più poteri, si fecero passi sempre più consistenti in maniera che l’elettorato non aveva più come punto di riferimento il governo nazionale ma la serie di enti territoriali in un coacervo di competenze e responsabilità politiche di ardua decifrazione. Ad esempio, se la fiscalità era eccessiva non si poteva contestare l’esecutivo centrale perché solo in accettabile percentuale ne era l’autore. Ancora, se si scovava una zona inquinata occorreva rivolgersi a uno staff di enti preposti, eterogenei e sovente in competizione, per ottenere risposte tardive e sibilline. Si era riusciti così a scaricare le responsabilità politiche sino a confondere gli storici antitetici schieramenti. Era un rimpallo di attribuzioni e colpe tra poteri centrali e periferici che rendeva assai complicato la vigilanza politico-elettorale. Ma quest’ultima ancora esisteva e poteva causare problemi a quelli che vogliono gestirei il mondo con la finanza e l’economia.

Per questi motivi parallelamente si era sviluppato anche l’altro orientamento, quello delle istituzioni continentali. Prima solo settorialmente economico e poi anche giuridico ed infine di fatto esecutivo verso i vari stati aderenti. In tal modo, poteri e responsabilità si dividevano e si accorpavano secondo le convenienze ponendo la vigilanza democratica letteralmente nel caos. Si verificava normalmente che un salasso finanziario che un governo nazionale non era stato capace di realizzare, prima era eseguito tramite comuni e regioni; in seguito per mezzo degli organismi comunitari. Secondo una rigida gerarchia, che i mass media definivano dogmaticamente tabù, nessuno aveva il diritto di opporsi a quelli sopra di lui. Ciò valeva per ogni campo, compreso quello della democrazia parlamentare. In queste ore ne stiamo vedendo un’applicazione fortissima per il tentativo di formare il nuovo governo bocciato dal presidente della repubblica su suggerimenti della UE.

Qui non si vuole prendere posizioni perché questi due trend (decentramento per fiaccare il potere centrale e europeizzazione per liberarsi di attribuzioni nazionali pericolose) sono in corso da oltre mezzo secolo e ben pochi hanno intuito dove le varie tappe andavano a parare. Adesso che si è stretti dalle difficoltà più che evidenti, si tenta di capire e di reagire. Ma questa politica del potere nazionale e transnazionale è quella dell’imbuto. All’inizio è larga e non desta soverchie attenzioni nei più, poi man mano si restringe ma rimane per lungo corso pressoché inavvertita finché non comincia seriamente a diminuire lo spazio con il muro dei problemi che si avvicina sempre più minaccioso.

Se è riservato a una élite italiana capire in tempo il piano diabolico della politica dell’imbuto, per noi colonizzati del Mezzogiorno è assolutamente insensato provare a cambiare le cose perché esse, sotto regimi tanto differenti, sono irrevocabilmente contro di noi da 157 anni. Un miglioramento nazionale, assai poco prevedibile in questo periodo, non arrecherebbe alcun beneficio a questo sud illegalmente incorporato dai tosco-padani.

Non è per noi tempo di stagioni politico-elettorali. E’ tempo di battere altre strade finché ce le lasceranno percorribili…

Vincenzo Gulì

 

 

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– “Per un Tradizionalismo Attivo”

di Edoardo Vitale, Magistrato, Direttore de "L'Alfiere" di Napoli, da culturelite.com

e-vitale

Scrisse nel 1959 il filosofo del diritto Giuseppe Capograssi: “Il più grande costruttore dello Stato italiano fu un altro Stato, lo Stato piemontese e questo è il nostro peccato originale. Lo costruì come poté col cannone e la conquista, e, sotto la mano ferrea del soldato e del funzionario ignaro, adusati al comando breve e ad esperienze diverse, andarono in frantumi formazioni vibranti e delicate di organismi, di tradizioni e di solidarietà secolari e si fece presso a poco il deserto. E demmo al mondo lo spettacolo, forse unico, di uno Stato organizzato con forme perfettamente opposte a quelle che erano le indicazioni precise di una ricca storia millenaria”.

Negli ultimi decenni, grandi passi in avanti sono stati fatti sul piano della consapevolezza di quanto è accaduto alla nostra terra e ai nostri popoli a seguito dell’invasione perpetrata nel 1861 dal regno sabaudo e della conseguente tirannica occupazione, anche se, forse, non ancora si precepiscono appieno la vastità e la gravità dei guasti da allora arrecati.

Tuttavia alla graduale, e sempre più diffusa, presa di coscienza su quanto accaduto a partire dal 1860 ha fatto riscontro un incessante peggioramento delle condizioni di vita, personali e ambientali, di ciò che usualmente definiamo Mezzogiorno e che invece sarebbe più appropriato designare come Due Sicilie.

È, perciò, avvertita da tutti la necessità di incidere concretamente sulla realtà invertendo la rotta funesta che conduce all’impoverimento, all’invecchiamento, alla desertificazione del Sud, in altre parole alla distruzione di quel luogo meraviglioso che abbiamo la fortuna di avere come Patria.

Occorre peraltro rilevare che tutti i tentativi sin qui compiuti per dare una dimensione politica alla dilagante aspirazione al riscatto della nostra terra hanno registrato sostanziali fallimenti.

Quello che più di ogni altra cosa tarpa le ali alle speranze di rinascita del Mezzogiorno è la confusione mentale dovuta alla mancanza di cultura e alla presunzione di poter subito arrivare alla meta (non ben precisata) senza cercare di comprendere le cause profonde dell’attuale sfacelo. Molti, appagati da un assorbimento acritico e superficiale del revisionismo storico nella versione “bignami” che circola soprattutto sul web, non si accorgono di ricadere negli stessi errori concettuali, di metodo e operativi, che furono sfruttati dai nemici delle Due Sicilie per annientare la nostra libertà.

Accade, così, che uomini e donne desiderosi di risollevare le sorti del nostro Sud si trovino di fronte a due forme di meridionalismo, che ben poco hanno in comune e le cui strade divergono nettamente.

Da un lato, il meridionalismo “perequativo”, che sul presupposto delle aggressioni e delle spoliazioni subite dal Sud, rivendica una “parità di trattamento”, una maggiore equità distributiva, ritenendo che questa sia la chiave per risolvere la “questione meridionale”.

Dall’altro, il meridionalismo tradizionalista, che indica appunto nella Tradizione, dinamicamente intesa, la chiave per comprendere la nostra peculiare identità di popolo, la spiegazione della nostra grandezza passata e la bussola per orientare il nostro cammino nella difficile, ma entusiasmante strada per riorganizzare la nostra società e riprendere in mano il nostro destino. È il “tradizionalismo attivo” teorizzato da Silvio Vitale, che vedeva come un dovere di chi più sa la coerente applicazione delle sue conoscenze alla salvezza della comunità.

Noi ci riconosciamo pienamente in questa seconda via, che è più impervia, ma che è l’unica idonea a dare alla nostra gente, ai nostri figli, un futuro di libertà e di dignità, da veri napoletani e siciliani.

Per intraprendere questa sfida, occorre studiare la storia non solo dei 126 anni di monarchia borbonica, ma di tutta la storia del Sud, a partire dai lontanissimi albori della nostra ricchissima civiltà. E avere uno sguardo attento e partecipe alla storia del mondo, il che inevitabilmente ci porterà a solidarizzare con quanti, nel passato e nel presente, hanno combattuto e combattono per la difesa della Tradizione contro le forze antiumane che negli ultimi secoli hanno assunto una potenza e una protervia quasi illimitate.

Essere meridionalisti e non opporsi alla tirannia del Pensiero Unico e delle ideologie materialiste (a cominciare dal liberismo oggi dominante anche a causa dello strapotere dei gruppi usurai che lo sostengono e lo impongono) significa aprire le porte alle forze che già hanno cominciato a smembrare e divorare il nostro territorio, a distruggere ogni bellezza e ogni diversità, ad avvelenare e schiavizzare le nostre popolazioni, a disgregare la nostra società, a minare le stesse famiglie per creare una massa informe di servi narcotizzati manipolabili e sacrificabili agli interessi delle consorterie che coltivano il diabolico disegno di dominare il mondo.

Non è possibile subire passivamente, quasi fosse una calamità naturale e non il putrido frutto di un disegno predatorio, la vergognosa tragedia della disoccupazione giovanile, che priva la nostra patria delle forze migliori, quelle che dovrebbero servire alla sua rinascita. In un sistema che indica ai giovani la disponibilità allo sradicamento come la più alta delle virtù, in un mondo dove la condizione incoraggiata è quella di migranti, senza patria e senza affetti, per servire ovunque e in qualsiasi momento i padroni del mondo, il nostro Sud si svena per far sopravvivere i propri figli, fingendo di ignorare che questo tipo di sopravvivenza passa per l’abbandono spesso definitivo della terra dove sono vissuti, dove hanno i loro affetti, dove hanno formato la loro personalità.

C’è il rischio concreto che la nostra patria, definita da Giacinto De’ Sivo “il sorriso del Signore”, possa trasformarsi nel giro di pochi anni in un desolato ospizio per vecchi, venendosi così a completare il genocidio cominciato con la repressione della grande e sacrosanta insorgenza antisabauda, e che le sue residue bellezze siano accaparrate, sfruttate e snaturate da gruppi di speculatori senza scrupoli. E sappiamo bene che le nostre responsabilità al riguardo cominciano a diventare enormi.

Urge pertanto formare uomini e donne seri e determinati, incorruttibili, capaci di fare tesoro delle lezioni della storia e di esaminare con equilibrio e passione ogni aspetto della vita sociale, culturale, economica, politica. Di allacciare sinergie e solidarietà con quanti, nel mondo, combattono la stessa battaglia di libertà e di vita contro un meccanismo infernale mosso da individui e organizzazioni senza scrupoli.

In questa nobile e giusta battaglia, i popoli siciliano e napolitano devono tornare ad essere protagonisti. L'Italia vive la realtà, pressoché unica in Europa, di un divario spaventoso fra due parti del paese, con quella più sofferente che è sostanzialmente sparita dai programmi di governo. E noi, che uniti o affiancati, abbiamo percorso per millenni una strada comune ricca di cimenti e vittorie indimenticabili, noi che, pur orgogliosi dei nostri peculiari caratteri, abbiamo in comune una visione del mondo forgiata dalle grandi civiltà che hanno resa splendida e inimitabile la nostra tradizione, non possiamo non far sentire la nostra voce.

In questo mondo dominato dall’idolatria del denaro, irrispettoso delle diversità e della dignità dei popoli e delle persone, in cui alza la voce una visione del mondo manichea e superficiale, che affronta i problemi del pianeta con la stessa brutalità addebitata da Capograssi agli invasori piemontesi, i popoli napolitano e siciliano hanno gli strumenti culturali e morali non solo per riprendere in mano il proprio destino, ma per additare al mondo soluzioni eque e giuste, nel rispetto delle diversità.

Il convegno del dodici maggio nella capitale siciliana vuole essere un’occasione di studio e di riflessione nel segno di una fratellanza che vuole tradursi in un impegno comune.

 Mai più vittimismo, mai più rassegnazione. Nella luce della Tradizione, il riscatto del Sud!

 

 

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NOTIZIE DAL REGNO – STORIA                                        

 

– Risorgimento, una “guerra di religione” contro la chiesa

di Domenico Bonvegna, da culturelite.com

Adesso ho capito perché la storica Angela Pellicciari nei suoi libri sostiene una tesi singolare: il Risorgimento italiano è un movimento politico religioso culturale per distruggere la Chiesa cattolica e cancellare l'identità cattolica del nostro Paese.

Una verità che viene confermata leggendo la poderosa opera in 3 tomi, «Memorie per la storia de' nostri tempi. 1856-1866» del sacerdote giornalista don Giacomo Margotti. L'opera è stata pubblicata anastaticamente dalla benemerita e gloriosa casa editrice Ares nel 2013 (www.ares.mi.it). La riproduzione è stata calorosamente suggerita da Angela Pellicciari, che è la curatrice dell'intera opera del sacerdote sanremese.

Originariamente l'opera di don Margotti è stata pubblicata a Torino dall'Unione tipografico-editrice dal 1863 al 1865. Da qualche settimana sto leggendo il 1° Tomo delle Memorie.

Ogni tomo è suddiviso in 2 volumi. Il 1° tomo (384 pag. nel 1Vol e 382 nel 2 Vol.)

Le Memorie di don Margotti sono fondamentali per capire la battaglia culturale e politica che si combatté contro la Chiesa italiana. Margotti, direttore del quotidiano «L'Armonia» e poi de «L'Unità cattolica» è stato testimone oculare che ha vissuto in prima persona gli avvenimenti cruciali della guerra della rivoluzione italiana. Egli racconta, «il Risorgimento come lo ha vissuto giorno per giorno, dando dettagliata cronaca di quanto successe in quegli anni 1856-1866; in uno dei decenni, cioé, più arroventati della storia d'Italia […]».

Don Margotti nella sua infaticabile attività pubblicistica, utilizzava un giornalismo d'inchiesta, per quei tempi burrascosi, era coraggioso, ebbe una vita avventurosa, scampò miracolosamente a un attentato il 27 gennaio 1856. Tra le sue esperienze, divenne anche deputato, ma la sua elezione fu arbitrariamente invalidata.

L'autore si avvale di una grande e infinita quantità di documenti, economici, politici, ideologici, statistici, e militari. Con quest'opera, intende denunciare, la violenza dell'elité risorgimentale, italiana ed estera, perpetrata in nome della libertà e della monarchia costituzionale contro la Chiesa cattolica e il popolo, che in essa si riconosceva. Sono pagine di storia in presa diretta, che costituiscono una «lettura del Risorgimento assolutamente in controtendenza rispetto a tutta la storiografia tradizionale successiva».

Del resto come scrive Angela Pellicciari, nell'introduzione, sono sempre i vincitori a scrivere la Storia, cancellando le tracce degli oppositori, che denunciano i soprusi e le ingiustizie. Naturalmente Giacomo Margotti, oggi è quasi del tutto sconosciuto, benché in vita abbia goduto di tanta visibilità, ammirato ma anche temuto (dai suoi avversari) per le sue analisi e idee. Identico destino è toccato anche alle sue Memorie per la storia de nostri tempi. Dobbiamo ringraziare le edizioni Ares per aver colmato questa lacuna.

Addentrandosi nello studio dell'opera del sacerdote ligure trapiantato a Torino, le prime pagine sono dedicate al Congresso di Parigi del 1856, dove i diplomatici di Francia, Inghilterra e del Piemonte, intervengono sulla situazione politica degli Stati  della penisola italiana. Questo congresso diventa un punto di riferimento per tutti, perché qui secondo Margotti si proiettano tre strade future per i Paesi europei: l'intervento diplomatico, rivoluzionario e quello armato. Tutto questo secondo il principio del non intervento.

Continua su:

http://www.culturelite.com/categorie/scritture/risorgimento-una-guerra-di-religione-contro-la-chiesa-di-domenico-bonvegna.html

 

 

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– UTRIUSQUE, CHE VORRÀ DIRE? BREVE (E MOLTO PIÙ VERIDICA, SI FA PER DIRE, DI ALTRE) STORIA DEL TERMINE.

di Fabio Grassi, che ringraziamo, da pagina Fb. del 9.6.18

Il titolo latino del Re, a cominciare da Alfonso il magnanimo, è spesso questo: REX UTRIUSQUE SICILIAE. Significa, come tutti sappiamo, Re di ciascuna delle due Sicilie, di entrambe le Sicilie, in breve: delle Due Sicilie, che è poi la traduzione più usata in Italiano. Perché? Ma perché quello che volgarmente diciamo Regno di Napoli anche in storiografia, non è esistito con tale nome. I citati, e non letti, dai nazionalisti di qua e di al dello stretto, Piero Giannone e Giovan Antonio Summonte. affermano entrambi che i due regni successivi al crollo della dinastia Hoenstaufen si chiamavano di Sicilia e, a loro avviso, tale denominazione alla decisione a Papa Clemente VI. Ma in realtà nemmeno prima di allora la parte del regno continentale s'era chiamato di Napoli. Le Costitutiones Melfitanes, recano il genitivo Regni Siciliae (una sola Sicilia). Ohibò! Ma in alcune versioni troviamo la dizione Constitutiones regni Siciliarum (del regno delle Sicilie) e anche Constitutiones regum regni utriusque Siciliae. Di nuovo: Ohibò! E se torniamo indietro e osserviamo il titolo di investitura di Re Ruggero, leggiamo nella Bolla di Papa Anacleto II (poi dichiarato antipapa): “…Coronam regni Sicilie et Calabrie et Apulie et universe terre, quas tam nos quam et predesesores nostri precesoribus …= La corona del regno di sicilia ( in antico anche la Calabria attuale di lingua siculofona) e Calabria (in latino il Salento) e la Puglia (in latino il Sannio e il Foggiano) e tutte le terre che tanto noi quanto i nostri predecessori…. avevano donato (agli avi di Ruggero).” Napoli non è menzionata perché Ruggero non l'aveva ancora conquistata. E più o meno Innocenzo II, 10 anni dopo, nel 1139 ripete gli stessi titoli sebbene ormai Napoli faccia parte del Regno. Perché quei titoli? E vediamo: la Sicilia normanna del padre di Ruggero è vassalla del ducato di Puglia di Roberto il Guiscardo, il ducato di Puglia è vassallo della contea di Aversa (primo insediamento Normanno e apparentemente ai Quarell Drengot): ma Aversa era ormai ricompresa nel Principato di Capua. Arguisco perigliosamente e di certo senza prove che Ruggero pretendendo di essere il re di Sicilia, del Ducato di Puglia e del Principato di Calabria, aveva costretto il papa a dire, sia pure in maniera contorta, che lui non era vassallo di nessuno. Evidentemente, arguisco sempre perigliosamente e di nuovo senza prove, decise che tutti quei titoli, per definire uno stato solo, fossero eccessivi e, ad Ariano Irpino, nelle Assise promulgò le prime Costituziones Regni Siciliae, valide per tutti i possedimenti …e amen. Ora è chiara una cosa: da quell'istante lo stato, dal confine col papato e fondato da Ruggero si chiamò di Sicilia. Chiunque ne rivendicò titolo ne rivendicava anche il nome. Al di là delle mie simpatie per il partito di Manfredi e della polemica che vuole Carlo d'Angiò quale usurpatore, sebbene nominati re allo stesso modo di Ruggero, cioè da un papa e non da un parlamento, cosa cara a tanti siciliani che dimenticano sempre l'inizio.

E qua si potrebbe aprire un dibattito: il parlamento siciliano ( e non della Sicilia) riunito a Salerno nel maggio, se non erro, concorda con il conte che sarebbe meglio se vi fosse un regno con un re. Il buon Ruggero però si premura in settembre in Avellino di farsi fare una bolla di nomina da Anacleto II.

Poi a Palermo, per regalo di natale, riconvoca il parlamento e si fa ratificare o nominare?

Bella domanda da cui nascono due conseguenze giuridicamente opposte se lo ha nominato il papa oppure il parlamento.

Di fatto ci tiene che anche Innocenzo II lo confermi, il che è è un indizio…appena rafforzato dall'immagine famosa che lo ritrae nell'istante in cui Cristo gli pone la corona sul capo.

Comunque sia gli Angioini si vollero sempre definire Re di Sicilia, e al loro tempo, per distinguerlo da quello isolano, il regno veniva definito di Puglia, non di Napoli, Dante testimone: per lui poi lì si parlava il pugliese e non il napoletano, cioè la lingua non era stata ancora battezzata come “napoletano”. Ovviamente questa competizione a chi fosse il vero regno di Sicilia terminò con Alfonso il magnanimo, che non unificò i regni, ma solo la corona. Che lo possino! REX UTRIUSQUE SICILIAE ed è più o meno allora che principiò a predominare la dizione popolare regno di Napoli, perché agli Aragonesi Napoli piacque davvero assai. Era persino lontana da un parlamento fastidioso; decisero che ci si stava bene, Federico ci aveva messo l'Università, i d'Angiò ne avevano fatto una capitale d'arte e pensiero, e lo stesso Alfonso ci restò fino alla morte e non solo lui, dando credito al proverbio famoso: vedi Napoli…. Decise persino che il pugliese, che gli aragonesi definirono una volta per tutte come napoletano, fosse lingua del regno, non capendo evidentemente nulla di quel che voleva fare Federico e la sua scuola Siciliana (che non era affatto della sola isola Sicilia, come abbiamo visto).

E quest'è.

 

 

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– Brigantaggio nel Sud – La ” guerra dei caffoni “

di Romana Turchini, da pontelandolfonews.com

(immagine da wordpress.com)

Spuntano ai pali ancora
le teste dei briganti, e la caverna,
l’oasi verde della triste speranza,
lindo conserva un guanciale di pietra.
Ma nei sentieri non si torna indietro.
Rocco Scotellaro

Dal proclama del generale piemontese Ferdinando Pinelli:
” 1) chiunque sarà colto con arma da fuoco, coltello, stili od altra arma qualunque, da taglio o da punta, e non potrà giustificare di essere autorizzato dalle autorità costituite sarà fucilato immediatamente,
2) chiunque verrà riconosciuto di aver con parole o con dinari e con altri mezzi eccitato i villici a insorgere sarà fucilato immediatamente;
3) eguale pena sarà applicata a coloro che con parole od atti insultassero lo stemma di Savoia, il ritratto del Re o la bandiera nazionale italiana. ( … ) deponete le anni, rientrate tranquilli nei vostri focolari, senza di che state certi che tardi o tosto sarete distrutti … ”
Sul brigantaggio meridionale sono stati scritti fiumi di parole. Concordi quasi tutti gli autori sul fatto che, salvo rare eccezioni, si trattò di un’armata di straccioni, alcuni dei quali assetati di sangue, altri mossi da ideali malfermi e da incerte fedi, e dunque pronti all’abiura e al tradimento, altri ancora attirati alla latitanza nel tentativo di sfuggire alle leve. Tuttavia, come nota Aldo De Jaco, che ha sviluppato un’analisi interessante sul fenomeno banditesco nell’Italia meridionale, “resta impreciso il volto del brigante, della gran massa dei “manutengoli”, dei “reazionari”, degli “sbandati”, nonché dei loro capi contadini”, e restano nascoste le ragioni umane che li spinsero allo “sfascio” (1).
Meno d’accordo si è sull’interpretazione dell’intero fenomeno come di una Vandea restauratrice, del tipo di quella promossa dal Cardinal Ruffo di Calabria contro la Repubblica Partenopea del ’99. Croce, dando le direttive “ideologiche” per una storia futura, indicava il titolo “Vandea napoletana”. Contro l’interpretazione del brigantaggio come reazione legittimista si espresse invece il Fortunato: “Il brigantaggio meridionale, espressione e frutto di una società rosa dalla miseria e moralmente fradicia, non merita tanto” (2).

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http://www.altaterradilavoro.com/brigantaggio-nel-sud-la-guerra-dei-caffoni/?doing_wp_cron=1528453898.5225400924682617187500

 

 

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– 31 Maggio 1860: il giorno funesto del saccheggio del Banco di Sicilia

di Ignazio Coppola, da inuovivespri.it

Il 27 maggio del 1860 data l’inizio della scientifica spoliazione e della rapina delle ricchezze e dei beni delle genti del Sud e dei siciliani. Con l’entrata di Garibaldi a Palermo ha, infatti, inizio il saccheggio che avverrà quattro giorni dopo, il 31 Maggio, della tesoreria del Regio Banco di Sicilia.

Dell’enorme tesoro in lingotti d’oro che allora il Banco di Sicilia conteneva e che fu saccheggiato da Garibaldi ne è testimonianza il fatto che poco meno di un anno prima (nel 1859) i dirigenti del banco siciliano avevano commissionato ad alcune imprese edili il rafforzamento della pavimentazione del Banco stesso resa pericolante dall’enorme peso della traboccante cassaforte in cui appunto erano contenute ingenti somme di denaro e enormi quantità di lingotti d’oro. Ad alleggerirla in quel maggio del 1860 e a risolvere i problemi e i pericoli del sovrappeso della cassaforte ci pensò, alla sua maniera, Garibaldi rapinando il contenuto della cassaforte e depredando i palermitani e i siciliani dei loro risparmi.
Il tutto avvenne in occasione dell’incredibile e inspiegabile ingresso di Garibaldi in una Palermo presidiata da 24000 borboni e dopo la farsa della battaglia di Calatafimi, dove grazie al tradimento e alla corruzione (il prezzo del tradimento ammontò allora a 14000 ducati) del generale Landi ,3000 borboni batterono in ritirata di fronte a circa 1000 garibaldini male in arnese e nella quasi totalità inesperti all’uso delle armi. In quell’occasione, proprio quando i borboni in numero nettamente superiore e attestati in una posizione più che favorevole, si accingevano a sconfiggere facilmente i garibaldini, il generale Landi , che già aveva intascato una fede di credito di 14000 ducati, un somma enorme per quei tempi equivalenti a 430 milioni di vecchie lire e 224mila euro dei nostri giorni, diede ordine al proprio trombettiere, di suonare il segnale della ritirata, lasciando sbigottiti ed esterrefatti gli stessi garibaldini che, a quel punto, non credevano ai propri occhi.

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http://www.inuovivespri.it/2017/05/31/31-maggio-1860-il-giorno-funesto-del-saccheggio-del-banco-di-sicilia/#_

 

 

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– OGGI 2 GIUGNO FESTA DELLA REPUBBLICA E’ ANCHE L'ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI GIUSEPPE GARIBALDI CHE FU INGANNATO ANCHE DOPO MORTO

di Ignazio Coppola

Esattamente 136 anni fa Il 2 giugno 1882, alle 6,20 del pomeriggio, Giuseppe Garibaldi, all’età di settantaquattro anni e undici mesi, muore nella sua casa a Caprera, assistito dalla terza moglie, Francesca Armosino, e dai figli Clelia e Manlio. Aveva lasciato scritto, cinque anni prima della sua morte, il 27 settembre del 1877, di voler essere cremato, dando al dottor Giovanbattista Prandina, suo medico di fiducia, le opportune istruzioni al riguardo: Si formerà una catasta di legna di due metri, con legno d’acacia, lentisco, mirto e altra legna aromatica. Sulla catasta si poserà un lettino di ferro e su questo la bara scoperta, con dentro gli avanzi adorni della camicia rossa. Le ceneri saranno conservate in un’urna qualunque da sotterrare sotto un albero di ginepro. Tutto inutile. Le volontà dell’estinto saranno spudoratamente disattese da coloro i quali, autorità, dignitari e politici, lo strumentalizzarono in vita e continuarono a strumentalizzarlo da morto, sostenendo che la cremazione avrebbe offeso la sensibilità religiosa del popolo.
Intere generazioni hanno interrottamente da più di 158
anni a questa parte vissuto nel falso mito di Garibaldi e del garibaldinismo creato ad arte prima dai mass-media del tempo e poi da storiografie ufficiali e testi scolastici compiacenti che hanno creato “ad usum delphini” una falsa conoscenza della storia e di Garibaldi che fu ,sia nella vita pubblica che in quella privata, un personaggio molto discusso e diverso da quell'eroe che scrittori salariati e di parte , come li definiva Antonio Gramsci, nel tempo ci hanno propinato e che distortamente abbiamo imparato a conoscere . E’ dunque tempo di squarciare il pietoso velo di ipocrisie , di falsità e di inganni che hanno ammantato, grazie a storiografi compiacenti, con controversi personaggi e Garibaldi fu uno di questi, la storia del nostro paese. E proprio per questo che molti di noi cresciuti nel culto e nel mito di Garibaldi , hanno, con rincrescimento e disincanto, scoprendo successivamente di essere stati ingannati che le cose non andarono esattamente come ce le hanno raccontate si sono sempre più convinti che la storia ,come troppo spesso capita la scrivono i vincitori.

 

 

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– Il Capitalismo Anglosassone alla base del saccheggio del Sud

di Ennio Apuzzo, da altaterradilavoro.com

Il contesto o quadro storico in cui si sviluppano gli eventi che hanno portato allo sfaldamento o per essere piu’ crudi alla spoliazione del regno delle due sicilie e’ il contesto dell’ affermazione del capitalismo mondiale.

Lo storico inglese Hobsbawn parlava in un suo libro di trionfo della borghesia, in realta’ il titolo originale era the age of the capitalism, l’era del capitalismo, perche’ per la prima volta, nella storia dell’ umanita’, dal 1848 al 1875, tutte le parti del mondo furono in connessione.

E’ questa l’era in cui la Gran Bretagna invade con i suoi prodotti tutte le parti del mondo, secondo Adam Smith che e’ il teorico del liberalismo inglese, nella sua Ricchezza delle nazioni che e’ la sua opera principale, l’ Inghilterra doveva diventare il negozio del mondo, quindi l’Inghilterra doveva prendere materia prima dai paesi arretrati, trasformarla e rivenderla a quegli stessi paesi a cui l’aveva rubata.

Questo e’ un protocollo che gli inglesi fanno con le oligarchie, con i politici dell’epoca e con ogni stato nazionale che non fosse una potenza. L’Inghilterra dice alle oligarchie di queste nazioni, ” fatevi una bandiera, componete il vostro inno nazionale, create un governo che meglio riesca a riprodurre il vostro potere, non vogliamo che voi diventiate una nostra colonia, l’importante e’ che noi facciamo affari con voi, l’ importante e’ che noi entriamo nei vostri mercati”, che nell’800 non erano capitalistici, ma esisteva una economia domestica, ogni paese soddisfaceva i propri bisogni con le proprie produzioni artigianali.

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http://www.altaterradilavoro.com/il-capitalismo-anglosassone-alla-base-del-saccheggio-del-sud/

 

 

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– Nel testamento di Ferdinando II :”Sussidii a’ poveri, e restauri e costruzioni di chiese in Sicilia”

da altaterradilavoro.com

Nel testamento di Ferdinando II :”Sussidii a’ poveri, e restauri e costruzioni di chiese nei paesetti che ne mancassero sul continente e in Sicilia”.

Morte di Ferdinando II

[…]. Ai 22 di maggio […] 1859, all’una e mezzo pomeridiane, consolato dai santiconforti della Religione, da lui ricevuti con quell’edificante pietà, che sempre avevapraticata in vita, il Re Ferdinando moriva […], lasciando i suoi popoli nel pianto e ilgiovane suo successore in una delle più difficili situazioni, in che avesse mai atrovarsi un principe nel salire al trono.Ferdinando II era nato nel 1810, e non aveva ancora 50 anni, quando Dio volletoglierlo in tempi così gravi al Regno, che per quasi 30 anni aveva sapientementegovernato. Molte parti ebbe il Re veramente grande, delle quali diede luminosepruove e nell’interno ordinamento dello Stato, e nelle esterne relazioni collePotenze. […] Sua gloria imperitura sarà sempre la nobile fermezza in faccia aigrandi Potentati europei, amoreggianti con la rivoluzione, e l’affettuosa figlialepremura con cui accolse nei suoi Stati, nelle dolorose vicende del 1848, l’augustoPadre dei fedeli, il Sommo Pontefice Pio IX, il quale bel dimostrò quanto lo amasse,quando bandì in Roma pubbliche preghiere per la sua guarigione.Ma circa codesto luttuoso fatto colmo di luttuosissime conseguenze, riportiamouna bella pagina del De Sivo nella sua storia delle due Sicilie.

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http://www.altaterradilavoro.com/nel-testamento-di-ferdinando-ii-sussidii-a-poveri-e-restauri-e-costruzioni-di-chiese-in-sicilia/

 

 

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– Fernando Riccardi parla degli effetti della Legge Pica

di Associazione Identitaria Alta Terra di Lavoro, da youtube.com

(foto da youtube.com)

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=x7WKSPihdZM&feature=player_embedded

 

 

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– Anagrafe delle Brigantesse dell'Italia Postunitaria

di Associazione Identitaria Alta Terra di Lavoro

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?time_continue=3&v=UpxEcZDrQv0

 

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PER NON DIMENTICARE…

(immagine tratta da madreluna.altervista.com)

 

3 giugno 1860: Nissoria (En) , assalto alla caserma della Guardia Nazionale; condannati e fucilati 13 civili, fra cui Epifanio Mazzocca,

Tommaso Romano, Sicilia 1860 – 1870, Una storia da riscrivere, pag. 24 – 25

(foto da hotelroomsearch.net)

– Epifanio Mazzocca + dodici

Il 3 giugno 1860 a Nissoria (En), a seguito delle ribellioni contro la mancata promessa di divisione delle terre, venivano fucilati Epifanio Mazzocca e altri dodici civili. A seguito di questo evento si formò una banda di “briganti” che si diede alla macchia per combattere l’invasore.

 

– 17 giugno 1945: morivano Antonio Canepa, Carmelo Rosano e Giuseppe Lo Giudice.

Intorno alle ore otto del mattino di domenica 17 giugno 1945, un motofurgone con a bordo diversi separatisti dell’ E.V.I.S. (Esercito Volontario Indipendentista Siciliano) incappa in un non casuale posto di blocco. A seguito di scontro a fuoco rimangono uccisi, alcuni più tardi a causa delle ferite riportate, Antonio Canepa, Carmelo Rosano e Giuseppe Lo Giudice.

“I Carabinieri si affrettarono a portare via i cadaveri per farli tempestivamente  tumulare nel cimitero di Jonia (oggi Giarre). Intendevano sbarazzarsi al più presto dei cadaveri di Canepa, Rosano e Lo Giudice. Nell’impellenza di compiere la traslazione delle salme commisero una grave scorrettezza. In gran segreto, all’alba di lunedì 18 giugno 1945, Nando Romano, in stato di incoscienza venne prelevato e trasportato con un camion militare scortato, su una barella, assieme ai cadaveri dei suoi compagni al cimitero, per essere seppelliti.

Giunti a Jonia, i militari imposero al custode del cimitero, Isidoro Privitera, di chiudere i cancelli mentre venivano ricomposte le salme all’interno delle casse …

Il custode eccepì che mancavano i certificati di morte. I carabinieri si giustificarono dicendo che << si trattava di banditi morti in conflitto >> da seppellire subito. Il Privitera tergiversò e insistette almeno perché gli declinassero i nomi degli sfortunati. Fu in quel frangente che si accorse, per puro caso, che uno dei quattro non era morto ed anzi respirava e lo seguiva con lo sguardo. Il custode credendo ad un fenomeno di rinvenimento da morte apparente, mise in salvo il “redivivo”, evitandogli di essere calato nella tomba.”

Salvatore Musumeci, Voglia d’Indipendenza, Armenio Editore, pag. 141, 142.

 

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SCHEGGE DI STORIA                                                        

 

SCHEGGE DI STORIA 6/2018

Nell’estate del 1861, le provincie di Avellino, Benevento e Campobasso erano investite da rivolte seguite da violente repressioni. Come ad Auletta, dove la Legione ungherese fucilò e uccise quarantacinque persone, imprigionandone altre cento. O a Montefalcione dove, sempre 300 ungheresi, si abbandonarono a una spietata caccia all’uomo, ammazzando 150 persone. Niente prigionieri, si sparava per uccidere contro presunti o veri borbonici, e briganti inventati. Il giornale “il Nazionale” del 13 luglio 1861 parlò di “un orribile macello per le vie e le campagne”. Aggiungendo: “Come li pigliano, li fucilano perché qui non se ne vogliono vedere più prigioni, e, se ne verranno, saranno ammazzati inesorabilmente”. I giornali, di qualsiasi colore politico, diffusero tutti la stessa versione sulle violenze senza scrupoli della Legione ungherese a Montefalcione. A quella Legione, l’unica dell’esercito garibaldino a non essere stata sciolta da Cavour, vennero affidati gran parte dei lavori sporchi nella repressione del brigantaggio. Scrisse il giornale “La bandiera italiana” del 14 luglio 1861, approvando la cinica filosofia dell’occhio per occhio, dente per dente: “La strage de’ briganti ha espiato quelle nostre dolorose perdite con immane ecatombe. Non si è dato quartiere a nessuno, e bene sta. E’ ora di liberare il paese da questi Irochesi”. Già, così venivano definiti i ribelli, contadini, pastori, ex militari borbonici: “irochesi”, che dava loro un marchio di crudeltà selvaggia e di inciviltà. Fu una stagione che Cialdini non avrebbe dimenticato, i mesi più caldi della guerra contadina da affrontare. Tra aprile e novembre 1861, Crocco era nel suo massimo potere. Tra maggio e settembre successivi, in Campania si erano ribellati otto paesi nel Nolano, tre nel Nocerino, uno, Agerola, sulla costiera sorrentina; tre nell’Avellinese; tre nel Matese; sei sul confine pontificio; quattro nell’alto Volturno; due nel Cassinate; cinque nel Casertano. Erano in tutto trentacinque paesi. Senza contare gli otto tentativi di invasione di centri abitati, sventati con affanno dalla truppa. L’Alto Sannio e l’area del cerretese divennero zone segnate con cerchi neri, che significavano emergenza e preoccupazione nelle mappe degli uffici della Luogotenenza di Cialdini a Napoli. La situazione cominciò a precipitare dal 21 luglio, quando i briganti entrarono a Castelpagano.

Gigi Di Fiore, Briganti, Utet Edizioni, pag. 170, 171.  

 

 

          A Londra avea seggio un comitato centrale democratico europeo, dichiarantesi rappresentante di dugento milioni d’uomini; diviso in sezioni di corrispondenze, informazioni, soccorsi, giornalismo, società segrete, erario e percezioni. S’avean partiti gli stati: chi dirigea Francia, chi Germania, chi Svizzera, chi Italia. Tutti i faziosi o gonzi del mondo eran loro tributarii, e sudditi ed esecutori. Il Mazzini rappresentava Italia, il Ledru – Rollin Francia, il Ruge Germania, il Durosz Polonia, il Kossuth Ungheria, tenevan le file d’un governo mondiale ascoso; mandavan lettere circolari a’ comitati paesani, e spedivano legati e spioni nelle città e nelle corti. Non credo mai se ne vedesse altra simile d’una cospirazione universale costituita contro la costituita umana società. Londra sciente ospitatrice era antro inviolabile di quei fabbri di ruine. Nel 1849 un Carlo Heigen tedesco fuoriuscito vi stampoò in un giornale un opuscolo intitolato Ammaestramento della rivoluzione, ove diceva: “Questa costerà all’Europa due milioni di teste, ma esse sono olocausto lieve pel bene di dugento milioni. Essa con ispada sterminatrice deve guizzare in ogni canto della terra, e far sue vendette su monti di cadaveri; in ogni paese avrà un dittatore, il cui principato uffizio sarà l’esterminio de’ retrogradi, il legarsi con tutti i governi rivoluzionarii, e pattuire la consegna de’ reazionari fuggitivi, pe’ quali non debbe esservi asilo. A questi nulla deve restare in terra “fuorchè la tomba”. Favella poi del rapire i beni, perseguitar principi, e altre cosiffatte, ch’abbiam poi visto con gli occhi nostri perpetrare da’ dittatori Garibaldi, Farina e loro seguaci.

Giacinto De’ Sivo, Storia delle Due Sicilie, Grimaldi&C Editori, pag. 360

 

 

          Nel 1776 nacque l’Ordine degli Illuminati di Baviera. Esattamente il 1° maggio 1776 un professore di giurisprudenza dell’Università dei Gesuiti di Ingolstdat in Baviera, Adam Weishaupt, si riunì per creare un nuovo ordine, chiamato Illuminati Germaniae o Ordo Illuminatorum. Con lui c’erano i banchieri Daniel Itzig, David Friedlander e Meyer Amschel Rothschild, oltre a Moses Mendelssohn e a Naphtali Hartwigh Wessley.

          Lo scopo della confraternita era tutt’altro che esoterico, e questo spiega il sostegno finanziario dei banchieri.

          Secondo Weishaupt, il gruppo degli “Illuminati” doveva esercitare potere su tutti i popoli, possibilmente riuscire a dominarli senza alcuna costrizione, attraverso metodi “pedagogici”.

          L’Ordine era appoggiato dalla casa dei Rothschild, una famiglia di banchieri e affaristi che intendeva accrescere il suo potere anche con mezzi politici e cospirativi. Altra fonte di finanziamento importante del gruppo fu il finanziere israelita Amschel Mayer Bauer.

          Weishaupt avrebbe ripreso il nome di “Illuminati” da una setta creata da Ignazio Loyola, che si chiamava AlumbradosI (Illuminati). Il termine sarebbe stato ripreso dallo gnosticismo dei primi secoli.

          Ufficialmente il movimento nasceva per auspicare un rinnovamento spirituale della Chiesa, ma esso fu condannato dall’inquisizione spagnola. Anche in Baviera, gli Illuminati saranno accusati di cospirazione contro lo Stato e perseguitati.

          La strategia di Weishaupt mirava all’indebolimento fino alla soppressione dei Governi Nazionali e alla creazione di organi Sopranazionali, che sarebbero stati gestiti dai “banchieri illuminati”. A questo scopo occorreva creare divisioni nelle masse e frazioni contrapposte in ogni settore: politico, sociale, religioso, ecc. Occorreva anche corrompere tutti i personaggi di rilievo e avere il controllo dell’istruzione di ogni ordine e grado, oltre che dei mass media e delle università.

          Le persone comuni dovevano abituarsi ad essere passive, illuse che semplicemente andando alle urne potevano avere potere politico. Le masse dovevano cadere nel degrado, e accontentarsi di vivere sulla base degli aspetti superficiali dell’esistenza, per rendere più semplice il dominio del gruppo di “Illuminati”.

Antonella Randazzo, Dissimulazioni massoniche, Espavo Edizioni, pag. 86.

 

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Per prendere visione delle altre “Schegge di Storia”, si veda la sezione omonima del menù verticale, in alto, alla sinistra del video.

 

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EVENTI

 

– Fenestrelle, 1 luglio 2018

 

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– Napoli, 16 giugno 2018

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Il Parlamento delle Due Sicilie – Parlamento del Sud ® ed esponenti del Consolato della federazione Russa in Napoli commemoreranno insieme, per la prima volta, i soldati russi del cap. Henry Baillie che contribuirono alla vittoria Sanfedista sui francesi invasori.

CON IL PATROCINIO DEL CONSOLATO DELLA FEDERAZIONE RUSSA DI NAPOLI

Caro compatriota,

il prossimo sabato 16 giugno vi sarà un grande evento (come nell’allegata locandina e nel link a fondo pagina) a Napoli in ricordo dell’epica impresa dei Sanfedisti che liberarono la capitale e il regno dai francesi invasori. Stavolta vi sarà la partecipazione di una grande nazione, sempre più vicina ai nostri ideali, in memoria dell’aiuto militare dato dai soldati dello zar Paolo I,  mai onorato finora. Questo è sufficiente per definire l’evento eccezionale e tra i più grossi organizzati sotto l’egida del nostro legittimo Parlamento.

Un vero cittadino delle Due Sicilie non deve mancare e quindi ti aspetto con piacere.

Un fraterno abbraccio Enzo Gulì.

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Il P2S, tramite la sua associazione di riferimento NBA,  organizza per il prossimo sabato 16 giugno 2018, alle ore 17.00,  un evento culturale che intende ricordare anche quest’anno la riconquista borbonica di Napoli del 1799. Per la prima volta quel fausto 13 giugno 1799 sarà commemorato con i rappresentanti degli alleati più importanti dell’Armata della Santa Fede, i soldati russi del cap. Henry Baillie. Infatti il Consolato della federazione Russa in Napoli ha concesso il suo patrocinio alla manifestazione e ha promesso la presenza di suoi esponenti al convegno di studi che si svolgerà nel complesso monumentale di San Lorenzo Maggiore di piazza San Gaetano a Napoli, all’interno della Congrega dedicata al Santo Antonio, eletto dal popolo condottiero della vittoria sanfedista sugli atei giacobini.

Fonte:

http://www.parlamentoduesicilie.eu/wordpress/?page_id=9248

 

 

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– Giugliano, 16 giugno 2018

Incontro sul tema:

Brigantaggio, sogno di libertà

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Ore 18,00, piazza Gramsci.

 

 

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Dall’Istituto ricerche storiche Due Sicilie riceviamo e volentieri pubblichiamo:

– Capua, sabato 16 giugno 2018, ore 11,30

Fernando Riccardi, autore de Klitsche De La Grange – Un colonnello prussiano contro la rivoluzione italiana – D’Amico Editore, presenta il suo libro

Quando il nostro compianto Presidente Giovanni Salemi aveva ricevuto, tra i primi, una copia dell'ultimo libro di Fernando Riccardi dedicato alla figura del legittimista prussiano Klitsche De la Grange, aveva espresso il desiderio di presentare il libro nella sua Capua. Il tempo, purtroppo, non glielo ha permesso ma, cercando soprattutto di onorare la sua memoria abbiamo voluto comunque che la storia di De la Grange, uno degli eroi perduti del contro-risorgimento, venisse raccontata. Sabato 16 giugno alle ore 11.30, grazie all'imprescindibile ausilio di Giuseppe Bellone, l'autore presenterà il suo volume nell'ambito della XIII edizione de 'Il luogo della lingua' ormai storica manifestazione culturale della città di Capua. Vi aspettiamo!

Chiesa di San Salvatore a Corte

 

 

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NOTIZIE DAL REGNO – ATTUALITA’                                   

 

– La Lega che spara sul Sud mette a segno il primo colpo

di Flavia Sorrentino, da contropiano.org

Il segno di un governo si vede da quel che fa. Comunque lo faccia. Accade così che mentre tutti vengono distratti da una nave – strumentalmente usata proprio per nascondere quel che si fa, giocando con la pelle dei disperati – dividendosi tra “celoduristi” senza cervello e “umanitari” da tastiera, il partner forte della maggioranza mette a segno uno scippo clamoroso. Con i Cinque Stelle, partito “strano” che aveva fatto il pieno proprio a Sud, incapace di comprendere quanto sta accadendo.

*****

L’incontro tra il governatore del Veneto #LucaZaia e il neo ministro per gli Affari Regionali, #ErikaStefani, avvenuto ieri a Roma, serve a siglare un’intesa in cui si stabiliscono per legge, probabilmente già entro fine anno, più poteri e soprattutto più soldi per il #Nord e meno diritti e servizi sociali per il #Sud.

Il residuo fiscale che la Lega vuole trattenere in Lombardia e Veneto ammonta a circa 35 miliardi di euro da togliere alla spesa pubblica nel Mezzogiorno.

Comoda l’autonomia siglata sulla disuguaglianze territoriali e sulle difficoltà dei meridionali trattati da italiani di serie B sotto il profilo dei diritti, dei servizi e delle opportunità. Dopo aver concentrato per decenni gli investimenti nel Centro-Nord aumentandone la ricchezza e lo sviluppo, davvero si vuole condannare il Sud alla miseria, senza prima averne assicurato equità per permettergli di autodeterminarsi?

Continua su:

http://contropiano.org/news/politica-news/2018/06/14/104946-0104946

 

 

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– 150 anni di conflitti Nord – Sud

di Domenico Bonvegna, da culturelite.com

 

E’ passato un secolo e mezzo da quando è stata “fondata” l’Italia, ma ancora si discute, si scrive sul perchè non è stata raggiunta quell'unità fortemente voluta dalla Casa Savoia e da una minoranza illuminata di letterati e poeti che da tempo cercava di realizzare quel loro sogno proibito.“Appena l’Italia venne messa insieme con i pezzi raccolti, il Sud si ribellò e ingaggiò una sanguinosa guerra di secessione. Al Nord i favorevoli all’unità erano poche migliaia, al Sud anche meno. Trent’anni dopo l’unità, l’Italia era già scossa da tentazioni separatiste, sia al Nord che al Sud,[…]”. Paradossalmente gli argomenti di discussione di allora sono gli stessi di oggi: la corruzione civile, la criminalità organizzata, le clientele politiche, i differenti costumi, l’assistenzialismo. Sono i temi che affronta Romano Bracalini, giornalista e storico, in un interessantissimo e ben documentato pamphlet, pubblicato da Rubbettino nel 2010, “Brandelli d’Italia. 150 anni di conflitti Nord-Sud.

Continua su:

http://www.culturelite.com/categorie/polis/150-anni-di-conflitti-nord-sud.html

 

 

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– Palermo: Il Comune organizza visite guidate ai templi massonici

Templi massonici

(09 Giugno 2018)

da comune.palermo.it

NOTA:

Per chi volesse davvero approfondire l’argomento, segnaliamo che esistono sull'argomento diverse pubblicazioni autorevoli e molto ben documentate, alcune delle quali segnalate nella sezione di questo sito alla voce "Testi consigliati”. In particolare è consultabile on line il testo “Massoneria e sette segrete- – La faccia occulta della storia“ del quale consigliamo di iniziare la lettura dall’indice; giusto per avere un’idea dell’ampiezza dei contenuti.

https://app.box.com/s/5zob5rgfkj5ia9teki2a

Il 9 giugno, presso la sede del Grande Oriente d’Italia,  vi sarà l’apertura straordinaria dei "Templi massonici" dalle ore 9.30 alle ore 12.30  presso la sede del Grande Oriente d’Italia, in piazzetta Speciale n.9, 

La visita ai templi è prevista a gruppi di circa 25 persone con cadenza di 30 minuti ed è consigliata la prenotazione.

Il Grande Oriente d’Italia è presente nel Padiglione Esoterico con eventi organizzati dalla Circoscrizione siciliana della Massoneria del Grande Oriente d’Italia.

Ha riscosso grande successo, registrando il tutto esaurito, la conferenza-concerto “Mozart, Musica e Massoneria” che si è tenuta il 5 maggio nel Real Teatro Santa Cecilia di Palermo, a cura della della loggia massonica palermitana Sicilia Libera (291), e si annuncia di notevole attrattiva anche il prossimo incontro (con data da definire) sul tema “Iniziazione come forma di vita” che avrà come relatore il Grande Oratore del Grande Oriente d’Italia Claudio Bonvecchio, filosofo dell’Insubria di Varese.

Continua su:

https://www.comune.palermo.it/noticext.php?id=18591

 

 

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– Palermo, sabato 19 maggio 2018

Incontro sul tema

Diritto alla memoria e identità Siciliana

Hanno partecipato: Dott. Ignazio Coppola, Dott. Rino Messina, Dott. Pippo Scianò, Arch. Giovanni Maduli

VIDEO

https://www.facebook.com/RegioniamoSicilia/videos/1517554581706235/?hc_ref=ARTm2hOIxkp4CKMLwe7suNBA1SwkwHtSGOORfmevrdTHqMLgkPwJaHRjUSpzcX9HOAk

 

 

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– La disoccupazione in Italia e nel Sud nel 2017

da scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net

IMMAGINE

https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net/v/t1.0-9/33120790_623847631282740_4207312266233643008_n.jpg?_nc_cat=0&oh=6ad73344fe56fa3054d2187293861f81&oe=5B83DFCC

 

 

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– “Interesse nazionale”, il nuovo movimento di Diego Fusaro

di Gino Giammarino, da Facebook.com

VIDEO

https://www.facebook.com/gino.giammarino/videos/10214223874265017/

 

 

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– La Cultura è Bellezza

di Luca Sanna, da Facebook. com

VIDEO

https://www.facebook.com/LucaSannaOfficial/videos/768701816851259/

 

 

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– Nasce in Campania il progetto che porterà i turisti nello spazio

da vesuviolive.it

Il DAC, Distretto Aerospaziale della Campania, si candida prepotentemente a diventare uno dei maggiori riferimenti internazionali nel campo del turismo spaziale. Il Distretto è pronto a mettere in campo mezzi e tecnologie per voli suborbitali.

I velivoli chiamati ad effettuare questi voli saranno ipersonici, cioè dovranno essere capaci di superare la velocità del suono. Proprio su questo punta tanto il Distretto che considera l’ipersonica un “settore strategico“, così come ammesso dal presidente del DAC, Luigi Carrino.

Il grande investimento tecnologico ha portato ad inserire il progetto nelle attività progettuali della RIS3 Campania, ossia la Strategia di Specializzazione Intelligente per lo sviluppo sostenibile dei territori. Ed è proprio grazie a questa progettualità “tutta campana” che il DAC “ha proposto il tema dei voli spaziali con tecnologie innovative tra le strategie per lo sviluppo della RIS3“.

Fonte:

http://www.vesuviolive.it/ultime-notizie/251493-nasce-in-campania-il-progetto-che-portera-i-turisti-nello-spazio/

 

 

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– Prima ordinanza contro l’obbligo di pesticidi: Nardo’ apre la battaglia dei sindaci

da trnews.it

(foto da piazzasalento)

NARDÒ – La città di Nardò batte tutti sul tempo: senza indugio, il sindaco Pippi Mellone ha firmato la prima ordinanza contro l’obbligo di utilizzo di pesticidi imposto dal decreto Martina su Xylella. Prevista anche una “contromulta” da 500 euro a chi trasgredisce.

È il primo atto concreto di un’amministrazione dopo i pesanti documenti di Isde, Lilt Lecce e Ordine dei medici sui possibili rischi per la salute derivanti dall’uso massiccio dei fitofarmaci. Mentre si preparano i ricorsi al TAR e viaggia a gonfie vele la campagna di disobbedienza sposata da circa 150 associazioni e aziende, la prima ordinanza sindacale diventa possibile “scudo” sul territorio. E d’altronde, come anticipato da Telerama,  è uno degli strumenti nelle mani dei sindaci.

Continua su:

http://www.trnews.it/2018/05/12/prima-ordinanza-contro-lobbligo-di-pesticidi-nardo-apre-la-battaglia-dei-sindaci/216240

 

 

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ARCHITETTURE DEL REGNO                                               

 

– La Biblioteca Regionale della Regione Siciliana

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La Biblioteca centrale della Regione Siciliana è la più recente denominazione di un Istituto sorto il 15 novembre 1782. Infatti, nel complesso monumentale costituito dal Collegio Massimo dei Gesuiti e dall’attigua chiesa barocca di S. Maria della Grotta, veniva inaugurata la Reale Biblioteca, per ordine di Ferdinando I. Il merito della sua costituzione va al principe di Torremuzza, Gabriele Lancillotto Castelli, che chiamò il celebre architetto Venanzio Marvuglia per adattare la grande sala sul lato sud dell’edificio, odierna Sala di lettura generale.

A dirigere la nuova Biblioteca reale fu chiamato il teatino p. Giuseppe Sterzinger, mentre il primo fondo librario fu costituito coi resti della Biblioteca della Compagnia di Gesù, che ne era stata espulsa il 20 novembre 1767.

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Unificata l’Italia, essa prese il nome di Biblioteca nazionale e si arricchì progressivamente, oltre che del patrimonio librario delle disciolte corporazioni religiose e di alcune raccolte bibliografiche di cittadini illustri, anche degli esemplari depositati per legge.

Durante la II Guerra mondiale la Biblioteca fu pesantemente bombardata, e temporaneamente trasferita al palazzo Mazzarino in via Maqueda.

Conclusi i lavori di restauro del Collegio Massimo, nel 1948 la Biblioteca ritornò nella sua sede originaria, ed in quella occasione fu scoperta una lapide commemorativa. I lavori di adattamento continuarono anche dopo quella data, con la costruzione di una “Torre libraria”, alta ben 26 metri, nell’antica chiesa sconsacrata di S. Maria della Grotta, la costruzione della Sala di consultazione recentemente restituita a Sala di lettura, il rifacimento della Sala di lettura generale ideata dal Marvuglia, bombardata durante la guerra, ricostruita, ma privata della bellissima scaffalatura lignea che la adornava, distrutta dai bombardamenti. Fu anche costruito un nuovo scalone centrale, utilizzato oggi per accedere alle sale dall'ingresso della Biblioteca.

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Nel 1977, a seguito del trasferimento delle competenze in materia di beni culturali dallo Stato alla Regione siciliana, con la legge regionale 80/77, la Biblioteca ha assunto la denominazione di Biblioteca centrale della Regione siciliana, configurandosi come il massimo Istituto bibliotecario siciliano, cui sono assegnati compiti di rilevanza regionale.

Vi sono custoditi manoscritti, opere a stampa del XV e XVI secolo. La raccolta di periodici dell'emeroteca è una delle più importanti del meridione. È polo S.B.N. (servizio bibliotecario nazionale) per la Sicilia.

Fonti:

http://www.palermoweb.com/cittadelsole/monumenti/biblioteca_regionale.htm

https://it.wikipedia.org/wiki/Biblioteca_centrale_della_Regione_Siciliana

http://www.palermoweb.com/cittadelsole/monumenti/biblioteca_regionale.htm

Per prendere visione delle altre “Architetture del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video.

 

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LUOGHI DEL REGNO                                                         

 

 

– Palermo: Il Palazzo reale e la Cappella palatina

di iFilmati, da youtube.com

(foto da TripAdvisor)

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=IuVzG59v6to

 

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VISITA IL NOSTRO CANALE YOUTUBE:

https://www.youtube.com/results?search_query=regnodelledue+sicilieeu

Per prendere visione degli altri “Luoghi del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video, pag 2.

 

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CULTURE DEL REGNO                                                         

 

dall’Istituto di ricerche storiche Due Sicilie riceviamo e volentieri pubblichiamo:

– La vita della Regina Maria Sofia diventa un musical

img_1035-fileminimizerSANT'ARPINO – Nel pomeriggio di giovedì, 14 giugno, al Teatro Lendi di Sant’Arpino (CE), ha avuto luogo un evento eccezionale: è stata portata sulla scena, sotto forma di commedia musicale, la storia di Maria Sofia von Wittelsbach, Reine de Deniet, l’Ultima Regina di Napoli e delle Due Sicilie, uno spettacolo unico, senza precedenti, che ha avuto come protagonisti gli allievi dell’Istituto Tecnico Guglielmo Marconi di Giugliano in Campania.

 Alunni ed alunne, tutti bravissimi ed insuperabili per impegno e serietà profusa, coadiuvati dall’inserimento di qualche esperto esterno, hanno fatto rivivere sul palcoscenico l’epopea dell’Eroina di Gaeta, un personaggio – che come ben sappiamo – è snobbato dalla storiografia ufficiale.

 Le musiche avvolgenti, i costumi pittoreschi (peraltro, confezionati dagli stessi alunni dell’istituto), le coreografie originali, i testi incisivi hanno tenuto inchiodato alle poltrone il pubblico presente per il quale il tempo è volato, segno che la recita ha fatto veramente presa.

Continua su:

http://istitutoduesicilie.blogspot.com/2018/06/la-vita-della-regina-maria-sofia.html

 

Per prendere visione delle altre “Culture del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video, pag 3.

 

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TESTI CONSIGLIATI                                                            

 

– …e nel mese di maggio 1860 la Siclia diventò "Colonia"

di Pippo (Giuseppe) Scianò

Pitti Edizioni, pag. 415

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Così si esprime Pippo (Giuseppe) Scianò a pagina 376 della sua ciclopica opera presentata oggi (7.4.’18) a Palermo intitolata “…e nel mese di maggio 1860 la Sicilia diventò <<Colonia>> – ciclopica non tanto per il numero delle pagine, che comunque sono ben 415, quanto per contenuti densi di documenti, testimonianze e circostanze, spesso inedite, e relativi “solamente” al periodo maggio/ottobre 1860 – riferendosi alle opere di Gustavo Rinaldi, storico e studioso, ed in particolare a quella intitolata “Il Regno delle Due Sicilie. Tutta la verità”:

          “A questo punto del nostro lavoro, sentiamo quindi il dovere di esprimere la nostra sincera gratitudine per l’opera meritoria che – non senza sacrifici – sta portando avanti  con successo e che contribuisce  in modo determinante a riaffermare il diritto dei Popoli dell’ex Regno delle Due Sicilie alla rispettiva memoria storica, all’identità nazionale, che dal 1860 sono state calpestate, prima dall’occupazione militare di stampo imperialista voluta dalla gran Bretagna e successivamente dai partiti unitari dominanti e dagli ascari locali e dai regimi e dalle istituzioni da questi dipendenti.

          Tutto e tutti al servizio dell’imperialismo interno delle regioni del nord e del loro Stato. E il diritto alla propria memoria storica – tanto per parlare di uno solo dei diritti negati – è, per ogni Popolo, la condizione essenziale per acquisire la consapevolezza di sé.

          Anche per uscire da quella alienazione culturale in forza della quale i popoli oppressi si identificano con i loro oppressori. E tanto più avviene questa identificazione quanto più gli oppressori sono stati spietati, assassini, feroci e canaglie.

          Come è accaduto, appunto dal 1860 in poi in Sicilia, in Calabria, in Basilicata, in Puglia, in Abruzzo, nel Molise, in Campania ed, in una parola, in tutto quanto il territorio del soppresso Regno delle Due Sicilie.

Qui il VIDEO della presentazione

https://www.youtube.com/watch?v=Mq-kCl_xgMs&feature=youtu.be

 

 

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– Quaderni Borbonici – 1

di Alessandro Fumia e Franz Riccobono

EDAS sas Edizioni

Dedicato a Carlo III di Borbone ed ai suoi interventi su Messina

 

 

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– Rinascita di una Nazione

di Giovanni Maduli

Presentazione di Vincenzo Gulì

Introduzione di Ignazio Coppola

Pitti Edizioni

 

 

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NOVITA' EDITORIALI                                                          

 

– 1860 -La verità dimezzata – Cronistoria della spedizione dei mille e sue conseguenze

di Vincenzo Giannone

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– Verità e menzogne sul brigantaggio

La sconosciuta replica della Corte Borbonica alla relazione Massari (1863)

di Gaetano Marabello

libro-fileminimizerPagine 246, E 20,00

 

 

 

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– Pagine di storia militare del Reno delle Due Sicilie

di Francesco Maurizio Di Giovine

Controcorrente Edizioni

 

 

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– L’Industria del Regno di Napoli, 1859 – 1860

di Angelo Mangone

(riedizione)

Grimaldi & C Editori, con il contributo della Fondazione “Il Giglio”

(Lettera Napoletana) Alla vigilia dell’unificazione il Regno delle Due Sicilie contava, solo nella parte continentale, esclusa la Sicilia, su quasi 5mila industrie. Il settore industriale occupava 195mila addetti (considerando solo le imprese con almeno 5 dipendenti ed escluse le imprese artigiane), circa il 6% della popolazione attiva.

La quota di addetti all’industria sul totale della popolazione (poco più di 7 milioni nella parte continentale del Regno) era vicina a quella del Piemonte (7,5-8%) e del Lombardo-Veneto, appartenente all’Impero Austro-Ungarico, e percentuali di quest’ordine di grandezza facevano registrare molti Paesi in via di sviluppo industriale dell’epoca.

Nel 1860 l’industria delle regioni continentali del Regno delle Due Sicilie impiegava il 27% del totale degli addetti di tutti gli Stati italiani.

Questa fotografia dello sviluppo industriale delle Due Sicilie è contenuta nel saggio di Angelo Mangone, “L’industria del Regno di Napoli 1859-1860”, uno studio fondamentale per la ricostruzione della storia meridionale, uscito nel 1976 ma esaurito da anni, che viene ora ripubblicato, con un’introduzione di Gennaro De Crescenzo, da Grimaldi Editori & C. con il contributo della Fondazione Il Giglio.

Continua su:

http://www.editorialeilgiglio.it/sud-cosi-erano-le-industrie-del-regno-un-libro-verita/

 

 

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NOTIZIE DAL MONDO – ECONOMIA, POLITICA              

 

Con invito alla massima divulgazione:

– Nessun maledetto giornale o TG parla di questa BOMBA del PD

di SocialTv Network, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=jAM56Wn25s0

 

 

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– I maestri della distruzione: rapporto tra moneta-debito e immigrazione

di Nicola Arena, da Sete di giustizia e da quieuropa.it

Mentre tutto scorre nell’indifferenza più meschina, vediamo quotidianamente bande di uomini scorrazzare per le vie dei nostri centri storici, distruggendo quel che incontrano nel loro avanzare. Il motivo per cui questa gente sia presente nel nostro territorio fu "candidamente" rivelato fin dal 2011 da Massimo D’alema:

Nei prossimi venti anni, dichiarava, abbiamo bisogno di trenta milioni di migranti.

Ovviamente parlava in nome della sua cerchia di amicizie, non certo in nome del popolo italiano. L'indignazione contro l'iper-immigrazione cresce di giorno in giorno; nel contempo in varie città italiane assistiamo a numerose proteste e violenze contro cittadini italiani da parte degli "ingestibili" ospiti forzati. Il fatto che questa gente sfoghi tutta la sua rabbia contro di noi è inaccettabile, ma è ancor di più inaccettabile il silenzio della magistratura e delle forze politiche di opposizione. Non è possibile che in uno stato indebitato fino al collasso economico, dove migliaia di attività economiche muoiono ogni anno, lasciando a casa centinaia di migliaia di padri di famiglia senza un reddito né un salario, possano arrivare milioni di persone. Chi ha permesso ciò sono gli esponenti di una cultura della morte, della distruzione dell’ordine sociale.

Continua su:

http://www.quieuropa.it/i-maestri-della-distruzione-rapporto-tra-moneta-debito-e-immigrazione/

 

 

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– Sopravvivere senza QE, per non morire di debito

di Fabio Conditi, da comedonchisciotte.org

Mario Draghi ha detto stop, il QE (ndr Quantitative Easing) della BCE rallenterà nei prossimi mesi fino ad azzerarsi alla fine del 2018, e noi dobbiamo capire come fare a sopravvivere senza QE, per non morire di debito.

Era prevedibile che finisse, ma certamente questo annuncio oggi è il segnale che la guerra economico-finanziaria potrebbe diventare ancora più “cruenta”.

Ci hanno provato con le buone, inondando di liquidità i mercati finanziari con il QE e permettendo a qualche goccia di affluire nelle casse dello Stato attraverso una parziale riduzione degli interessi sui Titoli di Stato, e questa “mancetta” doveva servire a farci accettare volontariamente le “riforme costituzionali” di Matteo Renzi, fedele servitore del potere finanziario. Ma abbiamo avuto l’ardire di rifiutare la modifica della nostra Costituzione ed ora, colmo dei colmi, abbiamo anche eletto al Governo del paese due partiti populisti ed antisistema.

Continua su:

https://comedonchisciotte.org/sopravvivere-senza-qe-per-non-morire-di-debito/

 

 

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– LIBERIAMO L'INFORMAZIONE – ControRassegna Blu #17 – 19/06/2018

di Byoblu, da youtube.com

VIDEO

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https://www.youtube.com/watch?v=qt2WATfP5DI

 

 

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Giulietto Chiesa, a Napoli, risponde alle domande del pubblico

di PandoraTv, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=GWA3O2rZnAo

 

 

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DA NON PERDERE:

– Dipende da voi quanti italiani sapranno COSA HANNO FATTO

di SocialTv Network da youtube.com


VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=phtMzTc8Da0


DA NON PERDERE:

UE: 30 MILIONI DI EURO PER LE LORO FAKE NEWS – Marco Zanni

di Byoblu, da youtube.com

VIDEO
https://www.youtube.com/watch?v=iAwh3Nu0XU8

 

 

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CULTURA – COSTUME – SOCIETA'                                  

 

– Il tema di maturità come moderna tecnica di orientamento di massa

di Enzo Pennetta, da enzopennetta.it

 

Ancora una volta nelle tracce dell’esame di Stato passa un messaggio per orientare al politicamente corretto non solo le generazioni che concludono il loro ciclo di formazione scolastica ma l’intera coscienza sociale.

 

Se la propaganda più efficace è quella che non si presenta in quanto tale, quella che passa attraverso la scuola è efficace in massimo grado. A pochi giorni dal mega spot di Saviano a favore della legalizzazione della cannabis passato su RAI due arrivano le tracce della prova di italiano per l’esame di Stato.

Attraverso gli argomenti proposti è possibile fare una lettura del clima politico e degli orientamenti politicamente corretti che studenti e cittadini sono chiamati a tenere.

Primo messaggio: attenti al fascismo in assenza di fascismo – La prima traccia proposta è quella che negli ultimi anni è stata dedicata all’analisi del testo ma che da quest’anno diventa di ‘comprensione’ del testo, un esercizio molto più facile che rivela l’aspettativa di un calo del livello di istruzione raggiunto. Dal punto di vista del contenuto l’argomento è quello delle leggi razziali durante il fascismo che proposto attraverso una lettura del Giardino dei Finzi Contini, il meta messaggio è quello di una riproposizione di un pericolo fascista in assenza oggi di fascismo, è facile qui riconoscere quello che è stato uno degli argomenti della campagna elettorale, un ‘pericolo’ del quale il candidato e la nazione tutta sono così invitati a prendere coscienza.

Continua su:

https://www.enzopennetta.it/2018/06/il-tema-di-maturita-come-moderna-tecnica-di-orientamento-di-massa/

 

 

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– Lo slogan dell’impero: le famiglie gay non fanno male a nessuno

di Roberto Pecchioli, da quieuropa.it

Mattia Feltri è un brillante giornalista vicino al potere. I suoi commenti, brevi, asciutti, ironici sono seguiti con interesse da molti lettori. Tipico esemplare del progressismo liberal luogocomunista, nel senso di sostenitore di tutti i luoghi comuni dell’epoca, la sua penna non delude mai. Si è unito al coro scomposto di chi ha attaccato il neo ministro della famiglia Lorenzo Fontana citando con il cuore spezzato una frase della sconsolata esponente democratica Paola Concia, lesbica militante. A proposito delle famiglie gay, la coniugata signora ha dichiarato

                                  “Non facciamo male a nessuno!”

Un’ovvietà per Mattia Feltri, la cui tecnica preferita è l’indignazione a ciglio alzato mista a irrisione di chi è inevitabilmente dalla parte della storia, della logica, del senso comune violato da biechi reazionari. Costoro non hanno solo torto marcio, ma non meritano neppure di essere confutati nel merito, tanto è lampante il loro errore.

    Eppure, l’argomento della Concia accolto da Feltri non è solo insidioso.

                                      E’, purtroppo, assai potente.

Non fanno nulla di male le coppie dello stesso sesso desiderose di matrimonio.

  E’ il classico argomento vincente del relativismo etico individualista liberale.

                                  Pensiero debole, esito fortissimo.

Continua su:

http://www.quieuropa.it/lo-slogan-dellimpero-le-famiglie-gay-non-fanno-male-a-nessuno/

 

 

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– Beppe Grillo, la Bocca della Verità

di Alceste, da alcesteilblog.blogspot.com

Una cosa devo confessarla: Beppe Grillo mi è simpatico. Anzi, lo ammiro.

In lui ritrovo il mestiere, l’artigianato lungamente appreso in periodi oscuri e umidi di gavetta, e in decenni di fuoco sul palco; il mestiere, quello che oggi tutti cercano di scansare ricorrendo a scorciatoie e trucchi. I ballerini, i cantanti, i pittori, tutti ambiscono di arrivare alla vetta in poche settimane, come se una tradizione potesse rifluire nelle distratte circonvoluzioni del cervello con una portentosa iniezione digitale. Ma lui no: egli sa. Seguo da tempo i suoi spettacoli, ero anche a San Giovanni, alla chiusura elettorale del 2013. Lui conosce il pubblico perché, in fondo, lo ama. Appena entra in un’arena sa chi è con lui e chi contro di lui, a naso, come un vecchio segugio sulle tracce di una volpe; allo stesso tempo conosce l’arte di blandire, facendosi suadente o ricorrendo alle astuzie dell’insulto ben temperato.

Continua su:

http://alcesteilblog.blogspot.com/2018/06/beppe-grillo-la-bocca-della-verita.html#more

 

 

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– Jacques Ellul. Risalire alla sorgente dell’errore

a cura di Gabriella Rouf, da ilcovile.it

NOTA:

Interessantissimo articolo quello di seguito segnalato. Profondo, puntuale, sottile.

Tuttavia non possiamo sottoscrivere quella parte laddove si liquida il “Cubismo” (corrente artistica)

come “formalismo senza messaggio, senza contenuto, senza significato” (pag. 4). L’argomento meriterebbe approfondite riflessioni che esulano dalle motivazioni che ci hanno spinto a segnalare l’articolo; motivazioni che, solamente, sono da individuare nel nichilismo dell’attuale momento artistico e culturale; nichilismo che è causa programmata, insieme a molto altro, del decadimento della nostra società e dei nostri valori. Né possiamo condividere quella parte dello stesso articolo dove si asserisce che la musica moderna “non è musica, ma”ruomre…” (pag. 4). E ancora, “Gli amatori del rock si sprofondano nel rumore….” (pag. 4). Affermazioni queste che denotano una mancata conoscenza sia delle ragioni artistiche che sottintendono al Cubismo, sia le ragioni e le analisi musicali profonde da ricercare in numerosi brani della musica rock, ma non solo. In relazione alla musica rock, ad esempio, ci limitiamo a segnalare un video nel quale un celeberrimo brano dei Led Zeppelin è stato addirittura trascritto per l’orchestra classica. In particolare, riguardo alla musica, non crediamo si possa parlare di “musica” o “non musica”: se mai si dovrebbe parlare, in ogni ambito musicale, di musica di qualità e musica senza qualità; il che presuppone il verificare se vi siano attenzioni nei riguardi dell’interpretazione, della melodia, dell’armonia, della tecnica musicale, etc.. Qualcuno si sentirebbe di affermare, ad esempio, che la musica napoletana (quella originale intendo, Murolo, etc.), non sia Musica? Esistono tanti stili e tipologie musicali ed ognuna ha qualcosa da dire. Tutto sta nel “come” quella cosa si dice. Negare la legittima e meritevole esistenza di altre “voci”, ancorchè non “canoniche”, può portare a concezioni, in generale, pericolosamente “totalitarie”.

Buona lettura e buona visione.

– Stairway to Heaven (Led Zeppelin) Cover by Sofia

di Sofia Music, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=G9dSFybU57Y

Riprendiamo il discorso da quel “ma com’è possibile?”, che ogni volta sorge spontaneo di fronte al dilagare degli orrori dell’arte contemporanea AC. E’ in effetti oggi anche troppo facile definirli tali, il loro livello è ormai così basso, la loro ripetitività così palese, il sistema speculativo che li tiene su così noto e conclamato, che… cosa se ne può dire che non sia sotto gli occhi di tutti e alla portata di tutti?

Continua su:

https://ilcovile.it/scritti/COVILE_999_Ellul.pdf

 

 

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 MEDICINA                                                                        

GLI ARTICOLI DI SEGUITO RIPORTATI NON RAPPRESENTANO IN ALCUN MODO SUGGERIMENTI O INDICAZIONI TERAPEUTICHE IN QUANTO GLI AMMINISTRATORI DI QUESTO SITO NON SONO MEDICI; ESSI RAPPRESENTANO SOLAMENTE UN PANORAMA DI OPINIONI REPERITE SUL WEB. SI INVITA PERTANTO AD AVVALERI COMUNQUE DEL PROPRIO MEDICO CURANTE.

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– L'origine psico-spirituale delle malattie – Elio Sermoneta

di PandoraTv, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?time_continue=2759&v=fbrZqa_Rsmc

 

 

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– ESTORSIONE STATALE DI ORGANI UMANI IN ITALIA

di Gianni Lannes, da sulatestagiannilannes.blogspot.com

(cliccare sull'immagine per ingrandirla)

Per approfondire:

http://www.antipredazione.org/

Fonte:

http://sulatestagiannilannes.blogspot.com/2018/06/estorsione-statale-di-organi-umani-in.html

 

 

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– Vaccini: ecco i dati sulle reazioni avverse raccolti dal Codacons

da emiliaromagnamamma.it

Sui vaccini è battaglia legale fra il Codacons e le autorità. Da una parte l’associazione dei consumatori, dall’altra il ministero della Salute e l’Agenzia per il farmaco. La prima ha denunciato l’Aifa e il ministro Beatrice Lorenzin per abuso d’ufficio, omesso controllo e favoreggiamento alle case farmaceutiche interessate alla somministrazione dei vaccini, in relazione alla morte di cinque neonati. In particolare il Codacons accusa la Lorenzin di non aver informato gli altri ministri, al momento dell’approvazione del decreto sui vaccini, dell’esistenza “di un documento dell’Aifa sulle reazioni avverse”. Dal canto suo l’Aifa ha dato mandato ai proprio legali “di difendere contro il Codancons, in ogni forma e in ogni sede, la verità scientifica, la realtà dei dati, la qualità dell’operato del lavoro svolto dall’Agenzia”.

I dati presentati dal Codacons questa mattina dicono che le segnalazioni di sospette reazioni avverse ai vaccini sono state 21.658 nel triennio 2014-2016. Prima di scendere nel dettaglio il Codacons ha voluto ribadire ancora una volta che l’associazione non è contro i vaccini: “Chiunque a partire dall’Aifa dovesse ancora affermare che il Codacons è contro i vaccini sarà immediatamente querelato per diffamazione e per strumentalizzazione diretta a favorire le case farmaceutiche attraverso affermazioni false”. I consumatori infatti auspicano “vaccini singoli, sicuri, testati ed adeguate indagini pre vaccinali“.

Continua su:

http://www.emiliaromagnamamma.it/2017/05/vaccini-dati-sulle-reazioni-avverse-raccolti-dal-codacons/

 

 

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– Puoi guarire corpo e mente con i Campi Magnetici. La fisica quantistica dimostra che Tesla aveva ragione

da quantisticamente.it

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Oggi si pensa ai campi magnetici a livello medico solo come uno strumento diagnostico, ma la medicina, soprattutto in Germania ed Inghilterra, si sta nettamente orientando verso le nuove applicazioni terapeutiche che le scoperte della fisica quantistica stanno portando alla luce.

Lo stesso Tesla più di 100 anni fa ne era a conoscenza e le provò su sé stesso. Come riportato nel libro di Edoardo Segato, Tesla – Lo Scienziato Contro:

“Nel corso delle sue ricerche Tesla comprese il valore stimolante e terapeutico delle alte frequenze e dei relativi campi magnetici sull’uomo, ma non brevettò mai nessun metodo o apparecchio. Si limitò ad annunciarne la scoperta nel 1892-93 nelle conferenze che tenne tra Europa e America. Tesla espose tutta una serie di possibili soluzioni terapeutiche non invasive. Tra questi c’era un trattamento magnetico, oggi uno dei metodi più all’avanguardia. Sono in molti a sostenere che entro breve sarà accessibile per tutti una medicina molto diversa, più radicale e meno invasiva, “senza fili”, e soprattutto senza farmaci e senza aghi.

Continua su:

http://quantisticamente.it/puoi-guarire-corpo-mente-campi-magnetici-la-fisica-quantistica-dimostra-tesla-ragione/

 

 

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– Che cosa succede quando dimentichiamo il significato dei termini?

di Enzo Pennetta, da enzopennetta.it

Prima di addentrarci nella struttura logica dell’argomento, una breve premessa.

La nota, dolorosissima vicenda-incubo del piccolo Alfie Evans ha dimostrato molte cose.

Ne sottolineo almeno due:

1) un piccolo-mondo, nel-mondo, si è finalmente ribellato

E ben oltre i tweet o i messaggi di protesta sui social. Con le motivazioni più diverse, che per ora non c’interessano, ma tant’è: dopotutto s’è vista quella sollevazione popolare che non c’è stata con Charlie Gard o Isaiah Haastrup (vedi qui Da Charlie a Isaiah, i precedenti del caso Alfie).

Tanto da dover schierare la polizia intorno all’Ospedale in cui il bambino era tenuto sequestrato.

L’immagine è altamente significativa: la folla è a protezione del bambino e vuole la sua vita, la polizia è a protezione dell’Ospedale che vuole la sua morte. Si capisce bene: c’è un piccolo-mondo che è disposto a fare un passo avanti. Qualcuno non ne può più di vedere questi bambini ammazzati come i cavalli (a proposito: qui un bel pezzo di Caterina Giojelli). C’è quindi un sentire comune che ancora non si lascia irretire dal pensiero unico oggi dominante.

Ma c’è anche un’altra questione:

2) l’incredibile vicenda ha definitivamente messo a nudo le altrettanto incredibili amnesie del mondo cattolico sul tema

Questo ci aiuta ad avvicinarci all’analisi logica del concetto di “accanimento terapeutico” (e dei correlati concetti di “best interest” ed “eutanasia”, spacciati per atti di compassione per i malati gravi e gravissimi). Eh sì: scivoloni logici anche nel mondo cattolico. Perché era certamente logico e prevedibile aspettarsi fin nei dettagli più brutali quello che è poi successo, con le giustificazioni più assurde dei giudici, la complicità dei medici – imbarbariti da un’ideologia che li ha trasformati in boia -, la mancata obiezione di coscienza di un intero ospedale, la complicità della polizia ed il plauso indegno dei radical chic di tutto il pianeta (a proposito, ciao Tom Wolf!), ormai alle prese con un un mega-corto-circuito logico che nessuno (di loro) sa disinnescare e che presto verrà a scoppiare nelle mani dell’ultimo sfigato di turno (Jacques Attali è troppo intelligente per cascarci: c’è da scommettere che al momento opportuno si smarcherà dai suoi nipotini).

Continua su:

https://www.enzopennetta.it/2018/05/che-cosa-succede-quando-dimentichiamo-il-significato-dei-termini/

 

 

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 SCIENZA E TECNICA                                                           

 

– Agrumi: la Sicilia ha tra le mani un affare miliardario. Si chiama limonene e si trova nelle bucce delle arance. Ma…

di Giulio Ambrosetti, da inuovivespri.it

(foto da Acicastello informa)

Chi lo doveva dire che con le bucce di arance si possono fare un sacco di soldi? Lo sanno bene gli spagnoli che, zitti zitti, con il limonene – una sostanza contenuta nelle bucce di arance – producono pesticidi biologici che eliminano insetti e funghi dannosi per l’agricoltura senza inquinare l’ambiente. Un grande affare a nove zeri. E la Sicilia? Affrontiamo l’argomento con il chimico del CNR, Mario Pagliaro.

 

Quando lo abbiamo appreso, siamo rimasti perplessi. L’olio estratto dalla buccia delle arance, lo stesso che quando le sbucciamo emette quel gradevole profumo, sarebbe un potente pesticida naturale usato in tutto il mondo per la difesa delle colture. Abbiamo dunque fatto qualche ricerca in rete, e la cosa sarebbe confermata.

La notizia vera è che questo prodotto – il limonene, contenuto nella buccia degli agrumi e, in particolare, nelle bucce delle arance bionde – sta diventando più importante dell’arancia e del succo di arancia. Perché, come già accennato, viene usato al posto dei pesticidi per combattere gli insetti e i funghi dannosi per l’agricoltura, ed ha anche trovato molti altri usi.

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http://www.inuovivespri.it/2018/06/18/agrumi-la-sicilia-ha-tra-le-mani-un-affare-miliardario-si-chiama-limonene-e-si-trova-nelle-bucce-delle-arance-ma/

 

 

 

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– L’evoluzione non è darwiniana: studio della Rockefeller University smentisce il gradualismo

di Enzo Pennetta, da enzopennetta.it

La teoria di Darwin sarebbe nata già morta se lui non avesse aggirato il problema dell’assenza di gradualismo.

Adesso è definitivo: l’evoluzione non è graduale.

La teoria darwiniana implica cambiamenti graduali, è lo stesso Darwin ad affermarlo:

Come mai la natura non avrebbe fatto un salto da una struttura all’altra? Secondo la nostra dottrina d’elezine naturale possiamo capire chiaramente perchè essa nol possa fare; perchè l’elezione naturale non può agire che approfittando delle piccole variazioni successive; essa non può mai fare un salto, ma deve procedere per gradi corti e lenti.

C. Darwin, Sull’origine delle specie – Zanichelli 1864, pag. 153

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https://www.enzopennetta.it/2018/06/levoluzione-non-e-darwiniana-studio-della-rockefeller-university-smentisce-il-gradualismo/

 

 

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– È stata l’attività di fracking a causare l’eruzione vulcanica sull’isola di Hawaii?

di Jon Rappoport, da comedonchisciotte.org

A Puna, sull’isola di Hawaii, la più grande dell’arcipelago, dove il vulcano Kilauea ha eruttato violentemente, si trova la centrale geotermica Puna Geothermal Venture (PVG).

Esiste un annoso dibattito intorno alla presunta attività di fracking della centrale PGV, che potrebbe esser ridotto a una mera questione terminologica considerando che, nel processo geotermico, come informa il sito hawaiifracking.com,

“…la perforazione e l’iniezione di acqua fredda, attività tipiche delle centrali geotermiche, fratturano le rocce. Ciò può indurre terremoti e, attraverso la contaminazione dell’atmosfera e delle falde acquifere, può incidere sulla nostra salute e sicurezza”.

Sia che l’iniezione profonda di un fluido abbia lo scopo di estrarre petrolio, gas o calore geotermico, la fase iniziale del processo è la stessa.

I terremoti indotti attraverso queste iniezioni d’acqua potrebbero certamente provocare un’eruzione vulcanica.

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https://comedonchisciotte.org/e-stata-lattivita-di-fracking-a-causare-leruzione-vulcanica-sullisola-di-hawaii/

 

 

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– L’origine della vita sempre più oscura (e anche l’origine delle specie)

di Enzo Pennetta, da enzopennetta.it

 

Più la vista si acuisce più ci accorgiamo che la soluzione si allontana: l’origine della vita è ancora del tutto un mistero. E di conseguenza la comprensione della vita stessa deve essere messa in dubbio.

Qual è la complessità minima per costruire il più semplice essere vivente e di conseguenza come era fatta la prima cellula? La possibilità che si sia partiti da qualcosa di molto più semplice e quindi più facilmente spiegabile rispetto alle cellule attuali sembra essersi arenata di fronte ad uno studio pubblicato su Science nel quale è emerso che il numero minimo di geni necessari per far funzionare una cellula è molto superiore a quanto sinora ipotizzato e, fatto forse ancor più rilevante, che le interazioni tra geni rendono più difficile anche immaginare un’evoluzione con i meccanismi neodarwiniani di caso e necessità.

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https://www.enzopennetta.it/2018/05/lorigine-della-vita-sempre-piu-oscura-e-anche-lorigine-delle-specie/

 

 

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– Fusione nucleare, a Frascati la DTT

di Antonella Ardito, da ingegneri.info

 

Una macchina sperimentale per la fusione nucleare nascerà a Frascati: è la Divertor Tokamak Test facility (DTT) e renderà il sito dell’ENEA centro di eccellenza internazionale per la ricerca sulla fusione nucleare. I lavori di costruzione dovrebbero iniziare a novembre 2018 e costare 500 milioni di euro. Il DTT è nei fatti l’anello di congiunzione con l’ITER, il reattore sperimentale in costruzione in Francia. L’obiettivo è verificare fattivamente la possibilità scientifica di produrre energia nucleare pulita attraverso la fusione e non la fissione nucleare.

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http://www.ingegneri.info/news/ambiente-e-territorio/fusione-nucleare-a-frascati-la-dtt/

 

 

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FUORI TESTO

 

Le lacrime che dai nostri occhi vedrete sgorgare

non crediatele mai segni di disperazione

promessa sono solamente

promessa di lotta.

Alexandros Panagulis
 

 

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– Fioravanti: il Regno dei Borbone, scuola di eccellenza

di CentroStudi Civitanovesi, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=lOZ_Bog8qpY

 

 

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CNT – Message à toute l'humanité

di Demo Sophie, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=j1GCeJe7T74&feature=share

 

 

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– "Inganno Globale", di Massimo Mazzucco

di Il Portico Dipinto, da youtube.com

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https://www.youtube.com/watch?v=jNiZD1FQevk&t=662s

 

 

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– Cancro le Cure Proibite di Massimo Mazzucco

di Carlo Anibaldi, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=qPZPGeLag9c

 

 

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– Ex Magistrato Paolo Ferraro Decide Di Parlare!

di InfoClub, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=QGHNSkmbH0E&t=11s

 

 

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