La verità è per chiunque la voglia cercare…

Questo sito non è monarchico

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N.B.: Si partecipa ai Sig.ri fruitori di questo sito che alcuni articoli riportati sulla pagina iniziale possono rimanere in visione per molto tempo, mentre altri vengono aggiornati con maggiore frequenza e senza alcuna periodicità. Si invita pertanto a prendere sempre visione  dell’intera pagina.

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Totale accessi luglio 2018: 12085;

media accessi giorno: 93,81

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LE NOSTRE CONDOGLIANZE AI FAMILIARI DELLE VITTIME DEL CROLLO DEL PONTE DI GENOVA

 

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APPELLO

 

…alla luce di quanto sta avvenendo non è più pensabile continuare a dividersi in sicilianisti, napolitanisti, duosiciliani, borbonici, antiborbonici, meridionalisti, federalisti, autonomisti e via dicendo: ciò non farà altro che favorire il gioco di quelle oligarchie mondialiste che hanno causato ciò che stiamo subendo; la posta in gioco è troppo alta per non comprendere che solo una identità di intenti può porsi come elemento determinante per la riuscita di un qualunque progetto di riscatto. E’ indispensabile, anzi vitale, il superamento di quelle pur legittime diversità di vedute e propugnare, tutti insieme e nel rispetto delle specifiche idee, quanto meno un forte riavvicinamento delle varie componenti identitarie, nella convinzione e nella consapevolezza che se ciascuno farà un piccolo passo indietro, tutti insieme si farà un enorme passo avanti.

(Tratto da “Rinascita di una Nazione”, pag. 127)

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Si invitano i sig.ri lettori a dare attenta lettura dell’articolo seguente. Anche dalla sua lettura è possibile comprendere la deriva verso la quale, indipendentemente dai vari “credo” politici, siamo tutti volutamente trascinati.

– Perchè non si possa dire "Io non lo sapevo…" e la conseguente scelta indipendentista.

di Giovanni Maduli, 19.2.2016.

http://www.regnodelleduesicilie.eu/wordpress/page/2/

 

 

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– L’ultimo gravissimo attacco dello Stato italiano all’Autonomia della Regione Siciliana! Annullato l’art. 15 dello Statuto Regionale.

Mentre lo stesso Stato concede maggiore autonomia a due regioni del Nord, Veneto e Lombardia, viene Annullato l’art. 15 dello Statuto Regionale che, fra l'altro, prevede la "legislazione esclusiva e l'esecuzione diretta in materia di circoscrizione, ordinamento e controllo degli enti locali". In poche parole la Corte Costituzionale ha sentenziato che i rappresentanti delle provincie non debbono essere eletti dal Popolo, ma dai sindaci eletti e dai consiglieri comunali.

VIDEO

https://www.facebook.com/nellomusumeci.page/videos/1764277880316276/

Per chi non avesse un profilo Fb.:

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=bHv8I3ADE-k

 

 

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PENSIERI…

– Macroregione: “manna” che piove dal nord…

di Vincenzo Gulì, da Parlamentoduesicilie.eu

Sono quasi sei anni che su questo sito si dibattono problemi scottanti per l’attuale Sud che gravitano attorno ad una parola magica riscoperta e divulgata ad arte nel nuovo secolo: federalismo.

Già i titoli degli articoli pubblicati in calce danno un’idea della posizione del P2S. Ma l’indolenza dei lettori sprona a riassumere il tutto mentre si accende l’ennesimo dibattito in materia che il potere ha deciso si battezzare “autonomia delle macroregioni”. Ciò servirà a togliere immeritate primazie a sciacalli dell’ultima ora e maschere di meridionalismo demagogico a chi finge (?) di non avvertire le mire specifiche del potere.

Operiamo schematicamente dato che i dettagli si possono trovare nelle pagine indicate:

  • L’Italia nasce accentratrice e antifederalista per consentire il drenaggio della superiore ricchezza dei popoli conquistati nelle Due Sicilie

  • In altri termini: il Sud paga per risolvere la questione settentrionale e si infetta della sua questione (infinita) meridionale

  • Il calvario del Mezzogiorno è lungo perché assai consistente la sua capacità produttiva e finanziaria nonostante quanto costantemente fatto dai sabaudi per assottigliarla

  • E’ necessario aspettare il periodo successivo al centenario della conquista tosco-padana per accertare globalmente l’inversione reddituale tra Nord e Sud

  • Nasce la Lega per criticare l’unità dello stato con il dichiarato, però surrettizio, intento di dividerlo

  • Man mano si chiarisce che la crescita leghista è stata consentita per rendere accettabile la disunità economica italiana (con lo spauracchio di essere abbandonati dalla parte “migliore” del paese) e nascono governi sfacciatamente nord-centrici con le ovvie conseguenze letali per il Mezzogiorno

  • Dopo oltre un trentennio di tali misfatti verso le colonie meridionali è necessario il colpo di grazia approfittando della crisi mondiale scatenata dalle lobby bancarie egemoni

  • I mass media sono indotti a martellare sulla forma federalistica più evoluta: l’autonomia regionale per annientare praticamente gli ultimi trasferimenti di ricchezza tra aree ricche e aree povere

  • A 157 anni dal funesto 1861 si può parlare di Macroregione Meridionale (con quasi tutti i territori un tempo napolitani) e, addirittura, di Macroregione delle Due Sicilie.

Questa escalation è senza dubbi predisposta dal potere coloniale che ci opprime. Ogni step è stato effettuato dopo aver opportunamente vagliato costi e benefici, con profitto finale indefettibilmente a favore dei padroni. Ogni livello è congruo al tempo in cui si fa manifestare. Immaginate un’autonomia macroregionale concessa alla fine dell’Ottocento. Le popolazioni nate duosiciliane avrebbero ripreso la leadership anche in Italia… O immaginate oggi un governo di massimo accentramento della ricchezza che la distribuisca ai più bisognosi (come avveniva tra XIX e XX secolo) e quindi che riduca fortemente il gap Nord-Sud… Il primo esempio sarebbe stato un suicidio per i conquistatori sabaudi 150 anni fa, ma adesso per i loro eredi è la più grande convenienza. Il secondo esempio sarebbe il suicidio dell’attuale esecutivo coloniale, ma rappresentò lo strumento per invertire le sorti di quanti coattivamente divennero italiani nell’Ottocento.

Ogni cosa a suo tempo per distruggere l’attuale Mezzogiorno dal 1861 ad al momento attuale. E’ inutile spulciare per credere di trovare aspetti positivi nei vari livelli perché nella loro completezza essi sono perfettamente funzionanti per attuare quella distruzione. Pretesti, puerili e speciosi, si trovarono nei tempi passati e si possono trovare tutt’ora. Ma tutti dipendono dall’ignoranza della storia economica o dalla mala fede di chi ha interesse a divulgarli. Così si disse ai meridionali dell’Ottocento che la “tassa di guerra” che dovevano tributare allo stato centrale era la giusta riparazione per gli sforzi necessari per la loro “liberazione”. E i gonzi che potevano contare (parlamentari o intellettuali del sud) se la bevvero e la fecero bere a quelli che si fidavano di loro. Così si dice ai meridionali di oggi che con l’autonomia impareranno a camminare con le proprie gambe evitando sprechi e riscoprendo la “legalità”. I gonzi odierni se la bevono e costruiscono castelli di sabbia meravigliosi prospettando attività nuove e impensabili per quelli che si fidano di loro. Ma le gambe ce l’hanno spezzate da un pezzo! Come camminare da popolo? E dove andare se a monte e a valle ogni autonoma scelta deve fare i conti con il sistema bancario e distributivo totalmente nelle mani altrui?

Riprendiamo il titolo di un articolo del 2012: FEDERALISMO, ULTIMO SPECCHIETTO PER LE ALLODOLE DEL SUD e sostituiamo la prima parola con AUTONOMIA REGIONALE. Chi berrà quest’ultima pozione venefica dell’Italia potrebbe riaversi troppo tardi. Il colpo che stanno per infliggere a Sanità, Trasporti, Scuola, Ambiente, Turismo ecc. ecc. sarà indubbiamente letale per le nostre estreme risorse. I caporioni che l’hanno consentito non parlando in questi crudi ma veritieri termini saranno solo i notai che certificheranno la morte degli eredi dei duosiciliani. Poi apriranno ancor più le porte ad altra gente senza storia e senza identità che chinerà la testa e non sarà mai in grado di arrecare seri fastidi ai plutocrati che hanno la regia di tutto ciò.

A ben vedere, questi ascari travestiti da meridionalisti che spingono per questa estrema fregatura per il sud sono quelli che pensano che il padrone s’intenerisca con gli schiavi (il borbonismo tricolore), che i Borbone erano tiranni distanti dalle delizie repubblicane, che è bello sentirsi italiani dalle Alpi al Capo Lilibeo (anche nello sport…), che i briganti furono gli antesignani delle lotte popolari codificate nel veniente comunismo…

Non sanno che la sovranità da noi era del Re solo quando ce n’era uno degno di guidare la nazione…

Con questa gente non andremo da nessuna parte e bisogna isolarli.

In conclusione, non è per forza questo il “lieto” fine dei predatori del 1861. I duosiciliani ci sono ancora. Scrivono, leggono, s’inalberano e possono reagire. I tosco-padani potrebbero rivedere i loro peggiori incubi ancestrali che li vedono scendere al di sotto del Garigliano pieni di superbia tosto trasformata in terrore appena scende l’oscurità. Perché questa terra è abitata ancora da un numero, fortunatamente ancora sottostimato, di BRIGANTI!

Vincenzo Gulì

Fonte:

http://www.parlamentoduesicilie.eu/wordpress/?page_id=9479

Leggi anche:

– Una macroregione per il Sud. Parliamone…

di Giovanni Maduli, da inuovivespri.it

http://www.inuovivespri.it/2018/04/16/una-macroregione-per-il-sud-parliamone/#_

 

 

 

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– COMUNICATO del Centro Studi Andrea Finocchiaro Aprile

SCIANO’:<< LA “GRANDE STAMPA” HA DATO MOLTO SPAZIO, – PROPRIO IN QUESTI GIORNI, – AL RECENTE “RAPPORTO” DELLA BANCA D’ITALIA SULLO “STATO” DELL’ECONOMIA SICILIANA. DAL “DOCUMENTO” SI EVINCE CHE, NELL’AMBITO DELLA “REGIONE SICILIANA”, IN TRE FAMIGLIE SU DIECI NON LAVORA NEPPURE UN COMPONENTE. AVVIENE, CIOE’, CHE BEN 412 MILA FAMIGLIE (VALE A DIRE IL 29,8 PER CENTO DEL TOTALE DELLE FAMIGLIE RESIDENTI IN SICILIA) NON HANNO UN SOLO COMPONENTE CHE ABBIA UNA OCCUPAZIONE.

VERGOGNA!!!

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Il fenomeno è tanto più grave e discriminante in quanto la media Nazionale Italiana è invece del 15,3 per cento. In poche parole: il tasso di disoccupazione in Sicilia è di gran lunga maggiore di quello “ITALIANO”.

Il quotidiano “La Repubblica” (edizione di Palermo del 21 Giugno 2018) sottolinea in particolare che… il divario col Paese è ampio anche per le famiglie nelle quali lavorano due persone: il 22,1 per cento in Sicilia,contro il 36,5 in campo “Nazionale”. Un dato che certifica l’eterna emergenza lavoro dell’Isola che, dopo un lieve calo nel 2017, ha visto nel primo trimestre 2018 il record storico di Siciliani in cerca di lavoro: oltre 400 mila.

Ci permettiamo di aggiungere da parte nostra. “Tantoppiù che non ci risulta che questi dati allarmanti, dolorosi e mortificanti, abbiano caratterizzato – né tantomeno condizionato – i tanti dibattiti, i tanti confronti e le tante “sfide” elettorali che hanno coinvolto l’elettorato Siciliano in questo scorcio di… anno del Signore 2018. Ed è, questo, in sé, un fatto veramente scandaloso”.

Sono prevalse le logiche spartitorie e clientelari, le lottizzazioni, le promesse elettorali “ACCHIAPPA CITRULLI”. E – diciamolo francamente – abbiamo assistito spesso anche alla disinformazione organizzata. Insomma : sostanzialmente non ci risulta che si sia fatto alcun, seppure piccolissimo, riferimento alla “QUESTIONE SICILIANA”, nonché alla “CONDIZIONE COLONIALE” nella quale versa dal 1860 la Sicilia. Ed alla quale – (non a caso) – aggiungeremmo il cosiddetto “SUD”, – per il quale sarebbe più corretto dire la “NAPOLITANIA”. Ossia la “parte continentale del Regno delle Due Sicilie”, il grande Stato Sovrano, altrettanto illegittimamente, soppresso nel 1860.

Il Centro Studi AFA ribadisce, soprattutto in questa circostanza, il principio che non si possa andare da nessuna parte senza una STRATEGIA SICILIANA PER L’ECONOMIA SICILIANA nella quale abbiano rilevanza le (sempre valide ed attuali) numerose proposte “Sicilianiste” che in questa sede non possiamo elencare compiutamente ma che sintetizziamo nella valorizzazione della “centralità geografica” nel Mediterraneo e nel ruolo della Sicilia stessa, come punto d’incontro “attivo” fra i Continenti che qui gravitano. Ovviamente per raggiungere questi obiettivi è necessario che il Popolo Siciliano si risvegli e che ritiri la delega ai gruppi di potere, ai partiti politici ed ai loro rappresentati, comunque ed ovunque, CAMUFFATI o DENOMINATI, che di fatto sono portatori di interessi estranei e spesso contrastanti, con quelli del Popolo Siciliano, della Nazione Siciliana. E che vogliono impedire al Popolo Siciliano di riabbracciare gli altri Popoli del Mondo e di partecipare in prima persona ai Consessi Internazionali, dai quali oggi la Sicilia stessa è sostanzialmente esclusa per il ruolo di COLONIA di fatto, interna allo Stato Italiano.

SICILIA, SVEGLIATI!!!

A N T U D U!

Palermu, 26 Giugnu 2018

Il Coordinatore del Centro studi A.F.A.

(Giuseppe Scianò)

L’Addetto alla Comunicazione

(Giacomo Gibellina)

“SÌ ALLA SICILIA!

NO ALLA MAFIA!”

CENTRO STUDI “ANDREA FINOCCHIARO APRILE”

VIA BRUNETTO LATINI,26 – 90141 PALERMO (CELL. 3454549219)

Fonte:

https://www.facebook.com/scianogiuseppe/posts/10209789220046308

 

 

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– COMUNICATO del Centro Studi Camillo Finocchiaro Aprile

da pag. Fb. di Pippo Scianò del 17.7.18

SCIANO’:<< IN QUESTI GIORNI – E DA PIU’ PARTI – SI RISCONTRANO INIZIATIVE RIVOLTE A PORTARE AVANTI UNA POLITICA ANTISICILIANA E FILO-NORDISTA, NONCHE’ TUTTA UNA SERIE DI INIZIATIVE ANTI-AUTONOMISTE, MIRANTI A SVUOTARE DI CONTENUTI E DI “RUOLO” LO STESSO STATUTO SPECIALE DELLA REGIONE SICILIANA.

CONTRO TALI MANOVRE INTENDONO OPPORSI GLI INDIPENDENTISTI DEL CENTRO STUDI “ANDREA FINOCCHIARO APRILE”>>

La condizione Coloniale non è più tollerabile.

A tal proposito si sottolinea anche che proprio lo Statuto Speciale Siciliano è l’erede legittimo della COSTITUZIONE SICILIANA APPROVATA dallo Stato Siciliano (guidato da Ruggero Settimo).

“COSTITUZIONE”, (approvata dal Parlamento Siciliano in data 10 Luglio 1848 e della quale in questi giorni ricorre il 170° anniversario) che fu la più moderna, la più progressista e la più “avanzata” dell’Italia dell’epoca e dell’Europa del XIX secolo. Ed ovviamente delle tante Costituzioni intervenute successivamente…

Ricordiamo che il Parlamento Siciliano respinse sdegnosamente ed aprioristicamente ogni proposta “unitaria” o “annessionista”. Si ipotizzavano tuttavia eventuali “CONFEDERAZIONI” fra gli stati ITALIANI a loro volta Indipendenti. Si assicurava pari dignità con gli altri Stati, ma restavano ferme la Indipendenza e la sovranità dello STATO SICILIANO.

Il Centro Studi “AFA” sottolinea, – altresì a scanso di equivoci, – che il Regno delle Due Sicilie ed il Regno di Sicilia del 1848 rimanevano ed erano riconosciuti come gli “STATI” più moderni e più civili fra gli altri Stati e staterelli Italiani pre-unitari (Regno Sabaudo compreso).

Non meritavamo pertanto di diventare colonie “interne” e di “fatto” dello Stato Sabaudo. Cosa, questa, avvenuta come ben sappiamo dal 1860 al 1946. E, successivamente, continuata in quanto colonia di fatto della Repubblica Italiana sopravvenuta dal 2 Giugno 1946, appunto.

Questa ultima precisazione vuole essere un invito a tutti i Popoli del soppresso Regno delle Due Sicilie di lottare assieme per la rinascita del glorioso SUD spezzando le catene del COLONIALISMO.

A N T U D U!

Palermu, 17 Giugnettu (Luglio) 2018

Il Coordinatore del Centro studi A.F.A.

(Giuseppe Scianò)

Il vice Presidente F.F.

(Giacomo Gibellina)

“SÌ ALLA SICILIA!

NO ALLA MAFIA!”

CENTRO STUDI “ANDREA FINOCCHIARO APRILE”

VIA BRUNETTO LATINI,26 – 90141 PALERMO (CELL. 3454549219)

 

 

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– Stringiamoci a corte

di Fiorentino Bevilacqua, da altaterradilavoro.com

 

No, non accusatemi di blasfemia per questo titolo: non voglio fare, né in questa sede né in altre, l’esegesi o l’apologia di questo verso dell’inno d’Italia.

Ma voglio richiamarlo perché mi sembra abbia una qualche attinenza con ciò che sta avvenendo in una certa parte nel Movimento, in senso lato, che, partendo dal revisionismo storico (e dal basso!), ha operato un recupero e una corretta narrazione di quelle parti della nostra storia fin qui negate, sottaciute o mal narrate.

Il Movimento è cresciuto, sia come numero di gruppi attivi (Associazioni, Movimenti etc.) che come numero di iscritti e simpatizzanti. Ma è cresciuto anche nel numero delle singole persone che, pur non facendo parte di nessun gruppo organizzato del Movimento, “sentono” e pensano in maniera rivisitata la storia d’Italia e quella del proprio territorio di appartenenza che, finalmente, viene così ad avere una sua storia di cui, tra l’altro, non ci si deve più vergognare, anzi: tutt’altro.

Da meridionali e Duosiciliani, dunque: il passo, da molti, è stato compiuto1.

 Là dove qualcosa stride, invece, è tra i Gruppi, sia di recente nascita che di costituzione più datata.

Che possa esserci chi accende la miccia, il fuoco e poi ci soffi sopra per alimentarlo è … normale. Si può decidere di combattere a viso aperto l’avversario; ma questo costa molto di più che combatterlo subdolamente, instillando nelle sue fila zizzania, odio e rancori che ne rendono più facile la sconfitta, che magari sopraggiunge per dissoluzione interna.

Che ci possa essere chi, in perfetta buona fede, crede che la sua visione delle molteplici questioni da affrontare, la priorità da dare ad esse e il modo stesso in cui affrontarle, sia l’unico degno di essere portato avanti…ci può stare anche questo.

Che possano essere stati commessi errori, ab initio o nel corso del cammino fin qui fatto, è possibile…

Ma che da questo nasca un armarsi gli uni contro gli altri, ce ne corre…

Continua su:

http://www.altaterradilavoro.com/stringiamoci-a-coorte/

 

 

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– SCIANO’: IL POPOLO DUOSICILIANO RIVENDICA IL DIRITTO ALL’AUTODETERMINAZIONE, AL PROGRESSO, ALLA LIBERTA’ E ALL’INDIPENDENZA.

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<<Al Sud ci sono ancora forze sufficienti per decuplicare in breve tempo la nostra ricchezza, ma, come spesso ripeteva Gabriele (Mazzocco), bisogna liberarsi dei parassiti e dei succhia sangue padani>>. Così scriveva Antonio Pagano sul periodico “DUE SICILIE” n° 5/2009 ed aggiungeva. << Basti solo considerare che al Sud, come si rileva dai dati della Coldiretti, si concentrano circa i due terzi delle coltivazioni biologiche nazionali con quasi la metà delle imprese agricole italiane e che il 10 per cento del territorio è coperto da parchi ed aree protette. Un patrimonio che rappresenta una opportunità formidabile per generare nuovo sviluppo e opportunità occupazionali se vien dato valore al rapporto con il territorio, in un sistema integrato che coinvolga tutti i protagonisti, dall’agricoltura all’industria, dalla finanza al commercio fino al turismo, in stretta connessione con le risorse storiche, archeologiche, culturali ed ambientali di cui il Sud è ricchissimo>>. <<Tutte opportunità che il Governo “italiano”, teso sempre a sostenere l’area tosco-padana neanche considera e ne lascia lo sfruttamento solo agli <<ascari utili idioti>> dei politici meridionali che così lucrano i 30 denari per il collaborazionismo, consentendo così alle cosche tosco-padane di farla da padroni nelle nostre Terre>>.

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I “FATTI POLITICI, SUCCESSIVI, FINO AL GIORNO D’OGGI, hanno confermato l’esattezza dell’amara analisi del Generale Antonio Pagano. Ma hanno fatto di più: hanno riportato con forza l’esigenza che i Popoli del soppresso Regno delle Due Sicilie prendano piena consapevolezza della loro condizione coloniale (imposta dal 1860 fino ai nostri giorni), nonché della pericolosità delle grandi “manovre” in corso.

“Manovre” che si concretizzano anche nella IMPOSIZIONE dell’ALIENAZIONE CULTURALE per cancellare completamente la consapevolezza di NOI STESSI e per costringerci ad identificarci… con l’oppressore (come, per casi analoghi,) aveva prognosticato FRANTZ FANON nella prima metà del secolo scorso…

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“Manovre indegne” che spesso vengono da lontano e che tendono a fare PRESCRIVERE il DIRITTO all’AUTODERMINAZIONE, nonché i diritti all’Indipendenza, alla LIBERTA’, AL PROGRESSO ed al FUTURO. Mentre noi, con forza, reclamiamo ancora una volta la volontà ed il Diritto a riabbracciare gli altri Popoli del Mondo ed a partecipare alla Unione Europea ed agli altri Consessi Internazionali a pieno titolo ed in prima persona.

A tal proposito è doveroso ricordare che nel corso di un recente e importante avvenimento culturale svoltosi a Palermo il Magistrato EDOARDO VITALE, principale ed instancabile promotore del recupero della verità storica, della cultura, nonché della dignità dei Popoli delle Due Sicilie, ha rivolto un accorato appello all’AZIONE. Un appello che va raccolto, arricchito di nuovi contributi e di più ampia partecipazione. E va riproposto con forza. Tantoppiù che la illegittimità ed i delitti commessi nel 1860 e nei decenni immediatamente successivi contro lo Stato denominato Regno delle Due Sicilie non possono essere legittimati dal lungo lasso di tempo intercorso né dalle violenze e dalle stragi con le quali furono soffocati i Diritti fondamentali dei Popoli della Sicilia e della NAPOLITANIA.

A N T U D U!

Palermu, 10 Giugnettu (Luglio) 2018

Il Coordinatore del Centro studi A.F.A.

(Giuseppe Scianò)

L’Addetto alla Comunicazione

(Giacomo Gibellina)

“SÌ ALLA SICILIA!

NO ALLA MAFIA!”

CENTRO STUDI “ANDREA FINOCCHIARO APRILE”

VIA BRUNETTO LATINI,26 – 90141 PALERMO (CELL. 3454549219)

 

 

 

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– Gli italiani hanno votato e hanno scelto! (così almeno credono…)

di Giovanni Maduli

1.6.2018

            Gli italiani hanno votato e hanno “scelto”. Ed hanno scelto anche sulla base dell’”Accordo per il cambiamento” siglato da Lega e M5S; accordo che inizialmente prevedeva, fra l’altro, l’esclusione dalla vita politica di quelle figure che appartenessero alla massoneria; clausola questa poi sparita dalla versione finale. Si leggeva infatti al punto 1, pag. 5: “Non possono entrare a far parte del governo soggetti che… appartengano alla massoneria…”. (1)

          A tal proposito invitiamo i lettori a prendere visione video di cui al link riportato in calce; video particolarmente interessante dal min. 2,00. Nel video si afferma fra l’altro che Paolo Savona è membro dell’Aspen Institute. Abbiamo voluto verificare ed abbiamo accertato che nel sito ufficiale dell’Aspen Institute Italia può leggersi che Paolo Savona ne è Vice Presidente (Vicario) (2). Certo, l’Aspen Insitute non è una loggia massonica, tuttavia delle somiglianze fra questo “istituto” e la massoneria, secondo alcuni, sembrano sussistere ed infatti, nell’articolo di seguito indicato alla postilla (3), può leggersi: “In effetti, non è la massoneria, ma le somiglia molto: mancano cappucci e compassi, ma il livello di segretezza, al di là della formale apparenza, è da veri professionisti del potere”. (3).

Giovanni Tria, che secondo quanto riportato dal sito ilpost.it (4) sarebbe stato indicato da Paolo Savona, sempre secondo quanto riportato nell’articolo citato, sembrerebbe favorevole ad un aumento dell’IVA.

VIDEO

GUERRA ALLA GERMANIA – ControRassegna Blu #12 – 31/05/2018

di byoblu, da youtube.com

https://www.youtube.com/watch?v=cA80_aTJP_o

1

http://www.iltempo.it/userUpload/contrattom5s_lega.pdf

2

http://www.aspeninstitute.it/istituto/comunita-aspen/organi-direttivi

3

http://palermo.meridionews.it/articolo/18236/si-scrive-aspen-si-legge-bilderberg/

http://dauriagiancarloevaldo.altervista.org/gruppi-di-elite.html

http://www.altrainformazione.it/wp/gli-organi-visibili-del-governo-ombra/le-nazioni-unite/i-membri-dellaspen-institute/

4

https://www.ilpost.it/2018/06/01/giovanni-tria-ministro-economia/

Gli italiani hanno votato e hanno “scelto”: Auguri!

 

 

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Pippo Scianò, Presidente del Centro Studi Andrea Finocchiaro Aprile

Giovanni Maduli, V. Presidente del Parlamento delle Due Sicilie – Parlamento del Sud (R)

 

Cittadini della Sicilia e del Napolitano, coraggiosi ed onesti !

         3

          I fatti politici, le statistiche e le analisi a carattere economico e sociale ci confermano che le parole ed i buoni propositi servono a ben poco. Dimostrano altresì che la “politica politicata” dei partiti italiani dominanti, a prescindere dalle ideologie per altro ormai morte, e dalle promesse elettoralistiche e dagli impegni, sempre inevasi ma dichiarati a gran voce (spesso anche in modo goffamente teatrale), serve solamente a perpetrare la condizione coloniale e la servile subordinazione ad interessi estranei, e spesso anche contrastanti, a quelli delle nostre popolazioni, dei nostri giovani, delle nostre famiglie, dei nostri interessi; ancora, servono per farci perdere la consapevolezza  di noi stessi, del nostro passato e delle nostre radici per fossilizzarci in quella alienazione culturale, denunziata nel secolo scorso da Frantz Fanon, messa in atto nei confronti dei popoli “sconfitti e conquistati con i metodi più spietati del colonialismo dei secoli XIX e XX”; alienazione ancora operante ai nostri giorni anche per le diverse complicità dell’ascarismo di coloro che avrebbero avuto il dovere di rappresentare nelle Istituzioni gli interessi e le esigenze dei nostri popoli: Vergogna!

          Ne sono ennesima dimostrazione le poche righe, (meno di otto!!!), con le quali la Lega e i 5Stelle “affrontavano” il problema del Sud nel loro “Programma per il cambiamento”! Nulla si diceva in quel Programma in relazione a quali misure, con quali mezzi e con quali strategie si pensava di avviare un serio programma di sviluppo del Sud e della Sicilia. Righe nelle le quali, per altro, si affermava, grottescamente, di voler risolvere la cosiddetta “questione meridionale” attraverso scelte “…orientate dalla convinzione verso uno sviluppo economico omogeneo per il Paese, pur tenendo conto delle differenti esigenze territoriali con l'obiettivo di colmare il gap tra Nord e Sud.”. E la domanda sorge spontanea: Come sarebbe stato possibile uno sviluppo omogeneo per il Paese (tutto) e contemporaneamente colmare il gap tra Nord e Sud? Delle due l’una: o si sarebbe dovuto procedere ad uno sviluppo omogeneo, quindi mantenendo costante il gap; oppure si sarebbero dovute destinare per lunghi anni maggiori risorse al Sud a scapito del Nord. Quindi in maniera certamente non omogenea! E’, questo, solo l’ultimo esempio.

          Ed è a dir poco scandaloso che non si sia ritenuto di pianificare e portare avanti una adeguata, consapevole, seria e concreta iniziativa di lotta alla mafia, alla camorra, alla ‘ndrangheta ed a tutte quelle altre grandi organizzazioni criminali, più o meno mascherate e/o occulte, ed a tutte le altre espressioni di criminalità organizzata che dal 1860 ammorbano ed appestano l’aria che respiriamo, e contro le quali hanno eroicamente lottato, immolandosi, tanti EROI SICILIANI che, come Falcone e Borsellino e tanti altri, meritano in ogni momento di essere ricordati affinchè il loro sacrificio non sia vanificato.

          Questi territori, i nostri territori, evidentemente considerati ancora “figli di un dio minore”, rimangono ancora relegati ad un marginale ruolo secondario e coloniale succubi di interessi altri, di pianificazioni altre. Territori per i quali, nonostante versino in condizioni economiche e sociali a dir poco drammatiche, non si è ritenuto nemmeno di richiamare una programmazione di interventi appena adeguata. Non si è ritenuto di avanzare una seppur minima metodologia di intervento in quello che era stato il territorio del grande e glorioso Regno delle Due Sicilie, soppresso illegittimamente nel 1860, come ben ricordiamo!

          Persino in relazione agli eventi che hanno caratterizzato le recenti vicende politiche relative alle ultime elezioni regionali e politiche, e ad ogni altro livello, si è assistito al colpevole silenzio sui drammatici problemi che assillano i nostri territori e le nostre popolazioni. E ciò nonostante il crescente ed altissimo tasso di disoccupazione e l’arretramento dei settori economici e produttivi, nonché il progressivo degrado ambientale. Tutto ciò nonostante la nostra centralità nel Mediterraneo ed il ruolo naturale di punto di incontro dei tre Continenti che qui gravitano. Condizioni, queste, che avrebbero dovuto essere valorizzate e sostenute dai partiti e dai rappresentanti politici qui eletti, tanto più che costoro, spesso, ostentano “panni” Sicilianisti e/o Meridionalisti.

La “Questione Siciliana” e la “Questione Meridionale”, che si finge di sconoscere e che sono state volutamente e proditoriamente accantonate, non possono più protrarsi a lungo! Pertanto riteniamo di rivendicare con forza il diritto ad una nostra specifica strategia per la rinascita ed il progresso della Sicilia e del territorio Napolitano, cioè della parte continentale dell’ex Stato delle Due Sicilie. Dobbiamo pertanto uscire, una volta per tutte e per sempre, dalla inaccettabile condizione coloniale nella quale siamo costretti dal 1860! In conseguenza, occorre allora ragionare su una strategia comune che cominci a “pensare” ed a pianificare uno specifico futuro politico, economico, sociale, culturale e quant’altro, libero e diverso da quei condizionamenti esterni e da quegli sfruttamenti che, ormai da ben 157 anni, impediscono un sano e corretto sviluppo della Sicilia e della parte continentale del soppresso Stato delle Due Sicilie. Condizionamenti che soprattutto “uccidono” de facto qualsiasi speranza di riscatto; qualsiasi speranza di rinascita.

E’ giunto quindi il momento di dar vita ad una mobilitazione culturale di ampio respiro, di grande partecipazione e di ampi orizzonti. Una mobilitazione ad ampia partecipazione popolare che non sia asservita ai partiti ed alle dinastie politiche oggi dominanti.

E’, questo, un gravoso impegno che assorbirà tutte le nostre energie; impegno per il quale , anche accogliendo l’appello che Edoardo Vitale, Presidente del Movimento Sud e Civiltà, ha indirizzato ai Siciliani in occasione dell’incontro avutosi a Palermo il 12 maggio 2018 – appello che facciamo nostro – chiediamo il coinvolgimento dell’opinione pubblica e, sin da ora, la collaborazione dei migliori intellettuali di sicura fede e con competenze specifiche quali, filosofi, sociologi, giuristi, economisti, pianificatori, tecnici, medici etc., degni delle ultra millenarie tradizioni di quella Magna Grecia della quale siamo orgogliosi di essere figli ed eredi.

 

 

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NOTIZIE DAL REGNO – STORIA                                        

 

 

– Controstoria del Risorgimento (II)

di Fernando Riccardi, da altaterradilavoro.com

Il governo italiano alla disperata ricerca della “soluzione finale”

Si voleva realizzare uno stabilimento penale in un’isola dell’Oceano Atlantico, nel Borneo o in Patagonia dove deportare gli ex soldati dell’esercito napoletano

I tentativi hanno inizio nel 1862 quando il ministro degli Esteri Durando contatta il governo portoghese per chiedere l’autorizzazione ad allestire nell’isola di Timor Est, nell’Oceano Atlantico, una colonia penale, dove rinchiudere i soldati dell’ex esercito napoletano rinchiusi nelle prigioni del nord Italia e che avevano rifiutato di passare nelle fila dell’esercito sabaudo. Ma la richiesta viene respinta e il progetto si blocca per alcuni anni. Fino a quando, nel 1867, il Presidente del Consiglio e ministro degli Esteri Menabrea contatta il governo inglese per chiedere il permesso di realizzare un penitenziario in Eritrea. Ma ancora una volta deve registrarsi il netto diniego delle autorità britanniche. L’anno seguente Menabrea torna alla carica chiedendo all’Inghilterra di cedere all’Italia un suo possedimento sulle coste del Mar Rosso per realizzare una colonia penale, richiesta che viene di nuovo respinta. Sempre nel 1868 Menabrea, che voleva a tutti i costi la “soluzione finale”, contatta il governo argentino per farsi cedere una porzione di terreno in Patagonia allo scopo di costruirvi un penitenziario capace di contenere 10/15 mila prigionieri, in gran parte soldati dell’ex esercito delle Due Sicilie. Ma una volta di più incassa un netto rifiuto. E allora ci prova, con altrettanta scarsa fortuna, contattando il bey di Tunisi. Dopo aver collezionato tutta una serie di fallimenti (tutti i governi interpellati avevano rispedito al mittente la richiesta in quanto non si voleva concedere all’Italia la possibilità di intraprendere una politica di chiaro stampo coloniale), il cocciuto Menabrea decide di cambiare strategia. E così, nel 1868, l’anno in cui in Italia, grazie all’introduzione della famigerata tassa sul macinato, la rivolta brigantesca che pareva essersi assopita conosce un’improvvisa recrudescenza, dà incarico alla Marina di trovare un posto dove allestire il penitenziario.

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http://www.altaterradilavoro.com/controstoria-del-risorgimento-di-fernando-riccardi-ii/?doing_wp_cron=1532082810.9896569252014160156250

 

 

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– Altro che briganti Fu una resistenza contro un'invasione

di Matteo Sacchi, da ilgiornale.it

Quali sono gli argomenti più forti di coloro che sostengono che il Regno delle Due Sicilie con l'ingresso nel regno di Italia ebbe – economicamente, socialmente – solo da perderci? Lo speciale di Storia in rete intitolato Savoia vs Borbone ne fa una belle cernita, attingendo alle opere di molti degli autori più noti nell'aver cercato percorsi diversi da quelli della storiografia più battuta sul Risorgimento: da Gennaro De Crescenzo a Pino Aprile passando per Gigi di Fiore.

Partiamo dall'economia. Per quanto la pubblicistica inglese, sin dalle lettere di William Ewart Gladstone del 1851, descriva il regno borbonico come un luogo arretratissimo, gli storici che rivalutano i Borbone pongono l'accento su quelli che secondo loro sono chiari segni di sviluppo del Regno. Il più noto è il primato ferroviario della Napoli-Portici, la prima strada ferrata della Penisola (lunga 7,5 chilometri) del 1839. Ma sono molte le industrie specializzate del Sud, spesso nate direttamente con patrocinio Reale, che sono state riscoperte negli ultimi anni: le Reali Officine di Mongiana (armi), una cantieristica sviluppata, il perfezionamento a livello altissimo delle tecniche di produzione delle ceramiche… Si pone anche molta attenzione ai dati statistici che – pur con l'affidabilità limitata dell'epoca – lasciano in più casi intendere come i livelli occupazionali del Sud erano più alti di quelli di alcune regioni del Nord; e anche l'apporto alimentare medio era maggiore.

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http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/altro-che-briganti-fu-resistenza-contro-uninvasione-1544077.html

 

 

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– L’insorgenza di Lugo di Romagna del 1796

di Renato Cirelli, da altaterradilavoro.com

La rivolta di Lugo di Romagna si situa nel quadro dell’insorgenza delle popolazioni italiane contro l’invasione francese del 1796 e contro i giacobini italiani che la sostengono. Essa assume una importanza rilevante innanzitutto perché appartiene al momento iniziale dell’insorgenza e quindi per la ferocia della repressione che ne segue e che avrebbe contraddistinto tutto il periodo della dominazione franco-giacobina in Italia.

La Bassa Romagna di cui faceva parte Lugo insieme a Bagnacavallo, Cotignola, Massalombarda, Conselice e Fusignano, oggi appartenente alla provincia di Ravenna, alla fine del secolo XVIII faceva parte della Legazione pontificia di Ferrara, come già prima del Ducato Estense. Gli Estensi avevano rispettato gli antichi statuti lughesi e sotto il governo della Santa Sede Lugo acquista una prosperità economica che ne fa un importante centro agricolo e commerciale che, alla vigilia dell’invasione francese, conta ottomila abitanti che aumentano a sedicimila con il contado, compresi quattrocento ebrei che, malgrado le restrizioni imposte dal Ghetto secondo le consuetudini e le leggi del tempo, godono degli stessi privilegi concessi ai cristiani da Papa Clemente VIII (1535-1605).

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http://www.altaterradilavoro.com/linsorgenza-di-lugo-di-romagna-del-1796/

 

 

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– E ANCORA CAVOUR…….

da altaterradilavoro.com

Insomma, da questa relazione, non sappiamo se veritiera o (più probabilmente) scritta per essere divulgata, possiamo scoprire il vero punto nodale al quale accenna di sfuggita Cavour: l’aspetto finanziario: i dané, i danari. La guerra all’Austria andava fatta per consentire al Piemonte, con i nuovi acquisti territoriali, di poter ripagare l’enorme debito accumulato anche con le sue guerre precedenti.

In pratica i creditori dovevano finanziare ancora una volta il Piemonte per poter riprendere i vecchi ed i nuovi prestiti. Dall’altro lato Napoleone III facendosi garante della riuscita della guerra, guadagnava Nizza e la Savoia, scaricando il costo della guerra sul Piemonte: tipico caso di usura! Per Cavour non aveva importanza, un debito in più uno in meno… Il problema era che non basta voler far debiti per farli. Qualcuno aveva addirittura insinuato che la ragione dell’invio delle truppe in Crimea non fosse di alta politica estera ma solo di bassa economia interna e cioè riuscire ad avere un prestito di 50 milioni. Di certo sappiamo che Cavour e Vittorio Emanuele fecero un viaggio a Parigi ed a Londra dopo la caduta di Sebastopoli e prima dell’inizio delle trattative di pace di Parigi. Il 20 novembre 1855 i due partirono per Parigi.

Gli incontri di Cavour e Vittorio Emanuele a Parigi

La coppia di ospiti italiani ebbe accoglienze molto inferiori al previsto. Napoleone III e consorte fecero del loro meglio per dare al re di Sardegna dimostrazioni di simpatia, che valessero a cancellare le impressioni poco favorevoli dell’arrivo. Cavour e Vittorio Emanuele incontrarono personalità politiche ed istituzionali, Cavour ebbe la possibilità di avere contatti con il nunzio pontificio. Ma gli incontri più importanti Cavour li ebbe con Rothschild e con Isaac Péreire, i due massimi esponenti del mondo finanziario francese. Péreire gli parve “un homme étonnement habile” “un uomo straordinariamente abile” dotato di “plus d’esprit que tous les banquiers de Paris réunis” “più immaginazione di tutti i banchieri di Parigi”. Con i ministri Magne e Rouher e con i finanzieri interessati, che, in aggiunta al Laffitte, presidente della società ferroviaria Vittorio Emanuele, includevano i ricordati Rothschild e Péreire e altri ancora, preparò l’accordo poi sanzionato il 7 dicembre in vista della fusione della Vittorio Emanuele con altre iniziative ferroviarie francesi (R3). Ai soci francesi fu poi concesso, a carico dei successivi sette esercizi del bilancio statale piemontese, un finanziamento di 21.400.000 lire, mentre il capitale della Vittorio Emanuele veniva elevato a 100 milioni. Oltre ai 100 milioni della Vittorio Emanuele, l’economia nazionale avrebbe beneficiato di un apporto analogo da parte della società che progettava la costruzione della ferrovia del Varo alla frontiera modenese, e in tal modo 200 milioni, raccolti sui mercati finanziari stranieri, avrebbero fecondato l’economia del paese; perché, si leggeva nella relazione al progetto di legge, “non vi è altro mezzo per aumentare le entrate, non solo senza aggravare i contribuenti, anzi agevolando loro il mezzo di sopperire alle imposte, che quello di sviluppare tutte le risorse materiali del paese, di favorire la maggiore libertà del commercio, di accrescere la pubblica e privata ricchezza, attirando in ogni modo l’impiego di capitali esteri sia nelle costruzioni di strade ferrate, che nelle coltivazioni di miniere, creazione di stabilimenti, di manifatture e simili” (R3).

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http://www.altaterradilavoro.com/e-ancora-cavour/

 

 

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– Cittadinanza agli immigrati: I Borbone risolsero il “problema” con una semplice legge

di Antonio Gaito, da vesuviolive.it

Nei mesi scorsi la questione dello ius soli è stata al centro di un acceso dibattito politico che ha, alla fine, dissuaso il governo Gentiloni a perseguire il suo scopo su una tematica oltremodo delicata che è legata a doppio filo ad un’altra, anzi potremmo dire che ne è una diretta conseguenza.

La questione della cittadinanza per gli stranieri che vivono da molti anni sul suolo italiano, e che si sono perfettamente integrati nella nostra società, è solo una delle infinite sfumature del più ampio e complicato discorso sull’immigrazione.

Tale tematica è da sempre molto dibattuta. Gli attriti e le divergenze sono all’ordine del giorno a causa della sua grande complessità. In questi ultimi anni l’interesse da parte di politici di ogni ordine, grado ed appartenenza politica ha posto la questione all’attenzione di tutti. Sono i frequenti flussi migratori a destare preoccupazioni per i diplomatici italiani, i quali stanno cercando di trovare una soluzione atta a soddisfare le esigenze di tutti.

Non è questa la sede più opportuna per discutere sulla presunta efficacia e le modalità di queste misure, o per analizzare le proposte fatte in merito. Possiamo però dire che difficilmente l’essere umano è in grado di apprendere le lezioni che la storia gli sottopone, e spesso si ostina a brancolare nel buio o a percorrere strade dalle mete incerte, invece di vedere come gli uomini che ci hanno preceduto si sono regolamentati su questioni analoghe.

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http://www.vesuviolive.it/cultura-napoletana/storia/256619-cittadinanza-agli-immigrati-i-borbone-risolsero-il-problema-con-una-semplice-legge/

 

 

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– 75 anni fa lo sbarco degli americani in Sicilia. Il ruolo della mafia e le stragi del generale Patton

di Ignazio Coppola, da inuovivespri.it

Imm.

Il 10 luglio del 1943, quelli passati alla storia come “alleati”, invadevano la Sicilia. La colossale manovra militare segnò l’inizio della campagna d’Italia, il primo passo delle penetrazione degli americani nel Continente europeo. Così come la mafia, nel 1860, aveva aiutato Garibaldi, i mafiosi – siciliani e siculo-americani – nel 1943, supportarono gli americani. Anche se non mancarono le stragi operate dal paranoico generale Patton.

Esattamente 75 anni fa, il 10 luglio del 1943, avveniva una delle fasi più drammatiche e appassionanti della Seconda guerra mondiale: lo sbarco in Sicilia delle truppe alleate. L’Operazione Husky, come venne chiamata in codice, fu una colossale manovra militare che segnò l’inizio della campagna d’Italia ed è anche il primo passo della penetrazione alleata nel Continente europeo. Come porta d’ingresso si scelse l’Italia, che Churchill definiva “il ventre molle” dell’Asse.

11 giugno 1943: gli inglesi occupano Pantelleria. E’ il primo lembo d’Italia a cadere. 10 luglio 1943: comincia lo sbarco di 160.000 soldati alleati sulle coste sud-orientali della Sicilia. 39 giorni dopo, il 17 agosto 1943, il generale USA George Patton entra a Messina, ultima città a capitolare. La Sicilia è conquistata.

Un imponente operazione militare che nei suoi meandri ha dei punti oscuri che la storia, al di là delle retoriche e dei trionfalismi, ha sempre taciuto e nascosto. Come quello del ruolo di supporto logistico che, per facilitare lo sbarco, ebbe la mafia con personaggi come Lucky Luciano, Vito Genovese, Calogero ‘Calò’ Vizzini e Giuseppe Genco Russo. E poi ancora sulle stragi dimenticate e impunite compiute dai “liberatori” militari americani su civili e prigionieri italiani subito dopo lo sbarco alleato.

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http://www.inuovivespri.it/2018/07/10/75-anni-fa-lo-sbarco-degli-americani-in-sicilia-il-ruolo-della-mafia-e-le-stragi-del-generale-patton/

 

 

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– PORTELLA DELLA GINESTRA: documenti sulla strage. Parte prima (introdotti, raccolti e curati da GIUSEPPE CASARRUBEA 1999)

da siciliastoriaemito.altervista.org

Vengono qui presentati alcuni documenti sulla strage di Portella della Ginestra che ci è parso utile consegnare all’attenzione dei lettori per un triplice ordine di motivi:

  1. si tratta in parte di atti che servirono all’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo per gettare le basi processuali di un decennio e per sorreggere l’atto di accusa col quale, il 4 settembre 1947, vennero denunciati, quali autori di quell’episodio efferato, Salvatore Giuliano e gli uomini della sua banda;

  2. fortissimi indizi e dati obiettivi avrebbero potuto orientare le scelte degli inquirenti anche verso altri soggetti che assieme alla banda Giuliano avevano organizzato ed eseguito quel battesimo di fuoco della prima Repubblica;

  3. è necessario recuperare, prima che sia troppo tardi, ogni documento, memoria, traccia utile a conservare, per le nuove generazioni, il significato di quella vicenda: un vero “affare” per le classi dominanti di allora e al contempo banco di prova della nascita del ‘doppio Stato’ e del terrorismo

Sono stati aggiunti alcuni documenti che riguardano la fase dibattimentale del processo di Viterbo, con le relative dichiarazioni di Gaspare Pisciotta, e alcuni altri atti che testimoniano i particolari sospetti del senatore Giuseppe Montalbano circa i comportamenti tenuti dall’ispettore Messana.

Mafie locali e forze istituzionali emergono – come il lettore potrà ben vedere – come elementi nodali. Sta, di fatto, tuttavia che esse, sul piano giudiziario, non ebbero rilievo alcuno. Questo spiega anche come molti enigmi siano stati risolti a senso unico, e non vagliando – come sarebbe stato doveroso fare – ogni indizio utile ai fini dell’approfondimento delle indagini.

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http://siciliastoriaemito.altervista.org/portella-della-ginestra-documenti-sulla-strage-introdotti-raccolti-e-curati-da-giuseppe-casarrubea-1999/

 

 

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– 1862 uso della forza per reprimere il CONTRABBANDO in Terra d’Otranto; ma i primi contrabbandieri erano camorristi che Garibaldi arruolò come prefetti.

da ricerche di Giovanni Greco, da belsalento.altervista.org

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Circolare del 13 gennaio 1862 relativa alla necessità di reprimere il CONTRABBANDO in Terra d’Otranto e prevenire abusi e disordini, servendosi di Carabinieri Reali e Agenti di Pubblica Sicurezza.

 Ma all’interno del nascente Stato Unitario all’inizio fu il salentino Liborio Romano che si rivolse ai camorristi (e contrabbandieri) per costituire la Guardia Cittadina; ed anche il capintesta Salvatore De Crescenzo e il capintrito Pasquale Merolle, che Garibaldi arruolò nel 1861 come prefetti, erano camorristi (e contrabbandieri); e ancora con i guappi (e contrabbandieri) Nicola Jossa e Nicola Capuano, dopo aver ricoperto incarichi nella Guardia Cittadina nel 1862 saranno convocati dal questore Aveta e promossi delegati di Pubblica Sicurezza.

In questo documento si evince la necessità del Prefetto Elia di usare la forza per reprimere il contrabbando e adempiere così facendo agli ordini impartiti dal nascente regno d’Italia e dalla monarchia sabauda. La presente è la Circolare N.5 (originale del governo savoiardo, stampa datata Lecce – 13 gennaio 1862, firmata dal Prefetto Elia e indirizzata a Prefetti, Sindaci e Carabinieri Reali), contenente l’avviso della necessità di reprimere il CONTRABBANDO di sale e tabacco in Terra d’Otranto e prevenire abusi e disordini che esso potrebbe provocare, servendosi di Carabinieri Reali e Agenti di Pubblica Sicurezza.

Carabinieri e agenti di pubblica sicurezza venivano ricompensati con la riscossione di due terzi delle somme di ogni contravvenzione, che venivano devoluti in premio a coloro che scoprivano un contrabbando. Ci si chiede quanti contadini meridionali siano stati accusati falsamente di contrabbando.

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http://belsalento.altervista.org/1862-uso-della-forza-per-reprimere-il-contrabbando-in-terra-dotranto-ma-i-primi-contrabbandieri-erano-camorristi-che-garibaldi-arruolo-come-prefetti/

 

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PER NON DIMENTICARE…

(immagine tratta da madreluna.altervista.com)

 

– 6 agosto 1863 – Pietrarsa – L’eccidio degli operai

Fonti ufficiali: 4 morti e circa 20 feriti

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Ma, alla riapertura della fabbrica, risultarono assenti ben 216 operai. Tutti assenteisti? oppure molti più morti e feriti di quanto le autorità dichiararono?

Una delle conseguenze negative immediate della forzata unificazione italiana del 1861, portate dai conquistatori settentrionali, era stata l’inizio del sistematico smantellamento dei centri produttivi meridionali. La più grande industria metal-meccanica esistente in Italia, il Real Opificio di Pietrarsa voluto da Ferdinando II nel 1840, divenne subito l’obiettivo principale della speculazione finanziaria e della politica economica di Torino al fine di fiaccarla progressivamente in concomitanza dello sviluppo assistito dell’Ansaldo di Genova, nemmeno un quinto, in quantità e qualità, della fabbrica napoletana.  I 1050 dipendenti del 1861, ben pagati in grana (centesimo del Ducato) e con sole 8 ore lavorative (traguardo raggiunto dall’ottima politica salariale borbonica all’avanguardia nel mondo) videro man mano scendere il loro numero e la loro retribuzione e salire il loro impegno lavorativo. Si cominciò con i capireparto mandati, con alcuni macchinari modernissimi, a nord a insegnare il mestiere agli arretrati operai liguri; si proseguì con le maestranze assottigliate continuamente per supposta esuberanza, con il pretesto di rendimenti insoddisfacenti o atti di indisciplina. A tal proposito i vigilanti (gli unici ben pagati) divennero lo strumento per gli affaristi che si succedettero nella direzione dell’azienda per sfoltire l’organico. Per la dichiarata maggior efficienza del servizio, oltre a imporre l’estaglio (cottimo), si elevarono pian piano le ore di lavoro. Parallelamente si applicarono delle vere gabbie salariali, relegando gli operai di Pietrarsa in quelle più misere per mera scelta geo-politica.

Nonostante il regime di rigoroso controllo e repressione interna, in quell’agosto del 1863 la pazienza dei lavoratori tracimò. Il nuovo padrone, il losco affarista milanese Jacopo Bozza, aveva a luglio abbassato le paghe a soli 30 grana (buoni per comprare appena due pezzi di pane…) e portato l’orario a ben 11 ore lavorative. Le maestranze per lo meno volevano fare un passetto indietro (35 gr. e 10 h come prima di luglio) per non sprofondare nella miseria; decisero allora di protestare tutti insieme.

 Forse addirittura istigato dai sorveglianti (per stroncare per sempre ogni possibile solidarietà e unità nella resistenza operaia), il capo Mazza  Giuseppe Aglione,  nella mattinata del 6 agosto 1863  suonò a martello la campana dello stabilimento, segnale convenuto per far scoppiare il primo sciopero della neonata Italia. I documenti aziendali parlano di 668 presenti nella “Situazione della forza prima dell’ammutinamento”. Tutti si ammassarono nel grande piazzale d’ingresso per discutere il da farsi a tutela della dignità del proprio lavoro.

Seguendo probabilmente un perfido piano, Bozza e il segretario Zimmermann attraversarono il cortile senza essere molestati dagli operai e si diressero nella vicina Portici per far intervenire le autorità di polizia. Ingigantendo ad arte il problema, Bozza riferì di violenze e sedizione all’interno della fabbrica. Il questore Nicola Amore e il magg. Martinelli del 33° btg di bersaglieri di stanza a Portici  concertarono  l’intervento immediato, armato e in forze a Pietrarsa.

Con la logica coniugata con i documenti possiamo così ricostruire quella tragica giornata. A Pietrarsa c’erano oltre seicento operai minacciosi (che teoricamente avrebbero potuto reperire agevolmente armi per lo meno improprie, di una certa importanza nelle officine) e quindi non si può credere alle cronache di parte che parlano di una mezza compagnia che parte per la repressione. Le medesime fonti affiancano poi carabinieri reali e guardie nazionali della delegazione di polizia. Sono sempre mezza compagnia?  E con quale coraggio forze dieci volte inferiori si sarebbero dirette baldanzosamente per l’operazione annunciata assai pericolosa?  Se poi si considera che il 33° era stato per parecchio tempo a Candela in Lucania si deduce che lì era stato a combattere contro i “briganti” che allora imperversavano in tutto l’ex stato duosiciliano. Erano quindi bersaglieri esperti e cauti e con provata dimestichezza nell’uso spietato delle armi, valutando debitamente le infinite risorse degli indomiti abitanti della Bassa Italia, come dicevano tra loro.

Il quadro è abbastanza chiaro: da un lato la massa operaia fiera ma pacifica che voleva trovare solo il modo di intavolare una trattativa con Bozza non presagendo minimamente il rischio che stava correndo, salda nell’imponenza del numero e nella tradizione civilissima del mondo in cui erano entrati; dall’altro quasi altrettanti uomini armati fino ai denti, in maggioranza veterani di stragi e carneficine anche verso innocenti. La predisposizione dei primi viene ribadita all’arrivo della truppa: è aperto senza alcuna esitazione o timore il grande cancello d’ingresso per consentirne l’accesso. La premeditazione dei secondi parimenti si conferma perché, senza essere stati attaccati, senza aver scorto atti di violenza, senza alcuna minaccia reale, i militi sabaudi formarono due file, la prima in ginocchio,  e presero la mira sparando senza alcuna remora sul mucchio inerme di lavoratori. Morti e feriti già si contavano nel fuggi fuggi generale. Sarebbe bastato questo per coprire d’ignominia gli italo-piemontesi. Ma ci fu ben di più e di peggio. Con le baionette innestate i bersaglieri, le spade sguainate gli ufficiali e le daghe tese carabinieri e sbirri, tutti andarono alla carica inseguendo i poveri operai in ripiegamento. Alcuni malcapitati si nascosero nei recessi della grande fabbrica, altri si gettarono a nuoto nel vicino mare sotto le fucilate degli assalitori. Furono sufficienti pochi, terribili minuti per coprire di sangue l’opificio di Pietrarsa.

Poi  i soccorsi ai feriti (nemmeno un milite lo fu!), trasportati con i tram a cavalli verso Napoli anche mediante l’ausilio dei familiari accorsi dal terribile allarme che era subito circolato tra Portici, San Giorgio a Cremano, Barra, San Giovanni a Teduccio. Andarono presso dispensari di chirurghi a Montecalvario o al Pendino e poi, i più gravi all’Ospedale dei Pellegrini. I più però tornarono alle loro case per un’assistenza più amorevole e discreta vista la completa sfiducia della popolazione nelle istituzioni comandate dai conquistatori settentrionali.

Gli inquirenti giunsero di sera sul posto e dichiararono di non aver trovato alcun oggetto (nemmeno una pietra) che potesse essere usato come arma contro i militari. Dietro la Chiesa solo delle scritte anonime, tracciate con il carbone, contro gli invasori Savoia e a favore del precedente governo borbonico. Tanto che tutti gli operai illesi, trattenuti con la forza dai bersaglieri, furono rilasciati a piede libero.

Le fonti ufficiali, che minimizzeranno ovviamente il fattaccio, parlarono di 4 morti e una ventina di feriti. Fatto è che il 13, quando riaprì lo stabilimento, mancavano all’appello (su comunicazione dell’azienda) ben 216 operai. Tutti spaventati e disposti e perdere il posto di lavoro in quella profonda crisi economica che li affliggeva?  O tanti più feriti e tanti più morti, accuratamente omessi negli elenchi per alleviare le responsabilità colpose e dolose di direzione e autorità?

La difficile ricerca negli archivi sta già allargando consistentemente il numero delle vittime di quel 6 agosto, ma non si potrà mai arrivare alla completa verità. Assodato invece, è la carriera, da ministro a sindaco, che fece il capo del massacro, Nicola Amore ; l’assoluzione per gli ufficiali che guidarono l’eccidio pur denunciati per evidenti eccessi. Quello che è inconfutabile è che a Pietrarsa, in quell’afoso giovedì d’estate del 1863, le autorità sabaude, i collaborazionisti locali e il corpo dei bersaglieri si macchiarono di un’altra infamia diventando criminali dinanzi al tribunale della storia che noi, posteri di quei martiri , stiamo erigendo per loro.

Vincenzo Gulì

 

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– 10 agosto 1860 – La strage di Bronte (Ct)

(immagine da l'Ora Siciliana)

Fucilati:

– Nunzio Ciraldo Fraiunco, incapace di intendere e volere

– Nunzio Longi Longhitano

– Nunzio Nunno Spitaleri

– Nunzio Samperi

– avv. Nicolò Lombardo

 

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12 agosto, Alcara Li Fusi (Me), 12 fucilati per sommossa

da Sicilia 1860 – 1870, Una storia da riscrivere, di Tommaso Romano pag. 24.

 

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– 16 agosto 1905 – Grammichele (Ct), Strage di San Rocco

(foto da grammichele.eu)

Morirono sul colpo 7 persone fra di loro un bambino di 10 anni, altre 6 morirono in seguito alle ferite; 41 persone nei giorni seguenti furono incarcerate.

Protestavano chiedendo pane, lavoro e condizioni più dignitose.

– Malizia Salvatore, anni 10

– Digeronimo Salvatore, anni 30

– Di Pietro Angela, anni 31

– Morello Francesco, anni 33

– Pinnisi Francesco, anni 36

– Sileci Michele, anni 50

– Campisi Michele, anni 54

– Morello Salvatore, anni 54

– Cucuzza Michele, anni 55

– D’Ambrogio Giuseppe, anni 57

– Corobene Giuseppe, anni 61

– Pinnuto Giuseppa, anni 63

– Mancuso Francesco, anni 67

Per approfondire:

http://www.grammichele.eu/16-agosto-1905-strage-san-rocco/

 

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– 14 agosto 1861 – Le stragi di Pontelandolfo, Casalduni e Campolattaro.

Secondo le stime ufficiali le vittime, solo a Casalduni, furono un centinaio; secondo altre, molto più credibili ed attendibili, da 400 a 900. Pontelandolfo venne letteralmente raso al suolo. Casalduni e Campolattaro subirono la ferocia dei piemontesi subendo, oltre ai morti, anche danni gravissimi alle abitazioni.

"Una ragazza di sedici anni, legata a un palo in una stanza, fu oltraggiata da dieci bersaglieri, davanti agli occhi del padre, e poi uccisa. Due giovani, i fratelli Rinaldi, che durante un soggiorno napoletano si erano imbevuti di idee liberali, increduli di quella mattanza, ebbero il coraggio di presentarsi al cospetto di Negri chiedendo spiegazioni. Per tutta risposta, furono portati nella chiesa di San Donato, derubati di ciò che avevano indosso, bendati e fucilati".

(da “Il sangue del Sud” di Giordano Bruno Guerri)

 

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SCHEGGE DI STORIA                                                        

 

SCHEGGE DI STORIA 8/2018

 

          Dai dati ufficiali piemontesi – e, quindi, presumibilmente conteggiati al ribasso – nel solo 1862 i paesi rasi la suolo furono 37, i fucilati 15.665, i morti in combattimento circa 20 mila, gli incarcerati per motivi politici 47.700 e le persone rimaste senza tetto 40 mila.

          Persino parecchi sostenitori della causa sabauda rimasero allibiti dinanzi alle atrocità della reazione governativa.

          Lo spettacolo fu terribile: cadaveri ovunque, sulle strade e nelle case, tutti o in parte bruciati; interi quartieri furono rasi al suolo insieme alle fabbriche ivi installate; uccisioni ed orrori inesprimibili; donne violentate, comprese tante monache all’interno di monasteri profanati.

          Il prezzo pagato dagli insorgenti, infatti, fu altissimo: in due anno 60 mila morti e, tra le migliaia di reclusi, c’erano persone di ogni età, sesso, stato civile e condizione sociale. Il 20% di loro erano fanciulli, altrettanto erano vecchi, un quinto donne ed un altro quinto coniugi strappati ai loro figlioletti.

          Non vi erano interrogatori formali e fu soppresso persino “l’inciampo” dell’avvocato difensore; e così, solo dal gennaio all’ottobre 1861, nell’ex Regno delle Due Sicilie si contarono: 9.860 briganti fucilati, 10.604 feriti, 918 case arse, 6 paesi totalmente bruciati, 12 chiese predate, 40 donne e 60 ragazzi uccisi, 13.629 imprigionati, 1.428 Comuni insorti in armi.

          I generali Trivulzio Pallavicino e Ferdinando Pinelli, posti a capo delle operazioni, non badarono, infatti, ai mezzi utilizzati, inclusi l’incendio dei villaggi, le decimazioni, le fucilazioni sul posto dietro semplice sospetto, l’incarcerazione dei familiari senza rispetto neanche per le donne, le detenzioni senza processo, il perdurare delle incarcerazioni di imputati già assolti…

          Cose simili erano state fatte per la prima volta in Italia dai francesi giacobini agli ordini di Napoleone e, purtroppo, sarebbero state ripetute dai nazisti durante la terza insorgenza e, ancora una volta, dal governo italiano durante la repressione del moto separatista in Sicilia, quinta insorgenza popolare. Il giacobinismo francese, insomma, è stato preso sempre a modello in queste operazioni repressive.

Michele Antonio Crociata, Sicilia nella Storia, Dario Flaccovio Editore, Tomo secondo, pag. 100, 101.    

 

 

          Il 21 luglio, le bande del Matese disarmarono la guardia nazionale di Castelpagano distruggendo gli stemmi sabaudi e poi saccheggiando le case dei possidenti. Era la collaudata tattica del mordi e fuggi nei centri abitati dove in poche ore si avvicendavano briganti e soldati. Sulle sedi municipali, si passava con rapidità dagli stemmi sabaudi a quelli borbonici e viceversa. Nel Matese, la guardia nazionale veniva messa di continuo in difficoltà. Come nel bosco di Felci, dove rimasero uccisi quattro uomini. A Colle, il 2 agosto entrarono i briganti. Due giorni dopo, arrivarono i soldati del 62° fanteria e li dispersero, catturandone quattro che furono subito fucilati.

          Tra il 1860 e il 1880, sul Matese e i monti del Sannio, si formarono ottantotto bande armate in un territorio di sessanta chilometri tra Venafro nel Molise, e Cusano Mutri in provincia di Benevento. Boschi, valli, burroni, caverne facilitavano i nascondigli. Solo nel 1861, nell’area del Matese le bande dei briganti assalirono trentadue paesi e trentadue stazioni della guardia nazionale. Gli scontri a fuoco furono quarantanove, con sessantatre militari e trentasei civili uccisi. Nel Museo del Sannio si conservano documenti e statistiche che riportano anche l’elenco di 106 briganti fucilati, 169 uccisi negli scontri o a tradimento, 228 arrestati e 224 arresi. Erano tanti anche i complici delle bande di briganti che, nel solo circondario di Cerreto Sanita, ammontavano a 765. A Piedimonte erano invece 760.

          Numeri che spiegavano come le bande fossero aiutate a trovare rifugi e cibo, senza essere scoperte dalle truppe. Le spie della guardia nazionale venivano uccise, mentre gli informatori delle bande agivano indisturbati.

Gigi Di Fiore, Briganti, Utet Edizioni, pag. 163, 164.

 

 

          Altra conseguenza (dell’espulsione dei Gesuiti, n.d.r.), non meno importante si ebbe nel campo scolastico. In Sicilia, la chiusura di 35 case e collegi gesuitici implicò che masse considerevoli di studenti, valutabili nell’ordine di alcune decine di migliaia, si trovassero, appena all’inizio dell’anno scolastico, senza scuole e senza professori. Nella sola Palermo, la disoccupazione studentesca assunse dimensioni preoccupanti, e ne fu coinvolta la stessa nobiltà. Fu necessario per il governo riparare con la maggiore sollecitudine possibile, e nel fatto fu provveduto dando inizio, per la prima volta, alla scuola pubblica di Stato, con programmi fissati dallo Stato e con docenti aventi la qualifica di dipendenti statali. Alla riforma scolastica diede il suo valido contributo Antonio Genovesi. Ciò che cadde, pertanto, non fu solo il monopolio esercitato dai gesuiti nella educazione media e superiore della gioventù. Rovinò pure il privilegio detenuto dalla Chiesa, secondo il quale l’istruzione era una sorta di riservato dominio della religione, onde lo Stato non aveva poteri di intervento se non in campi limitati e sempre col beneplacito dell’autorità ecclesiastica. L’insegnamento stesso ne risultò secolarizzato. I docenti delle riaperte scuole ex gesuitiche furono tutti laici. Ai preti fu solo consentito di insegnare religione.

          …

          Collegata all’espulsione dei gesuiti fu anche l’origine di varie istituzioni culturali pubbliche di ispirazione laica, come le biblioteche sorte in vari centri dell’isola, o come la stessa Università degli Studi di Palermo. Nella capitale siciliana, in vero, la struttura della nuova organizzazione culturale fu messa in piedi interamente con materiali ex gesuitici. La sede del vecchi Collegio Massimo divenne biblioteca pubblica, la Biblioteca nazionale di oggi (oggi Biblioteca Regionale Siciliana, n.d.r.). La Casa professa fu anche essa adibita alla medesima destinazione (la Biblioteca Comunale). Il patrimonio bibliografico ex gesuitico fu utilizzato come dotazione delle nuove biblioteche, installate un po’ ovunque nelle sedei degli ex collegi ignaziani. Anche nel campo degli studi superiori, si ebbero effetti considerevoli, dando una dimensione realistica alla cosiddetta libertà della cultura. La cacciata dei gesuiti, in effetti, fu alla base del processo di sviluppo di una cultura siciliana di carattere illuministico, e quindi non del tutto subordinata alla egemonia baronale.

Francesco Renda, già Professore Emerito di Storia Moderna presso l’Università di Palermo, Storia della Sicilia, Società Editrice Storia di Napoli e della Sicilia, Vol. VI, pag. 230, 231.

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Per prendere visione delle altre “Schegge di Storia”, si veda la sezione omonima del menù verticale, in alto, alla sinistra del video.

 

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EVENTI

 

– Villammare (Sa), sabato 18 agosto 2018

 

 

 

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NOTIZIE DAL REGNO – ATTUALITA’                                   

 

– Reggio Calabria: l’accorata denuncia del Dott. Eduardo Lamberti Castronovo

da Facebook.com

VIDEO

https://www.facebook.com/edi.lamberti.2/videos/10156511027863340/

 

 

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– Non vi vogliamo

di Fiorentino Bevilacqua, da altaterradilavoro.com


Mi sembra un po’ forte, ma è quello che ho sentito dentro…

È una depressione” ha detto la signora che era in fila alla cassa, davanti a me, questa mattina in pasticceria.

È una depressione qui” ha precisato poi, sempre rivolta alla sua amica accanto a lei.

Lo ha detto non abbassando la voce, già a volume contenuto; ma il tono era chiaro, inequivocabile: disprezzo, disprezzo per il posto in cui si trovava, il mio Paese.

L’accento … L’accento e l’inflessione erano settentrionali, “ostentatamente” settentrionali.

Non ho fatto in tempo…l’arrivo del loro turno, l’interruzione dello stato di attesa, mi ha impedito di dirle, con gentilezza, quello che ho sentito dentro: “Non ci venga più. Non ci venga più, grazie!”. E avrei anche  aggiunto, se la cosa non avesse corso il rischio di risultare offensiva (e se avessi avuto l’opportunità di farlo): “Ci liberi della sua presenza”.

E sarebbe stata una richiesta di liberazione dalla mediocrità di soggetti che nemmeno sanno che lo stato socio-economico del Sud, innegabilmente non allo stesso livello del loro è, appunto, quello che consente, crea e mantiene questo dislivello a loro favorevole.

Mediocri!

Mediocrità funzionali al mantenimento dello stato duale della Penisola, che avvantaggia loro e danneggia noi. E danneggia noi PER avvantaggiare loro.

Continua su:

http://www.altaterradilavoro.com/non-vi-vogliamo-di-fiorentino-bevilacqua/

 

 

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– Dalla Sicilia vanno via tutti: tra giovani in fuga e disoccupati l’isola rischia lo spopolamento

di Salvatore Rocca, da newsicilia.it

Leggi su:

https://newsicilia.it/cronaca/dalla-sicilia-vanno-via-tutti-tra-giovani-in-fuga-e-disoccupati-lisola-rischia-lo-spopolamento/344385

 

 

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– Appello alle istituzioni italiane: “No alla secessione dei ricchi”

da inuovivespri.it

Facciamo nostro l’appello lanciato dallo scrittore e giornalista, Pino Aprile, sottoscritto da un gruppo di intellettuali meridionali e, speriamo, anche da intellettuali siciliani, contro le proposte secessioniste del Veneto che, cos’ come formulate, si rivelerebbero discriminatorie nei confronti delle altre regioni. Soprattutto del Sud…

Leggi su:

http://www.inuovivespri.it/2018/08/07/appello-alle-istituzioni-italiane-no-alla-secessione-dei-ricchi/

 

 

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– CHI HA UCCISO QUEI BAMBINI SOTTO IL TRENO DEL SUD. CHI SONO I COLPEVOLI

di Pino Aprile, da pinoaprile.me

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Conoscete la linea ferroviaria jonica, appena sporcata del sangue di due bambini di sei e dodici anni? (Scusate se uso questi termini, che fanno pensare a una vera ferrovia e non a dei binari nel vuoto che manco il far west al tempo degli indiani). Voglio solo togliere ogni dubbio: non è una disgrazia, è omicidio; in senso impersonale, l’assassino sono le istituzioni, che hanno dimenticato i loro doveri su quei territori; in senso personalizzato, i caini di quegli innocenti sono tutti coloro che hanno gestito le ferrovie, la spesa pubblica per i trasporti nei decenni che hanno visto (e vedono) il Paese rastrellare montagne di miliardi da bruciare in mazzette da primato mondiale e alta velocità solo in poche regioni, condannando il Mezzogiorno al binario unico ottocentesco, senza sicurezza, né tutele, con treni da museo, linee non elettrificate, corse tagliate e quelle residue così scomode e aleatorie, da dissuadere chiunque dal farne uso. In modo che i delinquenti (nel senso di ladri e assassini) possano poi dire: «Non ci si investe, perché non c’è domanda».

Ci passano ancora le littorine a gasolio, sulla jonica, roba che quando l’allora capintesta Renzi fece la sua pagliacciata (una delle tante) del giro d’Italia in treno, andandosi a prendere meritati fischi e insulti quasi ovunque, per trasportare i cinque vagoni della sua corte dei miracoli a Crotone, si dovettero fare due viaggi, ché la sfiatata littorina, l’intero convoglio di cinque carrozze (uuuh: cinque!) non ce la faceva a trainarlo. Un amministratore, vista la cosa, avrebbe dovuto chiedere perdono e agire a tempo di record per sanare quella situazione e renderla almeno accettabile oggi. Invece, le vagonate di miliardi continuarono a prendere l’alta velocità per le tangenti del Nord (a titolo di ripasso: al Mose, per ogni euro speso in lavori, se ne rubano due in corruzione; la metropolitana di Milano, a chilometro, costava cinque volte più di quella di Amburgo; poi Mani Pulite portò in galera la dirigenza e le cose migliorarono di un po’).

Continua su:

https://pinoaprile.me/2018/08/09/chi-ha-ucciso-quei-bambini-sotto-il-treno-del-sud-chi-sono-i-colpevoli-di-pino-aprile/

 

 

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– Comune di Rometta (Me)

Il Comune di Rometta (Me) modifica la denominazione della via Cialdini, in via Vittime dell'eccidio di Bronte

romettaAl Sindaco di Rometta ed all'intera

Giunta Comunale, le nostre felicitazioni.

 

 

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– Occupate le case destinate ai rom: “Prima vengono i palermitani!

di Monica Panzica, da livesicilia.i

romLeggi su:

https://livesicilia.it/2018/08/09/occupate-le-case-destinate-ai-rom-prima-vengono-i-palermitani-2_987131/

 

 

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– Viesti: "Il ritardo del Mezzogiorno è colpa di errori precisi, ed ora si rischia di sbagliare di nuovo. Ecco perché"

di Ignazio Dessi, da notizie.tiscali.it

Stando ai dati Svimez (l’Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno) la situazione del Sud Italia è oltremodo preoccupante. Il Pil resta significativamente sotto quello del Nord, l’economia in generale rallenta e il tasso di sviluppo è circa la metà di quello del Settentrione: 0,7 contro 1,2 per cento. Drammatica la situazione occupazionale (leggi intervista). In questo quadro il nostro Paese, con l’inizio della crisi, ha ridotto drasticamente i suoi investimenti pubblici (dal 3% al 2%) e ciò tende a divenire una costante. Ad avviso del professor Gianfranco Viesti, docente di Economia Applicata all'Università Aldo Moro di Bari e autore del libro Mezzogiorno a tradimento. Il Nord, il Sud e la politica che non c'è, si tratta di dati ragionevoli e non  certo inaspettati. "In ogni caso – afferma l’esperto – le preoccupanti condizioni e prospettive del nostro Sud dipendono in parte da questioni antiche e dell’immediato ieri, ma anche da quanto in ambito politico-economico si deciderà di fare oggi e nel futuro prossimo”.

Continua su:

https://notizie.tiscali.it/interviste/articoli/viesti-intervista-dati-svimez-su-mezzogiorno-che-fare/

 

 

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– Sud, due milioni in fuga in 16 anni. La metà sono giovani

di Barbara Ardu’, da repubblica.it

I dati del rapporto Svimez. La Sicilia la regione che soffre di più e dove i ragazzi fuggono in maggior numero. Il presidente Giannola: "Con la frenata dell'economia seppur limitata, il Sud rischia di esplodere". Servizi sanitari e pubblici ai minimi. Chi si ammala gravemente rischia di scivolare nella povertà.

Bisogna essere giovani, ricchi e sani per vivere al Sud. Un'iperbole che descrive bene cosa ci sarà dentro il Rapporto Svimez 2018. E sì perché nonostante la crescita del Pil nel 2017 sia stata in linea con quella italiana, recuperando le tante posizioni perse nel corso della lunga crisi economica, le sue arretratezze sono sempre lì e rischiano di esplodere se lo Stato non decide di intervenire con forti investimenti pubblici in quell'altra metà d'Italia, dove ormai sta mutando anche la conformazione storica. Nel 2017 ci sono stati più morti che nati, i giovani se ne vanno e iniziano a scappare anche gli stranieri. In 16 anni hanno lasciato il Sud 1 milione e 883mila residenti, la metà giovani ed è la Sicilia la regione dove l'emorragia è dirompente. Un Rapporto Svimez fatto più di ombre che luci.

Continua su:

http://www.repubblica.it/economia/2018/08/01/news/l_incertezza_non_fa_bene_al_sud-203124156/

 

 

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– Svimez: “Al Sud negati diritti fondamentali”. Magliette gialle?

da inuovivespri.it

E’ il solito bollettino di guerra. Che si rinnova puntualmente. Anche quest’anno, il report dell’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno (SVIMEZ) sull’economia del Sud, è un colpo al cuore. Le uniche voci che continuano a crescere sono quelle relative alla povertà e alla disoccupazione. Lì dove aumenta l’occupazione è solo precaria e “a bassa retribuzione”.

Aumenta anche la fuga dal Mezzogiorno, condannato, cosa già denunciata negli anni passati, allo spopolamento al “depauperamento del capitale umano”: solo in Sicilia, 9.300 persone in meno nel 2016, meno 16.700 nel 2017.  In generale, “negli ultimi 16 anni hanno lasciato il Mezzogiorno 1 milione e 883 mila residenti: la metà giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni, quasi un quinto laureati, il 16% dei quali si è trasferito all’estero”.

Vedremo nel dettaglio ogni singolo capitolo, ma partiamo da uno dei passaggi che ci sembrano più significativi perché rende con chiarezza cosa sia il Sud per i governi centrali. Dicono gli economisti SVIMEZ: “- Ancora oggi al cittadino del Sud, nonostante una pressione fiscale pari se non superiore per effetto delle addizionali locali, mancano (o sono carenti) diritti fondamentali: in termini di vivibilità dell’ambiente locale, di sicurezza, di adeguati standard di istruzione, di idoneità di servizi sanitari e di cura per la persona adulta e per l’infanzia”.

Continua su:

http://www.inuovivespri.it/2018/08/02/svimez-al-sud-negati-diritti-fondamentali-magliette-gialle/#_

 

 

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– Quel problema dell’Africa (e del nostro Meridione…)

di Marcello Foa, da ilgiornale.it

(foto da il Primato Nazionale)

Mi trovo in Benin a Cotonou, invitato da Justitia et Pax a partecipare a un convegno su immigrazione e comunicazione. Sono rimasto molto colpito dall’intervento di padre Raymond Goudjo secondo il quale uno dei maggiori problemi della società africana è la tendenza a scaricare su altri la responsabilità dei guai attuali: la colpa è del colonialismo, di Reagan, di Sarkozy. Un atteggiamento che finisce per incoraggiare una mentalità assistenzialista e l’aspettativa che i problemi debbano essere risolti da altri, quasi sempre staccando generosi assegni. Da qui l’immobilismo sociale, che spinge la maggior parte dei talenti africani, i giovani laureati o con un buon livello scolastico ad emigrare, nella consapevolezza che solo fuori dal proprio Paese possano tentare di trovare una gratificazione professionale e un migliore tenore di vita. Il fenomeno talvolta è spontaneo, talaltra è indotto dal mito, spesso illusorio, dell’Occidente. Il risultato però è innegabile: l’Africa viene privata delle sue élites migliori e la società nel suo insieme anziché svilupparsi finisce per restare prigioniera delle proprie ragnatele sociali.

L’intervento mi ha sorpreso anche per le similitudini con alcuni noti aspetti dell’italica questione meridionale. Molti ragazzi di talento del nostro sud devono trasferirisi al nord o emigrare, per vedere riconosciute le proprie capacità e una volta partiti brillano. E non tornano più. Chi resta animato da una reale volontà di cambiamento quasi sempre deve arrendersi all’inerzia dei propri cittadini e di una mentalità ripiegata su se stessa, impregnata di fatalismo. In genere anche il Sud pretende che siano altri a risolvere i propri guai, segnatamente lo Stato centrale.

Secondo padre Raymond l’Africa migliorerà davvero solo quando sarà capace di sviluppare, dal proprio interno, una nuova cultura civile, una nuova identità e quando saprà dotarsi di nuovi leader carismatici. Vale anche per il nostro Meridione? (colorazione in rosso nostra).

Fonte:

http://blog.ilgiornale.it/foa/2008/12/02/quel-problema-dellafrica-e-del-nostro-meridione/

 

 

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– (Sicilia) – Massoneria, Ddl Fava obbliga assessori e deputati regionali a dichiararsi

da lasicilia.it

(foto da newssandcomit)

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https://www.lasicilia.it/news/palermo/179250/massoneria-ddl-fava-obbliga-assessori-e-deputati-regionali-a-dichiararsi.html#.W2LuIYyNXMs.facebook

 

 

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Privatizzazione del Senatore Cappelli e ‘assalto’ ai grani antichi siciliani: al via la colonizzazione dell’agricoltura del Sud

da inuovivespri.it

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La chiamano ‘liberalizzazione’, in realtà è una ‘colonizzazione’, a tutti gli effetti, dell’agricoltura siciliana e, in generale, del Sud Italia. Un progetto cinico, portato avanti da tempo, ma che solo negli ultimi anni – che guarda caso coincidono con il centrosinistra a trazione PD alla guida dell’Italia e della Regione siciliana – ha preso forma e consistenza.

L’esempio paradigmatico è la privatizzazione della varietà grano duro Senatore Cappelli. Vicenda incredibile, ‘pilotata’ nell’ultimo scorcio del Governo nazionale di centrosinistra, con l’attuale Governo nazionale di Movimento 5 Stelle e Lega che, fino ad ora, è rimasto a guardare (agli atti, sembra incredibile!, c’è solo un’interrogazione dell’europarlamentare grillino eletto nel collegio Sicilia-Sardegna, Ignazio Corrao: poi il silenzio della Regione Sardegna, dell Regione siciliana, della Regione Puglia).

La cosa che fa impressione è lo spirito ‘coloniale’ con il quale il CREA – che pure è un organismo pubblico, visto che fa capo al Ministero delle Politiche agricole – oggi giustifica la creazione, di fatto, del monopolio sul grano duro Senatore Cappelli, varietà che fa parte della storia delle cerealicoltura del Sud Italia.

Continua su:

http://www.inuovivespri.it/2018/08/01/privatizzazione-del-senatore-cappelli-e-assalto-ai-grani-antichi-siciliani-al-via-la-colonizzazione-dellagricoltura-del-sud/#_

 

 

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ARCHITETTURE DEL REGNO                                               

 

– La Biblioteca Regionale della Regione Siciliana

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La Biblioteca centrale della Regione Siciliana è la più recente denominazione di un Istituto sorto il 15 novembre 1782. Infatti, nel complesso monumentale costituito dal Collegio Massimo dei Gesuiti e dall’attigua chiesa barocca di S. Maria della Grotta, veniva inaugurata la Reale Biblioteca, per ordine di Ferdinando I. Il merito della sua costituzione va al principe di Torremuzza, Gabriele Lancillotto Castelli, che chiamò il celebre architetto Venanzio Marvuglia per adattare la grande sala sul lato sud dell’edificio, odierna Sala di lettura generale.

A dirigere la nuova Biblioteca reale fu chiamato il teatino p. Giuseppe Sterzinger, mentre il primo fondo librario fu costituito coi resti della Biblioteca della Compagnia di Gesù, che ne era stata espulsa il 20 novembre 1767.

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Unificata l’Italia, essa prese il nome di Biblioteca nazionale e si arricchì progressivamente, oltre che del patrimonio librario delle disciolte corporazioni religiose e di alcune raccolte bibliografiche di cittadini illustri, anche degli esemplari depositati per legge.

Durante la II Guerra mondiale la Biblioteca fu pesantemente bombardata, e temporaneamente trasferita al palazzo Mazzarino in via Maqueda.

Conclusi i lavori di restauro del Collegio Massimo, nel 1948 la Biblioteca ritornò nella sua sede originaria, ed in quella occasione fu scoperta una lapide commemorativa. I lavori di adattamento continuarono anche dopo quella data, con la costruzione di una “Torre libraria”, alta ben 26 metri, nell’antica chiesa sconsacrata di S. Maria della Grotta, la costruzione della Sala di consultazione recentemente restituita a Sala di lettura, il rifacimento della Sala di lettura generale ideata dal Marvuglia, bombardata durante la guerra, ricostruita, ma privata della bellissima scaffalatura lignea che la adornava, distrutta dai bombardamenti. Fu anche costruito un nuovo scalone centrale, utilizzato oggi per accedere alle sale dall'ingresso della Biblioteca.

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Nel 1977, a seguito del trasferimento delle competenze in materia di beni culturali dallo Stato alla Regione siciliana, con la legge regionale 80/77, la Biblioteca ha assunto la denominazione di Biblioteca centrale della Regione siciliana, configurandosi come il massimo Istituto bibliotecario siciliano, cui sono assegnati compiti di rilevanza regionale.

Vi sono custoditi manoscritti, opere a stampa del XV e XVI secolo. La raccolta di periodici dell'emeroteca è una delle più importanti del meridione. È polo S.B.N. (servizio bibliotecario nazionale) per la Sicilia.

Fonti:

http://www.palermoweb.com/cittadelsole/monumenti/biblioteca_regionale.htm

https://it.wikipedia.org/wiki/Biblioteca_centrale_della_Regione_Siciliana

http://www.palermoweb.com/cittadelsole/monumenti/biblioteca_regionale.htm

Per prendere visione delle altre “Architetture del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video.

 

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LUOGHI DEL REGNO                                                         

 

 

– Il Castello di Federico II a Montalbano Elicona (Me)

di Pino Munnia, da youtube.com

(foto da lestelledeiNebrodi.it)

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=Gwc7cLrSfSA

 

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VISITA IL NOSTRO CANALE YOUTUBE:

https://www.youtube.com/results?search_query=regnodelledue+sicilieeu

Per prendere visione degli altri “Luoghi del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video, pag 2.

 

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CULTURE DEL REGNO                                                         

 

– Antonio Mascolo (Na), alla Reggia di Caserta

Scarlatti k.259 by Marco Tullio Giordana

(foto da il giornale di caivano)

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=QsQx95hr_g0

Per prendere visione delle altre “Culture del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video, pag 3.

 

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TESTI CONSIGLIATI                                                            

 

– La Divina Tragedia

di Fabiuccio Maggiore

Dopo “L’uomo e il denaro”, Fabiuccio Maggiore con questo nuovo lavoro ci guida lungo un percorso fra i meandri infernali dell’alta finanza occulta facendoci comprendere, ancorchè in chiave apparentemente satirica e certamente ironica, gli oscuri meccanismi che stanno distruggendo le nostre economie e le nostre vite.

luomo-e-il-denaro

divina-tragedia-fileminimizerDall’Introduzione:

Un po’ prima del mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura chè la diritta via era smarrita. Passando per lavanderie lussemburghesi dove il denaro veniva ripulito e ritrovandomi tra uomini più simili a delle bestie che mangiavano panini olandesi in salsa irlandese in quel dei paradisi fiscali, capii quanto profonda e oscura fosse la vasca contenente quei dannati valori elettronici che uomini sprovveduti ed ignari del pericolo solevano chiamare moneta. Ed ecco allora la follia umana, l’avarizia e l’ingordigia prendere il sopravvento giovando della pigrizia e della ignavia popolare di omuncoli distratti dalla carne dal ludico piacere dell’eterno fanciullo. Uomini che le bestie solevano chiamare “i dormienti”. Un inferno dantesco reale, all’interno del quale risiedono diavoli banchieri capaci di prestare ciò che non hanno, botteghini finanziari dalle scommesse truccate, mercati di debito aperti da strutture in ombra, paradisi fiscali nel bel mezzo di inferni terrestri, traffici illeciti e zone franche dove potere riciclare il denaro grazie all’uso – abuso delle nuove autostrade non asfaltate che hanno permesso il controllo planetario attraverso uno schermo, rendendo tragicamente reale il dispotico mondo orwelliano. Ogni dannato giorno, azioni lontane ai nostri occhi generano reazioni ed effetti a noi vicine capaci di intaccare la nostra stabilità ed armonia. Per queste ragioni, questo viaggio all’interno della Divina Tragedia deve servire a sensibilizzare colui che dorme nel reagire intellettualmente e attivamente per fermare quegli uomini resi bestia che han venduto l’anima al diavolo. Attraverso la nostra intellighenzia abbiamo ideato dei mezzi per agevolarci la vita, mezzi che hanno finito per distruggercela, e il denaro, il tragico potere divino ne è il principale esempio. Dopo il primo libro L’Uomo e il Denaro: Alla ricerca della Verità, in questo secondo lavoro La Divina Tragedia, ci addentreremo dentro il mondo della finanza occulta, alimentata dall’uso del digitale e dagli escamotage che la moderna tecnologia ha concesso alle bestie dei nostri giorni. Ogni descrizione “dantesca” legata ad una fantasia ironizzata per alleggerire la narrazione è affidata alle capacità di lettura e interpretazione del lettore al quale auguro un buon viaggio.

Gli occhi aperti non potranno più richiudersi.

Per acquistare il libro ci si può rivolgere direttamente all’Autore via Facebook.

 

 

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– …e nel mese di maggio 1860 la Siclia diventò "Colonia"

di Pippo (Giuseppe) Scianò

Pitti Edizioni, pag. 415

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Così si esprime Pippo (Giuseppe) Scianò a pagina 376 della sua ciclopica opera presentata oggi (7.4.’18) a Palermo intitolata “…e nel mese di maggio 1860 la Sicilia diventò <<Colonia>> – ciclopica non tanto per il numero delle pagine, che comunque sono ben 415, quanto per contenuti densi di documenti, testimonianze e circostanze, spesso inedite, e relativi “solamente” al periodo maggio/ottobre 1860 – riferendosi alle opere di Gustavo Rinaldi, storico e studioso, ed in particolare a quella intitolata “Il Regno delle Due Sicilie. Tutta la verità”:

          “A questo punto del nostro lavoro, sentiamo quindi il dovere di esprimere la nostra sincera gratitudine per l’opera meritoria che – non senza sacrifici – sta portando avanti  con successo e che contribuisce  in modo determinante a riaffermare il diritto dei Popoli dell’ex Regno delle Due Sicilie alla rispettiva memoria storica, all’identità nazionale, che dal 1860 sono state calpestate, prima dall’occupazione militare di stampo imperialista voluta dalla gran Bretagna e successivamente dai partiti unitari dominanti e dagli ascari locali e dai regimi e dalle istituzioni da questi dipendenti.

          Tutto e tutti al servizio dell’imperialismo interno delle regioni del nord e del loro Stato. E il diritto alla propria memoria storica – tanto per parlare di uno solo dei diritti negati – è, per ogni Popolo, la condizione essenziale per acquisire la consapevolezza di sé.

          Anche per uscire da quella alienazione culturale in forza della quale i popoli oppressi si identificano con i loro oppressori. E tanto più avviene questa identificazione quanto più gli oppressori sono stati spietati, assassini, feroci e canaglie.

          Come è accaduto, appunto dal 1860 in poi in Sicilia, in Calabria, in Basilicata, in Puglia, in Abruzzo, nel Molise, in Campania ed, in una parola, in tutto quanto il territorio del soppresso Regno delle Due Sicilie.

Qui il VIDEO della presentazione

https://www.youtube.com/watch?v=Mq-kCl_xgMs&feature=youtu.be

 

 

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– Quaderni Borbonici – 1

di Alessandro Fumia e Franz Riccobono

EDAS sas Edizioni

Dedicato a Carlo III di Borbone ed ai suoi interventi su Messina

 

 

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– Rinascita di una Nazione

di Giovanni Maduli

Presentazione di Vincenzo Gulì

Introduzione di Ignazio Coppola

Pitti Edizioni

 

 

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NOVITA' EDITORIALI                                                          

 

– Messina, la capitale dimenticata

di Alessandro Fumia, Magenes Edizioni

 

 

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– 1860 -La verità dimezzata – Cronistoria della spedizione dei mille e sue conseguenze

di Vincenzo Giannone

la-verita-fileminimizer

 

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– Verità e menzogne sul brigantaggio

La sconosciuta replica della Corte Borbonica alla relazione Massari (1863)

di Gaetano Marabello

libro-fileminimizerPagine 246, E 20,00

 

 

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NOTIZIE DAL MONDO – ECONOMIA, POLITICA              

 

– NO, E’ BRUXELLES CHE HA UCCISO A GENOVA, BENETTON E’ SOLO UNO SCHERANO. ECCO LA STORIA.

di Paolo Barnard, da paolobarnard.info

Perché il ponte Morandi era in mano ai Benetton?

Risposte:

Il 7 febbraio 1992, veniva firmato il Trattato di Maastricht, che entrerà in vigore l’anno successivo, nel 1993. Il ’93 è l’anno in cui il governo Ciampi istituisce il Comitato Permanente di Consulenza Globale e di Garanzia per le Privatizzazioni; sempre in quell’anno gli accordi del ministro dell’industria Paolo Savona* con il Commissario europeo alla concorrenza Karel Van Miert e quelli del ministro degli Esteri Beniamino Andreatta con Van Miert, impegnano l’Italia a fare la messa in piega alle aziende di Stato perché divengano appetibili per gli investitori privati”.

 “A partire dal governo Ciampi del ‘93, come si è detto, le tappe furono serrate: 1) i già citati accordi Italia-Van Miert, che stipulavano la ricapitalizzazione della siderurgia italiana a patto che la si privatizzasse, e l’azzeramento del debito delle aziende di Stato per lo stesso fine, cioè la svendita ai privati. 2) 1997-2000, il grande salto nella svendita dei beni pubblici col centrosinistra, che stabilisce il record europeo delle privatizzazioni (ENI, S. Paolo Torino, Banco di Napoli, SEAT, Telecom, INA, IMI, IRI con SME, Alitalia, ENEL, Comit, Autostrade ecc.)”.

L’Italia doveva farsi la messa in piega, svendersi cioè ai capitali privati, pena l’esclusione dall’euro, come stipulato nero su bianco dagli accordi del Comitato Permanente di Consulenza Globale e di Garanzia per le Privatizzazioni di Ciampi e celebrato poi dal Libro Bianco delle privatizzazioni di Vincenzo Visco”.

E’ così che il ponte Morandi finì poi nelle mani di uno scherano speculatore privato e con termini di concessione scandalosi ma pienamente approvati da Bruxelles nel suo furore d’imporre le privatizzazione all’Italia che ambiva ad entrare nell’Eurozona.

Da allora:

Lo Stato italiano perse ogni possibilità di tutelare l’Interesse Pubblico nella maggioranza degli snodi di sopravvivenza vitali dei suoi cittadini. E qui trovate i veri colpevoli di questa strage, perché…

… è compito dello Stato vigilare in prima istanza, e CON SPESA SOVRANA, sui propri figli e se esso abdica a queste prerogative, la prima colpa di catastrofi come questa è sua, e in particolare della forza sovranazionale che gli impose quella ignobile abdicazione. Infatti…

Continua su:

http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=2100

 

 

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– IL GIOCO DEI 3 BUSSOLOTTI DEL MINISTRO TRIA (E GOVERNO) SPIEGATO A FAMIGLIE E AZIENDE.

di Paolo Barnard, da paolobarnard.info

Quando un governo, come il nostro, non è sovrano* è impossibile che possa creare vera crescita, lavoro e diritti, e l’unica cosa che può fare è abbindolare gli elettori con trucchi da prestigiatore. Abbindolare, nel caso specifico della prossima Legge di Bilancio anticipata dal Ministro delle Finanze Giovanni Tria, significa allungare di 7 cm la catena che ci tiene nella galera di Bruxelles e proclamare “Vedete? siamo liberi!”; significa incantare l’elettorato spostando due soldi da qui a lì (quindi nessuna ricchezza aggiunta), per poi proclamare “Vi diamo denaro!”; significa tagliare 1/3 di soldo qua, e proclamare “Meno tasse!”, ma poi aggiungerlo in tasse da un’altra parte. Tutto questo significa…

l’economia del gioco dei 3 bussolotti, cioè l’abbindolare per definizione.

Eccovi il gioco dei 3 bussolotti del Ministro Tria nella sue astruse parole (in grassetto) spiegate da me sotto ogni sua citazione perché tutti possano capire.

Flat tax e reddito di cittadinanza partiranno già nel 2019, perché per rassicurare investitori e famiglie non bisogna rinviare le riforme strutturali, ma dare certezze sulle prospettive, e dimostrare che il Paese è in grado di crescere.

Flat Tax e reddito di cittadinanza – per essere vera ricchezza al netto per aziende e cittadini – comportano per lo Stato nuove spese con aumento quindi del deficit e del debito  – cioè lo Stato ci dà quei soldi ma poi non ce li toglie dopo in tasse. Ma Tria dice che non si devono rinviare le “riforme strutturali”, che però significano applicare le imposizioni di Bruxelles di tagliare drasticamente proprio sia il deficit che il debito. E allora che vera ricchezza al netto mai saranno flat tax e reddito di cittadinanza? Le “riforme strutturali” nell’interpretazione di Bruxelles significano aritmeticamente non crescita, come dimostrato in 10 anni consecutivi dal miserabile stato di tutta l’Unione Europea rispetto alle crescite nel resto del mondo. E allora il nostro Ministro predica le “riforme strutturali” e ci vuol far credere che, lo stesso, potremo crescere*. IL GIOCO DEI 3 BUSSOLOTTI = ABBINDOLARE.

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http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=2098

 

 

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– Genova sarà la nostra più grande vergogna

di Byoblu, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=zKyksjp-830

 

 

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– La Democrazia (quasi, n.d.r.) Diretta ed il successo economico della Svizzera

di Davide Gionco, da attivismo.info

La Svizzera è una fra i paesi al mondo in cui si gode di maggiore benessere economico.

Certamente questo livello di benessere è anche dovuto alle “ricadute” delle importanti attività bancarie nel paese, ma è anche vero che la Svizzera è un paese mediamente ben governato, che garantisce stabilità agli investitori.

Il buon governo del paese è quindi una delle condizioni per cui, nonostante l’alto costo del lavoro, molti investitori da tutto il mondo si rivolgono a questo paese.

Se la Svizzera non fosse ben governata, non sarebbe mai diventata il paese di riferimento per investitori e multinazionali.

Il segreto del successo svizzero deve quindi essere cercato nei fattori che garantiscono a quel paese di avere mediamente delle buone leggi e dei buoni governanti.

La Democrazia Diretta in Svizzera

La prima chiave del successo sta nella Democrazia Diretta.

Ovvero: il Popolo svizzero è il primo organo legislativo, a livello federale, cantonale e comunale.

Così come in Italia il Parlamento ha diritto di legiferare su qualsiasi materia, in Svizzera il Popolo ha diritto di dire la sua su qualsiasi materia.

Le proposte di legge referendarie possono essere di qualsiasi tipo:

* Abrogazione totale o parziale di una legge esistente (consentito in Italia)

* Un nuovo testo di legge (non consentito in Italia)

* Su questioni fiscali (non consentito in Italia)

* Recessione da una ratifica di un trattato internazionale (non consentito in Italia)

Il popolo può opporsi legittimamente a qualsiasi atto governativo o amministrativo. Ad esempio si può opporre al permesso di costruire di un edificio concesso dall’ufficio tecnico del proprio comune.

Continua su:

https://www.attivismo.info/la-democrazia-diretta-ed-il-successo-economico-della-svizzera/

 

 

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– Kemi Seba: il CFA o il colonialismo monetario francese

di Nicoletta Forcheri, da youtube.com

(foto da Gli occhi della guerra)

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?time_continue=63&v=PHspEc_cItQ

 

 

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– Creare il caos e creare martiri: Alex Jones ed Erdogan

dI Tom Luongo, da comedonchisciotte.org

Il caos politico ha raggiunto l’apice questa settimana, prima con la censura di Alex Jones concordata dai social media, poi col crollo della Lira turca.

Come sono correlate le due cose?

Entrambe rivelano il disperato bisogno di controllo dei potenti.

Dopo l’elezione di Trump, se la sono fatta sotto. I Globalisti di cui Jones parla sempre esistono veramente. Piaccia o non piaccia, è una persona che genera idee scomode, necessarie in una società libera.

È da più di un anno che volevano metterlo a tacere. La cosa però non fa altro che alimentare l’ego suo e di quelli che lo seguono.

Convalida tutto ciò va dicendo da vent’anni.

Non fraintendetemi, adoro Alex Jones.

Non piango però per lui. Perché so che ne uscirà più forte di prima.

E sono contento che abbiano cercato di togliergli la sua piattaforma.

E sono altrettanto felice di vedere il suo pubblico crescere in modo esponenziale.

Cambridge Analytica, Edward Snowden, Tommy Robinson non sono anomalie. Sono la norma. Anche se molti potrebbero pensare che Jones sia un pazzo, fondamentalmente credono che abbia il diritto di esserlo in uno spazio pubblico.

Questa è stata una metaforica bomba gettata nei salotti digitali di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo.

Ora sono consci del fatto che queste compagnie non sono neutrali. Che la folla MAGA non è solo un gruppo di “pazzi della destra alternativa”. Libertari come me e Jones sono stati vendicati.

Ed è una buona notizia per ogni voce alternativa in politica.

La posta in gioco è aumentata esponenzialmente, è ora che tutti facciano sul serio.

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https://comedonchisciotte.org/creare-il-caos-e-creare-martiri-alex-jones-ed-erdogan/

 

 

 

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CULTURA – COSTUME – SOCIETA'                                  

 

– Identità e conflitto

di Rodolfo Sideri, da ilpensieroforte.it

Le nostre già opulente società, stanche e invecchiate, temono sopra ogni cosa il conflitto e per evitarlo sono disposte ad ogni cedimento. Come è tipico di chi sente di non avere più forze reattive, si è disposti ad accettare qualsiasi stupro della propria civiltà pur di non dover affrontare lo scontro e, per quel tipico movimento psicologico che Freud ha chiamato razionalizzazione a posteriori, si elabora una narrazione in cui gli elementi patogeni e dissolventi sono elevati a principi di alta umanità cui tendere.

Per una sorta di sindrome di Stoccolma che risale già al dopoguerra, le società europee si sono innamorate dei loro sequestratori. Condizione essenziale per sostenere quest’impianto (auto)distruttivo è la negazione dell’identità. L’identità, infatti, porta con sé necessariamente il conflitto, perché se si è qualcosa ci si contrappone inevitabilmente a chi è altro da noi.

Ovviamente il conflitto non significa, almeno non necessariamente, scontro violento oppure odio verso il diverso e chiusura in sé stessi. Al contrario, il conflitto è elemento potremmo dire dialettico attraverso il quale comporre una sintesi superiore a partire da una tesi e da un’antitesi; è piuttosto l’unico modo che l’umanità ha storicamente conosciuto per sviluppare la propria civiltà. La riprova la si possiede invigilando sé stessi e osservando come ogni nostra conquista personale sia stata l’esito di un conflitto, dal quale siamo usciti, non importa se vincenti o meno, comunque più forti.

Ora, negare l’identità al fine di evitare il conflitto genera necessariamente un cedimento delle strutture fondamentali della forme dell’umano: la società diventa liquida, la cultura si priva di contenuti per diventare mero intrattenimento o sollecitazione di emozioni, la famiglia si disperde nelle relazioni più diverse, lo Stato perde legittimità e quindi autorevolezza, l’individuo non ha più punti di riferimento e diventa facile preda delle pressioni esterne che consentono di manipolarlo, di indirizzarlo verso le mete maggiormente funzionali ai poteri mondialistici.

Continua su:

http://www.ilpensieroforte.it/cultura/1061-identit%C3%A0-e-conflitto

 

 

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– L’ultimo grande tabù che la sinistra vuole violare: la Pedofilia

da voxnwes.info

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ANCHE VIDEO (da non perdere…)

In realtà l’idea è molto meno ‘folle’ di quello che appare. Nel senso che è sempre stata parte del movimento di ‘liberazione’ omosessuale. Poi, diciamo così, accantonata perché ‘prematura’.

E no, questa dichiarazione non è una bufala. Colpisce la naturalezza di Vendola nell’esprimere un concetto abominevole. Ovviamente oggi avrà cambiato idea e sarà un genitore ideale, ne siamo convinti. Ma le parole rimangono.

Diciamolo chiaramente. Qualche decennio fa solo parlare di ‘matrimoni gay’ avrebbe fatto l’effetto che oggi fa parlare di ‘pedofilia normale’. L’obiettivo di una certa cerchia (non parliamo di tutti gli omosessuali, come in tutti i nostri articoli ci riferiamo ad una particolare componente) sono sempre stati i bambini. E’ stupido e ingenuo pensare che si fermeranno ai ‘matrimoni gay’, già sono passati alla ‘normalizzazione’ della ‘fluidità sessuale’, il gender, non si fermeranno. Una volta che apri il vaso di Pandora, esce tutto.

QUI IL VIDEO:

“- La pedofilia? Un amore normale”

di gli occhi della Guerra, da youtube.com

https://www.youtube.com/watch?v=6xy38-yCnRM

Fonte:

https://voxnews.info/2018/08/09/lultimo-grande-tabu-che-la-sinistra-vuole-violare-la-pedofilia/

 

 

 

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– Monarchia universalis

di Alceste, da alcesteilblog.blogspot.com

monarchia

Certe questioni andrebbero adagiate sul lettino dell'anatomista; spesso, però, si preferisce un coltello da squartatore.

La questione della globalizzazione, a esempio. Sarebbe bene eliminare questo termine, ormai usurato da vani e opposti estremismi.

Le parole vanno e vengono.

Sostituirei globalizzazione con Monarchia. Universale.

Monarchia è ciò che ci attende, al di là degli strepiti decennali che ci hanno ingannato.

Ricordo, in una tramissione di RAI3 del 1992, Milano, Italia, un neroricciuto Gad Lerner esibire sul palco, come fa l'imbonitore coi propri mostriciattoli, Maurizio Boccacci, allora guida spirituale del movimento Meridiano Zero, di matrice filofascista o parafascista (o consonante a quel che rimaneva del fascismo).

Nel 1992 si stava cucinando, almeno per l'Italia, provincia ancora opulenta, ma arretrata ideologicamente, il Mondo Nuovo a venire.

Lerner aveva il compito di introdurre, al pubblico esterreffatto dal crollo del regime post ’45, un nuovissimo dramatis personae (ovvero i soggetti che avrebbero dominato la scena sino a oggi) apprestando, al contempo, con finta premura, l'exeunt omnes di ciò che più non sarebbe servito alla Monarchia incipiente.

Da una parte si ebbe, quindi: la Lega Nord, i vagiti berlusconiani, i cattolici dialoganti all'acqua di rose, i sindacalisti con l'asso della pace sociale nella manica sinistra, i socialisti a pois rosa; dall'altra la garbata damnatio memoriae del comunismo, del fascismo e del popolarismo cattolico ovvero dei tre pilastri ideologici del secolo – un recare all’uscita della Storia che Lerner approntava con qualche salamelecchio e un furbesco accento liquidatorio grazie all’esibito anacronismo dei rappresentanti più estremi o più irriducibili.

Continua su:

http://alcesteilblog.blogspot.com/2018/08/monarchia-universalis.html#more

 

 

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– Perché l’economia deve corrispondere alla morale

di Giovanni Tortelli, da corrispondenzaromana.it

 

Lo scopo del  recente saggio La culla vuota della civiltà – All’origine della crisi (Gondolin, Verona 2018, con prefazione di Matteo Salvini) di cui sono autori, l’attuale ministro per la famiglia Lorenzo Fontana e l’economista Ettore Gotti Tedeschi, è la dimostrazione del collegamento diretto fra incremento della natalità, tutela e incoraggiamento alla formazione della famiglia e sviluppo economico, in modo che l’economia possa ritrovare nella crescita demografica e nella famiglia «l’investimento degli investimenti», come lo definisce Fontana nell’introduzione.

Obiettivo non facile da raggiungere, visto che i “cattivi maestri” dell’economia globalizzata che si sono succeduti sulla cattedra di Malthus hanno sempre creduto vera l’equazione per cui il prodotto interno lordo di un Paese cresce col decrescere della popolazione: quando la popolazione cresce troppo, gli individui della stessa specie entrano in competizione l’uno con l’altro per lo sfruttamento delle risorse disponibili: da qui la presunta necessità del controllo (o inibizione) delle nascite.

Niente di più sbagliato sostengono gli Autori; basta vedere infatti i risultati dei Paesi del Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) che incrementando la popolazione sono diventati ricchi, mentre l’Occidente, diminuendola, si è impoverito.

Ma perché – si può domandare il lettore inesperto – è proprio necessario ripristinare questo rapporto di proporzione diretta fra incremento della popolazione e crescita economica? Perché – risponde Gotti Tedeschi – è l’incremento della natalità che provoca la formazione della famiglia e la famiglia produce ricchezza, anzi è il primo aggregato di società che produce ricchezza.

La famiglia è tanto importante da detenere solo per sé ben «quattro anime economiche»: produce reddito, produce risparmio, produce investimenti e ridistribuisce il reddito al suo interno. Il valore economico della famiglia nasce dall’interesse – che è stimolo ed impegno – a perseguire azioni responsabili finalizzate al suo proprio sostentamento. Insomma, è la famiglia che è il primo motore di crescita della ricchezza e anche solo per questo «meriterebbe il Nobel per l’economia».

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https://www.corrispondenzaromana.it/perche-leconomia-deve-corrispondere-alla-morale/

 

 

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– I truffatori dell’antirazzismo

di Sebastiano Caputo, da lintellettualedissidente.it

 

L'Italia è mediterranea, ospitale, genuina. E' un non-modello di integrazione connaturato alla nostra storia che non va intellettualizzato dai nuovi chierici dell'anti-sovranismo.

Una bravata di alcuni ragazzotti nel notturno torinese che ha preso di mira diverse donne tra cui Daisy Osuake, atleta italiana di origine africana, si è trasformata nella punta dell’iceberg di un presunto odio razziale che sta divorando il Paese. I carabinieri per ora stano escludendo il movente xenofobo eppure la recuperazione politica è già in atto per colpire il governo giallo-verde, ritenuto complice e mandante di questa artificiosa ricostruzione dei fatti.

Il razzismo che si traduce in azioni concrete esiste, ma è nella testa e nelle gesta degli piscolabili, che sono pochissimi in Italia, e di certo non rappresentano l’anima profonda del nostro popolo. Il razzismo reale non ci appartiene. Per storia, cultura, geografia. Noi italiani siamo mediterranei, persone semplici, ospitali, a modo nostro, verso tutti gli stranieri, che non abbiamo mai amati né disprezzati, ma rispettati sulla base della decenza comune, quelle regole non scritte di convivenza che hanno caratterizzato una terra di passaggio, un crocevia straordinario di popoli, clan e tribù. Quel fatto di cronaca a Isola Capo Rizzuto che ha visto i bagnanti calabresi soccorrere 56 migranti in spiaggia, racconta perfettamente lo spirito descritto sopra. Del resto anche alla base della crescita elettorale di Lega e del Movimento 5 Stelle non c’è l’emergenza immigrazione (o addirittura “sostituzione etnica” paventata da alcuni) ma la paura di un ulteriore impoverimento della classe media, i cosiddetti sconfitti dalla globalizzazione. 

Eppure l’agenda politica insegue i flussi migratori insieme al problema della disoccupazione (vera priorità del Paese). Il rischio è quello, come hanno fatto negli Stati Uniti, in Francia e Inghilterra, di delegare il tema dell’integrazione agli intellettuali – per altro tutti bianchissimi, e non a caso nessuno di loro figlio di immigrati – e dunque alle associazioni, ai giornali e alle istituzioni, invece di lasciare alla strada la facoltà di auto-gestirsi e auto-regolarsi. All’italiana.

Perché è la cultura dell’anti-razzismo in assenza di razzismo ad aver creato negli ultimi decenni in questi Paesi i ghetti, le banlieues, gli slums monoetnici, delineando i confini urbani e non, di un potenziale conflitto sociale, che come controparte, nell’altra barricata, viene alimento da una narrazione sul pericolo di invasione in assenza di invasione.

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http://www.lintellettualedissidente.it/editoriale/i-truffatori-dellantirazzismo/

 

 

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– La Gran Loggia inglese accoglie i transgender

di Rodolfo de Mattei, da osservatoriogender.it

Anche i frammassoni inglesi si adeguano al “gender diktat” globale e aprono le porte della loro istituzione riservata esclusivamente agli uomini alle persone transgender che siano “transitate” da donna a uomo. La United Grand Lodge of England (Ugle), storica Gran Loggia anglosassone fondata nel 1717, che conta circa 200 mila membri e che ha giurisdizione su Inghilterra, Galles ed alcuni distretti d’oltreoceano, ha infatti recentemente stabilito che una “donna” che “è diventata un uomo” debba essere trattata “allo stesso modo di qualsiasi altro candidato maschile“. Qualsiasi “donna” potrà dunque diventare un “massone” a tutti gli effetti a patto che si unisca alla loggia nelle “vesti” maschili, ovvero nell’identità di genere di uomo.

Il documento di orientamento in fatto di identità di genere, che è stato diramato alle 7 mila logge presenti in Inghilterra e Galles, sottolinea infatti come la riassegnazione di genere di un massone dovrebbe essere “trattata con la massima compassione e sensibilità”. A riguardo, continua il testo, “nessun candidato dovrebbe essere soggetto a questioni riguardanti il proprio genere che potrebbero causargli sensazioni scomode”. Per questo, se un aspirante membro alla loggia è una persona transgender ci si aspetta che “riceva il pieno sostegno dei suoi fratelli“.

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https://www.osservatoriogender.it/la-gran-loggia-inglese-accoglie-i-transgender/

 

 

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– La Storia della Massoneria in Italia 1717 – 2018 di Aldo Mola

di Fabio Cancelli, da corrispondenzaromana.it

A maggio è uscito il libro del prof. Aldo Alessandro Mola, Storia della Massoneria in Italia. Dal 1717 al 2018. Tre secoli di un Ordine iniziatico (Giunti Editore – Bompiani, Firenze – Milano 2018). L’Autore, storico e saggista, classe 1943, è stato di recente intervistato da Marco Respinti del CESNUR (http://cesnur.org/2018/mola_massoneria.htm).

Il libro è un tomo tascabile di 824 pagine che viene ad arricchire la letteratura massonico-apologetica. Non è un mistero che l’Autore sia da decenni vicino alla Massoneria, pur non essendone membro (a suo dire), e vanti amicizia con massoni e studiosi di vario orientamento (alcuni deceduti): ad esempio, i Gran Maestri del Grande Oriente d’Italia da Giordano Gamberini a Stefano Bisi, i Gran Maestri della Gran Loggia d’Italia da Renzo Canova ad Antonio Binni, sacerdoti filo-massonici come Ferrer Benimeli, Esposito, Caprile, Molinari e persino un autore antimassonico come don Ennio Innocenti (p. 21).

Il prof. Mola presenta papa Francesco come ostile alla Massoneria (pp. 8, 661). Eppure alla luce di vari casi (es. Sinodo sulla Famiglia e Amoris laetitia, 5° Centenario di Lutero, Ordine di Malta, FFI, pena di morte, ecc.), il Pontefice, tanto autoritario nel governo quanto ambiguo e fluido nella dottrina, si è attirato finora circa 70 elogi (tutti documentabili) da parte di massoni di varie nazionalità. Il prof. Mola (pp. 29, 661) accenna alla condanna del «neopelagianesimo» e dello «gnosticismo» fatta dalla Congregazione per la dottrina della fede (“Placuit Deo”, 2018) e da papa Francesco (“Gaudete et exultate”, 2018).

Continua su:

https://www.corrispondenzaromana.it/la-storia-della-massoneria-in-italia-1717-2018-di-aldo-mola/

 

 

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– La violenza dell’inganno più perverso

di Alessandro Benigni, da alebenigni.wordpress.com

La violenza dell’inganno più terribile.

Quello inflitto ad un bambino, solo per soddisfare i desideri perversi di adulti – con seri problemi di psichici.

E i buonisti a riempirsi la bocca di tolleranza, “rispetto perché le diversità” e “… ma a te cosa cambia?” sono i complici di questo schifo.

(Vedi altre foto…)

Continua su:

https://alebenigni.wordpress.com/2018/07/27/la-violenza-dellinganno-piu-perverso/

 

 

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 MEDICINA                                                                        

GLI ARTICOLI DI SEGUITO RIPORTATI NON RAPPRESENTANO IN ALCUN MODO SUGGERIMENTI O INDICAZIONI TERAPEUTICHE IN QUANTO GLI AMMINISTRATORI DI QUESTO SITO NON SONO MEDICI; ESSI RAPPRESENTANO SOLAMENTE UN PANORAMA DI OPINIONI REPERITE SUL WEB. SI INVITA PERTANTO AD AVVALERI COMUNQUE DEL PROPRIO MEDICO CURANTE.

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– MODIFICHE AL GENOMA UMANO UTILIZZANDO I VACCINI.

di Radio Autismo, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=_Xl-dblgD7g

 

 

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– Importanza dell'informazione prima di vaccinare – Eugenio Serravalle

di grupposalus, da youtube.com

VIDEO del 2013

https://www.youtube.com/watch?v=N7bSvB4_kAE

 

 

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– Beppe Grillo e «Paraculum 100 CH»

di Marcello Pamio, da disinformazione.it

Lettera all’Ordine degli psichiatri italiani

Alzheimer? Demenza senile precoce? Utilizzo di stupefacenti? Abuso di psicofarmaci? Sostituzione con un clone? O più semplicemente il Re è completamente nudo?

Ai posteri-elettori l’ardua sentenza…

Mi riferisco all’ultima gravissima sparata di Giuseppe Grillo, ex comico, ex padre spirituale del «Movimento 5 stelle», e da ieri anche ex cervello pensante.

Una presa di posizione inquietante, sotto forma di post intitolato «Fate ordine» scritto assieme al suo neurologo. Già questo è un indizio interessante sulla sua attuale situazione…

Grillo e la «scientificità»

Il guru del «finto-cambiamento» parte in tromba sul concetto di scientificità.

Egli (forse assieme al suo neurologo) avrebbe in queste giornate afose e calde «riflettuto molto sulla difficoltà a comprendere il significato della parola scientifico da parte delle persone. E’ stato disorientante, preoccupante e quasi penoso, assistere ad una degenerazione del dibattito così profonda».
Prende immediatamente posizione nei confronti della Scienza, quella con la Esse maiuscola.

Difende quindi a spada tratta la Scienza di SuperQuark, la scienza alla pierino angel e robertino sborion (che lo applaude pubblicamente).

Secondo Grillo il nostro «sistema sanitario è uno dei migliori al mondo, per affidabilità e livello di copertura nei confronti dei cittadini. Agli occhi del SSN siamo tutti uguali nei diritti, indipendentemente da quale patologia ci ha colpiti».

Continua su:

http://disinformazione.it/2018/08/15/beppe-grillo-e-il-paraculum-100-ch/

 

 

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– La Monsanto condannata da una giuria della California per aver diffuso il cancro con i suoi pesticidi

da controinformazione.info

La Corte Suprema ordina alla Monsanto di pagare 289 milioni di dollari alla California in un processo sugli effetti del Roundup “probabilmente cancerogeno”

Una prima condanna per la multinazionale dei veleni, la Monsanto, che da anni inquina l’ambiente con i suoi pesticidi per trarre i suoi profitti.
Un giardiniere che ha sviluppato il linfoma non Hodgkin, dopo aver usato per anni gli infestanti di Monsanto, ha otttenuto il diritto ad essere risarcito per $ 39 milioni e $ 250 milioni in danni punitivi, lo ha deciso una giuria della California.
La giuria della Corte Suprema della California a San Francisco ha deliberato per tre giorni prima di condannare la Monsanto per non aveva avvertito il signor DeWayne Johnson, 46 anni, e altri consumatori dei rischi di cancro derivanti dall’uso dell’erbicida.

Continua su:

https://www.controinformazione.info/la-monsanto-condannata-da-una-giuria-della-california-per-aver-diffuso-il-cancro-con-i-suoi-pesticidi/

 

 

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– VACCINAZIONI: DOTTOR MONTINARI MEDICO DELLA POLIZIA DI STATO ….ENCEFALITE DA VACCINO

da Facebook.com

VIDEO

https://www.facebook.com/1991842067740798/videos/2120926974832306/

 

 

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– Oncologi: il 62% pagati direttamente da 'Big Pharma'

Leggi su:

https://www.lasicilia.it/news/salute/172075/sanita-l-indagine-62-oncologi-dichiara-pagamenti-diretti-da-big-pharma.html

 

 

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– Vaccini: “obbligo flessibile” e l’ossimorico ministro

di Marcello Pamio, da disinformazione.it

Gentile Ministro Grillo,
l’emozione che milioni di italiani hanno provato nel vedere la Lorenzin uscire dal dicastero della salute con la scatola dei quadretti e delle foto di famiglia, non ha nulla da invidiare a quello che hanno vissuto i francesi dopo la finale del campionato del mondo di calcio.
Il tripudio nazionale aveva un suo perché: dare un ministero così delicato e importante ad una persona completamente ignorante e soprattutto incompetente in ambito sanitario è un crimine contro lo stato di diritto e contro le libertà.
Ecco perché la Sua elezione a Ministro, ha reso felici praticamente tutti gli italiani, anche coloro che non hanno votato il Movimento 5 stelle.

Fatto questo preambolo obbligatorio, e nonostante l’attenzione e la memoria del popolo-bue siano sempre più labili, devo ricordarLe che nel web, nel bene o nel male, vengono conservate tutte le cose scritte e/o dette. Molti non si soffermano su questo piccolo particolare, e poi si scontrano con l’amara realtà dei fatti.
Prima che Ministro della salute, Lei è un onorevole, e prima ancora un Medico che ha fatto il Giuramento di Ippocrate, il cui motto centrale è sempre stato il «Primum non nocere».
Per cui dovrebbe spiegare agli italiani per quale motivo ha cambiato drasticamente la Sua visione in tema vaccini. In un solo anno.
Per rinfrescarLe la memoria, Le riporto le Sue parole, a giugno 2017…

Alla luce di quanto detto, Le chiedo: potrebbe spiegare la motivazione del Suo drastico e repentino cambiamento nei confronti delle vaccinazioni di massa?
«Un decreto sbagliato, inutile, medievale che va fermato»: perfetto, gli strumenti legislativi ci sono e avete pure la maggioranza in Parlamento: come mai non lo avete cestinato?
Ha per caso ricevuto pressioni o minacce? E’ stata avvicinata da qualcuno di potente che Le ha “consigliato” di mantenere la linea politica vaccinale precedente? Magari fino al 2020 quando decadrà la direzione delle Linee guida mondiali in ambito vaccinale?
Oppure è l’aria “condizionata” che si respira al Ministero della salute, che proprio bene non fa alla salute di chi ci lavora?
Rimaniamo in attesa di Sue spiegazioni

In fede
Marcello Pamio

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http://disinformazione.it/2018/07/25/vaccini-obbligo-flessibile-e-lossimorico-ministro/

 

 

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 SCIENZA E TECNICA                                                           

 

– Lo scienziato “Padre del riscaldamento globale” alla fine ammette che la teoria è sbagliata.

di Baxter Dmitry da attivitasolare.com

Lo scienziato ampiamente conosciuto come “padre del riscaldamento globale” ha ammesso per la prima volta che i dati utilizzati per promuovere la sua teoria sui cambiamenti climatici erano falsi e manipolati falsamente da Al Gore per adattarli all’ordine del giorno.

Nel 1986 l’ex scienziato della NASA, James Hansen, ha testimoniato al Congresso durante un’audizione sul riscaldamento globale, organizzata dall’allora deputato Al Gore, per produrre modelli scientifici basati su una serie di scenari diversi che avrebbero potuto avere un impatto sul pianeta.

Secondo Hansen, Al Gore ha preso i dati forniti dello “scenario peggiore” e lo ha intenzionalmente distorto, facendo rebranding come “Global Warming”, guadagnando decine di milioni di dollari nel corso del processo.

Il modello aveva il titolo di “Scenario B” ed era uno dei tanti forniti al Congresso da Hansen, tuttavia non ha tenuto conto di fattori significativi, il che significa che non poteva riflettere le condizioni del mondo reale. Questo non ha impedito ad Al Gore e agli allarmisti del clima di utilizzare i dati per ingannare milioni di persone in tutto il mondo.

Tuttavia un nuovo studio che mette a confronto i dati del mondo reale con il modello dello Scenario B originale – non trovando correlazione – ha ricevuto il sostegno di Hansen, il “Padre del riscaldamento globale” che ammette di essere “devastato” dal modo in cui i suoi dati sono stati utilizzati dagli allarmisti del clima.

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https://www.attivitasolare.com/lo-scienziato-padre-del-riscaldamento-globale-alla-fine-ammette-che-la-teoria-e-sbagliata/

 

 

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– Agrumi: la Sicilia ha tra le mani un affare miliardario. Si chiama limonene e si trova nelle bucce delle arance. Ma…

di Giulio Ambrosetti, da inuovivespri.it

(foto da Acicastello informa)

Chi lo doveva dire che con le bucce di arance si possono fare un sacco di soldi? Lo sanno bene gli spagnoli che, zitti zitti, con il limonene – una sostanza contenuta nelle bucce di arance – producono pesticidi biologici che eliminano insetti e funghi dannosi per l’agricoltura senza inquinare l’ambiente. Un grande affare a nove zeri. E la Sicilia? Affrontiamo l’argomento con il chimico del CNR, Mario Pagliaro.

 

Quando lo abbiamo appreso, siamo rimasti perplessi. L’olio estratto dalla buccia delle arance, lo stesso che quando le sbucciamo emette quel gradevole profumo, sarebbe un potente pesticida naturale usato in tutto il mondo per la difesa delle colture. Abbiamo dunque fatto qualche ricerca in rete, e la cosa sarebbe confermata.

La notizia vera è che questo prodotto – il limonene, contenuto nella buccia degli agrumi e, in particolare, nelle bucce delle arance bionde – sta diventando più importante dell’arancia e del succo di arancia. Perché, come già accennato, viene usato al posto dei pesticidi per combattere gli insetti e i funghi dannosi per l’agricoltura, ed ha anche trovato molti altri usi.

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http://www.inuovivespri.it/2018/06/18/agrumi-la-sicilia-ha-tra-le-mani-un-affare-miliardario-si-chiama-limonene-e-si-trova-nelle-bucce-delle-arance-ma/

 

 

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– L’evoluzione non è darwiniana: studio della Rockefeller University smentisce il gradualismo

di Enzo Pennetta, da enzopennetta.it

La teoria di Darwin sarebbe nata già morta se lui non avesse aggirato il problema dell’assenza di gradualismo.

Adesso è definitivo: l’evoluzione non è graduale.

La teoria darwiniana implica cambiamenti graduali, è lo stesso Darwin ad affermarlo:

Come mai la natura non avrebbe fatto un salto da una struttura all’altra? Secondo la nostra dottrina d’elezine naturale possiamo capire chiaramente perchè essa nol possa fare; perchè l’elezione naturale non può agire che approfittando delle piccole variazioni successive; essa non può mai fare un salto, ma deve procedere per gradi corti e lenti.

C. Darwin, Sull’origine delle specie – Zanichelli 1864, pag. 153

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https://www.enzopennetta.it/2018/06/levoluzione-non-e-darwiniana-studio-della-rockefeller-university-smentisce-il-gradualismo/

 

 

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– È stata l’attività di fracking a causare l’eruzione vulcanica sull’isola di Hawaii?

di Jon Rappoport, da comedonchisciotte.org

A Puna, sull’isola di Hawaii, la più grande dell’arcipelago, dove il vulcano Kilauea ha eruttato violentemente, si trova la centrale geotermica Puna Geothermal Venture (PVG).

Esiste un annoso dibattito intorno alla presunta attività di fracking della centrale PGV, che potrebbe esser ridotto a una mera questione terminologica considerando che, nel processo geotermico, come informa il sito hawaiifracking.com,

“…la perforazione e l’iniezione di acqua fredda, attività tipiche delle centrali geotermiche, fratturano le rocce. Ciò può indurre terremoti e, attraverso la contaminazione dell’atmosfera e delle falde acquifere, può incidere sulla nostra salute e sicurezza”.

Sia che l’iniezione profonda di un fluido abbia lo scopo di estrarre petrolio, gas o calore geotermico, la fase iniziale del processo è la stessa.

I terremoti indotti attraverso queste iniezioni d’acqua potrebbero certamente provocare un’eruzione vulcanica.

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https://comedonchisciotte.org/e-stata-lattivita-di-fracking-a-causare-leruzione-vulcanica-sullisola-di-hawaii/

 

 

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– L’origine della vita sempre più oscura (e anche l’origine delle specie)

di Enzo Pennetta, da enzopennetta.it

 

Più la vista si acuisce più ci accorgiamo che la soluzione si allontana: l’origine della vita è ancora del tutto un mistero. E di conseguenza la comprensione della vita stessa deve essere messa in dubbio.

Qual è la complessità minima per costruire il più semplice essere vivente e di conseguenza come era fatta la prima cellula? La possibilità che si sia partiti da qualcosa di molto più semplice e quindi più facilmente spiegabile rispetto alle cellule attuali sembra essersi arenata di fronte ad uno studio pubblicato su Science nel quale è emerso che il numero minimo di geni necessari per far funzionare una cellula è molto superiore a quanto sinora ipotizzato e, fatto forse ancor più rilevante, che le interazioni tra geni rendono più difficile anche immaginare un’evoluzione con i meccanismi neodarwiniani di caso e necessità.

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https://www.enzopennetta.it/2018/05/lorigine-della-vita-sempre-piu-oscura-e-anche-lorigine-delle-specie/

 

 

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– Fusione nucleare, a Frascati la DTT

di Antonella Ardito, da ingegneri.info

 

Una macchina sperimentale per la fusione nucleare nascerà a Frascati: è la Divertor Tokamak Test facility (DTT) e renderà il sito dell’ENEA centro di eccellenza internazionale per la ricerca sulla fusione nucleare. I lavori di costruzione dovrebbero iniziare a novembre 2018 e costare 500 milioni di euro. Il DTT è nei fatti l’anello di congiunzione con l’ITER, il reattore sperimentale in costruzione in Francia. L’obiettivo è verificare fattivamente la possibilità scientifica di produrre energia nucleare pulita attraverso la fusione e non la fissione nucleare.

Continua su:

http://www.ingegneri.info/news/ambiente-e-territorio/fusione-nucleare-a-frascati-la-dtt/

 

 

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FUORI TESTO

 

Le lacrime che dai nostri occhi vedrete sgorgare

non crediatele mai segni di disperazione

promessa sono solamente

promessa di lotta.

Alexandros Panagulis
 

 

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– Fioravanti: il Regno dei Borbone, scuola di eccellenza

di CentroStudi Civitanovesi, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=lOZ_Bog8qpY

 

 

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CNT – Message à toute l'humanité

di Demo Sophie, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=j1GCeJe7T74&feature=share

 

 

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– "Inganno Globale", di Massimo Mazzucco

di Il Portico Dipinto, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=jNiZD1FQevk&t=662s

 

 

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– Cancro le Cure Proibite di Massimo Mazzucco

di Carlo Anibaldi, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=qPZPGeLag9c

 

 

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– Ex Magistrato Paolo Ferraro Decide Di Parlare!

di InfoClub, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=QGHNSkmbH0E&t=11s

 

 

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