La verità è a disposizione di chiunque la voglia cercare…

Questo sito non è monarchico

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N.B.: Si partecipa ai Sig.ri fruitori di questo sito che alcuni articoli riportati sulla pagina iniziale possono rimanere in visione per molto tempo, mentre altri vengono aggiornati con maggiore frequenza e senza alcuna periodicità. Si invita pertanto a prendere sempre visione  dell’intera pagina.

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Totale accessi novembre 2017: 11916;

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APPELLO

 

…alla luce di quanto sta avvenendo non è più pensabile continuare a dividersi in sicilianisti, napolitanisti, duosiciliani, borbonici, antiborbonici, meridionalisti, federalisti, autonomisti e via dicendo: ciò non farà altro che favorire il gioco di quelle oligarchie mondialiste che hanno causato ciò che stiamo subendo; la posta in gioco è troppo alta per non comprendere che solo una identità di intenti può porsi come elemento determinante per la riuscita di un qualunque progetto di riscatto. E’ indispensabile, anzi vitale, il superamento di quelle pur legittime diversità di vedute e propugnare, tutti insieme e nel rispetto delle specifiche idee, quanto meno un forte riavvicinamento delle varie componenti identitarie, nella convinzione e nella consapevolezza che se ciascuno farà un piccolo passo indietro, tutti insieme si farà un enorme passo avanti.

(Tratto da “Rinascita di una Nazione”, pag. 127)

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Si invitano i Sig.ri lettori a dare attenta e completa lettura del seguente articolo. Anche attraverso di esso è possibile avvicinarsi alla comprensione di una realtà che, indipendentemente dai differenti "credo" politici, ci sta coinvolgendo tutti portandoci verso un disastro sociale, economico, politico, culturale e filosofico senza precedenti.

Perché non si possa dire “Io non lo sapevo…” e la conseguente scelta indipendentista.

Di Giovanni Maduli.

IN AGGIORNAMENTO CONTINUO…

Per prendere visione dell'articolo cliccare qui:

http://www.regnodelleduesicilie.eu/wordpress/page/2/

 

 

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FUORI TESTO

 

Non si parla solo di telefonini, ma di ben altro…

– Ugo Mattei: perché non ti fanno più togliere la batteria dallo smartphone (e molto altro)

di byoblu, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?time_continue=1&v=H1XceGC0s8k

 

 

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NOTIZIE DAL REGNO – STORIA                                        

 

– Messaggio alla comunità del Saker sulla Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre

di “The Saker”, da sakeritalia.it

Cari amici,

ho ricevuto molte richieste di esprimere le mie opinioni sull’evento ufficialmente noto come la “Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre”. Su internet, vari autori stanno dando le loro opinioni e i loro pensieri su questo evento che ha cambiato il mondo 100 anni fa. Dopo aver riflettuto su questo problema, ho deciso di astenermi dall’entrare in questa discussione, e mi limiterò alla seguente breve dichiarazione.

La “Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre” è la ragione per cui sono nato in Svizzera e non in Russia. L’ho capito, in modo primitivo, verso i 5 anni, nel 1968, quando i carri armati sovietici entrarono a Praga e io sentii per caso gli adulti che commentavano quell’evento. Da allora, con vari gradi di intensità, naturalmente, ho dedicato innumerevoli ore a cercare di capire cosa fosse realmente successo in Russia, perché la Rivoluzione fosse accaduta e perché fossi nato in esilio. La mia ricerca sembrava speleologia in una grotta profonda, o forse la perforazione della crosta terrestre: ho scoperto strato dopo strato di bugie, bugie, bugie e altre bugie. In effetti, ho scoperto che quasi tutti mentivano su ciò che realmente aveva avuto luogo. E tutti erano anche occupati a pararsi il culo per le proprie responsabilità mentre puntavano le dita ovunque. Era piuttosto deprimente e avvilente. Sto per compiere 54 anni, quindi posso stimare di aver trascorso quasi 50 anni della mia vita a cercare di dare un senso al tutto. E anche se sono ancora sicuro che ci sono molte cose che non so, ci sono alcune cose di cui sono sicuro al 100%, e queste cose non sono affatto concordi col “sapere” pubblico/accademico in Occidente riguardo la rivoluzione. Ciò non ha nulla a che vedere con le opinioni marxiste e conservatrici, e ha tutto a che fare con il fatto che tutti i partiti e i movimenti politici usano la Rivoluzione per i propri fini ideologici.

C’è una comunità di interesse mondiale per agire in collusione e seppellire la vera natura della Rivoluzione d’Ottobre. Tutti mentono: i marxisti, ovviamente, ma anche i “democratici”, i socialisti e i monarchici. Tutti i principali paesi coinvolti, Gran Bretagna, Stati Uniti, Germania, Francia – anche loro mentono. E gli accademici, gli storici e gli autori politici. Ma soprattutto, i testimoni oculari mentono più di chiunque altro, perché i testimoni oculari hanno un enorme interesse personale nel discolpare sé stessi (o il loro campo ideologico) dalle responsabilità di quello che è successo. Invece, quelli che pensano che la Rivoluzione d’Ottobre sia stata un evento grandioso e meraviglioso rivendicano un ruolo chiave perché ne vogliono il merito.

Lasciatemi fare solo un esempio di tale collusione:

prima che ci fosse l’Ottobre 1917 ci fu il Febbraio 1917, un colpo di Stato da parte delle “élite” russe contro lo Zar, che fece crollare l’Impero Russo. Sì, è così. I bolscevichi non abbatterono l’Impero, furono le “élite” russe a farlo. Inutile dire che queste “élite” si dimostrarono incredibilmente incompetenti, stupide e codarde, e che i bolscevichi fondamentalmente presero il potere in quello che era fondamentalmente uno Stato senza un governo. Ora osservate: le élite russe cercarono di coprire il loro ruolo nella distruzione della Russia incolpando di tutto i bolscevichi, mentre i bolscevichi, che volevano il merito della loro grande rivoluzione, ridussero al minimo il ruolo delle élite russe e sostennero che fu la loro rivoluzione a rovesciare il vecchio ordine. Sono tutte bugie, certo, ma i democratici e i bolscevichi si sono de facto messi d’accordo l’uno con l’altro per sostenere la stessa versione fittizia della storia.

Continua su:

http://sakeritalia.it/sfera-di-civilta-russa/messaggio-alla-comunita-del-saker-sulla-grande-rivoluzione-socialista-dottobre/#comment-52385

 

 

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– La Questione meridionale 4/ Lo Stato unitario il peggiore nemico del Sud

di Franco Busalacchi, da inuovivespri.it

Il colpo di grazia all’economia del Sud fu dato sommando il debito pubblico piemontese, enorme nel 1859 (lo stato più indebitato d’Europa), all’irrilevante debito pubblico del Regno delle due Sicilie, dotato di un sistema di finanza pubblica che forse rigidamente poco investiva, ma che pochissimo prelevava dalle tasche dei propri sudditi. Il risultato fu che le popolazioni e le imprese del Sud, dovettero sopportare una pressione fiscale enorme, sia per pagare i debiti contratti dal governo Savoia nel periodo preunitario (anche quelli per comprare quei cannoni a canna rigata che permisero la vittoria sull’esercito borbonico), sia i debiti che il governo italiano contrarrà a seguire: esso in una folle corsa all”armamento, caratterizzato da scandali e corruzione, diventò, con i suoi titoli di stato, lo zimbello delle piazze economiche d’Europa.

Scrive ancora lo storico Zitara: “La retorica unitaria, che coprì interessi particolari, non deve trarre in inganno. Le scelte innovative adottate da Cavour, quando furono imposte all’intera Italia, si erano già rivelate fallimentari in Piemonte. A voler insistere su quella strada fu il cinismo politico di Cavour e dei suoi successori, l’uno e gli altri più uomini di banca che veri patrioti. Una modificazione di rotta sarebbe equivalsa a un’autosconfessione. Quando, alle fine, quelle “innovazioni”, vennero imposte anche al Sud, ebbero la funzione di un cappio al collo”.

Bastò qualche mese perché le articolazioni manifatturiere del paese, che non avevano bisogno di ulteriori allargamenti di mercato per ben funzionare, venissero soffocate.

Continua su:

http://www.inuovivespri.it/2017/12/14/la-questione-meridionale-4-lo-stato-unitario-il-peggiore-nemico-del-sud/#comment-16072

 

 

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– Il Brigante Francesco Guerra

da brigantaggio.net

Francesco Guerra era nato nel Comune di Mignano il 12 ottobre 1836 da Michelangelo e Angela Maria Verducci, proprietari del luogo. Come sergente del disciolto Esercito delle Due Sicilie, partecipò alle Battaglie del Volturno nell'ottobre del 1860, dove il suo reparto si sbandò sotto l'azione incalzante delle truppe volontarie garibaldine. Rientrato nel comune di residenza, sorvegliato continuamente per i suoi trascorsi borbonici, veniva arrestato nei primi mesi del 1861. Rimesso in libertà, unitamente al fratello Serafino, si associò, come si narrava, alla banda di Angelo Maccarone, la quale scorreva le campagne del Mandamento di Roccamonfina. I luoghi principalmente infestati dalla banda Guerra furono le località montuose del Cesima, del Massiccio del Matese e le coline che si estendono tra Mignano, Roccamonfina e Galluccio; zone queste dove Guerra godeva di una larga e sicura protezione da parte delle popolazioni. Il 6 dicembre 1862, il Sottotenente Salla, comandante il distaccamento della 13^ Compagnia del 20° Fanteria di Linea di stanza in Roccamonfina, trovandosi in perlustrazione nel tenimento di Marzano con 15 militari, si scontrava con tre briganti della banda Guerra. Immediatamente la truppa aprì il fuoco contro di essi, ma senza alcun successo. Inseguitili inutilmente per un buon tratto di cammino, i briganti trovarono rifugio nei fitti boschi di castagno. Fu riconosciuto soltanto il brigante Carlo Giuliano. Da Vallemarina, zona boscosa e impervia di Roccamonfina, dove il "Sergente" Guerra aveva posto il suo quartiere generale, partirono i briganti per assalire il Villaggio di San Castrese di Sessa Aurunca il 9 luglio 1863. Ancora da Vallemarina, prese consistenza una nuova azione brigantesca della banda Guerra, con destinazione il vicino Comune di Galluccio. I briganti, tra cui alcuni travestiti da carabinieri, trascinavano legati, due finti arrestati, per confondere eventuali incontri con reparti militari.

Continua su:

http://www.brigantaggio.net/Brigantaggio/Briganti/Guerra.htm

 

 

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– 7 OTTOBRE 1571 – Il contributo eroico dei siciliani del Regno di Sicilia alla battaglia di Lepanto.

di Santi Correnti, da siciliastoriaemito.altervista.org

7 ottobre 1571 

La battaglia di Lepanto è meritatamente celebrata dagli storici come una delle più decisive per le sorti della civiltà occidentale. Essa infatti non è soltanto uno degli episodi più notevoli della storia militare ma segna anche una svolta decisiva nella storia dell’umanità perché come già a Imera in Sicilia e a Salamina in Grecia nel 480 a.C., come a Poitiers in Francia nel 732, con la battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571 l’occidente aveva fermato l’oriente. Anche se la vittoria non fu poi adeguatamente sfruttata, un certo slancio islamico verso l’Europa perdette molto del suo vigore.

La tracotanza dei turchi cresceva ad ogni ora; e in Sicilia, quotidianamente esposta ai loro attacchi, si gridava con terrore:

All’armi! All’armi! La campana sona:

Li turchi sunnu junti a la marina!

Non c’era ormai tempo da perdere. La gravità dell’ora fece si che le nazioni cristiane si rendessero conto che bisognava dimenticare rivalità e contrasti, per fare fronte unico contro il pericolo turco. L’appello che il Papa Pio V aveva lanciato il primo luglio 1570 venne finalmente raccolto e nel porto di Messina si riunì, nel settembre 1571, una poderosa flotta di duecentosettanta navi, di cui centonove veneziane al comando di don Giovanni d’Austria, figlio dell’imperatore Carlo V.

Continua su:

http://siciliastoriaemito.altervista.org/7-ottobre-1571-contributo-eroico-dei-siciliani-del-regno-sicilia-alla-battaglia-lepanto/

 

 

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– "Risorgimento e Massoneria, unità o disunità d'italia?"a cura della dott.ssa Elena Bianchini Braglia

di Circolo filosofico di Fornace: Sapere per crescere, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=I5YnZLL1xwA

 

 

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– La questione meridionale 3/ Il saccheggio del Banco delle due Sicilie

di Franco Busalacchi, da inuovivespri.it

Nel quadro della politica liberista impostata da Cavour, il paese meridionale, con i suoi quasi nove milioni di abitanti, con il suo notevole risparmio, con le sue entrate in valuta estera, appariva un boccone prelibato.

L’abnorme debito pubblico dello stato piemontese procurato dalla politica bellicosa ed espansionista del Cavour (tre guerre in dieci anni!) doveva essere risanato e la bramosia della classe borghese piemontese per la quale le guerre si erano fatte (e alla quale il Cavour stesso apparteneva a pieno titolo) doveva essere, in qualche modo, soddisfatta.

Descrivere vicende economiche e legate al mondo delle banche e della finanza, può risultare al lettore, me ne rendo conto, noioso, ma non è possibile comprendere alcune vicende se ne conoscono le intime implicazioni.
Lo stato sabaudo si era dotato di un sistema monetario che prevedeva l’emissione di carta moneta mentre il sistema borbonico emetteva solo monete d’oro e d’argento insieme alle cosiddette “fedi di credito” e alle “polizze notate” alle quali però corrispondeva l’esatto controvalore in oro versato nelle casse del Banco delle Due Sicilie.

Il problema piemontese consisteva nel mancato rispetto della “convertibilità” della propria moneta, vale a dire che per ogni lira di carta piemontese non corrispondeva un equivalente valore in oro versato presso l’istituto bancario emittente, ciò dovuto alla folle politica di spesa per gli armamenti dello stato.
In parole povere la valuta piemontese era carta straccia, mentre quella napolitana era solidissima e convertibile per sua propria natura (una moneta borbonica doveva il suo valore a se stessa in quanto la quantità d’oro o d’argento in essa contenuta aveva valore pressoché uguale a quello nominale).

Continua su:

http://www.inuovivespri.it/2017/12/09/la-questione-meridionale-3-il-saccheggio-del-banco-delle-due-sicilie/#_

 

 

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– 1860. Altro che “Insurrezione popolare” ed entrata trionfale di Garibaldi: gli invasori anglo – tricolorati hanno scatenato il caos che rase al suolo mezza Palermo e avviato la distruzione dello stato sovrano delle Due Sicilie!

da terraeliberazione.wordpress.com

Questo libro era stato fatto sparire: ne abbiamo recuperata una copia originale. Ripulito dall’IPOCRISIA e dai DEPISTAGGI britannici, servirà.

“Alle 3 del pomeriggio ricominciò da terra e dal mare il bombardamento della sfortunata città. La mia cabina s’era frattanto riempita di mogli e figlie di mercanti, le quali avevano sperato di trascorrere il resto della sera domenicale riposando tranquillamente invece di dover essere spettatrici di una delle più tremende scene di distruzione originate dalle civili discordie che la storia contemporanea abbia registrato.

La cittadella cominciò il cannoneggiamento lanciando granate in direzione della Piazza del Pretorio, che ben si sapeva essere il quartier generale del terribile dittatore, mentre tirava palle piene di grosso calibro sulle chiese e gli edifici pubblici e privati nei più immediati dintorni.

I piroscafi da guerra, costruiti in Inghilterra solo pochi anni prima ed armati con pezzi da 68 libre del peso di 95 quintali inglesi [1 Cwt= Kg. 50,8, NdT], aprirono il fuoco subito dopo, e le loro evoluzioni erano dirette con notevole perizia.

Il comandante Flores, dell’Ercole, che aveva pranzato con me in occasione del genetliaco della Regina, superava tutti i suoi colleghi per lo zelo con cui conduceva l’azione e per il modo con cui governava la sua nave; ma si può ben dubitare che il suo equipaggio avrebbe mostrato uguale alacrità se avesse incontrato opposizione.

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https://terraeliberazione.wordpress.com/2017/11/21/1860-altro-che-insurrezione-popolare-ed-entrata-trionfale-di-garibaldi-gli-invasori-anglo-tricolorati-avevano-bombardato-e-raso-al-suolo-mezza-palermo/

 

 

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– I PADRI DELLA PATRIA HANNO PRESO DALLE CASSE NAPOLITANE QUALCOSA COME 37.213 TONNELLATE D’ORO !

da piuessewebtv.it

(foto da Ninco Nanco Blog)

 

Subito dopo la presa di Roma, con l’introduzione della cartamoneta, lo Stato italiano obbligò tutti i cittadini a riconsegnare la moneta metallica. Dal Meridione arrivarono oltre 440 milioni di Lire in oro, che, al cambio imposto dai Savoia, equivalevano nominalmente al 4,25 Ducati partenopei.   Le somme raccolte nelle Due Sicilie equivalsero a circa 10 volte quelle versate nel resto d’Italia, ma, come vedremo l’entità effettiva di quell’oro ed i suo valore di mercato erano enormemente superiori. Dicevamo dei Ducati partenopei che erano circolanti ed avevano un tenore in oro molto più elevato: una moneta da un Ducato ‘conteneva’ 19,9 grammi di oro fino, mentre una Lira sabaudo-italiana ne conteneva solo 4,5. Il cambio ufficiale fu imposto con Regio Decreto Sabaudo del 17 luglio 1861, n. 452, poi assorbito dalla legislazione italiana. Una enorme massa d’oro, cui si aggiunsero altrettanto enormi quantità di argento e rame, derivanti dai Mezzi Ducati e le Mezze Piastre d’argento, oltre che dai Tarì, i Carlini, i Tornesi. Una ricchezza spropositatamente enorme, come vedremo, che prese le vie di Roma, Torino e Venezia, ma anche quelle di Inghilterra, Francia e Stati Uniti, dove risiedevano i creditori dei tanti debiti contratti dalla corrotta corte sabauda. Le poche opere realizzate con quelle somme furono l’edificazione ex novo di Roma Capitale, la bonifica delle risaie piemontesi, il ripristino della Via Salaria (indispensabile per azzerare il commercio meridionale). Un’altra prova, dunque, del saccheggio e della spoliazione del Meridione e dei meridionali, attuata con l‘introduzione della cartamoneta, visto che dal Sud arrivarono i 9/10 del patrimonio mobiliare italiano originario, purtroppo, utilizzati in larga parte non per far nascere una Nazione, ma per saldare debiti pesantissimi e sanare le diffuse malegestioni degli avidi funzionari. Preso atto dello scempio di un popolo e di una ricchezza, dobbiamo chiederci a quanto oro equivalevano quelle Lire e quanto varrebbero oggi, rivalutandole. E qui viene il bello. O meglio l’orrido. Infatti, 440 milioni di Lire in oro dovrebbero equivalere ad un peso di 1980 milioni di grammi d’oro, cioè 1.980 tonnellate d’oro.

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http://www.piuessewebtv.it/news/item/574-i-padri-della-patria-hanno-preso-dalle-casse-napolitane-qualcosa-come-37-213-tonnellate-d%E2%80%99oro.html

 

 

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– La verità sul Regno delle Due Sicilie, al netto delle bugie degli storici di regime

di Franco Busalacchi, da inuovivespri.it

Oggi pubblichiamo la seconda puntata del nostro ‘viaggio’ che abbiamo intrapreso per raccontare la questione meridionale. Quante bugie sono state scritte sul Regno delle Due Sicilie? Tante, tantissime, Oggi cerchiamo di restituire un po’ di verità con lo scrittore, giornalista e meridionalista, Nicola Zitara

Si è arrivati in questo modo ai giorni nostri, dove ancora adesso, in molti libri scolastici, la storia d’Italia e del Meridione in particolare è vergognosamente mistificata.

In campo economico la visione che si dette del Regno delle due Sicilie fu, se possibile, ancora più lontana dalla realtà effettuale. Questa la descrizione del Sud Italia lo scrittore, giornalista e meridionalista, Nicola Zitara (QUI LA SUA VITA DI STUDIOSO E LE SUE OPERE):

“Un paese strutturato economicamente sulle sue dimensioni. Essendo, a quel tempo, gli scambi con l’estero facilitati dal fatto che nel settore delle produzioni mediterranee il paese meridionale era il più avanzato al mondo, saggiamente i Borbone avevano scelto di trarre tutto il profitto possibile dai doni elargiti dalla natura e di proteggere la manifattura dalla concorrenza straniera. Il consistente surplus della bilancia commerciale permetteva il finanziamento d’industrie, le quali, erano sufficientemente grandi e diffuse, sebbene ancora non perfette e con una capacità di proiettarsi sul mercato internazionale limitata, come, d’altra parte, tutta l’industria italiana del tempo (e dei successivi cento anni). (…) Il Paese era pago di sé, alieno da ogni forma di espansionismo territoriale e coloniale. La sua evoluzione economica era lenta, ma sicura. Chi reggeva lo Stato era contrario alle scommesse politiche e preferiva misurare la crescita in relazione all’occupazione delle classi popolari. Nel sistema napoletano, la borghesia degli affari non era la classe egemone, a cui gli interessi generali erano ottusamente sacrificati, come nel Regno sardo, ma era una classe al servizio dell’economia nazionale”.

Continua su:

http://www.inuovivespri.it/2017/12/02/la-verita-sul-regno-delle-due-sicilie-al-netto-delle-bugie-degli-storici-di-regime/#comment-15845

 

 

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PER NON DIMENTICARE…

(immagine tratta da madreluna.altervista.com)

 

– 29 dicembre 1945, Monte San Mauro: l’ultima battaglia dell’Evis

da frontenazionalesiciliano.altervista.org

sciano-fileminimizer(cliccare sull'immagine per ingrandirla)

La Battaglia di Monte San Mauro nei ricordi del combattente EVIS Totò Salerno

Totò Salerno, nato a Niscemi, una piccola cittadina agricola in provincia di Caltanissetta, il 3 gennaio 1925, trascorse la sua infanzia vedendo la Sicilia al cospetto della mafia che aveva già assunto i contorni di uno Stato nello Stato e dei gerarchi in camicia nera che propagandavano al paese, unità, patriottismo e compattezza. Proprio in questo clima, durante la sua adolescenza germoglia in lui un grande desiderio di libertà e di giustizia per il Popolo Siciliano portandolo verso l’ideologia del separatismo. La Sicilia Stato assoluto.

Continua su:

http://frontenazionalesiciliano.altervista.org/la-battaglia-monte-san-mauro-nei-ricordi-del-combattente-evis-toto-salerno/

 

 

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SCHEGGE DI STORIA                                                        

 

SCHEGGE DI STORIA 12.1/2017

 

          Oltre queste, furono concesse altre 118 decorazioni al valore a ufficiali e soldati della Legione Ungherese. A loro vennero affidate molte “missioni sporche”, come il regolamento dei conti nel paese di Auletta in provincia di Salerno conquistato da simpatizzanti borbonici. Gli ungheresi arrivarono in paese il 30 luglio 1861 e vi entrarono senza trovare opposizione. Tutti i paesani incontrati venivano presi e uccisi, mentre le case dei possidenti, considerati “complici dei briganti”, furono incendiate con disprezzo. Alla conta finale, i morti furono quarantacinque, un altro centinaio fu imprigionato a Salerno. Nel suo diario, il generale Enrico Cialdini, luogotenente del re per le Province napoletane nell’estate del 1861, annotò su Auletta “più di cento uomini tra i briganti uccisi”. In questa vicenda, i numeri dello storico borbonico Giacinto De’ Sivo sembrano approssimati per difetto come, probabilmente, anche la stima dei sei paesi incendiati in nove mesi e 918 case distrutte nella repressione. Per essere solo una questione criminale, quell’impegno repressivo occupò nel 1863, periodo di “massimo sforzo”, qualcosa come 90.000 militari nel Sud, con una media annuale permanente di 50.000 uomini dal 1860 al 1870. Molfese fa calcoli ulteriori, sulla base delle prime statistiche rese pubbliche dal ministero della Guerra nel 1865: le truppe del VI Gran Comando di Napoli oscillarono, nel periodo tra il primo ottobre 1863 e il 30 settembre 1864, da un massimo di 116.799 uomini nel febbraio 1864 al minimo di 92.984 nel settembre dello stesso anno. Un po’ troppo per un’azione di polizia.

Gigi Di Fiore, Briganti, Utet Edizioni, pag. 26, 27.

 

 

          In questo tempo è la gran lotta finale fra la setta e la società; e chi sa se col secolo sarà compiuta? Essa confida nel trionfo: procede sempre, né mai si dà vinta, né mai perde terreno; percossa, si rannicchia, si fa piccina, si finge oppressa, piange, invoca pietà, e con sotterraneo lavorio prepara la riscossa, e più prolifica si spande. Ripercossa, aspetta un’altra generazione; è misera, lusinghiera, cortegiana, servile, accattona, pinzochera, spigolistra, aborre il sangue e la pena di morte, invoca la civiltà e la religione, la giustizia, la legge, e l’umanità; mostra pentimento, fa elegie e canti epitalamii in lode e di re e principi, inneggia a’ Santi e a Dio, si confessa, giura, protesta fede; e arriva a farsi credere la parte migliore della società.

          Frattanto tiene conciliaboli nelle vie, ne’ caffè, nelle feste da ballo, nelle regge e nelle chiese; fa testimonianze false, e raccomanda e difende, salva e sostenta i suoi, calunnia gli avversarii, li abbassa, li rende poveri e odiati, li divide, li combatte ad uno ad uno, e li stiletta; frattanto si fa maestra alla gioventù, la corrompe, promette l’età dell’oro e guadagna seguaci. A modo di talpa e mina il terreno sociale, e quando crede maturo il tempo, abbrucia i puntelli, e con gran fracasso fa crollare i fondamenti della società. Trionfa allora, gitta le maschere, passeggia con le spade sanguinose fra monti di cadaveri, bandisce il regno della ragione, proclama il dritto nuovo, canta sue glorie, vuota di malfattori le carceri, e le popola d’onesti; implacabile vendicatrice colpisce spietata, saccheggia, arde, stupra, fucila senza giudizii; e tali nefandezze appella sentenze di pubblica opinione.

Giacinto De’ Sivo, Storia delle Due Sicilie, Grimaldi & C. Editori, pag. 34, 35

 

 

          Nel trapasso dei poteri da Carlo III al figlio Ferdinando fu attentamente considerata la difficoltà non live cui andava incontro l’avviato processo di unificazione della monarchia, e si volle che durante la minorità del monarca l’unione dei due Regni di Napoli e Sicilia fosse salvaguardata e garantita affidando la direzione degli affari pubblici ad una compartecipazione di responsabilità così della classe dominante napoletana come della classe dominante siciliana. Il Consiglio di Stato e dei Reggenti fu perciò costituito in modo che la rappresentanza partenopea e sicula fosse assicurata in un preciso rapporto di equilibrio.

Parve tuttavia, che la composizione del Consiglio di Stato non fosse del tutto equilibrata, e quindi qualche mese dopo fu chiamato a farne parte il principe di Aci, ambasciatore a Madrid, cui pure fu affidato il comando delle armi di terra del Regno. Pertanto, la reggenza risultò composta da tre napoletani, da tre siciliani e dal Tanucci, toscano. In effetti, i siciliani ebbero una manifesta preminenza sui napoletani, sia per i compiti che vennero loro attribuiti (in pratica la difesa nazionale fu interamente affidata alla loro responsabilità) sia per l’accordo che ben presto si instaurò fra il Tanucci, il Regio e l’Aci.

La preminenza siciliana nella direzione dello Stato venne anche ulteriormente rafforzata con una serie di incarichi diplomatici fra i più delicati e importanti. In pratica, la rappresentanza partenopea a Madrid fu quasi sempre affidata ad un siciliano. Lo stesso accadde per quella viennese. Incarichi di rilievo furono pure affidati presso il redi Francia e la Repubblica di Venezia. Ai Siciliani, invece, fu generalmente preclusa la rappresentanza a Torino, a Londra, a Pietroburgo (quando furo allacciati i rapporti con la Russia), a Lisbone acc.

          Evidentemente, si volle in tal modo corresponsabilizzare la Sicilia nell’opera di rafforzamento e di consolidamento del nuovo Stato, e soprattutto si intyese evitare che sorgessero motivi di malcontento o anche di disimpegno. Secondo la visione di Carlo III, vi dovevano essere condizioni di parità fra i Regni di Napoli e di Sicilia, e la direzione della cosa pubblica, soprattutto in quel che atteneva ai più delicati e importani affari di Stato, doveva essere congiuntamente esercitata da siciliani e napoletani, senza preferenza intenzionale per questa o quella “nazione”.

Francesco Renda, già Professore Emerito di Storia Moderna presso l’Università di Palermo, Storia della Sicilia, Società Editrice Storia di Napoli e della Sicilia, Vol. VI, pag. 216, 217, 218.

 

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Per prendere visione delle altre “Schegge di Storia”, si veda la sezione omonima del menù verticale, in alto, alla sinistra del video.

 

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EVENTI                                                                                 

 

Dall’Istituto di Ricerca Storica Due Sicilia riceviamo e volentieri pubblichiamo

– Sante Marie (Aq), 7 e 8 dicembre 2017

XVI Commemorazione del generale Josè Borges

 

 

 

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– Paola (Cs), 8 dicembre 2017

 

 

 

 

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NOTIZIE DAL REGNO – ATTUALITA’                                   

 

– San Foca, la “zona rossa”

di 3 Web Tv, da Facebook.com

(foto da LeccePrima)

VIDEO

https://www.facebook.com/3webtv/videos/354014668342293/?hc_ref=ARTOEVsK5Uju801XDsgzcE0bMeT6WS1RB_J99smAAnIxCAtY2pzRS1c-lIkFeKixTUE

 

 

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– Per i Governi centrali il Sud non esiste: la prova nella Relazione sui conti pubblici territoriali

di Antonella Sferrazza, da inuovivespri.it

Gianfranco Viesti, docente di Economia all’Università di Bari, commenta i dati relativi agli investimenti pubblici nel Mezzogiorno: “Al Sud sono venute a mancare negli ultimi anni, tanto la spesa ordinaria in conto capitale (dimezzata rispetto ai livelli pre-crisi, più o meno come nel resto del paese), quanto la spesa della politica nazionale di coesione territoriale (quella finanziata dal Fondo sviluppo e coesione)”. Resta da capire perché queste notizie non finiscano mai in prima pagina…

Se è vero, come viene ampiamente ripetuto, che molti ritardi del Mezzogiorno sono da imputare allo stesso Mezzogiorno– chiaro riferimento ad una classe politica, magistralmente descritta da Salvemini, asservita alle segreterie romane e agli interessi nordici- è anche vero che nei numeri si trovano spesso verità poco pubblicizzate e che contraddicono in parte l’assioma di cui sopra. Il problema è che, fatta eccezione per i report economici della Svimez -l’Associazione per lo sviluppo industriale del Mezzogiorno- che in pochi leggono nella sua interezza e di cui vengono diffuse solo le sintesi – è raro leggere un’analisi che metta nero su bianco quale sia, in termini concreti, l’approccio del Governo centrale nei confronti della questione meridionale. E quando queste analisi si trovano,  si apre un baratro: si scopre sempre, infatti, che il Sud semplicemente non esiste nell’agenda politica nazionale, ma non si deve sapere. Una sorta di ‘omertà di sistema’  fa in modo che certe verità non finiscano mai in prima pagina. Una sorta di ‘violenza domestica’ che deve restare segreta.

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http://www.inuovivespri.it/2017/11/27/per-i-governi-centrali-il-sud-non-esiste-la-prova-nella-relazione-sui-conti-pubblici-territoriali/#_

 

 

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– (2.12.’17) I SOLDATI BORBONICI TORNANO AL CASTELLO DI MILAZZO

di Nicola Manto, da Youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=52Yb7U9HOJk&feature=share

 

 

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– Art Bonus: milioni per la cultura al Nord, al Sud solo spiccioli

di Domenico Ascione, da vesuviolive.it

L’“Art Bonus” è un’iniziativa del Ministero dei Beni Culturali volta a favorire lo sviluppo dei luoghi artistici e culturali di ogni regione. Il sistema è semplice: garantire sgravi fiscali per chi conceda erogazioni liberali a queste tipologie di strutture. Una forma di “mecenatismo” moderno, così come è stato definito dallo stesso ministero e pubblicizzato. Il problema è che, come al solito, il sistema ha favorito solo il Nord Italia, lasciando il Sud a secco.

Come si può notare dalla lista ufficiale delle erogazioni liberali, su 200 milioni versati, al Meridione sono arrivati meno di 4 milioni di euro, di cui più di un milione solo per la Campania e la Puglia, mentre poche migliaia di euro per le altre. L’1,9% dei fondi per metà paese e la situazione è ancora più grave se pensiamo che 72 milioni, quindi un terzo delle erogazioni, sono andate ai musei della Lombardia.

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http://www.vesuviolive.it/ultime-notizie/225924-art-bonus-milioni-la-cultura-al-nord-al-sud-solo-spiccioli/

 

 

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– L’Aquila, alloggi ai migranti: il sindaco blocca il bando del PD. “Prima ci sono le famiglie aquilane”

di Roversi MG, da newnotizie.it

Il sindaco Pierluigi Biondi, primo cittadino dell’Aquila del partito Fratelli d’Italia, ha bloccato il bando di Cialente (Partito Democratico) che assegnava 40 dei 50 nuovi alloggi agli immigrati. Il neo sindaco eletto si è accorto che il bando per l’assegnazione degli alloggi sociali, redatto dalla precedente giunta di centrosinistra, premiava quasi solo gli immigrati, a scapito delle famiglie aquilane e dei terremotati.

Giorgia Meloni, leader di FdI, raggiunta da un intervista ha spiegato: “Sui primi 50 alloggi, grazie ai criteri individuati dalla sinistra, 40 sarebbero andati agli stranieri” ha detto. Inoltre, continua, l’amministrazione PD permetteva agli immigrati di “prendere la residenza dopo aver avuto la casa”. Ma ora, promette Biondi, “le case andranno alle famiglie aquilane terremotate”. 

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https://www.newnotizie.it/2017/11/22/866085/

 

 

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– Tap, controlli e filo spinato attorno al cantiere. I diritti negati nella zona rossa: “Non posso invitare amici per un caffè”

di Tiziana Colluto, da ilfattoquotidiano.it

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Viaggio nella zona rossa istituita intorno al cantiere del gasdotto Tap, a Melendugno, nel Leccese: i diritti negati ai proprietari, l’installazione del filo spinato, pass e controlli asfissianti. "Un'umiliazione per noi persone libere, perbene", dice una residente. Il sindaco Marco Potì: "Ci sono 650 agenti per un costo extra di 50-80mila euro al giorno". E l’economia turistica inizia a tremare a causa del "coprifuoco"

“Questa sono io. Ho lo sguardo basso: non volevo vedere anche il filo spinato. Un’umiliazione per noi, persone libere, perbene. Dietro di me c’è l’agente della Digos che ci ha scortato fino a casa. Mio marito ha rallentato il passo per poter scattare la foto”. Alla signora Lucia, pensionata, trema la voce. C’è lei nell’immagine simbolo di quello che accade a Melendugno, in provincia di Lecce, nella zona rossa istituita a protezione del cantiere del gasdotto Tap in arrivo dall’Azerbaijan. La recinzione con blocchi in cemento e grate è quella dei mesi scorsi. Sulla sua sommità, però, è comparso il filo di ferro e di spine. Come in Val di Susa. “Come a Gaza”, dice chi ha ribattezzato questo luogo la “striscia di San Basilio”.

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https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/11/24/tap-controlli-e-filo-spinato-attorno-al-cantiere-i-diritti-negati-nella-zona-rossa-non-posso-invitare-amici-per-un-caffe/3996075/

 

 

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– Non si placa la polemica su Lombroso e il suo museo: sui muri compare una piastrella "offensiva"

da torinoggi.it

Non si placano le polemiche intorno al museo Lombroso di Torino. La questione ormai è nota e ha radici, prima che culturali, etiche: sempre più persone, infatti, provano fastidio per la presenza all'interno del museo dei resti umani (teste, in particolare) dei cosiddetti "Briganti", persone del Sud che lo stesso Lombroso studiava durante le sue ricerche di antropologia criminale.

Teorie che oggi faticano a trovare accoglimento collettivo e che anzi, in alcuni casi, sollevano dibattito sulla reale necessità di trattenere ancora a Torino quelle parti di cadavere, invece che restituirle alle terre e alle famiglie d'origine, al Meridione. Discussioni che hanno portato addirittura a raccolte di firme per chiudere il museo e ad accuse di razzismo per Lombroso stesso.

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http://www.torinoggi.it/2017/11/19/leggi-notizia/argomenti/cronaca-11/articolo/non-si-placa-la-polemica-su-lombroso-e-il-suo-museo-sui-muri-compare-una-piastrella-offensiva.html

 

 

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– LE LEGGI DELLA LEGA CONTRO IL SUD. Il patto Pagliarini-Van Miert

da ilsudonline.it

 

“Il federalismo della Lega è così nebuloso che ognuno può riempirlo di quel che gli pare. E, ovviamente, lo riempie con quel che gli serve, ma non è detto che sia quel che farebbe davvero la Lega. Ricordo che è il partito che, pur di danneggiare il Sud e soltanto per questo, concluse un accordo con l’Unione Europea (il famigerato Pagliarini-Van Miert), che privò il Mezzogiorno di sgravi fiscali che andarono altrove e provocò la perdita di 100 mila posti di lavoro, scrive Pino Aprile.

Il patto al quale fa riferimento è quello che abolì la “fiscalizzazione degli oneri sociali” nel Sud, una misura che consentiva agli imprenditori di pagare meno tasse se assumeva nel Sud.

Dagli anni Settanta e fino al 1994, le 8 regioni del Mezzogiorno hanno goduto di sgravi contributivi totali risparmiando sul costo del lavoro il 33% sulle retribuzioni lorde dei lavoratori dipendenti e il 23% per gli autonomi. Nel 1994, la Commissione Europea valutò gli sgravi “aiuti di stato” che, a seguito dell’accordo Pagliarini Van Miert (ministro del Bilancio il primo e commissario il secondo), furono progressivamente eliminati.

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http://www.ilsudonline.it/le-leggi-della-lega-sud-patto-pagliarini-van-miert/

 

 

 

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– IN CENTRO ITALIA ARRIVA UN ALTRO GELIDO INVERNO: MA SOLO UNA CASETTA SU 3 È PRONTA..

da stopeuro.news

(foto da La Repubblca)

A quindici mesi dallo spaventoso sisma che ha devastato il centro Italia e dalle ripetute scosse che si sono protratte violentemente per oltre tre mesi, l’intera area del cratere vivrà anche questo secondo inverno in un’emergenza abitativa ingenerosa e difficile da risolvere.

A complicare la gestione degli sfollati dei territori di Abruzzo, Marche, Lazio e Umbria, ci sono anche i residenti dell’isola di Ischia che, il 21 agosto scorso, è stata colpita da un altro terremoto disastroso che ha ridotto in macerie buona parte del comune di Casamicciola.

E a questi ultimi il nuovo capo della Protezione civile Angelo Borrelli (già vice di Fabrizio Curcio) ha promesso, entro fine anno e salvo complicazioni, l’ottanta per cento delle casette necessarie per fare fronte all’emergenza. L’augurio è senz’altro quello di superare eventuali difficoltà certo, ma Borrelli sa bene che in Abruzzo ancora non è stata montata nessuna Sae (Soluzione abitativa d’emergenza) e che al contempo, sono state completate in tutto il centro Italia soltanto 1.103 casette su un totale di 3.604: meno di un terzo.

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http://www.stopeuro.news/in-centro-italia-arriva-un-altro-gelido-inverno-ma-solo-una-casetta-su-3-e-pronta/

 

 

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– Gasdotto Puglia- Melendugno: all’alba la città è già militarizzata

da jedanews.it

ANCHE VIDEO

Gli abitanti di Melendugno (Puglia), hanno avuto un risveglio orwelliano,si sono ritrovati per le strade oltre 250 poliziotti in difesa del Gasdotto.

Gli abitanti di Melendugno in Puglia, hanno avuto un risveglio orwelliano, usciti per andare al lavoro, si sono ritrovati per le strade oltre 250 agenti di polizia, messi in difesa della costruzione del Gasdotto, per impedire sabotaggi e rallentamenti da parte dei cittadini, che, in questi mesi, si sono visti abbattere con la scusa della Xylella, migliaia di ulivi secolari, guarda caso proprio dove oggi si vuol far passare il gasdotto.

I mezzi della multinazionale sono tornati all’opera, la città di Melendugno è stata completamente militarizzata, ma non a difesa del cittadino, bensì dell’opera-mostro che i cittadini stessi non vogliono e che in questi mesi è stata motivo di serie proteste e scontri.

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https://www.jedanews.it/blog/cronaca/gasdotto-puglia-melendugno/

 

 

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ARCHITETTURE DEL REGNO                                               

 

– Castello di Baia: la fortezza aragonese affacciata sul nostro splendido golfo

di Andrea Chiara Grillo, da vesuviolive.it

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Nella spettacolare cornice di Baia, una frazione del comune di Bacoli, sorge una costruzione risalente al periodo della dominazione aragonese nella città di Napoli, il Castello Aragonese di Baia.
Edificato verso la fine del XV secolo, precisamente nel 1495, per volere del re Alfonso II d’Aragona, assunse notevole importanza per il controllo e la difesa della zona dagli attacchi e dalle frequenti invasioni dei saraceni.

La fortezza è situata su un panoramico promontorio dal quale è possibile ammirare Cuma, il Golfo di Pozzuoli e le isole di Capri, Ischia e Procida, ed è protetta ad est da un alto dirupo a picco sul mare e ad ovest dalla profonda depressione creata dalle ampie caldere – conche di forma circolare o ellittica – di due vulcani definiti “Fondi di Baia”.

L’aspetto che oggi la fortezza assume è l’insieme di più opere di rifacimento avvenute nel corso dei secoli. Quella più significativa fu l’azione di restauro, che ne modificò l’aspetto primitivo, attuata dal vicerè Pedro Alvarez de Toledo a seguito dell’eruzione, nel 1538, del Monte Nuovo, che danneggiò fortemente il Castello. Altri importanti interventi furono condotti nel XVI e nel XVII secolo rispettivamente dall’architetto Benvenuto Tortorelli e dall’ingegnere della Real Corte Francesco Antonio Picchiatti.

Il castello fu inoltre scenario privilegiato di numerosi eventi: nel Settecento fu occupato, per circa un trentennio, dalle truppe austriache e fu occupato per un breve periodo dalle truppe francesi di Giuseppe Bonaparte; durante invece la prima guerra mondiale fu utilizzato come luogo per la custodia dei prigionieri di guerra e nel 1926 per volere dell’Alto Commissariato della Provincia e del Comune di Napoli, la fortezza, attraverso l’Ente Orfanotrofio Militare, fu scelta come sede per ospitare gli orfani dei combattenti caduti in guerra. L’orfanotrofio rimase in vita fino al 1975, anno in cui l’ente fu sciolto.

A partire dal 1984, data la sua interessante posizione a metà strada tra Cuma e Pozzuoli, fu stato scelto dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Province di Napoli e Caserta, come sede del Museo Archeologico dei Campi Flegrei.

Fonte:

http://www.vesuviolive.it/cultura-napoletana/222918-castello-baia-la-fortezza-aragonese-affacciata-sul-nostro-splendido-golfo/

Per prendere visione delle altre “Architetture del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video.

 

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LUOGHI DEL REGNO                                                         

 

 

– (Aq) BEFFI, BORGO MEDIOEVALE FORTIFICATO E LE TORRI XI-XII sec.

di Mario Sante de Matteis, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=Ax7GHcu9cd4

 

VISITA IL NOSTRO CANALE YOUTUBE:

https://www.youtube.com/results?search_query=regnodelledue+sicilieeu

Per prendere visione degli altri “Luoghi del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video, pag 2.

 

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CULTURE DEL REGNO                                                         

 

– Francesco Buzzurro (Palermo): Suite Napolitana

di Francesco Buzzurro, da Facebook.com

VIDEO

https://www.facebook.com/francescobuzzurro.it/videos/875169839316219/?hc_ref=ARSNhtGNX4eAtVU1gzslmWHHuEv5PA9LpQl4Ikx81YNuVvmvhasV6ZOoZwu0XK4wh_8

 

 

Per prendere visione delle altre “Culture del Regno”, si veda la sezione “Architetture del Regno”, in alto, sulla sinistra del video, pag 3.

 

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TESTI CONSIGLIATI                                                            

 

LA REPRESSIONE POSTUMA

Pelermo 1866: una rivolta breve

e il suo epilogo giudiziario

di Rino Messina, Istituto Poligrafico Europeo

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– Briganti

Controstoria della guerra contadina nel Sud dei Gattopardi

di Gigi Di Fiore

Edizioni UTET

 

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– Tracce per una storia delle arti duosiciliane
Lineamenti di contro-storiografia dell'arte italiana

di Gennaro Avano

L’ impegnativo studio di Gennaro Avano ha l’obiettivo di individuare le “tracce” della storia delle Arti Duosiciliane. Nel cercare queste “tracce” l’autore riesce a legare tra di loro i vari filoni culturali, lungo un percorso storico che va dal 1200 ai nostri giorni, sostanziando in tal modo una visione organica di tutto ciò che ha contraddistinto il Meridione. Il risultato è duplice : da un lato c’è la riscoperta dell’ immensa storia delle Arti Duosiciliane e dall’altro c’è la prospettiva di un vasto orizzontale culturale in cui potersi confrontare.

Giuseppe Vozza Editore, E 13,00

 

 

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– Storia delle Due Sicilie

2 tomi – Grimaldi & C. Edizioni

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– I protocolli dei savi anziani di Sion (pdf)

http://antimassoneria.altervista.org/wp-content/uploads/2016/02/I-Protocolli-dei-Savi-Anziani-di-Sion.pdf

 

 

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– Rinascita di una Nazione

di Giovanni Maduli

Presentazione di Vincenzo Gulì

Introduzione di Ignazio Coppola

Pitti Edizioni

 

 

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NOVITA' EDITORIALI                                                          

 

– L’Industria del Regno di Napoli, 1859 – 1860

di Angelo Mangone

(riedizione)

Grimaldi & C Editori, con il contributo della Fondazione “Il Giglio”

(Lettera Napoletana) Alla vigilia dell’unificazione il Regno delle Due Sicilie contava, solo nella parte continentale, esclusa la Sicilia, su quasi 5mila industrie. Il settore industriale occupava 195mila addetti (considerando solo le imprese con almeno 5 dipendenti ed escluse le imprese artigiane), circa il 6% della popolazione attiva.

La quota di addetti all’industria sul totale della popolazione (poco più di 7 milioni nella parte continentale del Regno) era vicina a quella del Piemonte (7,5-8%) e del Lombardo-Veneto, appartenente all’Impero Austro-Ungarico, e percentuali di quest’ordine di grandezza facevano registrare molti Paesi in via di sviluppo industriale dell’epoca.

Nel 1860 l’industria delle regioni continentali del Regno delle Due Sicilie impiegava il 27% del totale degli addetti di tutti gli Stati italiani.

Questa fotografia dello sviluppo industriale delle Due Sicilie è contenuta nel saggio di Angelo Mangone, “L’industria del Regno di Napoli 1859-1860”, uno studio fondamentale per la ricostruzione della storia meridionale, uscito nel 1976 ma esaurito da anni, che viene ora ripubblicato, con un’introduzione di Gennaro De Crescenzo, da Grimaldi Editori & C. con il contributo della Fondazione Il Giglio.

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http://www.editorialeilgiglio.it/sud-cosi-erano-le-industrie-del-regno-un-libro-verita/

 

 

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L’Europa e la “Questione Napoletana”, 1861 – 1870

di Eugenio Di Rienzo, D’Amico Editore

Recensione tratta da: linchiestaquotidiano.it

CASSINO – Quando, il 17 marzo del 1861, nacque ufficialmente il Regno d'Italia, l’ormai ex re delle Due Sicilie, Francesco II di Borbone, si trovava già da qualche settimana a Roma, ospite di papa Pio IX. Pur rattristato dalla piega degli eventi, non aveva rinunciato a battersi per cercare di rientrare in possesso di quel trono che gli era stato sottratto da un’audace operazione di pirateria. Per questo si era portato dietro un pugno di fedelissimi che, di fatto, costituirono il suo governo in esilio. Governo che subito si trovò diviso su come affrontare la “riconquista”: attraverso una incisiva azione diplomatica a livello europeo oppure servendovi della guerriglia brigantesca nelle provincie dell’ex Regno? Pietro Calà Ulloa (1801-1879), l’elemento di spicco di quel consesso, propendeva decisamente per la prima soluzione. Altri, invece, erano per intensificare la lotta armata contro il piemontese invasore. E le due linee di pensiero e di azione, almeno fino al 1864-65, marciarono parallele, anche se non produssero risultati di rilievo. Calà Ulloa, dunque, disapprovava il brigantaggio e con esso i  tentativi di rinfocolare la lotta nell’ex Regno da parte della centrale legittimista capitolina? Non proprio. Era però convinto che le azioni brigantesche, nella loro limitatezza e nella totale mancanza di coordinamento, da sole, non avrebbero conseguito alcun risultato. Azioni inutili, quindi, e solo velleitarie? No, esse anzi erano utili a dimostrare all’opinione pubblica del vecchio continente che quella sabauda era stata una mera occupazione militare e che le genti dell’ex regno borbonico non volevano sottostare ad uno spietato regime poliziesco. Ma mantenere nella parte meridionale dello Stivale acceso il fuoco della rivolta popolare non era di per sé sufficiente. Serviva, nel contempo, una azione diplomatica forte ed autorevole che convincesse le potenze europee a condannare quel misfatto, ad intervenire (anche se non si era più ai tempi del Congresso di Vienna) ed a restituire il maltolto al suo legittimo propietario ossia al re Borbone.

Continua su:

http://www.linchiestaquotidiano.it/news/2017/10/13/leuropa-e-la-questione-napoletana-in-un-libro-di-eugenio-/18288

 

 

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– La mala setta – Alle origini di mafia e camorra

di Francesco Benigno

Einaudi Storia

(foto da Hoepli.it)

Lo sviluppo del crimine organizzato nei primi due decenni dell'Italia unita, e in particolare la crescente popolarità di mafia e camorra considerate alla stregua di sette segrete, è strettamente legato alla lotta dello Stato contro gli eversori, repubblicani prima e socialisti internazionalisti poi. In questo dirompente e innovativo libro, Francesco Benigno illustra il rapporto tra il neonato Stato italiano e la criminalità organizzata, avvalendosi di fonti d'epoca poliziesche e giudiziarie oltre che delle fonti giornalistiche coeve. Il risultato dell'indagine mostra come attorno al nodo dell'ordine pubblico la società italiana si divida e si ricomponga lungo linee di frattura che oppongono – a Nord come a Sud – svariate opzioni ideali e politiche e differenti concezioni della pubblica sicurezza. Il libro mostra anche la genesi di pratiche poliziesche di manipolazione, infiltrazione e diversione comuni in epoca liberale e che, attraverso il fascismo, sono poi transitate nell'Italia repubblicana.

Fonte:

http://www.einaudi.it/libri/libro/francesco-benigno/la-mala-setta/978880622441

 

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Storia della spedizione dell’eminentissimo Cardinale D. Fabrizio Ruffo.

di D. Domenico Petromasi,

Ristampa anastatica a cura dell’Associazione Identitaria Alta Terra di lavoro

(foto da libreria universitaria)

 

 

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ECONOMIA – POLITICA                                                   

 

– MONETE VECCHIE E NUOVE, I TERMINI DELLA QUESTIONE

di Andrea Cavalleri, da comedonchisciotte.org

In un periodo di crisi, foriero di esperimenti e discussioni, imperversa il tema della moneta.

Poiché l’accento viene posto su aspetti particolari e disparati, si rischia sempre di perdere di vista il significato generale di ciò che si sta facendo, esponendosi in questo modo a errori e fraintendimenti.

In questo articolo cercherò di esporre alcuni punti fermi essenziali, da non dimenticare quando si valuta una moneta o una proposta di riforma monetaria.

Illustrerò certe caratteristiche monetarie tramite esempi possibilmente di attualità, che forniranno già dei giudizi impliciti su temi oggetto di ampie discussioni.

Monete elettroniche, cartacee, gold standard.

La storia ha visto succedersi monete di ogni aspetto fisico. Conchiglie, fagioli, dischi metallici di ferro, d’oro, argento, rame, legnetti, carta e impulsi magnetici. Ognuno di questi oggetti ha svolto la sua funzione abbastanza bene, e da questo fatto si può capire agevolmente che non è il supporto materiale, il cosiddetto “simbolo monetario” a determinare i risultati d’uso di una moneta, proprio perché la moneta non coincide con l’ente che la rappresenta.

La moneta è un mezzo di scambio che vale per convenzione entro la comunità dei soggetti che si impegnano ad accettarla in pagamento delle loro merci.

La forma più alta di convenzione è la legge, tipica di quella forma di comunità, la più alta e strutturata, che è lo Stato.

Pertanto si può dire che la moneta sia una fattispecie giuridica, in senso stretto o in senso lato.

In senso stretto quando la moneta è emessa e regolata dallo Stato che ne impone l’accettazione per legge. In senso lato quando circola in una comunità (ad esempio una comunità di produttori di merci e servizi, come accade col Sardex) in cui vige grazie ad accordi liberamente sottoscritti, e comunque garantiti dalla legge.

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https://comedonchisciotte.org/monete-vecchie-e-nuove-i-termini-della-questione/

 

 

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APOCALYPSE FOOD. APOCALYPSE FARMING. APOCALYPSE SUICIDES.

di Paolo Barnard, da paolobarnard.info

Arriverà purtroppo anche da noi la foto dell’agricoltore Carlo M. trovato impiccato a un albero sui viali di Villanova di Castenaso. E non fra molto, e non sarà il solo.

E’ Apocalypse Food, e chi mi conosce sa che i miei superlativi da trent’anni si sono tutti verificati, anche peggio. Già lo scrissi tempo fa, ma ripeto la domanda: sapete qual è la Commodity, o materia prima, più scarsa del futuro prossimo, letteralmente un’emergenza globale? Il cibo, non l’acqua o l’energia.

Uno studio dell’agenzia ONU Food and Agricultural Organization (FAO) del 2014 già confermava le Barnard-predizioni di almeno 9.2 miliardi di umani in Terra entro soli 33 anni. Già oggi Mega Agribusiness e Intensive Farming sono al limite possibile, e sul Pianeta, ci dice la FAO, all’umano rimane solo un miserabile 4% di terre ancora da sfruttare. Questo purtroppo include, attenti, anche gli allucinatori investimenti in super TECH Farming che Cina, Korea, Sauditi, tedeschi et al., stanno facendo in Africa dove comprano appezzamenti nei deserti grandi come il Belgio e li modificano geneticamente, vi usano le AI, e vi sperimentano il CRISPR per far nascere patate, cereali, frutta, nell’impossibile.

Continua su:

http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=1967

 

 

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– Nino Galloni: la scarsità di denaro? Così ci rendono servi.

di Byoblu, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=nj6Ab00ozic

 

 

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– "RIDURRE IL PERIMETRO DELLO STATO": LE FANTASIE DI BARRO E L'€UROPOVERTA' (NO LIMITS)

da orizzonte48.blogspot.it

1. E' sempre interessante, – e già lo abbiamo fatto in passato- esaminare gli "andamenti di lungo periodo dell'economia italiana", paper on line aggiornato periodicamente sul sito del dipartimento economico della Presidenza del consiglio. L'ultima versione è stata aggiornata a ottobre 2017.

La vulgata mainstream predica che la spesa pubblica determini lo spiazzamento della spesa privata, in particolare in investimenti, dissuadendone l'effettuazione, sicché questo crowding-out agirebbe secondo le linee della equivalenza ricardiana "modernizzata" da Barro

Secondo questa fantasiosa ipotesi (i cui "tenets" sono rigorosamente deduttivistici e mai verificati nella realtà, come precisa Stiglitz; qui, pp.4-6) aumentando la spesa pubblica, e, in condizioni di Welfare State, anche solo non tagliandola, il risparmio tenderebbe ad accumularsi senza convertirsi in investimenti: ciò in quanto il settore privato, (famiglie e imprese), tenderebbe a difendersi preventivamente mettendo da parte le risorse per assolvere un crescente carico tributario "compensativo" a posteriori, dell'aumento (o del mancato taglio) della spesa pubblica. 

Ovvio che questa ipotesi presuppone l'assetto istituzionale di limiti legali all'indebitamento pubblico, portati fino alla obbligatorietà del pareggio di bilancio

2. Non altrettanto ovvio è che, in questo assetto istituzionale (deficit-ceiling, con forzosa progressiva riduzione del perimetro dello Stato) possa crearsi il risparmio stesso o, quantomeno, aumentare la relativa propensione e indurre un aumento degli investimenti

La realtà propria dell'Unione europea, caratterizzata da una particolare rigidità di questo assetto istituzionale, accentuata ulteriormente nell'eurozona, indica che accade un fenomeno esattamente opposto, (come vedremo al punto sucessivo): il risparmio diminuisce drasticamente come tendenza in rapporto al PIL, e quindi tocca un punto di caduta da cui, proprio la logica del pareggio di bilancio,  lo induce a risalire nella predicata "posizione difensiva" del settore privato, ma senza convertirsi, né prima nè dopo, in un aumento degli investimenti: al più si potrà avere, sempre da un punto di caduta minimo, che denota un assetto distruttivo del capitale fisico impiegato, una piccola risalita, dovuta agli investimenti "lordi", cioè alla mera ricostituzione e manutenzione (sostitutiva) dello stesso volume di impianti impiegati dalle imprese sopravvissute (e quindi si avrà un capitale fisico industriale in restrizione costante).

Continua su:

http://orizzonte48.blogspot.it/2017/12/ridurre-il-perimetro-dello-stato-le.html

 

 

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COSTUME – SOCIETA'                                                        

 

– 14-12-2017: l'Italia sancisce il diritto di farsi uccidere

di Tommaso Scandroglio, da lanuovabq.it

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Da oggi il catalogo delle leggi intrinsecamente ingiuste varate dal nostro Parlamento si è arricchita di una nuova norma, quella sull’eutanasia, impudicamente definita “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”.

Ricordiamo in sintesi quali sono gli aspetti più letali di questa legge (per un’analisi più dettagliata ci permettiamo di rinviare al libro “Appuntamento con la morte”. Quali sono i trattamenti che si possono rifiutare? Tutti, sia le terapie, anche salvavita, che idratazione e nutrizione, le quali non sono terapie e ad oggi, di per se stesse, non potrebbero essere fatte oggetto di rifiuto. La ventilazione non viene nominata, ma implicitamente farà parte del novero di trattamenti che si potranno rifiutare. Il paziente potrà rifiutare non solo l’attivazione di terapie anche salvavita (oggi già consentito) e presidi vitali quali idratazione e alimentazione, ma anche l’interruzione di terapie e presidi vitali già in essere (ad oggi vietati).

Ergo non solo si legittima l’eutanasia omissiva – io medico voglio lasciarti morire non dandoti le terapie utili a vivere (legittimazione già consentita oggi) – ma anche l’eutanasia commissiva, ossia attiva: io medico, ad esempio, ti stacco la Peg che ti alimentava ed idratava e così tu potrai morire. Non solo quindi il paziente potrà sottrarsi alle cure non sottoponendosi ad esse e così chiudere gli occhi per sempre, ma potrà chiedere al medico che lo aiuti a morire.

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http://www.lanuovabq.it/it/14-12-2017-litalia-sancisce-il-diritto-di-farsi-uccidere

 

 

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– DAT: un’altra conquista del mercato

di Enzo Pennetta, da enzopennetta.it

 

Sull’hashtag #TestamentoBiologico molti i commenti entusiastici per l’imminente approvazione della legge sul fine vita, un’altra “conquista di civiltà”: una conquista della civiltà del mercato dove ogni cosa è, e sarà sempre più, merce.

La facoltà di determinare anticipatamente le terapie e le cure a cui essere sottoposti in caso di necessità viene in questo momento salutata come una conquista sociale, è significativo che sempre più spesso le conquiste siano quelle di morte, dall’aborto alla selezione degli embrioni nella fecondazione assistita alle disposizioni testamento biologico all’eutanasia propriamente detta.

L’Ultimo Uomo nietzschiano nella sua condizione di esule dalla civiltà precedente ma non approdato alla condizione sognata di oltre uomo va oltre gli ideali di libertà sulla vita nascente non riconosciuta come tale e su quella malata non riconosciuta “degna” e assume gli ideali del personaggio dostoevskjano Kirillov che reclama come somma libertà quella al suicidio:

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http://www.enzopennetta.it/2017/12/dat-unaltra-conquista-del-mercato/

 

 

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– Vi stanno riprogrammando – Chamath Palihapitiya, ex vicepresidente Facebook

di Byoblu, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?time_continue=1&v=yIq1xRFTtK4

 

 

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– Perché odiano il Presepe di Natale – Diego Fusaro

di Byoblu, da youtube.com

(foto da Scuolissima.com)

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?time_continue=186&v=RcWs6piVlck

 

 

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– La ricerca della felicità (e la fine della libertà)

da alcesteilblog.blogspot.it

Pubblicato il 7 novembre 2013

"Insomma" disse Mustafà Mond "voi reclamate il diritto d’essere infelice".

Aldous Huxley, Il mondo nuovo

Noi di Zamjatin è una distopia, ovvero una visione negativa del futuro. Più o meno prossimo.

Le distopie valgono, quasi sempre, per la loro portata metaforica, da riferirsi a un attuale e specifico ambito politico e sociale che diviene così oggetto di riprovazione o satira o denuncia civile. L'Utopia di Tommaso Moro sembra parlare d’altro, ma, probabilmente, si riferisce alle condizioni dell'Inghilterra contemporanea all'autore; anche Swift opera in tal senso ne I viaggi di Gulliver; Rabelais allude alla Francia cinquecentesca; Sinclair Lewis alle degenerazioni fasciste in terra americana; Jack London, ne Il tallone di ferro, alle distorsioni dello sviluppo capitalista; Zamjatin e Orwell (suo discepolo) mettono, invece, in guardia dalla devoluzione dell’ideologia socialista, nata per liberare i cuori e le menti e le braccia del proletariato, e finita per indurirsi in uno stato assassino e occhiuto, che esige il consenso totale al fine della propria pura autoconservazione.

Zamjatin partecipò degli ideali della Rivoluzione Russa del 1917, ma, nel 1921, appena quattro anni dopo l'assalto al Palazzo d'Inverno, già concretizzava il proprio disinganno e la propria delusione in Noi.
La chiave di lettura anticomunista (contro uno Stato assolutista che reprime ogni moto personale dello spirito) del romanzo di Zamjatin è non solo legittima, ma quasi doverosa.

E qual è la società descritta da Zamjatin?

Un mondo perfettamente matematizzato, dove vige l’uguaglianza altrettanto perfetta e il singolo (a cominciare dal protagonista, D-503) ha rinunciato al proprio libero arbitrio e alla scelta per inscriversi in un quotidiano dove tutto è pianificato e senza ombre: il lavoro, la sessualità, il sonno e la veglia, i pensieri, la festa, gli svaghi sono programmati dallo Stato Unico sotto lo sguardo implacabile del Benefattore ed esposti, senza mistero, alla visione di tutti (“Tutto era di una chiarezza che atterriva”). Le case sono di vetro, le celebrazioni pubbliche, le passioni uniformate come gli abiti, la Natura irreggimentata dalla tecnica. Persino i tratti somatici dei singoli tendono a farsi simili in un anelito spaventoso di uguaglianza coatta: la liberazione consiste nell’assenza di libertà e, quindi, di iniziativa e responsabilità. Risolversi in una struttura superiore che diriga e pensi in nostra vece: un sollievo che chiunque abbia militato in una organizzazione (para)militare ha provato, almeno una volta, nella vita.

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http://alcesteilblog.blogspot.it/2017/12/la-ricerca-della-felicita-e-la-fine.html

 

 

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MEDICINA                                                                         

GLI ARTICOLI DI SEGUITO RIPORTATI NON RAPPRESENTANO IN ALCUN MODO SUGGERIMENTI TERAPEUTICI IN QUANTO GLI AMMINISTRATORI DI QUESTO SITO NON SONO MEDICI. GLI ARTICOLI SONO TRATTI DAL WEB E NON POSSONO IN ALCUN MODO ESSERE ASSUNTI O INTESI QUALI SUGGERIMENTI O PRESE DI POSIZIONE. SI INVITA PERTANTO A RIVOLGERSI SEMPRE AL PROPRIO MEDICO CURANTE.

                                                                                              

 

– Stefano Montanari e la ricerca sui vaccini

di Peter Simenon, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=eOsUih19Trw

 

 

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– Morti sospette per vaccini antinfluenzali: paura in Sicilia dopo tre decessi nel Siracusano

da inuovivespri.it

Dicono che i vaccini sono sicuri e che chi dice il contrario è “ignorante” e crea solo paura. Ma in queste ore, in Sicilia, ad avere paura sono tanti anziani di oltre 65 anni, che non sanno se vaccinarsi o meno per combattere l’influenza, visto che a Siracusa si registrano già due decessi (in realtà i morti, in questa provincia della Sicilia, sono tre, se è vero che un altro decesso è stato registrato a metà del novembre scorso: un anziano al quale era stato somministrato il vaccino antinfluenzale).

Nei giorni scorsi Siracusanews ha scritto:

“L’Asp di Siracusa, preso atto del provvedimento disposto dall’Aifa di ritiro e divieto di utilizzo a titolo cautelativo dei lotti 142701 e 143301 del vaccino antinfluenzale Fluad, ha attivato tutti gli uffici interessati per individuare ed accantonare eventuali giacenze dei due lotti in attesa di nuove disposizioni dell’Aifa. Si informa che la campagna vaccinale antinfluenzale continua regolarmente mediante l’utilizzo degli altri vaccini disponibili”. (QUI L’ARTICOLO).

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http://www.inuovivespri.it/2017/12/06/mori-sospette-per-vaccini-antinfluenzali-paura-in-sicilia-dopo-tre-decessi-nel-siracusano/

 

 

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– VACCINI: Ecco quanti danneggiati da vaccino sono stati indennizzati dallo Stato!

da disquisendo.wordpress.com

Stiamo parlando di indennizzati riconosciuti dallo Stato. Chissà quanti non sono stati riconosciuti e non gli è stato concesso alcun risarcimento. Per non parlare di coloro che, in buona fede, non hanno nemmeno fatto ricorso alla giustizia.

Quindi signori e burionani da quattro soldi il pericolo c’è eccome. Chi è disposto a sacrificare la vita di un bambino, di suo figlio, è solo uno psicopatico.

Nelle ASL ci sono degli uffici preposti ad accogliere richieste e segnalazioni di DANNI A SEGUITO DELLE VACCINAZIONI. Non solo i vaccini sono dannosi ma pure con altri interventi sanitari si rischia grosso.   

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https://disquisendo.wordpress.com/2017/11/26/vaccini-ecco-quanti-danneggiati-da-vaccino-sono-stati-indennizzati-dallo-stato/

 

 

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– NIENTE VACCINI E NIENTE BAMBINI

di Gianni Lannes, da sulatestagiannilannes.blogspot.it

Al peggio non c'è mai fine: più vaccini e niente bambini. Sembra l'incipit di una filastrocca ma un altro pericolo è in agguato. Se non fosse una tragedia sarebbe una farsa. Nel belpaese la persecuzione istituzionale dei bambini continua, invece di proteggerli da insidie di ogni genere, in palese violazione della Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo di New York del 1989, ratificata dall'Italia nel 1991 mediante la legge 176. Ecco in dirittura d'arrivo un disegno di legge per strappare più facilmente i figli a madri e padri, recalcitranti a farli annichilire tramite un bombardamento di iniezioni vaccinali coercitive, imposte senza alcuna base scientifica. 

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http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2017/11/niente-vaccini-e-niente-bambini.html?spref=fb&m=1

 

 

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Moriremo tutti ipertesi

di Marcello Pamio, da disinformazione.it

 

La stavo attendendo con trepidazione da molti anni e finalmente l’agognata revisione è arrivata.
Dopo ben due settenni le linee guida del JNC7 (settimo rapporto del Joint National Committee on Prevention, Detection, Evaluation, and Treatment of High Blood Pressure) per l’ipertensione decise dalle società scientifiche di cardiologia americane sono state ritoccate. Ovviamente in ribasso.

La nuova «soglia di normalità» è stata fissata a 120/80 mmHg.

Forse non tutti conoscono i valori soglia e pochi masticano i milligrammi di mercurio (mmHg), ma con questi nuovi criteri 1 americano su 2 rientrerà nella categoria degli ipertesi! Ennesimo e memorabile regalo alle lobbies del farmaco durante il recentissimo congresso dell’American Heart Association.

La pubblicazione delle nuove linee è avvenuta quasi in contemporanea su Hypertension e Journal of the American College of Cardiology.

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http://www.disinformazione.it/ipertensione_valori.htm

 

 

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SCIENZA E TECNICA                                                         

 

– ENERGIA PROIBITA: Ettore Majorana; l'energia libera esiste

di Centro Studi e Ricerche C.T.A. 102, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=5DTVy8AcWHc

 

 

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– AI: e l’uomo si creò il proprio lucifero (il governo dei tecnici portato alle estreme conseguenze)

di Enzo Pennetta, da enzopennetta.it

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Il progetto di costruire una divinità elettronica prende forma nella Silicon Valley, ma nomi come Stephen Hawking ed Elon Musk mettono in guardia da tentativi del genere.

Anthony Levandowski, ex ingegnere di Google di cui si è parlato recentemente per le accuse di aver ceduto a Uber segreti industriali per la realizzazione di un’auto a guida automatica rubati a Mountain View, ha fondato un’organizzazione religiosa e sottolineiamo religiosa, la Way of The Future, il cui scopo è quello di:

“sviluppare e promuovere la realizzazione di una divinità basata sull’intelligenza artificiale e, tramite la comprensione e la venerazione della divinità, contribuire al miglioramento della società”.

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http://www.enzopennetta.it/2017/10/ai-e-luomo-si-creo-il-proprio-lucifero-il-governo-dei-tecnici-portato-alle-estreme-conseguenze/

 

 

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DI TECH-GLEBA FREGA UN CAZZO A NESSUNO. FINCHE’ NON VI SPENGONO LA LUCE.

di Paolo Barbard, da paolobarnard.info

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Imparate a memoria questo articolo, così lo potrete raccontare quando sarete al buio, senza riscaldamento, tappati in casa, e a batterie scariche di tutti i gadget possibili.

L’ultima intuizione di Paolo Barnard, colui che le cose le vede quei ‘millenni’ avanti a tutti, è persino più ignorata delle altre. Questo reporter, oggi non più uomo-Tv, viaggia sui 28 lettori al giorno con la sua campagna su TECH-GLEBA SENZA ALTERNATIVE. Cioè quello di cui tutti stanno parlando (e investendo come pazzi) nel mondo meno che in Italia.

Pazienza. Altrove – ripeto, non nel pollitalico pollaio perché a tutto ci pensa Di Maio e quindi tranquilli – altrove, dicevo, sono svegli e guardano all’immane rivoluzione delle TECH in Artificial Intelligence (A.I.) anche nei loro lati oscuri, quelli che Barnard denuncia qui. Barnard è incappato in un’audizione della Commissione Sicurezza del Senato USA dove un esperto pubblico avvertiva gli Stati Uniti d’America di questo: “Il rischio che un attacco hacker o cyber lasci al buio l’intera nazione, è oggi divenuto realtà. Washington deve prendere immediatamente decisioni di difesa nazionale”.

Ma come può accadere che la più potente e tecnologica nazione al mondo sia a rischio di essere spenta come una candela?

La risposta sono le nuove TECH in A.I., che ahimè non stanno solo nelle mani del Bambin Gesù, ma anche di brutti individui. Barnard precisa che la possibilità di letteralmente spegnere un’intera nazione industrializzata già esiste, ma finora essa risiedeva nelle mani della più potente agenzia d’Intelligence del mondo, la NSA americana. Fra le rivelazioni di Ed Snowden nel 2013, vi fu proprio il fatto che la NSA aveva già in pugno l’intera rete elettrica del Giappone e dell’Austria, mentre si accingeva a impossessarsi di altre. Cioè la NSA poteva già nel 2013 spegnere il Giappone da capo a piedi. Oggi questa incredibile arma sta però finendo nelle mani di altri brutti ceffi, grazie, ripeto, alle super TECH in A.I.

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http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=1938

 

 

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–  FUORI TESTO                                                                  

 

Le lacrime che dai nostri occhi vedrete sgorgare non crediatele mai segni di disperazione. Promesse sono solamente, promesse di lotta.

Alekos Panagulis

 

 

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– Fioravanti: il Regno dei Borbone scuola di eccellenza – 22 gennaio 2011

di Associazione Identitaria Alta Terra di lavoro, da youtube.com

Scuola d'eccellenza (FILEminimizer)

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=KDg1psxrEaM

 

 

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– Ex Magistrato Paolo Ferraro decide di parlare!

di InfoClub, da youtube.com

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=QGHNSkmbH0E

 

 

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– "Inganno Globale", di Massimo Mazzucco

di il Portico Dipinto, da youtube.com

(immagine da shop.luogocomune.net)

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https://www.youtube.com/watch?v=jNiZD1FQevk

 

 

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– CANCRO LE CURE PROIBITE a cura di Massimo Mazzucco

di TheAntitanker, da youtube.com

(immagine da il sicomoro)

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=1RUrIO3Emws

 

 

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IL PRESENTE SITO NON E’ UNA TESTATA GIORNALISTICA IN QUANTO VIENE AGGIORNATO SENZA ALCUNA PERIODICITA’. PERTANTO NON PUO’ CONSIDERARSI UN PRODOTTO EDITORIALE AI SENSI DELLA L. N. 62 DEL 7.3.2001.

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